Grave ma non gravissimo!

Per un attimo lunedì sera, mentre il telegiornale continuava e ripetere in loop le immagini della guglia della Cattedrale di Nostra Signora di Parigi che crollava, ho pensato a quello che sarebbe successo da noi se fosse andata a fuoco, Dio non voglia, la cupola del Duomo di Milano.
Innanzitutto avremmo avuto il nostro ministro dell’Interno in prima fila, vestito da vigile del fuoco, a coordinare i soccorsi; poi, in ossequio ai tweet di Trump, sarebbe intervenuta una squadra di Canadair che avrebbe così finito di distruggere quello che il fuoco aveva risparmiato; infine si sarebbe scatenata la caccia ai responsabili e, seppure lontani, i sospetti si sarebbero appuntati sulla sindaca di Roma Raggi e sul predecessore Ignazio Marino.
Che bello un paese dove quando c’è un terremoto tutti diventano sismologi, quando c’è un disastro aereo tutti ingegneri aeronautici, quando c’è un’eruzione tutti vulcanologi e quando c’è un incendio tutti pompieri!
E qualcuno osa dire che la scuola in Italia non funziona, quando ad ogni momento sforna brigate di ingegni eclettici!

A dire il vero di incendi abbiamo una discreta esperienza, se si pensi a quelli del Teatro La Fenice di Venezia e del Teatro Petruzzelli di Bari: entrambi dolosi, il primo a cura di due elettricisti in ritardo coi lavori spaventati dalla penale da pagare, ed il secondo di cui si sono scoperti solo gli esecutori e non i mandanti. Saranno stati annoiati? Come dichiararono qualche tempo fa quei ragazzi mostri che diedero fuoco ad un barbone.

Mi ha confortato l’autorevole parere di Vittorio Sgarbi, che il conduttore non ha avuto il coraggio di smentire per non incorrere nell’accusa di capritudine, che in sostanza ha detto che il danno è grave ma non gravissimo: la cupola si ricostruirà, così come era già stato fatto nell’Ottocento, e di opere d’arte non ce n’erano rimaste moltissime, come del resto sa chi ha avuto modo di visitare di persona la cattedrale.

L’ultimo ricordo che ho di Notre Dame in realtà è un non ricordo: non sono riuscito ad entrare perché per una serie di disguidi avevamo dovuto portarci dietro il cane (che ha quindi avuto la fortuna di visitare Parigi prima di molti umani) il quale, non essendo battezzato, in chiesa non era ammesso: ingiustizia secondo me perché tra quella torma di turisti che giornalmente la infesta c’è sicuramente gente molto meno meritevole, ma tant’è. Quindi mi sono limitato a passeggiare davanti all’ingresso, dandomi un certo tono, aspettando che i miei accompagnatori completassero la visita, sperando a dire la verità che qualche francesina venisse ad accarezzare le orecchie al simpatico cagnolino ma questo non è accaduto.

Di seguito poi abbiamo avuto il nonsense dell’edizione straordinaria del TG per discutere sul niente. Si fa davvero fatica a capire certe scelte editoriali: abbiamo la guerra a due passi e quasi ce ne fottiamo, brucia una chiesa, pur importante e simbolica, e ci si imbastiscono ore di parole a vuoto. Se il fiume di retorica si fosse potuto dirigere sulla cattedrale, altro che canadair! Le fiamme si sarebbero spente in un attimo. Era molto meglio la replica di Montalbano in programma, cancellata per dar spazio a questi professionisti del bla bla: e poi mi chiedo: ma com’è possibile che le telecamere della Rai non ci fossero? Le riprese erano da telefonini di privati o dalla Tv francese: ma che accidente di fine hanno fatto i nostri soldi? Ora per di più che il canone si paga in bolletta elettrica, e dunque anche le entrate sono aumentate, in quale buco nero finiscono? Grillini, mi rivolgo a voi dato che siete molto attenti agli scontrini, specialmente se degli altri: com’è possibile che quando eravamo poveri avevamo sedi in tutti il mondo, e adesso gli inviati parlano da delle terrazze che potrebbero essere benissimo su un capannone di Saxa Rubra?

Mi unisco comunque al generale cordoglio, così come a quello degli juventini che hanno perso per l’ennesima volta la Coppa dei Campioni, e formulo un augurio: amici francesi, ce la farete veramente in cinque anni a ricostruirla? Perché poi per me comincerebbe ad essere un po’ tardino. Non porterò più il cane, prometto!

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Fotografato il buco nero!

La scienza esulta: Einstein non era un pirla!
Gli scienziati sono riusciti a riprendere le immagini del centro della galassia M87 posta a ben 55 milioni di anni luce dalla terra: evviva!

Speriamo ora che, magari con un cannocchiale anche meno potente, si riesca a far finalmente luci sui buchi neri della nostra storia recente, anche se per questo temo che ci voglia un genio ben più grande di Einstein.

A proposito, non è curioso che andiamo a scoprire buchi neri nell’universo e invece a uno che i buchi neri di questo pianeta li aveva pubblicati gli è toccato stare segregato 7 anni in un buco di ambasciata dell’Ecuador ed essere infine imprigionato per conto terzi dai brexitari?

Dopo questa scoperta comunque niente sarà più come prima, e lo stesso concetto di buco nero come l’avevamo immaginato nella nostra adolescenza viene rivoluzionato. Che te possino, Einstein!

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Finalmente avremo la cittadinanza a punti!

A dimostrazione di quanto la Cina sia avanti anni luce per quanto riguarda l’attenzione posta al benessere dei propri cittadini, è di questi giorni la notizia che ad alcuni cittadini è stato impedito di acquistare biglietti aerei e ferroviari in quanto aventi un basso rating sociale.
In pratica, come fanno da sempre le agenzie Moody’s, Standard & Poor’s, Fitch eccetera, società private partecipate da grandi multinazionali la qual cosa potrebbe far nascere qualche dubbio sulla loro imparzialità ma sorvoliamo, queste agenzie dicevo assegnano voti agli Stati sulla loro affidabilità, cioè sulla fiducia che chi gli presta soldi possa riprenderseli: qui si tratta essere appena più capillari ed assegnare a ciascun singolo cittadino un Social rating, un Credito Sociale.
Lo Stato cinese intraprende questa strada con le migliori intenzioni, si tratta infatti di creare “un ambiente di opinione pubblica nel quale il mantenimento della fiducia sia percepito come glorioso”, e “che rafforzerà la sincerità negli affari governativi, quella commerciale, sociale e la costruzione della credibilità giudiziaria”.

E chi potrebbe essere contrario a tanta benevolenza?

Ma vediamo un po’ come viene redatta questa pagella. La valutazione abbraccia diversi aspetti di una persona: se si pagano le bollette e le rate dei prestiti, se si mantengono gli impegni contrattuali, la trasparenza delle informazioni personali, il comportamento dedotto dalle abitudini di acquisto, le relazioni sui social media ed i commenti dati nelle varie discussioni.
Detta così sembra un po’ una cosa da Grande Fratello, ma confidando nella saggezza cinese cercherò di capire quali invece possono essere i vantaggi per la collettività.

Innanzitutto c’è da dire che in qualsiasi parte del mondo se uno non paga le bollette e le rate dei prestiti, o le paga tardi, non è che sia tenuto proprio in palmo di mano; e la stessa cosa se qualcuno si prende degli impegni contrattuali/lavorativi (scadenze, consegne, aderenza ai requisiti, qualità) e non li rispetta, non è che possa aspettarsi dei “bravo” ed una riconferma al prossimo giro, a meno di non essere intrallazzati con qualcuno dei committenti a cui magari si paga una tange commissione.

Le nostre informazioni personali sono ormai a disposizione di cani e porci, pensate solo alle decine di call center che ci funestano le giornate con chiamate indesiderate ed alle pubblicità che ci bombardano, tanto varrebbe andare in giro con il numero di telefono stampato in fronte che la situazione non cambierebbe di molto.
In quanto alle abitudini di acquisto siamo profilati in mille modi: ogni volta che in un supermercato si usa una carta sconto, quando si usa bancomat o carta di credito, quando si acquista su Internet… e del resto la Social Card che il nostro governo, non quello cinese, si appresta a dare ai destinatari del reddito di cittadinanza, non prevede anche un controllo sulle spese “etiche”? Anche questo con la migliore intenzione, certo, per evitare che uno si vada a spendere la paghetta alle macchinette del bar: ma sempre controllo è.

Mi viene in mente che qualche tempo fa acquistai su Internet dei costumi da donna, per i ragazzi del teatro, e da allora continuano ad arrivarmi delle pubblicità di abbigliamento femminile anche intimo e magari qualche algoritmo potrebbe annoverarmi tra i rappresentanti di famiglie non tradizionali.

Infine, le relazioni sui social ed i commenti. Si è sempre detto “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” quindi se tra le “amicizie” su Facebook, per dire, ne intrattengo con una pletora di sgallettate si potrebbe pensare che sia un tipo un po’ farfallone: lungi da me, naturalmente, anzi proprio l’altro giorno ho rifiutato la richiesta di amicizia di una simpatica ragazza indonesiana con la quale non avrei saputo che argomenti condividere. E in quanto ai commenti… finalmente! Su questi social c’è gente totalmente fuori di testa alla quale andrebbe tolta anche la licenza di guida, oltre che il diritto di voto: e ritengo che sia un provvedimento di salute pubblica metterli in condizione di non nuocere a se stessi ed al prossimo. Tra l’altro, come ho detto spesso, il suffragio universale è sopravvalutato come dimostrano certe elezioni recenti in ogni parte del mondo, perciò sarebbe il caso di dare almeno una sfoltita ai votanti.

Dunque, amici, nessuna paura. Tanto siamo già tutti controllati e schedati, almeno la Cina lo ufficializza e anzi, permette un controllo sociale, come le pagelle esposte di una volta: come mai io ho preso 3 e lui 6? Cos’ha lui che io non ho? (Tra l’altro per una stupidissima interpretazione della privacy ora i voti non possono più essere esposti. Grandissima stupidaggine, perché permetteva di controllare se venivano fatti favoritismi e ingiustizie… quindi schedati e profilati si, ma le pagelle no…)

Se poi proprio qualcuno voglia provare a tirarsene fuori, il rimedio ancora c’è: pizzini e contanti…

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Mimì e Cocò

Finalmente la Seleçao brasiliana ha trovato i degni eredi del trio delle meraviglie Didì, Vavà e Pelè: i formidabili Mimì e Cocò sono pronti a scendere in campo e far rivivere i sogni dei tifosi verdeoro.

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Segnati dall’ondata di suicidi avvenuta in seguito all’umiliazione subita nei mondiali del 2014, dove la squadra di casa venne brutalizzata dagli spietati germanici, sono stati sguinzagliati per tutto il mondo degli osservatori per segnalare i migliori talenti in circolazione: altro che il sopravvalutato Neymar, altro che l’evanescente Coutinho!

Qui si sta parlando di giocatori di classe limpidissima, una spanna sopra i Kakà e Dudù ai quali l’anziano ex-presidente di una delle due squadre di calcio milanesi, quella con la maglietta più brutta, soleva inculcare i rudimenti dell’Elogio della follia di Erasmo da Rotterdam.

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Il festoso popolo brasiliano dunque potrà tornare tranquillo a ballare la samba e passeggiare per la spiaggia di Copacabana, abbandonando le tristezze della bossa nova e della deforestazione dell’Amazzonia, degli omicidi di attivisti politici e sindacali, di rappresentanti degli indios e di propugnatori delle libertà civili: grazie a Mimì e Cocò si alzerà il velo sulla propaganda disfattista, Marielle Franco non è stata uccisa ma è morta di freddo, come del resto Gesù, e la foresta pluviale amazzonica non è una meraviglia ecologica ma solo un enorme rottura di coglioni.

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La prima partita della nazionale rinnovata dovrebbe essere giocata contro il combattivo Venezuela, sulla carta il risultato è scontato in quanto il divario tecnico è notevole ma nel calcio non si sa mai, la palla è rotonda ed a volte rimbalza addosso a chi la tira: non è sicuro ad esempio se sabotare le reti delle porte possa minare il morale dei giocatori venezuelani o piuttosto spingerli a giocare con più determinazione.

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Nell’attesa, che sta diventando spasmodica, le scuole di ballo stanno preparando per il prossimo Carnevale nuove coreografie, ispirate ai due palleggiatori; via al trenino con il duo delle meraviglie:
A-E-I-O-U-ipselon,
A-E-I-O-U-ipselon,
Fio Maravilha, nós gostamos de você
Fio Maravilha, faz mais um pra a gente ver!¹

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¹ Quando suonavo ai veglioni questa non mancava mai… che bei tempi ragazzi.

Tutta colpa di Marco Polo! (come chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati)

L’altra sera, aiutato da un paio di bicchierini di melogranello, mi sono trovato a riflettere su qual è stato il preciso momento in cui i cinesi sono passati ad essere, anziché risorsa come ci è stato ripetuto per decenni, una minaccia mortale nientemeno che per la nostra libertà.

Il melogranello è un liquore a base di melagrana¹ che ho acquistato alla Fiera dell’Artigianato a Milano; per i miei gusti è troppo dolce ma mi tiene compagnia nei momenti di nostalgia verso il paese natale, che addirittura ha il melograno nello stemma comunale.

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Nel coro degli allarmisti si distingue l’anziano ex premier che si candida al parlamento europeo con lo scopo dichiarato di arginare la penetrazione gialla: mi sono detto che se è preoccupato persino lui, che pure con i cinesi ha fatto fior di affari non ultimo la vendita della sua titolatissima squadra di calcio, evidentemente qualcosa di vero deve esserci e devo affrettarmi a capirlo, anche perché la bottiglia sta finendo.

A proposito di penetrazioni, una delle partecipanti alle famose cene eleganti del suddetto ex premier nonché testimone al processo contro di lui sembra sia stata avvelenata con materiale radioattivo, come nelle peggiori spy-story. Una deputata marocchina dello stesso partito dell’ex premier invita con indubbio tempismo a ricercare mandanti ed esecutori tra i propri connazionali. Non risulta comunque che siano sospettati i cinesi.

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Può essere stato per le squadre di calcio? Non credo. Per l’incetta di bar, di negozi di parrucchiere e barbiere, di centri estetici e massaggi? Per l’invasione di all-you-can-eat e sushi bar? Fastidiosi certo, ma non a livello di minaccia mortale (anche se sugli avvelenamenti sarei possibilista). Sarà perché hanno preso in mano gran parte del settore del divano (altro che artigiani della qualità!) e della stoffa, nonché delle tintorie? Sarà per i negozi di cover e di pile per i cellulari?

Il mio quartiere si è trasformato a poco a poco in una dependance cinese, molto discreta peraltro: finanziano persino la parrocchia, in quanto hanno in uso alcuni locali dell’oratorio altrimenti inutilizzati, e li usano per insegnare il cinese ai bambini cinesi nati qua; magari quando andrò in pensione mi iscriverò anch’io. Ed il ristorante cinese ha preso in affitto il piazzale della chiesa per usarlo come posteggio per i clienti, esclusi naturalmente gli orari delle messe. Il nostro parroco non deve aver colto la minaccia mortale: invece è più sensibile al destino del Venezuela, in quanto l’altra domenica ci ha invitati a pregare per i poveri bambini venezuelani ai quali il loro presidente non vuole bene.

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E’ strano però che finché i cinesi ci servivano per produrre merci a costo basso ci andavano bene, anche se contribuivano ad abbassare sia la qualità dei prodotti che gli stipendi degli addetti di qua: è la globalizzazione, ci dicevano, magari all’inizio porta qualche disagio a qualcuno, ma vedrete che alla lunga ci sarà benessere per tutti.
Peccato che questa “narrazione” era un po’ come la storia nella nipote di Mubarak: una bugia bella e buona, e quelli che ci si sono trovato in mezzo, perdendo posti di lavoro e diritti, non l’hanno presa molto bene. Ci hanno guadagnato, e moltissimo, in pochi: tutti gli altri si stanno ancora chiedendo come mai tutto questo benessere non si è riversato su di loro; finora il giochetto di mettere i poveri contro i più poveri sta funzionando, anche se qualcuno ogni tanto sbrocca: che possa durare per sempre però non ci giurerei.

Sabato sono stato a teatro, al Piccolo Teatro di Milano, imbucato con una benemerita associazione di pensionati. La storia, ben recitata dal bravo Silvio Orlando, era di una malinconia così struggente che mi ha fatto sperare in una prossima rivoluzione mondiale che sfoltisca le fila dell’umanità. Sono sicuro che io sarei nelle fila degli sfoltiti in quanto facente parte di quelli con la pancia piena che vanno a teatro a Milano al Piccolo Teatro a riflettere sui mali dell’esistenza: tra di loro c’è sicuramente anche qualcuno che ai suoi tempi è stato maoista ed aveva in mente di cambiare il mondo ma adesso è contrario al reddito di cittadinanza perché così i giovani non hanno lo stimolo per cercar lavoro.

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Diciamocelo francamente amici: ma cosa sarebbero gli italiani se Marco Polo non avesse portato dalla Cina gli spaghetti? Saremmo rimasti in balia della polenta (per la quale peraltro avremmo dovuto aspettare più di un secolo Cristoforo Colombo) ed avremmo litigato furiosamente, ci si sarebbe divisi tra chi la preferisce molle con la salsiccia in mezzo, chi abbrustolita, chi taragna, chi cuncia con il formaggio filante ed il burro: ed hai voglia a suonare il mandolino! Perciò ben venga quel miliardo e mezzo di cinesi a visitare la nostra Disneyland mondiale; ben vengano i loro container zeppi di cianfrusaglie; ben vengano parrucchieri improvvisati e massaggiatrici volenterose. Speriamo solo che dopo averci comprato le squadre di calcio non imparino pure a giocare a pallone…

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¹ La pianta si chiama melograno. Il frutto si chiama melagrana. In questo blog come sapete si dispensa cultura a mazzi e soprattutto a gratis.

Felicità! (Счастье)

Grazie Ucraina!
Lo sospettavamo da tempo, ed ora ne abbiamo l’autorevole conferma: Al Bano è un pericoloso sovversivo!

Personalmente sono stato testimone dell’affetto e persino della devozione di cui è oggetto il nostro cantante in Russia, tanto da indurlo a richiamare in servizio l’ex moglie Romina per una rentreé memorabile, evento che come italiano mi ha inorgoglito anche se sinceramente non mi capacitavo di come potesse essere possibile, ma adesso tutto è chiaro: Al Bano è un amico di Putin, e prova ne sia che ha cantato più volte con il coro dell’Armata Rossa, una volta diretto persino da Toto Cutugno!

Basta e avanza per ritenerlo persona non grata e metterlo al bando: ma non illudetevi, amici ucraini! Il nostro cantante è immortale e sarà qua per fortuna anche quando il vostro governo sarà morto e sepolto: tra l’altro se aveste chiesto il parere delle circa 230.000 connazionali presenti nel nostro paese, non credo che tra i problemi maggiori dell’Ucraina vi avrebbero elencato ai primi posti Al Bano.

Ma tant’è, in questi tempi bui è sempre un piacere potersi fare una risata, e dopo mesi che qua ci triturano i cabasisi con tunnel si – tunnel no come se ne andasse dell’intera civiltà occidentale (e divido le responsabilità tra governo e opposizione, anche quando il governo l’opposizione se la fa da solo: ci avete rotto le scatole. Il mondo non casca ne col tunnel ne senza tunnel, di cose da fare in questo paese ce ne sono a bizzeffe anche senza tunnel quindi finitela e cercate di essere seri).

Dunque grazie ancora, Ucraina! Ci avete regalato un momento di vera felicità, più ancora della nomina di Lino Banfi all’Unesco; da parte mia prenoto il prossimo concerto del mio idolo al Cremlino: Al Bano, ti amo!

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Perché non si dica che sia affetto da pregiudizi verso il popolo ucraino!

Abend

Nel gergo dei dinosauri informatici come me, l’acronimo abend sta per “abnormal end” ed indica la fine inaspettata di un programma, che può avere diverse cause: in genere si tratta di dati in input non corretti e non controllati (esempio tipico: un dato alfabetico dove ci si aspetta un numero) ma si può trattare anche di errori di analisi o di programmazione che inducono il programma a percorrere strade non previste finché non si imbatte per pura fortuna in una via d’uscita oppure, più frequentemente, si schianta: Abend.

Proprio ieri è precipitato un aereo in Etiopia; e quando si parla di Corno d’Africa non posso fare a meno di pensare a mio nonno attorniato da negretti a piedi scalzi, che immagino correre spingendo aerei fatiscenti fino al faticoso decollo.
Niente di tutto questo: l’aereo caduto era un nuovissimo Boeing 737-Max8, un aereo del costo di oltre 100 milioni di dollari, vendutissimo in tutto il mondo.
Poco più di tre mesi fa un aereo simile era caduto in Indonesia, con le stesse modalità: poco dopo la partenza, con grossi problemi di stabilità della altezza e velocità.

Si parla di un sensore non funzionante, o calibrato male, che ha considerato la normale ascesa del velivolo per raggiungere la quota di crociera come il pericolo dell’aereo di andare in stallo, cioè di precipitare a causa della mancanza di aria sotto le ali: per cui il sistema automatizzato (il programma) ha abbassato repentinamente la punta verso il basso, e si è innescata una lotta tra il pilota umano che cercava di rialzare l’aereo ed il sistema che lo riabbassava. Ha vinto, purtroppo, il sistema.

Nonostante i test siano sempre più sofisticati, sia hardware che software, è risaputo che i problemi più grandi nella messa in produzione di un progetto si hanno all’inizio, perché si scopre appunto di non aver considerato proprio tutte le possibilità, o di aver sottovalutato la resistenza di certi elementi agli stress, o di non aver previsto il funzionamento sotto determinate condizioni: si corre allora ai ripari, con releases (rilasci) di nuovo software, aggiornamenti, eventualmente richiami di modelli per cui si riconosce il difetto di fabbrica.
Pensate a Windows: quante fix (correzioni) o upgrade (miglioramenti) vengono fatti dopo il rilascio?

E’ ovvio che un conto è fare programmi per contabilità, dove al massimo si possono confondere dei numeri ma non si ammazza (in genere) nessuno, ed un conto è fare programmi per far volare gli aerei: nel secondo caso ci si schianta veramente.

Nelle ultime settimane, in metropolitana a Milano, ci sono stati degli incidenti dovuti a frenate troppo brusche che hanno causato cadute di passeggeri, con ferimenti e fratture. In questi casi bisognerebbe tener d’occhio compagne di viaggio dotate di congruo airbag e tentare di appigliarcisi, ma se la decelerazione è troppo brusca nemmeno questo può garantire dal non subire seri danni.
Anche in questo caso si è parlato di sensori che dovrebbero accorgersi di ostacoli lungo la linea e rallentare la velocità per evitare o ridurre l’impatto: ma di ostacoli sembra che non ce ne fossero, e dunque i sensori hanno inviato gli impulsi sbagliati, oppure il programma che ha ricevuto l’impulso non si è comportato come avrebbe dovuto.

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Nel 1974 Roberto Vacca, un ingegnere, scrisse un profetico libro di fantascienza: La morte di Megalopoli, che parlava della fragilità delle società tecnologiche in cui un piccolo incidente poteva portare ad una reazione a catena devastante, fino al crollo della civiltà.
Il libro mi ha impressionato così tanto che da allora nutro una seria diffidenza verso la tecnologia: in auto ho il cruise control ma non lo attivo mai perché ho paura che poi non si disattivi: fa ridere, lo so, però ripenso ad un incidente di qualche tempo fa, quando un ragazzo ad un casello autostradale andò a travolgere a 150 all’ora un’auto con una coppia che stava pagando il pedaggio, e non si è mai capito se sia stato lui a sbagliare oppure il cruise che non si è disattivato.

Viviamo in un mondo dove la tecnologia e l’informatica sono sempre più pervasive: con il prossimo 5G saremo del tutto immersi in una rete globale, e non ci sarà più apparecchio elettronico che non sarà collegato ed accessibile.
Fino all’ultimo mi rifiuterò di sostituire gli elettrodomestici: non vorrei che si mettano d’accordo tra di loro, perché se la bilancia segnalerà che ho superato il limite, il frigorifero non si aprirà più…

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Aprono la bocca e gli danno fiato!

Un bel tacer non fu mai scritto, come disse il sommo Poeta o chi per lui, e quanto è lontano il tempo in cui quei bei politici democristianoni parlavano per ore senza dir niente e specialmente senza farsi capire da nessuno!
Ora invece il vanto del politico è parlare come si mangia, pane al pane e vino al vino, parlare come il “popolo”: ma il popolo che scimmiottano e solleticano è la plebaglia, perché il vero popolo ha decenza, educazione ed orgoglio; ed eccoli allora esprimersi come avvinazzati al bar, o ultras delle curve degli stadi, e allora l’insulto e il turpiloquio invece di qualificare come buzzurri diventano bandiere da agitare ai propri supporters, e manca solo che ci si metta a fare delle pernacchie in stile Bombolo o la gara di rutti come alla sagra della birra di Pontellazzo sul Manubrio.

In questa deriva quelli che dovrebbero essere i “moderati” rincorrono i “barbari”, in un corto circuito verso il degrado generale: così è possibile che il signor Guy Verhofstadt, rappresentante europeo di un partito che nel suo paese, il Belgio, rappresenta poco più dell’11% degli elettori, si senta autorizzato ad insolentire il Primo Ministro Italiano che rappresenta un governo i cui partiti che ne fanno parte sono stati votati, piaccia o non piaccia, da oltre la metà dei nostri concittadini¹, chiedendogli (in un italiano peraltro apprezzabile) quando la smetterà di essere il burattino di Salvini e Di Maio, invitandolo poi a prendere riferimento da italiani illustri come Spinelli, Ciampi, Mario Draghi e Napolitano.

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Non mi è assolutamente piaciuto che il pessimo presidente del Parlamento Europeo, l’italiano antonio tajani (il minuscolo è voluto), uno dei miracolati da Berlusconi, non abbia battuto ciglio durante l’esibizione del guappo fiammingo, che tra l’altro non si capisce a che titolo, essendo un noto liberista, sia andato a citare Spinelli: gli va bene che è morto, perché sennò gli farebbe mangiare il Manifesto di Ventotene, lui e il suo tatcherismo.

Il premier Conte ha incassato con abbastanza signorilità, ricordandomi il Rocky Balboa di “Non fai male! Non fai male!”, rispondendo che burattino è chi risponde alle lobby, ma poteva anche dire che “stupido è chi lo stupido fa” come Forrest Gump, sarebbe andata bene lo stesso.

La cosa che mi sembra che non capiscano, questi fustigatori di altrui costumi, è che mettendosi sullo stesso piano di chi contestano non li indeboliscono, anzi: personalmente quando sento parlare un Verhofstadt o un Dombrovskis o altri vattelapesca mi viene solo da pensare “senti da che pulpito viene la predica”, e penso che se avessero un minimo di umiltà (ma avrei potuto dire di intelligenza) invece di riempirsi la bocca di Spinelli (con la S maiuscola)  dovrebbero fare un mea culpa sulle ragioni per cui l’idea di Europa si è ridotta così come l’hanno ridotta, e ragionare sul fatto che la crescita di quei movimenti che condannano indignati in gran parte è colpa loro e delle loro stupide politiche.

Dedico pertanto a Verhofstadt & c., a conclusione di questo sfogo, una canzone di uno dei nostri rappresentanti più illustri, che meglio di tutti ha saputo rappresentare gli italiani in casa e nel mondo:

“Te c’hanno mai mannato a quer paese?
Sapessi quanta gente che ce sta’
a te te danno la medaja d’oro e noi te ce mannamo tutti in coro.
E va… e va….. chi va co’ la corente e’ ‘n’baccala’
io so’ salmone e nun me mporta gnente a me me piace anna’ contro corente….
E va….. e va….. che piu’ sei grosso e piu’ ce devi anna’
e t’aritroverai ner posto giusto e prima o poi vedrai ce provi gusto….”
Alberto Sordi

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¹Come questo sia stato possibile sono fatti nostri, e non è certo un belga che deve venircelo a spiegare. Tra l’altro il Belgio è stato per anni senza governo e nessuno se ne è accorto, a dimostrazione di come sono utili i politici da quelle parti.

Questa piramide s’ha da fare!

Gli archeologi egiziani guidati da Zawi Abbass hanno riportato alla luce un documento di eccezionale importanza, si tratta nientemeno che di un antico papiro che riporta un colloquio tra il famoso architetto Imhotep ed un suo collaboratore.

«Thon-n-Hell, per Osiride, è pronta questa analisi costi-benefici? Il Faraone Djoser si sta rompendo i coglioni, vedi di darti una mossa che quello ci fa tagliare la testa a tutti e due!»
«Maestro Imhotep, la commissione dei sommi sacerdoti di Eliopoli ha terminato i lavori, ed a breve verranno trasmessi i papiri ufficiali.»
«Bene, mio geometra. A proposito, preferisci essere chiamato geometra o ginecologo? Il geroglifico cambia, lo sai»¹
«Geometra, mio signore, grazie. Pratico la ginecologia da dilettante»
«Me ne compiaccio, caro Thon-n-Hell, del resto non serve essere dei professoroni per dare una sbirciata tra le gambe delle egiziane e sparare due fregnacce. Ma adesso dimmi, o testa di geometra, che c’è scritto in questo rapporto: positivo o negativo? Dammi in anteprima il responso, orsù!»
«O gran dottore, la conclusione dei saggi è stata ferma e inequivocabile»
«Questo mi sorprende, di solito questi saggi fanno tanto di quel fumo che non si vede più ad un palmo dal naso. E dunque, non lasciarmi sulle spine, parla geometra!»
«I saggi hanno detto testualmente: la piramide a gradoni è una gran cazzata. Con i soldi che il faraone sprecherà per questo ammasso di pietre si potrebbe migliorare il sistema idrico, dotare il popolo di abitazioni più decenti, e costruire persino delle scuole»
«Sistema idrico, abitazioni, scuole? Ma per Amon, Thon-n-Hell, ma siete impazziti? Ma che caspita vuoi che gliene freghi al Faraone delle scuole! La tua commissione del menga doveva solo decidere se era meglio una piramide a gradoni o una sfinge con la testa di Horus, che cacchio c’entrano le scuole? No, no, questo è inaccettabile! Sono già stati stampati i papiri?»
«Ci stanno lavorando mille amanuensi, o gran direttore»
«Mille amanuensi? Ok, si può fare. Adesso ti dirò esattamente quello che faremo, apri bene le orecchie geometra»
«Vi ascolto, signore.»
«Prendi tutti i saggi e gli amanuensi e li porti a Saqqara. Lì gli metti in mano una zappa ciascuno, e cominci a fargli spianare il terreno. Chiamala rivoluzione culturale, se ti fa piacere, così la sinistra non ci romperà le scatole. Se qualcuno protesta, buttalo ai coccodrilli del Nilo e amen. Tutto chiaro, testa di geometra?»
«Tutto chiaro, o gran costruttore. E… il rapporto?»
«Ficcatelo dove vuoi, Thon-n-Hell»
«Grazie, maestro»

 

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¹ In quei tempi non era raro che architetti fossero anche valenti medici, lo stesso Imhotep lo era. La tradizione è continuata per millenni tant’è che in Italia 4700 anni dopo un geometra ha esercitato abusivamente la professione di ginecologo per 35 anni prima di essere scoperto.

Conti aperti

Girovagando per siti politicamente scorretti ho trovato questa canzonetta che deve essere andata in voga nel 1940, sebbene testimoni dell’epoca sulla cui memoria faccio affidamento non la ricordino affatto.

I tempi ed i protagonisti erano drammatici mentre quelli attuali sono ridicolmente patetici: abbiamo inventato la perniciosa categoria dei sovranisti-interventisti,  che spero gli italiani (non i francesi, anche se a questo punto forse ne avrebbero una gran voglia) mettano al più presto in condizione di non nuocere. Per fortuna c’è Sanremo.

CONTI APERTI

Allungato è lo stivale
Fino all’Africa Orientale,
ma allargato adesso sia
con Biserta e Tunisia!

Torna Corsica rocciosa
Gemma italica preziosa
Villafranca? Il patto muoia
E a noi torni la Savoia!

Fuori fuori da Gibuti
Gli slombati ed i cornuti
Via aperta, è naturale,
di Suez per il canale!

Baldanzoso Deladier
Ripeteva i suoi “jamais!”
Ma per forza “aujourd’hui”
Dovrà dire sempre “oui”!

Cuginanze e sorellanze
Son finite, addio speranze!
Con i pianti e con i preghi
Francia tu più non ci freghi!

Con le buone e senza stizza
All’Italia torni Nizza
E l’inglese in tutta fretta
Ci ridia Malta e Valletta!

Con Badoglio e con Graziani
A Parigi gli italiani
Entreranno rosei e freschi
Incontrandovi i tedeschi!

O francesi ecco i nodi
Degli inganni e delle frodi
L’ora è giunta e certi conti
Siano resi tutti e pronti!

Aridatece Parmalat!

composit