Cronachette dalla zona rossa (IV)

9 novembre

Questo tempo è proprio dispettoso, da quando siamo stati messi in zona rossa sta facendo delle giornate bellissime che invogliano alla trasgressione ed alla promiscuità: se almeno piovesse o facesse freddo si resisterebbe meglio alle tentazioni ma sul balcone esposto al sole il termometro segna 31 gradi, come si fa? A proposito di balcone, è ricomparsa la cavalletta senza una zampa: ma c’è una specie di cavallette fatta così? Non può essere la stessa ogni anno, quanto campa una cavalletta?

Ieri un mio ex-commilitone napoletano, eccellente musicista, postava su FB una foto con gruppi di ragazzi sciamanti, prevedendo che da lì a poco sarebbero stati chiusi anche loro, e poi in tanti si sarebbero lamentati di rimanere senza mangiare… non bisogna essere Nostradamus amico mio, se ci sono individui che non sono capaci di usare la testa è ovvio che poi la pagano tutti o meglio la pagano i più deboli, perché chi sta bene se ne frega di rimanere chiuso in casa. Ma a certa gente è più facile metterlo in tel cü che in tel cò, come dice mia suocera…

Come quelli che da Rimini vanno al ristorante a San Marino, soggetti ripresi ieri dal tg come se fosse la cosa più normale del mondo; siccome lì chiudono alle 24 noi andiamo, in otto, e allora? Mi ricordano quelli che, quando era stata fatta la chiusura dei bar alle 19, hanno fatto spallucce ed hanno solo anticipato l’aperitivo di un’ora. Ma quanto ci vuole a capire che è il comportamento da non tenere e non l’orario in cui lo si tiene? Comunque mi chiedo: da Rimini a San Marino c’è una strada sola, possibile che non c’era una pattuglia per controllare quelli in giro dopo le 22, dato che quell’orario vale anche per i riminesi? E poi, non che glielo auguri sia chiaro, ma se si impestano anche i sanmarinesi dove vanno a curarsi, negli ospedali italiani oppure in quelli loro? No, così, per saperlo…

Il mio fratellino è ancora in quarantena, e sono ormai 28 giorni; sta bene ma anche il terzo tampone è positivo, fortunatamente moglie e figli non lo sono e sono potuti uscire. Sembra che tra poco, non avendo sintomi da più di tre settimane, possa uscire anche lui (con qualche limitazione): ma non sarà pericoloso (per gli altri, dico?). Da parte sua si sta consolando abbastanza bene, ieri mi ha mandato foto di vincisgrassi e tiramisù, non vorrei che si abituasse troppo allo stare in cattività…

Salvini ha detto che a sconfiggere Trump non è stato Biden ma il virus. Forse non ha tutti i torti, fatto sta però che il virus c’era e far finta di niente non è che aiutasse molto. Anche se, a rifletterci bene, noi ci scandalizziamo per i loro 100.000 contagi al giorno, ma in proporzione sono molti di più i nostri 35.000, vuoi vedere che aveva ragione lui?  

Ho dichiarato fin dalla presentazione di questo blog che non avrei fatto recensioni di libri, tuttavia ne ho appena finito uno che credo meriti attenzione, si tratta di “Chi ha paura dell’Uomo Nero?”, un romanzo autobiografico di Graziella Fiorentin, che nel ’43 è dovuta scappare dalla sua casa in Istria per andare profuga a Chioggia dove la sua famiglia ha dovuto anche affrontare l’ostilità degli “italiani” verso gli sfollati. Una pagina di storia, quella degli italiani profughi dall’Istria e Dalmazia,  prima dimenticata e poi strumentalizzata, sempre per motivi politici. Dopo l’8 settembre al disfacimento dell’esercito italiano gli istriani sono rimasti in balìa dei tedeschi che non erano certo bendisposti verso gli italiani e degli slavi che spinti da odio politico e razziale hanno operato una pulizia etnica (vizio che non hanno mai perso da quelle parti), costretti a scappare (chi ha potuto) portando dietro solo l’indispensabile, e accolti in “patria” con diffidenza e sospetto, oltre a dover affrontare anche le bombe dei “liberatori”.

Amiche e amici, vado a prendere un po’ di sole sul balcone, finché almeno quello si può… a domani!

Vita quotidiana al tempo del coronavirus (LXXXVI)

Martedì 19 maggio

Anche oggi il tempo non è molto bello, ieri sera c’è stato un bel temporalone; ricordo che da bambino quando in lontananza ne ne vedeva uno ci mettevamo con mio padre vicino alla finestra e calcolavamo quanti secondi passavano tra il lampo del fulmine ed il rumore del tuono per capire quanto fosse lontano (ogni secondo corrisponde più o meno alla distanza di tre chilometri); ancora oggi mi piace stare dietro la finestra con le luci spente e godermi gratis lo spettacolo della natura, altro che Sky!

La vita continua, nel bene e nel male: è morta la madre di un mio amico, di vecchiaia; era una donna sempre gentile, sorridente, negli ultimi anni però era stata colpita da una grave forma di demenza, non riconosceva più nessuno, urlava e insultava i suoi stessi figli, bestemmiava come credo non abbia mai fatto in vita sua: forse un tempo le persone in queste condizioni le avrebbero chiamate indemoniate… una sofferenza per tutti, che in questo caso sorella morte ha alleviato.

Ma alleviamo ancora l’atmosfera con un paio di notiziole che rallegrano: gli americani annunciano di essere sulla buona strada per produrre il vaccino, l’hanno testato su ben 8 (otto) volontari, non so voi cari amici ma io prima di farmi vaccinare con quel vaccino lì indosserò la mascherina ancora per parecchio tempo. Purtroppo questo tormentone (“quando sarà pronto il vaccino?”) sostituirà quello vecchio (“quando potremo dire di essere fuori dalla fase uno?”) e quindi prepariamoci a sorbircelo tutte le sere, come la pubblicità del rimedio contro le flatulenze. Un’altra notizia carina è che gli svedesi hanno in pratica rinunciato a lockdown e distanziamenti sociali, puntando quindi nell’immunità di gregge anche se per decenza non la chiamano proprio così; la popolazione è d’accordo e quindi che dire, contenti loro contenti tutti, del resto l’eugenetica l’hanno inventata gli svedesi, di selezione naturale se ne intendono.

Stamattina mi è arrivato un pacco, che il postino ha giustamente lasciato nell’androne, con dei libri inviati dal Club a cui sono iscritto da tantissimi anni, fin da ragazzo: nel mio paese non c’erano librerie ed era un modo economico e comodo per acquistarne, in particolare era vantaggiosa l’offerta di ingresso, dove con poche lire si ricevevano tre o quattro libri e così avevo iscritto, uno alla volta, tutta la famiglia. Mi piaceva e mi piace ancora sfogliare il catalogo cartaceo, anche se quando vengono presentati sul catalogo i libri non sono più propriamente novità; li rifiuto quasi sempre, anche perché da un paio d’anni il club ha aperto un negozio fisico gestito da una ragazza gentilissima aiutata dai suoi genitori, e quindi ogni tanto ci faccio un giro ed una chiacchierata. Con la testa occupata altrove in questo periodo mi sono dimenticato di rifiutarli, e quindi temo che da febbraio in poi dovrò beccarmeli tutti. Intanto già tra quelli di oggi c’è un doppione, tenterò di portarlo al negozio e farmelo cambiare… a proposito di libri, ha riaperto anche la biblioteca; non funziona ancora il comodissimo circuito provinciale organizzato in modo che se un libro non è presente o non disponibile nella biblioteca della propria città ce lo si può far mandare da una qualsiasi delle biblioteche della rete, e poi ritirarlo nella propria biblioteca. Un servizio utilissimo, che ha contribuito anche lui a fare in modo che riducessi di molto gli acquisti (non per tirchieria, è che non so più dove metterli…).

Una nostra amica, quella che ha il B&B che per ora non riaprirà, ieri ci ha portato delle mascherine fatte da lei. Dato che il diluvio di mascherine che avrebbe dovuto seppellirci ancora non si vede si è messa a farsele da sé. Ingegnosa! Le ha fatte come dei portatovaglioli: hanno una tasca dove si può infilare della garza che fa così da filtro. L’elastico è stato recuperato da mutande in disuso e mascherine da buttare.

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Il cosiddetto “Decreto Rilancio” non è ancora in Gazzetta Ufficiale, e quindi i “piccioli” dovranno ancora aspettare per essere erogati. Per il reddito di emergenza leggo dall’Ansa che difficilmente, dati i paletti fissati ed i controlli necessari verrà erogato prima di luglio. Probabilmente non devo avere lo stesso concetto di emergenza dei nostri decisori politici, infatti non riesco davvero a capacitarmi di come si possa sopprimere il saldo e l’acconto del pagamento dell’Irap, la tassa che tra l’altro finanzia la Sanità (!)  per tutte le aziende che abbiano subito danni o meno, concedere alla FCA (l’ex Fiat, che ha sede legale in Gran Bretagna e fiscale in Olanda: cosa c’è rimasto di italiano, i debiti?) 6,3 miliardi (miliardi!) di garanzia statale sul prestito (non prendiamoci in giro: quei soldi lo Stato li tirerà fuori, altro che garanzia) ed invece a chi non ha una lira (che se non sono morti di fame finora lo saranno presto) concedere graziosamente 400 micragnosi euro a babbo morto (ma sì, tanto morirà pure lui). O non sarà un esperimento di eugenetica anche questo?

Con questo dubbio scientifico, amiche e amici, vi saluto. Per domani non prometto e non minaccio niente, ormai tutto quello che viene è grasso che cola… buon pomeriggio e buona serata!

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XXXV)

Domenica 29 marzo

Oggi siamo entrati nell’ora legale. Veramente non me ne sono neanche accorto, nel senso che di solito il fatto di spostare avanti le lancette dell’orologio e dormire un’ora in meno provoca un “che palle” di fastidio e contrarietà, ma adesso che tutta la giornata è un “che palle” la differenza non si sente molto.

Dopo la solita uscita per il giornale (quello locale, “La Provincia”, con diverse pagine di necrologi e coccodrilli. Ho preso anche la Settimana Enigmistica anche se le sto accatastando sul tavolino senza quasi aprirle, dopo i primi rebus mi stufo e la mente vaga altrove) in un’atmosfera irreale, zero persone e zero auto; arrivo al piazzale della stazione mentre sta arrivando un treno: nessuno scende e nessuno sale… passano due autobus, entrambi vuoti a parte gli autisti… la sensazione di vivere in una città fantasma.

Passo tutta la mattina a spolverare libri (ma non ho finito, hai voglia ancora…). Mi intristisco un po’, perché mi rendo conto che una volta leggevo molto di più, e riprendo in mano titoli e autori sui quali ho passato una buona parte della mia giovinezza, amici che mi hanno aiutato a diventare quello che sono, giusto o sbagliato… Sciascia, Silone, Pratolini… Buzzati, Flajano, Maria Bellonci… Verga… tanti, tanti compagni di viaggio. Li prendo, li rigiro tra le mani, parecchi ne ho letti ma qualcuno mi ero ripromesso di farlo poi ma il tempo non è ancora arrivato e forse mai arriverà… tò, ricompare La vita di Lazarillo de Tormes, ed ecco Svevo, mi sembrava che la Coscienza di Zeno da qualche parte dovesse esserci! Le profezie di Nostradamus non le ho ancora trovate; con disappunto constato che la mia “Storia dell’Unione Sovietica” è sparita. Erano una decina di volumetti, allegati all’Unità verso la fine degli anni ’80, e forse l’Unione Sovietica già non c’era più. Dove cavolo è andata? Ho il sospetto tremendo che quando abbiamo spostato la libreria “bella” dall’ingresso al mio studio (che sarebbe la stanza degli ospiti) la mia “brutta” che a me però piaceva, una Billy dell’Ikea, è stata dismessa (io non volevo, sia messo agli atti) deve essere successo qualcosa, dove sono finiti i libri che c’erano sopra? Quelli di informatica li vedo sulla mensola sopra al computer, ma gli altri? Vuoi vedere che…

Ieri il totale dei morti ha superato i diecimila. C’è una parte della politica che sta dando il peggio di sé: i salviniani invocano Draghi, che fino a ieri per gli stessi sovranisti incarnava tutto quanto di peggio l’Europa rappresentasse; Renzi chiede al governo di cui fa parte un piano per la riapertura delle attività a partire da quella delle fabbriche prima di Pasqua, quando basta fare due conti per rendersi conto che è impossibile: se la Cina bloccando tutto ci ha messo due mesi per uscirne, noi che tutto non abbiamo bloccato come possiamo uscirne prima?

Mio cognato elettricista ha rischiato di essere messo in quarantena. Infatti l’altro giorno, dopo essere stato a sistemare il box, rientrando in casa ha cominciato a tossire: scattato subito l’allarme, misurazione della febbre (negativa), somministrazione di farmaco antibronchite prossimo alla scadenza, isolamento. Stranamente in camera la tosse spariva per poi riapparire quando varcava la soglia per andare in bagno. Mentre si stava preparando a passare la notte sul divano (sistemazione non idonea, tra l’altro, in quanto di passaggio tra gli ambienti) si è accorto di una boccetta sospetta che non aveva mai notato: che diamine è ‘sta roba? Oh, niente, è il nuovo deodorante per ambienti… il volo del recipiente fuori dalla finestra ha interrotto immediatamente la tosse, vedi a volte le combinazioni!

Mentre scrivo dallo scaffale in basso mi fa l’occhiolino “I misteri della Jungla nera” di Salgari, ma pensa te, che ci fa insieme ai Vangeli sinottici?

Stasera per cena costine di maiale al forno, con patate naturalmente, cerchiamo di tenerci su come si può… a domani, navigatori su questa stessa barca che è la vita…

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La bellezza salverà il mondo?

L’Italia, questo meraviglioso paese in cui abbiamo la fortuna di vivere, ha ben 55 siti riconosciuti dall’Unesco come Patrimonio dell’umanità (di cui 7 in comproprietà con la Svizzera o comunque presenti in Italia come San Marino e Città del Vaticano) su un totale di 1092.
Una nazione di 60 milioni di abitanti (appena lo 0,85% della popolazione mondiale) detiene il 5% del patrimonio dell’umanità: non è un miracolo questo?

Meno male che c’è l’Italia! Ma perfino l’Idiota di Dostoevkij, osservando le vicende del nostro paese, sarebbe dubbioso della sua stessa affermazione. Una vena di follia aleggia nell’aria: una volta c’era chi si credeva Napoleone mettendosi uno scolapasta in testa oggi invece c’è chi, brandendo un rosario, si crede di essere il Papa; la plebe acclama chi strilla di più, è l’eterno “salvate Barabba” invece di Gesù; nel paese dei balocchi la ministra dell’Istruzione dichiara di non leggere un libro da tre anni; la presidente della regione Umbria si dimette e poi vota contro le proprie dimissioni; chi salva vite è accusato di ogni nefandezza mentre a chi quotidianamente le toglie, a quelli che spargono guerre per il mondo, lecchiamo il didietro in continuazione. La disuguaglianza cresce continuamente e si parla non di aumentare ma di togliere le tasse a chi più ha, tanto poi c’è sempre qualcuno su cui aizzare il popolino: gli immigrati, i rom…

E la bellezza dovrebbe salvarci?

le-vincitrici

Incompreso

Uno dei libri indispensabili per la formazione del fanciullo era “Cuore” di Edmondo de Amicis. La dose di buoni sentimenti ivi contenuta sarebbe letale per le menti disincantate dei moderni bimbi tecnologici, cresciuti a pane (anzi merendine) e cartoni animati; le gesta della piccola vedetta lombarda, abbinate magari alla visione ripetuta di “Marcellino pane e vino”, sarebbero ben lungi dall’infondere amor di patria e santità.

Veramente a me Marcellino pane e vino non piaceva. Un lieto fine consistente nell’andare in Paradiso lo avrei tenuto in considerazione ma come dire, non a breve termine; più forte della commozione era il sentimento di ingiustizia verso lo sfortunato bambino, bersagliato dalla sorte fin dalle fasce.

Invece Garrone mi ispirava molto. Nello stesso periodo degli attentati ai pupazzetti di pongo del presepe, di cui vi ho raccontato, qualcuno ruppe un vaso di fiori che faceva bella mostra di se sopra la cattedra. La maestra chiese al colpevole di farsi avanti, il giudizio sarebbe stato clemente. L’invito comprensibilmente non venne accolto: un’aria pesante spirava sulla giovane classe. Pervaso di altruismo, alzai il braccino e confessai: “Sono stato io”. La maestra Bianca alzò la testa per vedere da dove provenisse la vocina, e individuata l’origine mi freddò con un: “Giorgio, non dire bugie!”.  Da Garrone all’Incompreso: il mio slancio non era stato premiato e i compagni, evidentemente digiuni di de Amicis, mi considerarono un esibizionista. Il Franti di turno, dal canto suo, ridacchiava: dalla sua aveva la certezza che nessuno avrebbe fatto il delatore. I più idealisti per imitare il Nemecsek dei Ragazzi della Via Pal, se siete pratici di Ferenc Molnar; quelli un po’ più terra terra per attenersi al monito: “Chi fa la spia non è figlio di Maria / non è figlio di Gesù / quando muore va laggiù / va laggiù da quell’ometto / che si chiama diavoletto”.

Rare le storie che finivano bene: Pattini d’argento dopo un diluvio di lacrime alla fine esagerava, con una gragnuola di felicità che lasciava sinceramente increduli.

Avrete presente quell’accessorio di arredamento che in genere è posto accanto al letto: il comodino. Una delle sue funzioni principali ora è quella di fungere da base per la ricarica del cellulare; una volta se aveste aperto lo sportellino posto sotto al cassetto non di rado ci avreste trovato dentro un vaso da notte. Contenitore più che mai utile, specialmente nelle notti d’inverno, per quanti avessero il bagno posto all’esterno della casa o ad un livello diverso dalle stanze da letto. Dopo l’utilizzo, veniva posto sotto al letto; dal contenuto veniva svuotato la mattina seguente.

Mia zia Caterina (Catò, la ricorderete sicuramente) mi aveva regalato una raccolta di fiabe di Hans Christian Andersen. Un bel libriccino, antico, forse appartenutole da bambina. Aveva una copertina in tela, con le scritte in rilievo; le pagine erano consumate dall’uso ed ingiallite, qua e la qualche macchia di pianto. Nelle fiabe di Andersen, almeno in quelle più belle, il protagonista muore. Era più forte di lui, era fatto così. Pensate alla Piccola fiammiferaia, al Soldatino di stagno, la Sirenetta. A proposito della Sirenetta, la versione di Disney ha previsto il lieto fine: per non turbare il pubblico infantile, dicono. Dunque edulcoriamo tutto, per non turbare il pubblico infantile: la piccola vedetta scende dall’albero spolverandosi la giacchetta, Nemecsek guarisce e diventa calciatore del Ferencvaros, Marcellino si fa frate e va a cantare ad X-Factor. E all’undicesimo fratello di Elisa, quello rimasto con un’ala al posto del braccio perché l’eroina non era riuscita a completare l’ultima tunica d’ortica che aveva tessuto a mani nude prima di essere avviata al rogo, vogliamo lasciarlo così?

Quel libro me lo leggevo e rileggevo. Un po’ di nascosto, perché comunque leggere favole non era un’occupazione dignitosa per i “grandi”, qualifica alla quale si accedeva non appena nasceva qualcuno più piccolo, e che io raggiunsi a 5 anni grazie a mia sorella; ma liberamente quando qualche linea di febbre mi costringeva a letto. Anche in quel caso l’uso del pitale era consigliato, per non alzarsi e prender freddo; purtroppo nell’espletare una di quelle funzioni non ricordai del libriccino posato sulle coperte, che mi cadde dentro. Potreste divertirvi a misurare il potere drenante di un libro stagionato, qualora non l’abbiate mai fatto: se vi fidate, vi assicuro che è notevole. Il mio generoso tentativo di salvare il salvabile sciacquandolo sotto al rubinetto non ebbe successo: appiccicati in un unico blocco il re rimase nudo, e la principessa giacque per sempre sul pisello.

(44. continua)

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