Se la cantano e ce le suonano!

Si è appena tenuto, nella stupenda località turistica siciliana di Taormina, il raduno dei G7, per la modestia dei partecipanti definito “dei grandi del mondo”.

A Taormina sono stato tre anni fa, nel mio primo tour della Sicilia da dove mi ero sempre tenuto alla larga per una somma di pregiudizi; da allora nel tentativo di farmi perdonare e recuperare il tempo perduto ci torno tutti gli anni. Di quel viaggio tenni un diario che venne pubblicato (gratis) sulla prestigiosa rivista “Turisti per caso”, donandomi cinque minuti di fama tra amici e conoscenti che ebbero solo da ridire sul nickname con cui mi presentai.

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I sette paesi rappresentati possiedono, pare, il 63% delle ricchezze del pianeta; lo scopo principale di queste rimpatriate è appunto quello di fare in modo che tale percentuale non cambi anzi, possibilmente, aumenti a loro (e di conseguenza anche nostro) vantaggio.

Gli illustri convenuti sono accompagnati da congiunti e familiari; qualche giacobino li bolla come sperpero di denaro pubblico, io invece non ci trovo niente di male anzi ritengo importante instaurare relazioni, anche personali, improntate ad amicizia e cordialità. In questo il nostro ex premier, Mr. B.,era insuperabile; a volte si faceva prendere un po’ la mano ed eccedeva nella misura, facendo cù-cù a Frau Merkel o le corna nella foto di gruppo, ma non si può negare che quando c’era lui ci si divertiva.

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I media, avendo poco da dire sui risultati raggiunti, si sono dilungati sui regali di cui sono stati omaggiati gli ospiti, in particolare Mrs. Melania e Mrs. Ivanka, in un abbigliamento meno formale delle gramaglie con cui si erano presentate qualche giorno prima a Papa Francesco, tenuta che ha fatto preoccupare il Santo Padre per la salute del presidente americano tanto da chiedere alla sua signora se lo facesse mangiare a dovere.

Il nostro primo ministro, conte Paolo Gentiloni Silveri, non dimentichiamolo ex portavoce di Rutelli che da ministro, scavalcando a destra il centrodestra, tolse l’Ici sulle prime case riducendo i comuni in mutande (misfatto ancora più grave in quanto commesso da uno che era stato sindaco di Roma), Gentiloni dicevo si è comportato da perfetto padrone di casa. La classe non è acqua! Devo dire che sto rivalutando Mr. Gentiloni, non tanto perché sia d’accordo con tutto quello che il suo governo fa, anzi, ma in particolare per aver allontanato Alfano dagli Interni ed averlo promosso agli Esteri (dove, in mancanza di politica estera da decenni, non avrà molto da far danni) ed averlo sostituito con Minniti.

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Minniti, mi attirerò qualche critica per questo, secondo me si sta muovendo con realismo e raziocinio.

Preso atto che la Libia, per un bel pezzo ma forse per sempre, non esisterà più, ha cercato di accordarsi con la fazione più prossima a noi, cercando di convincerli ad effettuare quel lavoro di contenimento delle partenze verso l’Italia che svolgeva la buonanima di Gheddafi. Schema classico: fornitura di motovedette, addestramento, soldi per il mantenimento dei campi di identificazione ed espulsione (da qualcuno chiamati campi di concentramento).

Nel contempo si è rivolto ancora più a Sud, andando a cercare di negoziare con le nazioni confinanti con la Libia, Niger e Ciad, sostegni economici in cambio di un maggior controllo sui 1.400 chilometri di frontiere tra i loro paesi (più o meno la distanza tra Aosta e Reggio Calabria, per capirci); non sarà facile ma un tentativo andava fatto.

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Meglio ancora sarebbe, invece di provare a bloccarli alle frontiere che è come tentare di svuotare il mare con un cucchiaio, farli star meglio a casa loro, secondo quanto auspicato dallo statista Salvini senza peraltro mai indicare come: di questo però pare che i Grandi non si siano occupati.

I manifestanti, molto composti peraltro, sono stati tenuti lontani, nell’altra bella cittadina marina di Giardini Naxos; pur restando a chilometri dal cuore dell’evento la polizia ha trovato lo stesso il modo di manganellarne qualcuno, giusto per tenersi in allenamento.

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Nel frattempo i Grandi erano scesi a farsi una passeggiatina ed una puntatina in gelateria: va bene risolvere i problemi del mondo, ma quando è caldo e caldo, e una bella granita rinfresca le idee.

(139 – continua, a singhiozzo ma continua)

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Castelmola. Statuetta votiva molto utile per appendere cappelli.

 

 

Vacche sacre e pesci rossi

I pesci rossi, a differenza di quanto la maggior parte delle persone crede, sono animali intelligenti. A mio parere molto più dei criceti. Il mio pesciolino si chiamava Fufi, ed era arrivato in casa in un sacchettino di plastica, vinto dal mio figlioletto nel vicino luna park, dove aveva pescato cinque paperelle di plastica con la canna da pesca d’ordinanza.
Arrivato a casa l’abbiamo posto in una boccia di vetro, senza grandi speranze di sopravvivenza; invece Fufi evidentemente contento di poter sguazzare in un ambiente meno ristretto di un sacchettino, sembrava felice e contento. Se la scialava, insomma.
Il mio compito era quello di pulirgli regolarmente la boccia e soprattutto di cibarlo; quest’ultima attività in particolare la svolgevo al ritorno a casa dal lavoro, di solito attorno alle sette di sera.
Se per qualche motivo capitava tardassi, arrivato a casa avevo appena il tempo di poggiare la borsa e togliermi la giacca che dalla sala arrivava un “plof!” di saluto: era Fufi che faceva un saltino fuori dall’acqua mostrandomi la sua contentezza.

Un gruppo di animalisti vegani, sprezzanti del pericolo e soprattutto del ridicolo, domenica scorsa ha interrotto la corsa dei maialini che si sarebbe dovuta svolgere nel paesino di Cilavegna in provincia di Pavia.
Tutti conoscono la mia moderatezza e tolleranza. Riconosco un certo eroismo a questi strenui difensori delle specie animali ma non sarei del tutto contrario ad assegnar loro, anche personalmente, una buona razione di legnate. Esorto il ministro Pinotti a ripristinare il servizio di leva obbligatorio (non civile: di leva), è ormai un fatto di salute pubblica.

Il mio pesciolino viveva quindi beato, accudito e riverito (addirittura una volta lo portammo in ferie con noi, a riprova che l’impero occidentale è ormai agli sgoccioli), finché a qualcuno non venne in mente che si sentiva solo. A me sinceramente non sembrava, tra l’altro non sapevo nemmeno se fosse maschio o femmina, e nemmeno se esistessero pesci rossi maschi o femmina se è per quello, e insomma mi impietosii e ne comprai uno in un negozio di pesci rossi. Il nuovo arrivato era d’aspetto bruttarello, anzi ad un esame più approfondito risultò mancante di un occhio; mi sembrava indelicato riportarlo indietro, e commisi un grave errore. La mattina dopo infatti il nostro Fufi galleggiava sull’acqua a pancia in su, con lo stomaco innaturalmente gonfio, tanto che nel tentativo estremo di restituirgli una decente linea di galleggiamento provammo persino a bucargli la pancia con un ago; ma non ci fu niente da fare, era morto e non credo di contentezza.
Lo seppellimmo con una degna cerimonia nel giardinetto condominiale; spreco a mio avviso, in quanto avrebbe preferito concludere il suo ciclo come pasto per il gonfio gatto del cortile e non come mangime per lombrichi; ma tant’è. Incollerito con quello che ritenevo il responsabile della dipartita lo tenni a stecchetto per qualche giorno; poi un giorno pulendo di malagrazia la boccia il reo mi scivolò nel water. Avrei potuto ancora recuperarlo ma a che pro? Il ricordo di Fufi era ancora vivo. Tirai lo sciacquone, e via.

In realtà avrei voluto farlo, ma non lo feci.  Il mio buon cuore è proverbiale, ed inoltre non vorrei incorrere nelle ire di quel rappresentante di non so quale associazione talebana che ha protestato con la Rai per aver permesso a Francesco Gabbani, il piaccia o non piaccia vincitore di Sanremo, di farsi accompagnare sul palco dell’Eurofestival da un ballerino vestito da scimmia. Basta sfruttare l’immagine degli animali! Ha tuonato il prode. In questo caso non me la sentirei di invocare la camicia di forza, la cara vecchia cura della zappa dovrebbe essere sufficiente.

Non mi è ignoto che, dall’alba dei tempi, l’uomo ha sempre mitizzato alcuni animali identificandoli con qualche divinità; così come alcune prescrizioni igieniche si sono dovute ammantare di precetto religioso per poter essere rispettate. Nel tempo alcune abitudini sono cambiate, ad esempio i vicentini hanno quasi del tutto abbandonato la pratica di magnare gatti con la polenta, e può darsi che col tempo anche i cinesi la smetteranno di mangiare cani; ma che una nuova religione pretenda di imporre la divinizzazione di tutte le specie animali lo trovo un po’ eccessivo. In India le vacche saranno pure sacre ma le pecore se le mangiano, eccome.

(138 – continua)

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España cañí

Quello del turista è un mestiere impegnativo. Specialmente per un Ossimoro come me, che se ne starebbe beatamente in panciolle tutto il giorno con il suo libro ed un bicchierino di vino.

Una volta, quando non c’era Internet, era più facile. Innanzitutto si andava molto meno in giro. La prima volta che insieme alla mi señora visitammo la Spagna, che coincise come vi ho raccontato con il giorno che il mio secolo finì, ci mettemmo un bel po’ a scegliere la destinazione, e per tutte le prenotazioni ci rivolgemmo ad una agenzia di viaggio, oltre a doverci rivolgere alla banca per munirci di pesetas e travellers cheque.

Bisogna ammettere che la moneta unica ha molto semplificato lo scambio all’interno dell’Europa. Se non altro quando si è all’estero non si è costretti a portare la calcolatrice per capire quanti soldi si stanno spendendo. Gli altri vantaggi specialmente di questi tempi non sono evidentissimi. Ci bombardano tutti i giorni dicendo che uscirne sarebbe una catastrofe che anche la sciagura di restarci così com’è sembra rassicurante. La sensazione non molto piacevole è quella di essere tenuti per gli zebedei da dei cravattari.

Oggi tra Booking, Trivago, Tripadvisor, Ryanair e quant’altro ognuno diventa agenzia di viaggio di se stesso; avendo tempo e qualche soldino si può decidere di andare a passare un weekend in qualsiasi paese scegliendo il volo più economico possibile e portando il minimo bagaglio possibile.

A proposito di bagaglio, abbiamo passato una giornata a Toledo, antica capitale, stupenda cittadina ottimamente collegata a Madrid con i treni ad alta velocità; la cattedrale è un gioiello storico ed artistico; ho riflettuto sul fatto di conoscere pochissimo la storia spagnola come peraltro quella di quasi ogni paese e mi sono ripromesso di tornare per visitare il museo della cultura visigota. Avvincente la storia di questo popolo che pressato dagli unni chiese di poter entrare nell’Impero Romano in decadenza e finì poi per contribuire a disfarlo; sembra quasi storia di oggi.

Il bagaglio dicevo non mi ha aiutato perché avrei portato volentieri a casa una lama di Toledo, utilissima di sera sui treni delle Ferrovie Nord, ma a malincuore vi ho dovuto rinunciare perché non avrebbe superato i controlli di sicurezza dell’aeroporto.

La Camera ha approvato delle modifiche di legge in materia di legittima difesa notturna. L’iter proseguirà al Senato; speriamo non sia l’inizio del far west: ho sempre in mente l’atleta sudafricano Oscar Pistorius, il velocista senza gambe,  che in Sudafrica ha sparato alla fidanzata credendo (dice lui) che ci fosse un ladro in bagno.

Dunque siamo tornati a Madrid dopo più di 25 anni. Personalmente mi sento un po’ a disagio nell’andare in giro oggi. Voglio dire, non che non mi piaccia, ma sentirmi dentro al meccanismo del turismo di massa mi fa sentire un po’ un pollo in batteria. Anche se le città architettonicamente rimangono uguali, o magari si abbelliscono, l’impressione è che si amalgamino sempre di più; le stesse catene, gli stessi negozi, addirittura gli stessi prezzi… e gente che corre da una parte all’altra non tanto per vedere e capire, quanto per far vedere agli altri di esserci stato, di segnare un’altra tacca sul calcio del proprio I-Phone.

Oggi la gente del mondo si sposta molto di più; chi in aereo e chi in barcone, chi come me privilegiata per divertimento (o cultura se vogliamo esagerare) chi per cercare una vita migliore.

Non è elegante parlare di barconi dopo essere stato a bisbocciare, me ne rendo conto. Sono sempre più convinto che se le contraddizioni e ingiustizie del mondo non vengono risolte a partire da dove sono più gravi non ne usciremo. L’approccio solo caritatevole non basta, non può bastare e arrivo a pensare che sia addirittura deleterio: bisogna che in quei posti il popolo si prenda il potere, con le buone e se necessario con le cattive.

Di Madrid porterò a casa, alla rinfusa, i ricordi di: Il Palacio Real con l’Armeria, Il Prado e specialmente l’aula con i dipinti visionari di Jeronimus Bosch, i vù cumprà attrezzatissimi con lenzuoli legati con corde cucite agli angoli che gli permettono di trasformarli velocissimamente in sacco all’arrivo dei vigili e della polizia (molto presenti); la sangria e la paella che ho avanzato perché mi ero riempito troppo di tapas; il Parco del Buen Retiro con il laghetto artificiale; la Vecchia Cattedrale di San Isidro, ma anche la nuova di Santa Maria de la Almudena; la quantità di locali per mangiare e bere e la quantità di persone che mangia e beve; la tariffa calmierata dei taxi dall’aeroporto al centro; un valente suonatore di dixieland che è andato avanti per due ore sotto le finestre dell’albergo a scassarci i cabasisi a deliziarci; delle persone che sembrava scattassero foto a caso ma mi inquadravano e mi hanno fatto scattare la paranoia; l’orsa nella piazza della Porta del Sol, da cui parte tra le altre una via dove di sera si prostituiscono delle ragazzine; la trippa alla madrilena che ho mangiato in una taverna e che ha portato il mio colesterolo nel sangue a livelli preoccupanti; Guernica di Picasso, che avevo visto in copia al Palazzo Reale di Milano; i boccadillos con i calamaros; Plaza Mayor sempre suggestiva dove abbiamo mangiato nello stesso ristorante di 26 anni fa.

Questo è stato uno sbaglio che ci ha procurato una grande delusione: allora, circondati da madrileni,  avevamo gustato una paella spettacolosa, almeno così ci era sembrata anche perché era la prima che mangiavamo in vita nostra; stavolta, circondati da turisti come noi, una paella triste. I camerieri però erano abbastanza stagionati e avrebbero potuto benissimo essere quelli di allora. Ma è passata la Fornero anche in Spagna?

Passeggiando per il centro ci siamo imbattuti in una taverna dal nome evocativo di España cañí, che in effetti mi ha fatto tornare in mente che quando suonavo con l’orchestrina questo era uno dei pezzi forti del nostro fisarmonicista Mauro; un famosissimo paso-doble che faceva la gioia dei ballerini più abili.

Anche La Spagnola suonavamo, “stretti stretti nell’estasi d’amor, la Spagnola sa far così..”, e a proposito di spagnola con rammarico segnalo che allora avevo notato molte più madrilene con caratteristiche fisiche adatte alla pratica, se mi seguite; ora troppi fisici atletici e nervosi scolpiti da eccessi di diete e palestre, servirebbe un po’ di ciccetta in più.

Bella Spagna! Infischiamocene se gli invidiosi nordeuropei ci hanno accomunati nell’odioso acronimo Pigs, insieme ai fratelli portoghesi e greci. Che la smettano quei fanatici mangiatori di aringhe e sanguinacci di romperci le scatole! Viva el jamon, viva el sol, felicidad y salud a todo el mundo!¹

(137 – continua)

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¹ Non sono sicuro che si scriva proprio così dato che lo spagnolo lo orecchio solamente. Spero che il senso sia chiaro.

A Madrid allevano prosciutti?

Se qualcuno si fosse preoccupato per l’assenza di questo ultimo periodo ci tengo a rassicurarlo; i motivi sono diversi e vanno da: a) i due ponti del 25 aprile e primo maggio che hanno stimolato la pigrizia; b) un picco di lavoro (va bè, lavoro forse è una parola grossa) che alla mia età sopporto malvolentieri; c) la dirittura di arrivo per una commediola parrocchiale che andrà in scena questa domenica e che ha messo a dura prova i miei nervi di norma saldi; d) una gita a Madrid e Toledo molto gustosa; a Madrid c’ero stato più di un quarto di secolo fa…

Sono riuscito a NON fare tante cose, tra cui andare alla corrida, visitare lo stadio del Real Madrid ed assistere ad uno spettacolo di flamenco. Ritenterò tra 25 anni.

Poi magari scriverò qualcosina, intanto cercherò di mettermi in pari con quello che avete scritto! Buona serata a tutti.

Abbasso la quinoa!

Non sono una persona schizzinosa nel mangiare. A parte la panna nel latte mattutino, che non sopporto, ed il grasso nel coniglio che mi disgusta, mangio e bevo di tutto. Non soffrendo di particolari intolleranze se non verso talune persone e non dovendo attenermi ad un regime alimentare ne per motivi medici ne per motivi religiosi mi nutro sobriamente ma con sporadici e gioiosi eccessi e tengo fede alla natura biologica umana che è quella di essere animali onnivori.

Rispetto chi fa scelte alimentari diverse ma alcune forme di fondamentalismo cominciano sinceramente ad urtarmi; non patisco complessi di inferiorità verso chi liberamente decide di cibarsi esclusivamente di vegetali; non mi sento particolarmente in colpa nel mangiare costolette di agnello a Pasqua o qualche fetta di salame ogni tanto e le autoassegnate patenti di superiorità morale di certi salutisti mi fanno sorridere.

Anche le tirate pseudo-scientifiche mi stanno diventando insopportabili: e la carne fa venire il cancro, e il latte è dannoso… parto dal presupposto inoppugnabile che la vita media italiana, grazie in gran parte a quello che mangiamo, è arrivata a livelli record nel mondo. Dice: si, ma senza carne camperesti di più e meglio. E pazienza, mi accontenterò di campare un po’ di meno e peggio anche se ne dubito, perché al solo pensiero di una vita di insalata la mia joie de vivre (e non solo) scema, si affloscia, si spegne. E poi: ma quanto diamine vorremo campare? Ad un certo punto di qualcosa bisognerà pur morire, e che cavolo!

Le intolleranze, di qualsiasi genere, sono in crescita. Parlando di quelle alimentari, su questa crescita si è sviluppata una fiorentissima industria con fatturati miliardari, tanto che viene da chiedersi quante di queste siano vere e quante inventate per far fare soldi a chi vende gli integratori o i cosiddetti cibi funzionali. Possibile che nel giro di poco tempo il paese del pane, della pasta, della pizza e della polenta sia diventato il paese del glutine-free? Stento a crederlo.

A proposito di intolleranze, giusto per dar ragione a mio figlio che a volte si chiede dove io abbia lasciato la divisa da balilla, dirò che mi trovo d’accordo con la mia scimmia nuda sui seguenti argomenti: a) le Ong le Onlus le Caritas e tutte le cooperative devono essere estromesse dalla gestione dei migranti. Lo Stato deve prendere in mano in prima persona questa questione perché ci stanno mangiando in troppi b) sono d’accordo con Orban che ha messo fuori legge l’università di Soros. Non dimentico, io, che i peggiori attacchi alla lira sono partiti da questo signore. Se le tenga le sue università c) sono d’accordo con la Germania che ha deciso di non ammettere donne velate integralmente nei posti pubblici. Non è il momento di andare in giro mascherati d) i turchi hanno tenuto in ostaggio per due settimane un nostro connazionale (come quelli di altre nazioni) per non farci parlare del loro referendum. Vogliamo dirlo?

Non mi riconosco nei connazionali che, quando sono in giro per il mondo, vanno alla ricerca di ristoranti italiani o non resistono alla tentazione di chiedere un piatto di pasta per poi lamentarsi della cottura o del condimento. Sebbene sia intimamente convinto che la nostra cucina sia la migliore del mondo mi piace provare ogni schifezz le pietanze che hanno reso gli altri abitanti del pianeta quello che sono.

Ma ecco che, in omaggio alla globalizzazione, senza bisogno di recarsi nei posti più remoti per gustarli ci ritroviamo invasi da cibi che nella nostra mensa non si sono mai ne visti ne sentiti, e di cui personalmente non sentivo la mancanza, promettendoci paradisi di salute e benessere.

Prendete ad esempio la quinoa:
Originaria del Sud America, la quinoa è un alimento altamente digeribile, molto proteico e con poche calorie, dunque adatto ad ogni dieta; il suo delicato sapore, inoltre, ben si sposa con molte preparazioni. In più, porta numerosi benefici al nostro organismo, perché contiene fibre e minerali come fosforo, magnesio, ferro e zinco.

Sono davvero grato a quei popoli andini che si privano di tanto ben di Dio perché noi, intolleranti o semplicemente troppo sazi, possiamo goderne.

Meraviglia che, pur avendo a disposizione questo cibo degli dei, parecchi di loro siano costretti per sbarcare il lunario a venire in Italia a fare i corrieri express o i tuttofare di pulizie, cibandosi forse meno nobilmente ma almeno più frequentemente.

Da povero analfabeta alimentare qual sono, considerando che questa parte del mondo è prosperata per secoli pur essendo all’oscuro della quinoa, mi chiedo: continuerà così? E il dubbio mi assale.

(136 – continua)

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Apocalisse nàu

Non so se avete sentito della protesta dei dipendenti di un noto Outlet, che sarebbe un gruppo di negozi di marchi famosi che vendono la loro merce a prezzi sempre esosi ma un po’ più bassi di quanto fanno nei negozi “normali”, che scioperavano per la pretesa di farli lavorare per tenere i negozi aperti anche a Pasqua.

Chi ha la mia età, comunque la pensasse allora, constaterà con amarezza che se una simile richiesta fosse stata avanzata quarant’anni fa sarebbe scoppiata una rivoluzione.

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Oggi i pochi che hanno avuto il coraggio di scioperare, sacrificando lo stipendio già magro non dimentichiamolo, hanno dovuto combattere non solo con il ricatto di essere fatti fuori perché le tutele sono state sempre più assottigliate, ma anche contro l’ostilità della gente che voleva entrare a far shopping rinfacciandogli il fatto di essere già privilegiati a lavorare. Il giorno di Pasqua.

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E allora chiediamocelo onestamente: ma che società siamo diventati? Per quale motivo al mondo bisogna comprare jeans o magliette o mutande o qualsiasi altra cosa il giorno di Pasqua, o Pasquetta, o Natale, od anche in una domenica qualsiasi? E’ più vitale uno zombie o una persona che decide in coscienza (con rispetto parlando) di passare la domenica di Pasqua in un Outlet?

C’è una linea rossa che non si può oltrepassare, qualcosa che non si può immolare sull’altare del consumismo? La Pasqua, che nell’Italia del 90% di battezzati dovrebbe essere Santa e lo è sempre stata anche per i non credenti, non è una linea abbastanza rossa?
Perché bisogna arrendersi all’ineluttabilità di una settimana fatta da giorni tutti uguali e tutti da dedicare allo spendere?

Fosse per me, e lascio la lista a disposizione per implementazioni, adotterei dei provvedimenti di salute pubblica per chi venisse sorpreso a frequentare centri commerciali o outlet la domenica o nelle feste comandate, con aggravanti nel caso in cui si accompagnino figli minorenni:

  • revoca della patria potestà;
  • perdita del diritto di voto;
  • revoca della patente di guida;
  • obbligo di lavori socialmente utili.

Purtroppo so già che queste moderate proposte non verranno prese in considerazione da chi di dovere, in un paese dove l’arbitrio è spacciato per libertà e si tiene più agli agnellini che alla dignità delle persone.

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Allora rivolgo un appello all’unico che ci può salvare dallo stato di miseria morale in cui siamo caduti:

Mr. Trump, ne è avanzata ancora qualcuna di quelle bombone? Se ha qualche bombardiere o portaerei da queste parti, potrebbe cortesemente far radere al suolo Outlet e Centri Commerciali?

Cordiali saluti.

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“Lo dico ai responsabili… Verrà una volta il giudizio di Dio! Pentitevi!”
Giovanni Paolo II

Mamma li turchi

Scrissi questa nota esattamente due anni fa, in occasione di una levata di scudi della Turchia contro papa Francesco, che aveva definito il massacro degli Armeni “il primo genocidio del XX secolo”.  Da allora non mi pare che le cose siano migliorate, anzi. Uno potrebbe chiedermi: o Giò, ma che te frega della Turchia? Non abbiamo abbastanza problemi qua da noi? Ma certo, di problemi ne abbiamo tanti ma di quel genere non ancora, e non ci terrei ad averli. 

Ieri, 13/04/2015:

Il Papa, secondo il governo turco, ha sbagliato a parlare di “genocidio” degli Armeni. Anzi, si è trattato di una inaccettabile strumentalizzazione per fini politici. Perché secondo loro è vero che gli Armeni sono stati ammazzati, ma solo un po’, non esageriamo.

Ora annunciano, o meglio minacciano, misure nei confronti del Vaticano. Mi risulta che un turco abbia già sparato ad un Papa, nemmeno tanto tempo fa: vogliono fare il bis?

Sono stato in Turchia un paio di anni fa, subito dopo le proteste di Piazza Taksim. E’ stata ammazzata gente inerme, e nessuno ha pagato (su questo argomento in verità ci si potrebbe dire che in Italia è meglio che stiamo zitti). Lo stato turco sta subendo una islamizzazione per niente strisciante; Erdogan con il suo partito religioso  ha smantellato di fatto gran parte della Costituzione laica; ha soggiogato stampa e televisione, messo sotto controllo i social network, rimosso e sostituito con uomini fedeli i capi della polizia, dell’esercito e della magistratura.

Ci sono quartieri di Istanbul, non Kabul, dove le donne che non indossano il hijab non sono assolutamente ben viste. Mi è rimasta impressa la frase di una conoscente che riassume l’angoscia dei laici: “vedi, noi con loro possiamo convivere, ma loro non noi non possono”.

La Turchia appoggia i Fratelli Musulmani in Egitto e in Libia; ha fatto di tutto per destabilizzare Assad; non sta muovendo una paglia contro l’Isis in Siria: non sia mai che poi i curdi di casa propria, che vanno bombardati ben bene, si uniscano a quelli dall’altra parte della frontiera.

Questo è il principale membro della Nato nello scacchiere Medio-Orientale, e questo è lo Stato che qualcuno poco avveduto vorrebbe far entrare nella Comunità Europea.

Sia chiaro, non ho niente contro i turchi. Scelgano il loro governo, si scrivano la loro storia.

Ma non si arrabbino se chi ne ha il coraggio dice le cose come stanno. Un genocidio è un genocidio.

Oggi, 18/04/2017:
Messaggio rispettoso ai tanti cittadini turchi che, ospiti dell’accogliente Europa, hanno votato per rafforzare i poteri del Sultano. Se pensate che là si stia tanto bene perché non tornate a casina vostra? Comodo sfruttare le comodità delle democrazie e imporre agli altri le durezze dell’ autocrazia. 

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Il padre di tutti i bombi

<<E io chi sono, il figlio della serva?>> – sembra abbia detto il padre di tutti i bombi –

<<Appena torna a casa la sistemo io, quella zozzona!>>

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foto: http://www.focus.it/ambiente/animali/fotografo-immortala-un-bombo-intento-a-far-pipi

Ricordatevi di Alamo!

Se c’è qualcuno che potrebbe nutrire sentimenti di astio verso la Corea del Nord quelli siamo noi. Nel 1966 la nazionale nordcoreana osò batterci ai mondiali di calcio in Inghilterra, facendoci fare una figura di palta; dopo la disfatta di Caporetto, quella di Corea rimane la pagina più ingloriosa della storia patria. Giustamente al ritorno a casa gli idoli osannati alla partenza furono attesi da pernacchie e pomodori; se fossimo stati giapponesi qualcuno e precisamente il commissario tecnico Edmondo Fabbri avrebbe dovuto espiare le sue colpe facendo seppuku; passò invece il resto dei suoi giorni a negare che la colpa fosse la sua, in perfetto stile Blues Brothers: “Quel giorno finì la benzina. Si bucò un pneumatico. Non avevo i soldi per il taxi! Il mio smoking non era arrivato in tempo dalla tintoria! Era venuto a trovarmi da lontano un amico che non vedevo da anni! Qualcuno mi rubò la macchina! Ci fu un terremoto! Una tremenda inondazione! Un’invasione di cavallette!”.

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Mr. Trump a quell’epoca aveva 20 anni, dubito che tifasse Italia o semplicemente si interessasse al calcio. Gli Stati Uniti avevano ben altri problemi: le lotte per i diritti degli afroamericani, guidate da Martin Luther King che due anni prima era stato insignito del premio Nobel per la Pace, e due anni dopo fu ucciso in una cospirazione che gli Usa non hanno mai saputo, o voluto, chiarire fino in fondo; e soprattutto la guerra in Vietnam.
Guerra alla quale Mr. Trump riuscì a sottrarsi a differenza di tanti suoi coetanei con una buona dose di fortuna: alcuni rinvii per motivi di studio, un problema ai talloni per cui fu fatto rivedibile, ed infine perché nella lotteria che si svolse per decidere quali scaglioni dovessero partire per primi il suo fu uno degli ultimi.
Vorrei dire al presidente americano che non deve sentirsi in alcun modo sminuito dal non aver potuto partecipare alla carneficina in Vietnam; considerando che gli Usa sganciarono lì sopra più bombe che in tutta la seconda guerra mondiale, e gli agenti chimici che usarono come l’Orange o i micidiali bombardamenti al napalm-B uccisero e ferirono centinaia di migliaia di persone, uomini donne e bambini, e la guerra finì come finì, non c’era da esserne comunque molto fieri.

<> on April 26, 2016 in New York, New York.

Mi ritengo un uomo fiducioso nel genere umano. Ad esempio non penso che un uomo con una moglie simile possa essere meno che ragionevole ed accorto.

Il twitter scanzonato con cui Mr. Trump ha accompagnato l’invio della portaerei verso le acque coreane: “La Corea del Nord sta cercando rogne” (più o meno, scusate il mio cattivo inglese) al munifico e illuminato presidente Kim Jong-un dovrà essere sembrato un invito a nozze; mi preoccupa abbastanza che il giovane presidente, amico tra gli altri di personalità autorevoli come il nostro senatore Razzi, avendo esaurito i consanguinei da eliminare non intenda ora rivolgersi agli estranei.

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Tra l’altro sembra che in Corea del Nord siano convinti, ogni quattro anni, di essere loro i vincitori del campionato del mondo.

Spero che l’imminente Pasqua porti consiglio, almeno a chi fa un uso così intensivo di Dio; chi ha più testa la usi, per essere più terra terra.
Anche agli amici turchi, che proprio nel giorno di Pasqua andranno a votare per il referendum voluto dal presidente Erdogan per accrescere i poteri presidenziali, auguro di usare la testa.

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Il ministro degli esteri britannico si allena in vista dei negoziati di pace

A Lucca, questa bella cittadina toscana che amo molto, si è appena svolto il G7 dei ministri degli esteri. Tra gli argomenti trattati ovviamente  Corea del Nord, Siria, Libia, Russia. Mi hanno molto colpito le pacate dichiarazioni di Mr. Tillerson e  Mr. Johnson: “Mosca deve decidere se stare con noi o con Assad”. Quasi quasi sono contento di avere come ministro Angelino Alfano.

(134 – Buona Pasqua!)

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Non nominare il nome di Dio invano

Nello stringato  discorso con cui il presidente degli Stati Uniti ha annunciato l’attacco all’aereoporto siriano è stato citato 3 volte Dio.

Nessun figlio di Dio bla bla , la sapienza di Dio bla bla, Dio benedica l’America.

Sarebbe il caso, davvero, di non nominare il nome di Dio invano.