Olena à Paris – 43

«Ma fammi capire, Jean, non potevi prenderli e portarli da qualche altra parte quei quadri? Solo tu sapevi cosa c’era in quel magazzino, non capisco che bisogno avevi di tutta questa messinscena…»
«Vedo che continui a non capire, mia cara. Io non avevo nessuna intenzione di spostarli»
«Natascia, tu ci capisci qualcosa? Io ci rinuncio» dichiara Gilda, incrociando le braccia.
Mentre Olena inarca un sopracciglio, incuriosita, Biscuit continua il suo racconto.
«Mi spiego meglio, allora» continua Biscuit «quelle opere erano state nascoste per più di settanta anni; quelli che ne conoscevano l’esistenza erano spariti da tempo, o fatti sparire, chi lo sa; e io non avevo nessuna intenzione di agitare le acque e ritrovarmi magari con i nazisti alle calcagna, o peggio il Mossad…»
«Ma che accidenti racconti Jean, ma di che nazisti vai cianciando? Quelli rimasti avranno più di cento anni! E il Mossad, poi… perché non gli extraterrestri allora, già che ci siamo?»
Biscuit scuote la testa, divertito.
«Il tuo candore mi commuove, Gilda. Glielo spieghi lei, capitano, se ci sono ancora in giro nazisti. No, non devi pensare a quelli con la testa rasata, con magari qualche croce uncinata tatuata, nostalgici, razzisti…»
«Perché, quelli cosa sono, boy scout?» chiede ironicamente la Calva Tettuta.
«Folclore, scenografia, fumo negli occhi. Certo, possono diventare pericolosi, ma non sono certo loro a tirare le fila… quelli devi cercarli nei consigli di amministrazione delle multinazionali, nelle segreterie dei partiti, nelle banche di affari, negli organismi internazionali che stabiliscono le regole del commercio…»
«Cos’è, Jean, mi stai diventando comunista? » lo provoca Gilda «Non mi sembri credibile nei panni di Che Guevara. E comunque vieni al dunque, che ci volevi fare con quei quadri?»
«Un attimo di pazienza, che ci arrivo. Mi ritrovavo tra le mani beni di un valore inestimabile, il problema era come farli fruttare. Sapevi che per il mondo c’è un giro di collezionisti disposti a spendere fortune per aggiudicarsi pezzi del genere, solo per il piacere di tenerli chiusi nel proprio caveau blindato e rimirarseli ogni tanto, magari in compagnia di amanti pagate anche loro profumatamente? »
E’ la volta di Gilda scuotere la testa, stavolta di delusione.
«La solita storia, quindi, soldi. Ne hai già più di quanti potrai mai godertene, a che diamine ti servivano anche questi?»
«No, non soldi cara mia, ma quello che si ottiene con i soldi: il potere. Il potere di far credere che il nostro è il miglior modo di vivere, e l’unico possibile; di mettere nei posti giusti chi può fare leggi che ci favoriscano, per approvvigionarci di materie prime a prezzi ridicoli lasciano ai produttori solo le briciole, per combattere legislazioni troppo restrittive sullo sfruttamento delle risorse e sull’inquinamento; per comprare giornali e televisioni, infiltrarsi nei social; per corrompere politici e sindacalisti, quelli che cercano di organizzare i lavoratori e li spingono a lottare per i loro diritti; e per eliminare quelli che non sono disposti a farsi pagare, gli idealisti; in definitiva il potere di garantirci che, per i prossimi cinquant’anni almeno, comanderemo ancora noi. Noto una smorfia di disapprovazione sul tuo visino, dovresti essermi grata invece, in fondo sto lavorando anche per te…»
«Per me?» grida Gilda, esasperata. «Hai fatto ammazzare persino la nonna di mio marito, e l’hai fatto per me? Tu sei matto, peggio di Evaristo, ecco perché andavate d’accordo voi due! Ma Antonietta è al corrente di questa storia? Perché, nel caso non la conosca, non vedo l’ora di raccontargliela, e poi vediamo come va a finire!» urla la Calva Tettuta.
Biscuit fa un respiro profondo, e si avvia verso la propria poltrona, dove si siede, poggiando i gomiti sulla scrivania e prendendosi la testa tra le mani.
«Lascia stare Antonietta, Gilda. Lei non sa niente, non si è mai interessata di niente di quello che succede qua dentro. L’unica cosa che interessa quella beghina sono le opere di carità e le feste, ed è bene che continui ad occuparsi di quelle. Ma ora, cara Gilda, veniamo al dunque, come dicevi tu stessa. Questo è il contratto, manca solo la tua firma.»
«E se non firmo che succede, mi fai sparare?» chiede la vedova Rana, protendendo il generoso petto.
«L’idea non è malvagia» risponde Biscuit «ma vorrei evitare ulteriori spargimenti di sangue, se possibile. Se hai bisogno di una spintarella, comunque, potremmo far fuori i tuoi amici che in questo momento sono nostri… ospiti, in modo molto doloroso, se rendo l’idea»
«James?» esclama Gilda «Avete preso James? Natascia, che devo fare?»
Olena risponde senza scomporsi, recuperando una lieve inflessione russa:
«Pistola puntata alla tiesta ottimo arguomento di convincimiento, signuora»
«Allora devo darla vinta a questi bastardi, devo firmare?» chiede Gilda, con una punta di amarezza.
«A meno che» continua Olena «chi punta pistola non ha fucile puntato su sua testa»
E, seguendo lo sguardo della russa, tutti quanti fissano incuriositi il puntino rosso che si è illuminato sulla fronte di Jean Biscuit.

Carlos è il primo a rendersi conto della situazione.
«Mister, non si muova. E’ sotto tiro di un fucile di precisione»
«Che cosa? Sotto tiro? Ma chi diavolo… fai qualcosa, Carlos!»
«Gliel’avevo detto che era una pessima idea quella del suo ufficio» risponde Carlos, e poi si rivolge ad Olena, con ammirazione. «Bel colpo capitano, devo riconoscerlo. Chi avete piazzato là fuori?»
«Tu conosce lui molto bene, Carlos, e sai che difficilmente sbaglia colpo. E’ Osvaldo.»
«Osvaldo? Figlio di… non vi riconosco più capitano, in altri tempi ad un traditore avreste ficcato una pallottola in testa, stavolta non solo l’avete lasciato vivo, ma l’avete ingaggiato di nuovo. State diventando sentimentale…»
«Osvaldo non ha mai tradito me. Ha finto di tradirmi, era modo più facile per entrare in deposito, hai presente Cavallo di Troia?»
«Di troie ne conosco parecchie…» risponde Carlos, con poca eleganza. «E a proposito, signori…» continua, costringendo Gilda a sollevarsi dal divano e facendosene scudo, sempre puntandole la pistola alla testa. «Vi pregherei di non seguirmi, se non volete costringermi a far scoppiare questa testolina deliziosa» e, camminando a ritroso per non voltare le spalle ad Olena, si avvia verso la porta dell’ufficio.
«Natascia! Fai qualcosa, per la miseria!» urla la Calva Tettuta, inviperita.
«Carlos! Torna qui, bastardo!» urla Jean, rimanendo per il resto immobile.
Olena fissa Biscuit stringendo leggermente le palpebre, e poi lo rassicura beffarda:
«Tranquillo, tuo amichetto tuorna subito»
E, come se le avesse letto nel pensiero, la porta si apre e rientra Carlos, stavolta però con le mani alzate e con un fucile a pompa Rys-K puntato alla nuca.
«Che diamine…» sfugge a Biscuit, incredulo nello scoprire la ragazza che segue Carlos imbracciando il fucile. «Chantal?! Ma che cazzo ci fai tu qui, e che stai combinando con quel fucile?»
«Bel nome, Chantal» osserva Olena, avvicinandosi alla sua amica e prendendo la pistola che la ragazza si è fatta consegnare da Carlos.
Chantal spinge Carlos verso la vetrata, e sempre tenendolo sotto mira risponde:
«Con quello che mi paghi, caro “zietto”, sono costretta a fare qualche straordinario. Inoltre, devo dirtelo, preparare caffè, fare fotocopie e succhiare il tuo uccello sotto la scrivania come prospettiva di carriera non era allettante»
«Chantal, non fare la stupida, cos’è che vuoi? Metti via quel fucile, ti coprirò d’oro…» implora Biscuit, sudando.
Chantal sorride maliziosa, poi si gira verso Olena.
«Glielo dice lei, capitano?»
Olena annuisce, poi fa cenno a Biscuit di alzarsi, e di mettersi vicino a Carlos.
Nel frattempo nella stanza è entrata anche Gilda, ancora rossa dalla arrabbiatura.
«E mò so’ cazzi vostri, e non dite che non vi avevo avvisato!» urla ai due.
Olena sorride, e rivela la vera identità di Chantal:
«Vassilissa Kutnezova è ufficiale di FSB, servizio federale per sicurezza di Federazione Russa, indaga su traffico di oggetti d’arte e finanziamento di organizzazioni terroristiche» poi incuriosita chiede alla collega:
«E’ vero che tu fatto lavoretto a lui sotto tavolo? Poi tu racconta me tutto»
«Io non c’entro niente con quella porcheria!» protesta Biscuit, prima di rimanere gelato alla vista della figura che varca la soglia dell’ufficio. Antonietta Talnone, pallida di rabbia nel tailleur Chanel a piccoli quadri della collezione primavera 2021, avanza lentamente verso Gilda, e la abbraccia.
«Avevi ragione tu, gli uomini sono tutti porci» le dice all’orecchio.
«Non generalizzare, Antonietta. Io parlavo dei mariti» la corregge Gilda, accarezzandole la testa.

Cronachette dell’anno nuovo (15)

In questi giorni ho ripensato alle lezioni di disegno delle medie, materia nella quale ero e sono rimasto un somaro (non certo l’unica), durante le quali la professoressa si sforzava di insegnarci a mescolare i colori primari per ottenere quelli secondari: con il blu ed il giallo si ottiene il verde, con rosso e giallo l’arancione, che colore bisognerà aggiungere per ottenere l’arancione rafforzato?

No, perché da ieri è proprio questo il colore che caratterizza queste parti, diciamo un arancio tendente al marrone: così ha stabilito un editto del presidente della Regione, appena il giorno dopo che dal giallo eravamo passati all’arancione, e pensare che quello era lo stesso che richiedeva a gran voce certezze sulle tempistiche dal governo nazionale (precedente). Gli effetti pratici sono che rimarranno chiuse tutte le scuole, tranne le materne; martedì mattina ho incontrato sulle scale una condomina, madre di due figli piccoli, che si chiedeva come fosse possibile, e a chi diavolo avrebbe potuto lasciare i figli dato che è sola e deve andare a lavorare. Anche perché i migliori si sono dimenticati di rifinanziare il congedo parentale, ma la compunta Gelmini ha assicurato che lo faranno con il prossimo decreto ristori: intanto, che ci si arrangi.

Anche Bertolaso, il jolly che ogni tanto salta fuori da qualche manica (destra), ci ha tenuto a dire la sua e cioè che l’Italia sta marciando a grandi balzi verso la zona rossa. Potrebbe anche essere vero, ma questi non erano gli stessi che strillavano contro allarmismi e addirittura clima di terrore?

Una buona notizia però c’è, e devo ringraziare una volta tanto Salvini e Berlusconi che stanno premendo per seguire le orme di San Marino e acquistare il vaccino russo Sputnik V, dato che gli altri ce li danno con il contagocce. Non se ne hanno abbastanza notizie? Non è testato adeguatamente? Ma perché, gli altri lo sono? E comunque, chi se ne frega! Datemi lo Sputnik, mi offro volontario! Che potrà succedermi, al limite finalmente imparerò il russo…

Sono cambiati i vertici della Protezione Civile ed il Commissario straordinario: buon lavoro ai nuovi, e ringraziamenti a chi ha dovuto affrontare un anno difficilissimo, commettendo magari qualche errore, ma chi è senza peccato scagli la prima pietra: ci siamo dimenticati di quando non si trovava una mascherina nemmeno a pagarla a peso d’oro, e quando negli ospedali mancavano i respiratori polmonari e la gente (tra cui un mio amico) si ingegnava a stampare in 3D bocchettoni doppi per collegare due pazienti ad una macchina? E le diatribe per imporre il prezzo calmierato di 50 centesimi sulle mascherine, con i farmacisti sulle barricate? Se almeno questo è stato superato qualche merito agli uscenti bisognerà riconoscerglielo, io credo.

E’ iniziato il festival di Sanremo, la 71° edizione, presentata da Amadeus con Fiorello battitore libero (divertentissima la pubblicità), edizione senza pubblico e senza aficionados per le strade ad aspettare le “star”… lo so, per qualcuno è un rito stantìo da abolire, ma è pur sempre un pezzo di costume di questo paese; finora della gara ho sentito poco, distratto da altre occupazioni, ma ho visto gli ospiti, Laura Pausini che ha cantato “Io sì”, brano scritto per il recente film di Sofia Loren, La vita davanti a sé  (che ho visto su Netflix, e l’attrice è stata bravissima), i Volo che hanno cantato un brano di Ennio Morricone, con l’orchestra diretta dal figlio del grande compositore con uno stile tutto suo, ed infine Elodie che ha proposto un medley di pezzi sanremesi famosi e, oltre ad avere una bella voce, è anche un bel vedere. Ho visto anche Ibrahimovic, che ha recitato sé stesso. Che ci volete fare, sono decisamente nazionalpopolare, così tanto che mi piacerebbe vincesse Orietta Berti, che si ripresenta in gara dopo quasi trent’anni, Oriettona della quale è uscita da qualche mese la biografia, che mi stuzzica e incuriosisce: Tra bandiere rosse e acquasantiere, deve essere proprio una bella storia.

I colleghi di Roma mi hanno detto che sta girando la voce di un rientro in ufficio, scaglionato a partire dal primo maggio. Fosse vero! Ci sono molti a cui il telelavoro piace ma come sapete non sono tra questi. Sono abbastanza convinto che, nonostante adesso faccia comodo spingerlo, alla lunga verrà ridimensionato per motivi sia di produttività che soprattutto di consumi. Pensiamo a tutta l’economia che gira intorno ai pendolari di una città come Milano…

Comunque staremo a vedere, amiche e amici; la primavera è alle porte, e con essa può darsi che riusciremo a tornare a visitare qualche museo, che anche il cervello bisogna rimetterlo in moto. A presto!

E rifacciamo ‘sto tampone

Amiche e amici, sono in coda in attesa di fare il terzo tampone. Sono arrivato in anticipo e sono stato fregato: i prelievi riprendono alle 12:30, e io sono qui dalle 11:10… l’appuntamento lo avevo alle 12:33 (precisissimi questi di ATS Insubria) ma sono partito prima perché per il primo tampone avevo fatto più o meno un’ora di fila; invece oggi nessuno, e questo doveva insospettirmi. Il punto di prelievo è transennato e ho solo due auto davanti… un ragazzo, forse uno degli infermieri, ci dice che stamattina hanno fatto i prelievi ma è arrivato il Laboratorio (saranno quelli di Napoli) a prendere le provette e quindi si sono dovuti fermare. Che jella! Si dovrebbe rimanere con i motori spenti ma fuori ci sono sei gradi e dopo un po’ fa freddo, così ogni tanto il motore lo accendo, ci mancherebbe solo di raffreddarsi. Per fortuna, memore degli insegnamenti della mamma, ho fatto la pipì prima di uscire… spero almeno che stavolta sia quella buona e venga negativo ‘sto maledetto.

Anche perché pare che da domenica la Lombardia tornerà ad essere gialla: a me sembra follia, ma se sarò pieno di anticorpi potrò tuffarmi impavido nella folla ed attivare il Cashback. A proposito sono riuscito a registrarmi, tutto abbastanza facile. Ieri in una intervista al TG uno ha risposto al giornalista che gli chiedeva se si fosse registrato: di questi tempi, se qualcuno ti dà indietro un po’ di soldi, non è male…

In Gran Bretagna hanno iniziato a vaccinare le persone, ci sono stati un paio di casi di reazioni allergiche ma lievi; del resto stanno sperimentando dal vivo, qualcosa bisogna aspettarsi… la Regina ha detto che si vaccinerà ma in privato, senza riflettori: secondo me la furbona aspetterà di vedere prima che succede, e chi può biasimarla?

Adesso vi lascio che mi si stanno gelando le dita: speriamo che si congeli anche il virus…

Sbloccato impallamento

Ho dovuto cancellare la cache di Chrome, ovvero cookies, cronologia e compagnia bella. Poi mi sono ricordato che probabilmente mi era già successo in passato ed avevo fatto la stessa cosa, ma non è che posso ricordarmi tutto… L’editor a blocchi non ha colpe, poverino (o almeno credo), se non quella di rendere la vita difficile a chi è abituato con il vecchio editor e non ha nessuna voglia di cambiare. Scrivo questo solo perché, se in futuro dovessi ancora fare post di impallamenti, saprete cosa rispondermi… 🙂 Buona serata!

Cronachette della fase tre (4-6 luglio)

Il mio stomaco lentamente sta tornando alla normalità, intanto prosegue la penitenza a base di acqua e pasta o riso in bianco, e tutt’al più una mela come sfizio; ieri sera ho dovuto saltare lo spritz e questo mi è molto dispiaciuto, i miei due congiunti non si sono fatti scrupoli e si sono fatti fuori anche il mio, buon pro gli faccia!

Mi sono fatto prescrivere gli esami del sangue (ora è molto comodo, la ricetta arriva via mail; prima la dottoressa mi faceva un sacco di storie adesso invece la fa subito, tutto pur di non vedere i pazienti…) e speravo di poterli fare prima della visita macché, primo giorno utile con appuntamento il 24 luglio. Pazienza, resisterò anche se potrei andare in un laboratorio privato dove i prezzi tra l’altro sono più bassi di quelli degli esami con il ticket, e questo è un altro bel mistero italiano ovvero non è affatto un mistero, è fatto proprio apposta per spingere gli utenti a rivolgersi ai privati. Ma è proprio indispensabile allevare e ingrassare tutti questi parassiti?

Ieri all’Esselunga dove mi ero recato per comprare il giornale (secondo me dovrebbe essere vietato vendere libri e giornali nei supermercati, senza contare l’assurdità del dover entrare nel supermercato in questi tempi di distanziamento per acquistare un giornale ed i danni a librerie ed edicole…) ho trovato finalmente l’alcool! Alla bellezza di 3,18 euro al litro, una speculazione ignobile a mio parere. Proprio ieri l’Istat ha certificato un aumento generalizzato dei prezzi (ce ne eravamo accorti) tra cui l’aumento dei pedaggi autostradali. Qui rivolgo una domanda all’amico Giuseppe Conte: ma scusate, state discutendo (anche troppo, sarebbe ora di stringere e decidere qualcosa) dei provvedimenti per la ripresa, e permettete che i pedaggi autostradali aumentino, per far ingrassare ancora i concessionari? Con i disastri tra l’altro che qualcuno di questi ha combinato con le manutenzioni mai fatte? E con quello che sta succedendo in questi giorni in Liguria, bloccata dai lavori fatti partire tutti insieme da Società Autostrade (una chiara rappresaglia per le minacce di revoca della concessione)?

Oggi è morto Ennio Morricone, era del ’28 come mio padre. Ha scritto delle colonne sonore indimenticabili, le mie preferite sono quelle di Mission e di Giù la testa ma come dimenticare Per un pugno di dollari? Si era rotto il femore e gli è stato fatale, siamo fragili anche quando siamo grandi…  Nel suo piccolo è morta un’altra piccola celebrità, si chiavama Aldo Capoferri ed era conosciuto come “l’uomo ghepardo” perché andava sempre in giro vestito da capo a piedi con vestiti maculati, dal cappello all’ombrellino: un eccentrico che non faceva male ad una mosca, a suo modo un pezzo di folclore locale. Anche lui aveva 91 anni…

Le cronache locali riportano anche che nel weekend c’è stato l’assalto alle spiaggette sul lago, e nemmeno le pattuglie di vigili ed esercito sono bastate a dissuadere i bagnanti. Nel contempo nel vicino Ticino i contagi sono aumentati e ti credo, questi svizzeri hanno fatto finta di niente come se il virus si fermasse da solo a Chiasso, ed ora ovviamente si teme che i frontalieri che giornalmente fanno la spola lo riportino qua… tra parentesi: ancora oggi in Italia abbiamo 200 contagi giornalieri e ieri una decina di morti: com’è che c’è gente così tranquilla, basta l’estate a spiegarlo o la natura cialtrona dopo il periodo dell’andrà tutto bene e dell’inno nazionale (cantato male) riaffiora prepotentemente? C’è anche qualche criminale, come quell’imprenditore del vicentino che pur sapendo di essere positivo se ne è andato in giro ad impestare gente, e gli va bene che non siamo più all’epoca di Renzo e Lucia quando agli untori facevano fare la fine che meritavano…

L’ex ministro degli Interni ha dichiarato che la Cina ha contagiato il resto del mondo per colonizzarlo economicamente. A parte che non mi sembra che la Cina avesse bisogno del virus dato che già stava colonizzando tutto, per colonizzare bisogna trovare chi è disposto a farsi colonizzare, e se noi vendiamo tutto il vendibile applaudendo pure agli “investitori esteri” che poi fanno e disfano a loro piacere, vedi Whirlpool, vedi Ilva, vedi Roberto Cavalli ma vedine decine e centinaia di altri, la colpa è dei cinesi? La colpa è dei cinesi se da decenni non c’è uno straccio di politica industriale, la colpa è dei cinesi se tra caduta del muro e degli ideali, globalizzazione e berlusconismo (anche senza berlusconi) questo paese si è ridotto, con rispetto parlando, ad un mercato di vacche e baldracche?

Mi rileggo velocemente e penso: ma sono proprio io a parlare o è il mio stomaco indolenzito e incattivito? Di solito sono più soave, leggero, dovrò stare attento o oltre allo stomaco anche il fegato comincerà a lamentarsi… Amiche e amici, bisognerebbe cominciare a pensare a qualcosa di più allegro, più stimolante, come le ferie e il bonus vacanze, o magari le ferie con il bonus vacanze, meccanismo inventato da qualche azzeccagarbugli in vena di furfanterie, se conoscete qualcuno che ha capito come funziona fatemelo sapere…

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Ciao, ni’.

È andato, senza storie, senza lamenti, come è sempre vissuto. Ne ha passate tante che oggi si fa fatica a crederci, adesso la commozione non me lo permette ma dovrò metterle in fila, una dietro l’altra… ciao babbo, ciao Nino.

Ciao, nì

Cronachette della fase tre (17 giugno)

Sembra non voglia più smettere di piovere; non bastasse, da tre giorni verso sera si scatena un temporale con grandinata, ieri mia moglie era fuori in macchina ed ero molto preoccupato. Lei dice per la macchina, ma non è (del tutto) vero. Stamattina per la prima volta dall’inizio di questa storia non sono riuscito a fare la passeggiata fino all’edicola, pioveva troppo; allora ho preso l’occasione ed ho fatto il cavaliere, ho accompagnato in auto mia moglie al lavoro e poi sono andato a prendere il giornale. L’amico Giuseppe se la prende comoda, un pendolare gli tiene il posto permettendogli di andare a fare colazione; questo pendolare, un mio amico di origine abruzzese, lavora al Comune di Milano ma non può fare lo smart working e nel periodo del lockdown, dato che è anche volontario della Croce Azzurra, ha scelto di prendersi una stanza a Milano piuttosto che tornare a casa e rischiare di contagiare gli anziani genitori. Probabilmente, essendo juventino e berlusconiano, sono stati i genitori a chiedergli cortesemente di starsene lontano invece di averlo tra le balle tutto il giorno, ma questa è solo una mia illazione.

Segnali di normalità: l’altro giorno in Italia c’è stato il primo morto in un incidente con il monopattino; era un sessantenne, ci sono rimasto male perché non pensavo che qualcuno della mia età potesse scegliere questo mezzo di locomozione. A mio avviso è molto pericoloso, adatto forse per strade senza buche, e molto rischioso nel traffico. Occorrerà infilare qualche norma ad hoc nel codice stradale, penso. L’altra notizia invece è che operaio scendendo dal tetto su cui stava lavorando è caduto e si è infilzato su un paletto della vicina recinzione, morto sul colpo. Perché queste notizie allegre, direte? Solo perché in questo periodo sembrava che si dovesse morire solo di Covid, e invece no, purtroppo si muore di tutto e non è che scampati dal virus non ci possa cadere un vaso in testa. Questo per essere ottimisti, del resto anche Lazzaro dopo essere resuscitato di qualcosa è poi morto, è la vita.

Ieri sera ho chiamato come al solito a casa, ha risposto la signora che assiste qualche ora i miei, quando non ci sono i miei fratelli (santi); mio padre mi ha salutato, forse scambiandomi per il dottore, dicendo che non lo facevano mangiare, che tenerezza. Chissà che mi inventerò io, se arriverò alla sua età. Ma vale la pena poi arrivarci?

A proposito di pendolari, l’altra sera un ragazzo nigeriano, un rider, uno di quelli che porta a casa la roba da mangiare schizzando in bicicletta di qua e di là, non ha potuto prendere il treno di ritorno da Milano a Como perché Trenord, avendo ravvisato un incremento del numero di questi ragazzi, ha ritenuto di limitare le biciclette che possono salire. Stiamo parlando di mezzanotte, l’ultimo treno utile, il ragazzo ha dato in escandescenze, è stato portato in questura e ne è uscito con qualche contusione. Riflettiamo sul fatto che mentre tutti erano chiusi in casa e questi continuavano a portare da mangiare erano degli eroi; che il numero è cresciuto perché tantissima gente è in casa a lavorare in smart working e non ha tempo e voglia per cucinare (prendete me: prima uscivo dall’ufficio e tutto quello che dovevo fare era andare in mensa e scegliere tra tre primi, tre secondi eccetera: adesso per lo più insalata e affettato…) e che tantissimi arrivano dai paesi o dalle città limitrofe, che devono fare? Devono mangiare anche loro, o no? E’ stato proposto di lasciare le biciclette in deposito. Si, bella idea, chi lo paga? Questi guadagnano due lire e devono pagare il deposito? Senza contare che la bicicletta magari gli serve a tornare a casa, una volta arrivati in stazione… insomma, è un po’ come il monopattino: a problemi nuovi ci vogliono soluzioni nuove…

Perbacco, mi sono accorto di non aver parlato di Stati Generali: ma non saranno anche questi Stati Generali? O tutti dovranno incatenarsi davanti a Villa Pamphili per farsi ascoltare?

Facciamo così: diamoci appuntamento a domani e dedichiamoci a risolvere i problemi del paese, o addirittura del pianeta. Che ne dite, amiche e amici, si può fare? A domani, allora.

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus ( C )

Martedì 2 giugno

Ed eccomi giunto, come promesso, alla fine di questo piccolo diario di vita quotidiana al tempo del coronavirus, un impegno quotidiano portato avanti per cento giorni consecutivi, iniziato all’indomani di quello che oggi sembra un giorno lontanissimo, quel 21 febbraio in cui a fronte dei primi contagi il governo stabilì di dichiarare Codogno ed altri comuni “zona rossa”. Siamo passati dallo stupore, dall’incredulità, ad una sensazione quasi di esagerazione, ad uno smarrimento, uno sgomento, confusi da messaggi e valutazioni scientifiche e politiche contraddittori, e poi l’ansia, la paura, l’angoscia man mano che i morti aumentavano e gli ospedali erano vicini al tracollo; il dispiacere, il dolore della separazione netta e improvvisa da familiari, parenti, amici; la pena, la pietà, per i ricoverati soli, i morti senza funerale; la gratitudine verso medici, infermieri, volontari che si sono spesi senza risparmio pagando prezzi altissimi; la riconoscenza verso gli aiuti internazionali, arrivati da paesi a cui non esitiamo a imporre embarghi; l’indignazione, la rabbia di fronte agli errori, le inadempienze, alle dichiarazioni opportunistiche, alle polemiche sterili e stupide; agli esorcismi magari confusionari, ma molto italiani, dei canti alle finestre, delle bandiere…

Ho attraversato questo periodo da privilegiato, me ne rendo conto e quasi me ne vergogno: in una casa confortevole, con una famiglia unita, senza perdere un giorno di lavoro; ho cercato di mantenere i contatti con gli affetti, gli amici, i parenti, con il telefono, con le videochiamate, anche ritornando sul social che detesto pur di far sentire in qualche modo la vicinanza; non mi sono lasciato andare, ho mantenuto orari normali anche se non ce n’era bisogno, ed un ritmo che dava un ordine, un senso, alle giornate; mi sono ritrovato dentro nuovi riti, la spesa, la pizza, lo spritz, il film, con curiosità, con semplicità. Abbiamo parlato, tanto; ho letto pochi libri, ma ho cercato di mantenermi al corrente di quello che succedeva per il mondo, specialmente in quegli angoli che in TV non vanno mai, e tanto meno in questo periodo dove le notizie riguardavano al 90% contagi e morti.   

Ho imparato parole nuove, lockdown, droplets, chiedendomi perché mai in questo sventolìo di tricolori dobbiamo essere così anglofoni, mi sono adattato a lavorare da casa, in smart working o piuttosto in telelavoro perché non sono proprio smart; ho visto paesi quasi irriderci come ” i soliti italiani” per poi cadere in incubi ancora più grandi del nostro; ho visto con tenerezza gli arcobaleni dipinti dai bambini, “andrà tutto bene”, ma con lo scetticismo dell’esperienza penso che non andrà tutto bene se ritorneremo alla normalità di “prima” e non cercheremo una nuova normalità, più giusta, più equa, più solidale. Una normalità dove si pensi prima di tutto a chi sta peggio, dove il lavoro per tutti ritorni ad essere un obiettivo primario, dove questo paese possa finalmente sentirsi unito senza regionalismi, egoismi, pulsioni separatiste dei ricchi ai danni dei poveri.       

Un paese migliore in un mondo migliore; un paese dove la maggiore aspirazione non sia quella di andare a raggiungere le seconde case, o andare in vacanza in Grecia; un paese dove si riscoprano i grandi ideali, il bene comune, dove chi più ha più contribuisca; un paese che smetta di finanziare chi porta le società all’estero, chi delocalizza, chi sfrutta; che valorizzi l’agricoltura non la finanza, che la smetta di proporsi come Disneyland del mondo, un paese di Arlecchini e Pulcinella, ma riscopra la vocazione manifatturiera almeno nei settori strategici. Questa mi piacerebbe fosse la nuova “normalità”, quella vecchia non mi interessa, è come la ripresa del campionato di calcio: sinceramente, chi se ne frega?

Ringrazio la pattuglia di lettrici e lettori davvero affezionati che hanno seguito e sostenuto questi piccoli scritti, abbiamo intavolato belle discussioni che mi mancheranno; qualcuno ha molto apprezzato le foto finali, effettivamente sempre di buona qualità, concordo con lui; non sparisco ovviamente, anche perché le cronache quotidiane danno tanti di quegli spunti che stare zitti è quasi impossibile.

Osserviamo attentamente quello che accadrà da domani, nella fase tre; speriamo che una valanga di parole non ci sommerga, il medico che dichiara che il virus non c’è più, la PM che esterna sulle responsabilità governative… sarà un fiorire di “io l’avevo detto” e “io avrei fatto così o cosà”, già se ne vedono i prodromi, a partire da oggi, festa della Repubblica, dove dei patrioti all’amatriciana si fanno le loro manifestazioni invece di festeggiare la Repubblica tutta.

Sono contento di aver passato questo tempo con voi, amiche e amici; da queste parti passano solo persone intelligenti (non perché necessariamente la pensino come me, anzi) e questo mi inorgoglisce, oltre i miei meriti. Continuate a seguirmi come io farò con voi, eh? Ci conto…

Buona Festa della Repubblica,

vs. aff.mo GioMag

Dona Flor, amica d’infanzia di Nonna Pina, vi saluta