Crapa pelada

Questa l’ha scritta un mio amico tempo fa, mi pare attuale e la ripropongo così com’è.

Teste rasate
(un elmetto di carne)
Teste senza cappello
(quello del nonno fatica ad entrare)
Teste senza cervello
(vuoti a perdere)
Teste pelate
(e questo sarebbe il meno)
Teste per piantar chiodi
(utili in certi frangenti)
Teste come arieti medievali
(entrano senza bussare)
Teste ripiene di sugna
(chissà se ci si ungono ancora gli scarpini)
Teste lisciate
(col fazzoletto nero)
Teste a palla di biliardo
(lucide, ma solo fuori)
Teste con bisogno di capo
(che un capo deve avere le palle)
Teste ignoranti
(che approfittano
delle strizzate d’occhio dei benpensanti)
Teste che difendono la purezza
(di una razza dai mille incroci)
Teste di pelle bianca
(caucasica)
Teste cristiane
(ma  Gesù non credo sarebbe d’accordo)
Teste di morto
(ma con meno dignità)

Chi ha più testa la usi
Che il nemico non sono i poveri
Ma chi li fa poveri
Se non capite questo
Sbatterete la testa contro il muro
Che l’uomo non va avanti a testate
Ma con quello che c’è dentro le teste

 

61QQrmKff6L._SS500

Annunci

La chiesa del venerdì nero

La divinità imperante, il dio Mercato, tramite i sacerdoti della sua religione, il Consumismo,  ha deciso di promulgare per i fedeli una nuova festività.

Dopo avere, come le fruste religioni del passato, inglobato ricorrenze e miti preesistenti cambiandone  nome e senso in modo da insinuarsi senza troppe resistenze nella vita dei convertiti, ne inventa di nuove di zecca per alimentare l’osservanza e lo zelo degli adepti.

Per le celebrazioni dei riti sono stati creati appositi templi, i Centri Commerciali, aperti tutti i giorni della settimana ed a tutte le ore; ma, non bastando questo, la divinità nella sua infinita saggezza ha pensato che il tempio potesse raggiungere ogni casa, ed ha fatto in modo che chiunque potesse accedervi direttamente dal divano, ed infine è andato oltre permettendo di raggiungerlo da qualsiasi posto in cui ci si trovi: in viaggio, per strada, al lavoro per chi ce l’ha…

Tramite strumenti magici di controllo, ciascun fedele è richiamato alla pratica: non hai acquistato nulla questa settimana, come mai? Questo articolo potrebbe interessarti. In passato hai acquistato questo e ti è piaciuto, ora c’è quest’altro molto migliore: non vuoi approfittarne? Sono giorni interi che non abbiamo tue notizie e siamo preoccupati: ecco un bello sconto per te da usare entro il prossimo plenilunio.

Questa religione è potentissima perché promette la beatitudine non in un aleatorio aldilà, ma qui ed ora in questa vita tangibilissima e presente: felicità consiste nel possedere più oggetti possibile, non importa se utili o addirittura nocivi, l’importante è che si consumi.

Ed ecco allora la festa del venerdì nero, sconti e risparmi per tutti! Un miscredente potrebbe osservare che se si acquista una cosa che non serve, anche se pagata poco, sempre di spreco si tratta; oppure potrebbe insinuare che se tutti nello stesso giorno si mettono a fare sconti vuol dire che negli altri giorni mantengono i prezzi artificiosamente alti.

Addirittura qualche blasfemo osa affermare che i templi non paghino le giuste tasse sui profitti e che, orrore! sfruttino gli adepti-lavoratori. Anatema!

Purtroppo il miracolo che la chiesa del venerdì nero non è ancora riuscita ad effettuare  è quello della moltiplicazione di salari e stipendi, così accade che purtroppo verso la fine del mese parecchi devoti non riescano a fare la periodica donazione. La simpatica cicala viene redarguita dalla malmostosa formica: se spendi tutto al venerdì, che mangerai sabato?

R-427183-1349909936-1694.jpeg

Stanotte ho fatto goal alla Svezia

Caracollavo nella trequarti avversaria, spalle alla porta, quando mi arriva tra i piedi un pallone vagante. Mi giro verso la porta svedese, difesa da Filippa Lagerbäck³,  e con la coda dell’occhio intravedo sulla sinistra Boninsegna che tiene occupati tre svedesi a forza di schiaffoni, sulla destra invece Marco Delvecchio¹ è libero, con l’estrema difensora fuori dai pali. Delvecchio mi chiama la palla ma piuttosto che passargliela me la metto sotto la maglietta e vado negli spogliatoi. Sai che c’è: fanculo Delvecchio, io ci provo. Di sinistro, che non è manco il mio piede preferito: una pennellata da quaranta metri, scavalco la simpatica presentatrice e gliela piazzo all’incrocio. Che parabola! Che fondello! (il colpo, non il portiere)
Mi vedevo già impettito alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per essere insignito del Cavalierato quando, sentendo un certo spiffero, mi sono reso conto che la divisa regolamentare era incompleta mancando della parte inferiore e la consapevolezza mi ha svegliato: Bonimba² veleggia verso i  75 e purtroppo le vene varicose gli hanno impedito di essere convocato, ingiustizia secondo me perché avrebbe fatto la sua porca figura; in quanto a Delvecchio è ancora lì che aspetta la palla, e ce lo lascerò fino ai mondiali del 2022.

1385127341335Roberto-Boninsegna-1

Che bei tempi viviamo, amici! L’ho già detto? Nella macchinetta distributrice di merendine è comparso un toast kebab e peperoni. Il cavalier Giovanni Rana produce tortellini col ripieno di paella. Facoltosi fedifraghi vengono rimborsati dalle ex mogli di parte degli alimenti pagati. Che cuccagna!

Mi aspettavo, dopo l’eliminazione, un’ondata di suicidi, invece la reazione è stata abbastanza composta e quasi unanime nel riconoscerci delle pippe. Qualcuno ha cercato di organizzare processioni di penitenti ventilando cali paurosi del Pil; qualcuno ha dato la colpa ai troppi stranieri; qualcun’altro che giocano troppi stranieri perché i nostri sono delle pippe entrando così in un circolo vizioso; l’allenatore, alla richiesta di immolarsi con rituale seppuku, ha declinato l’invito ed anzi ha rilanciato con buon sprezzo del pericolo richiedendo una sostanziosa buonuscita; vendicatori impavidi hanno minacciato di razziare tutte le matite dell’Ikea, costringendo l’Ikea a minacciare di fornire istruzioni incomplete per il montaggio dei loro mobili.
Io stesso, non immune da gesti inconsulti come quando nella finale Roma-Liverpool del 1984 Falcao si rifiutò di tirare il rigore e Ciccio Graziani lo calciò alle stelle e dalla rabbia svuotai nel lavandino una ottima bottiglia di whisky scozzese solo perché non avevo niente di inglese tra le mani, io stesso dicevo l’ho presa abbastanza bene, non ho smontato mobili ne cestinato le amate polpette.

panchina-ikea-696x696

A proposito di nazionale, è di questi giorni la notizia che l’ennesima multinazionale che ha “investito” nel nostro paese ha annunciato la chiusura dello stabilimento in Abruzzo per delocalizzarlo in Slovacchia. Non perché perdeva, ma per avere più profitto: 420 famiglie sulla strada, più 60 dell’indotto. E’ il mercato, dicono. E’ il mercato o l’ingordigia? Non si va più a vendere prodotti, ma a vendere il lavoro stesso: vengo da te se mi dai condizioni più favorevoli, salari più bassi, sindacati fuori dalle scatole , sovvenzioni, defiscalizzazioni… Addirittura il nostro ministero, invece di dire semplicemente: amici, se volete andare quella è la porta ma lo stabilimento i macchinari e gli ordinativi li lasciate qui, ha offerto 50 milioni che quelli hanno rifiutato (troppo pochi?). Questo non è mercato, questa è  la nuova banalità del male, e bisogna cominciare a dirlo che gli artefici sono i nuovi Adolf Eichmann, e come tali andrebbero trattati, altro che omaggiarli e riverirli!

Io penso di sapere perché non vinciamo più niente a pallone. Perché il calcio da tempo non è più un gioco; perché i bambini non passano più ore e ore a giocare a pallone per le strade o negli oratori, e che quando giocano nei cortili vengono redarguiti da anziani biliosi; perché la concezione di tempo libero non prevede più pause, ma ogni momento deve essere organizzato e pianificato; perché le mode salutiste proclamano che il calcio non va bene perché non sviluppa il corpo armoniosamente; perché i bambini vengono irreggimentati fin da piccolissimi nelle cosiddette scuole calcio, dove crescono come polli in batteria; perché la funzione sociale dello sport è andata a pallino, come tutto d’altronde, e a gratis non si fa più niente, ed anche per giocare adesso devi pagare; perché una volta pensavamo solo a due cose, e una di queste era il pallone.

(173 – continua)

filippa-lagerback-da-fiorello-a-che-tempo-che-fa

¹ E’ stato un calciatore discreto, ma è più famoso per aver partecipato a Ballando sotto le Stelle.
² Quando eravamo un popolo virile in attacco schieravamo Boninsegna e Gigi Riva, detto “Rombo di Tuono”. Ora El Shaarawy, non aggiungo altro.
³ Adesso che la Svezia ci ha eliminati non sarebbe giusto dare a Filippa Lagerbäck il giusto spazio e affidarle la conduzione di “ Che tempo che fa” al posto di Fabio Fazio?

Antigua è nostra!

Appena passato il centenario della rivoluzione di ottobre nella quale si celebra la gloriosa rivoluzione sovietica si viene a scoprire, grazie ad una benemerita inchiesta giornalistica, che nei paradisi fiscali, cioè in quegli stati dove ricconi senza vergogna vanno a mettere i soldi per non pagare le tasse, è custodito il 10% del Pil mondiale.

Questo reato andrebbe a mio avviso considerato non come evasione fiscale ma come crimine contro l’umanità; e non mi sembra di esagerare perché, citando l’organizzazione Oxfam: “L’evasione ed elusione fiscale delle corporation sottraggono ai paesi più poveri 100 miliardi di dollari l’anno, sufficienti per mandare a scuola 124 milioni di ragazzi e salvare la vita di 6 milioni di bambini.
In Europa e negli Stati Uniti rispettivamente sono 76 miliardi di dollari all’anno e fino a 135 miliardi di dollari all’anno le stime dell’ammanco erariale riconducibile a pratiche di abuso fiscale (evasione ed elusione fiscale) da parte delle imprese multinazionali.”

Allora mi pare evidente che per rimediare a questa situazione di ingiustizia bisogna apportare due correttivi: a) eliminare i paradisi fiscali b) eliminare i ricconi senza vergogna.
Personalmente non sono così pacifista da escludere l’eliminazione fisica, così come l’utilizzo dei paradisi fiscali come terreno di test per nuovi sistemi di armamento; secondo me fanno più danno al mondo questi paesi e queste persone che i vari Saddam-Gheddafi e compagnia bella che andiamo di quando in quando a bombardare democraticamente.

Poiché abbiamo appena celebrato il 4 novembre, festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate (una volta era la ricorrenza della vittoria sugli austro-ungarici, poi da un certo punto non è stato più possibile dirlo, politicamente scorretto), suggerisco di usare le nostre gloriose Forze Armate per un’impresa degna dei fasti del passato: l’invasione di Antigua!

Perché proprio Antigua direte, è un po’ lontanina! Obiezione ragionevole, si potrebbe anche attaccare la Svizzera o il Lussemburgo che sono più vicine, ma non hanno il fascino caraibico e piratesco di quest’isoletta. Tra l’altro un nostro anziano ma sempre valido ex-premier vi aveva una sobria villa detta “il castello”, dove in molti avremmo gradito che si fosse ritirato a vita privata invece di rimanere qua a romperci le palle cercare di salvarci prima dai comunisti ed ora dai populisti. Che detto da lui fa anche un po’ ridere, che ha fatto del culto della propria personalità  un programma politico ed è alleato di noti liberali come Bossi prima e Salvini adesso, per non parlare dei fratelliditaliani.

A proposito di populisti, mi sembra condivisibile la dichiarazione di Mr. Trump all’indomani dell’ennesima sparatoria in Usa: “Abbiamo molti problemi di salute mentale, così come li hanno altri Paesi”, tant’è vero che è stato eletto; solo che da noi la gente ancora non va in giro a sparare ai concerti o nelle chiese, e giusto per parlare di salute mentale va riportata la dichiarazione del procuratore generale del Texas: “la strage di fedeli nella chiesa di Sutherland Spring dimostra che c’è bisogno di più parrocchiani armati che possano rispondere a tono a minacce simili. Non si possono tenere le armi lontane dalle mani di persone che intendono violare la legge. L’unica cosa che ferma un uomo cattivo con la pistola è un uomo buono con la pistola.”.

Di non dare la possibilità di possedere armi a cani e porci non se ne parla; così come sicuramente non passerà nemmeno per la mente dei delegati all’Onu di dichiarare fuorilegge i paradisi fiscali e trasferire al Tribunale Internazionale dell’Aja i farabutti che vi portano i propri capitali (perché Milovesic si e loro no?).

Perché secondo me , mi sbaglierò, ma la cuccagna non durerà ancora a lungo, come ci ricordano Gino&Michele: anche le formiche, nel loro piccolo, s’incazzano.

(171 – oggi Antigua, domani il mondo!)

antigua_girl

Viva la Svezia!

Non so se capiti anche a voi, mentre siete sdraiati sul divano sgranocchiando la matita con la quale prendete appunti per la vostra prossima commedia, di cadere in un’imboscata della consorte che con nonchalance chiede: “Caro, domani abbiamo qualcosa da fare?” e non riuscire ad inventare qualche scusa plausibile tipo una visita dentistica urgente o un corso di canto gregoriano¹.
Nei pochi secondi in cui tardavo a rispondere cercando di capire con quel “caro” dove si volesse andare a parare, scambiata la mia muta sorpresa per silenzio-assenso sono stato informato che il giorno seguente, festività di Ognissanti, saremmo andati all’Ikea.

Vista l’inutilità di ogni resistenza, mi sono disposto a contrattare le condizioni di resa che mi sono state magnanimamente concesse e sono consistite in:
a) se proprio dobbiamo andare andiamo per pranzo così mangio le polpette: – “Ok”;
b) mi servirebbe una scatola: –“Va bè, quella vediamo”, è stata la risposta possibilista.

Devo dire che il mio animo gentile era bendisposto dal fatto che, nonostante la contrarietà per la festività pagana di Halloween, ero stato intenerito dalla visita di quattro carinissime bambine cingalesi, che minacciandoci con dolcetto/scherzetto ci hanno estorto i cioccolatini che amo mangiare di quando in quando sdraiato sul succitato divano; mio figlio voleva far loro uno scherzetto minacciandole di spararle nello spazio ma l’ho distolto dal pur sano proposito.
Che bel mondo viviamo! Nei due anni precedenti la stessa visita ce l’avevano fatta due sorelline marocchine. La globalizzazione degli scherzetti!

E così, dopo la messa di precetto², ci siamo recati al più vicino dei magazzini della famosa compagnia svedese. Ma come, direte, dopo tutte le tirate contro il lavoro festivo, i centri commerciali, il consumismo, ti vai a infilare all’Ikea il primo novembre? Lo so, lo ammetto, non è una bella dimostrazione di coerenza e sarà senz’altro usata contro di me nel caso voglia pormi a capo di un movimento pauperista o anticapitalista. L’uomo è fatto anche delle sue contraddizioni! Diceva qualche filosofo di cui al momento non ricordo il nome.

Sia chiaro, non ho niente contro l’Ikea anzi sono un suo cliente da anni, ho montato personalmente  armadi, cassettiere, mensole e ripiani e sono stati i momenti in cui l’aggressività, data anche la presenza a portata di mano di utensili atti a contundere, avrebbe potuto portare a drammi familiari irreparabili; ho comprato nel tempo tonnellate di tovaglioli di carta che avrebbero potuto ricoprire il mediterraneo e mangiato quintali di polpette. Se anzi in ragione di questa fedeltà l’azienda volesse riconoscermi una fornitura di polpette o addirittura invitarmi ad una gita in Svezia gliene sarei grato.

Tra l’altro la Svezia mi piace molto (per non parlare delle svedesi, in senso platonico-estetico s’intende), ho visitato Malmö, Stoccolma e Goteborg e sono appassionato dei gialli svedesi, dai capostipite Siöwall-Wahlöö, a Henning Mankell, allo Stieg Larsson della trilogia Millenium, e poi un nutrito elenco di autori come Liza Marklund, Camilla Läckberg, Håkan Nesser, Åsa Larsson ed altri, per non parlare poi degli altri nordici, norvegesi, islandesi… un’industria del giallo in salsa scandinava.

Tornando all’Ikea devo dire che, pur sentendomi  un perfetto coglione (ma nessuno è perfetto, per chi ricorda l’ultima battuta di “A qualcuno piace caldo”) la visita periodica mi offre anche degli spunti di conforto, soprattutto la consapevolezza che i fondamentalisti non potranno mai vincere. Potranno investire qualche turista sulle piste ciclabili³ ma nulla potranno contro la naturale aspirazione delle persone, di qualsiasi etnia provenienza e colore, di  vivere in pace nella propria casa e per di più essere libero di arredarla esattamente uguale a quella di tutti gli altri, anche se di nazionalità religione o genere diversi.

Sospetto che ormai l’Ikea incassi più dal ristorante che dai mobili. Arrivati alle 12:20 c’era una fila chilometrica; abbiamo fatto il giro di un piano e ritornati al punto di partenza c’era ancora la fila chilometrica; rassegnati ci siamo accodati e dopo una mezzoretta di attesa abbiamo mangiato e alla fine c’era ancora la fila chilometrica. La parola magica è: bio e ecologico! Su ogni piatto è stato aggiunto il prefisso bio:  bio-lasagne, bio-penne, bio-hamburgher… le uniche rimaste bio free sono proprio le polpette, e quelle ho preso per un rigurgito di ribellione. Perfino quando andate in bagno vi diranno che siete ecologici perché vi state asciugando le mani con una macchinetta alimentata da fonti totalmente rinnovabili, addirittura idroelettriche! Ma l’Ikea ha proprie dighe e turbine per produrre elettricità? Mistero, qui ci vuole Giacobbo.

A questo punto sono sicuro che vi stiate chiedendo che fine ha fatto la mia scatola. Ebbene, la mia scatola di cartone dal nome strano (Smellsta? Spallska? bho) del prezzo di 2,99 euro non è stata reputata degna di considerazione. Nonostante le mie rimostranze le è stato preferito un contenitore di plastica del costo di 7,99. Una volta arrivati a casa ho avuto momenti di godimento perché nonostante le sollecitazioni il poco flessibile cestone si è rifiutato di entrare nell’armadio, sia in altezza che in profondità; ne è seguita una disperata e patetica richiesta di smontare e rimontare l’intero armadio pur di non ammettere lo sbaglio, ma ad onta dei tentativi di ricatto fisico e psicologico ho resistito impavido.
Anche se forse sarebbe stato meglio cedere, perché temo mi toccherà fare un altro viaggio.

(170 – continua)

Maddi4-190x300

¹ A proposito di corsi di canto gregoriano a breve potrei sorprendervi, ma non anticipiamo troppo
² Da it.cathopedia.org: “Si usa l’espressione Festa di precetto per indicare quelle festività dell’Anno  Liturgico nelle quali la Chiesa cattolica fa obbligo ai suoi fedeli di partecipare alla Celebrazione dell’Eucaristia e di astenersi dai lavori o affari che impediscono di rendere culto a Dio e che turbano la letizia del giorno del Signore o il dovuto riposo della mente e del corpo.  Soddisfa il precetto chi partecipa alla Messa nello stesso giorno di festa, o nel vespro del giorno precedente”.
³ Che eroica impresa! Spero proprio che quando andrà dall’altra parte l’autore trovi il paradiso che merita, che non è proprio quello che si aspetta lui. Di vergini nisba, caro il mio uzbeko. Attento al didietro, piuttosto.

Autonomia!

Se a quattordici anni mia madre si fosse presentata davanti alla scuola e si fosse piazzata a braccia conserte ad aspettarmi alla fine delle lezioni un osservatore esterno avrebbe potuto formulare due ipotesi: a) che io ne avessi combinata una così grossa che lei mi stesse aspettando per assegnarmi una punizione esemplare da eseguirsi davanti a tutti, cosa improbabile perché come sapete ero un angioletto disceso in terra, e tale sono rimasto; b) nel caso invece fosse venuta ad aspettarmi per accompagnarmi a casa sarebbe stata probabilmente rinchiusa nel vicino ospedale psichiatrico, e se sfortunatamente fosse sfuggita agli infermieri che la inseguivano con la camicia di forza mi avrebbe nuociuto gravemente, condannandomi ad un triste destino di prese per i fondelli che mi avrebbe perseguitato per tutta la vita.

Come ho detto più volte, a noi la madre (mai il padre, che proprio la cosa non era dignitosa!) ci accompagnava il primo giorno della prima elementare, e poi basta; e questo solo per il primogenito, perché in caso di più fratelli spettava a quello più grande accompagnare i più piccoli.

Mi chiedo come sia possibile concionare di dare la patente o il voto ai sedicenni e poi farli accompagnare dalla mamma o dai mammi fino alla fine delle medie; che sulla fascia di età degli adolescenti si facciano le più grandi campagne di pubblicità per farli consumare il più possibile, ma non li si reputi in grado nemmeno di fare il tragitto casa-scuola da soli.

In un periodo in cui si accusa i giovani più che mai di essere bamboccioni, di non volersene andare di casa per comodità, di essere “choosy”, si istituzionalizza per legge l’obbligo dell’accompagnamento coatto.

Mi viene il sospetto che sia un subdolo piano per far finalmente ribellare i figli ai genitori, spingendoli così ad andarsene quanto prima possibile da casa; ma se così fosse va allora migliorato, portando l’obbligo di accompagnamento fino alle soglie del diploma di maturità e perché no alla laurea; a quel punto i figli saranno o totalmente choosizzati oppure buona parte di loro prenderà delle accette per sezionare i genitori e stoccarli nello scomparto congelatore del frigo.

Sarà vero che è cambiato il mondo, i pericoli aumentati, che ci sono realtà diverse tra paesi e città, che le reti di controllo sociale (e le reti di comunità in generale) si sfaldano, che ci si conosce sempre meno, ma la risposta può essere quella di mettere ancora più sotto custodia i ragazzi e responsabilizzare sempre di più le famiglie? E se uno ha più di un figlio (cosa rara ormai) che deve fare, sdoppiarsi? Lasciare il lavoro per prendere i figli all’uscita di scuola? Mio figlio a quattordici anni era più alto di me: sai che bella figura! Impegnare i nonni, chi ce li ha, fino all’estremo? E se i nonni non ci sono, devono affittare delle tate per quattordicenni? (idea allettante, che forse all’epoca avrei gradito). Ma siamo alla follia!

Ma questi legislatori, sono stati a loro volta adolescenti? Venivano accompagnati a scuola? Perché se è così, si spiegano poi tante cose.

I miei amici e parenti che sono andati (la maggior parte per bisogno) a lavorare a quattordici anni, appena finita l’allora scuola dell’obbligo, se la ridono ancor più di me di queste assurdità. Eravamo più maturi di adesso? Eravamo più responsabili? Avevamo  genitori più capaci? A me sembra che eravamo solo normali, sia noi che i nostri genitori, ed è questo tempo che è ridicolo e contraddittorio; pretendiamo che i nostri figli siano riconosciuti come geni conclamati e li trattiamo come deficienti; li riempiamo di cose inutili, gli mettiamo a disposizione tutto lo scibile umano e non gli facciamo attraversare da soli le strisce pedonali.

 

Web_rotator_-_wanted_school_crossing_patrollers

Il momento giusto

Sono qua. Ho accompagnato Cindy, non voleva venire da sola, dai per favore dai, vieni che sono forti, ti divertirai! dice. Ok, facciamola contenta, io al concerto avrei preferito pizza e coca-cola, ma come faccio a rifiutare qualcosa a Cindy?

Mi piace Cindy, e tanto, ma non ho ancora trovato il momento giusto per farglielo capire. O forse lei l’ha capito, e aspetta solo che io glielo dica chiaramente, magari pensa che non mi interessa… mannaggia a me, sono imbranato, non sono per niente bravo a capire quello che si aspettano le ragazze. E’ la prima volta che usciamo da soli, senza la solita compagnia, ma stavolta gli altri ci hanno dato buca… il country non è roba per loro, e nemmeno per me se è per quello, ma l’avrei accompagnata anche ad un concerto di arpe e triangoli se fosse servito per stare finalmente da soli.

Devo farmi coraggio, trovare il momento giusto, facile dirlo, chi lo sa qual è il momento giusto?

Quanta gente che c’è! Non me l’aspettavo. Aveva ragione Cindy, è bello stare qui in mezzo, io quasi nemmeno ascolto la musica, sono qui appena dietro di lei e la guardo che balla e canta, conosce tutte le canzoni! Com’è bella, con la treccia di capelli biondi che va su e giù, quelle piccole goccioline di sudore sul viso, gli occhi azzurri che ridono! E quelle piccole lentiggini sul naso, i seni che ballonzolano, non ha messo il reggiseno, vorrà dire qualcosa? le cosce muscolose, che Cindy la mattina va a fare jogging, lo fa con impegno ma quei due-tre chiletti in più, che a me fanno impazzire, non riesce a tirarli giù. Per fortuna…

Sarà questo il momento? Adesso mi butto, adesso glielo dico… – “Cindy? Senti, io…”

La band ha attaccato il suo pezzo più famoso… la folla applaude e fischia contemporaneamente. Tanti cappelli da cow-boy sventolati… è strano questo pezzo, c’è un sottofondo strano, la batteria non va a ritmo. Non segue i quattro quarti, cos’è questo ta-ta-ta che si sente? Perché devono avere la mania di cambiare i pezzi più famosi?

La gente è scatenata, si agita come non mai… ma… perché il cantante si è fermato? Cosa sta guardando? E perché la gente urla ancora? E questo ta-ta-ta che continua?

Ma che sta succedendo? Lì davanti c’è qualcuno a terra… stanno sparando, Cristo, qualcuno sta sparando! Giù, giù, abbassatevi! Dio mio, ma che sta succedendo! Cindy, Cindy, dove sei, stai giù, bassa, stai vicina a me… Cindy… Cindy!? Dio, Dio, Cindy, Cindy, apri gli occhi, Cindy!? L’hanno colpita, aiuto, aiuto, un’ambulanza, c’è un’ambulanza? Qua, qua, un’ambulanza! Cindy!? Cindy respira cazzo respira, Cindy!! Ah, cazzo, che male! Porca puttana, mi ha preso, mi ha preso, aiuto, a…

“Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Considerate: se il padrone di casa sapesse in quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi state pronti, perché nell’ora che non immaginate il Figlio dell’uomo verrà”.
Mt 24, 42-44

20171002_090030_6B766DBF_jpg_997313609

Filosofamenti

Sfortunatamente all’Istituto Tecnico non ci insegnavano filosofia, anche perché di filosofi ce ne sono in giro già troppi ed avremmo inflazionato la categoria, così devo confessare di conoscere poco Rousseau e persino Voltaire.
Tra parentesi l’ITIS che ho frequentato con buon profitto è stato lesionato nel terremoto dello scorso anno ed è stato abbattuto, laboratorio di aggiustaggio compreso.

Dicevo di Rousseau e Voltaire, accomunati nell’immaginario studentesco sotto la voce “illuministi”, la qual parola da sola garantiva la certezza di una sufficienza piena; se poi ci si aggiungeva qualche frasetta sulla fiducia nel progresso, l’egualitarismo e la libertà si poteva arrivare facili facili ad un distinto.¹

Si pensa che i filosofi siano gente che sta tutto il giorno panza all’aria a struggersi tormentosamente sulle disgrazie del mondo, sul senso del nostro essere, chi siamo e dove andiamo. Personalmente non ho niente in contrario, tra l’altro mi sembra che ci sia notevolmente bisogno di esseri pensanti. Ma è un luogo comune, e poi non tutti passano il tempo con occupazioni così gravose: il dottor Marchionne ad esempio è un filosofo, tutti i figli che vogliono studiare filosofia lo portano come esempio ai genitori che si preoccupano di come porteranno a casa il pane: “eh mamma, anche Marchionne è un filosofo”. Così i genitori, già pregustando un giretto in Ferrari, sganciano i soldi per l’iscrizione senza più timori occupazionali.

Non so voi, io non mi sono ancora accostato alla piattaforma Rousseau² per due motivi: uno perchè non mi ritengo all’altezza di un nome tanto altisonante, uomo complesso peraltro se è vero che passò dal calvinismo al cattolicesimo e ritorno per poi finire al deismo nonché sofferente di stenosi all’uretra e questo potrebbe spiegare molto; e l’altro perché avendo poca stima degli informatici³ come categoria, anche se singolarmente ne conosco di eccellenti specialmente quando stanno lontani dagli amati computer, non mi fido a mettere i miei voti in balia di qualcosa di digitale.
Anche per questo sono contrario al voto elettronico, e sarei anzi favorevole all’introduzione, come nel recente referendum curdo, del voto tramite pollicione, dopo averlo intinto ben bene nell’inchiostro.

A ben vedere le poche note che ho riportato su Rousseau le ho tratte da wikipedia, l’enciclopedia on-line; una volta avrei dovuto consultare l’enciclopedia cartacea, che per un enciclopedista sarebbe stato decisamente un omaggio più adatto. I miei genitori alle elementari mi avevano comprato l’enciclopedia Conoscere. A rate, sacrificio mica da poco. Era bellissima, l’ho letta e riletta non so quante volte; gli articoli non erano corredati da foto ma da disegni, e le voci non erano riportate in ordine alfabetico ma alla rinfusa, così potevate trovare Garibaldi alla pagina successiva del funzionamento dell’altoforno; credo che l’avessero fatto apposta per spingere alla lettura di un po’ di tutto, senza fissazioni; sono convinto che quel poco di cultura che mi è rimasta dentro lo devo alla lettura di Conoscere e anche questo spiega tante cose.

2ueicxv

A proposito di cultura, mi ha colpito in questi giorni quanto riportato sulla modella ceca Ivana Mrázová, che Dio la benedica, che per tenere tonico il fondoschiena farebbe una ginnastica peculiare, consistente nel flettere il busto in avanti a 90° con le gambe leggermente divaricate stringendo una candela tra le natiche. L’attività ad un filosofo potrebbe sembrare ininfluente ai fini della comprensione dei misteri dell’uomo, tuttavia non mi sento di condannare la bella ceca perché in fondo il fondoschiena le garantisce pane e companatico ed è giusto trattarlo con il dovuto riguardo. E poi, cari amici: provateci voi! Il vostro cronista, al netto della candela che non era disponibile (ed usare una torcia elettrica non avrebbe avuto lo stesso effetto), si è cimentato nell’esercizio e non ha ottenuto risultati brillanti. Il ricordo di una igienista dentale che tacciava di culo flaccido il suo benefattore, con vera ingratitudine, mi ha tormentato ed ho deciso di correre ai ripari.

Prontamente è comparsa una ricerca, credo inglese, che dimostrava come l’attività fisica migliori il rendimento sessuale. Che scoperta. Anche se, secondo me, il troppo stroppia: un ex collega, patito di culturismo, si bombava di anabolizzanti e raccontava che per un mesetto si ritrovava totalmente impotente, per poi avere una settimana di testosterone alle stelle per cui doveva assolutamente dare sfogo alle energie represse. L’altra sera ho sentito un bel proverbio, “chi tène ‘a tartaruga non tène ‘o serpente”, che è abbastanza lusinghiero per chi si avvicina ormai a tenere il pappagallo, che sempre animale è.

Il morale comunque, almeno quello, si è sollevato nell’apprendere che le donne arabe potranno guidare! Con un tutore uomo che azionerà volante, freni, frizione e acceleratore ma potranno guidare. Brave! Ancora qualche annetto e potranno andare in bicicletta, sempre che ne abbiano voglia.

(162 – continua)

82fd9f45f761b403c0be837e56acc0c3

¹ Erano tempi in cui non portavamo sulle spalle zaini di chili per dimostrare di  andare a scuola: avevamo una cinghia che teneva insieme il minimo indispensabile. Il resto lo tenevamo dentro la zucca.
² La piattaforma Rousseau si definisce il sistema operativo del movimento 5 stelle. Io sapevo che i sistemi operativi servissero ai computer ed agli automi, ma sono vecchio
³ L’informatica è quella scienza che complica le cose facili e inventa sempre nuovi modi per eliminare posti di lavoro.

Zucche e zucconi

Chi l’avrebbe mai detto che in natura esistano più di duecento tipi diversi di zucche? A meno di non essere botanici credo siano in pochi ad esserne a conoscenza. E’ quello che ho appreso ieri visitando una Sagra della Zucca in una frazione di un grazioso paese lacustre, di cui non farò pubblicità perché è uno degli acerrimi avversari nel Palio; dovevo comunque immaginarlo perché un detto di queste parti recita più o meno “zucc e dònn brutt ghe n’è dapertutt” ma comunque la bellezza è soggettiva ed effimera mentre una zucca è per sempre.
Era in mostra la campionessa delle zucche: uno zuccone da 200 kg! Sulla quale due bambinetti, sfuggiti alle attenzioni dei genitori, si sono seduti, rompendone la scorza. L’addetto alla sicurezza dell’ortaggio c’è rimasto male, ed ha redarguito i monelli; al che i genitori invece di prenderli per le orecchie e magari sculacciarli hanno fatto spallucce giustificandoli: “eh, sono bambini!”.

Tempo fa, frequentando abbastanza spesso Roma per lavoro, mi era capitato di assistere ad una scena altamente istruttiva: dai finestrini di un bus un gruppetto di ragazzini, evidentemente appena usciti di scuola, bersagliavano le persone sui marciapiedi con gessetti ed altre munizioni improvvisate. Un uomo, sarà stato di una trentina d’anni, si è avvicinato ad uno dei buontemponi dai capelli rossi e gli ha appiccicato uno schiaffone che gli ha lasciato il segno delle cinque dita sulla faccia brufolosa; il ragazzino dopo l’attimo di smarrimento iniziale ha tentato, coraggiosamente devo dire, di ribellarsi, prontamente raggiunto da un manrovescio sull’altra guancia. Il colore delle guance a quel punto era uguale a quello dei capelli; il ragazzino ha minacciato di chiamare il padre, al che il signore si è augurato che lo facesse, così gliene avrebbe appioppati un paio anche a lui. Colpirne uno per educarne cento!

Ho sentito dire che un giudice spagnolo per impedire il referendum catalano sull’indipendenza ha ordinato, tra le altre cose, il sequestro delle schede elettorali. Ingegnoso! Quello si che ha una bella zucca. Si potrebbe prendere come esempio per i prossimi referendum leghisti e sequestrare, oltre alle schede, anche le matite, gli scatoloni e i separé. Sarà per questo che vogliono far votare elettronicamente? Come mai quando i referendum li richiedono gli altri sono sprechi di denaro pubblico e quando invece li indicono loro sono sacrosanti? Spero che i terremotati ai quali quei soldi avrebbero fatto più comodo se ne ricordino quando Salvini andrà a chiedergli i voti. Una delle pubblicità che questi dementi questi democratici propongono recita che l’autonomia permetterà di evitare i crolli dei ponti. Regione e Provincia sono loro da decenni; sono stati al governo per vent’anni più o meno e tutto quello che sono stati capaci di fare è esportare diamanti in Tanzania e importare in Lombardia camorra e ‘ndrangheta; crollano i ponti e la colpa è sempre degli altri. Ma andate a cagare (sulle zucche)!

Al ritorno dalla sagra ci siamo fermati a ristorarci in un bel bar nelle vicinanze del lago. L’intenzione era quella di bere un prosecchino ed andare poi a cena ma il buffet degli aperitivi ci ha indotti a cambiare idea ed al grido di “piatto ricco mi ci ficco” dopo un primo momento di disorientamento ho iniziato a fare la spola tavolo-buffet con piatti via via ripieni di ogni ben di Dio. Devo dire che io e la mia consorte abbassavamo abbastanza l’età media del locale ed i camerieri ci avevano messo infatti in un tavolino un po’ defilato; qualche ragazza lanciava degli sguardi impietositi, sospettando che fossimo due pensionati che non arrivavano alla quarta settimana e avevano scelto il loro locale in alternativa alla mensa della Caritas: con soli 6 euro spritz e cena! Temo che se tutti facessero come noi in breve tempo fallirebbero, ma per il momento il rimorso non mi assilla.

Il candidato premier del Movimento Cinque Stelle sarà l’onorevole Luigi Di Maio. L’hanno stabilito cliccando qualche decina di migliaia di fedeli, ovviamente democratici, scegliendolo tra candidati eccellenti tra cui spiccavano l’Uomo Invisibile, la vecchina di Hansel e Gretel, il custode del campo di bocce di Laigueglia e il famoso macaco del selfie. Non discuto se Di Maio sia bravo o meno, ma che queste siano primarie serie lo possono credere solo dei fanatici. Quasi quasi erano state più serie quelle del PD, con Renzi contro Bombolo, Franco Franchi e Maciste.

Infine un invito: andate a vedere, se vi capita, Barry Seal con Tom Cruise. Sono passati trent’anni e più, ma i metodi non sembrano cambiati di molto.

(161 – continua)

American_Made_(film)