Una birra per Olena (XXXI)

In un modesto appartamento sulla Max-Joseph Strasse, non distante dalla Karolinenplatz, la confusione creata da quattro ragazzini urlanti è rotta dal suono insistente del campanello d’ingresso; la padrona di casa, una quarantenne energica, dopo aver lanciato un grido di ammonimento e aver distribuito scapaccioni a quelli meno lesti ad allontanarsi, va ad aprire la porta.
Alla vista dei due visitatori, una bella donna non molto alta con un gran seno e con in testa un turbante di seta ed il suo maggiordomo con in mano una valigetta ventiquattr’ore, il viso le si illumina in un sorriso.
«Frau Rana, che sorpresa! Entrate, entrate, prego… scusate il disordine» li invita la donna.
«Non preoccuparti, Hilda» dice Gilda cercando di evitare le pozze di liquido non definito sparse sul pavimento «anzi scusa se non ci siamo annunciati ma passavamo da queste parti con James, ricordi James vero cara? E ci siamo detti: “qui vicino deve abitare quella cara Hilda, perché non andiamo a trovarla?” Ed eccoci qua, spero di non disturbare…»
«Al contrario, mi fa molto piacere che siate venuta, è molto bello da parte vostra»
«Ma figurati, cara. Come vanno le cose, i bambini stanno bene? E lo stato di famiglia l’abbiamo sistemato, o quello scavezzacollo di Helmut si rifiuta ancora di riconoscere i suoi figli?» si informa Gilda, premurosa.
«Oh no Frau Rana, Helmut è cambiato, negli ultimi tempi ha avuto quasi una metamorfosi, sembra un’altra persona!»
«Davvero, cara? Roba da non credere, non è vero James? Deve essere una specie di miracolo!»
«Si, è proprio un miracolo, ed è tutto merito vostro!» concorda Hilda.
«Merito mio, dici? Non vorrei intestarmi meriti che non ho, cara. Devo avere dei vuoti di memoria, ma non mi sembra di aver fatto niente di particolare…»
«Voi siete troppo modesta, Frau Rana! Se non aveste assunto Helmut nella vostra fabbrica, nonostante i fastidi che vi ha dato in passato… un gesto di grande generosità da parte vostra! Mi ha anche detto che non volevate farlo sapere in giro perché non ci tenete ad essere ringraziata… ma io invece voglio che sappiate quanto vi siamo grati»
«Ah ecco, io l’ho assunto in fabbrica…» ripete Gilda lanciando a James uno sguardo di intesa «ma non c’è bisogno di ringraziarmi cara, sai com’è, quando si può dare una mano… e poi devo dire che anche Jürgen ha messo una buona parola per il suo fratello gemello»
«Davvero? Questo mi sorprende… quei due non vanno proprio d’accordo, non si parlano da anni… tutta colpa di Helmut e del suo caratteraccio»
«Anche nelle migliori famiglie possono esserci incomprensioni… so io quante ne ho passate con il povero Evaristo, pace all’anima sua. Ma non voglio farti perdere ulteriore tempo Hilda, in realtà avrei proprio bisogno di parlare con tuo marito, è in casa?»
«Oh si certo, ma purtroppo non si sente molto bene, infatti oggi non è potuto venire al lavoro…»
«Ti prometto che lo disturberò il minimo indispensabile cara, ma è abbastanza importante che io possa parlargli, pensi sia possibile?»
«Ma certo signora, ci mancherebbe altro… Venite, faccio strada»
Hilda si dirige verso la camera seguita da Gilda e James, apre la porta lentamente, mette dentro la testa e annuncia:
«Helmut, indovina chi è venuto a trovarti?»

Il piccolo bilocale al secondo piano in piazza Karlsplatz è insolitamente animato. Una pelliccia violetta è appesa nel corridoio a coprire il poster dell’Ispettore Derrick, e diversi indumenti sparsi qua e là per la casa testimoniano di una certa frenesia nel liberarsene, che solo un osservatore poco attento potrebbe imputare ad un sovra-funzionamento del riscaldamento condominiale.
Olena, in négligé nero, è seduta sul divano con le lunghe gambe distese e sorseggia un calice di Franciacorta accompagnandolo con delle tartine al burro artigianale e caviale del Volga, mentre Horst Tupperware, in boxer giallorossi e canottiera di cotone, sbocconcella un bratwurst con una fetta di pane di segale.
«Complimenti Panzerotto, sei stato davvero bravo» proclama Olena, alzando il calice alla salute del padrone di casa.
«Bè, insomma, considera che era parecchio che non lo facevo…»
«Non mi riferivo a quello, stupido. Sei stato bravo a intervenire al momento giusto… come hai fatto a capire tutto?»
«Diciamo che è stato un colpo di fortuna…» si schermisce Horst.
«Di questo non avevo dubbi ma come è successo, racconta…»
«Lo scorso dicembre, alla festa annuale della polizia, mi capitò di inciamp… ehm, conoscere la moglie di Muller. La festa era davvero noiosa, ed ero appena uscito in giardino a fumare una sigaretta…»
«Non sapevo che tu fumassi…» lo interrompe Olena.
«Ehm, in realtà stavo rollandomi una canna, ma non è questo l’importante. Ero lì a farmi i fatti miei, quando si avvicina la moglie di Muller, un po’ traballante dal troppo spumante bevuto; mi giro per salutarla, nascondendo lo spinello, quando questa inciampa, mi si aggrappa addosso e mi tira giù. L’ho aiutata prontamente a rialzarsi ma come ha riacquistato la posizione eretta ha pensato bene di liberarsi di tutto quello che aveva mangiato e soprattutto bevuto vomitandosi addosso… una situazione davvero imbarazzante. Ho cercato di aiutarla a ripulirsi e stavo per andare a chiamare il marito ma lei mi ha pregato di non farlo, non voleva metterlo in imbarazzo, e mi ha chiesto se potevo accompagnarla a casa a cambiarsi…»
«Un po’ imprudente da parte tua, non credi?»
«In quel momento l’unica mia preoccupazione era che la moglie di Muller non mi vomitasse in macchina… una volta arrivati, l’ho aiutata con le chiavi di casa e a salire le scale per andare al piano di sopra; mi ha pregato di aspettarla un attimo, l’ho sentita fare una telefonata e poi sbattere la cornetta violentemente, dopodiché è scomparsa e pensavo si fosse addormentata, infatti me ne stavo andando quando… »
«Quando?» incalza la russa, partecipe.
«Quando è uscita dalla camera aveva ripreso totalmente il controllo di sé: aveva fatto una doccia e si lasciava dietro una scia di profumo… è venuta verso di me coperta solo dall’accappatoio, e mi ha chiesto di scusarla per la scena alla quale avevo assistito, e se avesse potuto fare qualcosa per farsi perdonare…»
«Scommetto che qualcosa l’hai trovato» ipotizza Olena, ironica.
«Erica, ehm… la signora Muller, era estremamente dispiaciuta, mi sembrava brutto lasciarle dentro un senso di colpa»
«Lo immagino. Non mi sarei aspettata niente di meno da un gentiluomo come te»
«Abbiamo fatto una chiacchierata molto interessante… avevo sempre creduto che Dieter Muller fosse un vanesio, un opportunista ed un arrivista, ma il ritratto che ne fece la moglie andava ben oltre… era un corrotto, un vizioso, un violento; Erica aveva paura a denunciarlo e mi chiese se potevo fare qualcosa per aiutarla. Cominciai a metterlo sotto controllo ed in breve scoprii il suo coinvolgimento in diversi affari sporchi; misi sotto controllo anche i suoi scagnozzi, Bodo e Lutz…»
«A proposito di quei due, perché non sei venuto ad aspettarmi all’aeroporto?» chiede Olena,
«Oh, ma io c’ero… quando però ho visto che quei due ti avevano avvicinata ho ritenuto più prudente non farmi notare. Tra l’altro nel manganello di Bodo avevo messo una microspia, non so se mi spiego» butta là Horst, accennando all’uso improprio a cui il suddetto manganello era stato destinato nell scontro all’aeroporto.
«E le teste di cuoio, come hai fatto a convincerle? Hai bluffato, dì la verità…»
«Assolutamente no!» risponde Horst, scandalizzato. «Ho solo fatto una chiamata ad una vecchia amica…»
«Ma come fai ad avere il numero della cancelliera? Non vorrai dirmi che…» chiede Olena, sbalordita.
«Top secret. E comunque acqua passata…» poi, vedendo che si sta ingenerando un equivoco, continua:
«Ma che vai a pensare? Ci siamo conosciuti a Lipsia, ai tempi della DDR… lo sapevi che è figlia di un pastore che si è trasferito dalla Germania Ovest alla Germania Est? Ero molto amico del fratello, e della sorella… ogni tanto facevamo il bagno nudi nell’Elba, tutto qua. Ma perché mi guardi in quel modo?» chiede Horst, disorientato dallo sguardo sornione di Olena.
«No, niente… hai finito il salsicciotto?» e lo invita a sedersi sul divano, indicandogli il posto libero. Horst si avvicina titubante, e Olena gli sussurra all’orecchio:
«Vieni qua, che ti canto Lili Marleen…»
«Per la miseria Olena, è la quinta volta, non so se…» mette le mani avanti Horst, preoccupato.
«Sshh…» lo zittisce Olena, mettendogli un dito sulle labbra. Poi si alza, lascia cadere a terra la sottoveste, si siede sulle gambe di Horst ed inizia a cantare con voce roca:
“Vor der Kaserne,
Vor dem großen Tor,
Stand eine Laterne.
Und steht sie noch davor,
So woll’n wir uns da wieder seh’n,
Bei der Laterne wollen wir steh’n
Wie einst, Lili Marleen.
Wie einst, Lili Marleen.“

«Caro Helmut, come stai? Hilda mi stava giusto dicendo che non ti senti molto bene»
«Cough, cough…» tossicchia Helmut «Niente di grave, solo qualche linea di febbre, Frau Rana… forse un’infreddatura…»
«In effetti non ha una bella cera, non è vero James?» chiede Gilda al maggiordomo.
«Trovo il signor Matthaeus notevolmente pallido, signora. Più che un raffreddore, ritengo possa trattarsi di una costipazione» diagnostica James.
«Helmut, Helmut, tu devi riguardarti. Per fortuna ci siamo qua noi… James, procedi»
Sotto lo sguardo preoccupato del padrone di casa, James estrae dalla valigetta una sacca di plastica contenente un liquido chiaro, ed un lungo tubo di gomma.
«Ehm, che volete fare con quella… cosa?» chiede Helmut, sospettoso.
«Oh, niente caro, è solo un clistere di saliscardo. E’ un toccasana, vedrai che ti sentirai immediatamente meglio»
«Ma io non voglio fare il clistere!» protesta Helmut.
«Mi meraviglio di te» lo rimprovera Gilda «Vuoi forse mettere in dubbio la competenza di James?»
«No, ma io non…»
«Ah, ma forse sei timido e sei restio a mettere in mostra il tuo didietro » ipotizza la Calva Tettuta «Lo capisco, forse sei in imbarazzo per via di quel piccolo inestetismo…»
«Inestetismo? Ma di che…»
«Ma si, quella buffa voglia… e comunque Helmut insomma, non sarà mica la prima volta che mostri a qualcuno le chiappe! Su, forza, poche storie, James, insuffla!»
«Noo!!»
Gilda e James, a braccia conserte, sostano perplessi guardando l’uomo che, aggrappato alla testiera del letto, fa i capricci rifiutandosi di abbassare i pantaloni del pigiama.

Finalmente Gilda rompe il silenzio e sblocca la situazione:
«Jürgen Matthaeus, quanto deve durare ancora questa commedia? Ti avverto che mi prudono le mani. O preferisci che chiami Hilda?»
«No, vi prego, Hilda no!» implora l’uomo in pigiama, mettendosi seduto sul letto.
«Oh, così va meglio. Vuota il sacco e vedi di non tralasciare niente» intima Gilda.
«Si, ehm, ecco… non so se avete presente Baldegunde, la cameriera del Paulaner am Nockherberg»
«Quella simpatica ragazzona? Ma certo, ma che c’entra Baldegunde adesso?»
«Ecco, ero riuscito a convincerla a venire a visitare, ehm, la mia collezione di farfalle, ma sfortunatamente avevo dimenticato le chiavi di casa in ufficio… così arrivai di notte allo stabilimento, e con mia grossa sorpresa trovai il cancello socchiuso, e un reparto con le luci accese. Come sa, signora, noi non lavoriamo su turni di notte, così andai a controllare se qualcuno non avesse dimenticato le luci accese, anche se i controlli spettano al custode»
«Il custode lo sistemiamo dopo, vai avanti adesso» ordina la Calva Tettuta.
«Avvicinandomi sentii dei rumori di macchine, e delle voci… così mi nascosi e li vidi! C’era mio fratello, Helmut, che sembrava il capo, ed una squadra di operai che stavano facendo andare le macchine non per produrre il nostro impasto ma una loro sostanza che alla fine mettevano dei tortellini… arrivarono addirittura due camion con le insegne Rana per caricare la produzione. Sentii Helmut parlare con un suo complice di quantità e consegne da rispettare, e che nei giorni seguenti si sarebbe dovuto lavorare ancora di più… ero frastornato, mio fratello stava organizzando qualcosa di brutto nella mia fabbrica, ma era pur sempre mio fratello… nei giorni seguenti riuscii a capire che avevano modificato le macchine, allora ne ordinai di nuove falsificando la sua firma.»
«Lo sapevo di non essere stata io!» dichiara Gilda «e nemmeno Flettàx!»
«Pensavo che, togliendo dalle linee le macchine vecchie, non avrebbero più potuto operare… ma loro diedero fuoco alle nuove macchine. A quel punto non sapevo più cosa fare, e mi procurai una quantità di nandrolone che portai nel magazzino ed avvisai con una telefonata anonima il giudice Ritzenberg»
«Che ci ha messo sotto sequestro gli impianti» conclude Gilda «Ma dico, non era più facile denunciare tuo fratello? Non mi pare che ci fosse questo gran legame tra di voi!»
«Avrei dovuto farlo, ma volli operare una piccola vendetta» confessa Jürgen. «Ricorderete la scenata che Hilda mi fece all’Hofbrauhaus, vero?»
«Eccome se lo ricordiamo» risponde Gilda, mentre James rabbrividisce.
«Non riuscivo a capire come Hilda potesse scambiarmi per mio fratello… ma poi mi resi conto che, in effetti, a parte quel piccolo particolare, siamo identici. Così la sera successiva passai allo stabilimento, vidi Helmut al lavoro e andai a casa sua, spacciandomi per lui. Hilda fu abbastanza sorpresa, perché mio fratello le aveva raccontato di fare il turno di notte; ma riuscii a convincerla, anche grazie ad una bottiglia di champagne ed ad un gioiellino…»
«Insomma, hai sedotto tua cognata! Sei un porcellino, te l’avevano mai detto? E Stielike?»
«Stielike lavorava per Helmut, teneva una contabilità parallela… le spese per l’acquisto delle loro sostanze le affogava nelle spese generali, ma quando la Finanza è venuta a fare i controlli si è spaventato… ha minacciato di confessare tutto e ha chiesto una grossa somma di denaro per riparare all’estero… così Helmut lo ha fatto uccidere, ma i suoi scagnozzi non hanno avuto il tempo di nascondere il corpo ed i registri»

«Jürgen, mi dispiace ma ti devo licenziare» dichiara Gilda, alla fine della storia.
«Capisco, signora» dice Jürgen, mortificato. «Sono a sua disposizione per una confessione piena »
«Confessione, Jürgen, ma di che stai parlando? Ti sembro per caso un prete? Spiegaglielo tu, James»
«La signora vuol dire che siccome lei, Jürgen Matthaeus, è stato arrestato, verrà licenziato in tronco. Ma nulla osta che sempre lei, Helmut Matthaeus, venga assunto, cosa del resto di cui la sua “consorte” Hilda è già convinta»
«Volete dire che potrò continuare a…» dice Jürgen-Helmut, indicando se stesso e la stanza intorno.
«Non mi sono spiegata, evidentemente» precisa Gilda. «Tu non “potrai”, ma dovrai continuare ad essere Helmut. E vedi di non farti mai scappare una parola su questa faccenda, o che Hilda abbia a lamentarsi, ci siamo capiti?»
«Certo, certo, io non so davvero come ringraziarvi…»
«Naturalmente» lo ferma Gilda «permetterai che facciamo una piccola verifica. Sai com’è, una formalità»
«Ma certo signora, tutto quello che volete!» concede Jürgen, confuso ma sollevato.
«Ottimo, allora. James?»
«Signora?» risponde il maggiordomo, infilandosi dei guanti.

«Vai con l’acquaragia»

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Ed è (finalmente) THE END! Ma non andate via, Miguel ci aspetta alla sua festa!

 

 

27 pensieri su “Una birra per Olena (XXXI)

    • Grazie Sal per aver avuto tanta pazienza… lo strumento WP richiederebbe storie più corte ed una scrittura diversa ma io lo uso come se fosse un giornale di una volta, quando si pubblicavano i racconti a puntate… questo ovviamente perché sono vecchio. Ma anche perché a fare diversamente non riesco… le ultime puntate poi (ma manca ancora il solito epilogo, e mica vorremo lasciarlo, no?) sono state particolarmente lunghe ed avrei potuto-dovuto spezzarle: ma ormai vedevo la luce in fondo al tunnel… a proposito di tunnel mi sa che dovrò infilare da qualche parte Boris Johnson a fare compagnia a Giuseppi Tronfionaro. Ridiamo finché possiamo e, come dice Sherazade, abbracciamoci stretti!

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      • Sei vecchio? Cosa vuol dire che sei vecchio? Hai forse 90 anni? Al giorno d’oggi dicono che si è vecchi a novant’anni.
        A me, sinceramente, uno che scrive con tanta verve e gusto per il divertimento, non può che essere un giuinot di belle e grandi speranze.
        Più che di pazienza, per quanto mi riguarda, si dovrebbe parlare di mancanza cronica di tempo: avendone poco e volendo seguire tante cose, ecco che non riesci a fare nulla. Così rischio di perdermi i capitoli di questa tua fantasmagorica storia, più esplosiva del vulcano Stromboli. Ma quando la ripiglio, la storia tua, è sempre con gran piacere che la leggo.
        Sul resto è meglio stendere un bel velo pietoso: il problema non è il nano Boris che stravince, è a sinistra, nella sua classe politica, che sembra esserci sempre più vocazione al suicidio politico.
        Poi, come avvenuto in Brasile o in Bolivia, se non si suicidano i leaders, ti suicidano le congiure ordite dagli USA o dai Russi….

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          • Vero? E la cosa pazzesca è che Corbyn che sembrava la persona giusta, è stato perfettamente incapace di smontare il Boris da operetta… Ti rendi conto dell’assurdo?
            Ma tutto ciò, comunque, credo che faccia parte dell’eredità di Blair: quando la sinistra va al potere e fa la politica della destra, è normale che perda il proprio elettorato e non venga più votato. Si preferisce l’originale alla copia, ha detto qualcuno.

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            • Corbyn aveva anche un bel programma, abbastanza radicale, sembrava che avesse anche un buon seguito. Ma evidentemente la pancia degli elettori è ben diversa da quello che si vuol credere, sia in GB che da noi che da moltissime parti del mondo. Ora bisognerà vedere come si comporteranno gli indipendentisti scozzesi e irlandesi… perché da quelle parti si sparano, mica ciufole…

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              • Corbyn ha fatto dei gravi errori: il primo è quello di non avere avuto una posizione chiara sulla brexit, lasciando il campo alla propaganda becera e fatta di falsità dei brexiters; Il secondo è stato quello di non prendere le distanze dall’ala antisionista del suo partito. Probabilmente non sarebbe stato sufficiente: gli inglesi non sono mai stati europeisti. Come polacchi ed altri ci stavano solo perchè ne avevano vantaggi. Adesso non li avranno più. Però stai certo che cercheranno di fare in modo di mantenerli. Magari diventando uno di quei paradisi fiscali che ci svenano offrendo ad altri la possibilità di arricchirsi senza pagare le tasse. Già succede tra gli stessi aderenti alla UE superstiti con i big delle piattaforme web. Se ci si mettono anche loro siamo fottuti. In quanto agli scozzesi ed ai nordirlandesi, sono d’accordo con te: rischiano di ritrovarsi una GB alquanto ridotta. Ma si sa che questo è il problema dei sovranisti ad ogni costo: quando ci si comincia a dividere, non si sa dove si finisce…

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                • Ha fatto senz’altro degli errori, ma la sensazione è che qualsiasi cosa avesse fatto sbagliava… secondo me, come in Italia, in GB non ci pensano proprio di votare a sinistra… sicuramente gli inglesi cercheranno di fotterci, magari facendo asse con Trump… con l’Europa cercheranno degli accordi bilaterali? Pagheranno i debiti? Lo scopriremo a breve…

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                  • Tutto parte sempre da Blair: la sua ricerca di terza via ha affondato il labour per i secoli a venire: una volta che sei deluso, è difficile recuperarti al voto come elettore. Si perde la fiducia. Così un po’ ovunque, anche da noi o in Germania. Se vai al governo come Schroeder di sinistra, poi precarizzi all’inverosimile la vita delle persone, togliendo loro il sostentamento, non puoi aspettarti che ti si voti ancora.

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  1. Sono soddisfatta. Hai sistemato tutti i tasselli con la prontezza mentale di un ventenne, mes compliment! Attendo con ansia il siparietto finale: spero ci siano turbanti, boa di struzzo ( e anche di strutto) e paillettes. Tutti in paillettes, lustrini e ciglia finte, potrei sopportare persino il trenino e Brigitte Bardot Bardot!

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