Olena à Paris – sui titoli di coda…

«Non essere arrabbiato Flettino. Come facevamo a sapere che la nave invece di andare verso la Germania sarebbe andata a nord, verso la Lapponia svedese?» cerca di calmarlo la paziente chioccia.
«Non pronunciare quella parola! Lapponia! E svedese, poi, come se di Lapponia non ce ne fosse abbastanza in Finlandia. Ma cosa ha in testa quella gente, chilometri e chilometri al gelo per vedere l’aurora boreale, che palle!» strepita il pennuto.
«A noi piace» afferma la renna Riitta, sopraggiunta nel frattempo. «E’ perché tu non hai un’indole romantica. Sei senza cuore! Non so proprio cosa ci trovi Kocca in te» dice scuotendo la testa in segno di disapprovazione.
«Oh, certo, tu ti sarai divertita a scorrazzare nella neve trainando la slitta, con tanto di campanellini. Ma io? Costretto a fare le imitazioni per i turisti con un costume da deficiente? Dalla padella alla brace! E senza nemmeno poter scappare, con il golfo tutto congelato!»
«Però devi ammettere che il capitano è stato gentile a permetterci di rimanere a bordo, solo in cambio di qualche lavoretto…»
«Lavoretto me lo chiama! Sfruttamento, schiavitù! La vedremo appena tornati a casa, andrò di corsa dai sindacati, mi farò versare tutti i contributi!»
La tirata rivendicativa del pappagallo viene interrotta da Fiona, salita in coperta al galoppo.
«Flettino vieni a vedere, sei in televisione, corri!»
«In televisione?»
Il pappagallo soprassiede sull’odiato vezzeggiativo e si precipita in sala TV, seguito dalle tre compagne di avventura. Il telegiornale svedese trasmette in diretta l’intervista che l’inviato da Buenos Aires sta facendo alle due proprietarie del nuovo Museo Ranone, appena inaugurato.
«La mia padrona!» strilla Flettàx, con le penne che si arruffano.
«Impossibile» lo contraddice Riitta, puntigliosa. «Spartaco non ha padroni»
«Chiudi quella bocca, o ti taglio le corna!» la minaccia il pappagallo. L’intervista è ormai agli sgoccioli, e il giornalista pone la domanda finale:
«Signora Rana, a proposito del suo consulente diciamo… particolare, sarebbe possibile farlo conoscere al nostro pubblico più giovane? »
«Sta parlando del nostro Flettàx, vero? E’ un portento, un vero cervellone. Ma certo, glielo presento»
«Sta parlando di te, Flettino!» dice Kocca, in adorazione.
«Non credo. Ha detto cervellone…» la contraddice la renna, dubbiosa.
«Consulente? Ma io veramente non… ehi, che scherzi sono questi? Chi accidenti è quello?» Flettàx sgrana gli occhi e si gratta le penne della testa, vedendosi comparire sullo schermo.
«Ecco qua il nostro amico» dice Gilda dallo schermo «Su, Flettàx, fai un saluto ai bambini sfortunati che ti stanno guardando da quel paese lontano dove fa sempre freddo, poverini» lo esorta la Calva Tettuta.
«Hej! Buongiorno bambini» obbedisce il compunto animale, chiedendosi perché mai la socia si ostini a non chiamarlo con il suo nome, Spread. «Mi raccomando, ripassate le tabelline. E non dimenticate di lavare i denti, l’igiene orale è importante! »
«Ma chi è quel pagliaccio? Questo è offensivo!» tuona Flettàx.
«Sei tu sputato, solo più educato» constata Riitta, senza intenti polemici.
«Ma tu sei più bello, Flettino» lo conforta Kocca.
«Porco mondo, non puoi allontanarti un attimo che ti fregano subito il trespolo. Dà da pensare» riflette il pennuto, meditabondo.

«Chi va a Roma perde la poltrona» sentenzia Riitta, citando un vecchio adagio di saggezza popolare.
«E chi parla ancora perde le corna!» gracchia l’animale, congestionato. «Ma non se la passerà liscia quell’approfittatore, quell’impostore, quel… quel… parrocchetto! Gli strappo le penne ad una ad una, e poi prendo il dentifricio e glielo infilo su per…»
«Flettino non essere scurrile, ci sono i bambini!» lo richiama Kocca.
«E chi se ne frega dei bambini! Bambini! Mocciosi rompiscatole frignoni…» ma improvvisamente Flettàx si blocca, con un lampo diabolico che gli balena negli occhi. Cambia atteggiamento, e con la voce più suadente possibile si rivolge ad uno dei piccoli che affollano la sala:
«Bimbo? Sì tu, quello con le lentiggini, vieni qua piccino, ti piacciono le imitazioni? Ah, ti piace l’ippopotamo? Ma che caz… ma certo che so fare l’ippopotamo, vieni, vieni qua che ti faccio l’ippopotamo»
Il bambino si avvicina caracollando fiducioso, ma appena arrivato a portata di becco un urlo di battaglia accompagna il balzo che il pennuto compie per piazzarglisi in testa, saldamente aggrappato ai teneri riccioli biondi. Urla di raccapriccio accompagnano la risata di Flettàx, che trionfante becchetta le orecchie del piccolo, e grida:
Fermi tutti o gli stacco il naso! Capitano! Craa!! Capitano!! Questo è un sequestro! Col cavolo che lo lascio, mica sono scemo» risponde il pappagallo a chi lo esorta a staccarsi dalla testa del bambino «Fate esattamente quello che dico e nessuno si farà male, capito? Che voglio? Libertà e Vendetta, io sono Spartaco avete capito? Spartaco! Capitano, rotta per la pampa! »

Olena à Paris – 6

Ma mi, ma mi, ma mi,
quaranta dì, quaranta nott,
A San Vittur a ciapaa i bott,
dormì de can, pien de malann!…
Ma mi, ma mi, ma mi,
quaranta dì, quaranta nott,
sbattuu de su, sbattuu de giò:
mi sont de quei che parlen no!

Flettàx, l’Ara Macao celtico, saltella cupo sbatacchiando la gamella del becchime alle sbarre della grande voliera dove è stato rinchiuso per ordine dell’autorità veterinaria di Kokkola, grazioso paese finlandese dell’Ostrobotnia Centrale.
La misura cautelare si era resa necessaria a seguito della rissa scatenatasi durante la festa di chiusura invernale del Parco Animali Toivonen che aveva visto Flettàx, vedette dello spettacolo, scontrarsi con i giovani fratelli napoletani Ciro e Sposito Donnarumma che avevano criticato coloritamente la messa in scena dove il pappagallo si esibiva in una divertente imitazione di Santa Claus, provocando la dura reazione del pennuto che era passato alle vie di fatto, ma più che questo era stata la sfilza di “terùn dell’ostrega” ed altri epiteti politicamente poco corretti che aveva convinto il direttore del parco, Tapio Myllymäki, a richiedere l’intervento del veterinario ed a concordare con lui un periodo di quarantena per l’animoso uccello.

Piia Pihlajamåki, la giovane guida del parco, accompagnata dalla gallina Kocca, la cavalla Fiona e la renna Riitta, si avvicina alla gabbia ed allunga una manciata di noccioline nel tentativo di rabbonire lo sdegnato volatile che, dichiaratosi prigioniero politico, ha iniziato da qualche minuto uno sciopero della fame.
«Su, Fletti, non fare i capricci. Mangia qualcosa! Guarda, ti ho portato anche il Jäätelö keksillä che ti piace tanto» cerca di convincerlo Piia, mostrando la versione finlandese del Camillino, il famoso gelato con biscotto.
«Si, Flettino, mangia qualcosa!» ripetono a pappagallo al pappagallo le sue tre partner in arte e non solo.

Il pappagallo, con le penne arruffate e la voce fremente di sdegno, fatica a trattenere la rabbia:
«Craa!! Ingrati! Dopo tutto quello che ho fatto per loro! Incarcerato innocente come Silvio Pellico, come Antonio Gramsci, come Nelson Mandela!» protesta l’Ara Macao, mostrando una sorprendente conoscenza della storia moderna.
«Fletti, non ti sembra di esagerare?» lo rimprovera Riitta, la renna. «Nelson Mandela non ha becchettato il naso di nessuno. Se chiedessi scusa, il direttore potrebbe abbreviarti la pena…»
«Puah!» risponde il pennuto, sprezzante. «Non mi abbasserò mai a chiedere la grazia! Combatto per la libertà dell’arte, io! Craa!! E non chiamatemi più Fletti o Flettino! Io sono Spar-ta-cus! E vi dico che ben presto spezzerò queste catene che mi opprimono!»
Kocca, Fiona e Riitta applaudono ammirate alla performance dell’uccello sovranista. «Fletti, sei un portento. Appena esci la mettiamo in scena, ok? Io faccio Messalina» propone l’ambiziosa cavalla, incurante del fatto che la voluttuosa imperatrice fosse di circa un secolo più giovane del coraggioso gladiatore.

«Craa!!» risponde l’incompreso pappagallo scuotendo la cresta. Guarda il gruppetto allontanarsi, con la gallina che, a causa della lunghezza delle zampe, rimane indietro.
«Kocca!» la chiama. La gallina accorre subito al richiamo dell’amato.
«Hai preparato tutto?» chiede circospetto Flettàx.
«Si, Fletti, tutto pronto»
«Bene! Allora è per domani, all’alba vincerò!» proclama il variopinto artista con un acuto.
«Per fortuna siamo in primavera» constata Kocca «altrimenti l’alba l’avremmo dovuta aspettare un bel po’. Vado a preparare le valigie, allora. Ciao Fletti!» lo saluta la gallina, e si allontana ondeggiando.
«Kocca?» la richiama il pappagallo.
«Si, Spartaco?» risponde la pennuta, lievemente ironica «che c’è?»
«Mi avvicineresti il Camillino, per favore?»

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