Ius soli (ed altre sòle)

Cosa c’è di meglio, quando si truffano i cittadini scippandoli di un referendum abolendo l’oggetto del contendere (l’utilizzo indiscriminato dei Voucher) e passato il pericolo infilandoli con un nuovo nome (PrestO) nella manovrina finanziaria correttiva ponendo la fiducia, che usare una bella arma di distrazione di massa sulla quale i cittadini si possano accapigliare senza disturbare il manovratore?

Mumble mumble avranno pensato i soloni: i matrimoni gay e la stepchild adotion l’abbiamo già usata, la legalizzazione della cannabis la teniamo per la finanziaria, perché non rispolverare lo Ius Soli che in questo momento può essere un bell’argomentino caldo, invece di parlare dei contenuti della manovra stessa (una per tutte: tolgono il centesimo e i due centesimi. Quindi si arrotonderà tutto ai cinque centesimi superiori, nella migliore tradizione euro. Poi dice uno li prende a calci nel didietro) o delle modalità con cui stiamo gestendo migliaia di migranti, pretendendo di salvare tutta l’Africa e caricandoci di ragazzi che teniamo a bagnomaria e non potrebbe essere diversamente dato che non sappiamo cosa far fare nemmeno ai ragazzi italiani?

Ma dell’industria dell’accoglienza parlerò un’altra volta. Ne penso tutto il male possibile ed ogni giorno c’è qualche episodio che conforta le mie convinzioni.

Sfatiamo due convinzioni dettate dall’ignoranza degli opposti schieramenti:

  • NON è vero che per un ragazzo straniero oggi non sia possibile diventare cittadino italiano;
  • NON è vero che la legge che si sta discutendo introduce l’automatismo per cui chi nasce in Italia diventa ipso facto cittadino italiano.

Quindi si confrontano due convinzioni, alimentate da un lato da pregiudizi e dall’altro da una “narrazione” di convenienza, entrambe false.

Per sostenere la necessità e anzi improcrastinabilità di questa legge si assiste allo sfruttamento di qualche storia patetica che coinvolge dei ragazzi, molto utili da usare quando si tratta di muovere a compassione e in modo da avere anche pronta l’accusa di cinismo, insensibilità, beceritudine o razzismo verso chi non fosse d’accordo.

Tattica mediatica standard, anche il Qatar sta usando delle famiglie divise tra Bahrein e Qatar per sensibilizzare sulla disumanità del blocco a cui sono stati sottoposti dai “fratelli” arabi; il bambino siriano morto su una spiaggia in Turchia ha fatto il giro del mondo ma purtroppo non è stato usato per chiedersi perché e da chi la Siria è stata ridotta così, è un esercizio troppo gravoso per le menti caritatevoli. Andava liberata da un “feroce dittatore” a costo di armare i peggiori tagliagole del pianeta e provocare centinaia di migliaia di morti e un esodo biblico ma tanto basta.

Mi si permetta una provocazione: l’altra sera Santoro ha trasmesso un programma sui ragazzi di Napoli che da quando nascono (già vecchi) a quando muoiono (di solito giovani) vivono da delinquenti in mezzo alla delinquenza. Quando questo Stato si deciderà a farli diventare cittadini italiani?

Ma torniamo ai ragazzi stranieri.

 “Può acquisire la cittadinanza italiana lo straniero nato e residente in Italia senza interruzioni fino ai diciotto anni e che dichiara, entro il compimento del diciannovesimo anno, di voler acquisire la cittadinanza italiana.
Si tratta di una forma “condizionata” di ius soli, suscettibile di trovare applicazione soltanto in presenza dei tre suddetti requisiti: nascita in Italia, residenza ininterrotta fino al compimento della maggiore età, dichiarazione entro un anno dal compimento della maggiore età.”¹

Quindi partirei dal fatto che chi non è diventato cittadino italiano, con le regole attuali,  o non ha fatto la domanda o non disponeva dei requisiti necessari .

Con la riforma in discussione si introducono, rispetto alla legislazione vigente, alcune novitಠche riguardano specialmente i minori ma non solo:

  1. Ius soli “temperato”, dove la cittadinanza per nascita è riconosciuta a chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, dei quali almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
  2. Ius culturae, quando il minore straniero sia nato in Italia o sia arrivato entro il compimento del 12° anno di età, ed abbia frequentato regolarmente per almeno 5 anni uno o più cicli di istruzione;
  3. Naturalizzazione, per lo straniero entrato prima della maggiore età, residente da almeno sei anni, che abbia frequentato regolarmente un ciclo scolastico e conseguito la qualifica.

In tutti e tre i casi l’attribuzione della cittadinanza non è automatica. Per i minori la domanda deve essere fatta da uno dei genitori; e nel terzo caso la concessione è discrezionale e dipende da diversi fattori, non basta certo essere andati a scuola. Se uno è pregiudicato, ad esempio, difficilmente potrà avere la cittadinanza.

Se la legge passerà, alcune stime ipotizzano che il numero dei possibili beneficiari immediati sia intorno agli 800.000, ed a regime saranno un 50-60 mila l’anno (ipotetici perché come detto non c’è automatismo, bisogna vedere quanti genitori chiederanno la cittadinanza, specialmente da quei paesi dove non è ammessa la doppia cittadinanza).

Che dire? Come cittadino italiano mi sento orgoglioso che tanti si sentano e vogliano diventare italiani, in un momento in cui tanti italiani sembrano vergognarsi di esserlo; spero ed auspico che le nuove forze,  fresche e vitali, diano piena completezza a quella cittadinanza che raggiungeranno, con intelligenza e impegno.
Giovani italiani, fatevi onore.

(143 – continua)

p.s. Probabilmente se  vigesse ancora l’obbligo del servizio di leva il numero di aspiranti cittadini calerebbe vertiginosamente, ma questa è solo una mia illazione.

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¹ cit. https://www.cittadinanza.biz/cittadinanza-italiana-per-stranieri/

² cit. https://www.cittadinanza.biz/riforma-della-cittadinanza-italiana-ecco-il-testo-della-nuova-norma/

Ex-voto

Il mondo si è rovesciato, c’è poco da fare. Una volta si votava di più al Nord che al Sud, ma in compenso si facevano più figli al Sud che al Nord. Ora è il contrario! Allora o tutti quelli del Sud si sono spostati al Nord e viceversa, o qualcosa non gira per il verso giusto.
Non mi applicherò per questa volta all’analisi dei motivi del crollo del tasso di natalità in meridione, anche se sospetto il riscaldamento globale: non per niente “Antò, fa caldo!” era il motivo addotto da una giovane moglie per negarsi alle affettuose attenzioni del consorte in una pubblicità di un noto thè freddo di qualche anno fa . Antò, e insisti un poco, e che diamine!

Mi concentrerò invece sulla disaffezione al voto, e da fine politologo quale mi picco di essere ho analizzato i motivi per cui oltre la metà dei miei concittadini aventi diritto non si è recata alle urne per esprimere una  preferenza purchessia sul sindaco che li dovrà amministrare, salvo incidenti di percorso, per i prossimi cinque anni.

Per fare questo ho effettuato un personalissimo sondaggio che ha coinvolto un panel significativo di cazzoni persone autorevolissime, dalle quali ho estratto le seguenti motivazioni che dovrebbero far riflettere chi è preposto (e predisposto) a farlo:

  • C’era il sole e sono andato al mare

Questo consiglierebbe di svolgere le elezioni solo in giorni di pioggia; tuttavia in precedenti consultazioni le stesse persone hanno risposto: “pioveva e non avevo l’ombrello”; quindi bisogna optare per giornate coperte ma non piovose.
Bisogna considerare anche che in fior di referendum siamo stati tutti invitati ad andare al mare, quindi può darsi che invita oggi invita domani poi la gente al mare ci va davvero.

  • Tanto sono tutti uguali

Questa affermazione non è facilmente confutabile, in fondo apparteniamo tutti al genere umano o così dovrebbe essere, e da quando si è affermato il pensiero unico le differenze programmatiche talvolta non sono proprio così evidenti e nette. Tanti ad esempio hanno avuto l’impressione che il candidato sindaco del centrosinistra avrebbe potuto candidarsi benissimo col centrodestra, viceversa a dire la verità un po’ meno.

  • E’ tutto un magna magna

Evoluzione del ragionamento precedente, l’opinione prevalente è che maggioranza e opposizione quando c’è da sedersi a tavola non si tirino indietro, però bisognerebbe anche guardare alle dimensioni: mettere a rimborso spese il pranzo di nozze della figlia o i vasetti di Nutella quantitativamente, se non qualitativamente, non è  la stessa cosa.

  • Tanto non cambia niente

La disillusione dovuta alla scoperta che la bacchetta magica che è stata consegnata ai sindaci grazie al sistema elettorale maggioritario in realtà era scarica, perché se ai Comuni si tolgono sempre più risorse e si aumentano gli oneri, tipo i minori non accompagnati, nemmeno Mandrake benché aiutato da Luthor riuscirebbe a combinare qualcosa, spinge effettivamente a dubitare che cambiamenti significativi siano possibili.

  • Dovevo preparare il barbecue

Questo è indubbiamente un motivo più che valido, tuttavia poiché i seggi erano aperti fino alle 23 si poteva fare uno sforzo; per il futuro per invogliare questi buongustai si potrebbe far votare anche al lunedì mattina, come si faceva una volta prima che si dicesse che votare due giorni costava troppo?

  • Ah, perché, era questa domenica? Pensavo fosse la prossima

Bisogna fare qualcosa per questa gente distratta. Effettivamente ho notato che la pubblicità elettorale è stata meno invasiva del solito, meno volantini, santini, manifesti; gazebo si ma non aggressivi, quasi aspettavano che si andasse da loro più che cercare di catturare persone; si sono forse privilegiati i social ma si sa come sono fatti i social, nessuno legge oltre la seconda riga di un post e se non c’è una foto che attira si salta anche la prima riga.

  • Non me ne frega un c.xxo

Ed è meglio così! Chi ragiona in tal modo è altamente democratico e si rimette al volere della maggioranza. Proporrei di sgravarlo dal pensiero periodico di decidere su chi apporre una crocetta, privandolo del diritto di voto anche per il futuro.

Che insegnamento possiamo trarre da questo studio, stringato ma rigoroso?

Qualcuno sostiene che, quando i votanti sono pochi, si è in una democrazia matura.
Io non dico che si debba tornare ai tempi in cui per votare si tornava nei paesi di origine con viaggi memorabili, come il Pasquale Ametrano di Verdone, ma penso che se c’è tanta gente così inerte da non avere nemmeno la voglia di andare a scrivere un insulto sulla scheda elettorale siamo già ad uno stadio successivo alla maturità; che a forza di farci pensare che la politica è sporca, le circoscrizioni non servono, le province togliamole, i senatori non eleggiamoli, i partiti devono essere liquidi, i manovratori non vanno disturbati, stiamo rotolando su una brutta china.

Per fortuna al momento qua fa caldo: facciamoci un thè freddo, se non altro.

(142 – continua)

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Quello che non fecero i Barbari, l’hanno fatto i Barberini

Venerdì scorso, festa della Repubblica, è stato uno di quei giorni in cui meno mi sono sentito intelligente.

Partito di casa alle 6:30 per recarmi al paesello a visitare i genitori acciaccati, mi sono trovato intruppato per ben dodici ore in un serpentone di auto piene di gente diretta verso località balneari adriatiche.
Purtroppo non viaggiavo da solo e non ho potuto cristonare tutto il tempo come avrei voluto, ne intonare i canti a me cari come il “Credo in unum Deum” o gli evergreen “Lisa dagli occhi blu” di Mario Tessuto o “Il mondo” di Jimmy Fontana, tra l’altro nativo dei luoghi dove mi stavo recando, ma essendo in compagnia della mia signora mi sono dovuto contenere, nemmeno “Anima mia” dei Cugini di Campagna in falsetto mi è stato concesso.

La radio non aiutava: continuava infatti a parlare della stramaledettissima finale di Champions League tra Juventus e Real Madrid, squadre che detesto entrambe e nemmeno cordialmente.
Per la cronaca ha vinto il Real Madrid, che ha un fortissimo centravanti impossibile da marcare perché tende ad appoggiarsi al marcatore e sbucargli da dietro. Quando giocavo io, era ai difensori che si intimava di stare incollato all’uomo, e nelle mischie il rischio di essere tirati per i testicoli per impedire di saltare era sempre in agguato, ma con quel fenomeno è impossibile: come cambiano i tempi!
Il centravanti bianconero invece mi è sembrato affetto da pinguedine, cioè con la pancia più piena del portafogli, ed è tutto dire. Ma mi fermo qua perché non vorrei dare l’impressione che le mie riflessioni siano offuscate da pregiudizi o peggio invidia, lungi da me questi sentimenti.

In compenso al ritorno ho dovuto sorbirmi interminabili concioni su quanto si sarebbe dovuto o non dovuto fare per impedire la quasi strage di Piazza San Carlo a Torino, dove ci sono stati più di 1500 feriti, qualcuno purtroppo seriamente, nel fuggi fuggi causato da non si sa bene cosa.
Mi accodo all’opinione dei commentatori più sensati: bisognava evitare di ammassare tutte quelle persone, si sa poi come sono fatti gli juventini: avendo code di paglia lunghe chilometri, appena qualcuno strilla “Polizia!” tendono a scappare. E’ una loro psicosi, non ci possono fare niente.
Perché la festa non è stata organizzata allo stadio della Juve, mi chiedo? Forse perché è privato e avevano paura di “rovinarlo”? Quindi la piazza pubblica si può ridurre ad immondezzaio ma lo stadio privato va tenuto da conto? Metafora del rapporto pubblico-privato, se mi si consente l’uso della parola metafora di cui non padroneggio appieno il significato.

Ma non preoccupiamoci perché è già stato trovato a chi dare la colpa, e questa è sempre una buona cosa: ai venditori ambulanti di birra. Ignobili malfattori!

Mio malgrado devo dar ragione al Mr.B. d’antan: la crisi non esiste, è un’invenzione della sinistra disfattista! Altrimenti non si spiegherebbe perché milioni di persone dovrebbero inscatolarsi per bagnar le chiappe chiare¹ per qualche ora, quando al costo di autostrada e benzina ci si potrebbe godere una bella cenetta in un discreto ristorante.

Strada facendo ho avuto diversi momenti di sconforto, come quando a Fiorenzuola abbiamo lasciato l’autostrada per prendere la Via Emilia, intasata anch’essa dai tanti che come me pensavano di essere furbi. Ho deciso allora di fermarmi un’oretta nella stessa Fiorenzuola, dove non ero mai stato; adesso su due piedi non saprei elencare i motivi che mi indurrebbero eventualmente a tornarci.
La consapevolezza che con le stesse ore di viaggio avrei potuto fare una puntata a Monaco di Baviera, bere una birra all’Hofbräuhaus e tornare indietro mi deprimeva.

Finalmente, verso le 18:30, ho raggiunto l’ospedale dove la mia mammetta, classe ’35, era ricoverata a seguito della rottura del femore. Incidente domestico che mi ha ispirato il titolo: usciti fisicamente indenni dal terremoto, nell’ispezione che doveva valutare i danni subiti dall’abitazione un improvvido controllore aprendo senza cognizione una botola per accedere al tetto si è quasi fatto cadere in testa una scala di ferro, e nei movimenti bruschi che ne sono seguiti mia madre è caduta, ricevendo quindi più danni dall’ispezione che dal terremoto.

Per fortuna l’assistenza ospedaliera, nonostante le carenze di cui si vogliono far patire a bella posta gli ospedali pubblici, è buona, ed è circondata dalle cure amorevoli dei miei fratelli e parenti più vicini; mia madre ne ha passate e viste passare tante che sono sicuro si tirerà in piedi anche da questa; consiglio tuttavia amichevolmente agli Enti implicati in questa vicenda di darsi da fare perché i disagi siano i minori possibile, chi ha orecchio per intendere intenda.

La prossima volta credo che partirò col treno, che la partenza intelligente non fa per me.

¹ Cit. Gabriella Ferri “Tutti al mare”

(141 – continua)

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Brava Giovanna, brava!

Poi non si dica che sono contro gli animalisti! E’ di ieri la notizia che per sensibilizzare l’opinione pubblica contro la caccia alle balene che viene effettuata nelle isole Fær Øer alcuni attivisti hanno pensato bene di dare una mano di rosso alla statua della Sirenetta, a Copenaghen.

Giusto per dare la giusta proporzione al problema, le isole contano meno di 50.000 abitanti, meno di Matera per capirci, ed ogni anno vengono uccisi meno di un migliaio di Globicefali detti anche balene pilota.

La caccia avviene in maniera cruenta, un po’ com’era una volta la mattanza dei tonni in Sicilia; mi viene in mente quanto mi venne raccontato a Favignana a proposito della mattanza e cioè che sarà stata cruenta ma faceva molti meno danni della pesca attuale con le navi di alto mare, che di fatto ha provocato la scomparsa dei tonni a pinna rossa, quelli più pregiati.

Questi testardi isolani tengono molto alla loro autonomia e tradizioni, tant’è che pur facendo parte della Danimarca non fanno parte dell’Unione Europea e non aderiscono al trattato di Shengen. Asociali o previdenti?

Tornando alla statuetta, il danno è minimo, niente che con un po’ di acquaragia e olio di gomito non si possa eliminare; tra l’altro l’effetto estetico non è malaccio e fossi nelle autorità danesi terrei in considerazione la possibilità di lasciarla così com’è. Senza alcuna intenzione di sminuirla, la Sirenetta non è la fontana di Trevi, storicamente e artisticamente parlando; una mano di antiruggine non le farà poi così male.

Tra l’altro ricordo che qualche tempo fa mi recai a Copenaghen e non ebbi la possibilità di fotografare la super-immortalata statuetta perché era stata portata a Shangai, che in quell’anno era sede dell’Expo. Al suo posto c’era un televisore, e ci rimasi veramente male: ma dico io, i cinesi copiano tutto compresi segreti industriali e militari, non potevano fare una copia anche della statua?

A proposito di mobilitazioni, mi sembra ammirevole l’ondata di indignazione che spontaneamente si è levata contro il trattamento riservato ai gay in Cecenia. Ogni leader che si reca in Russia sembra in dovere di chiedere a Mr. Putin, dopo aver accondisceso su tutto il resto: “Si, ma per i gay in Cecenia che vogliamo fare?” tanto da dare l’impressione che la Cecenia non sia affatto quel posto che esporta terroristi in tutto il mondo ma l’isola felice dell’amore libero. A me sembra che ogni volta che gli fanno la domanda a Mr. Putin scappi un sorrisetto di compatimento, potrei sbagliarmi.

Per concludere e per dare una mano di vernice alle mie recenti intemperanze anti-animaliste, dichiaro di ammirare ed appoggiare incondizionatamente il commando danese dotato di grande pennello: brava Giovanna, brava!

(140 – continua)

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España cañí

Quello del turista è un mestiere impegnativo. Specialmente per un Ossimoro come me, che se ne starebbe beatamente in panciolle tutto il giorno con il suo libro ed un bicchierino di vino.

Una volta, quando non c’era Internet, era più facile. Innanzitutto si andava molto meno in giro. La prima volta che insieme alla mi señora visitammo la Spagna, che coincise come vi ho raccontato con il giorno che il mio secolo finì, ci mettemmo un bel po’ a scegliere la destinazione, e per tutte le prenotazioni ci rivolgemmo ad una agenzia di viaggio, oltre a doverci rivolgere alla banca per munirci di pesetas e travellers cheque.

Bisogna ammettere che la moneta unica ha molto semplificato lo scambio all’interno dell’Europa. Se non altro quando si è all’estero non si è costretti a portare la calcolatrice per capire quanti soldi si stanno spendendo. Gli altri vantaggi specialmente di questi tempi non sono evidentissimi. Ci bombardano tutti i giorni dicendo che uscirne sarebbe una catastrofe che anche la sciagura di restarci così com’è sembra rassicurante. La sensazione non molto piacevole è quella di essere tenuti per gli zebedei da dei cravattari.

Oggi tra Booking, Trivago, Tripadvisor, Ryanair e quant’altro ognuno diventa agenzia di viaggio di se stesso; avendo tempo e qualche soldino si può decidere di andare a passare un weekend in qualsiasi paese scegliendo il volo più economico possibile e portando il minimo bagaglio possibile.

A proposito di bagaglio, abbiamo passato una giornata a Toledo, antica capitale, stupenda cittadina ottimamente collegata a Madrid con i treni ad alta velocità; la cattedrale è un gioiello storico ed artistico; ho riflettuto sul fatto di conoscere pochissimo la storia spagnola come peraltro quella di quasi ogni paese e mi sono ripromesso di tornare per visitare il museo della cultura visigota. Avvincente la storia di questo popolo che pressato dagli unni chiese di poter entrare nell’Impero Romano in decadenza e finì poi per contribuire a disfarlo; sembra quasi storia di oggi.

Il bagaglio dicevo non mi ha aiutato perché avrei portato volentieri a casa una lama di Toledo, utilissima di sera sui treni delle Ferrovie Nord, ma a malincuore vi ho dovuto rinunciare perché non avrebbe superato i controlli di sicurezza dell’aeroporto.

La Camera ha approvato delle modifiche di legge in materia di legittima difesa notturna. L’iter proseguirà al Senato; speriamo non sia l’inizio del far west: ho sempre in mente l’atleta sudafricano Oscar Pistorius, il velocista senza gambe,  che in Sudafrica ha sparato alla fidanzata credendo (dice lui) che ci fosse un ladro in bagno.

Dunque siamo tornati a Madrid dopo più di 25 anni. Personalmente mi sento un po’ a disagio nell’andare in giro oggi. Voglio dire, non che non mi piaccia, ma sentirmi dentro al meccanismo del turismo di massa mi fa sentire un po’ un pollo in batteria. Anche se le città architettonicamente rimangono uguali, o magari si abbelliscono, l’impressione è che si amalgamino sempre di più; le stesse catene, gli stessi negozi, addirittura gli stessi prezzi… e gente che corre da una parte all’altra non tanto per vedere e capire, quanto per far vedere agli altri di esserci stato, di segnare un’altra tacca sul calcio del proprio I-Phone.

Oggi la gente del mondo si sposta molto di più; chi in aereo e chi in barcone, chi come me privilegiata per divertimento (o cultura se vogliamo esagerare) chi per cercare una vita migliore.

Non è elegante parlare di barconi dopo essere stato a bisbocciare, me ne rendo conto. Sono sempre più convinto che se le contraddizioni e ingiustizie del mondo non vengono risolte a partire da dove sono più gravi non ne usciremo. L’approccio solo caritatevole non basta, non può bastare e arrivo a pensare che sia addirittura deleterio: bisogna che in quei posti il popolo si prenda il potere, con le buone e se necessario con le cattive.

Di Madrid porterò a casa, alla rinfusa, i ricordi di: Il Palacio Real con l’Armeria, Il Prado e specialmente l’aula con i dipinti visionari di Jeronimus Bosch, i vù cumprà attrezzatissimi con lenzuoli legati con corde cucite agli angoli che gli permettono di trasformarli velocissimamente in sacco all’arrivo dei vigili e della polizia (molto presenti); la sangria e la paella che ho avanzato perché mi ero riempito troppo di tapas; il Parco del Buen Retiro con il laghetto artificiale; la Vecchia Cattedrale di San Isidro, ma anche la nuova di Santa Maria de la Almudena; la quantità di locali per mangiare e bere e la quantità di persone che mangia e beve; la tariffa calmierata dei taxi dall’aeroporto al centro; un valente suonatore di dixieland che è andato avanti per due ore sotto le finestre dell’albergo a scassarci i cabasisi a deliziarci; delle persone che sembrava scattassero foto a caso ma mi inquadravano e mi hanno fatto scattare la paranoia; l’orsa nella piazza della Porta del Sol, da cui parte tra le altre una via dove di sera si prostituiscono delle ragazzine; la trippa alla madrilena che ho mangiato in una taverna e che ha portato il mio colesterolo nel sangue a livelli preoccupanti; Guernica di Picasso, che avevo visto in copia al Palazzo Reale di Milano; i boccadillos con i calamaros; Plaza Mayor sempre suggestiva dove abbiamo mangiato nello stesso ristorante di 26 anni fa.

Questo è stato uno sbaglio che ci ha procurato una grande delusione: allora, circondati da madrileni,  avevamo gustato una paella spettacolosa, almeno così ci era sembrata anche perché era la prima che mangiavamo in vita nostra; stavolta, circondati da turisti come noi, una paella triste. I camerieri però erano abbastanza stagionati e avrebbero potuto benissimo essere quelli di allora. Ma è passata la Fornero anche in Spagna?

Passeggiando per il centro ci siamo imbattuti in una taverna dal nome evocativo di España cañí, che in effetti mi ha fatto tornare in mente che quando suonavo con l’orchestrina questo era uno dei pezzi forti del nostro fisarmonicista Mauro; un famosissimo paso-doble che faceva la gioia dei ballerini più abili.

Anche La Spagnola suonavamo, “stretti stretti nell’estasi d’amor, la Spagnola sa far così..”, e a proposito di spagnola con rammarico segnalo che allora avevo notato molte più madrilene con caratteristiche fisiche adatte alla pratica, se mi seguite; ora troppi fisici atletici e nervosi scolpiti da eccessi di diete e palestre, servirebbe un po’ di ciccetta in più.

Bella Spagna! Infischiamocene se gli invidiosi nordeuropei ci hanno accomunati nell’odioso acronimo Pigs, insieme ai fratelli portoghesi e greci. Che la smettano quei fanatici mangiatori di aringhe e sanguinacci di romperci le scatole! Viva el jamon, viva el sol, felicidad y salud a todo el mundo!¹

(137 – continua)

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¹ Non sono sicuro che si scriva proprio così dato che lo spagnolo lo orecchio solamente. Spero che il senso sia chiaro.

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Non so se avete sentito della protesta dei dipendenti di un noto Outlet, che sarebbe un gruppo di negozi di marchi famosi che vendono la loro merce a prezzi sempre esosi ma un po’ più bassi di quanto fanno nei negozi “normali”, che scioperavano per la pretesa di farli lavorare per tenere i negozi aperti anche a Pasqua.

Chi ha la mia età, comunque la pensasse allora, constaterà con amarezza che se una simile richiesta fosse stata avanzata quarant’anni fa sarebbe scoppiata una rivoluzione.

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Oggi i pochi che hanno avuto il coraggio di scioperare, sacrificando lo stipendio già magro non dimentichiamolo, hanno dovuto combattere non solo con il ricatto di essere fatti fuori perché le tutele sono state sempre più assottigliate, ma anche contro l’ostilità della gente che voleva entrare a far shopping rinfacciandogli il fatto di essere già privilegiati a lavorare. Il giorno di Pasqua.

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E allora chiediamocelo onestamente: ma che società siamo diventati? Per quale motivo al mondo bisogna comprare jeans o magliette o mutande o qualsiasi altra cosa il giorno di Pasqua, o Pasquetta, o Natale, od anche in una domenica qualsiasi? E’ più vitale uno zombie o una persona che decide in coscienza (con rispetto parlando) di passare la domenica di Pasqua in un Outlet?

C’è una linea rossa che non si può oltrepassare, qualcosa che non si può immolare sull’altare del consumismo? La Pasqua, che nell’Italia del 90% di battezzati dovrebbe essere Santa e lo è sempre stata anche per i non credenti, non è una linea abbastanza rossa?
Perché bisogna arrendersi all’ineluttabilità di una settimana fatta da giorni tutti uguali e tutti da dedicare allo spendere?

Fosse per me, e lascio la lista a disposizione per implementazioni, adotterei dei provvedimenti di salute pubblica per chi venisse sorpreso a frequentare centri commerciali o outlet la domenica o nelle feste comandate, con aggravanti nel caso in cui si accompagnino figli minorenni:

  • revoca della patria potestà;
  • perdita del diritto di voto;
  • revoca della patente di guida;
  • obbligo di lavori socialmente utili.

Purtroppo so già che queste moderate proposte non verranno prese in considerazione da chi di dovere, in un paese dove l’arbitrio è spacciato per libertà e si tiene più agli agnellini che alla dignità delle persone.

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Allora rivolgo un appello all’unico che ci può salvare dallo stato di miseria morale in cui siamo caduti:

Mr. Trump, ne è avanzata ancora qualcuna di quelle bombone? Se ha qualche bombardiere o portaerei da queste parti, potrebbe cortesemente far radere al suolo Outlet e Centri Commerciali?

Cordiali saluti.

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“Lo dico ai responsabili… Verrà una volta il giudizio di Dio! Pentitevi!”
Giovanni Paolo II

Ricordatevi di Alamo!

Se c’è qualcuno che potrebbe nutrire sentimenti di astio verso la Corea del Nord quelli siamo noi. Nel 1966 la nazionale nordcoreana osò batterci ai mondiali di calcio in Inghilterra, facendoci fare una figura di palta; dopo la disfatta di Caporetto, quella di Corea rimane la pagina più ingloriosa della storia patria. Giustamente al ritorno a casa gli idoli osannati alla partenza furono attesi da pernacchie e pomodori; se fossimo stati giapponesi qualcuno e precisamente il commissario tecnico Edmondo Fabbri avrebbe dovuto espiare le sue colpe facendo seppuku; passò invece il resto dei suoi giorni a negare che la colpa fosse la sua, in perfetto stile Blues Brothers: “Quel giorno finì la benzina. Si bucò un pneumatico. Non avevo i soldi per il taxi! Il mio smoking non era arrivato in tempo dalla tintoria! Era venuto a trovarmi da lontano un amico che non vedevo da anni! Qualcuno mi rubò la macchina! Ci fu un terremoto! Una tremenda inondazione! Un’invasione di cavallette!”.

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Mr. Trump a quell’epoca aveva 20 anni, dubito che tifasse Italia o semplicemente si interessasse al calcio. Gli Stati Uniti avevano ben altri problemi: le lotte per i diritti degli afroamericani, guidate da Martin Luther King che due anni prima era stato insignito del premio Nobel per la Pace, e due anni dopo fu ucciso in una cospirazione che gli Usa non hanno mai saputo, o voluto, chiarire fino in fondo; e soprattutto la guerra in Vietnam.
Guerra alla quale Mr. Trump riuscì a sottrarsi a differenza di tanti suoi coetanei con una buona dose di fortuna: alcuni rinvii per motivi di studio, un problema ai talloni per cui fu fatto rivedibile, ed infine perché nella lotteria che si svolse per decidere quali scaglioni dovessero partire per primi il suo fu uno degli ultimi.
Vorrei dire al presidente americano che non deve sentirsi in alcun modo sminuito dal non aver potuto partecipare alla carneficina in Vietnam; considerando che gli Usa sganciarono lì sopra più bombe che in tutta la seconda guerra mondiale, e gli agenti chimici che usarono come l’Orange o i micidiali bombardamenti al napalm-B uccisero e ferirono centinaia di migliaia di persone, uomini donne e bambini, e la guerra finì come finì, non c’era da esserne comunque molto fieri.

<> on April 26, 2016 in New York, New York.

Mi ritengo un uomo fiducioso nel genere umano. Ad esempio non penso che un uomo con una moglie simile possa essere meno che ragionevole ed accorto.

Il twitter scanzonato con cui Mr. Trump ha accompagnato l’invio della portaerei verso le acque coreane: “La Corea del Nord sta cercando rogne” (più o meno, scusate il mio cattivo inglese) al munifico e illuminato presidente Kim Jong-un dovrà essere sembrato un invito a nozze; mi preoccupa abbastanza che il giovane presidente, amico tra gli altri di personalità autorevoli come il nostro senatore Razzi, avendo esaurito i consanguinei da eliminare non intenda ora rivolgersi agli estranei.

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Tra l’altro sembra che in Corea del Nord siano convinti, ogni quattro anni, di essere loro i vincitori del campionato del mondo.

Spero che l’imminente Pasqua porti consiglio, almeno a chi fa un uso così intensivo di Dio; chi ha più testa la usi, per essere più terra terra.
Anche agli amici turchi, che proprio nel giorno di Pasqua andranno a votare per il referendum voluto dal presidente Erdogan per accrescere i poteri presidenziali, auguro di usare la testa.

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Il ministro degli esteri britannico si allena in vista dei negoziati di pace

A Lucca, questa bella cittadina toscana che amo molto, si è appena svolto il G7 dei ministri degli esteri. Tra gli argomenti trattati ovviamente  Corea del Nord, Siria, Libia, Russia. Mi hanno molto colpito le pacate dichiarazioni di Mr. Tillerson e  Mr. Johnson: “Mosca deve decidere se stare con noi o con Assad”. Quasi quasi sono contento di avere come ministro Angelino Alfano.

(134 – Buona Pasqua!)

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Milan col coeur in man

Avviso i lettori che questo pezzo è scritto su commissione, in cambio di dolciumi ed altre prebende. E’ lunghino e con riferimenti che solo alcuni potranno cogliere, perciò se non ve la sentite di leggerlo non ve ne farò una colpa.

Galvanizzate dall’esperienza romana del Giubileo, le gaie coriste del Piccolo Coro mi hanno chiesto di fare il possibile per poter essere presenti alla messa del Papa al parco di Monza, il 25 marzo.
La mission non era impossible, dato che circa un milioncino di persone ha avuto la stessa idea; appena un po’ complicata dal cercare di andarci come corale, ed anche dal fatto che quando ci siamo accorti che avremmo potuto andare come corale i termini di iscrizione erano scaduti.
Ma vuoi la buona grazia con cui ho inoltrato la richiesta vuoi il fatto che, su ottomila coristi previsti, quindici in più o in meno non è che facessero tutta questa gran differenza, la nostra domanda è stata accettata e siamo quindi stati ammessi.
La preparazione è stata una passeggiata di salute: biglietti comitiva con Trenord, cartelline antipioggia per gli spartiti e sgabellino pieghevole per riposare le membra nell’attesa. Quest’ultimo in particolare è stato apprezzatissimo perché con soli 4,99 euro alla Decathlon ci ha consentito di elevarci al di sopra di cori sicuramente più bravi di noi ma non altrettanto scaltri.

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Anche Drupi era abbastanza soddisfatto

I canti non erano tali da sollevare l’entusiasmo di queste cantanti rotte ad ogni repertorio e sprezzanti di pericoli e vergogna; del Credo in un unum Deum ho già detto, per il resto era roba abbastanza pallosetta in puro stile ambrosiano. Digiuno di liturgia, mi è sembrato di capire che la differenza più significativa sia il momento in cui ci si scambia un segno di pace, ovvero ci si stringe la mano; momento sempre imbarazzante dove ciascuno cerca di non incrociare lo sguardo di sconosciuti per evitare il contatto fisico.

Il sottoscritto fin dal mattino, sarà stata la meraviglia della bella giornata sbucata a sorpresa dopo una settimana bruttarella, aveva una gran fame e nonostante la colazione abbondante si è visto costretto ad acquistare un panino con la mortadella in uno dei numerosi punti di ristoro situati durante i 4 chilometri e mezzo di distanza tra la stazione ed il parco; le coriste si sono poi, tranne deplorevoli eccezioni che ho annotato, prodigate nel rifocillarmi con paninetti barrette energetiche e persino dei grissinetti al kamut che però mi stavano rimanendo nella strozza.

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Gli zaini contengono esclusivamente generi di prima necessità

Nonostante la buona volontà non eravamo preparati al meglio: ugole debilitate e conoscenza dei canti approssimativa. La nostra direttrice Antonella da circa un mese aveva una caviglia dolorante; mi ero premunito di chiedere il permesso agli organizzatori per portarla in carrozzina ma lei stoica non ha voluto. Ha indossato delle scarpe da cantiere con dei bei rinforzi laterali e si è apprestata alla sua personalissima Via Crucis. Ricorderete forse che a Roma era stata la nostra Gemma a soffrire nei piedi, a causa delle scarpe nuove: non contenta ha rimesso le stesse scarpe, o forse da allora non è più riuscita a toglierle. Gemma è di grande utilità perché, quando ci si perde nella folla, basta tendere un attimo l’orecchio e se si sente una risata squillante è lei, insieme alle altre componenti del trio delle meraviglie Gianna (che non per lanciare accuse ma nonostante sia una valente cuoca si è dimenticata di preparare i dolcetti) e Melissa. Ad ogni modo noi schieravamo una infermiera professionale, Maura, ed un volontario della Croce Rossa, Giobatta diversamente cantante, quindi avremmo potuto infortunarci sicuri di essere degnamente assistiti.

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La nostra direttrice al ritorno a casa si appresta alla pedicure

La nostra Dina si aspettava di rincontrare il maestro Columbro ma il messinese stavolta a causa di impegni improrogabili non ha potuto partecipare, o quantomeno noi non l’abbiamo visto ma se ci fosse stato l’avremmo senz’altro sentito.

Il clima era quello di una bella scampagnata: plaid, sgabellini, panini e magliette a maniche corte; mancavano purtroppo le salamelle e la birra reputati non consoni all’occasione.

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Fedeli in raccoglimento in attesa del Santo Padre

L’organizzazione ha pensato bene, da mezzogiorno all’una e mezza, di intrattenere i fedeli con cantanti veri ovvero presi da Amici di Maria De Filippi o giù di lì; sinceramente non ne conoscevo nemmeno uno ma questo per mia ignoranza, non voglio togliere nulla ai bravi artisti. Giusto, il nostro fornitore di ‘nduja, cercava nel frastuono la giusta concentrazione, senza successo.

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Un oblato scozzese impartisce con competenza lezioni di gregoriano ad un ospite del Sol Levante

Lo stile ambrosiano si manifesta anche nella solerzia con cui si intraprendono le attività. Questo è il motivo per cui non appena il Papa ha lasciato il carcere di Opera, dove era stato in visita ai detenuti, il grande coro sul palco ha intonato il “Tu es Petrus” a cui ci siamo accodati; dopo un quarto d’ora si iniziavano a vedere degli sguardi smarriti, in particolare Marianna che orfana di Barillari non sapeva chi andare a importunare, e qualcuno iniziava a pensare che fosse il caso di risparmiare un po’ il fiato per arrivare fino in fondo. I nostri 3 oriundi, Cristina Sconsy e Andri erano venuti a rinforzare il plotone, ingaggiati anche stavolta a parametro zero; Cristina si è distinta per aver cercato di porsi sul tragitto del Papa ma Francesco ha girato il parco in lungo e largo tranne che sotto l’albero sul quale la nostra contralto si era stabilita. Anche uno straniero avevamo: Jolanda che più di tutte si è goduta la giornata ed ha mostrato perizia nel fabbricare cappelli di carta in stile Napoleone.

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Foto artistica di fotoreporter diversamente sobrio

Appena arrivato Francesco ci è parso un po’ provato, tanto da farci pensare che qualcuno gli avesse tirato uno scherzo da prete a farlo girare come una trottola fin dall’alba con l’obiettivo  di fiaccarlo; se era questo lo scopo non ci sono riusciti.
La messa è stata molto partecipata, e l’omelia del Papa ha richiamato come al solito tutti alle proprie responsabilità, peccato che la tendenza sia di farsi uscire da un orecchio quello che entra dall’altro, e i buoni propositi rimangono in prevalenza lettera morta.

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Utilizzo alternativo della sciarpetta

Finita la messa ci siamo incamminati verso la stazione per riprendere il nostro trenino; dopo due ore di attesa che hanno generato diverse intemperanze tra i fedeli che evidentemente avevano già perso lo spirito fraterno, alcuni dei quali sono stati ripresi dalla nostra Gemma ed invitati a riacquistare quel minimo di serenità necessaria (“e che caspita!”) è stata finalmente la nostra volta di salire, e la nostra Lorella è riuscita a farsi redarguire da una ragazzina che avrebbe potuto essere la nipote per il volume della voce. Il nostro pincher argomentava giustamente che il concetto di “alta voce” è relativo in mancanza di rilievi scientifici. Per fortuna siamo arrivati e la dimostrazione è stata rimandata.

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Cartello strappato a dei profughi polacchi ai tempi della caduta del muro

Una bella giornata, che ci ha sollevato per un po’ dalle miserie umane che ci circondano; non c’è solo del marcio, in Danimarca¹, a saperlo cercare.

(131 – continua)

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¹ credo sappiate tutti che Monza non è in Danimarca, nel caso vi stiate chiedendo che c’entri adesso l’Amleto.

 

Si bussa e si chiede permesso

Le persone educate, prima di recarsi a casa di qualcun altro, avvisano e si premurano di essere gradite. Perché può capitare per qualsiasi motivo che non sia il caso: magari perché si ha voglia di rimanere in ciabatte davanti alla Tv, oppure semplicemente perché non si vogliono rotture di scatole.

Capita quindi che prima la Germania e poi a distanza di qualche giorno l’Olanda abbiano rifiutato l’ingresso a dei ministri del governo turco che volevano fare campagna elettorale per il prossimo referendum che assegnerebbe ancora più poteri al presidente turco, come se non se ne fosse presi già abbastanza; e sarebbero affari interni turchi, uno potrebbe dire, se non fosse che la Turchia vorrebbe entrare nella U.E. (ci mancherebbe solo questo) e nel contempo ricatta la stessa U.E. facendosi pagare il pizzo per trattenere i siriani che sono dovuti scappare dal loro paese per colpa della guerra che gli stessi turchi hanno contribuito ad alimentare.
Nel più classico dei “chiagni e fotti” l’uomo che si era portato avanti nello smantellamento della costituzione turca e che benignamente bombarda i suoi cittadini (curdi), arresta giornalisti giudici politici insegnanti sgraditi, ebbene quest’uomo ha dato dei nazisti e antidemocratici a tedeschi olandesi ed ora anche danesi, e minacciato misure “adeguate”.
I giorni a venire ci permetteranno di valutare l’adeguatezza di tali misure; mi permetto non richiesto di dare dei consigli al Presidente: a) boicottaggio dei formaggi olandesi, in special modo Erdam e Gouda, mentre per il Leerdammer potranno passare solo i buchi; b) immediato rimpatrio dei calciatori Wesley Sneijder e Robin van Persie, considerando che hanno pure una certa età; c) sequestro di tutti i tulipani, considerando che sono originari dell’impero ottomano; d) messa al bando di tutte le lampadine Philips, anche quelle costruite in Malaysia.

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A proposito di andare in casa d’altri, è gustosa la vicenda di quel leader lombardo, esponente di quel partito omeopatico che con l’obiettivo di combattere il marcio della politica ha inoculato nei suoi stessi dirigenti quella dose di marciume necessaria a usare i rimborsi elettorali per acquistare diamanti in Tanzania, o mettere a rimborso spese i pranzi di matrimonio dei figli, o dare posti di lavoro pagati dai contribuenti a figli ritardati. Quel partito che sosteneva che quell’invenzione chiamata Padania non è parte dell’Italia e quel leader che, allo stadio, cantava cori scanzonati verso i tifosi della squadra avversaria (“senti che puzza, scappano anche i cani: sono arrivati i napoletani”). Ora quello stesso leader, messosi in testa di diventare la Marie Le Pen de noantri, ha avuto la faccia di andare a Napoli a chiedere ai napoletani di votarlo; individuato un nemico comune, l’Europa dei burocrati (Italy is not Europe sostiene il parlamentare europeo, mentre intasca stipendio e rimborsi spese dall’organismo aborrito), chiede di dimenticare il passato e a chi chiederlo meglio di gente avvezza alla celeberrima “Simmo ‘e Napule paisà”?
Purtroppo sembra che le giovani generazioni amino canzoni un po’ meno melodiche; e quindi hanno aspettato il leader in felpa verde per assestargli una congrua scarica di mazzate; al che è dovuta intervenire la polizia per proteggere quello che, se solo avessero messo a confronto i rispettivi  stipendi e con un occhio alla Tanzania, avrebbero dovuto bastonare per bene anche loro. Purtroppo sembra che in questo paese, e bisogna riconoscere che su questo punto il presidente turco  è molto più avanti di noi, si debba consentire a ciascuno di dire le proprie castronerie a costo di prendere a manganellate chi per il suo bene glielo impedirebbe.
Tra qualche anno magari vedremo il leader padano rimangiarsi anche le ultime intemperanze e andare in cerca di voti persino in Olanda o Lussemburgo, sostenendo che Europe is not World e prendendosela contro la burocrazia mondiale pluto-masso-giudaica.

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Chiudo con una vicenda tragica di questi giorni: a Lodi una banda di ladri si è introdotta di notte in un negozio; il titolare che viveva al piano di sopra con la famiglia, sentiti i rumori e preoccupato per l’incolumità propria e della propria famiglia, è sceso armato di fucile da caccia. Dal racconto dell’uomo sembra che sia nata una colluttazione con i ladri, ed è partito un colpo: uno dei ladri, colpito alla schiena, è rimasto ucciso. A freddo e da lontano rifletto sulla proporzionalità della difesa all’offesa, sui limiti della legittima difesa, sul valore della vita, ma sinceramente mi chiedo: ma io, se avessi trovato in casa mia quattro uomini e avessi avuto a disposizione un fucile, cosa avrei fatto? E non vorrei dovermi rispondere.

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(129. continua)

 

 

Dombrovskis chi?

C’è voluta una intera bottiglia di Passito del Veneto, ma ora possiamo affermarlo con certezza: la faccenda del debito pubblico è un gigantesco imbroglio.

Come mai non se ne siano accorti fior di economisti e politici ha diverse spiegazioni: la prima è che a studiare troppo non sempre si guadagna in lucidità (“tròp stüdià dipend dal pòc savée”, sostengono da queste parti vecchi saggi) e l’altra che le soluzioni più semplici sono spesso a portata di mano ma solo gli ingegni più vivi sanno coglierle, e tra le categorie sopra citate evidentemente non ce ne sono molti. Un’altra spiegazione, forse la più allarmante, è che non facciano adeguato uso di Passito e di conseguenza le cellule cerebrali non vengano correttamente irrorate.

Attenzione perché i numeri che darò di seguito non me li sono inventati, come potrebbe pensare qualcuno che mi conosce e che sa quanto sia capace di dare i numeri, ma sono tratti dal bilancio dello Stato.

Dobbiamo partire da una premessa, come nei migliori saggi di scienza.
Supponiamo che nonno Ubaldo debba fare dei lavori di ristrutturazione alla casa di famiglia. Non avendoli tutti i soldi, se li fa prestare dai figli. E’ evidente che io con il debito di Ubaldo non c’entro niente. Sono fatti della sua famiglia, ed in ogni caso che Ubaldo restituisca o meno i soldi la casa, alla fine, rimarrebbe sempre ai figli, che sono gli eredi. Diverso è se nonno Ubaldo si fa prestare i soldi da una banca: allora dovrà si restituire i soldi e se non lo farà, in caso di dipartita, saranno gli eredi a dover pagare, altrimenti la casa la perderanno.

Consideriamo che il nostro paese ha 2.172 miliardi di debito pubblico¹ a fronte di 1.642 di Prodotto Interno Lordo. Questo debito, per l’84% consistente in titoli di Stato (bot, Btp, Cct…), è contratto per la maggior parte con gli italiani (in famiglia, quindi) e solo per meno del 40% verso l’estero
Quindi sono ricchezze degli italiani, su cui gli altri dovrebbero metter bocca con moderazione.

Parliamo del deficit. Se io spendo più di quello che guadagno, sono in deficit. Per le regole divine stabilite a Maastricht, questa simpatica cittadina dei Paesi Bassi, il deficit non può superare il 3% del Pil³, altrimenti sono cavolini amari.
Poco importa se il deficit è causato (anche) dalle minori entrate determinate da una crisi globale, alla quale sarebbe naturale rispondere con un po’ più di spesa pubblica; No, dice l’oracolo di Strasburgo, diminuisce il Pil dovete diminuire anche la spesa, in una spirale che da ormai otto anni non ha fine. Poi ci si domanda come mai la Le Pen rischia di vincere le elezioni in Francia e da noi non si sa.

Insomma, sembra (pare) che abbiamo violato questo tabu di ben lo 0,2%; questo comporterebbe una manovra aggiuntiva (ancora tagli, o più tasse, non si scappa) per 3,2 miliardi. Poco importa, anche qua, che spendiamo 4 miliardi per l’accoglienza² dei migranti, così come poco importa che diversi paesi europei specialmente all’Est si rifiutino di prendersene una parte.
Allora se dobbiamo farcene carico da soli quei costi togliamoli dal conto, ed ecco che saremmo ben lontani dal penoso limite, anzi saremmo in condizione di impiparcene di tutti i divieti e prescrizioni di tutte le trojke che frequentano Bruxelles e dintorni e inizieremmo ad esser noi ad impartire lezioncine a destra e manca.

A proposito di trojke e figli, l’altro giorno mr. Dombrovskis (non pensiate ad errori di battitura o di un T9 impazzito: si chiama così), che è il vicepresidente della commissione europea si è espresso abbastanza duramente sulla tenuta dei conti italiani, dicendo che secondo lui si sarebbe già dovuta avviare la procedura di infrazione.
Provenendo da un esponente di quella potenza mondiale che è la Lettonia la sua opinione è da tenere nella massima considerazione; opinione per opinione, anche se non così autorevole, secondo me la Lettonia non avrebbe mai dovuto essere ammessa nell’Unione Europea finché non avesse risolto la questione della minoranza russa a cui da più di vent’anni è negata la cittadinanza; mica pochi, più del 10% (se vogliamo parlare di percentuali) della popolazione che non arriva nemmeno a 2 milioni di abitanti.

Noi però, come italiani, dovremmo farci un serio esame di coscienza: ma in Europa chi abbiamo mandato a rappresentarci? Abbiamo il presidente del Parlamento europeo, mr. Tajani, e persino il capogruppo dei socialisti è italiano: infatti dopo mr. Schultz, il famoso kapò di Berlusconi, è arrivato mr. Pittella, mandato là tra l’altro da un partito costituito da ex e neo-democristiani ed ex-comunisti spretati, che non so che c’entri col socialismo.
Ora dico, questi nostri rappresentanti che fanno, dormono? Invece di stare a disquisire sul burro cacao e la lattuga bio, quando si alza uno come mr. Dombrovkis a dire quello che dice, due schiaffi o almeno quattro pernacchie non potrebbero appiopparglieli tutti insieme, destra sinistra e ics?
Amici cari, ricordatevi sempre che vi paghiamo noi, sarà inelegante ricordarvelo, ma non è che vi abbiamo mandato in vacanza a Bruxelles, che sarà pure carina, patatine birra cioccolata il pisserottino etc., ma per fare quello che fate voi scusate ma sono tutti capaci! Per dire, almeno Iva Zanicchi sa cantare, ma gli altri? Che cavolo fate? Allora facciamo a rotazione, la prossima volta a fare il turista vado io, le patatine piacciono anche a me!

(168 – continua)

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¹ dati tratti dal Rapporto sul Debito Pubblico 2015 – Mef

² documento programmatico di bilancio 2017 – Mef – sull’accoglienza a breve farò un post molto antipatico che mi attirerà le ennesime accuse di becerismo

³ Pil (Prodotto Interno Lordo): semplificando, è il valore dei beni e servizi prodotti nell’anno. Da un paio d’anni comprende anche alcune attività illegali, secondo me sottostimate. Non per fare paragoni, ma il Pil italiano è il 13° al mondo e ci vogliono più di 40 lettonie per uguagliarlo. Tié, Dombrovskis.