Una birra per Olena (XXIII)

Mentre l’orchestrina di ottoni in costumi tradizionali attacca Ein prosit der Gemütlichkeit¹ Fritz solleva il boccale che la premurosa e prosperosa cameriera Baldegunde chinandosi gli ha poggiato sul tavolo, mettendo oltretutto in mostra un ragguardevole davanzale.
Fritz si distrae nella visione della tenera bavarese che sparecchia, la osserva radunare i boccali vuoti e caricarli su di un largo vassoio; e non gli sfugge l’occhiata maliziosetta che la ragazza, sentendosi osservata, gli scocca prima di andarsene. Infine, scacciando dalla mente fugaci pensieri di lieti accoppiamenti con Baldegunde che reggono vassoi, torna alla domanda rimasta in sospeso.
«Commissario, ma cosa ci faceva a Dresda? Era dall’altra parte! Non capisco come…»
«Fritz, mi faresti il piacere di non continuare ad interrompere?» lo interrompe a sua volta Horst.
«Apri bene le orecchie e fai conto di avere a che fare con Paganini, il violinista, non il ballerino italiano, perché non ripeterò due volte quanto sto per dire»
Fritz, annuendo, si predispone all’ascolto buttando giù un generoso sorso di birra.

«Dicevo» continua Horst «che nell’89 ero di servizio a Dresda. Si, Fritz, Dresda, Germania Est. Sono nato e cresciuto a Lipsia, in Sassonia; ho svolto il servizio militare nella Nationale Volksarmee, la NVA, come sottotenente ed infine mi sono arruolato in polizia, nella Volkspolizei: cinque mesi di corso, sei mesi di pratica e poi ho preso finalmente servizio, nel 1980, prima a Magdeburgo e poi a Berlino.
Infine, nel 1988, venni destinato alla sorveglianza dell’ambasciata sovietica a Dresda. L’aria stava cambiando, e fu lì che…»
«Che conobbe la russa?» interviene Fritz, dopo essere riuscito a chiudere la bocca rimasta aperta per lo stupore.
«Fritz, non spoilerare² i finali o tolgo la sicura alla mia Glock»
«Chiedo scusa, commissario capo»
«E fu lì che conobbi Olena, si. Lei era stata appena nominata attendente dell’ufficiale al comando; ma i suoi compiti andavano ben oltre quelli di assistenza…»
«In che senso, scusi?»
«Fritz, l’hai sentito con le tue orecchie: Olena era una spia. Non che fosse un segreto per noi, lo sapevano anche i sassi che gli uomini dell’ambasciata erano del Kgb, così come quelli delle nostre ambasciate erano della Stasi e, per inciso, nelle “vostre” c’erano quelli del Bundesnachrichtendienst³.»
«Ma scusi, cosa c’era da spiare nella DDR? Eravate amici con l’URSS, mi pare…»
«Come sei ingenuo, Fritz, mi commuovi quasi, c’è sempre da spiare. Secondo te perché la NSA americana ha spiato per anni i suoi alleati (e non è detto non lo faccia ancora oggi), tra cui la nostra Cancelliera? Per esercitare il potere a volte non è necessario usare la forza: basta avere le informazioni giuste… ma lasciamo stare questo discorso, per adesso.»

Horst beve un sorso della sua Original Münchner Hell, e riprende il racconto:
«Hai mai sentito parlare del caso Sobolev, Fritz?» e al cenno di diniego del sottoposto, continua:
«Serghei Sobolev era un diplomatico russo, aveva una settantina d’anni e viveva con la moglie Olga in un appartamento non distante dal teatro dell’Opera. Un bel giorno, mentre la moglie era in Crimea per una cura termale, Sobolev sparì. Capirai, caro Fritz, che un diplomatico che diserta non fa mai piacere, e in quel periodo di Glasnost e Perestrojka ancora di più, voleva dire non credere nel nuovo corso. Se nemmeno un diplomatico aveva fiducia che le cose potessero cambiare…»
«Ma lei che c’entrava, capo? Di solito se ne occupano i servizi di queste cose…»
«E in effetti fu così, Fritz. All’inizio tutti pensarono che si trattasse della solita fuga in occidente, e le indagini si orientarono in quella direzione. Dopo qualche tempo le ricerche vennero interrotte, in attesa di vederlo ricomparire da qualche parte del mondo magari presentando qualche libro, ma il tempo passava e di Sobolev non si avevano notizie. Finché un giorno, camminando sulla Stübelallee per andare a casa, vicino all’Orto Botanico, venni affiancato da due donne, apparentemente madre e figlia. La più giovane mi prese sotto braccio e mi disse di continuare a camminare facendo finta di niente: aveva argomenti parecchio convincenti, come la pistola che mi teneva premuta sulle costole. Ad essere onesti, più che preoccupato ero incuriosito: che diamine volevano da me quelle due? E poi, ti sembrerà assurdo caro Fritz, ma camminare al braccio di quella ragazza mi dava delle strane sensazioni… sentivo il suo corpo appoggiarsi al mio, il suo profumo, e tutto quello che riuscivo a pensare era che mi sarebbe tanto piaciuto spogliarla… quello fu il mio primo incontro con Olena»

Horst prende un’altra boccata di birra e sorride vedendo l’espressione stupefatta del suo aiutante.
«Una volta arrivati a casa Olena, senza minimamente scusarsi, si presentò e mi chiese o meglio mi ordinò di ascoltare quello che l’altra donna aveva da dire. Si trattava nientemeno che di Olga Soboleva, la moglie dello scomparso, una bella signora di 65 anni, elegante, molto distinta. Mi disse di essere preoccupata per suo marito; era sicura che non se ne fosse andato di sua volontà ma che doveva essergli successo qualcosa. Le chiesi perché raccontava queste cose a me, le indagini non erano di mia competenza, ma la donna disse di aver già raccontato quelle cose agli inquirenti che però, convinti della fuga, non gli avevano dato peso. “Si, ma perché proprio io!” Mi ricordo che protestai. Olena allora si avvicinò, mi si mise di fronte e mi guardò fisso, per dei secondi interminabili. Dalla lampada un raggio di luce dovette riflettersi nei suoi occhi, perché per un attimo rimasi abbagliato ed a malapena la sentii sussurrare nel mio orecchio “Horst, lo so che mi vuoi. Non fare i capricci, panzerotto.” Poi mi baciò.»

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¹ Un brindisi per la felicità
² Spoilerare, neologismo accettato dall’Accademia della Crusca, è usato per chi rivela i finali di film o romanzi a chi non li ha visti o letti. Chi lo fa non è un buontempone come crede lui ma una persona malvagia.
³ Il Bundesnachrichtendienst (o BND) è l’agenzia di intelligence esterna della Repubblica Federale Tedesca

24 pensieri su “Una birra per Olena (XXIII)

    • Ah, ah, in effetti uso un diagramma a blocchi. Il brogliaccio iniziale l’ho perso e vado a memoria, però non sono sicuro di ricordare bene quello che volevo fare. Ho una serie di sub-plot che ormai hanno sopraffatto il plot principale. Tra l’altro tutti questi personaggi mi stanno costando un occhio di cachet, e se Olena non si sbriga a sfoltire il cast andrò in rovina. I blocchi alla fine dovrebbero convergere tutti verso lo stesso punto, a sapere quale. Miguel comunque l’ho lasciato alla sua festa di fidanzamento, dove si assisterà alla lotta tra Conchita, la sua ex, e Paio, che tirerà fuori le unghie e non solo. Un rebelot, insomma…

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        • Cara Mrs. White, in questo momento stavo leggendo Zia Mame di Patrick Dennis (un genio!) e mi sei giusto venuta in mente! Telepatia? Veletta? Tutto può essere. Mi sono reso conto (oggi), riordinando i blocchi e tirando giù le ragnatele dalle pareti (sabato servitù in libertà) che non finirò mai questa avventura per Natale, e dunque sarò costretto a regalare pandori e torroni, che volgarità.

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          • Non conosco Patrick Dennis (dovrò provvedere), ma conosco Graham Greene, e vedo una somiglianza di zie (e di velette). C’è pure il film con la cara Maggie Smith (se non lo hai visto, consiglio). Da vecchia sarei una grande Maggie Smith.
            Ah, niente Olena sotto l’albero… è come scoprire che non esiste Santa Klaus.

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            • Maggie Smith è una grandissima e io stesso, se dovessi ringiovanire, vorrei essere Maggie Smith. In viaggio con la zia non l’ho visto ma ho dato mandato di trovarmelo al più presto, o stacco la corrente del modem. Olena per Natale era in effetti una tradizione, a Capodanno con le lenticchie sarebbe stata la morte sua (e degli invitati); per Pasqua potrei infilarla nell’uovo, però (se lei non infila l’uovo a me).

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