Piove , governo dei migliori (Cronachette dall’ex zoccolo duro)

L’estate sta finendo, cantavano i Righeira qualche annetto fa: il weekend è stato piovoso e così ho dovuto rimandare la gita in alto lago che avrei voluto fare sabato e quella di domenica a Milano. Per quest’ultima in realtà non sono troppo dispiaciuto, in quanto nonostante mi sia assoggettato a vaccinarmi non mi è ancora arrivato il green pass, segnalo questo ritardo ai ministri del “Green pass è libertà” perché prendano provvedimenti.

Mi è toccato quindi fare dei lavori che avevo rimandato; in particolare, dato che ho una tapparella che si blocca e poi scatta tipo ghigliottina, ho provato a pulire la guida, a scartavetrarla, lubrificarla, ad aprire il cassettone in alto e vedere dove toccava ma non c’è stato niente da fare. Visto che è vecchia e pesante, ho preso la decisione di cambiarla (“era ora” sento borbottare dalla cucina) ed ho preso appuntamento con la ditta che mi aveva sostituito tempo fa tutti gli infissi (“se la cambiavi allora adesso non avremmo problemi” borbotta sempre la voce in cucina). Il venditore  era quasi dispiaciuto: mi ha detto che hanno un sacco di richieste grazie al 110% del governo per le ristrutturazioni (come si droga un mercato) ma non riescono a farvi fronte. I loro fornitori non consegnano perché non hanno le materie prime: manca la plastica e manca l’alluminio, e inoltre i prezzi stanno aumentando di settimana in settimana. Mi ha fatto un preventivo allucinante sia per il prezzo che per la consegna prevista: 150 giorni! Cinque mesi, manco si trattasse di fare una Tac all’ospedale (questa sarebbe una battuta sarcastica, per la Tac ci vuole molto di più). Per ora ho soprasseduto ma sono preoccupato: e se aumenta ancora?

Un mio amico, che lavora per una ditta che vende ricambi idraulici, mi dice che hanno lo stesso problema: i fornitori non consegnano perché mancano le materie prime. Ottone, zinco, rame… un altro amico che lavora in una concessionaria (tra l’altro di auto di lusso) mi dice che sono disperati perché la casa madre consegna col contagocce ed i clienti sono inferociti; in questo caso sono le schede elettroniche a mancare. Qui la colpa pare sia dei famigerati bitcoin: per crearli occorrono dei computer che elaborano giorno e notte, con schede sempre più potenti: ed anche qua, i prezzi aumentano…

Poi ci pensa anche il nostro ministro della “transizione ecologica” a darci la bella notizia che dal prossimo mese, o poco dopo, i prezzi dell’energia elettrica e del gas saliranno di un 30-40%. Qualcuno sostiene che in parte l’aumento è dovuto al meccanismo demenziale di compensazione della Co2 che si produce: per cui se uno inquina può comprare il surplus da un paese che inquina poco… un inciso sul ministro, che ha ritirato in ballo il nucleare, suscitando l’entusiasmo della Gelmini seguita a ruota, non si sa a che titolo, dalla Moratti. Non avete anche voi la sensazione di giocare a Monopoli ed ogni tanto trovare la carta che vi riporta alla partenza? Siamo condannati a ricicciare sempre delle stesse cose e con gli stessi personaggi?

In Italia comunque, dato che di materie prime ne abbiamo pochine, dovremmo essere parecchio preoccupati, invece pare che il problema maggiore siano quelli che sono contrari alla carta verde (e non necessariamente al vaccino, anche se personalmente ritengo del tutto legittimo essere contrari a questi vaccini) manco fossero membri dell’Isis oppure chi prenderà in affido il piccolo Eitan. Forse siamo rassegnati al fatto che la nostra “vocazione” è quella di fare i camerieri al resto del mondo? Se è così è inutile che i migliori si prendano la briga di far andare per forza al lavoro gli operai ricattandoli con l’ideona geniale che se non hai  il pass non puoi lavorare. La TV ieri diceva che c’è stato un grande successo dopo l’annuncio del nuovo decreto, c’è stato un aumento del 35% di vaccinazioni. Su che cosa, non l’hanno detto: sul giorno prima? Sul mese prima? Però sembra che l’aumento più significativo sia stato al centro-nord: magari dipenderà dal fatto che al sud ci sono meno fabbriche?

Con questo dubbio esistenziale amiche e amici vi lascio; se il tempo regge vado a fare una passeggiatina rilassante. Sapete che coda di macchine c’è per strada? Ma di questo parliamo un’altra volta… a presto!

La signorina è indignata per il ritardo della sua nuova auto. Stasera chi la sente!

Bandiera bianca (Cronachette dall’ex zoccolo duro)

Amiche e amici,

mi sono arreso. Attaccato da tutte le parti, Presidente della Repubblica, Papa, forze politiche (non tutte, per la verità, e me ne ricorderò a suo tempo), media, amici e familiari, braccato persino dalla mia dottoressa, non ho resistito e mi sono costituito. Così venerdì mattina, con sotto il braccio il pacco di tamponi positivi e negativi ed esami sierologici con tanto di conteggio di anticorpi, mi sono recato a piedi al vicino hub vaccinale allestito nel vecchio ospedale, a dieci minuti da casa, per sottomettermi alle forche caudine verdi .

Pochissima gente in attesa; all’ingresso il volontario che prendeva la temperatura mi ha chiesto se avessi la prenotazione, costringendomi a rispondere “No. Ultrasessantenne” al ché una infermiera mi ha lusingato con un “Però, li porta bene, complimenti!” che mi ha fatto pensare fosse una figurante ingaggiata per convincere i dubbiosi dell’ultimo momento. Nel percorso per arrivare alla stanza della vaccinazione sono stato sottoposto a tre livelli di interrogatorio, al quale ho sempre risposto: “Ho già avuto il Covid. Devo fare solo una dose” ma non ero sicuro che il messaggio fosse stato ben recepito.

Entrato nella stanza, una infermiera (almeno, lei credo fosse una infermiera) mi ha fatto le domande di rito: “Ha qualche allergia? Ha avuto reazioni a medicinali? Sta prendendo medicinali? Ha mai avuto problemi con le vaccinazioni?”. Dato che l’ultimo vaccino l’ho fatto quarant’anni fa al tempo del militare e gli unici problemi con dei medicinali li ho avuti con l’anestesia per togliere le tonsille, a cinque anni, non credo che le risposte che ho dato siano state molto significative. Sembrava che fossi destinato allo Pfizer, tant’è che la donna mi ha chiesto se avessi avuto problemi con farmaci della stessa società, perché il vaccino ha in comune alcuni eccipienti, “non mi pare” ho risposto; ho mostrato l’esito dell’ultimo sierologico, chiedendo se secondo lei gli anticorpi non fossero ancora alti, e quando mi ha risposto “effettivamente” stavo per andarmene ma mi ha bloccato aggiungendo “però con il vaccino li rafforzerà, e considerando la sua età e il fatto che si avvicina l’autunno e potrebbe esserci una nuova risalita dei contagi…”. Devo dire che più di tutto è stato quell’accenno all’età a disarmarmi completamente. Ad un tratto la vedo fissare il video e corrucciare le sopracciglia: “Qui il sistema dice che lei deve fare il Janseen” “Che cos’è il Janseen?” “E’ il Johnson & Johnson” “Ma scusi, quello non è in dose unica? Io devo fare solo una dose di richiamo. Non posso fare il Pfizer?”  “Qui dice che deve fare il Janseen. Se vuole fare il Pfizer devo chiamare il dottore” A quel punto ho realizzato che la resa sarebbe stata senza condizioni: ma sì, fatemi il Janssen, chissà che non mi ricrescano i capelli. Appena vaccinato, ho detto all’esecutrice: “Comunque, se non fosse stato per il Green pass, col cavolo che mi sarei vaccinato” al che lei serafica mi ha risposto “Lo so, cosa crede? Tutti quelli che stanno venendo qui adesso lo stanno facendo per quello”. Che motivazioni nobili!

Arrivato a casa mi sono preso la briga di leggere il bugiardino (lì per lì devo avere firmato un consenso informato, ma nemmeno l’ho letto) ma era meglio che non lo facessi. Il bello è che poi senti in televisione questi mentitori professionisti assicurare che non ci sono rischi…

Fino a venerdì sera sono stato bene, anzi la passeggiata serale è stata finalizzata ad arrivare alla Coop e comprare una bella vaschetta di frittura, gustata con una bella bottiglia di Bordeaux Blanc regalatami per il mio sessantesimo compleanno; poi ho cominciato a sentirmi strano e pian piano è salita una febbricola accompagnata da fiacchezza. Di notte non ho dormito anche perché continuavo ad andare in bagno; sabato e domenica sono rimasto in casa molle come un fico, peccato perché avevamo in programma una gita fino a Colico e all’Abbazia di Piona, sarà per la prossima settimana. Oggi mi sto riprendendo ma quello è un po’ l’effetto consulente che non può permettersi mollezze: scarpe rotte, eppur bisogna andar!

Ed eccomi qua, finalmente omologato, finalmente allineato, finalmente inquadrato nella “maggioranza”. Svenduto le mie convinzioni per un tozzo di pane, anzi un’apericena al chiuso: ne valeva la pena?    

Dopo il vaccino ho delle strane allucinazioni.

Olé Olé Olé Olé Maradona è meglio ‘e Pelè (Cronachette dalla zoccolo duro – 9)

Amiche e amici, i miei congiunti mi hanno diffidato dal parlare ancora di Covid, di Green Pass, di vaccinazioni, di no-vax e si-vax. Mi sto fissando, dicono, al mondo non esiste mica solo il Covid! E hanno ragione, anche se a guardare i nostri telegiornali non sembrerebbe. Così, per distrarmi, stanno mettendo in atto una serie di tattiche diversive. Sabato ad esempio sono voluti tornare in alto lago, stavolta a Domaso, e camminare fino a Sorico, passando per Gera Lario. Bei posti, indubbiamente, ma che vi devo dire, lago oggi, lago domani, alla lunga io mi scoccio: tanta gente in barchetta, in windsurf, tante coppie in bicicletta, evidentemente con energie in sovrabbondanza che non trovano modo di sfogare in altro modo. Tante famiglie straniere con bambini piccoli, da quelle parti ci sono parecchi campeggi e le spiaggette non sono per niente affollate.

L’altra settimana era successo un fatto curioso, ovvero una signora tedesca di Dortmund, in vacanza sul lago, aveva mollato baracca e burattini (trolley e documenti) e si era avviata a piedi sulla strada Regina. Qualcuno l’ha notata e l’ha segnalata ai vigili di Tremezzina, che sono prontamente intervenuti: sono state contattate delle amiche che si sono precipitate dalla Germania per riportare a casa Lassie ma si sono viste opporre un rifiuto categorico: Io a Dortmund? Non ci penso nemmeno, ma vi siete guardate intorno? E così la signora è rimasta ma poi è sparita di nuovo ed è stata riavvistata stavolta a Como, vicino al Tempio Voltiano. Di nuovo allertate le amiche che sono state ben felici di tornare, e stavolta pare che se la riportino via. Ma io mi chiedo: ma uno non è più nemmeno libero di fare il vagabondo o perfino il barbone, se ne ha voglia? Ma c’è davvero qualcuno sano di mente che potendo scegliere preferirebbe vivere a Dortmund piuttosto che sul lago di Como?

A Gera Lario c’era un raduno di trucks, cioè di camion; in altri tempi ci sarebbero state salamelle, polente e birra a fiumi, purtroppo in questi momenti quaresimali i camionisti si sono organizzati in piccoli gruppetti ed ho visto addirittura delle schiscette, che tristezza. Noi comunque non ci siamo fatti mancare pizzoccheri, polenta e salsicce al sugo in un bar con cucina nelle vicinanze, la parte migliore dell’escursione: 10 euro, un prezzo onestissimo. C’erano dei camion bellissimi, pensavo di trovare anche mio cognato che è uno dei camionisti tipo, grande passione per i motori, grande abilità nella guida e grande pancia da mangiatore e bevitore: ora sta pagando gli eccessi perché si è fatto venire il diabete, ma se c’è da farsi una grigliata non si tira certo indietro.

La domenica invece, da qualche mese a questa parte, con mio figlio andiamo a camminare nella Spina Verde, il polmone verde a poca distanza da casa. Un paio d’ore disintossicanti, noto con piacere che il pargolo ha perso diversi chili (16, la dieta ed il moto funzionano, ma ne ha ancora una decina da smaltire, l’anno di “reclusione” è stato devastante: nel frattempo io mi rinsecchisco…) e mi stacca regolarmente, come è giusto che sia. Usiamo i bastoncini da trekking, che una volta mi facevano ridere, invece sono molto utili sia per l’appoggio e la spinta ma soprattutto per muovere anche le braccia e le spalle.  

Ieri sono andato dal commercialista che mi ha finalmente detto quante tasse devo pagare, pensavo si volesse tenere il segreto: è una bella mazzata che lì per lì mi stava invogliando ad imitare la signora di Dortmund. Ma poi mi sono arrivate in aiuto le parole di saggezza di mia suocera: “se hai tasse da pagare vuol dire che hai lavorato e guadagnato” ed inoltre mia moglie (un’altra azione diversiva) mi ha invitato a stappare una bottiglia di prosecco perché pensava che avremmo dovuto pagare molto di più.  Non me lo sono certo fatto ripetere due volte e così ieri sera ci siamo scolati una bottiglia di Prosecco Rosé docg millesimato 2020: chi vuol esser lieto sia eccetera eccetera.

Ieri pomeriggio, quasi avesse letto il mio post, mi ha chiamato la dottoressa. Non ci volevo credere! Mi ha chiesto che intenzione avessi con il vaccino. Le ho accennato agli anticorpi e mi ha detto di non guardare a quelle cose, adesso hanno spostato i termini per i guariti ed ho un anno per fare la dose unica (ma sarà vero?) e quindi di darmi una mossa. Ne ho approfittato per chiederle il numero di telefono della segretaria, dato che ha cambiato sede senza dir niente ai suoi assistiti, ma questo è un dettaglio. L’ho rassicurata, sì, sì, mi prenoto non si preoccupi, anzi vado là direttamente. Magari la prossima settimana. Allora (non per parlare ancora di Covid, ma se mi ci tirano) se davvero hanno spostato il tempo utile per vaccinarsi, mi daranno anche il Green Pass di straforo? Io ci provo, vediamo che mi dicono, vi faccio sapere…

Avevo promesso di dare conto anche dei benefici di cui sono venuto a conoscenza a seguito della vaccinazione, e non solo degli eventi avversi, ed eccomi qua: a) una amica di mia moglie, parrucchiera, ha detto che dopo la vaccinazione ha avuto una sensazione di benessere, di forza, che le è durata una settimana; b) mia cognata, 55 anni, che ha spesso dei dolori alle mani, non lancinanti ma fastidiosi (inizio di artrite) per quindici giorni non ha avuto nessun disturbo; c) il marito di una delle coriste ha avuto un effetto Viagra che gli è durato qualche giorno, del quale la moglie sulle prime è stata lusingato ma dopo un po’ è risultato fastidioso.  Per precisione scientifica, tutte le vaccinazioni di cui ho parlato erano Pfizer. Comunque l’Istat ha certificato che a causa del Covid l’aspettativa di vita per gli uomini si è accorciata di due anni: vuol dire che potremo andare prima  in pensione?

Va bene, non ce l’ho fatta a non parlare proprio per niente di Covid, ma devo disintossicarmi poco a poco…

Questa signorina è di Dortmund ma non vagabonda

Il mio contributo alla scienza

Penso di essermi beccato il Covid-19 la prima settimana di novembre 2020; il virus (non ancora la variante Delta, quello tradizionale) dopo un’estate che aveva fatto cantare vittoria stava diffondendosi di nuovo, tanto che dal 6 novembre Lombardia, Piemonte, Calabria e Valle d’Aosta erano tornate in zona rossa. Date le scarse relazioni sociali (lavoravo da casa ormai da marzo e pensavo di stare abbastanza attento a uso di mascherine e distanziamento) non capisco ancora come abbia fatto a prenderlo: ad ogni modo il 9, lunedì, ero stanchissimo, avevo un po’ di mal di gola, qualche linea di febbre e di notte ho dormito pochissimo. Pensavo ad una freddata, anche se il timore c’era: mio fratello (anche se a 500 km di distanza) era appena uscito dal un mese di isolamento, dopo aver avuto solo due giorni di febbre ma con ben due tamponi positivi. Ho cercato di andare dalla mia dottoressa ma le urgenze erano sospese, a causa appunto della zona rossa: ho dovuto prendere appuntamento per il venerdì (manco fosse un primario: così siamo ridotti) e quindi ho passato altri tre giorni con la febbre che la sera mi saliva e la tenevo a bada non la tachipirina. Respiravo bene, gli odori li sentivo, continuavo ad essere moderatamente ottimista. Al venerdì finalmente vedo la dottoressa, mi visita ed esclude il Covid; diagnostica una infiammazione delle vie urinarie (dato che di notte mi alzavo quattro-cinque volte) e mi prescrive un antibiotico per quello scopo. A sua parziale discolpa mi ha detto anche che prima di iniziare avrei dovuto fare gli esami del sangue; ma anche gli esami bisognava prenotarli e sarebbe passata un’altra settimana… Così ho iniziato la cura, ma la febbre serale non passava, e nel frattempo mi stavo infiacchendo sempre più. Al lunedì vado a prendere il giornale accompagnato da mio figlio: vista la fatica, decido di chiamare la dottoressa che finalmente mi prescrive il tampone. Da quel momento tutti in isolamento a casa, io mi segrego nello studio-camera degli ospiti, per precauzione e scaramanzia, pensavo: invece poi è arrivato l’esito positivo, e abbiamo capito tutti che l’affare poteva essere serio. La preoccupazione era per i miei cari: dal primo sintomo al tampone erano passati 8 giorni: nessuno però mi ha chiesto che contatti avessi avuto, tantomeno loro sono stati sottoposti a tampone. Siccome hanno degli anticorpi grossi come elefanti, fortunatamente non si sono presi niente.

Sono stato fortunato, il virus non mi ha attaccato i polmoni; la febbre è continuata finché ho chiamato un mio amico medico (l’avessi fatto prima…) che è uscito a visitarmi (considerate che da giovane ha fatto il volontario in Africa e la vocazione gli è rimasta) e mi ha prescritto cortisone e un altro antibiotico per proteggermi da eventuali attacchi di batteri a polmoni e vie aeree, dato che mi ero parecchio indebolito. Da quella sera stessa la febbre non si è più presentata, anzi si è abbassata così tanto (34,3!) che ero preoccupato di tramutarmi in un rettile. Ho imparato l’esistenza del saturimetro, ed ogni misurazione veniva fatta con trepidazione, ma grazie al cielo la saturazione è sempre stata buona. Ho anche continuato a lavorare, almeno mezza giornata; ma prima di uscirne c’è voluto un altro tampone positivo. Nel frattempo ho perso 4-5 chili di peso, che ancora non ho recuperato: beato te, dice qualcuno! Be’, insomma…

Qui pensavo di esserne uscito, che delusione.
Praticamente è passato un mese dal primo sintomo: finalmente libero!

Quando, a febbraio, arrivarono i vaccini, si disse che prima andavano vaccinati i più fragili, per poi arrivare (alla fine ma proprio alla fine) a chi aveva già fatto il Covid; poi si disse che invece quelli più anziani potevano vaccinarsi anche se il Covid l’avevano fatto; io prudentemente aspettai, il mio amico alle prime vaccinazioni mi disse di aver visto reazioni avverse più forti tra chi il Covid l’aveva già fatto. Così ad aprile, passati ormai più di 4 mesi dalla guarigione, feci il primo sierologico:

Questo certificava che avevo fatto il Covid: e grazie, questo lo sapevo…

A occhio gli anticorpi mi sembravano altini (il mio amico disse che potevo donare il plasma, peccato che a Como non lo raccogliessero), per cui decisi di orientarmi verso settembre per la vaccinazione; pensavo che visto che l’anno prima l’epidemia aveva ripreso forza dopo l’estate, così mi sarei fatto trovare bello pronto. Ma poi, avvicinandosi le ferie e con lo spauracchio della variante Delta, presi appuntamento per vaccinarmi entro fine giugno. Ma prima feci un altro sierologico:

A questo punto erano un po’ calati, ma sempre abbastanza alti (anche se la mia dottoressa a cui li feci vedere mi disse assolutamente di vaccinarmi, che non erano così eclatanti); il mio amico mi disse che secondo lui potevo tirare fino a settembre, però se facevo il vaccino subito mi avrebbero fatto solo una dose, invece facendo passare i sei mesi probabilmente se avessi trovato un medico zelante me ne avrebbero fatte due. E così eccoci arrivati a settembre, con la pressione ricattatoria del Green Pass; intanto le idee sono un pochino più chiare a livello scientifico, ed è chiaro che la copertura vaccinale si riduce (e anche di molto) col passare del tempo, tanto che si parla di terza dose; nel frattempo però si parla anche di allungare il Green pass a dodici mesi, un po’ contraddittorio a parer mio… comunque, in vista di quello che nella mia testa è sempre stato il traguardo, ho rifatto il sierologico:

Ok, è calato, ma mi piacerebbe sapere: uno che si è vaccinato ha davvero più anticorpi di me? E ha senso vaccinarmi ora, con un vaccino già vecchio, quando si annuncia l’uscita di uno che dovrebbe coprire anche la variante Delta? E davvero sono amorale e non solidale se non mi vaccino, o sono essenzialmente cavoli miei dato che l’obbligo non c’è?(almeno a norma di legge, anche se di fatto e in modo strisciante lo stanno introducendo: allora ritengo più onesto che mettano l’obbligo, ma poi devono pagare anche i danni…).

Insomma, sono punto e a capo. Farò anghingò ambabarabà cicì cocò, ovvero alla fine sceglierò in piena coscienza e sulla base di motivazioni inattaccabili: ho un buono Booking da spendere, ma senza Green pass dove davo a spenderlo?

Amiche e amici, spero di essere stato utile anche se un po’ prolisso; i miei congiunti mi hanno ingiunto di non parlare più di Covid che ho stufato, e mi sa che farò così. Se mi verrà un trombo, sappiate che vi ho voluto bene.

Invito a cena con tampone (Cronachette dallo zoccolo duro – 8)

Dopo una settimana passata in sostanziale isolamento, grazie allo smart working (traduzione truffaldina di: lavoro da casa usando i propri mezzi di produzione, la propria corrente elettrica, la propria stampante, senza prendere una lira in più e senza nemmeno avere la gioia di parlare con i colleghi di calcio e di donne), nel fine settimana sentivo il bisogno di sgranchire le gambe, così sabato tralasciando le pulizie a cui sono solitamente addetto ho caricato la famigliola in auto e siamo andati in alto lago, per la precisione a Musso, che è appena prima di Dongo, il paese famoso perché vi fu catturato il Duce che scappava verso la Svizzera e fu poi fucilato poco lontano, a Giulino di Mezzegra. Rassicuro i lettori, non mi sono recato da quelle parti per qualche nostalgia come invece fanno ogni anno dei manipoli in orbace in occasione della triste (per loro) ricorrenza, ma perché sul lago si possono fare delle bellissime passeggiate, per niente difficili, godendo di una vista stupenda e respirando aria salubre. Siamo andati di sabato perché poi la domenica le strade del lago sono congestionate dai milanesi in libera uscita; da casa mia è un’oretta di macchina, ma ne vale la pena. Fino a qualche anno fa queste passeggiate non erano possibili, perché alcune sponde del lago sono rocciose ed a picco, per cui bisognava scendere e risalire fino alla strada Regina (quella che ogni tanto quando piove frana) che è molto trafficata, come dicevo, abbastanza stretta e quindi per niente amichevole. Invece ora nei punti una volta impraticabili sono state stese delle passerelle, e quindi è diventata una meta deliziosa per chi vuol fare un po’ di movimento. La passeggiata da Musso si snoda fino a Cremia passando per Pianello del Lario, paese famoso fin dal Cinquecento per la qualità delle pietre che vi si estraevano, adatte ad essere usate come macine da mulino. Una piccola perla la chiesetta di San Vito, a Cremia. C’era il sole ma l’arietta era fresca; quelle zone sono sempre ventose, tanto che parecchi amanti del windsurf, specialmente stranieri, vengono a passarci qualche giorno. Tante barchette a vela; diverse spiaggette di sassi con gente che prende il sole e fa un bagnetto. Niente assembramenti, niente bambini urlanti, molti cani che portano a spasso il loro padrone e lo invitano a farli giocare tirandogli dei legni, insomma una pace di santi che invita alla meditazione ed alla riflessione. A me a dir la verità fa venire fame,e per fortuna sulle rive del lago ci sono diversi ristorantini e bar.

Durante la passeggiata mia moglie mi ha ricordato che l’indomani sarebbe stato il compleanno di mio padre, se fosse stato ancora vivo; ne avrebbe compiuti 93, ed uno dei rimpianti più grandi che ho è quello di non essere andato alla festa per il suo 90°, anche se con ogni probabilità non mi avrebbe riconosciuto. Più mi guardo intorno e più sono convinto che quelli della sua generazione fossero più capaci di fare i padri di quelli venuti dopo.

Verso metà pomeriggio siamo tornati a casa perché la sera avevamo appuntamento con diverse coppie di amici con le quali di solito ci ritroviamo alla fine delle ferie, per raccontarci come le abbiamo passate; di solito andiamo in pizzeria, e non ci sarebbe stato nessun problema nemmeno quest’anno se non fosse che il sottoscritto il green pass come sapete non ce l’ha (su dieci persone solo io, penso di rispecchiare la media nazionale), e quindi in caso di maltempo avrei  dovuto mangiare fuori o aspettare in macchina. L’alternativa sarebbe stata farmi un tampone che avrebbe aumentato parecchio il costo della pizza, ma per fortuna non c’è stato bisogno perché abbiamo deciso di prendere delle pizze da asporto e mangiarcele nel giardino di una delle coppie di amici. Pizza buona ma il pizzaiolo doveva essere a corto di ingredienti: ad esempio la mia messicana, che avrebbe dovuto avere pancetta salsiccia fagioli e cipolla, aveva solo la pancetta; alle prosciutto e funghi aveva messo solo il prosciutto. Però si deve essere reso conto della mancanza, infatti ce le ha fatte pagare tutte come pizze margherita, abbiamo risparmiato. Veramente, dato che ognuno ha portato qualcosa per non presentarsi a mani vuote, avremmo anche potuto fare a meno delle pizze… io ho contribuito attingendo alla mia cantina, due bottiglie di prosecco ed una di passito, tutte molto gradite.

Di ferie però non abbiamo parlato molto; abbiamo parlato naturalmente di Afghanistan e di vaccino, ormai siamo diventati tutti virologi e tutti esperti di geopolitica caucasica. Il mio contributo (modesto, ero distratto dalle cibarie e soprattutto dalle bevande) è stato ricordare che l’Afghanistan, che sui nostri atlanti sembra uno sputacchio, ha un’estensione che è più del doppio di quella dell’Italia, territorio in gran parte impervio, quindi pensare di dominarlo senza il loro consenso è abbastanza velleitario; e che in cinquant’anni, nonostante le guerre ininterrotte, la popolazione è passata da 7 a 38 milioni, perché le donne volenti o nolenti, burka o non burka, fanno figli, mentre nella nostra società “evoluta” ci siamo fermati a sessanta milioni, e prima o poi ci supereranno anche loro. Abbiamo parlato anche di accoglienza, perché un gruppo di una dozzina di persone arriverà anche a Como e verrà ospitato in una struttura dei Padri Comboniani, gestita da una onlus legata alla Caritas. Io sono abbastanza critico su queste organizzazioni, continuo a pensare che se è lo Stato che accoglie debbano essere strutture dello Stato a organizzare e gestire. Ma forse è giusto così, evidentemente lo Stato che ho in mente io non è quello in cui vivo.

A proposito di vaccini, gli operatori turistici hanno spinto sul governo per far togliere la quarantena ai turisti in arrivo dalla Gran Bretagna: ma che bella pensata, quelli hanno contagi e morti alle stelle e noi gli stendiamo i tappeti rossi per far contenti gli albergatori e i ristoratori, e in compenso teniamo in quarantena i nostri sani che non hanno il green pass. L’altra notizia è che l’Ema è stata invitata ad accelerare l’autorizzazione allo Sputnik perché altrimenti i turisti russi non possono venire. Era ora! Una notizia che ho letto stamattina è che a livello nazionale  gli attuali ricoverati per Covid sono al 25% già vaccinati (1 su 4!), fino a qualche giorno fa era il 20%: sbaglio o stanno aumentando i contagi tra i già vaccinati? Titolone poi sull’età media dei contagi che si sta abbassando: è ovvio, i ragazzi ed i giovani si muovono di più, ma mi chiedo: dato che alla fine tra di loro di ricoveri ce ne sono veramente pochi, non è meglio così, che si infettino e guariscano da soli, piuttosto che vaccinarli con esiti futuri non prevedibili?

Il giornale locale ha dato in un trafiletto una notizia (diffusa dalla BBC in base a testimonianze di reporter presenti all’aeroporto di Kabul) che al TG non ho sentito, ovvero che parte dei morti non sono stati uccisi dalla bomba, ma dagli americani che in preda al panico o per allontanare la gente, si sono messi a sparare sulla folla. C’era un modo peggiore per concludere questa avventura? Dubito.

Amiche e amici, come vedete anche io alla fine mi sono confermato virologo e afghanologo: forse è meglio ricominciare a parlare di cose di cui capisco veramente, non vi pare? Ma forse così la pagina rimarrebbe vuota…

Messicana light

Cronachette dallo zoccolo duro (7)

In questi giorni sono in preda ad una sottile forma di depressione. Giovedì sera siamo stati a cena da una coppia di amici, nel loro giardinetto: cena frugale con pasta fredda, formaggi e affettati, gli argomenti di conversazione sono stati il Green pass, l’Afghanistan e malattie varie. E daje a ride! Per di più, mentre attaccavamo il gelato ci ha raggiunto la telefonata di un’amica che stava tornando di corsa dalle ferie perché la badante del suocero era stata trovata in casa senza vita. La poverina aveva 75 anni, quindi avrebbe avuto quasi diritto lei ad un badante, ma si arrabattava a fare diversi lavoretti; apparentemente non stava male economicamente, aveva un paio  di pensioni, ma pare avesse comunque problemi: insomma, si è suicidata. Ora, a me l’idea di arrivare a 75 anni e fare da badante ad uno di poco più anziano di me, ed arrivare per giunta non so per quale motivo a togliermi la vita, mi ha messo una tristezza infinita.

Tristezza che ho cercato di combattere sabato sera uscendo a mangiare una pizza con altri amici, nel posto dove ci eravamo rifiutati di andare a Ferragosto: primo turno alle 19, alle 21:15 abbiamo dovuto lasciare il posto al turno nuovo, come in una catena di montaggio. Che squallore non poter rimanere seduti a chiacchierare quanto si vuole! O forse no: tanto gli argomenti qui erano stati Green Pass, Afghanistan e una anziana zia di 98 anni (appena operata al cuore: ma quanto diamine deve campare la gente?) che è convinta che un vicino cinquantenne sia innamorato di lei e non si sposi solo per non farle dispiacere. Tutto può essere, l’animo umano è un abisso. Io comunque dopo i primi scambi di battute (“ma che aspetti a vaccinarti?”) ho staccato il cervello e mi sono concentrato sull’Inter, che al debutto in campionato e senza Lukaku che se ne è andato per andare a guadagnare 12 milioni a stagione (chiamalo scemo!) ha rifilato quattro pere al Genoa.

Visto che non si poteva rimanere a fare quattro chiacchiere siamo andati in un bar dove si potesse stare all’aperto (per colpa mia) e lì almeno, complici i drink, gli argomenti sono stati più leggeri, ovvero le ferie di chi ancora non è partito: Lampedusa. Bellissima, per carità, stando ai racconti di chi ci è stato, specialmente anni fa: ma a me che il mare stufa figurarsi se attira andare al mare e per di più su un’isola. A meno che non si parli di Sicilia o Sardegna, ma quelle non sono isole, sono continenti. Uno degli amici, fiorista, dice che l’anno scorso il giro d’affari è aumentato molto a causa (o grazie) ai funerali. Come dire, quello che per uno è una disgrazia, per un altro può essere una fortuna…

Domenica, in cerca di relax, siamo andati a fare una passeggiata al lago di Segrino, vicino Canzo; passeggiata organizzata da una associazione del posto, ed io pensavo fosse una cosa tranquilla invece ci siamo ritrovati ad arrampicarci a mezza costa su un sentiero aperto dagli alpini e usato nel passato dai contrabbandieri: io con i vestiti della festa e mia moglie in sandali, come due sventurati turisti tedeschi. Il resto del gruppo era attrezzato con scarpe da trekking, bastoncini e zainetto con borraccia, evidentemente sapevano qualcosa che noi non sapevamo: alla fine eravamo stravolti, oltretutto mi è toccato anche tenere tutto il tempo la sua borsetta e sa solo Dio cosa mettano le donne nelle borsette, se mi avvisava che c’era il frigorifero portavo un carrello… i posti sono comunque molto belli, del bosco ho visto poco perché ero troppo occupato a guardare dove mettevo i piedi; alcuni della comitiva discutevano di felci, carpini bianchi e rossi, ciclamini e narcisi: interessatissimo, infatti io non vedevo l’ora di tornare alla civiltà per bermi una birra fresca, ma chi se ne importa dei carpini, dei frassini e di arbusti autoctoni! Mi è dispiaciuto, quello sì, apprendere che una volta la zona era tutta terrazzata per la coltivazione della vite: che spreco. Ora il bosco ha ripreso il sopravvento, cerbiatti e cinghiali scorrazzano. Alla fine della camminata siamo stati ospitati in una bella struttura dove una simpatica signora ha aperto una casa vacanze e coltiva erbe aromatiche; pare che la lavanda tenga lontani i cinghiali. La donna ci ha mostrato come fare una talea e ci ha fatto assaggiare del formaggio caprino mischiato con l’erba cipollina da lei coltivata: una squisitezza, anche se a quel punto avevo una fame che mi sarei mangiato anche la capra.

Stamattina, mentre stavo lavorando, ha suonato un corriere che mi ha detto che doveva consegnarmi un pacco e lo lasciava all’ingresso: ormai fanno così, ed è già tanto che non lo tirino. Sono sceso in tempo per vederlo partire, e sono rimasto male: alla guida del furgone un anziano, ed al suo fianco una donna, credo la moglie, ed era lei che consegnava i pacchi.

Amiche e amici, leggevo stamattina che si sta pensando di iniziare a vaccinare contro il Covid anche i bambini di 6 anni. A me sembra pazzia pura, e non capisco come un medico e specialmente un pediatra possa in scienza e coscienza sostenere una simile scelta. A meno che non stiano preparando un rastrellamento come ai bei tempi: per ogni ultrasessantenne non vaccinato che non si presenta, vaccineremo dieci bambini…

Sul lago si possono fare tanti sport, se si ha l’abbigliamento adatto

Cronachette dallo zoccolo duro (6)

Amiche e amici, il lavoro è ripreso, in pratica mi sono spostato dal divano della sala alla poltrona dello studio: in sottofondo la radio accesa, Radio Italia anni 60, che manda a rotazione sempre le stesse canzoni (adesso Pazza Idea di Patty Pravo) di cui almeno tre volte al giorno quella orrenda che Orietta Berti è stata costretta a cantare a Sanremo (molto più bella e spiritosa il tormentone estivo “Mille”, che ha cantato con Fedez e Achille Lauro, trash puro, ma lei giganteggia). Dalla finestra aperta i latrati dei soliti cani, siano stramaledetti i loro padroni. Insomma, un alienato: e per fortuna riesco a fare la passeggiata mattutina e quella serale, disintossicanti, altrimenti non so come andrebbe a finire. Ha rinfrescato: lunedì sera ha fatto un bel temporale, ed il caldo è più accettabile. Domenica, ferragosto, eravamo stati a mangiare in un ristorante a Como (ovviamente all’esterno), veramente volevamo andare in un’altro posto in riva ad un laghetto ma ci hanno chiesto 55€ a testa escluse le bevande, menu fisso, quasi un pranzo di matrimonio, un locale che si è montato la testa ed è passato in poco tempo da ristorante-pizzeria popolare a manie da chef; per me amici cari potete morire di fame, ma se c’è gente che viene buon per loro. Tra l’altro un mio conoscente che lavora a Villa d’Este, quella dove ogni tanto i potenti del mondo si riuniscono per mangiare a sbafo alle nostre spalle, dice che è tutto pieno nonostante la mancanza di molti turisti stranieri: ma quanta gente c’è con i soldi veri? La sensazione comunque è che ci fosse in giro meno gente del solito, ma poi il giornale locale dice che tutti gli alloggi sono pieni anche se gli addetti continuano a lamentarsi della mancanza di russi e americani: ma dove volevate metterli? Una o due russe potrei ospitarle io, potrebbero anche dare una mano in casa, mia moglie però incomprensibilmente non è favorevole.

Verso la fine del pranzo un cameriere mi ha fatto un pippone sugli irresponsabili che non vogliono vaccinarsi e mettono a repentaglio la loro vita e quella degli altri: d’accordissimo amico, mai contrariare qualcuno che ti porta i piatti da mangiare. Uno di quegli irresponsabili sono io, il laccio però si sta stringendo sempre più, la sensazione è ormai quella di essere braccati. Tra l’altro a fine settimana l’hub vaccinale attuale verrà chiuso e si sposterà nel vecchio ospedale, a due passi da casa mia: in pratica tra poco verranno con la siringa direttamente a casa. Potrò anche andar là senza appuntamento, tutte le comodità! Ma se mi viene un trombo diranno che avevo qualche malattia pregressa? O che il beneficio ha superato il rischio? Dichiaro qua, a futura memoria, di godere di buona salute tranne un po’ di colesterolo alto e saltuariamente degli attacchi di mal di stomaco, specialmente quando mi fanno arrabbiare. Anche mia suocera mi ha messo in guardia: “guarda che se poi ti ammali e vai in ospedale non ti tratteranno tanto bene…” . Perché, siamo già arrivati ai medici che curano solo chi sta bene? Già gli ospedali che sono stati costruiti in questi ultimi venticinque anni sono stati fatti più per la comodità dei medici che dei pazienti (chi si è inventato di mischiare nelle stesse camere uomini e donne, anche con patologie diverse? Chi ha progettato quegli spaventosi monoblocchi, mentre prima c’erano i padiglioni separati che permettevano se non altro di tenere veramente isolati gli infettivi? Chi ha sempre difeso per ragioni di carriera e di apparteneza politica queste scelte scellerate? Chi ha difeso tutte le privatizzazioni ed i tagli possibili?), adesso dovrei sentire anche le rampogne di questa gente?

L’Afghanistan ha soppiantato il Covid nei telegiornali: grandi chiacchiere, retorica alle stelle. Non si sarebbe dovuti andar là (ma allora chi lo diceva era naturalmente trattato da traditore della patria) e se ne è venuti via male, il succo è questo. Quando ce la finiremo di andar dietro agli americani acriticamente sarà sempre troppo tardi. Ricordo diverse interviste di anni fa di Pino Arlacchi (già dal 2006 si parla di sganciamento…) che diceva che, con l’intervento americano del 2001, l’Afghanistan era ridiventato uno dei maggiori di oppio, mentre con i talebani le coltivazioni erano quasi sparite: questonon per difendere i talebani ma per dire che quando si interviene in un paese e non si sa cosa si va a fare si fanno solo disastri.

Comunque queste sono questioni troppo grandi, e finirà come al solito: gli afghani e soprattutto le afghane continueranno a prendersela in quel posto, e a quegli stessi con i quali oggi facciamo finta di solidalizzare che magari a prezzo di sacrifici inenarrabili riusciranno a scappare da quella prigione coranica, domani diremo che non li vogliamo, sono troppi, vengono a rubare il lavoro e le donne e magari sono pure terroristi. Per fortuna Gino Strada è morto un attimo prima, chissà che sangue amaro gli avrebbero fatto venire.

In questo periodo parecchi blog sono chiusi per ferie; la sensazione è che il circoletto sia sempre più ristretto, forse la forma blog sta giungendo al capolinea: pazienza, io finché avrò voglia di scrivere qualche stupidata lo farò, almeno finché non mi chiederanno il green pass. A presto, amiche e amici!

La maglietta traforata è molto carina
@Poetella: l’unico arrotino disponibile è questo, può andar bene?

Cronachette dallo zoccolo duro (5)

Amiche e amici,

sono arrivato ormai all’ultimo giorno di ferie, da lunedì riprenderò il lavoro: niente nuove se e quando si potrà tornare in ufficio, continuerò in smart working almeno finché non vorranno il green pass anche per questo. La temperatura è in aumento, anche se non ha raggiunto picchi luciferini: per dire, stamattina sono uscito alle 7:30 per prendere il giornale (locale, più rilassante) e c’erano 25,5 gradi. Tra un paio d’ore accompagnerò mio figlio a fare la seconda dose di vaccino; ormai in casa sono rimasto solo io senza, nascondendomi dietro gli anticorpi maturati a dicembre. Non riesco a capire, non trovo tabelle di raffronto, se ne ho più io dopo aver fatto il Covid o chi si è vaccinato: mia cognata vaccinata ha fatto l’esame sierologico ma i risultati sono diversi e non riesco a confrontarli. Faranno apposta?

Ieri una scenetta gustosa all’Iper, a proposito del green pass: mia moglie e mia suocera, come fanno sempre, prima di far spesa si sono sedute ad un tavolinetto del bar interno per prendere un caffè, e la commessa ha chiesto se avevano il green pass, altrimenti dovevano alzarsi. A mia suocera non l’avevamo stampata, mia moglie invece l’aveva rovinata perché si era macchiata di acqua di mare: così si sono dovute spostare di tre passi e prendere il caffè in piedi al bancone, dove è ammesso. Non è assurdo?

Così come è assurdo che, in fabbrica, senza green pass si possa lavorare ma non si possa mangiare in mensa: per questo c’è stato il primo sciopero che mi sembra sacrosanto. L’argomento mi tocca tra l’altro da vicino, tornare in ufficio senza poter andare a mangiare che gusto c’è? Va bene che già molti si portavano la schiscètta da casa, ma io lo eviterei volentieri.

Ieri gli amici Walter Carrettoni e Celia mi ha fatto sapere a Casale Monferrato l’anziano prete ha istituito nella sua parrocchia l’obbligo del green pass per entrare in chiesa: reverendo, già in chiesa vanno in pochi e distanziati, le sembra il caso di mettere ulteriori ostacoli?

Intanto, mentre ci balocchiamo con queste amenità e con la supercazzola Ius Soli, mezza Italia brucia; non sarebbe il caso di pensare a pene più severe per i piromani (oltre che prenderli)? E a che scopo bruciano boschi e riserve verdi, non c’è mica la legge che non si può costruire sulle aree bruciate, o è stata tolta anche quella? Se c’è un motivo, non ci si può concentrare a rimuoverlo? Ricordo qualche anno fa, in vacanza vicino Erice, allo scoppiare del solito incendio qualche autoctono diceva che erano gli stessi forestali per avere rinnovati i contratti, o i contadini per pulire il terreno dalle stoppie: possibile che tutti gli anni sia la stessa storia? Tra tanti commissari e luminari, non se ne potrebbe mettere uno a combattere questo fenomeno?

A proposito di fenomeni, il presidente della Regione Liguria Toti ha proposto l’obbligatorietà vaccinale per gli over 50. Questo signore, miracolato da Berlusconi come Alfano e Fitto e al quale auguro di fare la stessa fine ovvero cadere nell’oblìo, perché non si preoccupa della propria regione che è in coda alle statistiche vaccinali? Non ci sarà magari una correlazione tra il fatto che hanno votato lui e che non si vogliano vaccinare? Mi dà da pensare.

Infine un pensiero all’Afghanistan. Nessuno dirà mai abbiamo sbagliato, nessuno chiederà mai scusa. 21 anni passati invano, una guerra assurda di rappresaglia per l’11 settembre e per “liberare le donne dal burka”, non si conta quante migliaia di vittime civili, e anche nostri militari, per che cosa? I talebani, meglio armati e più motivati, dopo il ritiro inglorioso degli americani e degli alleati stanno riconquistando tutto il paese, ormai sono ad un passo da Kabul. Per che cosa dovrebbe combattere l’esercito regolare, per difendere chi, un governo fantoccio? Per essere poi traditi alla prima occasione? E’ ovvio che abbandonino le armi, chi glielo fa fare. Qualcuno sta ventilando di rimettere in piedi una coalizione per intervenire di nuovo. Lasciamo stare, di danni ne abbiamo fatti fin troppi… almeno cerchiamo di non essere ridicoli, qualcuno sta spingendo per rimandare al loro paese gli afghani irregolari che stanno scappando o sono scappati alla prima puzza di bruciato. Abbiamo perso non solo il senso di umanità, ma anche quello della decenza.

A presto amiche e amici, bevete acqua, mangiate frutta e verdura e state al fresco (ora non dicono più di andare al supermercato, a causa del Covid): seguite i consigli che ci propinano nutrizionisti e medici ad ogni ora del giorno e della notte. Magari bastava ascoltare i nonni, ma quelli sono vecchi.

Vacanze a Malta

Le cronache di questi giorni ci hanno fatto conoscere le ambasce di quei ragazzi che, in vacanza studio a Malta, sono dovuti rimanere in quarantena perché qualcuno del gruppo era stato trovato positivo al Covid. A me è sembrato più che normale, invece la tv ci propinava un bollettino quotidiano che manco il colon del Papa, quasi che i ragazzi risultassero dispersi nel Centrafrica o fossero prigionieri dei Talebani; addirittura da un paesino qua vicino un tizio si è mobilitato per far recapitare a destinazione dei reclusi, da un suo conoscente sull’isola, una colazione siciliana con tanto di granita (“io a Malta ci sono stato tanti anni, conosco bene la cucina di quegli alberghi”, ha detto. Una bella pubblicità, non c’è che dire).  

Non è che voglia fare il moralista, ma con tutta la buona volontà non riesco a empatizzare con quei ragazzi, ne coi loro genitori; e tantomeno con quei  300 che sono andati in vacanza studio (di che?) a Dubai, bloccati anche loro e men che meno con quelli che stanno per partire per la Grecia, a festeggiare la raggiunta maturità (su cui ho parecchi dubbi). Voglio dire, siete andati con la situazione che conoscete bene, poi almeno non lamentatevi; che volete, che mandiamo le portaerei a salvarvi?

Le mie vacanze, quando frequentavo le superiori e quindi un secolo fa, le passavo aiutando mio padre, fabbro, a bottega. Senza ammazzarmi di lavoro, per carità, anche perché mio padre sapeva bene cosa potevo fare e cosa no (avevo ed ho le mani delicate, ma lui era molto più fiducioso di me sulle mie capacità: io le cose che mi faceva fare lui non credo le avrei fatte fare a mio figlio che anzi ho protetto pure troppo, ma lui aveva fatto la guerra e io no). Scartavetravo, verniciavo (c’era una antiquaria che era contentissima quando sistemavo le testiere di letti antichi che portava, perché non lesinavo sulla porporina), tagliavo i pezzi per le ringhiere, lo accompagnavo nelle sue avventure più straordinarie, come calarsi nei pozzi per sistemare le pompe o issarsi sui tetti ad aggiustare grondaie, lo aiutavo a fare i conti, sorvegliavo gli operai, che erano poco più grandi di me di età. Ed i miei amici non è che partissero per Malta… i figli di contadini avevano da fare nei campi e con le stalle, quelli di altri artigiani andavano anche loro ad aiutare, gli unici che rimanevano senza far niente erano i figli di impiegati, se non trovavano qualche lavoretto da fare. Non ci mancava non andare in vacanza, i nostri genitori non le avevano mai fatte, e poi la vacanza era non andare a scuola e trovarci per interminabili partite a pallone, e magari la sera una birretta al bar (Peroni, al massimo Nastro Azzurro…).

Era un altro mondo, certamente, e sono anche storie che ho già raccontato. Per non parlare dei miei compagni che hanno dovuto lasciare la scuola dopo le medie per andare a lavorare, perché la famiglia non poteva mantenerli agli studi. Ma da quando è diventato indispensabile andare in vacanza? Come è stato possibile che in così (relativamente) poco tempo siamo diventati un popolo fiacco, viziato, frignone, e però pretenzioso, arrogante, ignorante? Com’è possibile che mandiamo i figli a studiare a Malta o Dubai per farli diventare dei perfetti idioti, ma che sanno l’inglese?

Ma che diavolo ci è successo?

Cronachette dallo zoccolo duro (3)

Amiche e amici, o forse dovrei chiamarvi solo lettori come ha fatto una compagnia aerea tedesca che in omaggio alle diversità di genere ha eliminato il “signore e signori” di benvenuto sostituendolo con il neutro “passeggeri”, ieri ho avuto una sgradita sorpresa, coda della breve vacanza di cui vi ho parlato. Mi è arrivata infatti dai Vigili del Comune di Piombino una bella multa per eccesso di velocità, andavo a ben 66 km/m su una strada provinciale con limite a 50, strada dritta su cui probabilmente per rispettare i limiti avrei dovuto frenare e sulla quale non ho notato assolutamente la presenza di autovelox. 175 euro e 3 punti in meno sulla patente; dei punti me ne frego, come diceva quel tale, ma dei  175 euro sì perché ci avrei fatto un altro giorno (almeno) di vacanza.

I miei mi hanno preso abbastanza in giro perché è la terza volta che prendo una multa per eccesso di velocità, tutte sotto i 70 km/h, a me che i miei amici dicono che ho la quinta arrugginita perché difficilmente riesco a ingranarla. Soprattutto mia moglie mi ha canzonato perché quando vado a fare spesa il giovedì alla Coop mi preparo studiando il volantino e scegliendo tra le offerte: sai quante offerte devo prendere per recuperare i soldi della multa? Per limitare i danni allora ho deciso di pagare entro i cinque giorni dalla notifica, risparmiando il 30% (123€). C’è un bel sistema che si chiama CBILL per cui, senza spostarsi di casa, utilizzando  l’home banking della propria banca si dovrebbe poter pagare inserendo solo i due codicini comunicati nella lettera: si dovrebbe, dico, perché io ho provato e riprovato con la mia e non ci sono riuscito. Allora ho chiamato l’assistenza, mi ha risposto un gentile operatore con accento senese, che dopo qualche tentativo infruttuoso si è rivolto ad un livello superiore, e dopo qualche altro tentativo la risposta è stata: “L’assistenza di secondo livello dice che è tutto a posto e deve controllare bene i dati che sta inserendo, e nel caso prenda una lente di ingrandimento”. Confesso di non avere più 10 decimi come una volta e per lavorare al computer uso gli occhiali, tuttavia la lente di ingrandimento ancora non mi serve: ho chiesto allora chi gli avesse dato questo bel suggerimento, sicuramente un programmatore, e se gli sembrava una risposta da dare ad un cliente. Ha biascicato qualche scusa consigliandomi di recarmi di persona alla banca, al ché ho consigliato a lui e all’assistenza di secondo livello di andare a quel paese.

Contemporaneamente la mia assicurazione mi ha inviato l’avviso per il rinnovo della polizza infortuni, ed ho notato che rispetto all’anno scorso è aumentata di 3 euro e cinquanta. Siccome sui massimi sistemi sono conciliante ma sulle quisquilie sono tignoso, ho chiamato l’impiegata ed ho chiesto ragioni: hanno aggiunto qualche tutela, aumentato qualche massimale? Niente di tutto ciò, l’unica cosa che è aumentata è la mia età: siccome il rischio è calcolato in base all’età, ogni tanto lo ricalcolano e cambia il prezzo (mai al ribasso, ovviamente). Insomma, e che caspita! Quello mi consiglia di prendere la lente di ingrandimento, quest’altra mi aumenta l’assicurazione, per non parlare di quelli che come ultrasessantenne mi stanno braccando per farmi vaccinare. Pare che qualche medico di base qua abbia iniziato a telefonare ai propri pazienti, io aspetto paziente la mia. Dell’offertona Johnson&Johnson ho già parlato l’altra volta; a Milano la Moratti sta mandando in giro dei bus per le vaccinazioni itineranti, mi aspetto da un momento all’altro di ritrovarmelo sotto casa. Ogni volta che squilla il telefono con prefisso 02 temo sia la Moratti, quando invece c’è il prefisso 06 ho paura che mi chiami la Gelmini dal Ministero, per fortuna sono solo gestori telefonici/elettrici/del gas.

Macron in Francia ha annunciato l’estensione del green pass per frequentare luoghi a rischio assembramento: senza carta verde niente cinema, teatri, ristoranti, bar, alberghi, treni, aerei. Quindi non è sufficiente distanziamento, sanificazione, mascherine, temperatura corporea: no, ci vorrà il lasciapassare vaccinale. Fabbriche e chiese non mi pare siano nel mirino, quindi senza green pass si potrà lavorare e pregare ma non divertirsi; al supermercato si potrà andare? A questa sorta di stato etico si sta orientando anche qualche macronista di casa nostra infiltrato tra i Migliori: Renzi ad esempio è d’accordo e questo mi rafforza nella convinzione che sia una boiata. Del resto gli europei sono finiti e qualche supercazzola nuova bisogna inventarla, dato che il ddl Zan sta tirando le cuoia: nei pochi giorni da quando questo governo così attento alla salute dei propri sudditi  cittadini ha tolto il blocco dei licenziamenti i padroni (e diciamola questa parola ottocentesca), perso ogni ritegno, ne stanno approfittando  per licenziare senza pudore via whatsapp o mail. Ma loro sono vaccinati, possono.

Amiche e amici, godiamo finché si può: stasera spiedini messicani, e che ci provino a venirmi a chiedere il green pass…