Turisti per caso all’epoca del coronavirus – 1

E così, amiche e amici, alla fine ho ceduto ed ho fatto una vacanzina, senza peraltro far ricorso al bonus vacanze ma cacciando giustamente i soldi di tasca mia. Si è trattato di un paio di settimane che si dividono però  in due parti: i primi otto giorni in realtà non sono stati una vera e propria vacanza (specialmente per mia moglie) in quanto ho lavorato ma da casa dei miei (ormai solo di mia madre), al mio paese natale; in questi casi lo smart working è una bella comodità e devo dire che il collegamento Internet ha retto bene. Di questo periodo non ho molto da dire: alla mattina andavo a comprare il giornale all’edicola tenuta dalla moglie di un mio ex compagno di squadra di calcio, un secolo fa; ho comprato tutti i titoli più assurdi, Vero, Sogno, Di più, nel tentativo di far uscire mia madre dall’apatia malinconica in cui è caduta dopo essere rimasta sola: i tentativi non hanno sortito grandi effetti, ma io sono aggiornatissimo su tutte le novità e le tresche da spiaggia. La più ghiotta quella della signorina Francesca Pascale che, ricevuta una robusta buonuscita da Berlusconi, si dice venti milioni di euro, si è consolata con la brava cantante Paola Turci. Ma Dudù a chi è rimasto? La sera invece, dopo aver cenato ed aver esaurito i preparativi per la notte, si usciva a passeggiare per le mura (ovvero la circonvallazione) e quindi la serata finiva in piazza (la bella Piazza della Libertà), dove si trovano un pub e due bar, di cui uno storico (di questo parleremo più avanti, a proposito del caffè Meletti di Ascoli). Per non fare torto a nessuno li ho girati a turno, meritano tutti e tre ed infatti sono molto frequentati e non solo da gente del luogo. La situazione del post-terremoto è in movimento, mi raccontano che i fondi sono stati sbloccati per cui sembra che il bonus ristrutturazione al 110% non interessi molto, anche perché le imprese edili sono abbastanza piccole per poter lavorare sul credito d’imposta. Le chiese, tranne due piccole, sono ancora chiuse.

IMG_20200809_081528Ho passato una settimana di amarcord, con mia madre che raccontava quasi sempre le stesse storie, ma non avevo coraggio di interromperla; a proposito di Amarcord l’edicolante di cui vi parlavo ha trovato una foto in cui eravamo schierati prima di una partita, io non ricordavo assolutamente in quale occasione e non riconoscevo almeno metà squadra, tanto da farmi dubitare che fossi davvero io quello accosciato… starò perdendo la memoria? Vi ho già raccontato del marito di mia cugina che sostiene da anni che abbiamo passato un weekend a Monza a vedere il Gran Premio, ai tempi di Nelson Piquet? Insisti insisti comincio a convincermi che ha ragione lui. Anche se le corse non mi piacciono, e la passione per la fotografia che dice lui non mi pare proprio di averla mai avuta… Che altro? Visite al camposanto, incontri con qualche amico, chiacchierate con i fratelli. Il paesino è tranquillo e vivibile, ve l’ho già detto vero? Si chiama Pollenza, in provincia di Macerata; una volta si chiamava Montemilone e se vi capita di andare nei musei Vaticani in una delle cartine della sala delle mappe la troverete bene evidenziata. Roma caput mundi, Montemiló secundi… in luglio, quando non c’era il Covid, organizzavano una fiera del restauro ed una visita alle cantine che venivano allestite per l’occasione in diverse grotte sparse nei vari vicoli. Il giorno del compleanno di mia madre, 85 anni, siamo andati a festeggiarlo in un agriturismo di un paese vicino, Belforte sul Chienti (questo severamente danneggiato dal terremoto): amici una mangiata epica, segnatevi questo nome: “Il ponte degli schiavi”. Alla fine non fatevi incantare da altri dolci, chiedete vino cotto e cantucci e chiudete in bellezza.

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Finita la settimana ci sembrava presto per tornare a casa, anche per non rompere le uova nel paniere al pargolo che se la stava scialando in compagnia di Pappolo e Luppolo, i due gnometti da balcone, così abbiamo organizzato al volo un giretto tra Marche, Abruzzo, Lazio, Umbria e Toscana di cui però vi racconterò a parte, per non annoiarvi troppo. Per ora anticipo solo che la bilancia, al ritorno, indica un chilo e mezzo in più rispetto alla partenza: pensavo peggio!

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19 pensieri su “Turisti per caso all’epoca del coronavirus – 1

  1. Ah, ah, si, l’ho scoperto qualche anno fa, me l’aveva detto un collega romano che abitava lì vicino… dovrò andarci in pellegrinaggio! Adesso ho dato un’occhiata alla mappa, ci sono tutti nomi di comuni maceratesi e marchigiani in quella zona… chissà chi ha deciso di mettere quei nomi? 😁

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    • Ah, ah, le bajadere la sanno lunga, e poi non si fanno problemi di linea dato che devono ballare la danza del ventre, e senza un po’ di ciccetta come si fa? Io nonostante le apparenze non sono un mangione, però quando la roba è buona è difficile resistere… per non parlare del conto, con quello che abbiamo pagato qui avremmo preso poco più di una pizza.

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    • Ho commesso l’errore di non acquistarne qualche bottiglia… temo che dovrai recarti in loco. Qui al massimo si può trovare il mistra’ Varnelli (difficile anche questo, comunque) che a mio avviso è buono ma un po’ meno delicato. Come correzione per il caffè comunque è la morte sua… 🙂

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        • Devia, devia! Il babbo apprezzerà. Io apprezzo che lo chiami babbo invece di papà, per me i padri dovrebbero essere chiamati babbo anche se mio figlio mi chiama papà, mannaggia. Spero di non averti fatta stare in pensiero, mi sono collegato poco, la vita del turista è stressante, per quello io me ne sto bene anche sul divano di casa… 😉

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  2. No che non annoi.
    Oddio, stando anche alla documentazione fotografica non sei certo un modelli di vita (di virtù), per non parlare di quei passaggi nei vari bar e simil-luoghi ameni. In compenso, mi rendo conto, che è un genere di piacere più accessibile delle signorine che quei lussuriosi piatti hanno sostituito ampiamente.
    Mi permetto un suggerimento riparatore: insalatina (cicorietta tagliata fine fine) condita olio e limone. Eccezionalmente, colpo di vita: con cipollotto rosso tagliato pure fine fine.
    Non volermene.

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    • Guido tu mi hai letto nel pensiero, alla fine della prossima settimana dovrò andare ad un matrimonio e devo cercare di rientrare nel vestito… la cicoria mi piace molto, specie quella saltata in padella, in questi giorni me ne sono fatto una scorpacciata ma qua non si trova, o almeno così mi dice chi è più esperto di me. Le signorine torneranno sicuramente, fanno ingrassare molto meno di un piatto di pappardelle al ragù di cinghiale… 🙂

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