Coprifuoco!

Cronachette della fase tre (13-21 ottobre)

A parte le giornate del Fai, di cui vi ho parlato, gli avvenimenti principali della settimana passata in ordine di importanza sono stati:

  1. il mio compleanno. L’età la potete dedurre facilmente, comunque in questo momento quella percepita è nettamente superiore a quella anagrafica, anche se quest’ultima inizia ad essere ragguardevole: i festeggiamenti sono stati decisamente sotto tono, il regalo me lo sono dovuto fare da solo, una bottiglia di whisky torbato invecchiato 12 anni, e anche il dolce me lo sono comprato da solo giacché i miei congiunti si sono scordati la ricorrenza. Non nutro rancore, ma la mia bottiglia non gliela farò toccare!
  2. mio fratello è risultato positivo al Covid e quindi è in quarantena. L’ha preso in una forma fortunatamente leggera, due giorni di febbre nemmeno altissima (massimo 37,7), dolori alle ossa, spossatezza, insomma quella che una volta sarebbe stata derubricata ad infreddatura stagionale, ma il protocollo per tornare al lavoro prevedeva il tampone (che ha dovuto fare privatamente e su questo avrei qualcosa da dire sia al ministro Speranza che al presidente della regione Marche_ ma le altre regioni non mi pare siano messe meglio _) e questo ha dato la brutta notizia. Quarantena con tutta la famiglia, ed anche per mangiare ci si deve arrangiare: chi non ha parenti o amici caritatevoli, qualcuno che possa andare a fare la spesa, come deve fare? Si fa presto a dire quarantena, ma che servizi di assistenza sono stati predisposti? Tra l’altro si accentua la tendenza a concentrare tutte le risorse sul Covid abbandonando alla loro sorte gli altri malati, con esami rimandati alle calende greche e ricoveri programmati disdetti: quelli che moriranno “normalmente” saranno da considerare effetti collaterali?
  3. il Governo, dopo aver stabilito che in casa propria si potrà desinare con un massimo di sei persone, su richiesta della Regione Lombardia (a cui se ne stanno accodando altre…) ha decretato che da giovedì 22 non si potrà uscire di casa dalle 23 alle 5 di mattina. Il provvedimento è quantomai gradito in quanto mi permetterà di scappare presto dalla cena del sabato dalla suocera, e per le altre sere non è che ultimamente si faccia granché tardi, però c’è un però. Mio fratello, ad esempio, non è stato contagiato durante la movida, ma al lavoro, e moltissimi sono stati contagiati dai figli che a loro volta non se la sono presa di notte, ma magari sul bus affollato. Ci stanno prendendo in giro? D’estate, quando si doveva stare attenti perché era logico che in autunno la bufera si sarebbe rialzata, non è stato fatto niente: sono stati potenziati i mezzi pubblici? No, anzi si è detto che si poteva passare tranquillamente all’80% di capienza (sempre superati per gli studenti). I soldi dei monopattini non era meglio usarli per i bus scolastici? Per carità, si fa presto a criticare, però questa mi sa tanto di supercazzola, di voler sviare dalle responsabilità… e la Regione Lombardia, che non è stata nemmeno capace di rifornirsi di vaccini per l’influenza, e sui trasporti non ha fatto una cippa ovviamente (tra l’altro sono spariti i finanziamenti per il collegamento con un metro leggere di Como e Varese, ma questa è un’altra storia), ci viene a raccontare che la colpa dell’aumento dei contagi è dei nottambuli? E le strutture per accogliere le persone che dovrebbero stare in isolamento senza impestare anche i familiari, dove sono?
  4. un collaboratore di Bolsonaro è stato trovato con una mazzetta di soldi tra le chiappe. Questo mi ha fatto molto ridere, pare che durante una perquisizione l’uomo non abbia trovato posto migliore di quello per occultare i frutti della sua corruzione, o magari lui sarà abituato a portare in giro i soldi così?
  5. Trump ha detto una cosa che condivido in piedo, ovvero “del Covid la gente non ne può più”. Verissimo, almeno io personalmente non ne posso più; condivido anche l’altra sua affermazione, cioè che se perderà le elezioni dovrà scappare al’estero perché se no lo metteranno in galera: e che ti aspetti, Trumpone, che ti facciano un monumento? Speriamo che se ne scappi in Brasile però, e non venga a trovare l’amico Giuseppi…

Si scherza, eh, amiche e amici… la situazione è grave ma non seria, come diceva Ennio Flaiano: enjoy, finchè si può…

Io insieme a Roger Moore

Siamo seri, please!

Cronachette della fase tre (23-25 settembre)

Ieri il nostro Presidente della Repubblica prof. Sergio Mattarella (che il Signore ce lo conservi) ha dovuto rispondere all’ineffabile premier britannico Johnson, sofferente di incontinenza verbale e alcolica, che per giustificare il fatto che i contagi nel suo paese crescono molto di più che nel nostro (segno che nonostante i vari Porto Cervo e Billionaire qualcosa abbiamo imparato…) ha detto che gli inglesi si stanno contagiando più di noi perché amano la libertà più degli italiani e dei tedeschi. Che il premier di uno Stato che si dice amico possa pronunciare frasi così sconclusionate fa temere che il Covid gli abbia danneggiato irreversibilmente le cellule cerebrali, già deboli di loro; per non infierire il nostro Presidente, con la moderatezza e la classe che lo contraddistinguono, ha precisato che anche noi amiamo la libertà, ma amiamo anche la serietà.

Qui sono entrato in crisi di identità. Ma siamo proprio sicuri, Presidente? No, perché per quanto arbitrario possa essere il tracciare i caratteri distintivi di un popolo non mi pare che la serietà sia al primo  posto tra le nostre qualità, e nemmeno al secondo. Si potrà dire che siamo fantasiosi, a volte geniali, cordiali, allegri e spesso caciaroni, laboriosi nonostante le apparenze (siamo pur sempre una delle maggiori potenze industriali: ma per quanto ancora?), che ci piace il buon cibo ed il buon vino, che sappiamo improvvisare ed arrangiarci; ma sulla serietà ho dei dubbi.

Non siamo noi ad aver iniziato due guerre mondiali da una parte ed averle finite dall’altra? Non siamo noi nell’ultimo quarto di secolo, per non tornare più indietro, ad aver votato massicciamente un uomo che ci ha dato lustro con i suoi bunga-bunga, le sue bandane, le corna nelle foto ufficiali e i cucù alle cancelliere teutoniche? Non siamo noi a coltivare un debito pubblico che ci pesa sulle spalle come un macigno, senza riuscire peraltro a risolvere problemi annosi come disoccupazione, l’arretratezza di buona parte del paese, la mafia (pardon, la criminalità organizzata)? Non siamo noi ad aver fatto diventare questo un paese per vecchi, costringendo le menti giovani più brillanti ad andarsene in cerca di fortuna all’estero, perché qua gli si chiudevano tutte le porte? Non so a voi cari amici, ma a me tutto questo non sembra tanto serio, anzi a dire la verità mi pare desolante e tafazzianamente autolesionista.

Vi faccio solo un piccolo esempio, e lo faccio a futura memoria perché quanto racconto non si è ancora avverato ma si avvererà.

Prima partiamo però da una buona notizia, e cioè che le Ferrovie Nord rimborsano gli abbonamenti per il periodo del lockdown. In verità non ci speravo ma non credo che sia farina del loro sacco, saranno stati obbligati; comunque rilasceranno un voucher da usare per i prossimi abbonamenti. Io di solito faccio l’abbonamento annuale, con il quale si risparmia abbastanza: ma l’anno prossimo non so, se non mi fanno tornare in ufficio che lo faccio a fare l’abbonamento? E in quel caso dove me lo ficco il voucher? Ma, a parte questo che giustamente direte sono fatti miei, continuo con le Ferrovie Nord per dire che stanno mettendo in funzione un nuovo sistema di apertura delle sbarre dei passaggi a livello, più sicuro e controllato dicono loro. In merito potrei aprire una parentesi sulla scelta illuminata di questi ultimi anni  di aver eliminato casellanti e lavoranti, che mantenevano se non altro il presidio del territorio, e poi lamentarsi che le stazioni diventano terra di nessuno, oltre al fatto che si elimina del lavoro e quindi poi si deve dare il reddito di cittadinanza a chi non lavora: solo a me sembra assurdo?

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Comunque, non divaghiamo. Dovete sapere che Como e Milano sono collegate da due linee ferroviarie, quella di cui parlo parte a Milano dalla stazione di Cadorna, a due passi dal Castello Sforzesco quindi in pieno centro, ed arriva proprio sul lago, basta scendere dal treno ed attraversare la strada. Una comodità pazzesca per i milanesi ed i turisti che da Milano vogliono venire a visitare la bella cittadina lariana, treni abbastanza frequenti, nessun bisogno quindi di utilizzare l’auto. Ma, come capirete, l’area a ridosso del lago è molto appetibile per chi voglia fare una bella speculazione immobiliare; e già ci aveva provato l’amministrazione di centrodestra una decina di anni fa (giunta Bruni, formigonian-berlusconian-leghisti, quelli del disastro delle paratie e dello spostamento dell’ospedale dalla città ad una periferia paludosa in cui si è sospettato _ e indagato male _ fossero  stati interrati rifiuti tossici) con tanto di rendering e nuova skyline (quando si vuol fregare la gente semplice un po’ d’inglese va sempre bene); allora però non ci riuscirono perché furono travolti dallo scandalo paratie, ed i comaschi con un sussulto di dignità se ne liberarono alle elezioni successive; purtroppo però anche la giunta di centrosinistra si insabbiò sulle paratie, quando sarebbe bastato portare i libri in tribunale, ma come si dice cane non mangia cane ed alle elezioni successive ritornò in sella il centrodestra, stavolta a trazione leghista-fratelliditaliota. Quelli per dire che hanno un’assessore ai servizi sociali che, nel punto dove è stato ucciso don Roberto la settimana scorsa, aveva fatto togliere le panchine dove sedeva qualche immigrato, ha fatto chiudere la fontanella ed i bagni chimici, col risultato che potete immaginare: ah, è anche andata di persona a togliere le coperte a dei senzatetto, dopo aver fatto chiudere il dormitorio. Uno strano concetto di servizi sociali, non trovate?

Bene, siccome l’area è ancora là, come fare per convincere la cittadinanza ad alienarla, anzi farselo proprio chiedere per piacere? Ed ecco che entrano in gioco i compari, pardon gli amici alle Trenord, ed i giornalisti compiacenti: il nuovo sistema allungherà il tempo di attesa di un minuto (1) in centro città; questo provocherà inevitabilmente, secondo loro, ingorghi da girone dantesco: addirittura è stato calcolato (probabilmente con lo stesso criterio dell’aumento/diminuzione dei contagi) che ci sarà una perdita di tempo giornaliera di 2 ore e mezzo. Ora, siamo seri amici, primo perché l’aumento sarà di un solo minuto, perché per perdere due ore e mezzo uno dovrebbe stare tutto il giorno ad attraversare il casello; secondo le auto in centro non dovrebbero nemmeno andarci se fossimo un paese civile; terzo in periferia, come da me, i tempi diminuiranno e non di poco perché attualmente le sbarre stanno chiuse quasi dieci minuti e poi lo saranno per due minuti e mezzo. Giornale locale con titoloni, allarme peggio della pandemia: sarà il disastro, il collasso, l’apocalisse. La soluzione qual’è stata? Chiedere alle Trenord di non mettere in funzione il nuovo sistema nella tratta in città; e se non possibile, far fermare il treno nell’ultima stazione prima di entrare in città, e da lì poi raggiungere il centro con navette. Una mossa subdola, si crea un allarme fasullo, qualcuno a cui dare la colpa (i compari di Trenord, che a loro volta troveranno qualcuno su cui buttarla, il ministero va benissimo all’uopo) ed ecco imbastita una bella speculazione: posso sbagliarmi, ma non credo.

Se davvero fossimo seri questa gente non dovrebbe amministrare nemmeno una casa derrena, come non si vergognò di dire l’allora Presidente della Repubblica Cossiga (che se fossimo stati seri non avrebbe mai dovuto occupare quella posizione) a proposito del giudice Livatino, di cui proprio l’altro giorno si sono ricordati i trent’anni dall’uccisione; e invece sono lì, perché sono stati votati da persone serie.

Amiche e amici, in questo momento sta infuriando una bufera con pioggia torrenziale e grandine; osservo dalla finestra le piante del balcone, ed anche i nanetti, sballottati di qua e di là; se fossimo seri (ma tutti stavolta, non solo noi italiani) dovremmo preoccuparci un po’ di più del clima, e un po’ meno dell’esame di italiano di Luis Suarez… adesso vi saluto, spero almeno i nanetti di salvarli!

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Salviamo i pigoscelidi antartici!

Cronachette della fase tre (9-10 settembre)

Greenpeace informa che su Elephant Island, il luogo della Penisola Antartica che ospita una delle più importanti colonie di pinguini dell’Antartide, la popolazione di questi simpatici pigoscelidi è diminuita del 60% in cinquanta anni. Di chi è la colpa? Ma nostra, naturalmente, di noi umani, che con il nostro modo di vivere incosciente alteriamo l’habitat necessario alla loro sopravvivenza: se si alza la temperatura dell’acqua i ghiacci non si formano come dovrebbero ed il krill, i gamberetti che sono cibo per molti animali, non si riproduce a dovere. Continuando così, faremo scomparire anche i pinguini.

Certo che siamo una specie ben strana: abbiamo le case piene di animali di compagnia veri o presunti idolatrandoli ben oltre il lecito, ci prodighiamo per far accoppiare in cattività i panda e tagliamo le foreste dove vivono migliaia di altre specie di cui sostanzialmente ce ne impipiamo; aiutiamo i rospi ad attraversare la strada di notte per non farli schiacchiare dalle auto, e ci rifiutiamo pervicacemente di cambiare, anche minimamente, quelle abitudini che stanno portando il mondo al disastro.

Ma come, direte, proprio tu parli così che non più tardi di ieri volevi dare una bella sfoltita alla popolazione di cinghiali a te limitrofi? Bè, innanzitutto i cinghiali non sono in estinzione, anzi, si riproducono a velocità abbastanza elevate, una femmina può anche sfornare una ventina di cuccioli all’anno; è vero che di norma si fanno gli affari loro rotolandosi nel fango ma capita spesso che attraversando qualche strada causino incidenti (nel 2018, solo in Lombardia, 803) e se qualche cacciatore di funghi si imbatte in qualche femmina con la cucciolata, è meglio che scappi… Perché sono così tanti? Perché non hanno predatori naturali, dato che i lupi sono pochini e l’uomo non li può cacciare (salvo una quota stabilita dalle Regioni di anno in anno, e solo da cacciatori selezionati), e perché trovano il cibo che i pinguini non trovano. E se non lo trovano nel bosco, se lo vanno a cercare dove capita…

Comunque che devo dirvi, io gli animali li ho avuti e gli ho voluto bene ma non è che mi inteneriscano troppo: mi hanno detto che qualcuno degli indagati per l’omicidio del ragazzo di Colleferro, l’altro giorno, sul suo profilo social aveva dei bei post di animaletti: che teneri, che cuori d’oro. Ammazzare un ragazzo va bene: ma guai a maltrattare i teneri gattini!  Che poi vorrei capire come si fa a parlare di omicidio preterintenzionale quando in quattro si picchia uno già a terra e senza difese…

Un mio amico ha avuto una bella avventura con un cinghialetto: una mattina è uscito di casa e se ne è trovato uno in giardino, caduto letteralmente dal cielo ovvero scivolato dalla scarpata dietro casa, passato sotto la rete del muro di cinta e volato per circa tre metri, atterrando sulle lastre di cemento vicine al garage. L’animale sembrava morto, ma il tempo di rientrare in casa per svegliare il figlio e fargli prendere qualche provvedimento che questo (il cinghiale, non il figlio) si è alzato ed ha iniziato a caracollare per il giardino, cominciando a grufolare ed a rovistare nell’orto a cui il mio amico tiene gelosamente. Voi che avreste fatto? Lui ha chiamato la forestale, pensando che questi avrebbero provveduto a prelevarlo e riportarlo nel bosco. Invece si sono presentati disarmati, e vedendo che il suino era ferito e malandato, hanno deciso che non si potesse fare altro che sopprimerlo. Peccato che non avessero nessuna arma, ed il mio amico non fosse munito di doppietta: così si sono fatti prestare un tubo di ferro, e l’hanno abbattuto con quello. Quando l’ho saputo ho rimproverato il mio amico, così eravamo capaci anche noi e avremmo anche potuto metterlo a frollare nel congelatore! Quindi un consiglio spassionato, cari amici, se vi piove un cinghiale un giardino non state a perder tempo a chiamare forestali o affini, munitevi di tubo!

Come vi ho raccontato qualche tempo fa, il giovedì mattina sono di corvée, ovvero vado a fare spesa al supermercato, ma solo degli articoli ingombranti; l’operazione è ormai diventata talmente ripetitiva che in mezzora riesco a fare il giro, caricare il carrello e pagare: non ci trovo niente più di divertente, tanto che sto pensando di convertirmi alla spesa online, tanto il corriere mi trova di sicuro a casa… mi è successa solo una cosa curiosa, vi avevo parlato della signora nigeriana alla quale prendevo i pacchi più pesanti, l’acqua, il latte, e glieli portavo dato che lei non ha l’automobile: bene, la signora abbastanza imbarazzata mi ha pregato di non portarglieli più, perché i vicini sono invidiosi e gelosi. Non vorrei a mia insaputa aver alimentato maldicenze ai suoi danni comunque l’invidia è una brutta bestia e non me la sento di condannarla per quella che mi sembra una superstizione bella e buona. Così adesso la roba devo scaricarla nel mio garage, e poi se la viene a prendere in motorino: come complicarsi la vita quando è già complicata…

Sento che molti, specialmente del centrodestra, sono preoccupati dalla mancanza dei banchi per le scuole. Amici, ma vi ricordate che prima del Covid in certe scuole mancava persino la carta igienica, e dovevano portarla i genitori? Mi rivedo un sabato, nel cortile della scuola medio di mio figlio, a fare le pulire che il Comune non svolgeva più da anni: trovammo persino un bidet rotto in mezzo alla sterpaglia, ed il preside ebbe il coraggio di venire a lamentarsi perché non avremmo dovuto essere lì. Dov’è dunque la meraviglia, la novità? E poi ‘sti maledetti banchi perché non erano già singoli, mi chiedo? Io lo avevo singolo alle elementari, alle medie ed alle superiori, che diamine è cambiato nel frattempo? Comunque un preside li ha mandati in una falegnameria e li ha fatti tagliare in due: ben fatto!

Amiche e amici, avrei voluto parlare anche di vaccini e politica internazionale ma, sarà che mi sento un po’ pinguino, avrei dovuto volare un po’ troppo alto. Per ora, di internazionale, mi accontenterò del cous cous in previsione stasera…

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Marsala all’uovo!

Cronachette della fase tre (30-31 agosto)

Durante questo weekend avrei voluto scrivere un po’ ma invece mi sono immerso nella lettura di un bel libro, “I leoni di Sicilia”, la saga della famiglia Florio, quella del marsala e della Targa Florio per capirci, un racconto che parte dalla fine del Settecento attraversando la storia della Sicilia e del mondo. Era da un bel pezzo che non leggevo così di gusto, sarà un buon segno?

Leggendo ripensavo a quando siamo stati  nella parte occidentale della Sicilia, qualche anno fa, girando per Trapani, Erice, Mazara del Vallo, Marsala, le Egadi… a Favignana abbiamo visitato la vecchia tonnara Florio, ora museo, in una interessantissima visita guidata dove ci sono state spiegate tutte le fasi della mattanza e  della lavorazione del tonno fino alla messa sott’olio e l’inscatolazione. La mattanza era una pesca senz’altro cruenta, ma aveva una sua nobiltà ed a suo modo salvaguardava la continuazione della specie; le navi di alto mare (giapponesi, anche: che cavolo vengono a fare fino qua?) che pescano a strascico non risparmiando nemmeno le altre specie sono migliori solo perché non spargono sangue? Non mi pare.

Il mio interesse principale, a Marsala, più che lo sbarco di Garibaldi era ovviamente quello di visitare le cantine Florio; obiettivo fallito miseramente perché mi sono presentato di sabato, quando gli stabilimenti sono chiusi: un fallimento che ancora mi brucia. Anche perché al marsala è legato un ricordo dell’infanzia: al mio paese infatti in un Sali e Tabacchi che faceva anche da merceria c’era la titolare Chicchina, che io ricordo da sempre anziana e burbera con una crocchia di capelli grigi in testa, che teneva le bottiglie nel retrobottega che era diviso dal negozio da una tenda di stoffa, e le malelingue dicevano che non disdegnasse di appartarsi ogni tanto per farsi un bicchierino di marsala all’uovo magari in compagnia di qualche estimatore delle virtù corroboranti della bevanda.

A proposito di Sali e Tabacchi, una volta vendevano anche i francobolli: adesso non è detto, e infatti è diventato difficile anche spedire una cartolina.

Paesaggi da cartolina come quelli che si possono godere in Val Chiavenna, Valtellina, dov’ero stato prima di ritornare al lavoro: ad esempio le Cascate dell’Acquafraggia, a Borgonuovo di Piuro, certo non a livello delle Cascate delle Marmore appena viste ma spettacolari e soprattutto accessibili gratis ed infatti sulle rive del fiume Mera e nei prati sottostanti un sacco di persone prendevano il sole, si bagnavano e stendevano tovaglie per i picnic. Noi non eravamo attrezzati e quindi abbiamo prenotato al non distante Crotto del Belvedere (notate che era venerdì ed era tutto pieno, per riprendere il discorso sulla crisi…). Antipasto di bresaola (anzi brisaola, come dicono lì) e sciàtt, e poi ovviamente pizzoccheri, piatto estivo per eccellenza. Il mio colesterolo ha fatto salti di gioia ed anch’io; la sala dove ci hanno ospitati era accogliente e soprattutto aveva una bella vista.

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Sotto al locale è possibile visitare il vecchio crotto, ovvero la grotta dove erano tenuti (e ancora vengono tenuti) il vino ed i salumi a stagionare. Una frescura deliziosa, piacevolissima dopo la grappa alle erbe offerta dal gestore. Nel pomeriggio siamo andati a visitare Palazzo Vertemate Franchi, a Piuro, una dimora del ‘500 con un bel giardino ed un castagneto; sono ammesse solo visite guidate che bisogna prenotare, ma ne vale la pena. Come tutte le dimore antiche anche su questa sono state costruite delle leggende, una è quella che tutte le donne debbano fare una riverenza al  ritratto del vecchio proprietario, altrimenti il fantasma andrà a infastidirle…

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La dimora ha una lunga storia, perché in origine era solo una dependance, il Palazzo nobile di trovava in paese, che allora si chiamava Belforte ma venne spazzato via da una frana che seppellì l’intero abitato uccidendo quasi tutta la popolazione.

Dopo la visita ci siamo diretti a Chiavenna, alla Collegiata di S.Lorenzo, per un saluto a suor Maria Laura Mainetti, la suora uccisa ormai 20 anni fa da tre ragazzine (16 e 17 anni…) che nella loro mente offuscata intendevano compiere un rito satanico. Se Satana esiste non ha certo vinto: le ragazze si sono distrutte la vita, e la suora verrà beatificata l’anno prossimo…

Da Chiavenna partono diverse passeggiate, qualcuna alla portata di tutti e qualcuna più impegnativa; bisognerà assolutamente tornare, anche perché l’altra specialità, gli gnocchetti (non pensate a quelli di patate: sono fatti di acqua e farina, e conditi con burro, bitto o casera _ o entrambi_), non li abbiamo assaggiati.

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Certo, a questo punto mi direte “e grazie al cavolo che ti viene mal di stomaco se pensi sempre a mangiare”, in realtà non sareste originali perché è la stessa cosa che mi dice sempre mia moglie, ma dico io altrimenti come si fa a sopravvivere alle notizie che ci bombardano? Referendum si/no; apertura delle scuole si/no; Lukaschenko che in Bielorussia ha appena vinto le elezioni con l’80% ma è un dittatore e che vi devo dire, se la democrazia che vogliono questi oppositori è la stessa che si è trovata la Russia quando è caduta l’Unione Sovietica, con Eltsin e la sua cricca che hanno depredato tutto il depredabile, non penso che ne potrà venire niente di buono per i bielorussi; Erdogan invece è nostro amico, tanto che facciamo le esercitazioni navali insieme a Grecia, Cipro e Francia per non farlo allargare ancora di più nel Mediterraneo, però non è un dittatore ma un  “importante partner”, tra l’altro non solo ha riaperto come moschea Santa Sofia, ma anche l’altro gioiello che è San Salvatore in Chora _ per fortuna ho fatto in tempo a visitarle entrambe prima che il nazional-islamismo prendesse il sopravvento_ ; in Germania i “no-mask” (una volta si chiamavano nazi) danno l’assalto al Parlamento; in America si sparano addosso bianchi e neri come ai bei tempi (anzi, ai bei tempi erano solo i bianchi a sparare ai neri: si vede che la musica sta cambiando…);  l’Egitto, altro nostro grande amico nonostante quel “piccolo inciampo” che è Giulio Regeni, tiene in carcere da mesi un ragazzo che era venuto a studiare a Bologna (cospirazione contro lo Stato se non ho capito male, per essersi occupato di diritti civili…) e se ne sbatte dei richiami della UE e non solo; Navalny avvelenato si/no (e nel caso da chi: perché si vocifera che i servizi russi lo tenessero d’occhio per proteggerlo, dato che evidentemente un Navalny morto fa più danno a Putin di un Navalny vivo, e allora come in tutti i gialli bisognerebbe forse chiedersi cui prodest…).

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Amiche e amici come al solito mi sono lasciato prendere la mano, e saltando di palo in frasca partendo dal marsala sono arrivato al thè corretto; tra i due comunque la mia preferenza pensi si sia capita…

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Cronachette della fase tre (3-9 giugno)

Ed è iniziata la fase tre, quella in cui bisogna convivere con il virus. Continuano ad esserci contagiati e morti, la maggior parte dei quali in Lombardia, ma la curva scende e soprattutto i reparti di terapia intensiva si svuotano, così possono tornare a riempirsi di vittime di incidenti d’auto o del lavoro o di infartuati o colpiti da ictus. E’ curioso che ieri sera, al TG di Raiuno, per una strana forma di censura non è stata nominata la Lombardia ma abbiano detto “tot decessi di cui oltre la metà nella regione più colpita”. Quale sarà, si chiederanno i più distratti? Comunque alcune regioni sono ormai apparentemente “pulite”, io le altre le avrei fatte aspettare ancora un paio di settimane ma the show must go on, la stagione estiva sta iniziando, bisogna far ripartire l’economia, se ci sarà qualche contagiato in più pazienza. Mi sarebbe piaciuto vedere se i contagiati per la maggior parte fossero stati, per dire, in Campania, se i “governatori” di Lombardia e Veneto avrebbero avuto così tanta fretta di riaprire. Non credo.

Il tempo era molto più bello quando si doveva rimanere chiusi in casa che ora: piogge torrenziali e grandinate, allagamenti e cadute di alberi. Sembra quasi che, visto che tanti hanno inteso l’allentamento come un “liberi tutti”, il meteo si sia incaricato di farci rimanere in casa. In questo periodo l’inquinamento (nel mondo) è sceso del 17%, secondo delle ricerche: che strano, di solito quando si fanno i blocchi delle auto c’è sempre chi dice che non servono a niente…

Personalmente rispetto alla fase due non mi è cambiato molto: di tornare al lavoro a Milano non se ne parla, se va bene andrà a settembre; in piscina non andrò anche perché qua di piscine funzionanti ne è rimasta una e basta e per andare fuori regione dato che di case al mare da raggiungere non ne ho aspetterò ancora almeno un mese. Anche i congiunti lontani dovranno aspettare. Sabato però sono andato a fare una passeggiata in città per rendermi conto di persona di come fosse la situazione: parecchia gente, tanti la mascherina la portano solo a passeggio ma in linea di massima abbastanza ordinati. Ci siamo incontrati con una coppia di amici e ci siamo presi una birretta in un bar di una bella piazzetta, vicino alla statua di Alessandro Volta; distanze rispettate anche se ho notato che i tavoli non venivano disinfettati dopo ogni cambio. La sera siamo tornati, dopo tre mesi, a mangiare da mia suocera: il rito della pizza è stato salvato e anzi c’è stata una gara tra mio figlio e mio nipote, che va a scuola di cuoco e quindi partiva avvantaggiato; sarà che il mio stomaco si è ormai abituato, sarà che la pasta di mio figlio era stata messa a lievitare fin dal mattino, per me ha vinto mio figlio. Ho anche rimpianto, devo dire la verità, i sabati da soli; sul divano, con un filmetto… Mia suocera però è stata contenta e si è anche un po’ commossa, tre mesi sono tre mesi; anch’io mi sono un po’ commosso, specialmente quando si è messo a grandinare e la mia auto era indifesa nel parcheggio.

A proposito di pizze, il mio forno non ce l’ha fatta. Sottoposto a tre mesi di stress continuo, dopo aver sfornato di tutto e di più ha alzato bandiera bianca. Qualche segnale c’era, il grill non funzionava più,  c’erano stati un paio di scatti al salvavita del contatore sospetti; infine non si è più acceso. Avevi solo tredici anni ma ti sei meritato il paradiso degli elettrodomestici, riposa in pace. Stamattina l’ho portato in discarica, che da questa settimana riapre senza limiti, sperando che ci fosse qualcuno che, come un mio amico congolese, porta via gli elettrodomestici più in buono stato e poi li manda con dei container al loro paese, dove sembra ci sia gente abilissima a resuscitare quello che noi buttiamo. Riuso non è solo uno slogan, insomma…

A breve prenderanno il via gli Stati Generali dell’economia, dove governo, imprese, sindacati, opposizione e chi più ne ha più ne metta cercheranno di definire degli obbiettivi per il rilancio, o meglio sul come spendere i soldi che arriveranno (quando arriveranno) dall’Europa. Secondo me sarebbe meglio che prima il governo si chiarisca al proprio interno, altrimenti si rischia solo di far confusione e perder tempo: mio timore, sia chiaro. Sinceramente non so cosa si possa concordare con Salvini e Meloni, ma questo forse è un mio pregiudizio. Sono comunque contento perché Conte, anche se in fondo a tutta la lista di cose da fare, ha messo anche il Ponte sullo Stretto. Bene! Io che sono un pontista della prima ora applaudo. Facciamolo, presidente, chi se ne frega del raddoppio dell’alta velocità, non vogliamo rilanciare il turismo? Quanti milioni di persone verranno a vedere quest’opera immortale? Ci pensi, il ponte Conte! (a Berlusconi verrà un attacco di invidia pazzesco, stavolta ci lascerà le cuoia. Tra l’altro forse sono rimbambito anch’io ma in questo momento mi sembra il più normale nel mazzo della destra nostrana: sono e siamo messi male!)

Stavolta non parlerò anch’io dell’assassinio di George Floyd, della ricorrenza delle notti magiche di Italia ’90 o persino di Messico ’70, mi riservo però di farlo presto. Oppure della bambina di 8 anni, in India, che faceva la baby sitter (!) ed è stata uccisa perché aveva lasciato aperta la porta della gabbia dei pappagallini. O del sindaco Lucano, di Riace, al quale ora la giustizia dà ragione anche se, come si dice dalle mie parti, la ragione si dà ai matti e nel frattempo quello che aveva costruito è stato distrutto (da Salvini, se qualcuno si fosse distratto. Mi piacerebbe sapere quanti dei suoi sostenitori però magari si sono indignati per la morte di Floyd, a proposito di razzismi).

Parlerò invece di un omicidio avvenuto in un paese del Guatemala, San Luis Petén, dove un uomo, un esperto di medicina naturale, un sacerdote maya, è stato bruciato vivo perché considerato uno stregone. Non sono stati dei ragazzi annoiati, come succede da noi con i barboni, ma un’intera comunità o quasi. Il medioevo è sempre dietro l’angolo…

Care amiche e amici, eccomi tornato, con calma e senza fretta. Vi aspetto qua tra una settimana? Buona fase tre, intanto.

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (LXXVIII)

Lunedì 11 maggio

Oggi è una brutta giornata, piovosa fosca e ventosa, decisamente la peggiore dall’inizio di questo diario. Dalle cinque sentivo le gocce cadere e battere con un rumore strano, sembrava quasi grandine invece poi ho capito che rimbalzavano sulla bandiera dell’Italia in tessuto sintetico stesa fuori dalla finestra. Si, l’ho fatto anch’io, mi sono sentito molto turco perché quando ho visitato appunto la Turchia mi avevano colpito tutte questa bandiere rosse che sventolavano, era il momento di Piazza Taksim e i manifestanti le usavano come segno di richiamo alla costituzione laica, gli altri invece per nazionalismo e basta.  A proposito di Turchia, l’altro giorno è morto in carcere il terzo della band di musicisti che era in sciopero della fame da 323 in carcere: il bassista, si chiama Ibrahim Gokcek. La Tv non ne ha parlato e sulla stampa è uscito qualche trafiletto nelle pagine interne.

Oggi non ho comprato il solito quotidiano del lunedì. Trovo che ormai comprare uno qualsiasi dei quotidiani mainstream, Repubblica, Corriere della Sera, La Stampa sia inutile se non deleterio. Sono ormai uguali, non mi piace quello che scrivono e soprattutto quello che non scrivono, non mi piace come lo scrivono e non mi piacciono i loro padroni. Il Giornale, La Padania e Libero mi ripugnano fisicamente come i loro direttori ed editori. Mi chiedo se non fosse il male minore garantire un supporto dallo Stato alla stampa piuttosto che far chiudere giornali storici e ritrovarci con questo piattume (ho detto piattume ma avrei potuto dire anche pattume). Il Fatto Quotidiano ogni tanto lo sfoglio ma cerca troppo la sensazione e spesso ha delle posizioni che non condivido: mi rimangono solo il Manifesto e Avvenire, che purtroppo al lunedì non escono. Quindi, non notizie per non notizie, mi sono preso La Provincia, il giornale locale, così almeno sfoglio le belle pagine di necrologi per vedere se c’è qualcuno che conosco e soprattutto per assicurarmi di non esserci sopra anch’io.

Siccome oggi come dicevo è brutto, mia moglie ha deciso di lavorare anche lei da casa. Finora aveva sempre continuato ad andare in ufficio per comodità ma più che altro per avere una scusa per fare una passeggiata, dato che gli uffici erano chiusi al pubblico e lavoravano solo via e-mail e per telefono, ed inoltre anche loro erano separati uno per stanza. E’ strano perché eravamo in tre in casa ma come se non ci fosse nessuno, ognuno isolato e occupato con le sue cose, anche se poi a pensarci bene è la stessa situazione che c’è a volte anche nella normalità, senza bisogno dello smart working…

Ieri abbiamo trasgredito alle regole, ovvero siamo usciti per una passeggiata e non siamo andati a trovare dei congiunti ma degli amici. Hanno un bel giardino e siamo stati a chiacchierare un’oretta, a distanza di sicurezza; la figlia doveva sposarsi a giugno, e ha dovuto rimandare (per ora in agosto ma non è ancora detto); lui lavora alla Caritas ed è stato (ed è) molto impegnato, l’ho trovato abbastanza in forma, un po’ dimagrito dallo stress, ha a che fare con il centro diurno che accoglie senza tetto e migranti e specialmente con i migranti ci sono stati diversi momenti di tensione, l’ultimo quando parte di questi (maghrebini sopratutto) pretendevano durante il ramadan di trovare la sera della minestra calda al che, quando hanno cominciato a diventare offensivi,  il mio amico li ha invitati a rivolgersi all’imam del centro islamico dopodiché si è scatenato un parapiglia tra persone ragionevoli e irragionevoli che ha richiesto l’intervento della forze dell’ordine.

Io sono ovviamente grato a quello che fanno queste persone, figuriamoci,  ma sono dell’idea che delegare l’assistenza sociale alla Caritas e ad altre associazioni caritatevoli sia sbagliato, la gente non ha bisogno di carità ma di diritti ed ai diritti deve pensarci lo Stato. A questo proposito penso che se si fosse messo in piedi un reddito di cittadinanza serio ora non avremmo questi problemi e che come al solito per risparmiare ci si è trovati nella situazione di dover spendere dieci volte di più, ma mi sembra che l’argomento non faccia molta presa nella politica (e anche in gran parte delle persone c’è da dire) per cui adesso si parla di uno striminzito  reddito di emergenza di due mesi che verrà erogato tra l’altro a babbo morto o meglio a bisognoso morto: tanto c’è la Caritas…

Bene amici, dopo aver spaziato dai problemi dell’informazione all’economia, dalla politica interna a quella estera posso ritornare alla occupazione per la quale sono pagato (finché dura); vi auguro una buona serata con l’inossidabile Montalbano, a domani!

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (LVIII)

Martedì 21 aprile

Stamattina andando a prendere il giornale non ho potuto fare a meno di notare che sui marciapiedi, più puliti del solito ma dove purtroppo non mancano cacche di cane e cicche di sigarette, si stanno aggiungendo anche i guanti di plastica. Dei padroni di cani che si credono i padroni del mondo, gente che idolatra i propri botoli ma odia i propri simili, ho già espresso le mie considerazioni; ma a questo punto nella lista delle persone per le quali ho meno stima, subito dopo gli ingegneri informatici salvo rare eccezioni, devo aggiungere quelli che dopo aver usato i guanti sull’autobus o sul treno o al supermercato o sulla luna si sente in dovere di buttarli per terra dove capita. Tenete presente che il mio tragitto non è nel deserto e da casa mia alla stazione ci sono almeno una ventina di cestini disseminati per strada: perché, allora? Pigrizia, menefreghismo, strafottenza? E’ la stessa arroganza di chi al lavoro piscia sulla tavoletta o peggio e  non si abbassa ad asciugare o pulire: qualcuno provvederà, non è mio compito, c’è gente pagata apposta, e che sarà mai?

E poi magari mettono la bandiera alla finestra, e si vantano di far parte del paese più bello del mondo (ma non sanno niente ne di questo ne degli altri paesi) con la Costituzione più bella del mondo (che non hanno non dico mai letta ma nemmeno sfogliata), santi poeti e navigatori da salotto, e cantano Fratelli d’Italia (male) alle sei di sera, arcitaliani senza vergogna; ma perché il coronavirus non se li porta via? Eppure dovrebbe essere chiaro che se di castigo divino si tratta non è certo colpa degli omosessuali come sosteneva quel ministro israeliano e tanto meno di Papa Francesco come invece vanno ruttando gruppi fondamentalisti americani (sponsor tra l’altro di partiti di destra nostrani, tutto si lega) ma di anni e anni di menefreghismo per la cosa pubblica, di furbizie, di meschinerie, vigliaccherie, di ignavie, di accodarsi al carro del vincitore, di abbindolamenti a slogan insulsi, meno Stato più mercato, tutti imprenditori… e intanto gli ospedali diminuivano posti letti, medici e infermieri; e intanto i magazzini non si facevano più, perché tutto deve essere on-demand, e intanto non produciamo più perché è troppo costoso, meglio comprarlo in Cina, o delocalizzare in Serbia… si, tutto si tiene.

Sono stufo di retorica, di telegiornali di guerra, di contabilità macabra, sono stufo di essere ostaggio di una malattia, terribile ma malattia: che se fossimo stati attrezzati non avrebbe fatto tutti i morti che ha fatto, e riflettiamo su questo una buona volta; sento i fabifazi trombonare che l’epidemia ha fatto più morti civili in Lombardia di  quanti ce ne siano stati in tutta la Seconda Guerra Mondiale; allora se vogliamo parlare di guerra (che non c’entra niente) perché non tirare in ballo la seconda battaglia dell’Isonzo, nella Prima di Guerra Mondiale, che solo quella costò agli italiani 42.000 tra morti e dispersi, la maggior parte giovani? Perché non ci diciamo che se fossimo stati un paese più organizzato, se non avessimo disperso le competenze della Sanità tra lo Stato e  le maledette regioni, se non avessimo lasciato quasi tutte le case di riposo in mano ai privati senza praticamente controlli perché controllare costa, così come gli ispettori del lavoro, se gli Ospedali non si fossero trasformati da luoghi di cura essi stessi in luogo di contagio perché progettati male e gestiti peggio, se non avessimo fatto decidere a Confindustria se delle attività di dovevano chiudere o no,  i morti ci sarebbero stati ma non avrebbero giustificato misure dittatoriali mai viste nemmeno ai tempi della dittatura?

Dopo questo sfogo liberatorio devo dire che sto pensando di comprare un paio di barili di petrolio dato che il prezzo è crollato sotto zero, però non so come fare a ordinarli, si troveranno su Amazon? A mio avviso è un bell’investimento perché secondo me tra non molto ci sarà una bella guerra, di quelle vere però (fabiofazio preparati) che riporterà le quotazioni alle stelle.

Perdonate amiche e amici se vi ho angustiato, da domani solo allegria, promesso!

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XXXIII)

Venerdì 27 marzo

Solita uscita mattutina per il giornale, un paio di persone incrociate; Giuseppe l’edicolante mi dice che ha avuto notizie del nostro amico, si era messo in auto-isolamento a Milano. Gli chiedo che cosa tenga aperto a fare, venderà una decina di giornali al giorno, se va bene…

Sto diventando ipocondriaco: l’altra sera ero particolarmente stanco e mi sono addormentato guardando “La concessione del telefono”, cosa che di solito mi succede solo dopo qualche minuto di Alberto Angela: che sarà? Ieri avevo un occhio arrossato e dato che mi pare di aver capito che uno dei sintomi può essere la congiuntivite, mi sono messo alla ricerca di qualche collirio nascosto per casa: e se non passa? Facendo le scale avevo il fiatone (e ti credo, dopo giorni e giorni fermo, e in più con addosso la mascherina…): come sarà la saturazione dell’ossigeno del sangue (sto studiando da Medicina for dummies)? E’ come se il sollievo per la fortuna che si è avuta per non essere (finora) contagiati volesse essere messo sempre alla prova… sono i momenti in cui si riflette sull’esistenza, sul senso della vita e forse anche del destino: se in metropolitana avessi incrociato… se in treno… in ufficio…  il caso governa la nostra vita, ne sono sempre più convinto.

Ma, dopo questa riflessione che filosofi illustri avranno fatto prima e meglio di me, una luce di ottimismo: mia cognata di Udine si è laureata, ad oltre cinquant’anni! Ed a pieni voti, in Letteratura… non è mai troppo tardi, diceva il maestro Manzi; era un desiderio che ha coltivato per tanto tempo, si è impegnata alla grande e ce l’ha fatta. Peccato che la tesi abbia potuto discuterla solo online, e la festa si è dovuta limitare alle quattro mura di casa; complimenti vivissimi per l’impegno ed il risultato!

Ryanair ha risposto dicendo che il nostro volo non rientra nel perimetro di quelli definiti dal nostro governo. Stanno tirando per le lunghe, è ovvio; è vero che la prima tranche del fermo voli arrivava fino al 3 aprile, ma come pensano che 10 giorni dopo si possa andare in Spagna, se la Spagna è messa come se non peggio di noi? Ma io non mollo, il 4 aprile ci riprovo…

In questo periodo si perde il contatto con quello che succede nel mondo, anche perché il coronavirus monopolizza le TV: ma forse è meglio non sapere, come il fatto che Trump che forse dovrebbe preoccuparsi un po’ di più del fatto che il suo paese ha superato la Cina come numero di contagiati, vuol incriminare Maduro, il deposto presidente del Venezuela con un colpo di Stato bianco, per narcotraffico; la cosa è ridicola, considerando ad esempio che tra gli alleati Usa contro Maduro c’è la Colombia che di narcotraffico ne sa più che qualcosina; e andando indietro nel tempo di qualche anno basti pensare all’appoggio che gli Usa hanno dato ai Contras di Somoza, in Nicaragua.. per chi volesse documentarsi c’è un bel film con Tom Cruise, “Barry Seal – una storia americana”.  Ma di citazioni se ne potrebbero fare a decine…

Le guerre in giro per il mondo, sante o meno, continuano: Siria, Yemen, Afghanistan , Nigeria… certo morire per virus o di pallottole non cambia molto, anzi forse si soffre meno per una pallottola penserà qualcuno di questi “misericordiosi”.

Vorrei che la si smettesse di dire che stiamo combattendo una guerra. Dobbiamo impegnarci per sconfiggere l’epidemia, per supportare i medici e gli infermieri, per curare i malati, per confortare le famiglie. Mettere a disposizione le risorse necessarie, prendendole in primis da chi ce le ha prima di chiederle in prestito, mobilitare la produzione necessaria, sacrificarsi per uscirne al più presto, possibilmente vivi. Ma non c’è un nemico che ci spara addosso, nessuno che ci bombarda, ci gasa, ci sbudella, ci distrugge le case. E pensare al dopo, perché dobbiamo uscirne con una visione del bene comune diversa e più giusta. Altrimenti sì, che sarà stata una lotta inutile.

Un bel discorso vero amici? Quasi quasi mi candido per Strasburgo. A domani neh? Io cerco di esserci.

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XXX)

Martedì 24 marzo

Mi sembra incredibile essere arrivato al trentesimo giorno di questo piccolo diario e di questa grande tragedia. Ieri c’è stato un piccolo rallentamento nei morti, “solo” 600, e in totale abbiamo superato i 6000; anche i contagiati ufficiali sono stati di meno dei due giorni precedenti, il totale è arrivato a 64.000, ma il capo della Protezione Civile dice che verosimilmente per ogni contagiato ufficiale ce ne sono almeno 10 non rilevati, si tratterebbe quindi di 600.000 persone, una cifra enorme.

Per percentuale dei casi sulla popolazione la regione più colpita dopo la Lombardia è le Marche, non mi spiego il motivo eppure ci dovrà essere…

In quella sentina di ogni deboscio¹ che è Facebook gli stessi che appendono bandiere alla finestra e cantano (male) Fratelli d’Italia non si fanno scrupolo di attaccare per la qualunque il Governo. Troppo tardi, troppo poco, e agli artigiani chi ci pensa, e la Germania ha messo 500 miliardi e noi micragnosi 25, bisognava chiudere prima, e le Ong che fanno?

Amici cari (leggasi: brutte teste di cazzo) non vi ricordate che gli stessi che strillano di chiudere tutto dopo appena una settimana di provvedimenti piangevano “e l’economia?” ed hanno attaccato con “Milano riparte” e “La Lombardia non si ferma?”? Non ricordate quello che deve ancora ridarci i 49 milioni e mai ce li ridarà andare a sciare tutto beato (provate ad anagrammare la parola) per dimostrare che tutto andava bene madama la marchesa e il governo esagerava? Non ricordate il presidente della Regione Lombardia, leghista, dichiarare che si trattava di poco più di un’influenza (e dopo due giorni mettersi in autoisolamento)? E chi si è distinto per aver ridotto la sanità pubblica così? Ma le privatizzazioni in Lombardia ce le siamo dimenticate? E i danni della Polverini nel Lazio, per dire? E che cosa c’entrano le Ong, dopo che le avete accusate di ogni nefandezza? Che tra l’altro poi stanno dando una mano eccome? Ma informatevi, perdio, e non date ascolto a quegli asini raglianti di salvinioti melonioti e forzitalioti _ e anche i renzioti non scherzano_! E fate un pensierino su chi è venuto ad aiutarci: i cinesi, i venezuelani, i russi, i cubani! I cubani, cazzo, che gli embarghiamo pure l’aria che respirano! Avete visto per caso in giro equipe mediche americane, o cargo yankee di mascherine e attrezzature sanitarie? Ma andassero a farsi fottere, loro e voi! E ricordatevi di pagare le tasse e non rompere le scatole con la vostra merdosa flat tax: chi pensate che deve mettere i soldi, Mago Zurlì? Non si tratta nemmeno più di disfattismo, ma di Alto Tradimento. Right or wrong is my country non sapete nemmeno dove sia di casa, e vi definite Patrioti! Ma sciacquatevi la bocca, coglioni!

Detto ciò, che quando ce vo’ ce vo’, se ho urtato o offeso qualcuno me ne scuso. Anzi, a dire la verità me ne fotto, e se qualcuno si è offeso vada a cagare.

Dopo questo esercizio di stile, sobrietà e compostezza riporto che stamattina alle 7 ho incrociato 5 persone, di cui 3 portavano a spasso il cane; che ieri sera ho chiamata la suora di cui vi parlavo, che a ottant’anni è stata mandata in missione dalla sua congregazione  in Belgio per dare una mano nella cura degli immigrati; una donna dolce ma forte, tenace, che non ha paura di “rompere” per ottenere quello che pensa sia giusto… ho visto preti trattarla con sufficienza, quando lei ne valeva almeno dieci di loro, l’ho vista girare per il quartiere e portare conforto a tante persone, costrette a casa… a ottant’anni, capite? Ed ora è triste, perché per la situazione anche le loro attività si sono dovute interrompere e non può essere utile; dice per fortuna che il loro Comune si è mosso bene ed aiuta le persone in difficoltà… il nostro non so che stia facendo, io le strade ancora non le ho viste disinfettare.

A domani amici cari (stavolta leggasi com’è scritto),  e compatite se comincio a sbroccare…

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¹ L’ho sentita ieri su “La concessione del telefono” di Camilleri e la riporto subito. Il film comunque non mi è piaciuto, mi dispiace.