Cronachette dell’anno nuovo (15)

In questi giorni ho ripensato alle lezioni di disegno delle medie, materia nella quale ero e sono rimasto un somaro (non certo l’unica), durante le quali la professoressa si sforzava di insegnarci a mescolare i colori primari per ottenere quelli secondari: con il blu ed il giallo si ottiene il verde, con rosso e giallo l’arancione, che colore bisognerà aggiungere per ottenere l’arancione rafforzato?

No, perché da ieri è proprio questo il colore che caratterizza queste parti, diciamo un arancio tendente al marrone: così ha stabilito un editto del presidente della Regione, appena il giorno dopo che dal giallo eravamo passati all’arancione, e pensare che quello era lo stesso che richiedeva a gran voce certezze sulle tempistiche dal governo nazionale (precedente). Gli effetti pratici sono che rimarranno chiuse tutte le scuole, tranne le materne; martedì mattina ho incontrato sulle scale una condomina, madre di due figli piccoli, che si chiedeva come fosse possibile, e a chi diavolo avrebbe potuto lasciare i figli dato che è sola e deve andare a lavorare. Anche perché i migliori si sono dimenticati di rifinanziare il congedo parentale, ma la compunta Gelmini ha assicurato che lo faranno con il prossimo decreto ristori: intanto, che ci si arrangi.

Anche Bertolaso, il jolly che ogni tanto salta fuori da qualche manica (destra), ci ha tenuto a dire la sua e cioè che l’Italia sta marciando a grandi balzi verso la zona rossa. Potrebbe anche essere vero, ma questi non erano gli stessi che strillavano contro allarmismi e addirittura clima di terrore?

Una buona notizia però c’è, e devo ringraziare una volta tanto Salvini e Berlusconi che stanno premendo per seguire le orme di San Marino e acquistare il vaccino russo Sputnik V, dato che gli altri ce li danno con il contagocce. Non se ne hanno abbastanza notizie? Non è testato adeguatamente? Ma perché, gli altri lo sono? E comunque, chi se ne frega! Datemi lo Sputnik, mi offro volontario! Che potrà succedermi, al limite finalmente imparerò il russo…

Sono cambiati i vertici della Protezione Civile ed il Commissario straordinario: buon lavoro ai nuovi, e ringraziamenti a chi ha dovuto affrontare un anno difficilissimo, commettendo magari qualche errore, ma chi è senza peccato scagli la prima pietra: ci siamo dimenticati di quando non si trovava una mascherina nemmeno a pagarla a peso d’oro, e quando negli ospedali mancavano i respiratori polmonari e la gente (tra cui un mio amico) si ingegnava a stampare in 3D bocchettoni doppi per collegare due pazienti ad una macchina? E le diatribe per imporre il prezzo calmierato di 50 centesimi sulle mascherine, con i farmacisti sulle barricate? Se almeno questo è stato superato qualche merito agli uscenti bisognerà riconoscerglielo, io credo.

E’ iniziato il festival di Sanremo, la 71° edizione, presentata da Amadeus con Fiorello battitore libero (divertentissima la pubblicità), edizione senza pubblico e senza aficionados per le strade ad aspettare le “star”… lo so, per qualcuno è un rito stantìo da abolire, ma è pur sempre un pezzo di costume di questo paese; finora della gara ho sentito poco, distratto da altre occupazioni, ma ho visto gli ospiti, Laura Pausini che ha cantato “Io sì”, brano scritto per il recente film di Sofia Loren, La vita davanti a sé  (che ho visto su Netflix, e l’attrice è stata bravissima), i Volo che hanno cantato un brano di Ennio Morricone, con l’orchestra diretta dal figlio del grande compositore con uno stile tutto suo, ed infine Elodie che ha proposto un medley di pezzi sanremesi famosi e, oltre ad avere una bella voce, è anche un bel vedere. Ho visto anche Ibrahimovic, che ha recitato sé stesso. Che ci volete fare, sono decisamente nazionalpopolare, così tanto che mi piacerebbe vincesse Orietta Berti, che si ripresenta in gara dopo quasi trent’anni, Oriettona della quale è uscita da qualche mese la biografia, che mi stuzzica e incuriosisce: Tra bandiere rosse e acquasantiere, deve essere proprio una bella storia.

I colleghi di Roma mi hanno detto che sta girando la voce di un rientro in ufficio, scaglionato a partire dal primo maggio. Fosse vero! Ci sono molti a cui il telelavoro piace ma come sapete non sono tra questi. Sono abbastanza convinto che, nonostante adesso faccia comodo spingerlo, alla lunga verrà ridimensionato per motivi sia di produttività che soprattutto di consumi. Pensiamo a tutta l’economia che gira intorno ai pendolari di una città come Milano…

Comunque staremo a vedere, amiche e amici; la primavera è alle porte, e con essa può darsi che riusciremo a tornare a visitare qualche museo, che anche il cervello bisogna rimetterlo in moto. A presto!

Cronachette dell’anno nuovo (14)

Amiche e amici, da queste parti da oggi siamo tornati in zona arancione, per ora arancione-arancione e non arancione scuro o arancione rafforzato, quante altre sfumature di arancione saranno ancora possibili prima di arrivare al rosso? Sembra quando da piccoli si faceva la conta per il nascondino, uno, due, due e un quarto, due e mezzo, due e tre quarti, due tre quarti e un quarto, due tre quarti e mezzo…

Durante il weekend ci sono stati assembramenti un po’ in tutta Italia, con casi clamorosi come quello di Milano, con la festa sui Navigli con tanto di disc-jockey. Qua per cercare di limitare i danni si è stabilito un senso unico pedonale; se non ricordo male mi era capitato di imbattermene in uno durante un Carnevale a Venezia parecchi anni fa, ma lì lo scopo era quello di non far finire i turisti dentro i canali.

Io me ne sono ben guardato dal tuffarmi nella massa; dopo le faccende del sabato mattina e dopo una ronfatina sul divano ho fatto una passeggiata che mi ha portato fino ad un concessionario Piaggio dove ho chiesto informazioni per un’Ape. E’ così carina che me la sarei comprata seduta stante per me medesimo, ricordo che con la versione calessino un simpatico tassista abusivo ci aveva portati qualche anno fa, a Palermo,  dal palazzo dei Normanni fin su al Monte Pellegrino, da Santa Rosalia. Avrei voglia di tornare, tra l’altro ci sono belle offerte con la GNV (Grandi Navi Veloci), che permettono di disdire senza rimettere niente fino a quattro giorni prima dalla partenza. Si, ma se poi rimaniamo bloccati in Sicilia? Oddio, non sarebbe poi una grande tragedia, a pensarci bene… o forse sarebbe meglio andare in Sardegna? Lì sono tornati zona bianca, ma anche l’anno scorso prima delle vacanze erano quasi immuni, poi ci hanno pensato i turisti fresconi del Billionaire (e le scelte sciagurate della giunta regionale) ad impestare tutti.

Domenica invece consueto pranzo dalla suocera; mia suocera, l’ho già detto, non è mai stata una gran cuoca però la cassoeula la faceva bene, adesso però non mangia più carne (non perché si sia convertita al veganesimo, ma perché sembra che la carne le crei dei disturbi ai nervi dei piedi, chi può contraddirla) e si astiene anche dal cucinarla. Quindi per non farle torto il giorno prima ce la siamo ordinata da un buon ristorante della zona, tra l’altro premiato da Alessandro Borghese per quello che vale, e ce ne siamo fatti portare a casa tre porzioni, così abbondanti che una è ancora in frigo. Con polenta, ovviamente. Nemmeno tanto cara, 13€ a porzione, più 3€ per il trasporto. Era particolarmente buona, un po’ perché era molto che non la mangiavamo, e soprattutto perché quest’anno le verze hanno “preso il gelo”, che lo dico per i profani aiuta a tenere imprigionate tutte le notevoli qualità antiossidanti di questa verdura.  Certo, un tempo le cotenne non sarebbero state così sgrassate e io avrei gradito un paio di salsiccette ma mi dicono che così non sarebbe stata filologica. Fatta questa scorpacciata sabato sera, domenica siamo rimasti leggeri: lasagne vegetariane (di zucchine) e due tipi di arrosto, uno ripieno di carciofi e uno di funghi. Più patate al forno ed ovviamente alla fine torta, lo so, è uno strano concetto di stare leggeri e di quaresima, ma quest’anno siamo più sul “chi vuol esser lieto sia” piuttosto che sul penitenziagite.

A proposito di cotenne e scotennamenti, mentre era in corso la partita a carte dalla quale rifuggo, facendo zapping mi sono imbattuto su Rete4 in un western del 1966: Hondo e gli Apaches, che ho goduto come un bambino, ripensando a quell’unica volta che mio padre mi aveva portato al cinema, e dopo cinque minuti si era addormentato russando…

Vogliamo dire due paroline sul governo dei migliori? Ma anche no, giusto? Anche perché finora, a parte l’abbuffata di sottosegretari capaci e meritevoli (), ha fatto le stesse identiche cose che avrebbe fatto l’altro, con la differenza che ora non si lamenta più nessuno. Immagino se questo DPCM l’avesse promulgato Conte: incapaci, uccidono il paese, categorie in subbuglio, libertà libertà! La Lega ha ripreso il centro della scena (grazie, Renzi!) e occupa tutti gli spazi, di lotta e di governo. Geniale un comico che ho visto ieri su Quelli che aspettano il calcio, che ha proposto un Salvini con la sciarpa nerazzurra: dato che ha cambiato idea su tutto, perché no anche sulla squadra di calcio?

Fuori c’è un bel sole, anche se la temperatura si è abbassata (direi giustamente); ho dei problemi di concentrazione, forse sarà perché il primo contratto dell’anno è già scaduto, ed il prossimo sarà solo per un mese, e lo firmeremo probabilmente quando il mese sarà finito… è il lavoro 2.0, nervi saldi e keep calm. Basta la salute!

Olena à Paris – 35

«Mesdames et Messieurs, quello che vi proponiamo oggi non è solo un capolavoro, un’opera d’arte inarrivabile, un pezzo di storia. No, signori, qui ci troviamo di fronte ad un evento magico, un vero e proprio miracolo: un’opera data per dispersa, svanita nelle temperie della guerra, riappare per merito di un benefattore che preferisce restare anonimo, la cui famiglia l’ha salvata rocambolescamente dalla distruzione ed ora, dopo più di settant’anni, la rivela a intenditori come voi che ne sanno apprezzare il valore e sono ansiosi di goderne la bellezza.»
Serge Mannoucharyan, dopo questa premessa enfatica, beve un piccolo sorso di Evian e osserva attentamente la sala riservata dove sono convenuti una ventina di collezionisti, selezionati rigorosamente. Controlla con la coda dell’occhio che gli addetti alla sicurezza siano posizionati nei punti strategici e, con un cenno del capo, fa segno al commesso di togliere il drappo che copre il quadro. Un silenzio carico di attesa accompagna lo svelamento, silenzio subito rotto da un brusìo misto di stupore e perplessità.
«Signori, signori!» richiama la platea alla calma il banditore. «Comprendo la vostra meraviglia, noi stessi quando l’opera ci è stata proposta siamo stati restii a considerarla. La fama della nostra casa è quella di rigore e competenza, ne converrete signori, dato che siete tutti nostri affezionati clienti» e qui Serge fa una pausa, ed un sorriso ai cenni di assenso che si levano dagli astanti.
«Abbiamo fatto esaminare l’opera dai migliori esperti, potete visionare voi stessi le perizie» dice Mannoucharyan brandendo un fascio di documenti «e tutti hanno assicurato che si tratta di un’opera originale ed in ottimo stato di conservazione. François , per favore, faccia girare» invita il commesso, che prontamente esegue. Serge, ignorando l’occhiata languida scoccatagli dal collaboratore, continua:
«Domande, signori?»
Un uomo corpulento, che il banditore riconosce immediatamente per un mercante di antichità, si alza in piedi e chiede, con una sottile vena sarcastica:
«Immagino non sia possibile conoscere il nome di questo, ehm, benefattore?»
«Come dicevo, monsieur Bergeron, il venditore ha richiesto la massima riservatezza» risponde Serge, con un’espressione di rammarico sul volto.
«Si può sapere almeno se questo signore ha intenzione di mettere in vendita altri pezzi? Potremmo essere interessati ad uno stock…» dichiara un allampanato sessantenne, direttore di un museo privato.
«Questo non possiamo escluderlo» risponde il banditore «ma al momento nemmeno confermarlo. Naturalmente, dovesse accadere, sarete i primi ad esserne informati» conclude l’armeno.
Quindi, constatato che il pubblico è ormai in trepida attesa, inizia:
«Signore e signori, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio dipinse questo ritratto di donna, o meglio Ritratto di Cortigiana, a Roma nel 1597 e dunque sono passati più di 420 anni ma notate l’attualità di quella luce oserei dire cinematografica, lo sguardo con cui il soggetto, Fillide Melandroni, ci fissa, distante eppure provocante; sembra chiedersi chi sarà degno di conquistarla… per quest’opera, uno degli ultimi ritratti dipinti dall’artista e forse l’unico di donna, la base d’asta è di un milione di euro. Faites vos offres¹» invita Serge, impugnando il martelletto. La platea, all’udire la cifra, è percorsa da un brivido di eccitazione.
«Un milione e mezzo» annuncia Serge, notando la paletta alzata da Bergeron.
«Un milione e seicento» rilancia Laurent Clèvenot, architetto.
«Due milioni» offre il direttore di museo.
«Tre milioni» è l’offerta di Jean Paul Brizard, banchiere.
«Dieci miliuoni»
Tutte le teste si voltano verso la voce femminile che ha scandito le parole. La donna, seduta nell’ultima fila vicino al suo segretario con la paletta alzata, rivolge un sorrisetto beffardo agli altri partecipanti.
«Vogliamo fare sul serio o qvi voi giuocare? Noi non abbiamo tempo da perdere» li provoca.
I concorrenti si guardano intorno, chiaramente impreparati a raggiungere la soglia e tantomeno superarla: chi tossicchia, chi si guarda le scarpe, chi consulta l’orologio. Serge controlla che non ci siano rilanci, attende qualche secondo ed infine conclude:
«Non ci sono altre offerte, signori? Et un, et deux, et trois, aggiudicato alla contessa Żubrówka Kasprowicza. Complimenti, Madame » e, con uno schiocco di dita, fa apparire un valletto che consegna alla contessa un mazzo di fiori.

«Accetti questo piccolo omaggio della casa, Madame. Vengono da Sanremo, in Italia» spiega Serge.
«Grazie, Monsieur, li adoro. Sanremo è bella città, molta allegria, tutti cantano dalle finestre, anche se per me ricordo muolto triste» confessa la contessa.
«Davvero, signora? Ne sono desolato, se vuole glieli faccio cambiare. François?»
Ma prima che il commesso si muova, la contessa lo ferma con un cenno imperioso della mano.
«No, lasciate, lasciate. Sono fiori stupendi. E’ ricordo di mio povero terzo marito, morto così, in viaggio di nozze, che mi commuove»
«Le mie condoglianze, madame. E’ stata una disgrazia, un incidente?» si informa Serge, partecipe.
«Da, voi detto bene, uno incidente. Lui tradito me con cameriera, e dopo inciampato e volato da finestra.» poi, cambiando tono e discorso:
«Christofer, sistema tu qvestioni burocratiche, vuoi? Arrivederci, signori» e, alzatasi, sistema sulle spalle la stola d’ermellino e incede maestosamente verso l’uscita.

¹ Fate le vostre offerte

Olena à Paris – 34

Sì, noi siam le signorine
Delle sere parigine
Lolò, Dodò, Jujù, Cloclò, Margò, Frufrù..
E moi!¹

E, finalmente, possiamo ripartire dall’inizio…

«James, mi spieghi che stai combinando?»
Christopher, l’azzimato segretario della contessa polacca Agnieszka Żubrówka Kasprowicza, controlla con lo sguardo che nessuno si affacci nello stretto corridoio che sta percorrendo, si avvicina all’uomo che lo precede, il banditore d’aste Serge Manoucharyan, sorride e gli si rivolge rivelando una passata confidenza.
«Ti trovo bene, Serge, non perdi mai il tuo charme. Mi è venuta la pelle d’oca quando hai battuto quel quadro, detto tra noi una vera crosta, et un, et deux, et trois, che ricordi. Perché ci siamo lasciati? Eravamo una coppia così affiatata.»
«Non dire scemenze, James, mi hai messo le corna persino con Astolphe l’imbianchino, quel cinghiale col culo basso, altro che affiatati» risponde l’armeno, acido.
«E’ stato un momento di debolezza, chéri, tu eri sempre in giro con le tue aste… e lui a suo modo era un artista del pennello. Un grande pennello, in effetti» confessa James, con un filo di rimpianto.
Serge si irrigidisce ed un lampo assassino gli balena negli occhi. Poi lentamente la mascella si rilassa e le labbra si stirano in un sorriso che si trasforma presto in una risata.
«Ah, ah, sei sempre un gran salaud², lo sai vero? »
«Si fa quel che si può» concede James, con un lieve inchino.
«Andiamo a mangiare un boccone, vuoi? Così mi racconti tutto. Sushi? Ce n’è uno ottimo qua vicino»
«Perché no, ho il pomeriggio libero» annuisce il segretario-maggiordomo. «Però ho un’idea migliore del sushi. E’ ancora aperto Au Pied de Cochon?»
«In Rue Coquilliére? Come ai vecchi tempi, eh? Ma certo, ci mancherebbe, chiamo subito un’auto» propone Serge, estraendo dalla tasca interna della giacca uno smartphone con cover in madreperla.
«No, lascia stare» lo blocca James. «Facciamo due passi, è una giornata così bella, approfittiamo…»

Varcato il portone dell’hotel che ospita la casa d’aste la contessa Kasprowicza, altera, lancia un sguardo frettoloso verso entrambe le direzioni del marciapiedi per individuare la più vicina fermata dei taxi ma, al momento di avviarsi, qualcosa le fa cambiare idea e si avvia a piedi verso il vicino Museo Grévin, il museo delle cere dove sono esposte statue di figure storiche e celebrità francesi e non solo, come ad esempio i presidenti Putin e Trump: la statua di quest’ultimo però a causa della pessima abitudine dei visitatori di scattarsi dei selfie infilandogli le dita nel naso è stata ritirata per sottoporla a restauri. Pagato il biglietto e attraversata la Sala degli Specchi, la contessa percorre sale e corridoi fino ad arrivare nella stanza dove Charlotte Corday uccide Marat per l’eternità, e rimane assorta in contemplazione. Alle sue spalle si materializza una figura che si avvicina silenziosamente e si ferma poco dietro di lei.
«Sapeva che la vasca da bagno è originale? La acquistò Grevin in persona per dare fama al suo museo» dice il nuovo arrivato, palesando così la sua presenza.
«L’amico del popolo…» risponde la contessa, persa in un suo pensiero. «Idealista o assassino, o entrambi? Le rivoluzioni non si fanno a metà, non è vero?» si chiede retoricamente, prima di volgersi verso l’interlocutore.
«Vassilissa, puntuale come sempre, complimenti. Non sapevo fossi anche guida turistica»
«Ho sempre avuto la passione della storia, capitano»
«Hai sempre avuto molte passioni, in effetti» conferma Olena, avvicinandosi per baciarla.

James e Serge, seduti ad un tavolo dell’Au Pied du Chocon, si dividono un plateau de coquillages discutendo amabilmente.
«James, sei impazzito? Così mi metti nei guai. Non posso mettere all’asta quadri di cui non si conosce la provenienza, la polizia mi farebbe chiudere!» protesta il banditore.
«Ma certo che si conosce la provenienza» lo rassicura James. «Sono tutti della collezione Żubrówka Kasprowicza, la contessa garantisce personalmente»
«Ma quale contessa, sappiamo entrambi che non esiste nessuna contessa, e sai che ti dico? Se tanto mi da tanto anche i quadri saranno fasulli, e io non mi rovino certo la reputazione per vendere dei…»
Mentre l’uomo protesta, James prende da una tasca interna dell’impermeabile un cilindro di pelle, lo apre e ne estrae un rotolo di tela che allunga verso il commensale.
«E questo che sarebbe?» chiede Serge, svolgendo la tela che si rivela essere un dipinto di medie dimensioni. L’armeno rimane paralizzato per qualche secondo, poi finalmente recupera la favella e ancora incredulo chiede:
«Ma non è possibile… Ritratto di cortigiana di Caravaggio? Ma è andato bruciato nell’incendio della Flakturm Friedrichshain di Berlino, appena dopo la fine della guerra, deve essere per forza una copia! Ben fatta, peraltro…» ammette Serge, continuando a rigirarsi la tela tra le mani.
«Te la lascio» lo ferma James «falla esaminare da chi vuoi, con discrezione mi raccomando. E ti consiglio di chiudere la bocca, non vorrei ci sbavassi sopra. Ah, Serge?» dice James, alzandosi per pagare.
«Si?»
«Se la perdi o la rovini la contessa ti uccide. E non dico tanto per dire»

¹ Can-Can Grisettes, dalla Vedova Allegra di Franz Lehar, su libretto di Victor León e Leo Stein (1905).
² Figlio di buona donna, o giù di lì.

Cronachette dell’anno nuovo (11)

Cielo grigio su, foglie gialle giù, cantavano i Dik Dik in Sognando la California negli anni ’60, ora ci accontenteremmo di molto meno, come ad esempio un weekend a Cervia o Milano Marittima, o perfino a Sottomarina, a camminare lungo la spiaggia senza scarpe e senza mascherina.

A proposito di mascherine, nel weekend peraltro come dicevo grigio e piovoso ci sono state diverse multe a gente che girava senza mascherina e a qualche ristorante che, appena riaperto, ha stipato più clienti del consentito. Ad essere onesti mi pare che anche in chiesa ieri ci fosse più gente del lecito, ma era la festa patronale ed i fedeli sono stati attirati dalla ricorrenza. La Santa in questione è Santa Brigida, non quella di Svezia patrona d’Europa ma bensì quella d’Irlanda: una figura a cavallo tra mito e realtà, di cerniera tra la fine del paganesimo e l’avvento del cristianesimo in Irlanda, in quel V secolo dove Patrizio convertiva la popolazione. Brigida fondò un convento e secondo la tradizione operò diversi miracoli, quello più famoso sull’esempio di quello di Gesù alle Nozze di Caana è la trasformazione dell’acqua in birra, ma in Irlanda le vigne scarseggiavano… l’anno scorso c’erano diverse bancarelle che vendevano prodotti tipici, quest’anno a causa del Covid si è potuto solo vendere delle specie di maritozzi vuoti qui chiamati navicelle e soprattutto la birra di cui c’è stata grande richiesta, non sarà miracolosa ma aiuta a superare questi momenti difficili. Personalmente non l’ho ancora assaggiata, ma mi dicono sia molto buona.

Per i miracoli comunque siamo attrezzati, l’Uomo della Provvidenza è al lavoro e sembra che nel giro di qualche settimana ci libererà dalla pestilenza, basterà avvicinarsi e toccare il sacro manto; i ciechi parleranno ed i sordi vedranno, sarà tre volte Natale e festa tutto l’anno, ma questo solo per pochi (i soliti).

Dato che difficilmente riuscirò a godere del voucher che l’anno scorso mi sono fatto dare da Ryanair, ho richiesto il rimborso; assicurano di prendere in carico la richiesta entro una settimana e di rimborsare sullo stesso mezzo di pagamento usato: peccato che la mia ricaricabile sia nel frattempo scaduta, me la vedo brutta. Spero mi lascino almeno il voucher, ma mi toccherà fare il pendolare per Palermo per smaltirlo prima che scada…

Se avete un euro da investire, in un paesino della Val d’Aosta sono in vendita case; l’iniziativa è lodevole, mi pare sia stata adottata anche in località interne della Sicilia e Calabria, e cioè in pratica si regala una casa in cambio dell’impegno ad abitare nel paese per un tot di tempo e magari di impiantare una qualche attività economica, da qualche parte hanno riconosciuto anche un bonus pecuniario. In tempi di lavoro a distanza può essere un’idea, per chi è amante della natura e magari vuol evitare i propri simili.

L’alto rappresentante della politica estera della UE è andato a sfruculiare la Russia per il trattamento riservato a Navalny e i suoi sostenitori, minacciando chissa ché. Adesso mi aspetto che si faccia anche un giretto in Turchia, in Egitto, in India, magari in Birmania (dove molta gente adesso protesta giustamente per il colpo di stato, anche se non protestavano molto quando gli stessi militari mazzolavano i Rohingya), o perché no negli Usa per chiedere conto del trattamento che hanno intenzione di riservare ad Assange nel caso in cui dovessero ottenere l’estradizione. Se i “diritti umani” sono a senso unico, sono pura ipocrisia.

Ma, amiche e amici, oggi splende un bel sole, dunque possiamo anche fare a meno di preoccuparci di quello che succede per il mondo che tanto possiamo farci poco, e poi c’è chi ci pensa per noi e meglio di noi, di me sicuramente. Come diceva ieri uno dei personaggi della serie Tv Mina Settembre, la vita è un morso; un amico di mio padre, quasi centenario, diceva la vita è un soffio, anzi “un ciuffiu”, il concetto è lo stesso.  Enjoy!

La birra rossa può avere questi effetti, in effetti.

Olena à Paris – 33

“Yo soy el toro
y también cansado, agobiado por los años,
si la visión es borrosa y los reflejos se ralentizan,
No me quedaré mirando mi manada
que se va en la pampa.
Si quieres mi lugar ven y tómalo
gran cornudo,
llegará la hora pero no tengo miedo.
Pelearé y tal vez moriré
pero nunca abandonaré mi rebaño en la pampa.
Porque, si aún no lo has entendido,
Yo soy el toro.”¹

«Cosa stai leggendo, Juanito?»
«Ti ho svegliato, querida? Mi dispiace, scusami… è una poesia, ma riposa ora»
«Ho riposato abbastanza… l’hai scritta tu? Non sapevo fossi anche poeta. E’ un po’ triste, il toro morirà, lo sai vero Juanito?»
«Lo so, querida, ma non è questo il giorno. No, non è mia la poesia, anche se mi piacerebbe. E’ di un grande poeta che è vissuto da queste parti tanti anni fa…»
«Vieni qua, Juanito, stenditi vicino a me, vuoi?»
«Sei sicura, querida? Io non…»
«Tappati la bocca, Juanito, non abbiamo tutto il tempo del mondo, mi pare»

La quiete è finalmente tornata su Villa Rana. Ognuno è ritornato alle proprie occupazioni, gli operosi operai al lavoro, i combattivi sindacalisti a sindacare, i competenti pensionati a controllare i cantieri; i pigmei si sono dati alla macchia ed i koala, raccolti davanti al televisore sgranocchiando foglie di eucalipto, seguono la quattrocentoduesima puntata di “Lacrime e Laterizio” commentando di tanto in tanto con degli eloquenti “eh!” ed “ah!”. Miguel il giardiniere, con in groppa il piccolo Chico, rastrella il viale d’ingresso dalle foglie; il saggio Po discute di economia con il pappagallo Spread mentre Svengard distrae Adalgiso, il personal trainer e toy boy di nonna Pina ormai disoccupato, introducendolo nell’arte del far rotolare una botte di aringhe marinate salendoci sopra in equilibrio, specialità olimpica nei paesi dell’aurora boreale. Solo non si vedono i due liocorni², verrebbe da dire, ma solo perché non si è saliti al piano superiore.
Nell’ampio soggiorno infatti Gilda sta sorbendo con il ditino alzato una tisana alle erbe di mellifrace, un toccasana per digestione, vie urinarie e disordini intestinali, servita con la consuetà professionalità dal maggiordomo James, peraltro turbato dai braccialetti in pietra lavica che la Calva Tettuta indossa ad ambedue i polsi per bilanciare i propri Chakra³ ed in particolare i primi due, quelli più attinenti alla sfera sessuale.
«Che giornata, James» sbuffa Gilda «un’altra così e dovranno portare anche me al camposanto. Non bastassero i pigmei, ci mancavano anche i koala che indossavano i paramenti del Vescovo, chissà che gli sarà passato per la testa!»
«Credo che più che dal colore siano stati attratti dall’odore, signora, quel particolare tono di incenso deve aver risvegliato in loro ricordi gioiosi»
«Simpatici animaletti, ma a volte un po’ invadenti. Ma veniamo a noi James, è ora di raccogliere le idee, fare il punto della situazione e focalizzarci sul da fare, non trovi?»
«Senz’altro, signora»
«Bene. Puoi ripetermi per favore la storia del deposito di quadri? Evaristo conosceva tutto di ripieni e impasti, ma che io sappia non distingueva un Picasso da un rotolo di carta da parati dell’Ikea. Anch’io a dire la verità avrei dei problemi, ma questo è un altro discorso. Dunque, perché diavolo avrebbe dovuto avere un deposito di quadri in Argentina?»
«Da quanto ho potuto capire, signora, e Natascia potrà eventualmente aggiungere più dettagli» dice James, rivolgendo uno sguardo supplicante a Olena che, appoggiata alla balaustra del balcone, sta facendo girare tra le dita lo scovolino per la pulizia della canna della sua Glock 44, «il signore era del tutto ignaro dell’utilizzo di quel magazzino. Il deposito faceva parte delle proprietà presenti nell’appezzamento di Tres Lomas, acquistato nel ’95, ed era accatastato come ricovero per animali. Torturand… ehm, interrogando alcuni degli uomini incaricati di sorvegliare l’edificio, Natascia ha potuto appurare che il signore non è mai stato visto da quelle parti»
«Mi stai dicendo che abbiamo acquistato un terreno per due lire, su questo terreno c’era un deposito di opere d’arte inestimabili ed Evaristo non ne sapeva niente?» chiede retoricamente la Calva Tettuta, che inizia ad agitarsi.
«Tutte le evidenze porterebbero a crederlo, signora» conferma James.
Gilda rimane un attimo perplessa scuotendo la testa, poi scoppia in una risata irrefrenabile ed infine, quando i singulti si sono fermati, si alza in piedi, mette le due mani intorno alla bocca a mò di megafono e scandisce:
«Evaristo, sei un grandissimo coglione! Volevi conquistare il mondo con i tuoi manometri⁴, e avevi a portata di mano una fortuna per realizzare i tuoi piani! Ah, ah, rotolati nella tomba e mangiati le ossa dei gomiti, deficiente!» poi, riacquistando un minimo di controllo, chiede:
«Ma insomma, ci sarà ben stato qualcuno che li pagava questi “sorveglianti”, si sa chi è?»
«Gli uomini prendevano ordini da un certo Carlos Houseman, un tipo tenebroso, un mercenario» dice James, con un brivido di eccitazione «Lui avrebbe potuto dire chi c’era dietro, ma purtroppo Natascia se l’è fatto scappare» rivela con un pizzico di perfidia .
«Io non fatto scappare» precisa Olena puntando pericolosamente lo scovolino verso il maggiordomo. «Io sa esattamente dove trova lui adesso»
«Davvero, Natascia? Mi sembrava strano che qualcuno fosse rimasto vivo dopo un incontro ravvicinato con te, in effetti. Ed ora che intenzione hai? No, anzi, non dirmelo, meno so di questa storia e meglio è. Dimmi solo una cosa, ti serve qualcosa, qualcuno?»
Olena mette in tasca lo scovolino e resta con la pistola in mano. Si avvicina a James e, con un sorrisetto beffardo, gli sibila in un orecchio:
«Mi servi tu, finoucchietto»

Adalgiso affranto per la dipartita di nonna Pina

¹ “Yo soy el toro” di Camilíto Estudiantes, tratta dalla raccolta Canciones de la Pampa (1932). Trad.: Io sono il toro / e anche se stanco, gravato dagli anni / se la vista è appannata e i riflessi rallentati / non resterò a guardare la mia mandria / che si allontana nella pampa. / Se vuoi il mio posto vieni a prenderlo / gran cornuto / verrà l’ora ma io non ho paura. / Combatterò, forse morirò / ma non abbandonerò la mia mandria nella pampa. / Perché, se non l’hai ancora capito /io sono il toro.
² Ci son due coccodrilli ed un orangotango… ma che ve lo dico a fare.
³ Come sanno i cultori delle medicine alternative, dai quali l’autore prende le distanze, i Chakra sono sette.
⁴ cfr. “Natale con Olena”, 2017

Olena à Paris – 32

«Mi chiamo Louis D’Ivoire¹, buffo per uno nero come la pece, vero? Ma i miei antenati erano arrivati dalla Costa d’Avorio, la Côte d’Ivoire, e così la provenienza ci è rimasta nel cognome. Mio padre era un grande appassionato di Louis Armstrong, il grande Satchmo, e così volle chiamarmi come lui, e fin da quando avevo cinque, sei anni mi mandò a lezione di musica e tromba da un suo amico barbiere, lezioni che ripagavo lavorando gratis come garzone… imparai bene, tanto che iniziai presto con la professione, suonavo il jazz nei club di New Orleans ma solo con il jazz non si racimolava molto, così ogni tanto accettavo degli ingaggi per suonare in qualche orchestra, anche di musica leggera, e andavo in giro qualche mese per l’America.»
Gilda, desiderosa di riprendere a massaggiarsi i piedi, lancia un’occhiata interrogativa al musicista.
«Scusate, signora, vengo al dunque… era l’ottobre del 1960, io avevo appena venti anni e l’orchestra per cui lavoravo in quel momento fu chiamata a suonare al Metropolitan di New York in un Gran Galà organizzato dalla comunità italo-americana per appoggiare il candidato democratico alle elezioni presidenziali che si sarebbero svolte il mese successivo, John Fitzgerald Kennedy. Dovevamo accompagnare grandi artisti, Frank Sinatra, che era amico personale di Kennedy, Dean Martin, Perry Como, e dall’Italia arrivarono mister Volare Domenico Modugno, il grande pianista Renato Carosone, Tony Renis… e lei»
«Lei chi?» chiede Gilda, raddrizzandosi sulla poltrona, mentre James contravvenendo alle regole del buon maggiordomo si è seduto in un angolo su una sedia damascata.
«Lei, signora, vostra nonna Wanda» chiarisce Louis, con un sorriso riverente.
«Aspetti, aspetti» lo ferma la Calva Tettuta. «A parte il fatto che non era mia nonna ma la bisnonna di mio marito, lei mi sta dicendo che nonna Pina ha conosciuto Frank Sinatra, Dean Martin, e addirittura il presidente Kennedy? Non la confonde con qualcun’altra, che so, Wilma De Angelis o Betty Curtis, pace all’anima loro? A quell’epoca a quanto sapevo si era ritirata dalle scene…»
«No, no, nessun errore, signora. Lei ha ragione, la signora Wanda si era ritirata dalle scene, ma fu invitata personalmente da Frank Sinatra che l’aveva conosciuta in una tourneé di qualche anno prima e ne era rimasto affascinato; del resto erano quasi coetanei, così come con il presidente Kennedy, e fraternizzarono facilmente»
«In che senso “fraternizzarono”?» chiede Gilda, ormai preda della curiosità.
«In senso artistico, naturalmente» chiarisce il trombettista «anche se Wanda, permettetemi di chiamarla così, era una donna esuberante, riempiva la scena… all’epoca aveva circa quarantacinque anni, e non passava certo inosservata»
«Più o meno la mia età, effettivamente l’età migliore» concorda la vedova Rana.
«Lei aveva una voce roca, molto blues, e quella sera propose delle canzoni napoletane tradizionali, Luce ‘e notte, Torna ‘a Surriento, delle belle ballads…»
«Effettivamente alla lunga delle belle ballads. Ma in napoletano? James, ti risulta che la nonna conoscesse le lingue straniere? Mi esce da un fianco»
«La signora è stata senz’altro un’artista polivalente» risponde James in modo competente.
«Quella sera successe qualcosa che mi cambiò la vita, e la carriera. Wanda doveva aver notato, prima delle prove, qualche fraseggio che improvvisavo per riscaldamento. Così quando arrivò all’ultimo pezzo del suo programma andò verso il direttore, gli parlò in un orecchio e poi mi indicò con la sua mano guantata. Io non capivo cosa stesse succedendo, il direttore dopo qualche attimo mosse la testa e fece ok, e mi fece cenno di alzarmi e mettermi di fronte all’orchestra. Stavo letteralmente facendomela addosso, quando Wanda mi si avvicinò, le spalle nude rivolte al pubblico, e strizzandomi l’occhio mi disse “Baby, ho sentito dire che hai le palle. E’ ora di tirarle fuori, non trovi?”. E senza lasciarmi il tempo di rispondere attaccò “Era de maggio”, con l’orchestra muta, ed io solo a sostenere il suo canto. Fu una cosa magica, un trionfo… la platea era tutta in piedi, e Kennedy in persona salì sul palco a consegnarle un mazzo di fiori. Dopo lo show andai a ringraziarla in camerino, lei mi abbracciò e guardandomi negli occhi mi disse: “Baby, da domani sarai su tutte le copertine, ma dammi retta. Lascia stare questa merda, suona il jazz”. E così ho fatto, è stata dura ma ho fatto quello per cui ero nato. Ho aperto anche una scuola per giovani che hanno voglia di imparare ma non hanno i mezzi, sua nonna ci mandava un paio di volte l’anno degli strumenti e ci aiutava a pagare l’affitto dei locali, lo sapeva signora?»
«No, veramente io… tu sapevi qualcosa, James?»
«No, signora, ne ero all’oscuro, ma la signora era molto munifica» risponde James, commosso.
Il trombettista si alza, tira fuori dalla marsina una busta e la poggia sul tavolo.
«E questo che cos’é?» chiede Gilda, confusa più che mai.
«E’ il nostro compenso, signora. Non posso accettarlo, questa volta offro io.»

¹ NdA: Per facilitare la comprensione il racconto di Louis D’Ivoire non è riportato in lingua originale ma nella sua traduzione italiana.

Cronachette dell’anno nuovo (7)

Ed eccoci ancora qua, sempre in zona rossa; la novità più interessante è che i lavori per il ripristino del riscaldamento sono quasi finiti, ieri ci hanno lasciato ancora mezza giornata  al freddo ma dovrebbe (speriamo) essere l’ultima.

Per il resto solita solfa, il governo ha ottenuto una fiducia risicata al Senato, per cui è cambiato quasi niente: l’opposizione continua a gridare elezioni-incapaci-dimissioni, la maggioranza chiede il cambio di passo (a chi, a sé stessi?). Interessante che Cesa, segretario dell’Udc uno di quei partitini rimasti dopo l’esplosione della DC, è stato indagato per concorso in associazione mafiosa e si è subito dimesso: appena due giorni prima non aveva votato la fiducia al governo, ci sarà un nesso? Se fosse così, Renzi e parentela faranno meglio a “stare accuorti”… e per continuare con i complottismi, Biden si è finalmente insediato, e come primo atto si è accaparrato milioni di dosi del vaccino Pfizer, per cui i nostri vecchietti dovranno aspettare che prima si vaccinino 100 milioni di americani: almeno l’altro lo proclamava forte, America first!

La Coop vende online 10 mascherine a 1 euro e 50, mi pare buono; l’altro giorno sono andato all’Esselunga perché mi avevano ingolosito con un buono da 7 euro da spendere per una spesa minima di 60 euro, in realtà non sapevo cosa prendere così ho caricato latte, carta igienica e carta da cucina che dovrebbero bastarmi per tutto l’anno. Tra l’altro sulla carta clienti (siamo tutti schedati amici, un mio collega me lo diceva anni fa: paga sempre in contanti…) avevo diritto ad uno sconto di 27 euro, quindi nella mia ingenuita pernsavo che 60-27-7 avrei pagato solo 26 euro: niet mi ha detto la cassiera, se usa i 27 euro abbassa i 60  non rientra più nello sconto dei  7. Insomma, per usare gli sconti insieme avrei dovuto spendere 100 euro. Ovviamente mia moglie mi aveva avvisato e quando sono tornato mi ha accolto con uno di quei “te l’avevo detto” accompagnato dallo scrollamento di testa che non fa sentire particolarmente intelligenti.

Ieri sera mi ha molto addolorato la notizia della ragazzina che si è impiccata per partecipare ad una sfida social, o emulare chi ci partecipa. Con la cintura dell’accappatoio, in bagno… pare che la sfida fosse a chi riuscisse a rimanere più tempo strangolato, e purtroppo non c’era Clint Eastwood a sparare alla corda. Una tragedia che pone delle domande, una volta di più, sull’uso che si può fare dei social. A mio parere è ormai urgente, e la vicenda Trump l’ha dimostrato, che questi strumenti vengano tolti dalle mani dei privati e vengano presi in mano pubblica. Personalmente li chiuderei proprio, ma se proprio non si può fare che vengano messi in condizioni di non nuocere, regolandoli, controllandoli e tassati adeguatamente (i profitti che realizzano sono scandalosi). Così come sarebbe ora di dare una regolata ai giganti dell’e-commerce, ci toccherà rincorrere l’illuminata Cina su quel fronte. Ma una volta non c’era quella regola sacra del liberismo che si chiamava antitrust? Che fine ha fatto, è caduta insieme al muro di Berlino?

E’ morto Emanuele Macaluso, 96 anni, viene da piangere non tanto per la sua scomparsa quanto per il paragone con i politici di oggi; a proposito è rispuntata fuori la “compagna” Renata Polverini, sindacalista e a suo tempo rappresentante della destra cosiddetta sociale. E’ stata presidente della regione Lazio per soli due anni, eletta nel 2010 (sembra un secolo) dopo lo scandalo Marrazzo (avrebbe vinto anche un facocero probabilmente, contro di lei correva Emma Bonino e sinceramente se fossi stato nel Lazio avrei votato anch’io la Polverini) e dimessasi con dignità dopo uno scandalo sull’uso dei fondi pubblici all’interno della sua giunta, inorridita dall’accaduto. La Polverini ha votato la fiducia al governo Conte, probabilmente la vecchia anima da sindacalista ha riconosciuto che qualcosa di buono per non far affondare del tutto chi sta peggio è stato fatto.

Ho notato che in strada non ci sono quasi più mascherine e guanti: siamo diventati finalmente più civili? Le cacche di cane però non diminuiscono, quindi ne dubito.

Amiche e amici, mi preparo ad un altro fine settimana di segregazione, se va bene dovrei finire la raccolta di commedie così poi potrò concentrami sulla cara Olena, la cui ultima avventura sta ormai raggiungendo l’anno di età e francamente è ora che arrivi ad un dunque… buon weekend!

Esultanza al Senato dopo il voto di fiducia

Olena à Paris – 31

Gilda, affondata nella morbida poltrona Frau, si massaggia i piedi provati dall’impervia impresa di affrontare la processione dalla chiesa al cimitero in equilibrio su scarpine tacco 12. Di fronte a lei James sta posando su un tavolinetto in stile impero un vassoio in argento contenente vari generi di conforto inviati giornalmente dalla Premiata Pasticceria Giustozzi di Serrapetrona, paese natale della padrona di casa, come mostaccioli ricoperti di cioccolata, scroccafusi affogati nell’alchermes e cicerchiata al miele, accompagnati da vino cotto dolce proveniente dalla cantine di Loro Piceno.
«Una bella cerimonia, non trovi James? Dovremmo farne più spesso. Peccato per quel piccolo incidente…» sospira la Calva Tettuta, addentando un mostacciolo.
«Davvero spiacevole, signora» concorda il maggiordomo. «Tutto era andato bene fino alla tumulazione nella cappella di famiglia, Sua Eccellenza il Vescovo ha proferito parole molto toccanti sui meriti della defunta signora»
«Hai ragione James, anzi ricordami di firmargli un bell’assegno prima che riparta per Ladispoli. Ma cosa può essere successo, tu l’hai capito?» chiede Gilda, sorseggiando un bicchierino di vino cotto.
«Una volta deposta la bara, i calciatori sono tornati alla villa prendendo la scorciatoia che taglia per il bosco. Probabilmente il rumore della brass band che ha attaccato “When the Saints go marchin’ in” deve aver eccitato gli animi dei pigmei antropofagi che colà dimorano» ipotizza James.
«Ma santo cielo, non li avevamo rimandati tutti a fare gli animatori, anzi a mangiare gli animatori, nei villaggi Ranatour in Africa¹? Che ci fanno ancora qua?»
«Pare che un nucleo familiare, quello di un certo Gnugnu², si sia rifiutato di partire. E’ bizzarro, ma sembra che venerino un’immagine della nostra Natascia»
«Adesso si spiega il mistero del come mai continuano a sparire i portalettere. Passi per i postini, ma si può sapere perché hanno mangiato Alvaro Recoba?»
«Sembra che tra Gnugnu e l’uruguagio ci fossero degli antichi screzi» spiega il maggiordomo « Talvolta il fantasista ,quando i compagni non gli passavano il pallone, per palleggiare rubava al pigmeo la zucca che gli funge da indumento intimo restituendola tutta ammaccata. “Maltrattate la zucca ad un pigmeo ed egli non sarà mai ben disposto nei vostri confronti”, diceva sempre il mio professore di antropologia culturale»
«Bhè, a questo punto non posso dargli tutti i torti. Del resto mi pare che il calciatore si fosse ritirato, giusto James? L’assicurazione ci farà senz’altro uno sconto. Ma a proposito di Natascia, che fine ha fatto la ragazza? Non l’ho vista al funerale»

«Natascia era provata, sapete quanto fosse legata alla signora» riferisce James, ripensando ai due anni nei quali la russa sotto le mentite spoglie di badante aveva svuotato le padelle della centenaria allettata. «L’ho vista dirigersi verso l’hangar e montare le armi sul bimotore, mi ha detto che aveva bisogno di sfogarsi, credo andasse a mitragliare le auto parcheggiate in seconda fila vicino Piazza Castello, a Milano»
«La capisco James, anch’io a volte vorrei mitragliare. Buono questo scroccafuso» dice Gilda, leccandosi le dita dall’alchermes colato. In quel mentre si sente bussare e James, cogliendo lo sguardo interrogativo della vedova Rana, va alla porta per tornare subito dopo seguito da un anziano uomo di colore che indossa una marsina violetta, dei pantaloni neri con una riga dorata ai lati, in mano una tromba e sotto il braccio un alto cappello a cilindro nero.
«James?» chiede la Calva Tettuta sorpresa, ricomponendosi e posando a malincuore lo scroccafuso sul cabarè.
«Il signore è il direttore dell’orchestrina che ha animato la processione, prima di tornare a New Orleans ci teneva a salutarla»
«Che caro, ma prego, si sieda» lo invita Gilda, indicandogli l’ampio divano Chesterfield. «Gradisce un po’ di cicerchiata? Dalle sue parti dubito che se ne trovi»
«Thank you, signora, ma io deve andare presto, airport» ringrazia l’uomo, in un italiano stentato.
«Lei parla la nostra lingua?» chiede stupita Gilda
«A little, missis, poco poco. Io voleva dire che dispiace a lot per signora morta, io conosciuto lei many many years ago»
«Lei ha conosciuto nonna Pina? Ma in quale occasione, un altro funerale? James, aiutami con la traduzione per favore. Ma prego, si accomodi, non stia lì in piedi, e non si preoccupi per l’aereo, se lo perde la farò accompagnare con il nostro. Ecco, così, bravo» elogia l’uomo, che intanto si è seduto. «Assaggi un po’ di questo vino, altro che il vostro bourbon. Mi stava dicendo, allora?»

¹ cfr. “Niente sushi per Olena”, 2018
² cfr. “Natale con Olena”, 2017

Cronachette dell’anno nuovo (6)

Da ieri siamo di nuovo in zona rossa, personalmente ne ho apprezzato subito i benefici in quanto è saltato il pranzo della domenica da mia suocera; per fortuna però il legislatore stavolta ha pensato alla solitudine degli anziani e quindi per i congiunti stretti è possibile andare a trovare i genitori anche se abitano in paesi diversi, e quindi mia moglie e mia cognata hanno potuto andare a tenerle compagnia nel pomeriggio, tempo che ho impiegato proficuamente per portarmi avanti con il lavoro di editing del libro di commedie da lasciare ai posteri.

Sabato siamo andati, dopo un bel pezzo, a fare un giro in centro; avevo proposto una passeggiata ma la mia consorte ha detto che o si spendevano dané o niente, e ho preparato il portafogli. I bar erano ancora aperti, ma non i loro bagni, e così se uno gli scappa dove va a farla? Già i bagni pubblici sono una chimera, ma così è un ulteriore stratagemma per far stare la gente a casa, specie se le valvole idrauliche non funzionano a dovere… ci siamo ricordati che all’autosilos c’è un bagno, ma arrivati lì lo abbiamo trovato chiuso, e ci si accede solo inserendo in una macchinetta il biglietto del parcheggio: ho pensato di passare la sbarra di accesso a piedi e prendere lo stesso un biglietto, ma prima che potessi mettere in atto l’insano gesto una coppia infreddolita è entrata, e ci siamo infilati dietro. Una cosa del genere mi era capitata in metropolitana a Parigi, con uno che mi si era appiccicato dietro le terga per non pagare il biglietto, o forse scappava anche a lui?

Nel negozio dove siamo entrati, una pelletteria, la negoziante che conosciamo da anni era sull’orlo di una crisi di nervi. Non si dà pace del perché alcuni possano rimanere aperti ed altri no: perché i fiori sì, i profumi sì, i giocattoli sì, e il suo negozio no? Che tipo di assembramento potrà mai creare? Io solidarizzo in toto, è ormai un anno che la crisi ricade più pesantemente quando non drammaticamente sulle spalle degli stessi, e non credo si possa andare avanti ancora molto in questa maniera.

Tra l’altro stamattina ho avuto un’ulteriore conferma dell’iniquità di questi provvedimenti, quando sono uscito a prendere il giornale e c’erano un sacco di automobili in giro, con gente che evidentemente andava al lavoro: perché loro sì? Sono un po’ polemico su questo punto anche perché un mio ex commilitone che ha una gioielleria a Roma (lo so quello che penserete, e va bene, ha una gioielleria, mica morirà di fame: ma ci sono gioiellerie e gioiellerie, quelle per veramente ricchi non soffrono troppo, ma quelle dei regalini d’oro, delle catenine, degli anellini, degli orologi, come vanno avanti? E c’è tutto questo assembramento, anche lì, da chiuderle?) dopo cinquant’anni di attività familiare ha deciso di chiudere, per la verità sarebbe andato in pensione ma la sua intenzione era di continuare a lavorare, ma adesso l’ha escluso categoricamente. Tra l’altro vende tutto e fa grandi sconti, quindi chi abita a Roma e fosse interessato mi contatti in privato che gli giro i riferimenti.

L’altro giorno nella cassetta della posta ho trovato una lettera, scritta a mano da una signora che si firmava con nome e cognome, che rivolgeva a me e famiglia gli auguri per l’anno in corso, con parole molto gentili. Alla fine, quando mi ha invitato a leggere un certo passo della Bibbia, ho capito che era una testimone di Geova: ammirabile, da un certo punto di vista, visto che adesso il porta a porta non è più possibile, una bella lettera fa comunque piacere.

Ritornando alla pelletteria, avrei voluto comprare un trolley, dato che li vendeva in saldo ed uno di quelli che ho si è sfasciato; non ero sicuro però sulla misura, dato che le compagnie ogni tanto li cambiano, e la signora ha confessato che anche lei non è molto informata visto che quest’anno di trolley non ne ha venduti molti… sinceramente se la situazione perdurerà ancora dubito che ne venderà molti anche quest’anno.

Non mi addentro nella farsa della crisi di governo, ne sulle nuove varianti del virus che spuntano qua e là nel mondo (anche se su queste mi chiedo in stile virologia for dummies: ma scusate, il virus è in giro da più di un anno, non è normale che cambi? L’influenza non è diversa ogni anno? E il vaccino sarà ancora buono quando sarà il nostro turno di farlo? O come per l’influenza ce ne vorrebbe uno diverso ogni anno?).

Amiche e amici, lo scopriremo possibilmente vivendo, chi vivrà vedrà, e sottolineo chi. A presto!

Le ragazze hanno perso il trolley con tutto il contenuto