Dieci buoni motivi per cui non voterò

Domenica prossima si svolgeranno, in Lombardia e Veneto, i referendum consultivi con i quali le amministrazioni delle due regioni locomotive d’Italia chiedono ai cittadini che le hanno elette di autorizzarli a chiedere allo Stato maggiore autonomia.
Il quesito non specifica gli ambiti in cui  questa maggiore autonomia viene richiesta, ma sempre dalle parti del portafoglio si va a finire.
Personalmente non ho mai saltato una votazione ed ho già consumato diverse schede elettorali; anche in materia di referendum, quando i radicali imperversavano inflazionando lo strumento, ho sempre cercato di dire la mia nell’urna; ma stavolta in considerazione della specificità della consultazione e cioè che la ritengo una boiata pazzesca, me ne andrò al mare o almeno in campagna.

Darò, per chi ne abbia bisogno, alcune valide motivazioni per andare a cercar funghi nel bosco anziché perder tempo al seggio:

  • Le Regioni devono essere riportate in condizione di non nuocere, come erano prima della sciagurata riforma del Titolo V della Costituzione. Le maggiori ruberie e sperperi degli ultimi venti anni sono state perpetrate dalle Regioni, altro che razionalizzazione;
  • Il Governatore Maroni, ex ministro dell’Interno del governo Berlusconi, ha dichiarato che se si recherà alle urne almeno un elettore in più di quelli andati a votare al referendum Costituzionale del 2001 (sempre quello del Titolo V!) sarà soddisfatto. Ringrazio il Governatore, se fino a ieri avevo un dubbio tra il no e l’astensione mi ha aiutato a schiarirmi le idee;
  • Nel parlamento regionale lombardo tutti i partiti maggiori (compresi M5S e PD) si dichiarano con diverse sfumature favorevoli a chiedere più autonomia, al massimo contestano l’uso del referendum. Io, come ai tempi del referendum sulla legge elettorale maggioritaria (a proposito, per venticinque anni ci hanno martellato gli zebedei con il maggioritario, e adesso stanno facendo la legge per tre quarti proporzionale ed un quarto maggioritaria, con tanto di fiducia apposta dal governo. Ma solo a me sembra ridicolo?) diffido sempre di quando sono tutti d’accordo e chiedono il consenso al popolo. Perché diavolo ci rompete l’anima se siete tutti d’accordo?
  • Ma che ci fate con più autonomia? Quella di adesso l’avete usata per costruire strade a capocchia, vedi Pedemontana e Brebemi, e far andare in malora quelle che già c’erano, con annessi ponti crollati e rimbalzi di responsabilità. Prima dimostrate di saper usare quella che avete, almeno;
  • Poiché la specialità della Lombardia (o del Veneto: secondo me ogni Regione ha la sua specialità ma facciamo finta che queste due siano diverse) se proprio esiste non è certo merito solo dei lombardi, ormai una minoranza, ma della somma degli italiani e stranieri che in questa regione vive e lavora, compreso il sottoscritto, credo estremamente giusto che una parte della ricchezza prodotta venga distribuita dallo Stato; sta ai governi usarla bene per riequilibrare le condizioni e le prospettive tra le varie Regioni, ci si prova dall’Unità d’Italia ma nell’ultimo quarto di secolo sembra proprio che l’argomento non sia più all’ordine del giorno;
  • Sono fermamente contrario al voto elettronico. Non è solo per la nota sfiducia verso gli ingegneri informatici, ma secondo me c’è un problema di controllo democratico troppo sottovalutato, specialmente in questi tempi dove si accusano gli hacker di interferire nelle elezioni del presidente Usa, figurarsi un referendum consultivo senza nemmeno quorum. E’ un attimo aggiungere migliaia di si, come si controllano se non ci sono nemmeno schede elettorali timbrate? Dove sono gli scrutatori, e cosa potrebbero scrutarsi?
  • Deleghe in bianco non si danno a nessuno. Prima dite che cosa volete chiedere, e poi vi diciamo se ci va bene o no. La polizia regionale no: i Mossos d’Esquadra qua non li vogliamo;
  • Il sistema di e-voting, compresi 24.000 tablet, è stato acquistato da una società olandese per poco meno di 22 milioni di euro. I tablet, dice la Regione, dopo la votazione saranno dati alle scuole: le quali li butteranno nel cesso perché così come sono non potranno utilizzarli e per riconfigurarli non hanno i soldi necessari. Meglio sarebbe stato votare a mano ed i soldi darli agli scrutatori nostrani e alle scuole dare i giusti finanziamenti, altro che tablet che, se anche utilizzabili, tra sei mesi saranno già da buttare;
  • Si prepara il prossimo tormentone per la prossima legislatura, al posto di pensare al lavoro ed alla disoccupazione. Spostiamo il problema sempre più in là con la speranza che ‘a nuttata passi da sola. Intanto riempiamoci la panza di autonomia.
  • Perché si. E basta.

 

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Ode all’uomo grave

Credo di aver promesso, tempo fa, di non scrivere più poesie. Questa però è voluta uscire da sola e non ce l’ho fatta a fermarla, ci vuole pazienza.

Soffro, mi struggo, languo,
la gravità mi opprime
Fuoriesce come flatuo
spasmo di idea sublime.

Ingorgo nel cervello
so poche cose e male
si sfidano a duello
il prete ed il maiale.

Ne artista ne scienziato,
maestro di autocritica.
Meglio sarebbe stato
seguir la via politica

Fingere gran disprezzo
per soldi e per prebende
vendendomi a buon prezzo
al miglior offerente.

Vano e superficiale
perfetto per l’andazzo
sembra che sappia tutto
e invece non so un cazzo,

Nel secolo che aborro
sarei stato osannato
mascherato da Zorro
avrei fottuto e rubato.

Ma lo specchio mi richiama
son grave ma non troppo
coliche di coscienza
mi causano l’intoppo;

Ne dindi ne moldave,
l’encefalo va in blocco
non sarò forse grave
ma, alfin della licenza, tòcco.

giomag, 12 ottobre 2017

cyrano

Добрый день!¹

Sto imparando il russo. Da autodidatta potrei anche riuscirci nei prossimi dieci, venti anni; considerando però che in trenta e passa anni non ho ancora imparato a pronunciare correttamente le parole in milanese non ne sono molto sicuro.

I miei studi sono appena all’inizio, e sto affrontando la comprensione dell’alfabeto cirillico; questo spero mi permetterà di leggere correttamente le targhe delle vie e delle piazze e delle fermate della metropolitana se e quando riuscirò a fare quel viaggetto a Mosca e San Pietroburgo che mi attira da tempo; inoltre in questo modo le varie Olena non dovranno prendersi la briga di usare scadenti traduttori automatici (a proposito: ultimamente ne arrivano di genere incerto, non scherziamo care amiche va bene la teoria gender ma sono un po’ all’antica, a noi mettevano il fiocco blu sul grembiulino nero per capirci).

Nel 1983, avevo appena iniziato a lavorare a Parma, mi feci infinocchiare convincere da una graziosa venditrice ad acquistare un corso di lingue di inglese. Veramente mi sembrava di ricordare di aver firmato solo per un volume di prova che avrei potuto restituire; e forse era così ma con la clausola che avrei dovuto restituirlo entro sette giorni dalla ricezione. Firmai a maggio e quando mi inviarono i volumi? In agosto, mentre ero in ferie. Al ritorno trovai solo una lettera che mi ingiungeva il pagamento, con un supplemento per la mora; mi misi in contatto per chiedere che, pagare per pagare, mi mandassero almeno il corso di russo al posto di quello di inglese, che quello bene o male un po’ lo masticavo. Niente, furono irremovibili, pretesero i soldi ed in più non mi rimandarono neanche il corso d’inglese. Nemmeno la venditrice, dalla quale avrei potuto cercare di avere un piccolo risarcimento in natura, rividi più, cosa che mi dispiacque forse più del russo stesso.

L’altra sera ho visto la prima parte del film-intervista a Putin di Oliver Stone. E’ stato girato prima delle ultime elezioni americane, ed è imbarazzante confrontare il presidente russo con quello che è poi risultato il  vincitore di quelle elezioni. Purtroppo attualmente manca sulla scena politica mondiale uno come il nostro saggio ex-premier che possa farli sedere allo stesso tavolo e discutere serenamente, o magari in qualche dacia con grandi lettoni (lettóni ho detto, non lèttoni, ma anche lèttoni su lettóni andrebbero bene).

Fa un po’ impressione pensare al 1983… guadagnavo 800.000 lire, e dovevo pagarmi la stanza, il mangiare ed ovviamente i viaggi quando volevo tornare a casa. Non c’era troppa trippa per gatti… Dovetti chiedere subito un aumento chiarendo che altrimenti me ne sarei dovuto tornare al paesello e con mia sorpresa mi venne accordato: un milione! Da autonomo però, e dovevo mettermi da parte la quota per Inps, Irpef, camera del Commercio, Associazione di categoria… insomma il netto rimaneva di 700.000 scarse.
Proprio la scorsa settimana parlavo con una ragazzina del gruppo di teatro che lavora ormai da più di un anno come estetista in un centro, e mi diceva che guadagna 350 euro al mese. Non c’è che dire, abbiamo proprio fatto dei passi in avanti.

Ho già avuto comunque il primo successo come traduttore: grazie a degli amici ci siamo iscritti ad una associazione (in pratica arruolato ad honorem nella terza età!) che organizza tra altre cose movimentate come gare di burraco e balli di gruppo attività più riflessive come serate a teatro, e con loro siamo andati al Piccolo Teatro Paolo Grassi ad assistere a “Le serve” di Jean Genet, tutt’altro che allegro. Non incolpo le brave attrici se la palpebra mi è calata dopo un’oretta, la resistenza ad oltranza non è il mio forte. E pensare che ero anche digiuno!
Ma, a parte questo, nell’atrio ho fatto la mia bella figura traducendo il titolone di una locandina, Арлекін: Arlecchino! Non era difficile per la verità anche perché tutta la parete era tappezzata da manifesti di Arlecchino in tutte le lingue. Tradurre servitore di due padroni era più difficile, sarà per la prossima volta.

Essendo una persona metodica, mi sono imposto di studiare tutti i giorni un’oretta, sfruttando il tempo del viaggio di ritorno in treno. Sfortunatamente l’altro giorno stavo appena tirando fuori dalla borsa il mio bel manualetto quando due signore si siedono vicino, ed iniziano a parlare russo. Cercando di non essere scoperto ho riposto il libretto e mi sono disposto all’ascolto della pronuncia, dato che il mio contributo alla conversazione non avrebbe potuto essere per il momento di grande interesse, a meno di ripetere Arlecchin, o anche Ananas o Banan.

Come dicevo, difficilmente la decina di anni che mi mancano alla pensione basteranno.
до Свидания!²

(165 – continua)

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¹ Buon giorno!
² Arrivederci!

Il momento giusto

Sono qua. Ho accompagnato Cindy, non voleva venire da sola, dai per favore dai, vieni che sono forti, ti divertirai! dice. Ok, facciamola contenta, io al concerto avrei preferito pizza e coca-cola, ma come faccio a rifiutare qualcosa a Cindy?

Mi piace Cindy, e tanto, ma non ho ancora trovato il momento giusto per farglielo capire. O forse lei l’ha capito, e aspetta solo che io glielo dica chiaramente, magari pensa che non mi interessa… mannaggia a me, sono imbranato, non sono per niente bravo a capire quello che si aspettano le ragazze. E’ la prima volta che usciamo da soli, senza la solita compagnia, ma stavolta gli altri ci hanno dato buca… il country non è roba per loro, e nemmeno per me se è per quello, ma l’avrei accompagnata anche ad un concerto di arpe e triangoli se fosse servito per stare finalmente da soli.

Devo farmi coraggio, trovare il momento giusto, facile dirlo, chi lo sa qual è il momento giusto?

Quanta gente che c’è! Non me l’aspettavo. Aveva ragione Cindy, è bello stare qui in mezzo, io quasi nemmeno ascolto la musica, sono qui appena dietro di lei e la guardo che balla e canta, conosce tutte le canzoni! Com’è bella, con la treccia di capelli biondi che va su e giù, quelle piccole goccioline di sudore sul viso, gli occhi azzurri che ridono! E quelle piccole lentiggini sul naso, i seni che ballonzolano, non ha messo il reggiseno, vorrà dire qualcosa? le cosce muscolose, che Cindy la mattina va a fare jogging, lo fa con impegno ma quei due-tre chiletti in più, che a me fanno impazzire, non riesce a tirarli giù. Per fortuna…

Sarà questo il momento? Adesso mi butto, adesso glielo dico… – “Cindy? Senti, io…”

La band ha attaccato il suo pezzo più famoso… la folla applaude e fischia contemporaneamente. Tanti cappelli da cow-boy sventolati… è strano questo pezzo, c’è un sottofondo strano, la batteria non va a ritmo. Non segue i quattro quarti, cos’è questo ta-ta-ta che si sente? Perché devono avere la mania di cambiare i pezzi più famosi?

La gente è scatenata, si agita come non mai… ma… perché il cantante si è fermato? Cosa sta guardando? E perché la gente urla ancora? E questo ta-ta-ta che continua?

Ma che sta succedendo? Lì davanti c’è qualcuno a terra… stanno sparando, Cristo, qualcuno sta sparando! Giù, giù, abbassatevi! Dio mio, ma che sta succedendo! Cindy, Cindy, dove sei, stai giù, bassa, stai vicina a me… Cindy… Cindy!? Dio, Dio, Cindy, Cindy, apri gli occhi, Cindy!? L’hanno colpita, aiuto, aiuto, un’ambulanza, c’è un’ambulanza? Qua, qua, un’ambulanza! Cindy!? Cindy respira cazzo respira, Cindy!! Ah, cazzo, che male! Porca puttana, mi ha preso, mi ha preso, aiuto, a…

“Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate il Figlio dell’uomo verrà”.
Mt 24, 42-44

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Spezialitaten

“Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all’articolo richiamato?”

Ma quali saranno queste specialità di cui si parla, mi sono chiesto? Quelle per le quali valga la pena intraprendere iniziative istituzionali? Ho stilato quindi un breve elenco, che sarà utile ai votanti:

  • ossobuco alla milanese;
  • cotoletta alla milanese (o Wiener Schnitzel);
  • risotto allo zafferano;
  • primari di ospedale ciellini;
  • polenta in tutte le salse;
  • tortelli di zucca (Mantova);
  • missoltini e pesce persico (lago di Como);
  • vini della Franciacorta;
  • chirurghi che impiantano protesi in cambio di mazzette;
  • pizzoccheri (Valtellina);
  • mariuoli che rubano ai vecchietti del Pio Albergo Trivulzio;
  • bresaola (Valtellina);
  • ex ministri dell’Interno che negano l’esistenza della mafia in Lombardia;
  • ex ministri dell’Interno che fanno resistenza a pubblico ufficiale;
  • ex ministri dell’Interno che diventano governatori e promulgano referendum a capocchia;
  • casseula;
  • panettone;
  • ‘ndrangheta e camorra (ma l’ex ministro dell’Interno diceva che non ci sono);
  • anziani leader in passato dediti a cene eleganti;
  • mostarda (Cremona);
  • violini (sempre Cremona);
  • partiti politici che investono rimborsi elettorali in diamanti in Tanzania;
  • amaretto di Saronno;
  • gorgonzola;

e tante altre che non citerò per questioni di spazio, ma che meritano senz’altro riguardo.

Segnalo che ieri sera, non bastassero forzitalioti, fratelliditaliani e centricoli vari che hanno appoggiato le mene leghiste, parte dei sindaci piddini che si sono pronunciati a favore, tra cui primeggiano il sindaco di Bergamo e quello di Milano, ieri dicevo perfino un consigliere cinquestelle (con rispetto parlando) blaterava di autodeterminazione.

Il 22 ottobre saremo quindi chiamati, intendo i residenti in Lombardia con diritto di voto _ il suffragio universale è comunque sopravvalutato, secondo me_, a dire la nostra sul quesito che ho riportato all’inizio, tema che sta a cuore a tutti i lombardi, non il lavoro, non la precarizzazione e la dignità delle persone, non la caduta morale della società, non la privatizzazione di tutti i servizi, non l’infiltrazione mafiosa (stessa cosa faranno in Veneto). Il referendum, in piena trasparenza, si svolgerà con voto elettronico e senza quorum. Cioè basteranno tre pirla certificati dalla società Lombardia Informatica (i cui dipendenti come noto sono assunti per alti meriti professionali) per autorizzare l’ex ministro degli Interni a chiedere più poteri e più soldi (per adesso, poi si sa come va a finire).

Mi rivolgo allora all’attuale ministro degli Interni, onorevole Minniti. Onorevole, sono un suo estimatore, mi farebbe un favore? Li faccia pure votare perché se no poi piangono, ma subito dopo potrebbe metterli tutti su un barcone e spedirli in Libia? Grazie.

(163 – continua)

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Filosofamenti

Sfortunatamente all’Istituto Tecnico non ci insegnavano filosofia, anche perché di filosofi ce ne sono in giro già troppi ed avremmo inflazionato la categoria, così devo confessare di conoscere poco Rousseau e persino Voltaire.
Tra parentesi l’ITIS che ho frequentato con buon profitto è stato lesionato nel terremoto dello scorso anno ed è stato abbattuto, laboratorio di aggiustaggio compreso.

Dicevo di Rousseau e Voltaire, accomunati nell’immaginario studentesco sotto la voce “illuministi”, la qual parola da sola garantiva la certezza di una sufficienza piena; se poi ci si aggiungeva qualche frasetta sulla fiducia nel progresso, l’egualitarismo e la libertà si poteva arrivare facili facili ad un distinto.¹

Si pensa che i filosofi siano gente che sta tutto il giorno panza all’aria a struggersi tormentosamente sulle disgrazie del mondo, sul senso del nostro essere, chi siamo e dove andiamo. Personalmente non ho niente in contrario, tra l’altro mi sembra che ci sia notevolmente bisogno di esseri pensanti. Ma è un luogo comune, e poi non tutti passano il tempo con occupazioni così gravose: il dottor Marchionne ad esempio è un filosofo, tutti i figli che vogliono studiare filosofia lo portano come esempio ai genitori che si preoccupano di come porteranno a casa il pane: “eh mamma, anche Marchionne è un filosofo”. Così i genitori, già pregustando un giretto in Ferrari, sganciano i soldi per l’iscrizione senza più timori occupazionali.

Non so voi, io non mi sono ancora accostato alla piattaforma Rousseau² per due motivi: uno perchè non mi ritengo all’altezza di un nome tanto altisonante, uomo complesso peraltro se è vero che passò dal calvinismo al cattolicesimo e ritorno per poi finire al deismo nonché sofferente di stenosi all’uretra e questo potrebbe spiegare molto; e l’altro perché avendo poca stima degli informatici³ come categoria, anche se singolarmente ne conosco di eccellenti specialmente quando stanno lontani dagli amati computer, non mi fido a mettere i miei voti in balia di qualcosa di digitale.
Anche per questo sono contrario al voto elettronico, e sarei anzi favorevole all’introduzione, come nel recente referendum curdo, del voto tramite pollicione, dopo averlo intinto ben bene nell’inchiostro.

A ben vedere le poche note che ho riportato su Rousseau le ho tratte da wikipedia, l’enciclopedia on-line; una volta avrei dovuto consultare l’enciclopedia cartacea, che per un enciclopedista sarebbe stato decisamente un omaggio più adatto. I miei genitori alle elementari mi avevano comprato l’enciclopedia Conoscere. A rate, sacrificio mica da poco. Era bellissima, l’ho letta e riletta non so quante volte; gli articoli non erano corredati da foto ma da disegni, e le voci non erano riportate in ordine alfabetico ma alla rinfusa, così potevate trovare Garibaldi alla pagina successiva del funzionamento dell’altoforno; credo che l’avessero fatto apposta per spingere alla lettura di un po’ di tutto, senza fissazioni; sono convinto che quel poco di cultura che mi è rimasta dentro lo devo alla lettura di Conoscere e anche questo spiega tante cose.

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A proposito di cultura, mi ha colpito in questi giorni quanto riportato sulla modella ceca Ivana Mrázová, che Dio la benedica, che per tenere tonico il fondoschiena farebbe una ginnastica peculiare, consistente nel flettere il busto in avanti a 90° con le gambe leggermente divaricate stringendo una candela tra le natiche. L’attività ad un filosofo potrebbe sembrare ininfluente ai fini della comprensione dei misteri dell’uomo, tuttavia non mi sento di condannare la bella ceca perché in fondo il fondoschiena le garantisce pane e companatico ed è giusto trattarlo con il dovuto riguardo. E poi, cari amici: provateci voi! Il vostro cronista, al netto della candela che non era disponibile (ed usare una torcia elettrica non avrebbe avuto lo stesso effetto), si è cimentato nell’esercizio e non ha ottenuto risultati brillanti. Il ricordo di una igienista dentale che tacciava di culo flaccido il suo benefattore, con vera ingratitudine, mi ha tormentato ed ho deciso di correre ai ripari.

Prontamente è comparsa una ricerca, credo inglese, che dimostrava come l’attività fisica migliori il rendimento sessuale. Che scoperta. Anche se, secondo me, il troppo stroppia: un ex collega, patito di culturismo, si bombava di anabolizzanti e raccontava che per un mesetto si ritrovava totalmente impotente, per poi avere una settimana di testosterone alle stelle per cui doveva assolutamente dare sfogo alle energie represse. L’altra sera ho sentito un bel proverbio, “chi tène ‘a tartaruga non tène ‘o serpente”, che è abbastanza lusinghiero per chi si avvicina ormai a tenere il pappagallo, che sempre animale è.

Il morale comunque, almeno quello, si è sollevato nell’apprendere che le donne arabe potranno guidare! Con un tutore uomo che azionerà volante, freni, frizione e acceleratore ma potranno guidare. Brave! Ancora qualche annetto e potranno andare in bicicletta, sempre che ne abbiano voglia.

(162 – continua)

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¹ Erano tempi in cui non portavamo sulle spalle zaini di chili per dimostrare di  andare a scuola: avevamo una cinghia che teneva insieme il minimo indispensabile. Il resto lo tenevamo dentro la zucca.
² La piattaforma Rousseau si definisce il sistema operativo del movimento 5 stelle. Io sapevo che i sistemi operativi servissero ai computer ed agli automi, ma sono vecchio
³ L’informatica è quella scienza che complica le cose facili e inventa sempre nuovi modi per eliminare posti di lavoro.

Zucche e zucconi

Chi l’avrebbe mai detto che in natura esistano più di duecento tipi diversi di zucche? A meno di non essere botanici credo siano in pochi ad esserne a conoscenza. E’ quello che ho appreso ieri visitando una Sagra della Zucca in una frazione di un grazioso paese lacustre, di cui non farò pubblicità perché è uno degli acerrimi avversari nel Palio; dovevo comunque immaginarlo perché un detto di queste parti recita più o meno “zucc e dònn brutt ghe n’è dapertutt” ma comunque la bellezza è soggettiva ed effimera mentre una zucca è per sempre.
Era in mostra la campionessa delle zucche: uno zuccone da 200 kg! Sulla quale due bambinetti, sfuggiti alle attenzioni dei genitori, si sono seduti, rompendone la scorza. L’addetto alla sicurezza dell’ortaggio c’è rimasto male, ed ha redarguito i monelli; al che i genitori invece di prenderli per le orecchie e magari sculacciarli hanno fatto spallucce giustificandoli: “eh, sono bambini!”.

Tempo fa, frequentando abbastanza spesso Roma per lavoro, mi era capitato di assistere ad una scena altamente istruttiva: dai finestrini di un bus un gruppetto di ragazzini, evidentemente appena usciti di scuola, bersagliavano le persone sui marciapiedi con gessetti ed altre munizioni improvvisate. Un uomo, sarà stato di una trentina d’anni, si è avvicinato ad uno dei buontemponi dai capelli rossi e gli ha appiccicato uno schiaffone che gli ha lasciato il segno delle cinque dita sulla faccia brufolosa; il ragazzino dopo l’attimo di smarrimento iniziale ha tentato, coraggiosamente devo dire, di ribellarsi, prontamente raggiunto da un manrovescio sull’altra guancia. Il colore delle guance a quel punto era uguale a quello dei capelli; il ragazzino ha minacciato di chiamare il padre, al che il signore si è augurato che lo facesse, così gliene avrebbe appioppati un paio anche a lui. Colpirne uno per educarne cento!

Ho sentito dire che un giudice spagnolo per impedire il referendum catalano sull’indipendenza ha ordinato, tra le altre cose, il sequestro delle schede elettorali. Ingegnoso! Quello si che ha una bella zucca. Si potrebbe prendere come esempio per i prossimi referendum leghisti e sequestrare, oltre alle schede, anche le matite, gli scatoloni e i separé. Sarà per questo che vogliono far votare elettronicamente? Come mai quando i referendum li richiedono gli altri sono sprechi di denaro pubblico e quando invece li indicono loro sono sacrosanti? Spero che i terremotati ai quali quei soldi avrebbero fatto più comodo se ne ricordino quando Salvini andrà a chiedergli i voti. Una delle pubblicità che questi dementi questi democratici propongono recita che l’autonomia permetterà di evitare i crolli dei ponti. Regione e Provincia sono loro da decenni; sono stati al governo per vent’anni più o meno e tutto quello che sono stati capaci di fare è esportare diamanti in Tanzania e importare in Lombardia camorra e ‘ndrangheta; crollano i ponti e la colpa è sempre degli altri. Ma andate a cagare (sulle zucche)!

Al ritorno dalla sagra ci siamo fermati a ristorarci in un bel bar nelle vicinanze del lago. L’intenzione era quella di bere un prosecchino ed andare poi a cena ma il buffet degli aperitivi ci ha indotti a cambiare idea ed al grido di “piatto ricco mi ci ficco” dopo un primo momento di disorientamento ho iniziato a fare la spola tavolo-buffet con piatti via via ripieni di ogni ben di Dio. Devo dire che io e la mia consorte abbassavamo abbastanza l’età media del locale ed i camerieri ci avevano messo infatti in un tavolino un po’ defilato; qualche ragazza lanciava degli sguardi impietositi, sospettando che fossimo due pensionati che non arrivavano alla quarta settimana e avevano scelto il loro locale in alternativa alla mensa della Caritas: con soli 6 euro spritz e cena! Temo che se tutti facessero come noi in breve tempo fallirebbero, ma per il momento il rimorso non mi assilla.

Il candidato premier del Movimento Cinque Stelle sarà l’onorevole Luigi Di Maio. L’hanno stabilito cliccando qualche decina di migliaia di fedeli, ovviamente democratici, scegliendolo tra candidati eccellenti tra cui spiccavano l’Uomo Invisibile, la vecchina di Hansel e Gretel, il custode del campo di bocce di Laigueglia e il famoso macaco del selfie. Non discuto se Di Maio sia bravo o meno, ma che queste siano primarie serie lo possono credere solo dei fanatici. Quasi quasi erano state più serie quelle del PD, con Renzi contro Bombolo, Franco Franchi e Maciste.

Infine un invito: andate a vedere, se vi capita, Barry Seal con Tom Cruise. Sono passati trent’anni e più, ma i metodi non sembrano cambiati di molto.

(161 – continua)

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Macachi ed altri animali

Ho appreso con divertimento ma anche sconcerto che nei giorni scorsi un tribunale (americano) è stato chiamato in causa da una associazione ambientalista che non a caso si chiama Peta per dirimere una questione vitale: se i diritti d’autore su una foto scattata da un macaco siano attribuibili al macaco stesso.
Questo macaco curioso qualche anno fa si è impossessato della macchina fotografica che il fotografo aveva momentaneamente lasciato incustodita e ne ha approfittato, già che c’era, per farsi l’autoritratto.
Fortunatamente ha posizionato l’obiettivo all’altezza della faccia e non di altre parti, anche se non ci sarebbe stato niente di sconveniente considerato che tanti umani fanno anche di peggio per esibizionismo e nessuno se ne scandalizza.
Già nel 2016 la corte federale della California aveva sentenziato che le leggi sul copyright non si possono applicare alle scimmie; non contenta la Peta ha fatto ricorso ed ha perso ancora.
I diritti sono del fotografo; mi permetto di dissentire dal momento che non capisco quale sia il merito del fotografo nello scatto fatto dal simpatico macaco, e credo che la Brambilla dovrebbe dire la sua sulla questione.

Non sono un simpatizzante di Clemente Mastella, anzi. Però apprendere che dopo 10 anni è stato assolto dalle accuse che l’avevano portato a dimettersi dal governo Prodi (non a lasciare del tutto la politica, anche se si è accontentato di fare il sindaco di Benevento, che tra l’altro quest’anno ha la squadra di calcio in serie A: sarà un caso?) mi ha amareggiato. Mi è capitato qualche anno fa di essere chiamato come testimone oculare in una causa civile di una cittadina che chiedeva i danni al Comune perché, inciampata su un marciapiedi dissestato, si era rotta un piede. Mi hanno convocato dopo tre anni e a tutt’oggi non so come sia finita. Comunque diciamocelo, Clemente Mastella se l’è cercata. Con tutti gli anni che è stato al governo o nelle vicinanze, se la giustizia è in questo stato la responsabilità è anche sua.

Il sindaco di Firenze, pervaso dalle migliori intenzioni non esenti da influssi savonaroliani, ha deliberato di multare i clienti delle prostitute. Probabilmente pensa che solo la minaccia di vedersi recapitata a casa la multa per fornicazione non autorizzata faccia desistere dei padri di famiglia dal frequentare professioniste dell’amore¹; a mio avviso sottovaluta la funzione sociale di queste operatrici: ricordo che quando lavoravo a Milano, in Via Porpora, nelle ore pomeridiane c’era sempre una signora di all’incirca una settantina d’anni che aspettava clienti, e va bene che gallina vecchia fa buon brodo ma ci chiedevamo chi mai avesse bisogno di tali brodini; ed invece l’attempata esercente manteneva una fedele clientela che evidentemente si sentiva rassicurata dall’esperienza e dal garbo della intrattenitrice. Si pensa di colpire la domanda per stroncare l’offerta?

A proposito di domanda e offerta, in vicinanza delle elezioni i media ci bombardano con la supposta ripresa (più supposta che ripresa, secondo me). Peccato che la domanda interna sia ancora debole, dicono. E graziealcà, se i contratti medi sono a tre mesi e gli stipendi non ne parliamo, che domanda interna deve risalire?

Non so se nel resto d’Italia lo sappiate, ma il prossimo ottobre in Lombardia e nel Veneto voteremo per l’autonomia! Referendum propositivo il cui succo è: volete che i soldi dei lombardi e dei veneti rimangano in Lombardia e Veneto? Il presidente Maroni chiede anche maggiori poteri, specialmente nella sicurezza; spero che non si riferisca alla polizia regionale perché abbiamo visto i risultati in Spagna, dove la polizia catalana non parlava con quella nazionale, e poi sinceramente nel momento in cui lo statista Salvini afferma che se vincerà le elezioni darà mano libera alle forze dell’ordine non mi sento tranquillo… chi si crede di essere, Duterte²? Alcuni sindaci PD comunque si sono pronunciati a favore del referendum, a testimonianza della lucidità che vige in quel partito. Da parte mia contraddirò tutto quello che ho finora sostenuto sui referendum e per l’occasione rispolvererò il motto tanto caro ai nostalgici tra i quali, seppur non politicamente, mi annovero: me ne frego!

Ieri ho partecipato alla sfilata finale del Palio del Baradello. Il Borgo di cui faccio parte è arrivato secondo, con onore; abbiamo preso dei punti aggiuntivi nel tiro alla fune perché abbiamo fatto tirare dei residenti doc: un ucraino e due salvadoregni. Lunga vita all’Imperatore!

(160 – continua)

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¹ Spero che ai più colti non sfugga la citazione di Julio Iglesias.
² L’attuale presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, conosciuto per la sua bonomia, equanimità e tolleranza.

In nome del popolo italiano

Segnalo la trasmissione di stasera, In nome del popolo italiano, su Rai Uno alle 23:35. Si parla di servitori dello Stato, di eroi veri morti per noi, il popolo italiano.

Tra tante stupidaggini, non dimenticare è necessario.

Saluti a tutti.

 

Per Oggi (giovedì ) mi è stato comunicato che questa sera intorno 00.30,se ho ben capito, la RAI sulla prima rete dovrebbe trasmettere un film o inchiesta, sul Capt De Grazia, che ho ben conosciuto. Invito chi ha la cortesia di seguirmi, a vedere il programma. Una sola considerazione,questo programma ha come protagonisti uomini dello […]

via Avviso per i lettori  — Blog di Aldo Anghessa

Cultura a mazzi! (II)

Giove pluvio, come ama citare la compianta speaker del Palio del Baradello¹ (compianta non perché sia defunta ma perché non speakera più), è stato benigno ed ha regalato una domenica soleggiata, dopo un sabato decisamente bruttarello.
E così, rifocillati e riposati, ci siamo armati delle migliori intenzioni ed abbiamo proseguito il tour cultural-turistico affrontando il

Secondo giorno: Lago di Como

Il lago di Como è uno dei più belli d’Italia e del mondo, tant’è che arrivano da ogni parte del globo per soggiornare nei lussuosi alberghi e nelle ville che costellano i bei paesini rivieraschi. E’ molto suggestivo con la sua caratteristica forma a Y rovesciata², cinto dalle prealpi in ogni suo lato; è il lago più profondo d’Italia e se intendete compierne il giro completo in auto percorrerete più di 160 chilometri e trascorrerete qualche oretta lieta in coda, specialmente di domenica.

Quando misi piede per la prima volta a Como, nel 1985, il lago più grande che avevo visto era il Trasimeno e mi aspettavo una cosa simile, rimasi quindi molto colpito da quanto fosse diverso e posso capire ora il motivo per cui George Clooney ha comprato la villa sul lago di Como e non sul Trasimeno.

Dopo questo incipit, per cui chiederò qualcosina alla azienda di soggiorno e turismo di Como, è ora di passare al racconto che comincia con il:

Battello!

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Il giro del lago si può fare in tanti modi ma quello più caratteristico è senz’altro quello con il battello. Ben consci che in un solo giorno è impossibile vedere tutto, ci siamo limitati ad un giro del ramo di Como e nemmeno tutto, circa due ore di battello all’andata e due al ritorno. Alla biglietteria c’è stata la solita pantomima sull’età dei minori; ligio come sono alle regole ho dichiarato l’età corretta dei nipoti, 11 e 13, venendone mal ricompensato in quanto il maggiore è stato considerato adulto ed ha pagato il biglietto pieno: un eccesso di onestà di cui mi sono pentito. Purtroppo nel subconscio mi è rimasto il trauma di quando mia nonna Annunziata, nel primo viaggio fatto in treno per andare a trovare i parenti a Martinafranca, mi costrinse a dichiarare il falso al controllore autocertificandomi di 5 anni anziché 7; la cosa mi sembrava improbabile ma il controllore abboccò. In quei tempi dovevo frequentare il catechismo dove insegnavano che dire le bugie era peccato e non erano contemplate eccezioni per i controllori ferroviari, quindi il peccato veniale in cui ero stato indotto mi bruciò per un bel po’.

Il battello fa diverse fermate nei vari paesini dell’una e l’altra riva, tutti belli, ne cito solo alcuni: Cernobbio, con la celebre Villa d’Este dove per combinazione era riunito il Gotha dell’imprenditoria, economia e politica, con guest stars del giorno gli onorevoli Salvini e Di Maio; se il munifico e illuminato Kim Jong-il, segretario generale eterno della Repubblica Popolare Democratica di Corea, avesse qualche razzo che gli avanza, lo potrebbe lanciare su questa compagnia di giro senza che da parte nostra si leverebbero particolari obiezioni; Moltrasio, Torno, caro quest’ultimo per ragioni affettive: qui abbiamo pranzato dopo le nozze, nel giorno della finale dei campionati Europei Olanda-Russia, con fantagol di Marco Van Basten; Laglio, reso famoso come detto dal bel George, meta di frotte di ammiratrici in estasi; Nesso; Argegno, da dove una piccola funivia in pochi minuti vi porterà nel paesino di Pigra; Sala Comacina e poco più su Ossuccio, con il Sacro Monte ed il famoso campanile romanico-gotico, e proprio di fronte:

L’Isola Comacina!

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Quest’isolotto è di proprietà dell’Accademia di Brera, che vi ha edificato delle case per la residenza degli artisti. Posta in posizione strategica fu in passato potente e prospera finché, essendo alleata dei milanesi contro i comaschi alleati dell’Imperatore, fu rasa al suolo nel 1169 ed il Barbarossa promulgò un editto per vietarne la ricostruzione, pena la morte.

Per accedere all’isola si paga un biglietto (mi era capitato lo stesso sull’Isola di Mozio, in Sicilia, anche quella privata); dall’imbarcadero si sviluppano tre percorsi, uno archeologico, uno verso le case degli artisti ed uno nel boschetto; ma l’attrazione migliore è senz’altro il panorama e la vista sulla costa. Sebbene l’odore di fritturetta di pesce di lago che si spandeva dal locale ristorante solleticasse le narici e stimolasse i succhi gastrici, abbiamo atteso il passaggio del successivo battello diretti alla prossima tappa:

Lenno!

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Il bel paesino è famoso per la vicinanza della Villa del Balbianello, dimora FAI³ e set naturale per scene di alcuni film famosi come Casino Royale in cui James Bond vi va a passare la convalescenza dopo essere stato preso a mazzate sugli zebedei; ogni tanto vi staziona il cantautore Davide Van De Sfroos, che dalle parti del lago ha molti ammiratori tra i quali non mi posso annoverare non capendo una cippa di quello che canta; passeggiando sul lungolago si può vedere spesso passare gente con bastoni da nordic walking, e in genere sono persone che si fanno l’intera Greenway4, che è un percorso di una decina di chilometri che costeggia e passa sopra a diversi paesini del lago e va da Colonno a Cadenabbia (con la stupenda Villa Carlotta).
Il solo guardarli mette appetito, e quindi ci siamo fermati a mangiare in uno dei numerosi locali che affacciano sul lago, per un hamburger (stavolta non di scottona) patatine e birra weiss. Stavolta niente maxi schermo e addirittura niente carta di credito ne bancomat: si esagera dal verso opposto!

Stimolati però dai camminatori abbiamo deciso di percorrere almeno un pezzo della Greenway a retromarcia, cosa piacevole da un lato perché ci ha permesso di passare in viuzze che dalla strada nemmeno si vedono, e dall’altra pericolosa perché in certi tratti siamo passati rasente la Strada Regina, che di marciapiedi ne ha pochi e stretti; il caldo era tanto ed abbiamo avuto modo di invidiare gli amanti del sole che nelle varie spiaggette o parchi attrezzati (uno anche a Ossuccio) erano stesi ad abbronzarsi; e quando ormai la compagnia stava maturando verso il sottoscritto sentimenti poco amichevoli siamo arrivati finalmente a:

Sala Comacina!

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Dove abbiamo avuto la sorpresa di scoprire che il prossimo battello non sarebbe passato prima di un’ora; un pezzo del gruppo ha allora deciso di mettere a bagno i piedi bollenti, ed i più accorti, adocchiato un vicino bar-ristorante, si sono disposti all’attesa sorseggiando un bel bianchino fresco. Nonostante la goduria momentanea devo dichiarare che sei euro per un calice di bianco, fosse pure d’annata, non è un prezzo da paese civile; che se avessi saputo me ne sarei portata una bottiglia da casa e me la sarei scolata alla faccia loro, tanto al ritorno non avrei dovuto guidare. Ma bando alle recriminazioni, chi vuol essere lieto sia, del doman non v’è certezza! come cantava Katyna Ranieri su parole di Lorenzo De Medici.

Con una mezzoretta di ritardo è arrivato il battello, ed abbiamo scoperto che la cameriera che ci aveva rapinato faceva anche funzioni di marinaio, in quanto riceveva la cima che gli veniva gettata dal battello e la assicurava al molo. Diavoletta di una ragazza! Salita in questo modo nella nostra considerazione la abbandonavamo tuttavia senza rimpianti, questa volta con destinazione:

Como!

Consiglio per chi voglia passare ore sottocoperta di munirsi di un bel mazzo di carte; ho visto una famiglia cinese tirar fuori all’improvviso un cubo di Rubik con 6x6x6 tesserine per ogni faccia, quando io in vita mia non sono mai riuscito a completare quello 3x3x3 ed ho tremato pensando al momento in cui i cinesi possiederanno tutto e ci chiederanno come test di ingresso di completare il cubo; si può passare del tempo anche bevendo, così come ha fatto una coppia di giovani amici, di cui uno con grazioso ciuffo e dei bei calzini a righine colorate che metteva orgogliosamente in mostra arrotolando i pantaloni, coppia dicevo che abbiamo incontrato sia all’andata che al ritorno e non li abbiamo mai colti senza bicchiere in mano. L’arrivo è stato sul molo di fronte alla Funicolare che porta a Brunate (dove mio padre fu preso prigioniero dai partigiani e passato fortunatamente agli inglesi, secondo la versione in mio possesso) e a poca distanza dal nuovo monumento dell’archistar Libeskind, che non si sa bene cosa rappresenti ed era stato realizzato per San Pietroburgo; se non che ai russi non dev’essere molto piaciuto e ce lo siamo preso noi, ed ora è pieno di russi che vanno ad ammirarlo.

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Due giorni pieni, amici, faticosi anche, ma davvero belli. Spero che questa piccola cronaca sia stata piacevole e invogli chi non l’ha mai fatto a visitare questi bei luoghi, così come chi l’ha già fatto a riscoprirli. Presidente Maroni, a fine mese emetto la fattura.

(159 – continua)

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¹ Il Palio del Baradello è una manifestazione di rievocazione medievale che si svolge a Como nella prima quindicina di settembre. Gare tra borghi, sfilata storica, minestra di cipolle e cervogia. Tante comparse tra cui me portano in giro abiti più o meno filologicamente corretti (epoca del Barbarossa) atteggiandosi ad improbabili soldati o signorotti o contadini del tempo andato. Mi è vietato fare il frate, non so perché.
² I due rami della Y sono quello di Como e quello di Lecco. Lisander Manzoni quando si riferiva a “quel ramo del lago di Como” si riferiva al ramo di Lecco,  sappiatelo per non fare figuracce
³ Fondo Ambiente Italiano. Nelle settimane del FAI la villa viene aperta al pubblico, e d’estate vengono organizzate serate a tema. A proposito del FAI, in Lombardia ci sono tante dimore curate dal FAI e vale davvero la pena fare la tessera per sostenere queste attività.
4 In tempi non molto antichi la Greenway si sarebbe chiamata Strada Verde ed i bastoncini da nordic walking semplicemente bastoncini da camminata; a quei tempi Louis Armstrong si chiamava Luigi Braccioforte.