Cronachette della fase tre (23 giugno – 1 luglio)

Questa settimana non ho seguito molto le vicende del mondo, è morto mio padre e tanto mi è bastato; certo rispetto ai miei genitori sono stato molto più fortunato perché mia madre è rimasta orfana di sua madre a cinque anni e mio padre del suo a sedici;  come orfano sono abbastanza attempato dunque, e sono grato a mio padre di aver aspettato la fine dell’emergenza per mollare gli ormeggi, altrimenti non avrei potuto andare nemmeno al funerale.

Funerale con mascherine, distanziamento, ma non ho potuto né voluto evitare gli sbaciacchiamenti di parenti e amici… ero un po’ timoroso perché consapevole che erano loro a rischiare di più, sono io quello proveniente dalla regione ancora infetta! Abbiamo reso onore alla vecchia cerqua¹, se fossimo stati a New Orleans avremmo chiamato anche la banda comunque abbiamo passato due giorni a bisbocciare con i miei fratelli e qualche parente rimasto, più che un lutto è stato un bel rito di esorcizzazione. Il prete mi ha detto che in quest’ultimo periodo sono morti un sacco di anziani (e me ne ero accorto dalla quantità di manifesti appesi sui muri) ma non di Covid, perché mica si muore solo di quello, ma semplicemente di vecchiaia. Mio padre è morto in poltrona, buffo per uno che le comodità le ha sempre schifate: ci metterei la firma, ma non su questa poltrona da smart working che è scomoda, come sapete.

Comunque l’economia riparte: in autostrada per 550 chilometri una fila ininterrotta di camion e il prezzo della benzina sta pian piano ritornando ai livelli pre-Covid. Nessuno metterà mai un freno a questa deriva, possibile che andiamo su Marte e non siamo capaci di far viaggiare le merci su rotaia anziché su camion? A proposito di merci su rotaia, sono già passati 11 anni dalla strage della stazione di Viareggio… riporto dal Fatto Quotidiano dell’altro giorno: “La prescrizione ha già cancellato i reati di incendio e lesioni colpose gravi e gravissime. Gli unici capi d’imputazione rimasti, ovvero il disastro ferroviario e l’omicidio colposo plurimo, sono legati al filo dell’aggravante dell’incidente sul lavoro.” e non commento, ma mi chiedo come possa esistere prescrizione per certi reati. O ci sono o non ci sono, la prescrizione è solo una beffa per le vittime, ma nel paese dei cavilli e degli avvocati tutto è possibile.

Visto che il frigorifero era vuoto ho anticipato la visita alla Coop e ho constatato ancora una volta che non esiste più l’alcool. Purtroppo non mi sono ricordato di farmene una scorta al paese, perché lì si trova, ma tutto sommato meglio così perché non sarei stato troppo tranquillo a viaggiare con una tanica nel portabagagli, ricordo la fine che fece il povero Scirea in Polonia, quando venne tamponato…

Per il resto non mi sembra sia cambiato molto durante la mia assenza: Berlusconi (anzi, di più i suoi a dire la verità) strilla al complotto dei giudici politicizzati, l’Iran ha spiccato un mandato di arresto contro Trump per l’assassinio del generale Soleimani, oggi a Salerno sono state sequestrate 14 tonnellate (!) di droga per un valore di oltre un miliardo di euro. Roba da non credere… che fine farà? L’altro giorno dopo il funerale ho rivisto un pezzo di “Quelli della San Pablo” con Steve Mc Queen, dove gli americani per far sparire un carico di oppio lo bruciavano nelle caldaie della nave, creando una nuvoletta stupefacente. Succederà la stessa cosa agli 84 milioni di pasticche o con qualche cavillo dovremo restituire pure quelle e con tante scuse?  Tanto qua liberiamo tutti..

Amiche e amici, basta mugugni, basta reprimende: chi vuol essere lieto sia, del doman non v’è certezza; per farmi compagnia mi sono comprato un nano da balcone, l’ho nascosto tra le piante ed ho aspettato che la giardiniera se ne accorgesse; dopo qualche giorno l’ha scoperto ed ha guardato in alto, forse pensava fosse caduto dal cielo, volevo lasciarglielo credere ma purtroppo mi è scappato da ridere, mi ha sgamato e ha riguardato in alto scuotendo stavolta la testa. L’ho chiamato Pappolo, un po’ mi assomiglia, tiene le mani dietro la schiena e gli piace guardare chi lavora, e anche lui racconta pappole…

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¹ Non è un errore: da noi la quercia si chiama così…

Cronachette della fase tre (19-22 giugno)

Finalmente delle bellissime giornate, il solstizio d’estate si è presentato nel modo migliore; sabato sera abbiamo interrotto il rituale della pizza perché siamo andati a festeggiare i trent’anni di matrimonio di una coppia di amici, aperitivo nel loro giardino; a norma eravamo fuorilegge, non siamo congiunti ed era un piccolo assembramento, dato che eravamo una decina; abbiamo mantenuto per quanto possibile le distanze di sicurezza, è un po’ buffo ma ci siamo adattati. Io ho contribuito alla bisboccia con soppressa veneta e prosecco, molto apprezzati, ed ho poi distribuito delle copie autografate di “Una birra per Olena”, queste meno gradite ma accettate unicamente per stima personale. Probabilmente nessuno di loro la leggerà ma confiderà che alla mia scomparsa possa diventare un caso letterario.

Come previsto il primo sabato dall’apertura della frontiera c’è stato l’assalto degli svizzeri ai supermercati italiani; turisti alimentari, sono ridotti male, poveri svizzerotti.

Bei segnali di ritorno alla normalità: festeggiamenti in piazza per la vittoria del Napoli sulla Juventus in Coppa Italia (con gustosissimo scambio di invettive Salvini – De Luca: quest’ultimo è ormai uno dei miei idoli, dovrò metterlo nell’altarino che sapete, tra Mourinho e Trapattoni…); le spiagge affollate, con famiglie molto allargate; del resto non si dice che con soli sei passaggi si può conoscere qualsiasi persona del mondo? Gratta gratta magari siamo tutti imparentati, per via di Eva…

Anche per il lavoro si prospetta un ritorno; dalla prossima settimana i dipendenti inizieranno a tornare nelle rispettive sedi, a Roma al 50%, a Milano il 32%; vuol dire che, se di un gruppo fanno parte in dieci, ne torneranno cinque alla volta. Per i consulenti come me ancora non si sa, come ho detto prima di settembre non mi aspetto novità. Mi sto comunque rompendo le scatole, lo smart working o lavoro a distanza (che sia intelligente è tutto da vedere) non è un modo di lavorare che mi piaccia e mi auguro davvero che non passi questa idea malsana della bellezza del lavoro segregato, con la scusa che uno se lo può gestire come vuole. Balle grosse come case, per uno che se lo può gestire ce ne sono mille che devono sottostare alle regole che gli vengono imposte, con in più tutte le scomodità del lavorare da casa. Qualcuno pensa che sia normale anzi auspicabile lavorare così, abolendo i rapporti fisici, eliminare buona parte della comunicazione, specialmente quella non verbale; vivere in una bolla che finisce nei confini della propria abitazione… solidarizzo con il sindaco Sala: basta con questo smart working!

Il sottopassaggio invece è tornato ad essere una schifezza, ma dove li trovano tutti questi guanti?

Sembra che sia al lavoro una task force, a cui ha dato vita la Durex insieme alla Anlaids, per studiare gli effetti della pandemia sulla sessualità e per dare delle linee guida per una sessualità consapevole ai tempi del virus. Durex è preoccupatissima perché si aspettava che durante l’isolamento coatto il consumo dei contraccettivi salisse alle stelle invece con loro grande delusione la gente si è buttata su pizze e pane fatto in casa e il sesso dopo un primo momento di entusiasmo ha avuto un calo verticale. Come risollevarlo? Come primi consigli si raccomanda di evitare gli assembramenti anche a letto che secondo me è una buona abitudine, poca brigata vita beata, e di evitare le posizioni dove ci si respira troppo addosso.

Amiche e amici, con l’augurio che possiate mettere al più presto in pratica queste sane regole di comportamento vi auguro una buona serata, che da parte mia cercherò di onorare con orecchiette cime di rape e salsiccia, vermentino sardo e naturalmente la replica di Montalbano. A presto!

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Cronachette della fase tre (18 giugno)

Ormai sono diventato una scheggia a far spesa: 30 minuti netti dall’ingresso all’uscita, prendendo tutti gli articoli della lista. Ho dovuto protestare per far aggiungere qualche alimento salvavita come carne o affettato; la verdura come è noto mi è preclusa perché “non sono capace di sceglierla”, mentre bene o male al bancone della macelleria basta chiedere… niente alcool e niente guanti, ormai lo scrivo solo per la cronaca. Avete visto la nuova pubblicità della Coop in televisione, con quella parete di verde verticale? Ecco, quello è il nostro negozio. Bello, no? Però non c’è l’alcool, peccato.

L’altro giorno ha fatto notizia un articolo di un quotidiano spagnolo, tal Abc, di ambienti conservatori e monarchici (cosa sarà, una sorta di OP spagnolo?), che parlava di un finanziamento di 3 milioni e mezzo di euro che nel 2010 Maduro, fino a prova contraria l’ultimo presidente venezuelano eletto dal popolo, avrebbe dato a Casaleggio per il sostegno al progetto 5S. Sinceramente non mi pare che i 5S siano ‘sti gran socialisti da meritare l’appoggio dei boliviani; strano che Abc non abbia tirato in ballo Fidel Castro o magari Kim Jong-un. Abbiamo già parlato dello stato della nostra informazione, ma mi chiedo ancora: ha senso rilanciare notizie così farlocche senza uno straccio di documento che le suffraghi? Non perché ci siano di mezzo i 5S, intendiamoci, per wuanto mi riguarda  se anche quei soldi li avessero presi avrebbero fatto bene, ma mi pare probabile quanto una sovvenzione di Bill Gates… intendiamoci, non è che sia appassionato delle vicende interne 5S nè dei loro travagli: hanno avuto un’opportunità storica ma in gran parte non erano all’altezza, né di destra né di sinistra non è un programma, è solo confusione: ci vuole tempo a costruire una classe dirigente… E se si è rivoluzionari bisogna far saltare le teste, con i clic si fa poco.

Iniziano ad arrivare mail e offerte per vacanze, viaggi e villeggiature; quest’anno confesso di non essere molto ispirato, magari qualche giretto in Italia in macchina, ma niente di che; tra l’altro sono in ballo con un impianto dentale (non mio) che mi costerà come una piccola utilitaria (avete sentito a proposito di quella catena spagnola che ha chiuso lasciando tanti pazienti senza denti e senza soldi? Si, perché spesso dato l’importo delle cure propongono un finanziamento con qualche società di prestiti: quindi, anche se loro scappano, le rate alla finanziaria bisogna comunque continuare a pagarle… se uno ha la possibilità è meglio pagare “a stato di avanzamento lavori” almeno se scappano non ci si rimette proprio tutto) perciò quest’anno faremo vacanze con impianto. Una volta non c’erano queste possibilità: una bella protesi e via… sembra che i croati siano specializzati in questi tipi di interventi, spesso offrono anche viaggio e soggiorno per andare a farsi rimettere i denti; io l’avrei anche fatto, dato che i denti non erano i miei, e tra l’altro la pubblicità metteva in mostra delle belle infermiere, ma alla fine abbiamo optato per lo studio di fiducia.

Vorrei parlare di statue abbattute ma servirebbe più spazio; posso capire che quando c’è un cambiamento turbolento di regime i simboli di quello vecchio vadano abbattuti, ma dopo anni o secoli mi sembra ridicolo. Ad esempio mi dispiacque molto quando un paio di anni fa a Budapest decisero di rimuovere la statua di Imre Nagy, comunista che si era opposto all’invasione sovietica nel 1958, e pagò con la vita (io ho fatto in tempo a vederla, per fortuna); dopo sessant’anni è stato ancora vittima, stavolta della furia iconoclasta di Orbàn, in nome di un anticomunismo fuori tempo e contesto; perché contestualizzare vorrebbe dire ammettere che l’Ungheria nella seconda guerra mondiale ha aiutato Hitler ad invadere l’Unione Sovietica, e dunque non ci si poteva aspettare molta comprensione dopo appena tredici anni dalla fine della guerra, con tante ferite ancora aperte…

Per la miseria, e gli Stati Generali? Non ne ho parlato nemmeno oggi. Sarà che sotto sotto non me ne frega niente perché mi aspetto già come andrà a finire? E a voi, amiche e amici? Va bè, vediamo domani cosa avranno combinato… buon pomeriggio!

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Cronachette della fase tre (17 giugno)

Sembra non voglia più smettere di piovere; non bastasse, da tre giorni verso sera si scatena un temporale con grandinata, ieri mia moglie era fuori in macchina ed ero molto preoccupato. Lei dice per la macchina, ma non è (del tutto) vero. Stamattina per la prima volta dall’inizio di questa storia non sono riuscito a fare la passeggiata fino all’edicola, pioveva troppo; allora ho preso l’occasione ed ho fatto il cavaliere, ho accompagnato in auto mia moglie al lavoro e poi sono andato a prendere il giornale. L’amico Giuseppe se la prende comoda, un pendolare gli tiene il posto permettendogli di andare a fare colazione; questo pendolare, un mio amico di origine abruzzese, lavora al Comune di Milano ma non può fare lo smart working e nel periodo del lockdown, dato che è anche volontario della Croce Azzurra, ha scelto di prendersi una stanza a Milano piuttosto che tornare a casa e rischiare di contagiare gli anziani genitori. Probabilmente, essendo juventino e berlusconiano, sono stati i genitori a chiedergli cortesemente di starsene lontano invece di averlo tra le balle tutto il giorno, ma questa è solo una mia illazione.

Segnali di normalità: l’altro giorno in Italia c’è stato il primo morto in un incidente con il monopattino; era un sessantenne, ci sono rimasto male perché non pensavo che qualcuno della mia età potesse scegliere questo mezzo di locomozione. A mio avviso è molto pericoloso, adatto forse per strade senza buche, e molto rischioso nel traffico. Occorrerà infilare qualche norma ad hoc nel codice stradale, penso. L’altra notizia invece è che operaio scendendo dal tetto su cui stava lavorando è caduto e si è infilzato su un paletto della vicina recinzione, morto sul colpo. Perché queste notizie allegre, direte? Solo perché in questo periodo sembrava che si dovesse morire solo di Covid, e invece no, purtroppo si muore di tutto e non è che scampati dal virus non ci possa cadere un vaso in testa. Questo per essere ottimisti, del resto anche Lazzaro dopo essere resuscitato di qualcosa è poi morto, è la vita.

Ieri sera ho chiamato come al solito a casa, ha risposto la signora che assiste qualche ora i miei, quando non ci sono i miei fratelli (santi); mio padre mi ha salutato, forse scambiandomi per il dottore, dicendo che non lo facevano mangiare, che tenerezza. Chissà che mi inventerò io, se arriverò alla sua età. Ma vale la pena poi arrivarci?

A proposito di pendolari, l’altra sera un ragazzo nigeriano, un rider, uno di quelli che porta a casa la roba da mangiare schizzando in bicicletta di qua e di là, non ha potuto prendere il treno di ritorno da Milano a Como perché Trenord, avendo ravvisato un incremento del numero di questi ragazzi, ha ritenuto di limitare le biciclette che possono salire. Stiamo parlando di mezzanotte, l’ultimo treno utile, il ragazzo ha dato in escandescenze, è stato portato in questura e ne è uscito con qualche contusione. Riflettiamo sul fatto che mentre tutti erano chiusi in casa e questi continuavano a portare da mangiare erano degli eroi; che il numero è cresciuto perché tantissima gente è in casa a lavorare in smart working e non ha tempo e voglia per cucinare (prendete me: prima uscivo dall’ufficio e tutto quello che dovevo fare era andare in mensa e scegliere tra tre primi, tre secondi eccetera: adesso per lo più insalata e affettato…) e che tantissimi arrivano dai paesi o dalle città limitrofe, che devono fare? Devono mangiare anche loro, o no? E’ stato proposto di lasciare le biciclette in deposito. Si, bella idea, chi lo paga? Questi guadagnano due lire e devono pagare il deposito? Senza contare che la bicicletta magari gli serve a tornare a casa, una volta arrivati in stazione… insomma, è un po’ come il monopattino: a problemi nuovi ci vogliono soluzioni nuove…

Perbacco, mi sono accorto di non aver parlato di Stati Generali: ma non saranno anche questi Stati Generali? O tutti dovranno incatenarsi davanti a Villa Pamphili per farsi ascoltare?

Facciamo così: diamoci appuntamento a domani e dedichiamoci a risolvere i problemi del paese, o addirittura del pianeta. Che ne dite, amiche e amici, si può fare? A domani, allora.

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Cronachette della fase tre (16 giugno)

Devo dire che, rispetto ai giorni della fase due, ora per terra si vedono molti meno guanti abbandonati. Non è che siano aumentati il senso civico o la frequenza delle pulizie: è solo che i guanti non si trovano, e quindi si tende a riutilizzarli. Ai fini igienici è una stupidaggine perché l’utilità dei guanti monouso si ha solo se li si usa appunto una volta sola, ma se si va in giro a toccare a destra e sinistra tanto vale che si usino le mani nude, almeno quelle le si può lavare… in questo senso penso che l’Oms abbia ragione quando ne sostiene l’inutilità. Io ad esempio da un mesetto, ovvero da quando non si trovano più, continuo a disinfettare l’ultimo paio che mi è rimasto, per fortuna lo uso solo quando prendo il bus e lo faccio ormai di rado… anche diversi supermercati non mettono più i guanti all’ingresso, ma dei sacchettini che si devono infilare alle mani e che io perdo regolarmente perché per mantenerli indossati bisognerebbe avere le mani palmate, escrescenza che sfortunatamente l’uomo non ha ancora sviluppato, con poche eccezioni. A proposito di supermercati il rispetto della distanza è ormai un optional, la paura è passata e quindi la gente tende ad ammassarsi come ai bei tempi. A mia cognata addirittura una consumatrice compulsiva ha strappato di mano una piantina di geranio che stava valutando, altro che saremo tutti più buoni…

Da ieri gli svizzeri possono tornare a fare acquisti in Italia: grande giubilo tra i commercianti comaschi che si aspettano un grande afflusso. Parecchi svizzeri vengono a far spesa in Italia perché da questa parte della frontiera alimentari, vestiario ed altro costano meno; grazie a questo turismo sono fioriti un sacco di supermercati tanto che la frequenza pro capite da queste parti credo sia una delle maggiori al mondo. Ne abbiamo bisogno? Non credo, considerando che in gran parte si tratta di catene straniere. In compenso i comaschi riprendono a far benzina in Svizzera, che costa un po’ meno nonostante lo sconto che la Regione applica a chi abita abbastanza vicino alla frontiera (come me, per capirci). Curioso questo modo di essere patriottici andando a portare soldi nei paesi vicini: se ognuno rimanesse a casa propria non sarebbe meglio?

A proposito di svizzeri oggi ho letto che nell’ottobre scorso su un treno tra San Gallo e Lucerna è stata ritrovata una valigia piena d’oro (170.000 euro di valore); da allora il proprietario non si è fatto vivo per richiederne la restituzione. Amici, non siate timidi! A chi non è mai capitato di perdere una valigia piena d’oro, non c’è da vergognarsene. Ricordo quel mio amico sbadato che dimenticò sul treno un portatile appena comprato; quando gli chiesi se fosse soddisfatto del nuovo acquisto sbiancò e corse in Stazione Centrale dove ovviamente non trovò niente; per una settimana tempestò di telefonate l’ufficio oggetti smarriti ma del suo portatile nemmeno il caricatore. Mi chiedo se qualcuno abbia mai trovato qualcosa nell’ufficio oggetti smarriti, io ci ho provato un paio di volte con degli ombrelli ma devono avermi letto in faccia che ero senza speranza e mi hanno liquidato senza complimenti.

In città è stato chiuso il dormitorio per i senza tetto. Normale, succede tutti gli anni finita l’emergenza freddo; quest’anno a causa del Covid la Caritas l’aveva gestito ben oltre la scadenza. Peccato che i senza tetto aumentino sempre ed una sistemazione non si vuol trovare, il Comune trascina la questione da più di un anno e adesso la gente è per strada. Preoccupata per il decoro urbano persino una componente della maggioranza di centrodestra (FdI) si è mobilitata: siamo umani, perbacco, diamo un tetto a questi barboni! Quindi hanno tirato fuori dal cilindro un posto già attrezzato, peccato che per soli 30 dei 70 posti che servirebbero: e gli altri? Senza contare che tra l’annuncio e la effettiva soluzione chissà quanto tempo passerà: non si sa ancora chi gestirà questa struttura, chi pagherà le spese… per gli immigrati non in regola ovviamente si prospetta la solita soluzione: rimpatriamoli! Ma dico io, se non l’ha fatto il vostro amico Salvini come pensate di farlo adesso, che di mezzo c’è anche il Covid, chi pensate se li riprenda? Questo è voler nascondere la testa sotto la sabbia e far finta che i problemi non esistano, anzi spostarli un po’ più in là. La chicca poi è che hanno anche cercato di dare la colpa alla Caritas perché ha cessato il servizio, dopo che da mesi chiedeva una soluzione…

Domani amiche e amici cercheremo di dare il nostro contributo fattivo per gli Stati Generali, che ne dite? Buona giornata, intanto…

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Cronachette della fase tre (10-15 giugno)

Le scuole sono finite in tutta Italia, tranne che per chi deve dare gli esami, un anno strano con i tre mesi finali, quelli in cui si tirano le fila dell’anno, passati in casa. Non era facile, non era scontato, tanti maestri e professori lodevolmente si sono dati un gran daffare per organizzare e tenere le lezioni a distanza; anche in questo ci sono privilegiati, non tutti hanno una cameretta dove rinchiudersi per seguire le lezioni con tranquillità ma magari deve condividere gli spazi con genitori e fratelli, chi ha un collegamento internet veloce e chi magari ce l’ha lento o non ce l’ha affatto, chi ha un computer aggiornato e chi no (o magari non ce l’ha)… la scuola non dovrebbe essere un ulteriore terreno di crescita per le disuguaglianze, dunque i nostro legislatori dovrebbero pensare, nella scuola nuova che si profila, anche a fornire i mezzi necessari agli alunni che ne sono sprovvisti invece di regalare soldi a John Elkann. I miei nipoti più piccoli comunque non la pensano come me, anzi, stanno facendo il tifo perché il virus a settembre riprenda alla grande…

Questa settimana, per la prima volta in vita mia, ho provato i 4 salti in padella al posto del risotto pronto. Il risotto ci sembrava ormai invernale, anche se fa più freddo adesso che a marzo: ravioli di zucca al ragù bianco. Pensavo peggio, si lasciano mangiare, ma penso che l’esperimento finirà qua. In Coop ancora niente guanti e niente alcool, a dire la verità l’alcool è introvabile dappertutto ed una nostra conoscente ha detto che in una farmacia ha visto un cartello dove lo vendevano a 5 euro al litro. A questo punto allora propongo di usare la benzina, dato che il prezzo è calato; mi chiedo come sia possibile una cosa del genere, hai voglia a dire di stare attenti, distanziarsi, se poi non si trovano i minimi presidi igienici! Ma dico, qualcuno di quelli che dovrebbero controllare un giretto per i supermercati non lo fa mai?

Sembra che abbiamo venduto una fregata (intesa come nave militare) all’Egitto. Non che mi scandalizzi, lo fanno tutti non saremo proprio noi gli ultimi fessi a non approfittarne; mi sfugge leggermente qual è la nostra politica estera, siamo amici di El Sisi? Ci sarebbe di mezzo un certo Giulio Regeni torturato e ammazzato da quelle parti dai suoi uomini, o  ricordo male? E il fatto che in Libia lo stesso El Sisi appoggi il generale Haftar mentre noi fino a prova contraria riconoscevamo Al Sarraj, appoggiato a sua volta da Erdogan, conta qualcosa? Abbiamo una nostra idea in proposito o la cambiamo a seconda di come tira il vento (e dei soldi)?

Ci stiamo molto allarmando perché in Cina stanno riprendendo i contagi. E’ curioso che ci preoccupiamo se su un miliardo di persone ci sono 50 contagiati, mentre noi invece in 60 milioni ne abbiamo ogni giorno 300 nuovi, ancora oggi. Ci preoccupiamo così tanto che da questa settimana diverse regioni hanno stabilito di rinunciare alla mascherina, in Lombardia fortunatamente l’obbligo rimarrà fino a fine mese. In compenso abbiamo già acquistato, a scatola chiusa, il vaccino che verrà. Quando ci sarà davvero ci sarà da ridere, tra no-vax, si-vax e x-vax…

Mio figlio domani, dopo più di tre mesi, tornerà a Milano nel suo ufficio in co-working. Speravo che tornassero in pianta stabile invece pare che faranno solo una puntata per prendere documenti e files rimasti là; sarà un mordi e fuggi perché l’edificio non è stato ancora sanificato e messo a norma, né si sa quando sarà fatto. Ho consigliato di smettere di pagare l’affitto, e casomai di dare qualcosa a me dato che è casa mia che si è trasformata in un pezzo di succursale, per il momento stiamo trattando, non posso tirare troppo la corda dato che presta un’ottimo lavoro da cuoco-pizzaiolo.

Sono ricominciate le partite di calcio (chissenefrega, comunque l’Inter ha ripreso da dove aveva lasciato: perdendo) e sono iniziati gli Stati Generali dell’Economia; di quest’ultimo punto avremo modo di parlare, la montagna partorirà qualche topolino?

Da domani cercherò di ritornare alla periodicità giornaliera;  mi sono reso conto che il settimanale non mi è molto congeniale perché dimentico le cose, e invece specialmente in questo momento c’è bisogno di persone informate dei fatti, se ci siamo capiti, ma parleremo anche di questo…

A domani dunque amiche e amici, sempre se ce la faccio, eh…

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Cronachette della fase tre (3-9 giugno)

Ed è iniziata la fase tre, quella in cui bisogna convivere con il virus. Continuano ad esserci contagiati e morti, la maggior parte dei quali in Lombardia, ma la curva scende e soprattutto i reparti di terapia intensiva si svuotano, così possono tornare a riempirsi di vittime di incidenti d’auto o del lavoro o di infartuati o colpiti da ictus. E’ curioso che ieri sera, al TG di Raiuno, per una strana forma di censura non è stata nominata la Lombardia ma abbiano detto “tot decessi di cui oltre la metà nella regione più colpita”. Quale sarà, si chiederanno i più distratti? Comunque alcune regioni sono ormai apparentemente “pulite”, io le altre le avrei fatte aspettare ancora un paio di settimane ma the show must go on, la stagione estiva sta iniziando, bisogna far ripartire l’economia, se ci sarà qualche contagiato in più pazienza. Mi sarebbe piaciuto vedere se i contagiati per la maggior parte fossero stati, per dire, in Campania, se i “governatori” di Lombardia e Veneto avrebbero avuto così tanta fretta di riaprire. Non credo.

Il tempo era molto più bello quando si doveva rimanere chiusi in casa che ora: piogge torrenziali e grandinate, allagamenti e cadute di alberi. Sembra quasi che, visto che tanti hanno inteso l’allentamento come un “liberi tutti”, il meteo si sia incaricato di farci rimanere in casa. In questo periodo l’inquinamento (nel mondo) è sceso del 17%, secondo delle ricerche: che strano, di solito quando si fanno i blocchi delle auto c’è sempre chi dice che non servono a niente…

Personalmente rispetto alla fase due non mi è cambiato molto: di tornare al lavoro a Milano non se ne parla, se va bene andrà a settembre; in piscina non andrò anche perché qua di piscine funzionanti ne è rimasta una e basta e per andare fuori regione dato che di case al mare da raggiungere non ne ho aspetterò ancora almeno un mese. Anche i congiunti lontani dovranno aspettare. Sabato però sono andato a fare una passeggiata in città per rendermi conto di persona di come fosse la situazione: parecchia gente, tanti la mascherina la portano solo a passeggio ma in linea di massima abbastanza ordinati. Ci siamo incontrati con una coppia di amici e ci siamo presi una birretta in un bar di una bella piazzetta, vicino alla statua di Alessandro Volta; distanze rispettate anche se ho notato che i tavoli non venivano disinfettati dopo ogni cambio. La sera siamo tornati, dopo tre mesi, a mangiare da mia suocera: il rito della pizza è stato salvato e anzi c’è stata una gara tra mio figlio e mio nipote, che va a scuola di cuoco e quindi partiva avvantaggiato; sarà che il mio stomaco si è ormai abituato, sarà che la pasta di mio figlio era stata messa a lievitare fin dal mattino, per me ha vinto mio figlio. Ho anche rimpianto, devo dire la verità, i sabati da soli; sul divano, con un filmetto… Mia suocera però è stata contenta e si è anche un po’ commossa, tre mesi sono tre mesi; anch’io mi sono un po’ commosso, specialmente quando si è messo a grandinare e la mia auto era indifesa nel parcheggio.

A proposito di pizze, il mio forno non ce l’ha fatta. Sottoposto a tre mesi di stress continuo, dopo aver sfornato di tutto e di più ha alzato bandiera bianca. Qualche segnale c’era, il grill non funzionava più,  c’erano stati un paio di scatti al salvavita del contatore sospetti; infine non si è più acceso. Avevi solo tredici anni ma ti sei meritato il paradiso degli elettrodomestici, riposa in pace. Stamattina l’ho portato in discarica, che da questa settimana riapre senza limiti, sperando che ci fosse qualcuno che, come un mio amico congolese, porta via gli elettrodomestici più in buono stato e poi li manda con dei container al loro paese, dove sembra ci sia gente abilissima a resuscitare quello che noi buttiamo. Riuso non è solo uno slogan, insomma…

A breve prenderanno il via gli Stati Generali dell’economia, dove governo, imprese, sindacati, opposizione e chi più ne ha più ne metta cercheranno di definire degli obbiettivi per il rilancio, o meglio sul come spendere i soldi che arriveranno (quando arriveranno) dall’Europa. Secondo me sarebbe meglio che prima il governo si chiarisca al proprio interno, altrimenti si rischia solo di far confusione e perder tempo: mio timore, sia chiaro. Sinceramente non so cosa si possa concordare con Salvini e Meloni, ma questo forse è un mio pregiudizio. Sono comunque contento perché Conte, anche se in fondo a tutta la lista di cose da fare, ha messo anche il Ponte sullo Stretto. Bene! Io che sono un pontista della prima ora applaudo. Facciamolo, presidente, chi se ne frega del raddoppio dell’alta velocità, non vogliamo rilanciare il turismo? Quanti milioni di persone verranno a vedere quest’opera immortale? Ci pensi, il ponte Conte! (a Berlusconi verrà un attacco di invidia pazzesco, stavolta ci lascerà le cuoia. Tra l’altro forse sono rimbambito anch’io ma in questo momento mi sembra il più normale nel mazzo della destra nostrana: sono e siamo messi male!)

Stavolta non parlerò anch’io dell’assassinio di George Floyd, della ricorrenza delle notti magiche di Italia ’90 o persino di Messico ’70, mi riservo però di farlo presto. Oppure della bambina di 8 anni, in India, che faceva la baby sitter (!) ed è stata uccisa perché aveva lasciato aperta la porta della gabbia dei pappagallini. O del sindaco Lucano, di Riace, al quale ora la giustizia dà ragione anche se, come si dice dalle mie parti, la ragione si dà ai matti e nel frattempo quello che aveva costruito è stato distrutto (da Salvini, se qualcuno si fosse distratto. Mi piacerebbe sapere quanti dei suoi sostenitori però magari si sono indignati per la morte di Floyd, a proposito di razzismi).

Parlerò invece di un omicidio avvenuto in un paese del Guatemala, San Luis Petén, dove un uomo, un esperto di medicina naturale, un sacerdote maya, è stato bruciato vivo perché considerato uno stregone. Non sono stati dei ragazzi annoiati, come succede da noi con i barboni, ma un’intera comunità o quasi. Il medioevo è sempre dietro l’angolo…

Care amiche e amici, eccomi tornato, con calma e senza fretta. Vi aspetto qua tra una settimana? Buona fase tre, intanto.

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus ( C )

Martedì 2 giugno

Ed eccomi giunto, come promesso, alla fine di questo piccolo diario di vita quotidiana al tempo del coronavirus, un impegno quotidiano portato avanti per cento giorni consecutivi, iniziato all’indomani di quello che oggi sembra un giorno lontanissimo, quel 21 febbraio in cui a fronte dei primi contagi il governo stabilì di dichiarare Codogno ed altri comuni “zona rossa”. Siamo passati dallo stupore, dall’incredulità, ad una sensazione quasi di esagerazione, ad uno smarrimento, uno sgomento, confusi da messaggi e valutazioni scientifiche e politiche contraddittori, e poi l’ansia, la paura, l’angoscia man mano che i morti aumentavano e gli ospedali erano vicini al tracollo; il dispiacere, il dolore della separazione netta e improvvisa da familiari, parenti, amici; la pena, la pietà, per i ricoverati soli, i morti senza funerale; la gratitudine verso medici, infermieri, volontari che si sono spesi senza risparmio pagando prezzi altissimi; la riconoscenza verso gli aiuti internazionali, arrivati da paesi a cui non esitiamo a imporre embarghi; l’indignazione, la rabbia di fronte agli errori, le inadempienze, alle dichiarazioni opportunistiche, alle polemiche sterili e stupide; agli esorcismi magari confusionari, ma molto italiani, dei canti alle finestre, delle bandiere…

Ho attraversato questo periodo da privilegiato, me ne rendo conto e quasi me ne vergogno: in una casa confortevole, con una famiglia unita, senza perdere un giorno di lavoro; ho cercato di mantenere i contatti con gli affetti, gli amici, i parenti, con il telefono, con le videochiamate, anche ritornando sul social che detesto pur di far sentire in qualche modo la vicinanza; non mi sono lasciato andare, ho mantenuto orari normali anche se non ce n’era bisogno, ed un ritmo che dava un ordine, un senso, alle giornate; mi sono ritrovato dentro nuovi riti, la spesa, la pizza, lo spritz, il film, con curiosità, con semplicità. Abbiamo parlato, tanto; ho letto pochi libri, ma ho cercato di mantenermi al corrente di quello che succedeva per il mondo, specialmente in quegli angoli che in TV non vanno mai, e tanto meno in questo periodo dove le notizie riguardavano al 90% contagi e morti.   

Ho imparato parole nuove, lockdown, droplets, chiedendomi perché mai in questo sventolìo di tricolori dobbiamo essere così anglofoni, mi sono adattato a lavorare da casa, in smart working o piuttosto in telelavoro perché non sono proprio smart; ho visto paesi quasi irriderci come ” i soliti italiani” per poi cadere in incubi ancora più grandi del nostro; ho visto con tenerezza gli arcobaleni dipinti dai bambini, “andrà tutto bene”, ma con lo scetticismo dell’esperienza penso che non andrà tutto bene se ritorneremo alla normalità di “prima” e non cercheremo una nuova normalità, più giusta, più equa, più solidale. Una normalità dove si pensi prima di tutto a chi sta peggio, dove il lavoro per tutti ritorni ad essere un obiettivo primario, dove questo paese possa finalmente sentirsi unito senza regionalismi, egoismi, pulsioni separatiste dei ricchi ai danni dei poveri.       

Un paese migliore in un mondo migliore; un paese dove la maggiore aspirazione non sia quella di andare a raggiungere le seconde case, o andare in vacanza in Grecia; un paese dove si riscoprano i grandi ideali, il bene comune, dove chi più ha più contribuisca; un paese che smetta di finanziare chi porta le società all’estero, chi delocalizza, chi sfrutta; che valorizzi l’agricoltura non la finanza, che la smetta di proporsi come Disneyland del mondo, un paese di Arlecchini e Pulcinella, ma riscopra la vocazione manifatturiera almeno nei settori strategici. Questa mi piacerebbe fosse la nuova “normalità”, quella vecchia non mi interessa, è come la ripresa del campionato di calcio: sinceramente, chi se ne frega?

Ringrazio la pattuglia di lettrici e lettori davvero affezionati che hanno seguito e sostenuto questi piccoli scritti, abbiamo intavolato belle discussioni che mi mancheranno; qualcuno ha molto apprezzato le foto finali, effettivamente sempre di buona qualità, concordo con lui; non sparisco ovviamente, anche perché le cronache quotidiane danno tanti di quegli spunti che stare zitti è quasi impossibile.

Osserviamo attentamente quello che accadrà da domani, nella fase tre; speriamo che una valanga di parole non ci sommerga, il medico che dichiara che il virus non c’è più, la PM che esterna sulle responsabilità governative… sarà un fiorire di “io l’avevo detto” e “io avrei fatto così o cosà”, già se ne vedono i prodromi, a partire da oggi, festa della Repubblica, dove dei patrioti all’amatriciana si fanno le loro manifestazioni invece di festeggiare la Repubblica tutta.

Sono contento di aver passato questo tempo con voi, amiche e amici; da queste parti passano solo persone intelligenti (non perché necessariamente la pensino come me, anzi) e questo mi inorgoglisce, oltre i miei meriti. Continuate a seguirmi come io farò con voi, eh? Ci conto…

Buona Festa della Repubblica,

vs. aff.mo GioMag

Dona Flor, amica d’infanzia di Nonna Pina, vi saluta

Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XCIX)

Lunedì 1 giugno

Cominciamo dal fondo: gli spaghetti di grano duro al pesto rosso siciliano battono alla grande gli spaghetti integrali bio al pesto vegano. Il pesto rosso siciliano tra l’altro non ha ingredienti di origine animale quindi va benissimo anche per i vegani. Stamattina sono tornato alla Coop e ho portato anche mio figlio, è anche lui socio e così ha preso anche lui il buono; avrebbe potuto andare benissimo da solo dato che è grande (pure troppo) e vaccinato, ma visto che la scadenza è domani e non ero sicuro che se ne sarebbe ricordato (non per sfiducia, è che quando si mette a fare i suoi progetti al computer perde la nozione del tempo) l’ho scortato di persona. C’era parecchia gente in coda per il buono, sembra che i rinnovi di quest’anno saranno un successone, l’anno scorso abbiamo sentito che all’assemblea si erano presentati 180 soci, quest’anno saranno almeno il doppio… potrebbe essere una buona idea anche per le elezioni politiche o amministrative dare un buono spesa a ciscun elettore, favorirebbe senz’altro la partecipazione!

Sul giornale della Coop ho letto un’interessante analisi sul calo delle vendite (parlava del 2019): concorrenza agguerrita dei Discount che sono proliferati, crisi del modello Ipermercato: questo mi ha sorpreso, ma sembra che, a parte l’alimentare che “tiene”, tutto il resto non attiri più come una volta, soffrendo la concorrenza dell’e-commerce. E’ quasi un “chi la fa l’aspetti”, verrebbe da dire: i supermercati hanno fatto fuori tanti piccoli negozi, gli ipermercato hanno messo fuori gioco diversi supermercati, ed ora l’e-commerce mette in crisi gli ipermercati… perché l’e-commerce cos’è, se non un unico ipermercato mondiale? Mi chiedo sinceramente quando i legislatori metteranno mano alla regolamentazione di questi mostri, probabilmente mai, e comunque quando sarà troppo tardi…

Una bella notizia per chi ha una bella macchinetta fotografica reflex analogica e gli dispiace buttarla: un comasco ha trovato il modo di convertirla in digitale, ma con una resa fotografica analogica. E’ un’ideona, ha già venduto un bel po’ di questi convertitori e ne sta già proponendo una versione ancora migliore, studiata con degli ingegneri di Shenzen, in Cina.

Ieri, domenica, molta gente sul lago e sul lungolago; io ho evitato, come vi ho detto, ma le cronache riportano immagini di folle, e code un po’ dappertutto. Addirittura più di un’ora per salire sulla funicolare, comprensibile perché i posti non sono molti e per il distanziamento si sono dovuti dimezzare; le gelaterie hanno fatto affaroni e forse alla fine loro non risentiranno troppo del blocco, anche se i mesi di chiusura sono stati tiepidi. I negozianti si lamentano in generale della mancanza dei turisti ma se tanto mi da tanto tra poco ne avranno pure troppi… ieri Zaia, il presidente della Regione Veneto, ce l’aveva con i greci dicendo che se non aprivano le frontiere non ci avrebbero visto più; fortunatamente non lo decide ancora Zaia dove possiamo o non possiamo andare, perché a sentire certe baggianate verrebbe voglia di partire immediatamente per la Grecia, anche se fino a un attimo fa non se ne aveva nessuna voglia.

Alla Coop ho trovato finalmente le mascherine a 50 centesimi: alleluja! Era come mi aveva detto il mio amico corista, le hanno le cassiere e le danno solo su richiesta, credo per evitare incette (basterebbe non farne prendere più di un pacchetto a persona, penso, però qui hanno deciso così. Mancano ancora guanti e alcool, magari dopo l’assemblea di bilancio?)

Proprio un anno fa esatto mia suocera partiva in crociera, con mia moglie e mia cognata alle quali aveva offerto il viaggio. Era un sogno che aveva nel cassetto da anni senza dir niente, ha risparmiato sulla pensione come una formichina finché se l’è potuta permettere, e non ha voluto che le figlie contribuissero voleva che per loro fosse un regalo, forse inteso chissà come un risarcimento di quelli che non aveva potuto far loro da bambine, anche se non ce n’era bisogno perché le due non sono certo cresciute con complessi di inferiorità verso chicchessia, anzi; dopo una vita di lavoro ed alla bella età di ottantacinque anni se la meritava, quest’anno avrebbe voluto fare il bis e sarebbero dovute partire a metà mese, io come immaginerete sarei stato affranto per una settimana, ma purtroppo il coronavirus per quest’anno le ha negato questa gioia. Che sfortuna! Speriamo nell’anno prossimo.

Buona serata amiche e amici, preparate i fazzoletti perché stiamo per raggiungere quota 100 ed è quasi l’ora dei saluti e dei titoli di coda; intanto stasera per tenerci ancora allegri stappiamo una bottiglia di prosecchino, alla salute. A domani!  

E’ arrivato l’arrotino!

Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XCVIII)

Domenica 31 maggio

Ed anche maggio volge al termine e l’attesa è ormai tutta verso la fase tre, riapriranno o no tutte le regioni? Si potrà sciamare dappertutto e con tutti i mezzi possibili? Dobbiamo sentirci offesi se qualche Stato ancora non ci vuole tra i piedi? Quest’ultima polemica mi sembra particolarmente assurda, il nostro ministro degli Esteri addirittura ha detto “non accetteremo di essere trattati come il lazzaretto d’Europa”. Con il dovuto rispetto, ministro, i suoi mi sembrano ragionamenti a capocchia: se ancora non siamo d’accordo tra di noi se riaprire o meno tutte le regioni, perché mai dovrebbe spalancarci la porta, per dire, la Grecia, che ha avuto in tutto 175 morti mentre noi finora più di 33.000 (ufficiali, perché quelli reali non si sapranno mai)? O la Slovenia, che ne ha avuti 108? Cerchiamo di non essere assurdi, per favore, e non piagnucoliamo come al solito dietro l’Europa: ogni paese faccia come crede. Piuttosto mi chiedo: ma quest’anno è proprio così necessario andare a fare le vacanze all’estero? Perché questa smania di Grecia? Ma stiamo in Italia, santo Dio. Non ci vogliono? E pazienza, rimaniamo a casa nostra, e vedrete che l’anno prossimo ci stenderanno i tappeti rossi, perché mancjeranno anche a loro i soldi dei turisti italiani… è anche una questione di decenza e di orgoglio nazionale: innanzitutto tanti quest’anno le ferie non potranno proprio permettersele (tanti non possono permettersele mai, e a questi si pensa sempre troppo poco) e chi può permettersele dovrebbe sentire il dovere di sostenere le attività italiane: se costano un po’ di più, basta fare qualche giorno in meno…

Oggi è la Pentecoste, o meglio in realtà sarebbe domani ed infatti in Svizzera domani sarà festa, perché le festività religiose loro le hanno mantenute a differenza di noi che le abbiamo eliminate in nome della “produttività”; a che serva poi tutta questa produttività se poi ci sono milioni di disoccupati, è tutto da capire. Ci siamo fatti una bella cantata, ribadisco che con le mascherine è dura e infatti io l’ho quasi sempre dovuta tener giù. Comunque io festa domani la farò lo stesso, non per altro ma perché i giorni di contratto stanno scadendo ed il rinnovo sta andando un po’ lungo, quindi è inutile affannarsi.

Oggi a pranzo abbiamo mangiato spaghetti integrali bio e pesto vegano, quelli presi ieri con il “cesto” della Coop. Il pesto vegano, per chi non lo sapesse, è quello senza formaggi (parmigiano e pecorino, di solito) che vengono sostituiti da tofu e patate; valutazione severamente negativa, amici cari, datemi retta, se vi viene voglia di farvi due spaghetti al pesto prendete innanzitutto gli spaghetti normali, non quelli integrali che rimangono rigidi e non si impregnano di sugo, ed il pesto fatevelo da soli o, se non ne siete capaci,  comprate quello preparato ma fresco. A me quello Buitoni non dispiace, tanto per non fare nomi. Infine, se siete vegani, fatevi due spaghetti al pomodoro con qualche foglia di basilico, ma il pesto lasciatelo stare.

Nel pomeriggio siamo andati a fare una passeggiata ma, non volendo accalcarci, abbiamo fatto un giro nei paraggi. Siamo passati in vie mai fatte, è incredibile come a volte si conoscano poco i posti dove si abita; al ritorno, passando davanti al cimitero, ci è venuta voglia di entrare per dire una preghiera sulla tomba del figlio della nostra amica nigeriana, che oggi tra l’altro è al lavoro (con la scusa che è sempre disponibile la fanno lavorare come una negra, scusate la battuta ma è la realtà dei fatti…), ma non l’abbiamo trovata. Non ci siamo ricordati dov’era, il funerale è stato due anni fa e non siamo più andati, la giornata era piovosa e sinceramente eravamo anche un po’ sotto shock per l’accaduto ed arrabbiati con il nostro prete, che più volte aveva dato segno di insofferenza sull’altare perché gli amici del ragazzo lo ricordavano tirando troppo in lungo la funzione, secondo lui. Chissà se in qualche città esiste una app che indica l’ubicazione di una tomba? Sarebbe utile anche qua.

Usciti siamo passati di fianco a quella che una volta era la cittadella sportiva, palazzetto dello Sport, piscina, campo di atletica: solo quest’ultimo si è salvato, il palazzetto da anni è chiuso, e la piscina da anni ha problemi per la manutenzione e quest’anno rimarrà chiusa anche dopo la fine del Covid. Non vorrei ripetermi ma lo farò: la classe dirigente di queste parti, ma non solo, in questi ultimi venticinque anni ha fatto schifo, del bene pubblico non solo se ne è fregata ma ha anche fatto andare in malore quello che era stato costruito dai predecessori: i cittadini, gli elettori, si sono rincretiniti ed hanno scelto sempre il peggio possibile, cercando di volta in volta il pifferaio che suonasse meglio il piffero, salvo poi quel medesimo piffero ritrovarselo in quel posto. Tanto c’era sempre qualcuno a cui dar la colpa, i comunisti, i poteri forti, l’Europa…

Di questa bella gente ad esempio ce n’era parecchia ieri in Piazza Duomo a Milano, mi dicono, capitanata da un personaggio con un’improbabile giacca arancione al quale il grande Totò avrebbe detto “Ma mi faccia il piacere!”. Tra gli slogan così, tanto per farsi due risate, “il coronavirus non esiste” e “vogliamo un governo eletto dal popolo”; nel programma, sobrio come la giacca d’altronde, il ritorno alla lira.

Chiudo con gli Stati Uniti, con i disordini dopo l’ennesimo omicidio di un nero da parte della polizia; questo è stato ripreso in diretta, immobilizzato nove minuti a terra con un ginocchio premuto sul collo; la gente si è scatenata com’era prevedibile, non ne può più di tutori della legge che si ergono a giudici e giustizieri insieme, quasi sempre a senso unico; le proteste hanno toccato diverse città tra cui Washington, puntando alla Casa Bianca, dove il Titolare ha detto che “se i manifestanti avessero varcato i cancelli si sarebbero trovati di fronte i cani più feroci e le armi più minacciose che io abbia mai visto”. E noi stiamo a preoccuparci se non possiamo andare al mare in Grecia…

Amiche e amici, siamo ormai agli sgoccioli; ho ripassato la numerazione latina ma non ho intenzione di superare la C di cento, il troppo stroppia come dico sempre: buona serata, e a domani!