Una birra per Olena (I)

Nel giardino all’inglese di Villa Rana, ricco di alberi secolari, cespugli, grotte, fontane con giochi d’acqua e ruscelli dove si abbeverano i caprioli, sopra un rialzo artificiale in tufo di Fiumicino è costruito un tempietto in stile dorico dove Gilda, la padrona di casa, ama ritirarsi quando il suo spirito tende alla malinconia.
In questi casi ella si reca al tempietto con una tisana alle erbe di mellifrace ed un libro del suo autore preferito, il filosofo-naturista Augusto Propoli, scelto tra i tanti della sua biblioteca: “Corpo o anima? Come dire addio alla stitichezza con le erbe di mellifrace” , “Farci o esserci? Come ritrovare la regolarità intestinale con le erbe di mellifrace” e “Si può dare di più? Come aumentare il piacere sessuale con le erbe di mellifrace”, quest’ultimo il suo preferito e lì, accovacciata sulla poltrona Bergere in pelle bordeaux con le gambe ripiegate sotto di sé, gli occhiali modello Lolita poggiati vezzosamente sul bel nasino, si concentra corrucciando leggermente il labbro superiore nel tentativo di assorbire gli insegnamenti del Maestro.
Lo sforzo si prolunga in genere per tre-cinque minuti dopo di che, vuoi per l’effetto calmante della tisana, vuoi per la profondità dei contenuti del libro o vuoi per lo scorrere dell’acqua del ruscelletto, un torpore o cecagna che dir si voglia la colpisce, gli occhiali le scivolano dal nasino ed il libro le cade dalle mani finendo in terra con un rumore attutito dal grande tappeto persiano Tabriz.

E’ appunto in uno di questi frangenti che una figura a noi ben nota, vestita in un inappuntabile completo nero di Girifalchi, scarpe in vernice Graziano Cucchiaroni lucidate a specchio, con un’unica concessione alla frivolezza data dalla pochette con pesciolini rosa watermelon, si materializza sulla soglia del tempietto reggendo un vassoio in argento sul quale è poggiato un cellulare ultimo modello che ronza in modalità vibrazione.
James entra nella stanza, si porta la mano chiusa alla bocca e tossisce con discrezione, svegliando delicatamente Gilda dal sogno in cui, indossato solo un corto camice bianco da infermiera, sta applicando al filosofo Propoli un clistere a base delle erbe da lui magnificate, per testarne l’efficacia e constatarne i benefici.

«Chiedo venia, signora, c’è una chiamata per lei»
«Oh, James» risponde la vedova Rana stiracchiandosi «stavo facendo un sogno bellissimo, ero una paramedica e giocavo al dottore e l’infermiera con un filosofo»
«Sono dispiaciuto di doverla disturbare, signora, ma l’ingegner Matthäus ha insistito, sembrava oltremodo agitato»
«Jürgen agitato? Questo mi sorprende molto, James. Jürgen è la flemma in persona, l’unica volta che l’ho visto agitato è stato quando la cameriera Hilga dell’Hofbrauhaus l’ha accusato di non pagare gli alimenti per il sostentamento dei quattro figli che lui non ricordava assolutamente di avere»
«Rammento bene quella sera, signora, una scena imbarazzante se posso esprimere il mio parere.»
«Già, ce n’è voluto del bello e del buono per convincere Hilga che quello che stava insolentendo non era il padre dei propri figli. Il povero Jürgen dovette perfino calarsi i pantaloni per dimostrare di non avere la voglia a forma di castagna matta sulla chiappa sinistra. E l’orchestrina di ottoni continuava a suonare, che rebelòt!» conclude Gilda, scuotendo la testa.
«Una situazione davvero incresciosa, signora»
«Puoi dirlo forte, James. Tra l’altro ricordo che tu fosti chiamato a constatare con mano che il nostro Jürgen non avesse cancellato la voglia con qualche vernice, sfregandogli il didietro con un solvente»
«In effetti la signora Hilga pretese che io fossi molto scrupoloso con l’acquaragia, dovetti applicarmi con solerzia» ricorda il maggiordomo con un brivido di raccapriccio.
«Certo che fu un bel colpo per la ragazzona scoprire che quello che aveva creduto suo marito non fosse Jürgen ma il fratello gemello Helmut. Pianti e strepiti, ricordo male James?»
«Perfettamente, signora. L’ingegnere, nonostante l’accoglienza della cognata, si comportò da perfetto gentiluomo ed acconsentì a coprire i debiti del fratello gemello»
«Tutto è bene quel che finisce bene, James. E dunque, che vorrà mai quel ragazzaccio? Passami il telefonino, che sentiamo il motivo di tanta agitazione»

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Non escludo il ritorno

Cari amici del blog, è giunta l’ora di tirare le somme di questo anno passato con voi. Ne sentivate il bisogno? Non credo, ma concedetemene il vezzo. Quando ho iniziato a scrivere questi raccontini avevo ben chiaro in mente che non avrei potuto ne dovuto andare avanti all’infinito. Volevo condividere dei ricordi, degli sprazzi di vita che chiamavo del secolo scorso, inteso come tempo ormai lontano, dimenticato ed oggi forse incomprensibile. L’ho fatto, penso, con generosità: ho presentato me, il mio anzi i miei paesi, la mia famiglia, le mie passioni, tanti amici e tante storie; a volte ho preso spunto da vicende dell’attualità grottesche o farsesche, talvolta  drammatiche. Scrivendole mi sono trovato a sorriderne, qualche volta a commuovermi; l’esercizio quasi quotidiano credo mi abbia fatto bene, non so a voi ma a me pare che la mia scrittura sia migliorata, la trovo un po’ più fluida; ho individuato anche un certo stile personale, che arriva divagando al punto facendo un po’ innervosire i frettolosi: in questo le letture giovanili di Woodehouse e Jerome K. Jerome hanno avuto il loro peso.

Il blog era un mondo abbastanza sconosciuto per me; vi ho scoperto delle belle persone con le quali condividerei volentieri un bel bicchiere di vino rosso contandocela su davanti ad un camino acceso; sarei probabilmente di poca compagnia perché dopo qualche minuto mi addormenterei beato, vi pregherei pertanto di non svegliarmi. Sono sorpreso da quanti poeti ci siano ancora a questo mondo, ed anche della necessità che tanti hanno di mettere a nudo i propri stati d’animo; ho conosciuto persone di grande spessore che,  a rischio di gettare perle ai porci, mettono a disposizione la loro cultura gratuitamente, solo per il piacere di scambiarsi opinioni. Tante storie tristi e tante storie divertenti; con qualcuno il colloquio è quasi giornaliero, e ci si allarma quando per qualche tempo da quelle parti non arrivano notizie…

Voglio rassicurarvi in anticipo, amici: non preoccupatevi per me! Il mio era un contratto a progetto, stipulato tra me e me: ed i progetti, si sa, prima o poi si concludono. A volte finiscono nei contratti a tempo indeterminato ma precario del Jobs Act, ma finiscono. Non male, a mio parere; del resto l’avevo detto di non essere Marina Ripa di Meana!

Potrei andare avanti ancora, perché di storie da raccontare ce ne sono tante e tante ce ne saranno; ma mi sono accorto che quest’impegno mi sta richiedendo un po’ troppo tempo, e semplicemente non ce la faccio più a mantenerlo… ho bisogno di leggere di più, di studiare di più, di informarmi di più, di ascoltare più musica. Tra l’altro anche ripassare l’italiano non mi farebbe male. Continuerò a seguirvi però! Non con l’assiduità attuale, perdonatemi… da programmatore, stabilirò un giorno della settimana e cercherò di mettermi in pari.

Con i social invece sono indeciso… ne riconosco una validità, e forse una imprescindibilità nel mondo odierno, ma sinceramente mi sembra che l’utilizzo stia diventando compulsivo anche per me, e dunque vorrei liberarmene. Non credo tra l’altro che lo strumento mi sia congeniale… voglio dire, lì sopra va bene la battuta, il cazzeggio, la foto, la condivisione di contenuti creati da altri al 90%… ma la discussione non va d’accordo con i tempi social. O sono i miei tempi a non essere social, o sono io che sono a-social, non so.

Niente panico, comunque! I miei lettori più affezionati si dispereranno, ma col tempo se ne faranno una ragione; per gli altri, pur non arrivando ad infischiarmene francamente, sento un po’ meno responsabilità.

Arrivederci dunque, amici. Come ho detto, sto qua, non scappo: pronto con voi a ridere, commuovermi, arrabbiarmi e di conseguenza maledire Gorbaciov.

Poi, siccome come avrete capito non sono proprio un campione di coerenza, non si sa mai; come faceva intendere uno dei nostri più grandi poeti contemporanei, prima di finire caricatura di se stesso nell’immonda trasmissione televisiva Music Farm: non escludo il ritorno.

(69. fine)

califano