Cronachette dell’anno nuovo (15)

In questi giorni ho ripensato alle lezioni di disegno delle medie, materia nella quale ero e sono rimasto un somaro (non certo l’unica), durante le quali la professoressa si sforzava di insegnarci a mescolare i colori primari per ottenere quelli secondari: con il blu ed il giallo si ottiene il verde, con rosso e giallo l’arancione, che colore bisognerà aggiungere per ottenere l’arancione rafforzato?

No, perché da ieri è proprio questo il colore che caratterizza queste parti, diciamo un arancio tendente al marrone: così ha stabilito un editto del presidente della Regione, appena il giorno dopo che dal giallo eravamo passati all’arancione, e pensare che quello era lo stesso che richiedeva a gran voce certezze sulle tempistiche dal governo nazionale (precedente). Gli effetti pratici sono che rimarranno chiuse tutte le scuole, tranne le materne; martedì mattina ho incontrato sulle scale una condomina, madre di due figli piccoli, che si chiedeva come fosse possibile, e a chi diavolo avrebbe potuto lasciare i figli dato che è sola e deve andare a lavorare. Anche perché i migliori si sono dimenticati di rifinanziare il congedo parentale, ma la compunta Gelmini ha assicurato che lo faranno con il prossimo decreto ristori: intanto, che ci si arrangi.

Anche Bertolaso, il jolly che ogni tanto salta fuori da qualche manica (destra), ci ha tenuto a dire la sua e cioè che l’Italia sta marciando a grandi balzi verso la zona rossa. Potrebbe anche essere vero, ma questi non erano gli stessi che strillavano contro allarmismi e addirittura clima di terrore?

Una buona notizia però c’è, e devo ringraziare una volta tanto Salvini e Berlusconi che stanno premendo per seguire le orme di San Marino e acquistare il vaccino russo Sputnik V, dato che gli altri ce li danno con il contagocce. Non se ne hanno abbastanza notizie? Non è testato adeguatamente? Ma perché, gli altri lo sono? E comunque, chi se ne frega! Datemi lo Sputnik, mi offro volontario! Che potrà succedermi, al limite finalmente imparerò il russo…

Sono cambiati i vertici della Protezione Civile ed il Commissario straordinario: buon lavoro ai nuovi, e ringraziamenti a chi ha dovuto affrontare un anno difficilissimo, commettendo magari qualche errore, ma chi è senza peccato scagli la prima pietra: ci siamo dimenticati di quando non si trovava una mascherina nemmeno a pagarla a peso d’oro, e quando negli ospedali mancavano i respiratori polmonari e la gente (tra cui un mio amico) si ingegnava a stampare in 3D bocchettoni doppi per collegare due pazienti ad una macchina? E le diatribe per imporre il prezzo calmierato di 50 centesimi sulle mascherine, con i farmacisti sulle barricate? Se almeno questo è stato superato qualche merito agli uscenti bisognerà riconoscerglielo, io credo.

E’ iniziato il festival di Sanremo, la 71° edizione, presentata da Amadeus con Fiorello battitore libero (divertentissima la pubblicità), edizione senza pubblico e senza aficionados per le strade ad aspettare le “star”… lo so, per qualcuno è un rito stantìo da abolire, ma è pur sempre un pezzo di costume di questo paese; finora della gara ho sentito poco, distratto da altre occupazioni, ma ho visto gli ospiti, Laura Pausini che ha cantato “Io sì”, brano scritto per il recente film di Sofia Loren, La vita davanti a sé  (che ho visto su Netflix, e l’attrice è stata bravissima), i Volo che hanno cantato un brano di Ennio Morricone, con l’orchestra diretta dal figlio del grande compositore con uno stile tutto suo, ed infine Elodie che ha proposto un medley di pezzi sanremesi famosi e, oltre ad avere una bella voce, è anche un bel vedere. Ho visto anche Ibrahimovic, che ha recitato sé stesso. Che ci volete fare, sono decisamente nazionalpopolare, così tanto che mi piacerebbe vincesse Orietta Berti, che si ripresenta in gara dopo quasi trent’anni, Oriettona della quale è uscita da qualche mese la biografia, che mi stuzzica e incuriosisce: Tra bandiere rosse e acquasantiere, deve essere proprio una bella storia.

I colleghi di Roma mi hanno detto che sta girando la voce di un rientro in ufficio, scaglionato a partire dal primo maggio. Fosse vero! Ci sono molti a cui il telelavoro piace ma come sapete non sono tra questi. Sono abbastanza convinto che, nonostante adesso faccia comodo spingerlo, alla lunga verrà ridimensionato per motivi sia di produttività che soprattutto di consumi. Pensiamo a tutta l’economia che gira intorno ai pendolari di una città come Milano…

Comunque staremo a vedere, amiche e amici; la primavera è alle porte, e con essa può darsi che riusciremo a tornare a visitare qualche museo, che anche il cervello bisogna rimetterlo in moto. A presto!

Cronachette dell’anno nuovo (14)

Amiche e amici, da queste parti da oggi siamo tornati in zona arancione, per ora arancione-arancione e non arancione scuro o arancione rafforzato, quante altre sfumature di arancione saranno ancora possibili prima di arrivare al rosso? Sembra quando da piccoli si faceva la conta per il nascondino, uno, due, due e un quarto, due e mezzo, due e tre quarti, due tre quarti e un quarto, due tre quarti e mezzo…

Durante il weekend ci sono stati assembramenti un po’ in tutta Italia, con casi clamorosi come quello di Milano, con la festa sui Navigli con tanto di disc-jockey. Qua per cercare di limitare i danni si è stabilito un senso unico pedonale; se non ricordo male mi era capitato di imbattermene in uno durante un Carnevale a Venezia parecchi anni fa, ma lì lo scopo era quello di non far finire i turisti dentro i canali.

Io me ne sono ben guardato dal tuffarmi nella massa; dopo le faccende del sabato mattina e dopo una ronfatina sul divano ho fatto una passeggiata che mi ha portato fino ad un concessionario Piaggio dove ho chiesto informazioni per un’Ape. E’ così carina che me la sarei comprata seduta stante per me medesimo, ricordo che con la versione calessino un simpatico tassista abusivo ci aveva portati qualche anno fa, a Palermo,  dal palazzo dei Normanni fin su al Monte Pellegrino, da Santa Rosalia. Avrei voglia di tornare, tra l’altro ci sono belle offerte con la GNV (Grandi Navi Veloci), che permettono di disdire senza rimettere niente fino a quattro giorni prima dalla partenza. Si, ma se poi rimaniamo bloccati in Sicilia? Oddio, non sarebbe poi una grande tragedia, a pensarci bene… o forse sarebbe meglio andare in Sardegna? Lì sono tornati zona bianca, ma anche l’anno scorso prima delle vacanze erano quasi immuni, poi ci hanno pensato i turisti fresconi del Billionaire (e le scelte sciagurate della giunta regionale) ad impestare tutti.

Domenica invece consueto pranzo dalla suocera; mia suocera, l’ho già detto, non è mai stata una gran cuoca però la cassoeula la faceva bene, adesso però non mangia più carne (non perché si sia convertita al veganesimo, ma perché sembra che la carne le crei dei disturbi ai nervi dei piedi, chi può contraddirla) e si astiene anche dal cucinarla. Quindi per non farle torto il giorno prima ce la siamo ordinata da un buon ristorante della zona, tra l’altro premiato da Alessandro Borghese per quello che vale, e ce ne siamo fatti portare a casa tre porzioni, così abbondanti che una è ancora in frigo. Con polenta, ovviamente. Nemmeno tanto cara, 13€ a porzione, più 3€ per il trasporto. Era particolarmente buona, un po’ perché era molto che non la mangiavamo, e soprattutto perché quest’anno le verze hanno “preso il gelo”, che lo dico per i profani aiuta a tenere imprigionate tutte le notevoli qualità antiossidanti di questa verdura.  Certo, un tempo le cotenne non sarebbero state così sgrassate e io avrei gradito un paio di salsiccette ma mi dicono che così non sarebbe stata filologica. Fatta questa scorpacciata sabato sera, domenica siamo rimasti leggeri: lasagne vegetariane (di zucchine) e due tipi di arrosto, uno ripieno di carciofi e uno di funghi. Più patate al forno ed ovviamente alla fine torta, lo so, è uno strano concetto di stare leggeri e di quaresima, ma quest’anno siamo più sul “chi vuol esser lieto sia” piuttosto che sul penitenziagite.

A proposito di cotenne e scotennamenti, mentre era in corso la partita a carte dalla quale rifuggo, facendo zapping mi sono imbattuto su Rete4 in un western del 1966: Hondo e gli Apaches, che ho goduto come un bambino, ripensando a quell’unica volta che mio padre mi aveva portato al cinema, e dopo cinque minuti si era addormentato russando…

Vogliamo dire due paroline sul governo dei migliori? Ma anche no, giusto? Anche perché finora, a parte l’abbuffata di sottosegretari capaci e meritevoli (), ha fatto le stesse identiche cose che avrebbe fatto l’altro, con la differenza che ora non si lamenta più nessuno. Immagino se questo DPCM l’avesse promulgato Conte: incapaci, uccidono il paese, categorie in subbuglio, libertà libertà! La Lega ha ripreso il centro della scena (grazie, Renzi!) e occupa tutti gli spazi, di lotta e di governo. Geniale un comico che ho visto ieri su Quelli che aspettano il calcio, che ha proposto un Salvini con la sciarpa nerazzurra: dato che ha cambiato idea su tutto, perché no anche sulla squadra di calcio?

Fuori c’è un bel sole, anche se la temperatura si è abbassata (direi giustamente); ho dei problemi di concentrazione, forse sarà perché il primo contratto dell’anno è già scaduto, ed il prossimo sarà solo per un mese, e lo firmeremo probabilmente quando il mese sarà finito… è il lavoro 2.0, nervi saldi e keep calm. Basta la salute!

Olena à Paris – 35

«Mesdames et Messieurs, quello che vi proponiamo oggi non è solo un capolavoro, un’opera d’arte inarrivabile, un pezzo di storia. No, signori, qui ci troviamo di fronte ad un evento magico, un vero e proprio miracolo: un’opera data per dispersa, svanita nelle temperie della guerra, riappare per merito di un benefattore che preferisce restare anonimo, la cui famiglia l’ha salvata rocambolescamente dalla distruzione ed ora, dopo più di settant’anni, la rivela a intenditori come voi che ne sanno apprezzare il valore e sono ansiosi di goderne la bellezza.»
Serge Mannoucharyan, dopo questa premessa enfatica, beve un piccolo sorso di Evian e osserva attentamente la sala riservata dove sono convenuti una ventina di collezionisti, selezionati rigorosamente. Controlla con la coda dell’occhio che gli addetti alla sicurezza siano posizionati nei punti strategici e, con un cenno del capo, fa segno al commesso di togliere il drappo che copre il quadro. Un silenzio carico di attesa accompagna lo svelamento, silenzio subito rotto da un brusìo misto di stupore e perplessità.
«Signori, signori!» richiama la platea alla calma il banditore. «Comprendo la vostra meraviglia, noi stessi quando l’opera ci è stata proposta siamo stati restii a considerarla. La fama della nostra casa è quella di rigore e competenza, ne converrete signori, dato che siete tutti nostri affezionati clienti» e qui Serge fa una pausa, ed un sorriso ai cenni di assenso che si levano dagli astanti.
«Abbiamo fatto esaminare l’opera dai migliori esperti, potete visionare voi stessi le perizie» dice Mannoucharyan brandendo un fascio di documenti «e tutti hanno assicurato che si tratta di un’opera originale ed in ottimo stato di conservazione. François , per favore, faccia girare» invita il commesso, che prontamente esegue. Serge, ignorando l’occhiata languida scoccatagli dal collaboratore, continua:
«Domande, signori?»
Un uomo corpulento, che il banditore riconosce immediatamente per un mercante di antichità, si alza in piedi e chiede, con una sottile vena sarcastica:
«Immagino non sia possibile conoscere il nome di questo, ehm, benefattore?»
«Come dicevo, monsieur Bergeron, il venditore ha richiesto la massima riservatezza» risponde Serge, con un’espressione di rammarico sul volto.
«Si può sapere almeno se questo signore ha intenzione di mettere in vendita altri pezzi? Potremmo essere interessati ad uno stock…» dichiara un allampanato sessantenne, direttore di un museo privato.
«Questo non possiamo escluderlo» risponde il banditore «ma al momento nemmeno confermarlo. Naturalmente, dovesse accadere, sarete i primi ad esserne informati» conclude l’armeno.
Quindi, constatato che il pubblico è ormai in trepida attesa, inizia:
«Signore e signori, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio dipinse questo ritratto di donna, o meglio Ritratto di Cortigiana, a Roma nel 1597 e dunque sono passati più di 420 anni ma notate l’attualità di quella luce oserei dire cinematografica, lo sguardo con cui il soggetto, Fillide Melandroni, ci fissa, distante eppure provocante; sembra chiedersi chi sarà degno di conquistarla… per quest’opera, uno degli ultimi ritratti dipinti dall’artista e forse l’unico di donna, la base d’asta è di un milione di euro. Faites vos offres¹» invita Serge, impugnando il martelletto. La platea, all’udire la cifra, è percorsa da un brivido di eccitazione.
«Un milione e mezzo» annuncia Serge, notando la paletta alzata da Bergeron.
«Un milione e seicento» rilancia Laurent Clèvenot, architetto.
«Due milioni» offre il direttore di museo.
«Tre milioni» è l’offerta di Jean Paul Brizard, banchiere.
«Dieci miliuoni»
Tutte le teste si voltano verso la voce femminile che ha scandito le parole. La donna, seduta nell’ultima fila vicino al suo segretario con la paletta alzata, rivolge un sorrisetto beffardo agli altri partecipanti.
«Vogliamo fare sul serio o qvi voi giuocare? Noi non abbiamo tempo da perdere» li provoca.
I concorrenti si guardano intorno, chiaramente impreparati a raggiungere la soglia e tantomeno superarla: chi tossicchia, chi si guarda le scarpe, chi consulta l’orologio. Serge controlla che non ci siano rilanci, attende qualche secondo ed infine conclude:
«Non ci sono altre offerte, signori? Et un, et deux, et trois, aggiudicato alla contessa Żubrówka Kasprowicza. Complimenti, Madame » e, con uno schiocco di dita, fa apparire un valletto che consegna alla contessa un mazzo di fiori.

«Accetti questo piccolo omaggio della casa, Madame. Vengono da Sanremo, in Italia» spiega Serge.
«Grazie, Monsieur, li adoro. Sanremo è bella città, molta allegria, tutti cantano dalle finestre, anche se per me ricordo muolto triste» confessa la contessa.
«Davvero, signora? Ne sono desolato, se vuole glieli faccio cambiare. François?»
Ma prima che il commesso si muova, la contessa lo ferma con un cenno imperioso della mano.
«No, lasciate, lasciate. Sono fiori stupendi. E’ ricordo di mio povero terzo marito, morto così, in viaggio di nozze, che mi commuove»
«Le mie condoglianze, madame. E’ stata una disgrazia, un incidente?» si informa Serge, partecipe.
«Da, voi detto bene, uno incidente. Lui tradito me con cameriera, e dopo inciampato e volato da finestra.» poi, cambiando tono e discorso:
«Christofer, sistema tu qvestioni burocratiche, vuoi? Arrivederci, signori» e, alzatasi, sistema sulle spalle la stola d’ermellino e incede maestosamente verso l’uscita.

¹ Fate le vostre offerte

Mucchio selvaggio

Mi era sembrato di capire che dovesse essere il governo dei capaci e meritevoli. Almeno lo fosse dei migliori, che come tutti sanno sono sempre i primi ad andarsene, ma quella gioia purtroppo non ci sarà data. Intanto grazie a Conte ho incassato il primo cashback, alla faccia loro. Stasera gnocchi al pesto, senz’aglio che mi è indigesto. Come quest’accozzaglia.

Cin cin coronavirus

Amiche e amici, ridendo e scherzando (si fa per dire) è passato un anno da quando il virus è arrivato in Italia, mentre stavamo alla finestra a guardare come se la cavavano i cinesi e in tv passavano immagini di crocieristi in quarantena; giusto domenica, passeggiando con due coppie di amici per sentieri poco battuti ricordavamo che, esattamente un anno prima, il 21 febbraio, eravamo stati insieme a Milano al Piccolo Teatro, e già allora un po’ scherzando ci chiedevamo chissà , se si sarebbe potuto  assistere alle recite successive previste in abbonamento: ce ne avanzavano ancora due, erano le più divertenti, e sono ancora lì nella tessera… c’era preoccupazione ma non ancora del tutto la consapevolezza del pericolo e di quello che ci sarebbe capitato addosso. Tant’è che una decina di giorni dopo con una compagnia di una dozzina di amici andammo a Novara a vedere una mostra e poi al ristorante a mangiare la paniscia… e la sera stessa tutta la Lombardia (e Novara!) furono dichiarate zona rossa (non per colpa nostra, spero…).

Una vaga inquietudine pervadeva un po’ tutti, non si era ancora preso “coscienza”, o più che altro si voleva esorcizzare l’idea che quanto stava succedendo dall’altra parte del mondo potesse succedere anche qua. Sentii l’esigenza, quasi incredulo, di fissare in un piccolo diario quello che mi stava succedendo, e di riflesso quello che mi succedeva intorno; iniziai così a scrivere la Vita quotidiana al tempo del coronavirus, un’impresa che ho portato avanti per cento giorni consecutivi, dal 24 febbraio al 2 giugno; a cui poi sono seguite le Cronachette della fase tre, con una cadenza meno regolare, e quando sembrava che il peggio fosse passato mi sono anche permesso il lusso di una breve vacanza immortalata in Turisti per caso al tempo del coronavirus; finché la situazione, dopo l’estate e come del resto era immaginabile, è peggiorata e ci siamo ritrovati peggio di marzo con la seconda ondata, e ho raccontato quanto (mi, ma anche ci) stava succedendo in Cronachette dalla zona rossa; finché io stesso mi sono contagiato, non ho ancora capito come e mai lo saprò, e l’ho raccontato in vari pezzi raccolti attorno alle Cronachette dall’isolamento; e finalmente, superato il virus con pochi danni (apparenti), ho dovuto ricominciare con le Cronachette dell’anno nuovo. Potrebbe bastare, no?

E’ stato un anno difficile, complicato, ho perso degli affetti cari, nessuno di Covid perché non si muore solo di pandemia; un anno dove le attività si sono rarefatte, le relazioni allentate e a volte isterilite, perché c’è un bel dire ma un conto sono le cuffiette e le telecamere, ed un altro una bella chiacchierata davanti alla macchinetta del caffè, o al tavolo di un bar con una bella birra davanti…

Poco prima che scoppiasse il pandemonio, con un tempismo perfetto, avevamo prenotato il volo per Valencia; quando fu chiaro che sarebbe stato impossibile andare ci siamo fatti convertire i biglietti in un voucher, dicendoci: “vuoi che tra un anno non si possa viaggiare? Saremmo messi proprio male…” ed eccoci qua, messi effettivamente maluccio, ed alla fine ci siamo fatti rimborsare il voucher in soldi, perché fino al 2022 sarà ben difficile andare.

Un anno dove si sono affrontate posizioni diverse sulla pandemia, con conseguenti strategie diverse di contrasto (o di non-contrasto); si passava dal lockdown totale della Cina al totale negazionismo; in Italia il governo Conte nella situazione data e cioè una sanità pubblica indebolita da anni di tagli e competenze divise con Regioni-satrapie, a mio avviso ha fatto abbastanza bene ma questa è ovviamente una mia opinione. Se non altro ha sempre cercato di buttare un occhio a chi stava peggio, con il reddito di emergenza, la tutela dalla disoccupazione, i ristori. Ma ora ci sono i migliori e, lo dice la parola stessa, faranno senz’altro meglio.

Il virus ha monopolizzato i discorsi, i pensieri, e radicalizzato le posizioni; mi è capitato di cercare di ragionare se, dopo un anno, non fosse un accanimento insistere nell’isolamento, e mi sono beccato del negazionista; oppure se, nel caso si fosse stati costretti a scegliere, fosse giusto sacrificare i più anziani a favore dei più giovani (quando peraltro protocolli del genere erano già stati preparati in Svizzera) e mi sono beccato del nazista; del retrogrado contrario al progresso per non partecipare alla magnificazione del telelavoro anzi nel rifiutare l’idea stessa del lavoro segregato (è tanto comodo! Di che ti lamenti?); da complice di un sistema politico sostanzialmente illegale, quasi fascista, solo per il fatto di andare nonostante tutto a votare, peraltro in ampia compagnia; da succube della propaganda di Salvini per ostinarmi a non riconoscere i meriti storici del governo Monti, tirato in ballo a proposito di salvatori della patria; del disadattato per non rassegnarmi ai comportamenti e stili di vita richiesti dal momento; da succubo della propaganda grillina per preferire il governo Conte pur con le sue magagne  a quello dei “capaci e meritevoli”  con tutti dentro appassionatamente. Che poi tutto sommato potrebbe anche essere tutto vero, e molto altro ancora, giacché quello che siamo nel blog è solo una parte di quello che siamo, se lo siamo, e la comunicazione scritta è solo una parte della comunicazione, come del resto anche quella orale, mancando di tutto quello che è il “linguaggio del corpo”.

Mi è tornata in mente a proposito una riunione di condominio di qualche anno fa, quando un anziano condomino alla mia contrarietà nel fare i parcheggi come proponeva lui, mi apostrofò con un: “pensavo fossi una persona intelligente”… Intelligente a chi? Uè, non offendiamo, eh!

Magari l’anno prossimo tutto questo sarà un ricordo e chissà, potrò anche tornare a lavorare in ufficio. Me lo auguro, intanto per domani sera ho ordinato la cassoeula, veramente saremmo in quaresima e sarebbe bene astenersi dalla carne, ma di penitenza mi pare che ne stiamo facendo abbastanza…    

Astenersi dalla carne, please
Svengard il norreno in azione di salvataggio

Era così fastidioso, avevo diarrea, mal di pancia e flatulenza, ma per fortuna…

ROME, ITALY – FEBRUARY 13: Italian President Sergio Mattarella(C) and Members of the new government led by Prime Minister Mario Draghi pose for a picture after the swearing-in ceremony at the Quirinal palace, on February 13, 2021 in Rome, Italy. Former President of the European Central Bank Mario Draghi was sworn in as Italy’s Prime Minister today, after the collapse of the Italian government last month. (Photo by Roberto Monaldo/AM POOL/Getty Images)

Cronachette dell’anno nuovo (13)

In attesa che il governo dei migliori metta in sicurezza il paese (tradotto: si spartisca i 209 miliardi dell’Europa _ che poi se ci si pensa una parte è nostra, una parte bisognerà restituirla e quella effettivamente a fondo perduto l’abbiamo già abbondantemente ipotecata _) anche San Valentino è passato. Me la sono cavata con rose rosse e cioccolatini, in altri tempi si sarebbe fatto bisboccia in qualche locale con qualche coppia di amici, ma ora i ristoranti sono chiusi e diverse coppie sono scoppiate, l’ultima il mese scorso, perché stranamente si continua a morire anche non di Covid.

Oggi il giornale locale apre con la folla che si è riversata ieri sul lago, complice la giornata di sole: ormai non fa più meraviglia e a mio avviso non si tratta nemmeno di incoscienza, è che appena si può la gente esce perché ormai semplicemente con ce la fa più  a stare tappata in casa. Probabilmente l’avrei fatto anch’io se non avessi avuto l’appuntamento settimanale dalla suocera…

In settimana sono andato a vedere un’ automobilina di quelle che si guidano senza patente, avete presente? Per la nostra amica nigeriana che va al lavoro in motorino ma anche lei inizia ad avere un’età, e questa potrebbe essere una soluzione per prendere meno freddo. Mi sono spaventato: avete idea di quanto costano? La versione base di quella che a detta di esperti è la marca migliore, 12 mila euro! E della sottomarca,  9.000! A me sembrano cifre da fuori di testa, probabilmente se ne approfittano perché queste macchinette vanno molto tra i ragazzini, prima che abbiano l’età per la patente (diversi genitori preferiscono comprare queste ai propri pargoletti invece del motorino reputato più pericoloso. Esisterebbero anche le biciclette ed i bus, a essere pignoli, ma ognuno è libero purtroppo di viziare i figli come vuole) . E non si trova nemmeno l’usato, il venditore me ne ha proposta una a 7.500 euro! Allora ho deciso che andrò a vedere una bella Ape Piaggio, qualche tempo fa al mio paese andava molto di moda tra i ragazzini, anche quella non la regaleranno ma spero abbia un prezzo ragionevole.

A proposito del governo con la maggioranza più ampia del dopoguerra, quasi una camera dei fasci e corporazioni, gli ingressi dei ministri di Forza Italia sanno tanto di deja vù (grazie Renzi!), spero però che non riprendano le cosiddette satire sulla statura di Brunetta:  l’uomo va valutato per quel che fa e non per quel che è, così come la donna peraltro. Per essere stronzi tra l’altro non occorre essere alti, mi pare.

I benzinai segnalano un effetto collaterale del cashback: tanti automobilisti, evidentemente con del tempo da perdere, spezzettano il pieno in tante operazioni in modo da avere sulla carta più pagamenti e quindi accedere allo sconto che viene dato solo a chi effettua almeno 50 operazioni nel semestre; oppure, ma qui ci vogliono dei professionisti, addirittura a concorrere al superbonus che va ai centomila che in sei mesi fanno più operazioni. La cosa sarebbe folcloristica se non fosse per il fatto che ogni operazione ai gestori costa, per commissioni da pagare: e forse la cosa che si sarebbe dovuta fare, prima di far partire questo esperimento, è quella di togliere le commissioni agli esercenti, almeno sotto un certo importo…

Ma del senno di poi sono piene le fosse, e forse Draghi dovrà mettere in sicurezza anche le pompe dei benzinai, oltre le piste da sci ed i ristoranti; a proposito di ristoranti ne ho trovato uno, molto buono, che propone la casseuola da asporto, ed a breve ne approfitterò.

Stasera no, perché ho già pronta una bella pentola di trippa con i fagioli; è meglio che la metta in sicurezza, prima che qualcuno ci metta sopra le mani…

Un gradito ritorno

Olena à Paris – 34

Sì, noi siam le signorine
Delle sere parigine
Lolò, Dodò, Jujù, Cloclò, Margò, Frufrù..
E moi!¹

E, finalmente, possiamo ripartire dall’inizio…

«James, mi spieghi che stai combinando?»
Christopher, l’azzimato segretario della contessa polacca Agnieszka Żubrówka Kasprowicza, controlla con lo sguardo che nessuno si affacci nello stretto corridoio che sta percorrendo, si avvicina all’uomo che lo precede, il banditore d’aste Serge Manoucharyan, sorride e gli si rivolge rivelando una passata confidenza.
«Ti trovo bene, Serge, non perdi mai il tuo charme. Mi è venuta la pelle d’oca quando hai battuto quel quadro, detto tra noi una vera crosta, et un, et deux, et trois, che ricordi. Perché ci siamo lasciati? Eravamo una coppia così affiatata.»
«Non dire scemenze, James, mi hai messo le corna persino con Astolphe l’imbianchino, quel cinghiale col culo basso, altro che affiatati» risponde l’armeno, acido.
«E’ stato un momento di debolezza, chéri, tu eri sempre in giro con le tue aste… e lui a suo modo era un artista del pennello. Un grande pennello, in effetti» confessa James, con un filo di rimpianto.
Serge si irrigidisce ed un lampo assassino gli balena negli occhi. Poi lentamente la mascella si rilassa e le labbra si stirano in un sorriso che si trasforma presto in una risata.
«Ah, ah, sei sempre un gran salaud², lo sai vero? »
«Si fa quel che si può» concede James, con un lieve inchino.
«Andiamo a mangiare un boccone, vuoi? Così mi racconti tutto. Sushi? Ce n’è uno ottimo qua vicino»
«Perché no, ho il pomeriggio libero» annuisce il segretario-maggiordomo. «Però ho un’idea migliore del sushi. E’ ancora aperto Au Pied de Cochon?»
«In Rue Coquilliére? Come ai vecchi tempi, eh? Ma certo, ci mancherebbe, chiamo subito un’auto» propone Serge, estraendo dalla tasca interna della giacca uno smartphone con cover in madreperla.
«No, lascia stare» lo blocca James. «Facciamo due passi, è una giornata così bella, approfittiamo…»

Varcato il portone dell’hotel che ospita la casa d’aste la contessa Kasprowicza, altera, lancia un sguardo frettoloso verso entrambe le direzioni del marciapiedi per individuare la più vicina fermata dei taxi ma, al momento di avviarsi, qualcosa le fa cambiare idea e si avvia a piedi verso il vicino Museo Grévin, il museo delle cere dove sono esposte statue di figure storiche e celebrità francesi e non solo, come ad esempio i presidenti Putin e Trump: la statua di quest’ultimo però a causa della pessima abitudine dei visitatori di scattarsi dei selfie infilandogli le dita nel naso è stata ritirata per sottoporla a restauri. Pagato il biglietto e attraversata la Sala degli Specchi, la contessa percorre sale e corridoi fino ad arrivare nella stanza dove Charlotte Corday uccide Marat per l’eternità, e rimane assorta in contemplazione. Alle sue spalle si materializza una figura che si avvicina silenziosamente e si ferma poco dietro di lei.
«Sapeva che la vasca da bagno è originale? La acquistò Grevin in persona per dare fama al suo museo» dice il nuovo arrivato, palesando così la sua presenza.
«L’amico del popolo…» risponde la contessa, persa in un suo pensiero. «Idealista o assassino, o entrambi? Le rivoluzioni non si fanno a metà, non è vero?» si chiede retoricamente, prima di volgersi verso l’interlocutore.
«Vassilissa, puntuale come sempre, complimenti. Non sapevo fossi anche guida turistica»
«Ho sempre avuto la passione della storia, capitano»
«Hai sempre avuto molte passioni, in effetti» conferma Olena, avvicinandosi per baciarla.

James e Serge, seduti ad un tavolo dell’Au Pied du Chocon, si dividono un plateau de coquillages discutendo amabilmente.
«James, sei impazzito? Così mi metti nei guai. Non posso mettere all’asta quadri di cui non si conosce la provenienza, la polizia mi farebbe chiudere!» protesta il banditore.
«Ma certo che si conosce la provenienza» lo rassicura James. «Sono tutti della collezione Żubrówka Kasprowicza, la contessa garantisce personalmente»
«Ma quale contessa, sappiamo entrambi che non esiste nessuna contessa, e sai che ti dico? Se tanto mi da tanto anche i quadri saranno fasulli, e io non mi rovino certo la reputazione per vendere dei…»
Mentre l’uomo protesta, James prende da una tasca interna dell’impermeabile un cilindro di pelle, lo apre e ne estrae un rotolo di tela che allunga verso il commensale.
«E questo che sarebbe?» chiede Serge, svolgendo la tela che si rivela essere un dipinto di medie dimensioni. L’armeno rimane paralizzato per qualche secondo, poi finalmente recupera la favella e ancora incredulo chiede:
«Ma non è possibile… Ritratto di cortigiana di Caravaggio? Ma è andato bruciato nell’incendio della Flakturm Friedrichshain di Berlino, appena dopo la fine della guerra, deve essere per forza una copia! Ben fatta, peraltro…» ammette Serge, continuando a rigirarsi la tela tra le mani.
«Te la lascio» lo ferma James «falla esaminare da chi vuoi, con discrezione mi raccomando. E ti consiglio di chiudere la bocca, non vorrei ci sbavassi sopra. Ah, Serge?» dice James, alzandosi per pagare.
«Si?»
«Se la perdi o la rovini la contessa ti uccide. E non dico tanto per dire»

¹ Can-Can Grisettes, dalla Vedova Allegra di Franz Lehar, su libretto di Victor León e Leo Stein (1905).
² Figlio di buona donna, o giù di lì.

Tutti insieme appassionatamente

Cronachette dell’anno nuovo (12)

Incredibilmente non ho ancora ricevuto la chiamata dal presidente del consiglio incaricato. Ritengo sia un’ingiustizia, in mezzo ai capaci e meritevoli avrei fatto la mia porca figura. Che spreco di ingegni! Tra Calenda e Tabacci, i Quattro più Quattro di Nora Orlandi, Belfagor il fantasma del Louvre, Giancarlo Giorgetti e Gigliola Cinquetti, Scaramacai e gli Inti Illimani, perché solo io no? Non mi pare di aver fatto niente di male. Se è necessario posso cambiare bandiera non una ma mille volte: mi volete renzusconiano? Voilà! Comunista ma anche fascista, stile Antonio Pennacchi? Eccomi qua! Revisionista il tanto che basta, perché no? Abiuro, abiuro! Xenofobo inclusivo, solidale quel tanto che basta? Non pongo pregiudizi! Sovranista europeista? Sono sempre stato per la sovranità  europea! Ecologista per il ponte sullo stretto, socialista liberista, keynesiano e friedmaniano, viva la flat tax progressiva! Onesto cum grano salis, non incorruttibile: non ho tutte le carte in regola? Aggiungete un posto a tavola, per la miseria, se occorre porto crescia e ciauscolo o casseula e polenta, l’appetito non mi manca. Possibile che al ministero della transizione verso la Felicità Universale non ci sia uno strapuntino? Non chiedo nemmeno una poltrona, l’ho appena acquistata, me la porto da casa. Fino a ieri ho gridato bravo Conte, ma se occorre posso urlare Conte cacca-pupù, Conte culo e chi non dice culo culo; il mio ideale è non avere ideali, basta che sia piena la panza, come si fa a dire che non sono abbastanza meritevole? Ditemi cosa c’è da fare, sono pronto a fare whatever it takes, cattolico ma protestante, musulmano e indù, pacifista bellicoso: nel più ci sta il meno! Presidente che fa, mi chiama lei o la chiamo io?

Le signorine stanno presentando il CV per accedere ad un posto da sottosegretario