Tre stelle per Olena – 45

«Che c’entra mia sorella, adesso?» insorge Trésomarie. «Lasciatela fuori da questa storia! In questa sala c’è una pazza che ha tentato di avvelenarmi e solo per un miracolo non c’è riuscita, e lei tira in ballo mia sorella. Cosa vorrebbe insinuare?»
«Non si innervosisca signor Trésomarie, non ce n’è motivo. Voglio raccontarle una storia, preciso che si tratta di fantasia ma lei mi interrompa quando vuole, se ci ritrova qualcosa di familiare»
Auguste Trésomarie incrocia le braccia e sbuffa, infastidito.
«Devo tornare indietro di quindici anni» inizia Montesi «Non credo tutti sappiano che a Parigi c’è un’università famosa in ambito alimentare che si chiama Istituto di Tecnologia per la vita, l’alimentazione e le scienze ambientali, meglio conosciuta come Agro ParisTech. Si trova nel quartiere latino ed è frequentata da circa 3000 studenti, parecchi dei quali stranieri, accolti con i diversi programmi di scambio culturale. Ed è qui, sulle rive della Senna, che si conoscono due matricole: lei, una ragazza francese bella, minuta, con dei lunghi capelli castani, il volto sempre sorridente ricoperto di leggere efelidi, chiamiamola pure con un nome inventato, diciamo Lucrèce? E lui, un ragazzo alto, simpatico, con dei capelli ricci e neri, una leggera miopia ed il vezzo di indossare degli occhiali eccentrici; è italiano, romano per la precisione, anche se arriva da Parma dove è iscritto a Scienze dell’Alimentazione, senza grande profitto: non si ammazza di studio ma in compenso ha una gran voglia di girare il mondo e conoscere gente: vogliamo chiamarlo, che so, Alessandro?»
A questo punto lo chef francese si sistema rumorosamente sulla sedia dando segni di insofferenza, ma il maresciallo non dà mostra di accorgersene e continua:
«Lei è piena di entusiasmo, la sua ambizione è quella di sperimentare nuovi modi di usare il cibo, di esaltare i sapori: suo fratello maggiore infatti, che lei adora, da qualche anno ha aperto un ristorante che sta ingranando, i clienti sono contenti ma a lei non basta che il locale di suo fratello vada bene, vuole semplicemente che sia il migliore»

«Una ragazza d’oro, quella Lucrèce. A trovarne!» commenta Gilda sottovoce a James, al quale gli occhi iniziano a farsi lucidi.

«Lui invece è sì incuriosito dai segreti dell’alimentazione, ma si sta convincendo sempre più che non sia quella la sua strada: lo attira lo spettacolo, recita, sia pure da dilettante, e sente di doversi impegnare per realizzare questa sua aspirazione. E’ affascinato dalla serietà e dalla determinazione di Lucrèce, dal fuoco che sente ardere dentro di lei, come lei è conquistata dal suo fare scanzonato, dalla battuta sempre pronta, dalla apparente leggerezza sotto la quale coglie una forte volontà di emergere. Insomma, i due ragazzi si innamorano; iniziano a fare qualche progetto, ma più per scherzo che altro, sono così giovani… quello che conta per loro adesso è stare insieme ed amarsi; Alessandro promette a Lucrèce di portarla a visitare l’Italia, e lei di farle conoscere le bellezze della Francia. Così una domenica di giugno, poco prima della fine dell’anno accademico, decidono di fare una gita in Normandia, ad Etretat, per ammirare le falesie che rendono famosa quella località. Che meraviglia! Il bianco delle scogliere ammalia Alessandro, e i due decidono di noleggiare una barchetta per osservarle dal mare»

Auguste Trésomarie si agita, sempre più nervoso. Montesi sembra raccogliere le forze, lo sguardo serio e concentrato, e continua.
«Non è mai stato chiarito cosa sia successo. Un’onda anomala, o la scia di un traghetto, il passaggio di un motoscafo troppo vicino, o forse un movimento azzardato… la barca si rovescia, i ragazzi cadono in mare. Ma solo uno dei due si salverà»
Trésomarie è terreo in viso, le labbra sono serrate, le mani artigliano la sedia. Olena, ad un cenno di Montesi, gli si mette alle spalle. Infine l’urlo del francese rompe il silenzio.
«Quel bastardo l’ha lasciata morire! L’ha vista affogare e non ha fatto niente!»

Tutti gli occhi sono ora puntati su Trésomarie, che è in piedi scosso da tremiti di rabbia.
«Lei voleva molto bene a sua sorella, non è vero signor Trésomarie? Le ha fatto da papà dopo che i vostri genitori vi hanno abbandonato. La sua perdita era intollerabile, e in quel modo…»

Lampi di odio si sprigionano dagli occhi del francese, che si tormenta le mani.
«Un banale incidente…» dichiara Montesi, con dolcezza. « Il ragazzo si salvò perché riuscì ad aggrapparsi allo scafo rovesciato, ma per sua sorella non ci fu niente da fare. Alessandro non sapeva nuotare, e non poté aiutarla»
«Quell’assassino! Non sapeva nuotare, ma non si preoccupò di indossare il giubbetto di salvataggio, e di farlo indossare a mia sorella! Che non sarebbe mai salita su quella maledetta barca se non fosse stato per lui!» grida tutto il suo disprezzo Auguste.
«Da giovani ci si crede invulnerabili e si commettono delle sciocchezze che a volte si pagano care» riflette Montesi, che con quelle “sciocchezze” ha a che fare tutti i giorni. «Da quanto tempo si era reso conto che Alessandro Turchese era quello che riteneva responsabile della morte di Lucrèce, signor Trésomarie?»
Trésomarie si siede, come sgonfiato; si massaggia il collo con entrambe le mani, ed inizia il suo racconto.
«Quando Turchese è venuto nel mio ristorante per invitarmi al suo show non l’ho riconosciuto. Lucrèce lo aveva portato lì un paio di volte, e sempre di corsa; all’epoca poi me l’aveva presentato con il suo vero nome, Mario Marchegiani : Turchese è il nome d’arte che ha assunto quando è entrato nel mondo dello spettacolo. Ma tutto questo l’ho scoperto dopo…»
«Allo show dell’anno scorso» ipotizza Montesi, e Trésomarie annuisce, confermando.
«Durante la premiazione mi si è avvicinato, e ho visto che indossava il braccialetto che io avevo regalato a Lucrèce per i suoi diciotto anni… solo in quel momento ho collegato tutto. Forse considerava quel premio come un risarcimento per il male che aveva causato, forse pensava di comprare il mio perdono? Ma l’unico esito che ha ottenuto è stato quello di riaprire la mia ferita»
«E’ stato in quel momento che ha iniziato a pensare come fargliela pagare, è vero?»
Trésomarie continua, senza rispondere.
«Ho avuto molto tempo, sapevo che quest’anno avrei partecipato come presidente di giuria. Ho anche pensato di assoldare un professionista, ma non avrei avuto la stessa soddisfazione. Ho valutato diverse possibilità, e poi ho scelto quella più congeniale all’ambiente culinario: l’avvelenamento. Quello che peraltro tanti miei colleghi mettono in atto tutti i giorni e senza neanche essere puniti» aggiunge rivolto agli chef presenti, con perfidia.
«Mi sono procurato il Gelsemium elegans, non è stato facile e mi è costato parecchio, ma sapevo che la tossina, ingerita, non lasciava scampo. Bisognava solo trovare il momento giusto, versare qualche goccia in un drink, su una pietanza… pensavo di farlo durante il rinfresco finale, nella confusione nessuno avrebbe notato niente, ma Turchese stesso me ne ha offerto l’occasione»
«Turchese? E in che modo?» chiede Montesi, stupito.
«Quello stupido ingordo si stava strozzando col raviolo cinese e non riusciva a respirare. Il raviolo non era avvelenato come avete pensato, era solo una schifezza e gli era andato per traverso. Forse sarebbe crepato lo stesso, ma perché rischiare? Mi sono avvicinato, tutti hanno pensato che lo stessi aiutando, e mentre ero chinato su di lui ho estratto la boccetta e gli ho spremuto in bocca una pipetta di Gelsemium. Gli ho detto “per Lucrèce” e sono rimasto a guardare mentre moriva»

Un silenzio inorridito accoglie la confessione di Trésomarie. Montesi lo rompe, rischiarandosi la voce.
«Turchese non era uno stinco di santo, era sicuramente eccessivo, manipolatore, disposto a tutto per un punto di audience, ma non era un assassino. Il suo è stato un omicidio premeditato senza alcuna giustificazione… Auguste Trésomarie, in nome della legge la dichiaro in arresto, ci segua senza opporre resistenza» intima allo chef, poi rivolge uno sguardo a sua moglie Ines ed alla ragazza che le siede di fianco; le vede sorridere ad Olena, rimasta alle spalle dell’assassino, e finalmente capisce.
«Per la miseria, ho una figlia. Me la vedo brutta» pensa Montesi preoccupato, mentre prende Trésomarie sottobraccio e lo trascina verso l’uscita.

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18 pensieri su “Tre stelle per Olena – 45

  1. a Parigi c’è un’università famosa in ambito alimentare che si chiama Istituto di Tecnologia per la vita, l’alimentazione e le scienze ambientali, meglio conosciuta come Agro ParisTech. Si trova nel quartiere latino ed è frequentata da circa 3000 studenti”

    … Does this university in Paris really exist or is this your invention, dear Giorgio?

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  2. “Bel ” colpo di scena! Un rancore che diventa premeditazione ,così lo chef mette in atto una vendetta e avvelena l’attore, nome d’arte Turchese ,ex ragazzo della sorella che nessuno potrà restituirgli . Un piano ben congegnato ! Bravo Giò 👏 notte

    Piace a 1 persona

    • Grazie Sal, è stato abbastanza faticoso, non mi ricordavo nemmeno io da dove ero partito… adesso un’ultima puntata di saluto e poi The End. Così posso dedicarmi alle invettive contro i guerrafondai! Poi l’anno prossimo però ad Olena qualcosa farò fare, non è che può passare il tempo facendo la nonna… 😁 Grazie anche della pazienza per aver seguito queste storie sgangherate!

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