Pakistonia

Mi dissocio da quanto me stesso ha scritto. Lo penso ma non dovrei dirlo, o forse lo dico ma non dovrei pensarlo. La mia parte destra piglia a mazzate quella sinistra, e viceversa; l’ateo bastona il credente, e tutte e due bastonano l’agnostico. Il Titanic affonda e all’orizzonte non c’è nemmeno una Ong; il giorno di ordinaria follia si sta avvicinando e allo specchio vedo Michael Douglas, purtroppo senza Catherine Zeta-Jones, accarezzare la mazza da baseball. La solita scimmia nuda urla “E ‘mó basta!” e l’infermiere in camice bianco gli liscia la testa. Che si fotta!  

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Non molto distante dal mio paese natale c’è un paese che si chiama Corridonia. Il nome è abbastanza recente, in quanto gli fu attribuito nel 1931 in onore di una personalità illustre, quel Filippo Corridoni socialista e sindacalista rivoluzionario, interventista, morto durante la prima guerra mondiale ed arruolato post-mortem tra i numi tutelari del fascismo.

Simpaticamente gli abitanti dei paesi vicini, data la folta comunità Pakistana presente, l’hanno recentemente ribattezzata Pakistonia.

Nel mio paese, che lo ricordo è in collina, c’è un vecchio asilo di infanzia, non più utilizzato, situato in una posizione invidiabile, al posto di un pezzo di antico muro di cinta, con un’enorme terrazza da cui si può godere il panorama fino alle montagne. C’era un vecchio progetto di riconversione in mini-appartamenti per anziani, necessità estremamente sentita dato il continuo allungamento dell’aspettativa di vita. I lavori sono stati fermi per anni e sono ora ripresi; gira però la voce che il progetto non sia più quello originario ma si stia lavorando per apprestare un centro di accoglienza per immigrati; mio padre non ne era a conoscenza, e un po’ scettico mi ha chiesto: “ma dove vanno a pigliarli tutti questi immigrati?” e quando ho ipotizzato che fossero quelli che arrivano con i barconi, ridendo mi fa: “e le barche dove le mettono?”.
Ma tutto può essere, vedremo presto se l’asilo che mi ha visto presente per soli tre giorni nella vita riprenderà vita per richiedenti asilo e non solo.

Il governo l’altro giorno sembrava aver avuto una idea che, essendo di buon senso, è stata subito accantonata: se tu, nave che non fai parte di missioni internazionali e che batti bandiera francese o inglese o panamense, insomma non italiana, ti metti a due passi dalle acque territoriali libiche (quando non dentro) a soccorrere barconi, sfidando le accuse di fare da taxi ai clandestini e persino di essere in combutta con gli scafisti, i passeggeri te li porti a casa tua. Apriti cielo! Attacchi a non finire, ci si accanisce con i deboli, si va contro i trattati internazionali, si va contro il diritto del mare, si è disumani.
Ma nessuno aveva mica detto di ributtarli in mare. Solo che se vieni dalla Nuova Zelanda per salvare persone è giusto che le porti nel tuo paese, dove potrai accudirle meglio.
Avrei voluto vedere cosa avrebbe fatto, ad esempio, la Francia, a trovarsi le navi di Médecins Sans Frontières ripiene di migranti a Mentone; li avrebbe ammassati a Ventimiglia?

Ricordiamo a Macron che è stato il suo paese, guidato da quell’altro tappetto di Sarkozy, ad andare a far casino in Libia, tirandosi poi dietro la Nato; che la Libia di Gheddafi era un collettore di immigrazione e conteneva per conto di tutta l’Europa e non solo nostro, con le buone o le cattive, quelli che adesso Macron rifiuta di prendersi.

A Madrid ho visto un palazzo dove c’era un enorme striscione: Refugees Welcome.
E’ il classico modo di fare gli accoglienti col didietro degli altri; perché se fossero così contenti di accogliere rifugiati potrebbero rimuovere i muri a Ceuta e Melilla, e si vedrebbe poi quanti striscioni comparirebbero.

Sono ormai convinto che questa spinta migratoria non sia spontanea ma manovrata per almeno due motivi: a) l’introduzione di persone disposte a lavorare per due lire e senza diritti b) l’islamizzazione della società.
In tutti e due i casi gli alleati sono quelli che più avrebbero motivi per opporsi e più hanno da perdere: nel primo tutta la sinistra e specialmente quella radicale, ovviamente in nome dei diritti umani; ma che diritto umano è quello di venir qua a raccogliere pomodori, quando va bene, a 3 euro all’ora? Ma uno sforzo di realismo quando si vorrà fare? Quante persone siamo in grado di accogliere e di far vivere dignitosamente? Altrimenti di che accoglienza parliamo, quella che dà profitto a chi accoglie?

Non stendo, anche se sarebbe meglio, un pietoso velo sulle ultime esternazioni di Boeri sulla necessità dei lavoratori immigrati. Ma che c’entra? Chi la nega? Abbiamo cinque milioni di stranieri residenti in Italia, qualcuno pensa di buttarli fuori? Cosa c’entrano con l’immigrazione incontrollata? Se si chiede piuttosto a loro cosa pensano del sistema attuale, magari a quelli che sono arrivati trent’anni fa, la risposta è unanime: siamo deficienti. E Boeri, perché non pensi ai voucher, e perché non dici che dei milioni di voucher utilizzati nei due anni passati ai beneficiari non andrà una lira di pensione, e i contributi se li intasca l’Inps a fondo perduto? Come peraltro per i nuovi voucher che il governo truffaldinamente ha reintrodotto?

Nel secondo caso chiamo in causa, genuflettendomi, la Chiesa cattolica. Mi chiedo, non per fare il Salvini, perché tutti gli Sceicchi, Emiri, Sultani musulmani straricchi, invece di finanziare guerre sante per la barba di Maometto, non aiutano i loro “fratelli” a casa loro? Sono stufo di sentire che dobbiamo risarcire l’Africa per il colonialismo! Gli arabi l’hanno depredata per secoli, quelli che raccoglievano schiavi erano loro, e la schiavitù qualche paese l’ha avuta fino alla seconda guerra mondiale. Quando mio nonno è andato a conquistare l’Etiopia di Hailé Selassié (sbagliando, per carità, ma se hanno uno straccio di strada e ferrovia è perché gliel’abbiamo costruita noi…), vigeva ancora la schiavitù, lo sappiano i beati rastafariani! Questi figli di negrieri vogliono sparpagliare musulmani in Europa ma si guardano bene dal condividere le loro ricchezze, vogliono sfruttare il buon cuore, le code di paglia e gli stati sociali di quelle società che poi disprezzano per la loro lassezza ed i costumi troppo liberali.
E chiedo, a queste società arretrate, perché questo sono: quando vi libererete di questi parassiti?

Temo che la chiesa, in grave crisi di fedeli vocazioni e identità, operando in maniera indiscriminata stia lavorando contro se stessa e favorirà non la sua parte migliore ma i gruppi più radicali al suo interno; che la politica del “poverini” e della pacca sulla spalla senza progetti avrà come sbocco l’islamizzazione della società; che i laici avranno da rimpiangere la chiesa bigotta di cui tanto si lagnano; l’ecumenismo è un’utopia, per non dire una stupidaggine, che può forse funzionare tra chiese cristiane (tutto da dimostrare) ma non certo con i musulmani.
Ad essere troppo buoni si passa per coglioni, e noi temo stiamo superando abbondantemente quel limite.

L’Africa ha tanti problemi, siamo d’accordo. Tanti li abbiamo causato noi e tanti li alimentiamo, può essere. Ma sono passati più di settant’anni dalle loro indipendenze. Per fare un esempio, in Niger che è uno dei paesi più poveri del mondo, ogni donna partorisce quasi sette figli a testa. Devo andare io a dirgli che forse è meglio fare un po’ meno figli e cercare invece di mettersi insieme per star meglio? Ma pensate che le vostre rivoluzioni debbano farvele gli altri? Il Che è morto da un pezzo, cercate di darvi una svegliata care risorse, che qualche problemino cominciamo ad avercelo pure noi.

(150 – e ‘mó basta)

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Cupio dissolvi

Abbandono per un attimo le cronache di famiglia per altre cronache, di attualità e molto meno interessanti. Si parla di politica, chi non è interessato soprassieda.

Qualcosa non funziona, lo dico con preoccupazione. L’acqua dello scarico sta ormai trabordando, sta superando il galleggiante per chi si intende di idraulica.

Riporto solo una parte di una conversazione avuta stamattina in treno, giusto per far capire che aria tira. Attenzione perché non sono casapaundini, fratelliditaliani, leghisti o grillini. Li si potrebbe annoverare tra i moderati, anche se non si direbbe.

“Porca pu♦♦♦na, ma questo ha il coraggio di definirsi un governo di sinistra, ma che ca♦♦o di sinistra che continua a tirar fuori soldi pubblici per regalarli ai privati?

E l’Alitalia, che prima quel cog♦♦♦ne¹ la spacchetta e la privatizza (la volevano i francesi, ma lui no: gli abbiamo dato tutto ai francesi, banche, assicurazioni, alimentare, acqua: ma Alitalia per carità, teniamocela sul groppone, con i soldi delle Poste, cioè i nostri) e adesso questi qua dopo aver sbraitato per anni contro berlusconi che fanno: ancora soldi, ma non era privata? Che li tiri fuori la marcegaglia i soldi! E gli sgravi fiscali per le assunzioni, così hanno fatto licenziare i vecchi per prendere quelli nuovi che costano meno, e adesso licenziano pure quelli; miliardi e miliardi alle banche: quei soldi sono anche miei, a me mi mandate in pensione a 70 anni e i miei soldi li regalate a banca Intesa? Quando ancora dovete mandare le casette ai terremotati? Figli di buone donne, vigliacchi e disonesti!

Pure con i voucher hanno avuto il coraggio di prenderci per il c♦♦o!

Poi vi lamentate che la gente vi schifa? Ringraziate Dio che la gente non vi piglia a schiaffi appena vi vede o peggio!

Le banche che sono fallite o quasi erano gioiellini: chi le ha svuotate? Pretendo prima di dargli i miei soldi di vedere i responsabili impiccati nello stadio di San Siro², perché ormai mi sono rotto i co♦♦♦♦ni di questi ladri e malfattori!³

Bisogna salvare lavoratori e risparmiatori, dicono i farabutti! I lavoratori quali, anche quelli che hanno venduto merda ai loro clienti, e magari hanno preso anche i premi? Ma se i bancari cascano sempre in piedi! I correntisti fino a 100.000 euro erano già salvi, non bastavano? No, dobbiamo preoccuparci pure degli azionisti e gli “investitori”! Ma ca♦♦o, quelle banche dovevano fallire perché i miei soldi servono a pagare le scuole e gli ospedali, non ad ingrassare Intesa o a rimborsare qualche pensionato credulone! Questi qua se era ancora vivo Sindona³ salvavano pure quello!  Ca♦♦o, io vado avanti da anni con contratti a tre mesi per volta, e devo rimborsare quelli che hanno buttato la pensione nelle obbligazioni subordinate? Ma voi siete fuori di testa!

Quelli che si sono suicidati perché sono rimasti senza lavoro li avete aiutati? Cornuti! Dovevano far fuori a voi, altro che suicidarsi!”

Poi per carità di patria non riporto quello che è ormai il comune sentire sulla gestione dell’accoglienza. E’ un sistema che non ha sbocco, solo persone intellettualmente disoneste possono affermare che vada bene così. Scaricando vagonate di migranti sulle periferie ingrassando cooperative più o meno caritatevoli, e poi accusando i residenti di essere razzisti perché si stancano di vedere gente ciondolare o spacciare dalla mattina alla sera.

Se volete prenderla come una piccola parziale analisi sulle cause del voto fate pure; io me la vedo brutta, una spintarella ancora e casca tutto, mi sa.

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¹ Si riferiva ad un anziano politico che scambiò una marocchina per la nipote di Mubarak.
² Veramente si chiamerebbe “Stadio Giuseppe Meazza” ed è lo stadio dove giocano quelle due squadre cinesi. I cinesi sono sicuro che non avrebbero problemi ad usare lo stadio per scopi educativi.
³ Come è noto a causa di scrupoli morali la pena capitale non è prevista nel nostro codice penale. A volte me ne dolgo. Nel merito, a parte il linguaggio troppo forbito per i miei gusti, mi trovo abbastanza d’accordo con l’esternatore. Poi mi spiegheranno che così si è evitato un rischio sistemico, che il contagio si sarebbe potuto allargare, che è il male minore. Si parla di 15 miliardi pubblici: quattro volte il gettito dell’Imu! Almeno nazionalizzarle! Invece no: nazionalizziamo i debiti (come con Alitalia, e come abbiamo fatto 100 volte con la Fiat nel passato _ e si è visto il ringraziamento _) e regaliamo i crediti.
³ Probabilmente in pochi si ricorderanno di Sindona. Oggi non avrebbe passato nemmeno un giorno in galera. Anzi, l’avrebbero fatto presidente dell’Abi, tipo Mussari del Monte dei Paschi. In tempi più civili invece in prigione gli venne servito un caffè senza zucchero che gli causò problemi digestivi.
³ Ho ripetuto più volte il 3 perché non sono stato capace di trovare il carattere speciale 4

Ius soli (ed altre sòle)

Cosa c’è di meglio, quando si truffano i cittadini scippandoli di un referendum abolendo l’oggetto del contendere (l’utilizzo indiscriminato dei Voucher) e passato il pericolo infilandoli con un nuovo nome (PrestO) nella manovrina finanziaria correttiva ponendo la fiducia, che usare una bella arma di distrazione di massa sulla quale i cittadini si possano accapigliare senza disturbare il manovratore?

Mumble mumble avranno pensato i soloni: i matrimoni gay e la stepchild adotion l’abbiamo già usata, la legalizzazione della cannabis la teniamo per la finanziaria, perché non rispolverare lo Ius Soli che in questo momento può essere un bell’argomentino caldo, invece di parlare dei contenuti della manovra stessa (una per tutte: tolgono il centesimo e i due centesimi. Quindi si arrotonderà tutto ai cinque centesimi superiori, nella migliore tradizione euro. Poi dice uno li prende a calci nel didietro) o delle modalità con cui stiamo gestendo migliaia di migranti, pretendendo di salvare tutta l’Africa e caricandoci di ragazzi che teniamo a bagnomaria e non potrebbe essere diversamente dato che non sappiamo cosa far fare nemmeno ai ragazzi italiani?

Ma dell’industria dell’accoglienza parlerò un’altra volta. Ne penso tutto il male possibile ed ogni giorno c’è qualche episodio che conforta le mie convinzioni.

Sfatiamo due convinzioni dettate dall’ignoranza degli opposti schieramenti:

  • NON è vero che per un ragazzo straniero oggi non sia possibile diventare cittadino italiano;
  • NON è vero che la legge che si sta discutendo introduce l’automatismo per cui chi nasce in Italia diventa ipso facto cittadino italiano.

Quindi si confrontano due convinzioni, alimentate da un lato da pregiudizi e dall’altro da una “narrazione” di convenienza, entrambe false.

Per sostenere la necessità e anzi improcrastinabilità di questa legge si assiste allo sfruttamento di qualche storia patetica che coinvolge dei ragazzi, molto utili da usare quando si tratta di muovere a compassione e in modo da avere anche pronta l’accusa di cinismo, insensibilità, beceritudine o razzismo verso chi non fosse d’accordo.

Tattica mediatica standard, anche il Qatar sta usando delle famiglie divise tra Bahrein e Qatar per sensibilizzare sulla disumanità del blocco a cui sono stati sottoposti dai “fratelli” arabi; il bambino siriano morto su una spiaggia in Turchia ha fatto il giro del mondo ma purtroppo non è stato usato per chiedersi perché e da chi la Siria è stata ridotta così, è un esercizio troppo gravoso per le menti caritatevoli. Andava liberata da un “feroce dittatore” a costo di armare i peggiori tagliagole del pianeta e provocare centinaia di migliaia di morti e un esodo biblico ma tanto basta.

Mi si permetta una provocazione: l’altra sera Santoro ha trasmesso un programma sui ragazzi di Napoli che da quando nascono (già vecchi) a quando muoiono (di solito giovani) vivono da delinquenti in mezzo alla delinquenza. Quando questo Stato si deciderà a farli diventare cittadini italiani?

Ma torniamo ai ragazzi stranieri.

 “Può acquisire la cittadinanza italiana lo straniero nato e residente in Italia senza interruzioni fino ai diciotto anni e che dichiara, entro il compimento del diciannovesimo anno, di voler acquisire la cittadinanza italiana.
Si tratta di una forma “condizionata” di ius soli, suscettibile di trovare applicazione soltanto in presenza dei tre suddetti requisiti: nascita in Italia, residenza ininterrotta fino al compimento della maggiore età, dichiarazione entro un anno dal compimento della maggiore età.”¹

Quindi partirei dal fatto che chi non è diventato cittadino italiano, con le regole attuali,  o non ha fatto la domanda o non disponeva dei requisiti necessari .

Con la riforma in discussione si introducono, rispetto alla legislazione vigente, alcune novitಠche riguardano specialmente i minori ma non solo:

  1. Ius soli “temperato”, dove la cittadinanza per nascita è riconosciuta a chi è nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, dei quali almeno uno sia in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo;
  2. Ius culturae, quando il minore straniero sia nato in Italia o sia arrivato entro il compimento del 12° anno di età, ed abbia frequentato regolarmente per almeno 5 anni uno o più cicli di istruzione;
  3. Naturalizzazione, per lo straniero entrato prima della maggiore età, residente da almeno sei anni, che abbia frequentato regolarmente un ciclo scolastico e conseguito la qualifica.

In tutti e tre i casi l’attribuzione della cittadinanza non è automatica. Per i minori la domanda deve essere fatta da uno dei genitori; e nel terzo caso la concessione è discrezionale e dipende da diversi fattori, non basta certo essere andati a scuola. Se uno è pregiudicato, ad esempio, difficilmente potrà avere la cittadinanza.

Se la legge passerà, alcune stime ipotizzano che il numero dei possibili beneficiari immediati sia intorno agli 800.000, ed a regime saranno un 50-60 mila l’anno (ipotetici perché come detto non c’è automatismo, bisogna vedere quanti genitori chiederanno la cittadinanza, specialmente da quei paesi dove non è ammessa la doppia cittadinanza).

Che dire? Come cittadino italiano mi sento orgoglioso che tanti si sentano e vogliano diventare italiani, in un momento in cui tanti italiani sembrano vergognarsi di esserlo; spero ed auspico che le nuove forze,  fresche e vitali, diano piena completezza a quella cittadinanza che raggiungeranno, con intelligenza e impegno.
Giovani italiani, fatevi onore.

(143 – continua)

p.s. Probabilmente se  vigesse ancora l’obbligo del servizio di leva il numero di aspiranti cittadini calerebbe vertiginosamente, ma questa è solo una mia illazione.

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¹ cit. https://www.cittadinanza.biz/cittadinanza-italiana-per-stranieri/

² cit. https://www.cittadinanza.biz/riforma-della-cittadinanza-italiana-ecco-il-testo-della-nuova-norma/

Ex-voto

Il mondo si è rovesciato, c’è poco da fare. Una volta si votava di più al Nord che al Sud, ma in compenso si facevano più figli al Sud che al Nord. Ora è il contrario! Allora o tutti quelli del Sud si sono spostati al Nord e viceversa, o qualcosa non gira per il verso giusto.
Non mi applicherò per questa volta all’analisi dei motivi del crollo del tasso di natalità in meridione, anche se sospetto il riscaldamento globale: non per niente “Antò, fa caldo!” era il motivo addotto da una giovane moglie per negarsi alle affettuose attenzioni del consorte in una pubblicità di un noto thè freddo di qualche anno fa . Antò, e insisti un poco, e che diamine!

Mi concentrerò invece sulla disaffezione al voto, e da fine politologo quale mi picco di essere ho analizzato i motivi per cui oltre la metà dei miei concittadini aventi diritto non si è recata alle urne per esprimere una  preferenza purchessia sul sindaco che li dovrà amministrare, salvo incidenti di percorso, per i prossimi cinque anni.

Per fare questo ho effettuato un personalissimo sondaggio che ha coinvolto un panel significativo di cazzoni persone autorevolissime, dalle quali ho estratto le seguenti motivazioni che dovrebbero far riflettere chi è preposto (e predisposto) a farlo:

  • C’era il sole e sono andato al mare

Questo consiglierebbe di svolgere le elezioni solo in giorni di pioggia; tuttavia in precedenti consultazioni le stesse persone hanno risposto: “pioveva e non avevo l’ombrello”; quindi bisogna optare per giornate coperte ma non piovose.
Bisogna considerare anche che in fior di referendum siamo stati tutti invitati ad andare al mare, quindi può darsi che invita oggi invita domani poi la gente al mare ci va davvero.

  • Tanto sono tutti uguali

Questa affermazione non è facilmente confutabile, in fondo apparteniamo tutti al genere umano o così dovrebbe essere, e da quando si è affermato il pensiero unico le differenze programmatiche talvolta non sono proprio così evidenti e nette. Tanti ad esempio hanno avuto l’impressione che il candidato sindaco del centrosinistra avrebbe potuto candidarsi benissimo col centrodestra, viceversa a dire la verità un po’ meno.

  • E’ tutto un magna magna

Evoluzione del ragionamento precedente, l’opinione prevalente è che maggioranza e opposizione quando c’è da sedersi a tavola non si tirino indietro, però bisognerebbe anche guardare alle dimensioni: mettere a rimborso spese il pranzo di nozze della figlia o i vasetti di Nutella quantitativamente, se non qualitativamente, non è  la stessa cosa.

  • Tanto non cambia niente

La disillusione dovuta alla scoperta che la bacchetta magica che è stata consegnata ai sindaci grazie al sistema elettorale maggioritario in realtà era scarica, perché se ai Comuni si tolgono sempre più risorse e si aumentano gli oneri, tipo i minori non accompagnati, nemmeno Mandrake benché aiutato da Luthor riuscirebbe a combinare qualcosa, spinge effettivamente a dubitare che cambiamenti significativi siano possibili.

  • Dovevo preparare il barbecue

Questo è indubbiamente un motivo più che valido, tuttavia poiché i seggi erano aperti fino alle 23 si poteva fare uno sforzo; per il futuro per invogliare questi buongustai si potrebbe far votare anche al lunedì mattina, come si faceva una volta prima che si dicesse che votare due giorni costava troppo?

  • Ah, perché, era questa domenica? Pensavo fosse la prossima

Bisogna fare qualcosa per questa gente distratta. Effettivamente ho notato che la pubblicità elettorale è stata meno invasiva del solito, meno volantini, santini, manifesti; gazebo si ma non aggressivi, quasi aspettavano che si andasse da loro più che cercare di catturare persone; si sono forse privilegiati i social ma si sa come sono fatti i social, nessuno legge oltre la seconda riga di un post e se non c’è una foto che attira si salta anche la prima riga.

  • Non me ne frega un c.xxo

Ed è meglio così! Chi ragiona in tal modo è altamente democratico e si rimette al volere della maggioranza. Proporrei di sgravarlo dal pensiero periodico di decidere su chi apporre una crocetta, privandolo del diritto di voto anche per il futuro.

Che insegnamento possiamo trarre da questo studio, stringato ma rigoroso?

Qualcuno sostiene che, quando i votanti sono pochi, si è in una democrazia matura.
Io non dico che si debba tornare ai tempi in cui per votare si tornava nei paesi di origine con viaggi memorabili, come il Pasquale Ametrano di Verdone, ma penso che se c’è tanta gente così inerte da non avere nemmeno la voglia di andare a scrivere un insulto sulla scheda elettorale siamo già ad uno stadio successivo alla maturità; che a forza di farci pensare che la politica è sporca, le circoscrizioni non servono, le province togliamole, i senatori non eleggiamoli, i partiti devono essere liquidi, i manovratori non vanno disturbati, stiamo rotolando su una brutta china.

Per fortuna al momento qua fa caldo: facciamoci un thè freddo, se non altro.

(142 – continua)

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España cañí

Quello del turista è un mestiere impegnativo. Specialmente per un Ossimoro come me, che se ne starebbe beatamente in panciolle tutto il giorno con il suo libro ed un bicchierino di vino.

Una volta, quando non c’era Internet, era più facile. Innanzitutto si andava molto meno in giro. La prima volta che insieme alla mi señora visitammo la Spagna, che coincise come vi ho raccontato con il giorno che il mio secolo finì, ci mettemmo un bel po’ a scegliere la destinazione, e per tutte le prenotazioni ci rivolgemmo ad una agenzia di viaggio, oltre a doverci rivolgere alla banca per munirci di pesetas e travellers cheque.

Bisogna ammettere che la moneta unica ha molto semplificato lo scambio all’interno dell’Europa. Se non altro quando si è all’estero non si è costretti a portare la calcolatrice per capire quanti soldi si stanno spendendo. Gli altri vantaggi specialmente di questi tempi non sono evidentissimi. Ci bombardano tutti i giorni dicendo che uscirne sarebbe una catastrofe che anche la sciagura di restarci così com’è sembra rassicurante. La sensazione non molto piacevole è quella di essere tenuti per gli zebedei da dei cravattari.

Oggi tra Booking, Trivago, Tripadvisor, Ryanair e quant’altro ognuno diventa agenzia di viaggio di se stesso; avendo tempo e qualche soldino si può decidere di andare a passare un weekend in qualsiasi paese scegliendo il volo più economico possibile e portando il minimo bagaglio possibile.

A proposito di bagaglio, abbiamo passato una giornata a Toledo, antica capitale, stupenda cittadina ottimamente collegata a Madrid con i treni ad alta velocità; la cattedrale è un gioiello storico ed artistico; ho riflettuto sul fatto di conoscere pochissimo la storia spagnola come peraltro quella di quasi ogni paese e mi sono ripromesso di tornare per visitare il museo della cultura visigota. Avvincente la storia di questo popolo che pressato dagli unni chiese di poter entrare nell’Impero Romano in decadenza e finì poi per contribuire a disfarlo; sembra quasi storia di oggi.

Il bagaglio dicevo non mi ha aiutato perché avrei portato volentieri a casa una lama di Toledo, utilissima di sera sui treni delle Ferrovie Nord, ma a malincuore vi ho dovuto rinunciare perché non avrebbe superato i controlli di sicurezza dell’aeroporto.

La Camera ha approvato delle modifiche di legge in materia di legittima difesa notturna. L’iter proseguirà al Senato; speriamo non sia l’inizio del far west: ho sempre in mente l’atleta sudafricano Oscar Pistorius, il velocista senza gambe,  che in Sudafrica ha sparato alla fidanzata credendo (dice lui) che ci fosse un ladro in bagno.

Dunque siamo tornati a Madrid dopo più di 25 anni. Personalmente mi sento un po’ a disagio nell’andare in giro oggi. Voglio dire, non che non mi piaccia, ma sentirmi dentro al meccanismo del turismo di massa mi fa sentire un po’ un pollo in batteria. Anche se le città architettonicamente rimangono uguali, o magari si abbelliscono, l’impressione è che si amalgamino sempre di più; le stesse catene, gli stessi negozi, addirittura gli stessi prezzi… e gente che corre da una parte all’altra non tanto per vedere e capire, quanto per far vedere agli altri di esserci stato, di segnare un’altra tacca sul calcio del proprio I-Phone.

Oggi la gente del mondo si sposta molto di più; chi in aereo e chi in barcone, chi come me privilegiata per divertimento (o cultura se vogliamo esagerare) chi per cercare una vita migliore.

Non è elegante parlare di barconi dopo essere stato a bisbocciare, me ne rendo conto. Sono sempre più convinto che se le contraddizioni e ingiustizie del mondo non vengono risolte a partire da dove sono più gravi non ne usciremo. L’approccio solo caritatevole non basta, non può bastare e arrivo a pensare che sia addirittura deleterio: bisogna che in quei posti il popolo si prenda il potere, con le buone e se necessario con le cattive.

Di Madrid porterò a casa, alla rinfusa, i ricordi di: Il Palacio Real con l’Armeria, Il Prado e specialmente l’aula con i dipinti visionari di Jeronimus Bosch, i vù cumprà attrezzatissimi con lenzuoli legati con corde cucite agli angoli che gli permettono di trasformarli velocissimamente in sacco all’arrivo dei vigili e della polizia (molto presenti); la sangria e la paella che ho avanzato perché mi ero riempito troppo di tapas; il Parco del Buen Retiro con il laghetto artificiale; la Vecchia Cattedrale di San Isidro, ma anche la nuova di Santa Maria de la Almudena; la quantità di locali per mangiare e bere e la quantità di persone che mangia e beve; la tariffa calmierata dei taxi dall’aeroporto al centro; un valente suonatore di dixieland che è andato avanti per due ore sotto le finestre dell’albergo a scassarci i cabasisi a deliziarci; delle persone che sembrava scattassero foto a caso ma mi inquadravano e mi hanno fatto scattare la paranoia; l’orsa nella piazza della Porta del Sol, da cui parte tra le altre una via dove di sera si prostituiscono delle ragazzine; la trippa alla madrilena che ho mangiato in una taverna e che ha portato il mio colesterolo nel sangue a livelli preoccupanti; Guernica di Picasso, che avevo visto in copia al Palazzo Reale di Milano; i boccadillos con i calamaros; Plaza Mayor sempre suggestiva dove abbiamo mangiato nello stesso ristorante di 26 anni fa.

Questo è stato uno sbaglio che ci ha procurato una grande delusione: allora, circondati da madrileni,  avevamo gustato una paella spettacolosa, almeno così ci era sembrata anche perché era la prima che mangiavamo in vita nostra; stavolta, circondati da turisti come noi, una paella triste. I camerieri però erano abbastanza stagionati e avrebbero potuto benissimo essere quelli di allora. Ma è passata la Fornero anche in Spagna?

Passeggiando per il centro ci siamo imbattuti in una taverna dal nome evocativo di España cañí, che in effetti mi ha fatto tornare in mente che quando suonavo con l’orchestrina questo era uno dei pezzi forti del nostro fisarmonicista Mauro; un famosissimo paso-doble che faceva la gioia dei ballerini più abili.

Anche La Spagnola suonavamo, “stretti stretti nell’estasi d’amor, la Spagnola sa far così..”, e a proposito di spagnola con rammarico segnalo che allora avevo notato molte più madrilene con caratteristiche fisiche adatte alla pratica, se mi seguite; ora troppi fisici atletici e nervosi scolpiti da eccessi di diete e palestre, servirebbe un po’ di ciccetta in più.

Bella Spagna! Infischiamocene se gli invidiosi nordeuropei ci hanno accomunati nell’odioso acronimo Pigs, insieme ai fratelli portoghesi e greci. Che la smettano quei fanatici mangiatori di aringhe e sanguinacci di romperci le scatole! Viva el jamon, viva el sol, felicidad y salud a todo el mundo!¹

(137 – continua)

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¹ Non sono sicuro che si scriva proprio così dato che lo spagnolo lo orecchio solamente. Spero che il senso sia chiaro.

Abbasso la quinoa!

Non sono una persona schizzinosa nel mangiare. A parte la panna nel latte mattutino, che non sopporto, ed il grasso nel coniglio che mi disgusta, mangio e bevo di tutto. Non soffrendo di particolari intolleranze se non verso talune persone e non dovendo attenermi ad un regime alimentare ne per motivi medici ne per motivi religiosi mi nutro sobriamente ma con sporadici e gioiosi eccessi e tengo fede alla natura biologica umana che è quella di essere animali onnivori.

Rispetto chi fa scelte alimentari diverse ma alcune forme di fondamentalismo cominciano sinceramente ad urtarmi; non patisco complessi di inferiorità verso chi liberamente decide di cibarsi esclusivamente di vegetali; non mi sento particolarmente in colpa nel mangiare costolette di agnello a Pasqua o qualche fetta di salame ogni tanto e le autoassegnate patenti di superiorità morale di certi salutisti mi fanno sorridere.

Anche le tirate pseudo-scientifiche mi stanno diventando insopportabili: e la carne fa venire il cancro, e il latte è dannoso… parto dal presupposto inoppugnabile che la vita media italiana, grazie in gran parte a quello che mangiamo, è arrivata a livelli record nel mondo. Dice: si, ma senza carne camperesti di più e meglio. E pazienza, mi accontenterò di campare un po’ di meno e peggio anche se ne dubito, perché al solo pensiero di una vita di insalata la mia joie de vivre (e non solo) scema, si affloscia, si spegne. E poi: ma quanto diamine vorremo campare? Ad un certo punto di qualcosa bisognerà pur morire, e che cavolo!

Le intolleranze, di qualsiasi genere, sono in crescita. Parlando di quelle alimentari, su questa crescita si è sviluppata una fiorentissima industria con fatturati miliardari, tanto che viene da chiedersi quante di queste siano vere e quante inventate per far fare soldi a chi vende gli integratori o i cosiddetti cibi funzionali. Possibile che nel giro di poco tempo il paese del pane, della pasta, della pizza e della polenta sia diventato il paese del glutine-free? Stento a crederlo.

A proposito di intolleranze, giusto per dar ragione a mio figlio che a volte si chiede dove io abbia lasciato la divisa da balilla, dirò che mi trovo d’accordo con la mia scimmia nuda sui seguenti argomenti: a) le Ong le Onlus le Caritas e tutte le cooperative devono essere estromesse dalla gestione dei migranti. Lo Stato deve prendere in mano in prima persona questa questione perché ci stanno mangiando in troppi b) sono d’accordo con Orban che ha messo fuori legge l’università di Soros. Non dimentico, io, che i peggiori attacchi alla lira sono partiti da questo signore. Se le tenga le sue università c) sono d’accordo con la Germania che ha deciso di non ammettere donne velate integralmente nei posti pubblici. Non è il momento di andare in giro mascherati d) i turchi hanno tenuto in ostaggio per due settimane un nostro connazionale (come quelli di altre nazioni) per non farci parlare del loro referendum. Vogliamo dirlo?

Non mi riconosco nei connazionali che, quando sono in giro per il mondo, vanno alla ricerca di ristoranti italiani o non resistono alla tentazione di chiedere un piatto di pasta per poi lamentarsi della cottura o del condimento. Sebbene sia intimamente convinto che la nostra cucina sia la migliore del mondo mi piace provare ogni schifezz le pietanze che hanno reso gli altri abitanti del pianeta quello che sono.

Ma ecco che, in omaggio alla globalizzazione, senza bisogno di recarsi nei posti più remoti per gustarli ci ritroviamo invasi da cibi che nella nostra mensa non si sono mai ne visti ne sentiti, e di cui personalmente non sentivo la mancanza, promettendoci paradisi di salute e benessere.

Prendete ad esempio la quinoa:
Originaria del Sud America, la quinoa è un alimento altamente digeribile, molto proteico e con poche calorie, dunque adatto ad ogni dieta; il suo delicato sapore, inoltre, ben si sposa con molte preparazioni. In più, porta numerosi benefici al nostro organismo, perché contiene fibre e minerali come fosforo, magnesio, ferro e zinco.

Sono davvero grato a quei popoli andini che si privano di tanto ben di Dio perché noi, intolleranti o semplicemente troppo sazi, possiamo goderne.

Meraviglia che, pur avendo a disposizione questo cibo degli dei, parecchi di loro siano costretti per sbarcare il lunario a venire in Italia a fare i corrieri express o i tuttofare di pulizie, cibandosi forse meno nobilmente ma almeno più frequentemente.

Da povero analfabeta alimentare qual sono, considerando che questa parte del mondo è prosperata per secoli pur essendo all’oscuro della quinoa, mi chiedo: continuerà così? E il dubbio mi assale.

(136 – continua)

Quinua

Apocalisse nàu

Non so se avete sentito della protesta dei dipendenti di un noto Outlet, che sarebbe un gruppo di negozi di marchi famosi che vendono la loro merce a prezzi sempre esosi ma un po’ più bassi di quanto fanno nei negozi “normali”, che scioperavano per la pretesa di farli lavorare per tenere i negozi aperti anche a Pasqua.

Chi ha la mia età, comunque la pensasse allora, constaterà con amarezza che se una simile richiesta fosse stata avanzata quarant’anni fa sarebbe scoppiata una rivoluzione.

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Oggi i pochi che hanno avuto il coraggio di scioperare, sacrificando lo stipendio già magro non dimentichiamolo, hanno dovuto combattere non solo con il ricatto di essere fatti fuori perché le tutele sono state sempre più assottigliate, ma anche contro l’ostilità della gente che voleva entrare a far shopping rinfacciandogli il fatto di essere già privilegiati a lavorare. Il giorno di Pasqua.

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E allora chiediamocelo onestamente: ma che società siamo diventati? Per quale motivo al mondo bisogna comprare jeans o magliette o mutande o qualsiasi altra cosa il giorno di Pasqua, o Pasquetta, o Natale, od anche in una domenica qualsiasi? E’ più vitale uno zombie o una persona che decide in coscienza (con rispetto parlando) di passare la domenica di Pasqua in un Outlet?

C’è una linea rossa che non si può oltrepassare, qualcosa che non si può immolare sull’altare del consumismo? La Pasqua, che nell’Italia del 90% di battezzati dovrebbe essere Santa e lo è sempre stata anche per i non credenti, non è una linea abbastanza rossa?
Perché bisogna arrendersi all’ineluttabilità di una settimana fatta da giorni tutti uguali e tutti da dedicare allo spendere?

Fosse per me, e lascio la lista a disposizione per implementazioni, adotterei dei provvedimenti di salute pubblica per chi venisse sorpreso a frequentare centri commerciali o outlet la domenica o nelle feste comandate, con aggravanti nel caso in cui si accompagnino figli minorenni:

  • revoca della patria potestà;
  • perdita del diritto di voto;
  • revoca della patente di guida;
  • obbligo di lavori socialmente utili.

Purtroppo so già che queste moderate proposte non verranno prese in considerazione da chi di dovere, in un paese dove l’arbitrio è spacciato per libertà e si tiene più agli agnellini che alla dignità delle persone.

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Allora rivolgo un appello all’unico che ci può salvare dallo stato di miseria morale in cui siamo caduti:

Mr. Trump, ne è avanzata ancora qualcuna di quelle bombone? Se ha qualche bombardiere o portaerei da queste parti, potrebbe cortesemente far radere al suolo Outlet e Centri Commerciali?

Cordiali saluti.

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“Lo dico ai responsabili… Verrà una volta il giudizio di Dio! Pentitevi!”
Giovanni Paolo II

Mamma li turchi

Scrissi questa nota esattamente due anni fa, in occasione di una levata di scudi della Turchia contro papa Francesco, che aveva definito il massacro degli Armeni “il primo genocidio del XX secolo”.  Da allora non mi pare che le cose siano migliorate, anzi. Uno potrebbe chiedermi: o Giò, ma che te frega della Turchia? Non abbiamo abbastanza problemi qua da noi? Ma certo, di problemi ne abbiamo tanti ma di quel genere non ancora, e non ci terrei ad averli. 

Ieri, 13/04/2015:

Il Papa, secondo il governo turco, ha sbagliato a parlare di “genocidio” degli Armeni. Anzi, si è trattato di una inaccettabile strumentalizzazione per fini politici. Perché secondo loro è vero che gli Armeni sono stati ammazzati, ma solo un po’, non esageriamo.

Ora annunciano, o meglio minacciano, misure nei confronti del Vaticano. Mi risulta che un turco abbia già sparato ad un Papa, nemmeno tanto tempo fa: vogliono fare il bis?

Sono stato in Turchia un paio di anni fa, subito dopo le proteste di Piazza Taksim. E’ stata ammazzata gente inerme, e nessuno ha pagato (su questo argomento in verità ci si potrebbe dire che in Italia è meglio che stiamo zitti). Lo stato turco sta subendo una islamizzazione per niente strisciante; Erdogan con il suo partito religioso  ha smantellato di fatto gran parte della Costituzione laica; ha soggiogato stampa e televisione, messo sotto controllo i social network, rimosso e sostituito con uomini fedeli i capi della polizia, dell’esercito e della magistratura.

Ci sono quartieri di Istanbul, non Kabul, dove le donne che non indossano il hijab non sono assolutamente ben viste. Mi è rimasta impressa la frase di una conoscente che riassume l’angoscia dei laici: “vedi, noi con loro possiamo convivere, ma loro non noi non possono”.

La Turchia appoggia i Fratelli Musulmani in Egitto e in Libia; ha fatto di tutto per destabilizzare Assad; non sta muovendo una paglia contro l’Isis in Siria: non sia mai che poi i curdi di casa propria, che vanno bombardati ben bene, si uniscano a quelli dall’altra parte della frontiera.

Questo è il principale membro della Nato nello scacchiere Medio-Orientale, e questo è lo Stato che qualcuno poco avveduto vorrebbe far entrare nella Comunità Europea.

Sia chiaro, non ho niente contro i turchi. Scelgano il loro governo, si scrivano la loro storia.

Ma non si arrabbino se chi ne ha il coraggio dice le cose come stanno. Un genocidio è un genocidio.

Oggi, 18/04/2017:
Messaggio rispettoso ai tanti cittadini turchi che, ospiti dell’accogliente Europa, hanno votato per rafforzare i poteri del Sultano. Se pensate che là si stia tanto bene perché non tornate a casina vostra? Comodo sfruttare le comodità delle democrazie e imporre agli altri le durezze dell’ autocrazia. 

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Ricordatevi di Alamo!

Se c’è qualcuno che potrebbe nutrire sentimenti di astio verso la Corea del Nord quelli siamo noi. Nel 1966 la nazionale nordcoreana osò batterci ai mondiali di calcio in Inghilterra, facendoci fare una figura di palta; dopo la disfatta di Caporetto, quella di Corea rimane la pagina più ingloriosa della storia patria. Giustamente al ritorno a casa gli idoli osannati alla partenza furono attesi da pernacchie e pomodori; se fossimo stati giapponesi qualcuno e precisamente il commissario tecnico Edmondo Fabbri avrebbe dovuto espiare le sue colpe facendo seppuku; passò invece il resto dei suoi giorni a negare che la colpa fosse la sua, in perfetto stile Blues Brothers: “Quel giorno finì la benzina. Si bucò un pneumatico. Non avevo i soldi per il taxi! Il mio smoking non era arrivato in tempo dalla tintoria! Era venuto a trovarmi da lontano un amico che non vedevo da anni! Qualcuno mi rubò la macchina! Ci fu un terremoto! Una tremenda inondazione! Un’invasione di cavallette!”.

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Mr. Trump a quell’epoca aveva 20 anni, dubito che tifasse Italia o semplicemente si interessasse al calcio. Gli Stati Uniti avevano ben altri problemi: le lotte per i diritti degli afroamericani, guidate da Martin Luther King che due anni prima era stato insignito del premio Nobel per la Pace, e due anni dopo fu ucciso in una cospirazione che gli Usa non hanno mai saputo, o voluto, chiarire fino in fondo; e soprattutto la guerra in Vietnam.
Guerra alla quale Mr. Trump riuscì a sottrarsi a differenza di tanti suoi coetanei con una buona dose di fortuna: alcuni rinvii per motivi di studio, un problema ai talloni per cui fu fatto rivedibile, ed infine perché nella lotteria che si svolse per decidere quali scaglioni dovessero partire per primi il suo fu uno degli ultimi.
Vorrei dire al presidente americano che non deve sentirsi in alcun modo sminuito dal non aver potuto partecipare alla carneficina in Vietnam; considerando che gli Usa sganciarono lì sopra più bombe che in tutta la seconda guerra mondiale, e gli agenti chimici che usarono come l’Orange o i micidiali bombardamenti al napalm-B uccisero e ferirono centinaia di migliaia di persone, uomini donne e bambini, e la guerra finì come finì, non c’era da esserne comunque molto fieri.

<> on April 26, 2016 in New York, New York.

Mi ritengo un uomo fiducioso nel genere umano. Ad esempio non penso che un uomo con una moglie simile possa essere meno che ragionevole ed accorto.

Il twitter scanzonato con cui Mr. Trump ha accompagnato l’invio della portaerei verso le acque coreane: “La Corea del Nord sta cercando rogne” (più o meno, scusate il mio cattivo inglese) al munifico e illuminato presidente Kim Jong-un dovrà essere sembrato un invito a nozze; mi preoccupa abbastanza che il giovane presidente, amico tra gli altri di personalità autorevoli come il nostro senatore Razzi, avendo esaurito i consanguinei da eliminare non intenda ora rivolgersi agli estranei.

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Tra l’altro sembra che in Corea del Nord siano convinti, ogni quattro anni, di essere loro i vincitori del campionato del mondo.

Spero che l’imminente Pasqua porti consiglio, almeno a chi fa un uso così intensivo di Dio; chi ha più testa la usi, per essere più terra terra.
Anche agli amici turchi, che proprio nel giorno di Pasqua andranno a votare per il referendum voluto dal presidente Erdogan per accrescere i poteri presidenziali, auguro di usare la testa.

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Il ministro degli esteri britannico si allena in vista dei negoziati di pace

A Lucca, questa bella cittadina toscana che amo molto, si è appena svolto il G7 dei ministri degli esteri. Tra gli argomenti trattati ovviamente  Corea del Nord, Siria, Libia, Russia. Mi hanno molto colpito le pacate dichiarazioni di Mr. Tillerson e  Mr. Johnson: “Mosca deve decidere se stare con noi o con Assad”. Quasi quasi sono contento di avere come ministro Angelino Alfano.

(134 – Buona Pasqua!)

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La linea rossa (cinq’ ghei püsé ma ross)

In questi giorni di deja vù, dove recitando lo stesso consunto copione attori senza pudore  replicano la tragica commedia di stragi provocazioni e mistificazioni, ho deciso di tracciare la mia personale linea rossa.
Non avendo a disposizione armate o droni o gas nervini non saprei bene come far rispettare tale linea a chi decidesse di varcarla: togliergli l’amicizia da Facebook? Contrassegnare la casella di posta come spam? Bannarlo da wordpress? Invitarlo a bere per offrirgli una birra analcolica?

Poco tempo fa ho letto un articolo che mi sembrava indicativo dei tempi che corriamo, dove qualche psicologo suggeriva alle maestre di non usare la matita rossa per correggere i compiti, perché il colore troppo aggressivo turberebbe i pargoletti, ma optare per un più rassicurante verde, che sottolineerebbe l’errore ma senza deprimere l’errante. Quindi se lo scolaro dovesse scrivere “ieri ho andato a squola” la correzione non andrebbe urlata con matita rossa accompagnata dall’onesto commento sgarbesco “capra!capra!capra!”, ma ingentilita da un benevolo “acciderbolina!” in verde possibilmente pisello.

Il primo film che ricordi di aver visto al cinema fu un western. Avrò avuto cinque o sei anni; probabilmente ne avevo già visti altri, compreso il pernicioso “Marcellino pane e vino”, ma questo in particolare mi rimase impresso perché quella volta mi ci portò mio padre, e mi pare fu anche l’unica. L’emozione era grande; il cinema ce l’avevamo anche al paese, ma il capoluogo mi sembrava in capo al mondo e già il solo andarci faceva parte dell’avventura.
A quei tempi al cinema gli indiani erano cattivi, niente da dire. Attaccavano le fattorie isolate e massacravano tutti; rapivano le donne bianche per farle schiave; tendevano imboscate ai coloni e scotennavano i soldati che gli passavano a tiro. Al massimo ce n’era qualcuno, addomesticato, che faceva da guida scout; non c’erano dubbi che la ragione fosse dalla parte dei pionieri, dei costruttori di ferrovie, di chi portava la civiltà insomma.
Non saprei raccontare la trama del film perché passai la maggior parte del tempo a cercare di svegliare mio padre che addormentandosi iniziava a russare; alla fine comunque la tromba suonò la carica che annunciava l’”arrivano i nostri”: il bene trionfava.
Solo qualche anno dopo si iniziarono a vedere dei film che ribaltavano lo stereotipo uomo bianco=civile e buono vs. uomo rosso=selvaggio e cattivo, bisognò aspettare Soldato blu, Il Piccolo grande uomo e Corvo rosso non avrai il mio scalpo che ristabilivano la verità storica: gli indiani erano le vittime e gli uomini bianchi gli aggressori: ma ormai i pochi indiani rimasti erano stati rinchiusi da tempo nelle riserve, ed anche sapere di aver avuto ragione non so quanto fu loro di conforto.

Come avrà capito chi segue da un po’ i miei sproloqui, non sono astemio. Non sono un fine intenditore ne un sommelier, ma un vino buono se me lo date lo so riconoscere; non disdegno niente ma potendo scegliere preferisco il rosso. Da quando ho letto che il tannino contenuto nelle uve nere aiuta a tener pulite le arterie mi attengo scrupolosamente ai consigli medici. Mi sono anche fatto regalare (trovo che sia molto utile avere dei vizi per togliere d’impaccio chi deve fare i regali) un decanter per far ossigenare il vino stagionato prima di degustarlo; peccato che nella mia cantina alle bottiglie non venga lasciato il tempo di invecchiare quindi il decanter è ampiamente sottoutilizzato. Bere da soli, credo lo sappiate, non è consigliabile: è per questo che quando ci troviamo tra amici un paio di bottiglie le stappiamo. Nel mio paese, lo segnalo agli appassionati, una prestigiosa azienda produce un vino da competizione, il Pollenza: quando deciderò di meritarmelo investirò i 50 euri necessari all’acquisto, ma non credo lo farò stagionare molto.

A proposito di linea rossa, la metro che prendo tutti i giorni per andare al lavoro è rossa. Stamattina era piena zeppa di persone che si recavano alla Fiera del Mobile; ad un certo punto ho sentito un urlo ed ho visto una giapponesina catapultarsi fuori, seguita da un suo amico; le avevano sfilato il portafoglio dalla borsetta, mariuoli, ma la ragazza è stata veloce perché è riuscita ad acciuffare il ladro e farsi restituire il maltolto. Il tutto si è svolto così rapidamente che sono appena riuscito a intuire quello che stava succedendo e non ho capito come abbia “convinto” il ladro, forse ha usato qualche arte marziale: se è così ha fatto bene, così gli impara¹ a superare la sua linea rossa.

(133 – continua)

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¹ mi vedo costretto a precisare che, attenendosi strettamente alla lingua italiana,  “così gli impara” meriterebbe la matita rossa.