Niente sushi per Olena – 17

Nonna Pina, ancora incredula, fissa il nipote, il redivivo Evaristo Rana, che travestito da cameriera cinese spinge in fondo ad un pentolone di ripieno di agnolotti il corpo di un uomo a testa in giù.
Gilda, la vedova tutt’altro che inconsolabile, James il maggiordomo, i tre compagni nostalgici Luisito, Memo e Ambrogio, sono a bocca aperta. Persino Olena, per quanto avvezza ad ogni sorta di colpi di scena, arriccia il sopracciglio sinistro.
E’ nonna Pina che si incarica di rompere il ghiaccio:
«Evaristo, spostati da quel pentolone o quanto è vero Dio ti sparo in testa. Per la miseria, non sei nemmeno capace di morire senza rompere le scatole?»
Gilda, con gli occhi ancora sgranati dalla sorpresa, riesce a dire:
«Evaristo? Ma sei proprio tu, Evaristo? Ma che ci fai vestito da cinese? E soprattutto, che ci fai qua? Tu sei morto! E che cavolo, ti abbiamo pure seppellito!» e così dicendo si volta verso James, chiamandolo a testimone.
«Effettivamente, signore, i pigmei vi hanno mangiato, dovreste ricordarvene. Abbiamo trovato la vostra carcassa nel bosco, a meno di una tibia che Gnugnu deve aver portato via per ricordo» conferma James.

«Ah, ah, ah, poveri idioti!» E’ una risata insana quella che esce dalla bocca della cinese, che dopo aver tolto i denti sporgenti e la parrucca nera a caschetto si rivela per quello che è: il Cavalier Rana in carne ed ossa (non proprio con tutte le ossa a dir la verità). Che svela il mistero della sua ricomparsa:
«Quello che avete seppellito, cari miei, era Desmond, la terza riserva della squadra sudanese di curling. Quei maledetti pigmei mi hanno rosicchiato solo una gamba» e così dicendo mostra la gamba destra, dove appena sotto al ginocchio spicca una protesi al titanio. «Li ho supplicati, e gli ho dovuto promettere che li avrei rimandati in Africa e li avrei fatti lavorare come attrazioni per i turisti nei villaggi Ranatour, dove avrebbero potuto mangiare gli istruttori di zumba e pilates… oltre ad un bel gruzzoletto… così ho salvato le penne, ed ho potuto preparare in tutta calma la vendetta! Ah, ah,ah…»
«Evaristo, chi hai messo in quel pentolone? Toglilo subito di là, se arrivano i Nas ci fanno chiudere!» chiede una Gilda preoccupata per i risvolti occupazionali della pazzia del non più fu-marito.
«Toshiro era una mia creatura, gli avevo insegnato tutto!» sbotta il Rana, con disprezzo. «Tra di noi c’era un patto, ma all’ultimo momento si voleva tirare indietro, quel cacasotto! Non voleva essere complice di un crimine, diceva. Ah, ah, un crimine! Come se preparare ripieni al pollo tandori e gorgonzola non fosse già un crimine!»
«Effettivamente…» scappa detto ad Ambrogio, subito redarguito da Luisito e Memo.

«Ma che cos’è che ti passa per la testa stavolta?» chiede una frastornata Gilda. «Non sarà ancora quella storia dei manometri, vero? E’ una fissazione la tua, lasciatelo dire»
«Nanometri, non manometri, quanto ci vuole a farselo entrare in testa? Ah, ah, ma già, tu hai ben altro per la testa… a parte i capelli, che quelli invece grazie al tuo bellimbusto non li hai più da un bel pezzo!» dice con perfidia il cavaliere, facendo riferimento allo sfortunato incidente nel quale Svendard rovesciando in testa a Gilda un pentolone di ripieno le causò una calvizie permanente.¹
«Ti proibisco di parlare di Svengard in quel modo! Sven vale almeno dieci volte te!» urla a questo punto Gilda infuriata. «E’ forte e sensibile, non è un pazzo come te!»
«Ah, ah, pazzo, si, pazzo… anche il tuo amichetto, cara nonna, diceva che ero pazzo… peccato per quella brutta indigestione…»
«Che cosa? Sei stato tu? Ma per quale motivo, Emilio non faceva male a nessuno!»
«Il tuo Emilio mi aveva scoperto e per non parlare pretendeva che mi facessi da parte e lasciassi tutto a suo nipote, quel calciatore da strapazzo»
«Ehi, piano con le parole!» interviene Memo. «Nagatomo è nazionale giapponese, mica pizza e fichi come i vostri ripieni!» e poi, facendo mente locale: «Nipote? Ma come nipote, se è giapponese!»
«Adesso questo non interessa, è una storia lunga» tronca nonna Pina. «Che gli hai fatto, mostro?»
«Il Cynar non sempre fa digerire, cara nonna… specialmente se nella scorzetta di limone si aggiunge qualche goccia di tetrodotossina²…»
«Il cameriere! Eri tu, assassino! Sei un assassino!» urla nonna Pina tremante di rabbia. «E a Nagatomo cosa hai fatto?»
«Stai tranquilla, è un po’ ammaccato ma vivo. Almeno per ora… se succede qualcosa a me i miei uomini lo tagliano a pezzetti e lo mettono nel ripieno.»
«E Hidetoshi, il macchinista?» chiede una sempre più confusa Gilda.
«Uno sfortunato incidente. Ho preso il treno per andare in laboratorio senza farmi vedere, che ne sapevo che quello aveva l’abitudine di ispezionare i binari? Era una persona troppo coscienziosa!»
«E Olindo? Ha assassinato anche Olindo, vero? Perché?» chiede Ambrogio.
«E no, quello non sono stato io. Si era insospettito e mi ha seguito in cucina, ma sono stati i cinesi a farlo fuori. Col suo movimento no-sushi aveva proprio rotto le scatole.»
«Hai visto? Che ti avevo detto?» fa Memo a Luisito, ancora non convinto.
«E’ stato uno sbaglio, il piano era rapire Nagatomo e far ricadere la colpa su di voi» ammette Evaristo.
«Vedi che avevo ragione io?» dice Luisito ai due amici.
«Solo che quel coglione del vostro amico è venuto a chiedere informazioni proprio a me, e i cinesi si sono innervositi» conclude infine il Rana.
«Ma per l’amor del cielo Evaristo, a che pro tutto questo? Perché? Per i soldi? Ma ne avevi a bizzeffe! Potere? Vendetta?»
«Ah, ah, ma che soldi, ma che potere! Io sono al di sopra di queste quisquilie. E’ la GLORIA! Quella che inseguo e che merito. I libri di storia mi ricorderanno come il benefattore che ha salvato la civiltà occidentale dal declino!»

«James, la situazione è troppo ingarbugliata per il mio attuale abbigliamento. Qualche idea?» chiede sottovoce Gilda al fido maggiordomo.
«Al momento ne sono sprovvisto, signora.»
«Capisco. Bè, sarà quel che sarà³, mi pare cantasse quella tale. Te l’ho già detto che il fondotinta olivastro ti dona, James?»
«Grazie signora. Ho pensato che una nuance calda fosse appropriata.»
«Hai ragione, come sempre. Ah, James» dice Gilda con noncuranza «non vorrei allarmarti, ma Natascia è sparita. Pensi che a breve dovrai buttartimi ancora addosso? »
«E’ possibile, signora. Spero di non essere troppo di disturbo»

 

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¹ vedi  “Natale con Olena” – episodio IX.
² Tossina letale estratta dal fegato del pesce palla.
³ “Sarà quel che sarà”, cantata da Tiziana Rivale, è stato il brano vincitore del festival di Sanremo 1983.

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23 pensieri su “Niente sushi per Olena – 17

  1. Confesso il fallimento di non essere riuscito a terminare la storia entro Pasqua, come promesso. Mi è rimasto solo un episodio ma ce l’ho ancora nella penna.
    Approfitto comunque per porgere a tutti quanti hanno avuto la pazienza e la benevolenza di seguire le avventure di questi squinternati un augurio di Buona Pasqua, penso che al di la delle convinzioni religiose o politiche di ciascuno ci sia bisogno più che mai di un mondo più giusto, e la speranza non va mai perduta. Auguri a tutti!

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  2. E mi ti ispiri all’Agatona Christie, con il morto non morto che ti combina le ammazzatine: un omaggio, una strizzatina d’occhio, un evergreen per chi di gialli se ne intende, n’est-ce pas? Mi stupisco che i pigmei non abbiano fatto piazza pulita del Rana impazzito, promesse o non promesse, ma è anche vero che i malvagi hanno la scorza dura, e i pigmei preferiscono la carne non troppo stagionata…
    Attendo l’ultimo capitolo con la veletta sospesa: lasciami Olena e James integri, please!

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    • Grazie al cielo da giovane ho letto così tanto che ora mi si mischia tutto. Al confronto a quanto leggevo una volta ora sono un semi analfabeta… i maestri sono sempre i maestri, alla Christie un omaggio va sempre fatto, non so quanto avrebbe apprezzato ma insomma. La coppia J&O e’ in piena efficienza, a quanto io sappia, concludiamo e poi li rilascerò almeno fino a dopo l’estate. In questa breve esperienza comunque ho capito perché Camilleri ogni tanto minaccia di far morire Montalbano. I personaggi non vogliono smettere mai!

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  3. Io disturbo ? Caro Giorgio , amico mio carissimo, non ti ho fatto gli auguri di buona Pasqua. Passo qui in ritardo massimo. Ti chiedo scusa con tutto il cuore. Per non sbagliare ho fatto un post augurando a tutti di passare una serena Pasqua, ma è imperdonabile non essere riuscita prima a passare qui. Debbo leggere con calma tutta la storia di Olena mio caro. Appena ho un attimo lo farò. Per ora ti abbraccio con tanto affetto. La tua amica Isabella

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    • Ciao Isabella! Non disturbi mai, e gli auguri sono sempre ben accetti! Come ti dicevo e’ un periodo che non riesco ad essere molto presente, stress da lavoro… anche se mi rendo conto che è più stressante per chi il lavoro non ce l’ha… se rinasco faccio il frate, l’ho già detto vero? Tanto a me basta poco… 😁

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      • Carissimo Giorgio mi dispiace tu sia un pochino stressato ma di questi tempi penso siamo in tanti ad esserlo., compresa talvolta la sottoscritta. Ma siamo bravi a superare tutto , ti pare ? ti auguro una buona cena mio caro amico. Un grande abbraccio e a risentirci presto. Isabella

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    • Anche a me piaceva la Rivale, secondo me è stata una di quelle cantanti (a parte la vittoria a Sanremo) che ha avuto meno successo di quel che avrebbe meritato. Era oscurata da personaggi più pittoreschi… lei forse era troppo “normale” per i tempi

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      • Ti do ragione Giorgio. Mi piaceva molto la Rivale, dotata di una voce che adoravo ascoltare. Sottovalutata senz’altro. E come tu dici, forse davvero troppo” normale” per i tempi. Smack ! Isabella

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