Una birra per Olena (X)

Riassunto delle puntate precedenti:
Qualcuno ha preso di mira, con attentati e sabotaggi, gli stabilimenti Rana in Germania. Gilda, ritenendo che il direttore Jürgen Matthaeus non sia in grado di fronteggiare gli eventi, vola a Monaco con James, convocando la truppa: ma solo Olena li raggiunge dopo aver liberato il cantante Tom Jones rapito da un gruppo di stagionate fans, mentre Svengard veleggia dietro al pappagallo Flettàx scappato per amore, Miguel è in Messico per presentare Paio Pignola ai genitori e di Nonna Pina si sono perse le tracce. Incaricato delle indagini è il commissario capo Horst Tupperware con il suo aiutante Fritz Gunnerbaum, una strana coppia che più che indagare sembra tirare a indovinare con ipotesi campate per aria. Un passato comune sembra legare Olena ed Horst: per ora, comunque, a casa tutti bene.

«Pepe, mi sto annoiando»
Nonna Pina, seduta ad un tavolo della Bodeguita del Medio, a L’Avana Vecchia, sorseggia distrattamente un mojito, facendosi aria con un ventaglio brisé in avorio dipinto. Il suo accompagnatore e spasimante, Pepe Secundo, fratello minore di Compay Secundo, la guarda incredulo.
«Ma Wanda, come puoi annoiarte! Non te gusta hesta musica?» riferendosi all’orchestra sul palco, i ricostituiti Adelante Compañeros con il rientrante bassista Giorginho Torres che stanno eseguendo un pezzo dei Pupy y Los que Son Son, “Nadie Puede Contra Eso”.
«Ma no Pepe, non c’entra niente la musica. Anche se, salsa oggi, salsa domani, anche un Peppino di Capri tanto per cambiare non sarebbe male»
«Mi querida, non siente la magia de hesto locale historico?» chiede Pepe, indicando gli scaffali pieni di bottiglie di rhum e le foto in bianco e nero che tappezzano le pareti. «Aquì passava le serate Ernest Hemingway…»
«Non mi parlare di quel sacripante!» sbotta nonna Pina.
«Perché, tu e…» chiede sorpreso il cubano. Nonna Pina annuisce, beve un sorso di mojito e inizia a raccontare.
«E’ passato un bel po’ di tempo, caro Pepe… se non ricordo male doveva essere il cinquantadue. Dopo la guerra mi ero dovuta ritirare dalle scene, troppo compromessa col regime mi dicevano gli impresari… mi ero sposata con Camillo, un brav’uomo, ma i riflettori mi mancavano; così quando capitò l’occasione di questa tournée accettai senza pensarci due volte. Avevo trentotto anni, una bella voce, bella presenza…»
«Tu sei bellissima ancora oggi» dichiara l’adorante Pepe.
«Non dire sciocchezze Pepe, e fatti controllare la cataratta» ribatte la vegliarda, e riprende:
«Da Las Vegas a Miami… un successo enorme, pensavamo di tornare a casa dopo qualche settimana, rimanemmo sei mesi, e alla fine…L’Avana! Tu eri piccolo, Pepe, ma ti ricordi com’era L’Avana a quei tempi?»
«Seguro che me recuerdo! Ma non ero affatto piccolo, avevo già sedici anni e lavoravo in una fabbrica di sigari… è stato l’anno che Fidel iniziò la revolucion contro la dittatura, per abbattere Fulgencio Batista e portare il popolo al potere!»
«Pepe caro, non buttarla sempre in politica. Intendevo dire gli spettacoli, i ristoranti, la vita! C’era tuo fratello che impazzava, al Buena Vista… ti ricordi tutte le auto americane che giravano?»
«Eravamo diventati un parco divertimenti por los gringos, Wanda…»
«Oh si, era proprio un gran bel luna park per chi poteva permetterselo! E Ernest non si tirava certo indietro… allora era sposato con la quarta moglie, che aveva lasciato in Europa, e girava con la sua barca a vela, il Pilar, andava a pesca, e poi la sera lo trovavi sempre in qualche bar a bere e far baldoria con gli amici. Io cantavo al Tropicana… che spettacolo Pepe!»
«Verdad, mi querida… tu brillavi, eri una estrella, una stella… e che ballerine! Pensa che yo me arrampicavo sulla grondaia per arrivare fin alla ventana, la finestra dei camerini por mirar tanta bellezza…»
«Ah, ecco chi era quel porcellino. Le ballerine se ne erano accorte, sai, Pepe? Facevano apposta a lasciare scoperta qualche tetta, l’intraprendenza va premiata. A un certo punto però non ti hanno più visto, che ti era successo, gli inservienti ti avevano scoperto?»
«No, niente inservienti, Wanda… una sera Lola Montalvo si è voltata verso di me come mamma l’ha fatta, presi uno spavento che me caì dal cornicion… »
«Ah, ah, ma Pepe! Non avevi mai visto una donna nuda?» chiede ridendo nonna Pina.
«E’ proprio questo il punto, Wanda! Lola non era affatto una donna, cara mia, teneva un pitón sotto le sottane! Caddi abajo, e mi ruppi una gamba: da allora mai più cornicioni!»
«Lola un travestito? Questa mi esce da un fianco Pepe, comunque noi non nutriamo pregiudizi, non è vero caro? Ma dov’eravamo rimasti? Ah, si, il Tropicana» riprende la centenaria.

«Una sera dopo lo spettacolo eravamo a cena al Floridita al solito tavolo, con Ernesto Pintabal il regista, Flora Maricones la costumista e Alvaro Temblón Jr. il direttore d’orchestra. Ad un certo punto Hemingway, che aveva già fatto il pieno di daiquiri, si avvicina al tavolo e senza nemmeno salutare mi chiede se il giorno dopo voglio andare a pesca di Marlin insieme a lui»
«Che sfrontato! Tipico dei gringos» commenta Pepe. «E tu?»
«Lo squadrai come un insetto… poi gli chiesi se pensava di avere una canna adatta per quella pesca. Scoppiò in una risata poderosa, e se ne andò dicendomi di farmi trovare al molo la mattina seguente. Figurarsi, io ero abituata ad alzarmi alle due del pomeriggio… ma che ti devo dire, Pepe… beveva troppo, era trascurato e sovrappeso, aveva una quindicina d’anni più di me, ma era indubbiamente affascinante… andai all’appuntamento»
«Es incredibile… e poi?»
«Passammo un periodo di sogno… al mattino andavamo al largo con la sua barca, pescavamo e facevamo l’amore.. poi al pomeriggio mi riportava a terra, e mi preparavo per lo spettacolo. Lui iniziò a scrivere un libro su un vecchio che va a pesca, diceva che ero la sua musa; voleva lasciare la moglie e sposarmi! Ma, a parte che io ero già sposata e a quei tempi non si poteva divorziare, non avevo nessuna intenzione ne di diventare la quinta signora Hemingway ne di abbandonare le scene… e così lo lasciai»
«Non deve essere stato facil para él accettare il tuo rifiuto, Wanda…»
«Seppi poi che era caduto in una profonda depressione, e le bevute non lo aiutavano di certo. Si è sposato un’altra volta, ma non si è più ripreso… quando seppi del suo suicidio mi sentii molto in colpa, Pepe. Chissà, se le fossi rimasta accanto…»
«Esta es la vida, mi querida. Non si può prevedere il futuro…»
«Ecco, a proposito di futuro, Pepe, ho deciso di partire. Qui il clima è buono, la compagnia ottima, il cibo delizioso ma francamente non ne posso più. Mi manca quella brigata di scombinati, le scazzottate, il tirassegno ai pensionati e il prosecco: adios, Pepe!» e così dicendo nonna Pina si alza, stampa un bacio in fronte a Pepe Secundo, ed uscita dal locale con un fischio alla pecorara ferma al volo un taxi e si fa portare all’aeroporto.

Pepe Secundo rimane seduto, con la testa bassa. Una lacrima si incunea in una della profonde rughe che gli solcano il viso; quando rialza la testa seduto vicino a lui c’è un giovane che conosce bene.
«E tu?» chiede Pepe, sorpreso. «Perché sei tornato?»
Giorginho Torres poggia lentamente sul tavolo la bottiglia di Matusalem invecchiato 23 anni che apre solo per le occasioni speciali e due bicchieri colmi di cubetti di ghiaccio. Versa il rhum e porge il bicchiere al vecchio socialista.

«Volevano pagarmi con i minibot, nonno. Fottuti capitalisti»

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Qualche anno fa, d’estate, con la famiglia facemmo un salto in Olanda, passando prima da Colonia e da Bruxelles. A Rotterdam, appena arrivati, ci recammo in un ufficio turistico vicino alla stazione ferroviaria con l’intenzione di prenotare i biglietti per il traghetto che portava a Kinderdijk, dove c’è il complesso degli storici mulini a vento, ben diciannove, patrimonio dell’umanità.
Sfoggiando il mio migliore inglese, chiesi al perplesso impiegato: “Excuse me, may I buy the ticket for the bottle¹?”
Mio figlio intanto dietro sghignazzava, e questo avrebbe dovuto insospettirmi. Ma io, non cogliendo i segnali, insistetti: “The battle! The battle to Kinderkijk!” meravigliandomi di quanto poco gli olandesi conoscessero l’inglese.

Una scena analoga si era già verificata a Londra, quando in un Mc Donald’s mi ostinavo a chiedere una birra, ed il ragazzo dei panini mi guardava con gli occhi sgranati: a beer, a biir, a biar, ecomecazzosidicebirra, a’ birra! Vaffanculo, una coca cola! (il fatto è che in Inghilterra da quanto ho poi capito la birra nei Mc Donald’s non la vendono: hai voglia a sfiatarmi). Il tutto ovviamente con mio figlio sempre sghignazzante, e mia moglie che scuoteva la testa.

Ma tornando a Rotterdam, ad un certo punto l’impiegato mosso a compassione mi mise davanti i biglietti per i mulini, dicendo “I presume the boat to Kinderdijk, sir?” e fu solo l’abbronzatura a nascondere parte del rossore che mi imporporò il volto mentre la mia autostima scendeva pericolosamente di livello.
Alla fine comunque tutto è bene quel che finisce bene, prendemmo quel battello e ci toccò sorbirci anche uno spettacolino folcloristico dove due attori recitavano la storia dell’Olanda in olandese: non mi azzardai a chiedere niente, limitandomi di quando in quando ad annuire gravemente.

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Quest’episodio mi è venuto in mente in questi giorni, in cui si fa un gran parlare di minibot, ma io credo si tratti solo di un grosso equivoco: non volevano dire minibot ma minibottle, minibottle!

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Questa foto non c’entra niente con il post ma anche l’occhio vuole la sua parte

¹ Mi vergogno un po’ a mettere questa nota: bottle=bottiglia – battle=battaglia – boat=barca

Una birra per Olena (IX)

Horst Tupperware passeggia avanti e indietro nel suo ufficio, al terzo piano nella sede della Landespolizei, in Ettstrasse. Seduto davanti alla sua scrivania c’è un agitato Jürgen Matthäus, che si asciuga il sudore con un fazzoletto a quadrettoni.
«Ingegner Matthäus» chiede finalmente Horst «confermate quindi di non aver ricevuto nessuna minaccia? Nessuna offerta di protezione, nessuna richiesta di pagamento?»
«Ma no, ma no!» protesta Jürgen, per la quinta volta. «Quante volte devo dirvelo? Vi siete fissati con questa storia della mafia!»
«Che rapporti avete con i sindacati?» chiede a bruciapelo il commissario capo.
«I sindacati?» chiede Matthäus, preoccupato. «Cosa c’entrano i sindacati? Comunque i rapporti sono buoni, non abbiamo nemmeno vertenze aperte in questo momento. Ma perché me lo chiede?»
«Herr Matthäus, non dobbiamo sottovalutare nessuna pista. C’è qualche dipendente che potrebbe aver motivo di rancore? Qualcuno licenziato senza giusta causa? Abbiamo saputo che volevate incrementare la produzione, questo può aver creato malumori? Potrebbe essere una forma di luddismo?»
«Assolutamente, assolutamente! La cogestione¹ da noi funziona benissimo. I rapporti sono ottimi, e non per vantarmi commissario ma anche le condizioni economiche per il nostro personale sono più che soddisfacenti. Escludo che qualcuno dei nostri dipendenti possa avere a che fare con una cosa del genere, col rischio di far chiudere la fabbrica e rimanere tutti sulla strada! Piuttosto…» e qui l’ingegnere fa una pausa significativa «state indagando sui nostri concorrenti?»
Horst lancia un’occhiata del tipo “stiamo indagando sui concorrenti?” a Fritz Gunnerbaum, che seduto ad una scrivania alle spalle di Matthäus sta verbalizzando il colloquio. Fritz svicola, incassando la testa tra le spalle e concentrandosi sui suoi due indici che picchiano sulla tastiera; Horst continua allora senza rispondere:
«Herr Matthäus, lei lo sa che l’80% di chi indossa calzini bianchi è malvagio? Ha mai riflettuto su questo punto?» chiede Horst, fissando intenzionalmente l’intimo che sbuca dai calzoni del direttore.
Jürgen Matthäus, che stava bevendo un sorso d’acqua dal bicchiere in plastica che Fritz gli aveva porto, si strangozza². «Ma che diavolo c’entrano i calzini bianchi, adesso?» chiede paonazzo.
«Ma lasciamo stare questo punto» continua Horst con noncuranza. «Chi poteva entrare nei vostri stabilimenti? Come mai la vostra sicurezza non si è accorta delle violazioni?»
«Commissario capo, ma quale sicurezza, noi facciamo tortellini!» sbotta Jürgen, ormai violaceo. «Abbiamo un guardiano, che serve più che altro per aprire i cancelli se arriva qualche fornitore… ci sono le telecamere… e un’auto della Vedetta Bavarese che fa un paio di giri per notte»
«Lei dunque ritiene che si sia trattato di una semplice coincidenza il fatto che in tutte e dieci le vostri sedi quei personaggi si siano introdotti senza che nessuno se ne sia accorto e senza dar modo alle telecamere di fornire qualche elemento alla identificazione? A me sembra parecchio strano, lei che ne dice Herr Matthäus?»
Jürgen Matthäus sentendo che la pressione sta arrivando a livelli di guardia fa un respiro profondo, si alza dalla sedia e, ripiegando il fazzolettone, dice:
«Commissario, sinceramente non capisco lo scopo delle sue domande e delle sue insinuazioni. Cosa pensa, che ci sabotiamo da soli gli stabilimenti? Sono venuto qui per sapere se ci sono novità nelle indagini, e lei mi parla di calzini! Quello che a me sembra strano è che invece di indagare lei stia qui a perder tempo con queste ipotesi campate per aria. Santo Dio, il luddismo! E perché non gli alieni, già che ci siamo! Mi sembra che stiate prendendo questa cosa sotto gamba, caro commissario: ne parlerò con i suoi superiori! Buon giorno!»
E così dicendo Jürgen Matthäus se ne va, seguito dallo sguardo per niente preoccupato di Horst Tupperware che poco dopo, con un sorrisetto, chiede al suo aiutante:
«Che ne pensi, Fritz? Illuminante, non credi?»
«L’ingegnere mi è sembrato parecchio arrabbiato, capo. Ma mi tolga una curiosità, se non sono indiscreto»
«Dimmi pure Fritz»
«Che diamine è questo lubbismo?»
«Luddismo, Fritz, luddismo. E’ stato un movimento di protesta operaia che si è sviluppato all’inizio del XIX secolo in Inghilterra: in pratica sabotavano i telai meccanici perché li incolpavano di fargli perdere il lavoro»
«Bè, non avevano tutti i torti, dal loro punto di vista, no?»
«Caro Fritz, il problema non sono i telai, ma i padroni dei telai» chiude Horst Tupperware, accarezzando la medaglia dell’Ordine al merito per la patria³ che porta sempre in tasca.

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¹ In Germania, i lavoratori e le rappresentanze sindacali hanno un potere significativo nella gestione dell’azienda. Partecipano alle decisioni delle società attraverso due organi, il Betriebsrat (consiglio di fabbrica) e l’Aufsichtsrat, il consiglio di sorveglianza, che possono influire sulle decisioni del consiglio di amministrazione (Vorstand) aziendale.
² L’Accademia della Crusca è ancora indecisa se ammettere questo termine nel vocabolario. Io sarei favorevole perché rende bene l’idea di uno che tossisce perché gli è andato per traverso qualcosa.
³ Decorazione della Repubblica Democratica Tedesca assegnata a chi si era distinto per servizi speciali allo Stato e alla società.

Altro che tempi bui!

Amici cari, come si fa a dire che il mondo è brutto quando accadono fatti come questi?

  • Durante il banchetto nuziale, vicino Abbiategrasso, gli sposini si sono azzuffati con i cognati per un apprezzamento poco simpatico del cognato sul vestito della sposa. Apriti cielo! Botte e cognati portati al pronto soccorso: che goduria! Peccato non essere stato tra gli invitati. Si prevedono bis per le feste di Pasqua, Natale e compleanni vari.
  • Una ragazza francese si è tuffata nuda nella fontana dell’Apple Store in piazzetta Liberty, a Milano: “non pensavo fosse vietato, in Italia”, si è giustificata, rivelando così una grande considerazione della nostra apertura mentale. E pensare che qualcuno ci considera dei bigotti!
  • Ho visto solo oggi purtroppo le foto della ragazza che a Madrid, durante la finale della Champions League, ha fatto invasione di campo correndo in costume da bagno e scarpe da tennis. Per il poco che ho visto della partita, il suo spettacolo è stato senz’altro migliore di quello che hanno offerto le due squadre: la coppa (ben meritata) l’avrebbero dovuta assegnare a lei!

Enjoy!

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Un uomo, un mito!

Grazie Andy Ruiz per aver vendicato tutti gli uomini con pancetta e maniglie dell’amore suonandole senza risparmio al superfigo palestrato!

Da oggi in poi la tua foto riposerà nel mio altarino personale insieme all’immagine di Mourinho (santo subito), alla palla di vetro con la neve finta di Mosca, al dromedario Drupi ed al libro immortale “Tre uomini e una barca (per non parlare del cane)”.

Se passerai in Italia, cena pagata (all-you-can-eat).

Viva la ciccia!

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Why do Italians live so long?

It’s universally acknowledged as Italy, this lovely place kissed on the forehead by Dea Fortuna, was the most beautiful country in the world.
About this topic I must reject any objection, my dear friends, and, if you don’t feel like my humble belief, take a look to the UNESCO report: fifty-five sites (since today) recognized as World Heritage, between natural, historical, architectural, even culinary… the largest quantity on the planet.
But, my devoted readers, it’s not my intention to talk about obvious thing.
Instead, I want introduce to you the Italians, firstly by refuting and rejecting annoying cliché and also to show some aspects of our way of life that I am sure are poorly known.

If you are some of that guys that imagine Italians busy all day (including holydays) eating pizza and spaghetti _ about this I had an embarrassing welcome in a restaurant in Stockolm, but I’ll tell it again, if you have curiosity _  and playing mandolino, I must disappoint you: i.e. I play guitar and not mandolin, and not all the day.

After this brief introduction, I would like to begin with an important, quite fundamental argument: why do Italians live so long?

This is why Italians live so long
Please friends, avoid easy answer: yes it’s true, we have sun, sea, lakes, mountains, temperate climate, lot of water, good and sometimes excellent public healthcare, charming towns and villages, aptitude for socializing, expansiveness and an excellent art of getting by. It’s not so true all over the whole country, but in most part of it yes.
Open your ears and mind because I’ll now reveal to you the real reasons why we live more than other peoples:

  • Mediterranean diet;
  • Sex.

About diet you could consult thousands of sites and all of them will recommend to you a correct mix of carbohydrates, protein, fats and sugars for improve health and wellness; yes all true, but I ask to you: What about ingredients? What about cooking? What about the taste of eating? (à propos of cooking, I’ll talk about this in a future episode “Why Italians love their moms so much”) And, of course: what about wine? You know, we produce great quantity of wine and personally I offer a substantial contribution to domestic consumption, as you can guess from this few rows.

But, once you have well eaten, my dears, how to spend the rest of the time?
You have surely heard the names of famous latin lover of the past: Giacomo Casanova, Rodolfo Valentino, Silvio Berlusconi, but what you don’t know is that inside each Italian you could find a latin lover, even in late age.

Take me, for example, I have sex five times a day: 1) just woke up, with my wife 2) middle morning, with my colleague Virna; 3) at noon, in the company canteen, with chi c’è c’è; 4) in the evening, bis with my colleague Virna; 5) during dinner, with my wife again. Never during the night, sleeping is necessary to restore potency.
Unbelievable, isn’t it? Considering my age, moreover.

I have only a little problem, added to my poor knowledge of English, my memory: what is precisely sex, stuff you can eat?

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Una birra per Olena (VIII)

Nella sala d’aspetto di prima classe dell’aeroporto Franz Josef Strauss di Monaco di Baviera una donna bionda, alta ed elegante, avvolta in una pelliccia di colore violetto, con un largo paio di occhiali neri che ne nascondono buona parte del viso, sfoglia distrattamente l’ultimo numero di Vogue in versione russa.
Due uomini, in divisa della sicurezza, si avvicinano.
«Signora, ci può seguire per favore?» chiede gentilmente ma con fermezza quello dei due che sembra il più alto in grado.
La donna non dà segno di aver sentito, e continua indifferente a sfogliare la sua rivista. I due uomini si guardano, poi quello più impulsivo fa ancora un passo avanti, si china verso di lei e le sibila in un orecchio: «Sei sorda, bella? Non hai sentito quello che ti ha detto il collega? Vedi di alzarti subito, prima che diventi nervoso»
Finalmente la donna chiude il giornale, si raddrizza sulla poltroncina e alza gli occhi verso l’interlocutore. Si toglie gli occhiali e allarga i suoi splendidi occhi blu, poi con un’espressione leggermente annoiata, risponde.
«Voi agenti muolto gentili, volete perquisire me, si?» chiede alzandosi e allargando braccia e gambe scostando la pelliccia che nascondeva, sotto una minigonna succinta, due lunghe gambe accavallate avvolte fino alle ginocchia da stivali neri in pelle.
«Noi andiamo in camera riservata, si? Io faccio voi bua su culetto, cattivi cattivi bambini»
I due si scambiano uno sguardo interrogativo, indecisi se rispondere per le rime alla provocazione; ma poi il sorrisetto malizioso e soprattutto la prominenza del seno che la donna mette in mostra li convincono a rimandare a più tardi le discussioni.
«Prego, “madame”… sei una professionista, vedo» constata l’uomo, prendendo la donna per un braccio.
«Tu non sa quanto…» risponde lei, passandosi la punta della lingua sui denti superiori; poi, notando il manganello che pende dalla cintura dell’uomo, continua: «Bello giuocattolino, dopo proviamo con tuo amichetto, si?»
I due deglutiscono e guidano la donna verso un ufficio defilato. Appena entrati, la spingono verso il centro della stanza e chiudono la porta a chiave; il sospetto di aver commesso un terribile errore li coglie quando Olena, lasciata cadere in terra la pelliccia violetta, si rivolge loro con un sorriso beffardo:
«Speravo tanto voi fare questo, finuocchietti»

Gilda e James, recuperati i bagagli, sono appena entrati nella sala degli arrivi dei voli internazionali. Gilda si guarda intorno, poi con un lieve disappunto si rivolge al suo maggiordomo:
«James caro, la prima convocazione sembra andata buca, come una assemblea di condominio a ferragosto. Non avrei preteso un picchetto d’onore ne banda e pennacchi, se mi spiego, ma qualche volto amico ad attenderci mi sarebbe stato di conforto»
«Sono costernato, signora, avevo avuto le più ampie rassicurazioni. Mi informerò immediatamente»
«Lascia stare, James, ci penso io. Adesso chiamo Svengard, non sarà riuscito a parcheggiare la barca» ed immediatamente estrae il cellulare dalla borsetta di Hermès e chiama il suo uomo. Dopo qualche secondo finalmente si ode la voce del norreno:
«Ehm… Pronto? Gilda, sei tu? Dove sei, amore?»
Gilda prende un profondo respiro prima di rispondere. «Svengard, mi sembrava di essere stata abbastanza chiara l’altro giorno. Dove diavolo ti sei cacciato? Noi siamo appena arrivati, viene a prenderci!»
Un silenzio di piombo cala sulla linea. Gilda, che ha in orrore il vuoto, riprende: «Sven? Sei ancora lì? Insomma, si può sapere che stai facendo?»
«Sei arrivata, cara?» chiede finalmente il vichingo. «Ma anch’io sono arrivato, amore. Sono qui che ti aspetto»
«Sven, mi stai prendendo in giro? Qui non c’è nessuno, che stai blaterando?»
«Ma certo che ci sono cara, sono qui che ti aspetto, a Monaco»
Un sospetto si insinua nel cervello della Calva Tettuta che, con tutta la calma di cui è capace, chiede:
«Svengard, tesoro caro… in quale Monaco sei, di preciso?»

James accoglie con sollievo la vista della donna che gli si fa incontro ancheggiando e che lo saluta sbracciandosi.
«Scusa ritardo, amuoruccio, eri in pensiero?» chiede la russa statuaria, con un lampo di malizia negli occhi.
«Per fortuna sei arrivata, Natascia, mi serviva giusto uno scaricatore di porto che mi aiutasse con le valigie. Ma dove ti eri andata a cacciare?» chiede il maggiordomo provocatoriamente.
«Mi si era spezzata unghia» risponde Olena con un sorrisetto malizioso, giocherellando distrattamente con un manganello.

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Aliens. Ho perso i punti di riferimento (e anche le virgole)

Ma che ne so boh non ci capisco più niente anzi non ci ho mai capito niente vivo in mezzo a gente con la quale non ho niente in comune non abbiamo punti di contatto i nostri valori sono differenti le nostre visioni della vita e della società divergono anche quello che dovrebbe unirci quella forma di fratellanza e di appartenenza che potrebbe essere data dalla religione seppur la mia così tiepida ci divide e ci contrappone non so di che parlare con questa gente la cultura non aiuta il ragionamento non serve il richiamo ad una comune umanità non attacca vedo solo la gretta difesa di privilegi e interessi vivo in mezzo ad alieni ma con la sensazione di essere io l’alieno perché leggere libri perché informarsi è inutile tutto è inutile tutto è luogo comune e pregiudizio la dittatura del buonsenso che è conformismo bigotteria grettezza egoismo e hai voglia a dire che se crescono le ingiustizie e disuguaglianze bisogna andare a colpire le cause invece di prendersela con quelle che ne sono le vittime se si è perso l’orizzonte ideale e quando persino l’idea di ingiustizia è traviata quando si reputa giusto che i lavoratori si accontentino di un tozzo di pane senza diritti e continuamente ricattati ma sia ingiusto per i ricchi pagare le tasse e ancora di fronte all’evidenza dei danni che apportiamo alle relazioni alla convivenza civile alla natura si negano tutti i rapporti di causa-effetto di che ci meravigliamo signora mia è sempre stato così ma cosa ci siamo messi in testa la verità è che calpestiamo lo stesso suolo ma siamo di specie diverse io probabilmente un dinosauro voi sarete forse i nuovi sapiens che domineranno il mondo ma spero vivamente che un asteroide vi colpisca e vi stermini tutti alieni maledetti.

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Eppure noi ci credevamo…

Le prime elezioni per il Parlamento europeo si sono svolte, in Italia, il 10 giugno 1979. Io non avevo ancora vent’anni e stavo per partire militare: a breve mi sarebbe arrivata la cartolina che mi convocava a Sabaudia(LT) al corso per allievi ufficiali di complemento dell’Esercito; non ero mai stato fuori d’Italia ed a dire la verità ero stato poche volte anche fuori dal mio paese. Allora non erano molti quelli che potevano permettersi gite o viaggi, almeno tra i miei conoscenti; non c’erano corsi estivi, college, vacanze-studio, e se c’erano non era roba per figli di operai, contadini, artigiani, impiegati e piccoli commercianti, che quella era la composizione sociale del popolo.

Per chi ci riusciva comunque c’erano le frontiere, le dogane, i cambi delle monete; per non parlare poi dell’Europa dell’Est, quella dei paesi comunisti, dove per entrare era anche necessario richiedere il visto di ingresso.

A scuola avevo studiato un po’ di inglese, meglio alle medie che alle superiori dove dovetti ricominciare da capo dato che la maggioranza degli studenti alle medie aveva fatto francese, annoiandomi terribilmente: in teoria cittadino del  mondo, in pratica di un mondo molto piccolo.

I nostri genitori avevano conosciuto la guerra, con i suoi lutti, distruzioni, la fame, le privazioni… e l’Europa unita significava soprattutto pace, armonia tra i popoli e sviluppo per chi era più arretrato, per allinearsi ai livelli di quelli più progrediti.

Si parlava di Stati Uniti d’Europa…

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Che è rimasto di quei sogni, di quegli ideali, un’era geologica dopo?
Abbiamo sostituito il muro di Berlino, la Cortina di ferro, con altri muri, altre cortine… Oggi che possiamo spostarci liberamente da un paese all’altro, usando una stessa moneta, parlando la stessa lingua o quasi, è possibile che ci sentiamo meno europei di quaranta anni fa?

Ma che ci è successo?

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Una birra per Olena (VII)

«James caro, sono pronti questi bagagli?»
Gilda, abbigliata da principessa Sissi, picchietta impazientemente in terra con il grazioso piedino mentre si rimira nell’antica specchiera veneziana appesa ad una parete della sala.
James il maggiordomo, vestito del costume tipico bavarese Lederhosen¹, fa il suo ingresso nella stanza reggendo due valigie.
«Chiedo venia, signora, con queste dovremmo essere pronti. Non sarebbe stato appropriato partire senza il vostro costume Dirndl¹ ma purtroppo era scomparso; abbiamo dovuto mettere la casa sottosopra, ma alla fine l’abbiamo trovato»
«Oh, meno male, e dove si era andato a cacciare? Non lo mettevo dai tempi della caccia al cervo con la buonanima di Evaristo»
«Era in un armadio nella camera di Miguel, signora, il giardiniere ama il cosplay, si traveste spesso da Heidi»
«Che monello quel Miguel! Ma a proposito James, quando tornerà quell’ometto? Il giardino sembra un po’ trascurato»
«Ecco, signora, se tutto va bene dovrebbe essere di ritorno alla fine del mese, sempre che eventi imprevisti non lo trattengano» dice James rabbrividendo, sperando che la sua preoccupazione non si tramuti in premonizione.

In quel preciso istante infatti, nella Hacienda “Pedro Pineda”, a Laguna Seca, nello stato di Zacatecas in Messico, si sta preparando la grande festa che si terrà dopo il tramonto, quando il sole che martella quella landa desolata avrà accordato una tregua ai lavoratori della terra, in attesa di riprendere le ostilità il giorno seguente.
Il padrone di casa, don Ignacio de La Peña, osserva orgoglioso il palco su cui l’orchestra mariachi “Aureliano Zapata” sta scaldando gli strumenti con una versione originale del classico Cielito Lindo.
Intanto, al piano di sopra della casa padronale, la tragedia incombe.
«Paio, mi querida, esci di lì por favor»
«No, no e no! Non verrò mai alla festa con questi straccetti!»
«Ma mi amor, che ti importa del vestito, sei bellissima!»
Paio Pignola, al secolo Hector Garcìa, esce come una furia dal bagno dove si era rintanata.
Vestita di un abito tradizionale variopinto, con un lungo sottanone ed una camicia di pizzo allacciata sul davanti, in testa un velo che la fa assomigliare ad un famoso dipinto di Frida Kalho non fosse altro che per i generosi baffetti neri, la salsera inferocita carica il malcapitato Miguel.
«Tu e le tue maledettissime idee!» sbotta la cubana. «Facciamo solo una piccola deviazione per trovare i miei… dovevamo andare ad Acapulco e guarda in che buco mi hai portato! Ed hai perso anche le valigie!»
«Ma mi amor, non è stata colpa mia… come potevo sapere che l’autista dell’autobus fosse un ubriacone e si addormentasse mentre guidava? Per fortuna siamo riusciti a saltare fuori prima che si capottasse nel burrone…»
«Se mi amassi veramente, come dici, avresti salvato almeno il mio beauty case! E invece eccomi qua, sembro una suora di clausura!» afferma Paio, sollevando il sottanone.
«Ma quale suora, Paio, sei elegantissima. Lo so che sei nervosa per la festa, ma non devi preoccuparti, i miei genitori sono persone alla buona, vedrai!»
«E non dire che sono nervosa, ti ho detto che non sono nervosa!» strilla Paio in falsetto. «E prega che vada tutto bene, se no nel burrone ci finiranno i tuoi gingilli!»

Gilda, riflettendo sulle qualità del fido tuttofare, formula un auspicio: «Bè, speriamo proprio di no, mi dispiacerebbe perdere un collaboratore così variopinto» poi, guardando con interesse il maggiordomo:
«James, te l’hanno mai detto che i pantaloncini con le bretelle ti donano? Anche il cappello con la piuma, ma di più i calzoncini. Potresti metterli più spesso, magari nelle cene informali»
«Grazie signora» risponde James con modestia «in gioventù ho praticato la Schuhplattln² con il mio amico boscaiolo Hans. Ricordo che abbiamo partecipato a diverse gare e riscuotevamo un discreto successo nello Jodel a due voci»
«Davvero, James? Mi sarebbe piaciuto assistere. Ma come mai la coppia si è sciolta?»
«Ehm, ecco, per divergenze artistiche, signora» risponde James, ripensando agli schiaffi veri che il boscaiolo gli aveva affibbiato quando lo aveva scoperto nel capanno del guardaboschi Ulrich.
«Bè, è un vero peccato James. Ma, come si dice, the show must go on the table, con o senza gatto» poi, come se avesse un ripensamento, la Calva Tettuta continua:
«James, sai che ho una alta opinione di te, vero? Perciò non prendere questa mia domanda come una mancanza di fiducia. E’ stata allertata la cavalleria? Natascia, intendo. Non so perché ma sento che potremmo aver bisogno di una consistente potenza di fuoco.»
James risponde senza scomporsi «Mi sono preso la libertà di avvisare la nostra Natascia appena saputo dell’accaduto, dovrebbe già essere sul posto », ripensando a quanto successo due giorni prima.

All’uscita dalla miniera, Olena accende il telefono satellitare per avvisare la sua committente Priscilla Presley dell’avvenuta liberazione del suo amico Tom Jones. Prima che possa digitare il numero viene preceduta da una chiamata, ed il nome che compare sul display le procura un sorrisetto che le increspa l’angolo destro delle labbra.
«Amuoruccio! Tu non riesce proprio a stare senza di me. Tu carino, ma ora io lavoro, può tu chiamare più tardi?»
«Natascia, abbiamo un problema» annuncia un compìto James. «Servirebbe la tua presenza a Monaco di Baviera, pensi di farcela per domani mattina? E ti sarei grato di soprassedere sull’amuoruccio»
«Quando tu capirai mio nome io smetterò di chiamare tu amuoruccio, capito finuocchietto?» mette in chiaro la russa, tornata seria. «Cosa successo a Muonaco?»
Il maggiordomo concede solo un assaggio di risposta:
«Presentati dal direttore Matthäus. Il caso è rognoso, la polizia brancola nel buio, il direttore annaspa aspettando che il trombettiere annunci l’arrivo dei nostri»
«Piatto ricco mi ci ficco» risponde Olena, chiudendo la conversazione.

Gilda annuisce in segno di approvazione ed elogia il suo maggiordomo.
«James, poche persone sono efficienti come te. Ti confesso che adesso sono più tranquilla, perlomeno di russi, cinesi e pigmei non dobbiamo temere. Possiamo muoverci, adesso?»
«Senz’altro, signora, faccio strada» e James solleva le valigie e si avvia verso il taxi che li sta aspettando per andare all’aeroporto,

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¹ Il Lederhosen ed il Dirndl sono costumi tipici bavaresi, l’uno maschile e l’altro femminile
² Lo Schuhplattler è una danza bavarese e tirolese dove ci si tira degli schiaffoni