Cin cin coronavirus

Amiche e amici, ridendo e scherzando (si fa per dire) è passato un anno da quando il virus è arrivato in Italia, mentre stavamo alla finestra a guardare come se la cavavano i cinesi e in tv passavano immagini di crocieristi in quarantena; giusto domenica, passeggiando con due coppie di amici per sentieri poco battuti ricordavamo che, esattamente un anno prima, il 21 febbraio, eravamo stati insieme a Milano al Piccolo Teatro, e già allora un po’ scherzando ci chiedevamo chissà , se si sarebbe potuto  assistere alle recite successive previste in abbonamento: ce ne avanzavano ancora due, erano le più divertenti, e sono ancora lì nella tessera… c’era preoccupazione ma non ancora del tutto la consapevolezza del pericolo e di quello che ci sarebbe capitato addosso. Tant’è che una decina di giorni dopo con una compagnia di una dozzina di amici andammo a Novara a vedere una mostra e poi al ristorante a mangiare la paniscia… e la sera stessa tutta la Lombardia (e Novara!) furono dichiarate zona rossa (non per colpa nostra, spero…).

Una vaga inquietudine pervadeva un po’ tutti, non si era ancora preso “coscienza”, o più che altro si voleva esorcizzare l’idea che quanto stava succedendo dall’altra parte del mondo potesse succedere anche qua. Sentii l’esigenza, quasi incredulo, di fissare in un piccolo diario quello che mi stava succedendo, e di riflesso quello che mi succedeva intorno; iniziai così a scrivere la Vita quotidiana al tempo del coronavirus, un’impresa che ho portato avanti per cento giorni consecutivi, dal 24 febbraio al 2 giugno; a cui poi sono seguite le Cronachette della fase tre, con una cadenza meno regolare, e quando sembrava che il peggio fosse passato mi sono anche permesso il lusso di una breve vacanza immortalata in Turisti per caso al tempo del coronavirus; finché la situazione, dopo l’estate e come del resto era immaginabile, è peggiorata e ci siamo ritrovati peggio di marzo con la seconda ondata, e ho raccontato quanto (mi, ma anche ci) stava succedendo in Cronachette dalla zona rossa; finché io stesso mi sono contagiato, non ho ancora capito come e mai lo saprò, e l’ho raccontato in vari pezzi raccolti attorno alle Cronachette dall’isolamento; e finalmente, superato il virus con pochi danni (apparenti), ho dovuto ricominciare con le Cronachette dell’anno nuovo. Potrebbe bastare, no?

E’ stato un anno difficile, complicato, ho perso degli affetti cari, nessuno di Covid perché non si muore solo di pandemia; un anno dove le attività si sono rarefatte, le relazioni allentate e a volte isterilite, perché c’è un bel dire ma un conto sono le cuffiette e le telecamere, ed un altro una bella chiacchierata davanti alla macchinetta del caffè, o al tavolo di un bar con una bella birra davanti…

Poco prima che scoppiasse il pandemonio, con un tempismo perfetto, avevamo prenotato il volo per Valencia; quando fu chiaro che sarebbe stato impossibile andare ci siamo fatti convertire i biglietti in un voucher, dicendoci: “vuoi che tra un anno non si possa viaggiare? Saremmo messi proprio male…” ed eccoci qua, messi effettivamente maluccio, ed alla fine ci siamo fatti rimborsare il voucher in soldi, perché fino al 2022 sarà ben difficile andare.

Un anno dove si sono affrontate posizioni diverse sulla pandemia, con conseguenti strategie diverse di contrasto (o di non-contrasto); si passava dal lockdown totale della Cina al totale negazionismo; in Italia il governo Conte nella situazione data e cioè una sanità pubblica indebolita da anni di tagli e competenze divise con Regioni-satrapie, a mio avviso ha fatto abbastanza bene ma questa è ovviamente una mia opinione. Se non altro ha sempre cercato di buttare un occhio a chi stava peggio, con il reddito di emergenza, la tutela dalla disoccupazione, i ristori. Ma ora ci sono i migliori e, lo dice la parola stessa, faranno senz’altro meglio.

Il virus ha monopolizzato i discorsi, i pensieri, e radicalizzato le posizioni; mi è capitato di cercare di ragionare se, dopo un anno, non fosse un accanimento insistere nell’isolamento, e mi sono beccato del negazionista; oppure se, nel caso si fosse stati costretti a scegliere, fosse giusto sacrificare i più anziani a favore dei più giovani (quando peraltro protocolli del genere erano già stati preparati in Svizzera) e mi sono beccato del nazista; del retrogrado contrario al progresso per non partecipare alla magnificazione del telelavoro anzi nel rifiutare l’idea stessa del lavoro segregato (è tanto comodo! Di che ti lamenti?); da complice di un sistema politico sostanzialmente illegale, quasi fascista, solo per il fatto di andare nonostante tutto a votare, peraltro in ampia compagnia; da succube della propaganda di Salvini per ostinarmi a non riconoscere i meriti storici del governo Monti, tirato in ballo a proposito di salvatori della patria; del disadattato per non rassegnarmi ai comportamenti e stili di vita richiesti dal momento; da succubo della propaganda grillina per preferire il governo Conte pur con le sue magagne  a quello dei “capaci e meritevoli”  con tutti dentro appassionatamente. Che poi tutto sommato potrebbe anche essere tutto vero, e molto altro ancora, giacché quello che siamo nel blog è solo una parte di quello che siamo, se lo siamo, e la comunicazione scritta è solo una parte della comunicazione, come del resto anche quella orale, mancando di tutto quello che è il “linguaggio del corpo”.

Mi è tornata in mente a proposito una riunione di condominio di qualche anno fa, quando un anziano condomino alla mia contrarietà nel fare i parcheggi come proponeva lui, mi apostrofò con un: “pensavo fossi una persona intelligente”… Intelligente a chi? Uè, non offendiamo, eh!

Magari l’anno prossimo tutto questo sarà un ricordo e chissà, potrò anche tornare a lavorare in ufficio. Me lo auguro, intanto per domani sera ho ordinato la cassoeula, veramente saremmo in quaresima e sarebbe bene astenersi dalla carne, ma di penitenza mi pare che ne stiamo facendo abbastanza…    

Astenersi dalla carne, please
Svengard il norreno in azione di salvataggio

Te Deum

Amiche e amici, ci stiamo per lasciare alle spalle quest’anno che credo in pochi rimpiangeranno, a parte Amazon, Netflix, Deliveroo, le industrie farmaceutiche, il governo Conte bis che ha avuto almeno un motivo per rimanere in sella, gli agorafobici, Roberto Burioni, le imprese di pompe funebri, i supermercati, quelli che adorano lavorare al computer in mutande, i fanatici negazionisti ed i fanatici catastrofisti, gli studenti con poca voglia di studiare, gli apprendisti pizzaioli e gli chef improvvisati.

La Cina da cui tutto è partito ne è uscita per prima; gli altri hanno imparato poco o niente, e così stiamo andando avanti  a colpi di zone rosse nell’attesa del vaccino salvifico.

Ma non è di questo che voglio parlare, il mondo ha vissuto crisi ben più gravi, guerre, carestie, pestilenze, e siamo ancora qui in sette miliardi e sono convinto che andremo avanti ancora per un bel po’;  quello che è cresciuto non è il pericolo ma la paura di morire, specialmente nelle zone del benessere, e quindi ci rincresce lasciare questa “valle di lacrime” come se fossimo indispensabili: ma siamo formichine in mezzo ad altre formichine, e nemmeno solidali le une con le altre se è vero che quelle ricche stanno facendo incetta di vaccini lasciando agli altri le fialette vuote.

Devo constatare che non ci sono più le belle zone rosse di una volta, poco fa sono uscito per andare all’Esselunga e in giro c’erano parecchie auto e il supermercato era pieno. Io ho preso le ultime cosette assolutamente non essenziali, delle tigelle per accompagnare i salumi, salamelle da fare in umido al posto del cotechino che a qualcuno in casa non piace, noci da sgranocchiare mentre si farà qualche gioco da tavola in attesa della mezzanotte. Probabilmente lo Scarabeo, io preferirei il Monopoli ma sono in minoranza. Da anni comunque il capodanno in casa nostra si è svalutato, da quando i figli sono cresciuti: era bello trovarsi con i cognati e altri amici e sparare petardi dal mio balcone verso il condominio di fronte, un anno specialmente avevamo preso una scatola di razzi Katjuscia e glieli abbiamo buttati sul tetto: che ridere! L’anno scorso, per dire, siamo andati insieme a degli amici a vedere un film insulso con Ficarra e Picone e tra l’altro non avevamo prenotato i posti così ci siamo dovuti sparpagliare per la sala; poi ognuno a casa propria per il brindisi, che tristezza.

L’altro giorno andando ad un funerale (troppi, quest’anno, e senza nemmeno Covid) siamo passati vicino alla piazza d’armi dove di solito in questo periodo stazionava qualche circo, piazzale desolatamente vuoto; il funerale dicevo (il padre novantenne di un amico, morto di vecchiaia e per la pena della perdita quest’estate  di un figlio più o meno della mia età) è stato partecipato, pure troppo tanto che alla fine c’è stato un bel po’ di assembramento, ed ho pensato che c’erano delle fondate ragioni se ad un certo punto la partecipazione ai funerali è stata vietata. Io come sapete dovrei essere immune, ma non si sa mai…

A proposito di immune ho letto su un trafiletto del Corriere della Sera (che ho comprato solo per le uscite gratis di Monet e Botticelli del compianto Philippe Daverio) che anche chi l’ha già avuto potrà vaccinarsi, senza conseguenze. Mentre ancora non è chiaro se chi si vaccina può contagiare gli altri, spero lo scoprano al più presto altrimenti bisognerebbe mettere in quarantena anche i vaccinati prima di farli andare in giro…

Ieri sera con una coppia di amici siamo andati a fare una passeggiata in città. Gli anni scorsi era tutto un tripudio di luci, giochi di luce sui monumenti più importanti e nelle piazze più suggestive; quest’anno ovviamente solo le lampadine luminose sulle vie principali e qualche negozio volenteroso. Passando vicino a quei ristoranti chiusi mi sono chiesto se davvero non si potesse fare diversamente, credo proprio di sì. Come illuminazione l’amministrazione ha messo dei grossi riflettori dentro la torre della porta principale d’ingresso alla città, che sparano un fascio di luce verso il cielo: come a dire butta giù un’occhio, che abbiamo bisogno…

Stasera, alle 18, canteremo il Te Deum. I motivi per farlo sono tanti, prima di tutto quello di esserci per cantarlo. Il cenone è quasi pronto, la bottiglia è in frigo (champagne, me l’hanno regalata qualche mese fa e bisogna tirargli il collo).  

Brinderò a tutti gli amici, alla felicità ed alla salute: in mezzo ci sarete anche voi, amiche e amici. Buon Anno!

Chiunque l’abbia creata ha fatto un buon lavoro

Il pollastrone delle feste

Amiche e amici, mi porto avanti con gli auguri dato che nei prossimi giorni questa rubrichetta chiuderà per ferie; oltre alle libagioni voglio dedicarmi ad altri progettini come scrivere qualche nuovo capitolo di Olena à Paris,  possibilmente portando la storia anzi le storie a conclusione, e riordinare le commedie per ragazzi che ho scritto negli ultimi dieci anni per raccoglierle in un libro che mi regalerò per il compleanno e lascerò in eredità ai posteri.

Ieri mi ha divertito la pubblicità di un noto supermercato del suo “pollastrone delle feste”; lì per lì me ne sono venuti in mente diversi di pollastroni ma quello che metto nella foto di apertura penso sia in questo momento il più adatto.

Un pollastrone lo metto anche in coda al post, come omaggio alle amiche che ne hanno fatto espressamente richiesta; di pollastre quest’anno ne ho messe parecchie, non vorrei essere accusato di sessismo…

Tanti auguri dunque, di Buon Natale  e Felice Anno Nuovo; e se non proprio felice, che almeno non sia disastroso come questo che sta passando…

Sta rispondendo ad una chiamata di Zeus
ops… mi è scappata

Mitico Walter!

Ieri sera apparecchiando la tavola butto un occhio alla televisione, al programma l’Eredità di cui come sapete sono estimatore, e tra i concorrenti ne vedo uno con dei lunghi capelli bianchi sciolti sulle spalle ed una barba curata, e istintivamente mi sono chiesto: ma dove sono andati a prenderlo questo? Quando il bravo Insinna l’ha presentato non ero attento perché stavo tagliando il pane; al giro preliminare gli è toccato di rispondere a: “miti che vivono nell’Olimpo si o no?” tema quanto mai attuale, mi sono detto, e devo dire che tra minotauro, Ercole e Zeus se l’era cavata abbastanza bene ma su Estìa è caduto. Ad essere onesti mi sono chiesto anch’io “ma chi cazzo è ‘sta Estìa?” ed ho iniziato a simpatizzare per il malcapitato. Poi ho finalmente fatto caso al cartellino appeso alla camicia, “Walter”, mi si è accesa la lampadina ed ho esclamato: porca miseria ma è Walter Carrettoni! Mia moglie mi ha guardato sorpresa, chiedendomi chi mai fosse ‘sto Carrettoni e come mai lo conoscessi: era troppo lungo spiegarle che ci conosciamo solo per via dei rispettivi blog, ma forse più di tanti che si conoscono di persona (non è così a volte, amiche e amici?) e così le ho detto che è un collega di lavoro. Ho tifato per lui ed ho apprezzato la calma quasi serafica, si è difeso bene ma alla fine gli è toccato battersi contro un concorrente bravo e già esperto del gioco, nonché apprezzato dalle vallette del programma, pare, anche se a mio parere Walter aveva le physique du rôle e se avesse avuto tempo sarebbe diventato un beniamino del pubblico; purtroppo si è incagliato sulle parole batacchio, calidario e soprattutto tributi, ed è stato eliminato. Che peccato! Per me rimarrai comunque meritevole di risiedere nell’Olimpo con Estìa, al livello di mia zia Emanuelita che chiamava Raffaella Carrà cercando di indovinare il numero di fagioli contenuti nel vaso di vetro, o dei miei amici musicisti che sono andati a litigare per finta a Forum. Mitico!

p.s. il blog di Walter lo trovate qui.

Chiuso per ferie

Cari amici,

il bloggettino chiude per qualche giorno, causa impossibilità del tenutario di connettersi e sopratutto di connettere.

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Giomag ripreso nel suo habitat naturale con il consueto sguardo penetrante

Andrò a trovare i miei anziani ma ancora validi genitori, e se riesco a fare un giretto in Tuscia sulle tracce degli Etruschi, di cui mi vanto di sapere poco o niente.

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Dicono che ci sono uova di Pasqua con queste sorprese, a me non è ancora capitata però

Auguro a tutti una buona Pasqua, di godere dell’amore e dell’amicizia di quanti avete di più cari, e di distrarvi per qualche giorno dalle brutture del mondo pensando solo a cose belle e positive.

Giusto un borbottio prima dei saluti: stamattina leggevo che gli israeliani non permetteranno ai palestinesi cristiani di Gaza di festeggiare a Gerusalemme: come farsi voler bene, insomma…

Ancora auguri a tutti, e a presto!

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Un critico letterario (ma principalmente enologico) consulta un manuale di bon-ton. Il libro è mio ma l’uomo non sono io, non preoccupatevi, non sono cambiato così tanto.

 

 

 

 

 

Ridendo e scherzando…

…il blog compie quattro anni!

Non l’avrei mai detto, anzi a dire la verità già alla fine del primo anno avevo annunciato il ritiro, per poi smentirmi subito;
non faccio previsioni sul futuro e non mi prefiggo niente: sono già abbastanza contento così, mi accontenterei di riuscire bene o male a dare un minimo di continuità alla mia presenza, cercando di non dire troppe stupidaggini…
soffio quindi sulle candeline, confidando che memoria ed ispirazione mi assistano e che le vicende del mondo non mi intristiscano troppo.

Qua sotto il link al primo post pubblicato in questo spazio, ed a quello che inspiegabilmente ha avuto finora maggior fortuna.

Il mio violino

Mi chiamo Olena e voglio un grave uomo

Cin cin!

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Non escludo il ritorno

Cari amici del blog, è giunta l’ora di tirare le somme di questo anno passato con voi. Ne sentivate il bisogno? Non credo, ma concedetemene il vezzo. Quando ho iniziato a scrivere questi raccontini avevo ben chiaro in mente che non avrei potuto ne dovuto andare avanti all’infinito. Volevo condividere dei ricordi, degli sprazzi di vita che chiamavo del secolo scorso, inteso come tempo ormai lontano, dimenticato ed oggi forse incomprensibile. L’ho fatto, penso, con generosità: ho presentato me, il mio anzi i miei paesi, la mia famiglia, le mie passioni, tanti amici e tante storie; a volte ho preso spunto da vicende dell’attualità grottesche o farsesche, talvolta  drammatiche. Scrivendole mi sono trovato a sorriderne, qualche volta a commuovermi; l’esercizio quasi quotidiano credo mi abbia fatto bene, non so a voi ma a me pare che la mia scrittura sia migliorata, la trovo un po’ più fluida; ho individuato anche un certo stile personale, che arriva divagando al punto facendo un po’ innervosire i frettolosi: in questo le letture giovanili di Woodehouse e Jerome K. Jerome hanno avuto il loro peso.

Il blog era un mondo abbastanza sconosciuto per me; vi ho scoperto delle belle persone con le quali condividerei volentieri un bel bicchiere di vino rosso contandocela su davanti ad un camino acceso; sarei probabilmente di poca compagnia perché dopo qualche minuto mi addormenterei beato, vi pregherei pertanto di non svegliarmi. Sono sorpreso da quanti poeti ci siano ancora a questo mondo, ed anche della necessità che tanti hanno di mettere a nudo i propri stati d’animo; ho conosciuto persone di grande spessore che,  a rischio di gettare perle ai porci, mettono a disposizione la loro cultura gratuitamente, solo per il piacere di scambiarsi opinioni. Tante storie tristi e tante storie divertenti; con qualcuno il colloquio è quasi giornaliero, e ci si allarma quando per qualche tempo da quelle parti non arrivano notizie…

Voglio rassicurarvi in anticipo, amici: non preoccupatevi per me! Il mio era un contratto a progetto, stipulato tra me e me: ed i progetti, si sa, prima o poi si concludono. A volte finiscono nei contratti a tempo indeterminato ma precario del Jobs Act, ma finiscono. Non male, a mio parere; del resto l’avevo detto di non essere Marina Ripa di Meana!

Potrei andare avanti ancora, perché di storie da raccontare ce ne sono tante e tante ce ne saranno; ma mi sono accorto che quest’impegno mi sta richiedendo un po’ troppo tempo, e semplicemente non ce la faccio più a mantenerlo… ho bisogno di leggere di più, di studiare di più, di informarmi di più, di ascoltare più musica. Tra l’altro anche ripassare l’italiano non mi farebbe male. Continuerò a seguirvi però! Non con l’assiduità attuale, perdonatemi… da programmatore, stabilirò un giorno della settimana e cercherò di mettermi in pari.

Con i social invece sono indeciso… ne riconosco una validità, e forse una imprescindibilità nel mondo odierno, ma sinceramente mi sembra che l’utilizzo stia diventando compulsivo anche per me, e dunque vorrei liberarmene. Non credo tra l’altro che lo strumento mi sia congeniale… voglio dire, lì sopra va bene la battuta, il cazzeggio, la foto, la condivisione di contenuti creati da altri al 90%… ma la discussione non va d’accordo con i tempi social. O sono i miei tempi a non essere social, o sono io che sono a-social, non so.

Niente panico, comunque! I miei lettori più affezionati si dispereranno, ma col tempo se ne faranno una ragione; per gli altri, pur non arrivando ad infischiarmene francamente, sento un po’ meno responsabilità.

Arrivederci dunque, amici. Come ho detto, sto qua, non scappo: pronto con voi a ridere, commuovermi, arrabbiarmi e di conseguenza maledire Gorbaciov.

Poi, siccome come avrete capito non sono proprio un campione di coerenza, non si sa mai; come faceva intendere uno dei nostri più grandi poeti contemporanei, prima di finire caricatura di se stesso nell’immonda trasmissione televisiva Music Farm: non escludo il ritorno.

(69. fine)

califano