Ordine! (Cronachette della quarta ondata)

L’altro giorno ho avuto modo di constatare, come tutti gli anni, che quello che per uno è ordine per l’altro può essere disordine: dovete infatti sapere che ho l’abitudine, all’inizio del nuovo anno, di registrare in un piccolo data base i libri che ho acquistato o mi sono stati regalati durante l’anno passato: è una mia piccola mania, abbastanza innocua, che coltivo da una parte forse per vanità, per contare il numero di libri della biblioteca, e d’altro canto per tenere un minimo di traccia di quanta cartaccia, come la chiamava mia nonna e non del tutto a sproposito, entra in casa. Devo dire che negli ultimi anni la quantità si è ridotta di parecchio, da un lato perché riesco a leggere molto meno (io;  mia moglie invece mantiene sempre buone medie, mentre mio figlio fa storia a parte perché i libri se li legge sul computer, non so come faccia) e dall’altro perché lo spazio è quello che è, la libreria è piena zeppa ed ogni volta che compare un volume nuovo non si sa dove infilarlo. Mi faccio un foglio di carta dove elenco titolo e autore, e poi quando devo registrarli li vado a cercare nella libreria, o meglio nelle librerie perché anche i mobili della camera da letto ormai trabordano, per prendere l’edizione, la data, l’autore, le pagine e il prezzo. Lo so, pare esagerato, ci sono sicuramente migliaia di modi per farlo meglio, ma a volte procedo come un cavallo con il paraocchi: imparata quella strada seguo quella, chi me lo fa fare di cambiarla? Il mio ordine sarebbe abbastanza logico, almeno secondo me: per argomento, ovvero storia, politica, religione, romanzi, teatro, musica etc. dividendo poi ad esempio i romanzi, dove ce ne sono molti, in gialli, narrativa straniera, narrativa italiana… Mia moglie invece ha un altro criterio: per altezza. Ovvero, se secondo lei i libri visivamente non stanno bene li mescola finché non riesce ad ottenere l’effetto che più soddisfa il suo gusto estetico.  Pertanto quando io vado a ricercare che so, il giallo di Indridason preso a gennaio, magari lo trovo dietro La Storia di Elsa Morante, o la Metafisica di Aristotele che peraltro non ho mai aperto però ha una bella copertina.

A proposito, oggi ho preso il Corriere della Sera (che non leggo mai e forse non lo farò nemmeno oggi) esclusivamente perché c’era il libro in regalo, La vita quotidiana dei romani al tempo di Gian Lorenzo Bernini. Probabilmente resterà qualche settimana sul tavolino del soggiorno e poi finirà da qualche parte, attualmente nella coda di lettura è al decimo posto superato perfino da Alice nel Paese delle Meraviglie, mi sa che non ci riuscirò nemmeno quando andrò in pensione. Perché l’hai preso, allora, vi chiederete? Mi sono giustificato con la curiosità, ma forse è solo smania di possesso, chi lo sa.

Certo non è come la smania di possesso dei 3-4 più ricchi del mondo che in questo periodo di pandemia si sono arricchiti di oltre 80 miliardi di dollari, mentre milioni di persone cadevano in miseria (solo in Italia 400.000 famiglie entrate nella soglia di povertà, e c’è qualcuno che ha il coraggio di essere contro il reddito di cittadinanza). Ma non sarebbe il caso di toglierglieli, un bel po’ di soldi, invece di farli ingrassare sempre più? Certo che togliere i soldi a chi ne ha non sembra proprio l’orizzonte di questo governo, anzi. La riforma fiscale invece darà un po’ più di soldi a chi ne ha già, mi pare giusto. I poveri sono abituati a fare senza, ma gli altri sono in difficoltà se gli si abbassa il tenore di vita, e che siamo matti?

Ci pensate che tra qualche giorno avremo un nuovo Presidente della Repubblica? Salvini ha detto che farà una proposta convincente. Mi ricorda quella del Padrino, una proposta che non si può rifiutare. Ricordate alle ultime presidenziali, quando i cinquestelle avevano fatto il sondaggio sulla loro piattaforma Rousseau, le Quirinarie? Pare passato un secolo. Nel frattempo è sparita Rousseau e sono spariti pure i cinquestelle, passati in poco tempo da movimento rivoluzionario a partito governativo-moderato, loro che dovevano aprire il palazzo come una scatoletta di tonno. Si sono fatti inscatolare loro, invece.

Chiudo con la Serbia, sugli scudi in questi giorni grazie alla vicenda (montata ad arte) di Djokovic: pare che chiederanno di entrare nell’Unione Europea, e molto probabilmente l’ingresso verrà agevolato perché da quelle parti ci sono dei giacimenti di Litio su sui si stanno rivolgendo le mire di diversi gruppi, ed il traffico con un paese UE sarebbe molto più facile. Se ci sarà qualche resistenza verrà accusata di essere antidemocratica, potete contarci. Quanto poi possa essere democratica una decisione presa da un parlamento votato da meno del 50% degli elettori, con una maggioranza che non basterebbe nemmeno in una riunione di condominio per decidere se rifare le facciate del palazzo, qualcuno dovrebbe spiegarlo. A Roma comunque hanno eletto il sostituto di Gualtieri l’11,3% degli aventi diritto, quindi è meglio che ce ne stiamo zitti…

 Amiche e amici, saluto una cara blogger che si è beccata il Covid pur avendo fatto tutte e tre le dosi prescritte : daje! Già siamo rimasti in pochi, torna presto!

Io comunque la farei entrare

La mascherina al tartufo è meglio di no (Cronachette della quarta ondata)

Amiche e amici, non vi nascondo che fare i turisti tenendo la mascherina addosso tutto il giorno è faticoso. Veramente a Roma l’obbligo ci sarebbe stato solo in certe zone, ma devo dire che anche negli spazi larghi la gente per la maggior parte la indossava. All’aperto e distanziati non serve a niente, ma se fa freddo tiene calduccio. Nelle vicinanze di Fontana di Trevi ci siamo fermati a mangiare qualcosina, ed io ho avuto la grande idea di prendere un pezzo di pizza salsiccia e tartufo: tartufo, o quel che era, che mi si è riproposto fino a sera immaginerete con quali conseguenze per il mio alito.

Ho già accennato al fatto di aver trovato Roma, rispetto alle ultime volte che ci ero stato, più organizzata, più amichevole, ancora più bella? Tutto il contrario di quanto successo alla città dove abito. Non credo che sia merito del nuovo sindaco, quindi forse la tanto vituperata Raggi qualche merito l’ha avuto. Nella classifica per la qualità della vita la città ad esempio ha avuto un balzo, fino ad arrivare al tredicesimo posto: la metro è abbastanza puntuale, i bus frequenti ed anche abbastanza nuovi, e si trovano persino i bagni per fare la pipì. Provate a cercare un bagno pubblico a Como… A proposito di metro, nonostante la mia mappa si ostinasse a mostrare la Linea C non c’è stato verso di trovarla; addirittura a Palazzo Venezia ho chiesto all’addetta alla reception (la biglietteria inspiegabilmente è al Vittoriano) se ne sapesse qualcosa e lei ha detto testualmente che non ne ha sentito niente. Si saranno dimenticati di avvisarla? Comunque è comprensibile che ci sia qualche ritardo, a Roma come fai un buco per terra esce fuori un cimelio, è una parola. Peraltro chi è senza peccato scagli appunto la prima pietra: qui da noi non ci sono più ne una piscina ne un palazzetto dello sport funzionanti, il lungolago è un cantiere da anni e la metropolitana leggera un’utopia. Hanno fatto una cosa buona, unificando la stazione delle Ferrovie Nord dove andavo a prendere il mio trenino con quella dello Stato, che era a qualche centinaio di metri più in là: però si sono dimenticati di fare i parcheggi e gli ascensori non funzionano, così per chi ha qualche problema di deambulazione è off-limits.

Divago un attimo per commentare un fatto che mi ha indignato: una senatrice rumena No-vax ha “sequestrato” dei giornalisti italiani andati ad intervistarla ed ha chiamato la polizia dicendo che la stavano aggredendo, e pare che la polizia le abbia dato credito e fermato i giornalisti per qualche ora. Ma non è questo che mi ha indignato, al contrario: che diavolo sono andati a fare quei sedicenti giornalisti da quella signora? Non ce n’è abbastanza in Italia di fenomeni? Possibile che anche il telegiornale si stia striscialanotiziando? E io dovrei essere solidale con questi, ma perché? Solidarizzo con la famiglia di Ilaria Alpi, che è andata a farsi ammazzare a Mogadiscio per raccontarci delle porcate che facevamo con armi e rifiuti tossici, con Giuliana Sgrena che è andata in Iraq per raccontare l’altra faccia della verità ufficiale, non certo con questi. Per me li potevano tenere chiusi fino all’anno prossimo, loro e chi li ha mandati.

A proposito di giornalisti: Julian Assange potrà essere estradato in Usa, dice la corte di giustizia inglese. La TV ha magnificato il premio Nobel al giornalista dissidente russo, e su Assange che sono dieci anni che è perseguitato perché ha scoperto le carte ed i video con le atrocità che erano state commesse e insabbiate in Iraq dagli americani non hanno niente da dire i suoi “colleghi”? O per fare notizia doveva dichiararsi No-Vax? Se verrà davvero estradato rischia (eufemismo) fino a 175 anni di carcere. Alla faccia della libertà di stampa. Mr. President Biden non ha niente da dire? Accolto come liberatore dalla “barbarie populista”, non mi pare che faccia sfracelli. Perlomeno in politica estera, anzi spero non ci sia da rimpiangere Trump, perché le continue provocazioni in Ucraina contro la Russia non fanno presagire niente di buono. Tanto agli americani  che gli frega, a tiro delle bombe atomiche ci siamo noi.

Ma torniamo agli argomenti lieti. Bisognerà rivalutare anche Nerone: dopo l’incendio di Roma progettò di costruire i palazzi imperiali all’incirca su tre dei sette colli, per un totale di 80 (ottanta!) ettari di superficie; quando cadde in disgrazia ne fu stabilita la damnatio memoriae e anche quello che fece di buono venne cancellato, azzerato, raso al suolo. Anche a Conte sta succedendo, forse anche a lui lo farà fuori qualche pretoriano, magari armato da qualche bulletto toscano? Traiano sopra i suoi palazzi ci fece costruire le Terme (tra l’altro in tempi in cui noi non riusciremmo a costruire nemmeno un cavalcavia). Che tempi! Invece a Mosca quando è caduto il comunismo al posto delle terme hanno costruito una chiesa, come se ce ne fossero poche.

Non c’è niente da fare, amiche e amici, la politica che cerco di tenere fuori dalla porta mi rientra dalla finestra, sarà che ieri sera sono stato alla festa da ballo dell’Auser e mi sono intristito, pur divertendomi. O mi sono intristito proprio perché, nonostante tutto, mi stavo divertendo? Ci devo pensare, intanto vi auguro una buona serata, che da parte mia concluderò con le prove del coro in vista del prossimo Natale che cercheremo di salvare dai salvatori.

A presto!  

Receptionist confusa

Famose du’ spaghi (Cronachette dall’ex zoccolo duro)

Amiche e amici,

il weekend lungo è stato uggioso, tempo brutto anche se non così brutto come in Sicilia dove ci sono stati allagamenti e morti; il clima cambia ed ogni volta che piove ormai c’è da farsi il segno della croce e sperare che non succeda qualche disastro.

Per fortuna i 20 “grandi della terra” si sono riuniti a Roma per dire finalmente basta e cambiare rotta. Ah, no, dite? In effetti sembra anche a me che gli impegni siano un po’ vaghi (mantenimento dell’aumento del  riscaldamento sotto 1,5 gradi, e azzeramento delle emissioni da metà secolo: di quale secolo però non si sa). Greta ha ragione a parlare di bla-bla, di questo passo diventerà vecchia anche lei prima di vedere qualche cambiamento. Il clima amichevole si è notato anche dal fatto che i consorti sono stati portati in giro per Roma a fare i turisti ed a mangiare (pajata e coratella: mortacci loro, e io pago direbbe Totò). Draghi ha stretto la mano ad Erdogan, dopo averlo definito “dittatore con cui bisogna dialogare”, Macron e Biden hanno fatto la pace dopo che gli Usa hanno fottuto alla Francia una commessa da 5 miliardi di dollari per la fornitura di sottomarini atomici all’Australia, già firmata; una nota di colore è stata portata da una rappresentante degli indigeni dell’amazzonia in costume tipico (era necessario? Che siamo, al circo?) che si è rivolta con accenti toccanti ai convenuti, anche a quel Bolsonaro che si è distinto per lungimiranza consentendo la deforestazione di una bella fetta di territorio, ed ora si è impegnato a fermarla ed a ripiantare gli alberi. E daje a ride! Si è notata la presenza di quegli squisiti democratici dei sauditi, Boris Jonhson in vista della riunione in Scozia del Cop26 ha scimmiottato Greta dicendo che è l’ora di finirsela con i bla bla. Naturalmente tra qualche anno altri rappresentanti diranno le stesse cose, tanto la gente ha la memoria corta. E poi diciamocelo chiaramente: ma siamo sicuri di voler cambiare rotta? Si tratta di consumare meno, di sprecare meno risorse, di richiedere meno energia: non mi pare che su questo i governati siano tanto meglio dei governanti. Leggevo l’altro giorno che per produrre i bitcoin, la criptovaluta, il consumo annualizzato è di 97 terawattora, una quantità simile a quella necessaria alle intere Filippine. Per i bitcoin, vi rendete conto? Cioè per far fare soldi a chi già ne ha. Però poi si protesta per il reddito di cittadinanza, ovvero se si dà un aiuto a chi è in difficoltà (se qualcuno mi dimostra che col reddito di cittadinanza si diventa ricchi gli regalo un bitcoin. Anzi, al prezzo a cui sono arrivati un millesimo di bitcoin). Comunque tranquilli, si parla ora di bitcoin “verdi”, cioè usare energia pulita per produrli. Cioè, mica per cambiare il sistema di trasporti pubblici, per eliminare il carbone, no, per produrre i bitcoin. Ditemi se non siamo matti…

Ho sentito una rappresentante delle Barbados arrabbiata, in pratica ha detto che ce ne fottiamo se la sua terra si sta sommergendo, come le altre isole delle Antille, e la gente è costretta a scappare: e non è vero, forse? Forse si farà qualcosa quando non ci si potrà più andare in vacanza.

Temo che l’approccio sia sbagliato; forse si sta chiedendo in modo troppo educato, forse non bisogna proprio chiedere, e lo dico ai ragazzi perché se aspettano noi campa cavallo, dovete pigliarvelo. Fateci fuori… altro che vaccinare i giovani per salvare i vecchi! Ma dovete sterminarci, altro che salvarci. Noi siamo il problema, non potremo mai essere la soluzione. Certo, poi diventerete vecchi pure voi, ma noi non ci saremo, come dicevano i Nomadi.

Stamattina sono andato a cambiare le gomme dell’auto, nella sala d’aspetto c’era un bel calendario di quelli da officina, devo dire anche elegante, quasi quasi volevo fregarglielo. Adesso spero che non torni il caldo subito se no le gomme termiche andranno a pallino!

Avete sentito del bonus terme? Contributo fino a duecento euro per cure termali, a pioggia, senza nessun controllo sul reddito Isee. Cioè, reddito di cittadinanza no e terme sì? Ma in che paese viviamo?

Il prete della mia parrocchia, con cui sono in ottimo rapporto, ogni volta che mi vede mi dice “coraggio”. Comincia a essere fastidioso, ma sostiene che mi vede abulico, senza energia. A parte che magari ho qualche preoccupazione in più di lui, in effetti non ho voglia di far niente, qualcuno dice che è long Covid, qualcuno che mi imminchio troppo con politica e cronaca, qualcuno che devo smetterla di pensare alla pensione e che dovrei invece farmi un po’ di più i fatti miei. E allora detto fatto, amiche e amici: ottimismo, ho prenotato già la vacanza per l’anno prossimo e un viaggio a Roma imminente. E che, la pajata devono mangiarla solo i potenti?

A presto!

Il riscaldamento climatico ha i suoi vantaggi

Piove , governo dei migliori (Cronachette dall’ex zoccolo duro)

L’estate sta finendo, cantavano i Righeira qualche annetto fa: il weekend è stato piovoso e così ho dovuto rimandare la gita in alto lago che avrei voluto fare sabato e quella di domenica a Milano. Per quest’ultima in realtà non sono troppo dispiaciuto, in quanto nonostante mi sia assoggettato a vaccinarmi non mi è ancora arrivato il green pass, segnalo questo ritardo ai ministri del “Green pass è libertà” perché prendano provvedimenti.

Mi è toccato quindi fare dei lavori che avevo rimandato; in particolare, dato che ho una tapparella che si blocca e poi scatta tipo ghigliottina, ho provato a pulire la guida, a scartavetrarla, lubrificarla, ad aprire il cassettone in alto e vedere dove toccava ma non c’è stato niente da fare. Visto che è vecchia e pesante, ho preso la decisione di cambiarla (“era ora” sento borbottare dalla cucina) ed ho preso appuntamento con la ditta che mi aveva sostituito tempo fa tutti gli infissi (“se la cambiavi allora adesso non avremmo problemi” borbotta sempre la voce in cucina). Il venditore  era quasi dispiaciuto: mi ha detto che hanno un sacco di richieste grazie al 110% del governo per le ristrutturazioni (come si droga un mercato) ma non riescono a farvi fronte. I loro fornitori non consegnano perché non hanno le materie prime: manca la plastica e manca l’alluminio, e inoltre i prezzi stanno aumentando di settimana in settimana. Mi ha fatto un preventivo allucinante sia per il prezzo che per la consegna prevista: 150 giorni! Cinque mesi, manco si trattasse di fare una Tac all’ospedale (questa sarebbe una battuta sarcastica, per la Tac ci vuole molto di più). Per ora ho soprasseduto ma sono preoccupato: e se aumenta ancora?

Un mio amico, che lavora per una ditta che vende ricambi idraulici, mi dice che hanno lo stesso problema: i fornitori non consegnano perché mancano le materie prime. Ottone, zinco, rame… un altro amico che lavora in una concessionaria (tra l’altro di auto di lusso) mi dice che sono disperati perché la casa madre consegna col contagocce ed i clienti sono inferociti; in questo caso sono le schede elettroniche a mancare. Qui la colpa pare sia dei famigerati bitcoin: per crearli occorrono dei computer che elaborano giorno e notte, con schede sempre più potenti: ed anche qua, i prezzi aumentano…

Poi ci pensa anche il nostro ministro della “transizione ecologica” a darci la bella notizia che dal prossimo mese, o poco dopo, i prezzi dell’energia elettrica e del gas saliranno di un 30-40%. Qualcuno sostiene che in parte l’aumento è dovuto al meccanismo demenziale di compensazione della Co2 che si produce: per cui se uno inquina può comprare il surplus da un paese che inquina poco… un inciso sul ministro, che ha ritirato in ballo il nucleare, suscitando l’entusiasmo della Gelmini seguita a ruota, non si sa a che titolo, dalla Moratti. Non avete anche voi la sensazione di giocare a Monopoli ed ogni tanto trovare la carta che vi riporta alla partenza? Siamo condannati a ricicciare sempre delle stesse cose e con gli stessi personaggi?

In Italia comunque, dato che di materie prime ne abbiamo pochine, dovremmo essere parecchio preoccupati, invece pare che il problema maggiore siano quelli che sono contrari alla carta verde (e non necessariamente al vaccino, anche se personalmente ritengo del tutto legittimo essere contrari a questi vaccini) manco fossero membri dell’Isis oppure chi prenderà in affido il piccolo Eitan. Forse siamo rassegnati al fatto che la nostra “vocazione” è quella di fare i camerieri al resto del mondo? Se è così è inutile che i migliori si prendano la briga di far andare per forza al lavoro gli operai ricattandoli con l’ideona geniale che se non hai  il pass non puoi lavorare. La TV ieri diceva che c’è stato un grande successo dopo l’annuncio del nuovo decreto, c’è stato un aumento del 35% di vaccinazioni. Su che cosa, non l’hanno detto: sul giorno prima? Sul mese prima? Però sembra che l’aumento più significativo sia stato al centro-nord: magari dipenderà dal fatto che al sud ci sono meno fabbriche?

Con questo dubbio esistenziale amiche e amici vi lascio; se il tempo regge vado a fare una passeggiatina rilassante. Sapete che coda di macchine c’è per strada? Ma di questo parliamo un’altra volta… a presto!

La signorina è indignata per il ritardo della sua nuova auto. Stasera chi la sente!

Cronachette dallo zoccolo duro (6)

Amiche e amici, il lavoro è ripreso, in pratica mi sono spostato dal divano della sala alla poltrona dello studio: in sottofondo la radio accesa, Radio Italia anni 60, che manda a rotazione sempre le stesse canzoni (adesso Pazza Idea di Patty Pravo) di cui almeno tre volte al giorno quella orrenda che Orietta Berti è stata costretta a cantare a Sanremo (molto più bella e spiritosa il tormentone estivo “Mille”, che ha cantato con Fedez e Achille Lauro, trash puro, ma lei giganteggia). Dalla finestra aperta i latrati dei soliti cani, siano stramaledetti i loro padroni. Insomma, un alienato: e per fortuna riesco a fare la passeggiata mattutina e quella serale, disintossicanti, altrimenti non so come andrebbe a finire. Ha rinfrescato: lunedì sera ha fatto un bel temporale, ed il caldo è più accettabile. Domenica, ferragosto, eravamo stati a mangiare in un ristorante a Como (ovviamente all’esterno), veramente volevamo andare in un’altro posto in riva ad un laghetto ma ci hanno chiesto 55€ a testa escluse le bevande, menu fisso, quasi un pranzo di matrimonio, un locale che si è montato la testa ed è passato in poco tempo da ristorante-pizzeria popolare a manie da chef; per me amici cari potete morire di fame, ma se c’è gente che viene buon per loro. Tra l’altro un mio conoscente che lavora a Villa d’Este, quella dove ogni tanto i potenti del mondo si riuniscono per mangiare a sbafo alle nostre spalle, dice che è tutto pieno nonostante la mancanza di molti turisti stranieri: ma quanta gente c’è con i soldi veri? La sensazione comunque è che ci fosse in giro meno gente del solito, ma poi il giornale locale dice che tutti gli alloggi sono pieni anche se gli addetti continuano a lamentarsi della mancanza di russi e americani: ma dove volevate metterli? Una o due russe potrei ospitarle io, potrebbero anche dare una mano in casa, mia moglie però incomprensibilmente non è favorevole.

Verso la fine del pranzo un cameriere mi ha fatto un pippone sugli irresponsabili che non vogliono vaccinarsi e mettono a repentaglio la loro vita e quella degli altri: d’accordissimo amico, mai contrariare qualcuno che ti porta i piatti da mangiare. Uno di quegli irresponsabili sono io, il laccio però si sta stringendo sempre più, la sensazione è ormai quella di essere braccati. Tra l’altro a fine settimana l’hub vaccinale attuale verrà chiuso e si sposterà nel vecchio ospedale, a due passi da casa mia: in pratica tra poco verranno con la siringa direttamente a casa. Potrò anche andar là senza appuntamento, tutte le comodità! Ma se mi viene un trombo diranno che avevo qualche malattia pregressa? O che il beneficio ha superato il rischio? Dichiaro qua, a futura memoria, di godere di buona salute tranne un po’ di colesterolo alto e saltuariamente degli attacchi di mal di stomaco, specialmente quando mi fanno arrabbiare. Anche mia suocera mi ha messo in guardia: “guarda che se poi ti ammali e vai in ospedale non ti tratteranno tanto bene…” . Perché, siamo già arrivati ai medici che curano solo chi sta bene? Già gli ospedali che sono stati costruiti in questi ultimi venticinque anni sono stati fatti più per la comodità dei medici che dei pazienti (chi si è inventato di mischiare nelle stesse camere uomini e donne, anche con patologie diverse? Chi ha progettato quegli spaventosi monoblocchi, mentre prima c’erano i padiglioni separati che permettevano se non altro di tenere veramente isolati gli infettivi? Chi ha sempre difeso per ragioni di carriera e di apparteneza politica queste scelte scellerate? Chi ha difeso tutte le privatizzazioni ed i tagli possibili?), adesso dovrei sentire anche le rampogne di questa gente?

L’Afghanistan ha soppiantato il Covid nei telegiornali: grandi chiacchiere, retorica alle stelle. Non si sarebbe dovuti andar là (ma allora chi lo diceva era naturalmente trattato da traditore della patria) e se ne è venuti via male, il succo è questo. Quando ce la finiremo di andar dietro agli americani acriticamente sarà sempre troppo tardi. Ricordo diverse interviste di anni fa di Pino Arlacchi (già dal 2006 si parla di sganciamento…) che diceva che, con l’intervento americano del 2001, l’Afghanistan era ridiventato uno dei maggiori di oppio, mentre con i talebani le coltivazioni erano quasi sparite: questonon per difendere i talebani ma per dire che quando si interviene in un paese e non si sa cosa si va a fare si fanno solo disastri.

Comunque queste sono questioni troppo grandi, e finirà come al solito: gli afghani e soprattutto le afghane continueranno a prendersela in quel posto, e a quegli stessi con i quali oggi facciamo finta di solidalizzare che magari a prezzo di sacrifici inenarrabili riusciranno a scappare da quella prigione coranica, domani diremo che non li vogliamo, sono troppi, vengono a rubare il lavoro e le donne e magari sono pure terroristi. Per fortuna Gino Strada è morto un attimo prima, chissà che sangue amaro gli avrebbero fatto venire.

In questo periodo parecchi blog sono chiusi per ferie; la sensazione è che il circoletto sia sempre più ristretto, forse la forma blog sta giungendo al capolinea: pazienza, io finché avrò voglia di scrivere qualche stupidata lo farò, almeno finché non mi chiederanno il green pass. A presto, amiche e amici!

La maglietta traforata è molto carina
@Poetella: l’unico arrotino disponibile è questo, può andar bene?

Cronachette dallo zoccolo duro (5)

Amiche e amici,

sono arrivato ormai all’ultimo giorno di ferie, da lunedì riprenderò il lavoro: niente nuove se e quando si potrà tornare in ufficio, continuerò in smart working almeno finché non vorranno il green pass anche per questo. La temperatura è in aumento, anche se non ha raggiunto picchi luciferini: per dire, stamattina sono uscito alle 7:30 per prendere il giornale (locale, più rilassante) e c’erano 25,5 gradi. Tra un paio d’ore accompagnerò mio figlio a fare la seconda dose di vaccino; ormai in casa sono rimasto solo io senza, nascondendomi dietro gli anticorpi maturati a dicembre. Non riesco a capire, non trovo tabelle di raffronto, se ne ho più io dopo aver fatto il Covid o chi si è vaccinato: mia cognata vaccinata ha fatto l’esame sierologico ma i risultati sono diversi e non riesco a confrontarli. Faranno apposta?

Ieri una scenetta gustosa all’Iper, a proposito del green pass: mia moglie e mia suocera, come fanno sempre, prima di far spesa si sono sedute ad un tavolinetto del bar interno per prendere un caffè, e la commessa ha chiesto se avevano il green pass, altrimenti dovevano alzarsi. A mia suocera non l’avevamo stampata, mia moglie invece l’aveva rovinata perché si era macchiata di acqua di mare: così si sono dovute spostare di tre passi e prendere il caffè in piedi al bancone, dove è ammesso. Non è assurdo?

Così come è assurdo che, in fabbrica, senza green pass si possa lavorare ma non si possa mangiare in mensa: per questo c’è stato il primo sciopero che mi sembra sacrosanto. L’argomento mi tocca tra l’altro da vicino, tornare in ufficio senza poter andare a mangiare che gusto c’è? Va bene che già molti si portavano la schiscètta da casa, ma io lo eviterei volentieri.

Ieri gli amici Walter Carrettoni e Celia mi ha fatto sapere a Casale Monferrato l’anziano prete ha istituito nella sua parrocchia l’obbligo del green pass per entrare in chiesa: reverendo, già in chiesa vanno in pochi e distanziati, le sembra il caso di mettere ulteriori ostacoli?

Intanto, mentre ci balocchiamo con queste amenità e con la supercazzola Ius Soli, mezza Italia brucia; non sarebbe il caso di pensare a pene più severe per i piromani (oltre che prenderli)? E a che scopo bruciano boschi e riserve verdi, non c’è mica la legge che non si può costruire sulle aree bruciate, o è stata tolta anche quella? Se c’è un motivo, non ci si può concentrare a rimuoverlo? Ricordo qualche anno fa, in vacanza vicino Erice, allo scoppiare del solito incendio qualche autoctono diceva che erano gli stessi forestali per avere rinnovati i contratti, o i contadini per pulire il terreno dalle stoppie: possibile che tutti gli anni sia la stessa storia? Tra tanti commissari e luminari, non se ne potrebbe mettere uno a combattere questo fenomeno?

A proposito di fenomeni, il presidente della Regione Liguria Toti ha proposto l’obbligatorietà vaccinale per gli over 50. Questo signore, miracolato da Berlusconi come Alfano e Fitto e al quale auguro di fare la stessa fine ovvero cadere nell’oblìo, perché non si preoccupa della propria regione che è in coda alle statistiche vaccinali? Non ci sarà magari una correlazione tra il fatto che hanno votato lui e che non si vogliano vaccinare? Mi dà da pensare.

Infine un pensiero all’Afghanistan. Nessuno dirà mai abbiamo sbagliato, nessuno chiederà mai scusa. 21 anni passati invano, una guerra assurda di rappresaglia per l’11 settembre e per “liberare le donne dal burka”, non si conta quante migliaia di vittime civili, e anche nostri militari, per che cosa? I talebani, meglio armati e più motivati, dopo il ritiro inglorioso degli americani e degli alleati stanno riconquistando tutto il paese, ormai sono ad un passo da Kabul. Per che cosa dovrebbe combattere l’esercito regolare, per difendere chi, un governo fantoccio? Per essere poi traditi alla prima occasione? E’ ovvio che abbandonino le armi, chi glielo fa fare. Qualcuno sta ventilando di rimettere in piedi una coalizione per intervenire di nuovo. Lasciamo stare, di danni ne abbiamo fatti fin troppi… almeno cerchiamo di non essere ridicoli, qualcuno sta spingendo per rimandare al loro paese gli afghani irregolari che stanno scappando o sono scappati alla prima puzza di bruciato. Abbiamo perso non solo il senso di umanità, ma anche quello della decenza.

A presto amiche e amici, bevete acqua, mangiate frutta e verdura e state al fresco (ora non dicono più di andare al supermercato, a causa del Covid): seguite i consigli che ci propinano nutrizionisti e medici ad ogni ora del giorno e della notte. Magari bastava ascoltare i nonni, ma quelli sono vecchi.

Tre stelle per Olena – 11

Sarajevo¹, 30 novembre 2000

«Smettila di fissarmi il fondoschiena²»
«Veramente le sto coprendo le spalle, capitano»
«Allora cerca di guardare dietro di te, non davanti, e mantieni la distanza»
«Fa un freddo dell’accidente capitano, cercavo solo di… scaldarci»
«Meno quattro non è freddo. O vi hanno dato anche stavolta gli stivali di cartone? Sempre uguali, voi italiani»
«Non tocchi questo tasto capitano, mio nonno c’è stato veramente da voi ed è tornato con tutte le dita di un piede congelate. Alpino Fulvio Montesi, una roccia!»
«Se è tornato gli è andata di lusso, tanti suoi camerati sono rimasti là»
«Lo so capitano, ma non dica “camerata” in quel modo. Mio nonno era un soldato di leva, è andato dove l’hanno mandato, ne avrebbe fatto volentieri a meno. Si è fatto tutta la ritirata del Don, troppi amici ha lasciato lì nella steppa»
«E’ la guerra, maresciallo capo, e nessuno vi aveva invitato, mi pare. E comunque lì c’erano tra i meno 20 e i meno 30, quello sì che si può chiamare freddo»
«Dice bene lei che è siberiana. Ma io vengo da Castelfidardo, ha presente? Dove si fabbricano le fisarmoniche, in collina e a due passi dal mare, da noi il clima è sempre mite…»
«Tu suoni la fisarmonica, maresciallo? »
«Me la cavicchio, capitano, magari quando finiamo vengo a trovarla e gliela faccio sentire»
«Non vedo l’ora. Perché hanno scelto proprio te per questa missione, maresciallo?»
«Non lo so capitano, forse perché sono… bravo?»
«Lo spero, ma non credo sia la sola ragione. Devi essere un rompiscatole, è vero? Devi aver pestato i piedi a qualcuno e anche se ci lascerai le penne non ti rimpiangeranno troppo»
«Incoraggiante da parte sua, capitano, la scuola di motivazione russa è proprio al top. E lei, allora, a chi ha rotto le scatole?»
«A tutti. Ma adesso basta chiacchiere, ecco l’altro, a ore nove. Due all’esterno, e dentro ne troveremo altrettanti. Testa o croce?»
«Testa»
«Croce. Io prendo quello di destra, tu l’altro. Tra due minuti precisi, usa il silenziatore»
«Conosco il mio mestiere, capitano»
«Vedremo. Neutralizzati questi, io entro e tu rimani fuori a coprirmi per davvero le spalle»
«Ma capitano…»
«E’ un ordine, maresciallo»
Olena, liquidata la sentinella di sua competenza con un colpo preciso al centro della fronte, sale guardinga le scale verso il secondo piano del condominio sventrato dalle bombe del generale Mladic, dove un commando di mercenari ingaggiati non si sa da chi tiene prigioniero il serbo Zivko Rodiĉic, il presidente che dovrebbe entrare in carica il giorno seguente: lo scopo è creare il caos, ognuna delle parti darebbe la colpa all’altra, e sarebbe la scintilla per la ripresa dei combattimenti³.
La russa, coperta dalle macerie dei muri e dai nudi pilastri, scivola alle spalle dei due che tengono sotto tiro il presidente, legato ad una sedia; estrae il coltello e taglia la gola del primo e poi, facendosene scudo, spara al secondo che si è girato sorpreso. Si accinge a liberare Rodiĉic, sotto shock, quando dietro di sé sente un colpo di pistola attutito ed un tonfo, a cui segue la voce beffarda di Montesi:
«Erano tre, capitano, tre…»

***

Seduta alla scrivania nel piccolo ufficio della caserma in Brianza, Olena ripensa al primo incontro con l’uomo che ha davanti e scuote la testa, incredula e delusa.
«Che ci fai qua, Nicola? In questa stazioncina di periferia, dico. Non stavi per diventare ufficiale?»
«E’ una storia lunga, Olena, e non è interessante. E tu, allora? E’ da un po’ che ti tengo d’occhio, la badante russa di Villa Rana…»
«Anche la mia è una storia lunga, Nicola, ma ne parleremo un’altra volta. Voglio sapere di te, che ti è successo? Hai perso la… fede?»
Il maresciallo Montesi prende una matita tra le mani, si volta verso la piccola finestra alle sue spalle, dando le spalle a Olena, ed inizia a raccontare la sua storia.
«La fede, dici… dopo la nostra missione fui richiamato in Italia, e per i meriti acquisiti mi fu offerto di diventare ufficiale. Iniziai il corso ed andava tutto bene finché l’anno dopo l’Italia ospitò il G8 a Genova e venni chiamato per pochi giorni per dare una mano nell’ordine pubblico. Vedevo che qualcosa non andava, c’erano questi black block che sfasciavano tutto, in mezzo c’era ogni sorta di provocatore… io li segnalavo, ma la polizia invece di contrastare questi caricava le tute bianche, gente che manifestavano pacificamente. Non capivo… finché non arrivò il giorno in cui fu ucciso quel ragazzo, Carlo Giuliani, da un carabiniere poco più grande di lui, spaventato. Un incidente, dissero… mi misi immediatamente a rapporto dal mio colonnello, e chiesi perché non fossi stato mandato ad aiutare l’equipaggio di quella camionetta, ero a pochi isolati di distanza, tutto questo non sarebbe successo… il colonnello mi liquidò velocemente, c’era l’allerta per gli attacchi di altri black block e non poteva sguarnire la mia postazione, e poi disse l’ultima frase che mi raggelò: “E poi perché se la prende così tanto, Montesi? Una zecca comunista in meno”»
Il maresciallo si gira vero Olena, lo sguardo diventato improvvisamente duro.
«Tu sai che io non mi sono mai occupato di politica, la mia politica era quella di fare il mio mestiere al meglio, di cercare di difendere i più deboli, perché quelli forti si difendono da soli, ma sentir chiamare zecca comunista un ragazzo di 20 anni morto ammazzato mi fece ribollire il sangue… poi la sera ci fu la macelleria alla scuola Diaz e le torture alla caserma di Bolzaneto, e allora capii⁴»
La matita tra le mani di Montesi si spezza, con un crack secco.
«Qualche settimana dopo Genova, seguii il colonnello che andava a trovare la sua amante, una donna sposata, e lo bloccai su una strada di campagna. Gli chiesi se fosse stato programmato tutto, se fosse già tutto preparato, e se noi fossimo stati solo usati come pupazzi. Mi rise in faccia, disse che non capivo niente, che adesso quelle zecche rosse ci avrebbero pensato due volte prima di rifare tutti i casini che avevano combinato a Genova, e che se non avevo lo stomaco per certe cose era meglio che cambiassi mestiere… poi commise uno sbaglio»
«Quale sbaglio, Nicola?» chiede Olena, con un insolito luccichio negli occhi blu.
«Portò la mano alla giacca, e provò ad estrarre la pistola. Quando lo ritrovarono, con l’auto in un fosso, aveva cinque costole ed il braccio destro rotti, la mascella fratturata ed un proiettile nella tempia destra. Strano che si fosse sparato con il braccio rotto, dissero gli inquirenti; per un po’ indagarono su qualche marito cornificato ma poi lasciarono stare, meglio per tutti, uno stronzo in meno. Stracciai la mia domanda da ufficiale, ed eccomi qua. Tra poco sarò in pensione, e me ne andrò in Romagna con Ines.»
Montesi poggia i due pezzi di matita sulla scrivania, avvicinandoli come per riattaccarli.
«E tu, Olena, tu hai perso la fede?» chiede alla russa, fissandola negli occhi.
«Niet, Nicola, la mia fede non è cambiata» risponde Olena, dura. «Sono tutti gli altri che l’hanno persa.»

¹ Tra il dicembre del 1996 e quello del 2004 l’Onu ha schierato in Bosnia-Erzegovina una forza multinazionale per vigilare sul rispetto degli Accordi di Dayton del ’95 che avevano messo fine alla guerra civile jugoslava e sancito la separazione delle Repubbliche su base etnica. Solo la Bosnia-Erzegovina rimaneva multietnica, con componenti croate, serbe e bosgnacche; la forma di governo rimaneva quella federativa, con tre repubblichette, un parlamento comune ed un presidente che, a rotazione, cambia in rappresentanza delle tre componenti.
² Tutti i dialoghi qui riportati si sono svolti in inglese, tradotti dall’Autore per comodità del lettore.
³ Questa vicenda è inventata, anche se verosimile.
⁴ Queste vicende sono invece purtroppo accadute, per quanto possa sembrare inverosimile, nel 2001 nella Repubblica Italiana in quella che avrebbe dovuto essere una democrazia occidentale e non una dittatura del sudamerica degli anni ’60. Il governo in carica, che gli italiani avevano eletto da poco, era quello di centrodestra di Berlusconi, il vice era Gianfranco Fini, il ministro dell’Interno Claudio Scajola, quello dell’appartamento a sua insaputa di fronte al Colosseo.

Cronachette dallo zoccolo duro (3)

Amiche e amici, o forse dovrei chiamarvi solo lettori come ha fatto una compagnia aerea tedesca che in omaggio alle diversità di genere ha eliminato il “signore e signori” di benvenuto sostituendolo con il neutro “passeggeri”, ieri ho avuto una sgradita sorpresa, coda della breve vacanza di cui vi ho parlato. Mi è arrivata infatti dai Vigili del Comune di Piombino una bella multa per eccesso di velocità, andavo a ben 66 km/m su una strada provinciale con limite a 50, strada dritta su cui probabilmente per rispettare i limiti avrei dovuto frenare e sulla quale non ho notato assolutamente la presenza di autovelox. 175 euro e 3 punti in meno sulla patente; dei punti me ne frego, come diceva quel tale, ma dei  175 euro sì perché ci avrei fatto un altro giorno (almeno) di vacanza.

I miei mi hanno preso abbastanza in giro perché è la terza volta che prendo una multa per eccesso di velocità, tutte sotto i 70 km/h, a me che i miei amici dicono che ho la quinta arrugginita perché difficilmente riesco a ingranarla. Soprattutto mia moglie mi ha canzonato perché quando vado a fare spesa il giovedì alla Coop mi preparo studiando il volantino e scegliendo tra le offerte: sai quante offerte devo prendere per recuperare i soldi della multa? Per limitare i danni allora ho deciso di pagare entro i cinque giorni dalla notifica, risparmiando il 30% (123€). C’è un bel sistema che si chiama CBILL per cui, senza spostarsi di casa, utilizzando  l’home banking della propria banca si dovrebbe poter pagare inserendo solo i due codicini comunicati nella lettera: si dovrebbe, dico, perché io ho provato e riprovato con la mia e non ci sono riuscito. Allora ho chiamato l’assistenza, mi ha risposto un gentile operatore con accento senese, che dopo qualche tentativo infruttuoso si è rivolto ad un livello superiore, e dopo qualche altro tentativo la risposta è stata: “L’assistenza di secondo livello dice che è tutto a posto e deve controllare bene i dati che sta inserendo, e nel caso prenda una lente di ingrandimento”. Confesso di non avere più 10 decimi come una volta e per lavorare al computer uso gli occhiali, tuttavia la lente di ingrandimento ancora non mi serve: ho chiesto allora chi gli avesse dato questo bel suggerimento, sicuramente un programmatore, e se gli sembrava una risposta da dare ad un cliente. Ha biascicato qualche scusa consigliandomi di recarmi di persona alla banca, al ché ho consigliato a lui e all’assistenza di secondo livello di andare a quel paese.

Contemporaneamente la mia assicurazione mi ha inviato l’avviso per il rinnovo della polizza infortuni, ed ho notato che rispetto all’anno scorso è aumentata di 3 euro e cinquanta. Siccome sui massimi sistemi sono conciliante ma sulle quisquilie sono tignoso, ho chiamato l’impiegata ed ho chiesto ragioni: hanno aggiunto qualche tutela, aumentato qualche massimale? Niente di tutto ciò, l’unica cosa che è aumentata è la mia età: siccome il rischio è calcolato in base all’età, ogni tanto lo ricalcolano e cambia il prezzo (mai al ribasso, ovviamente). Insomma, e che caspita! Quello mi consiglia di prendere la lente di ingrandimento, quest’altra mi aumenta l’assicurazione, per non parlare di quelli che come ultrasessantenne mi stanno braccando per farmi vaccinare. Pare che qualche medico di base qua abbia iniziato a telefonare ai propri pazienti, io aspetto paziente la mia. Dell’offertona Johnson&Johnson ho già parlato l’altra volta; a Milano la Moratti sta mandando in giro dei bus per le vaccinazioni itineranti, mi aspetto da un momento all’altro di ritrovarmelo sotto casa. Ogni volta che squilla il telefono con prefisso 02 temo sia la Moratti, quando invece c’è il prefisso 06 ho paura che mi chiami la Gelmini dal Ministero, per fortuna sono solo gestori telefonici/elettrici/del gas.

Macron in Francia ha annunciato l’estensione del green pass per frequentare luoghi a rischio assembramento: senza carta verde niente cinema, teatri, ristoranti, bar, alberghi, treni, aerei. Quindi non è sufficiente distanziamento, sanificazione, mascherine, temperatura corporea: no, ci vorrà il lasciapassare vaccinale. Fabbriche e chiese non mi pare siano nel mirino, quindi senza green pass si potrà lavorare e pregare ma non divertirsi; al supermercato si potrà andare? A questa sorta di stato etico si sta orientando anche qualche macronista di casa nostra infiltrato tra i Migliori: Renzi ad esempio è d’accordo e questo mi rafforza nella convinzione che sia una boiata. Del resto gli europei sono finiti e qualche supercazzola nuova bisogna inventarla, dato che il ddl Zan sta tirando le cuoia: nei pochi giorni da quando questo governo così attento alla salute dei propri sudditi  cittadini ha tolto il blocco dei licenziamenti i padroni (e diciamola questa parola ottocentesca), perso ogni ritegno, ne stanno approfittando  per licenziare senza pudore via whatsapp o mail. Ma loro sono vaccinati, possono.

Amiche e amici, godiamo finché si può: stasera spiedini messicani, e che ci provino a venirmi a chiedere il green pass…

Cronachette dal paese dei migliori (15)

Ed eccoci tornati in zona bianca: gioia, gaudio, gaiezza, giubilo, goduria, godimento, gozzoviglia!  Queste le nostre G7, sigla usurpata dai Migliori dei Migliori che si sono riuniti per discutere e secondo loro decidere i destini del mondo prossimo venturo. Ormai questi signori, tra cui noi sia chiaro, rappresentano solo il 40% del Pil mondiale ed il 10% della popolazione ma pensano ancora di dettare legge a tutti: un piccolo Club l’ha definito la Cina, con non poche ragioni. Una minoranza ricca e ben armata, quello sì: infatti oggi si sono trasferiti armi e bagagli nel quartier generale della Nato, e speriamo non si inventino qualche guerricciola che quando c’è da ingrassare i fatturati fa sempre bene.

E’ scoppiato il caldo, due miei amici sono andati al mare in Liguria dove si sono visti chiedere 50 euro per ombrellone e due sdraio: alla faccia! Dovrei programmare le ferie ma non ho idee ne voglia; tra l’altro nella settimana passata ho dovuto sottomettermi ad un esamino fastidioso e sto attendendo l’esito, cosa che non mi ispira ulteriormente. Domenica per sfuggire alla folla ed al caldo mi sono rifugiato nei boschi circostanti in cerca di ombra, in coppia con mio figlio di cui sono diventato il coach: infatti si è finalmente messo in testa di dimagrire ed abbiamo riesumato una dieta che aveva fatto una decina di anni fa, molto equilibrata, che aveva avuto un ottimo risultato ma che è stata poi vanificata da svariati stravizi alimentari ed ha subito il colpo di grazia nell’anno pandemico. Per dimagrire come tutti sanno (a meno di avere problemi di metabolismo, tiroide, psicologici insomma roba seria che va trattata seriamente) la regola principe è: mangiare di meno e fare più movimento. Stiamo lavorando su entrambi i fronti e in un mesetto una decina di chili si sono persi ma c’è ancora parecchio da fare. Naturalmente non è che mentre lui si fa le insalatone noi possiamo mangiare lasagne, per il suo morale, quindi in pratica sto facendo dieta anch’io e devo dire che sono molto vicino al peso forma. Cioè, il peso va bene, la forma un po’ meno perché bisogna stare attenti a non infrollirsi che si devono perdere grassi, non muscoli… (che è poi quello che è successo a me con il Covid, ma in genere a tutti quelli che stanno male). Dopo questi accenni di dietetica for dummies dirò che ieri sera però sono andato a mangiare il primo gelato della stagione, in una gelateria di San Fermo della Battaglia in cui ci siamo recati a piedi, e che vi raccomando caldamente se doveste passare da quelle parti. La riconoscerete facilmente perché è l’unica e perché fuori c’è sempre coda di gente che aspetta. La zuppa inglese purtroppo ieri sera non c’era, mannaggia.

Intanto sono iniziati gli europei di calcio, ho visto la partita inaugurale degli azzurri che hanno vinto meritatamente, anche se il gioco di decine di tocchetti a me non piace.  Tra l’altro il pubblico turco fischiava ogni nostro passaggio, e si giocava a Roma, figurarsi se si fosse stati ad Istanbul; io squalificherei la squadra finché i tifosi non imparano l’educazione, ma capisco che se la regola dovesse valere per tutti sarebbero ben poche le squadre a giocare. Sabato sera si è sfiorato il dramma quando un giocatore danese, Ericssen, che gioca nell’Inter, ha avuto un arresto cardiaco ed è stato salvato per il rotto della cuffia. Temo che la sua carriera sia finita, peccato perché era un giocatore che mi piaceva; spero che facciano tutte le verifiche del caso, confesso che lì per lì il primo pensiero che ho avuto è stato: non avrà mica fatto il vaccino?

Perché nella mente c’era la vicenda della ragazza di Genova morta di trombosi a pochi giorni dall’essersi vaccinata con Astrazeneca. Io credo che chi ha permesso che ai ragazzi fosse somministrato un vaccino che era stato consigliato solo per gli over 60 debba rispondere delle proprie azioni in tribunale, a cominciare dal ministro e continuando con il generale e con le regioni, che se ne sono sbattute delle raccomandazioni dei vari comitati tecnico-scientifici anzi hanno indetto persino i Vaccination day, invogliandoli con il miraggio di poter tornare a fare quello che facevano prima… Non è accettabile rischiare di far morire i giovani per salvare i vecchi, che razza di costo-beneficio è questo? Se i vecchi sono a rischio che si vaccinino loro, basta con questa retorica guerresca che considera i morti come spiacevoli effetti collaterali, non è normale che un ragazzo muoia di vaccino quando se anche si fosse preso il Covid al massimo avrebbe avuto un’influenza un po’ più forte!

Concludo con una nota più leggera: l’altra sera credo si sia varcata un’altra frontiera della pubblicità serale, dopo il sanguinamento gengivale, il prurito vaginale, la flatulenza e il gonfiore intestinale, i problemi di prostata (e giustamente mio figlio dice: ma se la guardano solo i vecchi cos’è che devono trasmettere?) è comparso un ometto dispiaciuto per la sua compagna di non poter offrire la durata di attenzioni  a cui l’aveva abituata, ma per fortuna aveva trovato un rimedio straordinario che aveva rialzato di molto la sua curva di prestazioni. Cavolo mi sono detto, finora queste réclame arrivavano solo via mail, se adesso vengono sdoganate in prima serata sarà un’alluvione! Che bel mondo amici, e soprattutto amiche!

Se avesse anche la zuppa inglese sarebbe perfetta.

Cronachette dal paese dei migliori (12)

Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi; Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso… e anche Burgnich, la roccia, se ne è andato. Meglio così, Tarcisio, e perdona se ti chiamo affettuosamente per nome ma per me sei stato come un amico più grande, uno dei miti della mia giovinezza: questo mondo non è più per persone come te, serie, dure ma corrette, gente di sostanza e di cuore, capace di risorgere dopo i tradimenti, di lottare sempre, di schivare e schifare i riflettori e le ruffianerie. Il calcio è diventato una merda, Tarcisio, e non solo quello: lassù ritroverai tanti compagni della squadra più forte del mondo, rimettiti in forma roccia, che quando sarà il mio turno verrò a cercarvi per applaudirvi ancora e magari, chissà, mi permetterete di palleggiare insieme, in paradiso tutto è possibile…

Nello stesso giorno i mercanti cinesi che hanno acquistato la “nostra” squadra si accordavano con l’allenatore per una buonuscita di sette milioni di euro, poco più della metà del suo stipendio di un anno: quanti milioni avreste dovuto guadagnare in proporzione voi, che avete vinto tutto? Tu e Giacinto, la coppia di terzini più forte della storia, cosa sareste stati oggi? O magari non vi avrebbero nemmeno fatto giocare, perché si preferisce prendere scarponi da tutto il mondo pagandoli anche a peso d’oro, con contorno di parassiti troie e ruffiani?

E a proposito di troie, pochi giorni fa era morto Franco Battiato. Povera Italia, aveva scritto, e come non riconoscersi nell’amarezza delle parole di quella canzone, quel “tra i governanti quanti perfetti e inutili buffoni”? Purtoppo con uno di quei buffoni ci era finito anche lui, quel Crocetta che lo volle come assessore nella sua giunta regionale siciliana (è ora di togliere l’autonomia alle regioni autonome, altro che darla anche alle altre) e poi, appena disse qualcosa di sgradito ai partiti ma verissimo, e cioè che in parlamento siedono decine forse centinaia di troie disposte ad ogni cosa per soldi, si affrettò a scaricarlo. Sessismo, che vergogna, rispetto delle istituzioni, si scatenarono le boldrine sciocche. Il rispetto bisogna meritarselo e le troie ci sono in tutti i sessi, ma certo è più facile alzare polveroni su una parola che condannare chi per soldi cambia casacca e fa cadere un governo. E  la vogliono far passare per politica?

Dichiaro qua, una volta per tutte, che non me ne frega niente di Lukashenko e di Navalny. Mi indignerò per i diritti umani dei paesi che ci stanno antipatici solo quando la stessa indignazione ci sarà per gli “amici”: Erdogan, i libici, gli sceicchi, gli egiziani… finché i  “dittatori che ci fanno comodo”, come ha detto il Migliore dei Migliori, possono fare  quello che vogliono, di Lukashenko me ne frego. Tra l’altro ho visto in tv una cosiddetta oppositrice democratica con alle spalle una bandiera vagamente nazista: anche questa una nostra amica? Ad esempio, vogliamo dire che l’amico Netanhjau per il suo esclusivo tornaconto ha creato ad arte una provocazione e all’ovvia risposta di Hamas ha mandato l’aviazione a spianare Gaza, facendo più di 200 morti per la maggior parte civili, contro i 10 che ha avuto Israele?  (Ricordo che la proporzione nazista per le rappresaglie era di 1:10, qui mi sembra siamo ben oltre, ma Israele è ovviamente democratico. Ma uno stato è democratico solo perché si vota? No, perché allora si vota anche in Bielorussia, che ci piaccia o meno).

E, giusto per essere coerente, non me ne frega niente nemmeno di ddl Zan: i cosiddetti diritti civili a buon mercato quando i diritti sociali vengono calpestati tutti i giorni non mi appassionano. Tanto per dire, dei 40 miliardi sbandierati ai destinatari di bonus e di reddito di emergenza non è ancora arrivato niente: ma come, non dovevano essere soldi pronti e “veri”, come se gli altri avessero dato quelli del monopoli? E come mai la nostra informazione così attenta ai Lukashenko non dice che il 74% degli aiuti finora è stato preso dalle aziende, che ogni giorno piangono miseria?

Piangono sempre, tutti… diamine, non riaprono le piste da sci, disastro nazionale: e poi succede che appena riaperta una funivia pur di non perdere qualche giorno di guadagno tolgono le sicurezze facendo morire la gente. Che poi purtroppo a volte i lavoratori, mi dispiace dirlo, ci mettono del loro: quanti  infortuni sono occorsi in fabbrica perché per fare più produzione gli stessi operai disattivano le sicurezze per sostenere i ritmi, o per compiacere i capetti o a volte solo per stupide gare?

Certo amiche e amici direte: ma che ti è successo oggi Giò che hai una parolina buona per tutti, ti ha morso la tarantola?

E’ che è morto anche un mio amico del paese, poco più giovane di me, ci chiamavamo l’uno l’altro “socio”, come di due che ne avevano fatte parecchie. E’ morto di Covid ma non di Covid, ovvero aveva dolori da qualche tempo ma tra esami rimandati e ricoveri impossibili si è ridotto che non stava più in piedi: andato al pronto soccorso l’hanno fatto aspettare in macchina perché mancavano letti, senza nemmeno guardarlo e con dolori lancinanti (una infermiera gli ha detto testualmente: “e che ci posso fare, mica posso prenderlo in braccio”); finché finalmente dopo ore l’hanno ricoverato e gli hanno fatto la morfina, e hanno congedato la moglie dicendogli che l’avrebbero avvisata loro, perché con il Covid non si può stare vicini ai propri cari, nemmeno se stanno malissimo. Infatti la mattina dopo l’hanno chiamata, ma solo per dirle che suo marito nella notte era morto: aveva un tumore in stato avanzato, l’oncologo ha chiesto alla moglie il permesso per fargli l’autopsia dato che “è strano perdere dei pazienti così velocemente”. La moglie è stata molto signorile ed ha solo detto che era meglio se l’avessero guardato quando era vivo piuttosto di indagare ora che era morto: a che serve, a chi? Tanto lo metteranno nelle statistiche Covid. Ecco, questo è come siamo ridotti dopo un anno di pandemia, non siamo nemmeno riusciti a separare gli infetti dai sani, grazie ai nostri ospedali pensati da cervelloni per il comodo dei dottori, non dei malati.

Adesso smetto, amiche e amici, perché la rabbia è troppo forte, mi serve una pausa:  ho prenotato un weekend a Venezia e spero che nel frattempo tutti i migliori se ne vadano a quel paese.