Una donna per amico

Nel secolo scorso era ritenuto disdicevole che una donna si proponesse ad un uomo come amica. Autorevoli correnti di pensiero escludevano che tra i due sessi potesse esistere contatto disinteressato; lo stesso Lucio Battisti, se vogliamo, già nel ’78 era costretto a maledirsi constatando che le sue buone intenzioni stavano vacillando.

Pur essendo un convinto sostenitore della suddetta teoria, con l’avanzare dell’età anche questa convinzione si è andata ammorbidendo; tuttavia non sono ancora nella condizione di non poter dare il cattivo esempio, perciò cerco di astenermi dal dare buoni consigli.

L’altro giorno, su Facebook, mi è arrivata la richiesta di amicizia di una sconosciuta. Una bella ragazza, all’apparenza. Dico all’apparenza, perché come sappiamo dietro qualsiasi profilo social potrebbe celarsi un’identità del tutto diversa da quella che si mostra; e così una procace modista venticinquenne olandese potrebbe in realtà rivelarsi un baffuto muratore sessantenne calabrese; niente di male se piace il genere, altrimenti alla prova dei fatti la sorpresa non sarebbe delle più divertenti.

Un mio carissimo ex-collega, denominato affettuosamente pendulino, ha una visione arcaica del rapporto uomo-donna. La concezione di molestia non lo tange; ci prova con tutte e indistintamente, belle o brutte, giovani o attempate, sposate o nubili; pratica la pesca a strascico piuttosto che la pesca all’amo, per chi è pratico di vermi.

Non essendo bello, almeno per i miei gusti, e non compensando questa sua carenza con un adeguato conto in banca, ad essere sinceri non è al top dell’indice di gradimento femminile; i gruppi di lavoro misti non gli si addicono, per la sua predisposizione a piazzarsi alle spalle delle colleghe dove tende ad ansimare affannosamente; anche i colleghi comunque non amano averlo alle spalle. Le segretarie, alle quali rivolge apprezzamenti non richiesti e scarsamente graditi, al suo apparire arricciano il naso in un sorrisetto di compatimento.

La signorina (almeno spero) che mi ha chiesto l’amicizia, mai vista prima in vita mia, apparentemente e al netto dei baffoni avrà avuto meno di trenta anni. Non ignoro che ci siano anche professioniste che utilizzano lo strumento per promuovere le proprie attività, d’altronde la pubblicità è l’anima del commercio. Ma, come direi ad un piazzista di Folletti Vorwerk che bussasse alla porta: la ringrazio, ma non ho bisogno di niente. Piuttosto la indirizzerei, se me lo richiedesse, verso l’amico pendulino, dove troverebbe senz’altro pane per i propri denti.

Ora, io non credo sia necessario avere una donna per amico; ma nemmeno come nemico però: e invece tutti i giorni ormai si sente di squilibrati che uccidono la moglie/compagna/fidanzata (più spesso ex, non essendo capaci di accettare non già la fine dell’amore o dell’affetto o della relazione, ma il semplice fatto di esser stato lasciato); non capisco perché se proprio vogliono ammazzare qualcuno non comincino da se stessi.

“Ho perso la testa”, ho sentito dire al disgraziato che ha ucciso la ex fidanzata e poi le ha dato fuoco (e c’è da sperare per la sventurata che l’ordine delle azioni sia stato veramente questo): per perderla avrebbe dovuto averla, ragionamento che non fa una grinza e sul quale si basano ordinamenti giuridici adottati in paesi non meno civili del nostro, come Cina e Stati Uniti, per affermare che di teste come quelle se ne può fare tranquillamente a meno.

La donna non si tocca nemmeno con un fiore: niente da fare, anche qua bisogna ripartire dai fondamentali.

(99. ad un passo dalla meta)

lucio-battisti-533697_660x368

 

Annunci