Cielo a pecorine!

Sono convinto che il marketing epistolare sia guidato da un’intelligenza che, sebbene artificiale, segue il ritmo naturale delle stagioni.
Dopo avere infatti passato autunno, inverno e primavera a scassarmi i cabasisi propormi prodotti per tonificare il corpo e soprattutto una certa parte del corpo ecco che, ritenendomi pronto e pienamente operante, hanno ricominciato ad arrivare letterine da simpaticissime signorine dell’Est, incaricate forse dalle ditte di integratori miracolosi di testare i risultati raggiunti.

Ne riporto a titolo di esempio una delle più carine, della mittente della quale se appena fossi stato un pochino più grave sarei anche potuto essere, come lei auspica, un buon penna-amico:
“Ehi ci mio grande penna-amico Il mio nome e Natalya. Sono della Russia, nella citta che si chiama Ezhva, regione di Komi. Ho trentaquattro anni. Non ci conosciamo ancora, ma voglio diventare tua amica e conoscerti meglio. In realta sono una donna davvero modesta e timida. Sull Internet mi sento un po piu rilassata. Ti invio una mia fotografia, spero che ti piacera. Ho intenzioni sincere, e quindi ti chiedo di scrivermi solamente se anche tu vuoi stabilire una amicizia significante. Ti chiedo inoltre di allegarmi un altra tua foto. Spero che sei interessato in me e mi scriverai presto. Non vedo l ora di leggere le tue mail e le tue domande. Saluti, Natka!“

Modestia davvero di altri tempi, cara Natka! E discrezione, soprattutto. Non come quei rompicoxxxoni telefonisti della Tim che ieri sera, all’ora di cena, hanno chiamato 10 (dieci!) volte a distanza di cinque minuti l’una dall’altra, finché alla fine ormai alla frutta mi sono deciso a rispondere e, facendo davvero uno sforzo sovrumano per non fracassare il cordless contro la parete del soggiorno, ho ascoltato un operatore che mi proponeva un’offerta imperdibile grazie alla quale avrei navigato a non so quanti mega e risparmiato non so quanti euri. A fronte di questi immeritati vantaggi, avrei solo dovuto acconsentire a cambiare il numero di telefono. Tutti sanno quanto rispetto io abbia del lavoro e dei lavoratori, tuttavia all’ora di cena tendo a dimenticarmene e fortunatamente delle mani pietose mi hanno strappato la cornetta di mano, altrimenti starei ancora sbraitando e insolentendo l’incolpevole testa di rapanello lavoratore del call center.

Stamattina, mentre ero intento a leggere le notizie del giorno precedente da un quotidiano cartaceo, attività che mi qualifica come intellettuale de sinistra¹ agli occhi degli assonnati compagni di viaggio, un trafiletto ha attirato la mia attenzione più degli altri:
un avvocato tedesco ha denunciato che nel coro di voci bianche di Ratisbona nell’arco di tempo che va dal 1945 al 1992 i sistemi educativi non siano stati dei più teneri ed oltre 500 giovani cantori siano stati oggetto di violenze fisiche e psicologiche, e nei casi più gravi anche sessuali.
Sulle violenze fisiche, escluse quelle sessuali, spezzo una lancia a favore dei severi maestri di coro bavaresi. Non c’è direttore che conosca, professionista o dilettante che sia, che non abbia mai desiderato, almeno una volta in vita sua, di frustare o bastonare o perché no strozzare tutti o parte dei suoi coristi, o musicisti in caso di bande od orchestre (il nostro coro non fa eccezione, come avrete appreso dalle mie cronache). Quanto avranno cantato male questi piccoli coristi, siamo proprio sicuri che non se le siano meritate?²

Tra l’altro una fin troppo procace viaggiatrice, mentre ero intento ad informarmi, continuava a sventolarsi la gonna distogliendomi dalla necessaria concentrazione. Si premuniva anche di passarmi davanti un paio di volte l’abbonamento, senz’altro involontariamente, con su riportato nome e cognome; purtroppo la distanza focale non mi ha permesso di prenderne nota, in assenza degli occhiali  che inforco solo davanti al computer. E comunque l’avrei dimenticato.

Prepariamoci per le ferie! Sembra che quest’anno milioni e milioni di turisti si riverseranno sulle nostre coste, montagne e città d’arte: il nostro destino di Disneyland planetaria si sta avverando. Se mi dovrò trasformare in imbonitore da fiera, come sembra ormai probabile, lasciate almeno che invii loro il più cordiale benvenuto: Venghino siore e siori! Più gente entra più bestie si vedono!

(153 – continua)

csm_Dom_Chorkleidung_-_Ausschnitt_-V__Medium__RTG_IBW_Vogl_Vo_b83ee2d41a

¹ Come non sfugge a chi mi è più vicino, l’attuale mia collocazione politica è abbastanza incerta, per usare un eufemismo, e su certi argomenti agli antipodi dei giornali che leggo.
² Teniamo anche conto che in Germania le punizioni corporali in ambito scolastico sono state abolite del tutto solo nel 1983; personalmente lo ritengo un cedimento inaccettabile.

Pakistonia

Mi dissocio da quanto me stesso ha scritto. Lo penso ma non dovrei dirlo, o forse lo dico ma non dovrei pensarlo. La mia parte destra piglia a mazzate quella sinistra, e viceversa; l’ateo bastona il credente, e tutte e due bastonano l’agnostico. Il Titanic affonda e all’orizzonte non c’è nemmeno una Ong; il giorno di ordinaria follia si sta avvicinando e allo specchio vedo Michael Douglas, purtroppo senza Catherine Zeta-Jones, accarezzare la mazza da baseball. La solita scimmia nuda urla “E ‘mó basta!” e l’infermiere in camice bianco gli liscia la testa. Che si fotta!  

220px-Falling_Down_(1993_film)_poster

Non molto distante dal mio paese natale c’è un paese che si chiama Corridonia. Il nome è abbastanza recente, in quanto gli fu attribuito nel 1931 in onore di una personalità illustre, quel Filippo Corridoni socialista e sindacalista rivoluzionario, interventista, morto durante la prima guerra mondiale ed arruolato post-mortem tra i numi tutelari del fascismo.

Simpaticamente gli abitanti dei paesi vicini, data la folta comunità Pakistana presente, l’hanno recentemente ribattezzata Pakistonia.

Nel mio paese, che lo ricordo è in collina, c’è un vecchio asilo di infanzia, non più utilizzato, situato in una posizione invidiabile, al posto di un pezzo di antico muro di cinta, con un’enorme terrazza da cui si può godere il panorama fino alle montagne. C’era un vecchio progetto di riconversione in mini-appartamenti per anziani, necessità estremamente sentita dato il continuo allungamento dell’aspettativa di vita. I lavori sono stati fermi per anni e sono ora ripresi; gira però la voce che il progetto non sia più quello originario ma si stia lavorando per apprestare un centro di accoglienza per immigrati; mio padre non ne era a conoscenza, e un po’ scettico mi ha chiesto: “ma dove vanno a pigliarli tutti questi immigrati?” e quando ho ipotizzato che fossero quelli che arrivano con i barconi, ridendo mi fa: “e le barche dove le mettono?”.
Ma tutto può essere, vedremo presto se l’asilo che mi ha visto presente per soli tre giorni nella vita riprenderà vita per richiedenti asilo e non solo.

Il governo l’altro giorno sembrava aver avuto una idea che, essendo di buon senso, è stata subito accantonata: se tu, nave che non fai parte di missioni internazionali e che batti bandiera francese o inglese o panamense, insomma non italiana, ti metti a due passi dalle acque territoriali libiche (quando non dentro) a soccorrere barconi, sfidando le accuse di fare da taxi ai clandestini e persino di essere in combutta con gli scafisti, i passeggeri te li porti a casa tua. Apriti cielo! Attacchi a non finire, ci si accanisce con i deboli, si va contro i trattati internazionali, si va contro il diritto del mare, si è disumani.
Ma nessuno aveva mica detto di ributtarli in mare. Solo che se vieni dalla Nuova Zelanda per salvare persone è giusto che le porti nel tuo paese, dove potrai accudirle meglio.
Avrei voluto vedere cosa avrebbe fatto, ad esempio, la Francia, a trovarsi le navi di Médecins Sans Frontières ripiene di migranti a Mentone; li avrebbe ammassati a Ventimiglia?

Ricordiamo a Macron che è stato il suo paese, guidato da quell’altro tappetto di Sarkozy, ad andare a far casino in Libia, tirandosi poi dietro la Nato; che la Libia di Gheddafi era un collettore di immigrazione e conteneva per conto di tutta l’Europa e non solo nostro, con le buone o le cattive, quelli che adesso Macron rifiuta di prendersi.

A Madrid ho visto un palazzo dove c’era un enorme striscione: Refugees Welcome.
E’ il classico modo di fare gli accoglienti col didietro degli altri; perché se fossero così contenti di accogliere rifugiati potrebbero rimuovere i muri a Ceuta e Melilla, e si vedrebbe poi quanti striscioni comparirebbero.

Sono ormai convinto che questa spinta migratoria non sia spontanea ma manovrata per almeno due motivi: a) l’introduzione di persone disposte a lavorare per due lire e senza diritti b) l’islamizzazione della società.
In tutti e due i casi gli alleati sono quelli che più avrebbero motivi per opporsi e più hanno da perdere: nel primo tutta la sinistra e specialmente quella radicale, ovviamente in nome dei diritti umani; ma che diritto umano è quello di venir qua a raccogliere pomodori, quando va bene, a 3 euro all’ora? Ma uno sforzo di realismo quando si vorrà fare? Quante persone siamo in grado di accogliere e di far vivere dignitosamente? Altrimenti di che accoglienza parliamo, quella che dà profitto a chi accoglie?

Non stendo, anche se sarebbe meglio, un pietoso velo sulle ultime esternazioni di Boeri sulla necessità dei lavoratori immigrati. Ma che c’entra? Chi la nega? Abbiamo cinque milioni di stranieri residenti in Italia, qualcuno pensa di buttarli fuori? Cosa c’entrano con l’immigrazione incontrollata? Se si chiede piuttosto a loro cosa pensano del sistema attuale, magari a quelli che sono arrivati trent’anni fa, la risposta è unanime: siamo deficienti. E Boeri, perché non pensi ai voucher, e perché non dici che dei milioni di voucher utilizzati nei due anni passati ai beneficiari non andrà una lira di pensione, e i contributi se li intasca l’Inps a fondo perduto? Come peraltro per i nuovi voucher che il governo truffaldinamente ha reintrodotto?

Nel secondo caso chiamo in causa, genuflettendomi, la Chiesa cattolica. Mi chiedo, non per fare il Salvini, perché tutti gli Sceicchi, Emiri, Sultani musulmani straricchi, invece di finanziare guerre sante per la barba di Maometto, non aiutano i loro “fratelli” a casa loro? Sono stufo di sentire che dobbiamo risarcire l’Africa per il colonialismo! Gli arabi l’hanno depredata per secoli, quelli che raccoglievano schiavi erano loro, e la schiavitù qualche paese l’ha avuta fino alla seconda guerra mondiale. Quando mio nonno è andato a conquistare l’Etiopia di Hailé Selassié (sbagliando, per carità, ma se hanno uno straccio di strada e ferrovia è perché gliel’abbiamo costruita noi…), vigeva ancora la schiavitù, lo sappiano i beati rastafariani! Questi figli di negrieri vogliono sparpagliare musulmani in Europa ma si guardano bene dal condividere le loro ricchezze, vogliono sfruttare il buon cuore, le code di paglia e gli stati sociali di quelle società che poi disprezzano per la loro lassezza ed i costumi troppo liberali.
E chiedo, a queste società arretrate, perché questo sono: quando vi libererete di questi parassiti?

Temo che la chiesa, in grave crisi di fedeli vocazioni e identità, operando in maniera indiscriminata stia lavorando contro se stessa e favorirà non la sua parte migliore ma i gruppi più radicali al suo interno; che la politica del “poverini” e della pacca sulla spalla senza progetti avrà come sbocco l’islamizzazione della società; che i laici avranno da rimpiangere la chiesa bigotta di cui tanto si lagnano; l’ecumenismo è un’utopia, per non dire una stupidaggine, che può forse funzionare tra chiese cristiane (tutto da dimostrare) ma non certo con i musulmani.
Ad essere troppo buoni si passa per coglioni, e noi temo stiamo superando abbondantemente quel limite.

L’Africa ha tanti problemi, siamo d’accordo. Tanti li abbiamo causato noi e tanti li alimentiamo, può essere. Ma sono passati più di settant’anni dalle loro indipendenze. Per fare un esempio, in Niger che è uno dei paesi più poveri del mondo, ogni donna partorisce quasi sette figli a testa. Devo andare io a dirgli che forse è meglio fare un po’ meno figli e cercare invece di mettersi insieme per star meglio? Ma pensate che le vostre rivoluzioni debbano farvele gli altri? Il Che è morto da un pezzo, cercate di darvi una svegliata care risorse, che qualche problemino cominciamo ad avercelo pure noi.

(150 – e ‘mó basta)

06Filippo_Corridoni_con_a_fianco_Benito_Mussolini-klcB-U43120913382309eTE-590x445@Corriere-Web-Sezioni

Cupio dissolvi

Abbandono per un attimo le cronache di famiglia per altre cronache, di attualità e molto meno interessanti. Si parla di politica, chi non è interessato soprassieda.

Qualcosa non funziona, lo dico con preoccupazione. L’acqua dello scarico sta ormai trabordando, sta superando il galleggiante per chi si intende di idraulica.

Riporto solo una parte di una conversazione avuta stamattina in treno, giusto per far capire che aria tira. Attenzione perché non sono casapaundini, fratelliditaliani, leghisti o grillini. Li si potrebbe annoverare tra i moderati, anche se non si direbbe.

“Porca pu♦♦♦na, ma questo ha il coraggio di definirsi un governo di sinistra, ma che ca♦♦o di sinistra che continua a tirar fuori soldi pubblici per regalarli ai privati?

E l’Alitalia, che prima quel cog♦♦♦ne¹ la spacchetta e la privatizza (la volevano i francesi, ma lui no: gli abbiamo dato tutto ai francesi, banche, assicurazioni, alimentare, acqua: ma Alitalia per carità, teniamocela sul groppone, con i soldi delle Poste, cioè i nostri) e adesso questi qua dopo aver sbraitato per anni contro berlusconi che fanno: ancora soldi, ma non era privata? Che li tiri fuori la marcegaglia i soldi! E gli sgravi fiscali per le assunzioni, così hanno fatto licenziare i vecchi per prendere quelli nuovi che costano meno, e adesso licenziano pure quelli; miliardi e miliardi alle banche: quei soldi sono anche miei, a me mi mandate in pensione a 70 anni e i miei soldi li regalate a banca Intesa? Quando ancora dovete mandare le casette ai terremotati? Figli di buone donne, vigliacchi e disonesti!

Pure con i voucher hanno avuto il coraggio di prenderci per il c♦♦o!

Poi vi lamentate che la gente vi schifa? Ringraziate Dio che la gente non vi piglia a schiaffi appena vi vede o peggio!

Le banche che sono fallite o quasi erano gioiellini: chi le ha svuotate? Pretendo prima di dargli i miei soldi di vedere i responsabili impiccati nello stadio di San Siro², perché ormai mi sono rotto i co♦♦♦♦ni di questi ladri e malfattori!³

Bisogna salvare lavoratori e risparmiatori, dicono i farabutti! I lavoratori quali, anche quelli che hanno venduto merda ai loro clienti, e magari hanno preso anche i premi? Ma se i bancari cascano sempre in piedi! I correntisti fino a 100.000 euro erano già salvi, non bastavano? No, dobbiamo preoccuparci pure degli azionisti e gli “investitori”! Ma ca♦♦o, quelle banche dovevano fallire perché i miei soldi servono a pagare le scuole e gli ospedali, non ad ingrassare Intesa o a rimborsare qualche pensionato credulone! Questi qua se era ancora vivo Sindona³ salvavano pure quello!  Ca♦♦o, io vado avanti da anni con contratti a tre mesi per volta, e devo rimborsare quelli che hanno buttato la pensione nelle obbligazioni subordinate? Ma voi siete fuori di testa!

Quelli che si sono suicidati perché sono rimasti senza lavoro li avete aiutati? Cornuti! Dovevano far fuori a voi, altro che suicidarsi!”

Poi per carità di patria non riporto quello che è ormai il comune sentire sulla gestione dell’accoglienza. E’ un sistema che non ha sbocco, solo persone intellettualmente disoneste possono affermare che vada bene così. Scaricando vagonate di migranti sulle periferie ingrassando cooperative più o meno caritatevoli, e poi accusando i residenti di essere razzisti perché si stancano di vedere gente ciondolare o spacciare dalla mattina alla sera.

Se volete prenderla come una piccola parziale analisi sulle cause del voto fate pure; io me la vedo brutta, una spintarella ancora e casca tutto, mi sa.

michele-sindona-771337

¹ Si riferiva ad un anziano politico che scambiò una marocchina per la nipote di Mubarak.
² Veramente si chiamerebbe “Stadio Giuseppe Meazza” ed è lo stadio dove giocano quelle due squadre cinesi. I cinesi sono sicuro che non avrebbero problemi ad usare lo stadio per scopi educativi.
³ Come è noto a causa di scrupoli morali la pena capitale non è prevista nel nostro codice penale. A volte me ne dolgo. Nel merito, a parte il linguaggio troppo forbito per i miei gusti, mi trovo abbastanza d’accordo con l’esternatore. Poi mi spiegheranno che così si è evitato un rischio sistemico, che il contagio si sarebbe potuto allargare, che è il male minore. Si parla di 15 miliardi pubblici: quattro volte il gettito dell’Imu! Almeno nazionalizzarle! Invece no: nazionalizziamo i debiti (come con Alitalia, e come abbiamo fatto 100 volte con la Fiat nel passato _ e si è visto il ringraziamento _) e regaliamo i crediti.
³ Probabilmente in pochi si ricorderanno di Sindona. Oggi non avrebbe passato nemmeno un giorno in galera. Anzi, l’avrebbero fatto presidente dell’Abi, tipo Mussari del Monte dei Paschi. In tempi più civili invece in prigione gli venne servito un caffè senza zucchero che gli causò problemi digestivi.
³ Ho ripetuto più volte il 3 perché non sono stato capace di trovare il carattere speciale 4

Ius soli (ed altre sòle)

Cosa c’è di meglio, quando si truffano i cittadini scippandoli di un referendum abolendo l’oggetto del contendere (l’utilizzo indiscriminato dei Voucher) e passato il pericolo infilandoli con un nuovo nome (PrestO) nella manovrina finanziaria correttiva ponendo la fiducia, che usare una bella arma di distrazione di massa sulla quale i cittadini si possano accapigliare senza disturbare il manovratore?

Mumble mumble avranno pensato i soloni: i matrimoni gay e la stepchild adotion l’abbiamo già usata, la legalizzazione della cannabis la teniamo per la finanziaria, perché non rispolverare lo Ius Soli che in questo momento può essere un bell’argomentino caldo, invece di parlare dei contenuti della manovra stessa (una per tutte: tolgono il centesimo e i due centesimi. Quindi si arrotonderà tutto ai cinque centesimi superiori, nella migliore tradizione euro. Poi dice uno li prende a calci nel didietro) o delle modalità con cui stiamo gestendo migliaia di migranti, pretendendo di salvare tutta l’Africa e caricandoci di ragazzi che teniamo a bagnomaria e non potrebbe essere diversamente dato che non sappiamo cosa far fare nemmeno ai ragazzi italiani?

Ma dell’industria dell’accoglienza parlerò un’altra volta. Ne penso tutto il male possibile ed ogni giorno c’è qualche episodio che conforta le mie convinzioni.

Sfatiamo due convinzioni dettate dall’ignoranza degli opposti schieramenti:

  • NON è vero che per un ragazzo straniero oggi non sia possibile diventare cittadino italiano;
  • NON è vero che la legge che si sta discutendo introduce l’automatismo per cui chi nasce in Italia diventa ipso facto cittadino italiano.

Quindi si confrontano due convinzioni, alimentate da un lato da pregiudizi e dall’altro da una “narrazione” di convenienza, entrambe false.

Per sostenere la necessità e anzi improcrastinabilità di questa legge si assiste allo sfruttamento di qualche storia patetica che coinvolge dei ragazzi, molto utili da usare quando si tratta di muovere a compassione e in modo da avere anche pronta l’accusa di cinismo, insensibilità, beceritudine o razzismo verso chi non fosse d’accordo.

Tattica mediatica standard, anche il Qatar sta usando delle famiglie divise tra Bahrein e Qatar per sensibilizzare sulla disumanità del blocco a cui sono stati sottoposti dai “fratelli” arabi; il bambino siriano morto su una spiaggia in Turchia ha fatto il giro del mondo ma purtroppo non è stato usato per chiedersi perché e da chi la Siria è stata ridotta così, è un esercizio troppo gravoso per le menti caritatevoli. Andava liberata da un “feroce dittatore” a costo di armare i peggiori tagliagole del pianeta e provocare centinaia di migliaia di morti e un esodo biblico ma tanto basta.

Mi si permetta una provocazione: l’altra sera Santoro ha trasmesso un programma sui ragazzi di Napoli che da quando nascono (già vecchi) a quando muoiono (di solito giovani) vivono da delinquenti in mezzo alla delinquenza. Quando questo Stato si deciderà a farli diventare cittadini italiani?

Ma torniamo ai ragazzi stranieri.

 “Può acquisire la cittadinanza italiana lo straniero nato e residente in Italia senza interruzioni fino ai diciotto anni e che dichiara, entro il compimento del diciannovesimo anno, di voler acquisire la cittadinanza italiana.
Si tratta di una forma “condizionata” di ius soli, suscettibile di trovare applicazione soltanto in presenza dei tre suddetti requisiti: nascita in Italia, residenza ininterrotta fino al compimento della maggiore età, dichiarazione entro un anno dal compimento della maggiore età.”¹

Quindi partirei dal fatto che chi non è diventato cittadino italiano, con le regole attuali,  o non ha fatto la domanda o non disponeva dei requisiti necessari .

Con la riforma in discussione si introducono, rispetto alla legislazione vigente, alcune novitಠche riguardano specialmente i minori ma non solo:

  1. Ius soli “temperato”, dove la cittadinanza per nascita è riconosciuta a chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, dei quali almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
  2. Ius culturae, quando il minore straniero sia nato in Italia o sia arrivato entro il compimento del 12° anno di età, ed abbia frequentato regolarmente per almeno 5 anni uno o più cicli di istruzione;
  3. Naturalizzazione, per lo straniero entrato prima della maggiore età, residente da almeno sei anni, che abbia frequentato regolarmente un ciclo scolastico e conseguito la qualifica.

In tutti e tre i casi l’attribuzione della cittadinanza non è automatica. Per i minori la domanda deve essere fatta da uno dei genitori; e nel terzo caso la concessione è discrezionale e dipende da diversi fattori, non basta certo essere andati a scuola. Se uno è pregiudicato, ad esempio, difficilmente potrà avere la cittadinanza.

Se la legge passerà, alcune stime ipotizzano che il numero dei possibili beneficiari immediati sia intorno agli 800.000, ed a regime saranno un 50-60 mila l’anno (ipotetici perché come detto non c’è automatismo, bisogna vedere quanti genitori chiederanno la cittadinanza, specialmente da quei paesi dove non è ammessa la doppia cittadinanza).

Che dire? Come cittadino italiano mi sento orgoglioso che tanti si sentano e vogliano diventare italiani, in un momento in cui tanti italiani sembrano vergognarsi di esserlo; spero ed auspico che le nuove forze,  fresche e vitali, diano piena completezza a quella cittadinanza che raggiungeranno, con intelligenza e impegno.
Giovani italiani, fatevi onore.

(143 – continua)

p.s. Probabilmente se  vigesse ancora l’obbligo del servizio di leva il numero di aspiranti cittadini calerebbe vertiginosamente, ma questa è solo una mia illazione.

voucher-inps-300x165

¹ cit. https://www.cittadinanza.biz/cittadinanza-italiana-per-stranieri/

² cit. https://www.cittadinanza.biz/riforma-della-cittadinanza-italiana-ecco-il-testo-della-nuova-norma/

Ex-voto

Il mondo si è rovesciato, c’è poco da fare. Una volta si votava di più al Nord che al Sud, ma in compenso si facevano più figli al Sud che al Nord. Ora è il contrario! Allora o tutti quelli del Sud si sono spostati al Nord e viceversa, o qualcosa non gira per il verso giusto.
Non mi applicherò per questa volta all’analisi dei motivi del crollo del tasso di natalità in meridione, anche se sospetto il riscaldamento globale: non per niente “Antò, fa caldo!” era il motivo addotto da una giovane moglie per negarsi alle affettuose attenzioni del consorte in una pubblicità di un noto thè freddo di qualche anno fa . Antò, e insisti un poco, e che diamine!

Mi concentrerò invece sulla disaffezione al voto, e da fine politologo quale mi picco di essere ho analizzato i motivi per cui oltre la metà dei miei concittadini aventi diritto non si è recata alle urne per esprimere una  preferenza purchessia sul sindaco che li dovrà amministrare, salvo incidenti di percorso, per i prossimi cinque anni.

Per fare questo ho effettuato un personalissimo sondaggio che ha coinvolto un panel significativo di cazzoni persone autorevolissime, dalle quali ho estratto le seguenti motivazioni che dovrebbero far riflettere chi è preposto (e predisposto) a farlo:

  • C’era il sole e sono andato al mare

Questo consiglierebbe di svolgere le elezioni solo in giorni di pioggia; tuttavia in precedenti consultazioni le stesse persone hanno risposto: “pioveva e non avevo l’ombrello”; quindi bisogna optare per giornate coperte ma non piovose.
Bisogna considerare anche che in fior di referendum siamo stati tutti invitati ad andare al mare, quindi può darsi che invita oggi invita domani poi la gente al mare ci va davvero.

  • Tanto sono tutti uguali

Questa affermazione non è facilmente confutabile, in fondo apparteniamo tutti al genere umano o così dovrebbe essere, e da quando si è affermato il pensiero unico le differenze programmatiche talvolta non sono proprio così evidenti e nette. Tanti ad esempio hanno avuto l’impressione che il candidato sindaco del centrosinistra avrebbe potuto candidarsi benissimo col centrodestra, viceversa a dire la verità un po’ meno.

  • E’ tutto un magna magna

Evoluzione del ragionamento precedente, l’opinione prevalente è che maggioranza e opposizione quando c’è da sedersi a tavola non si tirino indietro, però bisognerebbe anche guardare alle dimensioni: mettere a rimborso spese il pranzo di nozze della figlia o i vasetti di Nutella quantitativamente, se non qualitativamente, non è  la stessa cosa.

  • Tanto non cambia niente

La disillusione dovuta alla scoperta che la bacchetta magica che è stata consegnata ai sindaci grazie al sistema elettorale maggioritario in realtà era scarica, perché se ai Comuni si tolgono sempre più risorse e si aumentano gli oneri, tipo i minori non accompagnati, nemmeno Mandrake benché aiutato da Luthor riuscirebbe a combinare qualcosa, spinge effettivamente a dubitare che cambiamenti significativi siano possibili.

  • Dovevo preparare il barbecue

Questo è indubbiamente un motivo più che valido, tuttavia poiché i seggi erano aperti fino alle 23 si poteva fare uno sforzo; per il futuro per invogliare questi buongustai si potrebbe far votare anche al lunedì mattina, come si faceva una volta prima che si dicesse che votare due giorni costava troppo?

  • Ah, perché, era questa domenica? Pensavo fosse la prossima

Bisogna fare qualcosa per questa gente distratta. Effettivamente ho notato che la pubblicità elettorale è stata meno invasiva del solito, meno volantini, santini, manifesti; gazebo si ma non aggressivi, quasi aspettavano che si andasse da loro più che cercare di catturare persone; si sono forse privilegiati i social ma si sa come sono fatti i social, nessuno legge oltre la seconda riga di un post e se non c’è una foto che attira si salta anche la prima riga.

  • Non me ne frega un c.xxo

Ed è meglio così! Chi ragiona in tal modo è altamente democratico e si rimette al volere della maggioranza. Proporrei di sgravarlo dal pensiero periodico di decidere su chi apporre una crocetta, privandolo del diritto di voto anche per il futuro.

Che insegnamento possiamo trarre da questo studio, stringato ma rigoroso?

Qualcuno sostiene che, quando i votanti sono pochi, si è in una democrazia matura.
Io non dico che si debba tornare ai tempi in cui per votare si tornava nei paesi di origine con viaggi memorabili, come il Pasquale Ametrano di Verdone, ma penso che se c’è tanta gente così inerte da non avere nemmeno la voglia di andare a scrivere un insulto sulla scheda elettorale siamo già ad uno stadio successivo alla maturità; che a forza di farci pensare che la politica è sporca, le circoscrizioni non servono, le province togliamole, i senatori non eleggiamoli, i partiti devono essere liquidi, i manovratori non vanno disturbati, stiamo rotolando su una brutta china.

Per fortuna al momento qua fa caldo: facciamoci un thè freddo, se non altro.

(142 – continua)

152342745-80a3a63d-60a2-48be-be8e-b493776384ad

Quello che non fecero i Barbari, l’hanno fatto i Barberini

Venerdì scorso, festa della Repubblica, è stato uno di quei giorni in cui meno mi sono sentito intelligente.

Partito di casa alle 6:30 per recarmi al paesello a visitare i genitori acciaccati, mi sono trovato intruppato per ben dodici ore in un serpentone di auto piene di gente diretta verso località balneari adriatiche.
Purtroppo non viaggiavo da solo e non ho potuto cristonare tutto il tempo come avrei voluto, ne intonare i canti a me cari come il “Credo in unum Deum” o gli evergreen “Lisa dagli occhi blu” di Mario Tessuto o “Il mondo” di Jimmy Fontana, tra l’altro nativo dei luoghi dove mi stavo recando, ma essendo in compagnia della mia signora mi sono dovuto contenere, nemmeno “Anima mia” dei Cugini di Campagna in falsetto mi è stato concesso.

La radio non aiutava: continuava infatti a parlare della stramaledettissima finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid, squadre che detesto entrambe e nemmeno cordialmente.
Per la cronaca ha vinto il Real Madrid, che ha un fortissimo centravanti impossibile da marcare perché tende ad appoggiarsi al marcatore e sbucargli da dietro. Quando giocavo io, era ai difensori che si intimava di stare incollato all’uomo, e nelle mischie il rischio di essere tirati per i testicoli per impedire di saltare era sempre in agguato, ma con quel fenomeno è impossibile: come cambiano i tempi!
Il centravanti bianconero invece mi è sembrato affetto da pinguedine, cioè con la pancia più piena del portafogli, ed è tutto dire. Ma mi fermo qua perché non vorrei dare l’impressione che le mie riflessioni siano offuscate da pregiudizi o peggio invidia, lungi da me questi sentimenti.

In compenso al ritorno ho dovuto sorbirmi interminabili concioni su quanto si sarebbe dovuto o non dovuto fare per impedire la quasi strage di Piazza San Carlo a Torino, dove ci sono stati più di 1500 feriti, qualcuno purtroppo seriamente, nel fuggi fuggi causato da non si sa bene cosa.
Mi accodo all’opinione dei commentatori più sensati: bisognava evitare di ammassare tutte quelle persone, si sa poi come sono fatti gli juventini: avendo code di paglia lunghe chilometri, appena qualcuno strilla “Polizia!” tendono a scappare. E’ una loro psicosi, non ci possono fare niente.
Perché la festa non è stata organizzata allo stadio della Juve, mi chiedo? Forse perché è privato e avevano paura di “rovinarlo”? Quindi la piazza pubblica si può ridurre ad immondezzaio ma lo stadio privato va tenuto da conto? Metafora del rapporto pubblico-privato, se mi si consente l’uso della parola metafora di cui non padroneggio appieno il significato.

Ma non preoccupiamoci perché è già stato trovato a chi dare la colpa, e questa è sempre una buona cosa: ai venditori ambulanti di birra. Ignobili malfattori!

Mio malgrado devo dar ragione al Mr.B. d’antan: la crisi non esiste, è un’invenzione della sinistra disfattista! Altrimenti non si spiegherebbe perché milioni di persone dovrebbero inscatolarsi per bagnar le chiappe chiare¹ per qualche ora, quando al costo di autostrada e benzina ci si potrebbe godere una bella cenetta in un discreto ristorante.

Strada facendo ho avuto diversi momenti di sconforto, come quando a Fiorenzuola abbiamo lasciato l’autostrada per prendere la Via Emilia, intasata anch’essa dai tanti che come me pensavano di essere furbi. Ho deciso allora di fermarmi un’oretta nella stessa Fiorenzuola, dove non ero mai stato; adesso su due piedi non saprei elencare i motivi che mi indurrebbero eventualmente a tornarci.
La consapevolezza che con le stesse ore di viaggio avrei potuto fare una puntata a Monaco di Baviera, bere una birra all’Hofbräuhaus e tornare indietro mi deprimeva.

Finalmente, verso le 18:30, ho raggiunto l’ospedale dove la mia mammetta, classe ’35, era ricoverata a seguito della rottura del femore. Incidente domestico che mi ha ispirato il titolo: usciti fisicamente indenni dal terremoto, nell’ispezione che doveva valutare i danni subiti dall’abitazione un improvvido controllore aprendo senza cognizione una botola per accedere al tetto si è quasi fatto cadere in testa una scala di ferro, e nei movimenti bruschi che ne sono seguiti mia madre è caduta, ricevendo quindi più danni dall’ispezione che dal terremoto.

Per fortuna l’assistenza ospedaliera, nonostante le carenze di cui si vogliono far patire a bella posta gli ospedali pubblici, è buona, ed è circondata dalle cure amorevoli dei miei fratelli e parenti più vicini; mia madre ne ha passate e viste passare tante che sono sicuro si tirerà in piedi anche da questa; consiglio tuttavia amichevolmente agli Enti implicati in questa vicenda di darsi da fare perché i disagi siano i minori possibile, chi ha orecchio per intendere intenda.

La prossima volta credo che partirò col treno, che la partenza intelligente non fa per me.

¹ Cit. Gabriella Ferri “Tutti al mare”

(141 – continua)

4519838_cristianoronaldoofportugal400x400_jpega343b2a56b8b22b90e5588fd8c5fff73

Brava Giovanna, brava!

Poi non si dica che sono contro gli animalisti! E’ di ieri la notizia che per sensibilizzare l’opinione pubblica contro la caccia alle balene che viene effettuata nelle isole Fær Øer alcuni attivisti hanno pensato bene di dare una mano di rosso alla statua della Sirenetta, a Copenaghen.

Giusto per dare la giusta proporzione al problema, le isole contano meno di 50.000 abitanti, meno di Matera per capirci, ed ogni anno vengono uccisi meno di un migliaio di Globicefali detti anche balene pilota.

La caccia avviene in maniera cruenta, un po’ com’era una volta la mattanza dei tonni in Sicilia; mi viene in mente quanto mi venne raccontato a Favignana a proposito della mattanza e cioè che sarà stata cruenta ma faceva molti meno danni della pesca attuale con le navi di alto mare, che di fatto ha provocato la scomparsa dei tonni a pinna rossa, quelli più pregiati.

Questi testardi isolani tengono molto alla loro autonomia e tradizioni, tant’è che pur facendo parte della Danimarca non fanno parte dell’Unione Europea e non aderiscono al trattato di Shengen. Asociali o previdenti?

Tornando alla statuetta, il danno è minimo, niente che con un po’ di acquaragia e olio di gomito non si possa eliminare; tra l’altro l’effetto estetico non è malaccio e fossi nelle autorità danesi terrei in considerazione la possibilità di lasciarla così com’è. Senza alcuna intenzione di sminuirla, la Sirenetta non è la fontana di Trevi, storicamente e artisticamente parlando; una mano di antiruggine non le farà poi così male.

Tra l’altro ricordo che qualche tempo fa mi recai a Copenaghen e non ebbi la possibilità di fotografare la super-immortalata statuetta perché era stata portata a Shangai, che in quell’anno era sede dell’Expo. Al suo posto c’era un televisore, e ci rimasi veramente male: ma dico io, i cinesi copiano tutto compresi segreti industriali e militari, non potevano fare una copia anche della statua?

A proposito di mobilitazioni, mi sembra ammirevole l’ondata di indignazione che spontaneamente si è levata contro il trattamento riservato ai gay in Cecenia. Ogni leader che si reca in Russia sembra in dovere di chiedere a Mr. Putin, dopo aver accondisceso su tutto il resto: “Si, ma per i gay in Cecenia che vogliamo fare?” tanto da dare l’impressione che la Cecenia non sia affatto quel posto che esporta terroristi in tutto il mondo ma l’isola felice dell’amore libero. A me sembra che ogni volta che gli fanno la domanda a Mr. Putin scappi un sorrisetto di compatimento, potrei sbagliarmi.

Per concludere e per dare una mano di vernice alle mie recenti intemperanze anti-animaliste, dichiaro di ammirare ed appoggiare incondizionatamente il commando danese dotato di grande pennello: brava Giovanna, brava!

(140 – continua)

giovanna

España cañí

Quello del turista è un mestiere impegnativo. Specialmente per un Ossimoro come me, che se ne starebbe beatamente in panciolle tutto il giorno con il suo libro ed un bicchierino di vino.

Una volta, quando non c’era Internet, era più facile. Innanzitutto si andava molto meno in giro. La prima volta che insieme alla mi señora visitammo la Spagna, che coincise come vi ho raccontato con il giorno che il mio secolo finì, ci mettemmo un bel po’ a scegliere la destinazione, e per tutte le prenotazioni ci rivolgemmo ad una agenzia di viaggio, oltre a doverci rivolgere alla banca per munirci di pesetas e travellers cheque.

Bisogna ammettere che la moneta unica ha molto semplificato lo scambio all’interno dell’Europa. Se non altro quando si è all’estero non si è costretti a portare la calcolatrice per capire quanti soldi si stanno spendendo. Gli altri vantaggi specialmente di questi tempi non sono evidentissimi. Ci bombardano tutti i giorni dicendo che uscirne sarebbe una catastrofe che anche la sciagura di restarci così com’è sembra rassicurante. La sensazione non molto piacevole è quella di essere tenuti per gli zebedei da dei cravattari.

Oggi tra Booking, Trivago, Tripadvisor, Ryanair e quant’altro ognuno diventa agenzia di viaggio di se stesso; avendo tempo e qualche soldino si può decidere di andare a passare un weekend in qualsiasi paese scegliendo il volo più economico possibile e portando il minimo bagaglio possibile.

A proposito di bagaglio, abbiamo passato una giornata a Toledo, antica capitale, stupenda cittadina ottimamente collegata a Madrid con i treni ad alta velocità; la cattedrale è un gioiello storico ed artistico; ho riflettuto sul fatto di conoscere pochissimo la storia spagnola come peraltro quella di quasi ogni paese e mi sono ripromesso di tornare per visitare il museo della cultura visigota. Avvincente la storia di questo popolo che pressato dagli unni chiese di poter entrare nell’Impero Romano in decadenza e finì poi per contribuire a disfarlo; sembra quasi storia di oggi.

Il bagaglio dicevo non mi ha aiutato perché avrei portato volentieri a casa una lama di Toledo, utilissima di sera sui treni delle Ferrovie Nord, ma a malincuore vi ho dovuto rinunciare perché non avrebbe superato i controlli di sicurezza dell’aeroporto.

La Camera ha approvato delle modifiche di legge in materia di legittima difesa notturna. L’iter proseguirà al Senato; speriamo non sia l’inizio del far west: ho sempre in mente l’atleta sudafricano Oscar Pistorius, il velocista senza gambe,  che in Sudafrica ha sparato alla fidanzata credendo (dice lui) che ci fosse un ladro in bagno.

Dunque siamo tornati a Madrid dopo più di 25 anni. Personalmente mi sento un po’ a disagio nell’andare in giro oggi. Voglio dire, non che non mi piaccia, ma sentirmi dentro al meccanismo del turismo di massa mi fa sentire un po’ un pollo in batteria. Anche se le città architettonicamente rimangono uguali, o magari si abbelliscono, l’impressione è che si amalgamino sempre di più; le stesse catene, gli stessi negozi, addirittura gli stessi prezzi… e gente che corre da una parte all’altra non tanto per vedere e capire, quanto per far vedere agli altri di esserci stato, di segnare un’altra tacca sul calcio del proprio I-Phone.

Oggi la gente del mondo si sposta molto di più; chi in aereo e chi in barcone, chi come me privilegiata per divertimento (o cultura se vogliamo esagerare) chi per cercare una vita migliore.

Non è elegante parlare di barconi dopo essere stato a bisbocciare, me ne rendo conto. Sono sempre più convinto che se le contraddizioni e ingiustizie del mondo non vengono risolte a partire da dove sono più gravi non ne usciremo. L’approccio solo caritatevole non basta, non può bastare e arrivo a pensare che sia addirittura deleterio: bisogna che in quei posti il popolo si prenda il potere, con le buone e se necessario con le cattive.

Di Madrid porterò a casa, alla rinfusa, i ricordi di: Il Palacio Real con l’Armeria, Il Prado e specialmente l’aula con i dipinti visionari di Jeronimus Bosch, i vù cumprà attrezzatissimi con lenzuoli legati con corde cucite agli angoli che gli permettono di trasformarli velocissimamente in sacco all’arrivo dei vigili e della polizia (molto presenti); la sangria e la paella che ho avanzato perché mi ero riempito troppo di tapas; il Parco del Buen Retiro con il laghetto artificiale; la Vecchia Cattedrale di San Isidro, ma anche la nuova di Santa Maria de la Almudena; la quantità di locali per mangiare e bere e la quantità di persone che mangia e beve; la tariffa calmierata dei taxi dall’aeroporto al centro; un valente suonatore di dixieland che è andato avanti per due ore sotto le finestre dell’albergo a scassarci i cabasisi a deliziarci; delle persone che sembrava scattassero foto a caso ma mi inquadravano e mi hanno fatto scattare la paranoia; l’orsa nella piazza della Porta del Sol, da cui parte tra le altre una via dove di sera si prostituiscono delle ragazzine; la trippa alla madrilena che ho mangiato in una taverna e che ha portato il mio colesterolo nel sangue a livelli preoccupanti; Guernica di Picasso, che avevo visto in copia al Palazzo Reale di Milano; i boccadillos con i calamaros; Plaza Mayor sempre suggestiva dove abbiamo mangiato nello stesso ristorante di 26 anni fa.

Questo è stato uno sbaglio che ci ha procurato una grande delusione: allora, circondati da madrileni,  avevamo gustato una paella spettacolosa, almeno così ci era sembrata anche perché era la prima che mangiavamo in vita nostra; stavolta, circondati da turisti come noi, una paella triste. I camerieri però erano abbastanza stagionati e avrebbero potuto benissimo essere quelli di allora. Ma è passata la Fornero anche in Spagna?

Passeggiando per il centro ci siamo imbattuti in una taverna dal nome evocativo di España cañí, che in effetti mi ha fatto tornare in mente che quando suonavo con l’orchestrina questo era uno dei pezzi forti del nostro fisarmonicista Mauro; un famosissimo paso-doble che faceva la gioia dei ballerini più abili.

Anche La Spagnola suonavamo, “stretti stretti nell’estasi d’amor, la Spagnola sa far così..”, e a proposito di spagnola con rammarico segnalo che allora avevo notato molte più madrilene con caratteristiche fisiche adatte alla pratica, se mi seguite; ora troppi fisici atletici e nervosi scolpiti da eccessi di diete e palestre, servirebbe un po’ di ciccetta in più.

Bella Spagna! Infischiamocene se gli invidiosi nordeuropei ci hanno accomunati nell’odioso acronimo Pigs, insieme ai fratelli portoghesi e greci. Che la smettano quei fanatici mangiatori di aringhe e sanguinacci di romperci le scatole! Viva el jamon, viva el sol, felicidad y salud a todo el mundo!¹

(137 – continua)

WP_20170504_22_23_26_Pro
¹ Non sono sicuro che si scriva proprio così dato che lo spagnolo lo orecchio solamente. Spero che il senso sia chiaro.

Apocalisse nàu

Non so se avete sentito della protesta dei dipendenti di un noto Outlet, che sarebbe un gruppo di negozi di marchi famosi che vendono la loro merce a prezzi sempre esosi ma un po’ più bassi di quanto fanno nei negozi “normali”, che scioperavano per la pretesa di farli lavorare per tenere i negozi aperti anche a Pasqua.

Chi ha la mia età, comunque la pensasse allora, constaterà con amarezza che se una simile richiesta fosse stata avanzata quarant’anni fa sarebbe scoppiata una rivoluzione.

download-1

Oggi i pochi che hanno avuto il coraggio di scioperare, sacrificando lo stipendio già magro non dimentichiamolo, hanno dovuto combattere non solo con il ricatto di essere fatti fuori perché le tutele sono state sempre più assottigliate, ma anche contro l’ostilità della gente che voleva entrare a far shopping rinfacciandogli il fatto di essere già privilegiati a lavorare. Il giorno di Pasqua.

image1

E allora chiediamocelo onestamente: ma che società siamo diventati? Per quale motivo al mondo bisogna comprare jeans o magliette o mutande o qualsiasi altra cosa il giorno di Pasqua, o Pasquetta, o Natale, od anche in una domenica qualsiasi? E’ più vitale uno zombie o una persona che decide in coscienza (con rispetto parlando) di passare la domenica di Pasqua in un Outlet?

C’è una linea rossa che non si può oltrepassare, qualcosa che non si può immolare sull’altare del consumismo? La Pasqua, che nell’Italia del 90% di battezzati dovrebbe essere Santa e lo è sempre stata anche per i non credenti, non è una linea abbastanza rossa?
Perché bisogna arrendersi all’ineluttabilità di una settimana fatta da giorni tutti uguali e tutti da dedicare allo spendere?

Fosse per me, e lascio la lista a disposizione per implementazioni, adotterei dei provvedimenti di salute pubblica per chi venisse sorpreso a frequentare centri commerciali o outlet la domenica o nelle feste comandate, con aggravanti nel caso in cui si accompagnino figli minorenni:

  • revoca della patria potestà;
  • perdita del diritto di voto;
  • revoca della patente di guida;
  • obbligo di lavori socialmente utili.

Purtroppo so già che queste moderate proposte non verranno prese in considerazione da chi di dovere, in un paese dove l’arbitrio è spacciato per libertà e si tiene più agli agnellini che alla dignità delle persone.

Schermata-2017-04-10-alle-10_18_19-300x294

Allora rivolgo un appello all’unico che ci può salvare dallo stato di miseria morale in cui siamo caduti:

Mr. Trump, ne è avanzata ancora qualcuna di quelle bombone? Se ha qualche bombardiere o portaerei da queste parti, potrebbe cortesemente far radere al suolo Outlet e Centri Commerciali?

Cordiali saluti.

crater

“Lo dico ai responsabili… Verrà una volta il giudizio di Dio! Pentitevi!”
Giovanni Paolo II

Ricordatevi di Alamo!

Se c’è qualcuno che potrebbe nutrire sentimenti di astio verso la Corea del Nord quelli siamo noi. Nel 1966 la nazionale nordcoreana osò batterci ai mondiali di calcio in Inghilterra, facendoci fare una figura di palta; dopo la disfatta di Caporetto, quella di Corea rimane la pagina più ingloriosa della storia patria. Giustamente al ritorno a casa gli idoli osannati alla partenza furono attesi da pernacchie e pomodori; se fossimo stati giapponesi qualcuno e precisamente il commissario tecnico Edmondo Fabbri avrebbe dovuto espiare le sue colpe facendo seppuku; passò invece il resto dei suoi giorni a negare che la colpa fosse la sua, in perfetto stile Blues Brothers: “Quel giorno finì la benzina. Si bucò un pneumatico. Non avevo i soldi per il taxi! Il mio smoking non era arrivato in tempo dalla tintoria! Era venuto a trovarmi da lontano un amico che non vedevo da anni! Qualcuno mi rubò la macchina! Ci fu un terremoto! Una tremenda inondazione! Un’invasione di cavallette!”.

carrie-fisher-the-blues-brothers

Mr. Trump a quell’epoca aveva 20 anni, dubito che tifasse Italia o semplicemente si interessasse al calcio. Gli Stati Uniti avevano ben altri problemi: le lotte per i diritti degli afroamericani, guidate da Martin Luther King che due anni prima era stato insignito del premio Nobel per la Pace, e due anni dopo fu ucciso in una cospirazione che gli Usa non hanno mai saputo, o voluto, chiarire fino in fondo; e soprattutto la guerra in Vietnam.
Guerra alla quale Mr. Trump riuscì a sottrarsi a differenza di tanti suoi coetanei con una buona dose di fortuna: alcuni rinvii per motivi di studio, un problema ai talloni per cui fu fatto rivedibile, ed infine perché nella lotteria che si svolse per decidere quali scaglioni dovessero partire per primi il suo fu uno degli ultimi.
Vorrei dire al presidente americano che non deve sentirsi in alcun modo sminuito dal non aver potuto partecipare alla carneficina in Vietnam; considerando che gli Usa sganciarono lì sopra più bombe che in tutta la seconda guerra mondiale, e gli agenti chimici che usarono come l’Orange o i micidiali bombardamenti al napalm-B uccisero e ferirono centinaia di migliaia di persone, uomini donne e bambini, e la guerra finì come finì, non c’era da esserne comunque molto fieri.

<> on April 26, 2016 in New York, New York.

Mi ritengo un uomo fiducioso nel genere umano. Ad esempio non penso che un uomo con una moglie simile possa essere meno che ragionevole ed accorto.

Il twitter scanzonato con cui Mr. Trump ha accompagnato l’invio della portaerei verso le acque coreane: “La Corea del Nord sta cercando rogne” (più o meno, scusate il mio cattivo inglese) al munifico e illuminato presidente Kim Jong-un dovrà essere sembrato un invito a nozze; mi preoccupa abbastanza che il giovane presidente, amico tra gli altri di personalità autorevoli come il nostro senatore Razzi, avendo esaurito i consanguinei da eliminare non intenda ora rivolgersi agli estranei.

parata_corea

Tra l’altro sembra che in Corea del Nord siano convinti, ogni quattro anni, di essere loro i vincitori del campionato del mondo.

Spero che l’imminente Pasqua porti consiglio, almeno a chi fa un uso così intensivo di Dio; chi ha più testa la usi, per essere più terra terra.
Anche agli amici turchi, che proprio nel giorno di Pasqua andranno a votare per il referendum voluto dal presidente Erdogan per accrescere i poteri presidenziali, auguro di usare la testa.

160714_-_boris_boxing_-_0642_b53fa42fed75a6005813bfc4aa9fab3b_nbcnews-ux-600-480

Il ministro degli esteri britannico si allena in vista dei negoziati di pace

A Lucca, questa bella cittadina toscana che amo molto, si è appena svolto il G7 dei ministri degli esteri. Tra gli argomenti trattati ovviamente  Corea del Nord, Siria, Libia, Russia. Mi hanno molto colpito le pacate dichiarazioni di Mr. Tillerson e  Mr. Johnson: “Mosca deve decidere se stare con noi o con Assad”. Quasi quasi sono contento di avere come ministro Angelino Alfano.

(134 – Buona Pasqua!)

1966ingh-racconti3-wp-777x437