Tre stelle per Olena – 10

Scoppia scoppia mi scò
Scoppia scoppia mi scoppia il cuor
Scoppia scoppia mi scò
Scoppia scoppia mi scoppia il cuor
Liebe liebe liebelei
E’ un disastro se te ne vai
Scoppia scoppia mi scò
Scoppia scoppia mi scoppia il cuor

«James, sbaglio o quella che Miguel porta al braccio è una fascia nera? Che animo delicato, non sapevo che fosse così affezionato a Turchese» commenta Gilda sorbendo il suo caffè, osservando il giardiniere rastrellare le foglie cadute saltellando sulle note di “A far l’amore comincia tu”.
«In verità, signora, il lutto è per la scomparsa di Raffaella Carrà¹, il nostro Miguel ne era un grande ammiratore. Pensi che la passione gli fu inculcata da suo padre don Ignacio che nel 1981 assistette alla puntata di Millemilioni² che la Carrà girò a Città del Messico e ne rimase così colpito che si ripromise, se avesse avuto una figlia femmina, di farle intraprendere la carriera artistica. Sfortunatamente nacque un maschietto» conclude James, indicando Miguel.
«Be’, al nostro Miguel non mancano certo i numeri e comunque noi gli vogliamo bene così com’è, non è vero James? A volergli fare un appunto, quella parrucca bionda non si intona perfettamente col suo colorito olivastro. Ma, a proposito di bionde, sei riuscito a parlare con Natascia?»
«Sì, signora. L’ho messa immediatamente al corrente della situazione, ha detto un paio di volte “Da”, ha cambiato il giubbetto di pelle, inforcato la moto ed è partita»
«Sai se ha preso la pistola, James?»
«Dal rigonfiamento vicino all’ascella direi di sì, signora»
«Bene, mi sento più tranquilla. Che ne diresti se facessimo un giro per le cucine? Con tutti questi cuochi, riusciremo a rimediare due spaghetti aglio e olio?»

Seduto alla scrivania del suo ufficio, al primo piano della caserma “Salvo d’Acquisto”, il maresciallo Montesi riguarda le riprese della sera prima, perplesso. Un energico battito di tacchi lo distoglie dalle sue riflessioni.
«Maresciallo, la scientifica ha mandato i risultati degli esami. La boccetta trovata nell’armadietto della svedese contiene un estratto di Gelsemium, lo stesso usato per avvelenare il raviolo» annuncia l’appuntato Corinaldi, provocando un sospiro del suo superiore.
«Corinaldi, qui l’affare si ingrossa. Come ha fatto la cinese a avvelenare il raviolo, solo uno, e poi mettere la boccetta nell’armadio dell’altra concorrente? O non sarà mica stata la svedese a avvelenare Turchese buttando poi la colpa sulla cinese? Ma sarebbe stata così stupida da lasciare il veleno nel suo armadietto? E perché, poi? Convochiamola, e cerchiamo di capire se tra le due c’è qualche rapporto…»
Mentre Montesi riflette a voce alta, dal piano terra giunge la voce concitata del piantone:
«Signora, le ho detto che non può entrare, il maresciallo è occupato, non mi costringa a usare la forza!»
«Se tu chiama me signuora ancora una volta io non crede tu sarà in grado di usare muolta forza, con tue braccia spiezzate. Ora tu vai da tuo capo e dici lui che è arrivata sua nipotina, sì?»
«Ma che diavolo sta succedendo di sotto?» chiede Montesi all’appuntato, che si stringe nelle spalle. Il maresciallo si alza ma non riesce ad uscire dalla stanza perché si trova di fronte il suo piantone che, spinto da una donna atletica che gli torce un braccio dietro la schiena, occupa il vano della porta. Montesi resta per un attimo sorpreso poi scuote la testa e un sorriso gli illumina il volto.
«Capitano Smirnoff, che piacere rivederla. Vedo che ha fatto amicizia con il mio uomo» constata Montesi, lanciando un’occhiata velenosa al piantone. «Piccioni, con te facciamo i conti dopo. Puoi andare, adesso»
L’appuntato prova ad intervenire:
«Maresciallo, tutto a posto? Vuole che faccia uscire la signora?»
Montesi, notando un lieve irrigidimento nella mascella della visitatrice, alza una mano per fermare l’iniziativa dell’incauto sottoposto.
«Grazie Corinaldi, non c’è bisogno. E poi mi servono appuntati tutti interi. Lasciaci soli»
L’appuntato, riluttante, esce. Montesi ritorna alla sua scrivania ed invita con un gesto la russa ad accomodarsi, e deglutisce vedendola accavallare le lunghe gambe e lanciargli uno sguardo beffardo.
«Ti trovo bene, Olena. Cosa posso fare per te?»
«Tu invece deve controllare carboidrati, Nicuola, tu fa puoco movimento. A proposito, come sta Ines?»

¹ La Raffa nazionale, grandissima e indimenticabile artista, si è spenta il 5 luglio 2021. Ha dispensato gioia e allegria fino alla fine, con una bravura, una simpatia, una classe, un senso del gusto e della misura inimitabili. Mia zia Emanuelita l’ha chiamata più volte per cercare di indovinare quanti diavolo di fagioli contenesse quel vaso: mitiche, l’una e l’altra.
² Programma in cinque puntate girate a Buenos Aires, Città del Messico, Mosca, Londra e Roma, coprodotto dalla Rai e da canali degli Stati coinvolti. Raffaella cantava e ballava per le strade, in mezzo alla gente, e faceva conoscere aspetti insoliti delle città visitate.

F28

Ci sono dei momenti in cui, in balia della tecnologia, ci si sente fragili e inadeguati. Questi momenti di solito capitano nei momenti meno opportuni: il telefono si scarica quando dovete avvisare di essere in ritardo, l’inchiostro della stampante si esaurisce quando dovete stampare le prenotazioni per il teatro, l’auto si guasta quando state per partire per le vacanze. Sfortuna, per i superstizioni, o Legge di Murphy per i fatalisti.

Al mondo esiste, anche se la cosa può meravigliare, chi non ha il telefonino e spesso nemmeno da mangiare, chi a teatro non è mai andato e tanto meno in vacanza. In sua presenza sarebbe meglio non parlare di sfortuna per questi contrattempi.

La vigilia di Natale il boiler a gas che scalda l’acqua con la quale la mia famiglia si lava è andato in blocco: F28. Failure 28, ovvero Malfunzionamento 28: da manuale si poteva trattare di tre diversi problemi, che venivano elencati in ordine di gravità: per ultimo la famigerata scheda elettronica. Non c’è elettrodomestico, per non parlare di automobili, che non abbia ormai una scheda elettronica e l’opinione comune, se si tratta di quest’ultima, è che sia meglio buttare tutto piuttosto che ripararla.

Al mondo esiste anche chi ha un accesso limitatissimo all’acqua. Esiste anche qualcuno che, a causa delle coltivazioni di avocado ad esempio, o della quinoa, di cui da questa parte del mondo andiamo ghiotti (non io) reputandoli cibi miracolosi e salutari, l’acqua che aveva se l’è vista togliere e razionare.

Ho dato fondo a tutta la mia sapienza tecnica, e cioè ho spento e riacceso l’interruttore, sperando che succedesse quello che succede di solito coi computers quando si impallano: ma niente, dopo un fremito che accendeva una piccola speranza, il messaggio ricompariva: F28. E chiamiamo il tecnico, la vigilia di Natale. Che miracolosamente c’era! Non proprio il titolare, ma una riserva al quale era toccato di essere di servizio, un po’ come quei soldatini a cui capitava di dover fare il piantone a Natale. Dopo una attesa nemmeno troppo lunga arriva, apre l’anta, gira l’interruttore esattamente come avevo fatto io, ed a lui si accende. Fa scorrere l’acqua, si scalda. Spegne, riaccende, funziona sempre. Mi guarda come se fossi l’ultimo dei deficienti; sono persino costretto a spiattellargli le credenziali, e cioè che sono figlio di idraulico e quindi un minimo me ne intendo: l’occhiata con cui mi squadra sottende che non ho imparato molto. Per farmi contento prova ancora due o tre volte, poi mi dice una frase che mi fa agghiacciare: quando ci sarà il 5G potremo collegarci direttamente dalla ditta, non ci sarà nemmeno bisogno di uscire.

Pare che per colpa di questo 5G dovremo cambiare i decoder delle televisioni, e qualcuno anche la televisione, perché il 5G andrà ad occupare delle frequenze radio attualmente appannaggio della televisione. Ci saranno persino degli sgravi fiscali per l’acquisto dei nuovi dispositivi (e io pago, direbbe Totò). Io avevo capito, quando si parlava di digitale terrestre, che man mano si sarebbe stati tutti cablati con la fibra ottica ed il segnale tv sarebbe passato di lì: ma devo aver capito male, perché anzi con il 5G pare che tutto passerà da quelle parti, e diventeremo un enorme dispositivo wifi.

Mi sono spaventato perché ho pensato ad un mio amico che l’altro giorno, avendo lasciato parcheggiata l’auto nuova fuori dall’ufficio del proprio amministratore di condominio, a Milano, si è trovato la macchina aperta con la centralina di accensione smontata. Lì per lì ha pensato che i ladri non fossero stati abbastanza abili, ma quando ha chiamato il carro attrezzi il meccanico gli ha detto che era stato fortunato, perché i ladri avevano smontato la centralina per portarla in qualche officina compiacente a resettarla, e sarebbero tornati a rimontarla e portargli via l’auto con tutto comodo.
Col 5G non si sarebbero dovuti prendere tutto questo disturbo! Volete che non ci sia qualche hacker capace di crakkare a distanza la centralina? Avrebbero aspettato che aveste messo la macchina in garage, l’avrebbero tranquillamente aperto col telecomando e fatta uscire da sola, come un modellino. Bei tempi che ci aspettano!

Nella civilissima Svezia della gente si è fatta volontariamente impiantare dei chip sottopelle. per comodità, dicono loro, così non devono ricordare le password, non c’è pericolo di perdere i badge, le carte di credito… avvicinano l’arto dove è presente il chip ad un lettore, ed il gioco è fatto. Qualcuno ha obiettato che magari così si perde un po’ di privacy, essendoci la possibilità di essere controllati istante per istante: la risposta è stata che tanto oggi come oggi siamo controllati lo stesso, tanto vale essere comodi… a me sinceramente queste alzate d’ingegno svedesi mettono un po’ paura, ricordo che l’eugenetica partì da loro, e che Hitler la perfezionò solamente…

Nel pomeriggio, verso le 16, la caldaia ha smesso definitivamente di funzionare. A quel punto avrei voluto avere lì l’incredulo tecnico per uno scambio amichevole di opinioni, ma aveva smontato di turno. Lo ringrazio comunque, perché mi ha permesso di ritornare un po’ bambino: ho messo su un bel pentolone d’acqua, ripensando a quando l’acqua calda non ce l’avevamo, il bagno lo facevamo solo una volta alla settimana, Cip era il compare di Ciop, la tv era in bianco e nero, eravamo poveri e non ci mancava niente.

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