Ordine! (Cronachette della quarta ondata)

L’altro giorno ho avuto modo di constatare, come tutti gli anni, che quello che per uno è ordine per l’altro può essere disordine: dovete infatti sapere che ho l’abitudine, all’inizio del nuovo anno, di registrare in un piccolo data base i libri che ho acquistato o mi sono stati regalati durante l’anno passato: è una mia piccola mania, abbastanza innocua, che coltivo da una parte forse per vanità, per contare il numero di libri della biblioteca, e d’altro canto per tenere un minimo di traccia di quanta cartaccia, come la chiamava mia nonna e non del tutto a sproposito, entra in casa. Devo dire che negli ultimi anni la quantità si è ridotta di parecchio, da un lato perché riesco a leggere molto meno (io;  mia moglie invece mantiene sempre buone medie, mentre mio figlio fa storia a parte perché i libri se li legge sul computer, non so come faccia) e dall’altro perché lo spazio è quello che è, la libreria è piena zeppa ed ogni volta che compare un volume nuovo non si sa dove infilarlo. Mi faccio un foglio di carta dove elenco titolo e autore, e poi quando devo registrarli li vado a cercare nella libreria, o meglio nelle librerie perché anche i mobili della camera da letto ormai trabordano, per prendere l’edizione, la data, l’autore, le pagine e il prezzo. Lo so, pare esagerato, ci sono sicuramente migliaia di modi per farlo meglio, ma a volte procedo come un cavallo con il paraocchi: imparata quella strada seguo quella, chi me lo fa fare di cambiarla? Il mio ordine sarebbe abbastanza logico, almeno secondo me: per argomento, ovvero storia, politica, religione, romanzi, teatro, musica etc. dividendo poi ad esempio i romanzi, dove ce ne sono molti, in gialli, narrativa straniera, narrativa italiana… Mia moglie invece ha un altro criterio: per altezza. Ovvero, se secondo lei i libri visivamente non stanno bene li mescola finché non riesce ad ottenere l’effetto che più soddisfa il suo gusto estetico.  Pertanto quando io vado a ricercare che so, il giallo di Indridason preso a gennaio, magari lo trovo dietro La Storia di Elsa Morante, o la Metafisica di Aristotele che peraltro non ho mai aperto però ha una bella copertina.

A proposito, oggi ho preso il Corriere della Sera (che non leggo mai e forse non lo farò nemmeno oggi) esclusivamente perché c’era il libro in regalo, La vita quotidiana dei romani al tempo di Gian Lorenzo Bernini. Probabilmente resterà qualche settimana sul tavolino del soggiorno e poi finirà da qualche parte, attualmente nella coda di lettura è al decimo posto superato perfino da Alice nel Paese delle Meraviglie, mi sa che non ci riuscirò nemmeno quando andrò in pensione. Perché l’hai preso, allora, vi chiederete? Mi sono giustificato con la curiosità, ma forse è solo smania di possesso, chi lo sa.

Certo non è come la smania di possesso dei 3-4 più ricchi del mondo che in questo periodo di pandemia si sono arricchiti di oltre 80 miliardi di dollari, mentre milioni di persone cadevano in miseria (solo in Italia 400.000 famiglie entrate nella soglia di povertà, e c’è qualcuno che ha il coraggio di essere contro il reddito di cittadinanza). Ma non sarebbe il caso di toglierglieli, un bel po’ di soldi, invece di farli ingrassare sempre più? Certo che togliere i soldi a chi ne ha non sembra proprio l’orizzonte di questo governo, anzi. La riforma fiscale invece darà un po’ più di soldi a chi ne ha già, mi pare giusto. I poveri sono abituati a fare senza, ma gli altri sono in difficoltà se gli si abbassa il tenore di vita, e che siamo matti?

Ci pensate che tra qualche giorno avremo un nuovo Presidente della Repubblica? Salvini ha detto che farà una proposta convincente. Mi ricorda quella del Padrino, una proposta che non si può rifiutare. Ricordate alle ultime presidenziali, quando i cinquestelle avevano fatto il sondaggio sulla loro piattaforma Rousseau, le Quirinarie? Pare passato un secolo. Nel frattempo è sparita Rousseau e sono spariti pure i cinquestelle, passati in poco tempo da movimento rivoluzionario a partito governativo-moderato, loro che dovevano aprire il palazzo come una scatoletta di tonno. Si sono fatti inscatolare loro, invece.

Chiudo con la Serbia, sugli scudi in questi giorni grazie alla vicenda (montata ad arte) di Djokovic: pare che chiederanno di entrare nell’Unione Europea, e molto probabilmente l’ingresso verrà agevolato perché da quelle parti ci sono dei giacimenti di Litio su sui si stanno rivolgendo le mire di diversi gruppi, ed il traffico con un paese UE sarebbe molto più facile. Se ci sarà qualche resistenza verrà accusata di essere antidemocratica, potete contarci. Quanto poi possa essere democratica una decisione presa da un parlamento votato da meno del 50% degli elettori, con una maggioranza che non basterebbe nemmeno in una riunione di condominio per decidere se rifare le facciate del palazzo, qualcuno dovrebbe spiegarlo. A Roma comunque hanno eletto il sostituto di Gualtieri l’11,3% degli aventi diritto, quindi è meglio che ce ne stiamo zitti…

 Amiche e amici, saluto una cara blogger che si è beccata il Covid pur avendo fatto tutte e tre le dosi prescritte : daje! Già siamo rimasti in pochi, torna presto!

Io comunque la farei entrare

Delirio! (Cronachette della quarta ondata)

Amiche e amici, il governo dei migliori ha varato l’ennesimo decreto legge con il quale ha reso obbligatoria la vaccinazione per gli over 50 pena una multa una tantum di 100 euro e l’impossibilità di lavorare e prendere mezzi pubblici, giacché il tampone non basta più. Mi chiedo allora a cosa serva a questo punto il tampone e come mai, dopo aver spinto la gente a tamponarsi a più non posso ora se ne neghi la validità: lo si vada a dire alle centinaia di persone che in questi giorni affollano farmacie e centri vaccinali, che tanto vale che se ne stiano a casa! Fino a ieri nella piazza del mio quartiere, già trafficata perché crocevia di tre diverse strade di afflusso verso la città, c’era il delirio: macchine in fila per andare a farsi il tampone al drive-through situato nel vecchio ospedale che bloccavano completamente la viabilità, residenti che smadonnavano perché non riuscivano a entrare nelle proprie case, vigili che mulinavano le palette senza sosta ma con scarsi esiti. Finalmente, dopo dieci giorni di paralisi, la Asl ha deciso di riaprire il centro dove ero stato io l’anno scorso, quando ho avuto il Covid, posto nel vecchio manicomio: almeno se delirio deve essere, che avvenga nel luogo più idoneo.

Ogni sera il TG apre con il solito titolone: nuovo record di contagi! Con presentatore gongolante, come se fosse una gara di velocità. A parte che per raffrontare i numeri la scala deve essere uguale, altrimenti  è ovvio che se l’anno scorso di tamponi se ne facevano 200.000 ed ora se ne fanno un milione e 200.000 i contagi saranno di più, non ci dicono niente sulla composizione, l’età, gli esiti, solo che crescono i ricoveri e i decessi e che la maggior parte non sono vaccinati. Non per minimizzare, ma anche quando c’era l’influenza i ricoveri crescevano di più in inverno, o no? Possibile che siamo tra i paesi più vaccinati al mondo e stiamo ancora al caro amico, a sentire questi cronisti? Non viene il dubbio, a questi professoroni, che stiamo sbagliando qualcosa o quantomeno qualcosa non lo stiamo capendo?   

Poi mi viene da chiedere perché, se la situazione è sull’orlo della catastrofe come ce la dipingono, si insista per far tornare a scuola i ragazzini, o per far giocare le squadre di calcio: ma moriva qualcuno se se ne stavano a casa ancora quindici giorni? Mi sento di dar ragione al governatore della Campania, una volta tanto. Perciò assisteremo a questa spirale, dato che per i trasporti non è stato fatto niente (da due anni!) e le scuole sono normalmente in difficoltà: ritorno a scuola, aumento dei contagi, aumento delle quarantene: è questo che si vuole? Ormai c’è da aspettarsi di tutto.

Ci fanno anche vedere infermieri costretti nuovamente (o forse non hanno mai smesso) a duri turni di lavoro: ma questi che sono tanto preoccupati della tenuta del sistema sanitario, che hanno fatto? Negli ultimi venti anni almeno si sono dati tutti da fare per smantellarlo, specialmente qui in Lombardia; non sono stati capaci in due anni di potenziare le strutture che ci sono, anzi hanno pure licenziato il personale assunto a tempo determinato; nella città dove abito poi c’è l’annoso problema della concorrenza della Svizzera, che paga di più medici e infermieri (o meglio: li paga il giusto) e quindi questo causa un drenaggio di risorse. Se davvero tenevate tanto al sistema sanitario potevate fare qualcosa prima, invece di mascherare tutte le magagne non risolte dietro ai no-vax…

Che poi, ma non ci ritornerò più perché ormai anche in casa mi hanno proibito di parlarne e finiamo per litigare, a parte quelli dichiaratamente fuori di testa o i fascisti che mestano nel torbido, ma aveva tanto torto chi diceva e dice che questi, e sottolineo questi, vaccini non risolvono il problema? Cioè, non so se a qualcuno sano di mente possa sembrare normale un vaccino da ripetere ogni tre mesi, al di là di quello che c’è dentro e degli effetti a lungo termine che può avere. Almeno che non lo si chiami vaccino…

A proposito: 1.200.000 tamponi per una media di 15 euro l’uno sono 18 milioni di euro al giorno che stiamo sborsando; le farmacie e i laboratori stanno ingrassando a dismisura, per non parlare dei tamponi fai-da-te dove vige l’anarchia più assoluta, i prezzi sono a totale discrezione e ho sentito dei prezzi che vanno dai 3 euro fino ai 18 per un test monodose.

Io li ho trovati all’Esselunga a 4,90 quando la farmacia vicino casa li vende a 12; li ho presi perché mia cognata da un paio di giorni ha la febbre e proprio oggi farà il tampone (prima non è stato possibile), dopodiché saprà se è positiva e dovrà mettersi in quarantena. A rigore, dato che abbiamo mangiato insieme all’Epifania e quindi il contatto è stato piuttosto stretto, dovremmo metterci in quarantena anche noi ma solo per cinque giorni, con le nuove norme (dato che tutti siamo vaccinati, mia moglie addirittura con la terza dose); per me il disturbo sarebbe minimo dato che in quarantena ci sto praticamente già, dovrei saltare solo le prove del coro e non sarebbe un gran sacrificio.

A proposito di delirio, un uomo qua ha infilzato la sua compagna con una katana, e quando l’hanno fermato ha dichiarato di non sapere perché: ma lei almeno lo saprà?

Dichiaro qui che del tennista Djokovic non mi interessa niente e penso che il caso sia stato montato per gettare l’osso alla massa babbea: ma sì, indigniamoci perché le leggi non sono uguali per tutti, il tennista che fino a ieri era un eroe, figurarsi era stato anche a Sanremo, aveva palleggiato con le due ragazzine che giocavano da un terrazzo all’altro durante il lockdown, adesso è diventato furbo cattivo cacca pupù: ma quelli che portano le fabbriche all’estero, i soldi alle Cayman, quelli che inquinano e ammazzano la gente, su quelli i TG non hanno niente da dire? E la plebe li osanna, invece.

Oppure su Assange, che sta per essere estradato e di fatto condannato a morte per aver rivelato delle porcate, i giornalisti hanno qualcosa da dire? Molto meglio il dissidente russo… tra l’altro tenete d’occhio le provocazioni che stanno avvenendo in Ucraina e Kazachstan, perché questi amici miei sono matti e sono capaci di portarci alla guerra. Come si può pensare che la Russia sia disposta a tollerare di avere missili puntati a due passi da casa? E’ da malati, e se la stessa cosa la facessero a noi?

Ma sto andando oltre e rischio di perdere la leggerezza, non era questa la mia intenzione: mi sa che hanno ragione i miei, devo proprio smettere di parlare di certe cose, finisco anch’io per delirare… a presto! (se non mi ricoverano prima)

Felice perché tamponata

Cattivi auspici (Cronachette della quarta ondata)

Amiche e amici, non vorrei sembrare menagramo ma l’anno è iniziato sotto un presagio funesto: allo scoccare della mezzanotte, attesa con una piccolissima brigata a casa mia (dovevamo essere una dozzina ma alla fine eravamo solo in sette, e nemmeno magnifici ), attesa allietata dall’ascolto di stagionati protagonisti della musica leggera presentati dall’onnipresente Amadeus come Orietta Berti, Raf, Massimo Ranieri, Donatella Rettore, Nek, Cristiano Malgioglio, Alba Parietti, Loredana Berté, con un giovane Achille Lauro che sembrava chiedersi che accidenti stava facendo su quel palco, al dieci nove otto sette sei cinque quattro tre due uno la bottiglia non si è aperta. Eppure mi ero anche munito di tovagliolo, nel caso che le dita fossero sudate ma niente, il tappo si è incastrato e non andava né su né giù. Un irrefrenabile accesso di riso nervoso mi ha colpito e solo l’intervento di mio cognato quando ormai eravamo abbondantemente entrati nel nuovo anno ci ha permesso di brindare con il Prosecco Rosé che avevo preparato per l’evento, mentre mia moglie scuoteva la testa e mio figlio e gli amici e parenti si scompisciavano di risate.

Gli antichi àuguri, avvezzi a vaticinare scrutando il volo degli uccelli, quale auspicio avrebbero tratto da questo segno? Per non parlare degli aruspici alle prese non le interiora delle bestie sacrificate. A proposito di bestie sacrificate, in casa mia l’unica bestia sacrificata è stato il maiale: salumi e affettati per antipasto (tra cui ha svettato per bontà il ciauscolo che mi sono fatto mandare dall’amico macellaio-sassofonista Walter e dalla sua gentile consorte Carla) e cotechino, come tradizione, alla fine. Veramente la tradizione vorrebbe che cotechino e lenticchie vengano mangiate a mezzanotte ma noi ci siamo portati avanti ed accompagnato il brindisi con un classico panettone.  La mia cerchia di parenti, amici e conoscenti preferisce il panettone al pandoro, a meno che quest’ultimo sia accompagnato da una crema al cioccolato o al mascarpone: lo dico solo a beneficio dell’industria dolciaria, amici pasticcieri, meno pandori e più panettoni. Il costo di un panettone artigianale è esorbitante anche se giusto, a meno di 26-28 euro al chilo non si trova: io a dire la verità mi accontento anche di molto meno, un Motta o un Balocco vanno più che bene; registro che quest’anno le offerte nei supermercati sono state molto minori di quelle degli anni scorsi. E’ un preludio dell’aumento dei prezzi che ci aspetta e che è stato ampiamente ventilato, giusto per abituarci all’idea?

Dopo mezzanotte è comparso Edoardo Vianello con i Watussi. O è stata una mia allucinazione?

Alla fine della Messa di Capodanno, una signora anziana mi si è avvicinata  e con fare vagamente cospirativo mi ha detto: “Signor Gio’ devo farle proprio i complimenti”. Lì per lì pensavo si riferisse alla performance canora, non si sa mai con questi anziani, magari aveva regolato male l’apparecchio dell’Amplifon, invece continua e mi dice: “Quel salame era buonissimo, a me di solito il salame fa bruciore però me ne mangio lo stesso tre o quattro fette, sa com’è sono golosa, invece quello è andato giù come l’olio, grazie!”. Solo quando uno dei nuovi coristi le si è avvicinato e l’ha chiamata mamma ho capito che stava parlando del ciauscolo che avevo dato al figlio: l’anno prossimo mi sa che dovrò fare un’ordinazione più consistente! Tra l’altro, dato che il ragazzo lavora a Villa d’Este, potrei tentare di farne arrivare lì una fornitura, con un piccolo ricarico del 1.000%; però ho paura che se poi lo scoprono i danarosi ospiti russi ne facciano incetta e non ne rimanga più per noi, un po’ come il tonno con i giapponesi, che a noi hanno lasciato solo il pinna gialla e il pinna rossa se lo tengono per il loro sushi.

Questa settimana avremmo dovuto ricominciare con i balli tradizionali, stavolta toccava ai balli baltici, un nome un programma; il Comune però ha deciso di chiudere i Centri Civici per evitare i contagi, e quindi dovremo aspettare la fine dell’emergenza. Mi chiedo sempre di più a che serva plurivaccinarsi, a che serva tamponarsi se oltre che lavorare non si può fare, e perché tutto questo allarme per una variante che è un raffreddore o poco più:  a proposito, quante sono le lettere greche, siamo a buon punto? Riescono a finire le scorte di vaccini prima di arrivare all’Omega? Intanto siamo in zona gialla; non cambia assolutamente niente rispetto a prima, in più c’è solo l’obbligo di indossare la mascherina all’aperto tranne se si fa attività sportiva. Ieri ho fatto attività sportiva camminando fino a Cernobbio, dove ho incontrato due degli invitati al Cenone che mi hanno chiesto se ero finalmente riuscito ad aprire la bottiglia.

Amiche e amici, visto che impazza il toto Presidente della Repubblica ho una candidatura da proporre anch’io, no, non Nonna Pina ne Olena, questa se non altro per questioni di passaporto. Rosy Bindi sarebbe un’ottima presidentessa, forse la migliore di sempre, altro che Draghi o Gentiloni o l’altro, quello che comincia con B…   

Sostenitrici di Rosy Bindi for President

Plin Plin Tamponcin! (Cronachette della quarta ondata)

Amiche e amici, quale miglior regalo può portare quest’anno Babbo Natale sotto il camino di un bel tampone rapido, o meglio ancora molecolare? Che gioia, che delizia!

Ed è precisamente quello che ha portato a me, che come sapete non mi faccio mancare niente. Da un paio di giorni mi era venuto un bel raffreddore, con pizzicore alla gola: niente febbre, solo un po’ di fiacchezza, gli odori ed i sapori li sentivo, per quanto il naso chiuso mi permettesse; insomma tutta roba che in tempi normali avrei risolto con un bel latte e cognac, o meglio solo cognac, e via al lavoro. Come consulente, tra l’altro, dato che quando non lavoro non mi pagano, la resistenza ai malanni stagionali è sempre stata piuttosto alta. Ma quest’anno come si fa? Con l’Omicron che avanza chi se la sente di rischiare? C’è la Messa di Natale con il coro, c’è il pranzo di Natale con la famiglia, non vorrei essere proprio io ad impestare tutti, anche se plurivaccinati.

Quindi ieri sera, dopo un paio di aspirine (era da una vita che non compravo aspirine: 9 euro e trenta, ma che ci mettono dentro, l’oro?) e la visione su RaiPlay dell’ultima puntata di Blanca, mi sono attivato per fare il tampone. Ero abbastanza tranquillo perché a 100 metri da casa ho il centro vaccinale dell’Asl, dove è stato anche allestito un drive-through per i tamponi, cioè si va lì per il tampone senza scendere dalla macchina; dopo parecchio si sono decisi a farli anche a pagamento, e non certo a buon mercato (35 i rapidi e 70 i molecolari), quindi pensavo stamattina di prendere la macchinina, mettermi in coda, sganciare la tangente per essere sicuri di avere solo il raffreddore e tornare a casa. Niet! Per fortuna nel coro c’è un’infermiera, e mi ha avvisato che in questi giorni i servizi a pagamento sono stati sospesi per la troppa affluenza di quelli con prescrizioni; dopo un attimo di tentennamento (io quasi quasi faccio finta di niente, vado a cantare e a mangiare, e se poi qualcuno si contagia nego tutto) la parte più responsabile di me ha avuto il sopravvento, ed è iniziata la ricerca di una farmacia che facesse questi benedetti tamponi rapidi.

Ebbene, carissimi amici, è impossibile. In tutta la città non c’è una sola farmacia con posti liberi, tutto prenotato grazie alla bella pensata del green pass per andare a lavorare. Tramite tam tam sono riuscito a trovarne una in un paese ad una quindicina di chilometri che effettua tamponi senza prenotazione. E vai! Mi sono fiondato. Avvicinandomi alla farmacia ho notato un accorrere di gente, per la maggior parte mamme e papà con bambini piccoli, pensavo ci fosse qualche manifestazione sportiva o qualche recita scolastica di fine anno: col cavolo! Stavano andando tutti in farmacia per il tampone, un delirio! Funziona così: in classe si riscontra un positivo, tutti corrono a far fare il tampone ai propri pargoli. Avrò avuto un centinaio di persone davanti, quando sono arrivato a mettermi in fila dopo aver pagato (15€, prezzo calmierato, onore  a questi farmacisti: altri fanno pagare ben di più, e la stessa Asl se si va a pagamento fa pagare 35€! Che business, e nessuno doveva arricchirsi con questa pandemia, si diceva all’inizio. Vorrei sapere chi non ci si è arricchito, invece). Una mamma, esasperata, mi diceva che era già il terzo tampone che faceva al figlio. Mi chiedo: ma non sarebbe meglio, quando c’è un caso positivo in una classe, mandare lì un paio di infermieri e fare i tamponi a tutti, senza far impazzire le famiglie? Ma pare che non ci siano più infermieri sufficienti, quelli assunti durante la fase acuta dell’anno scorso sono stati lasciati in gran parte a casa. Si vede che i migliori non ci hanno pensato. O ci hanno pensato troppo bene, come dice qualche maligno.

Comunque, fatta la mia fila, quando è arrivato al mio turno tutto si è svolto in un attimo; dopo un’oretta è arrivato il responso che ho visionato direttamente sul sito della Regione Lombardia: negativo! Con allegato un codice per scaricare il green pass. Adesso non vorrei che mi abbiano cancellato quello che già avevo e che avrebbe dovuto scadere a settembre dell’anno prossimo poi forse a luglio poi forse a febbraio e poi forse bho. A questo punto chiedersi a cosa serva ostinarsi ancora sul green pass mi pare obbligato; tra l’altro vedevo ieri un servizio da Israele dove stanno facendo già la quarta (!) dose e dove il responsabile della campagna, molto onestamente secondo me, diceva che ormai è chiaro che il vaccino non fa sparire il virus ma salva delle vite. Quindi con la faccenda dell’immunità di gregge come la mettiamo? Ma qui insistono a ripetere sempre la stessa solfa come dischi rotti.

Certo, stare in coda al freddo per più di un’ora non mi pare sia un toccasana per il raffreddore, non vorrei risultare negativo al Covid per poi prendermi una bella bronchite.

Amiche e amici, anche questo Natale è arrivato, dovevamo salvarlo e l’abbiamo fatto: missione compiuta, come ha detto il nostro Migliore dei Migliori, candidandosi al Quirinale. Per Berlusconi non rimarrebbe che la poltrona di Papa, non ci rimarrà male? Prima di chiudere permettetemi di salutare affettuosamente Massimo Ferrero, il simpatico presunto bancarottiere ex-presidente della Sampdoria: Viperetta sei un mito, i tuoi amici Olena, James, Gilda la Calva Tettuta, Nonna Pina, Miguel, Chico, i Koala e tutta la troupe ti aspettano a braccia aperte, un posto da noi lo troverai sempre!

E che dire ancora, carissim*? Auguri, e Buon Natale!

Ragazze tamponate

Radiodramma (Cronachette della quarta ondata)

Amiche e amici, mentre il morbo infuria ma il pane ed il companatico per fortuna non mancano, cerco di sfruttare il più possibile il green pass partecipando a quanti più eventi mi è possibile; gli anticorpi non sono molto contenti e sento che sotto sotto parlottano e criticano “o ciccio, se ti ammali poi non venire a piangere da noi, eh! Noi ce l’abbiamo messa tutta ma se tu ti ostini ad assembrarti poi non lamentarti!”. Scherzi a parte, sapete che sono abbastanza prudente: sabato sono sceso in città nelle prime ore del pomeriggio, quando non c’era ancora la ressa di gente per i mercatini e le luci di Natale. A proposito, non vi sembra assurdo che si parli di ulteriori restrizioni, addirittura di chiedere il tampone anche a chi è plurivaccinato, quando poi si creano occasioni formidabili di contagio come quelle degli assurdi mercatini? E mi scusino gli amici ambulanti, ma questa moda dei mercatini a me non piaceva in tempi normali, figurarsi ora. Che senso ha avere casette tirolesi in tutte le città d’Italia, boh. Tra l’altro i prezzi che il comune richiede per lo spazio sono parecchio salati, ed è un bell’azzardo; comunque visto che tornano tutti gli anni il loro bel guadagno ce l’avranno. Io nel passato passavo solo per curiosare e al massimo prendevo un vin brulé; mi sono azzardato una volta a prendere un barattolo di miele di rododendro e l’ho pagato, giustamente, il doppio di quanto l’avevo pagato in Sardegna. Quest’anno a dire la verità sto sperando che qualcuno mi regali le pantofole tirolesi, quelle imbottite di pelo, perché a lavorare in casa i piedi mi si ghiacciano dato che il i condomini del piano di sotto tengono i riscaldamenti spenti per risparmiare sulla bolletta.

In centro giro sempre con la mascherina, la quale come è noto protegge più che altro gli altri da noi stessi, però se la indossano tutti ci si protegge un minimo l’un l’altro. I momenti critici sono sul bus nelle ore di maggiore affollamento: in questo senso la possibile untrice a casa nostra potrebbe essere mia moglie, perché è lei che per lavoro prende i mezzi. Ma, se non se l’è beccato quando ce l’avevo io, non vedo perché dovrebbe prenderlo da estranei.

La sera c’era un evento in chiesa; dato che non si trattava di una messa ma di un pezzo di teatro ed un piccolo concerto gospel era richiesto il green pass. So di diocesi dove il vescovo ha addirittura suggerito di richiedere il green pass rafforzato anche ai fedeli, mi pare che si stia sbarellando. Come mi pare stravagante che la preside di una scuola di Erba, qua vicino, abbia vietato ai ragazzi di andare in bagno durante la ricreazione perché hanno riscontrato assembramenti. Sfortunatamente non ci sono più i calamai, altrimenti i ragazzi li avrebbero potuti riempire, ma le ragazze come potrebbero fare? Comunque pare, bontà sua, che possano andare durante la lezione, chiedendo permesso.

La serata comunque è stata un disastro. Un radiodramma è in pratica una recita solo parlata, come se si fosse alla radio; gli attori erano posizionati in una cappelletta a lato dell’altare, non visibili, e si sarebbe dovuto ascoltare i loro racconti ed i loro dialoghi. Si sarebbe dovuto, dico, perché io che ero posizionato oltre la metà della navata centrale non capivo una parola: l’amplificazione insufficiente e/o regolata male impastava tutto. Ad un certo punto ho captato un “Betlemme” ed ho intuito che si stesse parlando della natività. Dato che tra gli organizzatori ci sono dei miei amici, per evitargli una completa brutta figura ho cercato di avvisare i fonici che non si sentiva una mazza, ma credo che avessero bevuto perché più che un sorrisetto non hanno fatto. Mi sono messo quindi nei panni di un immigrato che venga che so, dall’Afghanistan, costretto a seguire una commedia in italiano e bene o male sono arrivato alla fine senza addormentarmi. Poi c’era il concerto gospel con una bella e, da quanto vedevo dai movimenti, brava direttrice russa dai capelli rossi: si fosse sentito il coro sarebbe stato meglio, ma i suonatori li sovrastavano con il volume ed il reverbero, e gli unici momenti in cui ho potuto apprezzarli sono stati quando quegli sciagurati musicisti, specialmente il bassista, se ne stavano zitti. Ora, che un coro gospel non sappia come cantare in una chiesa mi pare assurdo; avrei voluto fare i complimenti alla direttrice, non fosse altro che per i capelli, ma non ne ho avuto il coraggio.

Ieri sera avremmo dovuto scambiare i doni con degli amici, a casa di due di loro: ma alla fine siccome una delle amiche aveva avuto raffreddore e febbre, e stava aspettando di fare il tampone, si è deciso di trovarci in campo neutro, all’aperto, e senza i due in isolamento. Al dunque anche un’altra coppia ha dato forfait perché lui si è vaccinato nel pomeriggio ed a lei è venuto mal di pancia (che strano effetto!) e così ci siamo trovati in sole tre coppie a passeggiare per la città vuota, godendoci le luminarie. Io avrei riparato in qualche bar a prendere in punch, ma non c’è stato verso. Se non salveremo il Natale, forse salveremo noi stessi dall’alcolismo. Ho regalato a tutti dei salami che mi sono fatto spedire dal paesello dal mio amico macellaio-sassofonista: so che saranno oltremodo graditi. A me è arrivata della birra, la girerò a mio figlio… al quale tra l’altro ho comprato un rasoio su Amazon (sì, lo so, non avrei dovuto, era contrario ai miei principi ma ormai ho perso tutte le convinzioni) usando il suo account Prime: furbo! Così se n’è accorto subito e mi ha chiesto che cosa mi dovessi tagliare. La risposta era implicita nella domanda, ho glissato.

Amici e amiche, il cenone incombe, la cabina di regia anche, resistiamo in allegria, per quanto si può. A presto!

Se dirigesse un coro sarebbe bravissima

Il kosher non mi confà (Cronachette della quarta ondata)

Che fine ha fatto giomag? Sono sicuro che si stiano chiedendo le amiche e gli amici più affezionati. Tranquillizzo tutti, la lontananza non è dovuta a malattia o disaffezione: è solo che ho deciso di testare il mio super green pass e sono andato in vacanza. Ho titubato, chiedendomi per un attimo se non fosse un tantino imprudente dato l’andamento dei contagi che i media rimarcano continuamente, ma poi mi sono detto: sai che c’è? Vado a Roma, lì sicuramente da quando è sindaco Gualtieri il virus non attecchisce, mica come quando c’era la Raggi!

A Roma sono stato tante volte, la prima nel lontano ’75 in occasione del giubileo, nell’unica gita fatta con la nonna paterna, ci ho fatto la visita militare al Celio dove sono stato misteriosamente ritenuto abile alla conduzione di reparti, ci sono stato decine di volte per lavoro (bei tempi quando i clienti pagavano le trasferte: alberghi eleganti e cene sontuose _ ho detto sontuose, non eleganti, non pensate male come al solito_). Sono andato qualche volta con la fidanzata, e poi ancora quando è diventata mia moglie, e poi ancora con la famiglia; dall’ultima volta però erano passati già tre anni, quando con il coro siamo andati ad un raduno in Vaticano di cui a suo tempo vi ho parlato.

Con questo non voglio certo dire di conoscerla bene, ma del resto non so nemmeno quanti romani la conoscano bene, per quanto si possa conoscere una città di quattro milioni di abitanti. Ad esempio, ero in Trastevere e cercavo la chiesa di San Pietro in Montorio che sapevo essere sul Gianicolo, dove la nostra amica professoressa d’arte mi aveva detto di andare assolutamento perché c’è un gioiellino nascosto, un tempietto del Bramante: camminando guidato dal telefonino (una volta c’erano le cartine, ora in giro ne ho viste poche) ho visto in un cortile una tenda con su scritto “Tourists Information” e mi ci sono recato, fidarsi del gps è bene ma non fidarsi è meglio, come mi dissi quella volta in Francia che ci ritrovammo in buona compagnia nel cortile di una fabbrica. «Dica?» mi chiede l’omino che fumava all’entrata del cortile. «Volevo sapere se questa è la strada giusta per andare a San Pietro a Montorio» rispondo gentilmente. «Ah, io nun lo so. Questa è ‘na scòla» risponde divertito, lasciandomi interdetto. «Scusi, ma ho visto la scritta, pensavo che…» dico indicando la tenda. «Ah, quella? No, quella la mettono là quanno c’è quarche evento, po’ quanno se ricordano la portano via». Saluto confuso grattandomi la pera, seguo google maps e la chiesa è a 100 metri. E’ possibile che uno non sappia che a cento metri c’è un tempietto del Bramante, o mi avrà preso per i fondelli? O magari si starà chiedendo chi sarà mai questo Bramante?

Prima di partire ci siamo posti degli obbiettivi, ben sapendo che in quattro giorni tutto non si può fare: la Domus Aurea, Il Colosseo di notte, la Galleria Borghese, il tour dei dipinti del Caravaggio. E naturalmente mangiare. Posso dire che per quanto riguarda l’arte siamo stati soddisfatti; per il Covid le visite vanno prenotate con largo anticipo, perlomeno quelle guidate e quelle nei musei più gettonati, cosa che permette di godere e apprezzare meglio quello che si va a vedere. L’albergo era vicino alla stazione Termini; abbiamo approfittato di un’offerta 3×2 (tre notti al prezzo di due) e per spostarci abbiamo preso il Roma Pass che dà diritto a viaggiare sulla rete metropolitana, i tram ed i bus, e l’accesso scontato a diversi luoghi e musei (i primi due gratis. Soldi ben spesi; con quello siamo entrati gratis alla Galleria Borghese, al Palazzo Altemps _ vicino Piazza Navona _ ed alle Terme di Diocleziano dove chissà perché non ero mai stato.

La mia permanenza è stata funestata da un fastidioso mal di pancia sopraggiunto dopo la cena in un ristorante del Ghetto, in uno dei locali più ben recensiti (noi eravamo stati anni fa in uno poco lontano, forse era meglio se tornavamo là), dove ho avuto l’ideona di ordinare la coratella. Che mi piace molto, mia madre la faceva buonissima quando aveva ancora voglia di cucinare ed in generale di campare, e devo dire che mi è piaciuta un sacco anche lì. Ma poi, sarà stato l’effetto kosher, ne ho risentito, e solo la coda alla vaccinara mangiata il giorno dopo in una trattoria in zona Prati ha ristabilito il mio equilibrio intestinale.

Ma non vorrei tediarvi con i miei problemi digestivi, per quello c’è già la pubblicità serale del Kijimea. Il resto ve lo racconto domani, s’è fatta una certa…

A Trastevere il clima è torrido

Che stufìta! (Cronachette della quarta ondata)

Settimana impegnativa, amiche e amici; la mia indole, specialmente in questi giorni freddi, mi porterebbe a passare le serate sul divano, magari con la copertina sulle ginocchia, ed invece a causa della mia arrendevolezza mi faccio coinvolgere in mille attività di cui a parecchie partecipo solo per benevolenza verso congiunti e amici. Qualcuno dice che lo faccio perché sono una animale sociale: sull’animale potrei anche concordare, specialmente dopo questi quasi due anni di abbrutimento pandemico, sul sociale non ci giurerei.

L’agenda riporta: martedì balli greci, mercoledì prove del coro, giovedì lezione sul significato del Credo, venerdì assemblea di condominio, sabato irrinunciabile cena dalla suocera, domenica partecipazione all’evento Fai di fine anno organizzato dalla delegazione dei giovani di Como.

I balli, lo ricorderete, sono organizzati dall’Auser, organizzazione della terza età per la quale non avrei ancora i requisiti anagrafici, ma comincio a portarmi avanti. A dire il vero il gruppo è abbastanza variegato, c’è anche qualche giovane; l’organizzazione è a cura di un ex sindacalista in pensione, da giovane voleva cambiare il mondo, ha militato nel Psup ed ha fatto politica attiva: ora si è rotto le balle, come tanti della sua generazione si è chiesto a che cosa è servito tutto il suo impegno e, pur amando stare con la gente, lo fa in questo modo. C’è chi si butta sulla cucina slow-food, chi sui viaggi culturali, chi sul volontariato sociale. Si può dire che, come dopo una guerra, i reduci non ne vogliano più sapere di battaglie. Si può biasimarli? Io no di certo. Anzi, ammiro la sua passione, il rigore che aveva nel suo lavoro (che non era solo lavoro, battersi i diritti dei lavoratori e le condizioni di lavoro) lo ha trasferito in questa attività. Non sono solo balli, perché si passa dalla Grecia ai Balcani, poi Irlanda, Bretagna, ma è anche un cercare di conoscere con questo mezzo altri paesi e le loro culture popolari. In un momento in cui stiamo perdendo anche le mille culture popolari italiane, amalgamate nella melma del consumismo e del turismo di massa, non è poco. Tremo al momento in cui ci verranno proposti balli africani… Io sono una schiappa, sono mediamente coordinato ma sono distratto e dimentico i passi un attimo dopo averli fatti. Veramente questo fatto di dimenticare le cose comincia a succedermi anche al lavoro: sarà perché anche lì di quello che faccio non me ne frega più niente?

Le prove del coro parrocchiale vanno avanti abbastanza regolarmente; cantare (ma anche ballare) con le mascherine non è facilissimo, a volte manca il fiato. Manteniamo le distanze, le direttive parlano di un metro laterale tra una persona e l’altra ed almeno due metri con chi si ha davanti; questo è facilmente comprensibile, cantando le goccioline di saliva vanno più lontano. Ormai dato che l’età media è abbastanza alta diversi hanno già ricevuto la terza dose, tra di noi evitiamo di discutere di quanto il tutto possa essere assurdo, il dato di fatto è che se vogliamo continuare a ritrovarci dobbiamo assoggettarci volenti o nolenti. Qualche nonna/nonno ha accolto bene la notizia della autorizzazione dell’Aifa per vaccinare i bambini dai cinque anni (al prossimo giro toccherà ai nascituri); ho provato a ragionarci dicendo che l’Istituto Superiore della Sanità nel suo report di ottobre ha certificato che nei giovanissimi non ci sono stati morti, poi ieri sera al TG sento un pediatra dell’Humanitas dire che ne sono morti 39. Dato che non penso che l’ISS voglia minimizzare mi piacerebbe sapere dove quel pediatra ha preso quei dati. E poi perché devono intervistare il dottore di una clinica privata, non ce ne sono abbastanza negli ospedali pubblici? A proposito di privati, la Regione Lombardia non si è smentita con la nuova legge sulla sanità, aprendo ulteriormente ai privati. Forse si capisce perché la Lombardia è stata una delle regioni con più morti (se fosse uno Stato sarebbe stata la settima al mondo per rapporto morti/popolazione). Ma se la gente continua a votarli… (e qui ritorno al sindacalista del ballo: perché darsi da fare per la gente se poi questi al dunque votano i peggiori? Guardate in Grecia: la destra ha portato il paese alla bancarotta, la sinistra di Tsipras l’ha dovuto salvare con misure drastiche, e la gente l’ha ringraziato? Col cavolo, ha rivotato la destra che ora sta facendo addirittura una legge che prevede tre mesi di carcere per chi critica le misure del governo. Viene proprio da dire, con l’Ametrano di Verdone in Bianco Rosso e Verdone: Sapete che ve tiche? Sapete che ve tiche? Che ve la andate a pijà tutte quante in ter…)

Le lezioni (o meglio, gli incontri) sul Credo sono interessanti, anche se impegnative;  lo scopo è quello di riflettere su quello in cui si crede, se si crede (“Credo in solo Dio, Padre Onnipotente, Creatore del cielo e della terra…”); penso che chiedersi ogni tanto se si crede o no, e in che cosa, non sia un esercizio inutile per nessuno. Io esco da questi incontri con più dubbi di quando sono entrato, sempre più convinto che in materia di fede i ragionamenti valgano a poco, o ci si fida (ci si affida) o no. Poi, se Lui c’è, saprà quello che ho combinato; se non c’è  almeno avrò ballato il Sirtaki…

Stasera assemblea di condominio. L’ultima l’abbiamo fatta due anni fa, i costi aumentano tutti gli anni ed anche chi fa fatica a pagare le rate. Indubbiamente l’anno scorso è stato drammatico, specialmente per i lavoratori autonomi e per chi si arrangiava con qualche lavoretto, ma quest’anno non siamo mica diventati il paese che tutti invidiano? Perfino la Merkel al momento di salutare i suoi ha detto che avrebbero dovuto diventare italiani. Noi a dire la verità è un bel pezzo che lo diciamo… comunque questa mirabolante crescita (il 6%, dicono, con l’inflazione al 3,5%: rimane un 2,5% se i calcoli non mentono) chi avvantaggia? I precari sono sempre più precari, le assunzioni hanno ripreso a favorire sfacciatamente gli uomini, gli stipendi rimangono invariati ed i morti sul lavoro quest’anno hanno superato i mille e non è ancora finito. Sono le solite tasche quelle che si gonfiano, che beneficiano del “boom”.

E’ strano che in Italia si stia così bene eppure ci stiamo estinguendo come i dinosauri: non si fanno più figli, i motivi sono molteplici e tutti validi, per carità: è una società a misura di vecchio e abbiente, chi glielo fa fare? Tra poco i barconi, invece di affondarli, dovremo affittarli per organizzare le spole con l’altra parte del Mediterraneo per avere gente che lavora e paga le nostre pensioni.

Amiche e amici, fatemi mandare un caro saluto a quell’uomo di Biella che è andato a vaccinarsi portandosi dietro un braccio di silicone: geniale, a suo modo, degno di una pochade di Georges Feydeau; chapeau, Mon Ami!

I balli greci fanno sudare

Super! (Cronachette della quarta ondata)

Stamattina ho fatto una super colazione. Era come quella di ieri, caffelatte con un cucchiaio di miele di castagno, biscotti, spremuta di arancia, però mi è bastato chiamarla super per sentirla diversa, migliore, più gustosa. Poi sono andato a prendere il super giornale: stesse notizie di ieri, Covid contagi in aumento, salviamo il Natale ed i suoi mercatini, Covid vacciniamo anche gli infanti, infiltrazione della ‘ndrangheta che sorpresa, Covid variante africana plus, ancora morti sul lavoro /basta morti sul lavoro, la nazionale di calcio è alla frutta. Passata la giornata contro la violenza sulle donne gabbato lo santo: la donna oggi non fa più notizia, è la giornata del cane randagio, salviamo l’amico dell’uomo abbandonato dall’uomo di cui è amico. Stessa solfa ma volete mettere? E’ super!

Nella cassetta della posta la bella sorpresa di una busta con i confetti di una collega di Roma, graditissimi anche se le avevo detto di non disturbarsi,  e quella brutta della convocazione dell’assemblea di condominio per il 3 dicembre: tra tutti abbiamo speso 3.000 euro in più di acqua, ma quanto ci laviamo? Risulta un 17% di mancati pagamenti, l’anno prima erano “solo” il 12: e non è super questo?  Oggi sarebbe la giornata della raccolta alimentare, ogni anno si raccolgono sempre più generi alimentari da distribuire a chi ne ha bisogno, vuol dire che aumentano quelli che hanno bisogno e sembra un cane che si morde la coda: di lavoro, uguaglianza, lotta al precariato non si sente quasi più parlare, in compenso si progetta di diminuire o togliere l’Irap che sovvenziona il sistema sanitario, e proprio in questo momento: super!

Oggi pomeriggio sono sceso in centro per una commissione. Sono andato presto, perché poi sapevo che si sarebbe riempito: ed infatti quando sono venuto via c’era una fila di macchine in ingresso, con gente vogliosa di approfittare della coda del black Friday e visitare i famigerati mercatini. Intanto l’amministrazione comunale uscente ha confessato di non avere uno straccio di progetto per accedere ai fondi europei del PNRR, dando la colpa all’amministrazione precedente. Ma amici, sono passati cinque anni, che diamine avete fatto in questo tempo? Certo che siete proprio super!

Mentre andavo a prendere il bus per tornare a casa sono passato vicino alla manifestazione no-pass/no-vax che ormai si ripete da settimane. Manifestanti pacifici, sembrava quasi un flash-mob; devo dire che rispetto all’ultima volta che li avevo visti mi sono sembrati molti di più, parliamo comunque di sessanta-settanta persone, non certo una adunata oceanica. A occhio e croce di non poter andare al cinema, al teatro e nei ristoranti non gliene può fregar di meno (e sinceramente, a parte sporadicamente qualche ristorante, nemmeno a me) e sicuramente chi era già contrario al green pass non diventerà  favorevole per questa alzata di ingegno dei Migliori, così come quelli contrari a farsi vaccinare non credo saranno tantissimi a cedere, considerato che hanno davanti la prospettiva di doverlo ripetere ogni cinque-sei mesi e comunque di potersi infettare lo stesso e magari da uno vaccinato.  

Stasera spaghetti al ragù dalla suocera (che non cucina: lei mangia quel che c’è); sarebbe stata in programma pasta al forno ma uno dei commensali è intollerante al lattosio, eccheppalle; per secondo dovrebbe esserci l’arrosto ma la sua fidanzata è diventata vegetariana e quindi non so se la carne arriverà in tavola, o dovremo accontentarci del contorno. Eccheppalle super!

Commessa sfinita per il Black Friday

Quarta ondata (Cronachette dall’ex zoccolo duro)

L’anno scorso di questi tempi ero da poco entrato in isolamento, confinato nella cameretta che è il mio studiolo e da cui sto appunto scrivendo. Siamo ormai alla quarta ondata della pandemia; siamo più bravi degli altri in Europa ma non abbastanza, almeno così si premurano di ripeterci i cosiddetti virologi, politici e  giornalisti a reti unificate. Ormai sono quasi due anni che ne dicono di ogni e di più, nel frattempo la soglia dell’immunità di gregge si è alzata e quella della durata del vaccino si è abbassata. Lo dico solo come semplice dato statistico, non vorrei beccarmi del no-vax e ritrovarmi magari in casa la Digos manco fossi un terrorista dell’Isis. C’è un nervosismo crescente alimentato dalla parte dei vaccinati dalla frustrazione che nonostante gli sforzi non se ne esca, con il retropensiero che la divina scienza non la racconti giusta, e dall’altra parte dalla rabbia per essere trattati come appestati da criminalizzare. Un brodo di coltura ottimale per i fuori di testa: l’altro giorno mia moglie si è beccata della “satanista di merda” per aver osato richiamare sull’autobus un uomo che, dopo essere entrato con la mascherina sul volto, se l’è tolta immediatamente. Molto probabilmente se al posto di mia moglie ci fosse stato un altro sarebbe andata a finire male; nel suo caso fortunatamente la fermata era vicina e si è limitata ad avvisare l’autista, che ha bloccato il bus e minacciato di chiamare la polizia.  

Ho messo in vendita gli scarponcini. Domenica, dopo la prima passeggiata abbastanza seria anche se non certo una scalata, sono tornato a casa con piede e ginocchio dolorante: probabilmente per la paura di toccare l’alluce ho camminato male e ho salvato l’unghia, ma rischiato di rovinare il resto. Se riesco a recuperare la metà della spesa bene, altrimenti le porterò al mercatino della Caritas che troveranno sicuramente qualcuno a cui darle. Peccato perché il giro era stato bello, qua intorno ci sono ancora tante zone verdi, anche se minacciate dalle costruzioni:  siamo arrivati fino alle sorgenti del Lura, in realtà un torrentello, dove c’è un piccolo laghetto nel bosco che mi ha ricordato quello di Claude Monet.

La parola d’ordine è: salvare il Natale. Che ovviamente vuol dire consumare il più possibile, acquistare merce di cui non abbiamo alcun bisogno e ingrassare commercianti in crisi di astinenza, il tutto condito con smielature su bontà, generosità, fratellanza…  quasi quasi mi verrebbe da auspicare un bel lockdown, magari ci farebbe riflettere sul vero significato del Natale, se ancora ne ha uno.

Il corso di danze greche procede bene. Dimentico i passi un attimo dopo averli fatti, ma questo mi capitava anche con i balli dell’Ottocento, dunque non dipende dagli insegnanti ma solo da me. Non mi applico, diciamo. Balliamo quasi sempre in cerchio, ovviamente con le mascherine, in una grande sala; quando per esigenze coreografiche ci si da le mani poi ci si disinfetta. Sarà la mia ignoranza ma mi pare che i passi tra i vari balli siano abbastanza simili; il livello dei ballerini non è eccelso, per usare un eufemismo, tranne qualche sporadico caso. Noto che parecchi confondono la destra con la sinistra e quindi si assiste  spesso a dei tamponamenti, a cui segue per fortuna una constatazione amichevole. Come dicevo, i balli greci sono l’inizio della fine, dopo quelli ci sono le bocce ed il burraco. Per le bocce se ne può parlare, ma vi autorizzo se un giorno dovessi dirvi che partecipo ad un corso di burraco di togliermi il saluto.

Si chiamava Himal Perera e veniva dallo Sri Lanka. Abitava a poche decine di metri da casa mia, con la famiglia; forse l’avrò anche visto, quando durante le passeggiate serali estive mi fermavo, nella grande piazza d’armi dove d’inverno arrivava il circo, a guardare un gruppo di indiani giocare a cricket. Sport che praticava e anche bene, dicono le cronache. Aveva trovato lavoro da poco, da appena tre mesi, e aveva un contratto a tempo determinato: stava installando un macchinario in un salumificio vicino Parma, città a cui sono affezionato, e non si sa ancora bene che sia successo, il macchinario lo ha schiacciato. Aveva solo 22 anni… il funerale si terrà nella nostra parrocchia, la sua famiglia è cattolica. Spero che la fede riesca a consolarli, io non so se ce la farei.

Amiche e amici, mi scuso se il finale non è molto allegro, sarà l’autunno…   

Scarponi (Cronachette dall’ex zoccolo duro)

Lo scorso weekend il tempo è stato brutto e quindi non sono riuscito a fare passeggiate all’aria aperta, estremamente necessarie per chi come me ormai da 20 mesi vive in regime di arresti domiciliari, o quanto meno in semilibertà; ma per coltivare un minimo di ottimismo sono andato a comprare degli scarponcini adatti per fare delle camminate. Una volta bastava chiedere “scarponcini”, adesso bisogna specificare: trekking? Avvicinamento? Hiking? Se li avessi comprati da solo al Decathlon come mi ero ripromesso durante la scappata a Milano della scorsa settimana avrei già risolto, invece complice appunto il tempo inclemente sono andato in un negozio specializzato e mi sono rimesso alla clemenza del commesso. Veramente quella che doveva comprare le calzature era mia moglie perché sfornita di quelle adatte: nel primo negozio non c’è stato niente da fare: troppo lunghe o troppo alte o troppo strette o di colore non gradito. Benissimo! A quel punto, considerato che mi sono reso conto dei prezzi, rabbrividendo (“ma caro signore, lei non immagina quanta tecnologia ci sia dentro queste scarpe?”) speravo che la mia consorte si accontentasse di un onesto paio di scarpe da tennis ed in verità era quasi convinta quando è entrato in azione un pensionato, probabilmente pagato dalla concorrenza. Questo signore distinto, con una bella barba risorgimentale, si è avvicinato discretamente e, con modi molto garbati e lievemente cospirativi ci ha suggerito di ricercare in un altro negozio, ad una quindicina di chilometri di distanza, dove lui si serve spesso e dove si trova molto bene.

La domenica, visto il perdurare del tempaccio, siamo andati dunque in questo negozio (fosse per me la domenica i negozi dovrebbero rimanere tutti chiusi, come una volta quando eravamo un paese civile); stavolta le scarpe adatte ai piedi della mia signora c’erano, al prezzo di un rene del sottoscritto; sulle ali dell’euforia, dopo essere stato edotto su solette, tomaie, goretex e distretti della scarpa (sapevate che il Veneto è leader della scarpa tecnica? Io lo ignoravo, pensavo lo fosse solo del prosecco), visto che il negozio proponeva anche dei saldi, ho chiesto se ci fosse qualcosa anche per me. Certamente! Il simpatico addetto, molto competente in tutti gli sport, mi ha portato un paio di scarpe, sottomarca di una di quelle famose ditte venete, fabbricate in Romania: niente contro gli amici rumeni, naturalmente, solo che il colore era un po’ improbabile, un giallo ocra che mi faceva assomigliare ad un caddy di golf, ma visto che la forma mi piaceva ne ho scelto un paio dello stesso modello ma in un più sobrio blu. Lì per lì mi sembrava che andasse tutto bene, ma al lunedì è emersa la magagna. Secondo voi come si fa a provare una scarpa? Camminandoci, o almeno così pensavo io. Così le ho indossate per andare a prendere il giornale dal mio amico Giuseppe e ci ho fatto quei tre chilometri tra andata e ritorno, durante i quali mi sono reso conto che: a) mi stringevano troppo la pianta del piede e soprattutto b) in discesa l’alluce destro tocca la punta della scarpa.

Così al pomeriggio, dopo aver ripulito le suole, sono tornato al negozio per restituirle. Dovevo capire subito che l’operazione non sarebbe stata delle più agevoli perché appena entrato, avendo un’urgenza idrica, prima di intavolare negoziati di sorta ho chiesto alla cassiera se c’era un bagno ma la ragazza, desolata, mi ha risposto che il bagno lo avevano ma i clienti non potevano accedervi. Sono trasecolato ed ho fatto le mie rimostranze: “Ma io ho il green pass!” ma sembra che il lasciapassare non abbia questo potere. Cioè, fatemi capire, ci si può andare a lavorare ma non in bagno? Viene da solidarizzare con chi invita a pulircisi il didietro, con tale talismano. La signorina mi ha invitato a recarmi al vicino centro commerciale ma non ce l’avrei mai fatta, perciò sono uscito di corsa e arrivato al primo angolo semi-coperto (a quel punto comunque non ero molto preoccupato della privacy) e l’ho fatta. Rientrato ho commesso un errore (no, non quello di non essermi sanificato le mani), infatti la commessa mi avrebbe fatto un buono spesa ma alla domanda se volessi cambiarle ho risposto sì, e così sono andato in reparto con la mia scatola. Il commesso, desolato anche lui, mi ha detto che siccome le scarpe le avevo messe non poteva cambiarmele: ho fatto notare che per provarle dovevo per forza camminarci, decisione con la quale avrebbe concordato a condizione che io avessi usato l’accortezza di camminarci in casa. Ora, care amiche e amici, non so voi ma purtroppo in casa mia non ci sono discese e quindi mi sarebbe stato difficile accorgermi del problema; a nulla sono valse le lamentele e quindi me ne sono dovuto tornare a casa con le pive, e le scarpe, nel sacco. Non so se ci siano gli estremi per rivolgersi al Codacons: non vorrei, come si dice, farla fuori dal vaso.  

Martedì, nel tentativo di salvare il salvabile, ho portato la scarpa destra dal calzolaio di quartiere, un ometto in pensione da ormai un centinaio di anni che ha le sue belle fisse: ad esempio non vuole che al sabato gli si portino le scarpe. Ho chiesto se si potesse fare qualcosa, ha guardato l’oggetto un po’ schifato (lui tratta pelle e cuoio, non la plasticaccia mi ha amichevolmente fatto sapere: non me la sono sentita di raccontargli la storia della tecnologia contenuta in quella che chiamava “plasticaccia”). A malincuore ha accettato di mettermela in forma in una delle sue macchinette; ieri sera quando sono andato a riprendermela aveva una curiosa bozza in punta, sembrava una bolla, un ematoma, ma mi ha detto di non preoccuparmi che poi portandola andrà via. In effetti stamattina sembra un po’ rientrata,  speriamo bene…

Amiche e amici, quante storie direte per un paio di scarpe! E avete ragione, con tutti gli argomenti su cui ci sarebbe da ragionare, tipo i dittatori buoni e quelli cattivi, il green pass che ritorna a nove mesi, i cattolicissimi polacchi che si mettono a fare i muratori, il lockdown selettivo per “salvare il Natale”… veramente da piccolo mi hanno insegnato che il Natale è la ricorrenza della nascita del Salvatore, se sapeva come sarebbe andata a finire non so se si sarebbe preso la briga.

Ma di questo e di altro ancora vi parlerò magari un’altra volta, se il lavoro me lo permetterà e se i piedi non mi faranno male. A presto!

Commessa accaldata che indossa scarpe comode