All’assalto, tigrotte di Mompracem!

Altro che Yanez, Sambigliong, Tremal-Naik e Giro Batol! Sandokan avrebbe dovuto portare queste tigrotte all’assalto di Sarawak.
Avrebbero smontato la villa di James Brook mattone dopo mattone, pur di trovare la perla di Labuan. Sarebbe bastato dir loro “perla” per la verità, a Labuan nemmeno avrebbero fatto caso.

Sono passati 33 anni (il 6 gennaio 1976!) da quando in Italia andò in onda la prima puntata dello sceneggiato televisivo tratto dal libro di Emilio Salgari (un successo straordinario), io avevo già letto tutti i libri di Salgari che era uno degli autori che ai giovani della generazione di mio padre piaceva di più, la lotta del bene contro il male (l’odiato inglese), del povero contro il ricco, l’eroismo, l’amore impossibile di ceti e razze diverse…
E i luoghi esotici dove si viaggiava solo con la fantasia: la giungla del Borneo, l’India, la Malesia…

Se mi avessero detto che un giorno la passione per una giovane modella russa¹ avrebbe causato le dimissioni di un sultano malese l’avrei pensata una fantasia alcolica di un pessimo autore.

Eppure è successo e non mi rimane che scuotere la testa, alzare le mani e ripetere 100 volte: sono vecchio, sono vecchio, sono vecchio…

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¹ Non credo che nel 1976 l’aspirazione delle donne in Unione Sovietica fosse quella di sposare un sultano. Piuttosto quella di contribuire a demolire tutti i sultanati, e allora sembrava anche che sarebbe stato possibile.

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La partita di pallone

Perché, perché
la domenica mi lasci sempre sola
per andare a vedere la partita
di pallone
perché, perché,
una volta non ci porti pure me?
¹

Fra qualche giorno, come ormai sanno anche le pietre del deserto, si svolgerà a Gedda, importante porto commerciale dell’Arabia Saudita con più di 3 milioni di abitanti, nota finora perché una tradizione popolare la riteneva sede della tomba di Eva, la sventata che diede la mela ad Adamo costringendoci a guadagnare il pane col sudore della fronte almeno fino all’avvento del reddito di cittadinanza, a Gedda dicevo si svolgerà la partita valida per l’assegnazione della Supercoppa Italiana di calcio.

Non potendomi fregar di meno ne della Supercoppa (questa specie di madonna pellegrina del calcio, dove due squadre italiane vanno a giocare in una località esotica qualsiasi per intascare qualche milioncino di diritti televisivi _ spettacoli pietosi che continueranno finché ci sarà gente disposta a pagare per vederli: fosse per me i proprietari di tv a pagamento andrebbero tutti accattoni sotto i ponti _ ) ne tantomeno dell’Arabia Saudita dove sono sicuro al 100% non metterò mai piedi in vita mia come in tutti i paesi limitrofi, avrei fatto a meno di occuparmi della questione se non fosse per la canea che è montata sui diritti delle donne saudite, ed in particolare sul fatto che possano andare allo stadio non accompagnate da un uomo.

Addirittura il nostro ineffabile ministro dell’Interno si è chiesto come mai non si fosse levata alta la voce delle femministe ed in particolare della ex presidente della Camera contro questo evidente sopruso.

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Che vi devo dire, trovo commovente questo slancio di vicinanza verso le donne arabe; qualcosina magari bisognerebbe fare anche a casa nostra, dove anche l’anno scorso sono state uccise 83 donne, e dove qualche subumano si diverte quotidianamente ad offendere e minacciare sui social le donne più impegnate, tra cui proprio la ex presidente della Camera la cui levatura culturale e umana è lontana anni luce dalla sottospecie umana di questi ipodotati.

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Accusare l’Arabia Saudita di non far entrare da sole le donne allo stadio a me personalmente fa sorridere, è come se qualcuno entrasse in casa nostra, si abbassasse i pantaloni e defecasse sul divano, pisciasse sul ragù e stuprasse la barboncina di casa e noi lo invitassimo a mettere le pattine.

Purtroppo in questo mondo a rovescio gli afflati umanitari si scontrano col fatto che il nostro paese è uno dei maggiori partner commerciali dell’Arabia Saudita (tra l’altro importiamo più di quello che esportiamo: il petrolio costa caro) e per essere credibili dovremmo smettere di trafficarci insieme: quindi di Yemen, finanziamenti ai terroristi, eliminazione di oppositori e giornalisti meglio star zitti, ed è ammesso solo auspicare donne in bicicletta (voglio vederle a pedalare con quel caldo…) o al volante (ma da noi non si è sempre detto “donna al volante pericolo costante”?) o al cinema (si sono risparmiate un sacco di boiate come quella che ho visto io a Capodanno) o allo stadio (dopo i recenti fatti di Milano lo chiuderei anche agli uomini, figuriamoci alle donne).

Per la cronaca, le squadre che si affronteranno sono Juventus e Milan… dovrei concludere con un “vinca il migliore” ma capitemi…

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¹ “La partita di pallone”, Vianello-Rossi, cantata da Rita Pavone nel 1962

 

La Nato spianerà le buche di Roma!

Per far fronte all’emergenza buche l’amministrazione capitolina ha deciso di ricorrere alle maniere forti e di chiedere l’intervento dell’esercito. A mali estremi, estremi rimedi! Purtroppo, al momento della mobilitazione, ci si è accorti che non ci sono abbastanza soldati per l’opera meritoria, perché a parte quelli che abbiamo in giro per il mondo a cercare di mantenere un minimo di pace tra vicini riottosi o a volte ad aiutare ad inculcare la democrazia, quelli impegnati a presidiare i punti sensibili delle città in funzione anti-terrorismo, quelli impegnati in funzione anti-mafia, per le emergenze non ne rimangono tanti, e dire che tra incendi, terremoti, inondazioni e frane di lavoro ce ne sarebbe parecchio.
L’esercito sembra che non lo voglia nessuno, ma poi tutti lo invocano. Strano fenomeno!

Quanto avrebbe fatto comodo in questi tempi di buche e monnezza incendiata un bell’esercito di leva! Che magari si sarebbe potuto chiamare guardia nazionale, all’americana, o leva civile con funzioni di prevenzione e protezione appunto civile.

Trovandosi quindi in deficit di organico, l’esercito è stato costretto a chiedere aiuto agli alleati della Nato, che si sono detti felicissimi di spianare le buche di Roma, del resto l’hanno già fatto nel l’43, e persino i sette colli se occorre.

Qualche voce solitaria si erge a dire che forse basterebbe assumere qualche stradino o cantoniere, o dotare di pala e bitume i tanti pensionati pubblici che girovagano per l’Urbe, o magari aggiungere una postilla al reddito di cittadinanza: “obbligo pala”, come quando per l’assunzione di un violino alla Scala si mette “con obbligo di fila”. Oppure che le ruspe salviniane, magari affiancate da betoniere e rulli compressori, entrino in azione per obiettivi più impegnativi che campi Rom o baracche di disgraziati. Ma si tratta di bastian contrari, retrogradi che niente hanno a che fare con la modernità.

Dunque avanti, Savoia! Le brecce non ci mettono certo paura: le colonne corazzate non si fermeranno finché i Fori Imperiali non saranno completamente asfaltati. Tappare, e tapperemo!

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p.s. non vorrei sembrare affetto da paranoia, ma veramente mi sembra che la foto-montaggio con il pesce sia stata scattata a Como. Quello mi sembra viale Roosevelt (guarda a volte il caso) ma potrei sbagliare.

 

 

Tu quoque, Caie, fili mi!

Rassicuro gli amici lettori, sono ancora vivo se non del tutto vegeto. Un picco inopinato di lavoro mi ha travolto, ragione in più per auspicare che vada al più presto in porto la sacrosanta quota 100 che mi permetterebbe di avere più tempo libero. Così, non riuscendo a leggere come vorrei, mi astengo anche dallo scrivere.

Anche Olena & company sono preoccupati, e stanno pensando di chiedere il sussidio di disoccupazione, intanto che il loro autore preferito riscopra quella verve e quella joie de vivre che lo contraddistingueva.

Ogni tanto qualche episodio solleva il mio umore, come ad esempio l’altra sera quando al quiz “L’Eredità” alla domanda “A chi si rivolgeva Cesare, mentre lo stavano uccidendo, dicendo: Anche tu, figlio mio?”. La sublime risposta è stata: “A Caio”.  Purtroppo in quel momento stavo sorbendo una vellutata di zucca fatta amorevolmente e con competenza dalla mia signora, e lo scoppio di risa me l’ha fatta spargere sulla tovaglia, con rimbrotto seguito dal solito: “E vacci tu, allora, saputone!” che mi ha indotto a meditare sui danni del suffragio universale.

Per distrarmi, domenica scorsa, avevo in animo di visitare i mercatini di Emergency, a Milano, e dare un’occhiata all’Adorazione dei Magi del Perugino, in mostra a palazzo Marino. Mi sono quindi recato con l’intera famigliola alla stazione delle Nord da dove pendolo quotidianamente, per scoprire che c’era uno sciopero ed i treni non viaggiavano. Il tutto, minimizzavano le ferrovie Nord, per protestare contro un cambio di orario. Non dicevano, gli infingardi, che il nuovo orario prevedeva il taglio di oltre 150 corse giornaliere, sostituite in minima parte da autobus. Qualche illuminato in Regione Lombardia dovrebbe spiegare come mai si sono spesi miliardi per Pedemontane e Brebemi inutili (e se ne vogliono spendere altrettanti: le infrastrutture vanno fatte senza se e senza ma, va sostenendo il nostro Misirizzi¹ ) lasciando al palo i treni pendolari, che sarebbero stati più che necessari sia per decongestionare il traffico che per migliorare la qualità dell’aria: poi ci si riempie la bocca di lotta all’inquinamento, al riscaldamento globale bla bla! Qualche buontempone sostiene che bisognerebbe mangiare meno carne per contribuire a ridurre i gas serra: e allora io proclamo che lo farò solo quando le miniere di carbone saranno chiuse tutte, i pozzi di petrolio saranno prosciugati e le Ferrovie Nord faranno viaggiare i treni necessari!

Annullata per forza maggiore la gita milanese, ci siamo quindi orientati ai mercatini di Natale comaschi. Amici, posso affermare senza ombra di dubbio che poche cose mi rompono le scatole come visitare i mercatini di Natale. Diciamo che il livello è più o meno quello della Fiera dell’Artigianato di Rho, solo che lì almeno si mangia (non mi sono fatto mancare nemmeno quello, comunque, a S.Ambrogio quando notoriamente non c’è nessuno: bellissimo vedere gli stand degli Usa e dell’Iran vicini! Ignoro cosa sia stato esposto di oggetti di artigianato, io ho girato solo stand gastronomici assaggiando l’assaggiabile e comperando qualche liquore, in testa la Becherovka ceca ed il Mirto sardo). A Como, insomma, c’era il delirio. Non sono nemmeno riuscito ad avvicinarmi alle casette natalizie, prese d’assalto; mi sono rifugiato in una pasticceria davanti ad una cioccolata al peperoncino e qualche cannoncino a riflettere se sono io ad essere diventato troppo snob o gli altri ad essere diventati deficienti, e per un momento ho accarezzato l’idea di iscrivermi al partito democratico.

A proposito di Partito Democratico, sto leggendo la biografia di Michelle Robinson in  Obama, lo consiglio a tutti perché sia la sua storia che quella di suo marito Barak sono esemplari per capire un pò meglio l’America, questo paese di grandi opportunità,  grande vitalità e grandi contraddizioni… come si possa passare da Obama a Trump è un mistero che solo gli americani e gli hacker russi comprendono.

Se questo fine settimana riuscirò ad andare a Milano, Ferrovie Nord permettendo, non mancherò di fare un reportage fotografico, se non altro per aggiornarvi sullo stato del bananeto di Piazza Duomo!

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¹ Vago riferimento ad un uomo politico che stava meritevolmente perendo con il suo partito di portatori di gioielli in Tanzania ma si è ripreso a tal punto da diventare lo statista che tutti vogliono. Persino gli israeliani, per dire pure questi come si sono ridotti.

Galbani vuol dire fiducia

L’ultima asta dei Btp, Buoni del Tesoro Pluriennali, sembra non sia andata molto bene, nel senso che ci sono stati molto meno acquirenti di quanti ci si aspettasse.
Questo non è molto tranquillizzante perché, nel momento in cui un governo dichiara di voler adottare delle misure a debito, ovvero facendosi prestare dei soldi, se non si trova chi questi soldi li presta le cose sono due:

  • le cose che si vogliono fare non si fanno, e allora viene meno la ragione di essere del governo;
  • i soldi si vanno a prendere da altre parti.

Il governo attuale, di composizione eterogenea, ha ritenuto che le politiche seguite negli ultimi anni, sostanzialmente di austerity, di compressione dei salari e della spesa sociale, non hanno generato la riduzione del debito pubblico per le quali sono state adottate; non hanno intaccato se non marginalmente la disoccupazione, per lo più aumentando la precarietà, ed hanno aumentato il numero di cittadini in stato di povertà assoluta e relativa.
Un fallimento sociale, insomma, che ha però in compenso reso ancora più ricco chi già lo era: ma questa non è una prerogativa del nostro paese, ma di tutto il mondo assoggettato alla dittatura della globalizzazione.
Su questo concordavano sostanzialmente i due partiti-movimenti al governo, M5S e Lega, avendo invece su molti altri punti distanze anche considerevoli, che hanno ritenuto di circoscrivere stipulando il famoso “contratto di governo”, ovvero i punti sui quali ci può essere un’azione di governo comune.

Che l’Unione Europea non sia più sentita come casa comune è questione di anni, anzi dall’entrata in vigore dell’Euro è stato un lento ma inesorabile declino politico (ed è persino patetico vedere quelli che allora strillavano contro l’Euro _ Forza Italia in testa _ ergersi ora a difensori ad oltranza: l’Europa l’hanno picconata loro quando andava sorretta…), che andava a braccetto con il declino dei grandi protagonisti dell’epoca. L’impianto ha risentito del “libera tutti” seguito alla caduta del muro: neo-liberismo, annacquamento se non mutazione genetica dei partiti socialisti-socialdemocratici, allargamento improvvido ad Est in funzione di appoggio all’espansionismo Nato.
Di conseguenza si è perso di vista il nostro orizzonte naturale, di popoli affratellati e se vogliamo “costretti” a stare insieme per competere con realtà molto più grandi, e allo stesso tempo ci si è resi ostaggio dei rigidi parametri monetari resi ancora più rigidi, stupidamente, dopo la grande crisi mondiale (scaturita dal crollo dei mutui sub-prime americani, ovvero la finanza americana) e custoditi da rappresentanti di dubbia legittimità: Juncker (Lussemburghese, e ho detto tutto), Dombrovskis (l’ex primo ministro lettone! Lettonia dico, che tutta insieme ha meno abitanti di Roma, e il partito di cui fa parte _“Unità”_ nel parlamento del suo paese ha 8 seggi su 100, per dire come gli vogliono bene anche a casa sua), Moscovici (si dichiara socialista, infatti il partito socialista alle ultime presidenziali ha preso il 6,4% grazie al suo prezioso apporto).
Il trattamento vergognoso inflitto alla Grecia (“a volte gli shock sono salutari”, disse il nostro salvatore della patria Mario Monti. Avrebbe anche potuto essere il nostro presidente della Repubblica post-Napolitano se non si fosse fatto prendere la mano e avesse voluto presentarsi alle elezioni con un suo partito) non ha certo aumentato le simpatie verso l’istituzione europea.

Ora, si dice che i risparmiatori non abbiano sottoscritto i Btp perché non hanno fiducia nell’Italia. Tradotto, vuol dire che non hanno fiducia nelle politiche dell’attuale governo e che temono che il prestito possa non venire onorato.

Lasciamo stare per carità di patria gli investitori istituzionali (fondi, assicurazioni, banche..). Qualcuno deve spiegare come mai si affannavano a comprare Bot con tassi negativi (non investivano, ma pagavano cash!) ed ora rifiutano tassi al 3,2% che rimpinguerebbero i portafogli dei propri clienti. Il motivo è semplice, almeno per le banche è chiarissimo: con tutti i soldi che i governi precedenti gli hanno regalato avevano l’obbligo di comprare titoli di stato a tassi negativi o bassissimi per far calare il debito. Che non è calato però, ed è ovvio: i soldi risparmiati sui tassi di interesse se li sono presi loro per coprire i buchi che avevano fatto regalando soldi agli amici degli amici…

Sui piccoli risparmiatori, la cosiddetta clientela retail, bisognerebbe capire invece:

  1. non hanno avuto fiducia o sono così ghiotti che aspettano tassi ancora più alti?
  2. ma questi soldi da investire in Btp la gente ce li ha davvero?
  3. e la domanda delle domande: e a quelli che non hanno i soldi per comprarsi i Btp chi ci pensa?

Vedremo.

La Galbani comunque (ve la ricordate la pubblicità? “la fiducia è una cosa seria, che si da alle cose serie”) da tempo non è più italiana, come le storiche Invernizzi, Locatelli e come decine di altre aziende dell’agroalimentare. Se le sono comprate i francesi della Lactalis. Per non parlare dell’ultima ad andare, la Pernigotti, che se la sono comprata i turchi.

Ma allora c’era molta più fiducia.

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Per non parlare della flatulenza!

Tempo fa parlai della simpatica coppia che tutte le sere all’ora di cena esterna i suoi problemi intestinali, decantando le proprietà miracolose di un farmaco contro la sindrome da colon irritabile che coglie sfortunatamente entrambi i coniugi, e “per non parlare delle flatulenze!”, come si premura di informarci la gentile signora.
Per carità, meglio loro che la poverina con i denti sanguinanti, oppure la quindicenne affetta da prurito vaginale, affettuosamente consigliata sulla soluzione dalla esperta mamma.
E del resto, come dice l’orco Shreck, “Meglio fuori che dentro!”, noi cresciuti alle gesta della buonanima di Bombolo¹ non ci scandalizziamo di certo, e sicuramente i bambini saranno d’accordo.

Purtroppo ho una brutta abitudine, che è quella di guardare il telegiornale la sera. Chi te lo fa fare, direte, e non avete torto, ma purtroppo è uno di quei vizi di cui uno fa fatica a liberarsi, come il fumo: per un periodo cerco di resistere ma poi ci ricasco sempre. I primi venti minuti di telegiornale, immancabilmente, passano vedendo sempre le stesse facce, magari cambiando leggermente l’ordine: Di Maio, Salvini, il nuovo trio Lescano Bernini-Gelmini-Carfagna (a proposito: nota di merito per Mara Carfagna, quando ce vò ce vò parafrasando il più giovane dei vicepremier, che superando gli schieramenti di partito si è pronunciata contro il Ddl dell’ajatollah Pillon _ nomen homen _ sulla presunta “riforma” della disciplina delle separazioni matrimoniali e degli affidi dei figli. Mara, facce sognà), la Meloni, Martina (tallonato da Renzi). Solo Leu e i Verdi restano un po’ in ombra, sarà che non esistono?
Ognuno di questi personaggi esterna senza che venga mai in mente ad un giornalista di fare una domanda che sia una: si limitano a reggere il microfono ed annuire con gravità come se avessero di fronte dei premi Nobel o l’oracolo di Delfi. In pratica fanno l’asta di microfono, mestiere comunque remunerato abbastanza bene che se fossi stato più furbo avrei potuto intraprendere anch’io, se solo mi fossi deciso a prendere la tessera di partito giusta.
Tra l’altro Martina, povera stella (non mi si dica che insisto sempre su quelli, ma che ci posso fare, me le tirano fuori dalla penna come se fossero ceffoni), ha criticato il ministro 5S che ha dichiarato di voler fare finalmente una legge sul conflitto di interessi (loro ce l’hanno già pronta, ha detto con sprezzo del ridicolo: bè, che aspettavate a tirarla fuori, che morisse Berlusconi?) e invece Renzi ha detto che bisogna andare oltre il PD e recuperare il contatto con i movimenti. Lodevole, se non fosse che il PD l’ha ammazzato lui ed i movimenti li ha fatti scappare tutti in questi anni: comunque auguri, continuiamo a farci del male come diceva Nanni Moretti.

Essendo venuti a noia ai pubblicitari i lati B femminili, hanno deciso finalmente di sdoganare il sedere maschile. La cosa devo dire che ha generato un consenso unanime in tutte le donne che conosco, indipendentemente dall’età. Anche la domanda sbarazzina: “Succhino?” detta in modo da confondersi con zucchino è una genialata dei creativi, a cui faccio tanto di cappello.

A proposito di flatulenze, sembra che i vegani ne siano maggiormente affetti, a causa della dieta di erba che come si sa fermenta e quindi può causare gas fastidiosi. Leggevo di una stalla in Usa esplosa a causa dei gas di scarico delle mucche, che ovviamente non mangiano bistecche.

Tornando al telegiornale, sembra che voglia tirare la volata a chi ne sostiene l’inutilità: infatti tolti i primi venti minuti di cui ho già parlato, e degli ultimi cinque dove si parla di sport spettacoli e gossip, nei restanti cinque minuti a parte la rubrica della Santa Sede o di Confindustria (a proposito, il direttore ha criticato il reddito di cittadinanza perché a suo avviso 780€ sono troppi quando al Sud lo stipendio medio è di 830€. E non ti vergogni? ci sarebbe stato da chiedergli. Ma non mi pare di aver sentito la domanda) ci viene raccontato ogni starnuto di Trump, ignorando di solito gli altri sette miliardi di coinquilini di questo pianeta, a meno che non siano vittima di qualche catastrofe epocale e solo se c’è di mezzo qualche occidentale. A proposito, in Congo è in corso una devastante epidemia di Ebola, ma chi se ne frega. Idem del presidente del Brasile che è a favore del disboscamento dell’Amazzonia per permettere ai latifondisti di coltivare la soia, ma chi se ne frega, l’importante è che ci ridia indietro Battisti. O del campo di concentramento di Gaza, che a parlarne ci si becca degli antisemiti, o di quello che si sono detti al vertice di Palermo sulla Libia, dove gli stessi che sono andati a distruggerla ora premurosamente si prodigano per “ricomporre i dissidi”, compresi i francesi che hanno fatto fuori Gheddafi perché tra le altre cose voleva superare il loro franco coloniale, il franco CFA: ma si, chi se ne frega!

Ed è meglio fregarsene, perché altrimenti ci si fa il sangue cattivo, si digerisce male e pure l’intestino ne risente e si irrita. Per non parlare poi della flatulenza!

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¹ Chi l’avrebbe mai immaginato che alcuni dei film con Bombolo sarebbero diventati dei cult, o che ci sarebbe stato da rimpiangere la prima repubblica. Anzi, mi sa che proprio quelli che hanno fatto diventare cult i film di Bombolo rimpiangono più di tutti la prima repubblica. A me i film di Bombolo facevano cagare, ed anche la prima repubblica: ma sulla prima repubblica è da un bel pezzo che non sono più tanto sicuro.

Terra!

Trovo molto simpatica la proposta del governo di dare, a chi si impegna a fare il terzo figlio, un bel pezzo di terra da coltivare. Può anche darsi che come incentivo possa funzionare, e del resto chi oggi storce il naso (“Torniamo all’Agro Pontino!”) non è che abbia brillato per piani di sostegno alle famiglie.
Anzi, se vogliamo essere sinceri, non ha brillato per nessun piano, e dunque non appare molto credibile quando oggi richiede agli altri di fare in pochi mesi quello che loro stessi non sono stati capaci di fare per anni.

Parliamoci chiaro: il calo della natalità è in atto da svariati anni senza che nessuno abbia fatto qualcosa per contrastarlo, la precarietà causa principale dell’impossibilità di creare una famiglia non l’ha creata Conte, la situazione del mezzogiorno e la disoccupazione giovanile al 40% non è un’invenzione elettorale di Di Maio, 5 milioni di poveri (secondo l’Istat) non li ha fatti Grillo, il debito pubblico ad oltre 2000 miliardi ed al 132% del Pil non li hanno portati i 5S, le infrastrutture fatiscenti non sono certo colpa dei grillini: questo dovrebbe ammetterlo chiunque abbia un minimo di onestà intellettuale, e questo certifica senza ombra di dubbio che le politiche seguite finora sono state fallimentari e dannose. E persino le buche di Roma, se vogliamo, si possono attribuire alla giunta Raggi solo fino ad un certo punto (e comunque non dimentichiamo che il sindaco precedente, Ignazio Marino, è stato fatto fuori dal suo stesso partito!), e solo a patto che ogni amministrazione si guardi prima in casa propria.

Intendiamoci: non mi arruolo tra le fila dei cinquestelle, la democrazia dei clic è lontana anni luce dal mio modo di concepire la rappresentanza, ritengo che per governare bene non si possano banalizzare le cose complicate ma non è certo colpa loro se gli altri sono dei masochisti. Forza Italia si sgretola come una mummia egizia messa a prendere aria (ogni riferimento al suo anziano leader è casuale); il PD è stato ucciso dal renzismo, versione annacquata delle politiche berlusconiane, e dai personalismi; gli altri ciuffi non pervenuti. I verdi, che almeno in Germania cercano di arginare le destre, da noi semplicemente non esistono, in un momento dove niente sarebbe più progressista che opporsi alle degenerazioni consumistiche.
Tra l’altro il PD, se avesse avuto un minimo di coraggio ed iniziativa politica, avrebbe potuto sottarre i cinquestelle dall’abbraccio con Salvini: e poi mi vengono a parlare di responsabilità!

Quando sento in TV il segretario pro-tempore del PD contestare il reddito di cittadinanza chiedendo invece interventi per il lavoro, la domanda spontanea è: Ma perché non l’avete fatto voi negli ultimi cinque anni se eravate così bravi? E come fate a criticare il reddito di cittadinanza dopo aver introdotto il limitatissimo REI (reddito di inclusione), e senza una elaborazione teorica sul futuro del lavoro, quando da decenni avete abbandonato l’idea della piena e buona occupazione per tutti?
Per non parlare di Forza Italia e delle replicanti Bernini-Gelmini-Carfagna, preoccupatissime che la manovra finanziaria sia dannosa per i risparmiatori e per il popolo. Quando con loro lo spread arrivò a 500 era una manovra dei poteri forti, mentre adesso che è intorno a 300 è incapacità dei cinquestelle (stranamente si dimenticano di dire che insieme ci sono anche i loro compagni di merende leghisti)? In quanto al popolo, se ne sono occupati così bene che infatti, riconoscenti, alle urne si sono azzuffati per rivotarli.

Ma come, mi chiedono, non sei preoccupato che tutto possa andare a scatafascio? Ma che discorsi, certo che sono preoccupato. Come ero preoccupato, in tutti questi anni, quando perdevamo pezzi e pezzi di industria, comprati dagli “investitori” stranieri, o per gli “imprenditori” che delocalizzavano per salvare la produzione, dicevano loro. Come ero preoccupato dall’aumento dell’età pensionabile, dai jobs act, dalle mafie infiltrate al nord. Come ero preoccupato dalle banche portate sull’orlo del fallimento per i soldi dati agli amici degli amici e mai restituiti, tra la compiacenza degli enti che avrebbero dovuto controllare, dai controllori che sono consulenti dei controllati (il ponte di Genova è emblematico!), dai vergognosi sperperi e ruberie (Pedemontana? Brebemi? Mose? vado avanti?)

Quindi sinceramente si, sono preoccupato. Sono preoccupato perché il socialismo è morto e l’Europa sarà socialista o non sarà, dicevano i firmatari del Manifesto di Ventotene, citato sempre a sproposito; sono preoccupato perché i privilegi vengono spacciati per diritti (le pensioni milionarie vanno bene, ma l’adeguamento di quelle minime no) ed i bisogni per capricci (sei senza lavoro? non hai voglia di lavorare!), sono preoccupato perché tante periferie da luoghi del popolo sono diventate terra di nessuno; sono preoccupato perché si è pensato per anni di risolvere i problemi con i bonus per pochi, invece di pensare al benessere di tutti.

E dunque, se vogliamo fare qualcosa di nuovo ben venga tornare all’antico! Fate figli, italiani, e zappate la terra. Bene o male, qualcosa nell’orto ci sarà sempre.

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Elina Svitolina!

Confesso di non seguire molto il tennis. Come ho detto, ai miei tempi gli sport popolari erano il calcio, il ciclismo e la boxe: tutti gli altri o non esistevano, o erano riservati a chi poteva permetterseli, e non erano molti.
Nel mio paese tra l’altro non c’erano nemmeno campi da tennis, i primi vennero costruiti quando ero già grandicello, all’inizio degli anni ’70: la novità attirò qualche giocatore, a cui non mi accodai per qualche buon motivo e cioè: l’attrezzatura bisognava acquistarla ed il campo bisognava affittarlo (pagando). Chi ce lo faceva fare, quando potevamo giocare a pallone gratis per ore ed ore?
Poco prima era stata costruita una bellissima pista di pattinaggio a rotelle, anche quella gratis! dove generazioni di ragazzini si ruppero denti e braccia, cadendo o sbattendo sui corrimano di recinzione.
Ricordo la Coppa Davis del ’76, quella vinta dai quattro moschettieri Panatta, Bertolucci, Barazzutti e Zugarelli in Cile, nel plumbeo Cile del dittatore Augusto Pinochet, ma più per le discussioni politiche che per l’effettivo evento sportivo. Dopodiché, che devo dirvi, è un gioco che non capisco, non mi appassiona e francamente questa pallina che continua ad essere buttata da una parte all’altra del campo mi annoia.

Stamattina dentro al treno pendolari delle ferrovie Nord che mi vede assiduo frequentatore pioveva. Non so come mai ma filtrava acqua dall’alto e sgocciolava sopra alcuni posti. Era divertente vedere gente che ingolosita dal posto libero, una rarità dopo poche fermate dalla partenza, si sedeva e dopo pochi secondi, rendendosi conto della situazione, si alzava a razzo. Comunque poco male, era stato diramato allarme meteo e quindi eravamo tutti muniti di ombrello.

Leggendo il giornale ho così scoperto che esiste questa tennista ucraina, Elina Svitolina, molto brava e con un nome ed un carattere decisamente sbarazzini anche se in quanto ad avvenenza la posizionerei a qualche lunghezza dalla russa Maria Sharapova. Tra parentesi, sono rimasto uno dei pochissimi a sfogliare il quotidiano in treno. Qualcuno legge i titoli delle notizie dai telefonini, qualcuno all’arrivo prende il quotidiano gratuito, Metro. Io bandirei sia i cellulari dal treno che i quotidiani gratis all’uscita della stazione, due misure di salute pubblica forse eccessive ma necessarie.

Sembra incredibile ma sta finendo anche l’era della cancelliera tedesca Merkel. Ha annunciato l’abbandono della Presidenza del suo partito in forte calo di consensi, mentre il governo di coalizione traballa e non si vede come possa rilanciarsi. Ci mancheranno gli scherzi goliardici (cucù!) e gli apprezzamenti che il nostro arzillo ex-premier le riservava. Riposi politicamente in pace: i posteri giudicheranno se, dopo tutti questi anni al potere, lascerà un partito, un paese e un continente migliori di quelli che ha ereditato.

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Arrestati i bronzi di Riace!

La procura di una ridente cittadina calabrese nota come Svizzera d’Italia ha compiuto una importante operazione tesa a scongiurare il traffico di opere d’arte.

Per evitare che a qualcuno venga in mente di trafugare i preziosi reperti conosciuti come “bronzi di Riace” o che ne possa trarre vantaggi indebiti come ad esempio favorire il traffico di turisti con conseguente aumento dell’inquinamento e del traffico, vera piaga a queste latitudini, ha fatto prelevare le due opere dal Museo della Magna Grecia dove facevano indebito sfoggio della loro virilità e le ha poste agli arresti domiciliari.

Soddisfatto il ministro dei Beni Culturali: “Chissà cosa diranno Saviano e i buonisti” ha commentato.

 

Mi annoiavo

Sta prendendo sempre più piede, come giustificazione per le azioni più balorde, la scusa: “mi annoiavo”.
Si tratti di lanciare da macchine in corsa uova in faccia al primo malcapitato (di norma nero) a rischio di accecarlo, come è accaduto di recente ad una giovane atleta, o di picchiare un coetaneo mandandolo all’ospedale per rubargli cellulare e soldi senza averne alcun bisogno (ragazzi di “buona” famiglia sono stati descritti. Figuriamoci se fossero state famiglie di delinquenti. Ci sarebbe molto da discutere sul concetto di buona famiglia: si può definire una famiglia buona quella dove non si ha idea di quello che combinino i figli?) con lo scopo di postare la prodezza su fessbuc¹, o di dar fuoco ad un barbone: eh, mi annoiavo!

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Tigellino, al suo imperatore che suona la cetra mentre Roma brucia: «Nerone, ma che cazzo avete combinato?»
Nerone: «Eh, mi annoiavo!»
Tigellino: «Ah bè, allora avete fatto bene. Continuate pure a suonare»

Come ho già detto, sono contrario a quell’overdose di attività a cui vengono sottoposti i bambini fin da piccoli. E la scuola, e poi il tennis, e poi magari danza, e poi teatro, e poi… occupazione di tutti gli spazi e tempi in una sorta di horror vacui dei genitori, da un lato preoccupati di non dare al proprio pargoletto tutti gli strumenti indispensabili al successo futuro (ma più spesso in cerca di soddisfazione alle proprie ambizioni) e dall’altro spaventati, non attrezzati a concedere ai figli quella libertà di cui forse più di tutto avrebbero bisogno. Perché concedere la libertà significa prima di tutto educare alla responsabilità, perché libertà non è fare tutto quello che ci piace fregandocene delle conseguenze.

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Carla a Nicholas: «Mon amour, che hai combinato stavolta?»
«Ma niente, ero annoiato, ho mandato i Mirage a bombardare Gheddafi. Sarò libero di bombardare chi ne ho voglia, no?»
«Oh bè, merde alors. Ti canto una canzoncina?»

Temo che a qualche spirito troppo empatico venga in mente di inserire la noia nel nostro codice penale, come attenuante, trattandola come incapacità di intendere e volere (anche temporanea): e va bè, poverino, se si annoiava… mica era colpa sua, è la società che non l’ha messo in grado di sviluppare tutte le sue sicuramente enormi potenzialità o di fornirgli a domicilio un panel di occupazioni che favorissero il suo sviluppo psico-fisico e la piena realizzazione come persona umana.
Ma io dico, se ti annoi tanto perché devi andare a rompere le scatole agli altri? Non puoi leggere un libro, fare un giro in bicicletta, andare in una bella palestra di pugilato che così ti danno le sventole che ti meriti?
Dobbiamo rettificare i termini, allora: non di noia si tratta, ma di vuoto, di assenza assoluta di freni inibitori, disprezzo del vivere civile, totale mancanza di educazione e di rispetto, ozio coltivato, assecondato e giustificato (“una goliardata”, “ragazzate”, pure quando stuprano in gruppo una ragazzina).

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Melania: «Cavolo Donald, ma si può sapere perché hai pigiato quel bottone? Hai fatto scoppiare una guerra mondiale!»
«Eh, così, mi annoiavo…»

A costo di essere noioso, e quindi di procurare noia, ripeterò che la cura principale per questa malattia sociale è semplice ed efficace: la zappa. Bisogna istituire un registro degli annoiati, dotarli di una zappa ed inviarli chi a Rosarno a raccogliere pomodori, che in Trentino a raccogliere mele, chi semplicemente a pulire i marciapiedi della propria città. Otto ore ben fatte tutti i giorni, ed obbligo di leggere almeno un libro al mese. In poco tempo la malattia sarà debellata e saremo il primo paese noia-free al mondo. Poi avremo il problema opposto, cioè quello di tenere a freno tutti i cittadini attivi e responsabili, ma a quello ci penseremo a tempo debito, una cosa alla volta.

Melania Trump works in the White House garden with students from the Boys and Girls Clubs at the White House in Washington

Qualsiasi cosa faccia Mrs. Melania la fa bene.

 

 

¹ Non è scritto male. Sono sempre più convinto che i social network contribuiscano all’imbarbarimento collettivo e spero in un’arma che distrugga al più presto tutti i server su cui si appoggiano.