Elina Svitolina!

Confesso di non seguire molto il tennis. Come ho detto, ai miei tempi gli sport popolari erano il calcio, il ciclismo e la boxe: tutti gli altri o non esistevano, o erano riservati a chi poteva permetterseli, e non erano molti.
Nel mio paese tra l’altro non c’erano nemmeno campi da tennis, i primi vennero costruiti quando ero già grandicello, all’inizio degli anni ’70: la novità attirò qualche giocatore, a cui non mi accodai per qualche buon motivo e cioè: l’attrezzatura bisognava acquistarla ed il campo bisognava affittarlo (pagando). Chi ce lo faceva fare, quando potevamo giocare a pallone gratis per ore ed ore?
Poco prima era stata costruita una bellissima pista di pattinaggio a rotelle, anche quella gratis! dove generazioni di ragazzini si ruppero denti e braccia, cadendo o sbattendo sui corrimano di recinzione.
Ricordo la Coppa Davis del ’76, quella vinta dai quattro moschettieri Panatta, Bertolucci, Barazzutti e Zugarelli in Cile, nel plumbeo Cile del dittatore Augusto Pinochet, ma più per le discussioni politiche che per l’effettivo evento sportivo. Dopodiché, che devo dirvi, è un gioco che non capisco, non mi appassiona e francamente questa pallina che continua ad essere buttata da una parte all’altra del campo mi annoia.

Stamattina dentro al treno pendolari delle ferrovie Nord che mi vede assiduo frequentatore pioveva. Non so come mai ma filtrava acqua dall’alto e sgocciolava sopra alcuni posti. Era divertente vedere gente che ingolosita dal posto libero, una rarità dopo poche fermate dalla partenza, si sedeva e dopo pochi secondi, rendendosi conto della situazione, si alzava a razzo. Comunque poco male, era stato diramato allarme meteo e quindi eravamo tutti muniti di ombrello.

Leggendo il giornale ho così scoperto che esiste questa tennista ucraina, Elina Svitolina, molto brava e con un nome ed un carattere decisamente sbarazzini anche se in quanto ad avvenenza la posizionerei a qualche lunghezza dalla russa Maria Sharapova. Tra parentesi, sono rimasto uno dei pochissimi a sfogliare il quotidiano in treno. Qualcuno legge i titoli delle notizie dai telefonini, qualcuno all’arrivo prende il quotidiano gratuito, Metro. Io bandirei sia i cellulari dal treno che i quotidiani gratis all’uscita della stazione, due misure di salute pubblica forse eccessive ma necessarie.

Sembra incredibile ma sta finendo anche l’era della cancelliera tedesca Merkel. Ha annunciato l’abbandono della Presidenza del suo partito in forte calo di consensi, mentre il governo di coalizione traballa e non si vede come possa rilanciarsi. Ci mancheranno gli scherzi goliardici (cucù!) e gli apprezzamenti che il nostro arzillo ex-premier le riservava. Riposi politicamente in pace: i posteri giudicheranno se, dopo tutti questi anni al potere, lascerà un partito, un paese e un continente migliori di quelli che ha ereditato.

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Mazze, palle e meloni

Leggo di una ragazza in Canada che, cameriera in un club di golf, è stata licenziata perché si ostinava ad andare al lavoro senza indossare il reggiseno. L’atteggiamento sbarazzino che in ambienti più aperti verrebbe apprezzato e premiato, è stato inopinatamente mortificato e punito. Il proprietario da parte sua dice di non avere personalmente niente contro le ragazze senza reggiseno, ma di aver preso il provvedimento a scopo preventivo (“so che succede quando gira l’alcool”, sembra abbia dichiarato) per evitare problemi alla ragazza e soprattutto ai soci del club.
Probabilmente conosce bene i suoi polli, mi verrebbe da dire, ed ha preferito evitare che i giocatori, alle prese con mazze, palle e buche, fossero distratti da bocce e meloni. La ragazza ha sporto una denuncia per discriminazione sessuale: sostiene che si, è vero, non indossa il reggiseno da due anni perché non lo sopporta; che si, è vero, faceva caldo ed indossava solo una maglietta e si vedevano i capezzoli: ma è pure vero che i capezzoli ce li hanno anche gli uomini, e allora se deve mettere il reggiseno lei devono metterlo anche gli uomini. Non fa una grinza!

Già al ritorno dalle ferie avevo avuto l’impressione che il mondo andasse a rovescio, e non mi riferisco solo alla situazione politica: i media avevano dato gran risalto al fatto che un giovane attore americano sembra abbia fatto causa ad una attrice italiana, maggiore di lui di una ventina d’anni, perché all’età di 17 anni lo avrebbe molestato sessualmente ed il fatto gli ha provocato un trauma psicologico gravissimo. Potrei sbagliare ma mi sembra di ricordare che alla sua età nessuno dei miei conoscenti sarebbe stato così schizzinoso, considerando poi che non stiamo parlando del mostro di Loch Ness: ad avercene, anzi! Tra l’altro se il giovane avesse letto Il Primo Libro di Li Po (non il mio Po, quello come ricorderete si occupa di risció e racchette elettriche) avrebbe saputo che il tao raccomanda di apprendere i rudimenti amorosi da donne più esperte per acquisire la padronanza ed il controllo dei propri impulsi. L’ignoranza, che brutta bestia!

Tra l’altro, a proposito di molestie, l’altro giorno è stata la volta di una giovane attrice e ballerina di dichiarare di essere stata violentata, per due volte ed in due giorni diversi, da un notissimo attore francese, in casa del medesimo. Non vorrei essere accusato di qualcosa tipo sessismo o giustificazionismo, ma mi è sembrato un po’ imprudente recarsi dopo qualche giorno dalla prima violenza a casa del violentatore col risultato di venire violentata un’altra volta, così come a suo tempo mi sembrò imprudente il comportamento di quella ragazza che si recò nella camera del pugile Mike Tyson e sul più bello gli disse di no; ma ripeto, non vorrei essere tacciato di selèandataacercarismo: la donna non si tocca nemmeno con un fiore (se lei non vuole) è e rimane il mio motto.

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Mara Carfagna può dire qualsiasi cosa, io ci crederò sempre

Quindi, in pratica, dal ritorno delle ferie è una molestia continua; gli argomenti che monopolizzano i media sono: a) immigrazione b) molestie e violenze (comprese quelle a chierichetti) c) crollo di ponti. Il mondo praticamente non esiste e siamo ripiegati a contemplarci l’ombelico; ogni sera tocca ascoltare dichiarazioni senza senso di politici del governo e dell’opposizione (le più moleste se posso esprimere il mio parere le esponenti forziste Bernini Gelmini Bergamini _ c’è qualche motivo recondito se i loro cognomi finiscono tutti in “ini” quando quello del loro capo finisce in “oni”? _ e Carfagna che però come la Giorgia Moll dei bei tempi con quel sorriso può dire ciò che vuole, che come quei giocattoli caricati a molla e rilasciati sul tavolo continuano a rigirare in tondo tra una rete e l’altra ripetendo sempre le stesse cose, tra l’altro credendo di essere vive quando è evidente che si tratta di automi, come capirà chi ha visto il film di fantascienza La donna perfetta¹.

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¹ Siccome ho letto che Steve Bannon² è un cinefilo ed ama citare i film che più l’hanno colpito con interpretazioni alla cavolo di cane di quanto ha visto, non voglio essere da meno ed anch’io inizierò a citare i film che più mi hanno colpito. In questo caso quello che mi ha più colpito è stata Nicole Kidman.
² Il consigliere di Trump che poi è stato licenziato perché era troppo persino per Trump. Allora è passato a consigliare Salvini, rispetto al quale pensa di essere moderato.

Chi parla male pensa male

Questo è il testo, senza ne aggiunte ne correzioni, della mail ricevuta stamattina. Mi è venuto subito in mente il film di Nanni Moretti “Palombella rossa”, dove il protagonista Michele Apicella schiaffeggia la giornalista che lo intervista: “Come parla? Come parla? Le parole sono importanti.”

Buongiorno,
come discusso settimana scorsa, attualmente abbiamo una coda relativa alla US544 sul recupero dei warning.
Trovate la Storia nello Sprint 20, dove ho inserito l’effort rimasto da erogare.
Potete aggiungere anche la parte vostra in modo da smockare le forzature che avete messo appena Sara fixa i relativi problemi?
Grazie,

Intendiamoci, non voglio tornare all’epoca autarchica di Louis Armstrong-Luigi Fortebraccio, però mi avvilisce questo svilimento della nostra lingua quasi non avesse a disposizione abbastanza termini per definire a sufficienza le questioni.

Secondo me questo uso smodato di inglesismi, anche maccheronizzati, denota un complesso di inferiorità più che una apertura mentale: voglio dire, se parli con degli stranieri parla pure in inglese, ma se scrivi a me che mi smocki a fare? Sai già che io piuttosto smoccolerò.

 

 

Colon irritabile

Da qualche sera, all’ora di cena, la televisione ci allieta con una pubblicità dove una simpatica coppia di mezza età decanta gli effetti benefici di un medicinale portentoso sul loro colon irritato.
Curioso tra l’altro che entrambi soffrano del fastidioso problema.

C’era un tempo in cui certe parti del corpo in televisione, e non dico solo in prima serata, non potevano nemmeno essere nominate; adesso tra pruriti vaginali, prostate infiammate e stitichezze ostinate è tutto un tripudio di parti anatomiche finora ingiustamente relegate nell’ombra.

Non si può negare in effetti che parecchi motivi di irritazione esistano, e non solo del colon; nel mio piccolo quest’anno confesso di far fatica a ritrovare la leggerezza che mi contraddistingue.

A proposito di leggerezza e garbo, l’altro giorno è morto Paolo Ferrari, un grande attore, che ha accompagnato la mia giovinezza recitando in grandi sceneggiati (bellissimo il Nero Wolfe con Tino Buazzelli) e rimasto prigioniero, come Calindri con il Cynar, di una réclame fin troppo riuscita: “Signora, cambierebbe il suo fustino di Dash con due di un’altra marca?”.
Che è un po’ quello che è stato chiesto agli italiani con le elezioni di febbraio, domanda incauta perché gli italiani si sono affrettati ad accaparrarsi i due fustini.

Paolo Ferrari l’ho visto recitare qualche anno fa al teatro Manzoni, a Milano, in Victor Victoria, la commedia di Blake Edwards, con Matilde Brandi nella parte che fu di Julie Andrews e Gianni Nazzaro, che sinceramente credevo fosse morto e con mia sorpresa era ancora vitale. Ora però è sparito di nuovo: Gianni, dove sei?

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In questi giorni mi è capitato di ripensare a cosa facevo quarant’anni fa, quando le BR assassinarono Aldo Moro, il presidente della DC, rapito il giorno in cui il nuovo governo Andreotti (IV), con l’appoggio esterno del Pci, si sarebbe dovuto presentare in Parlamento a chiedere la fiducia. Fu tenuto prigioniero 55 giorni, con giri a vuoto, depistaggi, addirittura riunioni spiritiche, ed una volontà tenace di non trattare. Ragione di stato si diceva, non si tratta con i terroristi. Qualche anno dopo però con la mafia si trattò, eccome: sarà per quello che i terroristi non ci sono più e invece la mafia è viva e vegeta?

Comunque, sarà che a quei tempi non avevo ancora diciannove anni, mi sembra che fosse tutto molto migliore di adesso. Sarà che non ho ancora preso la pastiglia.

Sarà.

 

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Dieci piccoli indiani

Che bei tempi viviamo amici!
E’ senza alcuna ombra di dubbio il periodo migliore dell’umanità.
La qualità della vita migliora giorno per giorno, e la stessa cosa vale per le relazioni umane.

Prendiamo ad esempio il lavoro.

Quando ho iniziato a lavorare io, diciamo 35 anni fa più o meno, si iniziava come apprendisti e dopo poco tempo, quello necessario per imparare il mestiere e non oltre, si diventava operai o impiegati. Che noia! Che tristezza! Eravamo troppo rigidi, dicevano.
Ora si che si sta bene! C’è la flessibilità.
Contratti a tempo determinato, a chiamata, a somministrazione, co.co.co, voucher pardon “Presto”, partite Iva, società di comodo, cooperative fasulle, una cuccagna! E non dimentichiamo un tempo indeterminato che può finire a discrezione del padrone, dietro piccolo pagamento, che però detto così sembrava brutto e allora gli hanno dato un nome inglese, come una volta si parlava il latino per non far capire al popolino: jobs act. Volete mettere?

Ma poteva bastare tutta questa flessibilità per farci felici? Nossignore! C’è la globalizzazione, perbacco! E allora via alle esternalizzazioni, alle delocalizzazioni, con una rincorsa sempre più affannosa a chi costa di meno e accampa meno pretese: albanesi, rumeni, moldavi, indiani… gli indiani specialmente sono molto bravi in informatica, si dice, e parlano bene inglese. Uno magari si chiede per quale motivo se il lavoro è in Italia bisogna farlo fare agli indiani parlando in inglese, ma è ovvio che è la mentalità provinciale che tarda a scomparire. Chi non è contento di imparare le lingue, anche in tarda età?

Quando ero giovane pensavo che fosse un’ingiustizia dover lavorare negli anni più belli della vita, quando si sarebbe dovuto solo vivere spensierati; ed ora finalmente la mia aspirazione si è avverata, perché i giovani se va bene iniziano a lavorare a trenta anni, avendo tutto il tempo per godersela.
Purtroppo, poiché gli italiani si ostinano a non morire, la durata media della vita si allunga e per fare in modo che il sistema pensionistico sia sostenibile bisogna rimanere al lavoro più a lungo: quindi abbiamo legioni di vecchietti al lavoro, e questo se da un lato è un bene perché così non vanno a intasare le poste al sabato mattina dall’altro è un male perché non svolgono il loro compito istituzionale di controllare i lavori pubblici elargendo consigli non richiesti.

Ma in quale paese i governanti sono così immaginifici nel pensare soluzioni per i loro concittadini?

Dopo le prossime elezioni, chiunque vinca, avremo il Bengodi:
chi ci toglierà il canone Rai, dopo averlo inserito nella bolletta della luce per farlo pagare a tutti e dopo avere per anni insultato l’avversario che voleva fare la stessa cosa; chi ci darà il reddito di cittadinanza, spritz e salatini per tutti purché italiani; chi più orientato ai coetanei innalzerà le pensioni minime fino a 1.000 euro, indipendentemente dai contributi versati; chi toglierà le tasse universitarie, ottima cosa se non che il cammino per l’università è abbastanza lungo, e magari prima si potrebbe fare in modo che la scuola dell’obbligo sia gratuita, e che i bambini non debbano rimanere fuori dalle mense perché i genitori non hanno i soldi per pagare le rette.
Insomma, c’è di che essere fiduciosi!

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Personalmente vivo bene questo periodo. Dopo aver cambiato sei società rimanendo sempre seduto sulla stessa sedia e facendo lo stesso lavoro, sono rimasto sulla stessa sedia ma cambierò lavoro. Perché quello di prima lo faranno gli indiani. Mi sono chiesto a dire la verità cosa avessero tanto di meglio questi indiani, a parte parlare in inglese; più flessibili dubito, dato che i contratti anche qua li rinnovano ogni tre mesi; più bravi può essere, anche se di solito se uno è più bravo viene pagato di più e non di meno, altrimenti Messi al Barcellona dovrebbe guadagnare quanto Scaccabarozzi del Benevento; comunque per carità, niente contro gli indiani, anzi. Sono amante dell’India fin dai tempi del Giro del Mondo in Ottanta Giorni di Jules Verne, quando Phileas Fogg salvava la giovane vedova dal rogo dove avrebbe dovuto essere immolata; Kabir Bedi per me è un mito e rispetto, pur non condividendola,  la loro venerazione per le vacche. Insomma, amici indiani, se proprio volete il nostro lavoro prendetevelo pure, ma almeno lasciateci qualche giovane vedova da salvare, please.

(177 – continua)

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La chiesa del venerdì nero

La divinità imperante, il dio Mercato, tramite i sacerdoti della sua religione, il Consumismo,  ha deciso di promulgare per i fedeli una nuova festività.

Dopo avere, come le fruste religioni del passato, inglobato ricorrenze e miti preesistenti cambiandone  nome e senso in modo da insinuarsi senza troppe resistenze nella vita dei convertiti, ne inventa di nuove di zecca per alimentare l’osservanza e lo zelo degli adepti.

Per le celebrazioni dei riti sono stati creati appositi templi, i Centri Commerciali, aperti tutti i giorni della settimana ed a tutte le ore; ma, non bastando questo, la divinità nella sua infinita saggezza ha pensato che il tempio potesse raggiungere ogni casa, ed ha fatto in modo che chiunque potesse accedervi direttamente dal divano, ed infine è andato oltre permettendo di raggiungerlo da qualsiasi posto in cui ci si trovi: in viaggio, per strada, al lavoro per chi ce l’ha…

Tramite strumenti magici di controllo, ciascun fedele è richiamato alla pratica: non hai acquistato nulla questa settimana, come mai? Questo articolo potrebbe interessarti. In passato hai acquistato questo e ti è piaciuto, ora c’è quest’altro molto migliore: non vuoi approfittarne? Sono giorni interi che non abbiamo tue notizie e siamo preoccupati: ecco un bello sconto per te da usare entro il prossimo plenilunio.

Questa religione è potentissima perché promette la beatitudine non in un aleatorio aldilà, ma qui ed ora in questa vita tangibilissima e presente: felicità consiste nel possedere più oggetti possibile, non importa se utili o addirittura nocivi, l’importante è che si consumi.

Ed ecco allora la festa del venerdì nero, sconti e risparmi per tutti! Un miscredente potrebbe osservare che se si acquista una cosa che non serve, anche se pagata poco, sempre di spreco si tratta; oppure potrebbe insinuare che se tutti nello stesso giorno si mettono a fare sconti vuol dire che negli altri giorni mantengono i prezzi artificiosamente alti.

Addirittura qualche blasfemo osa affermare che i templi non paghino le giuste tasse sui profitti e che, orrore! sfruttino gli adepti-lavoratori. Anatema!

Purtroppo il miracolo che la chiesa del venerdì nero non è ancora riuscita ad effettuare  è quello della moltiplicazione di salari e stipendi, così accade che purtroppo verso la fine del mese parecchi devoti non riescano a fare la periodica donazione. La simpatica cicala viene redarguita dalla malmostosa formica: se spendi tutto al venerdì, che mangerai sabato?

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Cielo a pecorine!

Sono convinto che il marketing epistolare sia guidato da un’intelligenza che, sebbene artificiale, segue il ritmo naturale delle stagioni.
Dopo avere infatti passato autunno, inverno e primavera a scassarmi i cabasisi propormi prodotti per tonificare il corpo e soprattutto una certa parte del corpo ecco che, ritenendomi pronto e pienamente operante, hanno ricominciato ad arrivare letterine da simpaticissime signorine dell’Est, incaricate forse dalle ditte di integratori miracolosi di testare i risultati raggiunti.

Ne riporto a titolo di esempio una delle più carine, della mittente della quale se appena fossi stato un pochino più grave sarei anche potuto essere, come lei auspica, un buon penna-amico:
“Ehi ci mio grande penna-amico Il mio nome e Natalya. Sono della Russia, nella citta che si chiama Ezhva, regione di Komi. Ho trentaquattro anni. Non ci conosciamo ancora, ma voglio diventare tua amica e conoscerti meglio. In realta sono una donna davvero modesta e timida. Sull Internet mi sento un po piu rilassata. Ti invio una mia fotografia, spero che ti piacera. Ho intenzioni sincere, e quindi ti chiedo di scrivermi solamente se anche tu vuoi stabilire una amicizia significante. Ti chiedo inoltre di allegarmi un altra tua foto. Spero che sei interessato in me e mi scriverai presto. Non vedo l ora di leggere le tue mail e le tue domande. Saluti, Natka!“

Modestia davvero di altri tempi, cara Natka! E discrezione, soprattutto. Non come quei rompicoxxxoni telefonisti della Tim che ieri sera, all’ora di cena, hanno chiamato 10 (dieci!) volte a distanza di cinque minuti l’una dall’altra, finché alla fine ormai alla frutta mi sono deciso a rispondere e, facendo davvero uno sforzo sovrumano per non fracassare il cordless contro la parete del soggiorno, ho ascoltato un operatore che mi proponeva un’offerta imperdibile grazie alla quale avrei navigato a non so quanti mega e risparmiato non so quanti euri. A fronte di questi immeritati vantaggi, avrei solo dovuto acconsentire a cambiare il numero di telefono. Tutti sanno quanto rispetto io abbia del lavoro e dei lavoratori, tuttavia all’ora di cena tendo a dimenticarmene e fortunatamente delle mani pietose mi hanno strappato la cornetta di mano, altrimenti starei ancora sbraitando e insolentendo l’incolpevole testa di rapanello lavoratore del call center.

Stamattina, mentre ero intento a leggere le notizie del giorno precedente da un quotidiano cartaceo, attività che mi qualifica come intellettuale de sinistra¹ agli occhi degli assonnati compagni di viaggio, un trafiletto ha attirato la mia attenzione più degli altri:
un avvocato tedesco ha denunciato che nel coro di voci bianche di Ratisbona nell’arco di tempo che va dal 1945 al 1992 i sistemi educativi non siano stati dei più teneri ed oltre 500 giovani cantori siano stati oggetto di violenze fisiche e psicologiche, e nei casi più gravi anche sessuali.
Sulle violenze fisiche, escluse quelle sessuali, spezzo una lancia a favore dei severi maestri di coro bavaresi. Non c’è direttore che conosca, professionista o dilettante che sia, che non abbia mai desiderato, almeno una volta in vita sua, di frustare o bastonare o perché no strozzare tutti o parte dei suoi coristi, o musicisti in caso di bande od orchestre (il nostro coro non fa eccezione, come avrete appreso dalle mie cronache). Quanto avranno cantato male questi piccoli coristi, siamo proprio sicuri che non se le siano meritate?²

Tra l’altro una fin troppo procace viaggiatrice, mentre ero intento ad informarmi, continuava a sventolarsi la gonna distogliendomi dalla necessaria concentrazione. Si premuniva anche di passarmi davanti un paio di volte l’abbonamento, senz’altro involontariamente, con su riportato nome e cognome; purtroppo la distanza focale non mi ha permesso di prenderne nota, in assenza degli occhiali  che inforco solo davanti al computer. E comunque l’avrei dimenticato.

Prepariamoci per le ferie! Sembra che quest’anno milioni e milioni di turisti si riverseranno sulle nostre coste, montagne e città d’arte: il nostro destino di Disneyland planetaria si sta avverando. Se mi dovrò trasformare in imbonitore da fiera, come sembra ormai probabile, lasciate almeno che invii loro il più cordiale benvenuto: Venghino siore e siori! Più gente entra più bestie si vedono!

(153 – continua)

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¹ Come non sfugge a chi mi è più vicino, l’attuale mia collocazione politica è abbastanza incerta, per usare un eufemismo, e su certi argomenti agli antipodi dei giornali che leggo.
² Teniamo anche conto che in Germania le punizioni corporali in ambito scolastico sono state abolite del tutto solo nel 1983; personalmente lo ritengo un cedimento inaccettabile.

Vacche sacre e pesci rossi

I pesci rossi, a differenza di quanto la maggior parte delle persone crede, sono animali intelligenti. A mio parere molto più dei criceti. Il mio pesciolino si chiamava Fufi, ed era arrivato in casa in un sacchettino di plastica, vinto dal mio figlioletto nel vicino luna park, dove aveva pescato cinque paperelle di plastica con la canna da pesca d’ordinanza.
Arrivato a casa l’abbiamo posto in una boccia di vetro, senza grandi speranze di sopravvivenza; invece Fufi evidentemente contento di poter sguazzare in un ambiente meno ristretto di un sacchettino, sembrava felice e contento. Se la scialava, insomma.
Il mio compito era quello di pulirgli regolarmente la boccia e soprattutto di cibarlo; quest’ultima attività in particolare la svolgevo al ritorno a casa dal lavoro, di solito attorno alle sette di sera.
Se per qualche motivo capitava tardassi, arrivato a casa avevo appena il tempo di poggiare la borsa e togliermi la giacca che dalla sala arrivava un “plof!” di saluto: era Fufi che faceva un saltino fuori dall’acqua mostrandomi la sua contentezza.

Un gruppo di animalisti vegani, sprezzanti del pericolo e soprattutto del ridicolo, domenica scorsa ha interrotto la corsa dei maialini che si sarebbe dovuta svolgere nel paesino di Cilavegna in provincia di Pavia.
Tutti conoscono la mia moderatezza e tolleranza. Riconosco un certo eroismo a questi strenui difensori delle specie animali ma non sarei del tutto contrario ad assegnar loro, anche personalmente, una buona razione di legnate. Esorto il ministro Pinotti a ripristinare il servizio di leva obbligatorio (non civile: di leva), è ormai un fatto di salute pubblica.

Il mio pesciolino viveva quindi beato, accudito e riverito (addirittura una volta lo portammo in ferie con noi, a riprova che l’impero occidentale è ormai agli sgoccioli), finché a qualcuno non venne in mente che si sentiva solo. A me sinceramente non sembrava, tra l’altro non sapevo nemmeno se fosse maschio o femmina, e nemmeno se esistessero pesci rossi maschi o femmina se è per quello, e insomma mi impietosii e ne comprai uno in un negozio di pesci rossi. Il nuovo arrivato era d’aspetto bruttarello, anzi ad un esame più approfondito risultò mancante di un occhio; mi sembrava indelicato riportarlo indietro, e commisi un grave errore. La mattina dopo infatti il nostro Fufi galleggiava sull’acqua a pancia in su, con lo stomaco innaturalmente gonfio, tanto che nel tentativo estremo di restituirgli una decente linea di galleggiamento provammo persino a bucargli la pancia con un ago; ma non ci fu niente da fare, era morto e non credo di contentezza.
Lo seppellimmo con una degna cerimonia nel giardinetto condominiale; spreco a mio avviso, in quanto avrebbe preferito concludere il suo ciclo come pasto per il gonfio gatto del cortile e non come mangime per lombrichi; ma tant’è. Incollerito con quello che ritenevo il responsabile della dipartita lo tenni a stecchetto per qualche giorno; poi un giorno pulendo di malagrazia la boccia il reo mi scivolò nel water. Avrei potuto ancora recuperarlo ma a che pro? Il ricordo di Fufi era ancora vivo. Tirai lo sciacquone, e via.

In realtà avrei voluto farlo, ma non lo feci.  Il mio buon cuore è proverbiale, ed inoltre non vorrei incorrere nelle ire di quel rappresentante di non so quale associazione talebana che ha protestato con la Rai per aver permesso a Francesco Gabbani, il piaccia o non piaccia vincitore di Sanremo, di farsi accompagnare sul palco dell’Eurofestival da un ballerino vestito da scimmia. Basta sfruttare l’immagine degli animali! Ha tuonato il prode. In questo caso non me la sentirei di invocare la camicia di forza, la cara vecchia cura della zappa dovrebbe essere sufficiente.

Non mi è ignoto che, dall’alba dei tempi, l’uomo ha sempre mitizzato alcuni animali identificandoli con qualche divinità; così come alcune prescrizioni igieniche si sono dovute ammantare di precetto religioso per poter essere rispettate. Nel tempo alcune abitudini sono cambiate, ad esempio i vicentini hanno quasi del tutto abbandonato la pratica di magnare gatti con la polenta, e può darsi che col tempo anche i cinesi la smetteranno di mangiare cani; ma che una nuova religione pretenda di imporre la divinizzazione di tutte le specie animali lo trovo un po’ eccessivo. In India le vacche saranno pure sacre ma le pecore se le mangiano, eccome.

(138 – continua)

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Alluci ed altre estremità

La suprema intelligenza che presiede all’invio delle e-mail dopo avermi bersagliato per mesi, come vi ho informato, di profferte da educate e benintenzionate signorine dell’Est Europa, visto che non c’era trippa per gatti ha iniziato a bombardarmi con proposte commerciali di altro tenore.

Le offerte coprono un ampio spettro di bisogni, e vanno da:

  1. cura miracolosa dell’alluce valgo; ci ho messo un po’ a capire cosa fosse questo alluce valgo e ora che l’ho capito temo che le mie estati in spiaggia non saranno più le stesse e sarò ossessionato da questi fastidiosi inestetismi;
  2. cura miracolosa della micosi delle unghie, di questo sono abbastanza informato, purtroppo è una delle complicazioni della chemioterapia, promettere soluzioni miracolose mi pare azzardato;
  3. prolungamento miracoloso dell’erezione con garanzia di durata congrua;
  4. allungamento miracoloso dell’organo riproduttivo (dell’uomo, specifichiamo), fino a 7 (sette!) centimetri, con metodi naturali, grazie ad un ritrovato dal nome evocativo di Penirium.

Sorvolando sui punti a) e b), per i punti rimanenti non so se qualche rimostranza o lamentela sul mio conto sia giunta all’orecchio della suprema intelligenza di cui sopra, nel qual caso me ne corruccerei.

Tra l’altro, in epoca in cui tutti sono diventati medici e ognuno dice la sua sulla validità e l’opportunità delle vaccinazioni, questi mi sembrano i mali minori.
Io ricordo che a noi ci vaccinavano contro il vaiolo (debellato grazie alle vaccinazioni) e la poliomielite; la vaccinazione era obbligatoria ed era una specie di iniziazione, specialmente quella del vaiolo, con quel pennino che andava a incidere il braccio. Ora fanno i tatuaggi, ridicoli! Noi si che avevamo un tatuaggio come si deve. Il mio assomiglia vagamente ad un teschio, e ne vado molto fiero.

L’altro giorno ho visto un filmato, non so se di bufala si tratti, in cui delle operose operaie cinesi iniettano nei  gamberi destinati all’esportazione una strana sostanza gelatinosa. L’operazione serve ad aumentarne artificialmente il peso ottenendo quindi un guadagno truffaldino. D’ora in poi me ne guarderò bene dal frequentare quegli allettanti all-you-can-eat a 9 euro e 90 centesimi!

Il procedimento di gonfiaggio dei gamberetti, forse complici le bottiglie di Falanghino e Barbaresco che ci siamo scolati abbiamo degustato la sera stessa con degli amici, non mi ha lasciato dormire serenamente creando delle strane associazioni; mi attanagliava il dubbio che l’aumento del volume avvenisse a scapito, come dire, della consistenza; a meno che il liquido iniettato non abbia un funzionamento analogo a certi termostati, per chi è pratico di idraulica, nei quali la cera contenuta all’aumentare della temperatura si scioglie espandendosi e andando ad aprire la valvola dell’acqua fredda. Un’informazione corretta dovrebbe evidenziare che un conto è iniettarsi la sostanza al polo ed un’altra all’equatore.

Per la durata, invece,  la pillola miracolosa promette, a seguito di seri studi, di allungarla fino al 76% in più e beneficiare quindi di una svolta di 180° nella vita di coppia. Tenendo presente che il 76% di zero resta sempre zero, avrei anch’io dei rimedi naturali da suggerire: il primo consiste nel ripassare le tabelline partendo da quella dell’undici e andando avanti; anche il pensare alle bollette di fine mese può aiutare ma non al mutuo, che lì c’è il rischio che la fantasia avvizzisca, per così dire.

A proposito di cazzoni, voglio vedere con che faccia gli amici americani continueranno a dare del patetico pagliaccio all’illuminato e moderato presidente della Corea del Nord, dopo quello che si sono messi loro in casa.

Letta la lista dei paesi messi al bando, mi sorprende che manchino Arabia Saudita ed Emirati Arabi, da dove proveniva la maggior parte degli attentatori delle Torri Gemelle. Mi preoccupa anche che in cima alla lista sia stato posto l’Iran: non vorrei fosse il preludio ad una bella campagna di bombardament esportazione della democrazia di cui non mi pare abbiamo il bisogno.

Concluderei con un appello ai tanti italo-americani, soprattutto a quelli che grazie a Tremaglia hanno ottenuto la possibilità di mettere il becco anche nelle faccende di casa nostra: ma insomma, dal 1994 in poi le nostre vicende non vi hanno insegnato niente? E cavolo, state un po’ più attenti!

(121 – continua)

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Beato te che non capisci un cavolo

Chi l’avrebbe detto appena qualche anno fa che in poco tempo avremmo avuto gli strumenti per collegarci in tempo reale con vecchi compagni di asilo, commilitoni di cui avevamo perso le tracce, compaesani sparsi per il mondo e parenti desaparecidos?

Ricordo che un giorno il mio vecchio capo, di fronte all’esplosione dell’Internet, mi chiese che ne pensassi e che cosa ci avremmo potuto fare. Con la mia consueta sagacia risposi come nella réclame del Chinamartini: “Düra minga, düra no”. Con questo si capisce perché io sono io e Zuckerberg è Zuckerberg.

Gente di cui non abbiamo sentito la mancanza per decenni, cordialmente ricambiati, ricompare nella nostra vita grazie alla potenza del social network, reclamando per ciascuno un pezzo della nostra esistenza: ti ricordi la maestra tale?  ti ricordi il professor talaltro? ed il capitano tizio? e il collega sempronio?
Gente di cui avevamo perso le tracce, che magari già all’epoca non sopportavamo, riemerge dall’angoletto polveroso in cui era stata relegata per chiederci l’amicizia. Tutti si aspettano che tu sia rimasto uguale a quello che loro ricordano tu fosti; cosa impossibile, perché anche ammettendo che  lo avessero capito veramente bisogna vedere se lo ricordano correttamente, e cosa ricorderebbero poi? Quello che apparivi o volevi apparire, la tua immagine in un’epoca in cui forse nemmeno tu lo sapevi, chi eri.

Io ad esempio ho attraversato tutte le superiori fregandomene dei compagni di classe. Esclusi due o tre, gli altri mi stavano tutti o antipatici e nemmeno cordialmente, o francamente sulle scatole. Cosa pensassero di me non mi tangeva; non vedevo l’ora di prendere il mio trenino e di tornarmene a casa alla mia vita vera. Erano alieni, come io lo ero per loro: contenti reciprocamente. Che amicizia volete chiedermi, che quando era l’ora di essere amici veramente ci siamo schifati?

Così si ha a che fare con degli sconosciuti; con persone con le quali si è condiviso un tratto di strada ma delle quali si ignora tutto.
Si cerca così di capire come la pensano dai post, dai commenti, ma l’esercizio diventa impegnativo perché anche dall’altra parte scatta lo stesso meccanismo; per non sbagliare ci sono degli argomenti che è meglio evitare in assoluto, me ne sono fatto un elenchino come promemoria al quale cercherò di attenermi il più possibile.

Argomenti di cui assolutamente non parlare per non perdere le amicizie:

  • Politica
  • Grigliate di carne
  • Omosessuali
  • Ruberie della Juventus
  • Immigrati
  • Gnocca (con le donne)
  • Religione
  • Libri (per non apparire troppo intellettuali)
  • Teatro (vedi Libri)

Argomenti di cui si può parlare senza paura di perdere amicizie:

  • Gatti
  • Cani
  • Vacanze preferibilmente al mare
  • Gnocca (con gli uomini)
  • Cibo (limitandosi agli antipasti, primi e dolci; secondi a base di carne e pesce da evitare)
  • Vittorie dell’Inter (non molto spesso)
  • Malattie esantematiche dei bambini
  • La Casta
  • Musica, fingendo competenza
  • Allarme caldo / Allarme freddo a seconda della stagione

Seguendo questo semplice vademecum si avrà la certezza di apparire un perfetto coglione, come del resto tutti ricordano si fu stati: ma le amicizie saranno salve.

(110 – continua)

p.s.:
mi sono cimentato con forme verbali di cui non sono sicuro al 100%. Spero di averne sbagliate almeno la metà, anche questo aiuterebbe nella considerazione e stima generale.

china-martini