Una birra per Olena (XXV)

Gilda, vestita con un abito Elena Calò della collezione Assunta Incaminada, in ecopelle ricavata dalla lavorazione delle vinacce¹ arricchito da una sobria cintura in fibre di cocco intrecciate con linguette di alluminio riciclate, attraversa il corridoio del Grand Hotel Ludwig II che collega la propria suite a quella dove sono alloggiate Olena e Nonna Pina.
Arrivata davanti alla porta della camera si accinge a bussare con la manina stretta a pugno quando un pensiero la trattiene.
«James, sinceramente, che ne pensi di questo completino? Ho paura che tutto questo vegan friendly e leather-free² trasmetta messaggi sbagliati » domanda la Calva Tettuta, sistemandosi intanto la bandana Mantero in seta stampata con motivi autunnali di foglie cadenti, marroni e chicchi di melagrana.
Il maggiordomo, reprimendo un sottile filo d’invidia per la benda da pirata tempestata di Swarovski con cui Gilda copre il suo occhio sinistro, risponde rassicurante:
«Au contraire, madame, ritengo il suo abbigliamento perfettamente appropriato per esprimere decisione ed un pizzico di spietatezza. Se mi è consentito, consiglierei di completarlo con un frustino in tinta»
«James, sei un portento. Lasciati dire che poche volte ho sentito pronunciare Madame con un accento così perfetto. Nemmeno Renato Zero nel ’76 era arrivato a tanto, hai preso ripetizioni? Non mi dire che hai rivisto Serge³, il tuo amico battitore d’aste…» insinua Gilda, ammirata.
«Effettivamente, signora» ammette James «Serge si trovava in città per una importante vendita ed abbiamo avuto un veloce rendez-vous in ricordo dei bei tempi. Purtroppo è dovuto ripartire velocemente, oggi stesso doveva volare in Italia per battere le opere d’arte di un collezionista caduto in disgrazia, un bancarottiere»
«Ma chi, Calisto? Poverino, era un buon amico della buonanima di Evaristo. Una storia tragica, pensa che ha iniziato vendendo latte, è diventato stramiliardario ed è finito in galera e in mutande»
«Sic transit gloria mundi» chiosa James, compìto.
«Ancora francese, James? Non sarà meglio riservarlo per le occasioni importanti?» chiede Gilda dubitativa, prima di riprendere:
«Ma torniamo a noi, caro. Decisione e spietatezza…» ma la vedova Rana rimane subito interdetta, perché al primo toc dei due o tre di solito necessari la porta si apre lentamente con un lieve cigolio e persino l’imperturbabilità di James viene messa a dura prova alla vista dello stato pietoso in cui si trova la stanza.
«James?»
«Signora?»
«Non sembrano anche a te i residui di un rave party di cinghiali? Per essere un cinque stelle superiore le pulizie in camera lasciano a desiderare, me ne lamenterò con il direttore. Ma… e nonna Pina?»

«Allora? L’avete liberato?»
La voce che esce dall’apparecchio è dura, autoritaria. L’uomo che risponde si alza dalla scrivania ed esce dall’ufficio, scusandosi con il collega con cui stava discutendo.
«Hans, ti ho già chiesto di non chiamare al lavoro, e soprattutto a questo numero!» protesta soffocando la voce.
«E tu non fare nomi, idiota! Rispondi alla mia domanda: l’avete liberato, si o no?»
«Si, ma…»
«Ottimo. Dove l’avete portato?»
«Senti, qui è pericoloso… non possiamo parlarne dopo?»
«Dov’è?» insiste l’uomo al telefono.
«Al magazzino» cede infine, con un sospiro.
«I sigilli quando li tolgono? Hai fatto quel lavoretto?»
«Ancora no, ma…»
«Stai dicendo un po’ troppi “ma” per i miei gusti, lo sai? O mi togli di mezzo quel giudice o ci penso io, ci siamo capiti?» scandisce l’uomo con freddezza, prima di riattaccare.
L’uomo rimane un attimo a guardare il telefonino, poi si raddrizza sulle spalle e si specchia sulla porta a vetri dell’ufficio, asciugandosi il sudore.
«Dove cazzo sarà finita la vecchia?» si chiede, prima di rientrare.

«Cuosa successo qvi?»
Olena, rientrata alla base, scansiona con lo sguardo la stanza. Gilda, ancora scossa, è allungata sulla chaise longue con James che le sta offrendo conforto con una coppa di champagne “Héritage – Prince Henri d’Orléans” e un panino con porchetta di Ariccia importata di contrabbando; tutto intorno segni di lotta, con lampade e tavolini rovesciati, sedie rotte, quadri staccati dalle parete e specchi infranti. In un angolo riconosce la pistola Baikal Viking MP-446 di nonna Pina, la raccoglie, annusa la canna per controllare se ha sparato e controlla il caricatore, vuoto. Entra nel bagno, e constata che il suo ospite non c’è più; qua e là tracce di sangue, non tante però da far pensare ad un conflitto a fuoco. Nella camera da letto trova il suo drone, distrutto; in una parete è conficcato uno dei suoi dardi, che infilza un bigliettino pubblicitario. Olena lo stacca delicatamente e lo guarda, mentre la mascella si irrigidisce.
«Brava, Babushka…» mormora tra di sé. Poi prende il telefonino e fa una chiamata.
«Ursula, sei pronta? Bene… non muoverti di lì, sto per arrivare. Sei armata? Lascia stare, ci penso io»
Gilda poggia la coppa di champagne, si rialza e si rivolge alla russa:
«Natascia, dimmi solo una cosa, senza complimenti. Servono i reparti corazzati?»
Per tutta risposta Olena si volta lentamente verso James, lo squadra beffarda e gli chiede:
«Tu sa pilotare druone, si?»

AAFYdFZ

¹ Non è una fantasia dell’autore. Distogliendo le vinacce dal loro uso naturale, che è quello di fermentare, venir distillate e infine diventare grappa, qualche stilista innovativo e astemio ha pensato di farle diventare ecopelle.
² Sigle che oggigiorno aprono ogni porta. Il mondo può andare a rotoli, basta farlo vegan fiendly.
³ cfr. Ferragosto con Olena