Cronachette dell’anno nuovo che assomiglia tanto al vecchio (3)

Amiche e amici,

l’anno non è iniziato benissimo, ma cerchiamo di trovare qualche spunto positivo. Ad esempio stamattina ho ricevuto una proposta di lavoro: ma mi faccia il piacere, mi veniva da dirgli! Si tratterebbe di fare le stesse cose che faccio adesso cambiando casacca, dunque più che una proposta di lavoro una offerta di acquisto, come se fossi un cespite (già ampiamente ammortizzato, tra l’altro) o come si fa nel mercato dei calciatori (o delle vacche, forse articolo più pertinente). Abbiamo sentito parlare di lei, diceva questo commerciale (e ti credo, ormai faccio le stesse cose da vent’anni), stiamo pensando di riorganizzare il servizio dell’area di sua pertinenza, lei come la vede? Io la vedo come uno che ha 63 anni e non vede l’ora di andare in pensione, che si è rotto le scatole ormai da secoli dell’informatica e odia ciò che sta facendo, nonché i giovani colleghi entusiasti e rampanti. Tutto questo me lo sono tenuto per me, naturalmente, e sono rimasto abbastanza sul vago, lasciando una porta aperta e rimandando a successivi approfondimenti: a questo punto l’unica cosa che può indurmi a cambiare è solo un consistente o anche moderato aumento di stipendio, tutto il resto sono supercazzole…

Al momento lavoro in subappalto di una ditta che è in subappalto, quindi direi che già saltare un livello potrebbe portarmi benefici: benefici che andrei a perdere nel caso ci sia da lavorare di più, cosa probabile dato che di solito nessuno da niente per niente. Comunque, dato che mi sono venuti a cercare loro e non viceversa, cercherò di mungere lucrare concordare il più possibile.

Per il resto le cose proseguono come al solito: stamattina ho fatto il pieno, la benzina stava a 1,839€ al litro, la settimana scorsa a 1,799 (in autostrada però ho visto un distributore che la veneva a 2,5). Leggevo ieri che gli stipendi italiani sono quelli che, negli ultimi anni, hanno perso in valore di acquisto più di tutti i paesi d’Europa negli ultimi anni: il 12%! E c’è il direttore di Confindustria, Bonomi, che è andato in Ucraina a mostrare solidarietà ai lavoratori ucraini: va bene, ma ai lavoratori italiani quand’è che mostrate solidarietà, Bonomi? Quando vi deciderete a pagare la gente dignitosamente e ve la smetterete di fare contatti a termine, a chiamata, in somministrazione, ad appaltare alle cooperative? Quando ve la smetterete di delocalizzare dove il lavoro costa meno (meno di qua? In Ucraina vi state già preparando la strada, vorrete pagarli una scarpa e una ciabatta, sempre che esista ancora l’Ucraina da qui a qualche mese).

Zelenskji intanto prima si fa intervistare da Bruno Vespa e poi farà un’apparizione al festival di Sanremo (motivo in più per non vedere il festival). Non si sa se parteciperà anche a Miss Italia, è possibile. Ho l’impressione che la terra cominci a franargli sotto i piedi: prima il suo consigliere che deve dimettersi per aver detto la verità, ovvero che il missile russo è caduto sul condominio perché colpito dalla contraerea ucraina (posizionata dove non avrebbe dovuto, dicono i russi), poi l’intera dirigenza o quasi del ministero degli Interni che muore in un incidente (strano che viaggiassero tutti sullo stesso elicottero, di solito si cerca di evitarlo). Ha chiesto al Papa di andare a Kiev, sarebbe un bel segnale dice: non hai voluto nemmeno fare il cessate il fuoco di due giorni per il Natale, e vuoi che venga il Papa a benedirti? Ma contentati di Vespa, dai.

E’ stato catturato il mafioso Matteo Messina Denaro, latitante da decenni. Bene. Ora spero, nonostante tutti i crimini di cui è responsabile, che stia in carcere e che venga curato degnamente. Perché noi, lo Stato, non ci mettiamo al suo livello.

Ieri ho avuto dei momenti di preoccupazione: verso l’ora di pranzo ricevo la chiamata di un vicino, sulla settantina, molto gentile, che mi dice che da un paio di giorni vede che le finestre del fratello di mia cognata sono chiuse: siccome questo, cinquantenne, vive da solo, mi chiedeva se sapessi qualcosa anche perché l’auto era ferma in cortile. Il ragazzo era un po’ isolato, disoccupato da una decina d’anni, ed in passato ha anche avuto degli svenimenti: ho chiamato mia cognata che ha le chiavi di casa; nell’attesa ho continuato a chiamare sia sul fisso che sul cellulare, e sono andato a bussargli alla porta, facendomi aprire il portoncino del condominio da dei vicini. Quando  cominciavo a pensare al peggio, finalmente ha risposto: aveva la vibrazione e non sentiva (come me il 90% delle volte), era andato a Torino a farsi un giro, gli dispiaceva di aver causato trambusto. Mi è venuto un po’ da ridere: uno di cinquant’anni ha tutto il diritto di farsi gli affari suoi senza rendere conto a nessuno; però d’altra parte non posso non pensare con riconoscenza a chi ha dato l’allarme: e se gli fosse veramente successo qualcosa?

E con la consapevolezza che non sempre farsi gli affari degli altri è una brutta cosa, vi saluto. A presto!  

Cronachette dell’anno nuovo che assomiglia tanto al vecchio (1)

Amiche e amici,

ed eccoci entrati nel 2023, con un anno in più ed un Papa emerito in meno. Benedetto XVI, considerato fin dalla sua elezione un pontefice di transizione, dopo l’era del trabordante Woytila, si era dimesso da Papa nel febbraio 2013 lasciando sconcertati i fedeli abituati a ben altre modalità di dimissioni, di solito procurate dalla curia con dei caffè corretti. I nostalgici lo reclamano Santo subito: aspettiamo almeno di vedere prima qualche miracolo.

Stamattina sono tornato a fare la spesa. Alla Coop, sono affezionato. Il latte parzialmente scremato, che fino a settembre dell’anno scorso costava 0,85€, ora sta a 1,40. Un aumento del 64,7%! Sono uscito dal supermercato con la frustrazione della massaia. E meno male che vado in cerca di sconti! La pasta Voiello, tanto per non fare nomi, era in offerta a 0,99€ mezzo chilo. 2 euro al chilo! Fortuna che l’anno scorso ho fatto la scorta…  insomma amici non è che voglio lamentarli, anche se i miei congiunti mi accusano di avere il braccino corto, ma stipendi e pensioni non mi pare che stiano crescendo, anzi! Ah, per strada ho dato un’occhiata al costo della benzina, dopo che il governo Meloni ha ripristinate le accise: 1,899 al litro in un distributore 1,799 nell’altro. Indovinate dove faccio benzina io? Tra l’altro, ed è incredibile, ho dato un’occhiata su Quattroruote al valore della mia auto: è quotata più adesso di quando l’ho comprata, nel 2018! Mi dicono gli esperti che il motivo è che le macchine nuove le fanno tutte ibride o elettriche e costano un sacco di più, e inoltre tutte le case hanno problemi di consegne per mancanza di materiali. Sarà il crollo del consumismo?

Si preannunciano ulteriori aumenti del gas: l’anno scorso rispetto a quello precedente per il riscaldamento ho pagato il 66,6% in più, e per il gas da cucina il 30%. A questo punto non c’è che da sperare nel buon riscaldamento globale che ci permetta di tener spenti i caloriferi e fare il bagno con l’acqua fredda.

Quando dico che l’anno nuovo assomiglia a quello vecchio basta pensare a due argomenti: Covid e guerra in Ucraina. Il Covid, di cui il nostro governo aveva deciso non si dovesse più parlare, ha riguadagnato le prime pagine dei giornali e telegiornali: paura dalla Cina! Prima gli danno dei coglioni perché adottano i lockdown e poi gridano all’allarme quando lo tolgono. Mettetevi d’accordo col cervello! Si sentono ragionamenti assurdi: i cinesi sono in difficoltà perché hanno sbagliato strategia e i loro vaccini funzionano meno dei nostri. Sarà stata buona la nostra di strategia… Il fatto che siano un miliardo e mezzo non conta, così come i nostri vaccini non hanno impedito terze, quarte e quinte ondate, e i nostri morti viaggiano ancora sopra i 100 al giorno. Ma noi siamo più bravi, è ovvio.

La guerra in Ucraina si incarognisce sempre più: gli ucraini bombardano il Donbass ormai da 9 anni, per liberarlo dicono loro, e proclamano di volersi riprendere perfino la Crimea; i russi si sono attestati ad est del Dniepro, martellano le postazioni al di là del fiume,  distruggono sistematicamente le infrastrutture energetiche in tutto il paese, hanno richiamato 300.000 soldati e probabilmente ne richiameranno altri. Gli americani hanno promesso agli ucraini altre armi (i Patriot), i francesi carriarmati, noi nel nostro piccolo stiamo discutendo se mandare gli Aspide, missili terra-aria. Non ne abbiamo molti, e se continuando questo andazzo finissero per servire a noi? In sostanza di pace continua a parlare solo Papa Francesco: tutti quelli che sostenevano che l’invio di armi all’Ucraina avrebbe aiutato i negoziati hanno cambiato narrazione, ora bisogna aiutare l’Ucraina fino alla vittoria. Mi ricorda tanto la storia dell’operazione che è riuscita ma il paziente è morto. Il TG continua a mandare tutte le sere a senso unico storie pietose di vecchiette e gatti randagi.   

A proposito di Ucraina: la mia casella dello spam è intasata da mail ad oggetto “La tua ragazza ucraina”, “Ragazza ucraina per U”, “MeetUkrainianWomen”. Troppa grazia, sant’Antonio! Una alla volta, per carità.

Non vogliamo spendere una parola sul nuovo governo? Che dire, dopo la minaccia terribile dei rave party adesso il nemico sono i divanisti, quelli che nonostante le strabilianti opportunità offerte dal mercato del lavoro si ostinano a voler campare alle spalle del contribuente alla bellezza di 600€ al mese. Solo a titolo di informazione, per affittare un monolocale nella città dove abito di euro ne occorrono non meno di 500. Sempre per fare due conti, mio figlio attualmente sta lavorando a tempo determinato, 20 ore la settimana, alla cifra stratosferica di 6,5€ lordi all’ora. Se non abitasse con noi dovrebbe piazzare il divano sotto un ponte. E’ questo il lavoro che intendete per gli “occupabili”, Meloni & co.?

Bene, amiche e amici, direi che come primo post del 2023 è abbastanza ottimistico, se siete d’accordo la finirei qua, non vorrei esagerare. Buon Anno!

Settimana di passione!

Amiche e amici, mi scuso per essere stato poco presente negli ultimi tempi ma gli impegni di lavoro e mondani mi reclamano. E sinceramente, diciamocelo, anche una certa apatia, una svogliatezza, mi sento abulico anche se non inappetente. Sarà il Natale che si sta avvicinando? Saranno le notizie del parlamento europeo, dove c’è da chiedersi se dietro ogni decisione che prende quella gente ci sia qualcuno pronto ad allungare mazzette? Come si fa ad avere fiducia? Mettiamo che domani decidano, un esempio a caso, di mettere un tetto al prezzo del gas. Qualcuno sarà favorito, qualcuno sfavorito: chi ci dice che non siano quelli favoriti a pagare perché si prenda questa iniziativa? Si tratta di un esempio, sia chiaro.

Tornando comunque agli impegni, elenco solo quelli di questa ultima settimana: sabato e domenica scorsa gita a Norimberga e Augusta per i mercatini di Natale (solo questo meriterebbe un post: i mercatini di Natale li aborro, però questi mi sono piaciuti, l’animo umano è un mistero insondabile. Forse i wurstel caldi e l’abbondante vin brulè hanno contribuito ad ammorbidirmi).

Lunedì ore 18:30 assemblea di condominio. Di questi tempi è stato un grande atto di coraggio da parte dell’amministratore ad indire l’assemblea nella settimana di Natale, è un attimo beccarsi qualche pistolettata. Consuntivo stratosferico, i soli costi di riscaldamento rispetto all’anno scorso sono saliti del 66,6%, e l’aumento è iniziato ben prima della guerra: dove stavano tutti questi geni, tutti questi migliori? Abbiamo tentato in ritardo di usufruire del 110% per gli interventi di adeguamento energetico ma non ce l’abbiamo fatta, ora non si trovano nemmeno le  imprese che facciano i lavori; anche sfruttare il 90% sarebbe buono ma non se ne farà niente, come era prevedibile data la crisi latente le morosità sono aumentate e a qualcuno si sono dovuti fare gli atti giudiziari. Perché è vero che l’abitazione è un diritto ma non la casa di proprietà: e dunque chi non se la può permettere deve venderla o metterla in affitto. Sembra cinico, ma non ci trovo niente di strano: i miei sono sempre vissuti in affitto in casa popolare e non si sono mai lamentati. Anzi, a ben vedere non è giusto che chi la casa non ce l’ha debba pagare con le sue tasse i lavori di chi invece la casa ce l’ha.

Finita l’assemblea, che ho lasciato intimando all’amministratore di non azzardarsi mai più a indirla in queste date, via di corsa da amici per scambiarsi gli auguri (era stato concordato niente regali ma qualcuno ha rotto la consegna: sono cose da non fare, gli altri ci rimangono male. Ma è sempre così…) e mangiare i dolcetti pugliesi che la sorella di una amica fa in quantità industriali: croccanti alle mandorle, chiacchiere al mosto, sfrappe con il miele, pasticcini di marzapane. Vino e grappino…

Ieri sera con i ballerini di terza età concerto a ballo (chissà perché la chiamano così e non festa da ballo). Ci si ritrova, ognuno porta qualcosa da mangiare e bere, ed un duo folk (Folkmascin si chiamano, molto bravi) ci rallegra con canti popolari dal mondo. Mi piacciono specialmente gli israeliani, e dopo qualche bicchiere ballo anch’io, sapete com’è, bisogna sciogliere il ghiaccio perché le articolazioni si sciolgano.

Stasera cena con pochi e selezionati ex colleghi. Sono tutti più giovani di me, sono stato il loro capo per qualche tempo e siamo rimasti legati, infatti anche se sono anni che non lavoriamo più insieme un paio di volte l’anno continuiamo ad incontrarci; messi insieme costituiamo un bell’esempio della deriva del lavoro, infatti tutti abbiamo prestato la nostra opera per anni come esterni per gli stessi clienti, che si sono ben guardati dall’assumerci:  perciò continuiamo a vedere colleghi dipendenti che vanno in pensione con scivoli anche di cinque anni e noi invece dovremo star lì fino alla vecchiaia per tirar poi su una pensione che sarà un terzo della loro. Ma come si dice, basta la salute.

Domani altra cena con altri amici per scambiarsi auguri e regali. Veramente per la maggior parte sono quelli con cui siamo andati ai mercatini, quindi si poteva evitare, tanto più che il mio regalo l’avevo fatto, ovvero ho regalato a ciascuno un ciauscolo (che è aumentato di prezzo almeno del 30%, il prossimo anno dovrò regalarne solo mezzo). Però la compagnia è piacevole, ed anche se mi regaleranno una cravatta che non metterò mai la accetterò volentieri. Il prosecco di solito lo porto io, non mi fido dei loro gusti, badano più alla quantità che alla qualità.

Venerdì prove del coro. Abbastanza inutili, al 90% i canti saranno quelli tradizionali che si fanno tutti gli anni (e che l’assemblea gradisce di più: mia moglie per esempio ogni volta che sente Tu scendi dalle stelle piange). Comunque la direttrice ci tiene e dato che ha avuto un anno particolarmente difficile (vi ho raccontato che ha perso una figlia di melanoma) la facciamo contenta. Ovviamente dolcetti preparati da una corista particolarmente abile e spumante.

Sabato sera messa di Natale. Da noi non si fa a mezzanotte ma alla dieci; la tradizione non è pienamente rispettata ma almeno saremo a letto ad un’ora decente. Dopo la messa vin brulè e panettone.

Domenica altra messa. Di solito io non ho più voce, sto lì a far numero e per salutare quelli che non si sono visti la sera prima. Poi pranzo natalizio dalla suocera con cognati e nipoti della parte di mia moglie, dato che i miei sono abbastanza lontani. Ormai i ragazzi sono grandi, ed ogni anno la compagnia si assottiglia, anche se pure quest’anno ci troveremo in tredici.

E, se Dio vuole, la settimana sarà finita…  quindi amici non preoccupatevi se non mi sentirete, sto bene e così spero di voi…

A presto e se non ci sentiamo prima… buon Natale!

La maledizione di Boris Godunov

Amiche e amici,

quasi si trattasse di un Montezuma o peggio un Tutankhamon, Boris Godunov ha colpito. La sera della prima alla Scala, tra signore ingioiellate e uomini in abito da sera, nel palco reale si è insinuato il morbo e così il giorno dopo ci siamo ritrovati con lo Stato decapitato: il primo ministro a letto con l’influenza, e il presidente della repubblica a letto con il Covid. Per quest’ultimo i giornalisti rassicurano dicendo che ha qualche linea di febbre ma è asintomatico: non sono molto ferrato in medicina, ma la febbre non è di per sé stessa un sintomo? Ma sorvoliamo.

Quel palco reale in effetti era parecchio affollato: c’erano anche il sindaco di Milano, la presidente della commissione europea, e perfino il presidente del senato, Ignazio La Russa, ognuno con accompagnatori o accompagnatrici. Quest’ultimo nei giorni successivi ha propugnato il ripristino della leva militare, sia pure ridotta e volontaria. Una leva volontaria non mi pare proprio una leva, fa il paio con la febbre asintomatica. Ricordo una trasmissione di Santoro del 2010, sembra un secolo fa, dove Di Pietro, continuamente interrotto dall’attuale presidente del senato, ad un certo punto sbottò con un “che vuol dire essere fascista? Essere La Russa”. Il quale adesso è diventato  moderato, ma ogni tanto la scheggia gli parte.  

Tutti hanno voluto dichiarare che la cultura russa è parte integrante dell’Europa e non si può cancellare; peccato che abbiano e stiano ancora appoggiando chi la cultura russa non solo qua ha tentato di cancellarla, con le liste di proscrizione e la cancellazione di spettacoli e lezioni universitarie, ma soprattutto hanno sostenuto e sostengono quelli che da ancora prima del 2014 hanno cercato di cancellarla a casa loro, e mi riferisco ai nazisti ucraini (non tutti gli ucraini sono nazisti. Ma i nazisti ucraini ci sono stati e continuano ad esserci).

E’ notizia di ieri che sono stati arrestati per corruzione (per aver preso mazzette consistenti per ammorbidire le relazioni con il Qatar) parlamentari europei, quasi tutti italiani e la vicepresidente del parlamento, una bella greca. Ora, mi chiedo: se là c’è gente che prende soldi per promuovere il Qatar, la prassi è circoscritta o, come diceva Razzi a proposito dei parlamentari italiani “Amico, qua sono tutti malviventi”? Viene da chiedersi, per assonanza: qual è il prezzo per continuare a fomentare una guerra, facendone pagare il costo oltre che agli ucraini anche ai propri concittadini?

Tra qualche giorno si terrà l’assemblea del mio condominio. Spero non sia necessario dotarsi di armi, i morosi stanno aumentando e non vorrei che prima o poi ci scappi il morto pure qua.

A presto!

Ballando sull’orlo del burrone

Amiche e amici,

rassegnatevi, ci vogliono portare alla guerra. Non preoccupatevi per i mutui anzi, è il momento di spendere e spandere tutto quello che abbiamo a disposizione, poco o tanto che sia. Suggerisco anche di smettere di pagare tasse e bollette, a che serve essere in regola se tra poco saremo morti?

Infatti quando sembrava che perfino Biden o chi per lui cominciasse ad accennare alla possibilità di negoziati, non è passato nemmeno un giorno che abbiamo assistito a:

  • Lancio di razzi sulla Polonia; ovviamento incolpata subito la Russia; la conclusione è che i razzi sono chiaramente ucraini, ma la colpa è dei russi;
  • gli ucraini hanno ricominciato a bombardare la centrale di Zaporizhzha cercando chiaramente l’incidente nucleare o quantomeno ricattando i fornitori: “occhio che se non continuate a mandarci armi facciamo saltare la centrale”; a sentire la nostra tv però sembra che i russi si bombardino da soli;
  • i russi continuano a lanciare attacchi missilistici alle infrastrutture energetiche; gli ucraini continuano a bombardare gli indipendentisti del Donbass (spesso usando gli Himars americani, che dovevano essere armi difensive, o artiglieria con proiettili da 155mm Nato);
  • alla riunione di Varsavia dell’OSCE, l’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, la presidenza polacca ha impedito la partecipazione al ministro degli esteri russo Lavrov: con chi si deve parlare di cooperazione e sicurezza, col Liechtenstein?;
  • intanto la stessa Polonia ha deciso di portare a breve le spese militari al 5% del Pil: se hanno così tanti soldi da spendere secondo me potrebbero fare a meno dei finanziamenti europei, no?;
  • l’assemblea generale della Nato, un organo totalmente inutile, dichiara la Russia “stato terrorista”; forse non ricorda bene chi ha finanziato prima Al Qaeda e poi l’Isis; gli sfugge anche che l’Isis la Russia l’ha combattuta, a differenza di qualche membro Nato;
  • il parlamento europeo, un altro organo totalmente inutile ed ora più che mai, dichiara la Russia “stato sponsor del terrorismo”;
  • in Kosovo si sta creando il casus belli per staccare la Serbia dalla Russia, pur se il legame si è molto allentato: magari tornando a bombardare Belgrado? Tra l’altro il Kosovo si è dichiarato indipendente unilateralmente, contro gli accordi presi in sede Onu: perché se lo fanno loro va bene, e se lo fa la Crimea, Donetsk e Lugansk no?
  • per non parlare dell’Iran, dove sfruttando le legittime rivendicazioni della popolazione (chi ricorda le primavere arabe? E come sono finite?) si sta cercando di provocare un crollo del regime con conseguente cambio di alleanza;
  • del gasdotto North Stream sabotato non si parla più. Chi ha avuto ha avuto chi ha dato ha dato?

Ora, è chiaro che alla Russia importa poco come li definiscano organismi più o meno rappresentativi, ma attenzione perché è importante per noi: d’ora in poi chi oserà muovere qualche critica sulla conduzione sciagurata di questa vicenda, chiunque si proclami pacifista non verrà solo tacciato di fiancheggiatore di Putin ma anche di sostenere il terrorismo.

Personalmente me ne frego, mi dispiace solo che quando la bomba scoppierà non starà a distinguere tra chi ha sostenuto questa follia e chi è stato contrario fin dall’inizio.

Secondo me potrebbe negoziare tranquillamente

La musica deve cambiare!

No cari amiche e amici non mi riferisco ai propositi del nuovo governo, che ha deciso di spezzare le reni a migranti e percettori di reddito di cittadinanza perché la pacchia è finita (in compenso riciccia la flat tax e il ponte sullo stretto: per questi evidentemente la pacchia deve ancora iniziare), ma all’uscita del console ucraino che ha “invitato” sindaco di Milano, presidente della regione Lombardia e sovrintendente alla Scala a cambiare la programmazione musicale ed in particolare togliere dal cartellone l’opera che dovrebbe aprire la stagione nella tradizionale serata di Sant’Ambrogio: il Boris Godunov del grande compositore russo Modest Petrovič Mussorgskij (Quadri di un’esposizione, Una notte sul Monte Calvo) tratto dal dramma di Aleksandr Sergeevič Puškin, colui che è considerato il fondatore della lingua russa contemporanea.

Chissà perché, mi sono chiesto, magari come il sottoscritto preferisce la Traviata, La Forza del destino o il Rigoletto?

Macché, questo signore ha messo nero su bianco che la comunità ucraina in Italia chiede in sostanza di non dare più spazio alla cultura russa (e non è la prima volta, lo stesso copione l’hanno già usato per i balletti) con motivazioni che a me sembrano deliranti, a voler trovare una giustificazione:

“La cultura viene utilizzata dalla Federazione Russa per dare peso all’asserzione della sua grandezza; assecondare la sua propagazione non può che nutrire l’immagine del regime vincente, e per estensione, le sue ambizioni scellerate e i suoi innumerevoli crimini”.

Cioè siccome loro sono in guerra con la Russia noi per non dispiacere alle migliaia di badanti qua presenti non dovremmo più leggere libri di autori russi, godere di balletti e di opere russe,  distruggere i quadri di Kandinskji  e magari non mangiare più insalata russa.

Non so se si rende conto, questo borioso, che queste cose le facevano i nazisti; noi saremo messi male ma non veniamo certo a farci dire dagli ucraini cosa dobbiamo leggere o ascoltare (di propaganda ce ne propina abbastanza tutto il giorno la Rai, non vi basta quella?), almeno su questo dovremmo ancora essere padroni a casa nostra; tra l’altro si fosse dato la pena di leggere la trama del Boris Godunov avrebbe saputo che contiene una critica al sistema autocratico tanto che all’epoca (quando l’Ucraina era una delle periferie dell’impero zarista) venne censurata.

Studia, capra!

Che rabbia non esserci!

La manifestazione a cui sono giocoforza mancato è stata bellissima, così mi hanno riportato i partecipanti e così si legge nelle cronache dei giornali non prevenuti: 100.000 persone di associazioni e gruppi variegati e variopinti, Acli, Arci, sindacati Cgil-Cisl-Uil, Comunità Sant’Egidio, Emergency, Libera, rappresentanti di partiti politici (ma senza simboli di partito) e tanti altri, cattolici e laici, giovani e anziani, uniti nel chiedere in primis al nostro governo, ma con la speranza che questo movimento levi la voce anche negli altri paesi europei, iniziative concrete che portino i contendenti al tavolo dei negoziati di pace. Continuare ad inviare armi serve solo a prolungare il conflitto e produce solo un continuo escalation, come si è visto in questi otto mesi: basta!   

Stendo un velo pietoso sul segretario PD che è andato a farsi vedere, contestato dai suoi (quelli che lo contestavano erano i militanti del suo partito infatti, incazzatissimi per lo stato in cui lo ha ridotto) e sulla piazzetta di Milano.

Non servirà a niente? Può darsi, ma per fare qualcosa bisogna aspettare che la pace ci sia quando uno dei due avrà vinto? O che la guerra, che di fatto almeno economicamente e politicamente ci coinvolge, diventi guerreggiata anche per noi col rischio non remoto, anzi, di guerra nucleare? Dobbiamo abituarci alla retorica muscolare e nucleare, di entrambe le parti, quasi ci vogliano abituare all’idea?

I giorni precedenti la manifestazione, e sono sicuro anche i seguenti, sono stati quasi osceni: la manovra è scoperta, far passare chi chiede a gran voce la pace per putiniani, sullo stile novax: per primo e lo dico con dispiacere ci si è messo Mattarella, affermando più volte che non possiamo sottrarci dall’aiutare l’Ucraina contro la illegale _ o barbara, o arbitraria _ aggressione russa; la Rai, specie Rai1, è diventata sempre più teleKiev e manda in giro la sua corrispondente oca giuliva dietro ogni panzana che gli rifila Kiev: se fosse stata al tempo di Cristo l’avrebbero portata sul Golgota e convinto che il Crocifisso era morto di freddo. Ieri un servizio sulle bombe al fosforo: se qualcuno poi spiegasse perché i russi avrebbero dovuto tirare bombe al fosforo su villaggi senza alcun interesse. Però lo dicono gli ucraini, facendo vedere dei razzi che hanno in dotazione anche loro, dato che gran parte delle armi sono ancora quelle sovietiche, e l’intelligence americana, che se ne intende perché a Falluja il fosforo bianco l’hanno tirato loro.

Un primo passo verso la pace sarebbe una bonifica dei media, a partire dalla TV di Stato, mi permetto di dare un piccolo suggerimento a tutte le associazioni che hanno partecipato: mettetevi d’accordo e fatevela da soli una televisione, perché secondo quella per la quale paghiamo il canone ieri c’era quasi più gente da Calenda a farsi lo spritz che in Piazza San Giovanni…

A presto, amiche e amici; di manifestazioni ce ne saranno ancora ed anche più grandi, spero, e ormai il Covid l’ho fatto, non ci saranno più scuse!

p.s.

Ieri sono evaso. Ho evitato la gente, ma con 22-23 gradi fuori rimanere in casa era una tortura. Ho fatto una passeggiata ed a mio modo ho manifestato anch’io, per la vita e per la pace.

E’ gradito l’abito scuro

Amiche e amici, ieri giornata piena. La mattina ho partecipato ad un raduno di cori parrocchiali, ovvero una messa nel duomo di Como dove hanno partecipato circa 40 cori da tutta la diocesi; il convegno si sarebbe dovuto svolgere nel 2020 ma a causa del Covid è stato rimandato fino ad oggi. Nel frattempo diversi cori e coristi si sono persi per strada; comunque eravamo un bel numero, io ne avevo stimati quattrocento ma l’articolo sul quotidiano locale stamattina parlava di 650; per una volta quindi ho fatto la parte della questura nelle manifestazioni.

La messa è stata officiata dal vescovo, neo cardinale; il mio contributo è stato ininfluente ma ad ogni modo mi ha dato l’occasione per rispolverare l’abito da cerimonia, un impeccabile nero a cui ho abbinato una cravatta di seta blu dipinta a mano con motivi floreali. Un figurone! Tra l’altro ho suscitato l’invidia della mia consorte perché erano quattro anni che non indossavo più il vestito e mi sta ancora a pennello, cosa che lei sostiene non le succeda con i suoi vestiti; si prepara quindi un periodo di vacche magre perché ha annunciato una nuova dieta, che ovviamente coinvolgerà tutta la famiglia. Comunque cantare con così tanta gente è sempre coinvolgente ed emozionante; i più affezionati ricorderanno le mie cronache dai convegni romani, quelli davvero oceanici (all’ultimo eravamo circa ottomila): e vi assicuro che cantare il credo in latino (Credo in unum Deum…) in ottomila non è per niente facile. Non è sicuro che tutti e ottomila, compreso il sottoscritto, capiscano quello che cantano, ma insomma una idea ce la hanno. Altre volte mi sono chiesto, partecipando a qualche messa all’estero e non capendo niente, se non fosse stato meglio lasciare almeno le preghiere in latino. Almeno saremmo stati ad armi pari: nessuno avrebbe capito niente!

Nel pomeriggio avevo la possibilità di partecipare alla visita guidata all’interno del Duomo, ma ho invece optato per una presenza che mi sembrava più importante: c’era infatti una manifestazione per la Pace, organizzata dal Coordinamento comasco per la pace che fa parte della rete Europe for Peace, di cui fanno parte numerose associazioni, tra cui Acli e Arci. Eravamo stati invitati a portare materassini da palestra e lenzuola bianche: l’idea era quella di stenderci tutti e fingerci morti, simulando le vittime di una guerra. Purtroppo pioveva; personalmente ho portato la stuoia da spiaggia perché il materassino da palestra non ce l’ho, mentre invece di lenzuola eravamo ben forniti perché una nostra amica lavora in una lavanderia industriale e di lenzuola ne hanno un sacco. Non c’è stato fortunatamente bisogno di stendersi ; solo tre si sono immolati, in rappresentanza dei presenti. Quando uno dei morti si è alzato per fare un interevento al microfono la cosa è stata anche divertente; sconfortante è stata invece la partecipazione, davvero bassa. Dato il numero di associazioni mi aspettavo che, se ognuna avesse portato almeno una ventina di persone, la piazza sarebbe stata piena; invece saremo stati al massimo una cinquantina, con pochissimi giovani. Mi è venuta in mente l’esortazione che il cardinale ci aveva rivolto al mattino: dovete essere attrattivi per i giovani, perché manca la loro presenza nelle assemblee. Visto che in chiesa non vengono mi aspettavo di trovarli tutti almeno a manifestare per la pace: ma dove diavolo sono finiti?

Una coppia che frequenta i balli popolari del martedì, una delle tante cose che faccio male ma senza sensi di colpa, anche loro presenti alla manifestazione, ci hanno dato una spiegazione che può essere condivisibile: sì, è vero che aderiscono tante associazioni, ma alla fine quelli che fanno parte di queste associazioni sono sempre gli stessi ed è come fare il gioco delle tre carte. Alla fine insomma ci si ritrova sempre tra gli stessi, e i giovani scappano. Potrebbe essere…

Comunque la manifestazione grande sarà quella a Roma del 5 novembre; mi sto organizzando naturalmente per esserci, speriamo di non essere bloccato da qualche sciopero, come ad ottobre.

Intanto il governo è fatto; fa un po’ impressione avere La Russa presidente del Senato e la Santanchè ministro, ci vorrà un po’ per abituarsi. Io ad ogni buon conto, come dicevo, l’abito scuro l’ho rispolverato, non si sa mai.

A noi (a presto)!

Mettete dei fiori nei vostri cannoni. Anche i carciofi vanno bene.

La accendiamo?

Amiche e amici, avete preparato i maglioncini per l’inverno? O confidate nel caro vecchio riscaldamento globale, come diceva l’ex presidente Usa Trump canzonando gli ambientalisti quando mezza America era finita sotto il gelo?

Da piccolo la casa dove abitavo con la mia famiglia non aveva riscaldamento. C’era solo una stufa a legna in cucina, la cucina economica si chiamava, che serviva sia per cucinare che per riscaldare: e infatti d’inverno tutte le attività che richiedevano di stare fermi si svolgevano in cucina: lo studio, la lettura, il lavoro di cucito di mia madre… avevamo anche una saletta, dove dietro un paravento c’era il mio letto; e la camera da letto dove c’era il letto matrimoniale ed il letto dove dormivano i miei tre fratellini (in un letto dormivano in due, uno da un lato e uno dall’altro); questa veniva scaldata con il prete e la monaca infilati nel letto, cioè con un’intelaiatura di legno (il prete) dove veniva messo all’interno un braciere con dei pezzi di carbone (la monaca).  Per fare il bagno (una volta la settimana) mia madre riscaldava delle pentolone di acqua e le versava in una grande conca di plastica.  

Nel 1971 ci fu la svolta: ci venne assegnata una casa popolare, era un sogno! Cucina, sala, camera dei genitori, due camere per noi figli (mia sorella ebbe subito la sua, noi tre maschi invece tutti in una). Non c’era il gas: la cucina veniva alimentata con bombole che ci venivano portate in casa da un venditore che passava con un’ape Piaggio, ritirava le bombole vuote e le sostituiva con quelle piene; l’acqua calda era assicurata da uno scaldabagno elettrico; per il riscaldamento invece avevamo una stufa a cherosene che era messa nel corridoio in un posto strategico da cui irradiava il calore in tutte le stanze, e tramite il tubo che arrivava alla cappa di scarico dei fumi riscaldava anche la cucina.

Solo verso la fine degli anni ’80 nel comune arrivò il gas, e vennero stese le condutture per le vie del paese; l’Istituto delle Case Popolari per quanto lo riguardava curò i collegamenti per tutti i suoi condomini, poi ogni affittuario decise se allacciarsi o meno. Mio padre che era anche idraulico ci fece l’impianto, tirando i tubi di rame in tutte le stanze e piazzando i caloriferi (in ghisa). Anche lo scaldabagno venne sostituito: mio padre aveva installato una caldaia Vaillant e ne andava fierissimo, diceva che era l’ammiraglia delle caldaie! Il progresso per me è stato questo: potersi lavare senza stare a dover lesinare l’acqua calda…

Ora la preoccupazione sembra essere quella opposta: le case sono riscaldate troppo, e per troppe ore, e dato che il gas scarseggia perché per sostenere gli ucraini, sa solo il cielo perché, abbiamo deciso di rinunciare alle forniture russe, come se gli altri a cui ci stiamo legando mani e piedi fossero tutti grandi democratici (uno per tutti: gli azeri che stanno compiendo veri e propri massacri di armeni, ancora una volta) e le bollette sono alle stelle, dobbiamo fare sacrifici. Bisogna risparmiare. Che nobile intento! Quello che non poté Greta lo poté la guerra. Peccato aver buttato la stufa a legna, anche se mi dicono che il prezzo della legna è alle stelle pure quello. Al limite avrei potuto bruciarci i giornali,tanto per quello che servono…

Amiche e amici, vi saluto informandovi che al Piccolo Teatro di Milano è in scena “M il figlio del secolo”, tratto dal libro di Scurati, la storia dell’ascesa al potere di Mussolini: ve lo consiglio caldamente, sono tre ore di spettacolo ma per niente faticose. Ci siamo dimenticati troppe cose, e temo che siamo andati troppo oltre.

A presto! (o a noi, fate voi)

Il vecchio Jack non aveva la stufa a legna

Fungo e defungo

Non mi interessa più chi ha ragione e chi ha torto. Tutti hanno ragione, e tutti hanno torto. Mi interessa solo che la smettano, e al più presto. E non perché tutto è aumentato, o perché i risparmi stanno andando a ramengo, o perché dovrò indossare due maglioni per stare in casa a 19 gradi o perché dovrò lavarmi di meno. Chissenefrega se puzzo, tanto faccio lo smart working. E’ ora che ci facciamo sentire: il 5 novembre manifestazione nazionale a Roma per la Pace, io ci sarò. Servirà, non servirà? Sempre meglio che stare a digitarsi addosso, no?