Affidiamo Venezia agli olandesi!

L’Olanda, o per meglio dire i Paesi Bassi, ha più di un terzo del proprio territorio sotto il livello del mare (e non di poco: di metri e metri) e quindi si può ben dire che gli olandesi siano all’avanguardia nei sistemi di sicurezza, altrimenti sarebbero sommersi da un bel po’.

Solo la diga ‘Afsluitdijk’ è lunga 32 chilometri, quando per chiudere l’intera laguna veneta ne basterebbero una ventina; certo noi siamo più fantasiosi e abbiamo pensato di sfruttare le dighe naturali già presenti, ovvero l’Isola di Pellestrina, l’Isola di Lido e la penisola di Cavallino, chiudendo solo le imboccature: la Bocca di porto di Chioggia, la Bocca di porto di Malamocco, e la Bocca di porto di Lido.

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Il tutto con delle paratie mobili, che dovrebbero attivarsi solo in caso di acqua alta eccezionale; sul concetto di eccezionale sarà bene mettersi d’accordo al più presto, perché ormai l’eccezionalità sta diventando la norma.

Come è noto, più le cose sono complicate più sono delicate e costose, e più è difficile gestirle; e il famoso Mose (che qualche delinquente pensava di replicare sul lago di Como, progetto fortunatamente sventato _ per ora _ da un pensionato uscito per “pisciare” il cane) per ora, dopo aver divorato 5,3 miliardi di euro (di cui una buona fetta è stata davvero mangiata, come nelle nostre migliori tradizioni) non è ancora finito, e quello che più preoccupa è che non si sa se mai funzionerà.

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Poiché cincischiando cincischiando finirà che Venezia la faremo affondare, e dato che Venezia è ormai una Disneyland mondiale, propongo di fare con la laguna quello che vorrei fare con l’Amazzonia di Bolsonaro: internazionalizzarla, e farla gestire a chi è più capace di noi e, soprattutto, mangia di meno.

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Si bussa e si chiede permesso

Le persone educate, prima di recarsi a casa di qualcun altro, avvisano e si premurano di essere gradite. Perché può capitare per qualsiasi motivo che non sia il caso: magari perché si ha voglia di rimanere in ciabatte davanti alla Tv, oppure semplicemente perché non si vogliono rotture di scatole.

Capita quindi che prima la Germania e poi a distanza di qualche giorno l’Olanda abbiano rifiutato l’ingresso a dei ministri del governo turco che volevano fare campagna elettorale per il prossimo referendum che assegnerebbe ancora più poteri al presidente turco, come se non se ne fosse presi già abbastanza; e sarebbero affari interni turchi, uno potrebbe dire, se non fosse che la Turchia vorrebbe entrare nella U.E. (ci mancherebbe solo questo) e nel contempo ricatta la stessa U.E. facendosi pagare il pizzo per trattenere i siriani che sono dovuti scappare dal loro paese per colpa della guerra che gli stessi turchi hanno contribuito ad alimentare.
Nel più classico dei “chiagni e fotti” l’uomo che si era portato avanti nello smantellamento della costituzione turca e che benignamente bombarda i suoi cittadini (curdi), arresta giornalisti giudici politici insegnanti sgraditi, ebbene quest’uomo ha dato dei nazisti e antidemocratici a tedeschi olandesi ed ora anche danesi, e minacciato misure “adeguate”.
I giorni a venire ci permetteranno di valutare l’adeguatezza di tali misure; mi permetto non richiesto di dare dei consigli al Presidente: a) boicottaggio dei formaggi olandesi, in special modo Erdam e Gouda, mentre per il Leerdammer potranno passare solo i buchi; b) immediato rimpatrio dei calciatori Wesley Sneijder e Robin van Persie, considerando che hanno pure una certa età; c) sequestro di tutti i tulipani, considerando che sono originari dell’impero ottomano; d) messa al bando di tutte le lampadine Philips, anche quelle costruite in Malaysia.

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A proposito di andare in casa d’altri, è gustosa la vicenda di quel leader lombardo, esponente di quel partito omeopatico che con l’obiettivo di combattere il marcio della politica ha inoculato nei suoi stessi dirigenti quella dose di marciume necessaria a usare i rimborsi elettorali per acquistare diamanti in Tanzania, o mettere a rimborso spese i pranzi di matrimonio dei figli, o dare posti di lavoro pagati dai contribuenti a figli ritardati. Quel partito che sosteneva che quell’invenzione chiamata Padania non è parte dell’Italia e quel leader che, allo stadio, cantava cori scanzonati verso i tifosi della squadra avversaria (“senti che puzza, scappano anche i cani: sono arrivati i napoletani”). Ora quello stesso leader, messosi in testa di diventare la Marie Le Pen de noantri, ha avuto la faccia di andare a Napoli a chiedere ai napoletani di votarlo; individuato un nemico comune, l’Europa dei burocrati (Italy is not Europe sostiene il parlamentare europeo, mentre intasca stipendio e rimborsi spese dall’organismo aborrito), chiede di dimenticare il passato e a chi chiederlo meglio di gente avvezza alla celeberrima “Simmo ‘e Napule paisà”?
Purtroppo sembra che le giovani generazioni amino canzoni un po’ meno melodiche; e quindi hanno aspettato il leader in felpa verde per assestargli una congrua scarica di mazzate; al che è dovuta intervenire la polizia per proteggere quello che, se solo avessero messo a confronto i rispettivi  stipendi e con un occhio alla Tanzania, avrebbero dovuto bastonare per bene anche loro. Purtroppo sembra che in questo paese, e bisogna riconoscere che su questo punto il presidente turco  è molto più avanti di noi, si debba consentire a ciascuno di dire le proprie castronerie a costo di prendere a manganellate chi per il suo bene glielo impedirebbe.
Tra qualche anno magari vedremo il leader padano rimangiarsi anche le ultime intemperanze e andare in cerca di voti persino in Olanda o Lussemburgo, sostenendo che Europe is not World e prendendosela contro la burocrazia mondiale pluto-masso-giudaica.

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Chiudo con una vicenda tragica di questi giorni: a Lodi una banda di ladri si è introdotta di notte in un negozio; il titolare che viveva al piano di sopra con la famiglia, sentiti i rumori e preoccupato per l’incolumità propria e della propria famiglia, è sceso armato di fucile da caccia. Dal racconto dell’uomo sembra che sia nata una colluttazione con i ladri, ed è partito un colpo: uno dei ladri, colpito alla schiena, è rimasto ucciso. A freddo e da lontano rifletto sulla proporzionalità della difesa all’offesa, sui limiti della legittima difesa, sul valore della vita, ma sinceramente mi chiedo: ma io, se avessi trovato in casa mia quattro uomini e avessi avuto a disposizione un fucile, cosa avrei fatto? E non vorrei dovermi rispondere.

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(129. continua)