Cronachette della fase tre (23 giugno – 1 luglio)

Questa settimana non ho seguito molto le vicende del mondo, è morto mio padre e tanto mi è bastato; certo rispetto ai miei genitori sono stato molto più fortunato perché mia madre è rimasta orfana di sua madre a cinque anni e mio padre del suo a sedici;  come orfano sono abbastanza attempato dunque, e sono grato a mio padre di aver aspettato la fine dell’emergenza per mollare gli ormeggi, altrimenti non avrei potuto andare nemmeno al funerale.

Funerale con mascherine, distanziamento, ma non ho potuto né voluto evitare gli sbaciacchiamenti di parenti e amici… ero un po’ timoroso perché consapevole che erano loro a rischiare di più, sono io quello proveniente dalla regione ancora infetta! Abbiamo reso onore alla vecchia cerqua¹, se fossimo stati a New Orleans avremmo chiamato anche la banda comunque abbiamo passato due giorni a bisbocciare con i miei fratelli e qualche parente rimasto, più che un lutto è stato un bel rito di esorcizzazione. Il prete mi ha detto che in quest’ultimo periodo sono morti un sacco di anziani (e me ne ero accorto dalla quantità di manifesti appesi sui muri) ma non di Covid, perché mica si muore solo di quello, ma semplicemente di vecchiaia. Mio padre è morto in poltrona, buffo per uno che le comodità le ha sempre schifate: ci metterei la firma, ma non su questa poltrona da smart working che è scomoda, come sapete.

Comunque l’economia riparte: in autostrada per 550 chilometri una fila ininterrotta di camion e il prezzo della benzina sta pian piano ritornando ai livelli pre-Covid. Nessuno metterà mai un freno a questa deriva, possibile che andiamo su Marte e non siamo capaci di far viaggiare le merci su rotaia anziché su camion? A proposito di merci su rotaia, sono già passati 11 anni dalla strage della stazione di Viareggio… riporto dal Fatto Quotidiano dell’altro giorno: “La prescrizione ha già cancellato i reati di incendio e lesioni colpose gravi e gravissime. Gli unici capi d’imputazione rimasti, ovvero il disastro ferroviario e l’omicidio colposo plurimo, sono legati al filo dell’aggravante dell’incidente sul lavoro.” e non commento, ma mi chiedo come possa esistere prescrizione per certi reati. O ci sono o non ci sono, la prescrizione è solo una beffa per le vittime, ma nel paese dei cavilli e degli avvocati tutto è possibile.

Visto che il frigorifero era vuoto ho anticipato la visita alla Coop e ho constatato ancora una volta che non esiste più l’alcool. Purtroppo non mi sono ricordato di farmene una scorta al paese, perché lì si trova, ma tutto sommato meglio così perché non sarei stato troppo tranquillo a viaggiare con una tanica nel portabagagli, ricordo la fine che fece il povero Scirea in Polonia, quando venne tamponato…

Per il resto non mi sembra sia cambiato molto durante la mia assenza: Berlusconi (anzi, di più i suoi a dire la verità) strilla al complotto dei giudici politicizzati, l’Iran ha spiccato un mandato di arresto contro Trump per l’assassinio del generale Soleimani, oggi a Salerno sono state sequestrate 14 tonnellate (!) di droga per un valore di oltre un miliardo di euro. Roba da non credere… che fine farà? L’altro giorno dopo il funerale ho rivisto un pezzo di “Quelli della San Pablo” con Steve Mc Queen, dove gli americani per far sparire un carico di oppio lo bruciavano nelle caldaie della nave, creando una nuvoletta stupefacente. Succederà la stessa cosa agli 84 milioni di pasticche o con qualche cavillo dovremo restituire pure quelle e con tante scuse?  Tanto qua liberiamo tutti..

Amiche e amici, basta mugugni, basta reprimende: chi vuol essere lieto sia, del doman non v’è certezza; per farmi compagnia mi sono comprato un nano da balcone, l’ho nascosto tra le piante ed ho aspettato che la giardiniera se ne accorgesse; dopo qualche giorno l’ha scoperto ed ha guardato in alto, forse pensava fosse caduto dal cielo, volevo lasciarglielo credere ma purtroppo mi è scappato da ridere, mi ha sgamato e ha riguardato in alto scuotendo stavolta la testa. L’ho chiamato Pappolo, un po’ mi assomiglia, tiene le mani dietro la schiena e gli piace guardare chi lavora, e anche lui racconta pappole…

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¹ Non è un errore: da noi la quercia si chiama così…

Olena à Paris – 14

Gilda, in piedi davanti al grande specchio della camera da letto, accoglie con sollievo l’arrivo del fidato maggiordomo che regge un vassoio in argento su cui sono poggiati una boccetta azzurrina, una caraffa d’acqua ed un bicchiere in cristallo di Boemia.
«Grazie al cielo, James, avevo giusto bisogno di un tuo consiglio. Che ne pensi di questo accostamento?» chiede rimirandosi pensierosa.
James osserva da intenditore le scarpe close up con il tacco trasparente a forma di pigna e la borsetta tourtoise in pelle di anaconda a forma di rene, che corrisponde esattamente al suo costo, e infine emette il suo verdetto, non senza un brivido di concupiscenza:
«Trovo l’accostamento estremamente azzeccato, signora, sul tubino giallo risalta ma senza disturbare. Si potrebbe, volendo, dare un ulteriore tocco di sobrietà aggiungendo delle collane e dei bracciali Masai»
«Tu dici, James?» chiede la Calva Tettuta, corrugando il labbro. «Il multietnico tira sempre, non è vero caro? Ius soli, me too, vada per i Masai, allora». Poi, notando finalmente il vassoio, cambia discorso:
«Oh, vedo che hai portato la mia Pilosella Betulla. E’ un toccasana per i piedi gonfi»
«L’estratto è ottimo contro la ritenzione idrica, signora»
«Anche contro la cellulite dicono che faccia molto bene. Tu l’hai provata, James?»
«Non io personalmente, signora, ma un mio ami… ehm, una mia amica la assume regolarmente con soddisfazione. Ma lei signora non ne ha certo bisogno, la sua pelle è tonica ed elastica»
«Sei un incorreggibile adulatore, James. Versamene una dose abbondante, che devo andare a fare due chiacchiere con il direttore della Banca del Ponte: quel tanghero si rifiuta di diluirmi i pagamenti del prestito, ma ti pare possibile? Se fosse stata qua Natascia avrei mandato lei a convincerlo, ma mi toccherà cavarmela da sola. A proposito, ci sono notizie dall’Argentina o siamo ancora in silenzio radio? Niente nuove buone nuove o devo iniziare a preoccuparmi anche su quel fronte?»
«Per il momento le notizie sono incoraggianti, signora»
«E speriamo che continuino ad esserlo… bene, allora possiamo andare, tu mi accompagni vero caro?»
«Se la signora lo desidera…» risponde il maggiordomo con modestia.
«Bè, ma che domande, certo che lo desidero. Tu ti intendi di interessi, non è vero James? Perché quando il direttore comincerà a parlare di interessi composti, frazionamenti, avrò bisogno di una spalla robusta»
«Veramente signora, la nostra formazione verte più che altro sull’amministrazione domestica, che è simile ma non proprio uguale a quella societaria…»
«Mmhh, hai ragione, ci serve un tecnico. Sai che facciamo, allora? Portiamo Spread»

Usciti nel cortile i due si fermano, incuriositi da un gruppo di koala che si affollano davanti alla cucina.
«James, che tu sappia le direttive governative prevedono qualcosa per gli assembramenti di marsupiali?»
«Non mi risulta, signora. Per ora nella popolazione dei fascolarti¹ non sono stati riscontrati casi positivi.»
«Bè, quand’è così suppongo che siano esentati dall’indossare mascherine. Ma come mai non se ne stanno arrampicati sui loro eucalipti?»
«Hanno familiarizzato molto con il piccolo Chico, signora, penso siano convinti di essere loro fratellini e che la signora che recita in televisione sia la loro mamma»
«Bisognerà fare due chiacchiere con Miguel. Anche perché la storia è avvincente ma non troppo educativa, non vorrei si facciano strane idee. Te ne incarichi tu, James?»
«Senz’altro, signora» risponde James, accompagnando Gilda verso la Rolls Royce tirata a lucido.

ROSA: (si sveglia di soprassalto) Oh, grazie al cielo! Era tutto un sogno!
DONNA TERESA: (entra con irruenza e spalanca la finestra) Alzati poltrona, ché donna Annunziata ti sta aspettando per prenderti le misure!
ROSA: Misure? Che misure, mamma?
DONNA TERESA: Come che misure? Le misure del vestito, il vestito per il ballo! Tuo padre si è svenato, abbiamo debiti fino al giorno del giudizio! Ma stai sicura che un vestito così non ce l’ha nessuna, resteranno tutte a bocca aperta, schiatteranno d’invidia!
ROSA: Ma mamma, non dovevate, lo sapete che io non ci tengo…
DONNA TERESA: Non dovevamo, non ci tengo… ma che volevi, andare al ballo conciata come una stracciarola? Don Carlos deve restare incantato, tramortito, e deve decidersi finalmente a fissare la data… Dio solo sa cosa ha trovato in te quel vecchio caprone, ma non dobbiamo farci scappare l’occasione!
ROSA: Ecco, mamma, io devo dirti una cosa…
DONNA TERESA: Una cosa? Cos’è, non ti senti bene? Ti sono venute le tue cose? Non facciamo scherzi, eh, al ballo ci vai anche se sei in punto di morte, non voglio sentir storie!
ROSA: Mamma, io non voglio sposare Don Carlos!
DONNA TERESA: (resta bloccata con gli occhi sbarrati, poi esplode) Che cosa? Tu che cosa? Figlia ingrata, vuoi mandare tutto a rotoli dopo i sacrifici che abbiamo fatto per te? Spezzerai il cuore a quel cornu… quel bravuomo di tuo padre, che si rompe la schiena e non solo da mattina a sera! Perché ci fai questo, perché, che ti abbiamo fatto? E’ ancora per quella storia delle capre? Va bene, ti ho già detto che d’ora in poi andrà tua cugina a pascolarle, ma per l’amor del Cielo non fare pazzie o quant’è vero iddio guarda che ti stróppio, ti riempio di legnate che non solo don Carlos non vorrà più vederti, ma nessuno al mondo vorrà più saperne di te!
ROSA: Ma mamma, io non lo amo!
DONNA TERESA: (guarda la figlia come fosse un’aliena sbarcata da Marte) Che dici? Amore? Ma chi se ne frega se lo ami o no! E’ ovvio che non lo ami, chi può amare quel rospo! Tu devi sposarlo, sposarlo, capisci la differenza o sei rimbambita? Tu mi farai morire di crepacuore, sei la disgrazia di questa famiglia! Di amore, mi viene a parlare… sai quanto ci mangi con l’amore!
ROSA: Ma mamma, è un vecchio!
DONNA TERESA: Meglio, figlia mia! Meglio! Vuol dire che diventerai vedova presto. Devi solo stringere i denti per un po’, dargli un paio di marmocchi (se quello ce la fa ancora, nel caso dovrai dargli un aiutino, poi ti spiega mamma) ed il gioco è fatto. Don Carlos non ha altri eredi, diventeremo padroni di tutte le sue ricchezze e possedimenti!
ROSA: Diventeremo?
DONNA TERESA: Diventeremo, diventeremo! Mica penserai che ti lascerò sola ad amministrare tutto questo ben di Dio! Tu avrai altro di cui occuparti, i vestiti, i balli, le feste, i gioielli…
ROSA: (in tono di sfida) E se io non volessi? E se amassi un altro?
DONNA TERESA: (strappandosi i capelli) Aahh!!! Tenetemi che l’ammazzo! Io l’ho fatta e io la disfo!

«Aahh!» strillano i koala, strappandosi i peli dalla testa.

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¹ Il koala è l’unico rappresentante vivente del genere Phascolarctos famiglia Phascolarctidae, o marsupiali arrampicatori.

Olena à Paris – 13

Juanito e nonna Pina camminano fianco a fianco seguiti da Olena e Osvaldo che sorvegliano i due nipoti, di cui quello sano ma scorticato ha fermato l’emorragia del fratello con un bendaggio fatto alla bell’e meglio e l’ha caricato a forza, tra urli e strepiti, sul cavallo del nonno.
«Vi prego di scusare i miei nipoti, donna Eusebia, sono la vergogna della famiglia» poi lancia un urlo che blocca immediatamente i lamenti: «¡Cállate cabrón, o cuán verdadero es Dios, te dispararé en la otra pierna!¹»
«Non essere troppo severo Juanito, sono ragazzi… certo che la vita è incredibile, non è vero? Incontrarsi per caso dopo ottanta anni, e in questo posto sperduto… ma a proposito, che ci fai qua?» chiede la centenaria, che inizia ad avvertire un vago disagio.
«Che ci faccio qua?» ripete il vecchio, divertito «Ma io ci vivo, qua… questa è casa mia, donna Eusebia»
«Casa tua?» chiede nonna Pina confusa «Ma io vedo solo ruderi, come fai a…»
«Ruderi, già… » ammette l’anziano, scuotendo malinconicamente la testa «eppure una volta qui era pieno di vita» continua scrutando il volto della centenaria, sempre più inquieta.
«Dimmi una cosa, Juanito» chiede nonna Pina, stringendo il polso dell’antico amico. «Io qua ci sono già stata, vero?»
«E me lo chiedete?» ride di gusto Juanito, vedendo nonna Pina sempre più confusa «Voi eravate la regina della estancia Balenciaga!»

In un ufficio anonimo al terzo piano di un palazzo che guarda in Plaza Manuel Belgrano, a Buenos Aires, squilla un telefono. Il numero, che è impossibile trovare negli elenchi telefonici, è noto solo a pochi intimi ed usato solo per chiamate di emergenza.
«Carlos» risponde fredda l’unica persona presente nella stanza, subito aggredita da una voce concitata.
«Carlos, sono Hernando. Si può sapere che sta succedendo? Che stanno facendo i tuoi uomini? Perdìo, Carlos, io sto rischiando le chiappe, vi volete dare una mossa?»
Carlos Housemann accoglie la tirata del suo committente con una smorfia di fastidio e la mano solleva involontariamente la pistola poggiata sul tavolo, una Ruger SuperBlackHawk 44 Magnum a canna lunga, puntandola verso il telefono.
«Don Hernando» risponde con calma Housemann «prima che questa conversazione diventi spiacevole, risponda ad una semplice domanda»
«Una domanda? Ma che facciamo, gli indovinelli? Carlos, fino a prova contraria sono io che pago, e sono io che faccio le domande. Hai fatto seguire o no le persone che aspettavamo? Non mi pare sia tanto difficile seguire due impiegati, o no?»
«Impiegati?» sibila Carlos incredulo e continua, alzando la voce: « Don Hernando, spero vivamente che lei non mi abbia nascosto volontariamente informazioni importanti per risparmiare sul compenso, perché potrebbe costarle caro, molto caro» scandisce l’uomo, serrando la mascella.
«Costare caro? Ma che fai, mi minacci adesso? Senti Carlos, non mi pare questo il momento per litigare» sbuffa Hernando Calderon, il direttore della filiale argentina della Tanone, addivenendo a più miti consigli. «Ti ho detto tutto quello che sapevo: sarebbero arrivati due emissari della ditta Rana ed avrebbero contattato degli allevatori per comprare carne, voi dovevate seguirli e “scoraggiare” eventuali venditori. Niente di strano mi pare, no?»
«Emissari, dice? Niente di strano? Don Hernando, ma lei ha idea di chi sono quegli “emissari”? »
«Ma cosa vuoi che ne sappia di chi sono quelli là!» sbotta Hernando. «Non capisco perché dovrebbe interessarmi. Ti pago apposta per tenermi lontano da questi problemi! Insomma, siete tanti, siete armati, e questi chi saranno mai, Rambo? Carlos non deludermi, aspetto a breve tue notizie» conclude Hernando, riattaccando.
Carlos Housemann rimane pensieroso per qualche istante, tenendo in mano la cornetta muta.
Infine con un sospiro si alza dalla scrivania, prende il revolver, fa girare il tamburo controllando che sia completamente carico e lo infila nella fondina.
«Rambo…» sospira ripensando all’ultima volta che ha incontrato Olena. «Magari fosse Rambo…»

 

¹ Stai zitto idiota, o quanto è vero Dio ti sparo sull’altra gamba!

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continua…

 

Cronachette della fase tre (22-30 luglio)

Possiamo azzardarci a dire che l’emergenza è finita? Io direi di si, alla Coop sono tornati anche i guanti monouso ed anche per terra si vedono molte meno mascherine usate. Certo, ci sarebbero ancora quei 250-300 contagiati al giorno che se non sbaglio fanno 7500-9000 al mese, ma il telegiornale si premura di dirci che le terapie intensive sono libere, quindi perché preoccuparsi? Ieri sera Piero Angela su Superquark (ero stranamente sveglio dopo il documentario sugli animali) ci ha resi edotti che ogni 5 secondi in sudamerica sparisce una fetta di foresta grande come un campo di calcio: anche di questo ci preoccupiamo? Macché! Fatalismo o menefreghismo? O entrambi?

Tutto è bene quel che finisce bene, dunque: l’Europa ci darà un sacco di soldi, il Governo avrà i poteri straordinari fino a ottobre per rinchiuderci di nuovo in casa se il virus dovesse riprendere forza; non ho ancora idea di quando potrò tornare a lavorare dall’ufficio e sto perdendo l’abitudine alla parola; sono preda di una sorta apatia, causata senz’altro anche dal caldo, che mi impedisce di pensare a qualsiasi cosa che non sia attinente al lavoro. Mi sono arrabbiato con il commercialista che mi ha fatto saltare il pagamento delle tasse di luglio: si è meravigliato che fossi così smanioso, di solito sono io quello che dice che a pagare e a morire c’è sempre tempo: ma è l’ora di stringerci a coorte, cari miei, non c’è spazio per furbetti e opportunisti. A proposito, dati Inps, più di un quarto delle ore di cassa integrazione è stato chiesto da aziende che non hanno avuto nessun danno dal Covid, e questo è uno scandalo; come scandalo sembra essere quello che coinvolge il presidente della regione Lombardia e i favoritismi al cognato (nonché la bazzecola di cinque milioni in Svizzera), e scandalo è il sequestro di una intera caserma a Piacenza dove alcuni carabinieri avevano pensato di arrotondare la paga spacciando la droga che sequestravano. Perché sprecarla, avranno pensato? Ci si è messo anche Bocelli a dire di non aver mai visto uno ammalato di Covid (ah, ah, che brutta battuta, me l’hanno rifilata). Ma caro maestro, non è lei che ha fatto il concerto tutto solo soletto nel Duomo di Milano, per le vittime del virus? Il fatto è che che con questi social onnipotenti uno non può dire una cavolata che subito lo impiccano: che mondo!

A proposito di social, nel mio piccolo un lettore mi ha omaggiato di un “grandissimo testa di cazzo” per un post in cui notavo uno sgomitare delle opposizioni, specialmente forzitaliote, per partecipare alla spartizione dei fondi europei. Immagino che nella scala del gentile lettore “grandissimo” sia un complimento, tipo le tre stelle Michelin, o i gamberi rossi, e lo accetto volentieri. Purtroppo il commento l’ho cancellato, del resto non era molto argomentato: tra l’altro insolentiva anche la gentile Poetella che solidarizzava con me. La poesia in questo paese non è più apprezzata!

Voglio chiudere con un ricordo di Gianrico Tedeschi, morto ieri a cento anni: era un grande attore che forse ha avuto meno successo di quel che avrebbe meritato, nel 1974 in televisione recitò in un memorabile “No, no, Nanette!” con Elisabetta Viviani, allora giovanissima, che ebbe una storia d’amore con Gianni Rivera, il calciatore, che allora fece scandalo: oggi sarebbe pubblicità per tutti…

Amiche e amici, avete provato a fare l’Isee per il bonus vacanze? Io si. Per puro gusto, tanto non ne avrei probabilmente avuto diritto e nemmeno l’avrei usato, dato che le vacanze in questo momento non occupano il primo posto nella lista dei miei pensieri. Non ce l’ho fatta!  Bisogna prendersi una mezza giornata ed avere tutti i dati a disposizione, propri e dei familiari, non è possibile salvare una domanda parziale, bisogna sempre ricominciare da capo… meglio così! Chi vuol andare in vacanza se la paghi, perdinci, che i soldi dei contribuenti servono per cose più importanti. A presto! (o no, dipende. Nonna Pina scalpita)

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Cronachette della fase tre (16-21 luglio)

Dato che quest’anno di andare in vacanza non se ne parla, o meglio la mia testa si rifiuta di entrare nell’ottica, ho dovuto accettare un piccolo compromesso, più o meno come quelli che il nostro Presidente Conte ha dovuto inghiott… ehm accettare in Europa, e cioè di fare delle piccole vacanzine mordi e fuggi, qualche fine settimana lungo, giusto per staccare dalla routine quotidiana e soprattutto avere una scusa per uscire di casa.

Al mare nemmeno a parlarne, anche perché le spiagge più vicine sarebbero in Liguria ma tra lavori in corso e interruzioni probabilmente si farebbe prima ad arrivare in Sicilia e allora vada per la montagna, che ci ossigeniamo ed è tutta salute per i polmoni; l’idea originaria era per il Trentino, ma visti i prezzi ci siamo rivolti dall’altra parte, ovvero la Val d’Aosta. Come sapete non è che io sia un amante della natura, preferisco le opere dell’uomo quando sono ben fatte; per questo non ho cercato un alloggio in qualche paesino montano ma nel capoluogo, Aosta, ottima base di partenza per ogni tipo di escursione. Sapevate che in Val d’Aosta ci sono ben 101 tra castelli e forti? Io no, fino a tre giorni fa avevo visitato solo il Forte di Bard, una fortezza difensiva con una storia molto interessante; da domenica posso aggiungere alla lista anche il castello di Fénis, dimora nobiliare, restaurata nel tempo prima da un privato, poi dallo Stato Italiano che l’ha poi ceduto alla Regione Autonoma.

Venerdì appena arrivati siamo saliti (in auto, preciso) al Gran San Bernardo, passo obbligato per i pellegrini che seguivano la via francigena; giornata stupenda, sole splendente fino a qualche centinaio di metri dalla sommità del colle, dove si era posata una unica nuvola dispettosa. Non si vedeva un accidente e faceva un freddo barbino (7 gradi!). Ci siamo fiondati nel piccolo museo del cane (San Bernardo), sperando che qualcuno di quei compassionevoli animali ci rifocillasse con il contenuto delle fiaschette che una volta portavano al collo. Poveri animali, con il Covid i visitatori non possono accarezzarli e non gli si può dare da mangiare, si vede che hanno l’aria un po’ triste e si chiederanno se è colpa loro: no amici, voi non c’entrate niente, siamo noi che abbiamo combinato tutto questo casino. Come pure far sciogliere i ghiacciai, ma quello è un altro discorso (o è lo stesso)?

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A dire la verità la scelta di Aosta era stata anche dettata dal fatto che c’erano già due nostri amici in vacanza, e siccome con lui siamo abbastanza in sintonia per quanto riguarda cibo e bevande mentre le nostre consorti sono più attente alla dieta abbiamo pensato di spalleggiarci a vicenda per poterci dedicare alle specialità culinarie valdostane. Per questo, scappati velocemente dal freddo, siamo scesi verso valle e ci siamo fermati in un grazioso paesino, Étroubles, che fa parte del circuito dei Borghi più belli d’Italia, ha delle opere d’arte sparse all’aperto e tanti, tanti fiori; attrezzature sportive di prim’ordine che hanno suscitato l’invidia del mio amico, che a tempo perso è allenatore di una squadretta di calcio oratoriale ed è sempre alle prese con penurie di tutti i tipi. Non ho detto che la strada per salire al Gran San Bernardo è bellissima e  il confronto con le strade di casa mia è impietoso: ci siamo chiesti se il merito sia della Regione Autonoma, ma secondo me non è tanto un problema di risorse, pure importante per carità, ma di come queste risorse si usano e di chi le usa: non è colpa dei valdostani se qua i soldi li hanno spesi per autostrade inutili, eventi effimeri, rotonde su rotonde, ospedali nuovi che hanno ridotto i posti letto e alla prova dei fatti del Covid si sono rivelati anche non adeguati… magari da loro non ha spadroneggiato per un quarto di secolo una lobby d’affari ciellino-leghista-forzitaliota… va bè adesso smetto altrimenti dite che sono vetero, del resto lo sostengono anche i miei amici, forse è vero.

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Venerdì sera abbiamo mangiato nell’albergo dove pernottavano i nostri amici, alberghetto a conduzione familiare praticamente sopra al Ponte Romano: fonduta, involtini e scaloppina alla valdostana. Senza infamia e senza lode anche se il proprietario è molto simpatico e ci ha mostrato la collezione di fotografie, tra cui molti calciatori dell’Inter e un Gino Bartali che avrebbe fatto piangere mio padre. Ve l’ho già raccontato mi pare che uno dei pochi libri che ha comprato mio padre è stata la biografia di Gino Bartali autografata da lui medesimo, e ricordo ancora l’emozione con cui si avvicinò ad uno degli idoli della sua giovinezza per farsi firmare la copia. Non che mio padre non leggesse, eh! Tutti i giorni il giornale, poi L’Espresso quando era un signor settimanale; finché la testa l’ha sorretto si è sempre tenuto informato di quello che succedeva per il mondo, ma quella che riempiva la casa di libri era mia madre…

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Sabato l’abbiamo passato tutto ad Aosta, non voglio fare il Turista per Caso elencando monumenti e musei ma consiglio solo, se ne avete l’occasione, di visitarla. Il Criptoportico, il chiosco e gli affreschi nascosti della Collegiata di Sant’Orso, la Cattedrale, valgono decisamente il costo del biglietto. Aosta fondata dai romani, cardo e decumano, i monumenti che ricordano gli splendori del passato nonché un delizioso museo archeologico. Una curiosità, i resti dell’anfiteatro sono stati inglobati da alcune case che sono dentro un convento; per visitarli basta suonare alle suorine che di solito sono molto amichevoli ma stavolta la guardiana nonostante i tentativi di corruzione non ci ha fatto entrare: col Covid non si passa.

A proposito di Covid: per prenotare un ristorante per sabato sera ho dovuto fare una decina di telefonate, tutti pieni; sinceramente non mi pare ci fosse questo gran distanziamento, la sera in giro c’era un sacco di gente ed io per sicurezza la mascherina la mettevo anche se non obbligatoria, ma ero pressoché l’unico. Speriamo bene. Ad ogni buon conto come antisettico mi sono procurato una bottiglia di Genepy, di solito la compro alla Fiera dell’Artigianato a Milano ma dato che quest’anno difficilmente si terrà ne ho approfittato.

La nostra stanza, in un B&B in pieno centro in un palazzo storico, al quarto piano senza ascensore (i Beni Culturali non lo permettono, ci ha detto il gestore) era bella ma rumorosa: per uno strano fenomeno acustico si sentiva ogni bisbiglio di chi c’era in strada e, non potendo chiudere le finestre dato che l’aria condizionata non si poteva accendere (norme Covid) abbiamo sperato che la stanchezza vincesse il rumore. Cosa che è successa solo in parte dato che fino alle due di notte degli sfaccendati hanno continuato a bivaccare (il padrone, lievemente razzista, ci aveva detto che lì da loro le regole si fanno rispettare, alle 23-23:30 i locali chiudono, la polizia passa spesso per controllare, e non ci sono parcheggiatori o venditori di fiori abusivi: tutte balle cari amici. La polizia passerà pure ma probabilmente va a letto alle 23; se funzionano gli autovelox come diceva il caro gestore che tra l’altro ho dovuto pagare in contanti _ ma non dovrebbe essere tutto tracciabile per queste attività?_ lo scoprirò se mi arriveranno multe a casa) e così sabato ho comprato dei tappi per le orecchie. Avete mai usato dei tappi per le orecchie? Non funzionano, o almeno i miei non hanno funzionato. Se non altro potrò scaricarle dalle tasse, in quanto dispositivi medici.

A sera dopo i tristi tentativi di prenotare un ristorante caratteristico ci siamo dovuti adattare ad una grigliata di carne internazionale, dove per ogni taglio era indicata con una bandierina la sua provenienza. Famo a fidasse, come dicono i veri aostani: comunque era buona, e l’abbondante digestivo finale ha dato una mano.

Domenica, lasciata Aosta, siamo andati al vicino Castello di Fénis dove avevamo prenotato per le 10 (in questo periodo bisogna prenotare tutto) e siamo arrivati al pelo; intanto che cercavo parcheggio ho  spedito mio figlio di corsa a bloccare l’ingresso, cosa che ha fatto egregiamente data anche la stazza. Visita gradevole ma troppo breve: col fatto che sono stati costretti a ridurre i gruppi cercano di velocizzare le visite… il castello di Fénis è uno dei pochi arredati ma i mobili non sono originali del sito, anche se dell’epoca: lo Stato li ha recuperati in diversi posti, restaurati e messi lì in mostra, con un effetto un po’  strano perché in una stanza ad esempio ci sono una decina di cassapanche.

Lasciamo la Val d’Aosta e passiamo in Piemonte, destinazione Santuario di Oropa: una preghierina alla Madonna Nera non farà male, ci siamo detti: la Basilica Nuova è chiusa per restauri ed è una cosa che fa pensare, dato che è stata completata nel ’65; il cemento armato, come nel caso del Ponte Morandi, evidentemente non è fatto per durare nei secoli, per fortuna i Romani hanno utilizzato altro perché altrimenti ora avremmo solo mucchietti di polvere da ammirare. A proposito di polvere, mi ero dimenticato che nei secoli bui il marmo dei monumenti non solo era depredato ma bruciato per farne calce: allora i monumenti antichi non erano considerati opere d’arte, ma depositi di materiale edile a buon mercato. Chissà fra duemila anni come la penseranno di quello che lasciamo noi… Al Santuario comunque c’era un sacco di gente, anche perché attaccato c’è un Parco Avventura dove le famiglie portano i bambini a fare Tarzan; sacro e profano, ristoranti e immaginette sacre, non fa per me ma già lo sapevo.

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Infine siamo andati a Biella, con l’intenzione di prendere un caffè ed una fetta di torta. I nostri amici ci avevano descritto Biella con un “carina” che lasciava ben sperare, ma in realtà ora come ora non saprei trovare un motivo per tornarci a meno che qualcuno non mi suggerisca un buon ristorante; persino la gentile barista quando le ho chiesto che cosa ci fosse di bello da vedere ha guardato smarrita la cameriera per poi rispondere un desolato “niente” col quale giustificava tra l’altro il cartello “Vendesi attività” che campeggiava davanti al bancone.

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Comunque amiche e amici almeno a Biella a nessuno viene in mente di vietare gli aquiloni come in Egitto, o di riconsacrare come moschea quella Santa Sofia nata  come Basilica Cristiana che da quasi cento anni era stata destinata da Ataturk a Museo; ci fosse poi bisogno di moschee in quel paese, quando a due passi c’è quel capolavoro che è la Moschea Blu…

Ma ecco che deraglio ancora (o raglio, fate voi); mi sono dilungato eccessivamente, non era mia intenzione ma una parola tira l’altra, spero di non avervi annoiato troppo… alla prossima! (non vacanza)…

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Cronachette della fase tre (11-15 luglio)

Stamattina un titolo di giornale mi ha rallegrato, riportava di uno studio della prestigiosa rivista scientifica Lancet che prevede che per la fine di questo secolo il genere umano si sarà dimezzato. Ottimo, ho pensato, siamo troppi a questo mondo, una bella sfoltita non può che far bene al nostro pianeta; peccato poi che, a leggere bene l’articolo, non si parla affatto di dimezzamento ma solo di un calo, un assestamento che avverrebbe dopo aver toccato il massimo dei dieci miliardi; il calo più vistoso riguarderebbe Cina e India, abbondantemente bilanciato però dall’aumento degli altri, ad esempio la Nigeria che passerebbe dagli attuali 200 a 800 milioni. La nostra Italia si ridurrebbe dagli attuali 61 a 30 milioni, noi sì che ci dimezzeremmo e del resto non possiamo essere sorpresi considerando che gli over 65 sono oggi più degli under 25. Sembrerebbe che non volendo ci stiamo avviando quindi verso un distanziamento sociale naturale ma con tutto il rispetto per Lancet non credo che la loro previsione si avvererà, il nostro paese è troppo bello per restare vuoto e verranno nuovi italiani ad occuparlo.

Certo, qualcosina si potrebbe fare per invogliare i ragazzi e soprattutto le ragazze a fare figli, invece di fare affidamento sugli inossidabili nonni, quando ci sono: lavoro non precario, asili nido, sovvenzioni, scuole che non costringano a svenarsi, sport di base gratuito… potremmo dare una mano anche noi diversamente giovani nella ripopolazione però si dovrebbe superare la resistenza arcaica delle mogli. Istituire la poligamia potrebbe aiutare?

Domenica scorsa Linea Verde, il bel programma di Rai Uno che all’ora di pranzo ci porta a spasso per borghi e valli e i cui conduttori credo vengano pagati in natura dato che in ogni puntata tra vino, formaggi, salumi e prodotti e piatti tipici si sbafano un pranzo matrimoniale, Linea Verde dicevo ha presentato un paesino di montagna, quasi spopolato, dove è stata fatta una bella operazione che a mio avviso andrebbe diffusa nei territori più disagiati: a chi prende la residenza ed apre una attività viene data una sovvenzione di 700 euro mensili, purché risieda effettivamente e l’attività rimanga aperta per almeno due anni, se non ricordo male. A me pare un’idea bellissima, si potrebbe anche migliorare applicando le regole di certe discoteche dove le ragazze pagavano la metà, o niente.

Ieri sera ho partecipato online ad un incontro diocesano con il quale si davano delle indicazioni per la ripresa del canto delle corali. Hanno detto delle cose interessantissime, ad esempio che i cori polifonici sono considerati patrimonio dell’Umanità dall’Unesco (se sentissero noi si ricrederebbero) ed essendo il coro una formazione sociale gode di diritti costituzionali inviolabili come quello di potersi riunire, diritto che può venir meno solo in caso di grave rischio per la salute pubblica com’è il caso attuale. Forti di questa nuova consapevolezza potremo riprendere le prove, non sono sicurissimo dell’apprezzamento dei fedeli ma se non conoscono la Costituzione non è colpa nostra.

Intanto i contagi diminuiscono ma non si azzerano; l’opposizione dice che non bastano a giustificare la proroga dello stato di emergenza fino a dicembre, sarei quasi portati a dargli ragione se non si sapesse da quali pulpiti vengono quelle prediche; ad ogni modo sarebbe meglio non indugiare troppo con gli stati di emergenza, qualcuno potrebbe prenderci gusto…

Da oggi in Lombardia cade l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto, tranne nei casi in cui non ci sia la distanza di sicurezza di un metro; resta invece l’obbligo nei luoghi chiusi, sui mezzi pubblici, nei negozi e nei locali. In tanti avevano già anticipato la misura, diciamo che c’era molta creatività nell’indossare la mascherina, e parecchi pensavano che bastasse portarla al polso per proteggersi e proteggere dal contagio, tipo amuleto, per capirci. Le regole per l’auto continueranno ad essere quelle del distanziamento: tutto ok se si viaggia con conviventi ma se si viaggia con amici bisogna tenerli distanti (quindi più di due sul sedile posteriore non si possono caricare) e indossare tutti la mascherina. Che rottura! Giusto questo weekend volevo fare una puntata con amici al San Bernardo ma essendo in cinque ci toccherà andare con due macchine, alla faccia dell’ecologia e delle emissioni. Chissà se Lancet sta facendo uno studio o l’ha già fatto su quanto questa pandemia inciderà sull’inquinamento, tra tonnellate di materiale usa e getta, auto che devono viaggiare per sopperire alla mancanza dei mezzi pubblici, consumo di cibo e energia elettrica? Alla fine, rifacendosi alla prima ricerca, non avrà ragione Bolsonaro che si è portato avanti per contribuire a quella sfoltita benefica?

Amiche e amici, fate tesoro del rapporto Istat e se potete riproducetevi a più non posso, anche con chi capita senza troppi formalismi: la Patria lo chiede! A presto, compatibilmente.

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Cronachette della fase tre (7-10 luglio)

A volte mi sembra di sognare. L’altro giorno sentivo un allarme del tipo “il trenta per cento degli italiani quest’anno dovrà rinunciare alle vacanze”. Con le percentuali si può dire tutto ed il contrario di tutto: innanzitutto il trenta per cento di chi? Di quelli che già ci andavano? Perché tanti italiani la vacanza se la sognavano già da prima del Covid perché non se le potevano permettere: ma a questi qualcuno ci pensa? Mi chiedo se le vacanze siano una attività indispensabile, a me pare di no, mio padre non ha fatto una giornata di ferie in vita sua ed è arrivato quasi fino a 92 anni; se non si può andare ci si organizza per fare qualcos’altro, questa smania di andare a bagnare le chiappe chiare non la capisco. Tra l’altro la mia testa si sta rifiutando di pensarci anche se ne viene continuamente sollecitata, ma tra distanziamenti, timori di contagi, disinfettanti, chi ha voglia? Il mio balcone è così bello…

L’altro allarme, come se fosse una grande scoperta, è: la produzione è calata e non si sa quanto ci metterà a riprendere, i consumi ristagnano, i prezzi però sono aumentati, chi ha più risentito della crisi sono gli autonomi e gli artigiani. E quindi? Bisogna essere scienziati per dire queste ovvietà, ci siamo già dimenticati che siamo stati chiusi per quasi tre mesi? Che dovremmo fare adesso, metterci tutti a spendere e spandere quando stiamo tutti aspettando l’autunno per vedere che succederà, e non solo con il virus ma anche con il lavoro? Da un lato ci si terrorizza, dall’altro si vuole che facciamo finta di niente: insomma, decidetevi!

Grandi piagnistei anche per le vendite di automobili. A parte che l’unico marchio italiano non è più italiano e paga le tasse altrove, ma davvero è così grave se si venderanno meno auto (il conto comunque andrà fatto a fine anno, io penso che chi deve cambiare l’auto la cambierà…)? E’ davvero primario finanziare con bonus e incentivi l’acquisto di automobili, quando sarebbe meglio spendere soldi per potenziare i trasporti pubblici o al massimo incentivare al passaggio ad auto elettriche (anche su questo avrei da ridire, ma un’altra volta)?

A proposito di trasporti pubblici alcuni presidi, specialmente di istituti superiori, si stanno ribellando all’idea di riaprire le lezioni in presenza senza l’assicurazione che verranno potenziati i bus che portano a scuola gli studenti. Nei periodi normali i bus sono sovraffollati indecentemente; con le norme Covid per trasportare lo stesso numero di ragazzi bisognerebbe moltiplicare le corse almeno per quattro: come sarà possibile? Dove sono i mezzi, dove sono gli autisti? Ai genitori toccherà fare i tassisti, con code e ingorghi in stile autostrada per la Liguria?

Magari potranno prendere l’aereo, dato che Alitalia verrà (ri)nazionalizzata. Siamo un bel paese, regaliamo soldi dell’Irap anche a chi non ne ha bisogno, diamo bonus anche a chi non ha avuto nessuna perdita, addirittura diamo bonus baby sitter alle nonne e bonus vacanze a chi già se le può permettere: poi ci meravigliamo se i paesi cosiddetti “frugali” (questa poi è un’invenzione letteraria bellissima: i più ottusi liberisti d’Europa chiamati frugali…) non ci vogliono prestare i loro soldi, considerando anche che deliriamo di riduzione dell’Iva e flat tax. Io ho simpatia per Alitalia, ma questi perdono un milione al giorno e li paghiamo noi, e con tre miliardi si possono fare tante belle cose piuttosto che alimentare buchi neri, perché di questo si tratta; potevamo liberarcene e Berlusconi mise in piedi la penosa scalata dei volenterosi che la presero pressapoco a gratis (dato che anche allora i debiti rimasero sul groppone a noi); e adesso come un boomerang o meglio come un cetriolone ce la ritroviamo nel didietro, e se non cambia qualcosa fra un anno o due saremo ancora qua a parlare di risanamenti. Chiediamocelo seriamente: è davvero risanabile o è meglio chiuderla e se proprio serve farne una nuova ripartendo da zero?

Bene, mi pare di aver affrontato parecchi punti scottanti della politica interna, brillantemente direi; per passare a cose più importanti segnalo che l’alcool alla Coop non l’ho trovato nemmeno questa settimana, anche se il prezzo esposto era di 2,38€ al litro; mentre all’Iper si trova, contingentato, a 1,78€ al litro, un prezzo onesto dati i tempi ma che solo qualche mese fa sarebbe stato da usura.

Amiche e amici se lavoro, funerali (che mica c’è stato solo quello di mio padre, sembra ci sia una morìa di vecchietti) e impegni che stanno ricominciando me lo permettono spero di riuscire a scrivere e soprattutto leggere un po’ di più; intanto vi auguro un buon weekend, farà caldo ma se non avete necessità di raccogliere pomodori si dovrebbe resistere…

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Cronachette della fase tre (4-6 luglio)

Il mio stomaco lentamente sta tornando alla normalità, intanto prosegue la penitenza a base di acqua e pasta o riso in bianco, e tutt’al più una mela come sfizio; ieri sera ho dovuto saltare lo spritz e questo mi è molto dispiaciuto, i miei due congiunti non si sono fatti scrupoli e si sono fatti fuori anche il mio, buon pro gli faccia!

Mi sono fatto prescrivere gli esami del sangue (ora è molto comodo, la ricetta arriva via mail; prima la dottoressa mi faceva un sacco di storie adesso invece la fa subito, tutto pur di non vedere i pazienti…) e speravo di poterli fare prima della visita macché, primo giorno utile con appuntamento il 24 luglio. Pazienza, resisterò anche se potrei andare in un laboratorio privato dove i prezzi tra l’altro sono più bassi di quelli degli esami con il ticket, e questo è un altro bel mistero italiano ovvero non è affatto un mistero, è fatto proprio apposta per spingere gli utenti a rivolgersi ai privati. Ma è proprio indispensabile allevare e ingrassare tutti questi parassiti?

Ieri all’Esselunga dove mi ero recato per comprare il giornale (secondo me dovrebbe essere vietato vendere libri e giornali nei supermercati, senza contare l’assurdità del dover entrare nel supermercato in questi tempi di distanziamento per acquistare un giornale ed i danni a librerie ed edicole…) ho trovato finalmente l’alcool! Alla bellezza di 3,18 euro al litro, una speculazione ignobile a mio parere. Proprio ieri l’Istat ha certificato un aumento generalizzato dei prezzi (ce ne eravamo accorti) tra cui l’aumento dei pedaggi autostradali. Qui rivolgo una domanda all’amico Giuseppe Conte: ma scusate, state discutendo (anche troppo, sarebbe ora di stringere e decidere qualcosa) dei provvedimenti per la ripresa, e permettete che i pedaggi autostradali aumentino, per far ingrassare ancora i concessionari? Con i disastri tra l’altro che qualcuno di questi ha combinato con le manutenzioni mai fatte? E con quello che sta succedendo in questi giorni in Liguria, bloccata dai lavori fatti partire tutti insieme da Società Autostrade (una chiara rappresaglia per le minacce di revoca della concessione)?

Oggi è morto Ennio Morricone, era del ’28 come mio padre. Ha scritto delle colonne sonore indimenticabili, le mie preferite sono quelle di Mission e di Giù la testa ma come dimenticare Per un pugno di dollari? Si era rotto il femore e gli è stato fatale, siamo fragili anche quando siamo grandi…  Nel suo piccolo è morta un’altra piccola celebrità, si chiavama Aldo Capoferri ed era conosciuto come “l’uomo ghepardo” perché andava sempre in giro vestito da capo a piedi con vestiti maculati, dal cappello all’ombrellino: un eccentrico che non faceva male ad una mosca, a suo modo un pezzo di folclore locale. Anche lui aveva 91 anni…

Le cronache locali riportano anche che nel weekend c’è stato l’assalto alle spiaggette sul lago, e nemmeno le pattuglie di vigili ed esercito sono bastate a dissuadere i bagnanti. Nel contempo nel vicino Ticino i contagi sono aumentati e ti credo, questi svizzeri hanno fatto finta di niente come se il virus si fermasse da solo a Chiasso, ed ora ovviamente si teme che i frontalieri che giornalmente fanno la spola lo riportino qua… tra parentesi: ancora oggi in Italia abbiamo 200 contagi giornalieri e ieri una decina di morti: com’è che c’è gente così tranquilla, basta l’estate a spiegarlo o la natura cialtrona dopo il periodo dell’andrà tutto bene e dell’inno nazionale (cantato male) riaffiora prepotentemente? C’è anche qualche criminale, come quell’imprenditore del vicentino che pur sapendo di essere positivo se ne è andato in giro ad impestare gente, e gli va bene che non siamo più all’epoca di Renzo e Lucia quando agli untori facevano fare la fine che meritavano…

L’ex ministro degli Interni ha dichiarato che la Cina ha contagiato il resto del mondo per colonizzarlo economicamente. A parte che non mi sembra che la Cina avesse bisogno del virus dato che già stava colonizzando tutto, per colonizzare bisogna trovare chi è disposto a farsi colonizzare, e se noi vendiamo tutto il vendibile applaudendo pure agli “investitori esteri” che poi fanno e disfano a loro piacere, vedi Whirlpool, vedi Ilva, vedi Roberto Cavalli ma vedine decine e centinaia di altri, la colpa è dei cinesi? La colpa è dei cinesi se da decenni non c’è uno straccio di politica industriale, la colpa è dei cinesi se tra caduta del muro e degli ideali, globalizzazione e berlusconismo (anche senza berlusconi) questo paese si è ridotto, con rispetto parlando, ad un mercato di vacche e baldracche?

Mi rileggo velocemente e penso: ma sono proprio io a parlare o è il mio stomaco indolenzito e incattivito? Di solito sono più soave, leggero, dovrò stare attento o oltre allo stomaco anche il fegato comincerà a lamentarsi… Amiche e amici, bisognerebbe cominciare a pensare a qualcosa di più allegro, più stimolante, come le ferie e il bonus vacanze, o magari le ferie con il bonus vacanze, meccanismo inventato da qualche azzeccagarbugli in vena di furfanterie, se conoscete qualcuno che ha capito come funziona fatemelo sapere…

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Cronachette della fase tre (2-3 luglio)

Somatizzo. Ormai è assodato, accumulo accumulo facendo finta di niente ma alla fine da qualche parte il malessere trova il modo di sfogare. Di solito mi becca nel punto più vulnerabile che non è quello a cui possono pensare i più maliziosi ma quello a cui tengo di più: lo stomaco.

E così eccomi qua, con la pancia rotonda e dura come un cocomerino sorretta da una pancerina di lana; immagine che definire deprimente è dir poco, tra l’altro per fortuna l’aria è un po’ rinfrescata altrimenti tener su la suddetta pancera sarebbe stato per niente piacevole.

Ieri comunque lui aveva provato a darmi qualche avvisaglia, specie nel primo pomeriggio dopo il risotto Scotti ed un vinello frizzante forse troppo freddo, ma io me ne sono impipato ed ho mantenuto fisso il programma che prevedeva, per la sera, la prima uscita post-Covid al ristorante per far fuori un buono degustazione che mi avevano regalato ad ottobre, al compleanno.

Dato che il ristorante non dista molto da casa avevamo pensato di fare una passeggiata anche in previsione dello smaltimento finale; purtroppo però al momento di uscire di casa delle nuvole minacciose ci hanno consigliato di prendere la macchina e così la passeggiata digestiva è saltata. Abbiamo comunque fatto bene perché ad certo punto il temporale si è scatenato per davvero, e tutti quelli seduti all’esterno sono dovuti rientrare precipitosamente, obbligando il ristoratore a calcoli millimetrici per rispettare il distanziamento. I tavoli erano quasi tutti occupati, e questo è sicuramente dovuto al fatto che si mangia molto bene, ma è un segnale che la gente sta riacquistando la fiducia (o perdendo la paura); ho notato molto rispetto per le regole, sia da parte dei ristoratori e dei camerieri che dei clienti; certo è un po’ buffo entrare con la mascherina per togliersela subito e rimettersela se si deve andare in bagno. Ho notato anche negli sguardi dei gestori una specie di riconoscenza, quasi un grazie per avergli dato fiducia: tenete conto che, dato anche che il locale non è molto grande, per prenotare un tavolo bisognava aspettare a volte delle settimane, stavolta invece non ho avuto problemi…

Il menu “degustazione” per due persone prevedeva: prosecco di benvenuto, 4 antipasti (affettati vari, polenta vuncia, nervetti in agrodolce, fiori di zucca fritti); 3 primi (ravioli ricotta e melanzane al pomodoro, pappardelle al ragù di cinghiale _ ho chiesto scherzando se erano a chilometro zero_ e tagliatelline di grano saraceno ai funghi porcini, e di funghi ce n’erano…); 3 secondi (tartare di fassona, stinco di maiale e brasato di cinghiale, con accompagnamento di polenta _non vuncia stavolta_ e patate al forno);  acqua vino dolce caffè e ammazzacaffè; come vino siamo stati “leggeri” con un Gutturnio dell’Oltrepò, e come dolce personalmente ho optato per un sorbetto al Braulio e alla fine ho dato la martellata finale con un Fernet Branca. Preciso che il buono era per due ma siamo andati in tre, per mio figlio ho ordinato un altro menu identico ma ci sarebbero abbondantemente bastati i due originari, per dare un’idea delle quantità; io diffido sempre dai posti dove danno troppa roba, abbinare qualità e quantità non è facile ma in questo caso devo dire che era difficile lasciare qualcosa nei piatti, e infatti la martellata finale a cui accennavo era oltremodo necessaria ma nel mio caso assolutamente inutile ed in ultima analisi la martellata me la sono data sullo stomaco per non parlare dei cabasisi.

Notte d’inferno! Per non svegliare i miei due congiunti che dormivano il sonno dei giusti mi sono aggirato dolorante al buio con una copertina sulle spalle come Toro Seduto, probabilmente avrei dovuto seguire l’esempio dei crapuloni romani ed infilarmi due dita in gola ma mi rincresceva sprecare tanta grazia di Dio.  Stamattina ho provato a chiamare la mia dottoressa; una volta bastava presentarsi allo studio ed aspettare, adesso bisogna prendere appuntamento manco si trattasse di un primario del San Raffaele; insomma il primo buco utile secondo l’infermiera-cerbero, una donna bella ma implacabile, pensate che l’ho vista sorridere solo quando al posto della dottoressa c’era un giovane sostituto iracheno,  c’era mercoledì alle 11. Mia moglie mi ha chiesto se non gli avessi fatto presente che il dolore ce l’avevo oggi e devo dire che in effetti non ci avevo pensato.

Stasera saremmo dovuti andare a mangiare la pizza con degli amici con i quali di solito ci incontriamo due-tre volte l’anno di cui una è San Valentino; non so come è possibile ma mi è capitato spesso di arrivare a queste cene di San Valentino con lo stomaco in disordine. Non saranno loro a portare rogna? Amiche e amici, domani vi aggiornerò sulle mie condizioni psico-fisiche che spero, dopo questa giornata di sofferenza e digiuno, molto ascetica, siano migliorate, intanto cercate di stare bene anche voi…

Sofia-Jamora36

Paul Newman