Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XCIV)

Mercoledì 27 maggio

Ieri sera ho fatto qualcosa che non andrebbe ancora fatto, ovvero con il coretto dopo il rosario in Chiesa (di questo ne parleremo un’altra volta, non è che io sia molto pratico di rosari, ma maggio come forse ricorderà chi ha fatto il catechismo è il mese della Madonna e tutte le sere si recita il rosario; da ragazzo avrò partecipato due o tre volte e solo perché c’erano anche le ragazze, da adulto quattro o cinque e solo per compiacere qualcuno, non me ne vanto sia chiaro anche se ammetto che non c’è niente di male) ci siamo fermati a fare le prove di canto. La scena era un po’ surreale, un coro distanziato e con le mascherine, sembravamo dei Sentinelli in Piedi (vade retro), abbiamo cercato di essere ligi ma ogni tanto bisognava respirare. Secondo me chi dice che andare in giro con la mascherina non fa bene non ha tutti i torti: si respira la propria anidride carbonica ed infatti dopo un po’ (almeno a me) inizia a far male la testa. Perlomeno non bisognerebbe cantarci; comunque ci siamo respirati un bel po’ addosso anche se non proprio vicinissimi, speriamo bene.

E’ in corso lo screening per verificare quanti sono stati contagiati e guariti; l’Istat e l’Iss, l’Istituto Superiore della Sanità, hanno stabilito un campione di 150.000 persone che vengono contattate telefonicamente e invitate a sottoporsi gratuitamente al test sierologico. Test che finora è un grandissimo regalo ai laboratori privati, che fanno pagare fino a 70 euro quello che le regioni consigliano di far pagare 15,23 euro. Quindi come al solito finora la sanità pubblica si è fatta il mazzo ma i benefici li prenderanno i privati.  Ma non volevo dilungarmi su queste considerazioni da vecchio statalista, un sovok direbbero in Russia, la cosa che mi ha colpito ma in fondo era ovvia è che finora la maggior parte di quelli contattati non ha risposto al telefono o non ha creduto a quanto gli veniva detto. E per forza, tutti i giorni siamo subissati da gente che ti vuol far cambiare gestore telefonico, del gas, dell’energia elettrica, di chi ti vuol vendere multiproprietà nei posti più improbabili; per non parlare delle vere e proprie truffe, specie ai danni degli anziani, con chi si spaccia addirittura per parente lontano. Io ho una regola d’oro: se sul telefono compare un numero che non ho registrato non rispondo, ai numeri privati nascosti non rispondo, e anche a chi mi sta sulle scatole a dire la verità non rispondo. Mi rendo conto che se tutti si regolassero come me i call center in breve chiuderebbero i battenti, ma ad un certo punto uno deve difendersi in qualche modo…

Tra l’altro non ho ben capito perché uno si faccia ‘sto test sierologico. Se è negativo vuol dire che posso ammalarmi,  se è positivo può essere un falso risultato e comunque devo fare il tampone; ammettiamo che vengano segnalati anticorpi e il tampone sia negativo. Che vuol dire? Che l’ho fatto senza accorgermene? Questo impedisce che possa riprenderlo? Finora nessuno ci mette le mani sul fuoco. E sapere che magari quando l’ho avuto in corpo ho contagiato quelli con cui sono venuto in contatto mi aiuta in qualche modo? Non so, mi sembra una cosa inutile, un conto è una ricerca epidemiologica come quella che si sta facendo, ma a livello personale se uno non è un medico o un infermiere (e a quelli spero li facciamo in ospedale senza far pagare settanta euro) non ne vedo l’utilità.

Vi avevo detto, ieri mi sembra, che il figlio di un’amica che avrebbe dovuto sposarsi in giugno ha rinviato il matrimonio. In realtà sembra che il Covid sia arrivato provvidenziale perché la lontananza forzata ha permesso alla coppia di schiarirsi le idee e così hanno deciso non di rimandare la cerimonia ma di lasciarsi proprio. Sono stati fidanzati una decina d’anni, hanno aspettato forse un po’ troppo, tra lavoro che non arrivava, università da finire, casa da mettere su, e quando tutto sembrava sistemato probabilmente entrambi hanno cominciato a  capire che il mondo era ben più grande della campana sotto la quale si erano rinchiusi.

Questa chiusa poetica mi soddisfa, amiche e amici, perciò direi di chiuderla qua; vi auguro buon pranzo (oggi per noi frugale: insalatina, bresaola e frittata avanzata), a domani!

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XCIII)

Martedì 26 maggio

Stamattina sono passati a pulire marciapiedi e sottopassaggi. Addirittura il sottopassaggio è profumato, troppa grazia. A me pare che una volta la settimana sia un po’ poco; considerando che ci sono aziende e uffici che devono raccogliere mascherine e guanti in sacchi per rifiuti speciali, e come tali dovranno essere smaltiti, che coerenza c’è nel lasciare poi che rifiuti altrettanto speciali rimangano sul suolo pubblico per una settimana? Lo so che la colpa è degli incivili che buttano le loro schifezze, ma se la pulizia fosse fatta di frequente almeno le schifezze non si ammucchierebbero.

Dopo gli allarmi degli scorsi giorni per le movide incontrollate, i Comuni ed il Ministro per le Autonomie avevano concordato, pare, di reclutare su base volontaria con un apposito bando 60.000 persone inoccupate, cassintegrate o percettrici del reddito di emergenza o di cittadinanza come “assistenti civici”, ovvero personale a disposizione dei Comuni per dare una mano nel controllo del rispetto delle norme di distanziamento ma anche per altri lavori di cura o di simil volontariato, come aiutare a portare a casa la spesa. C’è stata una mezza rivolta sia di metodo che di merito, di metodo perché buona parte del Governo sembrava (o ha fatto finta) di non essere al corrente dell’iniziativa, le Regioni che si sono sentite scavalcate hanno in sostanza alzato le mani, di merito perché le mansioni non erano ben chiare, chi dovesse organizzarli nemmeno e la ministra dell’Interno si è giustamente preoccupata che le forze dell’ordine oltre a dover stare attenta ai cittadini dovessero poi badare anche agli assistenti: insomma, la proposta è abortita. Sicuramente non so come sarebbe potuto andare a finire se qualche assistente si fosse avvicinato con troppo zelo a qualche capannello già ben carburato da qualche birra, probabilmente in molti  si sarebbero coalizzati in nome della libertà di raduno, di pensiero, di espressione e di aperitivo. Personalmente, da vero libertario,  sono più che convinto che o la gente la bastoni o tenderà sempre a fare come cacchio gli pare, e siccome questi poveri assistenti non li si può equipaggiare di bastone è meglio lasciar stare.

La mia piccola proposta è che, come quando d’inverno ci sono gli spalatori per la neve (o meglio c’erano, perché non so se i Comuni  abbiano ancora gli albi: si trattava di disoccupati ai quali si pagava una giornata di lavoro in cambio di spalar neve, la pala ovviamente la metteva il Comune) si potrebbe istituire un albo di spalatori di marciapiedi: ognuno dovrebbe andare in giro con un bidoncino a rotelle, una scopa ed una paletta per raccogliere, basterebbero un paio di ore al giorno e i marciapiedi sarebbero uno specchio. Magari, come gli ausiliari del traffico, potrebbero fare anche una multina ai proprietari di cani ma non voglio gravarli di troppa responsabilità. Quando andrò in pensione magari mi metterò a farlo in autonomia, ma non vorrei poi incorrere nelle ire dei sindacati dei netturbini che si sentissero defraudati.

Riporto sotto il virgolettato di un intervento dell’assessore alla Sanità della Lombardia¹, la regione più colpita d’Italia dal Covid19, sull’indice di contagio. Lui non rinnega, dice anzi che tra i suoi compiti c’è anche quello di provare a semplificare concetti scientifici. Poi si spiegano tante cose…

«Perché, lo ricordiamo, 0,51 cosa vuol dire? – ha detto Gallera -. Che per infettare me, bisogna trovare due persone nello stesso momento infette perché è a 0,50 no? E questo vuol dire che non è così semplice trovare due persone nello stesso momento infette per infettare me. Questa è l’efficacia dell’azione e ciò che ci fa stare più tranquilli e confidenza. Quando è a 1 – ha concluso – vuol dire che basta che io incontro una persona infetta che mi infetto anche io»

Non vi sentite anche voi molto più tranquilli, amiche e amici, soprattutto nel sapere in che mani siamo? A domani (sempre che uscendo, più tardi, non sia così sfortunato da incontrare contemporaneamente due persone infette allo 0,50)…

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¹ Sia chiaro, io non ce l’ho con lui, uno strafalcione può scappare a tutti. Ce l’ho con chi l’ha messo in quel posto e con chi lo ha votato.

Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XCII)

Lunedì 25 maggio

Ieri pomeriggio ero tentato di andare a verificare quanta gente avesse deciso di sfidare la pandemia andando ad affollarsi sul lungolago ma per fortuna non l’ho fatto, le foto pubblicate oggi sul giornale sono abbastanza eloquenti; speriamo che il virus decida da solo di lasciarci in pace perché tanti di noi pare non siamo capaci di regolarsi. Devo dire che ho scelto abbastanza bene il posto dove abitare, in quanto con una passeggiata di un’oretta in discesa arrivo al lago (è bello farlo quando non c’è traffico, ma con le auto non è molto salutare e ieri di macchine in giro ce n’erano decisamente troppe) e  con una di una quarantina di minuti in salita arrivo fino alla torre che sovrasta Como, il Castel Baradello, da cui si gode il panorama di tutta la città e del lago; il sentiero non è trafficato e per la maggior parte ombreggiato, le poche auto che passano sono quelle dei residenti e ogni tanto di gente che va a mangiare in un ristorante che però adesso è chiuso quindi auto quasi zero. Tra parentesi, se fosse stato aperto probabilmente ieri avrebbe fatto affari perché arrivati su una birretta ed una salamella me li sarei fatti volentieri e come me penso molti altri. Abbiamo incrociato diverse famigliole, qualche compagnia di amici; tutti abbastanza ligi, con le mascherine usate come quando di notte si va con i fari abbaglianti e se  si incrocia un’altra auto si mettono gli anabbaglianti. Un gran profumo di erba tagliata di fresco; qualche apprensione ma immotivata perché nella zona ogni tanto scorrazzano dei cinghiali (uno era finito nel giardino di un mio amico, ve l’ho già raccontato) che però di giorno in genere hanno il buon senso di starsene nascosti. L’ultima volta che eravamo saliti era stato in un pomeriggio dello scorso luglio per assistere al tramonto ad un concerto di un quartetto di flauti, molto suggestivo ma che non abbiamo potuto godere appieno per il caldo micidiale; dal paese era venuto anche mio fratello con moglie e figli perché una delle musiciste è la nipote di mia cognata, bravissima.

Questa settimana hanno riaperto l’isola ecologica, con accesso scaglionato a seconda delle iniziali del cognome; il mio giorno è giovedì, curioso che proprio lì di fronte il Comune distribuisca i sacchi per la raccolta differenziata (lo fa una volta l’anno) e anche lì l’accesso è scaglionato, solo che il giorno stabilito per il mio cognome è il venerdì: a me non sembrano normali, ma sarò io che sono strano…

Ieri sono stati annunciati zero decessi in Lombardia. Sembra così strano che la Tv (e anche Fontana) si è affettata a mettere le mani avanti, forse i Comuni non hanno i dati aggiornati non sono stati trasmessi dai Comuni: ma scusate, e allora tutte le altre domeniche che dati hanno spacciato? Comunque speriamo sia vero, sarebbe davvero una bella notizia.

Giusto per dare uno sguardo a quello che succede appena fuori dal nostro cortile, in Libia le forze legate al governo di Tripoli che fino a un paio di mesi fa sembrava spacciato, da quando è intervenuta la Turchia stanno riconquistando terreno e adesso è Haftar, il rivale appoggiato da Egitto e Russia, che se la vede brutta. La Germania ha ammesso di avere, in barba all’embargo e per non far torto a nessuno, venduto armi a entrambi i contendenti; Haftar ora sostiene di schierare degli aerei russi e promette di fare polpette dei nemici. Non era meglio quando c’era Gheddafi? Me lo chiedo seriamente.

Per finire con leggerezza, ieri sera è ripreso il programma di Amadeus I Soliti Ignoti, dopo tante repliche; niente pubblico, gli ignoti separati da una lastra di plexiglass e come concorrente un volto noto (in queste puntate le vincite andranno in beneficenza, come nell’Eredità di Flavius Insinna): Paolo Fox, l’astrologo. Sui social è girata in questi mesi una gustosissima previsione del Fox, che mi sta molto simpatico, che dipingeva il 2020 come un anno di grandi prospettive e di sicuro successo: ieri ha negato dicendo che hanno è stata montata una fake, se lo era comunque era molto verosimile. Per la cronaca ha fatto una bella partita ma non ha vinto niente perché alla fine ha voluto raddoppiare e non ha indovinato il Parente Misterioso (è un’astrologo, non un’indovino ha tenuto a precisare: si ma Paolo, prima di partecipare almeno qualche puntata potevi guardartela, non si buttano via i soldi così…). So che quanto ho scritto sopra per molti è arcano peggio di una previsione astrologica, fidatevi e compatite lo scrivente.

A domani amiche e amici, il pomeriggio si annuncia tempestoso non per il meteo che anzi è buono, ma per le rogne di lavoro che si stanno addensando: si avvicina la fine mese e la gente inizia a sclerare…

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p.s. in un sottopassaggio attraversato ieri ho letto una scritta che mi è piaciuta molto: “Noi non siamo canarini, in gabbia non cantiamo”

Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XCI)

Domenica 24 maggio

Oggi è una bellissima giornata. Ieri avevo detto di avere la sensazione che le regole di distanziamento sociale fossero saltate, e in effetti oggi il quotidiano locale riporta foto che confermano l’impressione, tanta gente ha una voglia comprensibile ma incosciente di tornare allo status quo ante coronavirus così come del resto nell’intero paese tanto che diversi sindaci hanno minacciato o addirittura applicato restrizioni alle varie movide.

Stamattina dopo tre mesi la nostra chiesa si è riaperta e si è celebrata la Messa. Alcuni scouts davano le indicazioni per gli ingressi ed i posti utilizzabili, che erano stati contrassegnati sulle panche con dei bollini bianchi; non c’è stato rilievo della temperatura ma all’ingresso, per tutti, disinfettante per le mani. L’organizzazione è stata buona, c’era un po’ di timore ma anche tanta contentezza nel rivedersi dopo tanto tempo. Tanti anziani comprensibilmente mancavano, in pratica i posti disponibili (130) erano occupati per tre quarti.  Noi del coretto ci siamo posizionati nei banchi vicini all’organo, ovviamente scaglionati e con le mascherine; solo la direttrice dovendo fare da voce guida toglieva la mascherina quando cantava. Devo dire però che cantare con la mascherina è faticoso, ogni tanto mi mancava il fiato e confesso di averla tolta qualche volta anch’io.

Parlando con qualcuno con cui si era un po’ perso il contatto, buone notizie: il figlio di uno, assistente OSA, insomma quelli che una volta erano gli infermieri generici, è stato assunto a tempo determinato in una RSA, una residenza per anziani: da loro non c’è stato nessun morto perché i responsabili avevano deciso per tempo di non permettere le visite dei parenti (tra lamentele e strepiti) e non hanno accettato il ricatto della Regione che voleva trasferire anche lì dei malati di Covid; un’altra bella notizia è che qualcuno ha trovato in una tabaccheria le mascherine a cinquanta centesimi: allora esistono! Il lavoro riprende un po’ per tutte le attività, anche per quelli più penalizzati, ristorazione e turismo, ci sono buone prospettive perché tanti sono diffidenti verso le vacanze al mare e si orienteranno per vacanze a chilometro zero o quasi, e sentivo che in Valtellina e su per il lago le prenotazioni hanno ripreso alla grande.

Ieri è stato il 28° anniversario della strage di Capaci, dove la mafia fece saltare in aria Falcone, la moglie e la sua scorta; oggi è il 105° anniversario dell’entrata in guerra dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale, la Grande Guerra, che ci costò tra militari e civili tra 1.280.000 e 1.780.000 morti e tra 462.800 e 1.300.000 invalidi permanenti (sui numeri ancora oggi non c’ accordo tra gli storici). Tragedie a cui questo paese è sopravvissuto, vorrei dire per diventare ogni volta più forte ma a volte invece l’impressione che ho è che non impariamo mai niente e speriamo non sia così anche per la vicenda che stiamo vivendo adesso.

A giugno sono saltati due matrimoni di figli di amici, uno lo hanno spostato in agosto ma l’altro rinviato a data da destinarsi. Spero non ci ripensino, sarei stato felice di partecipare perché tra l’altro lui è stato uno dei miei “piccoli” attori e gli avrei tirato il riso in testa molto volentieri. E’ che oggigiorno si sposano così in pochi che se ci rinunciano anche quelli che lo avevano già deciso…

Oggi pomeriggio abbiamo fatto una bellissima passeggiata ma ve ne parlerò domani; ci sono anche qui segni di ritorno alla normalità, ad esempio la coppia in moto che voleva passare anche dove c’era la sbarra per impedire proprio il passaggio alle moto ed è rimasta incastrata.

Amiche e amiche scusate la fretta ma è quasi l’ora dello spritz; pizza avanzata da ieri sera, e poi ho intravisto delle melanzane al forno con mozzarella. Piatto ricco mi ci ficco, buona serata e a domani!

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (XC)

Sabato 23 maggio

Stamattina nel chilometro di tragitto tra casa mia e l’edicola di Giuseppe ho contato 25 guanti, 4 mascherine e 2 boccette di disinfettante vuote abbandonati per strada o sul marciapiedi, e questo vuol dire due cose: che c’è parecchia gente incivile e che la pulizia viene fatta troppo poco frequentemente. Quando ero bambino nel mio paese c’era uno spazzino, uno solo, (“lu scupì”, lo scopino), operaio comunale mica dipendente o magari socio finto di qualche cooperativa come ora, che tutti i giorni che Dio mandava in terra faceva il giro del paese a spazzare in terra e ritirare l’immondizia: mestiere ingrato, pochissimo considerato, e chi lo faceva era quasi da evitare come un appestato. Lui era il nonno di mio cugino, padre di suo padre, un ometto schivo, balbuziente, che ogni tanto alzava il gomito, come tanti della sua età.

Giuseppe comunque è contento, ha già ricevuto i secondi 600 euro e quindi gli ho ricordato la promessa di mettermi da parte un calendario come si deve per l’anno nuovo. Quel vecchio extraparlamentare è diventato un fan di Conte e sarebbe anche disposto a dargli pieni poteri, Conte Jong-un.

Oggi fa caldo, ho tirato fuori le magliette a maniche corte ed ho tagliato capelli e pizzetto. L’aspetto è decisamente più giovanile ma il pizzetto mi manca, ogni tanto me lo stiracchiavo e adesso non so più dove mettere le mani. I capelli me li sono fatti tagliare da mia moglie con la macchinetta, così mi sembra di tradire di meno Leo, il mio barbiere, che comunque ha riaperto lunedì per richiudere subito, forse non c’è stata quella ressa di clienti che si aspettava. Del resto, come dicevo, non credo abbia fatto grandi lavori di sanificazione; per dire, la parrucchiera di mia moglie si è fatta fare una certificazione di adeguatezza, dopo aver fatto tutti i lavori di messa a norma, che gli è costata 900 euro: credo sia stato un suo scrupolo perché se fosse stata obbligatoria in ben pochi avrebbero riaperto.

Stamattina mi è successa una cosa strana, alla radio stavano trasmettendo una vecchia canzone di Fred Bongusto ed ho notato che il vecchio Fred cantava “spaghetti insalatina e una tazzina di caffè” tralasciando il pollo che invece io ricordavo. Che storia è questa? Mi sono fissato che fosse un qualche intrallazzo della lobby vegana per togliere dalle canzoni tutti i riferimenti a cibi di origine animale; ho avuto solo un dubbio perché proprio ieri avevo sentito Fausto Leali cantare “Angeli negri” e forse in nome del politicamente corretto allora si sarebbe dovuto cambiare quelli in “Angeli di colore” prima di togliere il pollo dall’insalatina; insomma ho passato una mezzoretta a cercare prove a sostegno della mia ipotesi complottista. Fortunatamente sono stato smentito e non solo, sono stato anche consigliato di fare una cura di fosforo perché dimentico le cose: Fred inizia con “Spaghetti pollo e insalatina” ma poi, nei ritornelli, canta solo “spaghetti insalatina e una tazzina di caffè”. Che sollievo! La dittatura vegana non è ancora instaurata.

Negli Stati Uniti e in Canada è fallita la Hertz, il colosso dell’autonoleggio; in Italia più modestamente la Jabil (componenti elettronici) ha annunciato il  licenziamento collettivo per 190 dipendenti della fabbrica di Marcianise, Caserta. Volevo scrivere un pippone su queste due vicende ma lo farò domani, invece voglio dire che nel pomeriggio sono andato in libreria, a cambiare dei libri arrivati via posta ma che non volevo; sono così stordito che ne ho preso uno che già avevo e me ne sono accorto solo arrivato a casa. Comunque ho fatto la strada con mio figlio, all’andata (in discesa) a piedi, al ritorno col bus. Il distanziamento è saltato,  bus sono pieni e gli autisti si guardano bene dall’intervenire, chi glielo fa fare? Dovrebbero litigare ogni minuto: corse in più non ne sono state messe, anzi, anche perché i mezzi e gli uomini sono quelli che sono, non s’inventano da un momento all’altro; i controllori non esistono; tremo all’idea di quello che potrà succedere alla ripresa della scuole, perché non mi pare possibile pensare di fare le lezioni da casa. Se in sei mesi non siamo saremo stati capaci di garantire il ritorno a scuola in sicurezza degli scolari possiamo fallire, come la Hertz…

Amiche e amici, siamo arrivati a novanta raccontini quotidiani, un bel record! Ed in canna c’è un’altra puntata di Olena, è lì lì sulla punta della penna. Stasera pizza, il pizzaiolo ha deciso di fare due teglie con lo stesso impasto, grandi esperimenti; io da parte mia penso ai beveraggi, la solita Ichnusa non filtrata… buona serata, e buona domenica!

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (LXXXIX)

Venerdì 22 maggio

Devo ricredermi sull’addetto della Coop di ieri: oggi mia moglie non ha trovato l’alcool nemmeno all’Iper. Non sarà tutto un complotto per costringerci a comprare detergenti che costano dieci volte tanto?

Oggi durante la solita passeggiata mi sono guardato intorno con sguardo disincantato: il traffico è tornato quasi come ai bei tempi, i marciapiedi ricominciano ad essere pieni della solita robaccia a cui si aggiungono mascherine e guanti; ho pestato una cacca e sebbene porti fortuna non ero molto ben disposto verso l’animale che portava a spasso il cane.

Ho scoperto oggi che l’insalata scarola viene venduta in bouquet, come i mazzi di fiori delle spose. Se qualcuno sperava ancora che potessimo essere migliori, alla fine di questo pandemonio, questo è un altro piccolo segnale che così non sarà; la verdura viene ormai quasi tutta impacchettata e uno si chiede perché, dato che tutti dovrebbero indossare i guanti: è proprio quello il problema, e cioè che c’è gente che pensa che portarsi i guanti da casa salvi gli altri dal contagio: i guanti servono solo se si indossano nuovi all’ingresso e non ce li si toglie, ma se uno usa i suoi chissà cosa ci ha toccato… il bello è che all’ingresso dei supermercati i guanti li danno gratis obbligatoriamente, ma basta che il controllore si distragga un attimo e c’è sempre chi ci prova. Perché la gente non ci arriva, ignoranza o menefreghismo? Anche i negozi che mettoni i cartelli “qui si entra solo con mascherina e guanti” dicono una stupidaggine. Un guanto usato è un veicolo di trasmissione tanto quanto le mani…

Ad una nostra corista, infermiera, è stato fatto l’esame sierologico per vedere se ha gli anticorpi del Covid19. Glieli hanno trovati, vuol dire che l’ha avuto senza star male, una asintomatica insomma anche quando canta non è che sia proprio a posto, ma questa è un’altra storia; quello però che fa pensare è che in questi mesi ha lavorato senza interruzioni, non nei reparti infettivi ma con qualcuno è per forza di cose venuta in contatto: e come lei, quanti? Peraltro pare che marito e figli siano risultati negativi: hanno sempre mantenuto la distanza di sicurezza?

Stasera la finisco qua, amiche e amici, sono andato lungo e la scarola mi ha traumatizzato: stasera si preannunciano orecchiette salsiccia e patate, speriamo di riprenderci dal trauma…

 

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Swarovski Sparkles In The 2013 Victoria's Secret Fashion Show

 

Vita quotidiana al tempo del coronavirus (LXXXVIII)

Giovedì 21 maggio

Piccoli segnali di ritorno alla normalità: alle 7:50 ero davanti al gommista per cercare di fare il cambio gomme, da invernali ad estive (una tassa semestrale) ma avevo già davanti cinque auto. Tutta gente che evidentemente è andata presto perché poi deve andare a lavorare… stimato che avrei dovuto aspettare più di un’oretta ho desistito e sono andato a fare la spesa. Anche la Coop è tornata alla normalità: orario dalle 8 a.m.alle 8 p.m. (non come l’impiegata di Cinzia Leone, quella della torta di fango del Camerun, la ricordate? Che teneva lo sportello aperto dalle 8 alle 8…). Mi sono lamentato con uno dei caporeparto, non è possibile che da marzo ad oggi non ho mai trovato l’alcool; mi ha detto di aver pazienza ancora per un po’, e fin qui sono d’accordo, però quando gli ho chiesto come mai in altri supermercati ce l’hanno ed ha risposto “ne dubito” mi sono chiesto in quale corso di formazione insegnino a dare del bugiardo al cliente; non che occasionalmente non ci sia chi se lo merita, per carità…

Un altro bel segnale di ritorno alla normalità è che ieri a Torino degli infermieri hanno protestato perché dopo tante pacche sulle spalle, siete i nostri eroi, cuoricini e arcobaleni, e soprattutto tanti morti, si sono ritrovati nella busta paga ben 1 (uno) euro in più. Nel frattempo, ma mi ripeto, si toglie l’Irap a chi non ne ha alcun bisogno, e si garantiscono prestiti alla Fiat che ha già detto, per bocca di John Elkann, che distribuirà 5,5 miliardi (5.500.000.000) di euro di dividendi agli azionisti perlopiù stranieri. Ovviamente è una coincidenza che l’importo sia più o meno uguale a quello che garantisce lo Stato per il maxi-prestito…

Mi chiedo, riflettendo su queste assurdità, se non abbiano ragione i quattro paesi “rigoristi” che non ne vogliono sapere di dare soldi a fondo perduto a chi tanto li spenderebbe male: Danimarca, Svezia, Olanda e Austria, che insieme fanno due terzi della nostra popolazione, paesi che ho visitato da turista e di cui ho dei bei ricordi; in particolare mi piacerebbe tornare ad Amsterdam perché quando sono andato qualche anno fa, era agosto, c’erano dieci gradi e mi sono ammalato quindi niente coffe shop e quartiere a luci rosse appena intravisto. Ah, il Museo Van Gogh invece si, lì sono andato, c’era una coda pazzesca, bisognerebbe andarci adesso!

Anche perché non è che gli italiani siano tutti con le pezze al culo, no no… l’asta dei BTP (buoni poliennali del tesoro) con scadenza 2025 ha avuto un grande successo: 22 miliardi di euro, di cui 14 dal retail, ovvero gli investitori singoli… quindi se qualche paese chiede garanzie anche sul come verranno spesi i soldi ricevuti, che ad esempio non servano a pagare gli interessi sui titoli di stato ma a fare investimenti e “riforme” (su cosa si intende per riforme però bisogna capirsi. Di solito chiedono di privatizzare il privatizzabile, tagliare servizi e allungare l’età pensionabile. Da parte mia penso che sia stata allungata anche troppo) è anche comprensibile.

Mi rendo conto di aver fatto un ragionamento molto poco sovranista, ma fare i sovranisti con i soldi degli altri è un po’ come, ci siamo capiti, insomma…

Comunque io delle idee su dove recuperare quei miliardi che ci servirebbero ce le avrei, adesso faccio due conti e poi li mando a Conte.

A domani, amiche e amici, sperando di avere più tempo perché un altro segnale di ritorno alla normalità è che al lavoro si ricomincia a rompere le scatole, mandare migliaia di mail inutili, chiedere cento volte le stesse cose, fare e disfare… buona serata!

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visto che da qualche tempo trascuro le amiche, ecco per loro l’arrotino del giorno:

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (LXXXVII)

Mercoledì 20 maggio

Oggi mi ero predisposto mentalmente per liberare la cantina dall’armadio eliminato dal balcone e da altre cianfrusaglie ma l’isola ecologica non è ancora accessibile liberamente; fino alla settimana scorsa bisognava prendere appuntamento (non l’ho fatto) e dalla prossima invece l’accesso sarà contingentato: hanno abbinato ai giorni le lettere iniziali del cognome e potranno andare solo le auto, non ai furgoni. A  me toccherà venerdì, speriamo non piova.

Stiamo cercando di capire domenica prossima come funzionerà la messa; il coro senz’altro non potrà cantare (o meglio: non è che alle persone sia proibito cantare, solo che devono farlo con la mascherina, distanziate e nei posti stabiliti perché non ci si può spostare dai banchi; devono avere una buona memoria però perché i libretti non possono essere distribuiti). Aspettavamo delle linee guida specifiche dalla diocesi ma forse mi sono sfuggite, finirà che ognuno farà come gli pare; non prevedo una grande affluenza ma magari verrò smentito, chissà.

Ieri l’ufficio di mia moglie, un patronato, ha riaperto al pubblico ed è stato il delirio: la gente pretendeva di entrare senza appuntamento in barba alle misure anti-contagio ed al buon senso e prendendosela con la povera impiegata della reception che non li faceva entrare; ad un certo punto uno si è appoggiato alla porta scorrevole e l’ha rotta, e da allora in poi tenerli fuori è stato ancora più difficile. Ce la faremo un cazzo, amici miei: finché ci sono persone che non hanno rispetto del lavoro degli altri, appena qualcuno comincerà a strillare che questo servizio costa troppo, quell’altra coperta è troppo corta, accorpiamo di là e tagliamo di là gli andranno dietro come pecoroni, perché più che l’immunità è l’impunità di gregge che hanno in testa. Da notare che i dirigenti invece di fronteggiare gli scalmanati si sono tappati nei loro uffici, lasciando le rogne alle impiegate: e questa è un’altra bella metafora del paese, quelli in basso ad arrangiarsi e quelli in alto a pontificare col culo all’asciutto.

Ieri sera mentre stavo portando fuori la spazzatura una vicina mi ha chiamato ed ha voluto improvvisare una estemporanea assemblea di condominio su per le scale. L’ordine del giorno consisteva in: ma se il governo ci dà il 110% della spesa, i lavori alle facciate li facciamo? Sebbene non avessimo i millesimi necessari per deliberare ha chiamato subito l’amministratore e quasi pretendeva un preventivo su due piedi ma quello, figlio d’arte e non solo, ha invitato ad aspettare almeno una settimana; allora la signora, chiaramente non soddisfatta, l’ha accusato di non aver risposto tempestivamente ad una sua vecchia segnalazione di una infiltrazione d’acqua nello stenditoio e che così non si fa. Donna battagliera, per quanto parecchio confusionaria; ho lasciato l’assemblea convinto che i lavori si faranno solo se davvero saranno gratis e forse nemmeno a quella condizione; sono anche abbastanza convinto che non saranno tantissime le ditte che accetteranno di essere pagate con il credito d’imposta anziché con i contanti, ma anche in questo può darsi che mi sbagli.

Sembra che Mr. Trump (o almeno questo è quanto ha detto lui, ma ogni tanto scherza) prenda una pastiglia di idrossiclorochina al giorno: che dire amici, buon pro gli faccia. In realtà sospettavo da tempo che assumesse qualche sostanza, pensavo peggio a dire la verità.

Ed eccoci anche oggi alla fine di questa piccola rassegna di cose minime di questo tempo; riflettevo che se qualcuna di queste forzate novità rimanesse, tipo la maggior distanza tra i tavoli ai ristoranti e tra gli ombrelloni, non sarebbe male. Ma magari ne parliamo domani? Buona serata!

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (LXXXVI)

Martedì 19 maggio

Anche oggi il tempo non è molto bello, ieri sera c’è stato un bel temporalone; ricordo che da bambino quando in lontananza ne ne vedeva uno ci mettevamo con mio padre vicino alla finestra e calcolavamo quanti secondi passavano tra il lampo del fulmine ed il rumore del tuono per capire quanto fosse lontano (ogni secondo corrisponde più o meno alla distanza di tre chilometri); ancora oggi mi piace stare dietro la finestra con le luci spente e godermi gratis lo spettacolo della natura, altro che Sky!

La vita continua, nel bene e nel male: è morta la madre di un mio amico, di vecchiaia; era una donna sempre gentile, sorridente, negli ultimi anni però era stata colpita da una grave forma di demenza, non riconosceva più nessuno, urlava e insultava i suoi stessi figli, bestemmiava come credo non abbia mai fatto in vita sua: forse un tempo le persone in queste condizioni le avrebbero chiamate indemoniate… una sofferenza per tutti, che in questo caso sorella morte ha alleviato.

Ma alleviamo ancora l’atmosfera con un paio di notiziole che rallegrano: gli americani annunciano di essere sulla buona strada per produrre il vaccino, l’hanno testato su ben 8 (otto) volontari, non so voi cari amici ma io prima di farmi vaccinare con quel vaccino lì indosserò la mascherina ancora per parecchio tempo. Purtroppo questo tormentone (“quando sarà pronto il vaccino?”) sostituirà quello vecchio (“quando potremo dire di essere fuori dalla fase uno?”) e quindi prepariamoci a sorbircelo tutte le sere, come la pubblicità del rimedio contro le flatulenze. Un’altra notizia carina è che gli svedesi hanno in pratica rinunciato a lockdown e distanziamenti sociali, puntando quindi nell’immunità di gregge anche se per decenza non la chiamano proprio così; la popolazione è d’accordo e quindi che dire, contenti loro contenti tutti, del resto l’eugenetica l’hanno inventata gli svedesi, di selezione naturale se ne intendono.

Stamattina mi è arrivato un pacco, che il postino ha giustamente lasciato nell’androne, con dei libri inviati dal Club a cui sono iscritto da tantissimi anni, fin da ragazzo: nel mio paese non c’erano librerie ed era un modo economico e comodo per acquistarne, in particolare era vantaggiosa l’offerta di ingresso, dove con poche lire si ricevevano tre o quattro libri e così avevo iscritto, uno alla volta, tutta la famiglia. Mi piaceva e mi piace ancora sfogliare il catalogo cartaceo, anche se quando vengono presentati sul catalogo i libri non sono più propriamente novità; li rifiuto quasi sempre, anche perché da un paio d’anni il club ha aperto un negozio fisico gestito da una ragazza gentilissima aiutata dai suoi genitori, e quindi ogni tanto ci faccio un giro ed una chiacchierata. Con la testa occupata altrove in questo periodo mi sono dimenticato di rifiutarli, e quindi temo che da febbraio in poi dovrò beccarmeli tutti. Intanto già tra quelli di oggi c’è un doppione, tenterò di portarlo al negozio e farmelo cambiare… a proposito di libri, ha riaperto anche la biblioteca; non funziona ancora il comodissimo circuito provinciale organizzato in modo che se un libro non è presente o non disponibile nella biblioteca della propria città ce lo si può far mandare da una qualsiasi delle biblioteche della rete, e poi ritirarlo nella propria biblioteca. Un servizio utilissimo, che ha contribuito anche lui a fare in modo che riducessi di molto gli acquisti (non per tirchieria, è che non so più dove metterli…).

Una nostra amica, quella che ha il B&B che per ora non riaprirà, ieri ci ha portato delle mascherine fatte da lei. Dato che il diluvio di mascherine che avrebbe dovuto seppellirci ancora non si vede si è messa a farsele da sé. Ingegnosa! Le ha fatte come dei portatovaglioli: hanno una tasca dove si può infilare della garza che fa così da filtro. L’elastico è stato recuperato da mutande in disuso e mascherine da buttare.

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Il cosiddetto “Decreto Rilancio” non è ancora in Gazzetta Ufficiale, e quindi i “piccioli” dovranno ancora aspettare per essere erogati. Per il reddito di emergenza leggo dall’Ansa che difficilmente, dati i paletti fissati ed i controlli necessari verrà erogato prima di luglio. Probabilmente non devo avere lo stesso concetto di emergenza dei nostri decisori politici, infatti non riesco davvero a capacitarmi di come si possa sopprimere il saldo e l’acconto del pagamento dell’Irap, la tassa che tra l’altro finanzia la Sanità (!)  per tutte le aziende che abbiano subito danni o meno, concedere alla FCA (l’ex Fiat, che ha sede legale in Gran Bretagna e fiscale in Olanda: cosa c’è rimasto di italiano, i debiti?) 6,3 miliardi (miliardi!) di garanzia statale sul prestito (non prendiamoci in giro: quei soldi lo Stato li tirerà fuori, altro che garanzia) ed invece a chi non ha una lira (che se non sono morti di fame finora lo saranno presto) concedere graziosamente 400 micragnosi euro a babbo morto (ma sì, tanto morirà pure lui). O non sarà un esperimento di eugenetica anche questo?

Con questo dubbio scientifico, amiche e amici, vi saluto. Per domani non prometto e non minaccio niente, ormai tutto quello che viene è grasso che cola… buon pomeriggio e buona serata!

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Vita quotidiana al tempo del coronavirus (LXXXV)

Lunedì 18 maggio

Da oggi basta autocertificazioni, si può scorrazzare liberamente per tutta la regione senza dover render conto a nessuno: rimane l’obbligo di indossare le mascherine anche se qualcuno declina a modo suo questa imposizione, infatti c’è chi la appende all’orecchio, chi la posiziona sotto al mento, chi lascia il naso fuori al fresco, addirittura ne ho visti un paio che la mettono in testa che evidentemente è la parte più bisognosa di protezione. Il giornale locale dice che ieri al lago c’erano parecchi assembramenti, io alla fine non sono andato e mi sono limitato ad una passeggiatina nei dintorni, giusto per sciogliere le gambe.

La parrucchiera di mia moglie, nostra amica, oggi non riaprirà perché sta ancora finendo i lavori di adeguamento. E’ una che ci tiene al suo locale, perciò non si è limitata a qualche sistemazioncina ma si è adeguata a tutte le disposizioni, ha comprato perfino una macchina per la sanificazione ad ozono ed un’altra _ questa è bellissima e vorrò andarla a vedere anch’io _ che incolla alle suole delle scarpe una pellicola trasparente, altrimenti avrebbe dovuto dare alle clienti i sacchetti copriscarpe ma si è chiesta poi che fine avrebbe fatto tutto questo materiale monouso, cumuli di sacchetti, guanti, mascherine, così ha deciso almeno di ridurre i sacchetti copriscarpe. Un’altra domanda che si è posta riguarda l’obbligo di usare teli di carta monouso per non far andare i capelli tagliati sui vestiti; questi devono essere messi in sacchi e portati fuori dal locale almeno due volte al giorno, ma se poi la raccolta differenziata viene fatta solo due volte la settimana che fine fanno questi sacchi? En passant, i vari adeguamenti le sono costati più di tremila euro, è vero che sono spese scaricabili dalle tasse ma quanti capelli bisogna tagliare per recuperarli? In compenso, a giudicare dalle prenotazioni, avrà da lavorare fino al 2028 per 24 ore al giorno.

Giuseppe mi ha detto che stamattina qualche pendolare in più si è rivisto; io però tutti quelli che ho sentito o continuano a lavorare da casa oppure vanno al lavoro in auto, hai voglia a fare piste ciclabili… devo informarmi sul bonus bicicletta, a proposito, è vero che in cantina ne ho tre che non tocco da anni ma l bonus vale anche per quelle con pedalata assistita, e quella in salita farebbe comodo… anche il bonus ristrutturazione sarebbe interessante, noi dovremmo rifare le facciate, con questi incentivi in pratica verrebbero gratis, ma la gente si fiderà? Temo che tanti in questo momento solo al pensiero di dover aprire il portafogli tremino. Io pure lavoro e non posso lamentarmi, ma non sono mica tranquillo: le banche in borsa stanno perdendo l’iradiddio, ed è ovvio che se dovessero tagliare i costi taglieranno progetti e consulenti. Ma non fasciamoci la testa prima del tempo, e non tiriamoci addosso sfighe… anzi, siamo positivi () e pensiamo al bonus ferie! Fantasticando su dove andare quest’anno (secondo me da nessuna parte, comunque) l’altra sera mia moglie non stava propriamente benedicendo la Fornero, infatti senza quella riforma da agosto sarebbe in pensione mentre così le toccherà lavorare qualche altro annetto. Per fortuna non le dispiace, anche perché se fosse andata in pensione avrebbe continuato a dare una mano come volontaria, quindi tanto vale che si faccia pagare.

Ieri sera ho rivisto in Tv Massimo D’Alema. Parla sempre molto bene, si fosse limitato a quello sarebbe stato meglio; condividevo quasi tutto finché non ha tirato in ballo l’epoca d’oro di quando in Usa governavano i progressisti (Clinton) e in Europa pure. Certo rispetto ad ora sembra un Eldorado, ma io di quell’epoca ricordo più che altro che i “progressisti” andarono a bombardare Belgrado e Clinton si dilettava con i sigari, che scherzi che fanno i ricordi…

A domani (forse) amiche e amici, siamo davvero agli sgoccioli con questa rubrichina e posso autocertificare che sono effettivamente un po’ stanchino…

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