Tre stelle per Olena – 32

Una figura completamente vestita di nero, con il volto coperto da un passamontagna, entra silenziosamente nella stanza dove una ragazza in tuta mimetica sta vegliando un uomo addormentato su una branda, con la testa fasciata. La ragazza, che gira le spalle all’entrata, ha appoggiato il suo fucile AS Val al muro e si accinge a cambiare la bendatura all’uomo. Uno scricchiolio la mette in allarme; si protende verso l’arma ma non la trova più al suo posto, e girandosi se la ritrova puntata contro; ha l’impulso di reagire ma la persona che la imbraccia con un gesto le fa capire che è meglio sedersi. La persona in nero alza le braccia, mostrando di non avere cattive intenzioni, poi si passa l’indice sulle labbra, ad indicare di non far rumore, e infine si sfila lentamente il passamontagna.
La ragazza, sui vent’anni, capelli a caschetto neri e occhi verdi, rimane a bocca aperta, non riuscendo a credere a quello che vede.
«Mamma?! Che ci fai qua? Come hai fatto a entrare?»
Olena increspa leggermente le labbra, accennando un sorriso.
«Non importa come ho fatto io a entrare. La domanda è: perché tu sei qua, sei impazzita? Forza, seguimi, ce ne andiamo via»
Anastasia Smirnova scuote la testa, e lancia un’occhiata verso l’uomo addormentato.
«Non posso, mi dispiace»
«Nastya, non fare la stupida. Non capisci che se non esci di qua rischi di farti ammazzare dai nostri, oppure da loro» dice Olena indicando l’uomo disteso «o ti useranno per qualche scambio? E perché poi, per lui? E’ un nemico, sta con i nazisti, e magari anche lui è nazista! Ci penso io a sistemare questa faccenda» e così dicendo estrae un coltello dalla fondina legata alla coscia, e muove un passo verso la branda.
«No!» le sbarra la strada la figlia «Non è un nazista, è un giardiniere, e non sarà mai un nemico solo perché lo dice qualche politico con deliri di onnipotenza o qualche generale del cazzo. Guardalo mamma, ti pare un nazista? Possibile che non lo riconosci?» protesta Anastasia, avvicinandosi alla branda e mettendo una mano sulla fronte dell’uomo.
Olena, colpita dalla veemenza della figlia, si avvicina al giovane che geme febbricitante. Scruta attentamente il viso, con il naso leggermente schiacciato, gli zigomi alti, la carnagione chiara. Osserva le mani, da lavoratore, finché lo sguardo si posa sul mignolo della mano sinistra, dove manca un pezzo della falange. Stupita, guarda la figlia negli occhi, e si ritrova paracadutata nel passato.

Suzdal’,Oblast’ di Vladimir, agosto 2005.
«Nastya lascia in pace Misha, non è il tuo orsetto!»
Olena, in tuta da ginnastica, richiama la bambina, salita a cavalcioni del figlio dell’amica che le ospita nella piccola dacia in campagna.
«Olena non rompere, lasciala stare, non vedi come è contenta? Falla divertire intanto che sei qua, poi quando partirai starà male per giorni» la rimprovera l’amica.
«Sì, ma sta torturando il povero Misha! Ha una pazienza di santo quel bambino. Perché la mia deve essere così scatenata?»
«Ma che dici, a Misha piace essere torturato! Lo vedi? Ha sei anni, gioca a fare il fratello maggiore… e in quanto a essere scatenata, chissà da chi avrà preso»
«Che buffi che sono… Yulia, grazie ancora. Senza di te non so come farei.»
«Smettila! Lo faccio volentieri. La cosa che mi dispiace è che tra poco però non potrò più tenerla…»
«Già, dispiace anche a me. Oleg allora ha deciso?»
«Gli hanno offerto un posto di direttore a Zaporizhzhia… per un ingegnere nucleare come lui è il massimo, capirai, la centrale più grande d’Europa… Ho cercato di convincerlo a rimanere, in fondo stiamo bene, non ci manca niente, ma è rimasto troppo scottato dai licenziamenti del ’91, non vuole più trovarsi in quella situazione. Ce la siamo passata male, non dimentico quanto ci hai aiutato in quel periodo»
Olena fa un gesto con la mano, come ad allontanare quei ricordi, ma l’amarezza che è ancora viva in lei riaffiora:
«Da un giorno all’altro fabbriche chiuse, svendute o regalate agli amici degli amici… professori, maestri, dottori rimasti sul lastrico, pensioni da fame. Un paese allo sbando, in balìa di una banda di traditori e mafiosi. Arricchitevi, dicevano! Mentre la gente moriva letteralmente di fame. Ce ne è voluto per riportare un minimo di ordine… ma adesso basta rimuginare su quello che è stato. Oleg ha ragione, è una buona occasione e fate bene ad approfittarne. E poi in fondo non saremo così lontani, ogni tanto possiamo vederci… perciò non posso che farvi tanti auguri per la vostra nuova vita!»
«Grazie… ma tu come farai con Anastasia?»
«Non ci ho ancora pensato, e a lei non ho ancora detto niente. Sto cercando una famiglia fidata che possa occuparsene, hai qualcuno da consigliarmi?»
«Aahh!!»
Un urlo distoglie le due amiche dalla conversazione; si voltano e vedono la piccola Anastasia in piedi vicino a Misha, con una mano davanti alla bocca, mentre il bambino grida mostrando una mano sanguinante. Yulia accorre, si sfila la maglietta e tampona la ferita, mentre Olena raggiunge la figlia, bianca in volto.
«Che è successo, Nastya?» le chiede, accarezzandole i capelli. La bambina non risponde ma indica una macchia scura in terra, dove stavano giocando a cavalluccio e dove, su un coccio di vetro di una bottiglia rotta, c’è un pezzetto di carne, un pezzo della falange del dito mignolo di Misha.

Cambia il vento?

Amiche e amici, innanzitutto permettetemi di complimentarmi con gli odia i cugini milanisti ai quali graziosamente abbiamo concesso questo scudetto, dopo anni di vacche magre. Sono contento per l’allenatore Pioli, un signore, che ha allenato anche l’Inter per qualche mese nel 2016-2017 ma con poca fortuna. Ieri sera ho sentito pochi stanchi strombazzamenti: quanto manca l’entusiasmo di Galliani e Berlusconi!

E invece quante amarezze per quest’ultimo! Non basta esser diventato presidente del Monza, ma ora persino amazzoni miracolate della prima ora come Mariastella Gelmini, la ministra del tunnel di neutrini dal Cern al Gran Sasso, si permettono di criticarlo peraltro per una delle poche cose giuste che gli è scappato di dire, ovvero che se uno vuole che Putin si sieda al tavolo della pace sarebbe meglio non continuare a dargli del pazzo, del criminale o del macellaio come fa il suo coetaneo ma molto meno lucido (ed è tutto dire) presidente degli Stati Uniti.  Quanta ingratitudine a questo mondo!   

Eppure, come avevo suggerito fin dall’inizio, l’unico uomo sulla terra che avrebbe potuto impedire la guerra era lui, se solo fosse stato interpellato. Invece si è lasciato fare alle varie oche giulive Border Linen, Borrell, Stoltenberg (nomen homen), Michel, Guterres, Gentiloni (con rispetto parlando), per non parlare dei nostri ministri per caso che non voglio nemmeno nominare. Lui avrebbe scritturato Zelensky per una qualche fiction su Canale 5 (magari incentrata su una vicenda autobiografica di un uomo che suonava la pianola con l’uccello e si è ritrovato a fare il presidente continuando a ragionare con la medesima appendice) e rievocato con Putin i bei tempi dei lettoni a forma di cuore: un accordo si sarebbe trovato, eccome se si sarebbe trovato.

Mi sembra tuttavia che stia cambiando l’aria: ieri quei pericolosi sovversivi del New York Times hanno posto a Biden una semplice domanda: ma hai idea di quello che stai facendo? Perché la guerra sta costando caruccio, mr. President, e se il tuo obiettivo era quello di rovesciare Putin pare proprio che non stia funzionando. E che gli aiuti al governo ucraino non possono essere illimitati, bisognerà dirglielo perché se no quelli magari si fanno strane idee. Manco a farlo apposta dalla Francia un ministro si è fatto scappare che per l’ingresso dell’Ucraina nella UE ci vorranno 15-20 anni (la Border Linen poverina era pronta a farli entrare in settimana, ed anche il Migliore dei Migliori ha assicurato che appoggerà la richiesta, tanto per far capire quanto ci sta capendo di tutta la faccenda).  E anche la Germania ha detto che per l’ingresso nella UE le condizioni vanno vagliate attentamente. A questo punto un governo ragionevole dovrebbe capire che lo stanno usando e pigliando per i fondelli, e che dietro le grandi pacche sulle spalle lo stanno per far fuori: continuano a dire che negozieranno solo quando i russi se ne andranno ma non credo che questi ne abbiano la minima intenzione, hanno appena messo in linea anche i carriarmati Terminator… sempre un governo ragionevole dovrebbe affrettarsi a negoziare prima che gli chiudano l’accesso al mar Nero, dopo aver perso quello al Mar d’Azov, ma evidentemente non ci tengono molto. Pensano ancora di vincere la guerra? Non è mica l’Eurofestival…

Nel contempo Finlandia e Svezia, partite in tromba per entrare nella Nato, si stanno ponendo il piccolo problema che, finita la neutralità, la Russia gli piazzerà (lo sta già facendo) delle basi atomiche vicino alla frontiera, e si stanno rendendo conto che le prime bombe che eventualmente partiranno saranno per loro. Ma come mai, si sono chiesti, noi non intendiamo mica far mettere basi alla Nato nel nostro territorio! Ah, no? E allora che volete entrare a fare nella Nato, per giocare a carte con Stoltenberg? E noi che ci lamentiamo di Di Maio… l’unica speranza è che Erdogan tenga duro e continui a porre il veto, ma temo invece che in cambio dei curdi, di armi e di soldi alla fine acconsenta. Teniamo d’occhio la faccenda, perché se davvero dovessero barattare i rifugiati curdi in cambio dell’ingresso nella Nato sarebbe una delle più grandi porcate della storia: all’Irak, lo ricordo per chi ha poca memoria, è stata fatta una guerra devastante con false accuse di armi di distruzione di massa e per difendere i poveri curdi gassati da Saddam. Se li bombarda Erdogan invece va bene, o se li tiene in carcere decenni, come Ocalan (tradito da noi, ricordiamo anche questo, e dal governo “amico” di Massimo D’Alema).

Comunque il cielo è blu, il sole è sempre più caldo, non ho il condizionatore quindi non ho nemmeno scrupoli ad accenderlo; per risparmiare acqua mi lavo meno, tanto non devo andare in ufficio; la prossima volta sarò più leggero e vi racconterò dei progressi nei balli popolari, dei quali sono sicuro siete in ansia di conoscere gli sviluppi. A presto!

Onore al merito!

Nostradamus mi fa una pippa!

Amiche e amici, che vi dicevo? In fondo al mio penultimo post, Pallacanestro, pronosticavo per l’imminente Eurovision Song Contest, insomma quello che una volta era l’Eurofestival a cui invece ora partecipano cani e porci, la vittoria di una band il cui nome inizia con K e finisce con H con il presidente del proprio paese che gira per tutte le televisioni sfoggiando una maglietta verde. L’altra sera (giuro, l’ho visto su blob) era in collegamento con Bruno Vespa e si sono salutati cordialmente con grandi sorrisi parlando di spaghetti e pietanze varie. Io l’ho trovato di un’oscenità rivoltante, sarà che sono fatto male.

Comunque alla fine ho avuto o no ragione, chi ha vinto? La canzone, pietosa, ieri me la sono sciroppata quattro volte tornando a casa dal mare dove sono andato, lo dico chiaramente, alla faccia loro, perché se hanno intenzione di coinvolgerci in una guerra mondiale e atomica io almeno fin qua me la sarò goduta, loro non so. Alla terza volta ho cominciato a capire che c’era qualcosa di strano (un rap con parole inintelleggibili su una nenia balcanica) finché finalmente i dj hanno detto che era la canzone vincitrice dell’Eurostrazio, stravotata dalle giurie popolari dell’Europa e della galassia intera. Questo giusto per far capire che quando si fa decidere il popolo non è detto che non faccia cazzate, anzi. Sfido una persona qualunque a dire se ricorda una delle canzoni vincitrici di quella bojata che è diventato l’Eurofestival ( a parte i Maneskin, che come si possano considerare rappresentanti della canzone italiana non lo so) una volta alla radio: io ricordo solo la vittoria della donna barbuta di qualche anno fa, Conchita, che non per niente ho preso a prestito come madre del piccolo Chico nella telenovela inserita nel penultimo episodio di Olena: ma la canzone quella proprio no…

Poiché chi vince il festival comunque ha l’onore e l’onere di ospitare l’edizione successiva, il presidente in maglietta verde ha dato appuntamento a tutti a Mariupol; tutti si sono affrettati a toccarsi gli zebedei; non ho capito se è invitato anche Bruno Vespa.

Visto che questa profezia mi è riuscita mi esibirò allora in un’altra quartina (o quartino, che anche quello mi è congeniale, specie se rosso e un po’ frizzantino), vedete se riuscite a decifrarla:  Tronfie da nord si scontrano rombanti / sparate da milionari in calzoncini, palle rotolanti / sulle rovine della città operosa. / Il premio rimarrà a San Siro, è già qualcosa.

E poi non dite che non l’avevo detto!

Torna a casa, Chico è in pensiero!

Alla canna del gas

Ieri mi è arrivata la bolletta del gas, periodo gennaio-aprile: l’aumento rispetto allo scorso anno, a parità di consumi, è stato del 47,7%. Quasi il 50%, che mi aspetto verrà abbondantemente superato con la prossima bolletta, dato che si sentiranno anche gli effetti della guerra! Per fortuna il gas a me serve solo per cucinare e per farmi la doccia, ma comunque gli effetti si faranno sentire anche sul riscaldamento perché , pur essendo alimentati dal termovalorizzatore (quello che finalmente sembra si stiano decidendo a costruire anche a Roma) il prezzo che ci viene imposto non è quello del costo dell’incenerimento più un giusto guadagno, ma è indicizzato al costo di gasolio e gas: non è una stupidata?

Gli Usa hanno annunciato uno stanziamento di 40 miliardi di dollari per aiuti all’Ucraina, in gran parte armi: soldi di contribuenti americani sottratti ad utilizzi ben più utili, quando la loro inflazione è vicina al 9%; proprio stamattina la UE per bocca di Borrell ha annunciato altri 500 milioni di aiuti, sempre in armi (mi pento di aver sostenuto questa UE quando c’era chi voleva abbatterla. Sono degli irresponsabili patentati, dalla Border Line a Borrell a Michel a Gentiloni, quello che si alza al G20 quando parla il delegato russo: se devi andare in bagno almeno alza il dito. La UE così non solo non è utile, è dannosa e pericolosa); noi italiani nel nostro piccolo ne abbiamo messi sul piatto 150 milioni, ma non è mica finita qua. Io ritengo tutto questo osceno; chi fin dal primo momento giustificava l’invio di armi dicendo che avrebbe aiutato il raggiungimento della pace mentiva spudoratamente, e fesso chi gli ha creduto: non si sa invece quando e se finirà, e come andrà a finire. Come tanti Tafazzi ci stiamo facendo del male da soli, noi europei dico e noi  italiani in particolare. Miliardi di esportazioni al vento, miliardi da spendere in più per comprare gas e carburante, aumento delle spese militari e tutto questo perché? Per “l’integrità territoriale” dell’Ucraina? Ma se fino a due mesi fa non sapevamo nemmeno dove fosse il Donbass, nonostante ci fosse la guerra da otto anni! L’altro giorno parlavo con una amica della Caritas, che comincia anche lei a non sopportare più la situazione. Tutti gli aiuti si stanno dirottando verso l’Ucraina (e a volte non si sa nemmeno che fine fanno) mentre tutto il resto è stato ridotto drasticamente, persino gli aiuti alle missioni hanno raccolto pochissimi fondi.

E allora adesso devo dirlo, prima che sia vietato: basta con l’Ucraina. Facciamoci i fatti nostri, di italiani, di europei, difendiamo i nostri interessi, che di valori ne sono rimasti pochi. Se l’avessimo fatto da subito tutto sarebbe già finito da due mesi, la situazione sarebbe già stabilizzata, non si rischierebbe la guerra mondiale (atomica) e gli ucraini non avrebbero patito tanti lutti e distruzioni. Come De Benedetti dico: non m’importa chi ha torto e chi ha ragione. Se gli Usa e la Gran Bretagna vogliono fare la guerra la facciano ma non è nostro interesse seguirli su quella strada. Non è chiaro ai “migliori” che ci governano che la guerra la stanno facendo anche a noi?

Adesso vi lascio, amiche e amici. Spero di non tornare più su questo argomento, in realtà sono disgustato e scriverei solo di Olena, Nonna Pina & c. ; questi sono matti, cari miei, e ci stanno portando verso la guerra mondiale, ed il bello è che tanti incoscienti li seguono di buon grado, tutti allineati e coperti dietro ad un anziano cowboy p(erit)atetico e ad un clown dai capelli improbabili. A proposito di quest’ultimo, non credo che la regina Elisabetta non sia andata alle camere perché non riusciva a camminare. E’ perché a parlare con un coglione ne serviva un altro, perché si sa che vanno sempre in due. Adesso vado a fare la doccia, prima che ci stacchino il gas. A presto!

Nel bagno non ho trovato lei. Peccato!

Pallacanestro

Ieri sera per la prima volta in vita mia ho assistito ad una partita di pallacanestro dal vivo. A Desio, dove giocava il Cantù contro il Forlì. Confesso che a causa dell’altezza questo non è lo sport che più ho seguito nella mia vita: i ricordi di gioventù sono quelli in bianco e nero della televisione o quelli delle figurine Panini, con squadre leggendarie come Forst Cantù, appunto, o Ignis Varese, o Simmenthal Milano… mi aveva sempre incuriosito questa faccenda dello sponsor che compariva nel nome della squadra, come per il ciclismo, e reputavo il calcio più puro, allora lo sponsor non appariva nemmeno sulle magliette, e l’unica squadra con il nome dello sponsor era il Lanerossi Vicenza… Marzorati, Meneghin, Dan Peterson, ma oltre questo so veramente poco.  

La Ignis, fondata dal milanese Giovanni Borghi, con i suoi frigoriferi è stata uno dei motori del boom degli anni ’60, nel tempo è passata alla Philips ed ora è della Whirlpool, la multinazionale americana che ha fatto man bassa delle nostre aziende di elettrodomestici, salvo chiuderle a piacere per delocalizzarle dove il lavoro costa meno (che è tutto dire, considerando che gli operai italiani sono tra i meno pagati in Europa). La Forst incredibilmente è rimasta italiana (oddio, i fondatori erano di Merano, che allora non era ancora italiana, e gli stabilimenti stanno a Bolzano); sbaglio o non si vede molta pubblicità di questa birra? Eppure sembra che prosperi, e ne sono contento, anzi sapete che vi dico: da ora in poi alternerò anche la Forst alle Ichnusa e Menabrea che ogni tanto mi scolo degusto. Anche la Simmenthal era stata fondata da dei milanesi: a me le scatolette piacciono, mia moglie però le aborrisce e mi vieta di acquistarle perché sostiene che non si sa quel che ci mettono dentro. Io ribatto che se dovessimo sindacare su tutto quello che mettono dentro il cibo che mangiamo, o che danno da mangiare agli animali che mangiamo, o che assorbono i pesci dal mare, o che viene irrorato sulla frutta e verdura non dovremmo mangiare più niente, o farci ognuno il nostro orticello stando però attenti all’acqua che ci pioverebbe sopra. Insomma, di qualcosa bisogna morire, dico: e va bene, ma di Simmenthal no, mi vieta lei. Comunque anche la Simmenthal, dopo una parentesi in Kraft, è tornata ad essere di proprietà italiana (oddio, anche qua: della multinazionale Bolton, se vogliamo considerarla italiana: tra le altre cose possiede anche Manzotin e Rio Mare. Manzotin ha uno stabilimento in un paese qua vicino, e quando era ragazza mia moglie ci passava vicino e ne usciva una puzza micidiale, è da allora che diffida dalla carne in scatola…)

Come dicevo, Cantù è stata per decenni e fino a poco tempo fa una delle squadre italiane più forti; tra l’altro ci è cresciuto sportivamente un compagno di scuola di mio figlio, con i genitori di origine africana: il suo professore di educazione fisica lo dice sempre che lo sapeva che sarebbe arrivato in alto, e infatti ora è in nazionale… ma io lo ricordo ancora piccolo (piccolo: in prima media sia lui che mio figlio erano già più alti di me) all’uscita della scuola, alzare di peso due compagni che stavano litigando, uno per uno lui e mio figlio, per impedirgli di farsi male. L’ho rivisto l’altra sera, collegato  in videoconferenza dalla città dove gioca ora, ad una tavola rotonda sul tema Educazione, Famiglia e Sport, organizzata proprio da quel suo lungimirante professore di educazione fisica (adesso si dice motoria?); è maturato tantissimo, ha già una bambina, ed era giustamente orgoglioso di quanto è riuscito a fare.  C’erano diversi suoi vecchi maestri e professori, che ha salutato con rispetto e affetto, e ha solo fatto una raccomandazione pensando di sicuro alla sua esperienza: se magari vedete che uno fa più fatica degli altri aiutatelo un po’ di più, non si sa mai cosa c’è dentro quella testa…  Ma tornando a Cantù, patria del mobile d’arte, incredibilmente non ha un palazzetto dove giocare; quello che aveva, il mitico Pianella, doveva essere rinnovato e il presidente di allora (di origini ucraine possedeva la seconda acciaieria più grande della Russia, che ha visto bene di far fallire) sei anni fa promise che in un anno ci sarebbe stata la nuova struttura. Peccato che poi abbia avuto diverse traversie giudiziarie e finanziarie per le quali in Russia è ancora ricercato, ed ha ceduto la società (più che altro i debiti della società) a costo zero. Mi sa che ai bravi canturini gli toccherà costruirselo di legno il palasport…

Comunque la partita, tra l’Acqua San Bernardo Cantù e la Unieuro Forlì è stata abbastanza piacevole, combattuta fino al terzo tempo, poi nel quarto Cantù ha preso il largo, sostenuto dagli instancabili Ultras che hanno fatto un baccano infernale per tutta la partita facendomi uscire dal palazzetto intronato. Adesso però ne so molto di più su gara cinque, infrazione di passi, tiri liberi e bombe da tre punti, sono soddisfazioni.

A questo punto qualcuno si chiederà: ma che sei andato a fare? Devo confessare di essere stato attirato da mio cognato, che aveva dei tagliandi per il parterre che da quanto ho capito è la parte più prestigiosa della platea, a metà prezzo. Biglietti che davano il privilegio a metà partita di accedere all’area ristoro: dove il buffet è stato estremamente deludente, a parte il vino, e ci siamo dovuti arrangiare con una scaglietta di grana e qualche grissino e taralluccio. Se sapevo mi portavo una scatoletta di Simmenthal!

Amiche e amici, apprezzerete credo che non abbia parlato di guerra e di Ucraina: se ne parla già tanto e a sproposito, pare che ormai al mondo non esista altro che l’Ucraina, che ormai solo il pensiero mi urta e mi indispone. A proposito, volete scommettere su chi vincerà l’Eurosong Festival? A presto!  

Lei non partecipa, peccato. Vincerà una band. Il nome inizia con K e finisce con H. Il presidente di quel paese indossa sempre una maglietta verde.

Il  mio 25 aprile

Amiche e amici, da reduce e resistente quale sono mi sembra naturale lasciare delle tracce su come ho festeggiato questa giornata di festa (“Il 25 aprile non è una ricorrenza, ora e sempre resistenza”, gridava un bel gruppo di ragazzi e ragazze che sfilava gioiosamente). Ma per non tediarvi butterò là solo qualche titolo, qualche impressione, qualche foto.

  • Milàn l’è un gran Milàn

In più di due anni è solo la terza volta che torno a Milano, dove prima del pandemonio mi recavo giornalmente: le prime due per bisbocciare con antichi compagni di merende, e questa per manifestare per la pace. Ah, dimenticavo le tre volte che sono andato a teatro, ma quelle non le considero nemmeno: il bus scarica il gruppone di pensionati con cui mi sono imbucato a pochi metri dal teatro, mangiamo velocemente, guardiamo lo spettacolo (spesso dormiamo) e ripartiamo. I banani di piazza del Duomo, di cui vi ho parlato qua, sono ormai rigogliosi.

  • Misteri di Trenord

Ho fatto i biglietti online; non so perché ma bisogna indicare l’orario in cui si intende viaggiare, ed hanno la validità di 3 ore a partire da quella che si è indicata. Le donne a 60 anni godono di uno sconto (anziani, o senior che è meno offensivo). Per scontare mia moglie, che tra l’altro non ne voleva sapere, mi sono sbagliato ed ho comprato il doppio dei biglietti. Così per risparmiare due euro ne ho spesi quindici in più: un affarone!  Su suggerimento del customer care ho fatto richiesta di rimborso: non ci spero molto, ma tentare era doveroso. Mia moglie veramente ha detto: ti sta bene. Ingrata.

  • Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento veneziano

Ogni volta che partecipiamo alla festa per l’anniversario della Liberazione (a occhio e croce da più di trenta anni) cerchiamo di abbinare l’utile col dilettevole: il piano prevedeva la visita ad una mostra al Palazzo Reale a cui far seguire il pranzo, in modo da essere in forze per affrontare il corteo. L’ideale di donna del Cinquecento veneziano con quelle curve accoglienti mi soddisfa, penso che mi sarei trovato bene. La mostra è stata interessante ma secondo me sconta il periodo incerto e non poteva essere grandiosa come altre del passato (ricordo Caravaggio, Antonello da Messina…); nel cortile un allestimento, libri che vanno a seppellire i carri-armati. Ma tra i governanti del mondo non sembra sia rimasta molta gente che legge libri.

  • Ma non c’era la crisi?

Per pranzo puntavamo alla Antica Focacceria San Francesco, piatti siciliani: purtroppo era piena, ed abbiamo dovuto ripiegare in un bar delle vicinanze. Che delusione! Uno spritz annacquato ed una pizza con ingredienti messi sopra a caso. Unica soddisfazione, nel tavolo di fronte due turiste (Russe? Ucraine? Comunque dell’est)  che evidentemente avevano molto più caldo di noi.

  • Il corteo

La partenza era prevista per le 14:30 dai giardini di Porta Venezia; raggiungendo il nostro gruppo abbiamo notato, in testa al corteo, le bandiere dell’Ucraina con qualche bandiera americana, che mi hanno creato perplessità; poi la sera ho saputo, dalla blogger Cambio d’Aria, che c’erano anche bandiere della Nato: evidentemente i radicali e Calenda non hanno trovato di meglio per far parlare di loro. Ci sono state contestazioni, come quasi tutti gli anni: ricordo la volta che la sindaca Moratti sfilò spingendo suo padre in carrozzella, trovai davvero stupidi quelli che la fischiarono, anche se il motivo era che era esponente di un partito che i post-fascisti li aveva sdoganati. Sono molto più solidale con chi quest’anno ha fischiato chi è d’accordo con l’aumento delle spese militari e l’invio di armi! Comunque c’era tantissima gente, siamo riusciti ad entrare in piazza solo alle 16:30, proprio in tempo per sentire il discorso del segretario della Cgil Maurizio Landini e di seguito la chiusura del presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo (entrambi attaccati furiosamente nei giorni precedenti per la loro contrarietà all’invio di armi: ormai chi non è allineato è considerato un nemico… addirittura per l’Anpi hanno coniato la disgustosa: Associazione Nazionale Putiniani d’Italia).

  • Rito?

Mentre in altre occasioni avevo il dubbio di stare partecipando ad un rito consolatorio, questa volta mi è sembrato invece di far parte di un popolo vivo; sarà stato che il giorno prima c’era stata la Marcia della Pace Perugia-Assisi, ma questa mi è sembrata la naturale continuazione: la mia impressione è che la stragrande maggioranza dei partecipanti, al di là della solidarietà con la povera gente ucraina, non credesse affatto che mandando più armi la guerra finirà prima e che fosse anzi preoccupata per l’allargamento con prospettive terribili; smarrita ed indignata per l’inazione dei governi che, appiattiti sulle direttive Usa e Nato, non si adoperano per cercare davvero la pace. Popolo vivo, insomma, ma rappresentato davvero male.

E finalmente siamo tornati a casa… a sera non mi sentivo più i piedi, e mi sono addormentato tutto storto sul divano, e così mi sono fatto venire pure il torcicollo. Cosa non si fa per la libertà!

Amiche e amici, ci avviciniamo al primo maggio, bei tempi quando si andava per prati a mangiare fave e pecorino.  Io lo farei anche, ma poi chi mi rialza? A presto!

What a great idea!

Amiche e amici, stavo sprofondando nella depressione più profonda quando il pirotecnico premier inglese ha lanciato l’ideona: deportare gli immigrati clandestini in Ruanda! Al modico costo di 120 milioni di sterline si toglie dai piedi una decina di migliaia di richiedenti asilo, che dice gli costano sui 5 milioni al giorno in alberghi e gozzoviglie come mangiare e bere. Il Ruanda, la cui accoglienza è proverbiale nell’universo creato, è ben lieto di ricevere gli ospiti forzati, e sostiene che userà i soldi ricevuti per far star meglio sia autoctoni che immigrati. Che afflato umanitario e altruistico! Gli altri paesi si stanno mordendo i gomiti, perché non ci hanno pensato prima? Anche se, a rifletterci, non è poi tanto diverso da quanto facciamo noi con la Libia, con la differenza che la Libia è più vicina e gli immigrati vengono fermati prima di partire. Forse a questi poveretti converrebbe essere mandati in Ruanda, piuttosto che nelle galere, pardon, nei centri di detenzione libici.

La guerra in Ucraina va avanti; ha voglia il Papa a sgolarsi che non è con le armi che si arriva alla pace, ma figurarsi se tra questi cristianoni che governano, sempre pronti a battersi il petto a favore di telecamera, ci sia qualcuno che gli dia retta. Qualche timido belato di protesta contro le decisioni americane di fomentare ancora di più la guerra inizia a levarsi, dalla Francia soprattutto (anche perché ci sono le elezioni), ma non certo dalle nostre parti. Anzi, noi per sostituire il gas russo stiamo prendendo accordi persino con Al-Sisi, insomma per Giulio Regeni i migliori non chiedono più la verità, ma il gas. Pecunia non olet, diceva quel tale. Nel frattempo sempre i migliori, dopo due anni di Covid (che non è ancora finito, e sta ancora facendo ogni giorno solo in Italia più morti della guerra) non hanno trovato di meglio che ridurre, in percentuale sul bilancio, le spese sanitarie. Ma ci sono o ci fanno? Mentre addirittura il concorso per medici di famiglia qua in zona è andato deserto, per mancanza di candidati. Con questi difensori della salute è meglio cercare di non ammalarsi…

L’altra sera all’Eredità hanno fatto domanda, sulla ricerca di non so che Istituto che ha studiato quale attività da fare prima di andare a letto impedisse di russare (a proposito: si può ancora dire russare? Non bisognerà dire ucrainare? E l’insalata russa è ancora russa?) e la sorprendente risposta è stata: cantare. Cioè, secondo questi ricercatori, che avranno passato giorni se non mesi e forse anni a studiare il fenomeno, se si canta prima di coricarsi non si russa perché si liberano le vie aeree. Mia moglie smentisce categoricamente questa ricerca e anzi sostiene che dopo che torno dalle prove del coro russo (o ucraino) come un mantice. Non posso smentirla perché a meno che la sua sia pura invidia del fatto che dormo come un angioletto ogni tanto sento qualche gomitata a tradimento che mi sveglia. La nonviolenta! Siamo anche andati alla marcia per la Pace, quindici giorni fa, e probabilmente andremo anche alla prossima Perugia-Assisi, non so che effetto sortirà ma se non altro servirà a smaltire le mangiate pasquali. Mi accusano di essere cinico, a me pare di essere tristemente realista, e spero naturalmente di sbagliarmi.

 Mio figlio dice che dobbiamo smetterla di pensare sempre alle cose brutte, e per dimostrare il suo ottimismo sta cercando una casa per andarsene finalmente a vivere da solo. Io alla sua età l’avevo già fatto da dieci anni e mi ero pure sposato, forse erano altri tempi. Comunque abbiamo iniziato a vedere delle case, anche perché ai “ragazzi” sotto ai 36 anni vengono fatte delle buone offerte per quanto riguarda i mutui, i tassi sono abbastanza favorevoli e una parte del prestito (o anche tutto, per i redditi Isee sotto i 40.000 euro) è garantito dallo Stato. Finora quello che ho registrato è: i bilocali costano un occhio della testa e sono perlopiù dei loculi; gli affari si fanno con le case vecchie, ma i costi di gestione poi sono alle stelle; gli affitti costano più dei mutui. In più la guerra e l’insicurezza sta spingendo chi ha due soldi da parte a buttarli come sempre sul mattone, per cui si sta creando una vera e propria bolla. Tra l’altro, non pensavo che ci fossero così tante immobiliari, sono tantissime. Alla fine sto meditando se lasciargli la nostra di casa, e andarcene via noi, magari al mare, non sarebbe una buona idea?

Amiche e amici, con questa vi saluto e auguro a tutti una serena Pasqua; tra i miei propositi, tra una cantata e una russata, ci sono quelli di spegnere la TV, mangiare e bere in compagnia, fare qualche passeggiata ed imbiancare il bagno ma quest’ultimo difficilmente lo realizzerò.

Fate l’amore, e non la guerra!

Le uniche bombe che ci piacciono

Odette è morta

Ieri sera al teatro Sociale di Como la compagnia del Balletto Classico Ucraino avrebbe dovuto rappresentare il celeberrimo “Il lago dei cigni”, capolavoro di Piotr Ilic Ciajkovskij, un’opera rappresentata in tutto il mondo da tutte le compagnie del mondo. Per un profano come me, dire ballo vuol dire Lago dei Cigni (o al massimo, Lo Schiaccianoci, sempre di Ciajkovskij) ma c’è un problema: Ciakovskij, morto nel 1893, era russo. Per la verità anche gli ucraini in maggior parte erano russi, ma questo è un dettaglio.

Gli artisti quindi hanno deciso di non rappresentare l’opera ma di eseguire Giselle, bel balletto per carità, tra l’altro pezzo forte di Carla Fracci. Sarebbe stato meglio un balletto di un autore ucraino, chissà come mai non ci hanno pensato.

La giustificazione della manager ucraina è stata la seguente (la riporto pari pari dal giornale locale):

«La situazione che si è creata è, per noi, molto dolorosa. Siamo stati costretti, nostro malgrado, a non rappresentare, nel vostro Teatro Sociale, “Il lago dei cigni” di Čajkovskij, sostituendolo con “Giselle”. Noi diciamo sempre che la danza non ha confini e che l’arte e la cultura non c’entrano con la guerra, ma in questo caso, benché possa sembrare assurdo, purtroppo c’entrano, eccome».

Poiché tra gli organizzatori della manifestazione c’era la Caritas chiedo a loro se questo sia il modo di favorire la pace, strumentalizzando perfino gli artisti e l’arte che dovrebbero invece essere ponti per la pace. Se questo è il modo di seguire le indicazioni di Papa Francesco! Sono comunque sollevato perché ero stato invitato ma per fortuna avevo altri impegni, altrimenti mi sarei alzato e avrei chiesto il rimborso del biglietto.

Oggi sentivo alla radio che il ministro degli esteri ucraino a Bruxelles ha chiesto alla UE, chiamandoli(ci) alleati, solo tre cose: armi, armi, armi. Perché è così che si arriverà prima alla pace.

Io comincio a sentire parecchia insofferenza tra amici e conoscenti verso questo atteggiamento, al di là della umana pietà verso la gente che soffre. Non si coglie una vera volontà di fare la pace, ma anzi quella di portare le cose all’estremo, verso la catastrofe finale. Il TG è ormai diventato Tele-Kiev, non si riesce più a guardare ed anche qui ormai si genera ripulsa. Vogliono abituarci alla guerra mondiale?

Io credo che cominci a diventare urgente, se davvero si vuol continuare a mandare armi, studiare il diritto di guerra (anche la guerra ha delle regole, anche se pare strano: ad esempio quando vedete un palazzo sventrato viene naturale pensare alla crudeltà ma bisogna chiedersi se ci fossero dentro dei militari che sparavano, ad esempio, o peggio dei civili_ dico peggio perché i civili combattenti hanno meno tutele dei militari, e per avere un trattamento almeno simile a quello dei militari in caso di cattura devono rispettare delle regole precise, non importa se si difendano o attacchino; insomma non si può pigliare il fucile e sparare dalla finestra a casaccio, bisogna essere riconoscibili e inquadrati in qualche formazione_ ; bisogna chiedersi se quelli che sparavano dal palazzo hanno fatto prima allontanare i civili che ci abitavano o li hanno usati come scudi _ anche questo sarebbe un crimine di guerra_ preciso che sono solo esempi, senza nessun riferimento all’attualità di cui NON sappiamo niente perché le informazioni arrivano solo da una parte) perché fino ad un certo punto mandare armi è ammesso, e solo certi tipi: ma manda e rimanda, è un attimo che ci si trova una bomba atomica nel giardino.

E intanto il mago Rothbart se la ride…

S come Sorro

Amiche e amici, finalmente dopo tre mesi di siccità è arrivata un po’ di pioggia! Tutto merito dei migliori, sono finiti i tempi oscuri in cui la plebe malmostosa masticava tra i denti ”piove, governo ladro”, ora ci si genuflette all’unanimità ringraziando con un sentito “piove, governo Draghi”.

A voler essere pignoli da queste parti ogni volta che arriva il luna park inizia a piovere; e anche quest’anno, puntualissimo, appena i giostrai hanno piazzato i loro camion, roulotte e montato i giochi, Giove pluvio li ha accolti con l’acqua benaugurante. Dopo due anni di astinenza quest’anno la grande piazza d’armi che li ospita, a pochi passi da dove abito, si è riempita all’inverosimile: spero davvero che riescano a guadagnare qualcosa, purtroppo io non avendo più bambini piccoli o nipotini potrò contribuire poco. Però con la generosità che mi contraddistingue ho proposto di ospitare due o tre profughe ma devo dire che non tutta la famiglia ha risposto positivamente, sospettando secondi fini che hanno seriamente ferito il mio animo sensibile.

A proposito di Draghi, l’altro giorno si è recato a Napoli dove ha scoperto la questione meridionale ed ha promesso di metterci mano; una emorroissa gli ha toccato il sacro manto ed è stata risanata; naturalmente ha assistito ad un concerto in favore degli ucraini; è stato duramente contestato dai disoccupati che gli chiedevano conto dell’aumento delle spese militari e del taglio ventilato o addirittura dell’abolizione del reddito di cittadinanza, ma di questo sui TG nazionali non è passato niente, e poi il regime sarebbe in Russia.

Ha anche chiamato Putin per informarlo che la richiesta del pagamento in rubli del gas che ci viene copiosamente fornito viola i contratti in essere; pare che Putin dopo aver chiesto alla centralinista “Draghi chi?” lo abbia rassicurato sull’andamento della guerra e di non preoccuparsi, che a pagare e morire c’è sempre tempo; e sulle insistenze del nostro premier abbia infine risposto “se non ti sta bene fammi causa”. Il ministro dell’energia dice che non dobbiamo preoccuparci perché siamo in grado di sostituire in breve tempo gli approvvigionamenti. Prepariamo i cappotti…

Siamo fuori dall’emergenza Covid, ma del resto come profetizzava Checco Zalone a Sanremo ormai i virologi non li calcolava più nessuno: non è che sia proprio sparito il virus ma finalmente si è smesso di parlarne. Da ieri docenti non vaccinati sono potuti tornare a scuola ma non si sa bene a fare che, dato che non possono insegnare: ditemi voi se non è una stupidaggine grossa come una casa. Siamo un paese che ha impedito di lavorare a delle persone sane e le ha messe ai margini della società, ma il dittatore è Putin…

A proposito di dittatori, la mediazione tra Russia e Ucraina è stata affidata a Erdogan, che saggiamente si è rifiutato di aderire alle sanzioni (“se bruciamo tutti i ponti poi chi ci sarà a parlare di pace?” _ ha detto ragionevolmente_). Quindi l’occidente si è messo ancora una volta nelle mani del sultano, che giustamente a suo tempo chiederà il conto. Lo stesso occidente, tra cui noi, che continua a mandare armi (l’avvinazzato premier inglese l’altro giorno ha detto che 35 paesi stanno mandando armi in Ucraina: armi che non si sa nemmeno che fine facciano, l’altro giorno è stato abbattuto un elicottero ucraino con un razzo Stinger americano…)  Che questo sia un modo di volere la pace mi riesce abbastanza difficile da credere. Si assiste ad una corsa agli armamenti, addirittura la Germania annuncia un programma di 100 miliardi di euro (quando il budget della Russia è di 70 miliardi): dovremmo preoccuparci del riarmo dei tedeschi, da quelle parti non è mai venuto niente di buono. L’altro giorno L’Avvenire (forse l’unico giornale che si possa ancora leggere di questi tempi) in un articolo diceva che l’Europa già ora spende 300 miliardi di euro l’anno per la difesa (esclusa la UK, più del quadruplo di quanto spende la Russia… per non parlare degli Usa, che di miliardi ne spendono 700 e Biden ha proposto di portarli addirittura a 800 (proposta che verrà sicuramente accolta, mentre di allargare l’assistenza medica non se ne parla: questo è il faro di civiltà che ci guida).

La Germania ha deciso di mettere fuori legge la Z, che è la lettera dipinta sui carrarmati russi. Sarà vietato anche trasmettere i film di Zorro? Pare poi che in solidarietà con gli ucraini i bambini veneti non verranno più chiamati putèi, ma zelèi.

Ma finiamo con cose belle: lo scorso weekend ci sono state le aperture FAI di primavera, ho visto dei bellissimi posti e ve ne racconterò a parte. Suggerisco solo di tenere d’occhio Asso, dove una associazione locale propone delle belle mangiate nella piazza del mercato (polenta e salamelle, polenza e zola, rustisciada con polenta…).

Stasera sarò a Milano, al teatro Strehler, a vedere Il Purgatorio: vi racconterò anche di questo, sempre che riesca a rimanere sveglio tutto il tempo.

A presto!

Adottiamo una gallina ovaiola!

Amiche e amici, oggi affronterò un problema drammatico, che richiede risposte urgenti e risolutive. I media oscurano la notizia perché finanziati dalle lobby dell’uovo, ma le cifre parlano chiaro: in Italia vivono ben 39 milioni di galline ovaiole, delle quali solo il 10% allevate all’aperto, il resto negli allevamenti industriali dove vengono talvolta tenute in condizioni degradanti, delle vere e proprie prigioni per polli. Per fortuna una direttiva UE impone la chiusura delle gabbie entro il 2027: che fine faranno tutte quelle galline? Se si lasciassero libere morirebbero in poco tempo, non essendo abituate a procacciarsi il necessario per vivere, ed ecco allora l’ideona: perché non adottare una o più galline ovaiole? Riempiamo giardini e cortili condominiali, ma perché no anche balconi, con questi simpatici ed utili animaletti, a torto ritenuti poco intelligenti.

Mia suocera, di origine contadina, a testimonianza della falsità delle dicerie che girano su queste pennute racconta che sua madre aveva insegnato alle sue galline a salire una scala a pioli per andare a dormire sui rami di un albero, in modo da non cadere vittime di predatori  a quattro ma più spesso a due zampe. Che arguzia!

A proposito di polli, ricordo che mio figlio quando era piccolo chiamava il mio paese natale “il paese dei polli duri” perché mia madre si riforniva di polli ruspanti da fare arrosto, e la differenza con quelli frolli di supermercato a cui era abituato era notevole. Purtroppo ormai anche dalle mie parti si fa fatica a trovare dei buoni polli…

Chi possiede un cane (e ormai in Italia sono tantissimi, ci sono più cani che bambini, e si nota dalla quantità di cacca sui marciapiedi) lo sa: se un cane mostra i denti non bisogna andare a dargli fastidio. Mio fratello aveva un dobermann, buonissimo diceva lui, però a mio figlio mostrava i denti, e quando c’eravamo noi lo facevamo rinchiudere (il cane): e abbiamo fatto bene, perché dopo poco tempo l’ha dovuto abbattere perché stava impazzendo, come spesso accade a quel tipo di cani.

Oggi il presidente ucraino parlerà in videoconferenza al parlamento italiano. Cosa vuole, cosa spera quel guitto da noi? Che dichiariamo guerra alla Russia? Mi ricorda quelle teppe che a scuola spintonavano il bambino più grosso, e poi quando questo stufo si ribellava e gli rifilava uno sganassone andavano a piangere dalla maestra. A questo punto il suo popolo, che dice tanto di amare, l’ha portato lui e il suo predecessore, con anni di provocazioni: e i suoi compari sono stati la Nato, gli Usa e la UE, con l’Onu a dir poco distratta, tutti impegnati nei loro giochetti geopolitici assurdi. Ora chiede un incontro con Putin, ma per discutere di che? E’ ovvio che se incontro ci sarà dovrà essere preparato dalle diplomazie, se ancora ci sono, che dovranno definire l’accordo che dovrà essere solo firmato dai due presidenti, chiunque essi siano a quel punto. Intanto la gente muore e scappa, come in tutte le guerre, ma onestamente dare la colpa tutta ad una parte mi sembra quantomeno parziale.

Come patetico mi sembra Biden (aridatece Trump…) quando dà del criminale di guerra al presidente russo: loro che da vent’anni perseguitano Julian Assange proprio perché con wikileaks aveva fatto emergere i crimini di guerra perpetrati in Afghanistan e in Iraq e lo spionaggio fatto contro i loro stessi alleati; e lo accusa di stare per usare l’arma chimica, loro che in Ucraina avevano impiantato laboratori proprio per lo sviluppo di armi chimiche e batteriologiche, dunque le conoscono bene… come dice il proverbio: chi prima la sente dal culo gli pende o per restare in tema, la gallina che canta ha fatto l’uovo.

La nostra “informazione” stigmatizza la crudele repressione dei dissidenti (in Russia). Ma scusate, in quale paese in guerra si tollerano dissenzienti? In Ucraina, tanto per dire, sono stati messi fuori legge i partiti “filorussi”, ovvero tutti i partiti di opposizione. Ci indigniamo per gli arresti in Russia, ma quando qua veniva bastonata la gente solo perché non voleva vaccinarsi abbiamo detto bah? La polizia ha bastonato persino gli studenti che protestavano per l’alternativa scuola –lavoro che ha causato la morte di un loro compagno, ma di che parliamo? Gli operai vengono bastonati in continuazione, e manifestano solo per i loro diritti. Di Genova ci siamo già dimenticati?

Il mio pesce rosso quando tornavo a casa mi riconosceva e saltava nella sua bolla per salutarmi: ma ormai la gente non ha più nemmeno la memoria di un pesce rosso, la storia non esiste più, esiste solo la melma maleodorante che gli viene propinata dai social e dai media a reti unificate. E allora sapete che vi dico: ve la meritereste una bella guerra nucleare. Io ho più di sessant’anni, per me, oramai… quello che dovevo fare l’ho fatto. Ah, ricordatevi di chiudere le finestre.

A presto, forse…

Anche se come bomba preferirei questa