Ciao, ni’.

È andato, senza storie, senza lamenti, come è sempre vissuto. Ne ha passate tante che oggi si fa fatica a crederci, adesso la commozione non me lo permette ma dovrò metterle in fila, una dietro l’altra… ciao babbo, ciao Nino.

Ciao, nì

Cronachette della fase tre (17 giugno)

Sembra non voglia più smettere di piovere; non bastasse, da tre giorni verso sera si scatena un temporale con grandinata, ieri mia moglie era fuori in macchina ed ero molto preoccupato. Lei dice per la macchina, ma non è (del tutto) vero. Stamattina per la prima volta dall’inizio di questa storia non sono riuscito a fare la passeggiata fino all’edicola, pioveva troppo; allora ho preso l’occasione ed ho fatto il cavaliere, ho accompagnato in auto mia moglie al lavoro e poi sono andato a prendere il giornale. L’amico Giuseppe se la prende comoda, un pendolare gli tiene il posto permettendogli di andare a fare colazione; questo pendolare, un mio amico di origine abruzzese, lavora al Comune di Milano ma non può fare lo smart working e nel periodo del lockdown, dato che è anche volontario della Croce Azzurra, ha scelto di prendersi una stanza a Milano piuttosto che tornare a casa e rischiare di contagiare gli anziani genitori. Probabilmente, essendo juventino e berlusconiano, sono stati i genitori a chiedergli cortesemente di starsene lontano invece di averlo tra le balle tutto il giorno, ma questa è solo una mia illazione.

Segnali di normalità: l’altro giorno in Italia c’è stato il primo morto in un incidente con il monopattino; era un sessantenne, ci sono rimasto male perché non pensavo che qualcuno della mia età potesse scegliere questo mezzo di locomozione. A mio avviso è molto pericoloso, adatto forse per strade senza buche, e molto rischioso nel traffico. Occorrerà infilare qualche norma ad hoc nel codice stradale, penso. L’altra notizia invece è che operaio scendendo dal tetto su cui stava lavorando è caduto e si è infilzato su un paletto della vicina recinzione, morto sul colpo. Perché queste notizie allegre, direte? Solo perché in questo periodo sembrava che si dovesse morire solo di Covid, e invece no, purtroppo si muore di tutto e non è che scampati dal virus non ci possa cadere un vaso in testa. Questo per essere ottimisti, del resto anche Lazzaro dopo essere resuscitato di qualcosa è poi morto, è la vita.

Ieri sera ho chiamato come al solito a casa, ha risposto la signora che assiste qualche ora i miei, quando non ci sono i miei fratelli (santi); mio padre mi ha salutato, forse scambiandomi per il dottore, dicendo che non lo facevano mangiare, che tenerezza. Chissà che mi inventerò io, se arriverò alla sua età. Ma vale la pena poi arrivarci?

A proposito di pendolari, l’altra sera un ragazzo nigeriano, un rider, uno di quelli che porta a casa la roba da mangiare schizzando in bicicletta di qua e di là, non ha potuto prendere il treno di ritorno da Milano a Como perché Trenord, avendo ravvisato un incremento del numero di questi ragazzi, ha ritenuto di limitare le biciclette che possono salire. Stiamo parlando di mezzanotte, l’ultimo treno utile, il ragazzo ha dato in escandescenze, è stato portato in questura e ne è uscito con qualche contusione. Riflettiamo sul fatto che mentre tutti erano chiusi in casa e questi continuavano a portare da mangiare erano degli eroi; che il numero è cresciuto perché tantissima gente è in casa a lavorare in smart working e non ha tempo e voglia per cucinare (prendete me: prima uscivo dall’ufficio e tutto quello che dovevo fare era andare in mensa e scegliere tra tre primi, tre secondi eccetera: adesso per lo più insalata e affettato…) e che tantissimi arrivano dai paesi o dalle città limitrofe, che devono fare? Devono mangiare anche loro, o no? E’ stato proposto di lasciare le biciclette in deposito. Si, bella idea, chi lo paga? Questi guadagnano due lire e devono pagare il deposito? Senza contare che la bicicletta magari gli serve a tornare a casa, una volta arrivati in stazione… insomma, è un po’ come il monopattino: a problemi nuovi ci vogliono soluzioni nuove…

Perbacco, mi sono accorto di non aver parlato di Stati Generali: ma non saranno anche questi Stati Generali? O tutti dovranno incatenarsi davanti a Villa Pamphili per farsi ascoltare?

Facciamo così: diamoci appuntamento a domani e dedichiamoci a risolvere i problemi del paese, o addirittura del pianeta. Che ne dite, amiche e amici, si può fare? A domani, allora.

Bfyne-KOKONG6

Vita quotidiana al tempo del coronavirus ( C )

Martedì 2 giugno

Ed eccomi giunto, come promesso, alla fine di questo piccolo diario di vita quotidiana al tempo del coronavirus, un impegno quotidiano portato avanti per cento giorni consecutivi, iniziato all’indomani di quello che oggi sembra un giorno lontanissimo, quel 21 febbraio in cui a fronte dei primi contagi il governo stabilì di dichiarare Codogno ed altri comuni “zona rossa”. Siamo passati dallo stupore, dall’incredulità, ad una sensazione quasi di esagerazione, ad uno smarrimento, uno sgomento, confusi da messaggi e valutazioni scientifiche e politiche contraddittori, e poi l’ansia, la paura, l’angoscia man mano che i morti aumentavano e gli ospedali erano vicini al tracollo; il dispiacere, il dolore della separazione netta e improvvisa da familiari, parenti, amici; la pena, la pietà, per i ricoverati soli, i morti senza funerale; la gratitudine verso medici, infermieri, volontari che si sono spesi senza risparmio pagando prezzi altissimi; la riconoscenza verso gli aiuti internazionali, arrivati da paesi a cui non esitiamo a imporre embarghi; l’indignazione, la rabbia di fronte agli errori, le inadempienze, alle dichiarazioni opportunistiche, alle polemiche sterili e stupide; agli esorcismi magari confusionari, ma molto italiani, dei canti alle finestre, delle bandiere…

Ho attraversato questo periodo da privilegiato, me ne rendo conto e quasi me ne vergogno: in una casa confortevole, con una famiglia unita, senza perdere un giorno di lavoro; ho cercato di mantenere i contatti con gli affetti, gli amici, i parenti, con il telefono, con le videochiamate, anche ritornando sul social che detesto pur di far sentire in qualche modo la vicinanza; non mi sono lasciato andare, ho mantenuto orari normali anche se non ce n’era bisogno, ed un ritmo che dava un ordine, un senso, alle giornate; mi sono ritrovato dentro nuovi riti, la spesa, la pizza, lo spritz, il film, con curiosità, con semplicità. Abbiamo parlato, tanto; ho letto pochi libri, ma ho cercato di mantenermi al corrente di quello che succedeva per il mondo, specialmente in quegli angoli che in TV non vanno mai, e tanto meno in questo periodo dove le notizie riguardavano al 90% contagi e morti.   

Ho imparato parole nuove, lockdown, droplets, chiedendomi perché mai in questo sventolìo di tricolori dobbiamo essere così anglofoni, mi sono adattato a lavorare da casa, in smart working o piuttosto in telelavoro perché non sono proprio smart; ho visto paesi quasi irriderci come ” i soliti italiani” per poi cadere in incubi ancora più grandi del nostro; ho visto con tenerezza gli arcobaleni dipinti dai bambini, “andrà tutto bene”, ma con lo scetticismo dell’esperienza penso che non andrà tutto bene se ritorneremo alla normalità di “prima” e non cercheremo una nuova normalità, più giusta, più equa, più solidale. Una normalità dove si pensi prima di tutto a chi sta peggio, dove il lavoro per tutti ritorni ad essere un obiettivo primario, dove questo paese possa finalmente sentirsi unito senza regionalismi, egoismi, pulsioni separatiste dei ricchi ai danni dei poveri.       

Un paese migliore in un mondo migliore; un paese dove la maggiore aspirazione non sia quella di andare a raggiungere le seconde case, o andare in vacanza in Grecia; un paese dove si riscoprano i grandi ideali, il bene comune, dove chi più ha più contribuisca; un paese che smetta di finanziare chi porta le società all’estero, chi delocalizza, chi sfrutta; che valorizzi l’agricoltura non la finanza, che la smetta di proporsi come Disneyland del mondo, un paese di Arlecchini e Pulcinella, ma riscopra la vocazione manifatturiera almeno nei settori strategici. Questa mi piacerebbe fosse la nuova “normalità”, quella vecchia non mi interessa, è come la ripresa del campionato di calcio: sinceramente, chi se ne frega?

Ringrazio la pattuglia di lettrici e lettori davvero affezionati che hanno seguito e sostenuto questi piccoli scritti, abbiamo intavolato belle discussioni che mi mancheranno; qualcuno ha molto apprezzato le foto finali, effettivamente sempre di buona qualità, concordo con lui; non sparisco ovviamente, anche perché le cronache quotidiane danno tanti di quegli spunti che stare zitti è quasi impossibile.

Osserviamo attentamente quello che accadrà da domani, nella fase tre; speriamo che una valanga di parole non ci sommerga, il medico che dichiara che il virus non c’è più, la PM che esterna sulle responsabilità governative… sarà un fiorire di “io l’avevo detto” e “io avrei fatto così o cosà”, già se ne vedono i prodromi, a partire da oggi, festa della Repubblica, dove dei patrioti all’amatriciana si fanno le loro manifestazioni invece di festeggiare la Repubblica tutta.

Sono contento di aver passato questo tempo con voi, amiche e amici; da queste parti passano solo persone intelligenti (non perché necessariamente la pensino come me, anzi) e questo mi inorgoglisce, oltre i miei meriti. Continuate a seguirmi come io farò con voi, eh? Ci conto…

Buona Festa della Repubblica,

vs. aff.mo GioMag

Dona Flor, amica d’infanzia di Nonna Pina, vi saluta

Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XXIV)

Mercoledì 18 marzo

Stamattina alle 7 nel tragitto da casa all’edicola ho incrociato tre persone ed abbiamo fatto lo slalom tra i marciapiedi per evitarci. Esco con la mascherina, ovviamente; l’edicolante Giuseppe indossa anche lui una mascherina ma di quelle leggerissime, monouso, e mi ha detto che oggi è l’ultima… oddio, per i pochi clienti che ha non ne avrà molti da infettare. La farmacia del quartiere avrebbe dovuto ricevere una fornitura, mi ero prenotato per averne un paio (una per la suocera anziana) ma non sono stato ancora chiamato, o non sono arrivate o le hanno già finite. Del resto la priorità è la fornitura ai sanitari, e ci mancherebbe altro… gli ospedali lombardi sono ormai al collasso; non capisco perché invece di andare a pensare il mega reparto in Fiera non si sia pensato di usare gli ospedali chiusi per farne di nuovi al tempo di Re Formigoni, tipo quello vicino a casa mia che aveva un reparto di oncologia ristrutturato da pochissimo ed ora chiuso… leggo del sindaco di Vasto (Abruzzo) che si è rifiutato di accogliere contagiati da fuori nell’ospedale del paese; se dovessero fare tutti così che facciamo, ognuno si tiene i suoi? E quando i posti di Vasto non basteranno più per i suoi concittadini (non glielo auguro, sia chiaro) i malati dove se li mette, sindaco, a casa sua?

Le nuove direttive sugli spostamenti prevedono che chi è soggetto a isolamento o quarantena e si sposta venga denunciato per attentato alla salute pubblica (12 anni di reclusione la pena prevista): vedremo se così gli entra in testa…

Qualche buontempone ha parlato di chiusura del Parlamento. Cari onorevoli, cercate di essere dignitosi per favore e pensate a quello che fate. C’è gente che ancora va tutti i giorni in fabbrica, negli uffici, chi assicura i trasporti, per non parlare degli ospedali, i supermercati, le poste… e VOI vorreste rimanere a casa? Prendete le misure che vanno prese ma non fateci assistere per favore a questa stupidaggine che saprebbe tanto di vigliaccheria. Ma come, qui c’è gente che sta a casa ed ha perso il lavoro, che si sta sacrificando e voi vorreste scappare? Spero che se non l’orgoglio almeno la decenza vi impedisca di farlo, sarebbe gravissimo. E l’opposizione dovrebbe rendersi conto che le polemiche di questi giorni sono davvero insopportabili, specie se partono da chi non più tardi qualche giorno fa se ne era andato a sciare in montagna per dimostrare che il governo esagerava e bisognava far ripartire l’economia… il Governo ha stanziato 25 miliardi per sostenere l’economia, ed ovviamente per loro è troppo poco, e come temevo hanno già cominciato a strillare sulla diminuzione delle tasse… ma cari signori cercate di essere seri, i soldi dove li andiamo a prendere poi, ce li mettete voi? Che tra l’altro i 49 milioni della Lega ci avrebbero fatto comodo adesso, sai quante mascherine ci si compravano? Cominciate a cacciar fuori quelli, che poi parliamo del resto…

Ma non voglio arrabbiarmi; nel lavoro da casa c’è almeno qualcosa di apprezzabile: posso tenere la radio accesa quanto voglio (Radio Italia anni 60…), posso alzarmi ed uscire sul balcone dove il termometro sulla parete esposta al sole segna 33 gradi… i vasi sono tutti pieni di boccioli, tra una settimana sarà tutto in fiore, una meraviglia, la natura se ne frega della nostra quarantena…

Sento una mia amica pendolare che purtroppo è ancora costretta a prendere il treno: all’inizio si stava benissimo ma poi le corse sono state ridotte e quindi lo spazio vitale si è ristretto; la sanificazione generale non si è ancora vista. La nostra direttrice del coro lavora in Posta, e anche lì dopo i decessi dei postini nella bergamasca non si sta tranquilli… c’è gente assurda che nonostante gli avvisi di restare a casa va a pagare il bollettino per il Messaggero di Sant’Antonio! Ma dico io, con tutta la venerazione per Sant’Antonio, ma che succederà mai al santo di Padova se pagate il mese prossimo? Un mio amico a cui la ditta ha temporaneamente chiuso sta usando il suo tempo molto proficuamente: prima ha imbiancato l’imbiancabile, poi ha fatto manutenzione alle biciclette e moto di famiglia ed oggi passa al giardino: e poi?

Ryanair ha scritto dicendo che mi offrono di spostare il volo che avevo prenotato ad altre date, senza penali. Va bene un’altra data, ma quando? Settembre andrà bene? Ci penserò.

In Usa ci sono già 55.000 contagiati. Trump fino ad oggi ha fatto finta di niente, adesso con la sanità pubblica che si ritrovano da quelle parti moriranno come mosche. Che devo dire, mi fanno pena perché alla fine la maggior parte sarà povera gente, ma finché non si incazzano e la smettono di eleggere miliardari pazzi ed a credere che se uno è povero è per il castigo di Dio, ci si può fare ben poco. Per dire, Joe Biden, candidato democratico, ha risposto al suo competitor Bernie Sanders che propugna una estensione del sistema sanitario pubblico dicendo che il servizio sanitario pubblico non ha salvato l’Italia dal contagio. Sì, caro amico, ma se non avessimo avuto il servizio sanitario pubblico lo sai come saremmo messi adesso? Con democratici come questo vincerà Trump per altri trent’anni…

Infine, riprendendo la rubrica di ieri, sono costretto a specificare che no, kiwi e arancio non ammazzano il virus: contengono vitamina C che fa comunque bene, specie d’inverno; prendere la mattina un bicchiere di acqua calda con del limone spremuto disinfetta e aiuta ad andare in bagno ma al virus gli fa una pippa; infine gira una mail attribuita ad un ortopedico del Galeazzi (ma santo Dio, ma io dico a chi mette in giro queste cose, ma non vi vergognate?) che naturalmente ha smentito e denunciato chi ha usato il suo nome, che in sostanza dice che certe medicine favoriscono il virus e di non prenderle. Amici, cerchiamo di fare uno sforzo anche noi però: secondo voi un ortopedico che cura le ossa che cacchio c’entra con queste cose? Se fosse vero non sarebbe già stato il Ministero della Sanità a dirlo? Cerchiamo di essere seri anche noi: le medicine si prendono se servono e devono darle i dottori, hanno studiato apposta! Se prendete quello che cacchio vi pare poi non lamentatevi se state male, ma mica per il virus eh? Capisco che in un paese dove fino a ieri c’erano migliaia di immunologi che si rifiutavano di vaccinare i figli la medicina fai da te sia molto sviluppata, ma datevi una regolata! (tra l’altro vorrò vedere quando ci sarà il vaccino quanti salteranno su a dire di non vaccinare i bambini perché altrimenti diventeranno autistici…)

Cari amici, oggi volevo essere un po’ più leggero ma è andata così: adesso vado sul balcone dieci minuti a respirare un po’ d’aria buona, e ci sentiamo domani!

p.s.
mentre chiudo sento alla radio che all’ospedale Cardarelli di Napoli 250 medici si sono messi in malattia, ma mica per il contagio. Non tengono non dico al loro onore, ma nemmeno al discredito che gettano sulla categoria di cui indegnamente fanno parte. Hanno giurato su Ippocrate o Ippocrasso? In tempo di guerra sarebbero considerati disertori e fucilati… comunque basta precettarli e farli andare a prendere dai carabinieri, poi finita l’emergenza per quelli trovati sani e quelli che gli hanno ha firmato il certificato di malattia la radiazione. C’è tanta di quella terra ancora da zappare… quando ce vò ce vò, amici cari.

Dallas Mavericks v Miami Heat - Game Two

Il cero di Rocco

Che bei tempi, amici! Avrete senz’altro sentito della provocazione lanciata dalla brava attrice Gwyneth Paltrow, che ha lanciato sul mercato una candela che a sentire lei ha lo stesso odore della sua vagina.

Riporto dal sito dell’autorevole settimanale Amica:
La candela di Gwyneth Paltrow ha un profumo inaspettato. Sensuale, caldo e intrigante. Gli ingredienti che secondo l’attrice, messi insieme, evocherebbero l’odore della sua vagina, sono il bergamotto, il geranio, il cedro (per cominciare). Un cuore di rosa di Damasco e un finale di semi di ambretta.
La candela è stata realizzata in edizione limitata. Il costo è di 75 dollari.

Non sono abbastanza esperto di candele, nonostante la frequentazione assidua delle celebrazioni domenicali, per distinguere un odore di bergamotto da uno di mandarino; tra l’altro qualche anno fa mi è capitato un incidente sul lavoro, ovvero qualche zelante donna delle pulizie aveva abbondato con l’ammoniaca che mi aveva causato, a causa della necessaria ma prolungata sosta in bagno, una perdita di sensibilità ai recettori olfattivi che solo a distanza di tempo ho ritrovato, e solo parzialmente.

Non potrei quindi assolutamente svolgere il mestiere di “naso”, ovvero colui che nei laboratori di profumeria distingue gli aromi e giudica le mescolanze; mi piacerebbe però conoscere il naso che ha stabilito quale dovesse essere il miscuglio di odori che replicasse la suddetta fragranza, ed in che ora della giornata. Questa storia del naso tra l’altro mi ha sempre fatto un po’ ridere, pensando a quello del racconto di Gogol che se ne va in giro da solo per San Pietroburgo, e non vorrei che ora nasi curiosi si aggirassero per le vie delle città sniffando e odorando afrori intriganti, come golosi cani da tartufo.

Nonostante la simpatia per l’attrice non credo che comprerò la sua candela (anche perché sembra che sia andata esaurita in brevissimo tempo), in casa mi danno fastidio persino gli incensi figurarsi le candele; se però il nostro bravo Rocco dovesse lanciare un cero all’odore di patatina gli troverei senz’altro un posto nell’altarino di famiglia, tra la foto di Mourinho e quella di Montalbano.

gpaltrow

Se l’ Arcivescovo di Costantinopoli si disarcivescoviscostantinopolizzasse, vi disarcivescoviscostantinopolizzereste voi?

E’ questo il quesito che arrovella gli italiani, più ancora che la guerra in Libia, gli omicidi in Iraq o gli aerei abbattuti in Iran: fanno bene o fanno male il principe Harry e la moglie Meghan a rinunciare alle prerogative reali?

Forte della competenza acquisita nelle frequenti letture dei Grand Hotel di mia suocera ho provato a realizzare un personale sondaggio, dato che il campione a tavola mi sembrava estremamente rappresentativo della popolazione sia per età che per sesso che per titolo di studio e distribuzione geografica. La discussione purtroppo ha preso pieghe imprevedibili che riporto succintamente:

  1. Fanno bene! Sai che palle stare tutto il giorno con la Regina
  2. Fanno male! Rinunciano ad un bel po’ di privilegi (questo punto in realtà è stato abbastanza contestato)
  3. Non me ne può fregare di meno (con una frangia estrema di : non me ne frega una mazza)
  4. Qualcuno vuole un altro pezzo di pizza?
  5. Se hanno deciso così avranno trovato chi gli dà un sacco di soldi
  6. Si però ai soldi della Regina mica ci hanno rinunciato
  7. Possibile che dobbiamo parlare di queste minchiate?
  8. E di che vuoi parlare allora?
  9. Bè, per esempio dell’Australia che va a fuoco
  10. Vedi al punto 3
  11. Poverini i koala
  12. Eh, tu pensi ai koala. E le persone?
  13. Ma i koala sono teneri
  14. I koala sono stupidi
  15. E le persone?
  16. Vedi al punto 4
  17. Tanto la Regina li seppellirà tutti, guarda Carlo
  18. Carlo chi?
  19. Tuo nonno
  20. Io ho ancora fame. C’è avanzato un po’ di panettone?

Chi vuole può partecipare al sondaggio, indicando uno dei punti dell’elenco; chi invece vuole impiegare il tempo in maniera più proficua può esercitarsi nella lettura del titolo ad alta voce.

4974023_0931_harry_meghan_4

Il Dubbione

Sicuramente qualcuno rimarrà perplesso se non addirittura scandalizzato dal fatto che un intellettualone del mio calibro segua il programma “I soliti ignoti”, condotto dal bravo Amadeus su Rai Uno, subito dopo il Tg. A dire il vero, ma lo sapete già, preferisco “L’eredità” dove almeno i concorrenti devono possedere un minimo di cultura generale ma che a volte, complice l’emozione o la fretta o la genuina ignoranza dicono degli strafalcioni divertenti e preoccupanti, come ad esempio gli sventurati che hanno fatto diventare cancelliere Adolf Hitler nel 1979, ‘64 o ’48 o la marziana che ha collocato l’eccidio delle Fosse Ardeatine nel ’71.

gli-errori-a-leredita-hitler-grammatica-creat-L-OyHgGp

Da tempo propugno la revisione del suffragio universale: chi non sa niente è propenso a credere a tutto.

In attesa del ritorno dell’amato format, mentre sorbisco il caffè e traffico con la posta elettronica il garbo e la simpatia di Amadeus mi tengono compagnia. Una volta mi faceva compagnia anche il cane, ma da quando è morto vengo abbandonato alle mie lamentele e intemperanze.
Il funzionamento del gioco è semplice: si tratta di abbinare ad otto ignoti la propria identità (ad esempio: “fabbrica cravatte”; “seduce con la danza del ventre”; “fa ballare le dita”…) solo guardandoli; si possono chiedere al massimo tre indizi, che il più delle volte confondono maggiormente invece di chiarire e tre incontri ravvicinati per osservare da vicino qualche particolare dell’ignoto (spesso le mani, per controllare se c’è qualche callo; qualcuno più intraprendente gira intorno alle ignote, per apprezzare non si sa bene cosa). Il montepremi è considerevole ma nel corso del gioco ci sono due “imprevisti”, come nel gioco dell’oca, che possono azzerare quanto guadagnato fino a quel momento.
Infine, per portare a casa il bottino accumulato, viene fatto entrare un tizio ed il concorrente deve indovinare di quale degli ignoti è parente. Solitamente è un congiunto stretto, e bisogna essere bravi in base all’età ed alle rassomiglianze ad abbinarlo con uno degli otto.
Essendo pochissimo fisionomista confesso di sbagliare regolarmente gli abbinamenti, per cui se dovessi partecipare vincerei un bel niente, ma c’è gente davvero brava nel cogliere i particolari, occhi, naso, bocca, orecchie ed ogni tanto qualcuno porta a casa qualche soldino.

A questo punto un sentito “e chi se ne frega delle tue perversioni” capisco che possa anche starci, ma lasciatemi parlare della novità di quest’anno: il Dubbione.

Quando il concorrente ha penato per un’ora per accumulare qualche euro e cercare di capire di chi accidenti è parente quel signore che apparentemente niente ha a che fare con quelli che ha alle spalle ed ha formulato le congetture più fantasiose deve scegliere: e la scelta è irreversibile. Il prescelto si posiziona vicino al parente, musichetta di suspence, scongiuri e tensione : è lui o non è lui?
Ma quest’anno ecco che i misericordiosi autori sono venuti incontro ai concorrenti, alla modica cifra di metà del montepremi conquistato: hai un ripensamento? Non sei proprio sicuro di quello che hai scelto? Esprimi il Dubbione entro dieci secondi, e potrai cambiare cavallo.

E’ davvero utile il Dubbione! A quante e quanti sarebbe piaciuto averlo a disposizione quando una scelta che a prima vista sembrava oculata si è rivelata essere una boiata pazzesca? A quante e quanti è capitato sull’altare di voltarsi verso il testimone, e considerare di star facendo una cazzata? Ah, se ci fosse stato il Dubbione!

Chissà, forse anche un certo politico molto noto per la scelta dei maglioncini sta rimpiangendo di non aver avuto a disposizione il Dubbione dopo aver imboccato una strada incomprensibile e autolesionista… ma meno male che non c’era!

Schermata-2019-09-02-alle-09_19_34-1010x1024

Ancora, senza senso

Stamattina c’è stato un incidente ferroviario con morti e feriti qua vicino, alle porte di Milano. Accanto al silenzio rispettoso per le vittime ed al cordoglio per le famiglie, vorrei che si levasse alta la generale riprovazione per i responsabili, perché responsabili ce ne sono, eccome. E’ di un anno e mezzo fa la tragedia in Puglia, dove si scontrarono due treni; allora i responsabili lombardi si fecero belli dicendo che qua non sarebbe potuto succedere, perché i sistemi di sicurezza, gli investimenti, bla bla. E poi? Miliardi per strade, e strade, e strade, inutili, inutilizzate e qualcuna anche dannosa. E i treni dei pendolari? La manutenzione delle linee? E dei treni? Certo che ci sono responsabili! So già che si palleggeranno la responsabilità tra Trenord e Rfi, no la colpa è tua no la colpa è tua. Intanto delle persone che avevano l’unica colpa di essersi svegliati all’alba per andare al lavoro o a scuola, e si sono fidati di chi avrebbe dovuto trasportarli a destinazione, sono morti o giacciono all’ospedale feriti. Signori politici, sappiate che delle vostre beghe, leggi elettorali, liste bloccate, flat tax ci siamo rotti i coglioni! Lo volete capire si o no? Quando vi deciderete a pensare alla gente che lavora, a chi si fa il culo per tirare avanti questo paese? Traditori della patria e del popolo! Ruffiani e opportunisti, malfattori!

Qui sotto riporto l’articolo che avevo postato un anno e mezzo fa. Che cosa è cambiato? Le stesse domande che mi ponevo sono rimaste lì. E stasera ci sono famiglie in più che piangono.

Si, viaggiare

 

Il paese dei campanelli

Ieri sono stato a teatro per vedere la Vedova Allegra. Una bella rappresentazione, con un’impostazione un pò troppo lirica e delle ballerine un po’ troppo castigate, almeno per i miei gusti. E mi sono reso conto che sono passati più di quarant’anni dai fatti che raccontavo qua sotto; così la vedova era allegra, ma io mica tanto.

L'uomo che avrebbe voluto essere grave

D’estate la Pro Loco “Corporazione del Melograno” organizzava le operette. Anzi, il Festival delle Operette. Compagnie di grido, mica scalzacani. L’avvenimento richiamava pubblico da tutto il circondario, ed era motivo di orgoglio per tutto il paese.

Per un paio d’anni venni ingaggiato come mascherina. Sapete, quelli che accompagnano le persone ai posti. Eravamo un bel gruppetto, carinissimi: i maschi con una divisa azzurro avio, che era poi quella della banda (sospetto che fosse quello il motivo principale per cui venivamo chiamati) e le femmine con una divisa da hostess, con gonna a plissé.

Non venivamo retribuiti, già il fatto di esserci solleticava la nostra vanità; ci godevamo comunque gratis lo spettacolo, e magari riuscivamo a raggranellare qualche mancia. Io all’inizio feci il ritroso, mi sembrava poco serio accettare dei soldi per accompagnare al suo posto qualcuno che sapeva benissimo dove andare ma dopo un po’, vedendo che i miei amici…

View original post 681 altre parole

War is over

Non so più che scrivere. E’ la triste, innegabile verità. Sento di aver dato fondo a tutte le mie risorse e mi manca l’ispirazione: la politica mi ha scocciato, di biciclette rosse ho raccontato in abbondanza, ho svariato dal comico al drammatico e saccheggiato la storia di famiglia.
Forse avrei bisogno di quella bella zappa che vado predicando per i giovani; rimpiango quei bei giorni quando andavo ad aiutare mio padre al lavoro e tornavo a casa stanco e felice.

Come Blade Runner devo dire che tante delle cose che ho visto si sono perse come lacrime nella pioggia, o nel vino cotto. Ho verniciato metri e metri di ringhiera delle mura, ringhiera che ormai non esiste più, sostituita qualche anno fa da una più moderna; ho aiutato a saldare ragni di piombo per gli scarichi dei bagni, materiale ormai fuori legge; ho avvitato sifoni per i bidet delle case popolari con troppa delicatezza, e i proletari avranno avuto sicuramente delle perdite.

A proposito di ringhiere, quest’estate passeggiando con mio padre mi sono fatto raccontare qualche vecchia storia, ed ho così appreso che sia l’asilo del paese (ora in disuso, ma con qualche progetto di utilizzo) sia la scuola (questa ancora in uso come scuola media) sono stati edificati nel 1935.
Ho provocato  il vecchio socialista (che all’epoca però non lo era ancora, e come poteva? Aveva sette anni…) osservando che allora qualcosa di buono quei fascistoni avevano fatto; non si è ribellato come speravo, anzi quando gli ho chiesto come fosse possibile che oggi, con tutte le possibilità tecniche ed economiche non siamo nemmeno più capaci di costruire dei ponticelli, ha scosso la testa e ridendo mi ha detto: “perché oggi vogliono mangiare in troppi”.

Della scuola ricorda tra l’altro quando prese uno scappellotto da un capobastone del partito, perché era andato a scuola con la camicia nera, che andava indossata solo al sabato: senza tener conto, quel testone, che di camicia mio padre ne aveva una sola. Gli chiesi, quando ero più giovane, perché una volta finita la guerra non glielo avesse poi restituito, quello scappellotto: era un poveruomo, mi disse, mica potevo sporcarmi le mani.

Parlando di guerra, ho appena dato un’occhiata ad un osservatorio sulle guerre, che sostiene che in questo stesso momento nel mondo sono in corso conflitti che coinvolgono 67 stati, in praticamente tutti i continenti, con 776 milizie varie impegnate.
Pensare che 45 anni fa domani John Lennon cantava “Happy Xmas (War is over)” fa considerare che sia stato perlomeno poco profetico; chissà cosa avrebbe pensato del mondo di oggi se una nullità non l’avesse ammazzato pochi anni dopo. Avrebbe duettato con Obama? Avrebbe manifestato contro Trump? Può essere.

Sarà anche un po’ di malinconia, un amico se ne è andato, e mi ha fatto pensare che sotto al muro di quella ringhiera abbiamo passato interi pomeriggi a giocare a pallone, coi capitani che formavano le squadre, scegliendo un giocatore alla volta, dai più bravi ai più scarsi, e nessuno si deprimeva ad essere scelto per ultimo, bisogna essere capaci di riconoscere quando uno gioca meglio di te.
E suonava anche bene, e un sacco di strumenti; gli piaceva scherzare e aveva la battuta caustica, quella che con due parole ti fulmina, ed una grande intelligenza, si era messo in testa di imparare il cinese, ce l’aveva fatta ed ho saputo che addirittura era stato chiamato ad insegnarlo nelle scuole.

Sui manifesti funebri ha fatto scrivere solo “Militare – Vittima dell’amianto”,  ma non so se sia la verità o un ultimo scherzo, non era nemmeno militare. Mi sarebbe piaciuto farci un’ultima suonata insieme, sarà per un’altra volta.

(a che numero ero arrivato?)

come-memorizzare-gli-ideogrammi-cinesi_408660b26b08615d7b60064fccd6d84c