Cronachette dell’anno nuovo che assomiglia tanto al vecchio (5)

Amiche e amici,

martedì sono tornato in ufficio, dopo ben tre anni. Purtroppo non per restarci, ma solo per incontrare dei colleghi di Roma che erano in trasferta; per entrare non ho potuto usare il mio vecchio badge, perché è scaduto, e sono dovuto entrare come visitatore; tra l’altro non mi ricordavo nemmeno come si usava, il badge, infatti continuavo a strisciarlo ma hanno cambiato il lettore e adesso bisogna solo appoggiarlo.

E’ con una certa emozione che li ho rivisti di persona e abbracciati; uno di loro, più giovane di me, a marzo andrà in pensione, sfruttando uno scivolo di ben cinque anni (che bella vita i bancari); a me se va bene ne mancano ancora quattro, sempre se ci arrivo.

Mi aspettavo di trovare l’edificio vuoto, e invece era pieno zeppo; mi hanno detto che con le varie ristrutturazioni diverse sedi sono state chiuse ed i dipendenti sono stati concentrati; c’erano anche diversi consulenti, e a me hanno sempre detto che non potevo rientrare perché ero un consulente!

Ma non porto loro rancore; certo che ho provato quasi tenerezza nell’abbracciare colleghi con i quali abbiamo passato tanti anni insieme. Tantissimi giovani, tante facce mai viste, dalle occhiate che mi lanciavano capivo che stavano pensando: ma chi sarà ‘sto vecchietto? E poi, subito dopo: ma mica mi toccherà lavorare fino alla sua età?

Tutto sommato glielo auguro, vuol dire che il lavoro non manca e che si sono conservati in salute; peraltro continua il corteggiamento per farmi cambiare casacca, ormai ho quasi ceduto. Mi assicurano un contratto fino a 67 anni, contenti loro, per me è difficile dire di no.  A meno di centrare il superenalotto, che è arrivato a livelli elevatissimi: però dovrei almeno giocarlo, per vincere, invece sono più le volte che mi dimentico di quelle che lo faccio. Per un certo periodo ho giocato regolarmente, e sempre gli stessi numeri; poi ho iniziato a diradare le giocate e poi ho buttato la schedina, mi sarebbe dispiaciuto scoprire che avevo vinto proprio quando non avevo giocato.

 Al bar e in mensa c’è ancora qualcuna delle “vecchie” bariste, inservienti e cassiere: le ho trovate più tirate, me le ricordavo più rilassate e sorridenti, il periodo del Covid per loro è stato brutto, la prospettiva di perdere il lavoro, come è successo a tanti del settore,  deve averle indurite.

Ovviamente ho ripreso i mezzi: il treno, la metro… i biglietti sono aumentati; il mio edicolante è andato in pensione, perciò non ho potuto comprare il giornale e leggermelo tutto durante il tragitto. Per mantenere una parvenza di abitudine l’ho comprato al ritorno, ma non è la stessa cosa…

Nel mio quartiere le edicole sono ormai sparite: i giornali online e la concorrenza dei supermercati le ha uccise. Del resto chi legge ancora i giornali, se non qualche vecchio bronto(lo)sauro?

La sera sono tornato a casa stanco, ma felice. Mi sembrava di aver lavorato per davvero, al contrario di quando sono a casa anche se faccio le stesse cose. Ed ora, quando ci rivedremo ancora, quando ci toccheremo, quando ci scambieremo batteri e magari virus?

E’ con un altro spirito che ho ascoltato le solite panzane del TG, la propaganda che cerca di convincerci della giustezza e inevitabilità della guerra (ma non siamo parte in causa, si premurano di rassicurarci: è un anno che continuano a mandare armi ad uno dei contendenti e non siamo parte in causa, ma a chi credono di prendere in giro?), il battage su Sanremo con proclama del fido alleato in maglietta verde (che non vedrò, e ogni persona ragionevole in questo paese e direi pianeta dovrebbe astenersene), la minaccia anarchica (è in un certo senso consolante scoprire che esistono ancora degli anarchici), il giubilo perché l’inflazione è salita meno del mese precedente (che avranno da essere contenti? Siamo il paese con l’inflazione più alta in Europa e quello dove il salario è sceso più di tutti gli altri, invece di aumentare), il tasso della BCE che aumenta ancora, un bel regalo davvero a chi deve comprare casa e accendere un mutuo.

Nostalgia e tristezza, consapevolezza e sconforto: amiche e amici, forse è meglio che me ne rimanga a casa ed in ufficio non ci vada proprio più: almeno qua tra un programma e l’altro posso scrivere due cavolate, e brontolare tutto il giorno tra me e me. A presto!

Business woman take cafeteria lunch smiling choose from self-service buffet

Cronachette dell’anno nuovo che assomiglia tanto al vecchio (4)

Amiche e amici,

oggi è la giornata della memoria. Motivo forse per cui scrivo queste cronachette: così se perdo la memoria me le posso andare a rileggere e chiedermi se ero davvero io quello che scriveva quelle cose là. L’altra settimana, a proposito, quando vi dicevo che con i miei fratelli abbiamo aperto i cassetti di mia madre e tirato fuori i suoi ricordi, c’erano anche delle lettere che conservava gelosamente: quelle che noi fratelli le scrivevamo da bambini per la festa della mamma, le cartoline e le lettere che le mandavamo quando andavamo in gita (per fortuna non esistevano i telefonini, whatsapp e gli sms…), e tra queste una lettera che le scrissi da militare, per raccontarle alla mia maniera come me la passavo a servire la patria. Allora non si tornava a casa molto spesso, io in tutto il militare sono andato in licenza 2-3 volte, ma considerate che ho passato una estate a Sabaudia ed una a Rimini, quindi non è che avessi tutta questa smania di tornare a casa.

Comunque ieri sera ho partecipato ad una serata in preparazione della giornata della memoria, organizzata dai pensionati dei balli popolari del martedì; vi ho parlato poco di queste persone ma sono davvero ammirabili, prima di tutto perché per la maggior parte provengono dal sindacato ed in genere da quella che una volta si chiamava sinistra, dunque anche se provati hanno ancora degli ideali; poi perché hanno ancora voglia di mettersi in gioco, di organizzare, di creare occasioni di partecipazione…  Così ieri sera la serata ha proposto la visione di tre brevi documenti:  il primo un’intervista a Ines Figini, un’operaia comasca nata nel 1922, scomparsa da un paio d’anni, che raccontava come sia stata deportata nel ’44 non perché ebrea, ma perché a seguito degli scioperi nel comasco aveva “osato” prendere le difese dei suoi compagni; e così insieme ad altri operai ed operaie venne portata nel lager di Mauthausen, e poi ad Auschwitz-Birkenau ed infine a Ravensbrück, dove rimase fino alla liberazione ad opera dell’esercito sovietico. Il secondo documento è un’intervista di Walter Veltroni (ogni tanto ne azzecca qualcuna, come quando da direttore dell’Unità fece ripubblicare tutti gli album di figurine dei calciatori Panin) a Sami Modiano, ebreo, che viveva con la sua famiglia a Rodi: qui i tedeschi lo presero il 23 luglio del ’44, con suo padre e sua sorella (la mamma era morta) e tutta la comunità ebraica e li portarono ad Auschwitz-Birkenau, dove ben pochi si salvarono. Sua sorella morì dopo appena un mese dall’arrivo, e suo padre poco dopo la seguì, lasciandosi morire. Sami, così come Ines, quando i tedeschi erano ormai braccati vennero incamminati in quelle che erano chiamate “marce della morte”: i tedeschi non volevano testimoni in vita e non volevano nemmeno sprecare pallottole, perciò facevano camminare i deportati, ridotti spesso a larve di uomini (Sami pesava 23 chili, e aveva 14 anni!) fino a che non morissero per il freddo e lo sfinimento. Sami si salvò solo perché, svenuto durante la marcia, venne messo sopra un mucchio di cadaveri da due compagni; risvegliatosi trovò la forza di tornare al campo per cercare riparo, e venne salvato da una dottoressa russa che lo trovò in fin di vita.

Infine, il terzo documento mostra un viaggio di pochi anni fa di ragazzi delle superiori per visitare Auschwitz, a cui partecipò anche Davide Van De Sfroos, il cantautore laghée: lo sguardo di questi ragazzi, le riflessioni, quello che sono capaci di documentare con foto, disegni e scritti fa ben sperare per il futuro, nonostante tutto.

E’ assurdo, e grottesco per riportare le parole di una amica blogger, che alla commemorazione ad Auschwitz non siano stati invitati rappresentanti russi. Nello stravolgimento della storia in atto, può darsi che tra qualche anno ci faranno credere che i campi di concentramento erano gestiti dai sovietici, ed i nazisti erano i liberatori.

Dopo la parte culturale e memoriale, cibo e danze! Da mangiare le volenterose pensionate e non hanno preparato dei piatti simil kosher: segnalo tre tipi di hummus, di cui avrei fatto a meno perché è un cibo che non riesce proprio a piacermi. Non ho portato il mio salame perché alcuni puristi non lo ritenevano filologico, ma se lo avessi fatto avrebbe avuto molto più successo dell’hummus, ne sono sicuro. Il prosecco comunque, kosher o no, c’era.

Le danze israeliane sono molto divertenti. Io sono uno dei più scarsi perché tendo a dimenticare i passi, anche se orecchio per la musica ce l’ho e quindi almeno il tempo lo tengo; fra qualche tempo, chissà, potrei anche diventare bravo. Sempre che la memoria mi assista…

A presto!

Giusto per rendere l’idea, non siamo noi ma potremmo esserlo…

Cronachette dell’anno nuovo che assomiglia tanto al vecchio (3)

Amiche e amici,

l’anno non è iniziato benissimo, ma cerchiamo di trovare qualche spunto positivo. Ad esempio stamattina ho ricevuto una proposta di lavoro: ma mi faccia il piacere, mi veniva da dirgli! Si tratterebbe di fare le stesse cose che faccio adesso cambiando casacca, dunque più che una proposta di lavoro una offerta di acquisto, come se fossi un cespite (già ampiamente ammortizzato, tra l’altro) o come si fa nel mercato dei calciatori (o delle vacche, forse articolo più pertinente). Abbiamo sentito parlare di lei, diceva questo commerciale (e ti credo, ormai faccio le stesse cose da vent’anni), stiamo pensando di riorganizzare il servizio dell’area di sua pertinenza, lei come la vede? Io la vedo come uno che ha 63 anni e non vede l’ora di andare in pensione, che si è rotto le scatole ormai da secoli dell’informatica e odia ciò che sta facendo, nonché i giovani colleghi entusiasti e rampanti. Tutto questo me lo sono tenuto per me, naturalmente, e sono rimasto abbastanza sul vago, lasciando una porta aperta e rimandando a successivi approfondimenti: a questo punto l’unica cosa che può indurmi a cambiare è solo un consistente o anche moderato aumento di stipendio, tutto il resto sono supercazzole…

Al momento lavoro in subappalto di una ditta che è in subappalto, quindi direi che già saltare un livello potrebbe portarmi benefici: benefici che andrei a perdere nel caso ci sia da lavorare di più, cosa probabile dato che di solito nessuno da niente per niente. Comunque, dato che mi sono venuti a cercare loro e non viceversa, cercherò di mungere lucrare concordare il più possibile.

Per il resto le cose proseguono come al solito: stamattina ho fatto il pieno, la benzina stava a 1,839€ al litro, la settimana scorsa a 1,799 (in autostrada però ho visto un distributore che la veneva a 2,5). Leggevo ieri che gli stipendi italiani sono quelli che, negli ultimi anni, hanno perso in valore di acquisto più di tutti i paesi d’Europa negli ultimi anni: il 12%! E c’è il direttore di Confindustria, Bonomi, che è andato in Ucraina a mostrare solidarietà ai lavoratori ucraini: va bene, ma ai lavoratori italiani quand’è che mostrate solidarietà, Bonomi? Quando vi deciderete a pagare la gente dignitosamente e ve la smetterete di fare contatti a termine, a chiamata, in somministrazione, ad appaltare alle cooperative? Quando ve la smetterete di delocalizzare dove il lavoro costa meno (meno di qua? In Ucraina vi state già preparando la strada, vorrete pagarli una scarpa e una ciabatta, sempre che esista ancora l’Ucraina da qui a qualche mese).

Zelenskji intanto prima si fa intervistare da Bruno Vespa e poi farà un’apparizione al festival di Sanremo (motivo in più per non vedere il festival). Non si sa se parteciperà anche a Miss Italia, è possibile. Ho l’impressione che la terra cominci a franargli sotto i piedi: prima il suo consigliere che deve dimettersi per aver detto la verità, ovvero che il missile russo è caduto sul condominio perché colpito dalla contraerea ucraina (posizionata dove non avrebbe dovuto, dicono i russi), poi l’intera dirigenza o quasi del ministero degli Interni che muore in un incidente (strano che viaggiassero tutti sullo stesso elicottero, di solito si cerca di evitarlo). Ha chiesto al Papa di andare a Kiev, sarebbe un bel segnale dice: non hai voluto nemmeno fare il cessate il fuoco di due giorni per il Natale, e vuoi che venga il Papa a benedirti? Ma contentati di Vespa, dai.

E’ stato catturato il mafioso Matteo Messina Denaro, latitante da decenni. Bene. Ora spero, nonostante tutti i crimini di cui è responsabile, che stia in carcere e che venga curato degnamente. Perché noi, lo Stato, non ci mettiamo al suo livello.

Ieri ho avuto dei momenti di preoccupazione: verso l’ora di pranzo ricevo la chiamata di un vicino, sulla settantina, molto gentile, che mi dice che da un paio di giorni vede che le finestre del fratello di mia cognata sono chiuse: siccome questo, cinquantenne, vive da solo, mi chiedeva se sapessi qualcosa anche perché l’auto era ferma in cortile. Il ragazzo era un po’ isolato, disoccupato da una decina d’anni, ed in passato ha anche avuto degli svenimenti: ho chiamato mia cognata che ha le chiavi di casa; nell’attesa ho continuato a chiamare sia sul fisso che sul cellulare, e sono andato a bussargli alla porta, facendomi aprire il portoncino del condominio da dei vicini. Quando  cominciavo a pensare al peggio, finalmente ha risposto: aveva la vibrazione e non sentiva (come me il 90% delle volte), era andato a Torino a farsi un giro, gli dispiaceva di aver causato trambusto. Mi è venuto un po’ da ridere: uno di cinquant’anni ha tutto il diritto di farsi gli affari suoi senza rendere conto a nessuno; però d’altra parte non posso non pensare con riconoscenza a chi ha dato l’allarme: e se gli fosse veramente successo qualcosa?

E con la consapevolezza che non sempre farsi gli affari degli altri è una brutta cosa, vi saluto. A presto!  

Chiuso per lutto

Amiche e amici,

mi scuso se in questi giorni sono stato assente ma mercoledì scorso è morta mia madre. Se ne è andata in un attimo: al mattino la donna che l’assisteva l’ha trovata incosciente sulla poltrona dove abitualmente si sedeva per vestirsi, appena alzata. I miei fratelli mi hanno raccontato della chiamata al dottore, l’arrivo dell’ambulanza, la corsa in ospedale, la Tac che non dava speranza: emorragia cerebrale estesa.

Non c’era niente da fare, e ringrazio i dottori per non aver nemmeno tentato un intervento; a quel punto l’alternativa era solo tra l’aspettare la fine in ospedale o tentare il trasporto a casa: dopo qualche ora, quando sembrava che la situazione si fosse stabilizzata, i miei fratelli hanno deciso saggiamente di riportarla a casa. E’ arrivata alle 20, alle 23 è spirata, ma almeno nel suo letto.

Mia madre era del 1935, seconda di quattro fratelli, mio padre del 1928 il secondo di cinque; noi siamo quattro fratelli, dunque loro la media l’avevano mantenuta, media che abbiamo provveduto noi figli ad abbassare, dandogli in tutto sette nipoti ed una sola (per ora) bisnipote.

Quando sono arrivato io, e l’altro fratello che abita anche lui lontano, era tutto finito: lei era distesa nel letto matrimoniale, ricomposta con il vestito e le scarpe che aveva preparato da tempo per l’occasione, quasi sorridente, sembrava contenta di vederci tutti insieme,  appuntamento che negli ultimi tempi era diventato sempre più difficile da organizzare. Era bella, lei che alla sua età aveva ancora una carnagione invidiabile, e persino i piedi che tendevano a gonfiarsi erano sgonfi ed aveva potuto indossare le scarpe nuove, laccate, che le piacevano tanto ma non aveva mai potuto mettere.

Non ha sofferto, così ci hanno assicurato i medici, e nel dolore della perdita è almeno una consolazione; aspettava questo momento serenamente, ed a volte si augurava arrivasse presto, perché da quando mio padre ci aveva lasciati, due anni fa, aveva perso ogni interesse, lei che era stata sempre curiosa di tutto. Non riuscivo nemmeno più a tirarle fuori le storie della giovinezza, che pure raccontava sempre volentieri, infiocchettandole ogni volta con qualche particolare nuovo.

Il funerale è stato fatto presto, alle 9 di mattina di venerdì, con la chiesa piena di parenti, amici, conoscenti, e tanti mancavano perché non l’avevano saputo o saputo tardi, ma in paese è così, ci si conosce un po’ tutti e in queste occasioni si cerca di essere presenti, per far sentire la vicinanza anche fisicamente.

Si può dire che la commemorazione è stata quasi una festa: abbiamo pranzato tutti insieme, figli e nipoti nuore e generi, mangiato e bevuto alla salute dei nostri, scambiandoci ricordi e aneddoti (io, essendo il maggiore, sono quello che ne ha di più) ed abbiamo passato il pomeriggio a spulciare le foto che mamma collezionava da una vita, dove abbiamo ritrovato pezzi di noi che avevamo dimenticato (addirittura ho trovato delle foto di militare del ’79: ma chi sono quegli sconosciuti con i quali ridevo e scherzavo?). Ringraziamo che non esistevano le fotografie digitali, e sono rimaste le stampe come testimonianza: ma nel futuro non sarà così e di questo mondo digitale che sembra eterno non rimarrà più nulla, e tutti i ricordi svaniranno. Cosa vedranno i nostri figli e nipoti, le memorie dei nostri cellulari?

Alla fine, il mio stato d’animo è di tristezza ma anche di sollievo, non solo per lei ma soprattutto per i miei fratelli che l’hanno accudita quotidianamente e amorevolmente per tutto questo tempo, e mi chiedo se avrei saputo fare lo stesso.

Sabato sono ripartito; eredità da spartirsi non ce ne sono, e quindi nemmeno occasioni per litigare; delle incombenze pratiche si occupa mia sorella, già pratica avendo seguito le procedure per mio padre; ci rivedremo più in là, a primavera, più sereni, quando tutti avremo elaborato la mancanza e realizzato che ora siamo davvero orfani.

I miei amici, almeno quelli che ho visto, mi hanno chiesto di continuare a farmi vedere anche se i genitori non ci sono più, ho promesso ma lo farò veramente? Oppure, scomparsi loro, anche il richiamo del paese diventerà più blando, fino a sparire?

Confido comunque che i prossimi appuntamenti siano più lieti, ma ho degli zii che hanno superato abbondantemente l’ottantina, e non sono immortali neanche loro…

Amiche e amici, anche se questa è la vita quando accade lascia sempre un po’ d’amaro: ma noi ci rivedremo ancor, ci rivedremo un dì, dice la canzone… chissà. Se proprio non crediamo, almeno speriamo.

Cronachette dell’anno nuovo che assomiglia tanto al vecchio (2)

Amiche e amici,

sono iniziati i saldi. Me ne sarei fregato allegramente se non fosse che sono rimasto a corti di pantaloni: non ne compravo più un paio da almeno tre anni! Già che c’ero ne ho presi due, così per altri tre anni sono a posto. Cerco di prendere sempre la stessa marca, anche se non proprio lo stesso modello, perché non ho voglia di fare tante prove e voglio impiegare meno tempo possibile perché, sostanzialmente, le commesse mi mettono in soggezione. Specialmente quando ti squadrano con quello sguardo sornione e ti dicono “le calza a pennello” ma si vede che pensano “voglio proprio vedere se questo cretino ha il coraggio di mettersi questa roba” , e tu specchiandoti velocemente cerchi di cogliere un barlume di umanità nei loro occhi. In particolare le commesse della Rinascente, a metà tra vestali ed entraîneuses, sono bravissime a metterti a tuo agio, come ho raccontato qua.

Sabato sera sono stato a vedere Claudio Bisio al Piccolo Teatro Strehler, che metteva in scena La mia vita raccontata male, tratta dai libri di Francesco Piccolo. Di questo avevo letto Il desiderio di essere come tutti, e in diversi passi mi ci ero ritrovato; anch’io avrei potuto diventare comunista quando la Germania Est batté la Germania Ovest nello scontro fratricida ai mondiali del 1974, Davide contro Golia: invece non lo diventai perché, all’istituto tecnico che frequentavo, i compagni delle ultime classi, che si proclamavano comunisti, costrinsero noi più piccoli a saltare le lezione per assistere a non so quale concione sulle avanguardie operaie. Tra l’altro erano tutti figli di papà e di lavoro sapevano pure poco: il proletario era mio padre, lui sì socialista, e mi mandava a scuola con sacrificio per studiare, non certo per fare la rivoluzione.

Appena morto Ratzinger i conservatori della chiesa sono partiti all’attacco di Papa Francesco, chiedendone addirittura le dimissioni. In questa operazione si distinguono i vescovi americani: Dio ce ne scampi e liberi, se gli americani dovessero prendere la guida anche della Chiesa penso che diventerò musulmano.

Quindici anni fa esatti nella città dove vivo, Como, iniziarono i lavori per la realizzazione delle paratie a lago, sul modello Mose di Venezia (tra l’altro c’era in ballo la stessa impresa); dopo uno sperpero enorme di tempo e denaro, sembra che a primavera si dovrebbe arrivare al dunque. Il progetto è totalmente cambiato: niente più Mose ma paratie mobili, rivista la passeggiata a lago. Su questo lavoro cadde a furor di popolo l’amministrazione che lo volle (centrodestra a guida ciellina) e poi anche la successiva di centrosinistra, che non seppe cavare un ragno dal buco dal pantano che i predecessori avevano lasciato; e poi quella successiva, ancora di centrodestra ma stavolta a trazione fratelliditaliana, che per non sbagliare in cinque anni non fece assolutamente nulla; la attuale, una lista civica con un sindaco che ha messo all’opposizione tutti i partiti e con i quali non vuole nemmeno parlare, ed a ragione, forse arriverà finalmente alla fine. Quindici anni: gli egiziani ci mettevano meno a costruire una piramide!

In Brasile i sostenitori di Bolsonaro, che non hanno digerito la vittoria di Lula, hanno imitato i seguaci di Trump di due anni fa e hanno dato l’assalto ai palazzi delle istituzioni. Hanno scelto per fortuna la domenica, quando i palazzi erano vuoti, e quindi non si sono viste le scene drammatiche di Capitol Hill ma i vandalismi sono stati parecchi. L’esercito invocato dai rivoltosi non si è mosso, probabilmente aspettava un via libera da qualche autorevole vicino, come ai tempi di Salvador Allende in Cile, segnale che fortunatamente non è arrivato. Per ora.

Stasera ho intenzione di andare a vedere un film che dovrebbe far ridere, Triangle of Sadness: lo danno in uno dei pochi cinema rimasti che non siano multisala, gestito dall’Arci, nell’ambito della rassegna che propongono ogni lunedì. In un tempo dove tutto si omogeneizza, questi spazi vanno protetti come i panda. Vi farò sapere se poi ho riso veramente…

A presto!    

Cronachette dell’anno nuovo che assomiglia tanto al vecchio (1)

Amiche e amici,

ed eccoci entrati nel 2023, con un anno in più ed un Papa emerito in meno. Benedetto XVI, considerato fin dalla sua elezione un pontefice di transizione, dopo l’era del trabordante Woytila, si era dimesso da Papa nel febbraio 2013 lasciando sconcertati i fedeli abituati a ben altre modalità di dimissioni, di solito procurate dalla curia con dei caffè corretti. I nostalgici lo reclamano Santo subito: aspettiamo almeno di vedere prima qualche miracolo.

Stamattina sono tornato a fare la spesa. Alla Coop, sono affezionato. Il latte parzialmente scremato, che fino a settembre dell’anno scorso costava 0,85€, ora sta a 1,40. Un aumento del 64,7%! Sono uscito dal supermercato con la frustrazione della massaia. E meno male che vado in cerca di sconti! La pasta Voiello, tanto per non fare nomi, era in offerta a 0,99€ mezzo chilo. 2 euro al chilo! Fortuna che l’anno scorso ho fatto la scorta…  insomma amici non è che voglio lamentarli, anche se i miei congiunti mi accusano di avere il braccino corto, ma stipendi e pensioni non mi pare che stiano crescendo, anzi! Ah, per strada ho dato un’occhiata al costo della benzina, dopo che il governo Meloni ha ripristinate le accise: 1,899 al litro in un distributore 1,799 nell’altro. Indovinate dove faccio benzina io? Tra l’altro, ed è incredibile, ho dato un’occhiata su Quattroruote al valore della mia auto: è quotata più adesso di quando l’ho comprata, nel 2018! Mi dicono gli esperti che il motivo è che le macchine nuove le fanno tutte ibride o elettriche e costano un sacco di più, e inoltre tutte le case hanno problemi di consegne per mancanza di materiali. Sarà il crollo del consumismo?

Si preannunciano ulteriori aumenti del gas: l’anno scorso rispetto a quello precedente per il riscaldamento ho pagato il 66,6% in più, e per il gas da cucina il 30%. A questo punto non c’è che da sperare nel buon riscaldamento globale che ci permetta di tener spenti i caloriferi e fare il bagno con l’acqua fredda.

Quando dico che l’anno nuovo assomiglia a quello vecchio basta pensare a due argomenti: Covid e guerra in Ucraina. Il Covid, di cui il nostro governo aveva deciso non si dovesse più parlare, ha riguadagnato le prime pagine dei giornali e telegiornali: paura dalla Cina! Prima gli danno dei coglioni perché adottano i lockdown e poi gridano all’allarme quando lo tolgono. Mettetevi d’accordo col cervello! Si sentono ragionamenti assurdi: i cinesi sono in difficoltà perché hanno sbagliato strategia e i loro vaccini funzionano meno dei nostri. Sarà stata buona la nostra di strategia… Il fatto che siano un miliardo e mezzo non conta, così come i nostri vaccini non hanno impedito terze, quarte e quinte ondate, e i nostri morti viaggiano ancora sopra i 100 al giorno. Ma noi siamo più bravi, è ovvio.

La guerra in Ucraina si incarognisce sempre più: gli ucraini bombardano il Donbass ormai da 9 anni, per liberarlo dicono loro, e proclamano di volersi riprendere perfino la Crimea; i russi si sono attestati ad est del Dniepro, martellano le postazioni al di là del fiume,  distruggono sistematicamente le infrastrutture energetiche in tutto il paese, hanno richiamato 300.000 soldati e probabilmente ne richiameranno altri. Gli americani hanno promesso agli ucraini altre armi (i Patriot), i francesi carriarmati, noi nel nostro piccolo stiamo discutendo se mandare gli Aspide, missili terra-aria. Non ne abbiamo molti, e se continuando questo andazzo finissero per servire a noi? In sostanza di pace continua a parlare solo Papa Francesco: tutti quelli che sostenevano che l’invio di armi all’Ucraina avrebbe aiutato i negoziati hanno cambiato narrazione, ora bisogna aiutare l’Ucraina fino alla vittoria. Mi ricorda tanto la storia dell’operazione che è riuscita ma il paziente è morto. Il TG continua a mandare tutte le sere a senso unico storie pietose di vecchiette e gatti randagi.   

A proposito di Ucraina: la mia casella dello spam è intasata da mail ad oggetto “La tua ragazza ucraina”, “Ragazza ucraina per U”, “MeetUkrainianWomen”. Troppa grazia, sant’Antonio! Una alla volta, per carità.

Non vogliamo spendere una parola sul nuovo governo? Che dire, dopo la minaccia terribile dei rave party adesso il nemico sono i divanisti, quelli che nonostante le strabilianti opportunità offerte dal mercato del lavoro si ostinano a voler campare alle spalle del contribuente alla bellezza di 600€ al mese. Solo a titolo di informazione, per affittare un monolocale nella città dove abito di euro ne occorrono non meno di 500. Sempre per fare due conti, mio figlio attualmente sta lavorando a tempo determinato, 20 ore la settimana, alla cifra stratosferica di 6,5€ lordi all’ora. Se non abitasse con noi dovrebbe piazzare il divano sotto un ponte. E’ questo il lavoro che intendete per gli “occupabili”, Meloni & co.?

Bene, amiche e amici, direi che come primo post del 2023 è abbastanza ottimistico, se siete d’accordo la finirei qua, non vorrei esagerare. Buon Anno!

Mai più ferie!

Amiche e amici,

come spesso mi capita quando sono in ferie mi sono ammalato. Ho visto bene di prendermi l’influenza: tosse, mal di gola e febbre che la sera sale verso i 38. La tachipirina mi fa fare delle sudate epiche che mi costringono ad abbandonare il letto coniugale per impraticabilità di campo. I progetti per la settimana e per Capodanno sono saltati: volevo andare a Milano a vedere la mostra “La carità e la bellezza” a Palazzo Marino, la sede del Comune, dove come tutti gli anni in questo periodo vengono esposte delle opere stupende (quest’anno Botticelli, il Beato Angelico, Filippo Lippi…), poi magari fare un salto al Mudec a visitare la mostra sui popoli di Machu Picchu e lì vicino visitare i depositi della Scala, dove lavora il figlio di una nostra amica (con contratto temporaneo) come aiuto scenografo, e infine andare a mangiare in un ristorante etiope che mi aveva consigliato mio figlio, giusto per documentarmi per le avventure di Olena che sto scrivendo: peccato, dovrò rimandare.

Per Capodanno a dire la verità non mi dispiace molto perché si stava materializzando, a causa di alcuni amici sciagurati e masochisti, la possibilità di passare la giornata camminando da qualche parte, prenotare presto in qualche pizzeria e poi per mezzanotte ognuno a casa sua: un vero squallore secondo me, il mio programma era molto più tradizionale: alle 18 canto del Te Deum, poi a casa e cenone; giochi vari in attesa della mezzanotte; approntamento della tavola (di nuovo) per il panettone; conto alla rovescia, stappatura della bottiglia di spumante e brindisi. Gli anni passati, spegnendo le luci, si poteva godere dei botti e fuochi artificiali che venivano lanciati dalle varie case (rito di giubilo e scongiuro al quale partecipavamo anche noi quando c’erano bambini piccoli, piazzando delle batterie di razzetti sulla ringhiera, legati con lo scotch, puntati contro i condomini vicini. Che spasso! Poi però i prezzi dei fuochi di artificio sono andati alle stelle, il nostro cane aveva cominciato a odiarci _ poverino, si rifugiava sotto al letto e cercava di scavare per andare al piano di sotto _, i bambini sono cresciuti e addio fuochi artificiali. Inoltre la pratica sembra essere sempre più stigmatizzata, quasi criminalizzata, e ormai non se ne vedono più molti).

Il fatto che spesso mi ammali quando sono in ferie sarebbe un caso di studio. Mia moglie lo interpreta come segno inequivocabile della mia natura di guastafeste, ma secondo me deve esserci un motivo oggettivo: siccome lavoro a giornata e quando non lavoro non mi pagano, nelle giornate di contratto difficilmente mi ammalo: ma appena mi rilasso, come scende l’adrenalina e soprattutto ho emesso fattura ecco che i virus e i batteri sono pronti a banchettare sul mio corpo. Comunque il 2 gennaio ricomincerò, per allora sarò sicuramente guarito, con le buone o con le cattive.

E’ tempo di consuntivi e di chiedersi com’è andata, se siamo soddisfatti di noi stessi. Io posso dire che, per lo meno per questo blog, sono contento di essere riuscito ad essere abbastanza presente, con articoli, racconti e soprattutto di essere riuscito a mantenere i contatti con gli amici più affezionati: ormai siamo quasi una famigliola, che tra l’altro ogni anno perde qualche pezzo. Si fa fatica, sicuramente, e ci sono anche altri strumenti espressivi più di moda. Chi resiste a scrivere e a leggere più di qualche riga ormai è un dinosauro…

L’anno è stato difficile, ma ormai ogni anno sembra peggio di quello precedente: non bastava il Covid, a febbraio è iniziata la guerra in Ucraina; tra l’altro il Covid che avevamo dato ormai per morto (ah, ah) e per il quale i nostri politici e media avevano spernacchiato il governo cinese che si ostinava a praticare il lockdown dove si manifestavano focolai, ora che i cinesi hanno allargato le maglie sembra che stia riprendendo alla grande: allora erano proprio così coglioni a tenere chiuso? Ma noi difettiamo di autocritica, oltre che di buon senso, in tutte le cose. Abbiamo salutato il governo dei migliori (senza rimpianti, almeno da parte mia) ed ora abbiamo il governo dei peggiori (ne riparleremo, ma un governo con ministri così poco competenti e autorevoli io non ricordo ci sia mai stato. Probabilmente la Meloni non voleva qualcuno che potesse farle ombra); la crisi incombe: l’inflazione sta erodendo i risparmi, gli stipendi sono al palo, la borsa da inizio anno ha perso il 30% (nel mio piccolo ho qualche Enel comprata ai tempi delle privatizzazioni: non si capisce perché l’Enel debba perdere con quello che è salito il costo dell’energia, e gli extra guadagni che hanno fatto le imprese energetiche, eppure è così), anche il fondo pensione per la prima volta da quando l’ho aperto, dieci anni fa, perde invece di guadagnare. E, se tanto mi da tanto (prosecuzione della guerra, ulteriori rialzi delle materie prime ed energetiche,  tensioni in Kosovo) l’anno nuovo andrà peggio.

Perciò, amiche e amici, per far fronte a tutte queste minacce non mi rimane che fare una cosa: non andare mai più in ferie!

Buon Anno!

La maledizione di Boris Godunov

Amiche e amici,

quasi si trattasse di un Montezuma o peggio un Tutankhamon, Boris Godunov ha colpito. La sera della prima alla Scala, tra signore ingioiellate e uomini in abito da sera, nel palco reale si è insinuato il morbo e così il giorno dopo ci siamo ritrovati con lo Stato decapitato: il primo ministro a letto con l’influenza, e il presidente della repubblica a letto con il Covid. Per quest’ultimo i giornalisti rassicurano dicendo che ha qualche linea di febbre ma è asintomatico: non sono molto ferrato in medicina, ma la febbre non è di per sé stessa un sintomo? Ma sorvoliamo.

Quel palco reale in effetti era parecchio affollato: c’erano anche il sindaco di Milano, la presidente della commissione europea, e perfino il presidente del senato, Ignazio La Russa, ognuno con accompagnatori o accompagnatrici. Quest’ultimo nei giorni successivi ha propugnato il ripristino della leva militare, sia pure ridotta e volontaria. Una leva volontaria non mi pare proprio una leva, fa il paio con la febbre asintomatica. Ricordo una trasmissione di Santoro del 2010, sembra un secolo fa, dove Di Pietro, continuamente interrotto dall’attuale presidente del senato, ad un certo punto sbottò con un “che vuol dire essere fascista? Essere La Russa”. Il quale adesso è diventato  moderato, ma ogni tanto la scheggia gli parte.  

Tutti hanno voluto dichiarare che la cultura russa è parte integrante dell’Europa e non si può cancellare; peccato che abbiano e stiano ancora appoggiando chi la cultura russa non solo qua ha tentato di cancellarla, con le liste di proscrizione e la cancellazione di spettacoli e lezioni universitarie, ma soprattutto hanno sostenuto e sostengono quelli che da ancora prima del 2014 hanno cercato di cancellarla a casa loro, e mi riferisco ai nazisti ucraini (non tutti gli ucraini sono nazisti. Ma i nazisti ucraini ci sono stati e continuano ad esserci).

E’ notizia di ieri che sono stati arrestati per corruzione (per aver preso mazzette consistenti per ammorbidire le relazioni con il Qatar) parlamentari europei, quasi tutti italiani e la vicepresidente del parlamento, una bella greca. Ora, mi chiedo: se là c’è gente che prende soldi per promuovere il Qatar, la prassi è circoscritta o, come diceva Razzi a proposito dei parlamentari italiani “Amico, qua sono tutti malviventi”? Viene da chiedersi, per assonanza: qual è il prezzo per continuare a fomentare una guerra, facendone pagare il costo oltre che agli ucraini anche ai propri concittadini?

Tra qualche giorno si terrà l’assemblea del mio condominio. Spero non sia necessario dotarsi di armi, i morosi stanno aumentando e non vorrei che prima o poi ci scappi il morto pure qua.

A presto!

E’ una congiura!

Amiche e amici,

tutto congiura contro di me. Appena fissata la cena di saluto e scambio di auguri di Natale con ex colleghi affezionati in un ristorante di Milano con menu fisso a prezzo modico, ecco che i Cobas dei treni indicono lo sciopero. E’ escluso che io vada in macchina, perché vorrebbe dire che non dovrei bere e questo è vietato dalla mia religione: chi mangia mangia ma le bevute devono essere pari, dicevano già i nonni quando si ritrovavano in qualche cantina per la “passatella”. Tra l’altro il ristorante alla fine mette sul tavolo grappa, limoncello e liquirizia, ed inoltre al momento di pagare il conto offrono un bicchierino di un inquietante sgorgalavandino di colore verde, che o rimette al mondo o mette direttamente ko. Al prezzo non esoso di 35€ portano una decina di antipasti, due primi, due secondi, dolce, acqua vino caffè e ammazzacaffè: che si vuole di più? E la qualità non è male, perché non si perdono in mille piatti ma fanno un menu unico per tutti: se a qualcuno non piace qualcosa può lasciarlo, che ci pensano gli amici a spazzolarlo. Una volta c’era un anziano mago che allietava i clienti con giochi di prestigio vecchi come lui ma sempre graditi, specialmente dopo un paio di bottiglie di vino: ma si è ritirato, o è morto, e non è stato sostituito. Per me è comodissimo perché arrivo in treno e la stazione di Greco Pirelli è a una decina di minuti a piedi; al ritorno l’unico problema è di non addormentarmi per non ritrovarmi magari senza portafogli al ritorno.

A proposito di portafogli, sabato sera con l’associazione di pensionati nella quale mi sono intrufolato siamo andati sempre a Milano al Piccolo Teatro (quello originale, il Grassi, in Via Dante) a vedere una commedia del settecento di Marivaux, che in Italia non era mai stata rappresentata; ero diffidente perché se per duecento anni non l’hanno fatta un motivo ci sarà stato; in effetti non mi ha convinto del tutto, bravissimi gli attori per carità, encomiabile lo sforzo, ma le scenografie e i costumi mi hanno un po’ deluso. Voglio dire, l’epoca è quella del Goldoni, perché usare veli, giochi di luce, cambi a vista? Diamine, le scene erano all’interno di una villa, e ricostruitela! Ma questa ovviamente è solo la mia opinione; e del resto lo spettacolo era stato funestato da un fatto increscioso: ad una nostra amica è stato ciulato il portafogli, appunto, e ad un’altra il cellulare. Probabilmente il furto con destrezza è avvenuto all’interno del McDonald’s che c’è all’inizio di via Dante, e dove incautamente ci siamo fermati a mangiare: una volta ti mettevi in coda alla cassa, facevi la tua ordinazione, le ragazze ti davano il vassoio con le tue cose: ora invece hanno messo i “totem”, tu devi sceglierti da solo cosa vuoi mangiare, pagare e in cambio ricevi un numero; con quel numero aspetti di essere chiamato dalla cucina. Dicono che l’hanno fatto per migliorare il servizio: in realtà è per risparmiare sul personale.  I totem però, intuitivi quanto si vuole, in gente non abituata creano sempre apprensione, si crea un capannello di “esperti” che danno consigli e nel gruppo i borseggiatori sguazzano. Col senno di poi la nostra amica ricorda di esserti girata, dopo aver lottato con il suddetto totem e di aver urtato una persona, e gli ha chiesto anche scusa: grazie, avrà pensato quello, dato che gli aveva sfilato il malloppo. Malloppo magro: appena 20 euro, persi tra tessere di associazioni varie e di supermercati; abbiamo ipotizzato che visto che è iscritta ad almeno tre gruppi di pensionati può darsi che il ladro, impietosito, aggiunga qualche euro e glielo faccia riavere indietro. Fortunatamente i documenti li teneva in un’altra parte, cosa da fare sempre.

Il mio amico quindi saprà cosa regalare per Natale alla moglie: imbarazzo che invece io ho tutti gli anni perché a) profumi e vestiti se li sceglie giustamente da sola (e per questi ultimi aspetta saggiamente i saldi) b) gioielli, braccialetti etc. sono vietati da quando ci hanno svaligiato casa (non è che sia stato un gran bottino, però qualche anello e collana l’hanno spazzolata) c) gli Swaroski su cui avevo ripiegato ormai costano come gioielli _ tra parentesi quando ci hanno svaligiato ci hanno fregato anche gli animaletti che avevamo collezionato in anni e anni: mi è dispiaciuto più per loro che per gli anelli… _ ). Ogni anno poi ci diciamo: quest’anno niente regali! Proposito meritorio, ma se poi la mattina di Natale non c’è nemmeno un pacchettino sotto l’albero ci si rimane male. Quindi qualcosa dovrò inventarmi…

Agli amici invece da qualche anno faccio solo regali mangerecci. Mi faccio spedire dal mio amico macellaio dei salami dal mio paese e li distribuisco graziosamente. In genere vengono apprezzati molto, è roba artigianale che da queste parti non si trova: ma al limite se a uno non piace può regalarlo a qualcun’altro, qualcuno che apprezza si trova sempre.

Provo quasi un senso di vergogna nel parlare di cose frivole, di regali, e non di guerra, Covid, frane e crisi economica: il pieno di tristezza l’ho fatto ieri sera vedendo la puntata di Report, alla fine della quale uno vorrebbe prendere un bastone e spaccare tutto quello che trova in giro. Ma non è che posso stare qua a frustarmi con il cilicio: la vita è troppo breve…

A presto!  

Ballando sull’orlo del burrone

Amiche e amici,

rassegnatevi, ci vogliono portare alla guerra. Non preoccupatevi per i mutui anzi, è il momento di spendere e spandere tutto quello che abbiamo a disposizione, poco o tanto che sia. Suggerisco anche di smettere di pagare tasse e bollette, a che serve essere in regola se tra poco saremo morti?

Infatti quando sembrava che perfino Biden o chi per lui cominciasse ad accennare alla possibilità di negoziati, non è passato nemmeno un giorno che abbiamo assistito a:

  • Lancio di razzi sulla Polonia; ovviamento incolpata subito la Russia; la conclusione è che i razzi sono chiaramente ucraini, ma la colpa è dei russi;
  • gli ucraini hanno ricominciato a bombardare la centrale di Zaporizhzha cercando chiaramente l’incidente nucleare o quantomeno ricattando i fornitori: “occhio che se non continuate a mandarci armi facciamo saltare la centrale”; a sentire la nostra tv però sembra che i russi si bombardino da soli;
  • i russi continuano a lanciare attacchi missilistici alle infrastrutture energetiche; gli ucraini continuano a bombardare gli indipendentisti del Donbass (spesso usando gli Himars americani, che dovevano essere armi difensive, o artiglieria con proiettili da 155mm Nato);
  • alla riunione di Varsavia dell’OSCE, l’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, la presidenza polacca ha impedito la partecipazione al ministro degli esteri russo Lavrov: con chi si deve parlare di cooperazione e sicurezza, col Liechtenstein?;
  • intanto la stessa Polonia ha deciso di portare a breve le spese militari al 5% del Pil: se hanno così tanti soldi da spendere secondo me potrebbero fare a meno dei finanziamenti europei, no?;
  • l’assemblea generale della Nato, un organo totalmente inutile, dichiara la Russia “stato terrorista”; forse non ricorda bene chi ha finanziato prima Al Qaeda e poi l’Isis; gli sfugge anche che l’Isis la Russia l’ha combattuta, a differenza di qualche membro Nato;
  • il parlamento europeo, un altro organo totalmente inutile ed ora più che mai, dichiara la Russia “stato sponsor del terrorismo”;
  • in Kosovo si sta creando il casus belli per staccare la Serbia dalla Russia, pur se il legame si è molto allentato: magari tornando a bombardare Belgrado? Tra l’altro il Kosovo si è dichiarato indipendente unilateralmente, contro gli accordi presi in sede Onu: perché se lo fanno loro va bene, e se lo fa la Crimea, Donetsk e Lugansk no?
  • per non parlare dell’Iran, dove sfruttando le legittime rivendicazioni della popolazione (chi ricorda le primavere arabe? E come sono finite?) si sta cercando di provocare un crollo del regime con conseguente cambio di alleanza;
  • del gasdotto North Stream sabotato non si parla più. Chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato?

Ora, è chiaro che alla Russia importa poco come li definiscano organismi più o meno rappresentativi, ma attenzione perché è importante per noi: d’ora in poi chi oserà muovere qualche critica sulla conduzione sciagurata di questa vicenda, chiunque si proclami pacifista non verrà solo tacciato di fiancheggiatore di Putin ma anche di sostenere il terrorismo.

Personalmente me ne frego, mi dispiace solo che quando la bomba scoppierà non starà a distinguere tra chi ha sostenuto questa follia e chi è stato contrario fin dall’inizio.

Secondo me potrebbe negoziare tranquillamente