L’uomo giusto al posto giusto

L’altro ieri, passando il mio zainetto attraverso il metal detector posto ad uno degli ingressi dell’Expo, mi sono guardato attorno con apprensione. Pochi giorni prima infatti uno degli addetti era stato arrestato perché, nella manovra, era riuscito a nascondere il Rolex di un turista in un cestino dell’immondizia, con l’intenzione di riprenderlo più tardi con tutta calma. Sembra anche che questo solerte controllore abbia sfilato diverse decine di banconote, in valute diverse, da portafogli deposti negli appositi cestini sopra ai rulli. Sono ammirato naturalmente dall’abilità che il nostro deve aver probabilmente affinato nel gioco delle tre carte in qualche stazione della metropolitana; ed anche della pronta spiegazione, sulla falsariga del negare sempre, che ha dato alla polizia che gli ha trovato in casa circa undicimila euro in contanti: sono frutto di altre attività. In effetti non mi risulta che i controllori dell’Expo siano pagati così bene, altrimenti avrei fatto domanda; di altre attività così fruttuose me ne vengono in mente un paio, ma comportano una certa dose di rischio d’impresa.

Da notare che l’uomo era stato condannato per furto una decina di anni fa; probabilmente chi l’ha messo in quel posto pensava di avere ingaggiato un novello Vidocq, e viene da meravigliarsi che non sia stato direttamente messo a capo di tutta la sureté dell’Expo.

Eppure i controlli di compatibilità erano stati effettuati, e bene, su chi aveva partecipato, per dire, a manifestazioni pacifiste: pericolosi sovversivi che non avevano diritto di lavorare alla grande Fiera. Dunque, ricapitolando: ladri passi pure, ma pacifisti assolutamente no.

Del resto, attorno al grande affare avevano intrallazzato fior di dirigenti, faccendieri, ex politici (nella misura in cui un politico possa essere ex, cioè mai: ne ricordo uno che aveva promesso di andare in Africa ma non ne ha ancora trovato il tempo) tanto da costringere la magistratura a incarcerarne, poco dopo l’inaugurazione, qualcuno dei più spudorati; che un ladruncolo potesse passare inosservato era nell’ordine naturale delle cose.

Fatemi dire chiaramente che ammiro molto chi dona agli altri la cosa più preziosa che ha, e cioè il suo tempo; tutti quelli che nelle organizzazioni sociali, politiche, sportive, artistiche e chi più ne ha più ne metta si prodigano volontariamente.  Nel mio piccolo non mi tiro indietro.

Stranamente la mia coscienza, permeata di materialismo dialettico, nega che tra queste attività si possa ricomprendere il lavoro di accoglienza all’Expo, anzi per dirla tutta considera abbastanza immorale che mentre si abbia la presidentessa della società indagata per una presunta evasione fiscale milionaria, si richieda a centinaia di ragazzi di contribuire gratuitamente alla riuscita della Grande Fiera.  Non per sindacare (nel senso di fare il sindacalista), ma non è che chiamando volontariato il lavoro non retribuito se ne cambi la natura; poi per carità, ognuno del suo tempo è libero (se lo è) di fare ciò che vuole, ma chiamiamo le cose con il loro nome. Nutrire il pianeta va bene, ma come al solito qui c’è chi mangia a quattro palmenti  e a chi arrivano appena le briciole.

Dunque, mi apprestavo a sfilarmi il Rolex dal polso, e adagiare il portafoglio rigonfio di bigliettoni, quando ho avuto l’ennesima conferma del genio italico. A proposito, visitate il padiglione Italia, è una meraviglia. Il genio italico non perde tempo a rafforzare i controlli, tantomeno controlla i controllori, ma trova ugualmente una soluzione immediata e vantaggiosa per tutti:  tenete al polso il vostro orologio ed in tasca il vostro portafoglio, voi non correte rischi e noi non veniamo indotti in tentazione. Io l’ho trovato sublime; non ho ben capito a quel punto a cosa servisse farmi sfilare la cintura dai pantaloni, ma abbastanza fiducioso che la mia vecchia cintura in similpelle acquistata dall’amico Paolino, filosofo senegalese momentaneamente venditore ambulante, non potesse far gola a nessuno, me la sono tolta e sono entrato.

(60. continua)

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