Niente sushi per Olena – 18

«Evaristo, per l’amor del cielo, si può sapere che c’entri tu con i cinesi? Che tra l’altro ce li copiano pure, i nostri tortellini!»
E’ una Gilda ancora incredula quella che si rivolge al suo ex-defunto marito abbigliato da cinesina.
«Ah, ah, c’entro, c’entro, eccome se c’entro, cara mia!» risponde il cavaliere, con una risata sinistra.
«Ho lavorato anni per conquistare la loro fiducia… tonnellate e tonnellate di ravioli sottocosto… dove pensavi che andassero a finire i nostri scarti, eh? Negli all-you-can-eat, dove la gente si va a sfondare di monnezza a 9 euro e 99 centesimi… gamberoni a 9,99! Pesce che arriva dai posti più inquinati del mondo, e gonfiato di gelatina… siamo diventati un popolo di deficienti, te lo dico io…» continua amaramente il Rana.
«Ha ragione, lo diceva sempre il povero Olindo!» commenta a bassa voce Memo verso il vicino Ambrogio.
«I cinesi si adattano a tutto, comunismo o mercato per loro non fa differenza, basta che possano fare i loro affari… lavorano senza tregua e si accontentano di poco, e mentre sorridono ti fottono… è la razza superiore, sono gli scarafaggi umani, occupano tutti gli spazi, non si vedono ma stanno dappertutto…»
«Sapevo che eri diventato matto, ma adesso pure razzista? Ma ti senti come parli? Che c’entrano gli scarafaggi?» protesta Gilda.
«Razzista io? Gilda, come al solito non capisci niente» afferma categoricamente il cavaliere scuotendo la testa, e prosegue:
«Io li ammiro, altro che razzista! Siete voi che non sopporto più. Ma guardatevi!» e così dicendo lancia uno sguardo di compatimento verso le pantofole col pelo della non più vedova.
«Io! Li ho aiutati a infiltrarsi dappertutto… ristoranti, bar, barbieri, centri massaggi… divani, stamperie, tessiture, mercerie… ah, ah, e poi siamo arrivati con la tecnologia, e ci siamo comprati le banche, costruiamo quartieri, pure le squadre di calcio ci siamo presi! »
«Ma perché parli al plurale, tu non sei cinese anche se sei vestito da cinese!» sbotta Gilda.
«Io sono più cinese dei cinesi, cara mia! Io sono il capo dei cinesi! E tra poco avrò l’esclusiva per i ravioli al vapore… un miliardo e mezzo di persone che mangeranno i miei ravioli! Fabbriche da migliaia e migliaia di operai! Diventerò un eroe della Repubblica Popolare!»
«Compagno cavaliere, non credo che quello che stiate facendo vada a favore del popolo!» interviene Luisito.
«Popolo? Mi parla di popolo, lui. Ma che ne sapete voi di popolo? Non avete più dignità, non avete più vigore, non avete più ideali… siete un organismo in cancrena, una piaga dell’umanità! Dovete estinguervi, come i dinosauri! E se continuerete a mangiare nei nostri sushi bar lo farete di sicuro, ve lo garantisco!»

«Ma chi ti credi di essere, pazzo fanatico?» insorge nonna Pina. «Che cos’è, hai avuto una crisi mistica? Questa “casetta” l’hai comprata tu, te ne sei scordato? Gli operai che ti hanno reso ricco sfondato li hai sfruttati tu, non i dinosauri! Per cinquant’anni hai pensato solo agli affaracci tuoi, e adesso vieni qui a farci la morale? Ma va’ all’inferno!» conclude  nonna Pina, imbracciando il fucile e puntandolo verso il nipote.
«Tsk, tsk, io le to sconsiglio» dice il cavaliere, muovendo l’indice come ammonimento. «La vedi questa?» Il cavaliere si alza la tunica e svela una specie di corazza che lo protegge.
«Bello il costumino, peccato che dovrò farci un buco» dichiara dispiaciuta la nonna.
«Questo costumino, cara, è un esoscheletro a rivestimento magnetico» spiega il Rana. «Ha la brutta abitudine di respingere le pallottole e rimandarle al mittente. Considerala pure la mia piccola contraerea portatile. E adesso basta, facciamola finita!» e al battito di mani del cavaliere le porte del laboratorio si aprono ed entra una squadra di venti ninja in assetto da combattimento.
«Mi dispiace dovervi lasciare, miei cari. Se vi consola, diventerete involtini primavera» e così dicendo volta le spalle agli astanti e si dirige verso l’uscita, mentre i ninja si avvicinano minacciosamente.

«James, qualche idea?» chiede Gilda speranzosa.
«Se ai signori non disturba» dice riferendosi a Memo, Ambrogio e Luisito «proporrei una formazione a testuggine»
«Vada per la testuggine allora, speriamo che gli animalisti non abbiano da ridire» approva Gilda.
Il gruppetto, circondato dai cinesi, si avvicina al pentolone dove è immerso Toshiro; con una spinta decisa lo rovesciano buttando il contenuto, Toshiro compreso,  addosso agli assalitori, dopodiché sollevano il pentolone e se lo infilano in testa.
Quindi, come un grande paguro, si spostano lentamente verso l’uscita, con i cinesi che urlano e cercano di trattenerli, colpendoli alle gambe con dei bastoni .
Finalmente al più sveglio dei ninja viene in mente di legare con una corda le gambe dei nostri, ed in breve questi, intralciati nei movimenti, inciampano e cadono a terra, con il pentolone che rotola lontano.
«Tagliateli a fette!» urla il capo.
I ninja circondano i nostri che si dibattono in terra, pronti a tagliuzzarli, quando la parete in fondo del laboratorio scompare in un boato, e dopo che la polvere si è diradata se ne scopre la causa: Svengard, ai comandi di una ruspa Caterpillar, è entrato senza chiedere permesso.

«Hållefold Tullestund!»¹ intima Svengard ai cinesi in norreno.
Ma gli incappucciati, evidentemente digiuni dell’antico linguaggio, non comprendono l’avvertimento ed in men che non si dica, nonostante la resistenza del vigoroso vichingo, lo estraggono dal bulldozer.
«E’ Svengard! E’ venuto a salvarmi, non è un amore?» cinguetta Gilda al vicino James, che annuisce affermativamente.
Ma i cinesi, per niente inteneriti, legano Svengard, lo sollevano e si apprestano a buttarlo in un altro pentolone bollente. In quel mentre dalla breccia aperta nel muro compare una figura nota, che avanzando lentamente intima in cinese:

«Fermi, uomini senza onore. Liberate immediatamente quelle persone!»
L’uomo si sfila il passamontagna, lo getta in terra e poi, dopo aver battuto con una mano sulle corde della racchetta, si mette in posizione di combattimento.
I cinesi, sorpresi, guardano la figura che li fronteggia senza credere ai loro occhi. Finalmente, impaurito, uno di loro indicando col dito dice:
«Ma è… è… è il generale Po!»
I cinesi realizzano di trovarsi di fronte ad una leggenda vivente, il generale Po, l’ultimo rimasto della guardia personale dell’Imperatore Pu Yi, colui che gli rimase fedele fino alla fine, persino quando l’imperatore ormai decaduto fu impiegato come giardiniere nell’orto botanico di Pechino²: la metà di loro si ferma, getta a terra le armi e si prostra toccando la terra con la fronte. Gli altri, dopo un attimo di smarrimento, avanzano verso Po, che rimanendo impassibile li guarda, e quasi senza muovere le labbra dice:
«Se così dev’essere, sarà. Oggi è un buon giorno per morire³»

In breve i ninja lo circondano e lo attaccano con le loro katane; Po si difende mulinando con maestria la racchetta elettrica, ne abbatte diversi ma è costretto a retrocedere e infine, incalzato da più parti, viene ferito e la racchetta gli cade di mano.
«Dovevi morire insieme al tuo imperatore» sibila con disprezzo il capo dei ninja, alzando la spada per colpirlo.
«Prima tu» dice una voce dall’alto; tutti alzano la testa, giusto il tempo per veder cadere una fune da una delle travi del soffitto, ed un attimo dopo i cinesi capiscono quanto sia fastidioso trovarsi sulla traiettoria di una raffica di Zastava M70.
Olena si avvicina a Po e gli rivolge un piccolo inchino, al quale il cinese ferito risponde. Poi si gira e va verso Svengard, lo libera e guarda l’unico uomo che le ha resistito correre verso Gilda ed abbracciarla.  Un attimo di distrazione, che le impedisce di accorgersi dell’unico ninja rimasto vivo, che con le ultime forze rimaste si rialza sulle ginocchia e le lancia contro uno shaken.

Il gruppo intanto è uscito dal laboratorio e si affretta ad allontanarsi; i nostri, dirigendosi verso la casa  scorgono una sagoma distesa sotto il grande cedro del Libano che la sovrasta; si avvicinano e riconoscono il cavalier Rana che sembra riposare finalmente tranquillo, con il piccolo particolare della testa girata sul collo di centottanta gradi.

 

Epilogo

In Finlandia, nella cittadina di Sarajärvi, sul lago omonimo, per la finale del campionato del mondo degli snipers sono presenti i migliori tiratori scelti di sette paesi. L’Italia è rappresentata dal sergente maggiore Lojacono, del Battaglione Col Moschin; c’è il turco Hussein Hasman, il britannico Mike Hoswell, il norvegese Pierl Hostrund, l’israeliano Moshe Rabin, ed il favorito, l’americano Paul Bradley, ciascuno con un assistente per il puntamento.
Il bersaglio è a tre chilometri, un tiro che qualunque piccolo movimento può far sbagliare, e che in azione comporta il fallimento della missione con la possibilità concreta di diventare da cacciatore a cacciato.

Una postazione è ancora vuota, e gli arbitri stanno consultando i cronometri per decidere se dare il via procedendo con la squalifica del concorrente mancante.
Dalla strada che collega il campo di tiro alla caserma si vede arrivare un pick-up, e i concorrenti si rialzano per accogliere l’ultimo arrivato.
Il guidatore, un impeccabile James con una divisa immacolata da ufficiale di marina, si ferma facendo derapare il mezzo. Poi scende di corsa dal posto di guida ed apre la portiera posteriore: ne discende una russa statuaria, con un braccio bendato e legato al collo, ed il suo assistente, in divisa da aviatrice ausiliaria della seconda guerra mondiale.

Il turco Hasman, il più vicino, squadra la coppia con curiosità, poi con un cenno di approvazione del capo si rialza e si mette sull’attenti, in un perfetto saluto militare:
«Bentornata, capitano Smirnoff» e ad uno ad uno tutti i concorrenti salutano la coppia appena arrivata. Anche l’americano, sebbene riluttante, si rialza e saluta, non perdendo l’occasione per lanciare una frecciatina alla russa. «E un po’ difficile sparare con un braccio solo, capitano. Se serve una mano, non fare complimenti…» completando la frase con una risatina provocatoria.
Olena rialza la testa, alza gli occhi blu verso il cielo ed un raggio colpisce l’americano in fronte. Lo squadra dall’alto in basso e poi dice:
«Non credo tu reggere ritmo, yankee.»

In tribuna, tra addetti ai lavori, giornalisti e militari, si può distinguere una pattuglia rumorosa e variopinta, con Gilda, Svengard, il cinese Po, Uppallo I e Uppallo IV, e con un Miguel abbigliato da cheer leader, leggermente eccessivo nel contesto. Tutti hanno un binocolo al collo , per poter osservare i tiri.

«Comunque tu non devi preoccupare di me, tenente» continua Olena «il nostro campione è un altro» e passa il fucile, il fedele SVD Dragunov modificato, a nonna Pina, che lo prende con delicatezza e si distende in posizione di tiro. I concorrenti sono sorpresi, l’americano rimane in piedi con il suo McMillan TAC-50 non riuscendo a credere a quel che vede.

«Ma che cos’è, uno scherzo? Ma è una vecchia!» esclama, chiedendo comprensione agli altri tiratori. Poi, non trovando appoggio, si rivolge direttamente a nonna Pina:
«Ehi, nonnina, guarda che hai lasciato la calza a casa! Attenzione che quello è un fucile, non è un retino da farfalle! Ah, ah, ah…»

Olena serra impercettibilmente la mascella e fa un passo verso l’americano. Gli altri concorrenti rialzano la testa, prevedendo il peggio.
Nel silenzio assoluto si sente come un raspare di lima su un ferro arrugginito, e subito dopo lo scaracchio di nonna Pina va a posarsi tra i piedi di Bradley.
Nonna Pina sorride ad Olena, a rassicurarla, poi si gira verso Bradley e lo fissa negli occhi, con un sorrisetto, finché l’americano non abbassa lo sguardo, scuotendo la testa. Poi abbassa gli occhiali antiriflesso e punta verso il bersaglio, il dito appoggiato leggermente sul grilletto.

Trattiene il respiro, e spara. E ancora prima di incrociare lo sguardo di compiacimento di Olena e di sentire gli urli di Miguel, si avvicina a Bradley e gli sussurra in un orecchio:

«Ti è piaciuto, carino? E adesso baciami il culo, finocchietto»

THE END

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¹ trad. “Lasciateli stare o è peggio per voi!”
² La storia dell’imperatore Pu Yi è vera.
³ cit. dal film “Piccolo grande uomo” del 1971, a mio parere uno dei più bei film di tutti i tempi.

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13 pensieri su “Niente sushi per Olena – 18

  1. E siamo arrivati alla fine… che c’entrava il sushi, vi chiederete? Gilda e Svengard vivranno finalmente felici e contenti? Nagatomo che fine ha fatto? Come è potuto finire una guardia dell’imperatore a fare il guidatore di riscio’? Salutando tutti i protagonisti ringrazio i lettori; tra di voi c’è anche una signora alla quale ho dedicato la parte di nonna Pina, e alla quale auguro di star bene e tornare a recitare. Olena, James & c. sono ora impegnati in un’avventura da missiswhite, che vi consiglio di seguire perché ne succedono delle belle; da parte mia riprenderò, con calma, a raccontare piccole storie del secolo scorso, a leggervi con curiosità e simpatia e sproloquiare di quel che succede per il mondo, da uomo che voleva essere grave (ma non ce l’ha ancora fatta).

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    • Grazie Alessandra, mi sono divertito anch’io, ma adesso per un po’ li metterò’ in canti… ehm, li farò riposare, devo recuperare un sacco di storie tra cui le tue! ed ho altri progetti che ho lasciato in sospeso… avevo iniziato una nuova commedia per il gruppetto teatrale ed ora mi impegnerò a finirla… più qualche altra storia che ho in mente e che devo scrivere prima che me la dimentico… a presto!

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  2. Questo sensazionale finale multietnico rende onore a una storia che ho letto con enorme soddisfazione, ma portanto agli occhi, di tanto in tanto, il mio fazzolettino di seta con iniziali ricamate a mano (da James, grande appassionato di punto croce, anzi, permettimi di dire con orgoglio che i pigmei hanno mostrato un’insospettabile predisposizione per gli aghi, forse a causa dell’uso della cerbottana, e stanno riempiendo la mansion di quadretti in cotone e rayon rinforzato con immagini di caccia e ricettine non per tutti i palati). Lacrimucce di commozione et un adieu che sa di au revoir. Questi personaggi vivono ormai di vita propria, e presto torneranno a bussare alla tua porta: non credere di essertene liberato, mon ami!

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    • Sono ripieno di soddisfazione, immaginare la veletta bagnata e’ un premio immeritato. Pensavo che James si esercitasse al tombolo, che l’anno prossimo c’è la mostra dei pizzi di Cantu. Anche i pigmei possono partecipare, qualcuno sarebbe anche avvantaggiato dall’uso contemporaneo dei piedi. Ora i ragazzi sono tutti tuoi, ma a settembre te li chiederò indietro… mi e’ un po’ dispiaciuto per il cavaliere, ma di questi tempi per i cavalieri non tira una buona aria. Che dice la regina? Adesso vengo a vedere che hai combinato!

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  3. Credevo che le lacrime scendessero per il troppo ridere, ed è anche così, ma stai certo che tra quelle ce n’è qualcuna di commozione. ” … tra di voi c’è anche una signora alla quale ho dedicato la parte di nonna Pina, e alla quale auguro di star bene e tornare a recitare.” Grazie, prima di tutto perché mi chiami “signora”, che per me ha ancora un significato, grazie perché mi auguri di star bene, cosa che durante la mia assenza ho cercato di fare, e non ultimo, grazie perché mi hai assegnato una parte. Del resto un grande regista riconosce una grande attrice! 😀 😉 😀 Non credo che tornerò a recitare, ma interpretare Nonna Pina, con le caratteristiche che le hai attribuito e per come l’hai fatta vivere tu, è stato non solo divertente e bellissimo, anzi addirittura esilarante, ma davvero un grande, grandissimo onore! Grazie Giorgio, in grande ritardo, ma grazie con tutto il cuore, mi hai proprio commosso. 😥
    Mi accingo a continuare la lettura di tutto ciò che ho perso in questi mesi, spero di leggere altre storie, spero che questi personaggi si risveglino, ma in ogni caso anche leggere gli “sproloqui”, su quel che succede nel mondo, di un uomo che voleva essere grave (ma non ce l’ha ancora fatta?), non è meno appassionante o coinvolgente che leggere un tuo racconto. Ogni argomento è sempre trattato con senso della misura, eleganza, umiltà, rispetto per le persone, attenzione per ciò che ti sta intorno, una grandissima dose di ironia ed autoironia, qualità che ti sono proprie, difficili da trovare in una persona oggigiorno e che fanno di te un uomo di una rara intelligenza, cultura e sensibilità. Tutto il mio rispetto e la mia stima. E anche un forte abbraccio e una risata, magari, che non diventiamo troppo seri, vero! Notte, notte! ❤ ❤ ❤

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    • Al prossimo giro voglio mandare nonna Pina in convento. Tieniti pronta, come sei messa col catechismo? Grazie per tutti i complimenti, la gravità mi impone di mantenere un contegno decoroso altrimenti lascerei l’architrave che reggo e ti stamperei un bacione su una guancia a tua scelta. Spero di riuscire a mantenere un po’ di leggerezza, a volte non è facile perché verrebbe da mulinare il randello, ma ci proverò! Ciao Marianna, a presto!

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  4. Di guance ne ho solo due, stampa pure dove vuoi che tutto è ben accetto! Di questi tempi raccogliere affetto sincero è difficile, quindi bisogna riconoscerlo quando c’è, e non lasciarselo scappare. Stampa pure che io raccolgo volentieri e ricambio.

    Col catechismo … sono credente, ma non so se sono “acculturata” come te sull’argomento, però, se mi lasci la parte, posso studiare e non farti fare brutta figura entrando in convento.

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