Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XXXV)

Domenica 29 marzo

Oggi siamo entrati nell’ora legale. Veramente non me ne sono neanche accorto, nel senso che di solito il fatto di spostare avanti le lancette dell’orologio e dormire un’ora in meno provoca un “che palle” di fastidio e contrarietà, ma adesso che tutta la giornata è un “che palle” la differenza non si sente molto.

Dopo la solita uscita per il giornale (quello locale, “La Provincia”, con diverse pagine di necrologi e coccodrilli. Ho preso anche la Settimana Enigmistica anche se le sto accatastando sul tavolino senza quasi aprirle, dopo i primi rebus mi stufo e la mente vaga altrove) in un’atmosfera irreale, zero persone e zero auto; arrivo al piazzale della stazione mentre sta arrivando un treno: nessuno scende e nessuno sale… passano due autobus, entrambi vuoti a parte gli autisti… la sensazione di vivere in una città fantasma.

Passo tutta la mattina a spolverare libri (ma non ho finito, hai voglia ancora…). Mi intristisco un po’, perché mi rendo conto che una volta leggevo molto di più, e riprendo in mano titoli e autori sui quali ho passato una buona parte della mia giovinezza, amici che mi hanno aiutato a diventare quello che sono, giusto o sbagliato… Sciascia, Silone, Pratolini… Buzzati, Flajano, Maria Bellonci… Verga… tanti, tanti compagni di viaggio. Li prendo, li rigiro tra le mani, parecchi ne ho letti ma qualcuno mi ero ripromesso di farlo poi ma il tempo non è ancora arrivato e forse mai arriverà… tò, ricompare La vita di Lazarillo de Tormes, ed ecco Svevo, mi sembrava che la Coscienza di Zeno da qualche parte dovesse esserci! Le profezie di Nostradamus non le ho ancora trovate; con disappunto constato che la mia “Storia dell’Unione Sovietica” è sparita. Erano una decina di volumetti, allegati all’Unità verso la fine degli anni ’80, e forse l’Unione Sovietica già non c’era più. Dove cavolo è andata? Ho il sospetto tremendo che quando abbiamo spostato la libreria “bella” dall’ingresso al mio studio (che sarebbe la stanza degli ospiti) la mia “brutta” che a me però piaceva, una Billy dell’Ikea, è stata dismessa (io non volevo, sia messo agli atti) deve essere successo qualcosa, dove sono finiti i libri che c’erano sopra? Quelli di informatica li vedo sulla mensola sopra al computer, ma gli altri? Vuoi vedere che…

Ieri il totale dei morti ha superato i diecimila. C’è una parte della politica che sta dando il peggio di sé: i salviniani invocano Draghi, che fino a ieri per gli stessi sovranisti incarnava tutto quanto di peggio l’Europa rappresentasse; Renzi chiede al governo di cui fa parte un piano per la riapertura delle attività a partire da quella delle fabbriche prima di Pasqua, quando basta fare due conti per rendersi conto che è impossibile: se la Cina bloccando tutto ci ha messo due mesi per uscirne, noi che tutto non abbiamo bloccato come possiamo uscirne prima?

Mio cognato elettricista ha rischiato di essere messo in quarantena. Infatti l’altro giorno, dopo essere stato a sistemare il box, rientrando in casa ha cominciato a tossire: scattato subito l’allarme, misurazione della febbre (negativa), somministrazione di farmaco antibronchite prossimo alla scadenza, isolamento. Stranamente in camera la tosse spariva per poi riapparire quando varcava la soglia per andare in bagno. Mentre si stava preparando a passare la notte sul divano (sistemazione non idonea, tra l’altro, in quanto di passaggio tra gli ambienti) si è accorto di una boccetta sospetta che non aveva mai notato: che diamine è ‘sta roba? Oh, niente, è il nuovo deodorante per ambienti… il volo del recipiente fuori dalla finestra ha interrotto immediatamente la tosse, vedi a volte le combinazioni!

Mentre scrivo dallo scaffale in basso mi fa l’occhiolino “I misteri della Jungla nera” di Salgari, ma pensa te, che ci fa insieme ai Vangeli sinottici?

Stasera per cena costine di maiale al forno, con patate naturalmente, cerchiamo di tenerci su come si può… a domani, navigatori su questa stessa barca che è la vita…

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La bellezza salverà il mondo?

L’Italia, questo meraviglioso paese in cui abbiamo la fortuna di vivere, ha ben 55 siti riconosciuti dall’Unesco come Patrimonio dell’umanità (di cui 7 in comproprietà con la Svizzera o comunque presenti in Italia come San Marino e Città del Vaticano) su un totale di 1092.
Una nazione di 60 milioni di abitanti (appena lo 0,85% della popolazione mondiale) detiene il 5% del patrimonio dell’umanità: non è un miracolo questo?

Meno male che c’è l’Italia! Ma perfino l’Idiota di Dostoevkij, osservando le vicende del nostro paese, sarebbe dubbioso della sua stessa affermazione. Una vena di follia aleggia nell’aria: una volta c’era chi si credeva Napoleone mettendosi uno scolapasta in testa oggi invece c’è chi, brandendo un rosario, si crede di essere il Papa; la plebe acclama chi strilla di più, è l’eterno “salvate Barabba” invece di Gesù; nel paese dei balocchi la ministra dell’Istruzione dichiara di non leggere un libro da tre anni; la presidente della regione Umbria si dimette e poi vota contro le proprie dimissioni; chi salva vite è accusato di ogni nefandezza mentre a chi quotidianamente le toglie, a quelli che spargono guerre per il mondo, lecchiamo il didietro in continuazione. La disuguaglianza cresce continuamente e si parla non di aumentare ma di togliere le tasse a chi più ha, tanto poi c’è sempre qualcuno su cui aizzare il popolino: gli immigrati, i rom…

E la bellezza dovrebbe salvarci?

le-vincitrici

Incompreso

Uno dei libri indispensabili per la formazione del fanciullo era “Cuore” di Edmondo de Amicis. La dose di buoni sentimenti ivi contenuta sarebbe letale per le menti disincantate dei moderni bimbi tecnologici, cresciuti a pane (anzi merendine) e cartoni animati; le gesta della piccola vedetta lombarda, abbinate magari alla visione ripetuta di “Marcellino pane e vino”, sarebbero ben lungi dall’infondere amor di patria e santità.

Veramente a me Marcellino pane e vino non piaceva. Un lieto fine consistente nell’andare in Paradiso lo avrei tenuto in considerazione ma come dire, non a breve termine; più forte della commozione era il sentimento di ingiustizia verso lo sfortunato bambino, bersagliato dalla sorte fin dalle fasce.

Invece Garrone mi ispirava molto. Nello stesso periodo degli attentati ai pupazzetti di pongo del presepe, di cui vi ho raccontato, qualcuno ruppe un vaso di fiori che faceva bella mostra di se sopra la cattedra. La maestra chiese al colpevole di farsi avanti, il giudizio sarebbe stato clemente. L’invito comprensibilmente non venne accolto: un’aria pesante spirava sulla giovane classe. Pervaso di altruismo, alzai il braccino e confessai: “Sono stato io”. La maestra Bianca alzò la testa per vedere da dove provenisse la vocina, e individuata l’origine mi freddò con un: “Giorgio, non dire bugie!”.  Da Garrone all’Incompreso: il mio slancio non era stato premiato e i compagni, evidentemente digiuni di de Amicis, mi considerarono un esibizionista. Il Franti di turno, dal canto suo, ridacchiava: dalla sua aveva la certezza che nessuno avrebbe fatto il delatore. I più idealisti per imitare il Nemecsek dei Ragazzi della Via Pal, se siete pratici di Ferenc Molnar; quelli un po’ più terra terra per attenersi al monito: “Chi fa la spia non è figlio di Maria / non è figlio di Gesù / quando muore va laggiù / va laggiù da quell’ometto / che si chiama diavoletto”.

Rare le storie che finivano bene: Pattini d’argento dopo un diluvio di lacrime alla fine esagerava, con una gragnuola di felicità che lasciava sinceramente increduli.

Avrete presente quell’accessorio di arredamento che in genere è posto accanto al letto: il comodino. Una delle sue funzioni principali ora è quella di fungere da base per la ricarica del cellulare; una volta se aveste aperto lo sportellino posto sotto al cassetto non di rado ci avreste trovato dentro un vaso da notte. Contenitore più che mai utile, specialmente nelle notti d’inverno, per quanti avessero il bagno posto all’esterno della casa o ad un livello diverso dalle stanze da letto. Dopo l’utilizzo, veniva posto sotto al letto; dal contenuto veniva svuotato la mattina seguente.

Mia zia Caterina (Catò, la ricorderete sicuramente) mi aveva regalato una raccolta di fiabe di Hans Christian Andersen. Un bel libriccino, antico, forse appartenutole da bambina. Aveva una copertina in tela, con le scritte in rilievo; le pagine erano consumate dall’uso ed ingiallite, qua e la qualche macchia di pianto. Nelle fiabe di Andersen, almeno in quelle più belle, il protagonista muore. Era più forte di lui, era fatto così. Pensate alla Piccola fiammiferaia, al Soldatino di stagno, la Sirenetta. A proposito della Sirenetta, la versione di Disney ha previsto il lieto fine: per non turbare il pubblico infantile, dicono. Dunque edulcoriamo tutto, per non turbare il pubblico infantile: la piccola vedetta scende dall’albero spolverandosi la giacchetta, Nemecsek guarisce e diventa calciatore del Ferencvaros, Marcellino si fa frate e va a cantare ad X-Factor. E all’undicesimo fratello di Elisa, quello rimasto con un’ala al posto del braccio perché l’eroina non era riuscita a completare l’ultima tunica d’ortica che aveva tessuto a mani nude prima di essere avviata al rogo, vogliamo lasciarlo così?

Quel libro me lo leggevo e rileggevo. Un po’ di nascosto, perché comunque leggere favole non era un’occupazione dignitosa per i “grandi”, qualifica alla quale si accedeva non appena nasceva qualcuno più piccolo, e che io raggiunsi a 5 anni grazie a mia sorella; ma liberamente quando qualche linea di febbre mi costringeva a letto. Anche in quel caso l’uso del pitale era consigliato, per non alzarsi e prender freddo; purtroppo nell’espletare una di quelle funzioni non ricordai del libriccino posato sulle coperte, che mi cadde dentro. Potreste divertirvi a misurare il potere drenante di un libro stagionato, qualora non l’abbiate mai fatto: se vi fidate, vi assicuro che è notevole. Il mio generoso tentativo di salvare il salvabile sciacquandolo sotto al rubinetto non ebbe successo: appiccicati in un unico blocco il re rimase nudo, e la principessa giacque per sempre sul pisello.

(44. continua)

vaso da notte