Cronachette della fase tre (23 giugno – 1 luglio)

Questa settimana non ho seguito molto le vicende del mondo, è morto mio padre e tanto mi è bastato; certo rispetto ai miei genitori sono stato molto più fortunato perché mia madre è rimasta orfana di sua madre a cinque anni e mio padre del suo a sedici;  come orfano sono abbastanza attempato dunque, e sono grato a mio padre di aver aspettato la fine dell’emergenza per mollare gli ormeggi, altrimenti non avrei potuto andare nemmeno al funerale.

Funerale con mascherine, distanziamento, ma non ho potuto né voluto evitare gli sbaciacchiamenti di parenti e amici… ero un po’ timoroso perché consapevole che erano loro a rischiare di più, sono io quello proveniente dalla regione ancora infetta! Abbiamo reso onore alla vecchia cerqua¹, se fossimo stati a New Orleans avremmo chiamato anche la banda comunque abbiamo passato due giorni a bisbocciare con i miei fratelli e qualche parente rimasto, più che un lutto è stato un bel rito di esorcizzazione. Il prete mi ha detto che in quest’ultimo periodo sono morti un sacco di anziani (e me ne ero accorto dalla quantità di manifesti appesi sui muri) ma non di Covid, perché mica si muore solo di quello, ma semplicemente di vecchiaia. Mio padre è morto in poltrona, buffo per uno che le comodità le ha sempre schifate: ci metterei la firma, ma non su questa poltrona da smart working che è scomoda, come sapete.

Comunque l’economia riparte: in autostrada per 550 chilometri una fila ininterrotta di camion e il prezzo della benzina sta pian piano ritornando ai livelli pre-Covid. Nessuno metterà mai un freno a questa deriva, possibile che andiamo su Marte e non siamo capaci di far viaggiare le merci su rotaia anziché su camion? A proposito di merci su rotaia, sono già passati 11 anni dalla strage della stazione di Viareggio… riporto dal Fatto Quotidiano dell’altro giorno: “La prescrizione ha già cancellato i reati di incendio e lesioni colpose gravi e gravissime. Gli unici capi d’imputazione rimasti, ovvero il disastro ferroviario e l’omicidio colposo plurimo, sono legati al filo dell’aggravante dell’incidente sul lavoro.” e non commento, ma mi chiedo come possa esistere prescrizione per certi reati. O ci sono o non ci sono, la prescrizione è solo una beffa per le vittime, ma nel paese dei cavilli e degli avvocati tutto è possibile.

Visto che il frigorifero era vuoto ho anticipato la visita alla Coop e ho constatato ancora una volta che non esiste più l’alcool. Purtroppo non mi sono ricordato di farmene una scorta al paese, perché lì si trova, ma tutto sommato meglio così perché non sarei stato troppo tranquillo a viaggiare con una tanica nel portabagagli, ricordo la fine che fece il povero Scirea in Polonia, quando venne tamponato…

Per il resto non mi sembra sia cambiato molto durante la mia assenza: Berlusconi (anzi, di più i suoi a dire la verità) strilla al complotto dei giudici politicizzati, l’Iran ha spiccato un mandato di arresto contro Trump per l’assassinio del generale Soleimani, oggi a Salerno sono state sequestrate 14 tonnellate (!) di droga per un valore di oltre un miliardo di euro. Roba da non credere… che fine farà? L’altro giorno dopo il funerale ho rivisto un pezzo di “Quelli della San Pablo” con Steve Mc Queen, dove gli americani per far sparire un carico di oppio lo bruciavano nelle caldaie della nave, creando una nuvoletta stupefacente. Succederà la stessa cosa agli 84 milioni di pasticche o con qualche cavillo dovremo restituire pure quelle e con tante scuse?  Tanto qua liberiamo tutti..

Amiche e amici, basta mugugni, basta reprimende: chi vuol essere lieto sia, del doman non v’è certezza; per farmi compagnia mi sono comprato un nano da balcone, l’ho nascosto tra le piante ed ho aspettato che la giardiniera se ne accorgesse; dopo qualche giorno l’ha scoperto ed ha guardato in alto, forse pensava fosse caduto dal cielo, volevo lasciarglielo credere ma purtroppo mi è scappato da ridere, mi ha sgamato e ha riguardato in alto scuotendo stavolta la testa. L’ho chiamato Pappolo, un po’ mi assomiglia, tiene le mani dietro la schiena e gli piace guardare chi lavora, e anche lui racconta pappole…

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¹ Non è un errore: da noi la quercia si chiama così…

Cronachette dell’anno nuovo (5)

Stamattina sono tornato a far spesa alla Coop per prendere quelle cosette a cui sono adibito; ho notato che hanno messo un bancone con roba in scadenza che vendono a prezzi stracciatissimi, ero tentato ma appena la sera prima mi era stato intimato di controllare bene la scadenza degli affettati e così non mi sono azzardato. Ho cercato se ci fosse qualche panettone ancora per la colazione, ma purtroppo sono finiti, peccato avrei dovuto farne una scorta più consistente. Una giovane e carina commessa originaria dell’est Europa, a cui mi è capitato qualche volta di chiedere aiuto, mi ha riconosciuto nonostante mascherina, giaccone allacciato fino in gola e berretto di lana in testa. Mi avrà riconosciuto dagli occhi? Fisionomista! Nella breve lista che mi ero fatto c’erano anche le mascherine (10 a 3 euro) ma arrivato alla cassa mi sono distratto perché la cassiera, una vivace calabrese più o meno della mia età, mi ha chiesto se volevo le figurine dei giocatori dell’Inter e del Milan, e così abbiamo intavolato una piacevole discussione su quando eravamo bambini e riempivamo gli album di figurine, lei pare quello dei cantanti (che ho fatto anch’io, per la verità) ed io quello dei giocatori… non ricordava quello sulle figure storiche del risorgimento, strano. Abbiamo concordato che da giovani facevamo anche molte altre cose ed era tutto molto più bello, come si addice a due vecchietti.    

Al momento è sospesa la fornitura per la nostra amica nigeriana alla quale come ricorderete faccio il favore di comprare roba pesante, dato che non ha la macchina per trasportarla, specialmente acqua e latte. Prima gliele lasciavo fuori casa, poi ad un certo punto ha preferito venirsele a prendere lei da noi, caricando tutto sullo scooter, perché pare che non voglia farsi vedere da vicini invidiosi; ora pare che sia stata comunque scoperta, e quindi preferisce che non glieli prendiamo più. Ora per carità, l’invidia è una brutta bestia, lo sappiamo tutti, ma come si faccia d essere invidiosi di una donna che ha perso un figlio di venticinque anni senza un perché e che si fa un “mazzo tanto” dodici ore al giorno, se non di più, è al di fuori della mia comprensione, penso che siamo in una dimensione tra superstizione e credenze tribali, e mi dispiace anche perché non c’è modo di convincerla a fregarsene.

I lavori del riscaldamento vanno ancora avanti e siamo di nuovo al freddo; non invidio gli operai anche se secondo me, se ci fosse qualche pensionato a controllarli, andrebbero più spediti.

Da qualche settimana, dopo un periodo in cui il fenomeno si era interrotto in favore di pillole contro la stipsi e rimedi favolosi per alluci valghi, ha ripreso la corrispondenza di signorine desiderose senza mezzi termini di fare sesso con il sottoscritto. Anche signore sposate il cui marito stranamente si allontana il giorno successivo. Me ne guardo bene dal cliccare sui link che immancabilmente allegano, nel caso migliore mi troverei il PC impestato di virus e nel peggiore posso immaginarlo ma preferisco evitarlo. Quanto sono lontani i tempi in cui la candida Olena inviava garbati messaggi ai gravi uomini!

Ho cominciato un mio personale decluttering, in cui è specialista l’amica Celia, cercando di riordinare qualche armadio e cassetto. Il mio decluttering però è molto light, in genere è solo uno spostamento in cantina, stavolta però grazie al lavoro che sto facendo per riordinare i copioni delle commedie per ragazzi che ho scritto in dieci anni circa di attività ho un bel po’ di fotocopie da buttare tra la cartaccia. Il lavoro di editing del libro è ormai quasi a metà, ne sono compiaciuto perché le commediole sono carine, mi meraviglio di come ho potuto scriverle, e mentre le riordino mi vengono in mente tutte le prove fatte, i ragazzi che hanno interpretato i vari personaggi,  le ricerche per le scene ed i costumi, le emozioni dei debutti… piacerà, non piacerà, ci chiedevamo ogni volta? E’ una bella soddisfazione, per un autore anche se infimo, vedere i propri personaggi prendere vita. A volte anche troppa vita…

 Il lavoro, voglio dire quello per cui mi pagano, mi sta rubando un po’ troppo tempo, e non capisco come facessi a combinare più cose quando avevo un tragitto di tre ore tra andata e ritorno per andare in ufficio che adesso; il fatto è che prima avevo tre ore che non erano perse ma erano tutte per me… ed ecco perché vorrei tornare al più presto alla vecchia vita.

Mentre si va avanti con le solite occupazioni, vivendo insomma, ci sarebbe anche una crisi di governo: ne sentivamo la mancanza? Almeno io no di certo,  spero che Conte nel suo prossimo DPCM inserisca una clausoletta per mettere fuori legge il partitino di Renzi. In radio oggi lo sentivo dire, come un Salvini qualsiasi “ci sarà un motivo se abbiamo avuto più morti di tutti in Europa, se abbiamo avuto il crollo più grande dell’economia, se le scuole hanno fatto meno giorni in presenza di tutti”… eccome se ce n’è di motivi, e ben più di uno, ed il primo forse è proprio che c’era lui nel governo… comunque discutere con Renzi è come fare a cappellate con i piccioni, come diceva mio padre, e mio malgrado ho dovuto dar ragione alla Meloni che ha detto di essere nauseata da queste sceneggiate. Lei veramente sembra sempre nauseata, ma questo è un altro discorso…

Amiche e amici, prima che mi parta la scheggia interrompo questa tirata: il cielo è azzurro, in frigo ci sono gli spiedini da cucinare stasera e domani sarà un altro giorno, nonostante tutto.

La trovate alla Coop, corsia 9

Cronachette dell’anno nuovo (4)

Oggi è una bella giornata, fredda come si conviene per il mese di gennaio ma con un bel sole ed il cielo abbastanza limpido. Sotto casa è spuntata una bella piscina termale in quanto c’è stata una rottura ai tubi del teleriscaldamento, ovvero il sistema di acqua calda che parte dal termovalorizzatore e riscalda parecchi edifici pubblici e condomini della periferia della città. Una nuvola di vapore fuoriusciva da giorni da un tombino, segno inequivocabile di perdita: purtroppo come ho già detto in passato la rete, pur non avendo tantissimi anni, perde colpi e la società che la gestisce invece di fare intelligentemente un programma di sostituzione nei mesi estivi, aspetta stupidamente (o interessatamente) che ci siano dei guasti nei mesi invernali; così succede spesso (e quest’anno è già successo tre volte) che aggiustino un pezzo e dopo pochi giorni se ne rompa un altro a pochi metri di distanza. Così ci lasciano senza riscaldamento (e per oggi me lo aspetto, vi farò sapere) ed a volte, siccome sotto terra passano tantissimi tubi, rompono anche gli altri (acqua corrente, fognature, cavi del telefono e quindi linee adsl e fibra per Internet…);  sabato, ad esempio, hanno tolto l’acqua senza avvisare; mia moglie stava facendo andare la lavatrice e l’ho vista sbiancare, poi ha incassato la testa tra le spalle, indurito la mascella e l’ho vista indossare di corsa il cappotto e sparire: quando è tornata era molto soddisfatta, insieme ad altre condomine era andata a cantargliene quattro agli incauti operai. Purtroppo non ho visto la necessaria presenza di pensionati con le mani dietro la schiena per controllare la qualità dei lavori, questo è un effetto spiacevole del Covid. Ad ogni buon conto ho riempito delle bacinelle d’acqua per le emergenze, non si sa mai.

A proposito di emergenza, non abbiamo ancora fatto in tempo ad abituarci alla seconda ed alla scala cromatica cangiante di giorno in giorno che già si parla ormai di terza ondata; stavamo appena tirando il fiato per l’arrivo dei vaccini e subito ci terrorizzano con nuovi numeri di contagi in crescita, indici che sforano e reparti di emergenza intasati. Grazie al cavolo, come se fosse una cosa strana dopo aver riaperto i rubinetti per “salvare il Natale” ed ora per salvare i saldi. Comunque io continuo a sostenere che è una vergogna che tutti gli ospedali siano stati bloccati per il Covid, che non si possa andare a trovare parenti ricoverati che niente c’entrano con il Covid come succede ad una mia vicina che da Natale è in ospedale per il distacco della valvola cardiaca: possibile che non ci sia modo, facendogli il tampone, dandogli una tuta a tenuta stagna o quel che è, di far andar lì il marito non dico tutti i giorni, ma almeno un paio di volte la settimana? Tutti sanno quanto la vicinanza di persone care possa aiutare a superare certi momenti, non basta certo la videoconferenza…

La Regione Lombardia ha fatto un rimpasto di giunta, la vittima principale è stata l’assessore alla Sanità e Welfare Gallera, l’ineffabile e inimitabile; per lui probabilmente tra non molto si schiuderanno le porte delle patrie galere, del resto è il capro espiatorio perfetto, terminale ultimo dell’opera di demolizione della sanità pubblica  iniziata da Formigoni e portata avanti diligentemente da Maroni. Ora è stata riesumata Letizia Moratti, che non mi sta particolarmente simpatica ma devo dire che nella prima intervista mi è piaciuta, ha detto infatti che la riforma Maroni va rivista, la sanità è troppo sbilanciata sulle cure ospedaliere e bisogna potenziare la medicina territoriale. Speriamo… di lei ricordo che è stata dimenticabile ministro dell’Istruzione del governo Berlusconi e sindaco dimenticabile di Milano, spero nel nuovo ruolo faccia bene; le riconosco però degli atti di coraggio, come quando da sindaco portò il padre in carrozzella alla manifestazione del 25 aprile, scioccamente contestata dai duri e puri; e da ministro in un dibattito da Floris o Santoro seppellire la povera Livia Turco che le contestava i tagli alla scuola sotto una valanga di cifre che secondo lei certificavano il contrario.

Per dire della confusione che abbiamo ormai in testa con questi colori, sabato ho provato ad andare a comprarmi un paio di pantofole imbottite senza ricordarmi che i negozi dei centri commerciali sono chiusi; e ieri siamo andati a pranzo da mia suocera, ma questo me lo ricordavo bene che non si poteva fare, anche se è assurdo che a Natale si potesse andare a trovarla e ieri no.

Ahi ahi, amiche e amici, sento degli strani gorgoglii ai rubinetti, mi sa che l’acqua è andata, oggi niente spaghetti; e spero che il riscaldamento resista, perché se no le pantofole imbottite mi avrebbero fatto molto comodo…

Lei le pantofole imbottite ce le ha!

Olena à Paris – 29

Fuori dalle cucine di Villa Rana un assembramento non autorizzato assiste partecipe alla novantaduesima puntata della popolare soap opera “Lacrime e Laterizio” che ha per protagonista Conchita, la donna barbuta madre del piccolo Chico, concepito in un momento di passione e stordimento alcolico con il giardiniere Miguel.
ROSA: Madre, aiutatemi.
SUOR MATILDA: Rosa, cosa ti angustia? Vieni, abbracciami. (Signore mio, ma che misura di reggipetto porta?)
ROSA: Madre, ho fatto una stupidaggine.
SUOR MATILDA: Rosa, Rosa, sento il tuo cuoricino battere. C’entra per caso Ramon? (Non si sarà mica fatta mettere incinta dal manovale?)
ROSA: No! Anzi, sì. Sì e no! Madre, sono confusa.
SUOR MATILDA: Eh, lo vedo figlia mia. Per prima cosa non potresti smettere di chiamarmi madre? Mi fa sentire vecchia. Chiamami Matilda.
ROSA: Posso? Non vorrei mancarvi di rispetto.
SUOR MATILDA: Ma che rispetto, non preoccuparti. Anzi, da oggi diamoci del tu… vieni, sediamoci sul mio lettino, che staremo più comode. (Si siedono) Che caldo che fa oggi, non è vero? Se vuoi alleggerirti fai pure…
ROSA: No, grazie madre… ehm Matilda, sto bene così. Dicevo che ho fatto una stupidaggine, mi sono fatta accecare dalla gelosia perché Ramon ballava con mia cugina Carmelita e così ho detto sì a Don Carlos.
SUOR MATILDA: (Santi del cielo, non l’avrà data pure al vecchio caprone?) In che senso, Rosa? Hai… ceduto?
ROSA: Con Don Carlos? Noo! Ho solo acconsentito a sposarlo.
SUOR MATILDA: (Meno male) Capisco… Una promessa di matrimonio è una cosa seria, ma non sarei così disperata. In fondo Don Carlos ha una buona posizione, e ti renderà senz’altro una donna felice ( Mi ci gioco la tonaca che è pure impotente).
ROSA: Ma mi sbagliavo, Ramon mi ama!
SUOR MATILDA: (Guarda come gli si infiammano le guance quando si scalda…) Ne sei sicura, Rosa?
ROSA: Me ne ha dato la prova.
SUOR MATILDA: La prova? Che prova?
ROSA: Dopo aver detto sì a Don Carlos sono uscita a prendere un po’ d’aria in giardino, e Ramon mi ha raggiunta.
SUOR MATILDA: (Come pensavo, si è fatta mettere incinta) E tu l’hai allontanato, giusto?
ROSA: Era mia intenzione… ma piangeva, mi ha giurato che mia cugina per lui non era niente, che solo io contavo, che non avrebbe sopportato di vedermi con un altro… mi ha abbracciata, e non ho resistito.
SUOR MATILDA: Che significa che non hai resistito? Non avrai mica… lì, nel giardino?
ROSA: Non volevo, ma Ramon è stato molto… convincente. Mi ha trascinata in un cespuglio ed è lì che…
SUOR MATILDA: Che ti ha dato la prova.
ROSA: … me ne ha date tre o quattro, di prove. Anzi, mi aveva appena fatto girare e stava per darmene un’altra quando ho sentito la voce di mia madre che mi chiamava, preoccupata. Mi sono ricomposta per tornare nella sala ma Ramon non voleva lasciarmi andare, ha minacciato di fare uno scandalo, ed ho dovuto promettergli che avrei rotto la promessa con Don Carlos. Ma se lo farò mia madre mi ucciderà! Matilda, che devo fare, sono disperata! (piangendo le butta le braccia al collo e la abbraccia)
SUOR MATILDA: Piangi, piangi, sventurata, qui, sul mio petto. (Signore aiutami tu) Bisogna pregare, Rosa, pregare, vedrai che tutto si risolverà. Inginocchiati in raccoglimento, cara, e giungi le mani. E mi raccomando, chiudi gli occhi e non aprirli finché non te lo dirò io. (Si toglie il velo e scioglie i capelli, slaccia il cordone dalla tonaca e lo tiene in mano facendolo girare come una frusta) Dicevi, cara, a proposito di prove?

“Ahi, ahi” strillano i koala, zampettando come se una badessa li stesse frustando sulle gambe nude con un cordone.
Dal balcone Gilda, in gramaglie, osserva la scena commossa.
«Che cari quegli animaletti, non trovi James? Sembra quasi che sentano che stia per iniziare un funerale. A proposito, grazie per essere volato in Argentina, senza di te avremmo dovuto celebrare le esequie in contumacia, e non mi sembrava carino nei confronti della povera nonna. Ecco, sta arrivando anche il vescovo Ardizzone, mi ha fatto il favore di venire da Ladispoli apposta per officiare, e detto tra noi con tutte le offerte che la Fondazione devolve ogni anno ai suoi orfanelli se avesse trovato qualche scusa mi avrebbe parecchio deluso. A proposito James, sapresti dire come mai a Ladispoli ci sono tutti quegli orfani? Sembra ci sia una morìa di genitori.»
«Al momento non dispongo dei dati, signora, ma se ritiene posso informarmi» risponde il maggiordomo, in un impeccabile completo nero Girifalchi.
«Lascia stare, caro, non vorrei fare tardi. Vedo le bandiere della delegazione delle maestranze, dovremmo esserci tutti. Scendiamo, vuoi?» dice Gilda, sistemandosi il velo in pizzo nero avuto in regalo da Melania Trump, usato solo in occasione dell’udienza papale del maggio 2017 nel corso della quale la first lady aveva chiesto una intercessione di papa Francesco per una prematura dipartita del presidente, richiesta alla quale il pontefice a malincuore non aveva potuto dar seguito, e avviandosi lungo l’elegante scalinata. Fatto qualche gradino la Calva Tettuta ha come un ripensamento e, pensierosa, si gira verso il maggiordomo.
«James?»
«Signora?» chiede il maggiordomo, premuroso.
«Dimmi solo una cosa. C’entra per caso Evaristo in quella storia dei quadri che mi stavi raccontando? No, perché se è così chiedo ad Ardizzone di fare un esorcismo. Anzi, sai che faccio? Già che ci sono, gli faccio benedire tutte le 326 stanze della Villa, e pure il laboratorio. Fai preparare la stanza degli ospiti, e assicurati che la cantina sia ben fornita.»

Cronachette dell’anno nuovo (3)

Tanto tuonò che piovve, e a forza di gridare al broglio ed al complotto qualcuno ci ha creduto ed è andato ad assaltare il Parlamento: non è chiaro quali fossero le intenzioni, se solo impedire la proclamazione del nuovo Presidente, se dare una lezione ai rappresentanti repubblicani rei di non aver sostenuto convintamente il presidente in carica, o aprire la strada ad un golpe autoritario. Fatto sta che alla fine tutto è bene quel che finisce bene, quattro persone ci hanno lasciato le penne e qualche decina è rimasta ferita, decine di arrestati ed un paese sul’orlo della guerra civile. Tutto questo nella più grande democrazia del mondo, così ieri ripetevano i commentatori, cosa che contesto sia numericamente (l’India è anch’essa una democrazia, mi risulta, ed ha quattro volte la popolazione statunitense) che qualitativamente (su questo non vorrei addentrarmi, ma se c’è qualcuno che sa come fare i colpi di Stato _ di solito negli altri paesi _ sono proprio loro).

Spero solo che a Biden non venga voglia di perseguire il vecchio sogno di andare ad esportare  per il mondo la democrazia a suon di bombe, che finora non ha portato molto bene. Magari togliere le sanzioni alla Bolivia permettendogli di comprare i vaccini contro il Covid sarebbe una azione apprezzabile, ma questo lo vedremo dopo il 20 gennaio: la transizione sarà ordinata, ha detto l’attuale Pocus al quale mi pare si siano scoloriti i capelli, sbaglio?

Ieri sera nella ghigliottina finale dell’Eredità la parola da indovinare era “vecchia”. Una delle definizioni era “bruciare la vecchia”, ovvero bruciare la Befana, usanza che c’è in diverse parti d’Italia per l’Epifania; ebbene il conduttore Insinna si è quasi scusato dell’uso dell’aggettivo, assicurando che non si trattava di mancare di rispetto alle anziane signore. Ora, capisco che Insinna dopo aver dato della nana muta ad una delle concorrenti del gioco dei pacchi debba ora scontare un contrappasso dantesco e quindi debba raggiungere sempre nuove vette del politicamente corretto, ma qui siamo al ridicolo: se uno è vecchio non si può più dire che è vecchio?  E poi anziane signore: siamo sicuri che in Inghilterra qualcuno non abbia da ridire, e perché solo le signore? Sessismo, o addirittura anti-gender!

Anche il Manifesto sembra certo che il governo cadrà per mano di Renzi che sta lavorando per un governo di unità nazionale con dentro Forza Italia e Lega a guida Mario Draghi. Tutto può essere in politica, per carità, ma così facendo mi pare che si gettino le basi pure per un assalto al nostro, di Parlamento. Ma in realtà dietro c’è ben altro assalto, ed è quello alla diligenza dei miliardoni del Recovery Funds… personalmente sono curioso di vedere se il PD finirà definitivamente di suicidarsi (sempre troppo tardi,a parere mio).

L’anno nuovo mi ha portato un nuovo materasso. Super accessoriato, memory-foam, ben 28 centimetri di altezza. Non mi ero accorto di averne bisogno ma mia cognata aveva avuto la soffiata che in un vicino deposito che rivende merce ritirata da fallimenti e aste giudiziarie era arrivato uno stock di materassi,  il prezzo (70 euro l’uno) era molto conveniente e così ha convinto mia moglie e di conseguenza me che fosse tempo di cambiare il mio, in obsoleto lattice. Già che c’ero mi sono preso anche un giaccone, che mi sono ricordato che quello che avevo l’anno scorso alla fine dell’inverno l’ho buttato perché cadeva a pezzi.  Il ragazzo ci ha detto di andarli a trovare, ogni tanto, perché sono in arrivo novità di tutti i tipi dato  che i negozi che stanno chiudendo per fallimento si sprecano. Mentre gironzolavo ho cercato di capire cosa si dicevano due russe (o giù di lì),  due badanti  abbastanza  giovani, ma quello che ho capito è che sono ancora indietro nella comprensione della lingua.

Amiche e amici, se non altro anche se cadrà il mondo potrò dormire sonni tranquilli: e così spero di voi, come si diceva una volta alla fine delle lettere…

Badanti rimaste a corto di indumenti invernali

Cronachette dell’anno nuovo (2)

Tempi duri per i daltonici, tra zone rosse, arancioni, gialle, gialle rafforzate che sarebbe una sfumatura che assomiglia parecchio al marrone; io per non sbagliare porto sempre dietro il pacchetto di autocertificazioni, che certificano specialmente la povertà della mia recente vita sociale: edicola, supermercato, visita parenti, chiesa…

Ho ripreso le visite quotidiane a Giuseppe, l’amico edicolante, braccino corto che ha fatto finta di dimenticare la promessa che mi aveva fatto quando gli ho fatto avere i 600+600 euro del munifico governo Conte: infatti lo stordito non sapeva nemmeno di rientrare nelle categorie che avrebbero beneficiato del bonus di aprile e maggio, e solo grazie al mio interessamento dato che non ha nemmeno un computer ne tantomeno una mail ha ottenuto il malloppo contributo. Un calendarietto come ringraziamento per i servizi offerti sarebbe stato doveroso e gradito, ma la riconoscenza come si sa non è di questo mondo e tutto quello che ho ottenuto è stata una copia vecchia del Manifesto, avanzata dalle feste.

Ieri ho chiamato un ristorante qua vicino, volevo regalare a mio cognato che compie gli anni per la Befana un paio di buoni degustazione; naturalmente spero di aggregarmi anch’io quando vorrà e potrà sfruttarlo, la validità è di un anno, potremmo farcela… sempre che la campagna vaccinale decolli e il virus perda forza. Comunque io penso che in un modo o nell’altro bisognerà far riaprire tutti, con le cautele ed i controlli opportuni, poi starà alla gente usare o non usare la testa.  Certo, per usarla bisogna averla e questo non è scontato…

Al giornale locale sembra certo che il governo cadrà, probabilmente per rinascere con qualche ritocco (tradotto: qualche poltroncina in più per Renzi & c.). Sinceramente questi giochetti non so chi possano appassionare di questi tempi, capisco che si tratterà di gestire dei bei miliardoni e quindi gli appetiti sono parecchi, ma non mi sembra che dare una poltrona alla Boschi sia al primo posto e nemmeno al secondo nell’interesse degli italiani. Poi posso sbagliarmi, eh…

Ho fatto un po’ di conti dell’anno passato, è una mia perversione come vi ho già detto: avremmo risparmiato un bel po’ di soldini se non avessimo avuto delle spese straordinarie per il dentista, quindi più o meno siamo andati in pari. Grande aumento apparente delle spese alimentari, ma considerando che normalmente avrei mangiato fuori casa (e anche mio figlio) alla fine forse qualcosa abbiamo pure risparmiato. Le spese per abbigliamento sono state condizionate da un matrimonio capitato ad agosto (avrebbe dovuto essere a giugno ma per cause di forza maggiore si è dovuto spostare) altrimenti sarebbe stato nettamente sotto la media: personalmente a parte qualche mutanda e calzino non ho speso una lira, mi servirebbe un paio di pantaloni invernali ma aspetterò i saldi…

Ieri in uno dei servizi riempitivi del Tg ho sentito che in Inghilterra è stato contestato Grease, il musical (ricordate John Travolta e Olivia Newton-John ? Che coppia…) perché sarebbe sessista e addirittura omofobo perché le coppie che ballavano erano formate solamente da uomini e donne.  So che è inutile commentare simili scempiaggini, ma mi rattrista pensare che oggi a seguire il pensiero unico stupidificato non si sarebbe nemmeno potuto fare un capolavoro del suo genere come Grease.

Del resto ieri sera a cena mio figlio ha raccontato che in America un tale ha denunciato il suo vicino accusandolo che le sue api rubavano il polline delle sue piante: fortunatamente il giudice gli ha dato torto, dato che le api non gli hanno apportato alcun danno anzi, hanno svolto un lavoro prezioso anche per lui. A volte mi chiedo: ma vale la pena spendere tempo e risorse, che andrebbero usate per fini più nobili, per sviluppare vaccini che salveranno anche queste persone? Perché non lasciamo fare alla natura il suo corso?

Mi sono affezionato allo Zimbabwe, così vi dirò che anche lì sono in lockdown; finora la preoccupazione più grande era quella di tenere sotto controllo l’Aids, obiettivo che il governo intende raggiungere entro il 2030 (si, avete letto bene: 2030. Chi vivrà vedrà). I numeri non sono ancora altissimi, poco più di 15.000 contagiati e meno di 400 morti, ma i conteggi sono da prendere con le pinze. Del vaccino se ne parla, ma ancora non sembra che ci si stia attrezzando. Al Tg non sentirete queste notizie, come del resto nessuna altra che non riguarda il nostro ombelico o al massimo qualche ombelico bianco.

Amiche e amici, vi saluto caldamente perché adesso dovrei anche un po’ lavorare, per quanto mi dispiaccia: ieri un mio coetaneo è andato in pensione, pare ieri che giocavamo a pallone insieme, e adesso andrà a sorvegliare i cantieri mentre io dovrò pagargli la pensione. Che rabbia!

Cronachette dell’anno nuovo

Siamo entrati finalmente in questo anno nuovo che si presenta preoccupantemente simile a quello che ci ha appena lasciato: sui marciapiedi stesse cacche di cane, sacchi della differenziata messi fuori alla rinfusa, bidoni della carta pieni all’inverosimile perché la gente fa fatica a digerire la semplice legge fisica per cui se i cartoni vengono piegati occupano meno spazio, disperati che non si capisce perché, dato che il Comune distribuisce ogni anno i sacchi di plastica idonei, mettono i sacchetti vicino ai cestini dell’immondizia per strada. Questo per me resterà un mistero, c’è ad esempio una signora di un condominio di fronte che invece di fare la sua differenziata attraversa la strada per mettere il sacchetto nel cestino posto sul marciapiede opposto. Sarà per tenerlo d’occhio dalla finestra di casa?

Il Capodanno è stato molto spartano, cenone in casa in tre finito alle 21:39, abbiamo giocato a Scarabeo guardando in Tv il circo da Montecarlo; mi chiedevo come fosse possibile dato il Covid ma poi ho scoperto che il festival si è svolto a febbraio, prima del pandemonio, mentre il prossimo è stato annullato e si terrà (si spera) nel 2022. Sono stato contentissimo di vedere tanti animali, alla faccia di chi non vorrebbe più vederli nei circhi (ed ai quali qualche legislatore di casa nostra ha dato retta, per ragioni di opportunismo politicamente corretto che sta diventando una vera e propria dittatura del conformismo).

Comunque il circo mi ha distratto ed ho perso tutte le partite a Scarabeo, sarà stato anche per colpa della bottiglia di champagne a cui ho generosamente attinto. Si, avete letto bene, champagne, crepi l’avarizia: del resto me l’avevano regalata qualche mese fa, non potevo mica farla andare a male, no?

Mi è piaciuto molto il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Mattarella, purtroppo sarà l’ultimo del suo mandato e tremo al pensiero di chi verrà dopo: un paio di passaggi mi sono sembrati rivolti direttamente ad un certo capo di un partitino che rappresenta nemmeno il 3% degli elettori e che sta minacciando la crisi di governo in questo momento, roba da TSO (trattamento sanitario obbligatorio); non sembra che il pierino abbia colto i velati avvertimenti, staremo a vedere.

Sembra incredibile ma in un paesino qua vicino, il paese dove abita mia suocera, è stato rubato un intero gregge di pecore. A forza di parlare di immunità di gregge, immunità di gregge, qualcuno deve aver capito impunità e se le è fregate. Quattrocento, mica una! E sembra le abbiano rubate a piedi, facendole uscire dalle stalle e portandole nel bosco, approfittando della nevicata che ha nascosto le tracce. Gente attrezzata,  del mestiere; certo che fa pensare che nel 2021 si ritorni all’abigeato come crimine, occhio che nel far west i ladri di bestiame li impiccavano!

E’ iniziata la campagna di vaccinazione, ai ritmi lombardi finiremo nel 2082, l’assessore alla sanità regionale, l’ineffabile Gallera (a cui spero che prima o poi qualche giudice tolga una elle dal cognome) dice di non essere preoccupato, è un ritardo dovuto al fatto che gli operatori avevano il sacrosanto diritto di riposarsi dopo lo stress a cui sono stati sottoposti dal febbraio scorso. Ma assessore, ma se per primi si devono vaccinare proprio loro! Ma le siringhe almeno ce le abbiamo? No, perché sembra che manchino sia gli addetti alle vaccinazioni che le siringhe, dovremo portarcele da casa?

A proposito di vaccinazione ho sentito una bella proposta, che condivido, che è quella di ribaltare l’impostazione iniziale di vaccinare prima gli anziani, e vaccinare invece prima i giovani, perché sono loro che contagiano gli anziani. Sono d’accordissimo! Tanto agli anziani un mese più o uno meno in isolamento cambia poco, mentre invece i giovani devono assolutamente ed al più presto poter uscire e scapicollarsi. Non parlo per interesse personale, in entrambi i casi io sarei tagliato fuori, troppo giovane per gli anziani e troppo vecchio per i giovani, aspetterò il mio turno con pazienza.

Domani sarà zona arancione, poi tornerà la zona rossa, poi (forse) tutti gialli cosa che mi pare un azzardo; gli studenti torneranno a scuola in presenza anche se non mi risulta che sia stato fatto qualcosa per potenziare i mezzi pubblici; oddio ragazzi ci sarebbe anche il caro vecchio scarpabus, l’altro giorno quando nevicava che Dio la mandava la mia amica nigeriana, che di solito va al lavoro in motorino, si è fatta a piedi i sette chilometri di andata (e poi quelli di ritorno): può essere un’idea, così si unisce lo studio all’attività fisica che in questi mesi è stata trascurata.

Amiche e amici avevo tante cose da dire ma mi sono un po’ ingolfato e le dirò un’altra volta, e poi non voglio gravarvi di troppe letture, che avrete senz’altro di meglio da fare… a presto, e ancora Buon Anno!

Te Deum

Amiche e amici, ci stiamo per lasciare alle spalle quest’anno che credo in pochi rimpiangeranno, a parte Amazon, Netflix, Deliveroo, le industrie farmaceutiche, il governo Conte bis che ha avuto almeno un motivo per rimanere in sella, gli agorafobici, Roberto Burioni, le imprese di pompe funebri, i supermercati, quelli che adorano lavorare al computer in mutande, i fanatici negazionisti ed i fanatici catastrofisti, gli studenti con poca voglia di studiare, gli apprendisti pizzaioli e gli chef improvvisati.

La Cina da cui tutto è partito ne è uscita per prima; gli altri hanno imparato poco o niente, e così stiamo andando avanti  a colpi di zone rosse nell’attesa del vaccino salvifico.

Ma non è di questo che voglio parlare, il mondo ha vissuto crisi ben più gravi, guerre, carestie, pestilenze, e siamo ancora qui in sette miliardi e sono convinto che andremo avanti ancora per un bel po’;  quello che è cresciuto non è il pericolo ma la paura di morire, specialmente nelle zone del benessere, e quindi ci rincresce lasciare questa “valle di lacrime” come se fossimo indispensabili: ma siamo formichine in mezzo ad altre formichine, e nemmeno solidali le une con le altre se è vero che quelle ricche stanno facendo incetta di vaccini lasciando agli altri le fialette vuote.

Devo constatare che non ci sono più le belle zone rosse di una volta, poco fa sono uscito per andare all’Esselunga e in giro c’erano parecchie auto e il supermercato era pieno. Io ho preso le ultime cosette assolutamente non essenziali, delle tigelle per accompagnare i salumi, salamelle da fare in umido al posto del cotechino che a qualcuno in casa non piace, noci da sgranocchiare mentre si farà qualche gioco da tavola in attesa della mezzanotte. Probabilmente lo Scarabeo, io preferirei il Monopoli ma sono in minoranza. Da anni comunque il capodanno in casa nostra si è svalutato, da quando i figli sono cresciuti: era bello trovarsi con i cognati e altri amici e sparare petardi dal mio balcone verso il condominio di fronte, un anno specialmente avevamo preso una scatola di razzi Katjuscia e glieli abbiamo buttati sul tetto: che ridere! L’anno scorso, per dire, siamo andati insieme a degli amici a vedere un film insulso con Ficarra e Picone e tra l’altro non avevamo prenotato i posti così ci siamo dovuti sparpagliare per la sala; poi ognuno a casa propria per il brindisi, che tristezza.

L’altro giorno andando ad un funerale (troppi, quest’anno, e senza nemmeno Covid) siamo passati vicino alla piazza d’armi dove di solito in questo periodo stazionava qualche circo, piazzale desolatamente vuoto; il funerale dicevo (il padre novantenne di un amico, morto di vecchiaia e per la pena della perdita quest’estate  di un figlio più o meno della mia età) è stato partecipato, pure troppo tanto che alla fine c’è stato un bel po’ di assembramento, ed ho pensato che c’erano delle fondate ragioni se ad un certo punto la partecipazione ai funerali è stata vietata. Io come sapete dovrei essere immune, ma non si sa mai…

A proposito di immune ho letto su un trafiletto del Corriere della Sera (che ho comprato solo per le uscite gratis di Monet e Botticelli del compianto Philippe Daverio) che anche chi l’ha già avuto potrà vaccinarsi, senza conseguenze. Mentre ancora non è chiaro se chi si vaccina può contagiare gli altri, spero lo scoprano al più presto altrimenti bisognerebbe mettere in quarantena anche i vaccinati prima di farli andare in giro…

Ieri sera con una coppia di amici siamo andati a fare una passeggiata in città. Gli anni scorsi era tutto un tripudio di luci, giochi di luce sui monumenti più importanti e nelle piazze più suggestive; quest’anno ovviamente solo le lampadine luminose sulle vie principali e qualche negozio volenteroso. Passando vicino a quei ristoranti chiusi mi sono chiesto se davvero non si potesse fare diversamente, credo proprio di sì. Come illuminazione l’amministrazione ha messo dei grossi riflettori dentro la torre della porta principale d’ingresso alla città, che sparano un fascio di luce verso il cielo: come a dire butta giù un’occhio, che abbiamo bisogno…

Stasera, alle 18, canteremo il Te Deum. I motivi per farlo sono tanti, prima di tutto quello di esserci per cantarlo. Il cenone è quasi pronto, la bottiglia è in frigo (champagne, me l’hanno regalata qualche mese fa e bisogna tirargli il collo).  

Brinderò a tutti gli amici, alla felicità ed alla salute: in mezzo ci sarete anche voi, amiche e amici. Buon Anno!

Chiunque l’abbia creata ha fatto un buon lavoro

Voglio lo Sputnik!

Ed anche questo strano Natale di isolamento è passato, non ci siamo assembrati, o almeno non più di tanto, e siamo persino stati morigerati nelle libagioni; dal canto mio sono stato aiutato in questo dal mal di stomaco che mi coglie periodicamente e nei momenti meno opportuni, ed ha visto bene di farsi vivo per la Vigilia forse in concomitanza del fatto di non avere ancora visto accreditato sul conto corrente il compenso di settembre:  somatizzo, evidentemente, la mia consorte mi invita a non pensarci (che mica muori di fame, aggiunge), il cervello concorda ma lo stomaco mica tanto. Peccato, perché quei due chiletti che avevo perso con il Covid li avrei riacquistati volentieri sotto le feste, ma me li terrò di riserva per tempi migliori.  

Per raggiungere mia suocera a Natale, dato che abita in un paese vicino, siccome in famiglia siamo in tre ci siamo dovuti dividere e raggiungerla separatamente; stessa cosa i miei cognati per Santo Stefano e idem gli altri cognati la domenica successiva. Lo spirito del decreto non era proprio questo ma ci sembrava stupido doverci dividere proprio per le feste, ma più stupido ancora rischiare di prendere una multa… in giro comunque pochissima gente, si erano organizzati tutti.

Per inciso e senza acrimonia verso nessuno quest’anno non ho ricevuto nemmeno un regalo, nemmeno un pigiama o un dopobarba: con tutto quello che succede nel mondo stai a pensare ai regali mi dicono, e ci mancherebbe! Anzi a dire la verità un amico mi ha regalato una cravatta gialla con stampe di leoncini, cosa che mi ha fatto rimpiangere la bottiglia di prosecco che invece gli ho destinato: alla prima tombola di beneficenza cercherò di sbolognarla, almeno un ambo dovrebbe valere…

A proposito di mal di stomaco, il 10 dicembre avrei dovuto fare una gastroscopia, prenotata in settembre; non sarei comunque potuto andare perché come ricorderete ero ancora in isolamento, ma ad ogni modo l’ospedale l’aveva cancellata d’ufficio come tutti gli esami non urgenti per fare spazio al Covid; come abbiamo già detto quest’anno o ci si ammala di Covid o conviene star bene perché tutto il resto è passato in second’ordine. Ho tentato di prendere un nuovo appuntamento, le prime date utili sono a luglio. Roba da farsi venire l’ulcera!

Oggi ha fatto una bella nevicata, fino all’ora di pranzo; era da un bel pezzo che non ne buttava giù così, sui tetti ce n’è una ventina di centimetri. Il sindaco ieri ha invitato a non spostarsi se non per motivi di assoluta necessità, qui tra Covid e neve va a finire che non si esce più di casa; i commercianti speravano in questi tre giorni di recuperare qualche entrata ma dovranno aspettare ancora.  Un signore , nel condominio di fronte al mio, ha passato tutta la mattinata a spalare: se non avessi avuto da lavorare sarei rimasto volentieri a guardarlo (avevate pensato ad aiutarlo?), niente di più rilassante che guardare chi lavora…  In casi come questi si apprezza il lavoro da casa: se fossi andato a Milano, ammesso di arrivare, non so se sarei tornato a casa, e quando.

E’ iniziata la vaccinazione! I telegiornali finalmente potranno smetterla di parlare di quanti tamponi e quanti morti ci sono al giorno, e cominciare a fare informazione sui vaccini. Se ancora si ricordano come si fa informazione, visto che finora il taglio è: vaccinatevi perché altrimenti siete dei traditori e dei fetusi. Su quanti vaccini, come sono fatti, controindicazioni, poco o niente. Il mio piccolo sondaggio personale dice che il 100% di anziani non ci pensa manco per le palle di vaccinarsi (campione: 2 persone, mia madre e mia suocera. Largo ai giovani, dicono). Grandi polemiche perché il presidente della regione De Luca si è fatto vaccinare: ma scusate, invece di elogiarlo perché ha dato il buon esempio, gli andate a rompere le scatole? De Magistris, poi, il sindaco di Napoli, che quando De Luca metteva restrizioni si affrettava a criticarle, per poi piangere e chiedere al governo di chiudere tutto.

Io comunque in questi giorni ho riflettuto: dato che la mia amica infermiera mi ha detto che il vaccino io lo avrò per ultimo dato che il Covid l’ho già avuto,  ho deciso di aspettare che arrivi il vaccino Sputnik, quello bello, solido, fatto alla vecchia maniera, come le vecchie Fiat a Togliattigrad, mica quelli che paciugano l’Rna. Che saranno pure innocui, ma io aspetterei una venticinquina di anni per esserne certi…

Amiche e amici, in questi giorni non ho fatto quasi niente di quello che mi ripromettevo, i lavori vanno a rilento ma non dispero. Qualcosa per la pensione dovrò pur lasciarmelo…

Infermiere entusiaste dopo la vaccinazione

Olena à Paris – 28

Gilda, con indosso una tuta di cotone organico di color rosa antico, dopo aver compiuto due volte il periplo del parco di villa Rana come riscaldamento, raggiunta la collinetta degli eroi così chiamata in quanto vi sono sepolti i resti dei portalettere che hanno avuto la sfortuna di avventurarsi nel boschetto sottostante ai tempi in cui era abitato da una tribù di pigmei antropofagi, si ferma un attimo per riprendere fiato con le mani ai fianchi, flettendo in avanti il busto che l’ha resa famosa come Calva Tettuta, ma il battito di mani dell’esperto istruttore la richiama subito all’ordine.
«Pausa, generale, non ce la faccio più, non sono più una ragazzina!» chiede comprensione Gilda, con un pizzico di civetteria.
«Pausa non buona, laffledda muscoli. Il movimento non deve essere intellotto di colpo, deve fluile a valle come acqua di solgente che scolle velso il male»
«Se non mi siedo un attimo un colpo prenderà a me, generale Po» protesta la vedova Rana. «E poi oggi non sono dell’umore adatto»
«Capisco, la peldita della vecchia signola ha colpito molto tutti quanti. Facciamo cinque minuti di pausa» concede il cinese.
«In realtà, Po, non è tanto quello che mi preoccupa. Non vorrei sembrare cinica, se è questa la parola giusta, ma in fondo aveva più di cento anni, da quanto sappiamo è morta senza soffrire, quanto voleva campare ancora? Io ci metterei la firma»
«Allola cosa la cluccia, signora?» chiede l’ultraottuagenario Po, toccandosi gli attributi senza darlo a vedere.
«Po, ho bisogno di un tuo consiglio»
«Se posso, signola, glielo dalò volentieli. Devo pelò avveltilla che se si tlatta di questioni di cuole sono un po’ allugginito. Ligualda il glande uomo del Nold?» chiede l’antico combattente, riferendosi all’amante norreno di Gilda.
«Il glan… no, non si tratta di Svengard. Povera stella, a lui basta dargli qualche albero da tagliare e una bella cavalcata di notte ed è a posto. Un paio di volte l’ho sorpreso mentre leggeva un libro di nascosto e mi sono preoccupata, ma poi quando ho visto che si trattava di fiabe islandesi mi sono tranquillizzata»
«Allola cosa la angustia, signola?»
«Po, mi hanno offerto una piccola fortuna per vendere l’azienda. Non l’ho fatto, non so se più per tigna che per razionalità. La responsabilità di tutte queste persone pesa sulle mie spalle… e se avessi sbagliato? Se dovesse andar male, e questa gente perdesse il lavoro per una mia impuntatura? A volte penso di non essere all’altezza, io non ho il pelo sullo stomaco come Biscuit, o come l’aveva Evaristo… ogni giorno sembra di essere in guerra, ma io non sono tagliata per questo… Po, che devo fare?» chiede la vedova Rana, preoccupata.
Il cinese Po, l’ultima delle guardie del corpo dell’ultimo Imperatore cinese, raddrizza le spalle e scruta l’orizzonte, come cercarvi un lontano passato.
«Si può perdere tutto, ma non si deve perdere l’onore. L’onore è quello che conta. Io avrei potuto abbandonare l’Imperatore al suo destino, come hanno fatto in tanti, nessuno avrebbe potuto biasimarmi. Ma chi sarebbe stato quell’uomo che ogni giorno avrei guardato allo specchio? Un vile, un traditore, un opportunista. Lei non ha bisogno di pelo sullo stomaco, il suo pelo è al posto giusto… io non credo affatto che lei non sia tagliata per la battaglia, signora. Lei è una donna speciale ed una brava imprenditrice. Qual’è la donna che vuol vedere quando si specchia?»
«Po, ma tu hai pronunciato le erre!» constata Gilda, sorpresa.
«Quali elle?» chiede Po, sopreso a sua volta.
Gilda rimane assorta qualche secondo, poi alza il mento, fiera.
«Grazie, Po, anche se non ho afferrato tutto, le tue parole mi hanno rincuorato. Tutto quello che ho l’ho guadagnato con anni di lavoro duro e non lo lascerò in mano a degli squali senza combattere.»
«Bene» dice Po, con un sorriso di compiacimento «Allola liprendiamo allenamento. Pausa finita»

«E’ incredibile…»
James, arrivato a Buenos Aires dopo un volo di tredici ore con l’Air Force Rana e di altre quattro con un elitaxi, senza nemmeno un attimo per riposarsi è stato portato immediatamente nel magazzino del deposito di Tres Lomas. Alla vista del contenuto della decina di casse che Olena ha aperto per fargliele visionare, rimane a bocca aperta.
«Allora, cuosa tu dice?» lo incalza la russa.
«Un attimo, per la miseria, fammi riprendere fiato!» protesta James, ancora incredulo.
Gira qualche minuto intorno ai quadri, si avvicina per esaminarli meglio, scuotendo la testa… «Impossibile…» dice tra sé e sé.
«Cuosa impossibile?» chiede Olena, impaziente.
James reprime l’istinto di dare una rispostaccia, si avvicina ad uno dei quadri ed inizia a spiegare.
«Natascia, io non sono un critico d’arte, ma se questi quadri sono quello che sembrano, non dovrebbero essere qui…»
«Perché tu dice questo?» lo interroga la siberiana.
«Perché si tratta di quadri spariti durante la seconda guerra mondiale, che erano considerati perduti, distrutti dai bombardamenti o trafugati dai tedeschi e finiti in qualche caveau in Svizzera o magari nella stessa Germania, o in Unione Sovietica dopo la caduta del Reich… senza offesa, naturalmente» precisa James, vedendo l’angolo sinistro della bocca di Olena corrucciarsi, come sempre quando si parla di Unione Sovietica. «Se fossero autentici staremmo parlando di valore inestimabile, vedi quello? E’ un Raffello, “Ritratto di giovane uomo”, si trovava a Cracovia, fu confiscato dai tedeschi e non se ne seppe più nulla… e quello un Caravaggio, “Ritratto di una cortigiana”, lo si credeva bruciato nell’incendio della Flakturm Friedrichshain, a Berlino, poco dopo la fine della guerra… e quello è un Van Gogh, quell’altro un Cezanne…»
James prende fiato e si asciuga il sudore con la pochette in seta stampata con una fantasia di amorini, poi continua:
«Natascia, mi pare che questa faccenda sia un po’ troppo grande per noi. Questo è un patrimonio dell’umanità, dobbiamo farlo studiare, stimare, dobbiamo avvisare le autorità…»
Olena ferma James e lo fissa con uno sguardo che non ammette repliche:
«Niet autorità. Io, sono l’autorità»

Il pollastrone delle feste

Amiche e amici, mi porto avanti con gli auguri dato che nei prossimi giorni questa rubrichetta chiuderà per ferie; oltre alle libagioni voglio dedicarmi ad altri progettini come scrivere qualche nuovo capitolo di Olena à Paris,  possibilmente portando la storia anzi le storie a conclusione, e riordinare le commedie per ragazzi che ho scritto negli ultimi dieci anni per raccoglierle in un libro che mi regalerò per il compleanno e lascerò in eredità ai posteri.

Ieri mi ha divertito la pubblicità di un noto supermercato del suo “pollastrone delle feste”; lì per lì me ne sono venuti in mente diversi di pollastroni ma quello che metto nella foto di apertura penso sia in questo momento il più adatto.

Un pollastrone lo metto anche in coda al post, come omaggio alle amiche che ne hanno fatto espressamente richiesta; di pollastre quest’anno ne ho messe parecchie, non vorrei essere accusato di sessismo…

Tanti auguri dunque, di Buon Natale  e Felice Anno Nuovo; e se non proprio felice, che almeno non sia disastroso come questo che sta passando…

Sta rispondendo ad una chiamata di Zeus
ops… mi è scappata