Mo’ me lo segno

Qualche giorno fa si è tenuta una Assemblea Generale dell’Onu dal titolo “Climate Action Summit 2019”, ovvero una conferenza sulle azioni da intraprendere per evitare la catastrofe ecologica prima che sia troppo tardi. Più di settanta paesi¹ si sono impegnati a ridurre progressivamente le emissioni di gas serra fino ad azzerarle del tutto entro il 2050: si può dare di più, come cantavano Tozzi Morandi e Ruggeri una trentina abbondante di anni fa.

Gli Stati Uniti, il più grosso consumatore di risorse e di conseguenza il più grosso inquinatore, non era nemmeno stato invitato dato l’atteggiamento di assoluto negazionismo di questa amministrazione (ma anche le precedenti, al di là di annunci di facciata, non è che abbiano brillato). Mr. Trump ha fatto una comparsata, giusto per far capire che quella è casa sua ed attirarsi il giusto biasimo di Greta Thunberg, la battagliera attivista che piaccia o non piaccia sta mobilitando milioni di giovani.

Guardiamoci in faccia, amici cari: questi impegni presi in nostro nome, ancorché blandi, vogliono dire in soldoni rinunciare progressivamente ai combustibili fossili, e specialmente al carbone; ridurre drasticamente gli allevamenti intensivi animali, specie bovini e suini, e dunque mangiare molta meno carne; combattere cementificazione, desertificazione e deforestazione; in sostanza un cambiamento culturale ed economico che va ad incidere sullo stile di vita e che dovrebbe riguardare innanzitutto chi più è responsabile della situazione attuale, ovvero i grandi paesi industrializzati.

E, dato che l’apparato militare è uno dei più grossi inquinatori, schierarsi decisamente per una riduzione degli armamenti.

Senza dimenticare che, se le disuguaglianze invece di diminuire crescono, è sommamente ingiusto pretendere gli stessi standard per tutti: e che facciamo, la flat tax dell’ambiente? Chi più ha avuto (e più inquinato) più deve dare, e casomai aiutare gli altri a non essere costretti ad inquinare a loro volta.

Ora, a parole siamo tutti d’accordo con Greta, ma quando poi si tratta di cambiare, convertire il proprio modo di vivere la faccenda è ben diversa.
Siamo disposti a fare questi sacrifici? A consumare meno energia, meno suolo, a mangiare diversamente? A viaggiare meno, a volare meno, ad usare meno gli apparecchi elettrici, a produrre in fin dei conti meno? E come la mettiamo con le merci che percorrono migliaia di chilometri, come la mettiamo con le consegne a domicilio così comode e pratiche?

No, perché se pensiamo che si tratti solo di abbandonare il petrolio (che prima o poi finirà, anzi non mi spiego come mai alcuni scienziati già anni fa lo davano per esaurito entro i primi anni del presente secolo e invece siamo ancora ad estrarre milioni di barili) e continuare a fare quello che facciamo adesso come niente fosse, sperando in un miracolo tecnologico che semplicemente sostituisca le fonti energetiche “sporche” con energia “pulita” siamo fuori strada, o meglio siamo dei grandi ipocriti: a quel punto allora è più onesto Trump a dire “me ne frego, lo stile di vita americano non si tocca, e gli altri si arrangino”…

Comunque nel 2050, se ci sarò _ e non è del tutto improbabile dato che la “razza” è abbastanza longeva (anche se in fondo non è che ci tenga così tanto) _ avrò 91 anni: mo’ me lo segno, come diceva Troisi in Non ci resta che piangere, il bellissimo film del ’85, ben prima che iniziassero le conferenze sui cambiamenti climatici.

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¹ I membri dell’Onu sono 196…

26 pensieri su “Mo’ me lo segno

    • E’ vero, a volte ci si sente impotenti (va a fuoco l’Amazzonia, che vuoi che sposti la mia automobilina?). I comportamenti individuali sono importanti sicuramente, ma se non si individuano collettivamente i grandi responsabili (invito a leggere un bel libro di Naomi Klein sull’argomento) ovvero in primis a chi ha interesse a mantenere lo status quo (industrie estrattive con in testa gli sceicchi, governi restii a passare a soluzioni energetiche pulite ma più costose _ ed è ovvio: chi vuol perdere consenso?) non si andrà molto avanti, o comunque ci vorrà molto più tempo… altro che 2050.

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  1. Ho appena letto un articolo in cui si sostiene che, la minaccia climatica, è solo uno specchietto per le allodole, dal momento che incombe, ben più catastrofica, la bolla speculativa nelle borse mondiali. Uno specchietto per distrarre da domande ben più pericolose. Ma io preferisco applicare sempre il principio di precauzione: nell’incertezza, mi preoccupo sia del clima che della bolla speculativa. In conclusione, mi convinco sempre più che ci si avvicini ad un punto di non ritorno. Un punto in cui, qualcuno che conta, davvero dovrà prendere decisioni dolorose. Ma in quel momento è facile che io non ci sia più.

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    • Eh si, c’è sempre ben altro di cui occuparsi… e così a forza di ben altro e ne altro, non si fa niente. La sinistra poi e’ maestra del ben altro, la destra invece se ne impippa allegramente, conta solo la crescita crescita crescita.. benedetti questi ragazzi, speriamo solo che da grandi non si trasformino in tanti Paolo Liguori, per dirne uno che da giovane faceva il rivoluzionario e poi vedi com’è finito…

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  2. Guarda che, non tene fossi già accorto, a destra si sono impadroniti da un pezzo del benaltrismo di veltroniana memoria. Adesso lo usano come arma di distruzione finale.
    Se tu dici poveri migranti, loro ti rispondono che ci sono ben altri aiutare e ti fanno l’elenco dei nostri pensionati, dei nostri poveri, mettendoci pure le foto dei bambini africani scheletrici e con le pance gonfie e’inedia: questi si li aiuterebbero, il condizionale è d’obbligo, perchè poi non aiutano nessuno.
    Se gli parli dell’ambiente, loro tirano fuori tutta una sequela di problematiche, dal parcheggio al porcheggio, agli alberghi, ai montanari fon i gipponi. Se gli parli delle tasse, allora perdono ogni ritegno nell’elencare un benaltrismo da fare invidia allo stesso Veltroni.
    In definitiva, non ricordo se l’abbia affermato D’Alema, che la lega sarebbe una costola della sinistra, non c’è andato lontano

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    • Di Veltroni ricordo una bellissima parodia fatta da Crozza… “ma anche…” dove si mischiavano senza costrutto mele con pere. La destra usa slogan molto diretti, sicuramente fanno presa… comunque stiamo tranquilli Sal, pare che la disoccupazione è ai minimi, i soldi per non aumentare l’Iva ci sono, Greta andrà al Quirinale, siano nel migliore dei fumetti, ehm, pardon volevo dire mondi, possibili!

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  3. Non è certamente la piccola Greta ma il grande impegno mediatico che ha smosso Le masse di giovani attraverso i molti social.
    Per il resto è vero quanti sarebbero disposti a rinunciare ha molto benessere anche se la più parte dei paesi vive in assoluta povertà in Italia si contano 5 milioni su 60 milioni circa di persone in povertà assoluta?

    Lasciamo che i potentati Si scannino tra di loro e non prendiamo la loro inerzia come scusa per non fare piccoli gesti e modificare il nostro vivere Quotidiano.
    Non mi dilungo per non annoiarvi Ma noi qui sappiamo come si può risparmiare sull’acqua sulla raccolta differenziata Come acquistare in modo sano e non sciupare alimenti.
    Bisogna che ognuno di noi modifichi qualcosa e se tutti Lo facessimo già farebbe la differenza fermo restando tutto il resto che va oltre noi.

    Shera

    Ci tengo a ricordare anche qui che nel 1992 la giovanissima Severn Suzuki anticipo Greta nella sua lotta per il bene del pianeta e anche lei ebbe l’opportunità di parlare alle nazioni unite ed ancora oggi si spende per questi ideali.

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    • Severn Suzuki non la ricordavo proprio… visti i pochi passi avanti purtroppo non è bastata . Ogni tanto serve qualche nuova Icona con cui la gente possa identificarsi… però Shera sono convinto che i comportamenti individuali sono importanti ma le politiche devono essere decise, non di facciata. Oggi sono tornato a casa dopo essere stato a trovare i miei: 550 chilometri ininterrotti di camion! Hai voglia a differenziare… voglio dire, se ci si ferma al sentirsi bravi perché si è divisa la plastica dalla carta, e non ci si chiede come sia possibile che le merci corrano su e giù per lo stivale in camion, inquinando in continuazione, non si va alla sostanza del problema… lo so che sa tanto di “benaltro” con cui discutevo sopra con Silviatico, ma se non si prendono di petto i grandi inquinatori e le grandi cause si finisce per usare Greta come foglia di fico… quindi i ragazzi specialmente devono capire bene, e devono essere aiutati a farlo, chi sono i responsabili… perché”ci avete rubato il futuro” se no rimane un po’ generico come compito.

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        • In Italia i Verdi hanno passato parecchio tempo a litigare tra di loro… Verdi Arcobaleno, Verdi Verdi, i Verdi più verdi… come al solito invece di trovare punti in comune ci si divide.. Non sono riusciti se non poche volte a portare i temi ambientali all’ordine del giorno (giusto sul nucleare, ma grazie alle catastrofi però…). Eppure di gente valida ce n’era, e ce n’è .. forse è mancato anche un trascinatore, una figura carismatica: insomma, per parecchi anni e’ stato portavoce Carlo Ripa di Meana, un signore, una degna persona ma non smuoveva certo i cuori…

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