Ho le carte in regola!

In questo anno I dell’era Meloniana, credo sia utile e necessario fare l’appello di quelli che hanno le carte in regola. Io le ebbi!

Mio zio Francesco, combattente della Grande Guerra, conservò come una reliquia il certificato di partecipazione alla marcia su Roma del ‘22 che lo qualificava come legionario. Fervente patriota, aderì alla Repubblica Sociale e si distinse in rastrellamenti di banditi nella bergamasca e nella Val d’Ossola, dove in uno scontro a fuoco venne ferito gravemente e perse la vita. E’ deprimente comunque che a distanza di 100 anni per prendere il potere non ci sia stato nemmeno bisogno di una marcetta. La gente si è impigrita!

Mio nonno Gaetano nel ’35 partì volontario per civilizzare gli abissini, nobile intento che purtroppo non ebbe esito; credo che in ricordo abbia lasciato qualche lontano zio. Non partì per liberare l’Unione Sovietica dal giogo comunista solo perché nell’avventura precedente aveva rimediato la malaria, oltre che la perdita di tutti i denti; in compenso al suo posto venne chiamato il gemello, per la verità non molto contento.

Mia nonna Ida era cuoca delle colonie fasciste, e per questo venne portata in piazza dai partigiani per essere rapata a zero insieme ad altre collaborazioniste; la salvò l’intervento del commissario del popolo che la riconobbe come proletaria e lavoratrice, e l’indomita ringraziò calorosamente con il gesto dell’ombrello e l’animoso “ve la sete pijata in der culo!”.

Mio padre Nino nel ’44, a soli 16 anni, venne portato in campeggio all’Alpe del Viceré e qui arruolato nella RSI; le sue gesta belliche non furono esaltanti perché venne preso prigioniero nella sua prima notte di guardia, e credo gli (e mi) sia andato bene. Si è fatto un paio di anni di prigionia in Algeria, chissà perché li mandavano laggiù. Devo dire che da allora, pur essendo diventato un fervente socialista, non apprezzava molto gli arabi.

Personalmente posso portare le testimonianze dei miei più stretti congiunti che possono senza remore affermare che ho sempre avuto tendenze autoritarie e nostalgiche insomma sono sempre stato di destra anche quando pensavo di essere di sinistra. Se c’è bisogno di abiure, rinnego tutto quello che ho pubblicato su questo blog in questi anni; dichiaro di avere usato l’olio di ricino, ma di più l’olio di mandorle amare, per la pulizia del clarinetto (che non a caso è di colore nero) e all’occorrenza ne posseggo ancora una bottiglietta.

A noi!

Ballerino in mare!

Amiche e amici, a volte la realtà supera la più sfrenata fantasia e non mi riferisco, o almeno non solo, allo spettacolo dei nostri politici in campagna elettorale. Testimoni oculari mi hanno riferito di una disavventura occorsa ad una nave da crociera, vicino Taranto, dove ad un tratto la calma della navigazione è stata interrotta dall’urlo “uomo in mare!”. Sonnacchiosi turisti si sono affacciati dalle cabine (perlomeno chi aveva la cabina vista mare, perché ce ne sono interne che assomigliano abbastanza a loculi, e mi chiedo perché mai uno debba andare a fare un viaggio di piacere per rinchiudersi in uno sgabuzzino, ma tutti i gusti son gusti) scrutando le acque, nel buio calante, mentre il personale si attivava per la ricerca; il naufrago ad un certo punto non era più visibile ma l’occhio vigile di una passeggera, che incidentalmente è mia cognata, l’ha avvistato ed ha lanciato l’allarme. Del resto essendo lombarda il ruolo di piccola vedetta le si addice. Calata la scialuppa l’uomo è stato tratto in salvo; era forse un profugo in fuga da stenti e miseria, un turista ubriaco, un pescatore  caduta dal suo peschereccio? Niente di tutto questo, si trattava di un ballerino brasiliano facente parte del gruppo di animazione che funesta allieta le serate dei crocieristi: sembra che il giovane avesse litigato con la sua fidanzata ed abbia deciso di farla finita. Deve essersi buttato da un ponte abbastanza basso, perché mi riferiscono che non è nemmeno facile suicidarsi: dal livello di mia cognata infatti sarebbe caduto in quello sottostante, non in mare, e si sarebbe rotto qualche osso. Comunque una volta in acqua la temperatura deve avergli schiarito le idee, ed ha chiesto aiuto: una tragedia dell’amore evitata per un pelo! Una volta ripescato l’artista sembra sia stato licenziato (il contratto non prevedeva suicidi) e prontamente rimandato a casa: su quest’ultimo punto sono dubbioso, non credo che una compagnia di navigazione abbia il potere di decidere se una persona possa venire rimpatriata se lui non vuole, ma non ne sono certo. I commenti sui social vanno dallo sbeffeggio all’indulgenza riguardo la giovane età del protagonista (24 anni): chi non ha fatto qualche cavolata a quell’età? Naturalmente c’è chi si è scagliato contro l’autrice dell’articolo, che ha scritto che il brasiliano sarebbe stato “rispedito” a casa: e che è, un pacco, chiedevano i sensibili difensori del politicamente corretto?

Comunque amiche e amici, che devo dirvi, a me la notizia ha messo allegria: ho immaginato Miguel, uno dei personaggi delle mie storielle, buttarsi in mare per amore del trans Paio Pignola, e non è detto che prima o poi non glielo farò fare. Tra l’altro se continua così dovrò pure cambiare nome alla mia protagonista perché il nome è stato usurpato dalla moglie dell’ometto in maglietta verde, e comincia a starmi un po’ sulle scatole.

A proposito di oblò, la mia lavatrice deve aver ascoltato l’invito del governo ad accendere un solo elettrodomestico alla volta (non se ne intendono: già adesso per chi ha 3 kw di potenza, cioè quasi tutte le utenze domestiche, è pressoché impossibile accendere insieme lavatrice e forno, o lavatrice e lavastoviglie senza far saltare il contatore) e ha deciso di togliersi di mezzo. All’ennesima centrifuga, dal bagno si è sprigionata una puzza come di gomme di formula Uno bruciate, ed in effetti la guarnizione si è rotta ed incastrata con il cestello, il quale ha continuato a girare o almeno ci provava, spinto dal motore poco intelligente. Insomma, quando ho aperto il benedetto oblò ne è scaturita una fumata bianca poco rassicurante: il tecnico contattato si è espresso solo con un “ah”, preludio temo ad un salasso o ad una nuova lavatrice.

Che poi di salassi ultimamente basta andare a fare spesa: da anni si succedono inviti a consumare meno carne, e mi sa che questa è la volta buona: avete provato ad accostarvi recentemente al banco macelleria? Si sta sviluppando una nuova categoria di nomadi, quelli che girano tra un supermercato e l’altro in cerca delle offerte migliori.

Vi meraviglierete, amiche e amici, che non abbia parlato né di guerra né di elezioni né di regine defunte: se non altro fra una settimana due argomenti su tre ce li saremo lasciati alle spalle; l’altro invece, il più serio, è ben lungi dal terminare, anzi. Continuiamo a farci del male… A presto!

Si è salvato grazie ai galleggianti gonfiabili

E chi non vota per me, péste lo cólga!

Amiche e amici, le elezioni si avvicinano ed una campagna elettorale così assurda non si è mai vista. Gli stessi partiti (praticamente tutti o quasi) che hanno governato, alternandosi o insieme, negli ultimi 30 anni, si scoprono verginelli e promettono mirabilie per il futuro prossimo venturo. Cchiù pilu per tutti! Che bell’avvenire ci aspetta. Il Tg1, o meglio TeleKiev, dopo i dieci-quindici minuti di propaganda ucraina ci propone un pastone di dichiarazioni troncate dei soliti ceffi, da cui si evince: a) la destra che si sente la vittoria in tasca può già iniziare a fare le prove delle liti che la dividerà appena i suoi esponenti dovranno spartirsi i posti al governo; il PD che strilla “o noi o il diluvio” dimenticandosi che le dighe le hanno minate loro; il cosiddetto terzo polo (Calenda e Renzi, il gatto e la volpe…) dopo aver fatto una proposta sensata ovvero quella di sospendere la campagna elettorale, per quel che serve, continua a ripetere a pappagallo “agenda draghi agenda draghi”; i cinquestelle si scoprono improvvisamente più a sinistra di tutti e non si capisce se ne siano contenti o spaventati: non sarà facile far dimenticare che dalle loro file sono usciti ministri come Di Maio e Cingolani, che il Signore li abbia in gloria.

La crisi energetica sta facendo vittime: la cassa integrazione è aumentata esponenzialmente, alcune aziende hanno dovuto ridurre la produzione e se continua così dovranno interromperla;  le commesse pubbliche dovranno essere tutte rinegoziate almeno del 30% _ ad essere buoni _ perché i fornitori non ci stanno più dentro; e si prospettano un autunno ed un inverno difficili, con costi sociali molto alti. Ci stiamo facendo guidare dal pifferaio di Washington e dai buffoni di corte di Bruxelles verso lo sprofondo; so che queste dichiarazioni mi attireranno accuse di putinismo, ma è sempre meglio che essere affetto da cretinismo. Ah, un altro degli argomenti della campagna elettorale, forse il principale, è: “Nella cabina elettorale Dio ti vede, Putin no”.

Certo che il mondo a rovescio che ci siamo costruiti è proprio buffo. Mandiamo armi e promettiamo mari e monti all’ometto in maglietta verde ma gridiamo al “ricatto” o all’”ingerenza” se la Russia ci chiude i rubinetti del gas (dalla cui dipendenza abbiamo dichiarato di volerci affrancare: quindi devono darcelo finché lo decidiamo noi, ed in più al prezzo che diciamo noi…) oppure ci “minaccia” se dicono una cosa ovvia ovvero che noi  e la UE siamo succubi di decisioni Usa che pagheremo care (lo stiamo già facendo). Il ministro della transizione ecologica (!) dice che non prendiamo ordini da nessuno, ma qualcuno sano di mente avrebbe mai potuto immaginare che grazie alle scelte del governo dei Migliori ci saremmo trovati con l’inflazione alle stelle, ridotti a razionare gas e elettricità, a ridurre la temperatura nelle case _ voglio vedere come faranno a controllarlo, tra l’altro _  , che si spingesse sulla riapertura delle centrali a carbone (o massimo sfruttamento di quelle rimaste), sui rigassificatori, e sulle trivellazioni in alto mare? E’ questa la transizione che ci aspettavamo, alla faccia di Greta e del riscaldamento globale? Tra l’altro per la cosiddetta transizione servirebbero i soldi del Pnrr, che stiamo già ipotecando con i bonus per coprire l’aumento delle bollette e del carburante. Dunque se c’è qualcuno che ci minaccia, amiche e amici, guardiamoci allo specchio…

Quindi porte aperte al gas in arrivo dagli Usa: le aziende che lo estraggono (con il fracking, che in Europa è VIETATO: ennesimo esempio di doppio standard e di ipocrisia) stanno facendo guadagni stratosferici, così come tanto per dire i polacchi con il carbone, e sono ben contente che la guerra continui! Cosa di cui dovrebbero preoccuparsi soprattutto agli ucraini, invece di fantasticare di controoffensive: si parla addirittura di 2024-25 come orizzonte per la fine della guerra, ma cosa rimarrà di quel paese, a questo non ci pensiamo quando ci riempiamo la bocca di “difesa della democrazia”? Quando si comincerà a tentare di mettere fine a questa follia, invece di buttare ogni giorno benzina sul fuoco? Intanto c’è la corsa alla solidarietà europea: la Germania rimasta senza gas lo otterrà dalla Francia, che in cambio riceverà energia elettrica. Dove la Francia e la Germania li prenderanno non è dato saperlo: se sperano di riceverlo dall’Ucraina stanno freschi.  L’Algeria, che non è fessa, ci ha promesso più gas togliendolo alla Spagna (chiaro esempio di solidarietà europea); quella stessa Algeria che poco tempo fa, senza che nessuno gli dicesse “bha”, si è intestata la sovranità sulle acque territoriali FINO A POCHE MIGLIA DALLA SARDEGNA!

Allora mi chiedo: ma i nostri governanti di chi stanno facendo esattamente gli interessi, dei propri concittadini, delle proprie imprese, o di più o meno potenze straniere? E uno pignolo non ci potrebbe ravvisare, che so, l’ipotesi di tradimento?

Detto ciò care amiche e amici che ognuno voti pure per chi vuole; il mondo non finirà il 25 settembre, anche se per qualcuno sembra sia iniziato il 24 febbraio.

A presto!

Se si candidasse la voterei senza se e senza ma

Agenda draghi

Amiche e amici, vi rendete conto che tra un mese ci saranno le elezioni? Appena il tempo di scrollarsi la sabbia di dosso e mettere via i costumi da bagno e ci tocca recarci ai seggi. Che dubbi, che rovelli! Andare, non andare? Votare, ma per chi? Annullare la scheda con insulti o disegni espliciti? Da giovane mi è capitato di fare due o tre volte lo scrutatore e vi assicuro che se ne vedevano di ogni colore. Una volta un buontempone riuscì non so come a infilare nella scheda una fetta di salame; un’altra un impertinente dedicò una poesia  al presidente di seggio invitandolo a dedicarsi maggiormente alla cura della famiglia, insinuando che avesse in testa più corna di un cesto di lumache.

Quasi tutti i partiti, anche quello che era all’opposizione, dicono di volersi rifare all’agenda Draghi. Agenda che deve essere incredibilmente capiente, perché sembra contenere tutto e il suo contrario. Tra l’altro, siccome in Tv non si fa che sentir parlare di questa agenda, l’altro giorno ho sentito un bambino dire alla sua mamma che la voleva anche lui. Stai tranquillo, l’ha rassicurato la madre, che a settembre ce l’avrai di sicuro. Ho avuto l’impressione che le sfuggisse un sorrisetto, me lo sarò immaginato?

A me alle medie piaceva il diario del Giornalino con le illustrazioni di Jacovitti, come cambiano i tempi.

A Rimini, come sapete, si svolge tutti gli anni il meeting di una potente setta cattolica a cui i politici sgomitano per partecipare. Quest’anno non sono stati invitati solo i Cinquestelle, forse perché al momento sembra l’unico partito (pardon, movimento) che, anche se confusamente e contraddittoriamente, si occupa di temi sociali. Grandi applausi sia al capo del governo che alla capa dell’opposizione! Qualcuno deve avere le idee confuse, o forse troppo chiare. Franza o Spagna, basta che se magna…

Non è strano che questi ultracattolici non abbiano discusso delle esortazioni del Papa per la pace in Ucraina? Mi sarei aspettato almeno una domandina ad uno degli illustri convenuti, ancora convinti che continuando a mandare armi agli ucraini si lavori per la pace. Il Papa ha espresso il suo cordoglio per la ragazza fatta saltare in aria con la sua auto in Russia (atto di puro terrorismo, così come quelli che stanno avvenendo in Donbass contro esponenti dell’amministrazione civile indipendentista: e non vengano a chiamarla resistenza) ma l’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede ha avuto da ridire. Adesso stiamo a vedere che il Papa per parlare deve prima chiedere il permesso all’ambasciatore ucraino. Se non gli sta bene, tra l’altro, può anche ritornarsene a casa.

Destra centro e sinistra sono uniti nel dire che il gas costa troppo e così non si può andare avanti. Noi ce n’eravamo già accorti, anche senza elezioni. Anche se naturalmente ce la raccontano come vogliono (come tutte le balle che ci propinano i media; ieri quando hanno tirato fuori una spia russa tipo la mia Olena sono andato a stendere i panni in solaio per non rompere il televisore, come se noi non avessimo spie in Russia. A me fa più specie che per anni siamo stati spiati dagli alleati, ma di questo ovviamente non se ne parla più): il gas costa troppo perché il prezzo di vendita è stabilito al “mercato” di Amsterdam, e ha poco a che fare col vero costo di acquisto. Tant’è che il governo dei migliori aveva stabilito di tassare gli extraprofitti, ovvero i maggiori guadagni che le aziende energetiche hanno avuto proprio a seguito della differenza tra il costo effettivo ed il prezzo a cui lo rivendono: bene, questo extragettito avrebbe dovuto far entrare 4 miliardi di euro nelle casse dello Stato, ma solo in pochi l’hanno pagato e si è raggiunto a stento il miliardo. Allora mi chiedo: ma come, io se non pago una tassa mi fate un culo così, e questi che non pagano miliardi non gli fate niente? Ma io gli mandavo a ciascuno un battaglione della Finanza a rovesciargli tutti i cassetti. E comunque basterebbe che il prezzo non fosse più stabilito dagli speculatori ad Amsterdam. E prima di tutto che si operasse per la pace, invece di prolungare all’infinito il conflitto come fa comodo agli Usa, alla Nato e ai mercanti di armi.  Se si opera per la pace si supereranno le sanzioni  e anche il prezzo del gas tornerà ad essere ragionevole. Certo che se l’ometto in maglietta verde ormai proclama che l’obiettivo è la vittoria e rivuole la Crimea, è obiettivamente un po’ difficile. Comunque, dato l’andazzo, in vista del Generale Inverno è meglio preparare i cappotti…   

Matrimonio con tampone

Amiche e amici, che tempi strani stiamo vivendo. Il figlio di una mia amica è stato invitato al matrimonio di un suo amico, in quel di Bologna, e le suore che gestiscono la struttura che avrebbe dovuto ospitarlo gli hanno chiesto di munirsi di tampone. Mal gliene è incorso, perché ha scoperto di essere positivo, pur essendo quasi completamente asintomatico, ed ha dovuto rinunciare alla cerimonia. Per fortuna non era il testimone!

Riflettevamo con i genitori, con i quali domenica siamo andati a fare una bella passeggiata al Parco della Val Sanagra dove abbiamo visitato una vecchia fabbrica di mattoni trasformata in museo, che chissà quante persone l’hanno avuto senza nemmeno accorgersene e se non fosse stato per le prudenti monache il figlio l’avrebbe trattato come un raffreddore: cosa che sinceramente avrei fatto anch’io, perché dopo due anni se ad ogni starnuto dovessimo tamponarci sarebbe l’ammissione di un fallimento completo.

La Val Sanagra, sopra Menaggio, è una bella località per fare delle passeggiate; la visita alla vecchia fornace è stata molto interessante perché uno stagionato volontario ci ha illustrato tutta la storia e le modalità di produzione, di come dall’argilla si arrivava ai mattoni. L’attività è stata chiusa negli anni ’50 quando il forno, troppo piccolo e troppo scomodo per competere con quelli nati in pianura padana, ha smesso la produzione.

A proposito di lavoro: ora anche negli autogrill, come anche nei McDonald’s, stanno sostituendo i cassieri con dei totem digitali, dove ordinare e pagare in autonomia. Mi chiedo: ma le persone che faranno tra qualche anno? I casellanti li abbiamo già tolti, togliamo anche i cassieri, gli operai stanno diventando come i panda, che lavoro farà la gente? Tutti sui monopattini a consegnare pizze?  Non mi pare però che di questi temi si stia parlando molto in campagna elettorale. Già, perché il 25 settembre si andrà a votare per il rinnovo del parlamento; i partiti sembrano proprio stare sul pezzo, infatti il dibattito sembra quello degli anni ’90: presidenzialismo, immigrazione, ius soli… di emergenza climatica, rischio atomico, inflazione, denatalità, lavoro precario, disoccupazione forse ne parleranno più in là.

Sembra esagerato parlare di rischio atomico, ma è una mia sensazione o gli ucraini stanno cercando un incidente nucleare a Zaporižžja? Non mi pare credibile che i russi si bombardino da soli, anche se le tv a reti unificate cercano di farlo credere (anche se le notizie _ si fa per dire _ dall’Ucraina sono ormai al quinto-sesto posto). E attaccare l’impianto di raffreddamento che serve appunto alla centrale, può portare ad una catastrofe. Qual è il gioco che stanno facendo, continuate a darci armi altrimenti facciamo saltare la centrale? Non sarebbe ora che qualcuno dica basta all’uomo in maglietta verde?  

Russi che sempre le tv ci hanno fatto sapere con meraviglia che quest’anno non sono venuti a passare le ferie in Italia. Come se non ci fossero sanzioni su tutto e i voli fossero interrotti! Sanzioni che, se ci penalizzano e non poco per i prezzi del gas, ci hanno spianato la strada ad un sacco di medaglie ai campionati europei di nuoto e di atletica leggera. E anche qui grazie al cavolo, gli anni precedenti in testa al medagliere c’erano sempre loro.

Ero tornato rasserenato, ma una serie di notizie mi ha subito intristito: gli israeliani hanno dovuto ammettere (o rivendicare) che è stata la loro aviazione a bombardare un cimitero uccidendo dei bambini palestinesi che ci stavano giocando; i norvegesi hanno ucciso un tricheco che, secondo loro, dava fastidio nel porto di Oslo: in verità erano i turisti che davano fastidio, perché non hanno fatto fuori loro? Era così difficile spostarlo e portarlo da un’altra parte?  Gli arabi sauditi, ai quali andiamo giocoforza a leccare il didietro, hanno comminato 34 anni di carcere ad una attivista per i diritti delle donne. Del resto gli Usa ne daranno più di 100 ad Assange, quando riusciranno a metterci sopra le mani, di che ci scandalizziamo?

E’ morto Piero Angela. Era del ’28, come mio padre, ma a differenza sua è arrivato in fondo alla sua strada attivo e lucido. Ci ero affezionato e non solo perché mi ha fatto fare delle grandi ronfate con i documentari degli animali a Superquark: era un signore, invitava a ragionare e decisamente in un paese dove ognuno si sente in dovere di dire la sua anche su argomenti di cui non sa una cippa era decisamente rivoluzionario. Non era credente, combatteva superstizioni e imbroglioni. Una frangia di esaltati, di cui si sarebbe decisamente impipato, l’ha preso di mira dopo morto imputandogli chissà quali nefandezze, addirittura di aver preparato la dittatura della scienza. Miserie umane, non so se dettate più da stupidità o da invidia.

Qui è rinfrescato; sono previste piogge stasera e nei prossimi giorni; le sagre sono terminate, e si può cominciare a metter via i costumi da bagno, che tristezza. A presto!

Come si fa a non voler loro bene?

L’uomo che reggeva l’ombrellone (III)

Ed eccoci arrivati amiche e amici all’ultima puntata di questo mini diario. Gli ultimi giorni li abbiamo passati a Bosa, che è una cartolina più che un paese; credo sia l’unico paese della Sardegna che è lambito da un fiume, il Temo (a proposito: la Sardegna è piena di acqua, con tante falde sotterranee e, anche se la siccità si fa sentire, finora sembra reggere); le sue case colorate arrampicate su per la collina sono pittoresche anche se ormai poco abitate. E’ sovrastata da un castello dai cui camminamenti si gode il panorama sottostante: chiude alle 19, noi siamo andati alle 18 con un caldo micidiale rischiando il collasso. La sera i negozi sono tutti chiusi, tranne bar e ristoranti; segnalo un bistrot lungo la strada principale dove ho preso un tagliere di affettati che non sono riusciti a finire, compatito dalla cameriera. La spiaggia vicina, Bosa Marina, è di sabbia ferrosa che nelle ore più calde si arroventa ed è impossibile camminarci sopra senza ciabatte. Le cale più pittoresche sono a pochi minuti e ci si arriva solo a piedi; noi ci siamo limitati a guardarle dall’alto perché solo il pensiero di affrontare la discesa e la conseguente risalita ce l’ha sconsigliato. Belle, ma non fanno per noi. Mentre invece è accessibile, a qualche chilometro verso Alghero, la spiaggia di S’Abba Drucche; la spiaggia (in realtà due) è libera, ma in loco si possono noleggiare lettini. L’ombrellone ce l’avevo; l’avevo comprato prima della partenza dopo attenta ricerca, robusto e leggero; mi ero anche munito di trivella per scavare nella sabbia per piazzarlo; mi sono dimenticato però la cosa più importante: la corda. Infatti, per quanto l’ombrellone sia fissato bene, quando tira il maestrale c’è sempre il rischio che ve lo faccia volare via ed infatti i più esperti (quasi tutti a dire la verità) lo ancorano con una o più corde legate a dei picchetti piantati nella sabbia. In mancanza di corda quindi il vostro cronista stringeva con la mano sinistra, con molta eleganza direi, il palo dell’ombrellone, ma ad un certo punto mi sono dovuto arrendere e l’ho chiuso; da quel momento ho preso il sole (si fa per dire) disteso sul lettino ma ricoperto da maglietta e asciugamano.

Come sapete, amiche e amici, il sole può essere un grande amico ma anche un grande nemico: fa bene alle ossa ma può fare molto male alla pelle, specie se di carnagione chiara e se preso nelle ore più calde. Dopo questa piccola informazione medica dirò che la mia pelle, sebbene tenda a diventare presto scura, è meglio che sia riparata. Da giovane entravo e uscivo dall’acqua, l’ombrellone era roba per effeminati e diventavo nero come un tizzone: probabilmente ora il corpo mi sta porgendo il conto, non voglio sfidarlo troppo.

A pochi minuti da Bosa c’è un paesino, Tinnura, famoso per i murales disegnati sulle case; ce ne sono un centinaio, e riportano scene di vita contadina del passato. Qui abbiamo incontrato (quanto è piccolo il mondo!) nell’unico negozietto aperto, un ceramista che ha lavorato per anni a Cantù e conosceva benissimo la zona dove abitiamo, forse meglio di noi. Siccome ha lavorato anche per dei mobilieri (Cantù è la patria del mobile d’arte) abbiamo parlato delle ripercussioni dell’embargo alla Russia sugli ordinativi; lui sosteneva che non incide molto perché gran parte di quei mobili li acquistano gli arabi, e per prezzi stratosferici rispetto al reale valore. Insomma, è una questione di prestigio: se li paghi poco vuol dire che valgono poco… così sedie da 700 euro vengono vendute a 5000, e quelli pagano senza battere ciglio. Tanto poi basta che aumentino un po’ il prezzo del petrolio…

La proprietaria del b&b dove abbiamo alloggiato, una persona davvero squisita, più o meno della nostra età, ci ha raccontato di non essere proprio sarda. O meglio, è figlia di genitori sardi, ma emigrati in Belgio perché il papà lavorava in miniera; lei è nata là, ed ha imparato a parlare solo il sardo (che è una vera e propria lingua, anche se diversa da zona a zona) ed il fiammingo. Tornava a Bosa solo d’estate, per le ferie, e alloggiavano appunto in una delle case colorate; ma poi il padre si è ammalato di silicosi e sono dovuti tornare: lei aveva già finito le medie, e non conosceva l’italiano! Così ha dovuto ripetere la terza media (due volte, perché aveva una professoressa che voleva darle le basi giuste: e ce l’ha fatta, perché poi la signora si è anche diplomata). Giusto per farsi un’idea dell’epoca, sua madre era l’ultima di dieci figli, e lei l’ultima di cinque.

L’ultimo giorno, prima di riprendere il traghetto, siamo passati ad Alghero, che avevamo già visitato l’altra volta ed è sempre carina e piena di movimento. Alghero è stata fondata dai catalani e la lingua assomiglia al catalano. Abbiamo comprato qualche regalino ed ovviamente una bottiglia di mirto che berrò alla vostra salute.

Al ritorno, in attesa della partenza, dal traghetto si vedevano i preparativi per un concerto di Ivana Spagna. Ne avevo perso le tracce, nonostante abiti proprio a Como. Avrei voluto fare il cambio di cuccetta ma il prezzo era troppo alto e quindi mi sono rassegnato al letto a castello: vi dico solo che la prima volta che sono salito mi è preso un crampo al piede e poi non sapevo come scendere. Ho accarezzato l’idea di mettere il materasso per terra ma poi l’orgoglio ha vinto. Nella notte sono sceso quattro volte (colpa del Vermentino) e l’ultima volta posso dire che l’uomo scimmia sarebbe stato orgoglioso di me, se non fosse che in quel momento indossavo una delle magliette di mia moglie, dato che le mie erano tutte sudate. Infatti di solito nelle cabine c’è un freddo polare, stavolta invece o non funzionava l’aria condizionata oppure il caldo saliva in alto, mi sono dovuto cambiare più volte. Avevo promesso ad una cara lettrice di postare la foto, ma è troppo compromettente.

E’ finita, amiche e amici! Spero di non avervi annoiato troppo. Adesso ho ancora qualche giorno di relax, andrò al paesello a festeggiare insieme ai miei fratelli la nostra mamma che tra qualche giorno compie 87 anni ed a salutare parenti e amici superstiti. Al ritorno mi aspetta Olena impaziente, che ha voglia di andare in vacanza anche lei!

A presto!

L’uomo che reggeva l’ombrellone (II)

Da Stintino è molto bello partire per un tour dell’Asinara (Stintino è stata fondata dagli abitanti dell’Asinara che sono stati cacciati perché l’isola diventasse un carcere, e tale è rimasta fino a poco tempo fa; nel carcere di massima sicurezza fino a qualche decennio fa erano rinchiusi terroristi e mafiosi). La gita noi l’avevamo già fatta, ma a chi non ci fosse stato la consiglio per il valore storico e naturalistico (oltreché per le spiagge). A Stintino c’era anche una tonnara, e c’è un museo ad essa dedicato. Era una vita dura! Tra l’altro si trovava in località Le Saline, dove si trova una bella spiaggia; purtroppo però quando siamo andati noi era piena di posidonia (a causa del caldo, ci ha detto la gestrice del chiosco) e l’odore delle alghe in putrefazione non era proprio delicato. Gli stagni retrostanti ospitano colonie di uccelli migratori che vi si riproducono, ed ho visto con i miei occhi gente attrezzata con ciabatte, costume e binocolo per osservarli. De gustibus eccetera eccetera… io sinceramente al mare osservo altro, finché almeno guardare è consentito..

Un passetto indietro: in Sardegna siamo andati in traghetto, da Genova a Porto Torres. Ho prenotato in ottobre ed ho risparmiato molto; a quel tempo pensavo che a luglio non ci sarebbe più stato problema di Covid e invece ci siamo ancora dentro forse più di prima. Sul traghetto la regola della mascherina era rispettata quasi totalmente, ma in quanto a distanziamenti e pulizia (specialmente la disinfettazione dei tavoli, e questo l’ho notato anche nei bar e nei ristoranti) ormai siamo al liberi tutti. Ora degli amici mi dicono che un biglietto costa anche 800 euro, mi sembra un’enormità. Però confesso di aver fatto una cavolata: nell’euforia della corsa allo sconto non mi sono accorto di aver prenotato una cuccetta con letti a castello, e naturalmente il posto di sopra è toccato a me (al ritorno, perché all’andata ho fatto il cambio cabina con un piccolo sovrapprezzo). Ma delle evoluzioni ginniche vi racconterò più in là.

Cabras.

Da Stintino ci siamo spostati a Cabras, cittadina famosa per la bottarga di muggine; oltre questo non ha molte attrattive ma è strategica per recarsi alle spiagge della penisola del Sinis; noi siamo stati a Maimoni e Mari Ermi (a me è piaciuta più la prima anche se la seconda è quella più famosa dopo Is Arutas); il primo giorno invece ci eravamo fermati a Marina di Torre Grande, abbastanza anonima. L’Oristanese è ricco di storia e di vestigia storiche e archeologiche: abbiamo visitato i resti di Tharros, città punica e poi romana (ultima visita alle 17:15: a momenti ci lascio le penne dal caldo…), il nuraghe Losa, il pozzo di Santa Cristina con il villaggio nuragico, stiamo parlando dell’età del bronzo, almeno 1500 anni prima di Cristo… Diversi luoghi sono incustoditi, considerando che in tutta la Sardegna ci sono 9-10.000 nuraghi è difficile sorvegliarli tutti. La particolarità di Cabras è che si affaccia su uno stagno, l’attività principale della gente infatti fino a poco tempo fa era quella della pesca; pesca regolata con metodi autoritari, con zone di pesca tramandate da famiglia a famiglia e con regole che spesso venivano fatte rispettare con metodi molto spicci. L’ultimo di questi capi è sparito (fatto sparire) e non se ne è saputo più niente, si ipotizza sia stato ucciso e dato in pasto ai maiali. E poi dicono che la pesca rilassa i nervi! Poco lontano segnalo, sempre per appassionati di uccelli, che c’è lo stagno di Mistras dove passano i fenicotteri rosa.

I gestori del b&b che ci ha ospitato si sono inventati questa attività dopo essere stati entrambi licenziati. Lavoravano per la Provincia, anzi per un ente partecipato dalla Provincia; in questo paese strano che è l’Italia siamo andati avanti fino agli anni ’90 con le stesse province che c’erano dall’unità d’Italia o quasi; poi ad un certo punto sono cresciute in maniera esponenziale, seguendo la moda leghista del federalismo ad cazzum, e infine ci si è accorti che erano carrozzoni improduttivi. La cosa strana è che sono ancora lì, anche se non si sa quali sono le competenze: le strade provinciali fanno pena quindi amici cari (dico a quelli che verranno eletti nel prossimo parlamento dato che da questo ormai non c’è da aspettarsi più niente di buono) o le togliete per bene o le rimettete (quelle originarie però, non quelle farlocche aggiunte dopo). E soprattutto, si può lasciare sulla strada da un momento all’altro intere famiglie? Comunque i due si sono rimboccati le maniche ed hanno creato proprio una bella struttura, chi fosse interessato me lo dica e gli farò avere i riferimenti.

 Ovviamente è obbligatorio farsi un piatto di spaghetti alla bottarga.

A proposito di bottarga, Nancy Pelosi, la speaker democratica della Camera Usa, è appena andata a sfruculiare i cinesi andando in visita a Taiwan; è buffo che i nostri media hanno riportato che “caccia cinesi hanno violato lo spazio aereo taiwanese” sorvolando sul fatto che per la Cina (e per quasi tutto il resto del mondo) Taiwan è una provincia della Cina. Taiwan che è uno dei massimi costruttori di semiconduttori, che fornisce per la maggior parte agli Usa; peccato però che la sabbia al silicio la prenda dalla Cina ed ora la Cina ha deciso di non dargliela più. E adesso con che cosa ve li farete i vostri semiconduttori? Quindi, riepilogando, questi pazzi che governano il mondo ci hanno apparecchiato una crisi delle materie prime (già prima della guerra in Ucraina), poi una crisi delle fonti energetiche (approfittando della guerra in Ucraina), ed ora una bella crisi dei semiconduttori (i cui prezzi erano già alle stelle, grazie ai bitcoin). Per fare un dispetto a chi, alla Russia? Mi pare quello sposo che per fare dispetto alla moglie si taglia gli zebedei.

Adesso amiche e amici voi lascio, vado a preparare una bella marmitta di pasta fredda, con pomodorini fiori di cappero olive nere e tonno. Seguirà pennichella. A presto con la continuazione!

Se in qualche stagno avvistate questo tipo di fenicottero attrezzatevi di binocolo!

L’uomo che reggeva l’ombrellone (I)

Amiche e amici,

sono purtroppo tornato da questa vacanzina in Sardegna, dove per dieci giorni non ho voluto sapere niente di quello che succedeva per il mondo, ristorato e sollevato. Sollevato perché quando sono partito il governo dei Migliori era ancora in bilico e gli aruspici in caso di caduta pronosticavano piaghe d’Egitto con inondazioni e moria delle vacche, e invece niente di tutto ciò si è verificato, anzi: addirittura il prezzo della benzina è calato e la borsa, dopo un primo momento di assestamento, è in crescita. Perfino il temibile spread è in calo! Mi viene un dubbio: che alla fine il governo non ci serva affatto?

Sono stati, come ci si aspetta in Sardegna, giorni di sole e mare, molto caldi tranne gli ultimi quando in tarda mattinata iniziava a soffiare il maestrale. Abbiamo girato la parte nord-occidentale, con Stintino, Bosa, Cabras e le spiagge del Sinis; non starò a elencare le bellezze di questi luoghi perché sono famosi in tutto il mondo e comunque basta fare qualche ricerchina per trovare guide molto più brave di me. Darò solo qualche impressione, qualche consiglio, riporterò qualche storia che mi ha colpito.

La Pelosa.

La spiaggia più famosa di Stintino si chiama La Pelosa, nome decisamente accattivante come quello della attigua Pelosetta ma che non c’entra niente con quello che i più maliziosi di voi penseranno. E’ una vera piscina naturale che ha poco da invidiare alle spiagge tropicali; per evitare iper-affollamento l’accesso è a numero chiuso e bisogna prenotarlo on-line (3,5€ al giorno a persona). E’ vietato portar via la sabbia e se si viene beccati a farlo si prende una multa molto salata; il parcheggio è parecchio costoso ed i controllori molto pignoli: io avevo sforato l’orario di tre minuti e mi hanno fatto pagare un’ora in più.

Non si vive di solo pane carasau

A proposito di Pelosa e Pelosetta, le ex ministre Mariastella Gelmini e Mara Carfagna hanno abbandonato Berlusconi, artefice di tutte le loro fortune, per salire sul carro (o carretto) parecchio sopravvalutato, a parer mio, di Calenda, che si presenta con il suo partitino Azione nello schieramento del cosiddetto centro-sinistra dove non si capisce quale sia la sinistra. Auguri ad entrambe, ma non aspettatevi cene eleganti da quelle parti…

Stintino, rispetto alle altre cittadine dove abbiamo fatto tappa, la sera è più viva, ci sono diversi negozietti aperti ed anche una libreria: qui ho acquistato il bel libro di Luca Telesa “La scorta di Enrico”, la storia degli uomini che vennero scelti per proteggere Berlinguer , il rimpianto _ almeno da me anche se comunista non sono mai stato _ segretario del Partito Comunista Italiano, l’integerrimo sassarese, fino alla morte sul fatale palco di Padova, nell’84. Storie di uomini, e di tutta un’epoca; si intrecciano i racconti di quelli più anziani, che avevano l’età di mio padre ed avevano visto la guerra e combattuto nella resistenza ai nazifascisti  e di quelli più giovani, che avrebbero potuto essere miei fratelli maggiori. Li univa la convinzione incrollabile di contribuire a realizzare un mondo migliore e, se non altro, ci provarono. Confesso di essermi commosso e su qualche pagina di aver pianto: nostalgia, o forse tristezza nel confrontare la statura di certe personalità con i protagonisti di oggi.

Ma perbacco, mi sono accorto ora di aver divagato e di non aver raccontato quasi niente della vacanza: ci vorrà un’altra puntata, o forse due. A presto!

Pelosa o Pelosetta? Non saprei. Comunque si chiama Daniay Sharipova ed è del Tatarstan.

Guai a voi, anime prave! (Bye Bye Mario)

Amiche e amici, il caldo africano ci soffoca; Caronte, questo traghettatore di anime infernali, non ci da tregua. In altri tempi si sarebbero susseguiti appelli agli anziani ad a) non uscire di casa nelle ore più calde b) idratarsi ovvero bere tanto c) se proprio si deve uscire andare nei luoghi freschi come i supermercati, dove si può spendere anche parte della pensione e far girare l’economia. I miei nonni al pomeriggio avevano l’abitudine di fare un pisolino ed in quanto a bere, magari non proprio acqua, specialmente mio nonno non si faceva pregare. I supermercati a quei tempi ancora non esistevano, che bei tempi. Comunque gli appelli di quest’anno sono gli stessi, tranne quello di andare al supermercato che come si sa è un luogo privilegiato di contagio. Sinceramente io l’obbligo di indossare la mascherina nei supermercati l’avrei tenuto; personalmente la indosso lo stesso però mi accorgo ormai di far parte di una minoranza. Eppure il Covid c’è ancora anzi devo dire che in questi ultimi tempi conosco più gente contagiata di quando c’era l’allarme rosso. Però fortunatamente con sintomi abbastanza blandi, anche se i numeri dei morti, a voler dargli credito, sono ancora molto alti.

Queste giustamente del supermercato se ne fregano

E’  quindi con una certa dose di ottimismo o fatalismo che si parte per le ferie, pronti a tuffarsi nella calca: ma è esattamente quello che farò tra qualche giorno, nella bella Sardegna. Dove, credo lo sappiate, in alcune spiagge c’è la prenotazione obbligatoria: così alla Pelosa, 3,50€ al giorno a persona, ma ne vale la pena. Tornerò, lo so già, bianco quasi come sono partito, perché starò sempre sotto l’ombrellone, per di più con indosso la maglietta e protezione solare 5; per gli spostamenti sto pensando di usare un parasole, ma non vorrei venir scambiato per una turista giapponese.

Non è elegante?

Non ti vergogni, direte, di pensare alle ferie con tutto quello che succede per il mondo? Avete ragione, amiche e amici, ma cambia forse qualcosa se non vado in ferie? Prendiamo la guerra in Ucraina. Proprio stamattina sentivo una dichiarazione di Borrell  (che il Signore lo abbia in gloria) che diceva che dobbiamo avere “pazienza strategica” perché la guerra non finirà in una settimana ne in un mese o due. Grazie al cavolo, se continuiamo a mandare armi… ma gli ucraini la sanno questa cosa? No, perché noi stiamo pagando caro il gas e più ancora lo pagheremo, ma quelli muoiono, così come i russi. I nostri media sono vergognosi, fanno sentire da quattro mesi una sola campana, tra l’altro si sono dimenticati di quando Biden “repeat the line” diceva che questa era una lotta tra democrazie e autocrazie: è risaputo che Erdogan e il principe saudita al quale siamo andati a leccare il didietro sono noti democratici… la più bella è quando dicono “secondo l’intelligence britannica…” perché, noi non abbiamo più nemmeno l’intelligence, dopo aver perso l’intelligenza? Vi rivelo una cosa, amiche e amici: le intelligence fanno anche controinformazione. Una domandina ogni tanto bisognerebbe farsela, specie se si è giornalisti… noi abbiamo un’oca giuliva che viene immancabilmente portata a vedere gli effetti dei bombardamenti, e tutto quello che sa dire è : cluster bomb? Se uno tira un missile di crociera Kalibr _ dal costo di qualche centinaio di migliaia di euro _ su un condominio non vi viene da chiedere perché? Se c’era per caso qualcosa che  non avrebbe dovuto esserci, perché gli obiettivi militari devono essere separati dai civili (perché in caso contrario si tratterebbe di un  crimine di guerra).  O ci si meraviglia che in guerra muoia gente? Eppure stiamo facendo di tutto per farla durare il più a lungo possibile… Oppure non viene da chiedere, sempre a questi giornalisti, come mai nonostante i russi abbiano lasciato l’isola dei serpenti ed è ormai assodato che le mine davanti al porto le hanno messe gli ucraini, le navi cariche di grano che dovevano sfamare i poveri negretti stanno ancora lì? O magari chiedersi gli effetti delle prossime sanzioni annunciate, come quelle dell’embargo all’oro russo, che in soldoni (nel vero senso della parola) vuol dire che chi ha in mano l’oro vedrà il prezzo salire vertiginosamente, ma chi dovrà fare un ponte o una corona ai denti la pagherà il doppio, anche se lo stipendio rimane uguale? Ma per fortuna io non sono un giornalista.

Perché continuate a fargli gli scherzi a Joe? Kamala, tu ne sai qualcosa?

Ma c’è da dire che ora l’attenzione è sviata su quello che farà Mario Draghi. Cadrà? Non cadrà? Confermerà le dimissioni? Non capisco tutta questa preoccupazione. Draghi, indubbiamente esperto banchiere ed economista, guida un governo di unità nazionale che doveva fare due cose: lotta al Covid e presentare i progetti per il Pnrr.  Per il Covid ha militarizzato la nazione, ha fatto vaccinare anche i sassi, ha messo i cittadini l’uno contro l’altro con il green pass criminalizzando chi, per sua convinzione, non ci si è assoggettato. Il Covid mi pare sia ancora qua; non è certo colpa sua ma direi che qualcosa non ha funzionato. A giudicare da tutte le balle che ci hanno propinato dovremmo avere un’immunità di gregge statosferica, e se il vaccino almeno protegge veramente da eventi gravi com’è che ancora ieri c’erano 120 morti? Anche qua: i giornalisti a che servono, a leggere le veline del ministro? Mentre per il Pnrr, quei famosi 200 miliardi (“guadagnati” dal governo precedente, ricordiamolo)  Draghi doveva fare in modo che i progetti per prendere i soldi fossero pronti; secondo lui erano pronti già a Natale, tant’è che avrebbe voluto fare il Presidente della Repubblica, allora com’è che adesso tutti si preoccupano? Anche qui, o ci hanno raccontato balle prima o ce le stanno raccontando adesso. Per me può andare senza rimpianti; trovo patetici e oserei dire eversivi gli appelli di sindaci e presidenti di regione perché rimanga, e apprezzo il neo-sindaco di Como che si è rifiutato di sottoscriverlo. Che i sindaci facciano i sindaci, che mi pare ne abbiano già abbastanza da fare nelle nostre città. E comunque, morto un papa se ne fa un altro… in Israele votano tre volte l’anno, e non muore nessuno (a parte i palestinesi).

Se c’è bisogno mandate una squillo! Ah no, volevo dire fate uno squillo.

Bene, amiche e amici, mi sono proprio sfogato, adesso posso partire leggero; vi lascio con una foto del Santuario della Madonna della Corona dove domenica l’altra ho guidato un gruppo di pellegrini, di nome e di fatto.

Fantastica, vero?

Buone vacanze a tutti, e a presto!

Non è proprio Sardegna ma ci assomiglia

La danza della pioggia

Amiche e amici, l’estate è scoppiata e ci mette alla prova: temperature alte e siccità, incendi boschivi come ormai tradizione di tutti gli anni; scioglimento dei ghiacciai e distacco di slavine come quella di ieri sulla Marmolada che ha provocato una strage (a proposito, non sarà che il TG1 porta sfiga? Giusto il giorno prima avevano  fatto un servizio sulle bellezze della Marmolada…), allarme per l’agricoltura e l’allevamento che porterà inevitabilmente a minor produzione e aumento dei prezzi, e se già ora l’inflazione è all’8,5% (quella dichiarata, perché quella percepita è molto più alta) chissà dove arriverà se non piove.

Uno scenario da mille e non più mille, insomma, che affrontiamo a mani nude;  il nostro premier aveva già invitato a spegnere i condizionatori (per continuare a mandare armi in Ucraina), mi aspetto che inviti ora a lavarsi di meno; tra l’altro diverse località balneari hanno chiuso le docce, perciò per togliersi il sale di dosso dopo il bagno bisognerà correre in albergo, sempre che non chiudano l’acqua anche lì.

Il nipote di mia suocera, in Veneto, la scorsa settimana mi raccontava che se entro una settimana non piove tutta la soia che ha piantato seccherà; il frumento l’ha dovuto raccogliere prima del tempo; la vigna di prosecco per ora è salva perché la sta irrigando goccia a goccia con l’acqua di un pozzo, ma la falda sta scendendo; e poi c’è il timore opposto e cioè che, dopo tanta siccità, arrivino dei temporali ciclonici che finiscano per distruggere quello che si è salvato.

Insomma, qualcosa bisogna fare! E così si risente parlare di programmazione degli invasi, di manutenzioni delle reti idriche che hanno perdite assurde, di diminuzione delle coltivazioni destinate agli allevamenti (con diminuzione anche degli allevamenti, spero, altrimenti le bestie mica possono morire di fame…). Tutto bello, tutto giusto, tutto doveroso, ma tutta roba di cui si parla da decenni e nessuno ci mette mai mano: invece di buttare miliardi per i vari bonus, per defiscalizzazioni, per armamenti di cui proprio non si sente la mancanza, non è meglio cercare di risolvere il problema dei problemi, e cioè l’acqua? Tenendo presente che comunque se tutti insieme non si fa qualcosa per abbassare il riscaldamento terrestre, hai voglia a scavare invasi… discutendo di questi argomenti in questi giorni ho scoperto che mio figlio è un nuclearista convinto: se volevamo abbandonare i fossili la soluzione ce l’avevamo già ma l’abbiamo buttata via, dice. Io sono sempre stato contrario per diversi motivi, essenzialmente ideologici e di sicurezza, dovrò rivedere le mie posizioni? Anche perché, diciamocelo, che senso ha come dicevo spendere miliardi in bonus per il miglioramento energetico delle case, quando poi per produrre energia elettrica si riaprono le centrali a carbone o si mettono in funzione nuovi rigassificatori (quanto inquina estrarre il gas americano con il fracking, solidificarlo, trasportarlo con enormi navi cisterna, e infine ritrasformarlo in gas? Alla faccia di Greta…) perché non si vuol più comprare gas e petrolio dalla Russia? A me pare un controsenso. Per non parlare di quanto costa in più…

Ed a proposito di costo, mi chiedo anche a cosa sia servito aumentare così tanto l’età pensionabile. Se calcoliamo di quanto è aumentato il debito pubblico solo in questo ultimo anno, e per mano degli stessi che per anni ci hanno rotto le scatole con l’austerity, viene da chiedersi se ne valesse la pena. Tra l’altro tremo perché, dato che sembra che non si trovino ormai lavoratori in un sacco di settori (ieri è saltato fuori che anche le compagnie aeree sono in difficoltà: e grazie, prima hanno licenziato un sacco di personale, e adesso pretendono di fare gli stessi voli anzi di più con quelli rimasti: attaccatevi all’elica, gli dicono giustamente i lavoratori) non vorrei che mi facciano rimanere al lavoro fino a sfinimento fisico e mentale. Sul mentale già sarei al limite…

Ma tornando all’acqua, visto che le forze umane non bastano, chiediamo l’aiuto del soprannaturale: i Vescovi hanno invitato a recitare una preghiera per chiedere la grazia della pioggia, preghiera tra l’altro molto bella, scritta da Paolo VI con diversi riferimenti biblici: agli scettici potrà puzzare di superstizione, evocando le danze della pioggia di popoli africani o i pellerossa d’America, ma che vi devo dire, quando non si sa cosa fare ci si attacca a tutto, e in fondo male non fa.

E comunque, almeno qua, stamattina ha funzionato: è piovuto, alleluja!

Qualcuno può ospitarla per fare la doccia?