Per non parlare della flatulenza!

Tempo fa parlai della simpatica coppia che tutte le sere all’ora di cena esterna i suoi problemi intestinali, decantando le proprietà miracolose di un farmaco contro la sindrome da colon irritabile che coglie sfortunatamente entrambi i coniugi, e “per non parlare delle flatulenze!”, come si premura di informarci la gentile signora.
Per carità, meglio loro che la poverina con i denti sanguinanti, oppure la quindicenne affetta da prurito vaginale, affettuosamente consigliata sulla soluzione dalla esperta mamma.
E del resto, come dice l’orco Shreck, “Meglio fuori che dentro!”, noi cresciuti alle gesta della buonanima di Bombolo¹ non ci scandalizziamo di certo, e sicuramente i bambini saranno d’accordo.

Purtroppo ho una brutta abitudine, che è quella di guardare il telegiornale la sera. Chi te lo fa fare, direte, e non avete torto, ma purtroppo è uno di quei vizi di cui uno fa fatica a liberarsi, come il fumo: per un periodo cerco di resistere ma poi ci ricasco sempre. I primi venti minuti di telegiornale, immancabilmente, passano vedendo sempre le stesse facce, magari cambiando leggermente l’ordine: Di Maio, Salvini, il nuovo trio Lescano Bernini-Gelmini-Carfagna (a proposito: nota di merito per Mara Carfagna, quando ce vò ce vò parafrasando il più giovane dei vicepremier, che superando gli schieramenti di partito si è pronunciata contro il Ddl dell’ajatollah Pillon _ nomen homen _ sulla presunta “riforma” della disciplina delle separazioni matrimoniali e degli affidi dei figli. Mara, facce sognà), la Meloni, Martina (tallonato da Renzi). Solo Leu e i Verdi restano un po’ in ombra, sarà che non esistono?
Ognuno di questi personaggi esterna senza che venga mai in mente ad un giornalista di fare una domanda che sia una: si limitano a reggere il microfono ed annuire con gravità come se avessero di fronte dei premi Nobel o l’oracolo di Delfi. In pratica fanno l’asta di microfono, mestiere comunque remunerato abbastanza bene che se fossi stato più furbo avrei potuto intraprendere anch’io, se solo mi fossi deciso a prendere la tessera di partito giusta.
Tra l’altro Martina, povera stella (non mi si dica che insisto sempre su quelli, ma che ci posso fare, me le tirano fuori dalla penna come se fossero ceffoni), ha criticato il ministro 5S che ha dichiarato di voler fare finalmente una legge sul conflitto di interessi (loro ce l’hanno già pronta, ha detto con sprezzo del ridicolo: bè, che aspettavate a tirarla fuori, che morisse Berlusconi?) e invece Renzi ha detto che bisogna andare oltre il PD e recuperare il contatto con i movimenti. Lodevole, se non fosse che il PD l’ha ammazzato lui ed i movimenti li ha fatti scappare tutti in questi anni: comunque auguri, continuiamo a farci del male come diceva Nanni Moretti.

Essendo venuti a noia ai pubblicitari i lati B femminili, hanno deciso finalmente di sdoganare il sedere maschile. La cosa devo dire che ha generato un consenso unanime in tutte le donne che conosco, indipendentemente dall’età. Anche la domanda sbarazzina: “Succhino?” detta in modo da confondersi con zucchino è una genialata dei creativi, a cui faccio tanto di cappello.

A proposito di flatulenze, sembra che i vegani ne siano maggiormente affetti, a causa della dieta di erba che come si sa fermenta e quindi può causare gas fastidiosi. Leggevo di una stalla in Usa esplosa a causa dei gas di scarico delle mucche, che ovviamente non mangiano bistecche.

Tornando al telegiornale, sembra che voglia tirare la volata a chi ne sostiene l’inutilità: infatti tolti i primi venti minuti di cui ho già parlato, e degli ultimi cinque dove si parla di sport spettacoli e gossip, nei restanti cinque minuti a parte la rubrica della Santa Sede o di Confindustria (a proposito, il direttore ha criticato il reddito di cittadinanza perché a suo avviso 780€ sono troppi quando al Sud lo stipendio medio è di 830€. E non ti vergogni? ci sarebbe stato da chiedergli. Ma non mi pare di aver sentito la domanda) ci viene raccontato ogni starnuto di Trump, ignorando di solito gli altri sette miliardi di coinquilini di questo pianeta, a meno che non siano vittima di qualche catastrofe epocale e solo se c’è di mezzo qualche occidentale. A proposito, in Congo è in corso una devastante epidemia di Ebola, ma chi se ne frega. Idem del presidente del Brasile che è a favore del disboscamento dell’Amazzonia per permettere ai latifondisti di coltivare la soia, ma chi se ne frega, l’importante è che ci ridia indietro Battisti. O del campo di concentramento di Gaza, che a parlarne ci si becca degli antisemiti, o di quello che si sono detti al vertice di Palermo sulla Libia, dove gli stessi che sono andati a distruggerla ora premurosamente si prodigano per “ricomporre i dissidi”, compresi i francesi che hanno fatto fuori Gheddafi perché tra le altre cose voleva superare il loro franco coloniale, il franco CFA: ma si, chi se ne frega!

Ed è meglio fregarsene, perché altrimenti ci si fa il sangue cattivo, si digerisce male e pure l’intestino ne risente e si irrita. Per non parlare poi della flatulenza!

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¹ Chi l’avrebbe mai immaginato che alcuni dei film con Bombolo sarebbero diventati dei cult, o che ci sarebbe stato da rimpiangere la prima repubblica. Anzi, mi sa che proprio quelli che hanno fatto diventare cult i film di Bombolo rimpiangono più di tutti la prima repubblica. A me i film di Bombolo facevano cagare, ed anche la prima repubblica: ma sulla prima repubblica è da un bel pezzo che non sono più tanto sicuro.

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Terra!

Trovo molto simpatica la proposta del governo di dare, a chi si impegna a fare il terzo figlio, un bel pezzo di terra da coltivare. Può anche darsi che come incentivo possa funzionare, e del resto chi oggi storce il naso (“Torniamo all’Agro Pontino!”) non è che abbia brillato per piani di sostegno alle famiglie.
Anzi, se vogliamo essere sinceri, non ha brillato per nessun piano, e dunque non appare molto credibile quando oggi richiede agli altri di fare in pochi mesi quello che loro stessi non sono stati capaci di fare per anni.

Parliamoci chiaro: il calo della natalità è in atto da svariati anni senza che nessuno abbia fatto qualcosa per contrastarlo, la precarietà causa principale dell’impossibilità di creare una famiglia non l’ha creata Conte, la situazione del mezzogiorno e la disoccupazione giovanile al 40% non è un’invenzione elettorale di Di Maio, 5 milioni di poveri (secondo l’Istat) non li ha fatti Grillo, il debito pubblico ad oltre 2000 miliardi ed al 132% del Pil non li hanno portati i 5S, le infrastrutture fatiscenti non sono certo colpa dei grillini: questo dovrebbe ammetterlo chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale, e questo certifica senza ombra di dubbio che le politiche seguite finora sono state fallimentari e dannose. E persino le buche di Roma, se vogliamo, si possono attribuire alla giunta Raggi solo fino ad un certo punto (e comunque non dimentichiamo che il sindaco precedente, Ignazio Marino, è stato fatto fuori dal suo stesso partito!), e solo a patto che ogni amministrazione si guardi prima in casa propria.

Intendiamoci: non mi arruolo tra le fila dei cinquestelle, la democrazia dei clic è lontana anni luce dal mio modo di concepire la rappresentanza, ritengo che per governare bene non si possano banalizzare le cose complicate ma non è certo colpa loro se gli altri sono dei masochisti. Forza Italia si sgretola come una mummia egizia messa a prendere aria (ogni riferimento al suo anziano leader è casuale); il PD è stato ucciso dal renzismo, versione annacquata delle politiche berlusconiane, e dai personalismi; gli altri ciuffi non pervenuti. I verdi, che almeno in Germania cercano di arginare le destre, da noi semplicemente non esistono, in un momento dove niente sarebbe più progressista che opporsi alle degenerazioni consumistiche.
Tra l’altro il PD, se avesse avuto un minimo di coraggio ed iniziativa politica, avrebbe potuto sottarre i cinquestelle dall’abbraccio con Salvini: e poi mi vengono a parlare di responsabilità!

Quando sento in TV il segretario pro-tempore del PD contestare il reddito di cittadinanza chiedendo invece interventi per il lavoro, la domanda spontanea è: Ma perché non l’avete fatto voi negli ultimi cinque anni se eravate così bravi? E come fate a criticare il reddito di cittadinanza dopo aver introdotto il limitatissimo REI (reddito di inclusione), e senza una elaborazione teorica sul futuro del lavoro, quando da decenni avete abbandonato l’idea della piena e buona occupazione per tutti?
Per non parlare di Forza Italia e delle replicanti Bernini-Gelmini-Carfagna, preoccupatissime che la manovra finanziaria sia dannosa per i risparmiatori e per il popolo. Quando con loro lo spread arrivò a 500 era una manovra dei poteri forti, mentre adesso che è intorno a 300 è incapacità dei cinquestelle (stranamente si dimenticano di dire che insieme ci sono anche i loro compagni di merende leghisti)? In quanto al popolo, se ne sono occupati così bene che infatti, riconoscenti, alle urne si sono azzuffati per rivotarli.

Ma come, mi chiedono, non sei preoccupato che tutto possa andare a scatafascio? Ma che discorsi, certo che sono preoccupato. Come ero preoccupato, in tutti questi anni, quando perdevamo pezzi e pezzi di industria, comprati dagli “investitori” stranieri, o per gli “imprenditori” che delocalizzavano per salvare la produzione, dicevano loro. Come ero preoccupato dall’aumento dell’età pensionabile, dai jobs act, dalle mafie infiltrate al nord. Come ero preoccupato dalle banche portate sull’orlo del fallimento per i soldi dati agli amici degli amici e mai restituiti, tra la compiacenza degli enti che avrebbero dovuto controllare, dai controllori che sono consulenti dei controllati (il ponte di Genova è emblematico!), dai vergognosi sperperi e ruberie (Pedemontana? Brebemi? Mose? vado avanti?)

Quindi sinceramente si, sono preoccupato. Sono preoccupato perché il socialismo è morto e l’Europa sarà socialista o non sarà, dicevano i firmatari del Manifesto di Ventotene, citato sempre a sproposito; sono preoccupato perché i privilegi vengono spacciati per diritti (le pensioni milionarie vanno bene, ma l’adeguamento di quelle minime no) ed i bisogni per capricci (sei senza lavoro? non hai voglia di lavorare!), sono preoccupato perché tante periferie da luoghi del popolo sono diventate terra di nessuno; sono preoccupato perché si è pensato per anni di risolvere i problemi con i bonus per pochi, invece di pensare al benessere di tutti.

E dunque, se vogliamo fare qualcosa di nuovo ben venga tornare all’antico! Fate figli, italiani, e zappate la terra. Bene o male, qualcosa nell’orto ci sarà sempre.

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Elina Svitolina!

Confesso di non seguire molto il tennis. Come ho detto, ai miei tempi gli sport popolari erano il calcio, il ciclismo e la boxe: tutti gli altri o non esistevano, o erano riservati a chi poteva permetterseli, e non erano molti.
Nel mio paese tra l’altro non c’erano nemmeno campi da tennis, i primi vennero costruiti quando ero già grandicello, all’inizio degli anni ’70: la novità attirò qualche giocatore, a cui non mi accodai per qualche buon motivo e cioè: l’attrezzatura bisognava acquistarla ed il campo bisognava affittarlo (pagando). Chi ce lo faceva fare, quando potevamo giocare a pallone gratis per ore ed ore?
Poco prima era stata costruita una bellissima pista di pattinaggio a rotelle, anche quella gratis! dove generazioni di ragazzini si ruppero denti e braccia, cadendo o sbattendo sui corrimano di recinzione.
Ricordo la Coppa Davis del ’76, quella vinta dai quattro moschettieri Panatta, Bertolucci, Barazzutti e Zugarelli in Cile, nel plumbeo Cile del dittatore Augusto Pinochet, ma più per le discussioni politiche che per l’effettivo evento sportivo. Dopodiché, che devo dirvi, è un gioco che non capisco, non mi appassiona e francamente questa pallina che continua ad essere buttata da una parte all’altra del campo mi annoia.

Stamattina dentro al treno pendolari delle ferrovie Nord che mi vede assiduo frequentatore pioveva. Non so come mai ma filtrava acqua dall’alto e sgocciolava sopra alcuni posti. Era divertente vedere gente che ingolosita dal posto libero, una rarità dopo poche fermate dalla partenza, si sedeva e dopo pochi secondi, rendendosi conto della situazione, si alzava a razzo. Comunque poco male, era stato diramato allarme meteo e quindi eravamo tutti muniti di ombrello.

Leggendo il giornale ho così scoperto che esiste questa tennista ucraina, Elina Svitolina, molto brava e con un nome ed un carattere decisamente sbarazzini anche se in quanto ad avvenenza la posizionerei a qualche lunghezza dalla russa Maria Sharapova. Tra parentesi, sono rimasto uno dei pochissimi a sfogliare il quotidiano in treno. Qualcuno legge i titoli delle notizie dai telefonini, qualcuno all’arrivo prende il quotidiano gratuito, Metro. Io bandirei sia i cellulari dal treno che i quotidiani gratis all’uscita della stazione, due misure di salute pubblica forse eccessive ma necessarie.

Sembra incredibile ma sta finendo anche l’era della cancelliera tedesca Merkel. Ha annunciato l’abbandono della Presidenza del suo partito in forte calo di consensi, mentre il governo di coalizione traballa e non si vede come possa rilanciarsi. Ci mancheranno gli scherzi goliardici (cucù!) e gli apprezzamenti che il nostro arzillo ex-premier le riservava. Riposi politicamente in pace: i posteri giudicheranno se, dopo tutti questi anni al potere, lascerà un partito, un paese e un continente migliori di quelli che ha ereditato.

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Arrestati i bronzi di Riace!

La procura di una ridente cittadina calabrese nota come Svizzera d’Italia ha compiuto una importante operazione tesa a scongiurare il traffico di opere d’arte.

Per evitare che a qualcuno venga in mente di trafugare i preziosi reperti conosciuti come “bronzi di Riace” o che ne possa trarre vantaggi indebiti come ad esempio favorire il traffico di turisti con conseguente aumento dell’inquinamento e del traffico, vera piaga a queste latitudini, ha fatto prelevare le due opere dal Museo della Magna Grecia dove facevano indebito sfoggio della loro virilità e le ha poste agli arresti domiciliari.

Soddisfatto il ministro dei Beni Culturali: “Chissà cosa diranno Saviano e i buonisti” ha commentato.

 

Mi annoiavo

Sta prendendo sempre più piede, come giustificazione per le azioni più balorde, la scusa: “mi annoiavo”.
Si tratti di lanciare da macchine in corsa uova in faccia al primo malcapitato (di norma nero) a rischio di accecarlo, come è accaduto di recente ad una giovane atleta, o di picchiare un coetaneo mandandolo all’ospedale per rubargli cellulare e soldi senza averne alcun bisogno (ragazzi di “buona” famiglia sono stati descritti. Figuriamoci se fossero state famiglie di delinquenti. Ci sarebbe molto da discutere sul concetto di buona famiglia: si può definire una famiglia buona quella dove non si ha idea di quello che combinino i figli?) con lo scopo di postare la prodezza su fessbuc¹, o di dar fuoco ad un barbone: eh, mi annoiavo!

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Tigellino, al suo imperatore che suona la cetra mentre Roma brucia: «Nerone, ma che cazzo avete combinato?»
Nerone: «Eh, mi annoiavo!»
Tigellino: «Ah bè, allora avete fatto bene. Continuate pure a suonare»

Come ho già detto, sono contrario a quell’overdose di attività a cui vengono sottoposti i bambini fin da piccoli. E la scuola, e poi il tennis, e poi magari danza, e poi teatro, e poi… occupazione di tutti gli spazi e tempi in una sorta di horror vacui dei genitori, da un lato preoccupati di non dare al proprio pargoletto tutti gli strumenti indispensabili al successo futuro (ma più spesso in cerca di soddisfazione alle proprie ambizioni) e dall’altro spaventati, non attrezzati a concedere ai figli quella libertà di cui forse più di tutto avrebbero bisogno. Perché concedere la libertà significa prima di tutto educare alla responsabilità, perché libertà non è fare tutto quello che ci piace fregandocene delle conseguenze.

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Carla a Nicholas: «Mon amour, che hai combinato stavolta?»
«Ma niente, ero annoiato, ho mandato i Mirage a bombardare Gheddafi. Sarò libero di bombardare chi ne ho voglia, no?»
«Oh bè, merde alors. Ti canto una canzoncina?»

Temo che a qualche spirito troppo empatico venga in mente di inserire la noia nel nostro codice penale, come attenuante, trattandola come incapacità di intendere e volere (anche temporanea): e va bè, poverino, se si annoiava… mica era colpa sua, è la società che non l’ha messo in grado di sviluppare tutte le sue sicuramente enormi potenzialità o di fornirgli a domicilio un panel di occupazioni che favorissero il suo sviluppo psico-fisico e la piena realizzazione come persona umana.
Ma io dico, se ti annoi tanto perché devi andare a rompere le scatole agli altri? Non puoi leggere un libro, fare un giro in bicicletta, andare in una bella palestra di pugilato che così ti danno le sventole che ti meriti?
Dobbiamo rettificare i termini, allora: non di noia si tratta, ma di vuoto, di assenza assoluta di freni inibitori, disprezzo del vivere civile, totale mancanza di educazione e di rispetto, ozio coltivato, assecondato e giustificato (“una goliardata”, “ragazzate”, pure quando stuprano in gruppo una ragazzina).

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Melania: «Cavolo Donald, ma si può sapere perché hai pigiato quel bottone? Hai fatto scoppiare una guerra mondiale!»
«Eh, così, mi annoiavo…»

A costo di essere noioso, e quindi di procurare noia, ripeterò che la cura principale per questa malattia sociale è semplice ed efficace: la zappa. Bisogna istituire un registro degli annoiati, dotarli di una zappa ed inviarli chi a Rosarno a raccogliere pomodori, che in Trentino a raccogliere mele, chi semplicemente a pulire i marciapiedi della propria città. Otto ore ben fatte tutti i giorni, ed obbligo di leggere almeno un libro al mese. In poco tempo la malattia sarà debellata e saremo il primo paese noia-free al mondo. Poi avremo il problema opposto, cioè quello di tenere a freno tutti i cittadini attivi e responsabili, ma a quello ci penseremo a tempo debito, una cosa alla volta.

Melania Trump works in the White House garden with students from the Boys and Girls Clubs at the White House in Washington

Qualsiasi cosa faccia Mrs. Melania la fa bene.

 

 

¹ Non è scritto male. Sono sempre più convinto che i social network contribuiscano all’imbarbarimento collettivo e spero in un’arma che distrugga al più presto tutti i server su cui si appoggiano.

Merde alors!

Me ne stavo beatamente mangiando un piatto di tortellini, innaffiandoli con una congrua dose di Lambrusco nel luogo più idoneo, e cioè in una trattoria di Bologna, quando da un tavolo vicino ho captato una conversazione che mi è sembrata contrastare con la leggerezza del momento, fatta da una compagnia di amiche intente a dividersi un tagliere di affettati vari, mortadella e formaggi.
Di solito non ascolto le conversazioni altrui, è una questione di educazione, ma in questo caso la mia attenzione era stata attratta dal fatto che un cameriere maldestro aveva rovesciato sui pantaloni bianchi di una delle commensali un calice di rosso, cosa che nel caso di persone a me molto vicine lo avrebbe esposto a rappresaglie dolorosissime: mentre invece la vittima ha incassato con eleganza, intingendo con grazia il ditino nella pozza sul tavolo e portandoselo dietro l’orecchio, dichiarando: “Porta fortuna”.

Così sono venuto a conoscenza che il ministro degli Esteri del Granducato del Lussemburgo, Stato grande un po’ meno di Genova che produce essenzialmente soldi per chi già ne ha, in un convegno che lo vedeva partecipare insieme ad altri ministri dell’Unione Europea tra cui il nostro ministro dell’Interno, ha condiviso l’esposizione del moderato programma di quest’ultimo per la gestione dell’immigrazione che consiste essenzialmente in punti forti come: a) basta immigrazione clandestina b) aiutiamoli a casa loro c) l’unico modo per non far morire affogati i migranti è non farli partire, sbottando entusiastico in un “merde alors!” che in lussemburghese sembrerebbe significare “bravo Salvini!”.

Scavalcando addirittura a sinistra il nostro ministro, commosso da tanto calore, Asselborn ha invitato a ricordare di quando i nostri emigranti venivano trattati di merda in Lussemburgo, Svizzera, Germania, Belgio e Francia, e regolarsi di conseguenza per non commettere i loro stessi errori. A tale scopo, come parziale risarcimento delle discriminazioni subite e delle condizioni in cui i nostri compatrioti erano tenuti, il ministro ha annunciato che  l’illuminato Granduca in persona ha deciso di devolvere quattro miliardi di euro l’anno per far fronte all’accoglienza dei nuovi migranti in Italia, ed ha annunciato l’invio di una task force di banchieri per insegnare ai nuovi arrivati i rudimenti dell’economia monetaria.

Strette di mano e abbracci convinti hanno suggellato il nuovo patto italo-lussemburghese, che prevede anche che ogni finanziaria del paese accolga almeno dieci cittadini extracomunitari: al momento di lasciarsi il nostro ministro ha salutato il collega con un festoso: “ma va’ a da’ via i ciapp’” che come è noto significa “arrivederci a presto amici!”.

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Mazze, palle e meloni

Leggo di una ragazza in Canada che, cameriera in un club di golf, è stata licenziata perché si ostinava ad andare al lavoro senza indossare il reggiseno. L’atteggiamento sbarazzino che in ambienti più aperti verrebbe apprezzato e premiato, è stato inopinatamente mortificato e punito. Il proprietario da parte sua dice di non avere personalmente niente contro le ragazze senza reggiseno, ma di aver preso il provvedimento a scopo preventivo (“so che succede quando gira l’alcool”, sembra abbia dichiarato) per evitare problemi alla ragazza e soprattutto ai soci del club.
Probabilmente conosce bene i suoi polli, mi verrebbe da dire, ed ha preferito evitare che i giocatori, alle prese con mazze, palle e buche, fossero distratti da bocce e meloni. La ragazza ha sporto una denuncia per discriminazione sessuale: sostiene che si, è vero, non indossa il reggiseno da due anni perché non lo sopporta; che si, è vero, faceva caldo ed indossava solo una maglietta e si vedevano i capezzoli: ma è pure vero che i capezzoli ce li hanno anche gli uomini, e allora se deve mettere il reggiseno lei devono metterlo anche gli uomini. Non fa una grinza!

Già al ritorno dalle ferie avevo avuto l’impressione che il mondo andasse a rovescio, e non mi riferisco solo alla situazione politica: i media avevano dato gran risalto al fatto che un giovane attore americano sembra abbia fatto causa ad una attrice italiana, maggiore di lui di una ventina d’anni, perché all’età di 17 anni lo avrebbe molestato sessualmente ed il fatto gli ha provocato un trauma psicologico gravissimo. Potrei sbagliare ma mi sembra di ricordare che alla sua età nessuno dei miei conoscenti sarebbe stato così schizzinoso, considerando poi che non stiamo parlando del mostro di Loch Ness: ad avercene, anzi! Tra l’altro se il giovane avesse letto Il Primo Libro di Li Po (non il mio Po, quello come ricorderete si occupa di risció e racchette elettriche) avrebbe saputo che il tao raccomanda di apprendere i rudimenti amorosi da donne più esperte per acquisire la padronanza ed il controllo dei propri impulsi. L’ignoranza, che brutta bestia!

Tra l’altro, a proposito di molestie, l’altro giorno è stata la volta di una giovane attrice e ballerina di dichiarare di essere stata violentata, per due volte ed in due giorni diversi, da un notissimo attore francese, in casa del medesimo. Non vorrei essere accusato di qualcosa tipo sessismo o giustificazionismo, ma mi è sembrato un po’ imprudente recarsi dopo qualche giorno dalla prima violenza a casa del violentatore col risultato di venire violentata un’altra volta, così come a suo tempo mi sembrò imprudente il comportamento di quella ragazza che si recò nella camera del pugile Mike Tyson e sul più bello gli disse di no; ma ripeto, non vorrei essere tacciato di selèandataacercarismo: la donna non si tocca nemmeno con un fiore (se lei non vuole) è e rimane il mio motto.

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Mara Carfagna può dire qualsiasi cosa, io ci crederò sempre

Quindi, in pratica, dal ritorno delle ferie è una molestia continua; gli argomenti che monopolizzano i media sono: a) immigrazione b) molestie e violenze (comprese quelle a chierichetti) c) crollo di ponti. Il mondo praticamente non esiste e siamo ripiegati a contemplarci l’ombelico; ogni sera tocca ascoltare dichiarazioni senza senso di politici del governo e dell’opposizione (le più moleste se posso esprimere il mio parere le esponenti forziste Bernini Gelmini Bergamini _ c’è qualche motivo recondito se i loro cognomi finiscono tutti in “ini” quando quello del loro capo finisce in “oni”? _ e Carfagna che però come la Giorgia Moll dei bei tempi con quel sorriso può dire ciò che vuole, che come quei giocattoli caricati a molla e rilasciati sul tavolo continuano a rigirare in tondo tra una rete e l’altra ripetendo sempre le stesse cose, tra l’altro credendo di essere vive quando è evidente che si tratta di automi, come capirà chi ha visto il film di fantascienza La donna perfetta¹.

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¹ Siccome ho letto che Steve Bannon² è un cinefilo ed ama citare i film che più l’hanno colpito con interpretazioni alla cavolo di cane di quanto ha visto, non voglio essere da meno ed anch’io inizierò a citare i film che più mi hanno colpito. In questo caso quello che mi ha più colpito è stata Nicole Kidman.
² Il consigliere di Trump che poi è stato licenziato perché era troppo persino per Trump. Allora è passato a consigliare Salvini, rispetto al quale pensa di essere moderato.

Il bel gioco dura poco

Mi pare ora che quelle centocinquanta persone vengano fatte sbarcare.

Io guardo quella nave e mi vergogno, non so voi, e la sento come una vergogna collettiva, che forse meritiamo ma che non si può tollerare ancora.

Se bisogna punire qualcuno non sono quei poveracci, ma chi ha destabilizzato, chi ha tollerato, chi ha corrotto, chi ha negato, chi ha mal gestito, chi ha lucrato, chi ha speculato, chi ha sottovalutato.

Cento anni fa si era nel corso della Prima guerra Mondiale. Settanta anni fa si camminava sulle macerie della Seconda Guerra Mondiale. Ora noi, da questa parte del mondo, stiamo incommensurabilmente meglio rispetto ad allora, possiamo negarlo? Ma purtroppo una buona parte di mondo non sta così bene, e cerca un posto dove vivere meglio.

Sono le ingiustizie che vanno combattute, le disuguaglianze, la rapacità, l’ingordigia. Se non si combatte questo, non basteranno tutte le Diciotti del mondo.

 

 

Viaggio in Russia – Mosca!

Ed eccoci a Mosca, la capitale, la sede del potere: la città più grande e importante della Russia, 15 milioni di abitanti a cui se ne aggiungono giornalmente diversi altri milioni, tra lavoratori pendolari, visitatori e turisti.

I giorni passati a Mosca sono stati un po’ come passare davanti al negozio di un pasticcere: si vedono i dolci, si sentono gli odori, e viene voglia di entrare, curiosare, assaggiare… si, perché ci siamo stati meno di due giorni (tre notti, però), e bastano appena per rendersi conto della grandezza di questa città.

La visita ha toccato ovviamente la Piazza Rossa, che mi piacerebbe visitare il 9 maggio, quando c’è la grande parata per la ricorrenza della vittoria nella Grande Guerra Patriottica. Ma anche così, trovarcisi è stata un’emozione, come quando trent’anni fa ci trovammo davanti alla Torre Eiffel in viaggio di nozze. La Piazza è racchiusa da un lato dalle mura del Cremlino, fronteggiate sul lato opposto dal grande magazzino Gum; di notte devo dire che le luci di quest’ultimo mi hanno un po’ disturbato, le luminarie in stile natalizio mi sono sembrate un po’ kitsch, togliendo un po’ di solennità al luogo. La Piazza è ora adibita anche a luogo di concerti, ed infatti una delle sere in cui, con un manipolo di ardimentosi, ci siamo avventurati in centro con la metropolitana (efficientissima!) ci siamo trovati di fronte uno sbarramento invalicabile: l’intera area era transennata, ed i varchi muniti di metal detector sorvegliati dalla polizia, con il rinforzo dell’esercito. E’ stato tenerissimo un soldatino che, vedendo una signora titubante di fronte ad una pozzanghera (pioveva) gli ha indicato un guado e le teso la mano per aiutarla ad attraversarlo. Mentre cercavamo di orientarci per aggirare gli ostacoli, tra cartine ed indicazioni in caratteri cirillici, si è avvicinato un ragazzo che, in un inglese senz’altro migliore del nostro, ci ha dato delle dritte per passare dall’altra parte. Gira che ti rigira comunque siamo riusciti a passare solo quando il concerto è finito, il girare però ci ha permesso di ammirare la via San Nicola, tutta illuminata di luci pendenti colorate, dove nei giorni dei mondiali si aggiravano i tifosi prima e dopo le partite. L’altro giorno leggevo di un manualetto distribuito ai propri tifosi dalla Federazione Calcio Argentina, che dava indicazioni sul modo più opportuno per conquistare le donne russe. Mi è sembrata un’iniziativa lodevole, non sono purtroppo riuscito a procurarmene un opuscolo, lo vorrei sottoporre all’attenzione di Olena per sentire che ne pensa.

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Turista in discutibile forma atletica e mentale inneggia all’amore universale (foto di repertorio)

Rimanendo sulla Piazza Rossa, abbiamo visitato la cattedrale di San Basilio, la cui grandiosità esterna contrasta con i piccoli ambienti interni; il Cremlino ovviamente, dove purtroppo la parte più bella non è visitabile: passeggiando dentro lo spazio del Cremlino bisogna stare attenti quando si attraversa la strada, facendolo sulle strisce pedonali, e questo non per paura di essere investiti ma perché altrimenti le guardie usano i fischietti a disposizione e redarguiscono i  contravventori. Nel Cremlino abbiamo visto lo Zar dei Cannoni (mai sparato un colpo) e la Zarina delle Campane (mai suonato un rintocco): maestosi manufatti, ma abbastanza sfortunati. Anche l’Armeria abbiamo visitato, dove sono custodite non solo armi ma tesori inestimabili. Siamo passati anche davanti al teatro dove spesso si esibiscono i nostri cantanti: non si sa perché ma i russi amano molto i nostri cantanti degli anni ’80, e qui Toto Cutugno e Al Bano ottengono sempre dei gran successi (la reunion Al Bano – Romina è avvenuta qua, non per caso…). A Mosca, per terminare col gossip, ha un bell’appartamento anche Ornella Muti. E no, non è vero che è stata amante del presidente Putin.

A proposito di rosso, a parte il ricordo dei sacrifici e dei caduti in guerra, mi sembra sia in atto una certa rimozione del periodo sovietico; anche sulla Piazza Rossa si pone l’accento che in realtà si chiamerebbe Piazza Bella, quasi si voglia nascondere quel di rosso che è rimasto. Per fortuna ci pensano i cinesi a ricordarcelo, e si incolonnano in file chilometriche per rendere omaggio alla salma di Lenin nel Mausoleo: cosa che avrei fatto volentieri anch’io se non ci fossero stati di mezzo, appunto, tutti quei cinesi. Una cosa carina che ho appreso è che esiste un modo di dire, quando un uomo tradisce la moglie, che dice “va a sinistra”: sara stato così anche prima del ’91?

Siamo passati davanti al Bolscioi, siamo passati davanti alla Casa Bianca, e qui non ho potuto non ripensare a quando, nell’ottobre del ’93, il democratico Eltsin la fece cannoneggiare dai carrarmati con dentro i deputati che si opponevano alle sue riforme di ultra-liberalizzazione.

Abbiamo visitato il grande magazzino Gum, un centro commerciale dove sono rappresentate tutte le migliori firme della moda mondiale: è curioso che l’embargo riguardi i prodotti alimentari e non questi, di prodotti. A proposito di prodotti agricoli, il nostro autolesionismo si spinge fino ad aver aderito all’embargo penalizzando le esportazioni dei nostri contadini, ma a permettere però che nostri tecnici vadano nelle loro industrie casearie ad insegnargli come fare la mozzarella. Tafazzi ci fa una pippa, per essere aulici.

Siamo entrati nella Chiesa del Cristo Salvatore, la nuova chiesa realizzata in epoca eltsiniana in un’area dove c’era prima una chiesa, abbattuta dai bolscevichi e dove venne poi edificata una grande piscina con l’acqua riscaldata; poiché di chiese mi sembrava ce ne fossero già abbastanza avrei più gradito la piscina, ma ammetto che dalla terrazza si gode un bellissimo panorama dei dintorni: si vede il museo Puskin, ed anche la nuova scultura dedicata a Pietro il grande, che in realtà l’autore aveva dedicato a Cristoforo Colombo ma poiché nessuno la voleva se la prese il sindaco di Mosca, chiedendo però di sostituire la testa del genovese con quella di Pietro.

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Bella, per carità, ma volete mettere una piscina?

A proposito di panorami, siamo stati sulla Collina dei Passeri, da cui si osserva tutta Mosca; alle spalle l’enorme Università; tra la distesa che si stende sotto spiccano alcune delle sagome delle Sette Sorelle, palazzi maestosi in stile sovietico dove abitavano funzionari del partito e le personalità più eminenti della società civile. In uno di questi abbiamo anche mangiato, in un bellissimo ristorante, e pasteggiato a spumantino.

Siamo stati sul Parco della Vittoria, creato di recente: qui si salda il giusto orgoglio per la vittoria su Napoleone con quello su Hitler; obelischi e targhe commemorano i protagonisti di quelle vittorie, e di notte una suggestiva fontana sgorga acqua che le luci illuminano di rosso, a ricordo del sangue versato.

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Mosca, dicevo, attira migliaia e migliaia di lavoratori dai paesi limitrofi (i trasporti pubblici sono efficienti, ma nonostante ciò il traffico stradale è micidiale). Sta succedendo quello che capita anche da noi: i lavori più umili i moscoviti non vogliono più farli (possono permetterselo dato che la disoccupazione è molto bassa) e quindi c’è anche una forte immigrazione dalle repubbliche asiatiche della Federazione Russa, ed anche da quelle che ne sono uscite trovandosi poi a mal partito, non avendo ne risorse proprie ne industrie significative. Anche in Russia c’è il problema dell’invecchiamento della popolazione,e questo saldato al fatto che le pensioni sono abbastanza basse (la media è di 200 euro) così come l’età per andare in pensione (55 le donne e 60 gli uomini) costringerà a breve a prendere delle misure che potrebbero essere impopolari.

Spostarsi in metropolitana a Mosca è comodo, ci sono tantissime linee, e i passaggi sono molto frequenti. Alcune stazioni sono delle vere e proprie opere d’arte, e infatti una mattina l’abbiamo dedicata alla loro visita. Considerevole che, dato che la città è in continua espansione, ogni anni vengono aggiunte almeno due nuove stazioni… Pur essendo enorme Mosca è anche una città verde: il 40% della superficie è coperto da verde e parchi, tra cui quel famoso Gorkij Park che ha ispirato un famoso film di spionaggio.

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Non ho portato a casa nemmeno una matrioska, e me ne dolgo. Contavo di farlo l’ultimo giorno, quando siamo riusciti a fare una passeggiata sulla via Arbat, via zeppa di negozietti: ma i primi due dove sono entrato erano gestiti da cinesi e mi sono sentito a casa, intristito. Le matrioske belle, quelle fatte a mano, giustamente costicchiano ed io ne posseggo già una, regalo di una vecchia collega, ancora in buono stato (la matrioska, la collega non so) che posso spacciare come appena arrivata. Ho portato a casa però una tazza con l’effigie di Putin: la terrò sulla scrivania e la metterò in mostra quando vorrò indicare di non rompermi le scatole.

L’ultima sera abbiamo assistito ad un bellissimo spettacolo di balletti, con una parte sulla storia russa ed una di balletti folcloristici tradizionali: costumi sfavillanti, grande corpo di ballo (cinquanta elementi!), ballerini e soprattutto ballerine con le quali rifarsi gli occhi.

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Danzatrici con uno speciale sistema di levitazione magnetica

Così come con le hostess dell’Aeroflot che ci ha riportato a casa, un bel biglietto da visita! Distribuendo anche una cena non disprezzabile.

Insomma, spero di avervi fatto capire che questo viaggio mi è piaciuto molto; che si può fare, anche senza tour organizzati; che mi piacerebbe persino andare a sentire Toto Cutugno cantare con il coro dell’Armata Rossa…

до свидания, Россия  !

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Questo francamente non si può vedere.