Cronachette dell’anno nuovo (18)

Amici e amiche, la sensazione è che la situazione stia precipitando. Oggi la nostra direttrice del coro è risultata positiva, lavora in Posta e nel suo ufficio sono risultati positivi in sei, lei sostiene perché c’è gente irresponsabile che se ne frega degli altri, e non stento a crederlo. C’è gente che se ne frega di tutto, basta vedere lo stato dei marciapiedi…

Per fortuna martedì non abbiamo fatto le prove,altrimenti ci saremmo dovuti mettere tutti in isolamento; però domenica abbiamo cantato, pur distanziati, se fosse già stata indetta avrebbe potuto contagiarci? Lo scopriremo a breve. Io dovrei essere immune, comunque. Dovrò decidermi a fare il controllo degli anticorpi…

Ieri è morto di Covid un signore che era un’istituzione nel quartiere, un ultraottantenne con una gran verve e la battuta pronta, da giovane era stato attore ed ancora oggi animava le tombole in parrocchia, quando ancora si potevano fare, o le aste di incanto dei “canestri”, ovvero delle vere e proprie aste a scopo benefico, un tempo molto partecipate, dove le persone risparmiavano tutto l’anno  i soldi per poi andarli a donare in quella giornata, facendo finta di litigare per aggiudicarsi un salame, o una bottiglia di vino. Una beffa, adesso che era quasi arrivata la sua ora di vaccinarsi, anche se la nostra Asl sembra l’ultima della Lombardia in quanto a vaccinazioni.

A proposito di vaccinazioni un mio collega romano mi ha detto che la sorella, maestra, ha fatto la prima dose di Astrazeneca ed è indecisa se fare la seconda; un ex collega di Parma, settantenne, avrebbe dovuto vaccinarsi questa settimana ma, dato che nel foglietto che gli hanno consegnato c’è scritto che il vaccino (sempre Astrazeneca) copre al 59% e dovrà comunque mantenere mascherine etc. e in caso di contatto con positivi deve rimanere in isolamento fiduciario, ci ha rinunciato dicendo “chi me lo fa fare di rischiare un trombo per continuare a fare quello che facevo prima?”. Era prevedibile che finisse così, poi c’è chi dice che c’è stato un eccesso di drammatizzazione, chi parla di complotto ai danni di Astrazeneca perché è il vaccino che costa meno: ognuno si regoli come crede, signori, io come ho detto aspetto lo Sputnik.

Il nuovo presidente Usa ha dato prova di estrema sobrietà dando dell’assassino a Putin, e accusandolo di avere tentato di orientare le elezioni Usa.  A parte che non mi pare che in questo momento ci sia bisogno di ulteriori tensioni nel mondo, ma da che pulpito viene la predica? Gli Usa non hanno mai interferito nelle elezioni degli altri, non hanno mai rovesciato governi democraticamente eletti? Ma ci faccia il piacere, direbbe Totò. In Ucraina non c’entravano niente, Navalny non lo stanno sponsorizzando loro? Non vorremmo trovarci a dover rimpiangere Trump…

Ma torniamo ad argomenti più terra terra, quelli in cui eccello: sono andato a fare la spesa, una delle poche attività ammesse in zona rossa, volevo comprare una padella e non si può, non è alimentare: ho capito, ma se devo cucinare e la padella mi manca? Devo ordinarla on-line? Ho fatto comunque scorta di generi in offerta, sto diventando compulsivo, tra cui dei pici freschi. La cassiera, passati i pici, mi ha chiesto come li facevo, ed abbiamo fatto una dissertazione sul modo migliore di condirli: io mi accontento di ragù tradizionale, ma certo se ci fosse stato un ragù di cinghiale sarebe stata la morte sua: ed ecco la solerte cassiera, non per caso di origine toscana, suggerirmi di prendere il ragù pronto di cinghiale, che è anche in sconto, e perché no quello di chianina. Detto fatto, cara amica! Ci siamo anche dilungati perché le ho raccontato di averli mangiati l’estate scorsa in Piazza del Campo a Siena, e lei mi ha informato su un paio di ristorantini da visitare la prossima volte. Questo sì che è servizio! In fila poca gente, e tutto sommato pazienti.

Ieri sera ho partecipato ad un interessante incontro on-line sul tema della Pasqua; il relatore, un sacerdote molto aperto, ci ha parlato della morte del cristianesimo. L’argomento è troppo profondo per parlarne in questo angolo di cazzeggio, però devo dire che mi ha colpito molto, e cercherò di approfondirlo.

A presto, amiche e amici, le giornate scorrono facendo le solite cose; sono abbastanza contento perché ho finito di riordinare le commedie, e presto le manderò in stampa; anche Olena è andata un po’ avanti, e chissà che per Pasqua non riesca a finire anche quella. Anche perché la Rai sta sfornando fiction e sceneggiati a manetta, uno più uno meno…

Cin cin coronavirus

Amiche e amici, ridendo e scherzando (si fa per dire) è passato un anno da quando il virus è arrivato in Italia, mentre stavamo alla finestra a guardare come se la cavavano i cinesi e in tv passavano immagini di crocieristi in quarantena; giusto domenica, passeggiando con due coppie di amici per sentieri poco battuti ricordavamo che, esattamente un anno prima, il 21 febbraio, eravamo stati insieme a Milano al Piccolo Teatro, e già allora un po’ scherzando ci chiedevamo chissà , se si sarebbe potuto  assistere alle recite successive previste in abbonamento: ce ne avanzavano ancora due, erano le più divertenti, e sono ancora lì nella tessera… c’era preoccupazione ma non ancora del tutto la consapevolezza del pericolo e di quello che ci sarebbe capitato addosso. Tant’è che una decina di giorni dopo con una compagnia di una dozzina di amici andammo a Novara a vedere una mostra e poi al ristorante a mangiare la paniscia… e la sera stessa tutta la Lombardia (e Novara!) furono dichiarate zona rossa (non per colpa nostra, spero…).

Una vaga inquietudine pervadeva un po’ tutti, non si era ancora preso “coscienza”, o più che altro si voleva esorcizzare l’idea che quanto stava succedendo dall’altra parte del mondo potesse succedere anche qua. Sentii l’esigenza, quasi incredulo, di fissare in un piccolo diario quello che mi stava succedendo, e di riflesso quello che mi succedeva intorno; iniziai così a scrivere la Vita quotidiana al tempo del coronavirus, un’impresa che ho portato avanti per cento giorni consecutivi, dal 24 febbraio al 2 giugno; a cui poi sono seguite le Cronachette della fase tre, con una cadenza meno regolare, e quando sembrava che il peggio fosse passato mi sono anche permesso il lusso di una breve vacanza immortalata in Turisti per caso al tempo del coronavirus; finché la situazione, dopo l’estate e come del resto era immaginabile, è peggiorata e ci siamo ritrovati peggio di marzo con la seconda ondata, e ho raccontato quanto (mi, ma anche ci) stava succedendo in Cronachette dalla zona rossa; finché io stesso mi sono contagiato, non ho ancora capito come e mai lo saprò, e l’ho raccontato in vari pezzi raccolti attorno alle Cronachette dall’isolamento; e finalmente, superato il virus con pochi danni (apparenti), ho dovuto ricominciare con le Cronachette dell’anno nuovo. Potrebbe bastare, no?

E’ stato un anno difficile, complicato, ho perso degli affetti cari, nessuno di Covid perché non si muore solo di pandemia; un anno dove le attività si sono rarefatte, le relazioni allentate e a volte isterilite, perché c’è un bel dire ma un conto sono le cuffiette e le telecamere, ed un altro una bella chiacchierata davanti alla macchinetta del caffè, o al tavolo di un bar con una bella birra davanti…

Poco prima che scoppiasse il pandemonio, con un tempismo perfetto, avevamo prenotato il volo per Valencia; quando fu chiaro che sarebbe stato impossibile andare ci siamo fatti convertire i biglietti in un voucher, dicendoci: “vuoi che tra un anno non si possa viaggiare? Saremmo messi proprio male…” ed eccoci qua, messi effettivamente maluccio, ed alla fine ci siamo fatti rimborsare il voucher in soldi, perché fino al 2022 sarà ben difficile andare.

Un anno dove si sono affrontate posizioni diverse sulla pandemia, con conseguenti strategie diverse di contrasto (o di non-contrasto); si passava dal lockdown totale della Cina al totale negazionismo; in Italia il governo Conte nella situazione data e cioè una sanità pubblica indebolita da anni di tagli e competenze divise con Regioni-satrapie, a mio avviso ha fatto abbastanza bene ma questa è ovviamente una mia opinione. Se non altro ha sempre cercato di buttare un occhio a chi stava peggio, con il reddito di emergenza, la tutela dalla disoccupazione, i ristori. Ma ora ci sono i migliori e, lo dice la parola stessa, faranno senz’altro meglio.

Il virus ha monopolizzato i discorsi, i pensieri, e radicalizzato le posizioni; mi è capitato di cercare di ragionare se, dopo un anno, non fosse un accanimento insistere nell’isolamento, e mi sono beccato del negazionista; oppure se, nel caso si fosse stati costretti a scegliere, fosse giusto sacrificare i più anziani a favore dei più giovani (quando peraltro protocolli del genere erano già stati preparati in Svizzera) e mi sono beccato del nazista; del retrogrado contrario al progresso per non partecipare alla magnificazione del telelavoro anzi nel rifiutare l’idea stessa del lavoro segregato (è tanto comodo! Di che ti lamenti?); da complice di un sistema politico sostanzialmente illegale, quasi fascista, solo per il fatto di andare nonostante tutto a votare, peraltro in ampia compagnia; da succube della propaganda di Salvini per ostinarmi a non riconoscere i meriti storici del governo Monti, tirato in ballo a proposito di salvatori della patria; del disadattato per non rassegnarmi ai comportamenti e stili di vita richiesti dal momento; da succubo della propaganda grillina per preferire il governo Conte pur con le sue magagne  a quello dei “capaci e meritevoli”  con tutti dentro appassionatamente. Che poi tutto sommato potrebbe anche essere tutto vero, e molto altro ancora, giacché quello che siamo nel blog è solo una parte di quello che siamo, se lo siamo, e la comunicazione scritta è solo una parte della comunicazione, come del resto anche quella orale, mancando di tutto quello che è il “linguaggio del corpo”.

Mi è tornata in mente a proposito una riunione di condominio di qualche anno fa, quando un anziano condomino alla mia contrarietà nel fare i parcheggi come proponeva lui, mi apostrofò con un: “pensavo fossi una persona intelligente”… Intelligente a chi? Uè, non offendiamo, eh!

Magari l’anno prossimo tutto questo sarà un ricordo e chissà, potrò anche tornare a lavorare in ufficio. Me lo auguro, intanto per domani sera ho ordinato la cassoeula, veramente saremmo in quaresima e sarebbe bene astenersi dalla carne, ma di penitenza mi pare che ne stiamo facendo abbastanza…    

Astenersi dalla carne, please
Svengard il norreno in azione di salvataggio

Cronachette dell’anno nuovo (5)

Stamattina sono tornato a far spesa alla Coop per prendere quelle cosette a cui sono adibito; ho notato che hanno messo un bancone con roba in scadenza che vendono a prezzi stracciatissimi, ero tentato ma appena la sera prima mi era stato intimato di controllare bene la scadenza degli affettati e così non mi sono azzardato. Ho cercato se ci fosse qualche panettone ancora per la colazione, ma purtroppo sono finiti, peccato avrei dovuto farne una scorta più consistente. Una giovane e carina commessa originaria dell’est Europa, a cui mi è capitato qualche volta di chiedere aiuto, mi ha riconosciuto nonostante mascherina, giaccone allacciato fino in gola e berretto di lana in testa. Mi avrà riconosciuto dagli occhi? Fisionomista! Nella breve lista che mi ero fatto c’erano anche le mascherine (10 a 3 euro) ma arrivato alla cassa mi sono distratto perché la cassiera, una vivace calabrese più o meno della mia età, mi ha chiesto se volevo le figurine dei giocatori dell’Inter e del Milan, e così abbiamo intavolato una piacevole discussione su quando eravamo bambini e riempivamo gli album di figurine, lei pare quello dei cantanti (che ho fatto anch’io, per la verità) ed io quello dei giocatori… non ricordava quello sulle figure storiche del risorgimento, strano. Abbiamo concordato che da giovani facevamo anche molte altre cose ed era tutto molto più bello, come si addice a due vecchietti.    

Al momento è sospesa la fornitura per la nostra amica nigeriana alla quale come ricorderete faccio il favore di comprare roba pesante, dato che non ha la macchina per trasportarla, specialmente acqua e latte. Prima gliele lasciavo fuori casa, poi ad un certo punto ha preferito venirsele a prendere lei da noi, caricando tutto sullo scooter, perché pare che non voglia farsi vedere da vicini invidiosi; ora pare che sia stata comunque scoperta, e quindi preferisce che non glieli prendiamo più. Ora per carità, l’invidia è una brutta bestia, lo sappiamo tutti, ma come si faccia d essere invidiosi di una donna che ha perso un figlio di venticinque anni senza un perché e che si fa un “mazzo tanto” dodici ore al giorno, se non di più, è al di fuori della mia comprensione, penso che siamo in una dimensione tra superstizione e credenze tribali, e mi dispiace anche perché non c’è modo di convincerla a fregarsene.

I lavori del riscaldamento vanno ancora avanti e siamo di nuovo al freddo; non invidio gli operai anche se secondo me, se ci fosse qualche pensionato a controllarli, andrebbero più spediti.

Da qualche settimana, dopo un periodo in cui il fenomeno si era interrotto in favore di pillole contro la stipsi e rimedi favolosi per alluci valghi, ha ripreso la corrispondenza di signorine desiderose senza mezzi termini di fare sesso con il sottoscritto. Anche signore sposate il cui marito stranamente si allontana il giorno successivo. Me ne guardo bene dal cliccare sui link che immancabilmente allegano, nel caso migliore mi troverei il PC impestato di virus e nel peggiore posso immaginarlo ma preferisco evitarlo. Quanto sono lontani i tempi in cui la candida Olena inviava garbati messaggi ai gravi uomini!

Ho cominciato un mio personale decluttering, in cui è specialista l’amica Celia, cercando di riordinare qualche armadio e cassetto. Il mio decluttering però è molto light, in genere è solo uno spostamento in cantina, stavolta però grazie al lavoro che sto facendo per riordinare i copioni delle commedie per ragazzi che ho scritto in dieci anni circa di attività ho un bel po’ di fotocopie da buttare tra la cartaccia. Il lavoro di editing del libro è ormai quasi a metà, ne sono compiaciuto perché le commediole sono carine, mi meraviglio di come ho potuto scriverle, e mentre le riordino mi vengono in mente tutte le prove fatte, i ragazzi che hanno interpretato i vari personaggi,  le ricerche per le scene ed i costumi, le emozioni dei debutti… piacerà, non piacerà, ci chiedevamo ogni volta? E’ una bella soddisfazione, per un autore anche se infimo, vedere i propri personaggi prendere vita. A volte anche troppa vita…

 Il lavoro, voglio dire quello per cui mi pagano, mi sta rubando un po’ troppo tempo, e non capisco come facessi a combinare più cose quando avevo un tragitto di tre ore tra andata e ritorno per andare in ufficio che adesso; il fatto è che prima avevo tre ore che non erano perse ma erano tutte per me… ed ecco perché vorrei tornare al più presto alla vecchia vita.

Mentre si va avanti con le solite occupazioni, vivendo insomma, ci sarebbe anche una crisi di governo: ne sentivamo la mancanza? Almeno io no di certo,  spero che Conte nel suo prossimo DPCM inserisca una clausoletta per mettere fuori legge il partitino di Renzi. In radio oggi lo sentivo dire, come un Salvini qualsiasi “ci sarà un motivo se abbiamo avuto più morti di tutti in Europa, se abbiamo avuto il crollo più grande dell’economia, se le scuole hanno fatto meno giorni in presenza di tutti”… eccome se ce n’è di motivi, e ben più di uno, ed il primo forse è proprio che c’era lui nel governo… comunque discutere con Renzi è come fare a cappellate con i piccioni, come diceva mio padre, e mio malgrado ho dovuto dar ragione alla Meloni che ha detto di essere nauseata da queste sceneggiate. Lei veramente sembra sempre nauseata, ma questo è un altro discorso…

Amiche e amici, prima che mi parta la scheggia interrompo questa tirata: il cielo è azzurro, in frigo ci sono gli spiedini da cucinare stasera e domani sarà un altro giorno, nonostante tutto.

La trovate alla Coop, corsia 9

Cronachette dell’anno nuovo (4)

Oggi è una bella giornata, fredda come si conviene per il mese di gennaio ma con un bel sole ed il cielo abbastanza limpido. Sotto casa è spuntata una bella piscina termale in quanto c’è stata una rottura ai tubi del teleriscaldamento, ovvero il sistema di acqua calda che parte dal termovalorizzatore e riscalda parecchi edifici pubblici e condomini della periferia della città. Una nuvola di vapore fuoriusciva da giorni da un tombino, segno inequivocabile di perdita: purtroppo come ho già detto in passato la rete, pur non avendo tantissimi anni, perde colpi e la società che la gestisce invece di fare intelligentemente un programma di sostituzione nei mesi estivi, aspetta stupidamente (o interessatamente) che ci siano dei guasti nei mesi invernali; così succede spesso (e quest’anno è già successo tre volte) che aggiustino un pezzo e dopo pochi giorni se ne rompa un altro a pochi metri di distanza. Così ci lasciano senza riscaldamento (e per oggi me lo aspetto, vi farò sapere) ed a volte, siccome sotto terra passano tantissimi tubi, rompono anche gli altri (acqua corrente, fognature, cavi del telefono e quindi linee adsl e fibra per Internet…);  sabato, ad esempio, hanno tolto l’acqua senza avvisare; mia moglie stava facendo andare la lavatrice e l’ho vista sbiancare, poi ha incassato la testa tra le spalle, indurito la mascella e l’ho vista indossare di corsa il cappotto e sparire: quando è tornata era molto soddisfatta, insieme ad altre condomine era andata a cantargliene quattro agli incauti operai. Purtroppo non ho visto la necessaria presenza di pensionati con le mani dietro la schiena per controllare la qualità dei lavori, questo è un effetto spiacevole del Covid. Ad ogni buon conto ho riempito delle bacinelle d’acqua per le emergenze, non si sa mai.

A proposito di emergenza, non abbiamo ancora fatto in tempo ad abituarci alla seconda ed alla scala cromatica cangiante di giorno in giorno che già si parla ormai di terza ondata; stavamo appena tirando il fiato per l’arrivo dei vaccini e subito ci terrorizzano con nuovi numeri di contagi in crescita, indici che sforano e reparti di emergenza intasati. Grazie al cavolo, come se fosse una cosa strana dopo aver riaperto i rubinetti per “salvare il Natale” ed ora per salvare i saldi. Comunque io continuo a sostenere che è una vergogna che tutti gli ospedali siano stati bloccati per il Covid, che non si possa andare a trovare parenti ricoverati che niente c’entrano con il Covid come succede ad una mia vicina che da Natale è in ospedale per il distacco della valvola cardiaca: possibile che non ci sia modo, facendogli il tampone, dandogli una tuta a tenuta stagna o quel che è, di far andar lì il marito non dico tutti i giorni, ma almeno un paio di volte la settimana? Tutti sanno quanto la vicinanza di persone care possa aiutare a superare certi momenti, non basta certo la videoconferenza…

La Regione Lombardia ha fatto un rimpasto di giunta, la vittima principale è stata l’assessore alla Sanità e Welfare Gallera, l’ineffabile e inimitabile; per lui probabilmente tra non molto si schiuderanno le porte delle patrie galere, del resto è il capro espiatorio perfetto, terminale ultimo dell’opera di demolizione della sanità pubblica  iniziata da Formigoni e portata avanti diligentemente da Maroni. Ora è stata riesumata Letizia Moratti, che non mi sta particolarmente simpatica ma devo dire che nella prima intervista mi è piaciuta, ha detto infatti che la riforma Maroni va rivista, la sanità è troppo sbilanciata sulle cure ospedaliere e bisogna potenziare la medicina territoriale. Speriamo… di lei ricordo che è stata dimenticabile ministro dell’Istruzione del governo Berlusconi e sindaco dimenticabile di Milano, spero nel nuovo ruolo faccia bene; le riconosco però degli atti di coraggio, come quando da sindaco portò il padre in carrozzella alla manifestazione del 25 aprile, scioccamente contestata dai duri e puri; e da ministro in un dibattito da Floris o Santoro seppellire la povera Livia Turco che le contestava i tagli alla scuola sotto una valanga di cifre che secondo lei certificavano il contrario.

Per dire della confusione che abbiamo ormai in testa con questi colori, sabato ho provato ad andare a comprarmi un paio di pantofole imbottite senza ricordarmi che i negozi dei centri commerciali sono chiusi; e ieri siamo andati a pranzo da mia suocera, ma questo me lo ricordavo bene che non si poteva fare, anche se è assurdo che a Natale si potesse andare a trovarla e ieri no.

Ahi ahi, amiche e amici, sento degli strani gorgoglii ai rubinetti, mi sa che l’acqua è andata, oggi niente spaghetti; e spero che il riscaldamento resista, perché se no le pantofole imbottite mi avrebbero fatto molto comodo…

Lei le pantofole imbottite ce le ha!

Cronachette dell’anno nuovo (2)

Tempi duri per i daltonici, tra zone rosse, arancioni, gialle, gialle rafforzate che sarebbe una sfumatura che assomiglia parecchio al marrone; io per non sbagliare porto sempre dietro il pacchetto di autocertificazioni, che certificano specialmente la povertà della mia recente vita sociale: edicola, supermercato, visita parenti, chiesa…

Ho ripreso le visite quotidiane a Giuseppe, l’amico edicolante, braccino corto che ha fatto finta di dimenticare la promessa che mi aveva fatto quando gli ho fatto avere i 600+600 euro del munifico governo Conte: infatti lo stordito non sapeva nemmeno di rientrare nelle categorie che avrebbero beneficiato del bonus di aprile e maggio, e solo grazie al mio interessamento dato che non ha nemmeno un computer ne tantomeno una mail ha ottenuto il malloppo contributo. Un calendarietto come ringraziamento per i servizi offerti sarebbe stato doveroso e gradito, ma la riconoscenza come si sa non è di questo mondo e tutto quello che ho ottenuto è stata una copia vecchia del Manifesto, avanzata dalle feste.

Ieri ho chiamato un ristorante qua vicino, volevo regalare a mio cognato che compie gli anni per la Befana un paio di buoni degustazione; naturalmente spero di aggregarmi anch’io quando vorrà e potrà sfruttarlo, la validità è di un anno, potremmo farcela… sempre che la campagna vaccinale decolli e il virus perda forza. Comunque io penso che in un modo o nell’altro bisognerà far riaprire tutti, con le cautele ed i controlli opportuni, poi starà alla gente usare o non usare la testa.  Certo, per usarla bisogna averla e questo non è scontato…

Al giornale locale sembra certo che il governo cadrà, probabilmente per rinascere con qualche ritocco (tradotto: qualche poltroncina in più per Renzi & c.). Sinceramente questi giochetti non so chi possano appassionare di questi tempi, capisco che si tratterà di gestire dei bei miliardoni e quindi gli appetiti sono parecchi, ma non mi sembra che dare una poltrona alla Boschi sia al primo posto e nemmeno al secondo nell’interesse degli italiani. Poi posso sbagliarmi, eh…

Ho fatto un po’ di conti dell’anno passato, è una mia perversione come vi ho già detto: avremmo risparmiato un bel po’ di soldini se non avessimo avuto delle spese straordinarie per il dentista, quindi più o meno siamo andati in pari. Grande aumento apparente delle spese alimentari, ma considerando che normalmente avrei mangiato fuori casa (e anche mio figlio) alla fine forse qualcosa abbiamo pure risparmiato. Le spese per abbigliamento sono state condizionate da un matrimonio capitato ad agosto (avrebbe dovuto essere a giugno ma per cause di forza maggiore si è dovuto spostare) altrimenti sarebbe stato nettamente sotto la media: personalmente a parte qualche mutanda e calzino non ho speso una lira, mi servirebbe un paio di pantaloni invernali ma aspetterò i saldi…

Ieri in uno dei servizi riempitivi del Tg ho sentito che in Inghilterra è stato contestato Grease, il musical (ricordate John Travolta e Olivia Newton-John ? Che coppia…) perché sarebbe sessista e addirittura omofobo perché le coppie che ballavano erano formate solamente da uomini e donne.  So che è inutile commentare simili scempiaggini, ma mi rattrista pensare che oggi a seguire il pensiero unico stupidificato non si sarebbe nemmeno potuto fare un capolavoro del suo genere come Grease.

Del resto ieri sera a cena mio figlio ha raccontato che in America un tale ha denunciato il suo vicino accusandolo che le sue api rubavano il polline delle sue piante: fortunatamente il giudice gli ha dato torto, dato che le api non gli hanno apportato alcun danno anzi, hanno svolto un lavoro prezioso anche per lui. A volte mi chiedo: ma vale la pena spendere tempo e risorse, che andrebbero usate per fini più nobili, per sviluppare vaccini che salveranno anche queste persone? Perché non lasciamo fare alla natura il suo corso?

Mi sono affezionato allo Zimbabwe, così vi dirò che anche lì sono in lockdown; finora la preoccupazione più grande era quella di tenere sotto controllo l’Aids, obiettivo che il governo intende raggiungere entro il 2030 (si, avete letto bene: 2030. Chi vivrà vedrà). I numeri non sono ancora altissimi, poco più di 15.000 contagiati e meno di 400 morti, ma i conteggi sono da prendere con le pinze. Del vaccino se ne parla, ma ancora non sembra che ci si stia attrezzando. Al Tg non sentirete queste notizie, come del resto nessuna altra che non riguarda il nostro ombelico o al massimo qualche ombelico bianco.

Amiche e amici, vi saluto caldamente perché adesso dovrei anche un po’ lavorare, per quanto mi dispiaccia: ieri un mio coetaneo è andato in pensione, pare ieri che giocavamo a pallone insieme, e adesso andrà a sorvegliare i cantieri mentre io dovrò pagargli la pensione. Che rabbia!

Te Deum

Amiche e amici, ci stiamo per lasciare alle spalle quest’anno che credo in pochi rimpiangeranno, a parte Amazon, Netflix, Deliveroo, le industrie farmaceutiche, il governo Conte bis che ha avuto almeno un motivo per rimanere in sella, gli agorafobici, Roberto Burioni, le imprese di pompe funebri, i supermercati, quelli che adorano lavorare al computer in mutande, i fanatici negazionisti ed i fanatici catastrofisti, gli studenti con poca voglia di studiare, gli apprendisti pizzaioli e gli chef improvvisati.

La Cina da cui tutto è partito ne è uscita per prima; gli altri hanno imparato poco o niente, e così stiamo andando avanti  a colpi di zone rosse nell’attesa del vaccino salvifico.

Ma non è di questo che voglio parlare, il mondo ha vissuto crisi ben più gravi, guerre, carestie, pestilenze, e siamo ancora qui in sette miliardi e sono convinto che andremo avanti ancora per un bel po’;  quello che è cresciuto non è il pericolo ma la paura di morire, specialmente nelle zone del benessere, e quindi ci rincresce lasciare questa “valle di lacrime” come se fossimo indispensabili: ma siamo formichine in mezzo ad altre formichine, e nemmeno solidali le une con le altre se è vero che quelle ricche stanno facendo incetta di vaccini lasciando agli altri le fialette vuote.

Devo constatare che non ci sono più le belle zone rosse di una volta, poco fa sono uscito per andare all’Esselunga e in giro c’erano parecchie auto e il supermercato era pieno. Io ho preso le ultime cosette assolutamente non essenziali, delle tigelle per accompagnare i salumi, salamelle da fare in umido al posto del cotechino che a qualcuno in casa non piace, noci da sgranocchiare mentre si farà qualche gioco da tavola in attesa della mezzanotte. Probabilmente lo Scarabeo, io preferirei il Monopoli ma sono in minoranza. Da anni comunque il capodanno in casa nostra si è svalutato, da quando i figli sono cresciuti: era bello trovarsi con i cognati e altri amici e sparare petardi dal mio balcone verso il condominio di fronte, un anno specialmente avevamo preso una scatola di razzi Katjuscia e glieli abbiamo buttati sul tetto: che ridere! L’anno scorso, per dire, siamo andati insieme a degli amici a vedere un film insulso con Ficarra e Picone e tra l’altro non avevamo prenotato i posti così ci siamo dovuti sparpagliare per la sala; poi ognuno a casa propria per il brindisi, che tristezza.

L’altro giorno andando ad un funerale (troppi, quest’anno, e senza nemmeno Covid) siamo passati vicino alla piazza d’armi dove di solito in questo periodo stazionava qualche circo, piazzale desolatamente vuoto; il funerale dicevo (il padre novantenne di un amico, morto di vecchiaia e per la pena della perdita quest’estate  di un figlio più o meno della mia età) è stato partecipato, pure troppo tanto che alla fine c’è stato un bel po’ di assembramento, ed ho pensato che c’erano delle fondate ragioni se ad un certo punto la partecipazione ai funerali è stata vietata. Io come sapete dovrei essere immune, ma non si sa mai…

A proposito di immune ho letto su un trafiletto del Corriere della Sera (che ho comprato solo per le uscite gratis di Monet e Botticelli del compianto Philippe Daverio) che anche chi l’ha già avuto potrà vaccinarsi, senza conseguenze. Mentre ancora non è chiaro se chi si vaccina può contagiare gli altri, spero lo scoprano al più presto altrimenti bisognerebbe mettere in quarantena anche i vaccinati prima di farli andare in giro…

Ieri sera con una coppia di amici siamo andati a fare una passeggiata in città. Gli anni scorsi era tutto un tripudio di luci, giochi di luce sui monumenti più importanti e nelle piazze più suggestive; quest’anno ovviamente solo le lampadine luminose sulle vie principali e qualche negozio volenteroso. Passando vicino a quei ristoranti chiusi mi sono chiesto se davvero non si potesse fare diversamente, credo proprio di sì. Come illuminazione l’amministrazione ha messo dei grossi riflettori dentro la torre della porta principale d’ingresso alla città, che sparano un fascio di luce verso il cielo: come a dire butta giù un’occhio, che abbiamo bisogno…

Stasera, alle 18, canteremo il Te Deum. I motivi per farlo sono tanti, prima di tutto quello di esserci per cantarlo. Il cenone è quasi pronto, la bottiglia è in frigo (champagne, me l’hanno regalata qualche mese fa e bisogna tirargli il collo).  

Brinderò a tutti gli amici, alla felicità ed alla salute: in mezzo ci sarete anche voi, amiche e amici. Buon Anno!

Chiunque l’abbia creata ha fatto un buon lavoro

Voglio lo Sputnik!

Ed anche questo strano Natale di isolamento è passato, non ci siamo assembrati, o almeno non più di tanto, e siamo persino stati morigerati nelle libagioni; dal canto mio sono stato aiutato in questo dal mal di stomaco che mi coglie periodicamente e nei momenti meno opportuni, ed ha visto bene di farsi vivo per la Vigilia forse in concomitanza del fatto di non avere ancora visto accreditato sul conto corrente il compenso di settembre:  somatizzo, evidentemente, la mia consorte mi invita a non pensarci (che mica muori di fame, aggiunge), il cervello concorda ma lo stomaco mica tanto. Peccato, perché quei due chiletti che avevo perso con il Covid li avrei riacquistati volentieri sotto le feste, ma me li terrò di riserva per tempi migliori.  

Per raggiungere mia suocera a Natale, dato che abita in un paese vicino, siccome in famiglia siamo in tre ci siamo dovuti dividere e raggiungerla separatamente; stessa cosa i miei cognati per Santo Stefano e idem gli altri cognati la domenica successiva. Lo spirito del decreto non era proprio questo ma ci sembrava stupido doverci dividere proprio per le feste, ma più stupido ancora rischiare di prendere una multa… in giro comunque pochissima gente, si erano organizzati tutti.

Per inciso e senza acrimonia verso nessuno quest’anno non ho ricevuto nemmeno un regalo, nemmeno un pigiama o un dopobarba: con tutto quello che succede nel mondo stai a pensare ai regali mi dicono, e ci mancherebbe! Anzi a dire la verità un amico mi ha regalato una cravatta gialla con stampe di leoncini, cosa che mi ha fatto rimpiangere la bottiglia di prosecco che invece gli ho destinato: alla prima tombola di beneficenza cercherò di sbolognarla, almeno un ambo dovrebbe valere…

A proposito di mal di stomaco, il 10 dicembre avrei dovuto fare una gastroscopia, prenotata in settembre; non sarei comunque potuto andare perché come ricorderete ero ancora in isolamento, ma ad ogni modo l’ospedale l’aveva cancellata d’ufficio come tutti gli esami non urgenti per fare spazio al Covid; come abbiamo già detto quest’anno o ci si ammala di Covid o conviene star bene perché tutto il resto è passato in second’ordine. Ho tentato di prendere un nuovo appuntamento, le prime date utili sono a luglio. Roba da farsi venire l’ulcera!

Oggi ha fatto una bella nevicata, fino all’ora di pranzo; era da un bel pezzo che non ne buttava giù così, sui tetti ce n’è una ventina di centimetri. Il sindaco ieri ha invitato a non spostarsi se non per motivi di assoluta necessità, qui tra Covid e neve va a finire che non si esce più di casa; i commercianti speravano in questi tre giorni di recuperare qualche entrata ma dovranno aspettare ancora.  Un signore , nel condominio di fronte al mio, ha passato tutta la mattinata a spalare: se non avessi avuto da lavorare sarei rimasto volentieri a guardarlo (avevate pensato ad aiutarlo?), niente di più rilassante che guardare chi lavora…  In casi come questi si apprezza il lavoro da casa: se fossi andato a Milano, ammesso di arrivare, non so se sarei tornato a casa, e quando.

E’ iniziata la vaccinazione! I telegiornali finalmente potranno smetterla di parlare di quanti tamponi e quanti morti ci sono al giorno, e cominciare a fare informazione sui vaccini. Se ancora si ricordano come si fa informazione, visto che finora il taglio è: vaccinatevi perché altrimenti siete dei traditori e dei fetusi. Su quanti vaccini, come sono fatti, controindicazioni, poco o niente. Il mio piccolo sondaggio personale dice che il 100% di anziani non ci pensa manco per le palle di vaccinarsi (campione: 2 persone, mia madre e mia suocera. Largo ai giovani, dicono). Grandi polemiche perché il presidente della regione De Luca si è fatto vaccinare: ma scusate, invece di elogiarlo perché ha dato il buon esempio, gli andate a rompere le scatole? De Magistris, poi, il sindaco di Napoli, che quando De Luca metteva restrizioni si affrettava a criticarle, per poi piangere e chiedere al governo di chiudere tutto.

Io comunque in questi giorni ho riflettuto: dato che la mia amica infermiera mi ha detto che il vaccino io lo avrò per ultimo dato che il Covid l’ho già avuto,  ho deciso di aspettare che arrivi il vaccino Sputnik, quello bello, solido, fatto alla vecchia maniera, come le vecchie Fiat a Togliattigrad, mica quelli che paciugano l’Rna. Che saranno pure innocui, ma io aspetterei una venticinquina di anni per esserne certi…

Amiche e amici, in questi giorni non ho fatto quasi niente di quello che mi ripromettevo, i lavori vanno a rilento ma non dispero. Qualcosa per la pensione dovrò pur lasciarmelo…

Infermiere entusiaste dopo la vaccinazione

La variante inglese

Amiche e amici, il Natale si sta avvicinando a grandi passi, lo scorso weekend è stato l’ultimo utile per regali inutili e spese superflue; in città è andata meglio della scorsa settimana anche perché il tempo era brutto ed è scesa meno gente, inoltre l’amministrazione comunale aveva istituito dei percorsi obbligatori per i pedoni, dei sensi unici insomma, e quindi gli assembramenti più gravi sono stati evitati.

Mi sono tenuto alla larga dal centro storico ma con l’intenzione di dare il mio modesto contributo allo spirito natalizio mi sono recato in un mercato di produttori biologici che si svolge ogni sabato negli spazi messi a disposizione dai frati Comboniani; non ho comprato niente ma ho riflettuto sull’assurdità di un’economia per cui giganti come Amazon guadagnano miliardi facendo correre milioni di formichine a consegnare pacchi in ogni angolo della terra, e poi ci sono questi eroici resistenti che tirano la carretta prendendo freddo a vendere mele di forma strana o miele prodotto da laboriose api che estraggono la linfa da fiori di  piante in via di estinzione. Comunque, per dare anche un contributo all’Oratorio, mi sono fatto confezionare un bel cesto per l’amico Gianni in segno di riconoscenza per avermi assistito mentre la mia dottoressa latitava.

Sabato c’è stato il presepio vivente in versione ridotta, dentro al Duomo ed alla presenza di pochi intimi, per lo più autorità; con che coscienza poi presiedano al presepio dopo aver emesso ordinanze di sgombero e senza aver allestito i necessari ricoveri per i senzatetto, lo sanno solo loro. Presepio organizzato come sempre molto bene dal gruppo di Comunione e Liberazione che apprezzo almeno in questo, oltre al bel coro molto preparato e nutrito (di cantori) anche se quest’anno, per ragioni di distanziamento, si sono dovuti presentare con una selezione .

A proposito di cantori, domenica sono tornato al mio coretto, accolto con una piccola Ola di gioia; a quest’ora gli altri anni avremmo preparato almeno un paio di canti nuovi, quest’anno ci accontenteremo di Tu scendi dalle stelle e Astro del Ciel, che il popolo comunque gradisce sempre. Ho constatato che la voce che era già poca se non altro non è diminuita, mentre il fiato quello è ancora da recuperare, ci vorranno delle lunghe passeggiate…

Babbo Natale ci ha fatto il regalo anticipato ed ha portato questa cosiddetta variante inglese  del virus; gli esperti sono preoccupati perché sembra più contagiosa della versione “base”, tra l’altro gli inglesi si sono ben guardati dal dare l’allarme quando l’hanno scoperta e così l’hanno fatta sparpagliare in tutta Europa: grazie tante, eh! Ma quand’è che ve ne andate finalmente e ve ne rimanete chiusi nella vostra isoletta? Adesso voli cancellati, tamponi a go-go, ovviamente quando i buoi sono scappati. Sembra quasi ci sia un regista che si diverte, appena si vede una luce in fondo al tunnel, a spostare il tunnel…

Domenica a pranzo da mia suocera si è pianificato il prossimo pranzo di Natale: scongiurato il pericolo di lasciare sola la vegliarda, che sarebbe comunque sopravvissuta benissimo, le disposizioni ministeriali permettono la presenza di due familiari non conviventi alla volta; dalle previsioni sembra che sforeremo solo di qualche unità. Niente a che vedere con i quindici dell’anno scorso…

Ieri pomeriggio per scambiarci i saluti con qualche coppia di amici ci siamo dati appuntamento in campo neutro, ovvero in un bar fuori mano con tavoli all’aperto, dove ci siamo potuti sedere separatamente (massimo in quattro); per fortuna non faceva troppo freddo altrimenti se pure scampavamo al Covid il raffreddore sarebbe stato assicurato. E il pandoro con la crema al mascarpone mangiato in compagnia, il punch al mandarino, le praline al cioccolato, chi ce li ristornerà? Ci siamo ripromessi, quando se ne uscirà perché prima o poi se ne uscirà, di ripartire da dove ci siamo lasciati il 7 marzo fatidico: a Novara a mangiare la paniscia…

Ed è l’augurio che voglio fare a tutti, amiche e amici, che si possa tutti quanti al più presto mangiare la paniscia a Novara con chi ci è più caro…

una pregevole variante della paniscia

In Zimbabwe non hanno di questi problemi!

Amiche e amici, oggi ho fatto un altro passetto verso la normalità nell’anormalità, ovvero sono tornato a fare la spesa alla Coop; alle 8 di mattina c’è pochissima gente ed escluderei quindi di essermi preso là il Covid. Mi sembra che ci siano meno offerte del solito: non è che siccome il governo dà indietro il 10% sulla spesa questi risparmiano sulle offerte? Il panettone comunque l’ho preso, a colazione va benissimo; quest’anno grazie al Covid non abbiamo avuto i panettoni già dopo ferragosto, come succede di solito. Le cassiere adesso hanno anche il compito di piazzare prodotti: l’altra volta mi hanno offerto le patatine di gastronomia, stavolta uno spicchio di panettone del reparto dolci, io prenderei tutto ma per difendermi devo dire che ho l’ordine di prendere solo quello che c’è sulla lista e in questa maniera trovo anche il modo di farmi compatire un po’. Che voi sappiate, perché il sale viene messo nei posti più impensabili? Ho dovuto chiederlo tre volte a tre addetti diversi per trovare un pacco di sale grosso.

Mentre scrivo la radio annuncia che il presidente francese Macron è positivo anche lui al Covid, chissà chi gliel’avrà attaccato, magari il presidente egiziano che ha omaggiato della Legion d’Onore?

Ieri sono andato in biblioteca a restituire tre libri, che avevo preso a settembre e con i quali mi ero documentato su Perón e Evita: fare lo scrittore anche se per gioco è una faticaccia! In biblioteca mi hanno misurato la temperatura e fatto lasciare i libri in un cestone all’ingresso, dove rimarranno in quarantena per 48 ore. Avevo capito male, i prelievi non sono sospesi ma ancora attivi, però bisogna prenotare on line e recarsi a prendere i libri quando si ha l’appuntamento, un po’ come dal dottore. Già che c’ero ho fatto un giro in centro, se non fosse per le mascherine sembrerebbe una giornata normale: gente in giro, ma niente assembramenti. Se ci fossero i turisti sarebbe un’altra musica, anche perché adesso ci sarebbero i mercatini di Natale, la pista di pattinaggio in piazza, i giochi di luce su palazzi e monumenti (questi ovviamente di sera…). Sono andato anche in libreria, e alla cassa c’era una decina di persone in fila, quest’anno mi sa che si faranno regali utili.  

L’altroieri avevo accennato allo Zimbabwe, e curiosando qua e là ho visto che la loro aspettativa di vita media è di 47 anni, che corrisponde più o meno alla nostra età media (ora sui 45): vuol dire che se avessimo avuto la sfortuna di nascere in Zimbabwe metà degli italiani non ci sarebbe già più. Questo lo dico non per parlar male dello Zimbabwe, che anzi non è nemmeno uno dei peggiori paesi dell’Africa, ma solo per tenermi a mente che al mondo c’è gente che sta molto peggio di noi, nonostante il coronavirus: lì ad esempio la gente ancora muore a frotte per l’Aids, per mancanza di prevenzione e di cure…

Ieri sera puntata di Alberto Angela su Caravaggio, interessantissima finché le palpebre sono rimaste aperte; sono rimasto sveglio fino ad Artemisia Gentileschi, grande pittrice, che subì uno stupro da parte del suo maestro che venne denunciato dieci mesi dopo dal padre, quando lo stupratore si rifiutò di sposare la figlia come promesso; Artemisia, che non voleva nemmeno sporgere denuncia, nel processo dovette difendersi come se la colpevole fosse lei: sono passati quattrocento anni ma certe volte sembra che la storia non vada avanti…

Come sapete sono un sostenitore dell’utilità dei termovalorizzatori intanto che non riusciremo a mangiare i rifiuti che produciamo; il nostro è molto utile perché alimenta il teleriscaldamento che fornisce acqua calda per il riscaldamento di migliaia di abitazioni ed ha permesso di eliminare le caldaie molto più inquinanti; ha però degli inconvenienti e sono che ha la brutta abitudine di guastarsi in inverno e specialmente quando fa freddo, come adesso: sono qui a digitare con un pile da montagna e peccato che non ho i guanti con le mezze dita; questo naturalmente non è per sfortuna ma perché la manutenzione che andrebbe fatta nei mesi caldi è tralasciata, in stile Autostrade. E questa sarebbe anche una partecipata pubblica, ma cosa fanno quelli che dovrebbero indirizzare e controllare? Abbiamo la bella abitudine di litigare sui massimi sistemi ma nel frattempo di far andare in malora le cose che abbiamo vicine, non si capisce perché mai gli amici europei dovrebbero darci dei soldi…

Che tra l’altro potremmo prendere almeno in parte a chi ce li ha: perfino la Bolivia e l’Argentina hanno messo una tassa sui grandi patrimoni, da noi è tabù, deprimerebbe l’economia ancora di più, dicono, allontanerebbe gli investitori istituzionali: tutte baggianate, ma parliamone un’altra volta con calma, che adesso vado a fare una passeggiata fuori per scaldarmi!

Peggio del previsto!

Amiche e amici, ieri il giornale locale apriva con il titolo cubitale “PEGGIO DEL PREVISTO” intendendo con questo dire che domenica si è riversata in città, complice la bella giornata, una tale quantità di persone bastevoli ad ingrassare il virus ed ahimé le terapie intensive per i mesi a venire. Soddisfatti dell’afflusso ovviamente negozianti baristi e ristoratori, un po’ meno i sanitari che con ogni probabilità dovranno prendersi cura degli incauti. Chi è causa del suo mal pianga se stesso recita l’antico adagio, e non ci si venga poi a lamentare se per Natale e Capodanno dovremo rimanere tappati in casa.

L’isolamento mi ha lasciato le gambe molli, e quindi mi sono imposto di fare un paio di passeggiate al giorno sottraendo qualche ora al lavoro; ieri ne ho approfittato per andare a tagliare i capelli che erano ormai in condizioni pietose dall’amico Leo, di cui vi ho già parlato. E’ stato contentissimo di vedermi, tra l’altro gli ho riportato un bottiglione che mi aveva dato l’anno scorso pieno d’olio arrivato dalla Calabria, produzione propria del fratello fatto con olive spremute a freddo: era stato un azzardo perché in casa ho dei palati fini e in caso di mancato gradimento avrei dovuto assumerlo tutto da solo (tre litri) magari un cucchiaio alla volta al mattino, perché Leo mi ha detto che è un toccasana per la gola, fortunatamente però è piaciuto e non mi sono dovuto sacrificare. Questa cosa del cucchiaio d’olio al mattino comunque non è una bufala: anche mia suocera lo fa ed anche la nostra amica nigeriana e a giudicare dal loro stato di salute, male non fa… tornando a Leo, che è in pensione già da anni ma continua a lavorare più che altro per passare il tempo, mi ha detto che in questa seconda ondata ha perso parecchi clienti, e con persi si intende per sempre infatti a parte me e pochi altri infatti l’età media della clientela è abbastanza elevata, tanti li andava a servire anche in casa, e sembra ci sia stata una morìa. Anche lui non l’ho trovato in formissima, non tanto fisicamente quanto mentalmente: nel suo negozio di solito c’era sempre qualche sfaccendato con il quale parlare di calcio o di donne o di politica, roba da negozio di barbiere insomma, ma tutto questo tempo passato da solo lo sta avvilendo. Tra l’altro non ricordava i nomi di un paio di calciatori degli anni ‘60, brutto segno.

Stamattina invece, prima di andare in banca dove avevo un appuntamento per ritirare la nuova carta ricaricabile dato che la vecchia è in scadenza, sono tornato finalmente da Giuseppe l’edicolante. Gli ho chiesto quando potrò avere il cashback di tutti i giornali che gli compro, si è offerto di rifondermi con un calendario vietato ai minori che come risarcimento sarebbe anche gradito ma di difficile consultazione in quanto non saprei dove appenderlo. A proposito di ricaricabile le commissioni di ricarica sono raddoppiate, prima pagavo 0,50€ e da oggi con la nuova 1€: gratta un po’ di qua, un po’ di là, così si fanno i milioncini… a me le banche danno da mangiare perciò non posso lamentarmi più di tanto, ma un aumento del 100% non sembra anche a voi leggermente sopra l’inflazione?

Più tardi andrò in biblioteca a consegnare tre libri che avevo preso in prestito a settembre, l’addetta è stata molto gentile e mi ha spiegato che per le consegna non c’è problema, per i nuovi prestiti invece al momento è tutto fermo. Per me poco male, con i miei ritmi avrei da leggere ancora per anni, mi sono arenato anche con I misteri della Jungla nera, quindi potrei fare a meno sia di comprarli che di prenderli in prestito ma qualcosina finirò per prenderlo, magari in qualche bancarella dell’usato per beneficenza, è un vizio.

Direi di finirla qui, voi che ne dite? Domani magari parliamo anche di chi sta sicuramente peggio di noi, tipo quelli dello Zimbabwe che hanno miniere da cui estraggono tonnellate d’oro ma la stragrande della popolazione si “puzza di fame”: e noi ci accaloriamo perché non possiamo prendere lo spritz…