Come facevamo quando non c’erano le badanti?

Amiche e amici, sono di ritorno da un piacevole weekend a Sottomarina; le figlie hanno deciso di regalare a mia suocera, in occasione del suo 87° compleanno, una minivacanza per far visita ai parenti. Lei infatti è di origine veneta, emigrata o meglio scappata in Lombardia a 16 anni come tanti in quei tempi per sfuggire alla vita dura e alla miseria; per trovare altra vita dura sì, ma almeno non la miseria. Pian piano ha convinto a trasferirsi tutti i tre fratelli e la madre; ha lasciato qualche parente ed una sorella di cui ha scoperto l’esistenza solo qualche anno fa. Storie di dopoguerra… si pensa sempre all’esodo della gente dal sud al nord, ma l’emigrazione interna dal nord-est al nord-ovest, dal padovano, dal rovigotto, dal polesine, è poco conosciuta.  Erano tempi in cui in Lombardia il lavoro abbondava: lei racconta sempre che, per pagare il mutuo della casa, si licenziava facendosi dare la liquidazione, e subito trovava un altro posto… non era certo schizzinosa: si faceva anche trenta chilometri al giorno in bicicletta (per risparmiare sull’autobus) per andare al lavoro.

A proposito di lavoro, guardando i cartelli affissi e parlando un po’ con le proprietarie dell’albergo dove eravamo, sul lungomare, sembra che ci sia proprio un’emergenza: ristoranti che cercano camerieri, cuochi e aiuto-cuochi, piscine che non possono aprire perché mancano i bagnini, negozi senza commessi… addirittura, tornato a casa, il giornale locale titolava con l’allarme badanti: mancano perfino le badanti per curare gli anziani durante l’estate, ed un espertone consigliava di pagarle di più.

In realtà anche un nipote alla lontana di mia suocera, col quale abbiamo passato la serata di sabato a bere prosecco (prodotto da lui), mangiare carne alla brace e risolvere i problemi del mondo, ipotizzava che se magari alla gente gli si prospetta la giusta ricompensa e le giuste ore di lavoro a lavorare non si sarebbe tanta penuria di braccia; e che trovava ridicolo che dopo aver spinto i ragazzi a studiare, fare i coreuti o i commercialisti, poi ci si lamenti se il cameriere a 600 euro al mese non vogliano farlo. Io naturalmente mi trovavo d’accordo, sintonia che ha avuto la sua apoteosi arrivati al grappino, dove avremmo anche risolto la crisi ucraina con una splendida analisi politico-militare: solo un bigolo come Zelesky può tenere l’esercito a farsi massacrare nelle sacche del Donbass invece di ritirarsi, e invece di chiedere altre armi per portare per le lunghe questa guerra può andare a farsi fottere lui e tutti quelli che continuano a mandargliele, con in testa Draghi, Di Maio e Letta. Forse se al G7 avessero avuto qualche bottiglia di prosecco avrebbero preso decisioni migliori.

A proposito di Letta, qui a Como il candidato del centrosinistra al ballottaggio ha preso una scoppola clamorosa dal candidato di una lista civica. Avevo già dichiarato che un’accozzaglia dove ci fossero dentro Calenda e Renzi (con l’endorsement di Forza Italia!) non l’avrei mai votata e nonostante la presenza di amici di buona volontà non me la sono sentita. Quando ho sentito quello che aveva deciso il G7 (“aiuteremo l’Ucraina finché ce ne sarà bisogno”: ma quanto volete farla durare questa guerra? Ma non vi rendete conto che state contribuendo ad ammazzare un sacco di gente? E che state gettando le basi per un autunno di merda anche per noi, altro che fare i bagnini?) ed anche se si tratta di elezioni amministrative mi è partito un vaffanculo dall’interno e avrei votato chiunque altro, fosse pure stato Belzebù.  Il nuovo sindaco ha in effetti i capelli rossi; peggio dei precedenti non farà di sicuro; ha avuto una giovinezza difficile, orfano di entrambi i genitori già a venti anni, ed ha perso presto due fratelli; insomma si è dovuto rimboccare le maniche, conosce bene la città, spero che usi bene il consenso che ha avuto. Dicono che sia di destra ma a questo punto che vuol dire essere di destra o di sinistra? I democratici americani sono di sinistra? Hanno forse fatto in modo che gli immigrati messicani non muoiano nei container per non incappare nella legge anti-immigrazione, come successo l’altro giorno? O è di sinistra Sanchez, lo spagnolo, che ha chiesto l’ombrello Nato dopo la strage dell’altro giorno di marocchini che volevano passare in territorio spagnolo a Ceuta e Melilla: e che deve fare la Nato, bombardarli pure? Non vi basta averli fatti ammazzare dalla polizia?

Tornando alle badanti: ma come facevamo prima che l’Unione Sovietica implodesse? Cioè, se non fossero venute qua una valanga di moldave, ucraine, bielorusse, russe, polacche, rumene, come avremmo fatto con i nostri vecchi? Prima chi li curava? Ora questa figura sembra normale (lavoro duro tra l’altro, spesso sfruttato e poco considerato) ma non è sempre stato così. E se davvero tutte queste donne dovessero sparire? Le cose sono due: o i vecchi si decidono a morire prima, oppure invece di correre tutti come matti in famiglia bisogna che qualcuno a turno si fermi…

Ma per risolvere anche questo problema mi ci vorrebbe ancora qualche bottiglia di prosecco; magari quando tornerò a Sottomarina… anzi, se volete che risolviamo anche qualche vostro problema, non fate complimenti!

Avrebbero tutti i numeri per risolvere i problemi del mondo, altro che G7!

Se è gialla lasciala a galla

Amiche e amici, è arrivato il gran caldo: temperature sopra le medie stagionali, siccità con fiumi semi prosciugati, paesi che iniziano a razionare l’acqua: ma dove siamo finiti, in Africa? Per fortuna io abito in collina, un po’ di frescura dal bosco che abbiamo alle spalle arriva, specialmente di sera, ed il lago di Como anche se è ai minimi ha ancora tanta acqua da distribuire. Purtroppo nei giorni scorsi ci sono stati diversi decessi, specialmente di ragazzi, che accaldati si tuffavano in acqua e non riemergevano. Si tratta per lo più di stranieri, che non conoscono le insidie: il lago è molto freddo, e se ci si tuffa senza preparazione (che ci dicevano le nostre mamme? Fai passare almeno due ore dopo mangiato, entra piano piano, bagna prima le mani, la fronte e la pancia…) ci si resta secchi. Inoltre la consistenza dell’acqua è diversa da quella del mare, sorregge meno, ed in più ci sono le correnti. Insomma ogni anno c’è qualcuno che affoga, e a nulla valgono cartelli e persino vigili e militari che controllano.

A proposito di Africa, mi è arrivata una simpatica mail che condivido, nel caso qualcuno fosse interessato:
Oggetto: “Moglie bianca beccata a cavalcare 3 preti africani?” (NdA: interessante carriera quella dei preti africani. I nostri ragazzi choosy dovrebbero farci un pensierino)
Titolo: “Come gli uomini delle tribù Masai crescono peni di 14 pollici” (NdA: Ricordavo che i Masai fossero allevatori, ma non che si fossero messi ad allevare peni. Strano che il maestro Alberto Manzi non l’abbia riportato nel suo fortunato libro Orzowei _ questa se la ricorderanno solo i meno giovani_ Comunque 14 * 2,54 = 35,56 cm. è una bella resa. Quanto staranno al chilo, più o meno delle capre?)
Contenuto:
“Questo ragazzo ha eseguito un rituale di allungamento africano e ottenuto risultati ridicoli.
Lui e la sua calda moglie sono andati in Kenya un paio di anni fa solo per scoprire che le piante autoctone davano a ogni locale peni enormi.
La tribù Masai, rinomata nella comunità scientifica per i suoi unici 16 pollici dong e il loro metodo di allungamento ben protetto, ha dato a questo tizio 3 pollici in più nelle prime settimane successive. (NdA: non ho capito se il dong sia una frazione dei pollici o un certificato di qualità)
Non c’è da stupirsi che le star del porno vengano svergognate. (NdA: Rocco Siffredi, vergogna!)
Impressionato dai risultati, fece amicizia con alcuni degli anziani della tribù e riuscì a scoprirne i segreti mentre eseguiva il rituale un paio di volte in più, con gli stessi incredibili risultati.
Si è fermato a 9,2 pollici.” (NdA: che comunque è una buona misura. Con un paio di rituali in più ce la poteva fare. Ma la moglie intanto dov’era?)

Non vorrei apparire invidioso, ma mi pare che un attrezzo del genere sia un po’ scomodo da portare in giro. Tra l’altro ci vogliono anche dei pantaloncini calibrati, non è che tutti possiamo andare in giro con le zucche dei masai attaccate alle cinture.

Ma, per tornare seri, l’acqua sta diventando un grosso problema: io cerco di limitarne l’uso, ad esempio a tavola, sostituendola con il vino. L’ho già detto, ma ricordo una intervista che Fidel Castro concesse a Gianni Minà, da mito a mito: il Lider Maximo disquisiva dell’ossessione degli occidentali per omologare ed omogeneizzare tutte le culture, e si chiedeva: che succederebbe se tutti gli indiani andassero in bagno come fate voi? Il mare sarebbe ricoperto di carta igienica… la cosa mi fece molto pensare, e da allora cerco di limitare anche l’uso della carta igienica. Diciamo che in Italia, a differenza dei francesi, abbiamo il vantaggio di avere dei bidet per poter fare le abluzioni, certo la coperta è corta: non sprecherò carta, ma spreco acqua… mi viene in aiuto allora il film “Mi presenti i tuoi?” seguito del fortunatissimo “Ti presento i miei”, dove Dustin Hoffmann, genitore alternativo, aveva un sistema di risparmio improntato alla norma “se è gialla lasciala a galla, se è marrone tira lo sciacquone”. In realtà ci ho provato per circa una settimana, poi mia moglie ha detto che si era stufata di sentire la mia puzza (quella delle donne profuma, come si sa) e il giallo segnava tutto il water, e se proprio volevo continuare avrei dovuto comprare una nuova casa con due bagni e poi il mio pulirmelo da solo. Ho desistito, ma ogni volta che scarico ho un po’ di rimorso.

Amiche e amici ridiamo perché l’orizzonte è pieno di nuvole (almeno metaforicamente): la pace in Ucraina è ancora lontana, tra l’altro gli ucraini continuano a bombardare il Donbass (ma non erano anche quelli ucraini?); il nostro ministro degli Esteri per caso, d’accordo nel continuare ad inviare armi, è sfiduciato persino dal suo stesso partito (e magari i 5S facessero cadere ‘sto governo, che non risponde a nessuno se non a sé stesso, ma non ci credo); quei tafani (intesi come insetti fastidiosi) dei lituani stanno impedendo ai treni di portare merci a Kaliningrad, l’exclave russa sul mar Baltico, dicendo di applicare le sanzioni stabilite dalla UE, con l’irresponsabile Borrell che gli tiene bordone (non sarebbe ora che qualcuno gli dica di star zitto a questo signore? Che interessi rappresenta? I nostri non credo); non so che c’entri la UE dato che le merci che arrivano non sono europee, ma russe, e la Russia ha diritto di passaggio stabilito da trattati riconosciuti internazionalmente. Faccio presente (non pretendo che lo sappia Di Maio, ma qualcuno magari dovrebbe ricordarsene) che la base che si vuol isolare è piena zeppa di armi, tra cui missili strategici a testata nucleare. Stiamo per assistere ad una profezia che si autoavvera, ovvero i paesi baltici strillano e strepitano per entrare nella Nato per paura dell’invasione russa, provocano l’invasione con i loro atti sconsiderati, e poi ci tocca entrare in guerra per difenderli? Ci mancherebbe solo questa. Già stiamo armando un governo così democratico che ha appena messo fuori legge i libri ed i film russi (sì, fuori legge: quindi se qualcuno si vuol leggere un libro in russo _ scritto dopo il ’91, pare: qua a momenti mettevano fuori legge Dostoevskij_ è soggetto a sanzioni penali) e gli artisti russi che non fanno una dichiarazione contro Putin (per la verità anche il sindaco Sala a Milano l’avevo chiesto al direttore d’orchestra russo: i progressisti…): e questi dovrebbero essere i nuovi europei? Tra poco gli ucraini non potranno nemmeno russare di notte…

Mannaggia amiche e amici, ero riuscito a mantenermi leggero quasi fino in fondo ma alla fine mi è partita la scheggia; sarà che l’amministratore di condominio ha mandato da pagare il supplemento per il riscaldamento e appena finito di bestemmiare ho sentito in TV il cancelliere tedesco (aridateci la Merkel) affermare “le sanzioni fanno male anche a noi ma è giusto sostenerle”. Ah, sì? Allora vorrà dire che manderò il conto a Scholtz… a presto!

Ferroviere lituano.

Qualcosa non quadra

Amiche e amici, la settimana scorsa si è concluso il corso di ballo irlandese. Ho zompettato gioiosamente per un mese districandomi a fatica tra set e figure, reels e jigs; la serata finale è stata rallegrata da torte irlandesi fatte dal volenteroso organizzatore e birra (purtroppo poca, ci sarebbe voluto il miracolo di Santa Brigida d’Irlanda _ che come sapete è la patrona della nostra parrocchia, e non a caso_ ma dato che i partecipanti a questi corsi sono in maggioranza vecchi bolscevici il miracolo non si è verificato). La mia mente ha già cancellato tutto, come già successo per i balli greci, balcanici e del Poitou; in compenso ho un’anca dolorante che necessita di intervento di fisioterapia e speriamo nient’altro.

Ieri si sono svolte le votazione per il rinnovo del consiglio comunale; ero in serio imbarazzo perché per vari motivi nessun candidato mi convinceva, anche se avevo sparsi tra i vari schieramenti amici e conoscenti; alla fine ho votato come al solito, pentendomene un attimo dopo. Speriamo bene; peggio di quelli di prima sarà difficile fare, però a dire la verità diciamo così ogni volta e pare che al peggio non ci sia limite.  Per fortuna Como è bella di suo, certo con i suoi problemi ma meno che in altre parti d’Italia: un mio amico corista che lavora al Villa d’Este mi diceva che hanno sold out e la camera che costa meno sta a 1500 euro a notte (con vista non sul lago, ma sul cortile). Qui, non so se lo sapete, parecchi vanno a lavorare in Svizzera (i frontalieri) dove gli stipendi sono almeno il doppio di quello che si prende qua; infatti c’è penuria di camerieri, di infermieri, di muratori che sono tra le categorie più richieste oltre frontiera. Loro hanno una bella regola: se una ditta cerca personale prima deve cercarla tra gli svizzeri e poi, se non lo trova, può prendere dei  frontalieri. Poiché gli svizzeri certi lavori non vogliono più farli, ecco che sui lavori manuali c’è spazio per gli italiani di frontiera, ma ormai non solo lavori manuali, perché conosco medici, informatici, chimici, grafici…

L’affluenza alle urne è diminuita ulteriormente; la disaffezione è sempre più palpabile. Anche perché, diciamocelo amiche e amici, la gente si è stancata delle balle che ci vengono propinate a ripetizione, sia in politica interna che estera: prendete la guerra in Ucraina, le sanzioni non dovevano portare l’economia russa al collasso? No perché a guardare l’andamento dei prezzi di carburante e gas, i generi alimentari, i valori di borsa e lo spread, nonché il ventilato rialzo dei tassi di interesse, pare che al collasso ci stiamo andando noi, e anche velocemente. Tra l’altro (e se qualcuno mi sa spiegare questa cosa lo ringrazio: come dicevo da altre parti, sono già virologo politologo sismologo e geostratega, non è che posso fare tutto io) perché aumentare i tassi di interesse se fino a ieri ci hanno detto che l’inflazione che si vuole combattere non è dovuta ad un eccesso di liquidità ma ad un difetto di offerta, a fronte della troppa domanda? E quindi a che serve aumentare i tassi di interesse, magicamente avremo petrolio meno caro? E come è possibile avere prezzi più bassi se le sanzioni impediscono alla Russia le esportazioni, e quindi si abbassa ancora l’offerta disponibile? Comunque ieri passando davanti ad un distributore ho visto la benzina a 2,159€ al litro. Però la gente continua a prendere le auto, si vede che il prezzo non è ancora abbastanza alto. In Svizzera, a differenza del nostro governo, hanno deciso di non abbassare le accise sui carburanti. Siamo un paese ricco, dicono, possiamo permettercelo. Io non le toccherei nemmeno in Italia, tanto la gente la macchina la prende lo stesso: bella forza direte, tu lavori da casa, la macchina non la usi, che ti frega se aumenta la benzina? E’ vero senz’altro, ma quello che voglio dire è: se non si convince la gente a lasciare a casa la macchina a questi prezzi, quando si farà? Che ne è del potenziamento del trasporto pubblico e sostenibile?

Ieri un conoscente, un autista di bus in pensione che non vedevo da un po’ di tempo mi ha detto di essere uscito di casa da poco perché dopo aver fatto la seconda vaccinazione di Moderna è rimasto semiparalizzato alle gambe per un mese, riusciva solo a fare dei passettini. Il suo dottore ovviamente gli ha detto che il vaccino non c’entrava niente; mi chiedo su che base, dato che il giorno prima stava bene. Tra l’altro, con fare cospirativo, mi fa: “Ma tu che ne pensi di questa faccenda? Ma non è che poi dovremo ricostruirla noi l’Ucraina, che questi non vogliono nemmeno fare la pace?”. Ho glissato, e che potevo dirgli? Che ormai ho l’impressione che il governo ucraino, sapendo benissimo che il Donbass è perso, punta a fare più danni possibile? Che il grano che manca sono gli ucraini a non volerlo far partire, dopo aver minato i porti (quando avevano sempre detto che erano stati i russi)? Che lo stesso grano è di proprietà per la maggior parte di poche multinazionali, che si sono prese negli anni successivi all’indipendenza gran parte dei terreni fertili dell’Ucraina? Che proprio per questo era stata fatta una moratoria sulla vendita di terreni agli stranieri, moratoria rimossa proprio da Zelesky (con grandi proteste degli agricoltori ucraini, represse e non con fiorellini) su spinta del FMI che l’aveva posta come condizione per concedere prestiti? Che dovevo dire, che dei poveri africani (o dei poveri in genere, compresi i nostri) non gliene frega una beata fava a nessuno, che quello che interessa sono solo i soldi, che gli oligarchi non sono solo quelli russi? Che dovevo dire, che avendo cessato di far politica e zittito la diplomazia ci siamo messi in mano di Erdogan e poi ci lamentiamo se questo vuole le sue contropartite? Insomma, che siamo deficienti e autolesionisti, e permettiamo a personaggi come la Border Linen, Borrell e Michel di darci la linea? A uno come Borrell, che va in giro a dire che la pace verrà decisa sul campo? E sul campo infatti si sta decidendo. Mariupol evidentemente non ha insegnato molto agli ucraini, i russi stanno facendo la stessa cosa che hanno fatto là: se vedete le mappe che pubblica la BBC (i nostri media non ci pensano nemmeno a far vedere le cose come stanno) vedrete che si sta creando una grande sacca, con la tenaglia che si sta stringendo inesorabilmente da nord e da sud: perché insistere nel far massacrare i propri soldati? Per alimentare la narrazione dell’eroismo dei difensori, e la vanità del loro presidente?

Ma adesso basta amiche e amici, pensiamo a cose belle: fa caldo, le spiagge si affollano, è iniziato il conto alla rovescia per le ferie, dagli scatoloni abbiamo estratto magliette, pantaloncini e costumi da bagno: creme solari protezione 5, doposole, siamo pronti! E poi, come diceva quella tale, sarà quel che sarà. A presto!

Benzinaia felice alla fine della giornata lavorativa

E se dicessi che del giubileo della regina me ne frego?

Amiche e amici, guardando i telegiornali di questi giorni ho la strana sensazione di essere diventato un suddito di sua maestà. Per carità, meglio la sua faccia simpatica che quella del suo primo ministro, sono ammirato dalla sua vitalità e le auguro ancora lunga vita (non so se i suoi eredi saranno d’accordo), ma sinceramente la cronaca dei festeggiamenti, del concerto, del corteo reale, della corsa di cavalli, la rievocazione degli anni di regno (secondo me tra l’altro portano un po’ sfiga, sa tanto di coccodrillo anticipato)  mi interessano quanto la visione del processo a Johnny Depp (o alla moglie, non ho ben capito) che i nostri media ci hanno propinato quotidianamente. Se non ricordo male mi pare che siamo una repubblica e guidiamo a destra: perché questo interesse per la regina? Capisco che, dato il panorama dei governanti non proprio esaltante, uno sia portato a dire “dateci la regina pure a noi”, ma insomma di cosette in giro per il mondo più importanti mi pare ce ne siano parecchie.

Domenica prossima qua si voterà per rinnovare l’amministrazione comunale; per quanto mi riguarda si potrebbero prendere delle persone a caso e non farebbero certo peggio di quelle uscenti, invece ancora una volta si assisterà alla ricerca del meno peggio. Mi sto convincendo in realtà che di meno peggio non ce ne siano: il centrodestra in questi cinque anni ha solo litigato buttando tutta la colpa sul sindaco, che sicuramente di suo non ha brillato ma era di certo male accompagnato;  la candidata del centrosinistra, in teoria favorita dati i risultati (non) ottenuti dagli avversari, è appoggiata da cani e porci (tra cui Renzi , Calenda ed i radicali); per prendere le distanze una ex deputata si è presentata con una lista civica, sostenuta tra gli altri da Clemente Mastella (forse il più lucido di tutti, ma non pensavo che ci fossero ancora mastelliani in giro); poi c’è un Masaniello locale che staziona in consiglio comunale da una ventina d’anni ed ogni volta spera sia il suo turno; una lista M5S che si intitola No-Inceneritore, peccato che ce l’abbiamo già e mi porta il riscaldamento: vorranno toglierlo? Ed infine una lista di sinistra dove metà dei candidati appartengono alla stessa famiglia. Ieri ho incontrato un anziano vicino, che non vedevo da un po’, mi ha raccontato che la moglie è caduta dal letto e lui, tentando di rialzarla, si è incrinato tre vertebre e due costole: ma a parte questo è rimasto combattivo, ed abbiamo finito per parlare di politica, dove mi ha detto che non vota più da 30 anni, non ritrovandosi in nessuno dei partiti della cosiddetta seconda repubblica, ed ho ripensato alla canzone di Venditti, Prendilo tu questo frutto amaro:

È una questione politica,
‘na grande presa per culo,
in questa nuova Repubblica
non mi somiglia nessuno.  

Poi ci sarebbero anche i referendum sulla Giustizia. Se chiedessero a qualsiasi italiano: “secondo lei, la Giustizia in Italia funziona”? Risponderebbe senza dubbio di no. Che possa migliorare facendo decidere ai cittadini se è meglio che un pubblico ministero non possa poi passare alla carriera giudicante (ammesso che uno abbia idea della differenza) ne dubito fortemente. Secondo me migliora semplificando le leggi, aumentando il personale, spingendo sull’informatizzazione,  stanziando risorse e soldi, specialmente alla giustizia civile: del resto i Migliori non hanno mica presentato in Parlamento una nuova, ennesima, riforma? E allora perché devono rompere le scatole a noi, insomma, siamo già virologi, sismologi, geostrateghi, possibile che dobbiamo pensare a tutto noi?

L’Ucraina ha perso le qualificazioni ai mondiali di calcio come un’Italietta qualsiasi: se ci fosse stata la giuria popolare sarebbe probabilmente già in finale. Nel frattempo la guerra prosegue senza sosta, si continua ad inviare armi, di negoziazione non se ne parla più. Sul Baltico esercitazioni Nato congiunte con Svezia e Finlandia, speriamo che a nessuno scappi il dito sul pulsante rosso.

E’ finita l’Eredità, e adesso cosa faccio prima di cena? A presto amiche e amici!

Chiedo un consiglio a lei, magari mi illumina

Ancora balli, che balle!

Amiche e amici, sabato sera sono stato trascinato da amici pensionati al Dopolavoro Ferroviario, dove i due frequentano un corso di ballo. L’esca è stata uno spettacolo di cabaret, a cui sarebbe seguita una cena a buffet: lo spettacolo è stato così così ed anche il buffet, stranamente, non era un granché. Mi sono meravigliato molto perché di solito questi pensionati non si fanno commiserare quando si tratta di mangiare e bere, e mi sono detto che allora sono meglio i miei pensionati del ballo del martedì (a proposito, quest’anno ho già mischiato balli greci, balcanici, del Poitou ed ora irlandesi, tutti con lo stesso esito disastroso), che almeno spesso portano torte e vino buono (al quale contribuisco volentieri anch’io). Così, finito il leggero buffet, gli arzilli e soprattutto le arzille ballerine hanno cominciato a danzare, e dopo qualche minuto il più vispo di tutti ha lanciato una proposta alla quale era difficile rifiutare: chi vuole gli spaghetti con la ‘nduja? Mi sarei aspettato che so, che tra gastriti coliti e diete la metà avrebbe rifiutato: e invece col cavolo! Hanno alzato tutti la mano, compresa una ultranovantenne in carrozzella: alla faccia! Io non sono estraneo alla ‘nduja, ogni tanto un mio amico calabrese me ne porta un po’ e la uso con parsimonia in qualche sughetto: ma non avevo mai mangiato spaghetti conditi SOLO con ‘nduja! Ho capito da dove trovano tutta quella energia,  perché sono andati avanti fino a mezzanotte a ballare: è il carburante! Ovviamente, vedendo una coppia nuova e abbastanza in gamba, hanno cercato di coinvolgerci per il prossimo corso che inizierà a settembre: fortunatamente nello stesso giorno ho le prove del coro, ed ho potuto glissare senza prendere impegni. Ho avuto anche un flash, forse colpa della ‘nduja, in cui mi vedevo con pantaloncini corti e camicia a fiori partecipare a balli di gruppo, ed ho provato un brivido di raccapriccio.

C’è gente, invece, che di andare in pensione non ne vuol sapere: prendete Berlusconi, che dopo una settimana di amarezze ieri ha avuto una grande soddisfazione: il suo Monza è in serie A! Un’altra promessa mantenuta (o forse l’unica). All’inizio di questa avventura aveva dichiarato che i giocatori della sua squadra avrebbero dovuto essere tutti italiani, con i capelli corti e senza tatuaggi e orecchini (in pratica dei venditori di Mediaset): confesso di non aver seguito molto l’evoluzione, ce l’avrà fatta? Comunque attendo con curiosità il prossimo derby Inter-Monza.

A proposito di carburante, la UE dovrebbe decidere in questi giorni se stabilire ulteriori sanzioni contro la Russia. Finora sono riusciti (con i nostri Migliori complici) a mettere in ginocchio le nostre aziende esportatrici e far aumentare gas e petrolio di un ulteriore 30%; il rublo che doveva crollare si è rafforzato (ma ieri sera quel cervellone di Tito Boeri diceva che è normale, in realtà la loro economia “vera” è in difficoltà _ la nostra invece va a gonfie vele _) e le esportazione russe verso i nostri concorrenti asiatici sono aumentate a dismisura. Sul campo le cose si stanno mettendo come era naturale, gli ucraini mal consigliati non hanno voluto negoziare quando era possibile ed ora l’unica cosa che stanno facendo è chiedere un incontro faccia a faccia Zelensky-Putin: per discutere di che? Di chi suona meglio il piano con il piffero? Per ritardare l’inevitabile quei geni degli americani, inglesi e anche danesi vogliono dare agli ucraini i missili a lunga gittata (300 km.)  con i quali dovrebbero fermare l’avanzata, e serviranno solo a mettere a rischio le popolazioni lontane dal fronte e prolungare ancora di più la guerra; gli estoni (ma dobbiamo andare a rimorchio di quella cacca di mosca che è l’Estonia, che tutta intera non raggiunge la popolazione di Milano?) propongono una bella coalizione dei volenterosi, come se non fosse bastata quella in Iraq, per forzare il blocco russo nel Mar nero e scortare le navi con il grano verso i popoli che soffrono la fame. A parte che le mine le hanno messe gli ucraini per non farsi attaccare dal mare e che gran parte del grano in partenza è diretto a noi e non a chi ha fame, è davvero encomiabile questo afflato umanitario. Non ce ne è mai fregato una mazza degli africani, si vede come li trattiamo quando cercano di venire qua con i barconi proprio perché hanno fame, ed ora ci preoccupiamo che non subiscano le carestie per colpa dei cattivoni russi. Be’, se proprio ci preoccupassimo davvero, invece di spendere 50 miliardi in armi come l’occidente sta facendo si poteva sfamare tutta l’Africa e vicinato; ci preoccupiamo così tanto che ieri sul giornale c’era scritto che la civilissima ex-neutrale Svizzera butterà via 600.000 dosi di vaccino perché in scadenza: cioè noi ci siamo vaccinati quattro volte, e non basta, in Africa nemmeno il 10% però riusciamo anche a buttar via le dosi. Ma quanto saremo ipocriti?

Detto ciò, amiche e amici, sono contento che ieri sera sia finalmente finito quello strazio che è diventato Che tempo che fa e mi auguro ardentemente che l’anno prossimo venga cancellato dal palinsesto; mi dispiace per l’Eredità, che sta chiudendo anche lei, ma spero che almeno lei torni. A presto!

Mi sembrano abbastanza volenterose. Quasi quasi mi aggrego.

Cambia il vento?

Amiche e amici, innanzitutto permettetemi di complimentarmi con gli odia i cugini milanisti ai quali graziosamente abbiamo concesso questo scudetto, dopo anni di vacche magre. Sono contento per l’allenatore Pioli, un signore, che ha allenato anche l’Inter per qualche mese nel 2016-2017 ma con poca fortuna. Ieri sera ho sentito pochi stanchi strombazzamenti: quanto manca l’entusiasmo di Galliani e Berlusconi!

E invece quante amarezze per quest’ultimo! Non basta esser diventato presidente del Monza, ma ora persino amazzoni miracolate della prima ora come Mariastella Gelmini, la ministra del tunnel di neutrini dal Cern al Gran Sasso, si permettono di criticarlo peraltro per una delle poche cose giuste che gli è scappato di dire, ovvero che se uno vuole che Putin si sieda al tavolo della pace sarebbe meglio non continuare a dargli del pazzo, del criminale o del macellaio come fa il suo coetaneo ma molto meno lucido (ed è tutto dire) presidente degli Stati Uniti.  Quanta ingratitudine a questo mondo!   

Eppure, come avevo suggerito fin dall’inizio, l’unico uomo sulla terra che avrebbe potuto impedire la guerra era lui, se solo fosse stato interpellato. Invece si è lasciato fare alle varie oche giulive Border Linen, Borrell, Stoltenberg (nomen homen), Michel, Guterres, Gentiloni (con rispetto parlando), per non parlare dei nostri ministri per caso che non voglio nemmeno nominare. Lui avrebbe scritturato Zelensky per una qualche fiction su Canale 5 (magari incentrata su una vicenda autobiografica di un uomo che suonava la pianola con l’uccello e si è ritrovato a fare il presidente continuando a ragionare con la medesima appendice) e rievocato con Putin i bei tempi dei lettoni a forma di cuore: un accordo si sarebbe trovato, eccome se si sarebbe trovato.

Mi sembra tuttavia che stia cambiando l’aria: ieri quei pericolosi sovversivi del New York Times hanno posto a Biden una semplice domanda: ma hai idea di quello che stai facendo? Perché la guerra sta costando caruccio, mr. President, e se il tuo obiettivo era quello di rovesciare Putin pare proprio che non stia funzionando. E che gli aiuti al governo ucraino non possono essere illimitati, bisognerà dirglielo perché se no quelli magari si fanno strane idee. Manco a farlo apposta dalla Francia un ministro si è fatto scappare che per l’ingresso dell’Ucraina nella UE ci vorranno 15-20 anni (la Border Linen poverina era pronta a farli entrare in settimana, ed anche il Migliore dei Migliori ha assicurato che appoggerà la richiesta, tanto per far capire quanto ci sta capendo di tutta la faccenda).  E anche la Germania ha detto che per l’ingresso nella UE le condizioni vanno vagliate attentamente. A questo punto un governo ragionevole dovrebbe capire che lo stanno usando e pigliando per i fondelli, e che dietro le grandi pacche sulle spalle lo stanno per far fuori: continuano a dire che negozieranno solo quando i russi se ne andranno ma non credo che questi ne abbiano la minima intenzione, hanno appena messo in linea anche i carriarmati Terminator… sempre un governo ragionevole dovrebbe affrettarsi a negoziare prima che gli chiudano l’accesso al mar Nero, dopo aver perso quello al Mar d’Azov, ma evidentemente non ci tengono molto. Pensano ancora di vincere la guerra? Non è mica l’Eurofestival…

Nel contempo Finlandia e Svezia, partite in tromba per entrare nella Nato, si stanno ponendo il piccolo problema che, finita la neutralità, la Russia gli piazzerà (lo sta già facendo) delle basi atomiche vicino alla frontiera, e si stanno rendendo conto che le prime bombe che eventualmente partiranno saranno per loro. Ma come mai, si sono chiesti, noi non intendiamo mica far mettere basi alla Nato nel nostro territorio! Ah, no? E allora che volete entrare a fare nella Nato, per giocare a carte con Stoltenberg? E noi che ci lamentiamo di Di Maio… l’unica speranza è che Erdogan tenga duro e continui a porre il veto, ma temo invece che in cambio dei curdi, di armi e di soldi alla fine acconsenta. Teniamo d’occhio la faccenda, perché se davvero dovessero barattare i rifugiati curdi in cambio dell’ingresso nella Nato sarebbe una delle più grandi porcate della storia: all’Irak, lo ricordo per chi ha poca memoria, è stata fatta una guerra devastante con false accuse di armi di distruzione di massa e per difendere i poveri curdi gassati da Saddam. Se li bombarda Erdogan invece va bene, o se li tiene in carcere decenni, come Ocalan (tradito da noi, ricordiamo anche questo, e dal governo “amico” di Massimo D’Alema).

Comunque il cielo è blu, il sole è sempre più caldo, non ho il condizionatore quindi non ho nemmeno scrupoli ad accenderlo; per risparmiare acqua mi lavo meno, tanto non devo andare in ufficio; la prossima volta sarò più leggero e vi racconterò dei progressi nei balli popolari, dei quali sono sicuro siete in ansia di conoscere gli sviluppi. A presto!

Onore al merito!

Alla canna del gas

Ieri mi è arrivata la bolletta del gas, periodo gennaio-aprile: l’aumento rispetto allo scorso anno, a parità di consumi, è stato del 47,7%. Quasi il 50%, che mi aspetto verrà abbondantemente superato con la prossima bolletta, dato che si sentiranno anche gli effetti della guerra! Per fortuna il gas a me serve solo per cucinare e per farmi la doccia, ma comunque gli effetti si faranno sentire anche sul riscaldamento perché , pur essendo alimentati dal termovalorizzatore (quello che finalmente sembra si stiano decidendo a costruire anche a Roma) il prezzo che ci viene imposto non è quello del costo dell’incenerimento più un giusto guadagno, ma è indicizzato al costo di gasolio e gas: non è una stupidata?

Gli Usa hanno annunciato uno stanziamento di 40 miliardi di dollari per aiuti all’Ucraina, in gran parte armi: soldi di contribuenti americani sottratti ad utilizzi ben più utili, quando la loro inflazione è vicina al 9%; proprio stamattina la UE per bocca di Borrell ha annunciato altri 500 milioni di aiuti, sempre in armi (mi pento di aver sostenuto questa UE quando c’era chi voleva abbatterla. Sono degli irresponsabili patentati, dalla Border Line a Borrell a Michel a Gentiloni, quello che si alza al G20 quando parla il delegato russo: se devi andare in bagno almeno alza il dito. La UE così non solo non è utile, è dannosa e pericolosa); noi italiani nel nostro piccolo ne abbiamo messi sul piatto 150 milioni, ma non è mica finita qua. Io ritengo tutto questo osceno; chi fin dal primo momento giustificava l’invio di armi dicendo che avrebbe aiutato il raggiungimento della pace mentiva spudoratamente, e fesso chi gli ha creduto: non si sa invece quando e se finirà, e come andrà a finire. Come tanti Tafazzi ci stiamo facendo del male da soli, noi europei dico e noi  italiani in particolare. Miliardi di esportazioni al vento, miliardi da spendere in più per comprare gas e carburante, aumento delle spese militari e tutto questo perché? Per “l’integrità territoriale” dell’Ucraina? Ma se fino a due mesi fa non sapevamo nemmeno dove fosse il Donbass, nonostante ci fosse la guerra da otto anni! L’altro giorno parlavo con una amica della Caritas, che comincia anche lei a non sopportare più la situazione. Tutti gli aiuti si stanno dirottando verso l’Ucraina (e a volte non si sa nemmeno che fine fanno) mentre tutto il resto è stato ridotto drasticamente, persino gli aiuti alle missioni hanno raccolto pochissimi fondi.

E allora adesso devo dirlo, prima che sia vietato: basta con l’Ucraina. Facciamoci i fatti nostri, di italiani, di europei, difendiamo i nostri interessi, che di valori ne sono rimasti pochi. Se l’avessimo fatto da subito tutto sarebbe già finito da due mesi, la situazione sarebbe già stabilizzata, non si rischierebbe la guerra mondiale (atomica) e gli ucraini non avrebbero patito tanti lutti e distruzioni. Come De Benedetti dico: non m’importa chi ha torto e chi ha ragione. Se gli Usa e la Gran Bretagna vogliono fare la guerra la facciano ma non è nostro interesse seguirli su quella strada. Non è chiaro ai “migliori” che ci governano che la guerra la stanno facendo anche a noi?

Adesso vi lascio, amiche e amici. Spero di non tornare più su questo argomento, in realtà sono disgustato e scriverei solo di Olena, Nonna Pina & c. ; questi sono matti, cari miei, e ci stanno portando verso la guerra mondiale, ed il bello è che tanti incoscienti li seguono di buon grado, tutti allineati e coperti dietro ad un anziano cowboy p(erit)atetico e ad un clown dai capelli improbabili. A proposito di quest’ultimo, non credo che la regina Elisabetta non sia andata alle camere perché non riusciva a camminare. E’ perché a parlare con un coglione ne serviva un altro, perché si sa che vanno sempre in due. Adesso vado a fare la doccia, prima che ci stacchino il gas. A presto!

Nel bagno non ho trovato lei. Peccato!

Tre stelle per Olena – 31

«Lei dov’è?»
Gennadi Yagushinsky, assorto nello studio della mappa della zona, sta cercando di determinare i punti migliori dove piazzare l’artiglieria per l’imminente offensiva quando un rumore improvviso lo fa sobbalzare. Istintivamente porta la mano alla fondina della pistola e si volta di scatto, pronto a sparare. Alla vista della persona entrata nella stanza si rilassa, e un accenno di sorriso gli distende le rughe del volto.
«Capitano Smirnova, mi stava facendo prendere un colpo. Come ha fatto ad entrare? No, lasciamo stare, non lo voglio sapere, anche se per colpa sua dovrò punire le sentinelle. Come mai da queste parti, non era in congedo? Se l’hanno richiamata le cose devono andare davvero male… o è una visita di piacere? Le sono mancato?» chiede l’uomo in tono beffardo, invitando l’ospite inatteso a sedersi.
«Gennadi, non fare il cretino. Guardati, sei ancora colonnello e al fronte: a chi hai pestato i piedi stavolta? Non riesci proprio a tenere a freno la lingua. O la moglie di qualche generale si è lamentata dei tuoi… servizi?» lo provoca l’intrusa, rimanendo in piedi.
Il colonnello Yagushinsky, erede di una antica famiglia nobile, quando in Russia c’era ancora la nobiltà, fissa la donna che ha di fronte, con un filo di rimpianto.
«Sei sempre bella, Olena. Ancora non capisco perché non hai voluto sposarmi.»
«Te l’ho detto allora e te lo ripeto, Gennadi: non sei il mio tipo. E poi eravamo entrambi sposati, te ne sei dimenticato? Comunque smettila di tergiversare, non ho molto tempo: lei dov’è?»
Il colonnello, raddrizza le spalle e sistema l’uniforme che cade ancora bene sul corpo atletico, nonostante i sessanta anni suonati e il consumo non episodico di vodka. Corruccia le labbra, e guarda fuori dalla piccola finestra che illumina la stanza.
«Non lo so» risponde laconicamente.
«Non lo sai? Gennadi, non stiamo parlando di un mazzo di chiavi. E’ uno dei tuoi ufficiali, che vuol dire che non lo sai?»
«Vuol dire quello che ho detto, non lo so. E’ scomparsa, se ne è andata.»
«Ma che stai dicendo, scomparsa? Ha disertato? E’ stata catturata?»
«Non proprio Olena, non proprio»
Olena si avvicina all’uomo e gli sibila in faccia:
«Gennadi, parla o ti stacco le palle. Che è successo a Nastya?»
Yagushinsky inspira profondamente, indeciso se rispondere, ma lo sguardo glaciale che si trova davanti lo convince.
«Sembra che sia andata là sotto» dice indicando con un gesto della mano la direzione da cui arriva il rumore attutito di colpi di cannone.
«Là?» ripete Olena, incredula «Dentro l’acciaieria?»
«Sì, nell’acciaieria» risponde il colonnello, abbassando lo sguardo.
«Ma perché avrebbe dovuto andarci? E’ assurdo, perché non l’hai fermata?»
Le labbra di Gennadi si contraggono in una smorfia rassegnata.
«Fermarla, come se fosse facile. Ti ricordi com’eri tu a vent’anni, Olena? Ha preso tutto da te, sai? Gli occhi però sono di suo padre, l’italiano. A proposito, gliel’hai detto finalmente?»
«Non sono affari che ti riguardano» taglia corto Olena, e continua : «E quindi che hai intenzione di fare, hai attivato le ricerche, manderai le squadre speciali?»
«No. Niente da fare, è troppo pericoloso. L’ordine è di sigillare entrate e uscite ed aspettare»
«Cazzo, Gennadi, quindi la lasciate là sotto? Ma si può sapere che pensava di fare, voleva espugnare l’acciaieria da sola?»
Il colonnello fissa Olena negli occhi.
«Sapevi che il ragazzo di tua figlia è ucraino?»
«Che cosa? Ucra…» riesce appena a dire Olena, prima di sedersi tenendosi la testa tra le mani, e chiedere sgomenta «Ha tradito?»
«Per quanto ne sappiamo no, non ha tradito. Solo che sembra che lui sia stato ferito e lei si è messa in testa di tirarlo fuori. Peccato che i suoi compagni non facciano uscire nessuno, e del resto é probabile che lui nemmeno voglia saperne di uscire»
Olena lo guarda, quasi senza comprendere quello che dice. Infine chiede, conoscendo già la risposta:
«Quindi non farete niente per aiutarla, giusto?»
«No Olena, te l’ho detto. E’ stata una sua scelta, non possiamo rischiare altre vite per un colpo di testa. E poi…» inizia a dire Yagushinsky, fermandosi improvvisamente.
«E poi cosa? Cosa avete in mente di fare?»
«Bombe termobariche. Tra qualche ora là ci sarà solo un enorme cratere.»
Olena impiega qualche secondo a realizzare l’enormità di quello che il colonnello sta dicendo.
«E’ deciso?»
«Sì, è deciso»
«Fammi andare là sotto, Gennadi. Puoi fermarli per 48 ore?»
«No, Olena, non posso»
«24 ore Gennadi, dammi almeno 24 ore! Me lo devi!» supplica Olena, stringendo entrambe le mani al colonnello.
Gennadi Yagushinsky guarda la donna che ha davanti, ammirato.
«Non molli mai, vero? Va bene, del resto ti devo ancora un favore, ammesso che questo sia un favore. Vada per 24 ore, non un minuto di più.»
Olena sorride, riconoscente.
«Mi devi ben più di un favore, Gennadi. Ti ho salvato la vita almeno tre volte… » poi, scuotendo la testa, chiede al suo vecchio compagno:
«Come è successo tutto questo, Gennadi? Eravamo tutti sovietici, comunisti, eravamo fratelli!»
«Sovietici forse, comunisti evidentemente non molto. Di che ti meravigli, è dai tempi di Caino e Abele che i fratelli si ammazzano.»
«Non sei stanco di tutto questo? Ancora morti, e perché? Per far sventolare bandiere di colore diverso, quando la gente vorrebbe solo vivere in pace»
«Stai diventando sentimentale, cara mia. Te lo dicevo che era uno sbaglio tenere la bambina… Sono un soldato, tu più di tutti dovresti saperlo. Combatto per il mio paese, giusto o sbagliato che sia, comunque non sta a me giudicare le scelte politiche. Sono un professionista, è il mio mestiere e cerco di farlo meglio che posso. Non ci tengo a finire i miei giorni rincoglionito in un ospizio, meglio morire finché sono vivo.»
«E tu invece sei diventato cinico, Gennadi» constata Olena con amarezza.
«Disilluso, forse… ti ricordi quando credevamo che il mondo potesse cambiare? Questo è quello che è rimasto» dice il soldato, mostrando le macerie con un gesto stanco.
«Gennadi, dimmi una cosa. Almeno vinceremo?»
«Ascolta bene quello che ti dico Olena: qua nessuno vincerà. Nessuno.»

What a great idea!

Amiche e amici, stavo sprofondando nella depressione più profonda quando il pirotecnico premier inglese ha lanciato l’ideona: deportare gli immigrati clandestini in Ruanda! Al modico costo di 120 milioni di sterline si toglie dai piedi una decina di migliaia di richiedenti asilo, che dice gli costano sui 5 milioni al giorno in alberghi e gozzoviglie come mangiare e bere. Il Ruanda, la cui accoglienza è proverbiale nell’universo creato, è ben lieto di ricevere gli ospiti forzati, e sostiene che userà i soldi ricevuti per far star meglio sia autoctoni che immigrati. Che afflato umanitario e altruistico! Gli altri paesi si stanno mordendo i gomiti, perché non ci hanno pensato prima? Anche se, a rifletterci, non è poi tanto diverso da quanto facciamo noi con la Libia, con la differenza che la Libia è più vicina e gli immigrati vengono fermati prima di partire. Forse a questi poveretti converrebbe essere mandati in Ruanda, piuttosto che nelle galere, pardon, nei centri di detenzione libici.

La guerra in Ucraina va avanti; ha voglia il Papa a sgolarsi che non è con le armi che si arriva alla pace, ma figurarsi se tra questi cristianoni che governano, sempre pronti a battersi il petto a favore di telecamera, ci sia qualcuno che gli dia retta. Qualche timido belato di protesta contro le decisioni americane di fomentare ancora di più la guerra inizia a levarsi, dalla Francia soprattutto (anche perché ci sono le elezioni), ma non certo dalle nostre parti. Anzi, noi per sostituire il gas russo stiamo prendendo accordi persino con Al-Sisi, insomma per Giulio Regeni i migliori non chiedono più la verità, ma il gas. Pecunia non olet, diceva quel tale. Nel frattempo sempre i migliori, dopo due anni di Covid (che non è ancora finito, e sta ancora facendo ogni giorno solo in Italia più morti della guerra) non hanno trovato di meglio che ridurre, in percentuale sul bilancio, le spese sanitarie. Ma ci sono o ci fanno? Mentre addirittura il concorso per medici di famiglia qua in zona è andato deserto, per mancanza di candidati. Con questi difensori della salute è meglio cercare di non ammalarsi…

L’altra sera all’Eredità hanno fatto domanda, sulla ricerca di non so che Istituto che ha studiato quale attività da fare prima di andare a letto impedisse di russare (a proposito: si può ancora dire russare? Non bisognerà dire ucrainare? E l’insalata russa è ancora russa?) e la sorprendente risposta è stata: cantare. Cioè, secondo questi ricercatori, che avranno passato giorni se non mesi e forse anni a studiare il fenomeno, se si canta prima di coricarsi non si russa perché si liberano le vie aeree. Mia moglie smentisce categoricamente questa ricerca e anzi sostiene che dopo che torno dalle prove del coro russo (o ucraino) come un mantice. Non posso smentirla perché a meno che la sua sia pura invidia del fatto che dormo come un angioletto ogni tanto sento qualche gomitata a tradimento che mi sveglia. La nonviolenta! Siamo anche andati alla marcia per la Pace, quindici giorni fa, e probabilmente andremo anche alla prossima Perugia-Assisi, non so che effetto sortirà ma se non altro servirà a smaltire le mangiate pasquali. Mi accusano di essere cinico, a me pare di essere tristemente realista, e spero naturalmente di sbagliarmi.

 Mio figlio dice che dobbiamo smetterla di pensare sempre alle cose brutte, e per dimostrare il suo ottimismo sta cercando una casa per andarsene finalmente a vivere da solo. Io alla sua età l’avevo già fatto da dieci anni e mi ero pure sposato, forse erano altri tempi. Comunque abbiamo iniziato a vedere delle case, anche perché ai “ragazzi” sotto ai 36 anni vengono fatte delle buone offerte per quanto riguarda i mutui, i tassi sono abbastanza favorevoli e una parte del prestito (o anche tutto, per i redditi Isee sotto i 40.000 euro) è garantito dallo Stato. Finora quello che ho registrato è: i bilocali costano un occhio della testa e sono perlopiù dei loculi; gli affari si fanno con le case vecchie, ma i costi di gestione poi sono alle stelle; gli affitti costano più dei mutui. In più la guerra e l’insicurezza sta spingendo chi ha due soldi da parte a buttarli come sempre sul mattone, per cui si sta creando una vera e propria bolla. Tra l’altro, non pensavo che ci fossero così tante immobiliari, sono tantissime. Alla fine sto meditando se lasciargli la nostra di casa, e andarcene via noi, magari al mare, non sarebbe una buona idea?

Amiche e amici, con questa vi saluto e auguro a tutti una serena Pasqua; tra i miei propositi, tra una cantata e una russata, ci sono quelli di spegnere la TV, mangiare e bere in compagnia, fare qualche passeggiata ed imbiancare il bagno ma quest’ultimo difficilmente lo realizzerò.

Fate l’amore, e non la guerra!

Le uniche bombe che ci piacciono

Odette è morta

Ieri sera al teatro Sociale di Como la compagnia del Balletto Classico Ucraino avrebbe dovuto rappresentare il celeberrimo “Il lago dei cigni”, capolavoro di Piotr Ilic Ciajkovskij, un’opera rappresentata in tutto il mondo da tutte le compagnie del mondo. Per un profano come me, dire ballo vuol dire Lago dei Cigni (o al massimo, Lo Schiaccianoci, sempre di Ciajkovskij) ma c’è un problema: Ciakovskij, morto nel 1893, era russo. Per la verità anche gli ucraini in maggior parte erano russi, ma questo è un dettaglio.

Gli artisti quindi hanno deciso di non rappresentare l’opera ma di eseguire Giselle, bel balletto per carità, tra l’altro pezzo forte di Carla Fracci. Sarebbe stato meglio un balletto di un autore ucraino, chissà come mai non ci hanno pensato.

La giustificazione della manager ucraina è stata la seguente (la riporto pari pari dal giornale locale):

«La situazione che si è creata è, per noi, molto dolorosa. Siamo stati costretti, nostro malgrado, a non rappresentare, nel vostro Teatro Sociale, “Il lago dei cigni” di Čajkovskij, sostituendolo con “Giselle”. Noi diciamo sempre che la danza non ha confini e che l’arte e la cultura non c’entrano con la guerra, ma in questo caso, benché possa sembrare assurdo, purtroppo c’entrano, eccome».

Poiché tra gli organizzatori della manifestazione c’era la Caritas chiedo a loro se questo sia il modo di favorire la pace, strumentalizzando perfino gli artisti e l’arte che dovrebbero invece essere ponti per la pace. Se questo è il modo di seguire le indicazioni di Papa Francesco! Sono comunque sollevato perché ero stato invitato ma per fortuna avevo altri impegni, altrimenti mi sarei alzato e avrei chiesto il rimborso del biglietto.

Oggi sentivo alla radio che il ministro degli esteri ucraino a Bruxelles ha chiesto alla UE, chiamandoli(ci) alleati, solo tre cose: armi, armi, armi. Perché è così che si arriverà prima alla pace.

Io comincio a sentire parecchia insofferenza tra amici e conoscenti verso questo atteggiamento, al di là della umana pietà verso la gente che soffre. Non si coglie una vera volontà di fare la pace, ma anzi quella di portare le cose all’estremo, verso la catastrofe finale. Il TG è ormai diventato Tele-Kiev, non si riesce più a guardare ed anche qui ormai si genera ripulsa. Vogliono abituarci alla guerra mondiale?

Io credo che cominci a diventare urgente, se davvero si vuol continuare a mandare armi, studiare il diritto di guerra (anche la guerra ha delle regole, anche se pare strano: ad esempio quando vedete un palazzo sventrato viene naturale pensare alla crudeltà ma bisogna chiedersi se ci fossero dentro dei militari che sparavano, ad esempio, o peggio dei civili_ dico peggio perché i civili combattenti hanno meno tutele dei militari, e per avere un trattamento almeno simile a quello dei militari in caso di cattura devono rispettare delle regole precise, non importa se si difendano o attacchino; insomma non si può pigliare il fucile e sparare dalla finestra a casaccio, bisogna essere riconoscibili e inquadrati in qualche formazione_ ; bisogna chiedersi se quelli che sparavano dal palazzo hanno fatto prima allontanare i civili che ci abitavano o li hanno usati come scudi _ anche questo sarebbe un crimine di guerra_ preciso che sono solo esempi, senza nessun riferimento all’attualità di cui NON sappiamo niente perché le informazioni arrivano solo da una parte) perché fino ad un certo punto mandare armi è ammesso, e solo certi tipi: ma manda e rimanda, è un attimo che ci si trova una bomba atomica nel giardino.

E intanto il mago Rothbart se la ride…