All’assalto, tigrotte di Mompracem!

Altro che Yanez, Sambigliong, Tremal-Naik e Giro Batol! Sandokan avrebbe dovuto portare queste tigrotte all’assalto di Sarawak.
Avrebbero smontato la villa di James Brook mattone dopo mattone, pur di trovare la perla di Labuan. Sarebbe bastato dir loro “perla” per la verità, a Labuan nemmeno avrebbero fatto caso.

Sono passati 33 anni (il 6 gennaio 1976!) da quando in Italia andò in onda la prima puntata dello sceneggiato televisivo tratto dal libro di Emilio Salgari (un successo straordinario), io avevo già letto tutti i libri di Salgari che era uno degli autori che ai giovani della generazione di mio padre piaceva di più, la lotta del bene contro il male (l’odiato inglese), del povero contro il ricco, l’eroismo, l’amore impossibile di ceti e razze diverse…
E i luoghi esotici dove si viaggiava solo con la fantasia: la giungla del Borneo, l’India, la Malesia…

Se mi avessero detto che un giorno la passione per una giovane modella russa¹ avrebbe causato le dimissioni di un sultano malese l’avrei pensata una fantasia alcolica di un pessimo autore.

Eppure è successo e non mi rimane che scuotere la testa, alzare le mani e ripetere 100 volte: sono vecchio, sono vecchio, sono vecchio…

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¹ Non credo che nel 1976 l’aspirazione delle donne in Unione Sovietica fosse quella di sposare un sultano. Piuttosto quella di contribuire a demolire tutti i sultanati, e allora sembrava anche che sarebbe stato possibile.

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La partita di pallone

Perché, perché
la domenica mi lasci sempre sola
per andare a vedere la partita
di pallone
perché, perché,
una volta non ci porti pure me?
¹

Fra qualche giorno, come ormai sanno anche le pietre del deserto, si svolgerà a Gedda, importante porto commerciale dell’Arabia Saudita con più di 3 milioni di abitanti, nota finora perché una tradizione popolare la riteneva sede della tomba di Eva, la sventata che diede la mela ad Adamo costringendoci a guadagnare il pane col sudore della fronte almeno fino all’avvento del reddito di cittadinanza, a Gedda dicevo si svolgerà la partita valida per l’assegnazione della Supercoppa Italiana di calcio.

Non potendomi fregar di meno ne della Supercoppa (questa specie di madonna pellegrina del calcio, dove due squadre italiane vanno a giocare in una località esotica qualsiasi per intascare qualche milioncino di diritti televisivi _ spettacoli pietosi che continueranno finché ci sarà gente disposta a pagare per vederli: fosse per me i proprietari di tv a pagamento andrebbero tutti accattoni sotto i ponti _ ) ne tantomeno dell’Arabia Saudita dove sono sicuro al 100% non metterò mai piedi in vita mia come in tutti i paesi limitrofi, avrei fatto a meno di occuparmi della questione se non fosse per la canea che è montata sui diritti delle donne saudite, ed in particolare sul fatto che possano andare allo stadio non accompagnate da un uomo.

Addirittura il nostro ineffabile ministro dell’Interno si è chiesto come mai non si fosse levata alta la voce delle femministe ed in particolare della ex presidente della Camera contro questo evidente sopruso.

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Che vi devo dire, trovo commovente questo slancio di vicinanza verso le donne arabe; qualcosina magari bisognerebbe fare anche a casa nostra, dove anche l’anno scorso sono state uccise 83 donne, e dove qualche subumano si diverte quotidianamente ad offendere e minacciare sui social le donne più impegnate, tra cui proprio la ex presidente della Camera la cui levatura culturale e umana è lontana anni luce dalla sottospecie umana di questi ipodotati.

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Accusare l’Arabia Saudita di non far entrare da sole le donne allo stadio a me personalmente fa sorridere, è come se qualcuno entrasse in casa nostra, si abbassasse i pantaloni e defecasse sul divano, pisciasse sul ragù e stuprasse la barboncina di casa e noi lo invitassimo a mettere le pattine.

Purtroppo in questo mondo a rovescio gli afflati umanitari si scontrano col fatto che il nostro paese è uno dei maggiori partner commerciali dell’Arabia Saudita (tra l’altro importiamo più di quello che esportiamo: il petrolio costa caro) e per essere credibili dovremmo smettere di trafficarci insieme: quindi di Yemen, finanziamenti ai terroristi, eliminazione di oppositori e giornalisti meglio star zitti, ed è ammesso solo auspicare donne in bicicletta (voglio vederle a pedalare con quel caldo…) o al volante (ma da noi non si è sempre detto “donna al volante pericolo costante”?) o al cinema (si sono risparmiate un sacco di boiate come quella che ho visto io a Capodanno) o allo stadio (dopo i recenti fatti di Milano lo chiuderei anche agli uomini, figuriamoci alle donne).

Per la cronaca, le squadre che si affronteranno sono Juventus e Milan… dovrei concludere con un “vinca il migliore” ma capitemi…

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¹ “La partita di pallone”, Vianello-Rossi, cantata da Rita Pavone nel 1962

 

F28

Ci sono dei momenti in cui, in balia della tecnologia, ci si sente fragili e inadeguati. Questi momenti di solito capitano nei momenti meno opportuni: il telefono si scarica quando dovete avvisare di essere in ritardo, l’inchiostro della stampante si esaurisce quando dovete stampare le prenotazioni per il teatro, l’auto si guasta quando state per partire per le vacanze. Sfortuna, per i superstizioni, o Legge di Murphy per i fatalisti.

Al mondo esiste, anche se la cosa può meravigliare, chi non ha il telefonino e spesso nemmeno da mangiare, chi a teatro non è mai andato e tanto meno in vacanza. In sua presenza sarebbe meglio non parlare di sfortuna per questi contrattempi.

La vigilia di Natale il boiler a gas che scalda l’acqua con la quale la mia famiglia si lava è andato in blocco: F28. Failure 28, ovvero Malfunzionamento 28: da manuale si poteva trattare di tre diversi problemi, che venivano elencati in ordine di gravità: per ultimo la famigerata scheda elettronica. Non c’è elettrodomestico, per non parlare di automobili, che non abbia ormai una scheda elettronica e l’opinione comune, se si tratta di quest’ultima, è che sia meglio buttare tutto piuttosto che ripararla.

Al mondo esiste anche chi ha un accesso limitatissimo all’acqua. Esiste anche qualcuno che, a causa delle coltivazioni di avocado ad esempio, o della quinoa, di cui da questa parte del mondo andiamo ghiotti (non io) reputandoli cibi miracolosi e salutari, l’acqua che aveva se l’è vista togliere e razionare.

Ho dato fondo a tutta la mia sapienza tecnica, e cioè ho spento e riacceso l’interruttore, sperando che succedesse quello che succede di solito coi computers quando si impallano: ma niente, dopo un fremito che accendeva una piccola speranza, il messaggio ricompariva: F28. E chiamiamo il tecnico, la vigilia di Natale. Che miracolosamente c’era! Non proprio il titolare, ma una riserva al quale era toccato di essere di servizio, un po’ come quei soldatini a cui capitava di dover fare il piantone a Natale. Dopo una attesa nemmeno troppo lunga arriva, apre l’anta, gira l’interruttore esattamente come avevo fatto io, ed a lui si accende. Fa scorrere l’acqua, si scalda. Spegne, riaccende, funziona sempre. Mi guarda come se fossi l’ultimo dei deficienti; sono persino costretto a spiattellargli le credenziali, e cioè che sono figlio di idraulico e quindi un minimo me ne intendo: l’occhiata con cui mi squadra sottende che non ho imparato molto. Per farmi contento prova ancora due o tre volte, poi mi dice una frase che mi fa agghiacciare: quando ci sarà il 5G potremo collegarci direttamente dalla ditta, non ci sarà nemmeno bisogno di uscire.

Pare che per colpa di questo 5G dovremo cambiare i decoder delle televisioni, e qualcuno anche la televisione, perché il 5G andrà ad occupare delle frequenze radio attualmente appannaggio della televisione. Ci saranno persino degli sgravi fiscali per l’acquisto dei nuovi dispositivi (e io pago, direbbe Totò). Io avevo capito, quando si parlava di digitale terrestre, che man mano si sarebbe stati tutti cablati con la fibra ottica ed il segnale tv sarebbe passato di lì: ma devo aver capito male, perché anzi con il 5G pare che tutto passerà da quelle parti, e diventeremo un enorme dispositivo wifi.

Mi sono spaventato perché ho pensato ad un mio amico che l’altro giorno, avendo lasciato parcheggiata l’auto nuova fuori dall’ufficio del proprio amministratore di condominio, a Milano, si è trovato la macchina aperta con la centralina di accensione smontata. Lì per lì ha pensato che i ladri non fossero stati abbastanza abili, ma quando ha chiamato il carro attrezzi il meccanico gli ha detto che era stato fortunato, perché i ladri avevano smontato la centralina per portarla in qualche officina compiacente a resettarla, e sarebbero tornati a rimontarla e portargli via l’auto con tutto comodo.
Col 5G non si sarebbero dovuti prendere tutto questo disturbo! Volete che non ci sia qualche hacker capace di crakkare a distanza la centralina? Avrebbero aspettato che aveste messo la macchina in garage, l’avrebbero tranquillamente aperto col telecomando e fatta uscire da sola, come un modellino. Bei tempi che ci aspettano!

Nella civilissima Svezia della gente si è fatta volontariamente impiantare dei chip sottopelle. per comodità, dicono loro, così non devono ricordare le password, non c’è pericolo di perdere i badge, le carte di credito… avvicinano l’arto dove è presente il chip ad un lettore, ed il gioco è fatto. Qualcuno ha obiettato che magari così si perde un po’ di privacy, essendoci la possibilità di essere controllati istante per istante: la risposta è stata che tanto oggi come oggi siamo controllati lo stesso, tanto vale essere comodi… a me sinceramente queste alzate d’ingegno svedesi mettono un po’ paura, ricordo che l’eugenetica partì da loro, e che Hitler la perfezionò solamente…

Nel pomeriggio, verso le 16, la caldaia ha smesso definitivamente di funzionare. A quel punto avrei voluto avere lì l’incredulo tecnico per uno scambio amichevole di opinioni, ma aveva smontato di turno. Lo ringrazio comunque, perché mi ha permesso di ritornare un po’ bambino: ho messo su un bel pentolone d’acqua, ripensando a quando l’acqua calda non ce l’avevamo, il bagno lo facevamo solo una volta alla settimana, Cip era il compare di Ciop, la tv era in bianco e nero, eravamo poveri e non ci mancava niente.

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La Nato spianerà le buche di Roma!

Per far fronte all’emergenza buche l’amministrazione capitolina ha deciso di ricorrere alle maniere forti e di chiedere l’intervento dell’esercito. A mali estremi, estremi rimedi! Purtroppo, al momento della mobilitazione, ci si è accorti che non ci sono abbastanza soldati per l’opera meritoria, perché a parte quelli che abbiamo in giro per il mondo a cercare di mantenere un minimo di pace tra vicini riottosi o a volte ad aiutare ad inculcare la democrazia, quelli impegnati a presidiare i punti sensibili delle città in funzione anti-terrorismo, quelli impegnati in funzione anti-mafia, per le emergenze non ne rimangono tanti, e dire che tra incendi, terremoti, inondazioni e frane di lavoro ce ne sarebbe parecchio.
L’esercito sembra che non lo voglia nessuno, ma poi tutti lo invocano. Strano fenomeno!

Quanto avrebbe fatto comodo in questi tempi di buche e monnezza incendiata un bell’esercito di leva! Che magari si sarebbe potuto chiamare guardia nazionale, all’americana, o leva civile con funzioni di prevenzione e protezione appunto civile.

Trovandosi quindi in deficit di organico, l’esercito è stato costretto a chiedere aiuto agli alleati della Nato, che si sono detti felicissimi di spianare le buche di Roma, del resto l’hanno già fatto nel l’43, e persino i sette colli se occorre.

Qualche voce solitaria si erge a dire che forse basterebbe assumere qualche stradino o cantoniere, o dotare di pala e bitume i tanti pensionati pubblici che girovagano per l’Urbe, o magari aggiungere una postilla al reddito di cittadinanza: “obbligo pala”, come quando per l’assunzione di un violino alla Scala si mette “con obbligo di fila”. Oppure che le ruspe salviniane, magari affiancate da betoniere e rulli compressori, entrino in azione per obiettivi più impegnativi che campi Rom o baracche di disgraziati. Ma si tratta di bastian contrari, retrogradi che niente hanno a che fare con la modernità.

Dunque avanti, Savoia! Le brecce non ci mettono certo paura: le colonne corazzate non si fermeranno finché i Fori Imperiali non saranno completamente asfaltati. Tappare, e tapperemo!

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p.s. non vorrei sembrare affetto da paranoia, ma veramente mi sembra che la foto-montaggio con il pesce sia stata scattata a Como. Quello mi sembra viale Roosevelt (guarda a volte il caso) ma potrei sbagliare.

 

 

Tu quoque, Caie, fili mi!

Rassicuro gli amici lettori, sono ancora vivo se non del tutto vegeto. Un picco inopinato di lavoro mi ha travolto, ragione in più per auspicare che vada al più presto in porto la sacrosanta quota 100 che mi permetterebbe di avere più tempo libero. Così, non riuscendo a leggere come vorrei, mi astengo anche dallo scrivere.

Anche Olena & company sono preoccupati, e stanno pensando di chiedere il sussidio di disoccupazione, intanto che il loro autore preferito riscopra quella verve e quella joie de vivre che lo contraddistingueva.

Ogni tanto qualche episodio solleva il mio umore, come ad esempio l’altra sera quando al quiz “L’Eredità” alla domanda “A chi si rivolgeva Cesare, mentre lo stavano uccidendo, dicendo: Anche tu, figlio mio?”. La sublime risposta è stata: “A Caio”.  Purtroppo in quel momento stavo sorbendo una vellutata di zucca fatta amorevolmente e con competenza dalla mia signora, e lo scoppio di risa me l’ha fatta spargere sulla tovaglia, con rimbrotto seguito dal solito: “E vacci tu, allora, saputone!” che mi ha indotto a meditare sui danni del suffragio universale.

Per distrarmi, domenica scorsa, avevo in animo di visitare i mercatini di Emergency, a Milano, e dare un’occhiata all’Adorazione dei Magi del Perugino, in mostra a palazzo Marino. Mi sono quindi recato con l’intera famigliola alla stazione delle Nord da dove pendolo quotidianamente, per scoprire che c’era uno sciopero ed i treni non viaggiavano. Il tutto, minimizzavano le ferrovie Nord, per protestare contro un cambio di orario. Non dicevano, gli infingardi, che il nuovo orario prevedeva il taglio di oltre 150 corse giornaliere, sostituite in minima parte da autobus. Qualche illuminato in Regione Lombardia dovrebbe spiegare come mai si sono spesi miliardi per Pedemontane e Brebemi inutili (e se ne vogliono spendere altrettanti: le infrastrutture vanno fatte senza se e senza ma, va sostenendo il nostro Misirizzi¹ ) lasciando al palo i treni pendolari, che sarebbero stati più che necessari sia per decongestionare il traffico che per migliorare la qualità dell’aria: poi ci si riempie la bocca di lotta all’inquinamento, al riscaldamento globale bla bla! Qualche buontempone sostiene che bisognerebbe mangiare meno carne per contribuire a ridurre i gas serra: e allora io proclamo che lo farò solo quando le miniere di carbone saranno chiuse tutte, i pozzi di petrolio saranno prosciugati e le Ferrovie Nord faranno viaggiare i treni necessari!

Annullata per forza maggiore la gita milanese, ci siamo quindi orientati ai mercatini di Natale comaschi. Amici, posso affermare senza ombra di dubbio che poche cose mi rompono le scatole come visitare i mercatini di Natale. Diciamo che il livello è più o meno quello della Fiera dell’Artigianato di Rho, solo che lì almeno si mangia (non mi sono fatto mancare nemmeno quello, comunque, a S.Ambrogio quando notoriamente non c’è nessuno: bellissimo vedere gli stand degli Usa e dell’Iran vicini! Ignoro cosa sia stato esposto di oggetti di artigianato, io ho girato solo stand gastronomici assaggiando l’assaggiabile e comperando qualche liquore, in testa la Becherovka ceca ed il Mirto sardo). A Como, insomma, c’era il delirio. Non sono nemmeno riuscito ad avvicinarmi alle casette natalizie, prese d’assalto; mi sono rifugiato in una pasticceria davanti ad una cioccolata al peperoncino e qualche cannoncino a riflettere se sono io ad essere diventato troppo snob o gli altri ad essere diventati deficienti, e per un momento ho accarezzato l’idea di iscrivermi al partito democratico.

A proposito di Partito Democratico, sto leggendo la biografia di Michelle Robinson in  Obama, lo consiglio a tutti perché sia la sua storia che quella di suo marito Barak sono esemplari per capire un pò meglio l’America, questo paese di grandi opportunità,  grande vitalità e grandi contraddizioni… come si possa passare da Obama a Trump è un mistero che solo gli americani e gli hacker russi comprendono.

Se questo fine settimana riuscirò ad andare a Milano, Ferrovie Nord permettendo, non mancherò di fare un reportage fotografico, se non altro per aggiornarvi sullo stato del bananeto di Piazza Duomo!

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¹ Vago riferimento ad un uomo politico che stava meritevolmente perendo con il suo partito di portatori di gioielli in Tanzania ma si è ripreso a tal punto da diventare lo statista che tutti vogliono. Persino gli israeliani, per dire pure questi come si sono ridotti.

Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo!

Ci sarebbe voluta la voce stentorea di Bisteccone Galezzi per celebrare degnamente l’impresa dei nostri eroi, no, non i calciatori che oramai si fanno notare solo per i tatuaggi ed i fidanzamenti con veline e attricette, non per le pallavoliste brave si ma delle quali confesso non mi interessa conoscere i gusti sessuali nonostante qualcuna ci tenga particolarmente a spiattellarli, non i ciclisti, non i pugilatori e allora chi? Chi? Ma loro, i nostri mitici giocatori di bowling!

Degni discendenti di generazioni di giocatori di bocce, sport che ha avuto un forte calo di praticanti a causa della legge Fornero con conseguente innalzamento dell’età pensionabile, e appassionati fin da piccoli dei cartoni animati degli “Antenati”, emuli delle gesta di Fred Flintstone e Barney Rubble, al grido di Yabadabadù! hanno sgominato squadre agguerritissime, battendo in finale addirittura la selezione degli United States of America, che schierava un dream team di professionisti, che dei nostri volenterosi dopolavoristi pensava di fare un sol boccone.

Davide ha così ancora una volta sconfitto Golia; la tagliatella fatta a mano ha trionfato sull’hamburgher transgenico, e dopo aver dimostrato che non c’è bisogno di essere ‘sti gran professionisti per buttar giù qualche birillo, la nostra squadra ha strabattuto i palestrati statunitensi rimandandoli a casa con due pappine a zero sul groppone.

Se il nostro fosse un paese appena riconoscente i nostri eroi avrebbero dovuto sfilare in trionfo su un autobus scoperto lungo i Fori Imperiali, stando attenti ovviamente alle buche; ma i nostri non ci tengono ne ci tesero mai, per cui ci limitiamo a ringraziarli per il momento di vera goduria che ci hanno regalato.

E questo è niente! Vi è andata bene che abbiamo rinunciato ad organizzare le Olimpiadi 2024, altrimenti avremmo preteso di inserire nei giochi olimpici la ruzzola, ed allora si che vi avremmo fatto vedere ancora di più i sorci verdi!

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p.s. pare che mr. Trump, venutolo a sapere, abbia deciso l’embargo delle ruzzole all’Iran e fatto arrestare dai canadesi il presidente cinese della squadra di lancio della ruzzola di Pescocostanzo.

 

Per non parlare della flatulenza!

Tempo fa parlai della simpatica coppia che tutte le sere all’ora di cena esterna i suoi problemi intestinali, decantando le proprietà miracolose di un farmaco contro la sindrome da colon irritabile che coglie sfortunatamente entrambi i coniugi, e “per non parlare delle flatulenze!”, come si premura di informarci la gentile signora.
Per carità, meglio loro che la poverina con i denti sanguinanti, oppure la quindicenne affetta da prurito vaginale, affettuosamente consigliata sulla soluzione dalla esperta mamma.
E del resto, come dice l’orco Shreck, “Meglio fuori che dentro!”, noi cresciuti alle gesta della buonanima di Bombolo¹ non ci scandalizziamo di certo, e sicuramente i bambini saranno d’accordo.

Purtroppo ho una brutta abitudine, che è quella di guardare il telegiornale la sera. Chi te lo fa fare, direte, e non avete torto, ma purtroppo è uno di quei vizi di cui uno fa fatica a liberarsi, come il fumo: per un periodo cerco di resistere ma poi ci ricasco sempre. I primi venti minuti di telegiornale, immancabilmente, passano vedendo sempre le stesse facce, magari cambiando leggermente l’ordine: Di Maio, Salvini, il nuovo trio Lescano Bernini-Gelmini-Carfagna (a proposito: nota di merito per Mara Carfagna, quando ce vò ce vò parafrasando il più giovane dei vicepremier, che superando gli schieramenti di partito si è pronunciata contro il Ddl dell’ajatollah Pillon _ nomen homen _ sulla presunta “riforma” della disciplina delle separazioni matrimoniali e degli affidi dei figli. Mara, facce sognà), la Meloni, Martina (tallonato da Renzi). Solo Leu e i Verdi restano un po’ in ombra, sarà che non esistono?
Ognuno di questi personaggi esterna senza che venga mai in mente ad un giornalista di fare una domanda che sia una: si limitano a reggere il microfono ed annuire con gravità come se avessero di fronte dei premi Nobel o l’oracolo di Delfi. In pratica fanno l’asta di microfono, mestiere comunque remunerato abbastanza bene che se fossi stato più furbo avrei potuto intraprendere anch’io, se solo mi fossi deciso a prendere la tessera di partito giusta.
Tra l’altro Martina, povera stella (non mi si dica che insisto sempre su quelli, ma che ci posso fare, me le tirano fuori dalla penna come se fossero ceffoni), ha criticato il ministro 5S che ha dichiarato di voler fare finalmente una legge sul conflitto di interessi (loro ce l’hanno già pronta, ha detto con sprezzo del ridicolo: bè, che aspettavate a tirarla fuori, che morisse Berlusconi?) e invece Renzi ha detto che bisogna andare oltre il PD e recuperare il contatto con i movimenti. Lodevole, se non fosse che il PD l’ha ammazzato lui ed i movimenti li ha fatti scappare tutti in questi anni: comunque auguri, continuiamo a farci del male come diceva Nanni Moretti.

Essendo venuti a noia ai pubblicitari i lati B femminili, hanno deciso finalmente di sdoganare il sedere maschile. La cosa devo dire che ha generato un consenso unanime in tutte le donne che conosco, indipendentemente dall’età. Anche la domanda sbarazzina: “Succhino?” detta in modo da confondersi con zucchino è una genialata dei creativi, a cui faccio tanto di cappello.

A proposito di flatulenze, sembra che i vegani ne siano maggiormente affetti, a causa della dieta di erba che come si sa fermenta e quindi può causare gas fastidiosi. Leggevo di una stalla in Usa esplosa a causa dei gas di scarico delle mucche, che ovviamente non mangiano bistecche.

Tornando al telegiornale, sembra che voglia tirare la volata a chi ne sostiene l’inutilità: infatti tolti i primi venti minuti di cui ho già parlato, e degli ultimi cinque dove si parla di sport spettacoli e gossip, nei restanti cinque minuti a parte la rubrica della Santa Sede o di Confindustria (a proposito, il direttore ha criticato il reddito di cittadinanza perché a suo avviso 780€ sono troppi quando al Sud lo stipendio medio è di 830€. E non ti vergogni? ci sarebbe stato da chiedergli. Ma non mi pare di aver sentito la domanda) ci viene raccontato ogni starnuto di Trump, ignorando di solito gli altri sette miliardi di coinquilini di questo pianeta, a meno che non siano vittima di qualche catastrofe epocale e solo se c’è di mezzo qualche occidentale. A proposito, in Congo è in corso una devastante epidemia di Ebola, ma chi se ne frega. Idem del presidente del Brasile che è a favore del disboscamento dell’Amazzonia per permettere ai latifondisti di coltivare la soia, ma chi se ne frega, l’importante è che ci ridia indietro Battisti. O del campo di concentramento di Gaza, che a parlarne ci si becca degli antisemiti, o di quello che si sono detti al vertice di Palermo sulla Libia, dove gli stessi che sono andati a distruggerla ora premurosamente si prodigano per “ricomporre i dissidi”, compresi i francesi che hanno fatto fuori Gheddafi perché tra le altre cose voleva superare il loro franco coloniale, il franco CFA: ma si, chi se ne frega!

Ed è meglio fregarsene, perché altrimenti ci si fa il sangue cattivo, si digerisce male e pure l’intestino ne risente e si irrita. Per non parlare poi della flatulenza!

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¹ Chi l’avrebbe mai immaginato che alcuni dei film con Bombolo sarebbero diventati dei cult, o che ci sarebbe stato da rimpiangere la prima repubblica. Anzi, mi sa che proprio quelli che hanno fatto diventare cult i film di Bombolo rimpiangono più di tutti la prima repubblica. A me i film di Bombolo facevano cagare, ed anche la prima repubblica: ma sulla prima repubblica è da un bel pezzo che non sono più tanto sicuro.

Elina Svitolina!

Confesso di non seguire molto il tennis. Come ho detto, ai miei tempi gli sport popolari erano il calcio, il ciclismo e la boxe: tutti gli altri o non esistevano, o erano riservati a chi poteva permetterseli, e non erano molti.
Nel mio paese tra l’altro non c’erano nemmeno campi da tennis, i primi vennero costruiti quando ero già grandicello, all’inizio degli anni ’70: la novità attirò qualche giocatore, a cui non mi accodai per qualche buon motivo e cioè: l’attrezzatura bisognava acquistarla ed il campo bisognava affittarlo (pagando). Chi ce lo faceva fare, quando potevamo giocare a pallone gratis per ore ed ore?
Poco prima era stata costruita una bellissima pista di pattinaggio a rotelle, anche quella gratis! dove generazioni di ragazzini si ruppero denti e braccia, cadendo o sbattendo sui corrimano di recinzione.
Ricordo la Coppa Davis del ’76, quella vinta dai quattro moschettieri Panatta, Bertolucci, Barazzutti e Zugarelli in Cile, nel plumbeo Cile del dittatore Augusto Pinochet, ma più per le discussioni politiche che per l’effettivo evento sportivo. Dopodiché, che devo dirvi, è un gioco che non capisco, non mi appassiona e francamente questa pallina che continua ad essere buttata da una parte all’altra del campo mi annoia.

Stamattina dentro al treno pendolari delle ferrovie Nord che mi vede assiduo frequentatore pioveva. Non so come mai ma filtrava acqua dall’alto e sgocciolava sopra alcuni posti. Era divertente vedere gente che ingolosita dal posto libero, una rarità dopo poche fermate dalla partenza, si sedeva e dopo pochi secondi, rendendosi conto della situazione, si alzava a razzo. Comunque poco male, era stato diramato allarme meteo e quindi eravamo tutti muniti di ombrello.

Leggendo il giornale ho così scoperto che esiste questa tennista ucraina, Elina Svitolina, molto brava e con un nome ed un carattere decisamente sbarazzini anche se in quanto ad avvenenza la posizionerei a qualche lunghezza dalla russa Maria Sharapova. Tra parentesi, sono rimasto uno dei pochissimi a sfogliare il quotidiano in treno. Qualcuno legge i titoli delle notizie dai telefonini, qualcuno all’arrivo prende il quotidiano gratuito, Metro. Io bandirei sia i cellulari dal treno che i quotidiani gratis all’uscita della stazione, due misure di salute pubblica forse eccessive ma necessarie.

Sembra incredibile ma sta finendo anche l’era della cancelliera tedesca Merkel. Ha annunciato l’abbandono della Presidenza del suo partito in forte calo di consensi, mentre il governo di coalizione traballa e non si vede come possa rilanciarsi. Ci mancheranno gli scherzi goliardici (cucù!) e gli apprezzamenti che il nostro arzillo ex-premier le riservava. Riposi politicamente in pace: i posteri giudicheranno se, dopo tutti questi anni al potere, lascerà un partito, un paese e un continente migliori di quelli che ha ereditato.

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Il teletrasporto è realtà!

La comunità scientifica è in subbuglio: scienziati dell’Arabia Saudita hanno infatti comunicato di aver inventato il teletrasporto umano!

La notizia ha sconcertato gli ambienti accademici, tenendo conto che la scoperta più importante degli ultimi anni in Arabia Saudita era stata quella che anche le donne, nonostante la evidente menomazione causata dal loro stesso sesso e con opportune precauzioni quali ad esempio la presenza di un accompagnatore, possono guidare l’automobile, mentre per la bicicletta si sta ancora discutendo.

Una equipe di studiosi ha portato avanti in segreto gli esperimenti, svolti dapprima sugli animali; si è passati dai topi ai cammelli, con iniziali fallimenti che non hanno tuttavia demoralizzato i ricercatori: ibridi toppelli, topi ruminanti con la gobba, e cattopi, cammelli che razzano indefessamente.
Ma la perseveranza e la tenacia degli arabi sauditi hanno avuto la meglio su ogni difficoltà.

L’Italia ha partecipato agli esperimenti con un consulente di eccezione: Giovanni Brusca, che è stato però sostituito in corso d’opera dal Mago Silvan in quanto si è ritenuto che quest’ultimo fosse più qualificato relativamente alle riapparizioni.

Gli esperimenti si sono svolti in segreto presso il laboratorio allestito nel consolato saudita ad Istanbul, per non destare sospetti. Purtroppo il primo tentativo è stato funestato da un incidente. La prima cavia umana avrebbe dovuto essere un volontario, il cinquantaduenne portinaio Hussein Barabak: purtroppo nel momento di dare corrente all’apparecchiatura è entrato nel consolato un giornalista a cui occorrevano dei documenti per sposarsi e che è passato sotto il macchinario, credendolo un metal detector.

Hussein Barabak, nel tentativo di fermare il giornalista, ha urtato la manopola con le coordinate della riapparizione: al momento non è quindi dato sapere dove il giornalista si sia rimaterializzato, potrebbe trovarsi alle Honolulu (difficile, secondo gli esperti) come sotto qualche metro di sabbia nel deserto.

Ma un incidente, per quanto deplorevole, non fermerà la scienza!

 

Arrestati i bronzi di Riace!

La procura di una ridente cittadina calabrese nota come Svizzera d’Italia ha compiuto una importante operazione tesa a scongiurare il traffico di opere d’arte.

Per evitare che a qualcuno venga in mente di trafugare i preziosi reperti conosciuti come “bronzi di Riace” o che ne possa trarre vantaggi indebiti come ad esempio favorire il traffico di turisti con conseguente aumento dell’inquinamento e del traffico, vera piaga a queste latitudini, ha fatto prelevare le due opere dal Museo della Magna Grecia dove facevano indebito sfoggio della loro virilità e le ha poste agli arresti domiciliari.

Soddisfatto il ministro dei Beni Culturali: “Chissà cosa diranno Saviano e i buonisti” ha commentato.