Ancora balli, che balle!

Amiche e amici, sabato sera sono stato trascinato da amici pensionati al Dopolavoro Ferroviario, dove i due frequentano un corso di ballo. L’esca è stata uno spettacolo di cabaret, a cui sarebbe seguita una cena a buffet: lo spettacolo è stato così così ed anche il buffet, stranamente, non era un granché. Mi sono meravigliato molto perché di solito questi pensionati non si fanno commiserare quando si tratta di mangiare e bere, e mi sono detto che allora sono meglio i miei pensionati del ballo del martedì (a proposito, quest’anno ho già mischiato balli greci, balcanici, del Poitou ed ora irlandesi, tutti con lo stesso esito disastroso), che almeno spesso portano torte e vino buono (al quale contribuisco volentieri anch’io). Così, finito il leggero buffet, gli arzilli e soprattutto le arzille ballerine hanno cominciato a danzare, e dopo qualche minuto il più vispo di tutti ha lanciato una proposta alla quale era difficile rifiutare: chi vuole gli spaghetti con la ‘nduja? Mi sarei aspettato che so, che tra gastriti coliti e diete la metà avrebbe rifiutato: e invece col cavolo! Hanno alzato tutti la mano, compresa una ultranovantenne in carrozzella: alla faccia! Io non sono estraneo alla ‘nduja, ogni tanto un mio amico calabrese me ne porta un po’ e la uso con parsimonia in qualche sughetto: ma non avevo mai mangiato spaghetti conditi SOLO con ‘nduja! Ho capito da dove trovano tutta quella energia,  perché sono andati avanti fino a mezzanotte a ballare: è il carburante! Ovviamente, vedendo una coppia nuova e abbastanza in gamba, hanno cercato di coinvolgerci per il prossimo corso che inizierà a settembre: fortunatamente nello stesso giorno ho le prove del coro, ed ho potuto glissare senza prendere impegni. Ho avuto anche un flash, forse colpa della ‘nduja, in cui mi vedevo con pantaloncini corti e camicia a fiori partecipare a balli di gruppo, ed ho provato un brivido di raccapriccio.

C’è gente, invece, che di andare in pensione non ne vuol sapere: prendete Berlusconi, che dopo una settimana di amarezze ieri ha avuto una grande soddisfazione: il suo Monza è in serie A! Un’altra promessa mantenuta (o forse l’unica). All’inizio di questa avventura aveva dichiarato che i giocatori della sua squadra avrebbero dovuto essere tutti italiani, con i capelli corti e senza tatuaggi e orecchini (in pratica dei venditori di Mediaset): confesso di non aver seguito molto l’evoluzione, ce l’avrà fatta? Comunque attendo con curiosità il prossimo derby Inter-Monza.

A proposito di carburante, la UE dovrebbe decidere in questi giorni se stabilire ulteriori sanzioni contro la Russia. Finora sono riusciti (con i nostri Migliori complici) a mettere in ginocchio le nostre aziende esportatrici e far aumentare gas e petrolio di un ulteriore 30%; il rublo che doveva crollare si è rafforzato (ma ieri sera quel cervellone di Tito Boeri diceva che è normale, in realtà la loro economia “vera” è in difficoltà _ la nostra invece va a gonfie vele _) e le esportazione russe verso i nostri concorrenti asiatici sono aumentate a dismisura. Sul campo le cose si stanno mettendo come era naturale, gli ucraini mal consigliati non hanno voluto negoziare quando era possibile ed ora l’unica cosa che stanno facendo è chiedere un incontro faccia a faccia Zelensky-Putin: per discutere di che? Di chi suona meglio il piano con il piffero? Per ritardare l’inevitabile quei geni degli americani, inglesi e anche danesi vogliono dare agli ucraini i missili a lunga gittata (300 km.)  con i quali dovrebbero fermare l’avanzata, e serviranno solo a mettere a rischio le popolazioni lontane dal fronte e prolungare ancora di più la guerra; gli estoni (ma dobbiamo andare a rimorchio di quella cacca di mosca che è l’Estonia, che tutta intera non raggiunge la popolazione di Milano?) propongono una bella coalizione dei volenterosi, come se non fosse bastata quella in Iraq, per forzare il blocco russo nel Mar nero e scortare le navi con il grano verso i popoli che soffrono la fame. A parte che le mine le hanno messe gli ucraini per non farsi attaccare dal mare e che gran parte del grano in partenza è diretto a noi e non a chi ha fame, è davvero encomiabile questo afflato umanitario. Non ce ne è mai fregato una mazza degli africani, si vede come li trattiamo quando cercano di venire qua con i barconi proprio perché hanno fame, ed ora ci preoccupiamo che non subiscano le carestie per colpa dei cattivoni russi. Be’, se proprio ci preoccupassimo davvero, invece di spendere 50 miliardi in armi come l’occidente sta facendo si poteva sfamare tutta l’Africa e vicinato; ci preoccupiamo così tanto che ieri sul giornale c’era scritto che la civilissima ex-neutrale Svizzera butterà via 600.000 dosi di vaccino perché in scadenza: cioè noi ci siamo vaccinati quattro volte, e non basta, in Africa nemmeno il 10% però riusciamo anche a buttar via le dosi. Ma quanto saremo ipocriti?

Detto ciò, amiche e amici, sono contento che ieri sera sia finalmente finito quello strazio che è diventato Che tempo che fa e mi auguro ardentemente che l’anno prossimo venga cancellato dal palinsesto; mi dispiace per l’Eredità, che sta chiudendo anche lei, ma spero che almeno lei torni. A presto!

Mi sembrano abbastanza volenterose. Quasi quasi mi aggrego.