Cronachette dalla zona rossa (I)

6 novembre 2020

“Di venere e di marte non si sposa e non si parte, e non si dà inizio all’arte”. Ignaro di questa perla di saggezza popolare il governo ha fatto partire l’inizio del nuovo mini-lockdown da oggi, venerdì: porterà bene? Speriamolo, intanto stamattina mi sono munito della mia bella autocertificazione e sono andato come al solito a prendere il giornale: niente a che vedere con il lockdown di primavera, questo autunnale è blando, lasco: parecchie auto in giro, non ho visto passare auto della polizia o camionette dell’esercito. Ma è presto… del resto stavolta parecchi negozi sono rimasti aperti, gli artigiani lavorano e le fabbriche nemmeno a parlarne. Chi lavorava da casa già da prima, come me, continua a farlo (chissà fino a quando), qualcuno si è aggiunto senz’altro; chi ha dovuto chiudere spero venga aiutato al più presto, senza disperdere soldi e regalarli a chi non ne ha diritto ne bisogno. Certo ci sono disagi anche per chi rimane aperto, la gente è comunque impaurita, non so quanti affari potranno fare. I ferramenta sono aperti, quindi per i lavori di casa non ci sono scuse, stavolta.

Mentre andavo in edicola ho visto una persona, credo del Comune, che faceva le foto agli alberi che danno sulla strada e rilasciano, come loro mestiere in questa stagione, foglie sul marciapiedi. La pulizia spetterebbe ai proprietari degli alberi, ma molti se ne fregano; ad essere onesti meglio le foglie che mascherine, pacchetti di sigarette e cacche di cane, che pure si trovano in abbondanza e vengono rimosse con frequenze da terzo mondo: spero che i proprietari di alberi a foglia caduca, se multati, facciano anche loro le foto e le mandino al Comune, magari con una bella ingiunzione di restituire i soldi delle tasse comunali.

Il direttore generale di uno degli ospedali cittadini ha dichiarato che entro pochi giorni saranno costretti a scegliere chi intubare e chi no, perché i posti sono vicini all’esaurimento. Hanno anche un problema grave di assistenza, dato che molti medici e infermieri sono positivi o in quarantena. Chi rimane è costretto a ritmi massacranti, e comincia a preoccuparsi che non ce la possano fare a reggere. Cosa ha fatto la Regione, a cui è in carico la Sanità, per alleviare queste situazioni dopo che per anni si è prodigata nel dimuire posti letto? Ha forse approntato strutture dove mettere le persone meno gravi, o quelli che devono stare in quarantena e non sanno dove andare? Una beata minchia, direbbe Cetto La Qualunque; ma ci sta bene (a me rode, per la verità) perché stanno lì, la stessa cricca ciello-leghista-forzista, da più di venticinque anni, e qualcuno li ha votati. Poi magari gli stessi diranno che la colpa è di Conte, che il virus ce l’ha portato lui a Wuhan…

Sto considerando che, essendo uno dei fortunati che ha sempre continuato a lavorare (e su questo si sarebbe dovuto lavorare: non sarebbe stato giusto che chi ha continuato a lavorare contribuisse ad aiutare chi ha dovuto chiudere, ad esempio con un 10% dello stipendio trattenuto alla fonte? Questa sì che sarebbe stata solidarietà, eppure non mi risulta l’abbia fatto nessun paese, chissà perché) questa stretta mi cambia poco: la passeggiata serale la farò lo stesso, nelle vicinanze dell’abitazione; alla messa potrò andare lo stesso, senza cantare in coro ma questo penso sarà gradito a tutti i fedeli; dovrò rinunciare solo alla cena settimanale da mia suocera perché è in un altro paese, ma non me la sento di considerare questa limitazione tra i disagi. Magari nel weekend avrei fatto qualche giretto, pazienza, leggerò un po’ di più (spero), mi sono fatto arrivare un bel libro sulla Storia dell’Arte per le Superiori che avevo intravisto su Internet: non ricordavo che i libri di scuola fossero così belli, ai miei tempi erano sicuramente più spartani, e allora lo dico ai ragazzi: ragazzi, con libri così non si può non aver voglia di studiare! Veramente sono stato un po’ preso in giro da mio figlio (Accademia di Brera) che mi ha detto che dato che abbiamo un’enciclopedia dell’arte in venti volumi potrei pure leggermi quella; al tempo, ho risposto, se ci tengono ancora chiusi per un po’, non è detto…

In Usa stanno ancora decidendo chi sarà il nuovo Presidente, per noi se non è zuppa sarà pan bagnato; in Danimarca hanno deciso di uccidere tutti i visoni degli allevamenti perché sembra che uno di questi animaletti si sia preso il Covid, e temevano che si ritrasmettesse mutato all’uomo in una spirale senza fine. Mi dispiace per i visoni, ma meglio loro che noi; del resto apparirò cinico ma non è che avessero una lunga prospettiva di vita, erano destinati comunque a diventare pellicce…

Ieri sera per festeggiare l’entrata in vigore di questa rottura di scatole abbiamo anticipato il rito dello spritz, con i tortellini che avevo comprato alla Coop (grandi sconti, hanno aperto un nuovo supermercato nelle vicinanze, ormai ci sono più supermercati che persone, ma i soldi sono sempre gli stessi dunque se guadagna uno perde l’altro…) poi sono dovuto uscire per un rosario di suffragio, non che sia un particolare appassionato di rosari (mi distraggo, per me è come l’ohm degli arancioni, una forma di liberazione della mente), ma è un modo per stare vicino a chi ha perso una persona cara; comunque quest’anno ne ho recitati troppi, potrebbe anche bastare…

A presto amiche e amici, e buon weekend!

22 pensieri su “Cronachette dalla zona rossa (I)

  1. “se guadagna uno perde l’altro” ecco, l’altro giorno c’era un tipo in tv a parlare della crisi dell’indotto nelle zone piene di uffici, e sembra quasi che chi fa smartworking non mangi ma si attacchi una flebo o si mangi una barretta di Cassani. Ed è bello che l’impiegato che era considerato un fannullone, perché qui c’è qualcuno, forse Zalone, che crede che nella P.A. ci siano ancora i timbri, all’improvviso scopre di avere pure l’indotto. Paradossalmente l’ideale sarebbe proprio il famigerato furbetto del cartellino che va in giro a fare acquisti e fa girare l’economia, in fondo è quello che intendeva il sindaco di Milano quando voleva riaprire gli uffici. Ma di lavoro a remoto se ne parlava già prima del covid come rimedio al traffico delle città. Allora direi che se vogliamo essere cinici su chi curare e chi no, siamolo in tutto, chi non ce la fa chiude, già in tempo di pace c’erano solo ristoratori, mi sembrano un po’ troppi e non si capisce allora perché gli italiani continuino a guardare i tutorial dei cuochi, e poi hanno chiuso miniere, hanno abbandonato zone industriali, alla Sala Borse non ci sono più quelli che si accapigliano, allo stesso modo abbandoniamo i centri direzionali, i centri d’affari. Ma se vogliamo tornare ad affollare le città per sostenere le aziende dei trasporti, allora incentiviamo la criminalità per sostenere l’industria delle armi. Poi, il contributo di solidarietà, da quando faccio smartworking sono più “solidale” con i venditori di carta e di toner e con le compagnie telefoniche…

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    • Alcuni lavori con il tempo diventano obsoleti, e difenderli è impossibile, sono archeologia. Sull’esplosione di ristoranti, bar, bistrot, pub ti do ragione, siccome l’Italia doveva diventare la Disneyland del mondo ci stavamo preparando. Con la cultura non si mangerà, ma col turismo pensavano di mangiarci tutti… e adesso, paradosso ma non troppo, le industrie manifatturiere rimangono a produrre, mentre tutta l’industria dell’ “accoglienza” sta a guardare, b&b e airbnb compresi… sono d’accordo, una regolata ci voleva, certo chi si trova dentro non può essere contento però. Sala e l’indotto, si, anch’io penso che avesse voluto salvaguardare o limitare i danni all’economia della città, purtroppo facendo finta di non capire che qua più si aspetta e più è peggio. Il futuro per molti, anche passato il Covid, sarà lontano dagli uffici, grossi problemi comunque, sindacali, di ulteriore parcellizzazione del lavoro, oltre alla alienazione (almeno, per me è così). Certo, poi bisogna mangiare e quindi di andare in mensa si va a far spesa… ma io preferisco la mensa…

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    • La sua pelliccia non è male, adesso che la guardo meglio. La cintura, anche… 🙂 E’ abbastanza aggressiva, nella foto, so che non è del tutto contenta dell’immagine che si è creata, mi sembra un po’ troppo autocritica…
      Questo blog è notoriamente tollerante verso ogni commistione di genere e di razze, che l’ammore trionfi sempre! Personalmente prediligo relazioni X-Y ma non pretendo di imporre le mie scelte, de gustibus eccetera.

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  2. «Con quella bocca può dire ciò che vuole», ricordi la pubblicità del dentifricio? Era di Marchesi, autore mica male (alla faccia degli autori e comici odierni).
    Bene, a me viene da dire «Con quelle gambe può andare dove vuole», chiaro che mi riferisco alla sberla finale con cui concludi il tuo cahier de doleances, ahimè, così vero.
    Alla prossima. (Signorina, con la tentazione di collezionarle, a smentire i luoghi comuni che vorrebbero certe collezioni esclusiva dei camionisti)

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  3. Ho quasi pensato che ‘sto lockdown del buon governo sia mirato ai negozi di abbigliamento e grandi catene come Ikea etc… non è che qualche fidanzata rompesse un po’ le scatole a “qualcuno” chiedendo «mi accompagni qui? andiamo là? e dai che andiamo a vedere per i regali di Natale» ?

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