Funiculì Funiculà

Un momento fondamentale di emancipazione era la gita scolastica. In terza media, con la sezione C di inglese, partimmo per Napoli. Non esagero dicendo che alcuni di noi non erano mai andati più lontano del capoluogo. Io potevo considerarmi un viaggiatore scafato, perché ero stato diverse volte al mare e poi perché una volta avevo preso il treno: i miei nonni mi avevano portato con loro a trovare una zia che abitava a Martinafranca, in Puglia. Ma non divaghiamo, questa è un’altra storia.

Inizierò col dire che Napoli mi fece una grande impressione. Infatti ci tornai solo dopo quarant’anni.

Arrivammo di sera, e il paese d’ ’o sole non ci apparve idilliaco: pioveva, e la città era avvolta da una nebbiolina grigiastra. In lontananza si vedevano delle ciminiere: le acciaierie di Bagnoli, allora terzo centro siderurgico italiano.
La gita prevedeva le visite di Napoli, Pompei e Caserta; fu una vera iniziazione sotto molti versi.

Una sera, forse proprio la prima, uscimmo inquadrati per andare a mangiare la pizza. Allora nei dintorni del mio paese c’era una sola pizzeria, anzi era un ristorante che faceva anche pizzeria. Per il resto la pizza era quella che si comprava al trancio, più che altro per ricreazione, ma mica spesso. Non era costume comunque che famiglie di operai o artigiani o agricoltori andassero al ristorante. Ci si andava per le occasioni, le cerimonie, ma la sera si mangiava ognuno a casa propria.
La pizza di Napoli fu quindi in assoluto la prima pizza “al piatto” : un buon inizio, tutto sommato; tra l’altro il locale buio dove ci avevano portati certificava di aver dato i natali alla vera pizza margherita. A giudicare dallo stato dei tavoli, poteva essere vero.

Usciti da questa pizzeria, io e due compagni di merende, Marco e Antonello, eravamo qualche passo avanti agli altri. Ci avevano raccomandato di non allontanarci, ma non avevano specificato di quanto. Da un angolo, in quei vicoli stretti, saltò fuori una donna. No, cioè, un uomo. Un uomo vestito da donna! O mamma, ma allora esistevano per davvero! Ci accolse con un rutto formidabile, che ci fece sobbalzare, e poi declamò: “Benvenuti a Napule!”. Sento ancora la sua risata riecheggiare dietro le nostre spalle, mentre scappavamo a perdifiato.

Non so se a quattordici anni i ragazzi di oggi si meraviglino ancora di qualcosa. Io gli auguro di si, di mantenere pur nel loro mondo ipertecnologico uno spazio per l’ingenuità, lo stupore, l’innocenza.

Noi ingenui lo eravamo, innocentini insomma. Proprio in centro al paese c’era un cinema, chiamato della Signora per via della donna che lo gestiva e faceva i biglietti; la sera del giovedì, se non erro, la programmazione prevedeva sovente qualcuno di quei filmetti vistati dalla censura con il divieto ai minori di 14 anni. Recentemente rivalutati a livello di cult, pensa te.
Un titolo su tutti, immortale: “Giovannona coscialunga, disonorata con onore”, con Edwige Fenech e Pippo Franco.
Le prove della banda finivano giusto a metà del secondo tempo. La biglietteria a quell’ora era lasciata sguarnita, e si poteva tentare il colpaccio. Non sempre riuscivamo. A volte, quando a suo insindacabile giudizio la Signora decideva che proprio lo spettacolo non facesse per noi, si materializzava e ci sbarrava la strada.

A Pompei fummo vittime di una grave discriminazione: non ci fecero entrare nel lupanare. Dipinti licenziosi avrebbero potuto turbare delle giovani menti non ancora solidamente formate, dissero. O, molto probabilmente, la Signora aveva telefonato ai custodi. Quando finalmente quattro decenni dopo l’ingresso mi si schiuse, mi accostai agli affreschi con tenerezza.

Fu un attimo, e mi balenarono davanti agli occhi Edwige Fenech, Pippo Franco e tutta la Terza C.
Sorrisi, ed uscii.

(14. continua)

giovannona-coscialunga-disonorata-con-onore2

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2 pensieri su “Funiculì Funiculà

  1. m’hai strappato un sorriso tenerissimo
    e ti dirò: dalla mia città ho imparato che ogni città non smette mai di meravigliarti perché le città mutano (anche quando tutto sembra uguale), perché ti accorgi che pensi di conoscerne ogni angolo e invece hai sempre tanto da scoprire, perché le città sono un luogo comune, ma mai luoghi comuni… E sono creature vive come noi, tra l’archeologia dei propri corpi. Corpi che fra le tracce evidenti e quelle apparentemente cancellate si sono impregnati di tutti gli abitanti e di tutti i passanti, si, ci sei anche tu, con la tua classe!
    buona notte, Giorgio e grazie per avermi segnalato questo tuo articolo, bello anche per il fatto che non descrive Napoli, ma voi tra la città, con la vostra provenienza

    sogni belli per te!

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    • La tua città e’ meravigliosa… mio figlio ci capitò anche lui in viaggio, diciottenne: era quasi Natale, ed una delle mete era San Gregorio Armeno… si era nel pieno di una delle ricorrenti crisi di immondizia: per strada, dalla televisione, vedevamo i cumuli. Mio figlio non se ne accorse neppure! Tanta era la meraviglia e la bellezza che gli riempiva gli occhi. E’ stato lì che ho deciso che era ora di ritornarci… buona notte Dora!

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