Tre stelle per Olena – 24

Ahmed Marrakech, al tavolo con Amaru Timu, si guarda intorno preoccupato.
«Si può sapere che cos’hai?» chiede il gigante maori, infastidito. «Se non volevi venire potevi anche rimanere nella tua stanza a mangiare cous cous!»
«E no caro mio, qui succedono cose strane, starsene da soli non è molto indicato» obietta il marocchino. «Meglio avere un alibi. Solo che non so perché mi hanno messo al tavolo con uno noioso come te, senza offesa»
«A cosa dovrebbe servirci un alibi? L’omicidio c’è già stato, mi pare» constata Amaru.
«Non si sa mai, l’assassino è ancora in giro, no? E poi sai che ti dico, questa musica mi fa venire il mal di testa. Zum-pa-pà, zum-pa-pà, che strazio!»
«Paese che vai, balli che trovi. Certo, i nostri sono molto più virili. Ma tu che pretendevi, che in tuo onore facessero la danza del ventre? Ti va già bene che non ti rispediscano a casa su un barcone…»
Mentre i due discutono, una figura avvolta in un tabarro si avvicina silenziosamente. Non appena l’orchestra esegue lo zà-zà finale di una polca l’uomo si scopre il capo e con voce tonante, puntando il dito contro il marocchino, esplode:
«Impostore!»
La sala ammutolisce, Ahmed sbianca (per quanto gli è possibile); Amaru Timu infastidito si alza, pronto a passare alle vie di fatto con il disturbatore; e l’ha infatti appena afferrato per la collottola quando una voce autoritaria lo blocca:
«Lo lasci» intima il maresciallo Montesi appena entrato nella sala con al braccio sua moglie.

«James, caro» chiede la Calva Tettuta qualche tavolo più avanti. «Che cos’è questo trambusto? Non vorrei che a qualche steward sia venuto in mente di chiedere il green pass a Natascia. Li hai avvisati che è pericoloso? Tra l’altro ha fatto lo Sputnik, si sa che rende nervosi»
«No signora, Natascia è andata a cambiarsi d’abito dopo il piccolo diverbio con la signorina Pignola» risponde il maggiordomo, con un lieve accenno di perfidia nella voce.
«Devo dire che è stato un bel momento di varietà. Salsa e capoeira, potrebbero scriverci una canzone, che ne dici James? Ci vedrei bene Giusy Ferreri a cantarla. Miguel si è ripreso? Non sono un’esperta, ma mi pare abbia incassato un bel diretto dalla sua ex fidanzata. Certo poi questa ha sbagliato a tentare lo stesso colpo con Natascia, penso stiano cercando ancora qualche pezzo sulla pista; il brasiliano intanto continuava a sgambettare in aria, tutto sommato gli è andata anche bene, il paramedico che l’ha soccorso dice che dovrà tenere il collarino per una quindicina di giorni. Che spasso!» conclude Gilda, divertita. Poi, indicando la bionda dal corpo statuario con le guance appena arrossate dal recente scambio di vedute e legnate con Paio Pignola che ha fatto ingresso nella sala, commenta:
«Ah, eccola di ritorno. Meno male, sono più tranquilla. James, ti andrebbe un fox-trot?» chiede la vedova Rana, alzandosi.
«Volentieri, signora» risponde il maggiordomo, alzandosi a sua volta e porgendo il braccio alla padrona di casa.
«Ottimo. Al galoppo, allora!»

Olena, rientrata in sala, si dirige verso il capannello di persone in piedi e si rivolge con un sorrisetto a quello che sembra cercare di riportare di riportare l’ordine.
«Era ora che tu arrivassi. Hai dovuto stirare smoking? Ciao Ines, come tu sta?» chiede poi alla signora Montesi fissandola negli occhi, ricambiata. Ines, una quarantacinquenne alta, magra, con dei capelli corvini raccolti in una crocchia che la fanno sembrare ancora più alta, grandi occhi scuri ed un naso leggermente pronunciato che in gioventù le hanno procurato il soprannome di Callas si avvicina e abbraccia la russa appenda sfiorandola. Sussurrando risponde al saluto:
«Io sto bene, grazie. Anche tu sei in splendida forma, vedo»
«Merito della ginnastica e della dieta. E’ da tanto che non ci vediamo. Sei ancora arrabbiata con me?»
«Per essere andata a letto con mio marito? No, e nemmeno con lui se è per questo. Ma l’avvertimento vale ancora»
«Stai tranquilla, non succederà più»
«Io sono tranquilla» risponde la romagnola, dirigendosi verso il proprio tavolo e lasciando Olena a ripensare a quanto successo anni prima.

Sarajevo, 1 dicembre 2000
Con la riunione del parlamento che proclama il serbo Zivko Rodiĉic nuovo presidente della Federazione di Bosnia ed Erzegovina, la missione di Olena e Montesi è giunta al termine. Tutto è andato liscio, il presidente è stato liberato senza clamori ed i rapitori neutralizzati; confusi tra i militari Onu schierati sul piazzale per evitare brutte sorprese, i due si avvicinano per scambiarsi un saluto prima di far ritorno ognuno al proprio reparto.
«Abbiamo fatto un bel lavoro capitano, non è vero?» chiede Montesi, stringendo la mano alla russa.
«Da, spero almeno serva a qualcosa, e che questi non ricomincino subito a spararsi addosso. Ah, maresciallo, volevo dirti una cosa»
«Che cosa?» chiede Montesi, incuriosito.
«Grazie» dice Olena, prima di baciarlo.
Montesi rimane un attimo sorpreso, poi con un sorriso chiede:
«Questo come devo considerarlo, capitano, come il vostro modo di salutare, tipo Gorbacëv con Honecker, oppure…?»
«Consideralo un acconto» risponde la russa, avviandosi verso il pick-up che la sta aspettando.

Ed è la voce di Montesi che la riporta alla realtà.
«Chi è lei? E’ la seconda volta che insulta quest’uomo, si può sapere che vuole?»
«Io non insulto nessuno, sto solo dicendo la verità. Quest’uomo è un impostore! Glielo dici tu, cuginetto, o preferisci che glielo dica io?»
«Cuginetto? Siete parenti? E non potete litigare a casa vostra, invece di venire a disturbare tutta questa gente? Ahmed, cos’ha da dire?» chiede il maresciallo.
Ahmed respira profondamente, cercando di pensare ad una scusa plausibile, ma vedendo la mascella di Montesi irrigidirsi si affloscia, si siede ed inizia il suo racconto.
«Mi chiamo Farouk Marrakech, non Ahmed… Ahmed è mio cugino, il fratello di questo qua… »
«Cosa? E che ci fa allora lei qua, perché non è venuto lui?»
«Perché questo impostore l’ha fatto sparire!» grida il fratello del vero Ahmed.
«Per favore!» sbotta Montesi, facendo cenno all’appuntato Corinaldi, appoggiato ad una colonna poco lontano, di avvicinarsi. «Signor Farouk, credo che ci debba una spiegazione, e che sia esauriente…»
Farouk annuisce, beve un sorso d’acqua e continua.
«Ahmed è il proprietario del locale, ma io sono lo chef… sono io che gli ho permesso di farsi un nome, io che l’ho fatto crescere. Ma naturalmente il merito era tutto suo…ad un certo punto ha iniziato a trascurare il ristorante. Ha cominciato a licenziare i camerieri bravi, costavano troppo diceva, a comprare alimenti di qualità sempre più scarsa. Non capivo, il locale era sempre pieno, gli affari andavano a gonfie vele, ma Ahmed si comportava come se fossimo sull’orlo del fallimento! La clientela cominciava a lamentarsi, io cercavo di tamponare come potevo ma non potevo fare miracoli… Poi sei mesi fa se ne andò in Egitto a trovare dei parenti, doveva fermarsi una settimana, almeno così mi disse, e mi ritrovai alla porta i fornitori arrabbiati: Ahmed non li pagava da mesi… Cercai di tranquillizzarli dando degli acconti con i miei soldi, sicuro che quando Ahmed fosse tornato me li avrebbe restituiti ed avrebbe spiegato tutto. Fu in quel periodo che Turchese entrò nel locale, aveva letto delle ottime recensioni e volle conoscere il proprietario… così mi presentai come Ahmed, e così rimasi.»
«Sì, ma quando è tornato il vero Ahmed cosa è successo?» chiede Montesi,
«Niente!» tuona l’intabarrato. «Perché Ahmed non è mai tornato! E non è tornato perché non è mai partito, non aveva nessun parente da andare a trovare. Tu l’hai ammazzato e l’hai fatto sparire!»
«Non è vero!» protesta Farouk. «Io non sopportavo più Ahmed, è vero, disprezzavo il suo modo di condurre il ristorante e di farlo andare in malora, gli avevo anche fatto la proposta di rilevare io il locale ma l’aveva rifiutata, ero ormai arrivato al punto di andarmene, ma non gli ho fatto niente! E’ sparito per conto suo e non so dove sia: si sarà andato a nascondere da qualche parte per sfuggire ai creditori, sicuramente qualcuno l’avrà minacciato… quello che non capisco è che cosa ci ha fatto con quei soldi, il locale era sempre pieno e andava bene…»
«Tu dovresti saperlo, glieli hai rubati tu e poi l’hai fatto fuori! E quando Turchese ha scoperto la verità hai ammazzato anche lui. Impostore e assassino!»
«Calma, calma» lo ferma Montesi. «Ha degli elementi per suffragare le sue accuse, o sono solo illazioni? Perché altrimenti devo avvisarla che ci sono gli estremi per la calunnia. C’è stata una denuncia di scomparsa? Ahmed ha una sua famiglia, una moglie? In Marocco sono state fatte indagini?»
«Io so quello che dico! Turchese sapeva che Ahmed non era Ahmed, e guarda caso è morto»
«E lei come fa a sapere che Turchese sapesse?»
«Perché gliel’ho detto io stesso! E lui mi ha detto di non parlarne con nessuno, aveva intenzione di fare uno scoop prima della proclamazione del vincitore, per alzare lo share, ma non ha fatto in tempo! Sei stato tu!»

Olena, James, Gilda, Nonna Pina, Miguel, Po il cinese, Svengard, Uppallo I e Uppallo IV, l’orchestra Bigio Corbatti con i Compagni di Merende e tutto il resto del cast partono per raggiungere il piccolo Chico ed i Koala in Australia. Insieme all’Autore augurano agli affezionati lettori una conclusione di anno “negativa” ed un Felice e Prospero 2022. Godete finché potete, che la vita è un soffio, dice Nonna Pina. A presto!

Tre stelle per Olena – 16

«Signorina, si rende conto che così non ci aiuta, e soprattutto non aiuta sé stessa? Stiamo parlando di omicidio, non di una omelette bruciacchiata. Lo dico nel suo interesse, collabori, vedrà che il giudice ne terrà conto…»
Il maresciallo Montesi, spazientito, si rivolge a Li Wok esortandola a parlare.
«Quante volte devo dirglielo che non ho messo io il veleno. E che V come Vendetta non c’entra niente con Turchese!» protesta Li Wok, arrossata dall’indignazione.
«Sì, ma ci aveva anche detto di non aver conosciuto prima Turchese, e invece guarda un po’ è saltata fuori una foto di voi due in vacanza alle Maldive. Avete passato insieme una settimana, ammetto che non si finisca mai di conoscere gli altri, ma è un po’ troppo per sostenere che sia un estraneo, non crede? Pensa che siamo dei fessi, per caso?» insiste Montesi, sbattendo una manata sul tavolo.
Li Wok sobbalza e si volta verso la bionda alle sue spalle cercando un sostegno, ma si scontra con uno sguardo glaciale. Abbassa la testa, e comincia a parlare.
«E va bene, conoscevo Turchese. Ero in vacanza, quando è arrivato… degli amici mi hanno detto che conduceva delle trasmissioni di cucina, così mi sono incuriosita. Volevo capire se ci fosse modo di promuovere il mio ristorante, e l’ho avvicinato… Alessandro amava molto raccontare di sé e del proprio lavoro e mi ha parlato ovviamente della trasmissione, diceva che lo sponsor non badava a spese per promuovere i prodotti, che la location era molto bella, una grande villa nel nord Italia. Mi mostrò qualche articolo sulle edizioni degli anni precedenti , e mi colpì molto il seguito che aveva il concorso… ad un certo punto si tolse gli occhiali e mi squadrò interessato, poi buttò là che quest’anno non ci sarebbe stata male una concorrente cinese, a patto che…»
«A patto che cosa?» chiede Montesi, sporgendosi in avanti.
«Secondo lei?» risponde Li, sorridendo. «A patto che andassi a letto con lui. Perché no, mi dissi? In fondo ero single, senza legami, e Turchese era anche un bell’uomo. Se poteva giovare alla mia carriera…»
«Quindi lei ci sta dicendo che è diventata l’amante di Turchese per poter partecipare alla sua trasmissione? E che è successo poi, avete litigato?»
«Amante, che parolona. Abbiamo passato una vacanza insieme, tutto qua. Non abbiamo affatto litigato, anzi, ci siamo divertiti e poi amici come prima.»
«E non vi siete più rivisti dopo la… ehm, vacanza?» chiede Montesi, scettico.
«No, perché avremmo dovuto? Io vivo a Hong Kong, lui a Roma, io ho la mia vita e lui la sua, mica eravamo fidanzati! Ci siamo rivisti solo l’altro giorno, alle prove della trasmissione. Ci saremo parlati sì e no dieci minuti, e mai da soli…»
«E dunque questo V come Vendetta da dove sbuca? Cos’era, tutta una sua trovata pubblicitaria?»
«Le ripeto che di questo non voglio parlare, Turchese non c’entra niente!» protesta ancora Li.
«Sembra che lei non voglia proprio capire in che guai si trova…» dice Montesi deluso, interrotto dalla voce del piantone che sta avendo una discussione proprio fuori dall’ufficio.
«Le dico che non si può entrare, non mi costringa a usare la forza! E metta via quella racchetta.»
«E io le dico che devo entrale! Non mi costlinga ad usalla, questa lacchetta!»
Montesi lancia uno sguardo interrogativo ad Olena, che gli restituisce un sorrisetto beffardo. Il maresciallo va ad aprire la porta e si trova davanti due uomini, uno giovane ed uno anziano, che si stanno contendendo quella che sembra essere una racchetta elettrica anti-zanzara.
«Piccioni, che cavolo stai facendo con quella racchetta?» sbraita Montesi. «Non ti ho detto che non volevo essere disturbato per nessun motivo? E una buona volta, smettila di minacciare di usare la forza. O la usi o non la usi. E lei chi diavolo è?» chiede infine all’anziano cinese, che si è raddrizzato trionfante, brandendo la sua racchetta.
«Mi chiamo Po, e sono venuto a pallare con la lagazza»
«Con la ragazza? Con Li Wok, intende? Ma non è possibile, la signorina è in custodia cautelare, può parlare solo con il proprio avvocato. Lei è il suo avvocato? Non mi pare. E adesso faccia il piacere, se ne vada e ci faccia lavorare. Piccioni, accompagna il signore»
Dall’interno della stanza una voce decisa lo blocca:
«Nicuola, fallo entrare. Se dice che deve parlare, deve parlare. Garantisco io per lui.»
Montesi chiude gli occhi e trattiene una imprecazione, poi con un cenno della mano invita Piccioni ad andarsene. Si sposta di lato, e fa passare Po. Appena Li Wok lo vede entrare si alza in piedi di scatto e, puntandogli contro un dito, lo apostrofa con rabbia:
«Non voglio parlare con quest’uomo! Io non parlo con i traditori»

Tre stelle per Olena – 8

«Mi sembra che quello sia stato il momento in cui tutto ha iniziato a precipitare, sei d’accordo James? V come Vendetta… l’anno prossimo dovremo ricordarci di far allegare al curriculum professionale una perizia psichiatrica, non si sa mai, quella gente usa i coltelli tutto il giorno! Confesso che lì per lì ho pensato ad una trovata di Turchese per aumentare l’audience, come quando a Sanremo la buonanima di Pippo Baudo ingaggiava i disoccupati per minacciare di buttarsi giù dai tralicci del teatro Ariston, ma qui siamo andati ben oltre. Ma cos’è questo rumore, James? Sembrano delle pale che girano, e ne avrebbero ben donde date le circostanze»
Il maggiordomo soprassiede sulla dipartita attribuita prematuramente dalla sua padrona al Pippo nazionale e si affaccia al terrazzo per individuare la fonte del suono importuno.
«E’ uno dei nostri elicotteri, signora, dovrebbe essere Natascia di ritorno dalla vacanza a Mosca. Sì, è proprio lei» conferma James, annuendo «riconosco i missili aria-aria»
«Sia lodato il cielo! Le nubi si diradano, il cielo è limpido, gli uccelli cinguettano, il sole splende ed il futuro è radioso. Hai il nulla osta per sacrificare un vitello grasso, se non lo ritieni eccessivo. Anche uno leggermente sovrappeso può andar bene. Ora che è arrivata la fanteria pesante possiamo rilassarci, non è vero James? Tirare un sospiro di sollievo. Mi prepareresti uno dei tuoi caffè ricostituenti?»
«Volentieri, signora. Gradirebbe un Kahawa Ya Congo? Il terroir è quello del Kivu, regione turbolenta e ricca di minerali, dove le coltivazioni sono completamente biologiche, senza alcun uso di fertilizzanti»
«Terroir? Non sapevo che parlassi anche il congolese, James, sei un pozzo di scienza» lo elogia la Calva Tettuta, ammirata, avviandosi in terrazzo per distendersi sulla sua chaise longue in teak.

La sera prima la cinese Li Wok, dopo aver gelato il pubblico annunciando il nome del suo piatto, aveva riacquistato subito un sorriso celestiale sebbene leggermente enigmatico. Questo aveva consentito a Turchese, preoccupato, di riprendere in mano le redini dello show.
«Ah, ah, grazie Li, il senso dell’umorismo orientale a volte è difficile da comprendere da questa parte del mondo, ma sono sicuro che scopriremo presto gli ingredienti che non ci hai voluto rivelare. Ora, amisci e amiche, la palla passa alla giuria di qualità che assaggerà i piatti ed assegnerà i voti, mentre tra gli spettatori verrà estratto un campione che esprimerà a sua volta il proprio parere ed a quel punto, sommando le due votazioni, avremo il risultato finale. Nell’attesa, direttamente da Cuba l’orchestra Los Melograños del maestro Dieguito Guardatì eseguirà un medley del grande compositore e mio personale amico Ennio Perticaroni, scomparso recentemente: no, amisci, niente di drammatico, sembra che Ennio sia scappato con un basso lituano e abbia fatto perder le tracce a moglie, suocera e dieci figli a carico, di metà dei quali ha peraltro sempre negato la paternità. Ennio, se sei in ascolto, fatti vivo! L’orchestra accompagnerà le danze del corpo di ballo ungherese del coreografo Elisio Stipovich, con la partecipazione straordinaria della ètoile Fiorella Fiatella. Un bell’applauso!» invita Turchese, euforico per aver potuto sconfinare nel gossip e nel trash.
E, mentre gli operai allontanano velocemente i microfoni dal palco, l’orchestra si prepara e i ballerini si mettono in posizione, da un microfono lasciato inavvertitamente acceso irrompe un fuori onda:
«Ma che cazzo, Alexandre, almeno usa la forchetta!»
«Ma non rompermi i coglioni Auguste, sci siamo capiti vero? Mmhh che buono questo raviolo, tu te lo sogni caro mio! Non riesco a capire cosa sci ha messo… carne, sicuramente, ma c’è un retrogusto dolceamaro… ammazza che caldo però, non si respira… cough, cough, accendete i ventilatori, non… si… aahh!»
Turchese cade a terra, cianotico; Trésomarie balza sul proscenio ed urla con voce stridula:
«Un medico, presto! Non respira, fate presto!»
Il cameraman, perplesso, chiede lumi alla regia:
«Dotto’ che faccio, stacco? Quarcheduno se potrebbe impressiona’»
«Ma che stacchi, sei scemo? Continua a riprenne, continua, zumma… i telefilm americani ce propinano morti ammazzati a tutte le ore der giorno e dela notte e tu te fai scrupoli per uno che se strozza da solo? Ma magari! Daje, gira, gira, che la mannamo in mondovisione!»

Tre stelle per Olena – 7

«Ma prima di introdurre l’ultimo sfidante permettetemi, amiche ed amisci, di presentarvi il presidente della giuria di qualità, il vinscitore della scorsa edizione del nostro concorso: un bell’applauso ad Auguste Trésomarie!»
Gli spettatori tributano il giusto omaggio all’uomo di mezza età con capelli e baffetti impomatati, non molto alto, pingue e azzimato che si alza lentamente dalla sua poltrona per andare alla ribalta vicino a Turchese e raccogliere gli elogi con degnazione.
«Vieni, vieni, Auguste» lo invita il presentatore. «Ricorderete amisci che Auguste Trésomarie è lo chef dello storico locale parigino “Le doigt d’honneur”, chiamato così in ricordo del fondatore Louison Trésomarie che preparando uno stufato di coniglio si tranciò di netto il dito medio e lo servì ai suoi clienti con tanto di unghia» svela Turchese, trattenendo un brivido di raccapriccio.
«Ma non temete amisci» continua il conduttore «le pietanze che vengono servite oggi sono delle prelibatezze, come il piatto vincitore dell’anno scorso: i cappelletti ripieni di escargots alle erbe di Provenza, che mi dicono abbiano avuto molto successo, non è vero Auguste?»
«Verissimo, Alexandre, la nostra creazione modestamente ha riscosso il favore della clientela, del resto composta da veri intenditori e amanti dell’arte culinaria. Non gestiamo mica una bettola, noi, come i locali di certi sedicenti colleghi. A proposito, ti ringrazio di averci invitato a presiedere la giuria di qualità, una soddisfazione personale ma anche un chiaro riconoscimento della superiorità della cucina francese, oserei parlare di superiorità tout-court, vogliamo dimenticare il vino, il formaggio, le donne, la cultura, la storia, la moda, la politica?» declama con enfasi Trésomarie usando come suo costume il plurale maiestatis. «Ci rattrista che quest’anno non ci sia un francese in finale » continua lo chef con un sorrisetto malizioso «ma del resto avete già scelto il migliore, s’est moi, gli altri sarebbero stati solo brutte copie»
Turchese interrompe la tirata del narciso francese trattenendosi signorilmente dal chiedere se tra i simboli di superiorità sia da considerare anche l’abitudine di trasportare delle baguette sotto le ascelle, specialmente in estate:
«Aspetta a ringraziarmi, Auguste, sono sicuro che anche quest’anno il lavoro della giuria sarà molto impegnativo, le tifoserie sono pronte a scatenarsi ed il vostro giudizio sarà sottoposto a dure critiche, dovrete affrontare accese discussioni e contestazioni, si potrebbe addirittura arrivare allo scontro fisico…» prospetta il presentatore con un filo di perfidia, mentre Trésomarie sbianca leggermente e fa un passo indietro.
«Ma ecco a voi il quinto e ultimo concorrente» annuncia Turchese, mentre il francese ritorna al suo posto.
«Dalla Cina, Li Wok!»

Il pubblico trattiene il fiato, impressionato dalla giovane donna che sale sul palco con grazia e leggiadria, vestita con una semplice divisa nera ed una cuffia che le copre parte dei capelli corvini raccolti in una lunga coda che termina con un fiocco rosso, divisa che ne accentua la magrezza atletica; la ragazza regge delicatamente un cestello in bambù e avanza a piccoli passi, quasi levitando, con la testa abbassata in un lieve inchino; le labbra atteggiate ad un sorriso discreto e pudico contrastano con gli occhi che lanciano di nascosto sguardi saettanti verso il presentatore. Anche Turchese sembra colpito dall’apparizione e, quasi perso in qualche suo pensiero, impiega qualche secondo prima di riacquistare la parola.
«Li… Li Wok è la chef di uno dei più famosi ristoranti yum di Hong Kong, The last Emperor, l’ultimo imperatore, e sebbene sia molto giovane è già considerata una maestra del dim sum» dice il presentatore, quasi con deferenza . «Li, sono sicuro che il nostro pubblico è curioso di saperne di più del tuo ristorante e dei piatti che prepari, vuoi parlarcene?» la invita Turchese con gentilezza.
«Volentieri caro Alessandro» risponde Li in perfetto inglese, subito tradotta. «Lo yum cha non è solo un pranzo, ma un’esperienza che deriva dalla nostra tradizione millenaria: non è solo il pasto principale della giornata ma un rito di sublimazione, di autoconsapevolezza: il tè viene servito insieme a piatti con tante piccole porzioni, i dim sum, che possono essere composti con carne, pesce, verdura o anche frutta, fritti, stufati, al forno, al vapore… pensa che sono state raccolte ben diecimila ricette diverse di dim sum. Tra questi non mancano certo i ravioli e sono proprio questi che ho ritenuto più appropriato portare al concorso, sperando possano essere apprezzati» conclude la cinese con modestia, facendo un piccolo inchino.
«Mi hai anticipato, Li, ed hai già annunciato il tuo piatto, ma vuoi anche dirci di cosa è composto il ripieno? Come dicevi c’è una vasta scelta, ma credo che per questa serata avrai scelto degli ingredienti speciali, sbaglio?»
«Non sbagli caro Alessandro ma per ora, se permetti, vorrei lasciarli segreti e svelarli solo al termine» risponde Li Wok, irrigidendosi leggermente.
«Credo che il regolamento non lo vieti» ipotizza Turchese, lanciando uno sguardo alla giuria che dà subito un cenno affermativo «ma vorresti almeno dirci il nome della tua pietanza?»
«Sì, questo posso farlo. Il mio piatto si chiama V.»
«V?» chiede il presentatore, confuso. «V e basta?»
La cinese rialza la testa, fissa Turchese negli occhi e più che rispondere pronuncia una sentenza:
«V come Vendetta, Alessandro. V come Vendetta»

Tre stelle per Olena – 1

«Amiche e amisci, eccosci finalmente arrivati alla serata finale! Tra poco scopriremo il vincitore di quella che si può ormai ben definire la coppa del mondo della cuscina».
Alessandro Turchese, il famoso conduttore televisivo specializzato in trasmissioni culinarie, attende la fine dell’applauso tributato a comando dagli invitati e continua:
«Descine di concorrenti si sono sfidati per creare il ripieno migliore, il più originale, il più gustoso e stasera qui nella splendida locascion di Villa Rana conosceremo finalmente i finalisti di questa combattutissima, spettacolare e avvinscente edizione di: “Non aprite quel raviolo”!»
Applausi scroscianti sottolineano il titolo della trasmissione, ormai un cult tra i cooking show; in prima fila la padrona di casa Gilda Quacquarini vedova Rana che, raggiante in un abito scarlatto Effendi impreziosito da un turbante in twill di seta stampata con motivi geometrici, seduta tra il bruno maggiordomo James impeccabile nel completo Girifalchi ed il biondo svedese Svengard, quest’ultimo impacciato nello smoking che ne comprime la notevole muscolatura, si attira gli sguardi d’invidia delle ospiti di sesso femminile e non solo.
«E’ in gran forma Turchese, non è vero James? Ho dovuto strapparlo alla concorrenza, tutti lo cercano tutti lo vogliono come quel tale, il barbiere, ma non c’è che dire, vale tanto oro quanto pesa. Il gradimento dei suoi programmi è alle stelle, hai visto “Salamelle da incubo”? O l’ultimo, “Minestroni bollenti”? Che spettacolo!» afferma Gilda, entusiasta.
«Effettivamente, signora, il signor Turchese è in un momento di grazia, è molto ambito anche dagli sponsor» osserva il maggiordomo, ammirando con un brivido di invidia la montatura eco fashion in tappi di sughero riciclati degli occhiali indossati dal presentatore.
«Peccato per quel vizietto, però. A proposito, si può ancora dire vizietto? Non vorrei offendere qualcuno»
«Il vizietto è ancora concesso, signora. Ma non mi risulta che il signor Turchese…»
«James, mi meraviglio di te. Se ne accorgerebbe anche un cieco, per non parlare di un sordo»
«Lei dice, signora?» chiede James sorpreso. «Non l’avrei detto, ma la gente di spettacolo riserva sempre sorprese»
«Eppure è evidente, non senti come strascina quelle ci? Sci, sci, sci, mi riporta al paese natale¹ ma alla lunga stanca. E’ un vizio che dovrebbe togliersi» conclude la Calva Tettuta, ignorando lo sguardo di delusione del maggiordomo.
Dal palco intanto le due vallette della trasmissione, le tortelline Lori e Dori, si fanno ammirare ballando in abiti succinti uno stacchetto musicale imitate a distanza da Miguel il giardiniere, che per l’occasione ha rispolverato una tutina leopardata appartenuta a Grace Jones ai tempi di Stryx².
«Ed eccoli, i nostri gladiatori del ripieno!» tuona Turchese, provocando un fremito di eccitazione nella platea. «Dalla Svezia, Liza Maelström!»
All’udire il nome Svengard, fino a quel momento sul punto di addormentarsi, si raddrizza sulla sedia e fissa a bocca aperta la ragazzona che con due passi raggiunge il tavolo della giuria. Il cambiamento non sfugge a Gilda, allarmata dallo sguardo vitreo del suo amato.
«Sven? Svengard? Ti senti bene? Guarda che se è uno dei tuoi trucchi per andartene a tagliare alberi stavolta non attacca».

¹ Come ricorderanno i lettori più attenti il paese di origine di Gilda è Serrapetrona (MC), famoso per la vernaccia frizzante.
² Stryx è stato un varietà innovativo di Rai Due, andato in onda nell’autunno del 1978, chiusa prima del tempo perché a qualche bacchettone dell’epoca davano fastidio dei seni nudi. E poi ecco come siamo andati a finire.