Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XLV)

Mercoledì 8 aprile

Oggi è una splendida giornata primaverile, sul balcone della sala ci sono trentuno gradi; stanno sbocciando tutti i fiori ed anche i teneri rametti di mellifrace, con le loro foglioline bumbia acceso, si protendono speranzosi verso il cielo. Due cani, i soliti due, abbaiano monotoni sopra qualche terrazza lontana: non si sa se i padroni sono ancora vivi o giacciono con la gola tagliata sepolti nel giardinetto condominiale. Nel cortile dietro casa, di solito ingombro di camion e auto, una ragazza in tuta da jogging di colori sgargianti corre spensierata; dai balconi tre anziani e un diversamente giovane la osservano sospirando. In strada passa una macchina con un altoparlante che invita la popolazione a spostarsi solo per necessità urgenti, e chi si muove; una lucertola si crogiola al sole beata e incredula: non c’è mai stata tanta pace, si starà chiedendo, che sarà? La mia cavalletta senza una zampetta non è tornata, forse sarà ancora in Kenya insieme a tutte le sue compagne, a mangiare i raccolti di quei poveracci?

Stamattina all’edicola di Giuseppe sono arrivate le mascherine della Regione da distribuire gratis. Gliene hanno lasciate una trentina, con la raccomandazione di darle a chi si trova in difficoltà; ovviamente un edicolante non è che possa chiedere a chi passa: “scusi, lei è in difficoltà?” però un po’ d’occhio dovrebbe averlo. L’ha offerta anche a me ma io non essendo in difficoltà l’ho rifiutata, anche se è uguale identica a quella che ho pagato tre euro. Dunque oggi svolgo questo servizio di informazione: chi abita in Lombardia e ha bisogno di mascherine può chiedere alle farmacie o alle edicole. Se poi già che siete in edicola volete comprare anche un quotidiano, bontà vostra.

In questo periodo chi non ha un minimo di tecnologia è veramente tagliato fuori, prendiamo lo sciagurato di cui sopra: non ha il computer e ha un telefonino con il quale può solo telefonare e mandare messaggini. Per carità, io stesso fino a poco tempo fa vagheggiavo di poter vivere in questo modo, ma la realtà dei fatti oggi è che se non hai qualche strumento per connetterti al mondo sei tagliato fuori: anche per fare la richiesta dei benedetti 600 euro se non si ha un computer ed una mail non si riesce a far niente: all’Inps non ci si può collegare, e dato che anche il patronato ha bisogno di un minimo di documenti, fotografati o scansionati (il mandato di patrocinio, la carta d’identità…) oltre naturalmente a partita Iva e l’Iban per l’accredito, o si rinuncia o ci si rivolge a qualche anima buona che lo possa fare per noi… io più che anima buona sono di bocca buona, ma questo non c’entra in questo caso, comunque mi sono offerto di aiutarlo e mi aspetto come ricompensa la fornitura di almeno un calendario 2021 di quelli da camionista. Il buon gusto prima di tutto!

Anche fare del bene è più difficile: l’anno scorso di questi tempi si raccoglievano le offerte per le missioni diocesane e per la Caritas, e tra la nostra parrocchia e quella vicina (ora accorpate) si era tirato su quindicimila euro ma quest’anno senza questua, senza cassettine delle offerte, senza benedizione delle case, anche raccogliere soldi è un problema. Oltre al fatto che, data l’incertezza sul futuro, i braccini sono più corti del solito… c’è stato un appello per versare tramite bonifico ma ci riallacciamo alla mancanza o non dimestichezza con la tecnologia di cui dicevo prima, e poi ci sono tante di quelle necessità oggi che è difficile anche scegliere a chi farlo, questo bonifico: alla Protezione Civile? Agli Ospedali?

Intanto il mondo va avanti: Haftar ha bombardato un ospedale a Tripoli dove si curava anche il Covid-19; in Afghanistan dato (anche) il lockdown gli ospedali non riescono più a operare, tiene duro ancora Emergency ma non si sa per quanto; in Siria, a Idlib ma non solo, continuano ad ammazzarsi; gli Usa stanno mandando navi da guerra (e arrivano anche inglesi e francesi) davanti al Venezuela, per “combattere il narcotraffico”. Continuiamo a farci del male, direbbe Nanni Moretti…

A domani care amiche e amici, esco in balcone a prendere un po’ di sole…

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XLIV)

Martedì 7 aprile

Stamattina ho parlato con quello stordito del mio edicolante e gli ho chiesto se avesse fatto la richiesta per l’indennizzo dei 600 euro. Cascava dalle nuvole, eppure se è iscritto all’Inps come commerciante ne ha diritto anche lui; anche meritato tutto sommato, dato che svolge un servizio necessario e il suo giro d’affari, già povero, si è di molto ridotto… gli ho parlato anche del prestito garantito dallo Stato che ieri ha annunciato il premier Conte: non sapeva niente, ma è possibile? Povero, rinchiuso nel suo gabbiotto è più isolato di chi è isolato in casa…

Le misure economiche annunciate sono imponenti; non so come faremo a permettercele ma vedremo, una cosa per volta: a pagare e a morire c’è sempre tempo, e se la scampiamo dal virus per pagare troveremo il modo. Era buffo e quasi incredulo ieri il ministro dell’Economia Gualtieri, passato in un mese dal dover raschiare i centesimi dal barile a spandere denari come se piovesse; chissà il povero Tria, il ministro precedente, che invidia, lui che era messo in croce tutti i giorni…

Ieri ho chiamato i miei per sentire come stavano. La signora che va a fare le pulizie, ma più che altro compagnia per qualche ora, purtroppo ha la figlia con la febbre e quindi non può andare, il dottore è stato molto chiaro: tutte le febbri oggi devono essere trattate come se fossero coronavirus… per fortuna i miei fratelli sono entrambi a casa, anche se per precauzione hanno dovuto diradare le visite, e sempre protetti. Mia sorella, segretaria all’Università, lavora da casa e si lamentava anche lei della scomodità della sedia; mio fratello è magazziniere e per quello lo smart working ancora non è stato inventato. E’ il minore, dieci anni meno di me (è anche più bello e più simpatico ma che volete, la prima ciambella non viene mai bella) ed è senz’altro il più dinamico dei quattro, compreso l’altro emigrato anche lui, ed è per questo che è anche quello che patisce di più la reclusione: deve essere abbastanza disperato perché quando l’ho chiamato stava guardando la finale Italia-Francia del 2006 ed era ormai ai tempi supplementari con tanto di testata di Zidane a Materazzi. Mi ha detto che nella prima settimana è ingrassato un chilo e mezzo, ma recupererà…

Il primo ministro britannico, Boris Johnson, è ricoverato in terapia intensiva per il Covid-19. Il male non si augura a nessuno, specialmente durante la settimana di Pasqua, dunque spero per lui ed i suoi cari che guarisca: ma avrà almeno modo di ripensare alle stupidaggini dette da lui e dai suoi consiglieri su epidemia ed effetto gregge, ora che la pecora è lui?

Per venerdì santo mi sono preso un giorno di ferie. Non ero molto convinto dato che l’unica processione che potrò fare sarà quella tra balcone e balcone, ma evidentemente i giorni di commessa stanno diminuendo ed è stato cortesemente consigliato uno stop. Tra l’altro devo buttare giù anche le ferie per quest’estate: dunque, vediamo un po’, Cuba o Maldive? O magari cantina?

Ah, che dilemma. Ci penserò tutta la sera. A domani, amiche e amici!

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Vita quotidiana al termine del coronavirus (XLIII)

Lunedì 6 aprile

Inizia un’altra settimana, la settimana Santa; stamattina durante l’uscita mi è sembrato che ci siano più auto in giro e che si sentano meno ambulanze, ma non so se è una realtà o una mia speranza.
La Regione Lombardia ha annunciato che distribuirà le mascherine tramite le farmacie a prezzo di costo, staremo a vedere; Giuseppe l’edicolante mi diceva che forse saranno coinvolti anche loro nella distribuzione, gli ho raccomandato di tenersene un paio per sé dato che dall’inizio dell’epidemia ha addosso sempre lo stesso straccetto… ho incrociato cinque persone, tre con e due senza: quelli senza erano due ragazzi, uno di colore e uno sudamericano, penseranno di essere invulnerabili oppure le mascherine non le hanno trovate (o costano troppo per permettersele, più facilmente).

Ho cercato di ordinare la vernice per le ringhiere del balcone al negozio fai-da-te più vicino, mi ha risposto una gentile signorina dicendo che si, facevano consegne ma il costo è di 25 euro; però se volevo e a mio rischio e pericolo potevo andarmela a ritirare da solo. La proposta non mi sembrava molto conveniente così l’ho lasciata cadere e ho cercato qualcosa su Internet e niente, alla fine si casca sempre lì: Amazon. Insomma la vernice l’ho presa da un ferramenta pugliese che me la spedisce a soli 2,99. Non so quando arriverà, magari nel frattempo l’isolamento sarà finito e la vernice la terrò come ricordo.

Stamattina ragionavo sul fatto che dato lo stato delle strade sarebbe stata una bella mossa approfittarne adesso che non circolano auto e procedere con le asfaltature e sistemazioni; gli operai avrebbero potuto dirmi: “caro Giò perché non ci vai tu ad asfaltare?” ma secondo me se gliel’avessero proposto e li avessero pagati come si deve e con le giuste protezioni avrebbero accettato incondizionatamente, tutto pur di non rimanere ancora a casa.

Sembra che una parte del vecchio ospedale vicino casa mia verrà utilizzata come sistemazione per i malati lievi. C’è da da mangiarsi il fegato pensando che questo ospedale, costruito su un’area pregiata a ridosso della città, sotto il polmone verde, servitissimo dai mezzi per città e circondario, è stato abbandonato per un altro costruito in periferia, anzi addirittura in un altro paese, su una zona paludosa (e dove tra l’altro c’è stata un’inchiesta per smaltimento illegale di rifiuti tossici); questa era la dottrina di Formigoni e dei suoi sodali, tra cui i leghisti; bene, questo nuovo ospedale che ovviamente ha meno posti letto del primo si è rivelato, come tutti quelli costruiti con queste logiche, non adatto a fronteggiare le epidemie perché non garantisce che non ci sia contaminazione tra i contagiati e gli altri, semplicemente perché non sono stati pensati percorsi separati; quindi hai voglia a fare reparti di isolamento ma se poi le barelle passano negli stessi corridoi come si fa a essere sicuri che un virusino non scappi? Nel vecchio ospedale invece i padiglioni erano fisicamente separati, messi su palazzine diverse; ma era “vecchio”, dicevano, e antieconomico sistemarlo (quando avrebbero potuto benissimo rifare un padiglione alla volta), ci avevano messo gli occhi gli speculatori, dovevano costruirci appartamenti, e addirittura un centro commerciale (l’ennesimo): poi “per fortuna” venne la crisi del 2008 e tutto si bloccò…

Mi sa che se questa situazione durerà ancora per molto mi metterò in ferie. Lavorare mi sembra così assurdo che davvero faccio fatica a concentrarmi, e dal fondo del cervello una vocina continua a dirmi: ma che cavolo stai facendo, lascia perdere! Ma leggi, scrivi, prendi il sole, lascia stare ‘ste baggianate… diavoletto tentatore!

Nell’incertezza e disorientamento di questa vita sospesa una sicurezza c’è: la replica di Montalbano. Credo che la caponatina che sta riposando nella pentola sopra la cucina sia in suo onore…

E’ sempre più difficile inventarsi qualcosa senza diventare troppo ripetitivi, non so come facciano i giornalisti che devono scrivere tutti i giorni, ma è una bella faticaccia!
Ma comunque tiriamo avanti, adelante con juicio. A domani, amiche e amici!

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e stavolta mettiamo anche l’arrotino, dall’Etiopia, ma non prendeteci l’abitudine:

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XLII)

Domenica 5 aprile (Domenica delle Palme)

Oggi è la Domenica delle Palme. Niente processione, niente coro, niente Messa: o meglio la Messa sì, quella officiata da Papa Francesco in una San Pietro vuota che mi fa davvero impressione ripensando all’ultima volta in cui ci sono entrato, gremita da ottomila cantori… Il coro che anima, ridotto ma possente, canta quasi tutti canti in latino, solenni; sul Credo in unum Deum che è quello che conosco meglio li stavo seguendo bene quando i commentatori in studio hanno iniziato a parlare e mi hanno deconcentrato. Dico io, ma che bisogno c’è di commentare la Messa? Mi ha fatto l’effetto di due che durante la predica si mettano a parlare tra di loro, infischiandosene del luogo e del momento.

Prima ero passato a prendere il giornale, non da Giuseppe però perché stamattina mi sono svegliato con una voglia di gnocchi, che vorrà dire? (per inciso stanotte ho pedalato sempre. Continuavo a pedalare, pedalare. Devo leggere la smorfia, magari c’è qualche numero da giocarsi), e siccome anche il pane scarseggiava ne ho approfittato per andare alla vicina Esselunga. Troppa gente in giro (compreso me); da oggi in Lombardia c’è l’obbligo di uscire con naso e bocca coperti da mascherine o affini (sciarpe, foulard…) e tutti quelli che ho incontrato rispettavano la prescrizione tranne una quarantenne che quando ci siamo incrociati mi ha lanciato un sorrisetto beffardo del tipo “povero rinco…”. Al supermercato prima di entrare mi hanno misurato la temperatura ed obbligato a mettere i guanti. Far la spesa con i guanti di plastica non è facilissimo, e ancora di più pagare, ma la cosa peggiore è quando bisogna prendere frutta e verdura: perché i sacchettini li saldano? Almeno prima si poteva soffiarci dentro, adesso bisogna stropicciarli, sventolarli, maledirli e blandirli; l’ultima volta mi sono guardato intorno per vedere se qualcuno mi osservasse, stavo per fare come Nino Manfredi in Pane e Cioccolata quando sbuccia l’arancia con i denti e poi la mette su una buccia tagliata perfettamente presa dal piatto di un altro cameriere…

A Linea Verde oggi hanno dato degli ottimi consigli su come farsi il lievito in casa e come allestire un orto in balcone, tipo orto di guerra. Ho proposto a mia moglie di estirpare i fiori per piantarci insalata e ravanelli ma al momento non ho riscontrato entusiasmo, anzi.

Quest’anno saranno contenti gli animalisti, infatti si mangeranno molto meno agnelli: buon per loro, li mangeremo un po’ più grandicelli; è incredibile però come anche questa cosa, che sembrerebbe buona, possa creare dei problemi: in questo caso ai produttori di formaggio che si ritroveranno con meno latte dato che lo berranno gli agnelli, e quindi avremo meno caciotte e meno pecorino…

Anche i produttori di colombe e uova di cioccolato subiranno gravi perdite quest’anno, specialmente quelli che avevano molta esportazione; ne sentivo uno dire che l’invenduto lo darà in beneficenza, è un buon proposito e del resto che potrebbe farci, mica se li può mangiare tutti lui…

Adesso quasi quasi mi metto un po’ a leggere, sarebbe anche ora, no? Mi vergogno a dirlo, ma in questi quaranta e passa giorni non ho ancora letto un libro, mi manca quell’oretta in treno dove potevo immergermi nella lettura. Spolverando mi è capitato tra le mani “Tempo di uccidere” di Ennio Flaiano, un’edizione del 1966 (350 lire), l’ho già letto ma non me lo ricordo (tipico), io ci provo…

A domani, amiche e amici!

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XLI)

Sabato 4 aprile

Stamattina dopo la solita visita a Giuseppe sono andato in farmacia perché ero stato avvisato dalle gentili farmaciste dell’arrivo delle nuove mascherine. Delusione, non sono quelle FFP2 o FFP3 ma quelle senza valvola a tre strati: 12 euro l’una e arrivano dalla Cina, non è che quest’epidemia è stata tutta un’invenzione dei cinesi per spillarci milioni con le loro mascherine?

A proposito, ieri mi hanno mandato su uozzap un tutorial dove una infermiera spiegava come disinfettarle, esponendole un paio d’ore ai vapori di alcol: vuoi vedere che il presidente bielorusso ha ragione per davvero?

Una vicina, cantante professionista, tutti i giorni alle 18 dal suo balcone ci delizia con una canzone. Ieri sera ha eseguito “La notte è piccola per noi” delle gemelle Kessler, applausi!

Stamattina ho continuato con spolvero e sistemazione di libri, ma ad un certo punto sono andato in tilt perché volevo approfittarne per riordinarli, ma per quanto facessi continuavano ad avanzarmene e si rifiutavano di trovare una collocazione; spazientito ho rimesso tutto com’era prima, la sistemazione la farò alla prossima pandemia.

La pizza si farà, ma senza di me. Sono stato estromesso, esautorato, licenziato come l’allenatore di una squadra prossima alla retrocessione. La giustificazione è che due cuochi in cucina sono troppi, specialmente se uno dei due si aggira con le mani dietro la schiena dispensando consigli non richiesti. Resto basito da quanta ingratitudine ci sia al mondo, sono sinceramente amareggiato.

Oggi c’è il sole per fortuna, non fa molto caldo a sul balcone si sta bene; peccato ci sia poco da vedere, sono tutti tappati in casa. Leggevo a proposito di uno, pizzicato per strada dalla polizia, che si è giustificato dicendo che la moglie lo aveva cacciato di casa. A me pare buona come situazione di necessità, voi che dite?

Chiudo con una notizia che mi ha commosso, quella di un giovane pakistano ospite del centro di accoglienza del Don Guanella che ha devoluto tutta la sua diaria mensile (77 euro) alla Protezione Civile per la lotta al coronavirus. Ha contribuito probabilmente con tutto quello che aveva: da uomo tra uomini, da essere umano tra esseri umani. Lo dico per primo a me stesso: ricordiamocene, di rimanere umani.

Adesso vi lascio che già che ci sono sistemo le spese mediche per le detrazioni della prossima denuncia dei redditi, chi ha tempo non aspetti tempo.

A domani amiche e amici, non uscite a prender freddo, eh!

p.s.:
come immagine finale stavolta non metto una delle solite bellone. Metto una cantante, una ragazza di 28 anni morta nelle carceri turche dopo uno sciopero della fame di 288 giorni per denunciare la persecuzione politica in Turchia e il veto posto dal governo sui concerti del suo gruppo musicale.  Si chiamava Helin Bolek ed è morta per le sue idee, uccisa da un regime infame. Onore a lei.

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XL)

Venerdì 3 aprile

Ieri ho mischiato le chiese di St.Suspice e St.Eustache, facendole diventare St.Euspice; mi perdoneranno i parigini, la memoria è quella che è: si trattava di St.Eustache, l’episodio però lo ricordo bene perché il cameriere ci portò un vassoio a tre strati di crostacei, ostriche e frutti di mare vari; scoprii lì che le ostriche non mi piacciono ma non fu tanto quello il problema quanto il fatto che, sollevando la granseola dall’ultimo ripiano, tutto il castello crollò. Il cameriere accorse costernato (era colpa sua, l’aveva messo in bilico…) a sistemarlo, e mentre io ero rimasto paralizzato con la granseola in mano, mia moglie spruzzando un’ostrica di limone, con la massima calma gli disse solo: “s’est tombeé”.  Il mio James sarebbe stato orgoglioso della deferenza con cui quel cameriere rinculò.

Ho scoperto che il mio fisioterapista non ha chiuso, come ero convinto che fosse: chiamatolo per un appuntamento mi ha detto che sono rimasti aperti su richiesta della Regione Lombardia, per le urgenze e per casi che altrimenti si sarebbero dovuti rivolgere al pronto soccorso. Ovviamente con tutte le cautele: uno alla volta, disinfettare il locale dopo ogni paziente… non ci avevo pensato, ma ci sono delle persone che hanno bisogno di un supporto continuo, altrimenti si bloccano, ad esempio chi ha avuto degli incidenti, delle operazioni che necessitano di riabilitazione… al confronto la mia schiena è una passeggiata di salute.

Siccome in casa abbiamo tolto tutti i tappetini, per evitare che facciano da incubatrice ai virus, mi sono accorto che quello del bagno nascondeva delle mattonelle che si muovono. In materia edilizia sono impreparato, e a parte che al momento sarebbe difficile reperire la materia prima non credo che farei un buon lavoro. Pertanto per ora mi limito a girargli intorno (alle mattonelle, non al bagno), poi toccherà chiamare un muratore. E’ un po’ strano preoccuparsi di queste cose in questi momenti, sembra futile, ma prima o poi ripartiremo, no? Anche stamattina qualcuno ventilava che si andrà fino ad oltre il primo maggio, insomma dopo Pasquetta quest’anno salteremo anche la scampagnata della festa dei lavoratori? Bisognerà attrezzarsi comunque con fava e pecorino, ma c’è ancora tempo, stiamo a vedere.

Intanto anche la Spagna non se la passa affatto bene, come numero di contagiati ci ha superato e come morti ci segue a ruota (noi siamo ormai a quattordicimila). Stamattina ho letto una bella notizia che un lettore che la sa molto lunga aveva anticipato qua proprio pochi giorni fa: in Africa, e precisamente a Dakar, in Senegal, l’Istituto Pasteur sta sperimentando un nuovo test in grado di rilevare il virus in soli 10 minuti e che, se sarà validato definitivamente, verrà venduto al prezzo di un dollaro al kit. Si, avete letto bene, ad un dollaro. Spero tanto che ce la facciano perché sarebbe una bella lezione per tutto il mondo…

Oggi è tornato il sole; il weekend si preannuncia caldo; pronti a tirar fuori le braghette e prendere il sole sul balcone? Per gli appassionati di calcio è possibile vedere le partite  del campionato bielorusso, uno dei pochi ancora in attività: il loro presidente ha sostenuto che vodka e sauna sono eccezionali contro il coronavirus, ed ha contestato la prescrizione degli esperti che impongono di restare in casa dicendo che da che mondo è mondo per le malattie respiratorie ci vuole aria aperta, uscire, aprire le finestre, altro che restare chiusi in casa… che abbia ragione lui?

Intanto alla radio passa Riccardo Del Turco, chi se lo ricorda? Son figlio unico, Pascalino tu, Pascalino tu, Pascalino tu… ah, se non sapete cosa vedere su Paramount Channel c’è Padre Brown. Non è quello di Renato Rascel, ma non è male…

a domani amiche e amici, buona serata!

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XXXIX)

Giovedì 2 aprile

Stamattina ho voluto testare il sito dell’Inps, che ieri è andato in sovraccarico. Alle 6:30 mi sono collegato senza nessun problema, ed anche l’applicazione per la richiesta dell’indennità era accessibile (poi per ovvie ragioni mi sono fermato). La povera Inps ieri è stata messa in croce, non so se si diano dati da fare anche gli hacker (c’è gente veramente pericolosa in giro, persino ai dati dell’Ospedale Spallanzani sono andati ad accedere… per far cosa, per vedere i positivi al coronavirus? ) ma io non mi sono scandalizzato: la procedura è stata messa in piedi in pochissimo tempo, per facilitare gli accessi è stata data la possibilità di accedere con un Pin facilitato di 4 caratteri (Personal Identification Number, non so se lo sapete ma il Pin dell’Inps è di 8 caratteri; i primi 4 assegnati dagli uffici e gli altri 4 attribuiti online _tra l’altro il Pin scade ogni sei mesi, lo so per esperienza diretta; per fortuna però una volta fatto si rinnova online_ , e questo Pin facilitato probabilmente è risultato doppio, esempio: CAC1EFGH e FAC2EFGH : EFGH sono uguali sia CAC1 che per FAC2, questo secondo me è il motivo dei mescolamenti di dati..) ; i tempi di test di questo marchingegno sono stati brevissimi e non per cattiva volontà dell’Inps, ma anzi per cercare di venire il più presto possibile incontro a chi ha bisogno del sostegno e la gattina frettolosa fa i figli ciechi; inoltre gli accessi non sono stati scaglionati, ad esempio per regione, per lettere di alfabeto, e tutti ovviamente si sono riversati in massa a far domanda ammaestrati dai click-day in cui chi prima arriva meglio alloggia (ma non è così, il ministro si è sgolato: i soldi ci saranno per tutti quelli che ne avranno diritto… dove li prenderà è un mistero ma ci saranno). Anche i patronati, tra cui quello dove lavora mia moglie, non sono riusciti a collegarsi per tutto il giorno. Per carità, non vorrei che questa apparisse come una difesa di “casta” degli informatici, ed ovviamente la visualizzazione di dati di altre persone è deprecabile: ma è stata emergenza anche per loro, e non me la sento di crocifiggerli. Piuttosto sono anni che anche l’Inps ha personale in meno, prepensionamenti non rimpiazzati, depauperamento di conoscenze, deleghe a patronati vari. Di questo per anni però ce ne siamo fregati, indottrinati dalle sirene del meno Stato più mercato…

Stamattina sono andato a fare spesa. Qualcuno geloso della mia competenza nella scelta delle verdure me le ha depennate dalla lista, e quindi mi sono rimaste solo cose dove la mia capacità di discernimento non potesse essere messa alla prova. Ieri sera ho proposto a mio figlio di farci la pizza, sabato: entusiasmo moderato, ulteriormente smorzato dall’ammonimento di lasciare la cucina pulita così come la troviamo. Gli ingredienti sono: farina 00 (mancante) lievito di birra (mancante) pomodoro (ce l’ho) mozzarella (mancante). Allora, alla Coop la farina non c’è nemmeno questa settimana: ma com’è possibile? A quel punto prendere il lievito mi è sembrato superfluo, finché seminascosto ho visto un preparato per pizza che contiene tre tipi di farina e persino il lievito: e vai! Mi ricordavo vagamente che per la pizza ci fosse una mozzarella apposta, meno acquosa di quelle usate per la caprese per intenderci, ma sono passato tre volte davanti al bancone dei formaggi e quella proprio non la vedevo, finché una caritatevole signora vedendomi in difficoltà mi ha chiesto che stessi cercando, a distanza di sicurezza naturalmente, e me l’ha indicata: ce l’avevo proprio davanti agli occhi tanto da dare quasi l’impressione che stessi lì ad aspettare signore caritatevoli. Lungi da me, come sapete. La vogliamo fare solo margherita, ‘sta pizza? Secondo me qualche fetta di salamino piccante ci sta bene. Domenica vi renderò partecipi dell’esito di questo esperimento.

Intanto ieri il premier Conte ci ha detto che almeno fino a dopo Pasqua si continuerà a stare in casa, quindi i barbeque di Pasquetta verranno fatti sui balconi; i contagi calano ma non abbiamo ancora scavallato la montagna, siamo nel “plateau”, l’altopiano; io di plateau finora conoscevo solo quello di coquillages che mangiai per la prima in viaggio di nozze a Parigi in un ristorante dietro la chiesa di St.Euspice, vicino a Les Halles, ma quello dell’epidemia no e avrei continuato volentieri a ignorarlo.

Riprendendo quanto dicevo a proposito di Rosarno, com’è prevedibile iniziano a mancare braccia per l’agricoltura (ah,saprei ben io chi mandare). E’ di ieri l’allarme di alcuni coltivatori pugliesi che non riescono a raccogliere funghi,cime di rapa e quant’altro; sembra una cosa da niente ma dobbiamo stare molto attenti perché se si ferma la fornitura di derrate alimentari siamo fritti, ci toccherà attrezzarci di pistole anche a noi… e quindi mi chiedo, di nuovo: possibile che non si riesca a portare lì gente per lavorare, e farla lavorare in sicurezza?

Dopo questo auspicio, molto interessato perché interrompere la filiera delle orecchiette con le cime di rapa mi sembra gravissimo, vi saluto amiche e amici perché ho il dubbio che la chiesa non fosse St.Euspice e la zona non fosse Les Halles. Sarà almeno stata Parigi? Ve lo dirò domani, se mi ricordo!

 

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e, per le estimatrici di bellezze esotiche:

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XXXVIII)

Mercoledì 1 aprile

Perché scrivi queste stupidaggini, mi chiedono alcuni amici, ti pare il momento? A chi interessa quello che fai tutto il giorno rinchiuso al sicuro della tua casetta? Mica sei un politico, un attore, una pornostar! E’ una bella domanda, e ci vorrebbe forse una seduta di psicoanalisi per rispondere: vanità, tutto quanto è vanità? Noia, maledetta noia? Eppure tutto sommato sono abbastanza impegnato. Rassicurarmi e rassicurare sul mio stato di salute fisico e mentale? Rendere una piccola testimonianza, pur da un osservatorio privilegiato, tra qualche mese o anno, di come nonostante tutto vivevamo ai tempi del confinamento forzato, della prigionia senza colpe, del perenne coprifuoco? Per non perdere l’abitudine di scrivere, perché le idee sono come i muscoli, se non si coltivano si atrofizzano? Per disciplina, qualche riga al giorno toglie il medico di torno?  Per semplice divertimento? Per fissare sulla carta come la pensavo, così da potermi smentire da solo tra qualche tempo? Il piacere di scambiare un saluto con chi passa da queste parti?

Stamattina mi hanno portato il vino. Lo ordino sempre dallo stesso produttore veneto, che ha un deposito anche a Milano, di solito verso Natale ma questa volta si trattava di un’emergenza perché il rosso sta finendo e, per quanto mi piaccia, mi sembra un po’ esagerato pasteggiare ad Amarone. Ho preso un po’ di merlot, cabernet, malbeck, marzemino; in regalo la gentile rappresentante mi ha spedito una bottiglia di prosecco millesimato. Mi sono fatto anche convincere (alle donne mi è difficile dire di no) a prendere un salame, del formaggio primosale al pepe nero ed un pacco di pasta, le busiate siciliane: dato il costo probabilmente è stata trasportata in asinello da Trapani direttamente dal proprietario del pastificio che lo produce ma che ci volete fare, dato che quest’anno bisognerà rinunciare al mega pranzo pasquale almeno qualche piccolo sfizio bisogna toglierselo.

Ieri ho fatto il test di flessibilità. Non lavorativa, che per quella penso di esserlo abbastanza dato che vado avanti a contratti se va bene semestrali (non che mi lamenti, c’è gente che sta peggio), ma fisica, seguendo quel manualetto di stretching di cui vi ho parlato l’altro giorno. Bene, il risultato è che il mio livello di flessibilità articolare si colloca tra il pioppo e la cassapanca, con seri rischi di farsi male anche allacciandosi le scarpe: non male! Del resto non è che si può passare ore ed ore seduti, e per anni, pensando di non averne conseguenze. Comunque se riuscite a toccarvi la punta dei piedi, ruotare la testa fino ad allinearla alle spalle, cingervi le mani dietro la schiena, siete abbastanza a posto. Altrimenti correte ai ripari!

Un mio amico, a casa perché la sua ditta ha chiuso, si è ricordato di avere in cantina una stampante 3D e si è messo a fabbricare una di quelle valvole che hanno fatto vedere anche in televisione con le quali con un solo ventilatore polmonare si possono  attaccare due pazienti, seguendo dei tutorial su Internet. Un gran lavoro anche se ad un esame profano sembrerebbe un raccordo di quelli idraulici dove magari sarebbero bastate un attacco a T e due gomiti, non mi sono informato bene ma se fosse così sarebbe stato utile tener aperti i ferramenta… comunque lo porterà al vicino ospedale per vedere se potranno utilizzarlo.

Un collega stamattina mi ha raccontato che nel suo condominio a Milano c’è un medico che si è messo in autoisolamento perché è venuto a contatto con pazienti infetti. Siccome gli è capitato, scendendo le scale per buttare l’immondizia, di incrociare altri condomini, si è attrezzato di un campanaccio e adesso, quando deve uscire, lo suona per avvisare gli altri, come i lebbrosi nell’antichità. La cosa se vogliamo ha i suoi aspetti comici però mi ha fatto pensare a quanto temerario e rivoluzionario per i suoi tempi e non solo sia stato il gesto di Francesco d’Assisi di abbracciare e baciare il lebbroso…

Leggevo stamattina dei braccianti di Rosarno e dintorni, che come sappiamo sono sistemati in condizioni pietose e questa è una nostra grossa vergogna che in questi tempi di ostentato orgoglio nazionale e di “italiani brava gente” dovremmo invece sempre tener presente, bene questa gente che è perlopiù stagionale (e necessaria), adesso che la stagione delle arance sta finendo con il blocco degli spostamenti non potrà nemmeno andare a raccogliere, nemmeno in nero, la frutta nel nord Italia. Come camperanno, qualcuno ci ha pensato, si mangeranno le bucce delle arance? Non sarebbe il caso di metterli in regola, e dato che il loro lavoro serve anche per fare in modo che il cibo arrivi sulle nostre tavole, possano essere portati in sicurezza nei nuovi posti di lavoro? Probabilmente vaneggio, ma a me sembra una buona soluzione per tutti.

Bene amici, dopo questo contributo propositivo, che non si dica che sono solo buono a criticare, vado a mettere l’acqua sul fuoco: oggi spaghetti tonno e capperi. So fare di meglio, ma non voglio dar sfoggio. A domani, e buon pranzo!

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XXXVII)

Martedì 31 marzo

Stamattina parlavo con un collega di Torino per una stampa da fare, sapete quelle lettere di operazioni bancarie che ogni tanto vi arrivano a casa e il più delle volte finiscono direttamente nel cestino, mi diceva che la suocera è a casa con il coronavirus (è cominciato con un dolore alla schiena che non passava; i raggi X hanno riscontrato una polmonite; tampone: positivo). Lui pensa di averlo già fatto e di essere guarito, senza riscontri dato che il tampone non gli è stato fatto; dopo quella che sembrava influenza ha passato quindici giorni di spossatezza con la sensazione di febbre ma senza febbre; nemmeno a sua moglie il tampone è stato fatto nonostante visitasse e accudisse tutti i giorni sua madre; insomma al momento sua moglie è in quarantena a casa di sua suocera malata, e lui è in casa con sua figlia che ha il mal di gola e suo figlio diciottenne che continua a mangiare, beato lui.

Dico beato lui perché, per non farmi mancare niente, ieri mi è venuto un attacco di mal di stomaco; io sostengo da tempo con la mia dottoressa che si tratti di calcoli alla cistifellea ma lei insiste con la sua diagnosi: stress. E’ la parola magica che giustifica tutto quello che non si capisce, un po’ come quando agli albori dell’informatica se un programma non funzionava davamo la colpa alla “macchina”. Nel mio caso basterebbe poco a togliersi il dubbio, a dire la verità, e andare da uno specialista a farmi prescrivere una ecografia; ma sotto sotto ho paura che la dottoressa abbia ragione e poi mi toccherebbe cercare la causa dello stress, e sarebbe un bello stress!

Ritornando al tampone mi meraviglia la meraviglia che lo facciano solo ai sintomatici. Guardate che funziona così per tutti gli esami. Provate ad avere il colesterolo alto e chiedere un controllo del sangue: “eh no perbacco, l’ha già fatto sei mesi fa, se non è patologico conclamato è uno spreco, abbiamo prontuari e tariffari e tabelle da rispettare, altrimenti si accende la lucina rossa e ci chiedono: perché?” Dicono che questo è colpa nostra perché negli anni passati richiedevamo e ci prescrivevano esami con troppa leggerezza. A parte che un medico che prescrive un esame perché glielo chiede il paziente non mi pare proprio a posto, riflettiamo su una cosa: non tutti i medici sono come quelli che combattono il Covid19, eroici a dir poco. Ce ne sono di loffi, arruffoni, leccapiedi, opportunisti; medici che dispensavano certificati di malattia fasulli e che prescrivevano medicinali solo perché le case farmaceutiche gli davano “benefits” (mazzette); primari che hanno avuto il posto per meriti di partito, per non parlare dei direttori sanitari; specialisti che guarda caso nel servizio pubblico non avevano mai un buco per visitare e poi stranamente da privati ti davano l’appuntamento il giorno dopo, preferibilmente senza fattura. Potrei continuare, ma quello che voglio dire è che va reso onore a chi lo merita, così come dovrebbero essere sanzionati quelli che non fanno bene il loro mestiere, e non che per colpa loro non si facciano gli esami a chi ne ha bisogno… ma è la logica delle spending review : troppa fatica andare a vedere chi effettivamente spreca,  tagliamo a tutti e non ci si pensa più.

Ryanair ha cancellato il volo per Valencia, ed ha attivato una procedura per il rimborso. Ne riparleremo l’anno prossimo, Valencia, se qualcuno ci porterà fin là…  bisognerà vedere quante compagnie aeree falliranno…

Probabilmente mia moglie verrà messa in cassa integrazione, il lavoro del Patronato via email e telefonico è molto difficoltoso, l’utenza per la maggior parte non è informatizzata e trova molte difficoltà; in più tutti i collegamenti sono rallentati, basta pensare agli accessi di questi giorni all’Inps. Io sono contento almeno non corre rischi inutili; lei un po’ meno…

A domani cari amici, Olena & c. scalpitano, la quarantena per loro è finita…

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XXXVI)

Lunedì 30 marzo

Comincia un’altra settimana, e sono ormai sei da quel 23 febbraio in cui Codogno ed altri paesi vennero isolati; il giorno dopo iniziai questo piccolo diario, di cui mi sono andato a rileggere la prima pagina, e mi sembra che quella leggerezza, quasi uno svagato scetticismo, col senno di poi assomiglino molto all’orchestrina che suonava mentre il Titanic affondava.

Il contagio ha ormai toccato tutto il mondo e ha creato dappertutto panico e preoccupazione: e se non per il virus, per il futuro proprio e dei propri figli. Ieri alla Tv passavano scene dall’India di Inferno dantesco: masse di disperati che lasciavano le città dove a causa dei blocchi non era più possibile sostentarsi e cercavano di tornare ai loro paesi, alle campagne; ammalati costretti a lasciare le case e rifugiarsi addirittura sugli alberi… c’è da chiedersi se uno Stato ha il diritto, se non è in grado di garantire il sostentamento dei propri cittadini, di negargliene la possibilità: e forse in quel caso sarebbe stato meglio non chiudere le attività, se uno poi deve morire di fame.

Anche da noi c’è gente che se la passa male; non tutti hanno uno stipendio a fine mese o la cassa integrazione che sia, non tutti sono pensionati e non tutti hanno dei risparmi a cui attingere: e la gente deve quantomeno mangiare… il Governo ha stabilito delle misure, d’accordo con i Comuni (le Regioni ne stanno fuori, meno male) di sostegno; forse non saranno sufficienti ma serviranno per una prima risposta. Personalmente mi reputo fortunato perché sono uno di quelli che può continuare a lavorare, e penso a cosa avrebbero fatto i miei genitori, con quattro figli, se all’epoca fossero state prese misure del genere… non avevano certo soldi in banca! E’ vero, la solidarietà era diversa, ci si sarebbe aiutati tra parenti, tra amici; si sarebbe andati in campagna, magari a riscuotere qualche debito… ora bisognerebbe rivolgersi alla Caritas, ai Banchi Alimentari… ma è giusto che uno Stato troppo spesso si affidi per la cura dei più svantaggiati  a strutture caritatevoli, a iniziative private, a sottoscrizioni? E questa situazione di oggettiva disparità, tra chi può continuare a lavorare e chi no, chi continua ad avere un reddito e chi no, non rischia di diventare una separazione di casta, come in India?

Devo dire che dopo aver visto le immagini indiane ho ripensato anche al nostro esodo, quello di tanti ragazzi che all’annuncio della zona rossa in tutta la Lombardia sono scappati con il primo treno disponibile, e quanti di questi magari sarebbero rimasti senza contratto, se lo avevano, quanti studenti con affitti assurdi da pagare anche senza lezioni? Non giustifico, sia chiaro, ma forse oggi capisco un po’ di più…

Trump ha detto che saranno bravi se avranno solo 100.000 morti. Con queste premesse comincio a capire la gente che si è accalcata a comprare armi… ad essere onesti però ha anche stanziato 2.000 miliardi di dollari, certo che sono strani gli americani, se li avessero spesi prima per la Sanità pubblica non sarebbe stato meglio?

Per il resto tutto bene; stamattina al ritorno dall’edicola sul marciapiede davanti casa c’era una ragazza di colore in pigiama e pantofole, telefonava parecchio agitata; quando ha visto che mi stavo avvicinando (la mia intenzione era solo di chiederle se avesse bisogno di qualcosa, da lontano…) è scappata. Con cuffia nera e mascherina non devo esserle sembrato molto rassicurante, evidentemente. Giusto come promemoria, mi sono pesato e ancora non sono ingrassato. Deve essere lo stress, perché a me pare di mangiare il doppio di prima…

Sta cantando Mango; ho fatto un paio di programmi; fuori piove; in casa è entrata qualche formica in avanscoperta, evidentemente l’alcool non le spaventa. Stasera c’è la replica di Montalbano e tiriamo avanti, almeno fino a domani…

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