Tre stelle per Olena – 10

Scoppia scoppia mi scò
Scoppia scoppia mi scoppia il cuor
Scoppia scoppia mi scò
Scoppia scoppia mi scoppia il cuor
Liebe liebe liebelei
E’ un disastro se te ne vai
Scoppia scoppia mi scò
Scoppia scoppia mi scoppia il cuor

«James, sbaglio o quella che Miguel porta al braccio è una fascia nera? Che animo delicato, non sapevo che fosse così affezionato a Turchese» commenta Gilda sorbendo il suo caffè, osservando il giardiniere rastrellare le foglie cadute saltellando sulle note di “A far l’amore comincia tu”.
«In verità, signora, il lutto è per la scomparsa di Raffaella Carrà¹, il nostro Miguel ne era un grande ammiratore. Pensi che la passione gli fu inculcata da suo padre don Ignacio che nel 1981 assistette alla puntata di Millemilioni² che la Carrà girò a Città del Messico e ne rimase così colpito che si ripromise, se avesse avuto una figlia femmina, di farle intraprendere la carriera artistica. Sfortunatamente nacque un maschietto» conclude James, indicando Miguel.
«Be’, al nostro Miguel non mancano certo i numeri e comunque noi gli vogliamo bene così com’è, non è vero James? A volergli fare un appunto, quella parrucca bionda non si intona perfettamente col suo colorito olivastro. Ma, a proposito di bionde, sei riuscito a parlare con Natascia?»
«Sì, signora. L’ho messa immediatamente al corrente della situazione, ha detto un paio di volte “Da”, ha cambiato il giubbetto di pelle, inforcato la moto ed è partita»
«Sai se ha preso la pistola, James?»
«Dal rigonfiamento vicino all’ascella direi di sì, signora»
«Bene, mi sento più tranquilla. Che ne diresti se facessimo un giro per le cucine? Con tutti questi cuochi, riusciremo a rimediare due spaghetti aglio e olio?»

Seduto alla scrivania del suo ufficio, al primo piano della caserma “Salvo d’Acquisto”, il maresciallo Montesi riguarda le riprese della sera prima, perplesso. Un energico battito di tacchi lo distoglie dalle sue riflessioni.
«Maresciallo, la scientifica ha mandato i risultati degli esami. La boccetta trovata nell’armadietto della svedese contiene un estratto di Gelsemium, lo stesso usato per avvelenare il raviolo» annuncia l’appuntato Corinaldi, provocando un sospiro del suo superiore.
«Corinaldi, qui l’affare si ingrossa. Come ha fatto la cinese a avvelenare il raviolo, solo uno, e poi mettere la boccetta nell’armadio dell’altra concorrente? O non sarà mica stata la svedese a avvelenare Turchese buttando poi la colpa sulla cinese? Ma sarebbe stata così stupida da lasciare il veleno nel suo armadietto? E perché, poi? Convochiamola, e cerchiamo di capire se tra le due c’è qualche rapporto…»
Mentre Montesi riflette a voce alta, dal piano terra giunge la voce concitata del piantone:
«Signora, le ho detto che non può entrare, il maresciallo è occupato, non mi costringa a usare la forza!»
«Se tu chiama me signuora ancora una volta io non crede tu sarà in grado di usare muolta forza, con tue braccia spiezzate. Ora tu vai da tuo capo e dici lui che è arrivata sua nipotina, sì?»
«Ma che diavolo sta succedendo di sotto?» chiede Montesi all’appuntato, che si stringe nelle spalle. Il maresciallo si alza ma non riesce ad uscire dalla stanza perché si trova di fronte il suo piantone che, spinto da una donna atletica che gli torce un braccio dietro la schiena, occupa il vano della porta. Montesi resta per un attimo sorpreso poi scuote la testa e un sorriso gli illumina il volto.
«Capitano Smirnoff, che piacere rivederla. Vedo che ha fatto amicizia con il mio uomo» constata Montesi, lanciando un’occhiata velenosa al piantone. «Piccioni, con te facciamo i conti dopo. Puoi andare, adesso»
L’appuntato prova ad intervenire:
«Maresciallo, tutto a posto? Vuole che faccia uscire la signora?»
Montesi, notando un lieve irrigidimento nella mascella della visitatrice, alza una mano per fermare l’iniziativa dell’incauto sottoposto.
«Grazie Corinaldi, non c’è bisogno. E poi mi servono appuntati tutti interi. Lasciaci soli»
L’appuntato, riluttante, esce. Montesi ritorna alla sua scrivania ed invita con un gesto la russa ad accomodarsi, e deglutisce vedendola accavallare le lunghe gambe e lanciargli uno sguardo beffardo.
«Ti trovo bene, Olena. Cosa posso fare per te?»
«Tu invece deve controllare carboidrati, Nicuola, tu fa puoco movimento. A proposito, come sta Ines?»

¹ La Raffa nazionale, grandissima e indimenticabile artista, si è spenta il 5 luglio 2021. Ha dispensato gioia e allegria fino alla fine, con una bravura, una simpatia, una classe, un senso del gusto e della misura inimitabili. Mia zia Emanuelita l’ha chiamata più volte per cercare di indovinare quanti diavolo di fagioli contenesse quel vaso: mitiche, l’una e l’altra.
² Programma in cinque puntate girate a Buenos Aires, Città del Messico, Mosca, Londra e Roma, coprodotto dalla Rai e da canali degli Stati coinvolti. Raffaella cantava e ballava per le strade, in mezzo alla gente, e faceva conoscere aspetti insoliti delle città visitate.

Tre stelle per Olena – 9

«Vi ho detto che non c’entro niente, perché mai avrei dovuto avvelenare Turchese? Non lo conoscevo nemmeno!»
La giovane cinese, tramite l’interprete fornita dalla produzione dello show, risponde indignata alle domande del maresciallo Montesi, che maledice il momento in cui il suo superiore, il quarantenne capitano Fiacchini, donnaiolo incallito, si è rotto il tendine crociato del ginocchio destro giocando a calcetto in una partita scapoli-ammogliati, incidente che qualche malalingua non attribuisce ad uno scontro fortuito ma ad un regolamento di conti per una vecchia questione di corna.
Montesi, un sessantenne brizzolato, non molto alto, leggermente sovrappeso, amante del ballo liscio che pratica regolarmente con la sua signora Ines, una allampanata romagnola, abbronzato dalle ore passate all’aria aperta per servizio e dalla cura del suo orto di cui è orgogliosissimo e che gli regala soddisfazioni come la vittoria del prestigioso “Oscar della zucca 2018” attribuito dalla Pro Loco di Ciapanò, risponde paziente.
«Signorina, è la prassi, stiamo interrogando tutti quelli che erano nelle vicinanze del… ehm, dell’evento. Le ho solo chiesto cosa intendeva con quel “V come Vendetta”, non c’è motivo di innervosirsi. Capirà che è una strana causalità che qualcuno evochi una vendetta e subito dopo qualcun altro muoia, sbaglio?»
«Era solo un modo per attirare l’attenzione, per farmi pubblicità! Io non devo vendicarmi di nessuno» risponde Li Wok, spazientita.
«Se è come lei dice, signorina, come spiega che Turchese è morto dopo aver mangiato un suo raviolo? Se non è stata lei chi può averlo avvelenato, qualcuno che voleva far ricadere la colpa su di lei?» chiede il maresciallo accaldato mentre guarda sconsolato la pala ventilatore che pende inerte dal soffitto, che l’elettricista aveva promesso da due mesi di passare a sistemare.
«Ma come faccio a saperlo? Avete tutte le riprese video, si vedrà se qualcuno ha messo qualcosa nel mio piatto, no? Io l’ho messo sul tavolo della giuria, chiunque avrebbe potuto metterci le mani»
«E’ proprio questo il punto, signorina, le immagini non ci hanno dato nessun aiuto, non sembra che qualcuno si sia avvicinato. Ha notato qualcosa di strano in cucina? Qualcuno del suo staff, qualcuno con il quale ha avuto degli attriti, che avrebbe avuto motivo di danneggiarla? »
«Lo escludo assolutamente! I miei ragazzi si butterebbero nel fuoco per me, non farebbero mai una cosa del genere, le dico che si sta sbagliando!»
Un battito di nocche alla porta interrompe la discussione.
«Avanti!» consente Montesi, per niente sorpreso dall’entrata dell’appuntato Corinaldi, suo aiutante, un biondino quasi trentenne.
«Maresciallo, la scientifica ci ha mandato questo» comunica l’appuntato, porgendo a Montesi una carpetta «mentre stamattina è arrivata in caserma questa» continua porgendo una busta.
«E il mittente?» chiede il maresciallo, interrogativo.
«E’ anonima maresciallo, ma sembra interessante, gli dia un’occhiata»
«Va bene Corinaldi, puoi andare, grazie» lo congeda Montesi. Apre prima il referto e poi la busta; rimane per qualche secondo pensieroso e poi si rivolge ancora alla cinese:
«Lei conosce un’erba chiamata Gelsemium Elegans, signorina Wok?»
«Gelsemium? Certo che la conosco, è un’erba nota nella medicina tradizionale, ha molte proprietà ma è molto pericolosa, se non la si sa trattare… perché?» chiede la cuoca, improvvisamente sul chi vive.
«Appunto, molto pericolosa. Il laboratorio ha trovato tracce dell’erba nello stomaco di Turchese. Come lei saprà, è un’erba coltivata in diverse regioni della Cina» butta là il maresciallo con finta indifferenza.
«Ma che vuol dire?» si agita Li Wok «Innanzitutto non è coltivata solo in Cina, e poi oggi con Internet si può comprare qualunque cosa da qualunque parte del mondo, secondo voi per uccidere un uomo che nemmeno conoscevo avrei portato un’erba dalla Cina e l’avrei messa proprio nei miei ravioli? Ma è ridicolo!»
«Signorina, glielo chiedo di nuovo, lei conferma di non aver mai conosciuto Alessandro Turchese e di non aver avuto nessun dissidio con lui?»
«Certo che lo confermo, lo confermo, quante volte ve lo devo dire?» alza la voce la cinese concitata, alzandosi anche in piedi. Montesi resta qualche secondo a guardarla, indeciso se richiamarla a sedersi, poi con una smorfia di delusione estrae il contenuto della busta e lo mette sul tavolo, prima di chiedere con voce calma:
«E questa allora come la spiega?»

La cinese guarda sgomenta la foto di lei e di Alessandro Turchese abbracciati in riva al mare limpido di quello che sembra un atollo, con sullo sfondo dei bungalow su palafitte, ma prima che possa fornire una qualche giustificazione Montesi la blocca.
«Corinaldi!» chiama di nuovo il sottoposto.
«Comandi, maresciallo» accorre prontamente l’appuntato, sbattendo i tacchi.
«Signorina, lei è in stato di fermo per l’omicidio di Alessandro Turchese. Corinaldi, portala via» ordina Montesi, dispiaciuto per la ragazza ma soprattutto per la certezza di dover saltare la serata danzante.

Cronachette dal paese dei migliori (16)

Amiche e amici, grazie ai migliori siamo entrati in estate e possiamo gioirne. Tra poco riavremo anche la libertà di respiro e di sorriso, di che possiamo lamentarci? Torniamo alla normalità, insomma: pochi vecchi come me ricordano che la stessa cosa era successa anche l’anno scorso, ma quest’anno sarà senz’altro meglio.  

Impazzano gli europei di calcio, ne approfitto per fare un appello ai giocatori: per favore, non cantate! Siete imbarazzanti. L’Inno di Mameli storpiato in quel modo non se po’ sentì. Tenete il tempo, almeno! Correte in campo, non durante l’inno. Avrei poi una domanda da rivolgere a Paola Ferrari, la presentatrice: ha denunciato il suo chirurgo plastico? Se i calciatori non si possono sentire lei non si può vedere, è fissa, parla ma la bocca non si muove ed in più le mandibole sono asimmetriche. Perché l’hai fatto, Paola, perché?  A me piacevi nature, anche con quell’accenno di peluria sul labbro superiore, adesso purtroppo piallato. Che sbaglio!

Qui nei dintorni l’altra sera una intera famigliola di cinghiali è stata investita (madre e dieci cuccioli): purtroppo stavano attraversando una strada buia, come purtroppo capita sempre più spesso, e i guidatori non hanno potuto far niente per evitarli, ed è andata bene che almeno loro non si siano fatti male. Questi animali erano già in crescita esponenziale ma la pandemia ha favorito ancora il loro incremento e, anche se sembra cinico, bisognerà procedere con abbattimenti cospicui. Salsicce e ragù per tutti!

Ben diverso e più tragico l’investimento dell’altro giorno di un sindacalista, Adil Belakhdim si chiamava, da parte di un camionista che ha forzato il blocco dei dimostranti. Ha ucciso un uomo, lasciati orfani due ragazzi per guadagnare qualche ora di consegne; siamo tornati all’ottocento amici cari, al cottimo, alle squadracce contro gli scioperanti: e peggio verrà, temo, perché la globalizzazione impone la lotta di poveri contro poveri per far ingrassare sempre di più i già ricchi, e la politica è sostanzialmente la custode di questo status quo.  

Il Migliore dei Migliori ha detto che farà la vaccinazione eterologa perché con la prima dose gli anticorpi generati con l’Astrazeneca erano stati molto bassi e quindi gli è stato consegnato di fare Pfizer: io non farò ne omologa ne eterologa, i miei anticorpi (ricontrollati) sono già alti e me li tengo così. Due sole riflessioni: perché il controllo degli anticorpi non è stato fatto a tutti, e perché è stato delegato ai privati, facendogli guadagnare un fracasso di soldi? Per il mio controllo ho speso la prima volta 32€ (perché dovevano vedere se avevo già fatto il Covid, quando sapevo benissimo di averlo fatto e avevo anche gli esisti dei tamponi) e la seconda 19€. Ma cosa vuoi, dirà qualcuno, perché non ti sei vaccinato così la piantavi di rompere le scatole? Ma perché mai dovrei vaccinarmi se il mio corpo ci ha pensato da solo a proteggermi? Il vaccino non serve a creare anticorpi?

Infine un pensiero agli amici del Botswana, dove è stato trovato il terzo diamante più grande al mondo, da ben 1098 carati: la miniera è controllata per metà dello stato e per metà dai De Beers, sarebbe interessante che qualcuno ci tenesse informati su quanto del ricavo andrà a beneficio della popolazione di quel paese africano, o se alla fine le spese se le terrà lo Stato ed i guadagni i privati, magari ungendo qualche cacicco… a pensar male si fa peccato ma spesso ci si prende, diceva uno che la sapeva lunga in certe faccende.

Amiche e amici, credo sia arrivato il momento di chiudere anche questa rubrica: fa caldo e c’è bisogno di leggerezza, ravanare sui migliori non porta a niente, faccio una certa fatica a concentrarmi e bisogna che riservi quel poco di cervello che mi rimane per il lavoro, se non altro per giustificare quello che mi faccio pagare; riposo è ciò che chiede il mio corpo ed è meglio  che tiri i remi in barca prima di spiaggiarmi come una balena che ha perso l’orientamento.

Ma non scappo, eh? Se me le tirano fuori dalla penna…

Tre stelle per Olena – 8

«Mi sembra che quello sia stato il momento in cui tutto ha iniziato a precipitare, sei d’accordo James? V come Vendetta… l’anno prossimo dovremo ricordarci di far allegare al curriculum professionale una perizia psichiatrica, non si sa mai, quella gente usa i coltelli tutto il giorno! Confesso che lì per lì ho pensato ad una trovata di Turchese per aumentare l’audience, come quando a Sanremo la buonanima di Pippo Baudo ingaggiava i disoccupati per minacciare di buttarsi giù dai tralicci del teatro Ariston, ma qui siamo andati ben oltre. Ma cos’è questo rumore, James? Sembrano delle pale che girano, e ne avrebbero ben donde date le circostanze»
Il maggiordomo soprassiede sulla dipartita attribuita prematuramente dalla sua padrona al Pippo nazionale e si affaccia al terrazzo per individuare la fonte del suono importuno.
«E’ uno dei nostri elicotteri, signora, dovrebbe essere Natascia di ritorno dalla vacanza a Mosca. Sì, è proprio lei» conferma James, annuendo «riconosco i missili aria-aria»
«Sia lodato il cielo! Le nubi si diradano, il cielo è limpido, gli uccelli cinguettano, il sole splende ed il futuro è radioso. Hai il nulla osta per sacrificare un vitello grasso, se non lo ritieni eccessivo. Anche uno leggermente sovrappeso può andar bene. Ora che è arrivata la fanteria pesante possiamo rilassarci, non è vero James? Tirare un sospiro di sollievo. Mi prepareresti uno dei tuoi caffè ricostituenti?»
«Volentieri, signora. Gradirebbe un Kahawa Ya Congo? Il terroir è quello del Kivu, regione turbolenta e ricca di minerali, dove le coltivazioni sono completamente biologiche, senza alcun uso di fertilizzanti»
«Terroir? Non sapevo che parlassi anche il congolese, James, sei un pozzo di scienza» lo elogia la Calva Tettuta, ammirata, avviandosi in terrazzo per distendersi sulla sua chaise longue in teak.

La sera prima la cinese Li Wok, dopo aver gelato il pubblico annunciando il nome del suo piatto, aveva riacquistato subito un sorriso celestiale sebbene leggermente enigmatico. Questo aveva consentito a Turchese, preoccupato, di riprendere in mano le redini dello show.
«Ah, ah, grazie Li, il senso dell’umorismo orientale a volte è difficile da comprendere da questa parte del mondo, ma sono sicuro che scopriremo presto gli ingredienti che non ci hai voluto rivelare. Ora, amisci e amiche, la palla passa alla giuria di qualità che assaggerà i piatti ed assegnerà i voti, mentre tra gli spettatori verrà estratto un campione che esprimerà a sua volta il proprio parere ed a quel punto, sommando le due votazioni, avremo il risultato finale. Nell’attesa, direttamente da Cuba l’orchestra Los Melograños del maestro Dieguito Guardatì eseguirà un medley del grande compositore e mio personale amico Ennio Perticaroni, scomparso recentemente: no, amisci, niente di drammatico, sembra che Ennio sia scappato con un basso lituano e abbia fatto perder le tracce a moglie, suocera e dieci figli a carico, di metà dei quali ha peraltro sempre negato la paternità. Ennio, se sei in ascolto, fatti vivo! L’orchestra accompagnerà le danze del corpo di ballo ungherese del coreografo Elisio Stipovich, con la partecipazione straordinaria della ètoile Fiorella Fiatella. Un bell’applauso!» invita Turchese, euforico per aver potuto sconfinare nel gossip e nel trash.
E, mentre gli operai allontanano velocemente i microfoni dal palco, l’orchestra si prepara e i ballerini si mettono in posizione, da un microfono lasciato inavvertitamente acceso irrompe un fuori onda:
«Ma che cazzo, Alexandre, almeno usa la forchetta!»
«Ma non rompermi i coglioni Auguste, sci siamo capiti vero? Mmhh che buono questo raviolo, tu te lo sogni caro mio! Non riesco a capire cosa sci ha messo… carne, sicuramente, ma c’è un retrogusto dolceamaro… ammazza che caldo però, non si respira… cough, cough, accendete i ventilatori, non… si… aahh!»
Turchese cade a terra, cianotico; Trésomarie balza sul proscenio ed urla con voce stridula:
«Un medico, presto! Non respira, fate presto!»
Il cameraman, perplesso, chiede lumi alla regia:
«Dotto’ che faccio, stacco? Quarcheduno se potrebbe impressiona’»
«Ma che stacchi, sei scemo? Continua a riprenne, continua, zumma… i telefilm americani ce propinano morti ammazzati a tutte le ore der giorno e dela notte e tu te fai scrupoli per uno che se strozza da solo? Ma magari! Daje, gira, gira, che la mannamo in mondovisione!»

Tre stelle per Olena – 7

«Ma prima di introdurre l’ultimo sfidante permettetemi, amiche ed amisci, di presentarvi il presidente della giuria di qualità, il vinscitore della scorsa edizione del nostro concorso: un bell’applauso ad Auguste Trésomarie!»
Gli spettatori tributano il giusto omaggio all’uomo di mezza età con capelli e baffetti impomatati, non molto alto, pingue e azzimato che si alza lentamente dalla sua poltrona per andare alla ribalta vicino a Turchese e raccogliere gli elogi con degnazione.
«Vieni, vieni, Auguste» lo invita il presentatore. «Ricorderete amisci che Auguste Trésomarie è lo chef dello storico locale parigino “Le doigt d’honneur”, chiamato così in ricordo del fondatore Louison Trésomarie che preparando uno stufato di coniglio si tranciò di netto il dito medio e lo servì ai suoi clienti con tanto di unghia» svela Turchese, trattenendo un brivido di raccapriccio.
«Ma non temete amisci» continua il conduttore «le pietanze che vengono servite oggi sono delle prelibatezze, come il piatto vincitore dell’anno scorso: i cappelletti ripieni di escargots alle erbe di Provenza, che mi dicono abbiano avuto molto successo, non è vero Auguste?»
«Verissimo, Alexandre, la nostra creazione modestamente ha riscosso il favore della clientela, del resto composta da veri intenditori e amanti dell’arte culinaria. Non gestiamo mica una bettola, noi, come i locali di certi sedicenti colleghi. A proposito, ti ringrazio di averci invitato a presiedere la giuria di qualità, una soddisfazione personale ma anche un chiaro riconoscimento della superiorità della cucina francese, oserei parlare di superiorità tout-court, vogliamo dimenticare il vino, il formaggio, le donne, la cultura, la storia, la moda, la politica?» declama con enfasi Trésomarie usando come suo costume il plurale maiestatis. «Ci rattrista che quest’anno non ci sia un francese in finale » continua lo chef con un sorrisetto malizioso «ma del resto avete già scelto il migliore, s’est moi, gli altri sarebbero stati solo brutte copie»
Turchese interrompe la tirata del narciso francese trattenendosi signorilmente dal chiedere se tra i simboli di superiorità sia da considerare anche l’abitudine di trasportare delle baguette sotto le ascelle, specialmente in estate:
«Aspetta a ringraziarmi, Auguste, sono sicuro che anche quest’anno il lavoro della giuria sarà molto impegnativo, le tifoserie sono pronte a scatenarsi ed il vostro giudizio sarà sottoposto a dure critiche, dovrete affrontare accese discussioni e contestazioni, si potrebbe addirittura arrivare allo scontro fisico…» prospetta il presentatore con un filo di perfidia, mentre Trésomarie sbianca leggermente e fa un passo indietro.
«Ma ecco a voi il quinto e ultimo concorrente» annuncia Turchese, mentre il francese ritorna al suo posto.
«Dalla Cina, Li Wok!»

Il pubblico trattiene il fiato, impressionato dalla giovane donna che sale sul palco con grazia e leggiadria, vestita con una semplice divisa nera ed una cuffia che le copre parte dei capelli corvini raccolti in una lunga coda che termina con un fiocco rosso, divisa che ne accentua la magrezza atletica; la ragazza regge delicatamente un cestello in bambù e avanza a piccoli passi, quasi levitando, con la testa abbassata in un lieve inchino; le labbra atteggiate ad un sorriso discreto e pudico contrastano con gli occhi che lanciano di nascosto sguardi saettanti verso il presentatore. Anche Turchese sembra colpito dall’apparizione e, quasi perso in qualche suo pensiero, impiega qualche secondo prima di riacquistare la parola.
«Li… Li Wok è la chef di uno dei più famosi ristoranti yum di Hong Kong, The last Emperor, l’ultimo imperatore, e sebbene sia molto giovane è già considerata una maestra del dim sum» dice il presentatore, quasi con deferenza . «Li, sono sicuro che il nostro pubblico è curioso di saperne di più del tuo ristorante e dei piatti che prepari, vuoi parlarcene?» la invita Turchese con gentilezza.
«Volentieri caro Alessandro» risponde Li in perfetto inglese, subito tradotta. «Lo yum cha non è solo un pranzo, ma un’esperienza che deriva dalla nostra tradizione millenaria: non è solo il pasto principale della giornata ma un rito di sublimazione, di autoconsapevolezza: il tè viene servito insieme a piatti con tante piccole porzioni, i dim sum, che possono essere composti con carne, pesce, verdura o anche frutta, fritti, stufati, al forno, al vapore… pensa che sono state raccolte ben diecimila ricette diverse di dim sum. Tra questi non mancano certo i ravioli e sono proprio questi che ho ritenuto più appropriato portare al concorso, sperando possano essere apprezzati» conclude la cinese con modestia, facendo un piccolo inchino.
«Mi hai anticipato, Li, ed hai già annunciato il tuo piatto, ma vuoi anche dirci di cosa è composto il ripieno? Come dicevi c’è una vasta scelta, ma credo che per questa serata avrai scelto degli ingredienti speciali, sbaglio?»
«Non sbagli caro Alessandro ma per ora, se permetti, vorrei lasciarli segreti e svelarli solo al termine» risponde Li Wok, irrigidendosi leggermente.
«Credo che il regolamento non lo vieti» ipotizza Turchese, lanciando uno sguardo alla giuria che dà subito un cenno affermativo «ma vorresti almeno dirci il nome della tua pietanza?»
«Sì, questo posso farlo. Il mio piatto si chiama V.»
«V?» chiede il presentatore, confuso. «V e basta?»
La cinese rialza la testa, fissa Turchese negli occhi e più che rispondere pronuncia una sentenza:
«V come Vendetta, Alessandro. V come Vendetta»

Tre stelle per Olena – 6

Dançando, dançando, dançando
Mi sono preso Fernando, dançando, dançando
Dan dan dan

Terminate le abluzioni Gilda, avvolta da un vaporoso sari indiano e da una nuvola di Moresque Fiore di Portofino, si affaccia alla terrazza della sala e assiste perplessa alle svogliate evoluzioni del giardiniere.
«James, mi sembra che il nostro Miguel non abbia la solita verve, non lo vedo entusiasta e sgargiante, anzi lo trovo stranamente abulico, se è la parola giusta. E’ successo qualcosa, per caso?»
«Niente di grave signora» la rassicura il maggiordomo «solo un po’ di delusione. Pare che durante la serata finale dell’Eurovision Song Contest Cristiano Malgioglio, che fungeva da co-presentatore, abbia espresso l’intenzione in caso di vittoria dei rappresentanti italiani di eseguire uno spogliarello come Sabrina Ferilli allo stadio Olimpico in occasione dello scudetto della Roma nel 2001, ma non abbia mantenuto la promessa»
«Che peccato, sarebbe stata di gran lunga la parte migliore dello show. Certo essere riuscito a veder vincere degli italiani dopo 31 anni dal trionfo della buonanima di Toto Cutugno, suo quasi coetaneo peraltro, deve essere stata una bella soddisfazione per il simpatico cantante. Ma a proposito James, siamo sicuri che siano proprio italiani quei saltamartini? Che fossero fuori di testa non c’è dubbio, ma mi è sfuggito il resto del testo»
«Assolutamente, signora, il gruppo ha scelto il nome danese Måneskin perché rende più l’idea di rock, ma i membri sono autoctoni e regolarmente iscritti all’anagrafe»
«Se non altro indossavano un costume sobrio, non come quello delle azerbaijane. Tra l’altro, ti risulta che l’Azerbaijan sia in Europa? Questa mania di cambiare anche la geografia, oltre che la storia, mi fa venire il mal di testa. La mia amica Loredana¹ ha elogiato il loro look definendole “scappate di casa”, prima di esprimermi vorrei però da te una rassicurazione: non è opera di tuo cugino, vero?»
James, sorpreso dal sentir chiamare in causa il suo stilista preferito nonché cugino di primo grado Jean Astolphe Girifalchi , nasconde l’imbarazzo dietro un leggero colpo di tosse ed un lieve inchino:
«Per la verità, signora, Jean Astolphe è stato ingaggiato per confezionare l’abito di Nikkie Tutorials², una delle presentatrici da Rotterdam: alla fine era esausto, capirà, la signorina ha delle misure notevoli ed ha dovuto abbondare con la stoffa.»
«Una ragazzotta deliziosa, non è vero James? Pensare che da piccola si dice fosse un maschiaccio. O era un maschietto?»
Ma, prima che James possa dissipare i dubbi della Calva Tettuta, l’attenzione di questa viene catturata da degli stridìi provenienti dal giardino.
«Non sembra anche a te di sentire degli strepiti, James? Spero che non si stiano di nuovo accapigliando, quei due!»

«Porco mondo, dalla padella alla brace. Scappo da una prigione per finire in un’altra. Tutto per colpa di quel parrocchetto!»
Flettàx, il pappagallo celtico, saltella amareggiato dentro la voliera nella quale è stato rinchiuso.
«Chi è causa del suo mal pianga sé stesso» sentenzia la saggia renna Riitta «Hai preso in ostaggio un bambino, dirottato una nave e infine, non contento, hai aggredito il dottor Spread: che ti aspettavi, che ti dessero una medaglia?»
«Craa!!» garrisce il fiero pennuto. «Dottore dei miei rognoni! Se quello è un dottore io sono uno scienziato, un astronauta, un premio Nobel! Potrà infinocchiare voi ritardate con le sue arie da damerino, ma a me non la dà a bere. Quello è falso, fasullo come una moneta del Monopoli! Ma appena esco di qua ve lo faccio vedere io dove gli infilo la laurea» dichiara Flettàx, accompagnando la minaccia con un eloquente gesto delle penne della coda.
«Sei il solito scurrile» lo apostrafa Riitta. «Dovresti prendere qualche lezione di buone maniere, non so proprio come faccia Kocca a sopportarti»
«Kocca mi ama così come sono, anzi proprio perché sono così come sono. Ma che potete capirne voi di amore libero e selvaggio, siete state allevate in cattività! A proposito, dove è finita quella benedetta gallina? Le avevo chiesto di passare in cucina a prendere un po’ di spagnolette da sgranocchiare, ma ancora non si vede. Fiona, tu che hai le gambe lunghe e non hai pesi e idee fastidiose in testa» ordina il pennuto alludendo alle corna di Riitta «vai a chiamarla, che ho un certo languorino»
«Ma certo Flettino, volentieri» risponde la servizievole cavalla, provocando una scrollata di disapprovazione della renna ma, prima che si metta in moto, dall’inizio del sentierino che si addentra nel bosco spunta la cresta della chioccia.
Kocca avanza infatti zompettando distrattamente, fermandosi ogni tanto a raspare in terra in cerca di qualche lombrico.
«Ehi!» protesta Flettàx quando la fidanzata arriva a tiro. «E le spagnolette?»
Riitta e Fiona si scambiano uno sguardo interrogativo, notando le penne arruffate della loro amica e lo sguardo sognante.
«Dico a te, femmina!» insiste il collerico pennuto. «Dove sono le mie spagno…?»
Ma la veemente recriminazione di Flettàx viene interrotta dalla scoperta di una presenza inaspettata.
«E quelle che mi stanno a rappresentare?» chiede confuso il pappagallo padano, riconoscendo sulla groppa della sua innamorata le forme ed i colori inequivocabili di due penne di Ara Macao.

¹ Loredana Bertè in collegamento telefonico con Cristiano Malgioglio, che ne ha approfittato per chiederle un paio dei suoi guanti.
² Nikkie Tutorials, o meglio Nikkie de Jager, alta un metro e novanta, recentemente ha fatto outing raccontando di essere passata dal genere maschile a quello femminile.

Tre stelle per Olena – 5

«Svengard, fratello, compagno di scorribande su e giù per i sette mari, come ti saltano in mente certe idee? Di certo il peso dell’elmo cornuto che hai portato in testa per troppo tempo si fa sentire. Ti dico che è una coincidenza!»
Seduto su un tronco posato sulla riva del ruscello che costeggia il bosco che ricopre un’ampia area della tenuta Uppallo I, il cantante norreno autore con il gemello minore Uppallo IV di canzoni popolari come Bejublad Äpplarö e Skarpö Brusen Ingmarsö¹, cerca di rassicurare l’agitato amico.
«Ma quale coincidenza, quella è venuta qua apposta, altroché! Ce l’ha ancora con voi, e lo credo bene dopo lo scherzo che le avete tirato!» insiste l’amico, con i lunghi capelli biondi scarmigliati dal vento.
«Se non avessimo esplorato insieme tutti i fiordi della Norvegia penserei che tu abbia dimenticato il vecchio detto vichingo “acqua passata non macina più”. Sono passati più di due anni…» minimizza il cantautore.
«Acqua passata un corno di bue muschiato! Il veleno l’hanno trovato proprio nel suo armadietto e non credo che ci volesse condire le aringhe. Dovete andarvene!»
«Ma chiunque avrebbe potuto metterlo lì, quegli armadietti sono chiusi con un lucchettino, basta una forcina per aprirlo. E poi la polizia ha detto di non allontanarsi» fa notare Uppallo I, esperto di effrazioni ma ligio alle regole.
«Tu pensala pure come ti pare, ma io ti dico che se siete furbi dovete stare lontani da quella donna come farò io, perché quella per colpa vostra ce l’ha anche con me!» e così dicendo Svengard si alza, abbranca il tronco lasciando appena il tempo al cantante di scendere e lo getta di slancio dall’altra parte del corso d’acqua.

Consumata con soddisfazione l’energetica colazione Gilda si dirige verso il suo Santa Sanctorum, dove la pratica di assumere tisane a base di erbe di mellifrace la sospinge con regolarità e dove nessuno è ammesso tranne l’anziana balia Serafina che l’ha vista nascere. Riscontrando una certa urgenza accelera il passo tacchettando sulle pantofole rosa, riuscendo comunque a scambiare qualche altro parere sulla serata precedente.
«James, chi ha scelto i candidati di quest’anno? Saranno dei bravi cuochi, ma certo non brillano per simpatia. Oddio, anche come cuochi non è che si siano sprecati: aringhe, cous cous, fagioli… e quell’altro, quel marcantonio di aborigeno, te lo raccomando. Per fortuna non ha portato il boomerang!»
«Il signor Timu è di origine māori, signora, il suo popolo per la caccia preferisce usare mazze ricavate da ossa di balena. Erano gli abitanti originari della Nuova Zelanda prima che arrivassero i coloni, li sottomettessero e li aggregassero alla Corona Inglese. Gli aborigeni abitavano invece l’Australia e…»
«James sei un divulgatore straordinario e starei volentieri ad ascoltare la tua puntata di Superquark» lo interrompe la Calva Tettuta, alla quale una fitta consiglia di accelerare il passo. «Mettiti in stand-bye, continuiamo più tardi. Potresti sondare con il māori se sa giocare a rugby? Vorrei ingaggiarlo per insegnare la haka² ai capiturno del pastificio, pensi che possa avere problemi sindacali?»

Dopo un breve stacchetto pubblicitario in cui vengono illustrate le proprietà benefiche di un preparato contro gonfiori intestinali e flatulenze, Alessandro Turchese riprende la presentazione:
«Signore e signori, una novità assoluta per il nostro concorso: dalla Nuova Zelanda, Amaru Timu! Amaru appartiene al popolo māori, pensate che discende addirittura dal capo Rewi Manga Maniopato che nel 1863 combattè contro gli inglesi. Amaru gira la Nuova Zelanda con il suo ristorante mobile, lo Hau Hau³, proponendo piatti della tradizione come l’Hangi di carne e verdure, o la Paua, la prelibata lumaca di mare, in brodo. Amaru, tu che sei considerato un ambasciatore della vostra cultura, potresti togliermi una curiosità?» chiede Turchese, con finto candore.
«Dici bene Alessandro, tramite i nostri piatti mi onoro di veicolare la nostra storia e la nostra cultura, che si impernia sull’amicizia tra i popoli e la tolleranza: sarò perciò lieto di rispondere alle tue domande» risponde il gigante dalla pelle bruna con un inchino.
«Mi domandavo, Amaru, e sono sicuro che anche i nostri spettatori se lo chiedano: visto che per preparare il vostro Hangi è necessaria una buca scavata nel terreno, come fate in scittà?» sogghigna il presentatore, suscitando l’ilarità del pubblico. Il fiero indigeno si erge in tutta la sua altezza e risponde con calma, mentre Turchese fa qualche passo indietro mettendosi a distanza di sicurezza.
«Ti ringrazio della domanda, Alessandro, che mi permette di chiarire un punto fondamentale della nostra cucina. Ma prima devo fare una premessa, e cioè che mio nonno Tangaroa mi ha sconsigliato di partecipare a questo concorso, perché sostiene che non avreste capito una mazza delle nostre usanze e pietanze. Ah, anche che il conduttore è un deficiente dice mio nonno, affermazione alla quale non ho ovviamente dato credito. Fino ad ora. Comunque, se proprio lo vuoi sapere, prendiamo un martello pneumatico e facciamo un buco nell’asfalto» conclude Amaru, seraficamente.
«Ehm, grazie Amaru. Vuoi presentarsci il tuo piatto?» taglia corto Turchese, rimanendo a distanza.
«Volentieri, sono qui apposta. La mia creazione sono gli agnolotti ripieni di kiwi ripieni di kiwi»
«In che senso, scusa?» chiede il presentatore, confuso.
«Nel senso che gli agnolotti sono ripieni di kiwi ed i kiwi sono ripieni di kiwi. Non è difficile capirlo, se uno ha un QI appena nella media» risponde Amaru, che comincia ad innervosirsi. «Mio nonno mi aveva avvisato che nel vecchio mondo siete de coccio, ma non immaginavo tanto. Il kiwi, hai presente il kiwi? L’uccello col becco lungo. Viene farcito con il kiwi frutto, il frutto, quello verde. V-E-R-D-E. Entrambi formano il ripieno per gli agnolotti. Ti è chiaro adesso?» chiude il māori, avviandosi verso la sua postazione scuotendo la testa.

¹ Obladì Obladà e Pa’ diglielo a Ma’.
² La Haka è una danza tipica māori resa celebre dagli All Blacks, la nazionale di rugby neozelandese.
³ Pace e Bene in lingua māori.

Tre stelle per Olena – 3

Superato il momento di crisi, Gilda si alza dal divano e avvolta in una blusa-vestaglia in twill di seta fiorata che stenta a contenerne le forme, oltre a suscitare l’invidia del maggiordomo, si dirige verso il grande terrazzo dove troneggia un tavolino ovale in pietra lavica decorato a mano da artigiani di Caltagirone su cui sono poggiate due teste di moro¹, l’una raffigurante una Gilda trionfante e persino chiomata e l’altra un perplesso Evaristo, il defunto marito; fra le due teste un vassoio di dolci alle mandorle, cannoli e persino una cassatina.
«Che meraviglia James, ci voleva proprio qualche dolcetto per tirarmi su. Sven ha già fatto colazione?» chiede Gilda, notando l’assenza dell’amato.
«Il signor Svengard è uscito presto, l’ho visto dirigersi verso il bosco»
«Aveva in mano un’ascia, per caso?»
«Non mi sembra, signora»
«Sia lodato il cielo. Se continua così mi ritroverò con un giardino zen! Spero abbia capito che non può lasciare la tenuta»
«La polizia è stata abbastanza chiara, signora»
«Già, “nessuno lasci la villa fino a nuova disposizione”. E io devo mantenerli tutti! E’ vero che abbiamo tante stanze, ma non siamo mica un albergo, non è vero? A proposito, come sei messo ad aiutanti?»
«Le maestranze si stanno prodigando, signora, anche Miguel dà una mano»
«Se ti serve qualche operaio chiedi pure ad Haruki, non fare complimenti. Peccato che i koala siano tornati a casa, con il grembiulino avrebbero fatto un figurone. Mi ero affezionata ma le autorità australiane sono state irremovibili, mi avrebbero messo l’embargo alle esportazioni di lasagne all’eucalipto, non potevo permettermelo. Piuttosto, notizie del piccolo Chico? Ci ha fatto stare in pena»
«Miguelito fortunatamente sta bene, quando i marsupiali sono stati caricati sul camion si è intrufolato, favorito dalla folta peluria. Sono state ore di apprensione, specialmente per suo padre Miguel: si era temuto un rapimento da parte della madre, l’attrice di telenovelas»
«Che sollievo, finalmente una buona notizia» dice Gilda, addentando un cannolo al pistacchio di Bronte, prima che sulla sua fronte si disegni una ruga di preoccupazione «Chissà perché quell’uomo avrà dato dell’impostore a Turchese? Ci dovrà essere sicuramente un collegamento con quello che è successo dopo. E soprattutto, sono riusciti a prenderlo?»
«No signora, purtroppo nella confusione è riuscito a dileguarsi»
«E ti pareva» sospira la Calva Tettuta. «James, mi pare che siamo un po’ a corto di truppe. I koala sono partiti, nonna Pina è in luna di miele, Adalgiso è stato assunto come body guard da Antonietta Talnone, almeno ci fosse qua Natascia! Quella se proprio non fosse riuscita a catturarlo l’avrebbe abbattuto. Ma si può sapere che fine ha fatto?»

A Mosca, nella Piazza Rossa, è in corso l’attesissimo concerto che anticipa la parata del 9 maggio, dove si commemora la vittoria dell’Unione Sovietica contro la Germania nazista nella Seconda Guerra Mondiale; star internazionali anche se stagionate come i Rolling Stones, Elton John, Cher, Celìne Dion, Tina Turner e, ambasciatori per l’Italia, Albano e Romina, beniamini del pubblico russo.
E’ proprio durante il loro duetto in Nostalgia canaglia che gli spettatori assistono con ammirazione a quello che percepiscono come effetto speciale: da un elicottero che vola sopra il palco si cala una figura vestita completamente di nero che addormenta Romina con un colpo di karate alla nuca, la imbraga e la carica con lei sull’elicottero.
La folla è in delirio, solo Albano è interdetto e chiede lumi alla regia, chiedendosi se per caso Romina si sia sbilanciata in qualche dichiarazione anti-governativa; ma recuperando subito il sangue freddo con il quale ha dominato l’Isola dei famosi il cantante di Cellino San Marco attacca a squarciagola uno dei suoi cavalli di battaglia, Cara terra mia.
Sull’elicottero che si allontana, due Romine: quella addormentata e quella vera, che fissa ad occhi sgranati la sosia che Olena ha portato a bordo.
«Ma chi è questa?» chiede la vera Romina «Non sarà mica la Lecciso travestita?»
«Niet, niente Lecciso. Lui Aleksej Ŝalimov, terrorista, si sarebbe fatto scoppiare su palco quando nostro Presidente avrebbe consegnava premio a voi e vostro marito»
«Mio ex marito, prego, adesso cantiamo insieme e basta»
«Naturalmente, naturalmente» la asseconda Olena, inarcando leggermente il sopracciglio destro, ed a dimostrazione della sua affermazione toglie la parrucca all’uomo, gli apre il camicione e scopre la cintura esplosiva che la falsa Romina indossa.
«Sergente, dirigi su Moscova» ordina al pilota; arrivati sopra al fiume ammanetta Aleksej con le mani dietro la schiena e lo risveglia.
«Buongiorno, Romina» lo saluta.
«Che cosa? Tu? Maledetta…» riesce solo a dire l’uomo, con lo sguardo carico d’odio.
«Tu canta molto bene, Aleksej. Facci sentire Volare, adesso» e così dicendo Olena apre il portellone e con un calcio butta di sotto Ŝalimov; poi rapida prende un fucile, punta alla sagoma che cade e fa fuoco. Il botto ed il bagliore arrivano fino alla Piazza Rossa, con la folla che alza gli occhi al cielo verso i fuochi artificiali. Applausi scroscianti accolgono il ritorno dell’elicottero da cui vedono ridiscendere Romina, cambiata d’abito.
«Si può sapere che succede? Prima canti meglio del solito, poi sparisci. Dove cavolo sei andata?» chiede Albano, mentre l’orchestra attacca Felicità.
«Ma vaffanculo Albano, te e Felicità. Ripigliati la Lecciso, io ho chiuso!»

¹ Le Teste di Moro sono bellissimi vasi siciliani in ceramica decorata; la leggenda narra che mille anni fa una ragazza fu sedotta da un moro e quando scoprì che questo aveva moglie e figli a carico gli tagliò la testa e ne fece un vaso per il basilico. Che caratterino!

Tre stelle per Olena – 2

La mattina seguente a Villa Rana le attività stentano a riprendere.
«James, mi sento come se mi fosse passato sopra un treno. Peggio di così non poteva andare, ma noi non abbiamo colpa, ti pare? Non potevamo fare niente per evitare la disgrazia».
James, chino sul divano dove è distesa Gilda, appoggia delicatamente una pezzuola umida sulla fronte della sofferente.
«Effettivamente, signora, gli avvenimenti sono precipitati improvvisamente» la consola il comprensivo maggiordomo.
«Che brutta fine, non se la meritava. O sì?» si chiede la Calva Tettuta, ripensando alla sera prima.

«Liza Maelström è l’anima del ristorante Giudizio di Odino a Gamla Stan, nel pieno centro storico di Stoccolma, autrisce di libri di successo come “Cento sfumature di aringa”, “Acida come un’aringa ascida” e addirittura la fiaba “Marina l’aringa”; il piatto che sci propone sono i famosi panzerotti all’aringa, che per l’occasione ha rivisitato accompagnando l’aringa con nuovi ingredienti, che sveleremo solo dopo la degustazione della giuria di qualità. Liza, vuoi dire qualcosa al pubblico italiano?» la invita Turchese, di un buon palmo più basso.
«Ciao Italia! Sono molto felice di essere qui, e spero che tra una pizza e uno spaghetto impariate a mangiare anche le aringhe che contengono molto fosforo e da quanto si dice in giro pare che ne abbiate proprio bisogno» saluta cordialmente la procace Liza.
Alessandro Turchese si affretta ad allontanare il microfono dalla svedese e spingerla verso la sua postazione, annunciando con enfasi il concorrente seguente:
«Dal Marocco il re della tajine¹, Ahmed Marrakech! Il suo ristorante di Casablanca, Le Zac et voilà, è rinomato per le sue squisite frattaglie speziate, ed è un punto di riferimento obbligato per quanti si trovano a passare nella sua scittà»
L’accostamento Casablanca-frattaglie provoca un sussulto a Miguel riportandogli alla mente ed al cuore la ex fidanzata Paio Pignola alias il transessuale cubano Hector Garcìa con il quale era arrivato ad un passo dall’altare.
«Ahmed ama definirsi un classico innovatore, e lo si nota anche dal suo abbigliamento» fa notare Turchese, e infatti l’uomo salito sul palco con movenze da furetto indossa un lungo katfano ma sul capo un cappellino da rapper al posto del tradizionale fez.
«Cosa sci hai portato, Amhed?» chiede il conduttore, saltando i convenevoli.
«La creazione di questa sera» risponde Marrakech ispirato «unisce la millenaria tradizione berbera ai profumi del mare, la dolcezza dei datteri delle oasi del deserto ai peperoncini di Agadir, desiderio e conquista, passione e appagamento. Come dice il Profeta…»
«Grazie Ahmed» lo blocca Turchese preoccupato di non turbare sensibilità religiose «ma non vorremmo svelare troppo… puoi dirsci intanto come sci chiama il piatto che proponi?»
«Casonsèi al cuscus» risponde laconicamente il marocchino, indispettito.
«Casonscelli al cous cous?» chiede conferma il presentatore.
«No, casonsèi al cuscus. Sei sordo per caso?» si congeda amabilmente Ahmed, raggiungendo il suo posto.
«Sorda sarà tua sorella, piede nero² del cazzo…» sibila sorridendo a denti stretti Turchese, apprestandosi a chiamare il concorrente successivo, interrotto però da una voce che si alza dal fondo della platea:
«Impostore!» tuona un omone intabarrato, puntando il dito sul palco.
«Ma prima del prossimo concorrente, linea alla pubbliscità!» reagisce prontamente il conduttore, mentre gli uomini della sicurezza si muovono per bloccare il disturbatore.
«Cominciamo bene…» commenta Turchese tra sé e sé, sfilandosi gli occhiali e asciugandosi il sudore dalla fronte con un fazzoletto immacolato.

tagine with beef, chickpeas and vegetables, close-up

¹ Pentola di terracotta che dà il nome alla pietanza che vi viene cotta a base di carne, pollo o pesce, accompagnati da olive, prugne, limoni canditi o mandorle.
² In realtà Pied-Noirs erano detti i francesi d’Algeria rimpatriati dal ’62, poco c’entrano quindi con i marocchini.

Tre stelle per Olena – 1

«Amiche e amisci, eccosci finalmente arrivati alla serata finale! Tra poco scopriremo il vincitore di quella che si può ormai ben definire la coppa del mondo della cuscina».
Alessandro Turchese, il famoso conduttore televisivo specializzato in trasmissioni culinarie, attende la fine dell’applauso tributato a comando dagli invitati e continua:
«Descine di concorrenti si sono sfidati per creare il ripieno migliore, il più originale, il più gustoso e stasera qui nella splendida locascion di Villa Rana conosceremo finalmente i finalisti di questa combattutissima, spettacolare e avvinscente edizione di: “Non aprite quel raviolo”!»
Applausi scroscianti sottolineano il titolo della trasmissione, ormai un cult tra i cooking show; in prima fila la padrona di casa Gilda Quacquarini vedova Rana che, raggiante in un abito scarlatto Effendi impreziosito da un turbante in twill di seta stampata con motivi geometrici, seduta tra il bruno maggiordomo James impeccabile nel completo Girifalchi ed il biondo svedese Svengard, quest’ultimo impacciato nello smoking che ne comprime la notevole muscolatura, si attira gli sguardi d’invidia delle ospiti di sesso femminile e non solo.
«E’ in gran forma Turchese, non è vero James? Ho dovuto strapparlo alla concorrenza, tutti lo cercano tutti lo vogliono come quel tale, il barbiere, ma non c’è che dire, vale tanto oro quanto pesa. Il gradimento dei suoi programmi è alle stelle, hai visto “Salamelle da incubo”? O l’ultimo, “Minestroni bollenti”? Che spettacolo!» afferma Gilda, entusiasta.
«Effettivamente, signora, il signor Turchese è in un momento di grazia, è molto ambito anche dagli sponsor» osserva il maggiordomo, ammirando con un brivido di invidia la montatura eco fashion in tappi di sughero riciclati degli occhiali indossati dal presentatore.
«Peccato per quel vizietto, però. A proposito, si può ancora dire vizietto? Non vorrei offendere qualcuno»
«Il vizietto è ancora concesso, signora. Ma non mi risulta che il signor Turchese…»
«James, mi meraviglio di te. Se ne accorgerebbe anche un cieco, per non parlare di un sordo»
«Lei dice, signora?» chiede James sorpreso. «Non l’avrei detto, ma la gente di spettacolo riserva sempre sorprese»
«Eppure è evidente, non senti come strascina quelle ci? Sci, sci, sci, mi riporta al paese natale¹ ma alla lunga stanca. E’ un vizio che dovrebbe togliersi» conclude la Calva Tettuta, ignorando lo sguardo di delusione del maggiordomo.
Dal palco intanto le due vallette della trasmissione, le tortelline Lori e Dori, si fanno ammirare ballando in abiti succinti uno stacchetto musicale imitate a distanza da Miguel il giardiniere, che per l’occasione ha rispolverato una tutina leopardata appartenuta a Grace Jones ai tempi di Stryx².
«Ed eccoli, i nostri gladiatori del ripieno!» tuona Turchese, provocando un fremito di eccitazione nella platea. «Dalla Svezia, Liza Maelström!»
All’udire il nome Svengard, fino a quel momento sul punto di addormentarsi, si raddrizza sulla sedia e fissa a bocca aperta la ragazzona che con due passi raggiunge il tavolo della giuria. Il cambiamento non sfugge a Gilda, allarmata dallo sguardo vitreo del suo amato.
«Sven? Svengard? Ti senti bene? Guarda che se è uno dei tuoi trucchi per andartene a tagliare alberi stavolta non attacca».

¹ Come ricorderanno i lettori più attenti il paese di origine di Gilda è Serrapetrona (MC), famoso per la vernaccia frizzante.
² Stryx è stato un varietà innovativo di Rai Due, andato in onda nell’autunno del 1978, chiusa prima del tempo perché a qualche bacchettone dell’epoca davano fastidio dei seni nudi. E poi ecco come siamo andati a finire.