Tre stelle per Olena – 44

Il maresciallo Montesi rimette la pistola nella fondina, sollevato dal non essere stato costretto ad usarla. Toglie le manette a Farouk e le mette all’uomo piagnucolante, chiedendosi se non fosse stato meglio lasciarlo alle cure di Olena, dato che potrà essere accusato di ben poco. Con Corinaldi lo alza da terra e lo scorta verso la porta, ma prima che possa varcarla si trova davanti sua moglie Ines ed una giovane ragazza dai capelli neri. Lancia uno sguardo interrogativo alla moglie, che gli fa cenno di non preoccuparsi, e senza dare spiegazioni le due vanno a sedersi vicino ad Olena. Montesi le segue con lo sguardo, in leggera apprensione, ma si ricompone subito e si appresta a tirare le somme.

«James caro, tu conosci la ragazza che è con la moglie del maresciallo?» bisbiglia Gilda al fido maggiordomo seduto alla propria destra «Ha un’aria familiare, ma non riesco a ricordare dove l’ho vista. E’ stata a servizio qui da noi? O magari in stabilimento? Decisamente è ben in salute. Se è così abbiamo fatto male a farcela scappare. Forse un po’ pienotta, non credi?» chiede la vedova Rana confrontando il petto generoso della giovane con il proprio, di cui va giustamente orgogliosa.
James resta un attimo in silenzio, intento a studiare le tre donne. Un sospetto gli si fa strada nella mente, che non riesce ad allontanare del tutto mentre risponde:
«Non credo abbia lavorato per la Casa, signora, me ne ricorderei. Tuttavia concordo che i lineamenti abbiano una certa somiglianza con persone di nostra conoscenza; e credo di non essere in errore affermando che quel pienotta di cui lei parlava è dovuto ad uno stato di gravidanza, direi tra quarto e quinto mese. Insomma, la ragazza è incinta»

Montesi, notando qualche brusìo nell’uditorio, riprende dunque a parlare.
«Vi chiedo ancora qualche minuto di attenzione, signore e signori, e poi prometto di lasciarvi liberi. Come avete sentito, molti avevano dei motivi di rancore verso Turchese; altri tramite la morte di Turchese avrebbero potuto voler danneggiare lo sponsor della trasmissione, causando seri danni di immagine ed economici. Abbiamo il movente, quindi, anzi i moventi; abbiamo il mezzo: un raviolo avvelenato, ma è proprio questo mezzo, chiamiamolo pure l’arma del delitto, ad aver reso difficile individuare il responsabile. Esaminando la successione degli eventi abbiamo visto che il raviolo avvelenato non era stato cucinato da Li Wok ma da Isolina, che aveva buttato quelli cotti da Li Wok ed avvelenati da Palmira; che dal momento in cui Li Wok ha ripreso in mano il suo tegame al momento in cui è stato aperto, nessuno ci si è avvicinato. E dunque, come ha fatto l’autore? E come poteva sapere che sarebbe stato mangiato proprio da Turchese? Abbiamo interrogato il regista, Fuffo Sbarellotti, che ha dichiarato che in scaletta non era previsto che il presentatore assaggiasse i piatti. Ma è anche vero che Turchese era goloso, e l’assassino avrebbe potuto “scommettere” su questa sua debolezza. Tuttavia, la visione delle riprese non ha mostrato niente di strano dal momento in cui il vassoio è stato posato sul tavolo della giuria. La presenza del signor Garcìa, considerata in un primo momento sospetta, è stata giustificata. Dunque Turchese sembra aver fatto tutto da solo: ha aperto il tegame, con una forchetta ha preso un raviolo, proprio quel raviolo, e l’ha messo in bocca. Dopo pochi secondi il respiro si è fatto affannoso, è diventato cianotico ed è caduto a terra, dove il signor Auguste Trésomarie ha cercato di aiutarlo, ma invano.»

Montesi si ferma un attimo, sentendo su di sé lo sguardo di tutti i presenti, e soprattutto della giovane seduta vicino a sua moglie, che lo fissa con degli enormi occhi blu.
«Auguste Trésomarie, il presidente della giuria, è il vincitore della scorsa edizione del concorso; è uno chef indubbiamente originale, sebbene con un carattere non proprio accomodante, almeno così dicono i critici, non è vero signor Trésomarie?»
«Il nostro ambiente è pieno di invidiosi» risponde il francese, infastidito.
«Comunque lei aveva un buon rapporto con Turchese, o almeno non risultano dissapori. E’ così?»
«Bien sûr que non!» conferma lo chef «Altrimenti non mi avrebbe invitato, non le pare?»
«Infatti, è quello che ci risulta. E invece Turchese che rapporto aveva con sua sorella Lucrèce?»

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