Cronachette della fase tre (23 giugno – 1 luglio)

Questa settimana non ho seguito molto le vicende del mondo, è morto mio padre e tanto mi è bastato; certo rispetto ai miei genitori sono stato molto più fortunato perché mia madre è rimasta orfana di sua madre a cinque anni e mio padre del suo a sedici;  come orfano sono abbastanza attempato dunque, e sono grato a mio padre di aver aspettato la fine dell’emergenza per mollare gli ormeggi, altrimenti non avrei potuto andare nemmeno al funerale.

Funerale con mascherine, distanziamento, ma non ho potuto né voluto evitare gli sbaciacchiamenti di parenti e amici… ero un po’ timoroso perché consapevole che erano loro a rischiare di più, sono io quello proveniente dalla regione ancora infetta! Abbiamo reso onore alla vecchia cerqua¹, se fossimo stati a New Orleans avremmo chiamato anche la banda comunque abbiamo passato due giorni a bisbocciare con i miei fratelli e qualche parente rimasto, più che un lutto è stato un bel rito di esorcizzazione. Il prete mi ha detto che in quest’ultimo periodo sono morti un sacco di anziani (e me ne ero accorto dalla quantità di manifesti appesi sui muri) ma non di Covid, perché mica si muore solo di quello, ma semplicemente di vecchiaia. Mio padre è morto in poltrona, buffo per uno che le comodità le ha sempre schifate: ci metterei la firma, ma non su questa poltrona da smart working che è scomoda, come sapete.

Comunque l’economia riparte: in autostrada per 550 chilometri una fila ininterrotta di camion e il prezzo della benzina sta pian piano ritornando ai livelli pre-Covid. Nessuno metterà mai un freno a questa deriva, possibile che andiamo su Marte e non siamo capaci di far viaggiare le merci su rotaia anziché su camion? A proposito di merci su rotaia, sono già passati 11 anni dalla strage della stazione di Viareggio… riporto dal Fatto Quotidiano dell’altro giorno: “La prescrizione ha già cancellato i reati di incendio e lesioni colpose gravi e gravissime. Gli unici capi d’imputazione rimasti, ovvero il disastro ferroviario e l’omicidio colposo plurimo, sono legati al filo dell’aggravante dell’incidente sul lavoro.” e non commento, ma mi chiedo come possa esistere prescrizione per certi reati. O ci sono o non ci sono, la prescrizione è solo una beffa per le vittime, ma nel paese dei cavilli e degli avvocati tutto è possibile.

Visto che il frigorifero era vuoto ho anticipato la visita alla Coop e ho constatato ancora una volta che non esiste più l’alcool. Purtroppo non mi sono ricordato di farmene una scorta al paese, perché lì si trova, ma tutto sommato meglio così perché non sarei stato troppo tranquillo a viaggiare con una tanica nel portabagagli, ricordo la fine che fece il povero Scirea in Polonia, quando venne tamponato…

Per il resto non mi sembra sia cambiato molto durante la mia assenza: Berlusconi (anzi, di più i suoi a dire la verità) strilla al complotto dei giudici politicizzati, l’Iran ha spiccato un mandato di arresto contro Trump per l’assassinio del generale Soleimani, oggi a Salerno sono state sequestrate 14 tonnellate (!) di droga per un valore di oltre un miliardo di euro. Roba da non credere… che fine farà? L’altro giorno dopo il funerale ho rivisto un pezzo di “Quelli della San Pablo” con Steve Mc Queen, dove gli americani per far sparire un carico di oppio lo bruciavano nelle caldaie della nave, creando una nuvoletta stupefacente. Succederà la stessa cosa agli 84 milioni di pasticche o con qualche cavillo dovremo restituire pure quelle e con tante scuse?  Tanto qua liberiamo tutti..

Amiche e amici, basta mugugni, basta reprimende: chi vuol essere lieto sia, del doman non v’è certezza; per farmi compagnia mi sono comprato un nano da balcone, l’ho nascosto tra le piante ed ho aspettato che la giardiniera se ne accorgesse; dopo qualche giorno l’ha scoperto ed ha guardato in alto, forse pensava fosse caduto dal cielo, volevo lasciarglielo credere ma purtroppo mi è scappato da ridere, mi ha sgamato e ha riguardato in alto scuotendo stavolta la testa. L’ho chiamato Pappolo, un po’ mi assomiglia, tiene le mani dietro la schiena e gli piace guardare chi lavora, e anche lui racconta pappole…

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¹ Non è un errore: da noi la quercia si chiama così…

Piove , governo dei migliori (Cronachette dall’ex zoccolo duro)

L’estate sta finendo, cantavano i Righeira qualche annetto fa: il weekend è stato piovoso e così ho dovuto rimandare la gita in alto lago che avrei voluto fare sabato e quella di domenica a Milano. Per quest’ultima in realtà non sono troppo dispiaciuto, in quanto nonostante mi sia assoggettato a vaccinarmi non mi è ancora arrivato il green pass, segnalo questo ritardo ai ministri del “Green pass è libertà” perché prendano provvedimenti.

Mi è toccato quindi fare dei lavori che avevo rimandato; in particolare, dato che ho una tapparella che si blocca e poi scatta tipo ghigliottina, ho provato a pulire la guida, a scartavetrarla, lubrificarla, ad aprire il cassettone in alto e vedere dove toccava ma non c’è stato niente da fare. Visto che è vecchia e pesante, ho preso la decisione di cambiarla (“era ora” sento borbottare dalla cucina) ed ho preso appuntamento con la ditta che mi aveva sostituito tempo fa tutti gli infissi (“se la cambiavi allora adesso non avremmo problemi” borbotta sempre la voce in cucina). Il venditore  era quasi dispiaciuto: mi ha detto che hanno un sacco di richieste grazie al 110% del governo per le ristrutturazioni (come si droga un mercato) ma non riescono a farvi fronte. I loro fornitori non consegnano perché non hanno le materie prime: manca la plastica e manca l’alluminio, e inoltre i prezzi stanno aumentando di settimana in settimana. Mi ha fatto un preventivo allucinante sia per il prezzo che per la consegna prevista: 150 giorni! Cinque mesi, manco si trattasse di fare una Tac all’ospedale (questa sarebbe una battuta sarcastica, per la Tac ci vuole molto di più). Per ora ho soprasseduto ma sono preoccupato: e se aumenta ancora?

Un mio amico, che lavora per una ditta che vende ricambi idraulici, mi dice che hanno lo stesso problema: i fornitori non consegnano perché mancano le materie prime. Ottone, zinco, rame… un altro amico che lavora in una concessionaria (tra l’altro di auto di lusso) mi dice che sono disperati perché la casa madre consegna col contagocce ed i clienti sono inferociti; in questo caso sono le schede elettroniche a mancare. Qui la colpa pare sia dei famigerati bitcoin: per crearli occorrono dei computer che elaborano giorno e notte, con schede sempre più potenti: ed anche qua, i prezzi aumentano…

Poi ci pensa anche il nostro ministro della “transizione ecologica” a darci la bella notizia che dal prossimo mese, o poco dopo, i prezzi dell’energia elettrica e del gas saliranno di un 30-40%. Qualcuno sostiene che in parte l’aumento è dovuto al meccanismo demenziale di compensazione della Co2 che si produce: per cui se uno inquina può comprare il surplus da un paese che inquina poco… un inciso sul ministro, che ha ritirato in ballo il nucleare, suscitando l’entusiasmo della Gelmini seguita a ruota, non si sa a che titolo, dalla Moratti. Non avete anche voi la sensazione di giocare a Monopoli ed ogni tanto trovare la carta che vi riporta alla partenza? Siamo condannati a ricicciare sempre delle stesse cose e con gli stessi personaggi?

In Italia comunque, dato che di materie prime ne abbiamo pochine, dovremmo essere parecchio preoccupati, invece pare che il problema maggiore siano quelli che sono contrari alla carta verde (e non necessariamente al vaccino, anche se personalmente ritengo del tutto legittimo essere contrari a questi vaccini) manco fossero membri dell’Isis oppure chi prenderà in affido il piccolo Eitan. Forse siamo rassegnati al fatto che la nostra “vocazione” è quella di fare i camerieri al resto del mondo? Se è così è inutile che i migliori si prendano la briga di far andare per forza al lavoro gli operai ricattandoli con l’ideona geniale che se non hai  il pass non puoi lavorare. La TV ieri diceva che c’è stato un grande successo dopo l’annuncio del nuovo decreto, c’è stato un aumento del 35% di vaccinazioni. Su che cosa, non l’hanno detto: sul giorno prima? Sul mese prima? Però sembra che l’aumento più significativo sia stato al centro-nord: magari dipenderà dal fatto che al sud ci sono meno fabbriche?

Con questo dubbio esistenziale amiche e amici vi lascio; se il tempo regge vado a fare una passeggiatina rilassante. Sapete che coda di macchine c’è per strada? Ma di questo parliamo un’altra volta… a presto!

La signorina è indignata per il ritardo della sua nuova auto. Stasera chi la sente!

Tre stelle per Olena – 15

Nella grande cucina di Villa Rana c’è fermento, agitazione, nervosismo. Quattro anzi cinque chef stellati discutono animatamente in un angolo mentre Palmira, la cuoca di casa, spignatta per tutti borbottando.
La voce stridula di Auguste Trésomarie sovrasta le altre:
«Questo è un abuso di potere, non possono trattenerci ancora qua! Hanno già preso l’assassina, cosa aspettano a rilasciarci? Io ho il mio ristorante da portare avanti, i miei clienti mi reclamano!» proclama il francese indignato.
«Non sei mica l’unico ad avere un ristorante da portare avanti» lo rintuzza Ahmed Marrakech «se poi vogliamo chiamarlo ristorante. I clienti li spenni, più che dargli da mangiare»
«La mia clientela non si accontenta certo di semolino con qualche pezzetto di verdura come in certe locanducce di mia conoscenza» risponde piccato Trésomarie «La qualità si paga, caro mio!»
«Sì, la qualità, ma fammi il piacere. Comunque una volta tanto sono d’accordo con te: è una vera indecenza che ancora non ci lascino andare! Insomma, sono stato invitato per partecipare a questo show, l’ho fatto anche volentieri perché insomma, si tratta sempre di pubblicità, ma adesso mi pare che il gioco stia durando un po’ troppo! Sapete che vi dico? Io appena posso scappo e me ne torno a Marrakech, al diavolo il contratto ed i ravioli!»
«E come faresti?» lo canzona Liza Maelström, la svedese. «Se riesci a superare il servizio di sorveglianza della russa, accomodati… io invece penso che la pubblicità non sia mai troppa, meglio positiva, è ovvio, ma anche questa alla fine non ci nuocerà… Sapete che vi dico? Che se anche è stata Li Wok, a noi converrebbe che la verità venisse scoperta il più tardi possibile, anzi meglio se non venisse scoperta affatto. Il fascino del mistero, il brivido, la morbosità, i clienti faranno la fila per poter venire nei nostri locali, per capire se siamo degli assassini…»
«Oh, in quanto a questo tu lo sei di sicuro, carina» la interrompe Joao do Patimento, il brasiliano.
«Che vuoi dire? Stai attento a quello che dici, o ti affogo in una delle tue pentole di fagioli!» lo minaccia la svedese.
«Voglio dire, carina, che con le tue aringhe hai stufato. Aringhe a pranzo, a cena, a merenda, a colazione! La gente dopo che è venuta a mangiare da te muore sì, ma di noia!»
«Non ti permettere, sai?» si inalbera Liza. «E poi parla lui, che mette i fagioli dappertutto. Ritira immediatamente quello che hai detto o io…» e così dicendo la svedese, col viso arrossato, avanza minacciosa verso il brasiliano.
«Ti avverto, carina, sono Formado in Capoeira¹, non provare a toccarmi!» dice Joao alla svedese che lo sovrasta in altezza di una buona spanna.
«Ehi, buoni, buoni!» li ferma Amaru Timu, il maori, frapponendosi fra i due.
«E’ inutile che ci mettiamo a litigare tra di noi. E’ frustrante stare qui ad aspettare, ma non pensate che possa essere anche per la nostra sicurezza? Potrebbe anche esserci in giro un pazzo che ha deciso di ucciderci tutti, per quello che ne sappiamo!»
«Perché dici questo?» chiede Trésomarie, preoccupato. «Hai qualche informazione che non abbiamo? Se è così devi dircelo, perché non possiamo rimanere con le mani in mano se l’assassino è ancora qui intorno!»

«Ao’, e ammó basta, eh! Ve volete mette a fadiga’, che fra un po’ è ora de cena?»
Palmira Rosticini, settantenne minuta madrina di battesimo di Gilda, che l’ha voluta a servizio strappandola alla tranquillità della sua Serrapetrona dove cucinava per il ricovero degli anziani pietanze così gustose che i vecchietti rimanevano attaccati alla vita fino all’inverosimile, li interrompe brandendo un matterello, spazientita.
«A proposito de sta’ con le mani in mano, fatevela finita de chiacchierà e venete a da’ na ma’! Tu, signorina, affetta la cipolla, marsh! Francese, tu rosola l’agli, duvristi sapello fa’, no? Lu mettete dapertutto l’agliu, voantri francesi. Tu, capoeira, pulisci li fascioli visto che te piace tanto. E tu, marocco, va’ a pela’ le patate»
«Perché io devo pelare le patate?» protesta Marrakech. «Io sono uno chef, non sono uno sguattero. Io faccio il cus cus! Questo è razzismo!»
«O negus, se pronunci ancora quella parola te cionco, sappilo! Dentro la cucina mia non esiste ne bianchi ne niri, c’è solo lavoratori e scansafadighe, e tu me pare proprio che fai parte de quist’urtimi! Tu peli le patate perché te lo dico io, perché se no te ‘rria su la testa ‘stu rasagnolu², me so’ spiegata?»
Ahmed, convinto, si accinge a pulire le patate, mentre Amaru, rimasto fino a quel momento in disparte, si alza e chiede, timoroso:
«E io? Che faccio, io?»
Palmira squadra il gigante che ha davanti che gli ricorda il compianto marito Torello scomparso in viaggio di nozze, scomparso nel senso che era sparito senza più dare notizie; i maligni sostenevano che si fosse allontanato volontariamente, i più maligni ancora che fosse stata Palmira a suggerirgli di sparire senza farsi più vedere appena scoperto che in viaggio di nozze si era portato anche l’amante. La cuoca pensosa si sofferma sulle spalle, sui muscoli delle braccia e sulle mani del maori, poi annuisce e risponde:
«Tu, che si’ granne e grossu veni co mme alla cella frigorifera. C’è da ‘ncollasse una pacca de manzu¹, de solito lo faccio da sola, ma stasera sento un dulurittu a an ginocchiu. Te dispiace?»

¹ Maestro di Capoeira, l’arte marziale brasiliano misto tra lotta e danza.
² Matterello.
³ Quarto di manzo.

Tre stelle per Olena – 14

James, avvicinatosi levitando alla sdraio dove dorme saporitamente la Calva Tettuta, si palesa con un discreto colpetto di tosse, nel quale un udito allenato avrebbe notato un accento di invidia per il braccialetto Feng Shui¹ in ossidiana nera che la padrona sfoggia intorno alla caviglia sinistra. Sollevato il libro che le preme il nasino, aspetta che la padrona riprenda conoscenza e la saluta ossequiosamente.
«Ha riposato bene, signora? Mi sono permesso di portarle una tisana rinfrescante al bergamotto»
«Sei un tesoro, James. Dicono che il bergamotto abbia un sacco di proprietà salutari, non è vero? E’ incredibile cosa siano capaci di combinare questi bergamaschi, se solo li si lascia sbizzarrire»
James sorvola sull’osservazione di Gilda e versa la bevanda in una tazza in porcellana antica Royal Albert Old Country Rose, che la vedova Rana solleva con grazia; ma prima di portarla alle labbra un pensiero le attraversa la mente e la costringe a fermarsi a mezz’aria con il mignolino alzato.
«James, ma che sta succedendo? Svengard è scomparso, del generale Po non c’è traccia, e persino Miguel non è garrulo come al solito» si lamenta Gilda, indicando la sobria salopette in jeans indossata dal giardiniere. «Non mi sembra che siamo tenuti a tenere il lutto per Turchese, non è vero James? Era pur sempre un artista, probabilmente avrebbe voluto che organizzassimo una grande festa per commemorarlo con lustrini e paillettes. Ti risulta che abbia lasciato scritto qualcosa, James?»
«No signora, temo che il signore non si aspettasse una fine così repentina, non ha lasciato disposizioni in proposito»
«Che peccato. Avrei fatto venire la Pausini e Bocelli a cantare, e il mio amico vescovo di Ladispoli avrebbe celebrato volentieri, ne sono certa. Mmhh, questa tisana è una bontà caro, mi ci voleva proprio, dopo il brutto incubo che ho avuto!»
«Davvero, signora? Me ne dispiace, ma di che cosa si è trattato, se non sono indiscreto?»
«Hai presente quella collinetta davanti al laboratorio, James? C’era Haruki, il nostro direttore della produzione, che stava frustando degli operai. Sono andata su di corsa, tra l’altro rovinando tutti i tacchi delle mie decolté, e gli ho chiesto se non gli stesse dando di volta il cervello: mi ha risposto serio che stava solo ottemperando alle nuove disposizioni diramate da me stessa, secondo le quali gli operai sprovvisti di Rana Pass andavano puniti corporalmente. Non mi capacitavo di come avessi potuto ordinare una cosa simile, e come se non bastasse lì intorno si aggirava un cagnaccio fastidiosissimo, un vero botolo, Trombetta² si chiamava, che scodinzolava con la lingua di fuori dietro al suo padrone, una mummia imbalsamata che ogni tanto viene scongelata per apparire in TV, l’avrai sicuramente notato, abbaiando: “Geniale, geniale!”»
«Davvero fastidioso, signora» commenta il maggiordomo comprensivo.
«James, guardami nelle palle degli occhi: io non ho fatto una castroneria del genere, vero? Perché ogni tanto mi scappa qualche firma, come quando ho mandato dieci container di ravioli in Sud Sudan, dove non avevano nemmeno l’acqua per cuocerli e se li sono mangiati crudi.»
«No signora, la rassicuro, niente del genere»
«Oh, sia lodato il Cielo. Non perché sia contraria in assoluto alle punizioni corporali, sia chiaro, ma non vorrei nuocere alle relazioni sindacali»
«Assolutamente, signora, anzi se posso permettermi lei è fin troppo liberale e munifica. Ad esempio, la decisione di convertire parte dello stipendio delle maestranze in pacchi alimentari in scadenza è stata ben accolta. Per parafrasare il fastidioso Trombetta, direi che è stata geniale. Ha ridotto di molto l’assenteismo, considerato che chi non lavora non riceve il pacco»
«James, sei il solito briccone adulatore. Sai che avevi ragione a proposito del bergamotto? Mi sento rinvigorita, basta oziare. Andiamo caro, il lavoro ci chiama!» proclama Gilda, alzandosi di scatto e rovesciando la preziosa tazza, rompendola in mille pezzi.

¹ Il Feng Shui è un’antica arte taoista cinese secondo la quale l’armonia dipende dall’equilibrio tra i due principi del tutto, lo Yin e lo Yang; per raggiungere questo bisogna conoscere le energie presenti nell’ambiente ed orientarsi ad esse, ad esempio nella progettazione degli edifici. Che energie possano scaturire da un braccialettino però l’Autore lo ignora.
² Ogni riferimento a persone o animali esistenti è puramente causale.

Bandiera bianca (Cronachette dall’ex zoccolo duro)

Amiche e amici,

mi sono arreso. Attaccato da tutte le parti, Presidente della Repubblica, Papa, forze politiche (non tutte, per la verità, e me ne ricorderò a suo tempo), media, amici e familiari, braccato persino dalla mia dottoressa, non ho resistito e mi sono costituito. Così venerdì mattina, con sotto il braccio il pacco di tamponi positivi e negativi ed esami sierologici con tanto di conteggio di anticorpi, mi sono recato a piedi al vicino hub vaccinale allestito nel vecchio ospedale, a dieci minuti da casa, per sottomettermi alle forche caudine verdi .

Pochissima gente in attesa; all’ingresso il volontario che prendeva la temperatura mi ha chiesto se avessi la prenotazione, costringendomi a rispondere “No. Ultrasessantenne” al ché una infermiera mi ha lusingato con un “Però, li porta bene, complimenti!” che mi ha fatto pensare fosse una figurante ingaggiata per convincere i dubbiosi dell’ultimo momento. Nel percorso per arrivare alla stanza della vaccinazione sono stato sottoposto a tre livelli di interrogatorio, al quale ho sempre risposto: “Ho già avuto il Covid. Devo fare solo una dose” ma non ero sicuro che il messaggio fosse stato ben recepito.

Entrato nella stanza, una infermiera (almeno, lei credo fosse una infermiera) mi ha fatto le domande di rito: “Ha qualche allergia? Ha avuto reazioni a medicinali? Sta prendendo medicinali? Ha mai avuto problemi con le vaccinazioni?”. Dato che l’ultimo vaccino l’ho fatto quarant’anni fa al tempo del militare e gli unici problemi con dei medicinali li ho avuti con l’anestesia per togliere le tonsille, a cinque anni, non credo che le risposte che ho dato siano state molto significative. Sembrava che fossi destinato allo Pfizer, tant’è che la donna mi ha chiesto se avessi avuto problemi con farmaci della stessa società, perché il vaccino ha in comune alcuni eccipienti, “non mi pare” ho risposto; ho mostrato l’esito dell’ultimo sierologico, chiedendo se secondo lei gli anticorpi non fossero ancora alti, e quando mi ha risposto “effettivamente” stavo per andarmene ma mi ha bloccato aggiungendo “però con il vaccino li rafforzerà, e considerando la sua età e il fatto che si avvicina l’autunno e potrebbe esserci una nuova risalita dei contagi…”. Devo dire che più di tutto è stato quell’accenno all’età a disarmarmi completamente. Ad un tratto la vedo fissare il video e corrucciare le sopracciglia: “Qui il sistema dice che lei deve fare il Janseen” “Che cos’è il Janseen?” “E’ il Johnson & Johnson” “Ma scusi, quello non è in dose unica? Io devo fare solo una dose di richiamo. Non posso fare il Pfizer?”  “Qui dice che deve fare il Janseen. Se vuole fare il Pfizer devo chiamare il dottore” A quel punto ho realizzato che la resa sarebbe stata senza condizioni: ma sì, fatemi il Janssen, chissà che non mi ricrescano i capelli. Appena vaccinato, ho detto all’esecutrice: “Comunque, se non fosse stato per il Green pass, col cavolo che mi sarei vaccinato” al che lei serafica mi ha risposto “Lo so, cosa crede? Tutti quelli che stanno venendo qui adesso lo stanno facendo per quello”. Che motivazioni nobili!

Arrivato a casa mi sono preso la briga di leggere il bugiardino (lì per lì devo avere firmato un consenso informato, ma nemmeno l’ho letto) ma era meglio che non lo facessi. Il bello è che poi senti in televisione questi mentitori professionisti assicurare che non ci sono rischi…

Fino a venerdì sera sono stato bene, anzi la passeggiata serale è stata finalizzata ad arrivare alla Coop e comprare una bella vaschetta di frittura, gustata con una bella bottiglia di Bordeaux Blanc regalatami per il mio sessantesimo compleanno; poi ho cominciato a sentirmi strano e pian piano è salita una febbricola accompagnata da fiacchezza. Di notte non ho dormito anche perché continuavo ad andare in bagno; sabato e domenica sono rimasto in casa molle come un fico, peccato perché avevamo in programma una gita fino a Colico e all’Abbazia di Piona, sarà per la prossima settimana. Oggi mi sto riprendendo ma quello è un po’ l’effetto consulente che non può permettersi mollezze: scarpe rotte, eppur bisogna andar!

Ed eccomi qua, finalmente omologato, finalmente allineato, finalmente inquadrato nella “maggioranza”. Svenduto le mie convinzioni per un tozzo di pane, anzi un’apericena al chiuso: ne valeva la pena?    

Dopo il vaccino ho delle strane allucinazioni.

Tre stelle per Olena – 13

«E’ da un’ora che stiamo guardando questo video, si può sapere che stai cercando? Lo abbiamo visto e rivisto, non c’è niente di strano. La cinese ha portato la ciotola, l’ha posata sul tavolo della giuria, nessuno si è avvicinato tranne lei e Turchese, lui ha mangiato un raviolo ed è morto. Lei ha negato di conoscerlo, e invece si è scoperto che erano stati in vacanza insieme. L’arma la aveva, l’opportunità pure, bisogna solo scoprire il movente. Magari corna?»
Olena sbuffa spazientita.
«Vuoi stare zitto? Tu decuoncentra me. Cuorna… non pensate ad altro voi italiani? Anche mafia non esiste, vero? Ammazzano, ma solo per cuorna…»
«Ma che c’entra la mafia, adesso!» protesta Montesi, con il colletto della camicia sbottonato. «E’ che sono stanco, voglio andare a casa, togliermi le scarpe e farmi una birra e poi per la miseria, Olena, rimettiti la camicetta! Sei tu che deconcentri me, altro che palle!»
Olena distoglie per un attimo lo sguardo dal monitor e risponde spazientita a Montesi, che si sta asciugando il sudore con un fazzoletto.
«Nicuola, so che tu soffre freddo, ma qui dentro ci sono cinquanta gradi. Fatti mettere aria condizionata! E comunque non sono nuda, tu non ricuorda come fatta donna nuda? Questo si chiama top! » dice la russa provocatoriamente, indicando la magliettina che lascia straripare le sue forme. «Tu smetti di fissare mie tette e aiuta me, così magari finiamo prima di nuotte!»
«Sì, ma se tu mi dicessi che cosa…»
Il maresciallo non riesce a completare la frase, perché Olena lo blocca:
«Ferma qua!»
Montesi esegue prontamente, bloccando la riproduzione. Olena lo sposta , gli toglie il mouse dalle mani e ingrandisce l’immagine sul monitor. Sulla destra è infatti comparsa una figura sfocata, sulla quale la donna comincia a lavorare isolandola dal contesto, togliendo ombre, regolando contrasto e luminosità, finché non prende forma e si rivela come una persona che con ogni probabilità si sta allontanando velocemente ed è entrato nella ripresa per pochi fotogrammi.
«E questo da dove sbuca? Sembra un cameriere… eppure li abbiamo interrogati tutti, come ha fatto a sfuggirci?» si chiede Montesi, rassegnato a subire le invettive della russa. La quale invece sembra non ascoltarlo, concentrata ancora sull’immagine. Finché, dopo qualche altro ritocco, annuisce soddisfatta.
«Io conosce lui. No, non è cameriere»
«Tu lo conosci? Ma chi diamine è? E se non è un cameriere, che cos’è?» chiede il maresciallo, frastornato.
«Lui è cameriera»

Nella sua camera al quarto piano dell’ala Est James, fischiettando in maniche di camicia, sta stirando la nutrita collezione di pochette provenienti da ogni parte del mondo, dopo averle lavate rigorosamente a mano con sapone di Marsiglia e fatte asciugare all’aria aperta alle prime ore dell’alba per non comprometterne i colori. Giunto ad una di quelle a cui è maggiormente affezionato, dono personale della regina Elisabetta II, la alza delicatamente e la mostra, con un sospiro, ai poster di Anthony Hopkins nei panni del maggiordomo Stevens e di David Niven in quelli del maggiordomo Godfrey¹, suoi modelli e idoli. Si avvicina alla finestra e, scostata la tendina a fiorellini, lancia uno sguardo verso il bordo della piscina dove la donna per la quale presta servizio, distesa su una comoda chaise longue Spennagalli realizzata da artigiani settempedani² specificamente per le sue misure, si è addormentata sotto il sole con il libro che stava tentando di leggere, “L’amore al tempo dei tamponi” del filosofo-naturista Augusto Propoli, poggiato sul delicato nasino. Con un sorriso bonario il solerte maggiordomo richiude la tendina, ripone la pochette della regina nel cassetto del comò e si predispone ad indossare la giacca per recarsi a svegliare la padrona, o quantomeno toglierle dal naso il ponderoso tomo. Non ha ancora finito di infilare il braccio sinistro nella corrispettiva manica che un bussare nervoso alla porta lo interrompe e gli fa chiedere bonariamente tra sé e sé:
«Chi è adesso che rompe i coglioni?»
Ma, recuperato immediatamente l’aplomb per il quale è ammirato e rispettato da datori di lavoro e servitù, oltre naturalmente per l’eleganza negli abbinamenti degli accessori, James si reca alla porta e la dischiude con professionalità quel tanto che basta per essere travolto da un giardiniere ansimante.

«Ayúdame, esa loca me quiere matar!»
Un uomo meno avvezzo a gestire crisi e catastrofi domestiche avrebbe reagito forse con fastidio, se non insofferenza, all’abbraccio che l’uomo sudato con cappellino di paglia, canottiera di rete e calzamaglia color carne da ballerino classico, gli riserva, ma non certo James che, con un passo indietro, recupera la giusta distanza e squadra l’ospite con una smorfia di disapprovazione.
«Miguel, sei impresentabile, quella calzamaglia non si può vedere» sentenzia il maggiordomo, da maestro di stile qual è.
«Por que, cosa c’è che non va?» risponde Miguel, piccato. «Es un regalo di Roberto³, l’ho dovuta far stringere perché mi stava larga di cavallo»
«Ti ho detto tante volte di lasciar stare i cavalli. Chi sarebbe che ti vuole ammazzare?»
«Paio, Paio Pignola! E’ tornata per vendicarsi di me!»
«Paio? Ma chi, il tuo ex, ehm, la tua ex fidanzata? Ma perché mai dovrebbe vendicarsi di te? Mi sembra che le cose tra di voi si fossero chiarite. Certo non ha gradito scoprire ad un passo dall’altare che il suo fidanzato aveva avuto un bambino con una donna, seppure barbuta. E se non ricordo male, ti ruppe tutte e due le braccia a bastonate, e la cosa era finita lì»
«Te digo que no! L’ho vista, è qua… è arrivata insieme a quel brasiliano, Joao do Patimento, deve averlo sedotto per farsi portare qui, quella zoccola! Ed ha fatto di tutto per non farsi vedere, ma io l’ho riconosciuta… proprio la sera del fattaccio, ho sentito un odore che mi era familiare, un dopobarba, Cuba Gold… incuriosito, ho seguito la scia, e l’ho vista! Era vestita da cameriera (tra l’altro con un completino muy sexy) e serviva gli stuzzichini al tavolo della giuria. E’ stata lei ad uccidere Turchese!»
«Miguel, calmati per favore. Ammesso che la cameriera fosse davvero Paio, perché mai avrebbe dovuto ammazzare Turchese? Caso mai avrebbe ammazzato te, e non gli sarebbe servito nemmeno il veleno, l’avrebbe potuto fare a mani nude.»
«Ma non capisci? Lui odia tutti in questa casa, rovinando la señora vuol rovinare tutti noi! E poi yo soy convinto che non volesse uccidere Turchese, ma che quel raviolo fosse destinato a me»
James rimane un attimo pensieroso, e lancia un altro sguardo verso la piscina.
«Miguel, te lo dico spassionatamente: mi sembra un piano troppo arzigogolato per essere stato partorito dalla mente di Paio. Un conto è fare a cazzotti in un bar de L’Avana e un altro è mettersi con uno chef brasiliano per poter tornare di soppiatto a Villa Rana e avvelenare un raviolo, mi sembra oltre le sue capacità. Teniamola comunque d’occhio, e tu non far capire che sai che è qua, ci siamo capiti Miguel?»
«Sì, James, lo entendí bien. Grazie, mi hai sollevato…» e fa per abbracciare il maggiordomo che lo tiene a distanza di sicurezza stendendo un braccio verso di lui, invitandolo ad uscire.
«Ah, Miguel?» lo richiama James.
«Sì?» risponde il giardiniere, grato.
«Vai a toglierti immediatamente quella calzamaglia. Altrimenti se non ti ammazza Paio ti ammazzo io»

¹ Il maggiordomo Stevens è il protagonista del film del 1993 “Quel che resta del giorno”, di James Ivory, tratto dal romanzo di Kazuo Ishiguro. Godfrey invece è il protagonista della commedia del 1957, “L’impareggiabile Godfrey”, che l’Autore ha visto in replica in un pomeriggio di innumerevoli anni fa mentre aiutava sua madre ad infilare gli elastici alle gonne che lei cuciva in casa per arrotondare il bilancio familiare.
² Settempeda è l’antico nome di San Severino Marche, paese balzato agli onori delle cronache un paio di decenni fa, quando per un breve periodo ne fu sindaco Vittorio Sgarbi.
³ Famoso ballerino.

Olé Olé Olé Olé Maradona è meglio ‘e Pelè (Cronachette dalla zoccolo duro – 9)

Amiche e amici, i miei congiunti mi hanno diffidato dal parlare ancora di Covid, di Green Pass, di vaccinazioni, di no-vax e si-vax. Mi sto fissando, dicono, al mondo non esiste mica solo il Covid! E hanno ragione, anche se a guardare i nostri telegiornali non sembrerebbe. Così, per distrarmi, stanno mettendo in atto una serie di tattiche diversive. Sabato ad esempio sono voluti tornare in alto lago, stavolta a Domaso, e camminare fino a Sorico, passando per Gera Lario. Bei posti, indubbiamente, ma che vi devo dire, lago oggi, lago domani, alla lunga io mi scoccio: tanta gente in barchetta, in windsurf, tante coppie in bicicletta, evidentemente con energie in sovrabbondanza che non trovano modo di sfogare in altro modo. Tante famiglie straniere con bambini piccoli, da quelle parti ci sono parecchi campeggi e le spiaggette non sono per niente affollate.

L’altra settimana era successo un fatto curioso, ovvero una signora tedesca di Dortmund, in vacanza sul lago, aveva mollato baracca e burattini (trolley e documenti) e si era avviata a piedi sulla strada Regina. Qualcuno l’ha notata e l’ha segnalata ai vigili di Tremezzina, che sono prontamente intervenuti: sono state contattate delle amiche che si sono precipitate dalla Germania per riportare a casa Lassie ma si sono viste opporre un rifiuto categorico: Io a Dortmund? Non ci penso nemmeno, ma vi siete guardate intorno? E così la signora è rimasta ma poi è sparita di nuovo ed è stata riavvistata stavolta a Como, vicino al Tempio Voltiano. Di nuovo allertate le amiche che sono state ben felici di tornare, e stavolta pare che se la riportino via. Ma io mi chiedo: ma uno non è più nemmeno libero di fare il vagabondo o perfino il barbone, se ne ha voglia? Ma c’è davvero qualcuno sano di mente che potendo scegliere preferirebbe vivere a Dortmund piuttosto che sul lago di Como?

A Gera Lario c’era un raduno di trucks, cioè di camion; in altri tempi ci sarebbero state salamelle, polente e birra a fiumi, purtroppo in questi momenti quaresimali i camionisti si sono organizzati in piccoli gruppetti ed ho visto addirittura delle schiscette, che tristezza. Noi comunque non ci siamo fatti mancare pizzoccheri, polenta e salsicce al sugo in un bar con cucina nelle vicinanze, la parte migliore dell’escursione: 10 euro, un prezzo onestissimo. C’erano dei camion bellissimi, pensavo di trovare anche mio cognato che è uno dei camionisti tipo, grande passione per i motori, grande abilità nella guida e grande pancia da mangiatore e bevitore: ora sta pagando gli eccessi perché si è fatto venire il diabete, ma se c’è da farsi una grigliata non si tira certo indietro.

La domenica invece, da qualche mese a questa parte, con mio figlio andiamo a camminare nella Spina Verde, il polmone verde a poca distanza da casa. Un paio d’ore disintossicanti, noto con piacere che il pargolo ha perso diversi chili (16, la dieta ed il moto funzionano, ma ne ha ancora una decina da smaltire, l’anno di “reclusione” è stato devastante: nel frattempo io mi rinsecchisco…) e mi stacca regolarmente, come è giusto che sia. Usiamo i bastoncini da trekking, che una volta mi facevano ridere, invece sono molto utili sia per l’appoggio e la spinta ma soprattutto per muovere anche le braccia e le spalle.  

Ieri sono andato dal commercialista che mi ha finalmente detto quante tasse devo pagare, pensavo si volesse tenere il segreto: è una bella mazzata che lì per lì mi stava invogliando ad imitare la signora di Dortmund. Ma poi mi sono arrivate in aiuto le parole di saggezza di mia suocera: “se hai tasse da pagare vuol dire che hai lavorato e guadagnato” ed inoltre mia moglie (un’altra azione diversiva) mi ha invitato a stappare una bottiglia di prosecco perché pensava che avremmo dovuto pagare molto di più.  Non me lo sono certo fatto ripetere due volte e così ieri sera ci siamo scolati una bottiglia di Prosecco Rosé docg millesimato 2020: chi vuol esser lieto sia eccetera eccetera.

Ieri pomeriggio, quasi avesse letto il mio post, mi ha chiamato la dottoressa. Non ci volevo credere! Mi ha chiesto che intenzione avessi con il vaccino. Le ho accennato agli anticorpi e mi ha detto di non guardare a quelle cose, adesso hanno spostato i termini per i guariti ed ho un anno per fare la dose unica (ma sarà vero?) e quindi di darmi una mossa. Ne ho approfittato per chiederle il numero di telefono della segretaria, dato che ha cambiato sede senza dir niente ai suoi assistiti, ma questo è un dettaglio. L’ho rassicurata, sì, sì, mi prenoto non si preoccupi, anzi vado là direttamente. Magari la prossima settimana. Allora (non per parlare ancora di Covid, ma se mi ci tirano) se davvero hanno spostato il tempo utile per vaccinarsi, mi daranno anche il Green Pass di straforo? Io ci provo, vediamo che mi dicono, vi faccio sapere…

Avevo promesso di dare conto anche dei benefici di cui sono venuto a conoscenza a seguito della vaccinazione, e non solo degli eventi avversi, ed eccomi qua: a) una amica di mia moglie, parrucchiera, ha detto che dopo la vaccinazione ha avuto una sensazione di benessere, di forza, che le è durata una settimana; b) mia cognata, 55 anni, che ha spesso dei dolori alle mani, non lancinanti ma fastidiosi (inizio di artrite) per quindici giorni non ha avuto nessun disturbo; c) il marito di una delle coriste ha avuto un effetto Viagra che gli è durato qualche giorno, del quale la moglie sulle prime è stata lusingato ma dopo un po’ è risultato fastidioso.  Per precisione scientifica, tutte le vaccinazioni di cui ho parlato erano Pfizer. Comunque l’Istat ha certificato che a causa del Covid l’aspettativa di vita per gli uomini si è accorciata di due anni: vuol dire che potremo andare prima  in pensione?

Va bene, non ce l’ho fatta a non parlare proprio per niente di Covid, ma devo disintossicarmi poco a poco…

Questa signorina è di Dortmund ma non vagabonda

Il mio contributo alla scienza

Penso di essermi beccato il Covid-19 la prima settimana di novembre 2020; il virus (non ancora la variante Delta, quello tradizionale) dopo un’estate che aveva fatto cantare vittoria stava diffondendosi di nuovo, tanto che dal 6 novembre Lombardia, Piemonte, Calabria e Valle d’Aosta erano tornate in zona rossa. Date le scarse relazioni sociali (lavoravo da casa ormai da marzo e pensavo di stare abbastanza attento a uso di mascherine e distanziamento) non capisco ancora come abbia fatto a prenderlo: ad ogni modo il 9, lunedì, ero stanchissimo, avevo un po’ di mal di gola, qualche linea di febbre e di notte ho dormito pochissimo. Pensavo ad una freddata, anche se il timore c’era: mio fratello (anche se a 500 km di distanza) era appena uscito dal un mese di isolamento, dopo aver avuto solo due giorni di febbre ma con ben due tamponi positivi. Ho cercato di andare dalla mia dottoressa ma le urgenze erano sospese, a causa appunto della zona rossa: ho dovuto prendere appuntamento per il venerdì (manco fosse un primario: così siamo ridotti) e quindi ho passato altri tre giorni con la febbre che la sera mi saliva e la tenevo a bada non la tachipirina. Respiravo bene, gli odori li sentivo, continuavo ad essere moderatamente ottimista. Al venerdì finalmente vedo la dottoressa, mi visita ed esclude il Covid; diagnostica una infiammazione delle vie urinarie (dato che di notte mi alzavo quattro-cinque volte) e mi prescrive un antibiotico per quello scopo. A sua parziale discolpa mi ha detto anche che prima di iniziare avrei dovuto fare gli esami del sangue; ma anche gli esami bisognava prenotarli e sarebbe passata un’altra settimana… Così ho iniziato la cura, ma la febbre serale non passava, e nel frattempo mi stavo infiacchendo sempre più. Al lunedì vado a prendere il giornale accompagnato da mio figlio: vista la fatica, decido di chiamare la dottoressa che finalmente mi prescrive il tampone. Da quel momento tutti in isolamento a casa, io mi segrego nello studio-camera degli ospiti, per precauzione e scaramanzia, pensavo: invece poi è arrivato l’esito positivo, e abbiamo capito tutti che l’affare poteva essere serio. La preoccupazione era per i miei cari: dal primo sintomo al tampone erano passati 8 giorni: nessuno però mi ha chiesto che contatti avessi avuto, tantomeno loro sono stati sottoposti a tampone. Siccome hanno degli anticorpi grossi come elefanti, fortunatamente non si sono presi niente.

Sono stato fortunato, il virus non mi ha attaccato i polmoni; la febbre è continuata finché ho chiamato un mio amico medico (l’avessi fatto prima…) che è uscito a visitarmi (considerate che da giovane ha fatto il volontario in Africa e la vocazione gli è rimasta) e mi ha prescritto cortisone e un altro antibiotico per proteggermi da eventuali attacchi di batteri a polmoni e vie aeree, dato che mi ero parecchio indebolito. Da quella sera stessa la febbre non si è più presentata, anzi si è abbassata così tanto (34,3!) che ero preoccupato di tramutarmi in un rettile. Ho imparato l’esistenza del saturimetro, ed ogni misurazione veniva fatta con trepidazione, ma grazie al cielo la saturazione è sempre stata buona. Ho anche continuato a lavorare, almeno mezza giornata; ma prima di uscirne c’è voluto un altro tampone positivo. Nel frattempo ho perso 4-5 chili di peso, che ancora non ho recuperato: beato te, dice qualcuno! Be’, insomma…

Qui pensavo di esserne uscito, che delusione.
Praticamente è passato un mese dal primo sintomo: finalmente libero!

Quando, a febbraio, arrivarono i vaccini, si disse che prima andavano vaccinati i più fragili, per poi arrivare (alla fine ma proprio alla fine) a chi aveva già fatto il Covid; poi si disse che invece quelli più anziani potevano vaccinarsi anche se il Covid l’avevano fatto; io prudentemente aspettai, il mio amico alle prime vaccinazioni mi disse di aver visto reazioni avverse più forti tra chi il Covid l’aveva già fatto. Così ad aprile, passati ormai più di 4 mesi dalla guarigione, feci il primo sierologico:

Questo certificava che avevo fatto il Covid: e grazie, questo lo sapevo…

A occhio gli anticorpi mi sembravano altini (il mio amico disse che potevo donare il plasma, peccato che a Como non lo raccogliessero), per cui decisi di orientarmi verso settembre per la vaccinazione; pensavo che visto che l’anno prima l’epidemia aveva ripreso forza dopo l’estate, così mi sarei fatto trovare bello pronto. Ma poi, avvicinandosi le ferie e con lo spauracchio della variante Delta, presi appuntamento per vaccinarmi entro fine giugno. Ma prima feci un altro sierologico:

A questo punto erano un po’ calati, ma sempre abbastanza alti (anche se la mia dottoressa a cui li feci vedere mi disse assolutamente di vaccinarmi, che non erano così eclatanti); il mio amico mi disse che secondo lui potevo tirare fino a settembre, però se facevo il vaccino subito mi avrebbero fatto solo una dose, invece facendo passare i sei mesi probabilmente se avessi trovato un medico zelante me ne avrebbero fatte due. E così eccoci arrivati a settembre, con la pressione ricattatoria del Green Pass; intanto le idee sono un pochino più chiare a livello scientifico, ed è chiaro che la copertura vaccinale si riduce (e anche di molto) col passare del tempo, tanto che si parla di terza dose; nel frattempo però si parla anche di allungare il Green pass a dodici mesi, un po’ contraddittorio a parer mio… comunque, in vista di quello che nella mia testa è sempre stato il traguardo, ho rifatto il sierologico:

Ok, è calato, ma mi piacerebbe sapere: uno che si è vaccinato ha davvero più anticorpi di me? E ha senso vaccinarmi ora, con un vaccino già vecchio, quando si annuncia l’uscita di uno che dovrebbe coprire anche la variante Delta? E davvero sono amorale e non solidale se non mi vaccino, o sono essenzialmente cavoli miei dato che l’obbligo non c’è?(almeno a norma di legge, anche se di fatto e in modo strisciante lo stanno introducendo: allora ritengo più onesto che mettano l’obbligo, ma poi devono pagare anche i danni…).

Insomma, sono punto e a capo. Farò anghingò ambabarabà cicì cocò, ovvero alla fine sceglierò in piena coscienza e sulla base di motivazioni inattaccabili: ho un buono Booking da spendere, ma senza Green pass dove davo a spenderlo?

Amiche e amici, spero di essere stato utile anche se un po’ prolisso; i miei congiunti mi hanno ingiunto di non parlare più di Covid che ho stufato, e mi sa che farò così. Se mi verrà un trombo, sappiate che vi ho voluto bene.

Invito a cena con tampone (Cronachette dallo zoccolo duro – 8)

Dopo una settimana passata in sostanziale isolamento, grazie allo smart working (traduzione truffaldina di: lavoro da casa usando i propri mezzi di produzione, la propria corrente elettrica, la propria stampante, senza prendere una lira in più e senza nemmeno avere la gioia di parlare con i colleghi di calcio e di donne), nel fine settimana sentivo il bisogno di sgranchire le gambe, così sabato tralasciando le pulizie a cui sono solitamente addetto ho caricato la famigliola in auto e siamo andati in alto lago, per la precisione a Musso, che è appena prima di Dongo, il paese famoso perché vi fu catturato il Duce che scappava verso la Svizzera e fu poi fucilato poco lontano, a Giulino di Mezzegra. Rassicuro i lettori, non mi sono recato da quelle parti per qualche nostalgia come invece fanno ogni anno dei manipoli in orbace in occasione della triste (per loro) ricorrenza, ma perché sul lago si possono fare delle bellissime passeggiate, per niente difficili, godendo di una vista stupenda e respirando aria salubre. Siamo andati di sabato perché poi la domenica le strade del lago sono congestionate dai milanesi in libera uscita; da casa mia è un’oretta di macchina, ma ne vale la pena. Fino a qualche anno fa queste passeggiate non erano possibili, perché alcune sponde del lago sono rocciose ed a picco, per cui bisognava scendere e risalire fino alla strada Regina (quella che ogni tanto quando piove frana) che è molto trafficata, come dicevo, abbastanza stretta e quindi per niente amichevole. Invece ora nei punti una volta impraticabili sono state stese delle passerelle, e quindi è diventata una meta deliziosa per chi vuol fare un po’ di movimento. La passeggiata da Musso si snoda fino a Cremia passando per Pianello del Lario, paese famoso fin dal Cinquecento per la qualità delle pietre che vi si estraevano, adatte ad essere usate come macine da mulino. Una piccola perla la chiesetta di San Vito, a Cremia. C’era il sole ma l’arietta era fresca; quelle zone sono sempre ventose, tanto che parecchi amanti del windsurf, specialmente stranieri, vengono a passarci qualche giorno. Tante barchette a vela; diverse spiaggette di sassi con gente che prende il sole e fa un bagnetto. Niente assembramenti, niente bambini urlanti, molti cani che portano a spasso il loro padrone e lo invitano a farli giocare tirandogli dei legni, insomma una pace di santi che invita alla meditazione ed alla riflessione. A me a dir la verità fa venire fame,e per fortuna sulle rive del lago ci sono diversi ristorantini e bar.

Durante la passeggiata mia moglie mi ha ricordato che l’indomani sarebbe stato il compleanno di mio padre, se fosse stato ancora vivo; ne avrebbe compiuti 93, ed uno dei rimpianti più grandi che ho è quello di non essere andato alla festa per il suo 90°, anche se con ogni probabilità non mi avrebbe riconosciuto. Più mi guardo intorno e più sono convinto che quelli della sua generazione fossero più capaci di fare i padri di quelli venuti dopo.

Verso metà pomeriggio siamo tornati a casa perché la sera avevamo appuntamento con diverse coppie di amici con le quali di solito ci ritroviamo alla fine delle ferie, per raccontarci come le abbiamo passate; di solito andiamo in pizzeria, e non ci sarebbe stato nessun problema nemmeno quest’anno se non fosse che il sottoscritto il green pass come sapete non ce l’ha (su dieci persone solo io, penso di rispecchiare la media nazionale), e quindi in caso di maltempo avrei  dovuto mangiare fuori o aspettare in macchina. L’alternativa sarebbe stata farmi un tampone che avrebbe aumentato parecchio il costo della pizza, ma per fortuna non c’è stato bisogno perché abbiamo deciso di prendere delle pizze da asporto e mangiarcele nel giardino di una delle coppie di amici. Pizza buona ma il pizzaiolo doveva essere a corto di ingredienti: ad esempio la mia messicana, che avrebbe dovuto avere pancetta salsiccia fagioli e cipolla, aveva solo la pancetta; alle prosciutto e funghi aveva messo solo il prosciutto. Però si deve essere reso conto della mancanza, infatti ce le ha fatte pagare tutte come pizze margherita, abbiamo risparmiato. Veramente, dato che ognuno ha portato qualcosa per non presentarsi a mani vuote, avremmo anche potuto fare a meno delle pizze… io ho contribuito attingendo alla mia cantina, due bottiglie di prosecco ed una di passito, tutte molto gradite.

Di ferie però non abbiamo parlato molto; abbiamo parlato naturalmente di Afghanistan e di vaccino, ormai siamo diventati tutti virologi e tutti esperti di geopolitica caucasica. Il mio contributo (modesto, ero distratto dalle cibarie e soprattutto dalle bevande) è stato ricordare che l’Afghanistan, che sui nostri atlanti sembra uno sputacchio, ha un’estensione che è più del doppio di quella dell’Italia, territorio in gran parte impervio, quindi pensare di dominarlo senza il loro consenso è abbastanza velleitario; e che in cinquant’anni, nonostante le guerre ininterrotte, la popolazione è passata da 7 a 38 milioni, perché le donne volenti o nolenti, burka o non burka, fanno figli, mentre nella nostra società “evoluta” ci siamo fermati a sessanta milioni, e prima o poi ci supereranno anche loro. Abbiamo parlato anche di accoglienza, perché un gruppo di una dozzina di persone arriverà anche a Como e verrà ospitato in una struttura dei Padri Comboniani, gestita da una onlus legata alla Caritas. Io sono abbastanza critico su queste organizzazioni, continuo a pensare che se è lo Stato che accoglie debbano essere strutture dello Stato a organizzare e gestire. Ma forse è giusto così, evidentemente lo Stato che ho in mente io non è quello in cui vivo.

A proposito di vaccini, gli operatori turistici hanno spinto sul governo per far togliere la quarantena ai turisti in arrivo dalla Gran Bretagna: ma che bella pensata, quelli hanno contagi e morti alle stelle e noi gli stendiamo i tappeti rossi per far contenti gli albergatori e i ristoratori, e in compenso teniamo in quarantena i nostri sani che non hanno il green pass. L’altra notizia è che l’Ema è stata invitata ad accelerare l’autorizzazione allo Sputnik perché altrimenti i turisti russi non possono venire. Era ora! Una notizia che ho letto stamattina è che a livello nazionale  gli attuali ricoverati per Covid sono al 25% già vaccinati (1 su 4!), fino a qualche giorno fa era il 20%: sbaglio o stanno aumentando i contagi tra i già vaccinati? Titolone poi sull’età media dei contagi che si sta abbassando: è ovvio, i ragazzi ed i giovani si muovono di più, ma mi chiedo: dato che alla fine tra di loro di ricoveri ce ne sono veramente pochi, non è meglio così, che si infettino e guariscano da soli, piuttosto che vaccinarli con esiti futuri non prevedibili?

Il giornale locale ha dato in un trafiletto una notizia (diffusa dalla BBC in base a testimonianze di reporter presenti all’aeroporto di Kabul) che al TG non ho sentito, ovvero che parte dei morti non sono stati uccisi dalla bomba, ma dagli americani che in preda al panico o per allontanare la gente, si sono messi a sparare sulla folla. C’era un modo peggiore per concludere questa avventura? Dubito.

Amiche e amici, come vedete anche io alla fine mi sono confermato virologo e afghanologo: forse è meglio ricominciare a parlare di cose di cui capisco veramente, non vi pare? Ma forse così la pagina rimarrebbe vuota…

Messicana light

Cronachette dallo zoccolo duro (7)

In questi giorni sono in preda ad una sottile forma di depressione. Giovedì sera siamo stati a cena da una coppia di amici, nel loro giardinetto: cena frugale con pasta fredda, formaggi e affettati, gli argomenti di conversazione sono stati il Green pass, l’Afghanistan e malattie varie. E daje a ride! Per di più, mentre attaccavamo il gelato ci ha raggiunto la telefonata di un’amica che stava tornando di corsa dalle ferie perché la badante del suocero era stata trovata in casa senza vita. La poverina aveva 75 anni, quindi avrebbe avuto quasi diritto lei ad un badante, ma si arrabattava a fare diversi lavoretti; apparentemente non stava male economicamente, aveva un paio  di pensioni, ma pare avesse comunque problemi: insomma, si è suicidata. Ora, a me l’idea di arrivare a 75 anni e fare da badante ad uno di poco più anziano di me, ed arrivare per giunta non so per quale motivo a togliermi la vita, mi ha messo una tristezza infinita.

Tristezza che ho cercato di combattere sabato sera uscendo a mangiare una pizza con altri amici, nel posto dove ci eravamo rifiutati di andare a Ferragosto: primo turno alle 19, alle 21:15 abbiamo dovuto lasciare il posto al turno nuovo, come in una catena di montaggio. Che squallore non poter rimanere seduti a chiacchierare quanto si vuole! O forse no: tanto gli argomenti qui erano stati Green Pass, Afghanistan e una anziana zia di 98 anni (appena operata al cuore: ma quanto diamine deve campare la gente?) che è convinta che un vicino cinquantenne sia innamorato di lei e non si sposi solo per non farle dispiacere. Tutto può essere, l’animo umano è un abisso. Io comunque dopo i primi scambi di battute (“ma che aspetti a vaccinarti?”) ho staccato il cervello e mi sono concentrato sull’Inter, che al debutto in campionato e senza Lukaku che se ne è andato per andare a guadagnare 12 milioni a stagione (chiamalo scemo!) ha rifilato quattro pere al Genoa.

Visto che non si poteva rimanere a fare quattro chiacchiere siamo andati in un bar dove si potesse stare all’aperto (per colpa mia) e lì almeno, complici i drink, gli argomenti sono stati più leggeri, ovvero le ferie di chi ancora non è partito: Lampedusa. Bellissima, per carità, stando ai racconti di chi ci è stato, specialmente anni fa: ma a me che il mare stufa figurarsi se attira andare al mare e per di più su un’isola. A meno che non si parli di Sicilia o Sardegna, ma quelle non sono isole, sono continenti. Uno degli amici, fiorista, dice che l’anno scorso il giro d’affari è aumentato molto a causa (o grazie) ai funerali. Come dire, quello che per uno è una disgrazia, per un altro può essere una fortuna…

Domenica, in cerca di relax, siamo andati a fare una passeggiata al lago di Segrino, vicino Canzo; passeggiata organizzata da una associazione del posto, ed io pensavo fosse una cosa tranquilla invece ci siamo ritrovati ad arrampicarci a mezza costa su un sentiero aperto dagli alpini e usato nel passato dai contrabbandieri: io con i vestiti della festa e mia moglie in sandali, come due sventurati turisti tedeschi. Il resto del gruppo era attrezzato con scarpe da trekking, bastoncini e zainetto con borraccia, evidentemente sapevano qualcosa che noi non sapevamo: alla fine eravamo stravolti, oltretutto mi è toccato anche tenere tutto il tempo la sua borsetta e sa solo Dio cosa mettano le donne nelle borsette, se mi avvisava che c’era il frigorifero portavo un carrello… i posti sono comunque molto belli, del bosco ho visto poco perché ero troppo occupato a guardare dove mettevo i piedi; alcuni della comitiva discutevano di felci, carpini bianchi e rossi, ciclamini e narcisi: interessatissimo, infatti io non vedevo l’ora di tornare alla civiltà per bermi una birra fresca, ma chi se ne importa dei carpini, dei frassini e di arbusti autoctoni! Mi è dispiaciuto, quello sì, apprendere che una volta la zona era tutta terrazzata per la coltivazione della vite: che spreco. Ora il bosco ha ripreso il sopravvento, cerbiatti e cinghiali scorrazzano. Alla fine della camminata siamo stati ospitati in una bella struttura dove una simpatica signora ha aperto una casa vacanze e coltiva erbe aromatiche; pare che la lavanda tenga lontani i cinghiali. La donna ci ha mostrato come fare una talea e ci ha fatto assaggiare del formaggio caprino mischiato con l’erba cipollina da lei coltivata: una squisitezza, anche se a quel punto avevo una fame che mi sarei mangiato anche la capra.

Stamattina, mentre stavo lavorando, ha suonato un corriere che mi ha detto che doveva consegnarmi un pacco e lo lasciava all’ingresso: ormai fanno così, ed è già tanto che non lo tirino. Sono sceso in tempo per vederlo partire, e sono rimasto male: alla guida del furgone un anziano, ed al suo fianco una donna, credo la moglie, ed era lei che consegnava i pacchi.

Amiche e amici, leggevo stamattina che si sta pensando di iniziare a vaccinare contro il Covid anche i bambini di 6 anni. A me sembra pazzia pura, e non capisco come un medico e specialmente un pediatra possa in scienza e coscienza sostenere una simile scelta. A meno che non stiano preparando un rastrellamento come ai bei tempi: per ogni ultrasessantenne non vaccinato che non si presenta, vaccineremo dieci bambini…

Sul lago si possono fare tanti sport, se si ha l’abbigliamento adatto

Tre stelle per Olena – 12

«O saggio Po, ho bisogno di un consiglio»
Svengard, avvicinatosi circospetto alla tranquilla radura dove il generale Po sta completando gli esercizi di Tai Chi con la racchetta elettrica antizanzare, arma di cui è maestro, si rivolge all’anziano cinese con una certa agitazione, torcendo le grosse mani che non sa mai dove mettere quando non può usarle per far rotolare barili di aringhe o maneggiare scuri per spaccare tronchi. Po, volgendo lo sguardo verso l’uomo che lo interpella, abbandona la posizione della crisalide balbuziente e si pone in ascolto del vichingo.
«Glande uomo del Nold, cosa ti cluccia stavolta? Già in passato ti misi in gualdia dal non affaticale tloppo le meningi. Palla dunque, palla!» lo incita, con un eloquente gesto della racchetta. Svengard, sorvolando sull’aggettivo iniziale, inizia a raccontare.
«Credo di sapere chi ha avvelenato quel raviolo, Po, ed anche il perché»
«Davvelo?» chiede Po, sorpreso. «Se è così, bisognelà infolmale la polizia. Hai visto qualcosa o è solo una tua sensazione? Pelché spesso le sensazioni possono essele fallaci…»
Il norreno scuote la testa vigorosamente, e continua:
«Devi sapere, o venerando (ammesso che venerando sia la parola giusta, e non vetusto), che prima di lavorare qua a Villa Rana ho solcato i sette mari pilotando il mio drakkar, con i miei amici Uppallo I e Uppallo IV; la nostra era una vita libera e avventurosa, loro suonavano e cantavano e io pilotavo, mangiavo e bevevo: vedevamo gente, facevamo cose¹, e fu durante la sagra del Surströmming, l’aringa acida, di Jokkmokk, che la conoscemmo»
«Conoscemmo chi, se mi è pelmesso chiedele?» chiede comunque Po.
«Come avrai notato, Po» continua Svengard senza concedere il permesso «i miei amici sono gemelli, in pratica due gocce d’acqua; la ragazza faceva la cameriera alla birreria Kvistro e quella sera, per combinazione, eravamo solo io e Uppallo I perché il gemello minore era dovuto andare a fare scorta di liquirizia per la Kostenkorva Salmiakki². Eravamo parecchio allegri, il mio amico le fece la corte, uscirono insieme e, per fartela breve, successe quel che doveva succedere»
Po annuisce, comprensivo.
«Due giovani, sani e consenzienti si piacciono e fanno l’amole, non ci vedo nulla di male in questo. Lo Yin e lo Yang si attlaggono, è l’oldine della natula, guai se così non fosse. Ultimamente pelaltro si sta facendo palecchia confusione» divaga Po «Yin e Yin, Yang e Yang, poi nascono le pandemie ma questo è un altlo discolso. Pel caso la lagazza è limasta incinta? In questo caso sì salebbe stato un guaio, ma non un dlamma…»
«Sì, hanno fatto l’amore, e no, non è rimasta incinta… il guaio è, Po, che di Yang ce n’era più di uno…»
«Capisco che i pensieli facciano fatica a fluile dallo spazio angusto del tuo celvello, ma celca di spiegalti meglio» lo sprona Po «Che significa due Yang?»
«La sera seguente Uppallo IV tornò con la liquirizia, e fu la volta del gemello partire per visionare un antico dulcimer³ che volevano usare per una nuova canzone. Ma questo si dimenticò di avvisare la cameriera della partenza, e così alla fine del servizio lei andò a cercarlo in camera sua. Immaginati la sorpresa di Uppallo IV nel vedersi piombare in camera una ragazzotta e per di più con le migliori intenzioni! Cercò di chiedere spiegazioni, ma non ne ebbe il tempo»
«Un bell’equivoco… ma lei non si accolse di niente, non ebbe nessun sospetto?»
«No, te l’ho detto che sono due gocce d’acqua! Al ritorno Uppallo IV raccontò tutto a Uppallo I e all’inizio questi si arrabbiò perché il gemello l’aveva cornificato, anche se involontariamente, ma poi si abbracciarono e si dissero: perché no? In fondo le cose restavano in famiglia. Così si accordarono, i giorni pari toccava a Uppallo IV, quelli dispari a Uppallo I. Tutto questo durò per circa due mesi, finché un bel giorno levammo l’ancora, slegammo le vele e salpammo alla chetichella»
«Due bei fulfanti i tuoi amici. D’altra palte la lagazza non ha avuto da lamentalsi, o sbaglio?»
«Ehm, ecco… veramente ad un certo punto lei si fece più pressante, e chiese ad uno dei due che intenzione avesse. Questo rispose che aveva intenzioni serie, e voleva sposarla. La sera dopo però richiese la stessa cosa all’altro, che ignaro della risposta del gemello le chiese se fosse impazzita. A questo punto entro in scena io…»
«Tu? Ma tu non sei lolo gemello, mi pale»
«Hai ragione o saggio, ma la ragazza vedendomi tutte le sere in birreria insieme ad uno dei due, che lei credeva lo stesso, venne da me. Si sciolse in lacrime tra le mie braccia e mi chiese di aiutarla, era davvero innamorata poverina! Non potei fare a meno di commuovermi a mia volta, e le promisi di metterci una parola buona»
«O animo geneloso! E lo facesti?»
«Be’ insomma… la ragazza non la finiva più di ringraziarmi, ci scolammo una bottiglia di Kostenkorva e non so come ci ritrovammo a letto»
«Che cosa? Tu hai applofittato di una lagazza debole e indifesa? Velgogna, velgogna!» lo sgrida Po, indignato.
«Ad essere onesti non ricordo bene chi dei due abbia approfittato dell’altro. Sull’indifesa avrei da ridire, quella sollevava dieci pinte di birra alla volta, e a braccio di ferro non era facile batterla. Insomma, vista la piega che avevano preso gli eventi, il giorno dopo ce la filammo. E non la vedemmo più, fino all’altro giorno…»
«Perché, lei è qui?»
«Eccome se è qui! E’ Liza, la cuoca svedese! Sono sicuro che è venuta per vendicarsi dei gemelli e di me, vuole rovinare Gilda per farmela pagare. Tra l’altro, saggio Po, ti pregherei di non parlarne con la mia amata, lei mi credeva vergine»
Po alza lo sguardo verso l’Est, a cercare ispirazione; inspira profondamente ed infine emette il suo verdetto.
«Lalamente ho sentito stolie così alzigogolate. Questo è bene, i collegamenti del celvello non sono completamente fusi. Vollei sincelamente che fosse come tu dici, o Glande, ma non è così. Io so chi ha avvelenato quel laviolo ed il motivo e ti lassiculo: voi non c’entlate niente. Fossi in voi, comunque, visto come maneggia il coltello quando pulisce le alinghe, celchelei di stale alla lalga da quella donna»

¹ Una collega dell’Autore per anni è andata in trasferta per gli stessi scopi; riscuoteva parecchio successo con i clienti, tanto che una sera riuscì a far ordinare ad uno di questi, notoriamente di braccino corto, una bottiglia di Sassicaia del ’96. Cosa abbia concesso in cambio non è dato saperlo.
² Liquore tipico finlandese.
³ Il dulcimer è un’antico strumento a corda norvegese, è una specie di violino che si suona stando seduti poggiandolo sopra le gambe, non con l’archetto ma con il plettro.