Letti – dal blog di Poetella

ecco, caro Giò, quanto richiesto… letto di mio figlio, al quale abbiamo tolto la piediera, che lui non c’entrava! letto mio… questo è quanto… 😉

per giomag59… — Poetella’s Blog

Amiche e amici, ieri abbiamo parlato di letti in ferro battuto ed è doveroso far partire la rubrica “Letti”; chi si aspettasse storie di alcove rimarrebbe deluso per diversi motivi: principalmente perché, come si sa, il gentiluomo gode e tace, poi perché è prudente dare ascolto ai suggerimenti guerreschi come “taci, il nemico ti ascolta” ed infine perché, come diceva De Sica padre in “Pane amore e…”, per me, oramai…

Rimarrà deluso anche chi si aspetta recensioni di letture: no, ci sono già eccellenti blog di recensioni, non c’è bisogno che mi ci metta anch’io, che tra l’altro sto leggendo ora “Ragazzi di vita” di Pasolini, non sarebbe proprio una recensione freschissima.

Ringrazio Poetella, poetessa come dice il nome stesso e soprattutto amante e cultrice (si dice cultrice?) del bello in tutte le sue forme, per aver dato il primo contributo; chi non l’ha ancora fatto vada a curiosare nel suo blog dove oltre le belle poesie mette in mostra gli oggetti che colleziona nella sua casa-museo.

Mio padre sapeva costruire ed aggiustare i letti in ferro battuto. Non so in quanti hanno un’idea di quanto lavoro occorra per partire da un tondino di ferro del 12 e farci uscire la testiera di un letto, quanto carbone deve bruciare per alimentare la forgia, e quante martellate per spianare i riccioli; e quanto ingegno per far stare insieme tutti i pezzi prima che si inventasse la saldatura… e gli ovali con disegni floreali, o piccoli camei, che si incastonavano tra i ricci. Oggi i letti in ferro si fanno ancora, sono prodotti industrialmente, e li vengono come ferro battuto anche se di battuto hanno veramente poco. Quanti artigiani saranno rimasti in Italia a saperli fare? Quanti hanno ancora tra le mani la sapienza per creare un pezzo che supererà la propria vita, e quella di chi l’ha ordinato?

Vacanze a Malta

Le cronache di questi giorni ci hanno fatto conoscere le ambasce di quei ragazzi che, in vacanza studio a Malta, sono dovuti rimanere in quarantena perché qualcuno del gruppo era stato trovato positivo al Covid. A me è sembrato più che normale, invece la tv ci propinava un bollettino quotidiano che manco il colon del Papa, quasi che i ragazzi risultassero dispersi nel Centrafrica o fossero prigionieri dei Talebani; addirittura da un paesino qua vicino un tizio si è mobilitato per far recapitare a destinazione dei reclusi, da un suo conoscente sull’isola, una colazione siciliana con tanto di granita (“io a Malta ci sono stato tanti anni, conosco bene la cucina di quegli alberghi”, ha detto. Una bella pubblicità, non c’è che dire).  

Non è che voglia fare il moralista, ma con tutta la buona volontà non riesco a empatizzare con quei ragazzi, ne coi loro genitori; e tantomeno con quei  300 che sono andati in vacanza studio (di che?) a Dubai, bloccati anche loro e men che meno con quelli che stanno per partire per la Grecia, a festeggiare la raggiunta maturità (su cui ho parecchi dubbi). Voglio dire, siete andati con la situazione che conoscete bene, poi almeno non lamentatevi; che volete, che mandiamo le portaerei a salvarvi?

Le mie vacanze, quando frequentavo le superiori e quindi un secolo fa, le passavo aiutando mio padre, fabbro, a bottega. Senza ammazzarmi di lavoro, per carità, anche perché mio padre sapeva bene cosa potevo fare e cosa no (avevo ed ho le mani delicate, ma lui era molto più fiducioso di me sulle mie capacità: io le cose che mi faceva fare lui non credo le avrei fatte fare a mio figlio che anzi ho protetto pure troppo, ma lui aveva fatto la guerra e io no). Scartavetravo, verniciavo (c’era una antiquaria che era contentissima quando sistemavo le testiere di letti antichi che portava, perché non lesinavo sulla porporina), tagliavo i pezzi per le ringhiere, lo accompagnavo nelle sue avventure più straordinarie, come calarsi nei pozzi per sistemare le pompe o issarsi sui tetti ad aggiustare grondaie, lo aiutavo a fare i conti, sorvegliavo gli operai, che erano poco più grandi di me di età. Ed i miei amici non è che partissero per Malta… i figli di contadini avevano da fare nei campi e con le stalle, quelli di altri artigiani andavano anche loro ad aiutare, gli unici che rimanevano senza far niente erano i figli di impiegati, se non trovavano qualche lavoretto da fare. Non ci mancava non andare in vacanza, i nostri genitori non le avevano mai fatte, e poi la vacanza era non andare a scuola e trovarci per interminabili partite a pallone, e magari la sera una birretta al bar (Peroni, al massimo Nastro Azzurro…).

Era un altro mondo, certamente, e sono anche storie che ho già raccontato. Per non parlare dei miei compagni che hanno dovuto lasciare la scuola dopo le medie per andare a lavorare, perché la famiglia non poteva mantenerli agli studi. Ma da quando è diventato indispensabile andare in vacanza? Come è stato possibile che in così (relativamente) poco tempo siamo diventati un popolo fiacco, viziato, frignone, e però pretenzioso, arrogante, ignorante? Com’è possibile che mandiamo i figli a studiare a Malta o Dubai per farli diventare dei perfetti idioti, ma che sanno l’inglese?

Ma che diavolo ci è successo?

Cronachette dallo zoccolo duro (3)

Amiche e amici, o forse dovrei chiamarvi solo lettori come ha fatto una compagnia aerea tedesca che in omaggio alle diversità di genere ha eliminato il “signore e signori” di benvenuto sostituendolo con il neutro “passeggeri”, ieri ho avuto una sgradita sorpresa, coda della breve vacanza di cui vi ho parlato. Mi è arrivata infatti dai Vigili del Comune di Piombino una bella multa per eccesso di velocità, andavo a ben 66 km/m su una strada provinciale con limite a 50, strada dritta su cui probabilmente per rispettare i limiti avrei dovuto frenare e sulla quale non ho notato assolutamente la presenza di autovelox. 175 euro e 3 punti in meno sulla patente; dei punti me ne frego, come diceva quel tale, ma dei  175 euro sì perché ci avrei fatto un altro giorno (almeno) di vacanza.

I miei mi hanno preso abbastanza in giro perché è la terza volta che prendo una multa per eccesso di velocità, tutte sotto i 70 km/h, a me che i miei amici dicono che ho la quinta arrugginita perché difficilmente riesco a ingranarla. Soprattutto mia moglie mi ha canzonato perché quando vado a fare spesa il giovedì alla Coop mi preparo studiando il volantino e scegliendo tra le offerte: sai quante offerte devo prendere per recuperare i soldi della multa? Per limitare i danni allora ho deciso di pagare entro i cinque giorni dalla notifica, risparmiando il 30% (123€). C’è un bel sistema che si chiama CBILL per cui, senza spostarsi di casa, utilizzando  l’home banking della propria banca si dovrebbe poter pagare inserendo solo i due codicini comunicati nella lettera: si dovrebbe, dico, perché io ho provato e riprovato con la mia e non ci sono riuscito. Allora ho chiamato l’assistenza, mi ha risposto un gentile operatore con accento senese, che dopo qualche tentativo infruttuoso si è rivolto ad un livello superiore, e dopo qualche altro tentativo la risposta è stata: “L’assistenza di secondo livello dice che è tutto a posto e deve controllare bene i dati che sta inserendo, e nel caso prenda una lente di ingrandimento”. Confesso di non avere più 10 decimi come una volta e per lavorare al computer uso gli occhiali, tuttavia la lente di ingrandimento ancora non mi serve: ho chiesto allora chi gli avesse dato questo bel suggerimento, sicuramente un programmatore, e se gli sembrava una risposta da dare ad un cliente. Ha biascicato qualche scusa consigliandomi di recarmi di persona alla banca, al ché ho consigliato a lui e all’assistenza di secondo livello di andare a quel paese.

Contemporaneamente la mia assicurazione mi ha inviato l’avviso per il rinnovo della polizza infortuni, ed ho notato che rispetto all’anno scorso è aumentata di 3 euro e cinquanta. Siccome sui massimi sistemi sono conciliante ma sulle quisquilie sono tignoso, ho chiamato l’impiegata ed ho chiesto ragioni: hanno aggiunto qualche tutela, aumentato qualche massimale? Niente di tutto ciò, l’unica cosa che è aumentata è la mia età: siccome il rischio è calcolato in base all’età, ogni tanto lo ricalcolano e cambia il prezzo (mai al ribasso, ovviamente). Insomma, e che caspita! Quello mi consiglia di prendere la lente di ingrandimento, quest’altra mi aumenta l’assicurazione, per non parlare di quelli che come ultrasessantenne mi stanno braccando per farmi vaccinare. Pare che qualche medico di base qua abbia iniziato a telefonare ai propri pazienti, io aspetto paziente la mia. Dell’offertona Johnson&Johnson ho già parlato l’altra volta; a Milano la Moratti sta mandando in giro dei bus per le vaccinazioni itineranti, mi aspetto da un momento all’altro di ritrovarmelo sotto casa. Ogni volta che squilla il telefono con prefisso 02 temo sia la Moratti, quando invece c’è il prefisso 06 ho paura che mi chiami la Gelmini dal Ministero, per fortuna sono solo gestori telefonici/elettrici/del gas.

Macron in Francia ha annunciato l’estensione del green pass per frequentare luoghi a rischio assembramento: senza carta verde niente cinema, teatri, ristoranti, bar, alberghi, treni, aerei. Quindi non è sufficiente distanziamento, sanificazione, mascherine, temperatura corporea: no, ci vorrà il lasciapassare vaccinale. Fabbriche e chiese non mi pare siano nel mirino, quindi senza green pass si potrà lavorare e pregare ma non divertirsi; al supermercato si potrà andare? A questa sorta di stato etico si sta orientando anche qualche macronista di casa nostra infiltrato tra i Migliori: Renzi ad esempio è d’accordo e questo mi rafforza nella convinzione che sia una boiata. Del resto gli europei sono finiti e qualche supercazzola nuova bisogna inventarla, dato che il ddl Zan sta tirando le cuoia: nei pochi giorni da quando questo governo così attento alla salute dei propri sudditi  cittadini ha tolto il blocco dei licenziamenti i padroni (e diciamola questa parola ottocentesca), perso ogni ritegno, ne stanno approfittando  per licenziare senza pudore via whatsapp o mail. Ma loro sono vaccinati, possono.

Amiche e amici, godiamo finché si può: stasera spiedini messicani, e che ci provino a venirmi a chiedere il green pass…

Cronachette dallo zoccolo duro (2)

Campioni d’Europa! Gli inglesi con la sportività che li contraddistingue hanno tributato applausi ai vincitori. Ah, no, scusate, quelli erano scozzesi , gallesi e irlandesi, che gioivano come e più di noi. Che libidine, amiche e amici! Battere gli inglesi, qualunque sia l’ambito, ha sempre un gusto particolare, figurarsi a calcio, loro che si reputano i maestri, e nel loro stadio. I reali erano un po’ abbacchiati, Mattarella era euforico (anche se non si vedeva). Persino una suora danese che conosco bene, in servizio a Londra, sentitasi  giustamente defraudata dal rigore concesso in semifinale contro la sua squadra tifava per noi. Veramente ho temuto in qualche evento avverso perché nel pomeriggio, di ritorno da una passeggiata nel bosco poco distante, c’era già chi si allenava nel carosello automobilistico, costringendomi a fare scongiuri ed in mancanza di ferri di cavallo toccare poco elegantemente  le parti basse. Tra parentesi, a passeggiare c’era pochissima gente, probabilmente si stavano preparando tutti per la partita…

La festa è comunque finita, ed ora ricominciano gli allarmi e le lacrime di coccodrillo: avete voluto festeggiare? Vedrete adesso i contagi dove arriveranno! E giù fustigare e minacciare castighi divini. E se invece non succedesse proprio niente, tranne l’aumento che ci sarebbe stato naturalmente grazie alla ripresa (quasi) normale delle attività? Confido nell’influenza benefica dell’estate.

Intanto continua la campagna di convincimento dei riottosi ultrasessantenni:  offertona, fino a fine luglio ci si può vaccinare senza prenotazione e con Johnson&Johnson, ovvero con una sola dose! Ostinati, se non vi sta bene nemmeno questo andate al diavolo! E infatti qualcuno comincia a parlare di far pagare le cure a chi si ammala senza essersi vaccinato. Secondo questi signori il fatto che uno abbia magari pagato le tasse proprio per godere della sanità quando ne ha bisogno è un particolare secondario. A me pare una china pericolosa, perché lanci la prima pietra chi non ha almeno un comportamento a rischio. Quindi se uno fuma e gli viene un tumore non lo curiamo? Se è sovrappeso e gli viene il diabete? Se va a giocare a calcetto senza essere allenato e gli viene un infarto lo lasciamo lì per terra? Per fortuna almeno il Papa difende la sanità pubblica e gratuita, l’avrà detto a nuora perché suocera (i ciellini) intendano?

Anche mia suocera adesso mi raccomanda di vaccinarmi. Hai voglia a dirle che io il Covid l’ho già avuto e gli anticorpi ce li ho. E poi da che pulpito, che per convincere lei le sue figlie hanno sudato sette camicie.

Sabato sera abbiamo mangiato nel giardino di due amici una pizza in compagnia, con altri amici, un accenno di normalità. Uno è direttore in una tessitura che fatica a trovare operai specializzati, ed è costretto a fregarli ai concorrenti; se per anni però il personale si è preso da agenzie interinali come ci si può poi lamentare che non si trovano operai specializzati? Quelli bisogna formarli, non nascono mica “imparati”. … Altro segno di normalità gli eventi che si stanno preparando sul lago, anche eventi Fai. Normale anche che in una delle piazze più frequentate della movida la sera al mattino ci sia una discarica di bicchieri, lattine e bottiglie? Certo che la storia è buffa, una volta chiamavamo gli inglesi con disprezzo “il popolo dei cinque pasti”, per stigmatizzarne la mollezza, ora siamo diventati noi il popolo degli spritz e delle apericene.

A proposito di discarica in un paese qua vicino hanno riempito un campo (si parla di seimila viaggi di camion e non so quante tonnellate di materiale) di terra contaminata non so di cosa, con la complicità del contadino. Vicino è coltivato il foraggio per le bestie che poi finiscono sulla nostra tavola, e magari anche di quelli che hanno portato lì la monnezza, e dei loro figli. Che dire, prosit.

Domenica, durante l’omelia, ci ha salutato un prete filippino che lascia la parrocchia, e mi ha sorpreso riportando una frase di Hélder Câmara, uno dei padri della Teologia della Liberazione: «Quando io do da mangiare a un povero, tutti mi chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista». Fa riflettere, no? Ma non preoccupiamoci amici, ai poveri ci pensa il G20, con la tassazione delle multinazionali.  A proposito: se i razzi che portano gli stramiliardari nello spazio esplodessero o magari non riuscissero a tornare indietro, qualcuno piangerebbe? Io no di certo. Sarà che sono uno zoccolo duro…

Sono passati venti anni dalla guerra di Bush&Blair all’Iraq (più vari complici, tra cui noi) e dieci anni dalla guerra di Sarkozy&Nato (con noi spettatori paganti, nel senso che ne stiamo pagando le conseguenze più grandi) a Gheddafi. Il mondo è migliore? Non mi pare. Tra l’altro tenete d’occhio Cuba, perché Biden ne sta preparando qualcuna delle solite.

Adesso, amiche e amici, vado a gustarmi la coppa. Quella di maiale, eh! A presto…

Tre stelle per Olena – 10

Scoppia scoppia mi scò
Scoppia scoppia mi scoppia il cuor
Scoppia scoppia mi scò
Scoppia scoppia mi scoppia il cuor
Liebe liebe liebelei
E’ un disastro se te ne vai
Scoppia scoppia mi scò
Scoppia scoppia mi scoppia il cuor

«James, sbaglio o quella che Miguel porta al braccio è una fascia nera? Che animo delicato, non sapevo che fosse così affezionato a Turchese» commenta Gilda sorbendo il suo caffè, osservando il giardiniere rastrellare le foglie cadute saltellando sulle note di “A far l’amore comincia tu”.
«In verità, signora, il lutto è per la scomparsa di Raffaella Carrà¹, il nostro Miguel ne era un grande ammiratore. Pensi che la passione gli fu inculcata da suo padre don Ignacio che nel 1981 assistette alla puntata di Millemilioni² che la Carrà girò a Città del Messico e ne rimase così colpito che si ripromise, se avesse avuto una figlia femmina, di farle intraprendere la carriera artistica. Sfortunatamente nacque un maschietto» conclude James, indicando Miguel.
«Be’, al nostro Miguel non mancano certo i numeri e comunque noi gli vogliamo bene così com’è, non è vero James? A volergli fare un appunto, quella parrucca bionda non si intona perfettamente col suo colorito olivastro. Ma, a proposito di bionde, sei riuscito a parlare con Natascia?»
«Sì, signora. L’ho messa immediatamente al corrente della situazione, ha detto un paio di volte “Da”, ha cambiato il giubbetto di pelle, inforcato la moto ed è partita»
«Sai se ha preso la pistola, James?»
«Dal rigonfiamento vicino all’ascella direi di sì, signora»
«Bene, mi sento più tranquilla. Che ne diresti se facessimo un giro per le cucine? Con tutti questi cuochi, riusciremo a rimediare due spaghetti aglio e olio?»

Seduto alla scrivania del suo ufficio, al primo piano della caserma “Salvo d’Acquisto”, il maresciallo Montesi riguarda le riprese della sera prima, perplesso. Un energico battito di tacchi lo distoglie dalle sue riflessioni.
«Maresciallo, la scientifica ha mandato i risultati degli esami. La boccetta trovata nell’armadietto della svedese contiene un estratto di Gelsemium, lo stesso usato per avvelenare il raviolo» annuncia l’appuntato Corinaldi, provocando un sospiro del suo superiore.
«Corinaldi, qui l’affare si ingrossa. Come ha fatto la cinese a avvelenare il raviolo, solo uno, e poi mettere la boccetta nell’armadio dell’altra concorrente? O non sarà mica stata la svedese a avvelenare Turchese buttando poi la colpa sulla cinese? Ma sarebbe stata così stupida da lasciare il veleno nel suo armadietto? E perché, poi? Convochiamola, e cerchiamo di capire se tra le due c’è qualche rapporto…»
Mentre Montesi riflette a voce alta, dal piano terra giunge la voce concitata del piantone:
«Signora, le ho detto che non può entrare, il maresciallo è occupato, non mi costringa a usare la forza!»
«Se tu chiama me signuora ancora una volta io non crede tu sarà in grado di usare muolta forza, con tue braccia spiezzate. Ora tu vai da tuo capo e dici lui che è arrivata sua nipotina, sì?»
«Ma che diavolo sta succedendo di sotto?» chiede Montesi all’appuntato, che si stringe nelle spalle. Il maresciallo si alza ma non riesce ad uscire dalla stanza perché si trova di fronte il suo piantone che, spinto da una donna atletica che gli torce un braccio dietro la schiena, occupa il vano della porta. Montesi resta per un attimo sorpreso poi scuote la testa e un sorriso gli illumina il volto.
«Capitano Smirnoff, che piacere rivederla. Vedo che ha fatto amicizia con il mio uomo» constata Montesi, lanciando un’occhiata velenosa al piantone. «Piccioni, con te facciamo i conti dopo. Puoi andare, adesso»
L’appuntato prova ad intervenire:
«Maresciallo, tutto a posto? Vuole che faccia uscire la signora?»
Montesi, notando un lieve irrigidimento nella mascella della visitatrice, alza una mano per fermare l’iniziativa dell’incauto sottoposto.
«Grazie Corinaldi, non c’è bisogno. E poi mi servono appuntati tutti interi. Lasciaci soli»
L’appuntato, riluttante, esce. Montesi ritorna alla sua scrivania ed invita con un gesto la russa ad accomodarsi, e deglutisce vedendola accavallare le lunghe gambe e lanciargli uno sguardo beffardo.
«Ti trovo bene, Olena. Cosa posso fare per te?»
«Tu invece deve controllare carboidrati, Nicuola, tu fa puoco movimento. A proposito, come sta Ines?»

¹ La Raffa nazionale, grandissima e indimenticabile artista, si è spenta il 5 luglio 2021. Ha dispensato gioia e allegria fino alla fine, con una bravura, una simpatia, una classe, un senso del gusto e della misura inimitabili. Mia zia Emanuelita l’ha chiamata più volte per cercare di indovinare quanti diavolo di fagioli contenesse quel vaso: mitiche, l’una e l’altra.
² Programma in cinque puntate girate a Buenos Aires, Città del Messico, Mosca, Londra e Roma, coprodotto dalla Rai e da canali degli Stati coinvolti. Raffaella cantava e ballava per le strade, in mezzo alla gente, e faceva conoscere aspetti insoliti delle città visitate.

Metti un po’ di musica leggera perché ho voglia di niente…

… anzi leggerissima…

Amiche e amici, come promesso (o minacciato, fate voi) vi racconterò qualcosa della breve vacanzina appena conclusa. Non mi sono voluto informare su quello che succedeva per il mondo e credo di aver fatto bene; del resto la mia lettura preferita durante le ferie come sa chi mi segue da tempo è Cronaca Vera, ma in realtà non acquisto la rivista da tempo e non so nemmeno se la pubblichino più. Sono stato a Piombino, in Toscana, e precisamente a Marina di Salivoli, in un complesso di appartamenti nuovi e molto ben curati. Non conoscevo affatto la zona, di Piombino sapevo solo che era una città industriale (le acciaierie) e portuale: portuale lo è ancora in quanto vi partono i traghetti per la Corsica, la Sardegna e l’Isola d’Elba lì di fronte, la parte industriale invece è in crisi, l’altoforno  è stato chiuso nel 2014 e da allora si sono succedute proprietà il cui unico scopo era ciucciare soldi allo Stato sulla pelle degli operai (come gli indiani che attualmente la detengono) facendo grandi promesse ma con poche intenzioni serie. Questi sono gli investitori esteri che tanto corteggiamo: bisogna pure pagarli per far andare gli impianti, a quel punto non capisco perché non subentri direttamente lo Stato (abbiamo voluto smantellare l’Iri, quanto bisogno ce ne sarebbe stato in questi anni di crisi) con un serio piano industriale ma figurarsi, i nostri governanti si baloccano con la legge Zan e la riapertura delle discoteche, sai che gli frega dell’acciaio. Tanto stiamo diventando un popolo di affittacamere, camerieri e commesse, che le fabbriche le facciano in Cina…   

La zona è molto bella, la Costa degli Etruschi con il Golfo di Baratti, il parco della Sterpaia, varie cale (Cala Moresca in primis); spiagge attrezzate e spiagge libere ma tenute molto bene ed in genere comunque fornite di servizi (a Baratti ad esempio nella pineta dietro la spiaggia il Comune di Piombino ha messo a disposizione dei bagni pubblici con docce, ci sono bagnini che sorvegliano e persino un’ambulanza). A me comunque il mare interessa poco, mi annoio, diffido del sole (sono stato quasi sempre sotto l’ombrellone ed anche con la maglietta addosso ma nonostante ciò mi sono scottato i piedi) e le onde non mi attizzano; nei dintorni ci sono diversi sentieri per escursionisti ma anche la natura non mi appassiona e inoltre faceva caldo ed il pericolo di lasciarci le penne con un infartino è sempre dietro l’angolo. Oltre le spiagge nominate sopra, quello che ho  apprezzato di più è stato:

  • La visita a Populonia Alta, con l’acropoli etrusco-romana (il borgo in sé stesso si fregia di essere  uno dei più belli d’Italia, ma mi sembra esagerato); quella bassa invece, dove ci sono le tombe etrusche, non l’ho potuta visitare perché a) l’ufficio turistico apre alle 9:30 e b) quando sono andato a fare i biglietti la bigliettaia ad ognuno spiegava la rava e la fava e così ho perso la visita guidata delle 10:30 e la seguente ci sarebbe stata alle 11:30, così ho mandato a quel paese etruschi e bigliettaia e me ne sono andato.
  • Il Parco Archeo-Minerario di San Silvestro, a Campiglia Marittima (che si chiama Marittima ma è in alto); qui si visitano due miniere, una a piedi ed una in trenino, e soprattutto si ripensa a quelli che lì ci lavoravano, i minatori: fuori dalla seconda miniera c’è un piccolo museo che ripercorre le lotte che i minatori hanno affrontato negli anni ’70 per non far chiudere le miniere, per difendere il loro lavoro, pur così duro, rischioso, ingrato. Difendevano il lavoro e la dignità che dava loro quel lavoro, con orgoglio ed a volte disperazione: ma adesso che vogliamo saperne, basta tornare a farsi lo spritz serale. Le miniere sono state chiuse perché erano antieconomiche, dato che i minerali dall’estero costavano meno, e perché si ritenne che in Italia i minatori non avessero più ragione di esistere. Secondo me in Italia sarebbero ben altri quelli che non avrebbero ragione di esistere, in miniera ce ne manderei parecchi e a essere onesti anch’io, da borghesucolo come sono diventato, un po’ di miniera me la meriterei.
  • Napoleone Bonaparte all’Isola d’Elba: Portoferraio è a un’ora di traghetto da Piombino, e lì abbiamo visitato una delle due Ville dove è stato “ospite” Napoleone durante il suo esilio; i mobili sono quasi tutti non originali anche se dell’epoca, tranne una brandina da campo che sembra che l’Imperatore si portasse sempre dietro e che preferisse a letti ben più comodi. Certe volte mi chiedo se saremmo stati migliori o peggiori se Napoleone avesse vinto a Waterloo (che comunque ai tempi dell’Elba era ancora di là a venire). Ma coi “se” non si fa la storia, probabilmente saremmo stati tali e quali a quello che siamo: dei minchioni consumisti.
  • Il Vermentino che ho bevuto tutte le sere a Piombino in ottimi ristoranti, naturalmente abbinato a pesce, totani, cacciucco, baccalà; abbiamo mangiato sempre divinamente tranne una sera dove ci siamo seduti e dopo mezz’ora non ci avevano portato nemmeno l’acqua e solo quando i commensali del tavolo vicino a noi se ne sono andati spazientiti si sono degnati di avvicinarsi. Ci hanno magnificato il loro antipasto di otto portate, peccato che abbiano portato un piattino alla volta e dopo un’ora eravamo ancora al caro amico: adios, avrebbe detto Antonino Cannavacciuolo, e così abbiamo fatto anche noi: adios! Amici cari, capisco che vogliate recuperare i mesi di fermo forzato, ma così vi fate del male: se tutti fanno come me, che prima di andare in un locale dà un’occhiata a Tripadvisor, potete anche chiudere…
  •  A proposito di vino, a Suvereto, un bel paesino medievale nell’interno, proprio nel weekend della nostra partenza ci si svolgeva la sagra del Vermentino: che peccato non aver potuto partecipare! Nel paesino, che abbiamo visitato la mattina del ritorno a casa, avrei voluto visitare il museo della Rocca Aldobrandiana, o almeno il Museo delle Bambole: ma aprivano alle 17:30, e a quell’ora eravamo arrivati a casa.

Potrei anche nominare il camioncino con i panini nella pineta di Baratti, fornitissimo di ogni ben di Dio: certo panino porchetta e zuppetta toscana con birra Ichnusa non è proprio il massimo per poi passare un sereno pomeriggio sotto l’ombrellone, da piccolo mia madre mi diceva sempre che prima di entrare in acqua dovevo aspettare di aver digerito il pranzo: sarà per quello che in tutta la settimana non ho fatto nemmeno un bagno?

A presto, amiche e amici!

Cronachette dallo zoccolo duro (1)

Amiche e amici, dopo una breve vacanza ritemprante eccomi ritornato e, contrariamente a quanto mi ero ripromesso, apro una nuova rubrichetta di cui sicuramente (non) sentivate la mancanza. In verità devo ringraziare la ministra senza portafoglio agli Affari Regionali, Mariastella Gelmini, che mi ha tirato in ballo: infatti, nonostante la campagna vaccinale prosegua senza sosta, tanto che i numeri dei decessi sono esattamente uguali se non leggermente peggiori a quelli dell’anno scorso quando i vaccini non c’erano, manca il guizzo, il colpo di reni che chiuderebbe finalmente la partita. Come mai, ci si chiede, sarà forse per i pasticci comunicativi, Astrazeneca sì/no, prima ai vecchi poi ai giovani poi ancora ai vecchi, sarà perché gli approvvigionamenti scarseggiano, perlomeno nella eccellente Lombardia, e quindi si sono dovute frenare le prime somministrazioni per garantire i richiami, sarà per la campagna forsennata del liberi tutti? Niente di tutto questo: la colpa, i responsabili, sono stati individuati in quei quasi due milioni e mezzo di ultrasessantenni (o per la precisione dai 60 ai sessantanove anni, lo zoccolo duro appunto l’ha chiamato la ministra) che pervicacemente si stanno rifiutando di farsi vaccinare. Renitenti alla leva, disobbedienti incivili, menefreghisti, egoisti, insensibili alla chiamata della Patria (proprio ieri Biden ha detto che la cosa più patriottica che può fare un americano oggi è farsi vaccinare; la seconda è consumare come se non ci fosse un domani, aggiungo io, e un domani non ci sarà veramente se continuano così, già si sono ritrovati con temperature vicine o sopra i cinquanta gradi, ma prendere coscienza che in gran parte di questi cambiamenti è proprio colpa loro non se ne parla). E se questi arzilli sessantenni fossero invece dei resistenti, o semplicemente avessero degli anticorpi temprati all’acciaio? Comunque, la ministra non si sa a che titolo ha detto che andremo convinti. Lì per lì mi è sembrato un messaggio vagamente mafioso ma poi mi sono rasserenato, saranno coinvolti i medici di base e i farmacisti. Se la mia dottoressa dovesse chiamarmi a casa le userei lo stesso trattamento che mi riserva lei: non risponderei, oppure le direi di richiamare più tardi, quando ovviamente non ci sarò, oppure di prendere appuntamento con la mia segretaria. Tra l’altro ha cambiato studio a fine giugno e nemmeno l’ha comunicato agli assistiti, figurarsi. Dei medici di base poi in Lombardia almeno c’è grande penuria: quelli andati in pensione si fa fatica a rimpiazzarli, grazie alle politiche delle amministrazioni di centrodestra (nelle quali si sono distinti i ciellini, a partire da Formigoni) che si sono susseguite e hanno puntato tutto sulle privatizzazioni. Così tra qualche anno (ma anche adesso) avremo un’assistenza come in Nigeria: se lo puoi pagare ti prendi un dottore, altrimenti ti attacchi.

Se poi volevate rendermi minimamente bendisposto potevate fare a meno di togliere il cashback a due giorni dal rinnovo, come ladri nella notte: oh, certo, con quei soldi si faranno tante cose più necessarie, già me le vedo. Intanto i primi effetti dello sblocco dei licenziamenti già si vedono: dopo soli due giorni la Giannetti ruote di Ceriano Laghetto ha licenziato 153 operai, che fino alla settimana prima facevano gli straordinari.

Però non si dica che sono uno che impone le proprie scelte alla sua famiglia: mia moglie ha già fatto entrambe le dosi, e domenica si è vaccinato anche mio figlio. Devo dire che sono stato un po’ in apprensione, specialmente perché è stato dentro il centro vaccinale più  di un’ora e cominciavo a pensar male: tutto bene, solo dolore al braccio, continuo però ad avere notizie di amici e conoscenti con conseguenze certo non gravi ma sicuramente fastidiose, come mal di testa, nausea, stanchezza, a volte protratte anche per una settimana.  

Qualche centinaio di operatori sanitari ha fatto ricorso contro la decisione del precedente governo di rendere obbligatoria per loro la vaccinazione (unici in Europa, sembra) pena il demansionamento o addirittura il licenziamento. A suo tempo mi permisi di esprimere qualche dubbio, e secondo me alla fine questi avranno ragione e giustamente dovranno essere anche risarciti: del resto proprio ieri in Tv un esperto (ma quanti ce ne sono? E il bello è che dicono tutto e il contrario di tutto, come e peggio dei politici: come si fa a fidarsi?) diceva che il vaccino non evita di contagiarsi e di trasmettere il contagio, ma salva solo dalle complicazioni gravi: quindi, dico io, il fatto che un medico contagi un ammalato non dipende dal fatto che si sia vaccinato o meno, cosa che protegge solo lui, ma dal fatto che in quell’ospedale si rispettino tutti i protocolli di isolamento, disinfezione, sanificazione…

In questi giorni impazza l’Europeo di calcio, ma ne parlerò a bocce ferme: auguri intanto all’Italia, arrivata in semifinale con merito, il gioco di passaggini a me personalmente non piace, giochiamo praticamente senza centravanti, conosco meno della metà dei giocatori ma si è andati avanti, bravi.

L’altro tormentone sono le notizie sulla salute del Papa. Io ammiro, stimo e sono devoto di Papa Francesco,  ma sinceramente questo indugiare sulle condizioni del suo colon mi sembra assurdo, irrispettoso direi, e non credo che Lui ne sia così contento. I cristiani gli dimostrerebbero più vicinanza ascoltando quello che dice, specialmente quando parla di mercato che uccide e economia dello scarto, e pregando un po’ di più, non aspettando il bollettino medico del Gemelli…

Intanto è morta Raffaella Carrà. In punta di piedi, senza clamori, non ha fatto trapelare nulla della sua malattia, ha lasciato la scena con grande eleganza e classe. Mi è dispiaciuto molto, come se fosse mancata una di famiglia e un poco lo era: mia zia Emanuelita infatti ai tempi di “Pronto Raffaella” ha chiamato più volte per cercare di indovinare quanti fagioli ci fossero in quel vaso, e per un paese dove si conoscono tutti era stato un momento di gran fama. Mia zia ormai sta più di là che di qua, chissà se si ricorda ancora quelle telefonate; tra poco la raggiungerai, zì, e così finalmente saprai quanti fagioli c’erano.

Amiche e amici, vi lascio perché anche se non ne ho molta voglia devo anche lavorare; la prossima volta vi racconterò della vacanzina, sempre che la Gelmini me lo permetta. A presto!

Tre stelle per Olena – 9

«Vi ho detto che non c’entro niente, perché mai avrei dovuto avvelenare Turchese? Non lo conoscevo nemmeno!»
La giovane cinese, tramite l’interprete fornita dalla produzione dello show, risponde indignata alle domande del maresciallo Montesi, che maledice il momento in cui il suo superiore, il quarantenne capitano Fiacchini, donnaiolo incallito, si è rotto il tendine crociato del ginocchio destro giocando a calcetto in una partita scapoli-ammogliati, incidente che qualche malalingua non attribuisce ad uno scontro fortuito ma ad un regolamento di conti per una vecchia questione di corna.
Montesi, un sessantenne brizzolato, non molto alto, leggermente sovrappeso, amante del ballo liscio che pratica regolarmente con la sua signora Ines, una allampanata romagnola, abbronzato dalle ore passate all’aria aperta per servizio e dalla cura del suo orto di cui è orgogliosissimo e che gli regala soddisfazioni come la vittoria del prestigioso “Oscar della zucca 2018” attribuito dalla Pro Loco di Ciapanò, risponde paziente.
«Signorina, è la prassi, stiamo interrogando tutti quelli che erano nelle vicinanze del… ehm, dell’evento. Le ho solo chiesto cosa intendeva con quel “V come Vendetta”, non c’è motivo di innervosirsi. Capirà che è una strana causalità che qualcuno evochi una vendetta e subito dopo qualcun altro muoia, sbaglio?»
«Era solo un modo per attirare l’attenzione, per farmi pubblicità! Io non devo vendicarmi di nessuno» risponde Li Wok, spazientita.
«Se è come lei dice, signorina, come spiega che Turchese è morto dopo aver mangiato un suo raviolo? Se non è stata lei chi può averlo avvelenato, qualcuno che voleva far ricadere la colpa su di lei?» chiede il maresciallo accaldato mentre guarda sconsolato la pala ventilatore che pende inerte dal soffitto, che l’elettricista aveva promesso da due mesi di passare a sistemare.
«Ma come faccio a saperlo? Avete tutte le riprese video, si vedrà se qualcuno ha messo qualcosa nel mio piatto, no? Io l’ho messo sul tavolo della giuria, chiunque avrebbe potuto metterci le mani»
«E’ proprio questo il punto, signorina, le immagini non ci hanno dato nessun aiuto, non sembra che qualcuno si sia avvicinato. Ha notato qualcosa di strano in cucina? Qualcuno del suo staff, qualcuno con il quale ha avuto degli attriti, che avrebbe avuto motivo di danneggiarla? »
«Lo escludo assolutamente! I miei ragazzi si butterebbero nel fuoco per me, non farebbero mai una cosa del genere, le dico che si sta sbagliando!»
Un battito di nocche alla porta interrompe la discussione.
«Avanti!» consente Montesi, per niente sorpreso dall’entrata dell’appuntato Corinaldi, suo aiutante, un biondino quasi trentenne.
«Maresciallo, la scientifica ci ha mandato questo» comunica l’appuntato, porgendo a Montesi una carpetta «mentre stamattina è arrivata in caserma questa» continua porgendo una busta.
«E il mittente?» chiede il maresciallo, interrogativo.
«E’ anonima maresciallo, ma sembra interessante, gli dia un’occhiata»
«Va bene Corinaldi, puoi andare, grazie» lo congeda Montesi. Apre prima il referto e poi la busta; rimane per qualche secondo pensieroso e poi si rivolge ancora alla cinese:
«Lei conosce un’erba chiamata Gelsemium Elegans, signorina Wok?»
«Gelsemium? Certo che la conosco, è un’erba nota nella medicina tradizionale, ha molte proprietà ma è molto pericolosa, se non la si sa trattare… perché?» chiede la cuoca, improvvisamente sul chi vive.
«Appunto, molto pericolosa. Il laboratorio ha trovato tracce dell’erba nello stomaco di Turchese. Come lei saprà, è un’erba coltivata in diverse regioni della Cina» butta là il maresciallo con finta indifferenza.
«Ma che vuol dire?» si agita Li Wok «Innanzitutto non è coltivata solo in Cina, e poi oggi con Internet si può comprare qualunque cosa da qualunque parte del mondo, secondo voi per uccidere un uomo che nemmeno conoscevo avrei portato un’erba dalla Cina e l’avrei messa proprio nei miei ravioli? Ma è ridicolo!»
«Signorina, glielo chiedo di nuovo, lei conferma di non aver mai conosciuto Alessandro Turchese e di non aver avuto nessun dissidio con lui?»
«Certo che lo confermo, lo confermo, quante volte ve lo devo dire?» alza la voce la cinese concitata, alzandosi anche in piedi. Montesi resta qualche secondo a guardarla, indeciso se richiamarla a sedersi, poi con una smorfia di delusione estrae il contenuto della busta e lo mette sul tavolo, prima di chiedere con voce calma:
«E questa allora come la spiega?»

La cinese guarda sgomenta la foto di lei e di Alessandro Turchese abbracciati in riva al mare limpido di quello che sembra un atollo, con sullo sfondo dei bungalow su palafitte, ma prima che possa fornire una qualche giustificazione Montesi la blocca.
«Corinaldi!» chiama di nuovo il sottoposto.
«Comandi, maresciallo» accorre prontamente l’appuntato, sbattendo i tacchi.
«Signorina, lei è in stato di fermo per l’omicidio di Alessandro Turchese. Corinaldi, portala via» ordina Montesi, dispiaciuto per la ragazza ma soprattutto per la certezza di dover saltare la serata danzante.

Cronachette dal paese dei migliori (16)

Amiche e amici, grazie ai migliori siamo entrati in estate e possiamo gioirne. Tra poco riavremo anche la libertà di respiro e di sorriso, di che possiamo lamentarci? Torniamo alla normalità, insomma: pochi vecchi come me ricordano che la stessa cosa era successa anche l’anno scorso, ma quest’anno sarà senz’altro meglio.  

Impazzano gli europei di calcio, ne approfitto per fare un appello ai giocatori: per favore, non cantate! Siete imbarazzanti. L’Inno di Mameli storpiato in quel modo non se po’ sentì. Tenete il tempo, almeno! Correte in campo, non durante l’inno. Avrei poi una domanda da rivolgere a Paola Ferrari, la presentatrice: ha denunciato il suo chirurgo plastico? Se i calciatori non si possono sentire lei non si può vedere, è fissa, parla ma la bocca non si muove ed in più le mandibole sono asimmetriche. Perché l’hai fatto, Paola, perché?  A me piacevi nature, anche con quell’accenno di peluria sul labbro superiore, adesso purtroppo piallato. Che sbaglio!

Qui nei dintorni l’altra sera una intera famigliola di cinghiali è stata investita (madre e dieci cuccioli): purtroppo stavano attraversando una strada buia, come purtroppo capita sempre più spesso, e i guidatori non hanno potuto far niente per evitarli, ed è andata bene che almeno loro non si siano fatti male. Questi animali erano già in crescita esponenziale ma la pandemia ha favorito ancora il loro incremento e, anche se sembra cinico, bisognerà procedere con abbattimenti cospicui. Salsicce e ragù per tutti!

Ben diverso e più tragico l’investimento dell’altro giorno di un sindacalista, Adil Belakhdim si chiamava, da parte di un camionista che ha forzato il blocco dei dimostranti. Ha ucciso un uomo, lasciati orfani due ragazzi per guadagnare qualche ora di consegne; siamo tornati all’ottocento amici cari, al cottimo, alle squadracce contro gli scioperanti: e peggio verrà, temo, perché la globalizzazione impone la lotta di poveri contro poveri per far ingrassare sempre di più i già ricchi, e la politica è sostanzialmente la custode di questo status quo.  

Il Migliore dei Migliori ha detto che farà la vaccinazione eterologa perché con la prima dose gli anticorpi generati con l’Astrazeneca erano stati molto bassi e quindi gli è stato consegnato di fare Pfizer: io non farò ne omologa ne eterologa, i miei anticorpi (ricontrollati) sono già alti e me li tengo così. Due sole riflessioni: perché il controllo degli anticorpi non è stato fatto a tutti, e perché è stato delegato ai privati, facendogli guadagnare un fracasso di soldi? Per il mio controllo ho speso la prima volta 32€ (perché dovevano vedere se avevo già fatto il Covid, quando sapevo benissimo di averlo fatto e avevo anche gli esisti dei tamponi) e la seconda 19€. Ma cosa vuoi, dirà qualcuno, perché non ti sei vaccinato così la piantavi di rompere le scatole? Ma perché mai dovrei vaccinarmi se il mio corpo ci ha pensato da solo a proteggermi? Il vaccino non serve a creare anticorpi?

Infine un pensiero agli amici del Botswana, dove è stato trovato il terzo diamante più grande al mondo, da ben 1098 carati: la miniera è controllata per metà dello stato e per metà dai De Beers, sarebbe interessante che qualcuno ci tenesse informati su quanto del ricavo andrà a beneficio della popolazione di quel paese africano, o se alla fine le spese se le terrà lo Stato ed i guadagni i privati, magari ungendo qualche cacicco… a pensar male si fa peccato ma spesso ci si prende, diceva uno che la sapeva lunga in certe faccende.

Amiche e amici, credo sia arrivato il momento di chiudere anche questa rubrica: fa caldo e c’è bisogno di leggerezza, ravanare sui migliori non porta a niente, faccio una certa fatica a concentrarmi e bisogna che riservi quel poco di cervello che mi rimane per il lavoro, se non altro per giustificare quello che mi faccio pagare; riposo è ciò che chiede il mio corpo ed è meglio  che tiri i remi in barca prima di spiaggiarmi come una balena che ha perso l’orientamento.

Ma non scappo, eh? Se me le tirano fuori dalla penna…

Drupi for AISM!

Drupi, per chi non lo sapesse, è un dromedario portafortuna. Lo portavamo sempre con noi nei debutti del gruppetto teatrale, e l’avevamo addestrato a gridare merda merda merda anche se non sapeva perché. Quando una mia amica gli ha proposto di fare da testimonial alla campagna Aism non si è tirato indietro: comprate le gardenie, sono per una buona causa!

@Ale: Drupi ti saluta e ti manda un bacione!