Italia, Italia, di terra bella e uguale non ce n’è

Basta lamentarsi, basta recriminare! Finiamola di piangerci addosso e gridare al complotto pluto-masso-giudaico. Ci rendiamo conto che il nostro paese è indiscutibilmente il più bello del mondo, meta ambita da ciascuna persona dotata di buon senso risiedente su questa terra? Smettiamola di girare ingrugniti e incarogniti, guardiamoci intorno alla scoperta della bellezza che abbiamo intorno e non solo delle scie chimiche che striano i nostri cieli azzurri.
Intoniamo le canzoni immortali che rendono onore alla nostra terra: L’Italiano di Toto Cutugno e Italia di Mino Reitano!

Cos’è questa botta di ottimismo, vi chiederete? Da dove viene questo rosa che colora l’orizzonte? Semplicemente dall’evidenza dei fatti e dalle nude cifre che di seguito esporrò.
Mille indicatori potrebbero dimostrarlo, ma mi limiterò a qualche accenno che si potrà ampliare a volontà.

La nostra penisola, che si estende al centro del Mediterraneo culla della civiltà  (non vicino al polo Nord o al deserto del Sahara) comprese le isole ha un’estensione che ci pone al 72° posto nella classifica mondiale (appena poco più grande dell’Arizona, si premura di informarci il sito della Cia da cui ho attinto gran parte dei dati che illustrerò).

Per popolazione siamo al 24° posto; stiamo invecchiando, l’età media è di 44,9 anni, vuoi perché fortunatamente campiamo molto (vita media 80,6 gli uomini e 85,1 le donne) sia perché sfortunatamente facciamo pochi figli (il tasso di nascita è fanalino di coda al 215° posto). Su questo si può dibattere: se i governi la smettessero di riempirsi la bocca di famiglia e facessero qualcosa per sostenerla starebbe un po’ meglio, questa benedetta famiglia. Il numero di residenti comunque è abbastanza stabile, sui 60 milioni, grazie (?) all’afflusso degli stranieri (passati da 230.000 ad oltre 5 milioni in appena 25 anni).

La mortalità infantile è ai minimi (4 morti ogni 100.000 nati), ma come dicevamo è ai minimi anche il tasso di fertilità (cioè il numero medio di figli per donna, quell’ 1,4 che ci pone al 208° posto. Sarà forse perché se ne fanno così pochi che ogni tanto qualcuno rilancia l’ideona di poterli comprare?).
L’acqua, oro bianco, è abbondante e disponibile per tutti; ne abbiamo così tanta che ci permettiamo di sprecarne quantità che disseterebbero intere nazioni africane, e siamo così schizzinosi che sdegniamo  l’acqua di rubinetto preferendogli quella minerale (208 litri a testa all’anno in media).

Scuola e sanità pubbliche nonostante i ricorrenti tentativi di farle andare in malora scricchiolano ma reggono e garantiscono istruzione e salute a tutti. Per quanto ancora resisteranno? Dipende da noi, da quanto riusciremo ad opporci alle varie derive liberiste al grido di “ce lo chiede l’Europa”.

Il nostro Prodotto Interno Lordo è il 13° al mondo. Siamo uno Stato tutto sommato piccolino ma che produce molto; non dovremmo dimenticarcene, ogni volta che chiude un’industria o delocalizza. Ed anche sull’energia che serve per farle andare avanti tutte queste attività dovremmo pensare, che il sole ancora non è sufficiente. Voglio dire: e il nucleare no, e il carbone no, e il petrolio no, e il gas no, a qualcosa bisognerà pur dire si se vogliamo continuare a tenere accesi gli smartphone.

Certamente gli ultimi anni di crisi si sono fatti sentire, e sono cresciute disuguaglianze sociali, povertà e divario tra Nord e Sud del paese; a questo proposito rimando a questo articolo http://www.lookoutnews.it/istat-rapporto-2016-italia-economia/ che riepiloga quanto evidenziato dal rapporto Istat.

Il problema dei problemi è la disoccupazione giovanile, che rende difficilmente sostenibile tutto il resto; lo dico provocatoriamente: non è pensabile il continuare a spendere oltre 4 miliardi l’anno per l’accoglienza ai migranti col 40% di disoccupazione giovanile e col precariato che nonostante il (o forse grazie al?) jobs act aumenta invece di diminuire, così si creano solo guerre tra poveri. Il governo, tutti i governi, dovrebbero pensare da mattina a sera al lavoro, lavoro, lavoro: Trump il furbacchione l’ha capito, e infatti cosa è andato a dire ai lavoratori spaventati? Riporterò il lavoro in America. Finché anche qua non si capirà che a chi non ha lavoro poco importa della liberalizzazione della cannabis, della legge elettorale o del matrimonio gay, i Trump nostrani avranno praterie aperte.

Vogliamo parlare della natura? Montagne, colline ubertose, laghi, fiumi, migliaia di chilometri di coste; ospitalità cordiale e professionale dovunque. Posti che non sempre curiamo come dovremmo, anche se la salvaguardia del territorio dovrebbe essere anch’essa in cima alle priorità politiche, più che le correnti di partito. Vogliamo forse definire la varietà e bontà della nostra cucina e dei nostri vini un luogo comune? Personalmente non me la sento.

L’Italia è il paese che detiene il record di maggior patrimoni dell’Umanità dell’Unesco nel mondo; è il paese compassionevole dove nessuno muore di fame, a meno che non voglia; è il paese dove ci sono volontari per tutto: anche per far attraversare la strada ai ricci o alle rane nelle notti di luna; è il paese fantasioso dove si reinventa anche l’acqua calda: così ogni volta che c’è un terremoto la soluzione è sempre nuova e sempre diversa da quella precedente.

Potrei continuare per mesi, ma mi fermo qua: italiani, siamo coscienti di dove viviamo? Chiediamoci anche se ne siamo degni, quanto di nostro di menefreghismo noncuranza cialtronaggine evvabbè ecchessarammai ci mettiamo per renderlo un posto peggiore di quel che sarebbe.

Su la testa, perbacco!

(132 – continua)

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Dombrovskis chi?

C’è voluta una intera bottiglia di Passito del Veneto, ma ora possiamo affermarlo con certezza: la faccenda del debito pubblico è un gigantesco imbroglio.

Come mai non se ne siano accorti fior di economisti e politici ha diverse spiegazioni: la prima è che a studiare troppo non sempre si guadagna in lucidità (“tròp stüdià dipend dal pòc savée”, sostengono da queste parti vecchi saggi) e l’altra che le soluzioni più semplici sono spesso a portata di mano ma solo gli ingegni più vivi sanno coglierle, e tra le categorie sopra citate evidentemente non ce ne sono molti. Un’altra spiegazione, forse la più allarmante, è che non facciano adeguato uso di Passito e di conseguenza le cellule cerebrali non vengano correttamente irrorate.

Attenzione perché i numeri che darò di seguito non me li sono inventati, come potrebbe pensare qualcuno che mi conosce e che sa quanto sia capace di dare i numeri, ma sono tratti dal bilancio dello Stato.

Dobbiamo partire da una premessa, come nei migliori saggi di scienza.
Supponiamo che nonno Ubaldo debba fare dei lavori di ristrutturazione alla casa di famiglia. Non avendoli tutti i soldi, se li fa prestare dai figli. E’ evidente che io con il debito di Ubaldo non c’entro niente. Sono fatti della sua famiglia, ed in ogni caso che Ubaldo restituisca o meno i soldi la casa, alla fine, rimarrebbe sempre ai figli, che sono gli eredi. Diverso è se nonno Ubaldo si fa prestare i soldi da una banca: allora dovrà si restituire i soldi e se non lo farà, in caso di dipartita, saranno gli eredi a dover pagare, altrimenti la casa la perderanno.

Consideriamo che il nostro paese ha 2.172 miliardi di debito pubblico¹ a fronte di 1.642 di Prodotto Interno Lordo. Questo debito, per l’84% consistente in titoli di Stato (bot, Btp, Cct…), è contratto per la maggior parte con gli italiani (in famiglia, quindi) e solo per meno del 40% verso l’estero
Quindi sono ricchezze degli italiani, su cui gli altri dovrebbero metter bocca con moderazione.

Parliamo del deficit. Se io spendo più di quello che guadagno, sono in deficit. Per le regole divine stabilite a Maastricht, questa simpatica cittadina dei Paesi Bassi, il deficit non può superare il 3% del Pil³, altrimenti sono cavolini amari.
Poco importa se il deficit è causato (anche) dalle minori entrate determinate da una crisi globale, alla quale sarebbe naturale rispondere con un po’ più di spesa pubblica; No, dice l’oracolo di Strasburgo, diminuisce il Pil dovete diminuire anche la spesa, in una spirale che da ormai otto anni non ha fine. Poi ci si domanda come mai la Le Pen rischia di vincere le elezioni in Francia e da noi non si sa.

Insomma, sembra (pare) che abbiamo violato questo tabu di ben lo 0,2%; questo comporterebbe una manovra aggiuntiva (ancora tagli, o più tasse, non si scappa) per 3,2 miliardi. Poco importa, anche qua, che spendiamo 4 miliardi per l’accoglienza² dei migranti, così come poco importa che diversi paesi europei specialmente all’Est si rifiutino di prendersene una parte.
Allora se dobbiamo farcene carico da soli quei costi togliamoli dal conto, ed ecco che saremmo ben lontani dal penoso limite, anzi saremmo in condizione di impiparcene di tutti i divieti e prescrizioni di tutte le trojke che frequentano Bruxelles e dintorni e inizieremmo ad esser noi ad impartire lezioncine a destra e manca.

A proposito di trojke e figli, l’altro giorno mr. Dombrovskis (non pensiate ad errori di battitura o di un T9 impazzito: si chiama così), che è il vicepresidente della commissione europea si è espresso abbastanza duramente sulla tenuta dei conti italiani, dicendo che secondo lui si sarebbe già dovuta avviare la procedura di infrazione.
Provenendo da un esponente di quella potenza mondiale che è la Lettonia la sua opinione è da tenere nella massima considerazione; opinione per opinione, anche se non così autorevole, secondo me la Lettonia non avrebbe mai dovuto essere ammessa nell’Unione Europea finché non avesse risolto la questione della minoranza russa a cui da più di vent’anni è negata la cittadinanza; mica pochi, più del 10% (se vogliamo parlare di percentuali) della popolazione che non arriva nemmeno a 2 milioni di abitanti.

Noi però, come italiani, dovremmo farci un serio esame di coscienza: ma in Europa chi abbiamo mandato a rappresentarci? Abbiamo il presidente del Parlamento europeo, mr. Tajani, e persino il capogruppo dei socialisti è italiano: infatti dopo mr. Schultz, il famoso kapò di Berlusconi, è arrivato mr. Pittella, mandato là tra l’altro da un partito costituito da ex e neo-democristiani ed ex-comunisti spretati, che non so che c’entri col socialismo.
Ora dico, questi nostri rappresentanti che fanno, dormono? Invece di stare a disquisire sul burro cacao e la lattuga bio, quando si alza uno come mr. Dombrovkis a dire quello che dice, due schiaffi o almeno quattro pernacchie non potrebbero appiopparglieli tutti insieme, destra sinistra e ics?
Amici cari, ricordatevi sempre che vi paghiamo noi, sarà inelegante ricordarvelo, ma non è che vi abbiamo mandato in vacanza a Bruxelles, che sarà pure carina, patatine birra cioccolata il pisserottino etc., ma per fare quello che fate voi scusate ma sono tutti capaci! Per dire, almeno Iva Zanicchi sa cantare, ma gli altri? Che cavolo fate? Allora facciamo a rotazione, la prossima volta a fare il turista vado io, le patatine piacciono anche a me!

(168 – continua)

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¹ dati tratti dal Rapporto sul Debito Pubblico 2015 – Mef

² documento programmatico di bilancio 2017 – Mef – sull’accoglienza a breve farò un post molto antipatico che mi attirerà le ennesime accuse di becerismo

³ Pil (Prodotto Interno Lordo): semplificando, è il valore dei beni e servizi prodotti nell’anno. Da un paio d’anni comprende anche alcune attività illegali, secondo me sottostimate. Non per fare paragoni, ma il Pil italiano è il 13° al mondo e ci vogliono più di 40 lettonie per uguagliarlo. Tié, Dombrovskis.