Tre stelle per Olena – 42

Joao do Patimento, lacero e contuso, ammette parzialmente le sue colpe.
«E’ verdade, eu conhecia o Turchese… era venuto ao Brasil para o carnaval, il carnevale, era capitato per caso nel mio locale ed era rimasto encantado do meu bacalhau, checché ne dica quella là» dice indicando Paio Pignola, che per prudenza è stata ammanettata ad un pesante calorifero in ghisa. «Facemmo amicizia e lo portai a visitare la scuola di samba del mio quartiere, la Portela, e gli presentai tanti amici, ballerini e ballerine, musicisti… nós dançamos e bebemos, abbiamo ballato e bevuto, insomma eravamo un po’ alticci, e alla fine della serata, dato che aveva prenotato un albergo dall’altra parte della città, mi offrii di ospitarlo a casa mia. Accettò volentieri, e non so se per colpa del bacalhau o del samba finimmo a scambiarci la saponetta sotto la doccia. Mi promise che avrebbe ricambiato appena possibile, e infatti qualche settimana fa mi chiamò per chiedermi se volessi partecipare a questo show, diceva che avrei avuto un sacco di pubblicità. Visto come sono andate le cose ne avrei fatto volentieri a meno… e comunque come le ho detto non avevo niente contro di lui, non vedo perché avrei dovuto avvelenarlo.» conclude lo chef, tenendo d’occhio, almeno con quello rimastogli aperto, la cubana.
«Quindi dopo quella volta non vi siete più rivisti, ho capito bene signor do Patimento? Ci pensi bene, non le sfugge qualcosa?» chiede Montesi, allusivo.
«Não, non mi pare…» risponde Joao, guardingo. «Perché, cosa dovrei ricordare?»
«Ci risulta, signor do Patimento, che il Turchese ebbe una… disavventura, il giorno dopo il vostro incontro. Mi corregga se sbaglio: Turchese venne sequestrato. Un mini rapimento, in effetti, mentre rientrava al suo albergo: il taxi su cui viaggiava fu bloccato da una banda di meniños de rua¹, il presentatore venne portato in una baracca e gli venne chiesto, per poter essere liberato, di procurarsi 10.000 real. Non una grande somma se ci pensiamo, più o meno cinque mesi di stipendio medio brasiliano, pari a duemila euro, una somma sicuramente alla portata di Turchese. Però c’era un problema, ovvero che Turchese aveva perso il portafogli, e quindi non aveva modo di pagare. Vuol continuare lei, signor do Patimento?» lo invita Montesi, mentre Nonna Pina chiede alla cameriera un altro bicchiere di rum ed una tazzina di noccioline.
Lo chef si schiarisce la voce, e inizia a raccontare:
«Turchese mi chiamò, era molto agitato. Mi chiese di aiutarlo, non conosceva nessun’altro a Rio. Mi disse di essere stato preso da questi ragazzini, il tassista era scappato, e quelli volevano dei soldi o minacciavano di affogarlo nelle latrine. Lo tranquillizzai, gli assicurai che gli avrei portato i soldi, poi me li avrebbe ridati con comodo… così presi parte degli incassi e andai a fare lo scambio. Stetti attento a non farmi vedere dalla polizia, perché da quelle parti ci mettono poco a sparare»
«Una buona azione, non capisco perché non ce ne abbia parlato prima. Turchese le fu riconoscente, immagino» constata il maresciallo, sornione.
«Sim, muito grato… ma era anche molto spaventato, volle partire al più presto, e lo aiutai con il biglietto aereo. Pochi giorni dopo tramite un money transfer mi restituì tutto il denaro prestato, e la storia finì lì; mi era perfino passata di mente, per quello non ne ho parlato»
«Ma a Turchese non era passato di mente, a quanto pare» afferma Montesi, serio.
«Non mi risulta, perché dice questo?» chiede Joao, guardingo.
«Semplicemente, a mente fredda, Turchese cominciò a fare due più due. Era lei che aveva insistito per ospitarlo; era da lei che aveva sicuramente lasciato il portafoglio; il taxi su cui era salito era stato chiamato da lei… »
«Ma queste sono coincidenze, non vorrà insinuare che…»
«Non io» lo blocca Montesi «ma Turchese era tignoso, e ingaggiò un investigatore: così scoprì dei prelievi fatti da lei con la sua carta di credito, dell’identità del tassista ovvero suo cugino Emerson, e soprattutto del fatto che non era la prima volta che “incidenti” del genere accadevano a suoi ospiti. E’ lei che controlla una banda di meniños, a loro dà qualche spicciolo ed un po’ di droga, e il resto lo tenete lei e il suo complice. Il ristorante non va poi così bene, a quanto pare… Turchese l’aveva scoperto, e l’avrebbe svergognata in diretta, lei non poteva permetterlo e l’ha ucciso»
«No, non è vero! O almeno sì, è vero, il ristorante non va bene da un po’ di tempo, i creditori non mi lasciano tregua, ma non ho ammazzato Turchese! Avevamo sistemato da tempo i nostri problemi, gli avevo ceduto il mio locale in cambio del suo silenzio, ecco, guardi qua!» conclude lo chef, estraendo tasca interna della giacca a quadretti verdi e gialli un documento e porgendolo a Montesi. Questi lo prende, lo scorre con gli occhi e lo passa al suo appuntato:
«Corinaldi, prendi questo contratto di vendita, mettiamolo agli atti» Poi, tornando a rivolgersi al brasiliano:
«Signor Joao do Patimento, lei è in arresto. La procura di Rio ha chiesto la sua estradizione, domani partirà con il primo aereo. »
«Ma come, lo rimandate a casa sua questo porco?» insorge Paio Pignola, che lo vorrebbe avere ancora sotto le mani per dieci minuti almeno.
«Sì, signor Garcìa. Per quanto il suo ex fidanzato sia una persona spregevole, non è stato lui a commettere l’omicidio di Turchese. Piccioni, ne abbiamo ancora di manette?» chiede al carabiniere.
«Ed ora passiamo al nostro ultimo sospettato» annuncia Montesi, indicando il già ammanettato Farouk Marrakech.

¹ Bambini di strada che abitano le favelas, spesso orfani o abbandonati, che vivono di furti ed espedienti; vengono anche ingaggiati dalla malavita per spaccio ed altro; dediti alla droga, muoiono quasi tutti giovani.

Ballerino in mare!

Amiche e amici, a volte la realtà supera la più sfrenata fantasia e non mi riferisco, o almeno non solo, allo spettacolo dei nostri politici in campagna elettorale. Testimoni oculari mi hanno riferito di una disavventura occorsa ad una nave da crociera, vicino Taranto, dove ad un tratto la calma della navigazione è stata interrotta dall’urlo “uomo in mare!”. Sonnacchiosi turisti si sono affacciati dalle cabine (perlomeno chi aveva la cabina vista mare, perché ce ne sono interne che assomigliano abbastanza a loculi, e mi chiedo perché mai uno debba andare a fare un viaggio di piacere per rinchiudersi in uno sgabuzzino, ma tutti i gusti son gusti) scrutando le acque, nel buio calante, mentre il personale si attivava per la ricerca; il naufrago ad un certo punto non era più visibile ma l’occhio vigile di una passeggera, che incidentalmente è mia cognata, l’ha avvistato ed ha lanciato l’allarme. Del resto essendo lombarda il ruolo di piccola vedetta le si addice. Calata la scialuppa l’uomo è stato tratto in salvo; era forse un profugo in fuga da stenti e miseria, un turista ubriaco, un pescatore  caduta dal suo peschereccio? Niente di tutto questo, si trattava di un ballerino brasiliano facente parte del gruppo di animazione che funesta allieta le serate dei crocieristi: sembra che il giovane avesse litigato con la sua fidanzata ed abbia deciso di farla finita. Deve essersi buttato da un ponte abbastanza basso, perché mi riferiscono che non è nemmeno facile suicidarsi: dal livello di mia cognata infatti sarebbe caduto in quello sottostante, non in mare, e si sarebbe rotto qualche osso. Comunque una volta in acqua la temperatura deve avergli schiarito le idee, ed ha chiesto aiuto: una tragedia dell’amore evitata per un pelo! Una volta ripescato l’artista sembra sia stato licenziato (il contratto non prevedeva suicidi) e prontamente rimandato a casa: su quest’ultimo punto sono dubbioso, non credo che una compagnia di navigazione abbia il potere di decidere se una persona possa venire rimpatriata se lui non vuole, ma non ne sono certo. I commenti sui social vanno dallo sbeffeggio all’indulgenza riguardo la giovane età del protagonista (24 anni): chi non ha fatto qualche cavolata a quell’età? Naturalmente c’è chi si è scagliato contro l’autrice dell’articolo, che ha scritto che il brasiliano sarebbe stato “rispedito” a casa: e che è, un pacco, chiedevano i sensibili difensori del politicamente corretto?

Comunque amiche e amici, che devo dirvi, a me la notizia ha messo allegria: ho immaginato Miguel, uno dei personaggi delle mie storielle, buttarsi in mare per amore del trans Paio Pignola, e non è detto che prima o poi non glielo farò fare. Tra l’altro se continua così dovrò pure cambiare nome alla mia protagonista perché il nome è stato usurpato dalla moglie dell’ometto in maglietta verde, e comincia a starmi un po’ sulle scatole.

A proposito di oblò, la mia lavatrice deve aver ascoltato l’invito del governo ad accendere un solo elettrodomestico alla volta (non se ne intendono: già adesso per chi ha 3 kw di potenza, cioè quasi tutte le utenze domestiche, è pressoché impossibile accendere insieme lavatrice e forno, o lavatrice e lavastoviglie senza far saltare il contatore) e ha deciso di togliersi di mezzo. All’ennesima centrifuga, dal bagno si è sprigionata una puzza come di gomme di formula Uno bruciate, ed in effetti la guarnizione si è rotta ed incastrata con il cestello, il quale ha continuato a girare o almeno ci provava, spinto dal motore poco intelligente. Insomma, quando ho aperto il benedetto oblò ne è scaturita una fumata bianca poco rassicurante: il tecnico contattato si è espresso solo con un “ah”, preludio temo ad un salasso o ad una nuova lavatrice.

Che poi di salassi ultimamente basta andare a fare spesa: da anni si succedono inviti a consumare meno carne, e mi sa che questa è la volta buona: avete provato ad accostarvi recentemente al banco macelleria? Si sta sviluppando una nuova categoria di nomadi, quelli che girano tra un supermercato e l’altro in cerca delle offerte migliori.

Vi meraviglierete, amiche e amici, che non abbia parlato né di guerra né di elezioni né di regine defunte: se non altro fra una settimana due argomenti su tre ce li saremo lasciati alle spalle; l’altro invece, il più serio, è ben lungi dal terminare, anzi. Continuiamo a farci del male… A presto!

Si è salvato grazie ai galleggianti gonfiabili

Tre stelle per Olena – 41

«Il qui presente signor Hector Garcìa, infatti» continua Montesi «era furioso con il suo ex-compagno Miguel Guterrez da quando aveva scoperto che questi aveva avuto un figlio nientemeno che da una donna, tanto da conciarlo per le feste quando il loro matrimonio è andato a monte. Rabbia che covava ancora, fino ad arrivare a sedurre lo chef Joao do Patimento per tornare qua senza destare sospetti e porre in atto la propria vendetta. Dico bene, signor Garcìa?»
«Ma es ridicolo!» protesta il/la cuban*. «Por primera cosa, yo no soy un hombre ma una mujer, una donna. Tocca, tocca» e così dicendo abbranca una mano del maresciallo e se la poggia su un seno, dandogli modo di constatare l’ottimo lavoro del chirurgo plastico, tradendosi però con un falsetto decisamente stridulo che fa vibrare il pronunciato pomo d’adamo. Montesi riesce a fatica a sfilare la mano, e chiede:
«Era lei che si aggirava attorno al tavolo della giuria in veste di cameriera, con quali intenzioni se non quelle di danneggiare il suo ex fidanzato?»
«Yo non ho fatto proprio niente!» alza la voce Paio-Hector, causando un allarmante ingrossamento delle vene del collo. «E’ vero, ero arrabbiata con Miguel, ma io non ero lì per fare male a nessuno. Me l’aveva chiesto Alejandro!» rivela la cubana, gonfiando il petto già gonfio di suo e portandosi le mani ai fianchi.
«Alejandro? Vuol dire che Alessandro Turchese le ha chiesto di fare da cameriera? E perché mai avrebbe dovuto farlo?»
«Ehm, ecco, io e Alejandro ci conoscevamo già…» confessa Paio, con una certa ritrosia.
«Che cosa? Non mi dirà che anche lei… e perché non ce l’ha detto prima?» chiede Montesi, incredulo.
«Sì, es veridad, ho conosciuto Alejandro durante un suo viaggio a Cuba, era venuto a scegliere una location per il suo show “Te gusta la papaya?” e abbiamo fatto… amicizia. Quando ci siamo rivisti, qua, ha detto che la produzione del programma avrebbe avuto piacere che partecipassi come comparsa, por una question de par condicio tra generi. Magari avrebbe anche voluto rinverdire la conoscenza, ma non ce n’è stato il tempo» dice Paio, con un filo di rimpianto.
«Zoccola!» la apostrofa Miguel «e avevi la faccia tosta di insultare me!»
«Bugiarda!» rincara la dose Joao do Patimento. «E dicevi che eri venuta per caso! »
«Uh, ma come la fate lunga!» taglia corto Paio, scrollando le spalle «E va bene, abbiamo avuto una storia! Abbiamo ballato la salsa, bevuto rum, e da cosa nasce cosa. Non capisco cosa hai da protestare» dice rivolta allo chef brasiliano «come pensi di essere arrivato al concorso, grazie ai tuoi fagioli? Illuso… Ci ho messo una parolina io con Turchese, e non solo una parolina per essere precisi. E in quanto a te, Miguel, almeno io ho avuto il buon gusto di tradirti con un uomo!»
Montesi, sconcertato e presago di un’imminente catastrofe, blocca la cubana.
«Devo contraddirla su una questione, signor Garcìa. Non è stato grazie al suo interessamento, o almeno non solo a quello, che il signor Patimento è stato selezionato. Lei sapeva che lui e Turchese hanno avuto una relazione? Dunque anche la sua presenza non era casuale, dico bene Patimento?»
Passato qualche secondo di silenzio gravido di sventura, prima che lo chef brasiliano possa tentare una giustificazione si ritrova in un occhio il pesante pugno destro di Paio Pignola, memore dei suoi trascorsi giovanili da mediomassimo¹, e in sala si scatena la bagarre, con l’appuntato Corinaldi ed il carabiniere Piccioni impegnati duramente a dividere i contendenti.

Mentre nonna Pina sta divorando tutte le noccioline americane, gustandosi la scena da saloon, Gilda coglie un accenno di lacrima bagnare il ciglio del suo fido maggiordomo.
«James, la tua sensibilità mi commuove. Sembra che questo Turchese ne abbia fatte più di Bertoldo in Francia. Pareva una personcina così a modo, e invece mi chiedo se in questa sala ci sia una persona che non si sia portato a letto. Non guardava in faccia a nessuno! Credo che saranno in pochi, a parte te, a piangerlo»
«Veramente, signora» risponde James, soffiandosi delicatamente il naso con un fazzoletto in batista di cotone con orlo roulé realizzato a mano «con tutto il rispetto per il defunto, è un’altra la scomparsa che mi addolora.»
«Ah, davvero, caro? Un parente, un affine? Condoglianze vivissime. Ma la vita è così, oggi ci siamo eccetera eccetera.»
«Grazie, signora, non è propriamente una parente anche se la considero una di famiglia. Parlo della regina Elisabetta II, che ho avuto l’onore di servire in gioventù, e che si è degnata di avere parole di apprezzamento nei miei confronti per la grazia con la quale portavo a passeggio i suoi Corgi reali² preferiti. Purtroppo una allergia mi costrinse ad abbandonare il lavoro, con mio grande rincrescimento» ricorda James, massaggiandosi i polpacci più volte addentati dalle bestiacce.
«Il tuo attaccamento alla corona è lodevole, James caro. Charles sarà all’altezza di cotanta madre? Mi risulta che il lavoro più rilevante che abbia svolto in vita sua sia quello dell’assorbente interno³ . God save the king!»

¹ Quella dei mediomassimi è una categoria di peso pugilistica che va dai 76,205 ai 79,38 chilogrammi. Un cazzotto di questi fa parecchio male.
² I welsh corgi pembroke, adorati dalla defunta monarca, sono insulsi e inutili cagnolini dalle grandi orecchie.
³ Gilda si riferisce ad un messaggio che Carlo avrebbe indirizzato alla sua Camilla, quando peraltro era ancora sposato con Diana, nel quale le rivolgeva frasi d’amore dichiarando che avrebbe tanto voluto essere il suo tampax.

Tre stelle per Olena – 40

«Sciocchezze!» protesta Liza. «Qualcuno l’avrà messa lì per incastrami, è ovvio. Che motivo avrei avuto per ammazzare Turchese?»
«Ci risulta che per un periodo di tempo siate stati amanti» dichiara Montesi, tra la sorpresa dei numerosi amanti del presentatore presenti.
«Acqua passata… Sì, è vero ci siamo divertiti un po’, ma era finita da un pezzo»
Montesi annuisce, facendo intendere di conoscere questo aspetto della relazione; poi cambia apparentemente discorso e chiede alla chef:
«Sembra che lei non ami molto gli abbandoni, non è vero signorina Maelström?»
«In che senso, scusi?» chiede Liza, sulla difensiva.
«La polizia di Stoccolma ci ha segnalato di strani incidenti occorsi ai suoi ultimi due conviventi. Uno caduto dalle scale della cantina, e l’altro volato dal secondo piano.»
«L’ha detto lei maresciallo, incidenti» risponde la svedese, sorridendo. «Non è colpa mia se i miei uomini sono sfortunati…»
«Naturalmente può trattarsi di un caso. Tuttavia la psichiatra che l’ha avuta in cura, segnalataci sempre dai colleghi, ci ha detto che lei ha una personalità paranoide, dovuta con ogni probabilità ad un trauma subito in gioventù. E qual è questo trauma, mi chiedo, magari quello di aver scoperto che l’uomo col quale credeva di essere fidanzata in realtà erano due?»

Uppallo I e Uppallo IV, i gemelli norreni, dopo essersi allontanati di socquatto da Villa Rana ed aver raggiunto il loro drakkar ormeggiato a Varazze, veleggiano verso lidi tranquilli componendo canzoni per l’imminente festival della canzone popolare di Utsjoki, in Lapponia, il comune più a nord dell’intera Unione europea.
«Ascolta questa fratello, sento che spaccheremo» dice il maggiore dei due, intonando un’arietta ritmata accompagnandosi con l’arpa celtica: «Sanela Begåvining, Lommarp Trampa Lynbyn, du Sanela Begåvining»
«Mhh, devo pensarci» risponde il gemello, poco convinto. «Non giurerei che i gelati possano essere apprezzati da quelle parti, con una temperatura media di due gradi. Che ne dici di questo attacco, invece: Läckö Viholmen, Tvetö!»
E continuano in questo modo per varie miglia marine finché, sospendendo il loro sforzo creativo, aprono due scatole di aringhe fermentate e si apprestano a consumare il lauto pasto.
«Avremo fatto bene ad andarcene così? La gente penserà che abbiamo qualcosa da nascondere» dice Uppallo IV, quello con più scrupoli.
«Certo che abbiamo fatto bene! Svengard ha ragione, quella matta ci avrebbe tagliato gli zebedei e li avrebbe fatti fermentare. No, no, molto meglio così! Poi quando tutto si sarà chiarito, con calma, torneremo»
«Sì, hai ragione» acconsente il gemello minore. «Lo diceva sempre la povera mamma che tu sei l’intellettuale della famiglia. Anche, se, ad essere onesti, diceva anche “la prima ciambella non viene mai bella”» poi, cambiando discorso:
«Non ti sembra che ci stiamo avvicinando un po’ troppo a quell’isoletta? Che ne diresti di correggere la rotta? O hai qualcuno a cui fare l’inchino³?»
«Sì, vado, anche se potresti farlo da solo, mi pare che le mani ce le hai!» risponde Uppallo I stizzito, poggiando la scatoletta di aringhe. Arrivato al posto di comando prova qualche manovra ma non ottenendo risultati armeggia con la ruota del timone finché non se la ritrova in mano, staccata dal piantone. La osserva incredulo, rilevando i segni inequivocabili di una sega; sotto, attaccato con lo scotch, un bigliettino piegato in quattro: “E questo è ancora niente… baci, Liza”.

Montesi riprende la sua spiegazione:
«E che il loro migliore amico, che era anche suo amico, sapeva tutto e gliel’aveva tenuto nascosto, anzi si è anche approfittato di lei?»
A questa domanda lo sguardo di Montesi si posa sull’uomo che siede vicino a Gilda e che tenta inutilmente di raggomitolarsi su se stesso fino a sparire. La Calva Tettuta impiega qualche secondo a individuare la destinazione dell’occhiata ironica che Liza sta lanciando.
«Svengard Sundström? Tu conosci questa donna?»
«Ecco, io…» tenta di giustificarsi il vichingo, sentendo la tempesta incombere sul suo capo.
Gilda si alza e sfoga la sua indignazione:
«Dunque è vero, la conosci? Ed è vero quello che dice il maresciallo, che hai approfittato di lei? Come hai potuto mentirmi così, Svengard! Mi avevi detto di essere vergine!»
Svengard cerca una debole difesa, vedendo le sue quotazioni abbassarsi drasticamente sulla borsa di casa Rana.
«Ecco, proprio approfittato non direi…» riuscendo però solo ad attirarsi in testa una scarpina, di taglia 36 ma con tacco 12.

A questo punto una risata interrompe la requisitoria.
«Ah, ah, approfittato un corno! Figurarsi se un citrullo come quello poteva approfittarsi di chiunque. Poi io sarei paranoide… La psichiatra, quella sì che è una pazza! Io sapevo tutto benissimo, e mi stava più che bene, e non ho capito perché i suoi amici se ne sono andati. In quanto al tuo Sven tienitelo pure, fa l’amore come se tagliasse dei tronchi, che poesia! E’ vero, ho fatto pressione su Turchese perché mi invitasse allo show perché volevo rivederli. Ma non vedo perché avrei dovuto ammazzarlo, casomai avrei ammazzato loro se sono così pazza come dicono!»
«Magari anche a lei sarebbe bastato far scoppiare uno scandalo che mettesse in cattiva luce il suo bello, e fare in modo che la signora Rana lo lasciasse» ipotizza il maresciallo che, alle proteste della svedese (“Ma chi lo vuole!”) continua:
«Scandalo che, del resto, anche qualcun altro avrebbe avuto interesse a far scoppiare» dice Montesi, indicando Paio Pignola.

¹ Gelato al cioccolato, dolce e un po’ salato. Tu, gelato al cioccolato”
² Ghiaccio bollente, sei tu
³ Quelli con la memoria più lunga ricorderanno che il naufragio della Costa Concordia, del 13 gennaio 2012, fu dovuto al fatto che il capitano Schettino si avvicinò troppo all’Isola del Giglio per effettuare uno stupido rito (“l’inchino”), colpì uno scoglio e la nave affondò, Nel naufragio perirono 32 persone.

Tre stelle per Olena – 39

Mentre Montesi si prepara a continuare, un’ombra offusca lo sguardo della vedova Rana.
«James, sai cos’ha il nostro Haruki? Lo vedo sofferente. Problemi di cuore?» ipotizza indicando Haruki Laganà, il direttore della produzione che, seduto in pizzo su un divano Biedermeier, si torce nervosamente le mani guardando fuori dalla finestra. James annuisce gravemente, confermando i timori della padrona.
«Il direttore, signora, è tormentato. Pare che le scorte di anidride carbonica stiano finendo, ed i fornitori non riescono a consegnarla»
«Anidride carbonica? Perché mai Haruki dovrebbe preoccuparsi della penuria di anidride carbonica? Non mi pare che produciamo bibite gasate. Capisco che a breve termine potrebbero esserci ripercussioni per gli spritz¹, ma ce ne faremo una ragione.»
«Purtroppo, signora, e mi rammarico per averlo scoperto solo da poco, l’anidride carbonica, che pure è così copiosa nell’atmosfera, per essere utilizzata a scopi alimentari deve essere prodotta, e sembra che ultimamente alla scarsità della materia prima si sia aggiunto un aumento del prezzo dell’energia che la rende introvabile. Lo stabilimento ne richiede una grossa quantità, necessaria per garantire la catena del freddo, per l’abbattimento di muffe, e soprattutto per la conservazione dei tortelli freschi nelle vaschette. Sembra che sia rimasta autonomia solo per una settimana, dopodiché tutte linee di produzione del fresco dovranno essere fermate. Il nostro Haruki sta affilando la spada cerimoniale per il seppuku.»
«James, resterei ore ad ascoltarti» lo ferma Gilda, con la palpebra già a mezz’asta « Come te la cavi con i documentari sugli animali? Ora che Piero Angela² ci ha lasciato ti vedrei bene a presentare Superquark. In quanto ad Haruki digli di non fare pazzie che appena è finita questa storia ci penso io a sbloccare la situazione».

Ed è proprio con l’intenzione di dare una scossa alla trama che la Calva Tettuta si rivolge spazientita al carabiniere:
«Maresciallo, non vorrei disturbare il suo monologo fantasioso, ma spero che non abbia intenzione di tirare in ballo tutta la servitù, altrimenti il conto degli straordinari glielo mando in caserma. Che c’entra Palmira? Lei la gente la nutre, non va in giro ad avvelenarla!» conclude in attesa dell’arrivo degli stuzzichini.
«Se mi lascia proseguire glielo spiego subito, signora» risponde Montesi. «Lei sapeva che la sua cuoca ha perso una figlia?»
Gilda resta un attimo interdetta, poi rivolge un’occhiata indagatrice a James, che a sua volta inarca le sopracciglia.
«Be’, un attimo di disattenzione può capitare a tutti. La mia amica Adalgisa lo perde regolarmente, ma quello torna sempre. L’ultima volta, al supermercato, si era andato a infilare nella cella frigorifera e per scongelarlo l’hanno dovuto mettere in forno per venti minuti. Però non sapevo che avessi una figlia» dice rivolta a Palmira «altrimenti ti avrei aiutato a cercarla»
«Volevo dire, signora» riprende Montesi «che Palmira aveva una figlia ma è morta tempo fa poco dopo aver dato alla luce un bambino, e dopo che il padre di suo figlio era stato ucciso»

Gilda, sconvolta, guarda la sua cuoca che tenendo la testa china si liscia il grembiule con entrambe le mani.
«Ucciso? Che tragedia… ma è tutto vero? Palmira, perché non me ne hai mai parlato? Ma chi è stato? E perché?» dice Gilda, che commossa si alza e corre ad abbracciare l’anziana cuoca, che si schermisce e risponde lentamente.
«Non volevo rattristarti, Gilda. E’ una storia vecchia e penosa, non avevo voglia di rivangarla. Quando sono venuta a servizio da te è stato anche per dimenticare, oltre che per l’amicizia che c’era con tua madre e che mi ha raccomandato di starti vicino. Sì, quello che ha detto il maresciallo è tutto vero, mi dispiace»
«Ma tutto vero che? Vuoi dire che hai ammazzato tu Turchese? Ma per quale motivo, e perché adesso?» chiede la Calva Tettuta incredula.
«A questo posso rispondere io, se permette» interviene Montesi. «Dopo anni di ricerche, Palmira ha individuato quelli che riteneva i responsabili della morte di sua figlia e del suo compagno, ed ha deciso di vendicarsi. E appena ne ha avuto l’opportunità, ha messo in atto il suo proposito. Ha avvelenato i ravioli di Li Wok con del veleno per topi, scommettendo sul fatto che il primo a mangiarli sarebbe stato il presidente della giuria»
«Il presidente della giuria chi, Auguste Trésomarie? Ma che diamine c’entra Trésomarie, o chiunque altro?»
«Auguste Trésomarie è il figlio di quelli che , piazzando una bomba su una nave di Greenpeace, hanno causato la morte del genero di Palmira. Uccidendolo, voleva punire i suoi genitori»

La Calva Tettuta rimane un attimo in silenzio, pensosa. Poi sbotta:
«Palmira dai retta a me: nega tutto. Negare sempre! E poi questa storia è così incredibile che nessun giudice ci crederebbe. Tra l’altro, qui lo dico e qui lo nego, se l’hai fatto hai fatto bene. E il bambino che fine ha fatto, è morto anche lui? No perché se hanno ammazzato anche quello ti autorizzo a servire a Trésomarie un bel risotto di ammanita falloide!»
«Ehi, ma che c’entro io!» protesta Trésomarie «Io non sapevo niente di questa faccenda! I miei genitori erano impiegati del ministero, e comunque cara la mia avvelenatrice è arrivata tardi, perché sono morti entrambi! »
«Esatto, abbiamo controllato ed effettivamente i genitori di Trésomarie sono deceduti in un incidente stradale. Sarebbe stata una vendetta inutile, signora Palmira. Ma, per rispondere alla sua domanda signora Rana, che fine ha fatto il bambino? Anche se è difficile credere anche questo, ce l’ha proprio davanti agli occhi: eccolo lì» dice il maresciallo indicando Amaru Timu, e continua:
«Il padre era maori; lui dice di essere capitato qui per caso, e può essere, ma una volta arrivato qua e scoperta l’identità di sua nonna non escludiamo che si sia reso complice dell’omicidio»
«Ma lei vaneggia!» protesta Amaru. «Io non ho ammazzato proprio nessuno!»
Montesi sorride, e annuisce:
«Sì, lo sappiamo. E nemmeno Palmira ha ucciso qualcuno, si tranquillizzi signora Rana. Isolina fece cadere il tegame con il veleno per topi, e cucinò altri ravioli. E del resto l’autopsia nel corpo di Turchese non ha trovato veleno per topi, ma estratto di Gelsemium Elegans, di cui stranamente abbiamo trovato una boccetta nell’armadietto della concorrente Liza Maelström » conclude Montesi puntando l’indice verso la svedese.

¹ L’aperitivo spritz è composto da due parti di Aperol (o Campari per gli eretici), tre di Prosecco preferibilmente di Valdobbiadene e una spruzzata di seltz. Alcuni baristi senza scrupoli lo allungano troppo con seltz o soda e lo annacquano con quantità esagerate di cubetti di ghiaccio. L’Autore in realtà al seltz o alla soda rinuncia senza traumi, ma i puristi non ne possono fare a meno.
² Piero Angela, giornalista e divulgatore scientifico, inossidabile inventore e conduttore di programmi cult come Quark e Superquark, è scomparso recentemente. Era del 1928 come il padre dell’Autore, e nel corso della sua lunga vita aveva visto tante di quelle cose che noi umani non possiamo nemmeno immaginare.

L’uomo che reggeva l’ombrellone (III)

Ed eccoci arrivati amiche e amici all’ultima puntata di questo mini diario. Gli ultimi giorni li abbiamo passati a Bosa, che è una cartolina più che un paese; credo sia l’unico paese della Sardegna che è lambito da un fiume, il Temo (a proposito: la Sardegna è piena di acqua, con tante falde sotterranee e, anche se la siccità si fa sentire, finora sembra reggere); le sue case colorate arrampicate su per la collina sono pittoresche anche se ormai poco abitate. E’ sovrastata da un castello dai cui camminamenti si gode il panorama sottostante: chiude alle 19, noi siamo andati alle 18 con un caldo micidiale rischiando il collasso. La sera i negozi sono tutti chiusi, tranne bar e ristoranti; segnalo un bistrot lungo la strada principale dove ho preso un tagliere di affettati che non sono riusciti a finire, compatito dalla cameriera. La spiaggia vicina, Bosa Marina, è di sabbia ferrosa che nelle ore più calde si arroventa ed è impossibile camminarci sopra senza ciabatte. Le cale più pittoresche sono a pochi minuti e ci si arriva solo a piedi; noi ci siamo limitati a guardarle dall’alto perché solo il pensiero di affrontare la discesa e la conseguente risalita ce l’ha sconsigliato. Belle, ma non fanno per noi. Mentre invece è accessibile, a qualche chilometro verso Alghero, la spiaggia di S’Abba Drucche; la spiaggia (in realtà due) è libera, ma in loco si possono noleggiare lettini. L’ombrellone ce l’avevo; l’avevo comprato prima della partenza dopo attenta ricerca, robusto e leggero; mi ero anche munito di trivella per scavare nella sabbia per piazzarlo; mi sono dimenticato però la cosa più importante: la corda. Infatti, per quanto l’ombrellone sia fissato bene, quando tira il maestrale c’è sempre il rischio che ve lo faccia volare via ed infatti i più esperti (quasi tutti a dire la verità) lo ancorano con una o più corde legate a dei picchetti piantati nella sabbia. In mancanza di corda quindi il vostro cronista stringeva con la mano sinistra, con molta eleganza direi, il palo dell’ombrellone, ma ad un certo punto mi sono dovuto arrendere e l’ho chiuso; da quel momento ho preso il sole (si fa per dire) disteso sul lettino ma ricoperto da maglietta e asciugamano.

Come sapete, amiche e amici, il sole può essere un grande amico ma anche un grande nemico: fa bene alle ossa ma può fare molto male alla pelle, specie se di carnagione chiara e se preso nelle ore più calde. Dopo questa piccola informazione medica dirò che la mia pelle, sebbene tenda a diventare presto scura, è meglio che sia riparata. Da giovane entravo e uscivo dall’acqua, l’ombrellone era roba per effeminati e diventavo nero come un tizzone: probabilmente ora il corpo mi sta porgendo il conto, non voglio sfidarlo troppo.

A pochi minuti da Bosa c’è un paesino, Tinnura, famoso per i murales disegnati sulle case; ce ne sono un centinaio, e riportano scene di vita contadina del passato. Qui abbiamo incontrato (quanto è piccolo il mondo!) nell’unico negozietto aperto, un ceramista che ha lavorato per anni a Cantù e conosceva benissimo la zona dove abitiamo, forse meglio di noi. Siccome ha lavorato anche per dei mobilieri (Cantù è la patria del mobile d’arte) abbiamo parlato delle ripercussioni dell’embargo alla Russia sugli ordinativi; lui sosteneva che non incide molto perché gran parte di quei mobili li acquistano gli arabi, e per prezzi stratosferici rispetto al reale valore. Insomma, è una questione di prestigio: se li paghi poco vuol dire che valgono poco… così sedie da 700 euro vengono vendute a 5000, e quelli pagano senza battere ciglio. Tanto poi basta che aumentino un po’ il prezzo del petrolio…

La proprietaria del b&b dove abbiamo alloggiato, una persona davvero squisita, più o meno della nostra età, ci ha raccontato di non essere proprio sarda. O meglio, è figlia di genitori sardi, ma emigrati in Belgio perché il papà lavorava in miniera; lei è nata là, ed ha imparato a parlare solo il sardo (che è una vera e propria lingua, anche se diversa da zona a zona) ed il fiammingo. Tornava a Bosa solo d’estate, per le ferie, e alloggiavano appunto in una delle case colorate; ma poi il padre si è ammalato di silicosi e sono dovuti tornare: lei aveva già finito le medie, e non conosceva l’italiano! Così ha dovuto ripetere la terza media (due volte, perché aveva una professoressa che voleva darle le basi giuste: e ce l’ha fatta, perché poi la signora si è anche diplomata). Giusto per farsi un’idea dell’epoca, sua madre era l’ultima di dieci figli, e lei l’ultima di cinque.

L’ultimo giorno, prima di riprendere il traghetto, siamo passati ad Alghero, che avevamo già visitato l’altra volta ed è sempre carina e piena di movimento. Alghero è stata fondata dai catalani e la lingua assomiglia al catalano. Abbiamo comprato qualche regalino ed ovviamente una bottiglia di mirto che berrò alla vostra salute.

Al ritorno, in attesa della partenza, dal traghetto si vedevano i preparativi per un concerto di Ivana Spagna. Ne avevo perso le tracce, nonostante abiti proprio a Como. Avrei voluto fare il cambio di cuccetta ma il prezzo era troppo alto e quindi mi sono rassegnato al letto a castello: vi dico solo che la prima volta che sono salito mi è preso un crampo al piede e poi non sapevo come scendere. Ho accarezzato l’idea di mettere il materasso per terra ma poi l’orgoglio ha vinto. Nella notte sono sceso quattro volte (colpa del Vermentino) e l’ultima volta posso dire che l’uomo scimmia sarebbe stato orgoglioso di me, se non fosse che in quel momento indossavo una delle magliette di mia moglie, dato che le mie erano tutte sudate. Infatti di solito nelle cabine c’è un freddo polare, stavolta invece o non funzionava l’aria condizionata oppure il caldo saliva in alto, mi sono dovuto cambiare più volte. Avevo promesso ad una cara lettrice di postare la foto, ma è troppo compromettente.

E’ finita, amiche e amici! Spero di non avervi annoiato troppo. Adesso ho ancora qualche giorno di relax, andrò al paesello a festeggiare insieme ai miei fratelli la nostra mamma che tra qualche giorno compie 87 anni ed a salutare parenti e amici superstiti. Al ritorno mi aspetta Olena impaziente, che ha voglia di andare in vacanza anche lei!

A presto!

L’uomo che reggeva l’ombrellone (II)

Da Stintino è molto bello partire per un tour dell’Asinara (Stintino è stata fondata dagli abitanti dell’Asinara che sono stati cacciati perché l’isola diventasse un carcere, e tale è rimasta fino a poco tempo fa; nel carcere di massima sicurezza fino a qualche decennio fa erano rinchiusi terroristi e mafiosi). La gita noi l’avevamo già fatta, ma a chi non ci fosse stato la consiglio per il valore storico e naturalistico (oltreché per le spiagge). A Stintino c’era anche una tonnara, e c’è un museo ad essa dedicato. Era una vita dura! Tra l’altro si trovava in località Le Saline, dove si trova una bella spiaggia; purtroppo però quando siamo andati noi era piena di posidonia (a causa del caldo, ci ha detto la gestrice del chiosco) e l’odore delle alghe in putrefazione non era proprio delicato. Gli stagni retrostanti ospitano colonie di uccelli migratori che vi si riproducono, ed ho visto con i miei occhi gente attrezzata con ciabatte, costume e binocolo per osservarli. De gustibus eccetera eccetera… io sinceramente al mare osservo altro, finché almeno guardare è consentito..

Un passetto indietro: in Sardegna siamo andati in traghetto, da Genova a Porto Torres. Ho prenotato in ottobre ed ho risparmiato molto; a quel tempo pensavo che a luglio non ci sarebbe più stato problema di Covid e invece ci siamo ancora dentro forse più di prima. Sul traghetto la regola della mascherina era rispettata quasi totalmente, ma in quanto a distanziamenti e pulizia (specialmente la disinfettazione dei tavoli, e questo l’ho notato anche nei bar e nei ristoranti) ormai siamo al liberi tutti. Ora degli amici mi dicono che un biglietto costa anche 800 euro, mi sembra un’enormità. Però confesso di aver fatto una cavolata: nell’euforia della corsa allo sconto non mi sono accorto di aver prenotato una cuccetta con letti a castello, e naturalmente il posto di sopra è toccato a me (al ritorno, perché all’andata ho fatto il cambio cabina con un piccolo sovrapprezzo). Ma delle evoluzioni ginniche vi racconterò più in là.

Cabras.

Da Stintino ci siamo spostati a Cabras, cittadina famosa per la bottarga di muggine; oltre questo non ha molte attrattive ma è strategica per recarsi alle spiagge della penisola del Sinis; noi siamo stati a Maimoni e Mari Ermi (a me è piaciuta più la prima anche se la seconda è quella più famosa dopo Is Arutas); il primo giorno invece ci eravamo fermati a Marina di Torre Grande, abbastanza anonima. L’Oristanese è ricco di storia e di vestigia storiche e archeologiche: abbiamo visitato i resti di Tharros, città punica e poi romana (ultima visita alle 17:15: a momenti ci lascio le penne dal caldo…), il nuraghe Losa, il pozzo di Santa Cristina con il villaggio nuragico, stiamo parlando dell’età del bronzo, almeno 1500 anni prima di Cristo… Diversi luoghi sono incustoditi, considerando che in tutta la Sardegna ci sono 9-10.000 nuraghi è difficile sorvegliarli tutti. La particolarità di Cabras è che si affaccia su uno stagno, l’attività principale della gente infatti fino a poco tempo fa era quella della pesca; pesca regolata con metodi autoritari, con zone di pesca tramandate da famiglia a famiglia e con regole che spesso venivano fatte rispettare con metodi molto spicci. L’ultimo di questi capi è sparito (fatto sparire) e non se ne è saputo più niente, si ipotizza sia stato ucciso e dato in pasto ai maiali. E poi dicono che la pesca rilassa i nervi! Poco lontano segnalo, sempre per appassionati di uccelli, che c’è lo stagno di Mistras dove passano i fenicotteri rosa.

I gestori del b&b che ci ha ospitato si sono inventati questa attività dopo essere stati entrambi licenziati. Lavoravano per la Provincia, anzi per un ente partecipato dalla Provincia; in questo paese strano che è l’Italia siamo andati avanti fino agli anni ’90 con le stesse province che c’erano dall’unità d’Italia o quasi; poi ad un certo punto sono cresciute in maniera esponenziale, seguendo la moda leghista del federalismo ad cazzum, e infine ci si è accorti che erano carrozzoni improduttivi. La cosa strana è che sono ancora lì, anche se non si sa quali sono le competenze: le strade provinciali fanno pena quindi amici cari (dico a quelli che verranno eletti nel prossimo parlamento dato che da questo ormai non c’è da aspettarsi più niente di buono) o le togliete per bene o le rimettete (quelle originarie però, non quelle farlocche aggiunte dopo). E soprattutto, si può lasciare sulla strada da un momento all’altro intere famiglie? Comunque i due si sono rimboccati le maniche ed hanno creato proprio una bella struttura, chi fosse interessato me lo dica e gli farò avere i riferimenti.

 Ovviamente è obbligatorio farsi un piatto di spaghetti alla bottarga.

A proposito di bottarga, Nancy Pelosi, la speaker democratica della Camera Usa, è appena andata a sfruculiare i cinesi andando in visita a Taiwan; è buffo che i nostri media hanno riportato che “caccia cinesi hanno violato lo spazio aereo taiwanese” sorvolando sul fatto che per la Cina (e per quasi tutto il resto del mondo) Taiwan è una provincia della Cina. Taiwan che è uno dei massimi costruttori di semiconduttori, che fornisce per la maggior parte agli Usa; peccato però che la sabbia al silicio la prenda dalla Cina ed ora la Cina ha deciso di non dargliela più. E adesso con che cosa ve li farete i vostri semiconduttori? Quindi, riepilogando, questi pazzi che governano il mondo ci hanno apparecchiato una crisi delle materie prime (già prima della guerra in Ucraina), poi una crisi delle fonti energetiche (approfittando della guerra in Ucraina), ed ora una bella crisi dei semiconduttori (i cui prezzi erano già alle stelle, grazie ai bitcoin). Per fare un dispetto a chi, alla Russia? Mi pare quello sposo che per fare dispetto alla moglie si taglia gli zebedei.

Adesso amiche e amici voi lascio, vado a preparare una bella marmitta di pasta fredda, con pomodorini fiori di cappero olive nere e tonno. Seguirà pennichella. A presto con la continuazione!

Se in qualche stagno avvistate questo tipo di fenicottero attrezzatevi di binocolo!

L’uomo che reggeva l’ombrellone (I)

Amiche e amici,

sono purtroppo tornato da questa vacanzina in Sardegna, dove per dieci giorni non ho voluto sapere niente di quello che succedeva per il mondo, ristorato e sollevato. Sollevato perché quando sono partito il governo dei Migliori era ancora in bilico e gli aruspici in caso di caduta pronosticavano piaghe d’Egitto con inondazioni e moria delle vacche, e invece niente di tutto ciò si è verificato, anzi: addirittura il prezzo della benzina è calato e la borsa, dopo un primo momento di assestamento, è in crescita. Perfino il temibile spread è in calo! Mi viene un dubbio: che alla fine il governo non ci serva affatto?

Sono stati, come ci si aspetta in Sardegna, giorni di sole e mare, molto caldi tranne gli ultimi quando in tarda mattinata iniziava a soffiare il maestrale. Abbiamo girato la parte nord-occidentale, con Stintino, Bosa, Cabras e le spiagge del Sinis; non starò a elencare le bellezze di questi luoghi perché sono famosi in tutto il mondo e comunque basta fare qualche ricerchina per trovare guide molto più brave di me. Darò solo qualche impressione, qualche consiglio, riporterò qualche storia che mi ha colpito.

La Pelosa.

La spiaggia più famosa di Stintino si chiama La Pelosa, nome decisamente accattivante come quello della attigua Pelosetta ma che non c’entra niente con quello che i più maliziosi di voi penseranno. E’ una vera piscina naturale che ha poco da invidiare alle spiagge tropicali; per evitare iper-affollamento l’accesso è a numero chiuso e bisogna prenotarlo on-line (3,5€ al giorno a persona). E’ vietato portar via la sabbia e se si viene beccati a farlo si prende una multa molto salata; il parcheggio è parecchio costoso ed i controllori molto pignoli: io avevo sforato l’orario di tre minuti e mi hanno fatto pagare un’ora in più.

Non si vive di solo pane carasau

A proposito di Pelosa e Pelosetta, le ex ministre Mariastella Gelmini e Mara Carfagna hanno abbandonato Berlusconi, artefice di tutte le loro fortune, per salire sul carro (o carretto) parecchio sopravvalutato, a parer mio, di Calenda, che si presenta con il suo partitino Azione nello schieramento del cosiddetto centro-sinistra dove non si capisce quale sia la sinistra. Auguri ad entrambe, ma non aspettatevi cene eleganti da quelle parti…

Stintino, rispetto alle altre cittadine dove abbiamo fatto tappa, la sera è più viva, ci sono diversi negozietti aperti ed anche una libreria: qui ho acquistato il bel libro di Luca Telesa “La scorta di Enrico”, la storia degli uomini che vennero scelti per proteggere Berlinguer , il rimpianto _ almeno da me anche se comunista non sono mai stato _ segretario del Partito Comunista Italiano, l’integerrimo sassarese, fino alla morte sul fatale palco di Padova, nell’84. Storie di uomini, e di tutta un’epoca; si intrecciano i racconti di quelli più anziani, che avevano l’età di mio padre ed avevano visto la guerra e combattuto nella resistenza ai nazifascisti  e di quelli più giovani, che avrebbero potuto essere miei fratelli maggiori. Li univa la convinzione incrollabile di contribuire a realizzare un mondo migliore e, se non altro, ci provarono. Confesso di essermi commosso e su qualche pagina di aver pianto: nostalgia, o forse tristezza nel confrontare la statura di certe personalità con i protagonisti di oggi.

Ma perbacco, mi sono accorto ora di aver divagato e di non aver raccontato quasi niente della vacanza: ci vorrà un’altra puntata, o forse due. A presto!

Pelosa o Pelosetta? Non saprei. Comunque si chiama Daniay Sharipova ed è del Tatarstan.

Tre stelle per Olena – 38

Mancano pochi minuti alle quindici e nel salone di Villa Rana abitualmente adibito a concerti ed eventi culturali per un pubblico selezionato e competente nonché parecchio abbiente, eventi che la Fondazione Rana sponsorizza al solo e unico scopo di detrarli dalle tasse, una variegata e variopinta schiera di ospiti occupa tutti i divani e le poltrone disponibili; qualcuno si guarda intorno, sperando che il cabaret di pasticcini posato davanti a Gilda venga portato nella propria direzione da mani amorevoli, ma la padrona di casa ha dato disposizioni ferree e gli unici beni di conforto che vengono distribuiti sono dei biscottini secchi prossimi alla scadenza ed un nocino prodotto dalla buonanima di Evaristo che aveva procurato a Ringo, il gatto di casa che l’aveva lappato inavvertitamente, una fastidiosa psoriasi della coda che continuava a leccare senza sosta.
Nella grande stanza oltre a quattro dei concorrenti allo show, al presidente della giuria ed alle tortelline Lori e Dori sono presenti gli abitanti di Villa Rana quasi al gran completo; ed è con un misto di insofferenza e curiosità che gli astanti, grande orologio a pendolo in stile barocco veneziano scandisce lo scoccare dell’ora, accolgono l’entrata del maresciallo Montesi accompagnato dai fidi Corinaldi e Piccioni che spingono l’ammanettato Ahmed-Farouk, seguito da suo cugino. Mancano all’appello, oltre ad Olena, solo i gemelli cantanti Uppallo I e Uppallo IV, avendo questi ritenuto più prudente mettere qualche migliaio di miglia marine di distanza tra loro e la concorrente svedese. Gilda, in qualità di padrona di casa, si incarica di dare il benvenuto a Montesi:
«A che dobbiamo questa adunata, maresciallo? Sarebbe ora di arrivare a qualche risultato, non crede? Ha un’idea di quanto mi sta costando tutto questo scherzetto?» e continua, infervorandosi sempre più:
«Comunque la avviso: io oggi sgombero tutti. Portateli dove volete, in caserma, in carcere, metteteli sotto qualche ponte, non mi interessa ma io qua non voglio più nessuno. Ci siamo capiti?» proclama la Calva Tettuta, provocando un brivido negli ospiti forzati.
Montesi annuisce, comprensivo.
«Comprendo il suo stato d’animo, signora. Abbiamo cercato di arrecare meno fastidio possibile, ma un omicidio richiede indagini accurate, ed era necessario che quanti a vario titolo potessero essere coinvolti non si allontanassero. Le chiedo ancora qualche minuto di pazienza, dopodiché potremo togliere il disturbo»
«Vuol dire che avete scoperto l’assassino?» chiede Gilda con una punta di eccitazione nella voce, domanda alla quale però Montesi evita di rispondere direttamente, e inizia la sua ricostruzione dei fatti.
«L’autore è stato bravo ad ingarbugliare le cose. Ognuno aveva un movente… prendiamo lei» dice rivolgendosi a Li Wok, la cinese, seminascosta dietro il ventaglio tradizionale con il quale si sventola nervosamente.

«I fatti dicono che Turchese è morto dopo aver mangiato un suo raviolo avvelenato con un’erba originaria della Cina; lei ha negato di essere l’avvelenatrice ma ha anche negato di aver conosciuto il presentatore in precedenza, mentre siete stati addirittura amanti, e quando le abbiamo contestato questa incongruenza ci ha risposto più o meno che si è trattato di una avventura senza alcuna importanza, e di essersi lasciati in buoni rapporti. Conferma, signorina?» chiede Montesi, che al cenno veloce di assenso di questa riprende il racconto.
«Peccato che noi abbiamo fatto ulteriori indagini presso l’albergo dove avete alloggiato alle Maldive, e ci hanno raccontato di furiosi litigi; inoltre nella corrispondenza di Turchese abbiamo trovato delle mail in cui lei lo minacciava, ed abbiamo le prove che ha fatto di tutto per essere invitata al concorso. V come Vendetta, era questa la sua ricetta, non è vero?» chiede Montesi, ma prima che Li Wok possa replicare continua:
«Ma in realtà Turchese era solo uno strumento… lei lo ha usato per essere qui. Perché lei si riteneva l’erede dell’ultimo imperatore della Cina e voleva punire l’uomo che considerava un traditore perché secondo lei non aveva protetto a dovere il suo bisnonno, e così facendo aveva contribuito alla sua caduta in disgrazia. Poco importa che il suo bisnonno fosse, con rispetto parlando, un deficiente: quell’uomo andava punito, magari facendolo accusare di un omicidio che non aveva commesso… perché era questo che lei voleva fare al qui presente signor Po Hui» conclude la requisitoria Montesi.
«Non è così!» protesta Li Wok, chiudendo di scatto il ventaglio e alzandosi in piedi. «Sì, è vero, avevo scoperto dell’esistenza di Po: l’ultimo rimasto della guardia personale dell’imperatore… sono venuta qua per conoscerlo, per guardarlo negli occhi, per buttargli addosso tutto il mio disprezzo… ma non avevo capito niente, ora lo so» conclude Li, e si rivolge verso l’anziano cinese con deferenza:
«Perdonatemi, generale, sono stata una stupida»
Il vecchio Po, seduto accanto a Nonna Pina, si sente stringere il polso da quest’ultima; si alza e si dirige lentamente verso la ragazza.
«Non devi chiamarmi generale. Chiamami nonno, nonno Po.»

Gilda sussulta alla rivelazione, appoggiandosi a James.
«Erede dell’ultimo imperatore, ma che bizzarria è questa James? Ai miei tempi quelli che si mettevano in testa gli scolapasta proclamando di essere Napoleone li avrebbero rinchiusi in manicomio. A proposito, oggigiorno è consentito dire manicomio James? Non vorrei incorrere nelle ire di qualche woke. Ma senti, e in tutto questo cosa c’entra il nostro caro Po?»
«Il generale è molto riservato, ma sembra che l’erede dell’imperatore in realtà non fosse precisamente figlio dell’imperatore. Mater certa, pater incertus» conclude allusivo il maggiordomo.
«James, il tuo francese mi commuove. Vuoi dire che il generale Po in gioventù ha fatto il birichino?»

Come a risponderle il maresciallo continua la sua spiegazione:
«E così la signorina ha scoperto di non essere discendente dell’imperatore, ma bensì del comandante della sua guardia del corpo. Era con lui che parlava quando ha lasciato i ravioli ad Isolina, giusto?»
«Sì, ero con lui. Quella signora» risponde Li Wok indicando Nonna Pina «era venuta a trovarmi, dicendomi che dovevo assolutamente parlare con lui. Ed ho capito che in tutta la mia vita ero stata una stupida» continua Li, abbracciando il vecchio Po, che con calma si scioglie dall’abbraccio, raddrizza le spalle e si rivolge al maresciallo:
«Mia nipote non ha ucciso nessuno. Se c’è un colpevole, qua, sono io»

Montesi lo guarda con ammirazione, ma lo contraddice:
«Molto nobile da parte sua, signor Hui; nella sua lunga vita sarà stato certamente colpevole di qualcosa, chi non lo è? Ma di sicuro non di questo omicidio. Perché a questo punto entra in ballo la cuoca, la signora Palmira Rosticini. »

«James caro» dice Gilda al maggiordomo, sull’orlo di perdere il consueto aplomb «pensi sia possibile avere qualche nocciolina e magari un Cuba Libre? Sento che la faccenda andrà per le lunghe, nonostante le premesse, e non vorrei arrivare a corto di energie. Ah, James?»
«Signora?» chiede il maggiordomo, deferente.
«Agli “ospiti” fai servire spuma, anche se calda, e le patatine avanzate dall’ultima festa, anche se sono posse. Incentiviamoli all’esodo.»

Tre stelle per Olena – 37

Il sole è già alto nel cielo quando un tossicchiare leggero e discreto interrompe il sonno di Gilda che, nuda come mamma l’ha fatta, si stiracchia mollemente scostando le lenzuola di raso rosa, impiegando qualche secondo a realizzare che il buio dal quale è avvolta non è dovuto ad una improvvisa eclissi di sole ma alla mascherina in seta naturale che è solita indossare per non farsi disturbare dalla luce mattutina.
«Ah, sei tu James, sia lodato il cielo» è il saluto che rivolge al suo maggiordomo, tirandosi intanto a sedere senza curarsi di coprire le parti del corpo per le quali è conosciuta come Calva Tettuta. «Pensa che stavo sognando che degli ometti in maglietta verde ci avevano conquistato e ci obbligavano a produrre una assurda zuppa di barbabietole¹. Il nostro Haruki aveva armato le maestranze ed animato la resistenza ma era stato sopraffatto; una volta catturato, in barba alla convenzione di Ginevra, era stato sottoposto a tortura, o rieducazione come la chiamavano loro: dopo una settimana di letture del libro del loro capo “Come lavare la maglietta verde a 60 gradi senza farla scolorire” aveva ceduto e si era affogato nel pentolone di zuppa.»
«Il nostro Haruki è un valoroso» commenta James con un lieve inchino, omaggiando così il direttore della produzione Haruki Laganà, fratello di quel Toshiro Laganಠcaduto effettivamente nell’adempimento del proprio dovere per mano di Evaristo, il defunto marito di Gilda, il cui spirito erra ancora inquieto nella residenza di famiglia.

Il pensiero fa rabbrividire Gilda, causando peraltro un turgore dei capezzoli che la convince ad indossare la vestaglia che il maggiordomo amorevolmente le offre. Si alza, indossando delle pantofole pitonate del premiato calzaturificio Cucchiaroni che suscitano un fremito di invidia nel maestro di buon gusto James, e si dirige al grande terrazzo dal quale si può ammirare buona parte del giardino. Mentre beve il suo bicchiere di estratto di mellifrace depurativo e tonificante osserva la vita che procede lieta: ed ecco là il giardiniere messicano Miguel rastrellare le foglie saltellando al ritmo di Llàmame, canzone rumena vincitrice morale dell’Eurovision song contest 2022, almeno a detta di Cristiano Malgioglio; e verso il limite del boschetto scorge il suo amante norreno Svengard che, a torso nudo, sta abbattendo una betulla a colpi d’ascia, ripromettendosi la notte successiva di non lasciargli così tante energie; mentre sulla collinetta che svetta in lontananza la coppia ultracentenaria formata dal generale cinese Po e da Nonna Pina saluta il sole, peraltro come detto già alto, con lenti movimenti di Tai Chi; intanto dalla cucina salgono le voci della cuoca Palmira e di sua nipote Isolina, e soprattutto un inconfondibile odore di ragù di papera, da abbinare alle pappardelle che le due, dopo avere impastato la farina con le uova, stanno spianando con matterelli reduci da mille battaglie. Che pace, che serenità! Gilda sorride, incurante dell’ennesimo bicchiere di cristallo di Boemia scivolatole a terra; respira a pieni polmoni godendo dell’arietta ancora frizzante, e si compiace nel constatare che l’opera del Creatore³ è buona e giusta. Poi si volta, recuperando l’atteggiamento efficientista che le permette di dirigere con polso fermo l’impero della pasta ripiena lasciatole dal marito.


«James caro, hai diramato l’allerta generale? Direi di dare inizio all’operazione speciale subito dopo colazione. Cominciamo a sgomberare a partire dai piani alti: se qualcuno oppone resistenza siete autorizzati ad usare la forza. Nel boschetto non c’è rimasto qualche pigmeo?» chiede la vedova Rana, alludendo alla tribù di pigmei antropofagi che dimorava nel parco della villa ai tempi della buonanima, ai quali saltuariamente veniva concesso di banchettare con qualche sindacalista fastidioso o cliente inadempiente. Al cenno negativo di James continua, rammaricandosi:
«Peccato, sarebbe stato un aiuto prezioso. E di Natascia⁴ cosa mi dici, sei riuscito a rintracciarla? Non per sfiducia, ma la sua presenza mi renderebbe più tranquilla. Sento che l’artiglieria pesante potrebbe non essere eccessiva»
Il maggiordomo, con un cenno del capo deferente, mette al corrente della situazione la sua padrona.
«Natascia sarà di ritorno a breve, ha avuto degli affari di… ehm, famiglia, da risolvere. Invece riguardo l’operazione, signora, suggerirei di rimandare»
«Che cosa?» si inalbera la Calva Tettuta, scandalizzata. «Se non ti conoscessi bene, James, potrei sospettare un’insubordinazione. Cosa sono questi capricci? Non ho nessuna intenzione di sfamare ancora questa compagnia di giro di coreuti, ammesso che coreuti sia la parola giusta. Dammi una ragione valida per non buttarli fuori a calci prima di pranzo!»

«Il maresciallo Montesi ha convocato tutti i sospettati per oggi pomeriggio»
«Ah, bene, era ora! Ci vorrà uno stadio per metterceli tutti»
«Sembra che la cerchia sia più ristretta signora, mi sono permesso di suggerire il salone verde, ho fatto male?»
«A parte che ti ho appena detto che con il verde ho avuto degli incubi, ma ti pare il caso caro James? Vogliamo offrire anche dell’insalatina, dei cetriolini, delle olivette naturalmente verdi già che ci siamo?»
«Ecco, ho pensato che fosse più opportuno mantenere la discrezione»
«Apprezzo il tuo scrupolo, James, ma è un mese che siamo su tutti i giornali scandalistici, i paparazzi assediano la villa, le azioni crollano, e ora che si arriva finalmente al dunque non ti sembra fuori luogo mantenere la discrezione?»
«Comprendo la sua riserva, signora» concorda James, serio, porgendo a Gilda la lista dei convocati ricevuta da Montesi e indietreggiando immediatamente dopo elegantemente. Gilda scorre l’elenco perplessa, fino ad arrivare ad un punto che la fa trasecolare:
«Ci siamo anche noi? Passi per te, senza offesa James caro ma è noto che in caso di omicidio il maggiordomo è il primo sospettato. Ma io che c’entro?»

¹ Si tratta del borsch; sembra che gli ucraini ne rivendichino la primogenitura, contraddetti da russi e polacchi. L’Onu dovrebbe intervenire per dirimere la questione, prima che i contendenti passino ad ulteriori vie di fatto.
² cfr. “Niente sushi per Olena”, 2018.
³ Anche l’Autore ci ha messo lo zampino, a essere precisi.
⁴ I lettori più affezionati sanno che a Villa Rana tutti si ostinano a chiamare Olena Natascia, fin dai tempi in cui era stata ingaggiata come badante di Nonna Pina (cfr. “Natale con Olena”, 2017)