Dammi una lametta che mi taglio le vene

Così cantava Donatella Rettore nel 1982, l’anno in cui la nazionale di calcio di Bearzot vinse il Campionato del Mondo e in cui la mafia uccise Carlo Alberto dalla Chiesa, l’anno della guerra delle Falkland (o Malvinas) tra Argentina e Gran Bretagna e di film come Rambo, E.T. e Blade Runner; la Olivetti presentava il Personal Computer M20, nato per far concorrenza al neonato PC IBM, a cui seguì l’anno dopo l’M24; in America il presidente era l’ex-attore Ronald Reagan, mentre in Unione Sovietica finiva l’era Breznev ma la perestrojka era ancora ben lontana (per fortuna); in Italia c’era un governo pentapartito (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI) guidato da Giovanni Spadolini, il primo governo repubblicano guidato da un non democristiano (a dicembre però il governo cambiò ed i DC si ripresero la guida, con Fanfani). Nella pressochè totale indifferenza un certo Umberto Bossi, un perito elettronico con diploma preso per corrispondenza, fondava la Lega Autonomista Lombarda che alle successive elezioni politiche del 1983 nella circoscrizione Varese-Como-Sondrio raccoglierà ben 157 voti.
L’Istat aveva appena certificato che, su tutto il territorio nazionale, erano presenti ben 321.000 stranieri, per cui si provvide a stabilire delle norme per regolarizzare quelli che non erano in possesso dei documenti.

Avevo allora 23 anni, e in ottobre mi trasferii a Parma per lavorare come programmatore in una giovanissima azienda informatica. Parma è una bellissima città dove la prima cosa che imparai fu che il salame di Felino non era fatto col gatto (quello lo fanno a Vicenza, mi canzonavano gli amici) e la seconda è che tutti vanno in bicicletta non importa che tempo faccia. Prendevo 800.000 lire lorde al mese, che facendo un po’ di conti, tenendo conto dell’inflazione, corrispondono a più di 1.400 euro attuali: non male anche se, dovendo mantenermi, ci stavo dentro a malapena ed a dicembre chiesi un aumento, che mi accordarono (ero bravo, modestamente): un milione.
Scoprivo, con meraviglia, di aver letto molti più libri della gran parte delle persone con cui lavoravo tra cui i miei capi, e di conoscere anche la situazione politica molto meglio di loro: meraviglia, dico, perché venendo da un paesino soffrivo un po’ di complessi di inferiorità e pensavo che la gente di città fosse più “avanti”, ma in fondo Parma era più un paesone che una città…

Ripensando a quei tempi non riesco a capacitarmi di come di quel mondo l’unica cosa che si è salvata sia la Lega e mi prende una botta di tristezza, una sensazione strana come di essere punito ingiustamente per qualcosa che altri hanno commesso: ma forse, come diceva l’altro Umberto, quello colto, il Tozzi, gli altri siamo noi e allora è giusto così, piglia su e porta a casa.
Rettore, ce l’hai ancora quella lametta?

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48 pensieri su “Dammi una lametta che mi taglio le vene

  1. Nella tua ricostruzione storica, pur ammirevole per meticolosità, hai tralasciato che gli Anni Ottanta celavano i germi dell’attuale peste sotto l’etichetta dorata della «Milano da Bere», autentico Cavallo di Troia (quest’ultima non è una parolaccia, lo preciso a beneficio di eventuali censori, essendo di moda la triade “Dio, Patria, Famiglia” abbinata a sana ignoranza).
    Compensi, è vero, con corredo finale, sì,sì… SIGH!

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    • In quel governo c’era Beniamino Andreatta, pace all’anima sua, osannato economista ma che considero uno dei massimi responsabili della crescita del debito pubblico con la separazione tra Tesoro e Banca d’Italia. Poi si, vennero il decisionismo craxiano, la Milano da bere che ben incarnava l’edonismo reaganiano, e poi alla fine crollò il muro e ci siamo venduti tutto, per un piatto di lenticchie o giù di lì. Almeno però allora pensavo a musica, calcio e… ci siamo capiti… 🙂

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  2. Siamo un paese in cui non si può fare a meno di essere in campagna elettorale. Che poi è una scusa per non fare un cazzo (scusate il francesismo). Stare al governo e prendere decisioni è faticoso, meglio un bel sei mesi di campagna elettorale così si gira l’Italia e si mangia gratis, poi un governino buttato lì per prendersi una pausa e poi via di nuovo in campagna elettorale… Ah, che bella la vita del politico…
    Comunque, la vedo grigia…

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    • Un partito di governo che fa una mozione di sfiducia verso il governo di cui fa parte ancora non si era visto… in pratica stanno dicendo: votateci contro perché non ci fidiamo di noi. Schizofrenia pura! 😊

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  3. Da vicentina acquisita ti dico che effivamente non si vedono in giro molti gatti! 😀
    Purché rimanga la democrazia va bene qualsiasi governo, quando non è possible esercitare la libertà di opinione per le persone di cultura significa che siamo tutti in pericolo.

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    • Già… allora pensavo che bisognasse cambiare tutto! Poi e’ cambiato tutto, per non cambiare niente (grande Tomasi di Lampedusa!) se non in peggio. Magari tra trent’anni qualcuno rimpiangerà questi tempi, io spero di non esserci però…

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  4. 1982 ! L’Italia che vince i mondiali Pertini il presidente Pertini che esulta ed io per la prima volta in campeggio.
    Tutto il resto a seguire mi fa dire oggi come diceva una vecchia compagna Maria Michetti ‘non voglio morire berlusconiana’ e purtroppo Berlusconi ha durato più di lei.
    Io non sono molto d’accordo sul fatto che un paese ha il governo che si merita Perché la mia esperienza di vita e delle persone, per fortuna tante, che mi circondano è quella che non merita quello che sta succedendo oggi.
    Nel 1983 sono entrata nel Partito Comunista, a Botteghe Oscure, quasi subito ho seguito il feretro Enrico Berlinguer, la svolta della bolognina e poi è stato un susseguirsi di sigle eppure non mi voglio dare per vinta Non ce la faccio nonostante tutto

    Sheranientelametta

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          • …e cosa dire di quell’altro che sfiducia il governo di cui è ministro degli interni e vicepresidente, però non si dimette? Poi ci ripensa: non ritira la sfiducia, comunque non si dimette, però propone al socio di ricominciare?

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            • Per mandarlo via dal ministero degli Interni bisognerà mobilitare i carabinieri… siamo al teatrino dell’assurdo: Renzi che ha bloccato l’accordo iniziale coi 5S che ora ci vuol fare il governo… poi ci si chiede come mai la gente si allontani dalla politica…

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              • Ma tu l’hai mai visto un tizio col 18% scarso di voti e relativi parlamentari pretendere di andare al voto. E se gli dici di no, rimangiarsi tutto, dicendo avevamo scherzato? Altro che le mattane di Renzi, qua siamo al patologico senza via di scampo. Renzi da furbone ha pensato bene di inserirsi: ha sentito l’odore di eresia e non gli è parso vero di ritornare in campo. Ma tutto il merito va al capitanfelpafindus. E la cosa che più mi manda in bestia è discutere con tanti che si dicono suoi ammiratori che non capiscono, non vedono, sono convinti che lui abbia tutti i diritti di andare ad elezioni. Come non esistesse un parlamento, ma nemmeno la costituzione e le leggi che ne discendono…

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                • Ma secondo me gli va bene anche se non si va a votare… dall’opposizione potrà cannoneggiare chi governerà, dandogli tutte le colpe, e al prossimo giro fare il pieno… non so, siamo messi abbastanza male, mi pare. Speriamo nella saggezza democristiana di Mattarella… vedo che parte di Forza Italia (Gianni Letta, e non è poco) sarebbe per un governo istituzionale, o di decantazione, non so se augurarmelo o no…

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                  • E’quel che ho pensato anch’io, ovvero che la retromarcia sia finta, un diversivo, sia solo una manovra per confondere le acque. Infatti molti elettori sono convinti che non sia lui ad avere voluto la crisi di governo. E che, comunque, si tratti di un banale litigio di coalizione, di quelli che le passate coalizioni ci hanno tanto abituato a vederne. Mi pare che in pochi di coloro che risultano sedotti dal messaggio salviniano, abbiano coscienza di quanto sia grave l’operato del loro pupillo, della ferita inferta ai pentastellati con la presentazione della mozione di sfiducia a Conte. Li ha messi in una condizione per cui non possono tornare indietro, pena perdere la faccia o quel poco che ne rimane, oppure di sposarsi con il PD, permettendogli di giocare dall’opposizione come unico player, cosa a lui assai congeniale.
                    Una cosa è certa: la finanziaria che ha predicato lui non era possibile farla con i pentastellati. Può farla solo avendo la maggioranza tutta sua. Da qui, credo l’azzardo della crisi: se gli va bene si vota subito. Se gli va ancor meglio si vota dopo, ma con il vantaggio di partire dall’opposizione e dopo avere scansato la tagliola della finanziaria, scaricandola sulla parte avversa. La cosa più importante per lui in questo momento, è non fare capire al suo elettorato che è lui a volere la crisi e le elezioni: sa che il suo elettorato non sopporta coloro che gridano al voto al voto…

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