Tre stelle per Olena – 43

Montesi estrae dalla sua cartella in pelle nera una pratica; ne estrae un verbale di interrogatorio, lo scorre velocemente e lo rimette al suo posto, apparentemente soddisfatto.
«Signor Marrakech, lei ha confessato di aver ucciso suo cugino Ahmed involontariamente, conferma la sua versione?»
Farouk Marrakech annuisce in fretta, timoroso, senza alzare lo sguardo.
«Così conferma » constata il maresciallo. «E sarebbe così gentile da raccontarci com’è andata?»
«Ma ho già detto tutto alla sua amica» dice il marocchino, che teme qualche trappola.
«Alla mia amica? Ah, intende il capitano Smirnoff… e le dispiacerebbe essere così gentile da raccontarlo anche a me?» insiste Montesi, dando uno sguardo rapido in giro per vedere se c’è traccia di Olena.
«E va bene… come al solito ero in cucina da solo, il ristorante era pieno, e mi chiama Fatima, la moglie di Ahmed, terrorizzata. Si era chiusa in camera, e Ahmed stava cercando di buttare giù la porta. La accusava di tradirlo, di essere una poco di buono, la minacciava di tagliarle la gola… quell’uomo era paranoico, e quando beveva diventava violento. Ogni tanto Fatima aveva degli strani lividi in faccia, a volte diceva di inciampare, qualche altra di essere distratta e sbattere nei mobili, ma io sapevo che era il marito a picchiarla. Le avevo suggerito di lasciarlo e di andarsene, ma lei non riusciva a decidersi. Insomma, non era la prima volta che c’erano litigi ma stavolta la situazione mi sembrava grave, così ho lasciato tutto e sono salito in casa loro. La porta era aperta, Ahmed aveva in mano un’ascia, sembrava un pazzo… gli ho chiesto che stesse facendo, di mettere via quell’ascia, ma per tutta risposta mi si è scagliato contro ed ha cominciato a gridare che ero io l’amante di sua moglie, e che me l’avrebbe fatta pagare… mi si è avventato contro, abbiamo lottato, non riuscivo a fermarlo, così ho preso il coltello che avevo in tasca e l’ho colpito. Ma non volevo ucciderlo!»
«Capisco, lei è intervenuto per difendere la moglie di suo cugino, è stato attaccato e si è difeso; ci sarebbe da discutere sul fatto che abbia lasciato la cucina portandosi dietro un coltello, ma sarà stata una dimenticanza non è vero signor Farouk? Insomma lui aveva un’ascia, lei si è trovato in mano un coltello, potremmo rientrare nella fattispecie della legittima difesa. Ma mi tolga una curiosità, come mai la moglie di suo cugino ha chiamato proprio lei? Tra di voi c’era solo un rapporto di amicizia o c’era dell’altro e suo cugino aveva ragione di sospettare? Ma passiamo oltre» dice Montesi prima che Farouk possa rispondere.
«A questo punto lei, invece di chiamare la polizia, ha nascosto il cadavere di suo cugino in cantina, e l’ha messo sotto sale; dopodiché ne ha assunto l’identità, e si è presentato a Turchese come Ahmed. Avete fatto amicizia, e qualcosa in più; ma una volta arrivato qua Turchese è stato messo al corrente del fatto che lei non era chi diceva di essere, e l’avrebbe smascherata in diretta, perciò l’ha ucciso»
«No!» insorge Farouk «Ve l’ho già detto, io amavo Turchese. Sì, è vero, gli avevo nascosto di non essere il vero Ahmed, ma noi ci volevamo bene, Alessandro stava facendo dei progetti per trasferirsi da me a Casablanca, avremmo anche cambiato nome al ristorante, non più “Le Zac e voilà”, ma “Les deux bouchons”»
«Molto romantico» commenta Montesi. Poi, cambiando discorso: «Quant’era grande il coltello che ha usato, signor Farouk? Voglio dire, era uno spelucchino, un santoku, uno a lama seghettata, uno per filettare il pesce? Quanto sarà stata lunga la lama, 10 centimetri, 20?»
«Il coltello?» risponde Farouk, sospettoso. «Perché me lo chiede? Non ricordo bene… mi pare un trinciante… sarà stato lungo 20, 25 centimetri»
«Strano» afferma Montesi, pensoso.
«Perché dice strano?» chiede Farouk, confuso.
«Eh sì, è strano. Vede, signor Farouk, dall’autopsia eseguita sul corpo di suo cugino, benché sotto sale, il medico legale ha stabilito che Ahmed non è stato ucciso con una lama di venti centimetri»
«Le ho detto che non ricordo bene di che coltello si trattava… sarà stata di 30?» azzarda il marocchino.
«Nemmeno di trenta. Anzi, a dire la verità non si è trattato di nessuna lama. La ferita era profonda e di forma circolare, compatibile con un corno di rinoceronte. Lei per caso ha un coltello a forma di corno di rinoceronte, signor Farouk?»
Farouk tace, a capo chino.

«Lei non ha ucciso suo cugino, nemmeno per sbaglio. Quella sera la moglie di suo cugino la chiamò e le chiese di aiutarla, perché era successo davvero un incidente. Continuo io, signor Farourk, o preferisce andare avanti lei? »
Farouk a questo punto raddrizza le spalle, come liberandosi da un peso, e rivela cosa è veramente successo quella sera.
« Io e Fatima ci conosciamo da quando eravamo bambini, ci chiamavano i fidanzatini… giocavamo insieme alle bambole, ci scambiavamo i vestiti. Anche una volta cresciuti, quando io scoprii di essere attratto dagli uomini, rimanemmo amici, e ci sentivamo spesso. Fui io a farle conoscere mio cugino, e ancora oggi me ne pento… Ahmed a suo modo aveva un certo fascino, Fatima se ne innamorò, e le due famiglie furono ben contente di benedire il matrimonio. Lì per lì anch’io fui contento, pensai che così avrei potuto continuare a starle vicino, ma non fu così. Ahmed svelò presto il suo carattere: era possessivo, geloso maniacale, e come le dicevo diventava anche violento. Ma questo non è niente… giocava: passava intere notti al Casinò all’Hamza, e perdeva fortune al baccarat… ecco perché la qualità del ristorante crollava: lui non aveva più soldi, e doveva tagliare su tutto. Finché cominciò a fare a Fatima degli strani discorsi. “Noi siamo una famiglia”, le diceva, “e in una famiglia ci si aiuta… abbiamo delle difficoltà economiche, ma possiamo farcela, se tu mi dai una mano”. Fatima credeva che il marito le chiedesse di lavorare al ristorante, e ne sarebbe stata ben felice dato che la teneva praticamente segregata in casa. Ma lui aveva in mente un’altra cosa, e quando gliela disse le fece accapponare la pelle. “Tu sei bella, Fatima, io sono fortunato, sai quanti uomini pagherebbero per passare qualche ora con te?” Fatima ovviamente si scandalizzò, pensò anche che suo marito volesse metterla alla prova per un’altra delle sue scenate di gelosia, ed invece continuò sullo stesso tenore “Non si tratterebbe di tradimento, se il marito è consenziente… sarebbero tutte persone pulite e discrete, non ci sarebbe niente di male. Potremmo lasciarci alle spalle questo brutto momento e ricominciare, magari in un’altra città, a Rabat, ad Agadir, o magari andare in Francia, a Parigi…” Fatima rispose che piuttosto si sarebbe uccisa; lui sul momento lasciò perdere, ma ogni tanto riprendeva il discorso, e prese a picchiarla più spesso; poi magari il giorno dopo le chiedeva scusa… »
«Insomma suo cugino avrebbe voluto far prostituire la moglie per coprire i suoi debiti di gioco, ho capito bene signor Farouk? E lei era al corrente di questa storia?»
Farouk prende un attimo di tempo, prima di rispondere.
«Sì, Fatima me lo confidò. Lei non avrebbe voluto che dicessi niente, ma io andai da Ahmed e gli chiesi a quanto ammontavano i suoi debiti. Avrei venduto casa, la mia quota al ristorante, tutto pur di aiutare Fatima: ma lui mi rise addosso, e disse che ai suoi problemi ci pensava lui e aveva già trovato come risolverli»
«E così il giorno dopo si presentò a casa con un cliente, un uomo che Fatima tra l’altro conosceva molto bene; all’inizio lo presentò come ospite ma quando le intenzioni si fecero chiare Fatima si mise a gridare che se ne sarebbe andata e avrebbe chiamato la polizia; Ahmed iniziò a picchiarla, mentre l’uomo sgattaiolava via; lottarono, e Fatima riuscì a liberarsi spingendolo lontano; mio cugino inciampò nel tappeto e cadde di schiena su quella stupida testa di rinoceronte che teneva nel tavolino basso, e si infilzò. Fatima era chiaramente nel panico, sotto shock; mi chiamò e corsi subito ad aiutarla, forse avrei fatto meglio a chiamare la polizia ma non volevo che rimanesse collegata a questo scandalo torbido, così nascosi il cadavere e la aiutai a pulire la stanza»
Montesi annuisce, compiaciuto di aver avuto conferma alle sue congetture.

«E così fu davvero un incidente, alla fine. Sì, sarebbe stato meglio se lei avesse chiamato subito la polizia, anche che capisco che non sarebbe stato piacevole spiegare le circostanze. Ma non è tutto, è vero signor Farouk? Continui, la prego»
Lo chef marocchino fissa Montesi, e capisce che è venuto il momento di vuotare tutto il sacco.
«Dopo qualche giorno iniziai a ricevere delle telefonate. Era un uomo che mi diceva di sapere tutto, che io e Fatima avevamo ucciso Ahmed e lui ne aveva le prove. All’inizio lo mandai al diavolo, ma poi mi mandò una foto, e capii che sapeva davvero quello che era successo.»
«Che foto?» chiede Montesi, interessato.
«La testa del rinoceronte con il corno insanguinato… per liberarmene l’avevo buttata in un cassonetto, ma evidentemente l’uomo mi aveva visto ed aveva fatto due più due…»
«E poi?»
«Poi cominciò a chiedermi dei soldi, prima non con grosse somme, ma via via divenne più insistente e voleva sempre di più… finché gli dissi che non gliene avrei più dati, e che il suo rinoceronte poteva metterselo dove voleva. Mi minacciò allora di farmela pagare, e ci è quasi riuscito.»
«Signor Farouk, lei ha detto che Fatima conosceva la persona che suo marito gli aveva portato in casa. Lo disse anche a lei?»
«Sì, me lo disse» conferma Farouk, a voce bassa.
«Mi guardi e risponda attentamente: quella persona è in questa stanza?»
«Sì»
A questo punto tutti gli astanti iniziano a guardarsi intorno, per individuare nei vicini tracce evidenti di abiezione, secondo gli studi di Lombroso¹.
«Può indicarcelo, signor Farouk?» chiede Montesi, facendo cenno a Corinaldi e Piccioni di tenere d’occhio le uscite.
«Lui» scandisce a voce alta e ferma Farouk, puntando il dito contro l’uomo che per ben due volte gli aveva dato dell’impostore: il fratello di Ahmed.
«Oohh» un bisbiglio di meraviglia si alza dalla platea; l’uomo accusato si alza in piedi di scatto ed estrae dal tabarro una pistola automatica puntandola alla testa della giovane Isolina e facendosene scudo cingendole la gola con un braccio.
«Togliti di lì!» intima a Corinaldi, appoggiato alla porta più vicina. Corinaldi, già con l’arma in pugno, dà un’occhiata a Montesi, dopodiché poggia in terra la pistola e, alzando le mani, si allontana.
«Brutto finocchio» urla l’uomo a Farouk «non potevi farti gli affari tuoi, no? Ma certo, cosa c’è da aspettarsi da uno che gioca con le bambole… la tua amichetta Fatima sarebbe stata contenta, te lo dico io, le avrei fatto vedere io com’è fatto un vero uomo… e voi» minaccia Montesi «non provate a seguirmi, o le faccio saltare la testa, avete capito?»

Così dicendo indietreggia verso la porta, trascinando la povera Isolina più morta che viva, la apre ed esce; Corinaldi recupera l’arma e si sta per lanciare all’inseguimento, frenato da Montesi, quando l’uomo riappare, con un braccio che pende in maniera innaturale e la pistola della quale si era servito per fuggire puntata alla sua testa, impugnata da una bionda statuaria con una smorfia di disgusto sul bel viso.
La donna avanza di qualche passo nella stanza, spingendo l’uomo avanti a sé; lo costringe ad inginocchiarsi, ed estrae dagli stivali della tuta mimetica un coltello da commandos; lo prende per i capelli e gli appoggia la lama alla gola.
«No, vi prego …» piagnucola l’uomo, dolorante, sentendo la lama che incide la pelle.
Montesi, rimasto interdetto, punta la pistola verso Olena, e le intima di abbassare il coltello.
«Non farlo, Olena, non ne vale la pena» le chiede.
Olena lo fissa, mentre un raggio di sole si riflette su una goccia del lampadario di Murano e la colpisce negli occhi blu. Senza staccare il coltello dalla gola dell’uomo gli sibila all’orecchio:
«Piangi come femminuccia, vero uomo… prega di non incontrare me mai più» poi si rialza di scatto e con un calcio alla schiena lo manda a sbattere la faccia per terra.

¹ Cesare Lombroso sosteneva che l’origine del comportamento criminale sarebbe insita nelle caratteristiche anatomiche del criminale. Ovvero, se uno ha la faccia da bandito è un bandito. Applicata a determinate categorie è una teoria interessante, ad esempio ai finanzieri, i banchieri, gli speculatori. Peccato che per lo più sia stata applicata a poveracci.

Ed ora il ponte Silvio!

Basta col piccolo cabotaggio, gli orizzonti limitati, basta col braccino corto, la micragna, la tirchieria, le ristrettezze! Una nuova era è cominciata, che come tutte le nuove ere ha bisogno di opere imperiture che ne tramandi ai posteri la grandezza. Ma che quotidiana manutenzione, che amministrazione dell’esistente! Roba grandiosa ci vuole, roba che faccia rimanere a bocca aperta, che rivaleggi con le sette meraviglie del mondo e anzi si proponga di superarle! Roba che le piramidi al confronto sembreranno delle baracche nella sabbia, ed Elon Musk che va su Marte un postino in lambretta. E’ da troppo tempo che il progetto è tenuto nel cassetto dalla solita conventicola di signornò, fricchettoni verdi, cosiddetti democratici, progressisti, ambientalisti e vegani: gente che rema contro, che pone dei limiti, che mette dei paletti. Ebbene, finalmente quei paletti sapranno dove metterseli!

Il ponte Silvio si farà! E al suo confronto il ponte Milvio di Roma sarà una passerella per l’acqua alta, come quelle di Piazza San Marco a Venezia. Opera mirabile dell’ingegneria italica, il ponte a campata unica più lungo del mondo unirà finalmente e definitivamente le sponde irredente di Calabria e Sicilia. Solo un sorriso di compatimento possiamo rivolgere ai critici, ai sor Tentenna, ai contrari a prescindere. Più loro dicono che i soldi non ci sono, e più noi ridiamo! I soldi ci sono, eccome! Basta prenderli a chi ne ha. Ai poveri, che ne hanno pochi ma sono tanti! Più sostengono che sarebbe meglio far benaltro, e più sghignazziamo: e se erano così bravi, come mai non lo hanno fatto loro questo benedetto benaltro? Dicono che i treni non ci sono, che il territorio è disastrato, che manca il lavoro, che prosperano le mafie? Ebbene cari signori, sui treni possiamo tranquillizzarli: ci sono ed arriveranno perfino in orario! E di lavoro questo ponte ne darà così tanto che la gente dovrà dire basta, fateci riposare! In quanto al territorio, nessuno venga a tenere lezioni o sermoncini. Per il territorio non si fa niente dai tempi delle bonifiche pontine (che abbiamo fatto noi, peraltro) e ci vengono a rinfacciare la cura del territorio? Riguardo la mafia sia chiaro, la nostra mafia non ha niente da invidiare a quella cinese, slava, nigeriana, russa, pertanto sarà ammessa solo mafia nostrana. Patti chiari e amicizia lunga!

Verranno da tutto il mondo per ammirare ed attraversare il ponte! Le coppiette vorranno farsi il selfie con il ponte alle spalle; gli innamorati ci andranno a inchiavardare i lucchetti; i suicidi ci si butteranno di sotto con la sicurezza di restarci secchi; sulle sponde, da un lato e dall’altro, sarà un fiorire di attività economiche, ristoranti, alberghi, discoteche; i barcaioli che ora traghettano le persone da una parte all’altra dello stretto faranno fare il giro notturno ai turisti per ammirare il ponte illuminato; dallo spazio Samantha Cristoforetti mostrerà orgogliosa ai colleghi astronauti il ponte Silvio, altro che ISS!

E che vengano a cinguettare i soliti disfattisti, i tremebondi geologi o sismologi, con le loro fanfaluche sui rischi di terremoti, o i climatologi a concionare di venti troppo forti che metterebbero la sicurezza a rischio: ce ne freghiamo!  Come ce ne freghiamo del cambiamento climatico: fa più caldo? Benissimo! Più visitatori per il nostro ponte Silvio, più turisti per godersi le bellezze del nostro Sud! E che vengano a piangere quelli che da decenni piagnucolano di questione meridionale senza cavare un ragno dal buco, quando con un’opera di questo spessore noi porteremo benessere e felicità, felicità a mazzi, sì faremo mazzi su mazzi e di buchi ne riempiremo a milioni!

 A noi!

Autarchia!

Ho le carte in regola!

In questo anno I dell’era Meloniana, credo sia utile e necessario fare l’appello di quelli che hanno le carte in regola. Io le ebbi!

Mio zio Francesco, combattente della Grande Guerra, conservò come una reliquia il certificato di partecipazione alla marcia su Roma del ‘22 che lo qualificava come legionario. Fervente patriota, aderì alla Repubblica Sociale e si distinse in rastrellamenti di banditi nella bergamasca e nella Val d’Ossola, dove in uno scontro a fuoco venne ferito gravemente e perse la vita. E’ deprimente comunque che a distanza di 100 anni per prendere il potere non ci sia stato nemmeno bisogno di una marcetta. La gente si è impigrita!

Mio nonno Gaetano nel ’35 partì volontario per civilizzare gli abissini, nobile intento che purtroppo non ebbe esito; credo che in ricordo abbia lasciato qualche lontano zio. Non partì per liberare l’Unione Sovietica dal giogo comunista solo perché nell’avventura precedente aveva rimediato la malaria, oltre che la perdita di tutti i denti; in compenso al suo posto venne chiamato il gemello, per la verità non molto contento.

Mia nonna Ida era cuoca delle colonie fasciste, e per questo venne portata in piazza dai partigiani per essere rapata a zero insieme ad altre collaborazioniste; la salvò l’intervento del commissario del popolo che la riconobbe come proletaria e lavoratrice, e l’indomita ringraziò calorosamente con il gesto dell’ombrello e l’animoso “ve la sete pijata in der culo!”.

Mio padre Nino nel ’44, a soli 16 anni, venne portato in campeggio all’Alpe del Viceré e qui arruolato nella RSI; le sue gesta belliche non furono esaltanti perché venne preso prigioniero nella sua prima notte di guardia, e credo gli (e mi) sia andato bene. Si è fatto un paio di anni di prigionia in Algeria, chissà perché li mandavano laggiù. Devo dire che da allora, pur essendo diventato un fervente socialista, non apprezzava molto gli arabi.

Personalmente posso portare le testimonianze dei miei più stretti congiunti che possono senza remore affermare che ho sempre avuto tendenze autoritarie e nostalgiche insomma sono sempre stato di destra anche quando pensavo di essere di sinistra. Se c’è bisogno di abiure, rinnego tutto quello che ho pubblicato su questo blog in questi anni; dichiaro di avere usato l’olio di ricino, ma di più l’olio di mandorle amare, per la pulizia del clarinetto (che non a caso è di colore nero) e all’occorrenza ne posseggo ancora una bottiglietta.

A noi!

Tre stelle per Olena – 42

Joao do Patimento, lacero e contuso, ammette parzialmente le sue colpe.
«E’ verdade, eu conhecia o Turchese… era venuto ao Brasil para o carnaval, il carnevale, era capitato per caso nel mio locale ed era rimasto encantado do meu bacalhau, checché ne dica quella là» dice indicando Paio Pignola, che per prudenza è stata ammanettata ad un pesante calorifero in ghisa. «Facemmo amicizia e lo portai a visitare la scuola di samba del mio quartiere, la Portela, e gli presentai tanti amici, ballerini e ballerine, musicisti… nós dançamos e bebemos, abbiamo ballato e bevuto, insomma eravamo un po’ alticci, e alla fine della serata, dato che aveva prenotato un albergo dall’altra parte della città, mi offrii di ospitarlo a casa mia. Accettò volentieri, e non so se per colpa del bacalhau o del samba finimmo a scambiarci la saponetta sotto la doccia. Mi promise che avrebbe ricambiato appena possibile, e infatti qualche settimana fa mi chiamò per chiedermi se volessi partecipare a questo show, diceva che avrei avuto un sacco di pubblicità. Visto come sono andate le cose ne avrei fatto volentieri a meno… e comunque come le ho detto non avevo niente contro di lui, non vedo perché avrei dovuto avvelenarlo.» conclude lo chef, tenendo d’occhio, almeno con quello rimastogli aperto, la cubana.
«Quindi dopo quella volta non vi siete più rivisti, ho capito bene signor do Patimento? Ci pensi bene, non le sfugge qualcosa?» chiede Montesi, allusivo.
«Não, non mi pare…» risponde Joao, guardingo. «Perché, cosa dovrei ricordare?»
«Ci risulta, signor do Patimento, che il Turchese ebbe una… disavventura, il giorno dopo il vostro incontro. Mi corregga se sbaglio: Turchese venne sequestrato. Un mini rapimento, in effetti, mentre rientrava al suo albergo: il taxi su cui viaggiava fu bloccato da una banda di meniños de rua¹, il presentatore venne portato in una baracca e gli venne chiesto, per poter essere liberato, di procurarsi 10.000 real. Non una grande somma se ci pensiamo, più o meno cinque mesi di stipendio medio brasiliano, pari a duemila euro, una somma sicuramente alla portata di Turchese. Però c’era un problema, ovvero che Turchese aveva perso il portafogli, e quindi non aveva modo di pagare. Vuol continuare lei, signor do Patimento?» lo invita Montesi, mentre Nonna Pina chiede alla cameriera un altro bicchiere di rum ed una tazzina di noccioline.
Lo chef si schiarisce la voce, e inizia a raccontare:
«Turchese mi chiamò, era molto agitato. Mi chiese di aiutarlo, non conosceva nessun’altro a Rio. Mi disse di essere stato preso da questi ragazzini, il tassista era scappato, e quelli volevano dei soldi o minacciavano di affogarlo nelle latrine. Lo tranquillizzai, gli assicurai che gli avrei portato i soldi, poi me li avrebbe ridati con comodo… così presi parte degli incassi e andai a fare lo scambio. Stetti attento a non farmi vedere dalla polizia, perché da quelle parti ci mettono poco a sparare»
«Una buona azione, non capisco perché non ce ne abbia parlato prima. Turchese le fu riconoscente, immagino» constata il maresciallo, sornione.
«Sim, muito grato… ma era anche molto spaventato, volle partire al più presto, e lo aiutai con il biglietto aereo. Pochi giorni dopo tramite un money transfer mi restituì tutto il denaro prestato, e la storia finì lì; mi era perfino passata di mente, per quello non ne ho parlato»
«Ma a Turchese non era passato di mente, a quanto pare» afferma Montesi, serio.
«Non mi risulta, perché dice questo?» chiede Joao, guardingo.
«Semplicemente, a mente fredda, Turchese cominciò a fare due più due. Era lei che aveva insistito per ospitarlo; era da lei che aveva sicuramente lasciato il portafoglio; il taxi su cui era salito era stato chiamato da lei… »
«Ma queste sono coincidenze, non vorrà insinuare che…»
«Non io» lo blocca Montesi «ma Turchese era tignoso, e ingaggiò un investigatore: così scoprì dei prelievi fatti da lei con la sua carta di credito, dell’identità del tassista ovvero suo cugino Emerson, e soprattutto del fatto che non era la prima volta che “incidenti” del genere accadevano a suoi ospiti. E’ lei che controlla una banda di meniños, a loro dà qualche spicciolo ed un po’ di droga, e il resto lo tenete lei e il suo complice. Il ristorante non va poi così bene, a quanto pare… Turchese l’aveva scoperto, e l’avrebbe svergognata in diretta, lei non poteva permetterlo e l’ha ucciso»
«No, non è vero! O almeno sì, è vero, il ristorante non va bene da un po’ di tempo, i creditori non mi lasciano tregua, ma non ho ammazzato Turchese! Avevamo sistemato da tempo i nostri problemi, gli avevo ceduto il mio locale in cambio del suo silenzio, ecco, guardi qua!» conclude lo chef, estraendo tasca interna della giacca a quadretti verdi e gialli un documento e porgendolo a Montesi. Questi lo prende, lo scorre con gli occhi e lo passa al suo appuntato:
«Corinaldi, prendi questo contratto di vendita, mettiamolo agli atti» Poi, tornando a rivolgersi al brasiliano:
«Signor Joao do Patimento, lei è in arresto. La procura di Rio ha chiesto la sua estradizione, domani partirà con il primo aereo. »
«Ma come, lo rimandate a casa sua questo porco?» insorge Paio Pignola, che lo vorrebbe avere ancora sotto le mani per dieci minuti almeno.
«Sì, signor Garcìa. Per quanto il suo ex fidanzato sia una persona spregevole, non è stato lui a commettere l’omicidio di Turchese. Piccioni, ne abbiamo ancora di manette?» chiede al carabiniere.
«Ed ora passiamo al nostro ultimo sospettato» annuncia Montesi, indicando il già ammanettato Farouk Marrakech.

¹ Bambini di strada che abitano le favelas, spesso orfani o abbandonati, che vivono di furti ed espedienti; vengono anche ingaggiati dalla malavita per spaccio ed altro; dediti alla droga, muoiono quasi tutti giovani.

Ballerino in mare!

Amiche e amici, a volte la realtà supera la più sfrenata fantasia e non mi riferisco, o almeno non solo, allo spettacolo dei nostri politici in campagna elettorale. Testimoni oculari mi hanno riferito di una disavventura occorsa ad una nave da crociera, vicino Taranto, dove ad un tratto la calma della navigazione è stata interrotta dall’urlo “uomo in mare!”. Sonnacchiosi turisti si sono affacciati dalle cabine (perlomeno chi aveva la cabina vista mare, perché ce ne sono interne che assomigliano abbastanza a loculi, e mi chiedo perché mai uno debba andare a fare un viaggio di piacere per rinchiudersi in uno sgabuzzino, ma tutti i gusti son gusti) scrutando le acque, nel buio calante, mentre il personale si attivava per la ricerca; il naufrago ad un certo punto non era più visibile ma l’occhio vigile di una passeggera, che incidentalmente è mia cognata, l’ha avvistato ed ha lanciato l’allarme. Del resto essendo lombarda il ruolo di piccola vedetta le si addice. Calata la scialuppa l’uomo è stato tratto in salvo; era forse un profugo in fuga da stenti e miseria, un turista ubriaco, un pescatore  caduta dal suo peschereccio? Niente di tutto questo, si trattava di un ballerino brasiliano facente parte del gruppo di animazione che funesta allieta le serate dei crocieristi: sembra che il giovane avesse litigato con la sua fidanzata ed abbia deciso di farla finita. Deve essersi buttato da un ponte abbastanza basso, perché mi riferiscono che non è nemmeno facile suicidarsi: dal livello di mia cognata infatti sarebbe caduto in quello sottostante, non in mare, e si sarebbe rotto qualche osso. Comunque una volta in acqua la temperatura deve avergli schiarito le idee, ed ha chiesto aiuto: una tragedia dell’amore evitata per un pelo! Una volta ripescato l’artista sembra sia stato licenziato (il contratto non prevedeva suicidi) e prontamente rimandato a casa: su quest’ultimo punto sono dubbioso, non credo che una compagnia di navigazione abbia il potere di decidere se una persona possa venire rimpatriata se lui non vuole, ma non ne sono certo. I commenti sui social vanno dallo sbeffeggio all’indulgenza riguardo la giovane età del protagonista (24 anni): chi non ha fatto qualche cavolata a quell’età? Naturalmente c’è chi si è scagliato contro l’autrice dell’articolo, che ha scritto che il brasiliano sarebbe stato “rispedito” a casa: e che è, un pacco, chiedevano i sensibili difensori del politicamente corretto?

Comunque amiche e amici, che devo dirvi, a me la notizia ha messo allegria: ho immaginato Miguel, uno dei personaggi delle mie storielle, buttarsi in mare per amore del trans Paio Pignola, e non è detto che prima o poi non glielo farò fare. Tra l’altro se continua così dovrò pure cambiare nome alla mia protagonista perché il nome è stato usurpato dalla moglie dell’ometto in maglietta verde, e comincia a starmi un po’ sulle scatole.

A proposito di oblò, la mia lavatrice deve aver ascoltato l’invito del governo ad accendere un solo elettrodomestico alla volta (non se ne intendono: già adesso per chi ha 3 kw di potenza, cioè quasi tutte le utenze domestiche, è pressoché impossibile accendere insieme lavatrice e forno, o lavatrice e lavastoviglie senza far saltare il contatore) e ha deciso di togliersi di mezzo. All’ennesima centrifuga, dal bagno si è sprigionata una puzza come di gomme di formula Uno bruciate, ed in effetti la guarnizione si è rotta ed incastrata con il cestello, il quale ha continuato a girare o almeno ci provava, spinto dal motore poco intelligente. Insomma, quando ho aperto il benedetto oblò ne è scaturita una fumata bianca poco rassicurante: il tecnico contattato si è espresso solo con un “ah”, preludio temo ad un salasso o ad una nuova lavatrice.

Che poi di salassi ultimamente basta andare a fare spesa: da anni si succedono inviti a consumare meno carne, e mi sa che questa è la volta buona: avete provato ad accostarvi recentemente al banco macelleria? Si sta sviluppando una nuova categoria di nomadi, quelli che girano tra un supermercato e l’altro in cerca delle offerte migliori.

Vi meraviglierete, amiche e amici, che non abbia parlato né di guerra né di elezioni né di regine defunte: se non altro fra una settimana due argomenti su tre ce li saremo lasciati alle spalle; l’altro invece, il più serio, è ben lungi dal terminare, anzi. Continuiamo a farci del male… A presto!

Si è salvato grazie ai galleggianti gonfiabili

Tre stelle per Olena – 41

«Il qui presente signor Hector Garcìa, infatti» continua Montesi «era furioso con il suo ex-compagno Miguel Guterrez da quando aveva scoperto che questi aveva avuto un figlio nientemeno che da una donna, tanto da conciarlo per le feste quando il loro matrimonio è andato a monte. Rabbia che covava ancora, fino ad arrivare a sedurre lo chef Joao do Patimento per tornare qua senza destare sospetti e porre in atto la propria vendetta. Dico bene, signor Garcìa?»
«Ma es ridicolo!» protesta il/la cuban*. «Por primera cosa, yo no soy un hombre ma una mujer, una donna. Tocca, tocca» e così dicendo abbranca una mano del maresciallo e se la poggia su un seno, dandogli modo di constatare l’ottimo lavoro del chirurgo plastico, tradendosi però con un falsetto decisamente stridulo che fa vibrare il pronunciato pomo d’adamo. Montesi riesce a fatica a sfilare la mano, e chiede:
«Era lei che si aggirava attorno al tavolo della giuria in veste di cameriera, con quali intenzioni se non quelle di danneggiare il suo ex fidanzato?»
«Yo non ho fatto proprio niente!» alza la voce Paio-Hector, causando un allarmante ingrossamento delle vene del collo. «E’ vero, ero arrabbiata con Miguel, ma io non ero lì per fare male a nessuno. Me l’aveva chiesto Alejandro!» rivela la cubana, gonfiando il petto già gonfio di suo e portandosi le mani ai fianchi.
«Alejandro? Vuol dire che Alessandro Turchese le ha chiesto di fare da cameriera? E perché mai avrebbe dovuto farlo?»
«Ehm, ecco, io e Alejandro ci conoscevamo già…» confessa Paio, con una certa ritrosia.
«Che cosa? Non mi dirà che anche lei… e perché non ce l’ha detto prima?» chiede Montesi, incredulo.
«Sì, es veridad, ho conosciuto Alejandro durante un suo viaggio a Cuba, era venuto a scegliere una location per il suo show “Te gusta la papaya?” e abbiamo fatto… amicizia. Quando ci siamo rivisti, qua, ha detto che la produzione del programma avrebbe avuto piacere che partecipassi come comparsa, por una question de par condicio tra generi. Magari avrebbe anche voluto rinverdire la conoscenza, ma non ce n’è stato il tempo» dice Paio, con un filo di rimpianto.
«Zoccola!» la apostrofa Miguel «e avevi la faccia tosta di insultare me!»
«Bugiarda!» rincara la dose Joao do Patimento. «E dicevi che eri venuta per caso! »
«Uh, ma come la fate lunga!» taglia corto Paio, scrollando le spalle «E va bene, abbiamo avuto una storia! Abbiamo ballato la salsa, bevuto rum, e da cosa nasce cosa. Non capisco cosa hai da protestare» dice rivolta allo chef brasiliano «come pensi di essere arrivato al concorso, grazie ai tuoi fagioli? Illuso… Ci ho messo una parolina io con Turchese, e non solo una parolina per essere precisi. E in quanto a te, Miguel, almeno io ho avuto il buon gusto di tradirti con un uomo!»
Montesi, sconcertato e presago di un’imminente catastrofe, blocca la cubana.
«Devo contraddirla su una questione, signor Garcìa. Non è stato grazie al suo interessamento, o almeno non solo a quello, che il signor Patimento è stato selezionato. Lei sapeva che lui e Turchese hanno avuto una relazione? Dunque anche la sua presenza non era casuale, dico bene Patimento?»
Passato qualche secondo di silenzio gravido di sventura, prima che lo chef brasiliano possa tentare una giustificazione si ritrova in un occhio il pesante pugno destro di Paio Pignola, memore dei suoi trascorsi giovanili da mediomassimo¹, e in sala si scatena la bagarre, con l’appuntato Corinaldi ed il carabiniere Piccioni impegnati duramente a dividere i contendenti.

Mentre nonna Pina sta divorando tutte le noccioline americane, gustandosi la scena da saloon, Gilda coglie un accenno di lacrima bagnare il ciglio del suo fido maggiordomo.
«James, la tua sensibilità mi commuove. Sembra che questo Turchese ne abbia fatte più di Bertoldo in Francia. Pareva una personcina così a modo, e invece mi chiedo se in questa sala ci sia una persona che non si sia portato a letto. Non guardava in faccia a nessuno! Credo che saranno in pochi, a parte te, a piangerlo»
«Veramente, signora» risponde James, soffiandosi delicatamente il naso con un fazzoletto in batista di cotone con orlo roulé realizzato a mano «con tutto il rispetto per il defunto, è un’altra la scomparsa che mi addolora.»
«Ah, davvero, caro? Un parente, un affine? Condoglianze vivissime. Ma la vita è così, oggi ci siamo eccetera eccetera.»
«Grazie, signora, non è propriamente una parente anche se la considero una di famiglia. Parlo della regina Elisabetta II, che ho avuto l’onore di servire in gioventù, e che si è degnata di avere parole di apprezzamento nei miei confronti per la grazia con la quale portavo a passeggio i suoi Corgi reali² preferiti. Purtroppo una allergia mi costrinse ad abbandonare il lavoro, con mio grande rincrescimento» ricorda James, massaggiandosi i polpacci più volte addentati dalle bestiacce.
«Il tuo attaccamento alla corona è lodevole, James caro. Charles sarà all’altezza di cotanta madre? Mi risulta che il lavoro più rilevante che abbia svolto in vita sua sia quello dell’assorbente interno³ . God save the king!»

¹ Quella dei mediomassimi è una categoria di peso pugilistica che va dai 76,205 ai 79,38 chilogrammi. Un cazzotto di questi fa parecchio male.
² I welsh corgi pembroke, adorati dalla defunta monarca, sono insulsi e inutili cagnolini dalle grandi orecchie.
³ Gilda si riferisce ad un messaggio che Carlo avrebbe indirizzato alla sua Camilla, quando peraltro era ancora sposato con Diana, nel quale le rivolgeva frasi d’amore dichiarando che avrebbe tanto voluto essere il suo tampax.

E chi non vota per me, péste lo cólga!

Amiche e amici, le elezioni si avvicinano ed una campagna elettorale così assurda non si è mai vista. Gli stessi partiti (praticamente tutti o quasi) che hanno governato, alternandosi o insieme, negli ultimi 30 anni, si scoprono verginelli e promettono mirabilie per il futuro prossimo venturo. Cchiù pilu per tutti! Che bell’avvenire ci aspetta. Il Tg1, o meglio TeleKiev, dopo i dieci-quindici minuti di propaganda ucraina ci propone un pastone di dichiarazioni troncate dei soliti ceffi, da cui si evince: a) la destra che si sente la vittoria in tasca può già iniziare a fare le prove delle liti che la dividerà appena i suoi esponenti dovranno spartirsi i posti al governo; il PD che strilla “o noi o il diluvio” dimenticandosi che le dighe le hanno minate loro; il cosiddetto terzo polo (Calenda e Renzi, il gatto e la volpe…) dopo aver fatto una proposta sensata ovvero quella di sospendere la campagna elettorale, per quel che serve, continua a ripetere a pappagallo “agenda draghi agenda draghi”; i cinquestelle si scoprono improvvisamente più a sinistra di tutti e non si capisce se ne siano contenti o spaventati: non sarà facile far dimenticare che dalle loro file sono usciti ministri come Di Maio e Cingolani, che il Signore li abbia in gloria.

La crisi energetica sta facendo vittime: la cassa integrazione è aumentata esponenzialmente, alcune aziende hanno dovuto ridurre la produzione e se continua così dovranno interromperla;  le commesse pubbliche dovranno essere tutte rinegoziate almeno del 30% _ ad essere buoni _ perché i fornitori non ci stanno più dentro; e si prospettano un autunno ed un inverno difficili, con costi sociali molto alti. Ci stiamo facendo guidare dal pifferaio di Washington e dai buffoni di corte di Bruxelles verso lo sprofondo; so che queste dichiarazioni mi attireranno accuse di putinismo, ma è sempre meglio che essere affetto da cretinismo. Ah, un altro degli argomenti della campagna elettorale, forse il principale, è: “Nella cabina elettorale Dio ti vede, Putin no”.

Certo che il mondo a rovescio che ci siamo costruiti è proprio buffo. Mandiamo armi e promettiamo mari e monti all’ometto in maglietta verde ma gridiamo al “ricatto” o all’”ingerenza” se la Russia ci chiude i rubinetti del gas (dalla cui dipendenza abbiamo dichiarato di volerci affrancare: quindi devono darcelo finché lo decidiamo noi, ed in più al prezzo che diciamo noi…) oppure ci “minaccia” se dicono una cosa ovvia ovvero che noi  e la UE siamo succubi di decisioni Usa che pagheremo care (lo stiamo già facendo). Il ministro della transizione ecologica (!) dice che non prendiamo ordini da nessuno, ma qualcuno sano di mente avrebbe mai potuto immaginare che grazie alle scelte del governo dei Migliori ci saremmo trovati con l’inflazione alle stelle, ridotti a razionare gas e elettricità, a ridurre la temperatura nelle case _ voglio vedere come faranno a controllarlo, tra l’altro _  , che si spingesse sulla riapertura delle centrali a carbone (o massimo sfruttamento di quelle rimaste), sui rigassificatori, e sulle trivellazioni in alto mare? E’ questa la transizione che ci aspettavamo, alla faccia di Greta e del riscaldamento globale? Tra l’altro per la cosiddetta transizione servirebbero i soldi del Pnrr, che stiamo già ipotecando con i bonus per coprire l’aumento delle bollette e del carburante. Dunque se c’è qualcuno che ci minaccia, amiche e amici, guardiamoci allo specchio…

Quindi porte aperte al gas in arrivo dagli Usa: le aziende che lo estraggono (con il fracking, che in Europa è VIETATO: ennesimo esempio di doppio standard e di ipocrisia) stanno facendo guadagni stratosferici, così come tanto per dire i polacchi con il carbone, e sono ben contente che la guerra continui! Cosa di cui dovrebbero preoccuparsi soprattutto agli ucraini, invece di fantasticare di controoffensive: si parla addirittura di 2024-25 come orizzonte per la fine della guerra, ma cosa rimarrà di quel paese, a questo non ci pensiamo quando ci riempiamo la bocca di “difesa della democrazia”? Quando si comincerà a tentare di mettere fine a questa follia, invece di buttare ogni giorno benzina sul fuoco? Intanto c’è la corsa alla solidarietà europea: la Germania rimasta senza gas lo otterrà dalla Francia, che in cambio riceverà energia elettrica. Dove la Francia e la Germania li prenderanno non è dato saperlo: se sperano di riceverlo dall’Ucraina stanno freschi.  L’Algeria, che non è fessa, ci ha promesso più gas togliendolo alla Spagna (chiaro esempio di solidarietà europea); quella stessa Algeria che poco tempo fa, senza che nessuno gli dicesse “bha”, si è intestata la sovranità sulle acque territoriali FINO A POCHE MIGLIA DALLA SARDEGNA!

Allora mi chiedo: ma i nostri governanti di chi stanno facendo esattamente gli interessi, dei propri concittadini, delle proprie imprese, o di più o meno potenze straniere? E uno pignolo non ci potrebbe ravvisare, che so, l’ipotesi di tradimento?

Detto ciò care amiche e amici che ognuno voti pure per chi vuole; il mondo non finirà il 25 settembre, anche se per qualcuno sembra sia iniziato il 24 febbraio.

A presto!

Se si candidasse la voterei senza se e senza ma

Tre stelle per Olena – 40

«Sciocchezze!» protesta Liza. «Qualcuno l’avrà messa lì per incastrami, è ovvio. Che motivo avrei avuto per ammazzare Turchese?»
«Ci risulta che per un periodo di tempo siate stati amanti» dichiara Montesi, tra la sorpresa dei numerosi amanti del presentatore presenti.
«Acqua passata… Sì, è vero ci siamo divertiti un po’, ma era finita da un pezzo»
Montesi annuisce, facendo intendere di conoscere questo aspetto della relazione; poi cambia apparentemente discorso e chiede alla chef:
«Sembra che lei non ami molto gli abbandoni, non è vero signorina Maelström?»
«In che senso, scusi?» chiede Liza, sulla difensiva.
«La polizia di Stoccolma ci ha segnalato di strani incidenti occorsi ai suoi ultimi due conviventi. Uno caduto dalle scale della cantina, e l’altro volato dal secondo piano.»
«L’ha detto lei maresciallo, incidenti» risponde la svedese, sorridendo. «Non è colpa mia se i miei uomini sono sfortunati…»
«Naturalmente può trattarsi di un caso. Tuttavia la psichiatra che l’ha avuta in cura, segnalataci sempre dai colleghi, ci ha detto che lei ha una personalità paranoide, dovuta con ogni probabilità ad un trauma subito in gioventù. E qual è questo trauma, mi chiedo, magari quello di aver scoperto che l’uomo col quale credeva di essere fidanzata in realtà erano due?»

Uppallo I e Uppallo IV, i gemelli norreni, dopo essersi allontanati di socquatto da Villa Rana ed aver raggiunto il loro drakkar ormeggiato a Varazze, veleggiano verso lidi tranquilli componendo canzoni per l’imminente festival della canzone popolare di Utsjoki, in Lapponia, il comune più a nord dell’intera Unione europea.
«Ascolta questa fratello, sento che spaccheremo» dice il maggiore dei due, intonando un’arietta ritmata accompagnandosi con l’arpa celtica: «Sanela Begåvining, Lommarp Trampa Lynbyn, du Sanela Begåvining»
«Mhh, devo pensarci» risponde il gemello, poco convinto. «Non giurerei che i gelati possano essere apprezzati da quelle parti, con una temperatura media di due gradi. Che ne dici di questo attacco, invece: Läckö Viholmen, Tvetö!»
E continuano in questo modo per varie miglia marine finché, sospendendo il loro sforzo creativo, aprono due scatole di aringhe fermentate e si apprestano a consumare il lauto pasto.
«Avremo fatto bene ad andarcene così? La gente penserà che abbiamo qualcosa da nascondere» dice Uppallo IV, quello con più scrupoli.
«Certo che abbiamo fatto bene! Svengard ha ragione, quella matta ci avrebbe tagliato gli zebedei e li avrebbe fatti fermentare. No, no, molto meglio così! Poi quando tutto si sarà chiarito, con calma, torneremo»
«Sì, hai ragione» acconsente il gemello minore. «Lo diceva sempre la povera mamma che tu sei l’intellettuale della famiglia. Anche, se, ad essere onesti, diceva anche “la prima ciambella non viene mai bella”» poi, cambiando discorso:
«Non ti sembra che ci stiamo avvicinando un po’ troppo a quell’isoletta? Che ne diresti di correggere la rotta? O hai qualcuno a cui fare l’inchino³?»
«Sì, vado, anche se potresti farlo da solo, mi pare che le mani ce le hai!» risponde Uppallo I stizzito, poggiando la scatoletta di aringhe. Arrivato al posto di comando prova qualche manovra ma non ottenendo risultati armeggia con la ruota del timone finché non se la ritrova in mano, staccata dal piantone. La osserva incredulo, rilevando i segni inequivocabili di una sega; sotto, attaccato con lo scotch, un bigliettino piegato in quattro: “E questo è ancora niente… baci, Liza”.

Montesi riprende la sua spiegazione:
«E che il loro migliore amico, che era anche suo amico, sapeva tutto e gliel’aveva tenuto nascosto, anzi si è anche approfittato di lei?»
A questa domanda lo sguardo di Montesi si posa sull’uomo che siede vicino a Gilda e che tenta inutilmente di raggomitolarsi su se stesso fino a sparire. La Calva Tettuta impiega qualche secondo a individuare la destinazione dell’occhiata ironica che Liza sta lanciando.
«Svengard Sundström? Tu conosci questa donna?»
«Ecco, io…» tenta di giustificarsi il vichingo, sentendo la tempesta incombere sul suo capo.
Gilda si alza e sfoga la sua indignazione:
«Dunque è vero, la conosci? Ed è vero quello che dice il maresciallo, che hai approfittato di lei? Come hai potuto mentirmi così, Svengard! Mi avevi detto di essere vergine!»
Svengard cerca una debole difesa, vedendo le sue quotazioni abbassarsi drasticamente sulla borsa di casa Rana.
«Ecco, proprio approfittato non direi…» riuscendo però solo ad attirarsi in testa una scarpina, di taglia 36 ma con tacco 12.

A questo punto una risata interrompe la requisitoria.
«Ah, ah, approfittato un corno! Figurarsi se un citrullo come quello poteva approfittarsi di chiunque. Poi io sarei paranoide… La psichiatra, quella sì che è una pazza! Io sapevo tutto benissimo, e mi stava più che bene, e non ho capito perché i suoi amici se ne sono andati. In quanto al tuo Sven tienitelo pure, fa l’amore come se tagliasse dei tronchi, che poesia! E’ vero, ho fatto pressione su Turchese perché mi invitasse allo show perché volevo rivederli. Ma non vedo perché avrei dovuto ammazzarlo, casomai avrei ammazzato loro se sono così pazza come dicono!»
«Magari anche a lei sarebbe bastato far scoppiare uno scandalo che mettesse in cattiva luce il suo bello, e fare in modo che la signora Rana lo lasciasse» ipotizza il maresciallo che, alle proteste della svedese (“Ma chi lo vuole!”) continua:
«Scandalo che, del resto, anche qualcun altro avrebbe avuto interesse a far scoppiare» dice Montesi, indicando Paio Pignola.

¹ Gelato al cioccolato, dolce e un po’ salato. Tu, gelato al cioccolato”
² Ghiaccio bollente, sei tu
³ Quelli con la memoria più lunga ricorderanno che il naufragio della Costa Concordia, del 13 gennaio 2012, fu dovuto al fatto che il capitano Schettino si avvicinò troppo all’Isola del Giglio per effettuare uno stupido rito (“l’inchino”), colpì uno scoglio e la nave affondò, Nel naufragio perirono 32 persone.

Agenda draghi

Amiche e amici, vi rendete conto che tra un mese ci saranno le elezioni? Appena il tempo di scrollarsi la sabbia di dosso e mettere via i costumi da bagno e ci tocca recarci ai seggi. Che dubbi, che rovelli! Andare, non andare? Votare, ma per chi? Annullare la scheda con insulti o disegni espliciti? Da giovane mi è capitato di fare due o tre volte lo scrutatore e vi assicuro che se ne vedevano di ogni colore. Una volta un buontempone riuscì non so come a infilare nella scheda una fetta di salame; un’altra un impertinente dedicò una poesia  al presidente di seggio invitandolo a dedicarsi maggiormente alla cura della famiglia, insinuando che avesse in testa più corna di un cesto di lumache.

Quasi tutti i partiti, anche quello che era all’opposizione, dicono di volersi rifare all’agenda Draghi. Agenda che deve essere incredibilmente capiente, perché sembra contenere tutto e il suo contrario. Tra l’altro, siccome in Tv non si fa che sentir parlare di questa agenda, l’altro giorno ho sentito un bambino dire alla sua mamma che la voleva anche lui. Stai tranquillo, l’ha rassicurato la madre, che a settembre ce l’avrai di sicuro. Ho avuto l’impressione che le sfuggisse un sorrisetto, me lo sarò immaginato?

A me alle medie piaceva il diario del Giornalino con le illustrazioni di Jacovitti, come cambiano i tempi.

A Rimini, come sapete, si svolge tutti gli anni il meeting di una potente setta cattolica a cui i politici sgomitano per partecipare. Quest’anno non sono stati invitati solo i Cinquestelle, forse perché al momento sembra l’unico partito (pardon, movimento) che, anche se confusamente e contraddittoriamente, si occupa di temi sociali. Grandi applausi sia al capo del governo che alla capa dell’opposizione! Qualcuno deve avere le idee confuse, o forse troppo chiare. Franza o Spagna, basta che se magna…

Non è strano che questi ultracattolici non abbiano discusso delle esortazioni del Papa per la pace in Ucraina? Mi sarei aspettato almeno una domandina ad uno degli illustri convenuti, ancora convinti che continuando a mandare armi agli ucraini si lavori per la pace. Il Papa ha espresso il suo cordoglio per la ragazza fatta saltare in aria con la sua auto in Russia (atto di puro terrorismo, così come quelli che stanno avvenendo in Donbass contro esponenti dell’amministrazione civile indipendentista: e non vengano a chiamarla resistenza) ma l’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede ha avuto da ridire. Adesso stiamo a vedere che il Papa per parlare deve prima chiedere il permesso all’ambasciatore ucraino. Se non gli sta bene, tra l’altro, può anche ritornarsene a casa.

Destra centro e sinistra sono uniti nel dire che il gas costa troppo e così non si può andare avanti. Noi ce n’eravamo già accorti, anche senza elezioni. Anche se naturalmente ce la raccontano come vogliono (come tutte le balle che ci propinano i media; ieri quando hanno tirato fuori una spia russa tipo la mia Olena sono andato a stendere i panni in solaio per non rompere il televisore, come se noi non avessimo spie in Russia. A me fa più specie che per anni siamo stati spiati dagli alleati, ma di questo ovviamente non se ne parla più): il gas costa troppo perché il prezzo di vendita è stabilito al “mercato” di Amsterdam, e ha poco a che fare col vero costo di acquisto. Tant’è che il governo dei migliori aveva stabilito di tassare gli extraprofitti, ovvero i maggiori guadagni che le aziende energetiche hanno avuto proprio a seguito della differenza tra il costo effettivo ed il prezzo a cui lo rivendono: bene, questo extragettito avrebbe dovuto far entrare 4 miliardi di euro nelle casse dello Stato, ma solo in pochi l’hanno pagato e si è raggiunto a stento il miliardo. Allora mi chiedo: ma come, io se non pago una tassa mi fate un culo così, e questi che non pagano miliardi non gli fate niente? Ma io gli mandavo a ciascuno un battaglione della Finanza a rovesciargli tutti i cassetti. E comunque basterebbe che il prezzo non fosse più stabilito dagli speculatori ad Amsterdam. E prima di tutto che si operasse per la pace, invece di prolungare all’infinito il conflitto come fa comodo agli Usa, alla Nato e ai mercanti di armi.  Se si opera per la pace si supereranno le sanzioni  e anche il prezzo del gas tornerà ad essere ragionevole. Certo che se l’ometto in maglietta verde ormai proclama che l’obiettivo è la vittoria e rivuole la Crimea, è obiettivamente un po’ difficile. Comunque, dato l’andazzo, in vista del Generale Inverno è meglio preparare i cappotti…