Mazze, palle e meloni

Leggo di una ragazza in Canada che, cameriera in un club di golf, è stata licenziata perché si ostinava ad andare al lavoro senza indossare il reggiseno. L’atteggiamento sbarazzino che in ambienti più aperti verrebbe apprezzato e premiato, è stato inopinatamente mortificato e punito. Il proprietario da parte sua dice di non avere personalmente niente contro le ragazze senza reggiseno, ma di aver preso il provvedimento a scopo preventivo (“so che succede quando gira l’alcool”, sembra abbia dichiarato) per evitare problemi alla ragazza e soprattutto ai soci del club.
Probabilmente conosce bene i suoi polli, mi verrebbe da dire, ed ha preferito evitare che i giocatori, alle prese con mazze, palle e buche, fossero distratti da bocce e meloni. La ragazza ha sporto una denuncia per discriminazione sessuale: sostiene che si, è vero, non indossa il reggiseno da due anni perché non lo sopporta; che si, è vero, faceva caldo ed indossava solo una maglietta e si vedevano i capezzoli: ma è pure vero che i capezzoli ce li hanno anche gli uomini, e allora se deve mettere il reggiseno lei devono metterlo anche gli uomini. Non fa una grinza!

Già al ritorno dalle ferie avevo avuto l’impressione che il mondo andasse a rovescio, e non mi riferisco solo alla situazione politica: i media avevano dato gran risalto al fatto che un giovane attore americano sembra abbia fatto causa ad una attrice italiana, maggiore di lui di una ventina d’anni, perché all’età di 17 anni lo avrebbe molestato sessualmente ed il fatto gli ha provocato un trauma psicologico gravissimo. Potrei sbagliare ma mi sembra di ricordare che alla sua età nessuno dei miei conoscenti sarebbe stato così schizzinoso, considerando poi che non stiamo parlando del mostro di Loch Ness: ad avercene, anzi! Tra l’altro se il giovane avesse letto Il Primo Libro di Li Po (non il mio Po, quello come ricorderete si occupa di risció e racchette elettriche) avrebbe saputo che il tao raccomanda di apprendere i rudimenti amorosi da donne più esperte per acquisire la padronanza ed il controllo dei propri impulsi. L’ignoranza, che brutta bestia!

Tra l’altro, a proposito di molestie, l’altro giorno è stata la volta di una giovane attrice e ballerina di dichiarare di essere stata violentata, per due volte ed in due giorni diversi, da un notissimo attore francese, in casa del medesimo. Non vorrei essere accusato di qualcosa tipo sessismo o giustificazionismo, ma mi è sembrato un po’ imprudente recarsi dopo qualche giorno dalla prima violenza a casa del violentatore col risultato di venire violentata un’altra volta, così come a suo tempo mi sembrò imprudente il comportamento di quella ragazza che si recò nella camera del pugile Mike Tyson e sul più bello gli disse di no; ma ripeto, non vorrei essere tacciato di selèandataacercarismo: la donna non si tocca nemmeno con un fiore (se lei non vuole) è e rimane il mio motto.

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Mara Carfagna può dire qualsiasi cosa, io ci crederò sempre

Quindi, in pratica, dal ritorno delle ferie è una molestia continua; gli argomenti che monopolizzano i media sono: a) immigrazione b) molestie e violenze (comprese quelle a chierichetti) c) crollo di ponti. Il mondo praticamente non esiste e siamo ripiegati a contemplarci l’ombelico; ogni sera tocca ascoltare dichiarazioni senza senso di politici del governo e dell’opposizione (le più moleste se posso esprimere il mio parere le esponenti forziste Bernini Gelmini Bergamini _ c’è qualche motivo recondito se i loro cognomi finiscono tutti in “ini” quando quello del loro capo finisce in “oni”? _ e Carfagna che però come la Giorgia Moll dei bei tempi con quel sorriso può dire ciò che vuole, che come quei giocattoli caricati a molla e rilasciati sul tavolo continuano a rigirare in tondo tra una rete e l’altra ripetendo sempre le stesse cose, tra l’altro credendo di essere vive quando è evidente che si tratta di automi, come capirà chi ha visto il film di fantascienza La donna perfetta¹.

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¹ Siccome ho letto che Steve Bannon² è un cinefilo ed ama citare i film che più l’hanno colpito con interpretazioni alla cavolo di cane di quanto ha visto, non voglio essere da meno ed anch’io inizierò a citare i film che più mi hanno colpito. In questo caso quello che mi ha più colpito è stata Nicole Kidman.
² Il consigliere di Trump che poi è stato licenziato perché era troppo persino per Trump. Allora è passato a consigliare Salvini, rispetto al quale pensa di essere moderato.

Niente sushi per Olena – 7

Gilda Quacquarini, vedova Rana, è elegantemente seduta nella confortevole poltrona Frau realizzata appositamente per le sue misure da abili artigiani tolentinati, e sbocconcella assorta una oliva ascolana. Ha appena salvato il suo direttore della R&S, Toshiro Laganà, dal suicidio a causa del flop della nuova linea di ripieni, ma non è serena.
«James?» chiama la Calva Tettuta. Il maggiordomo appare come per magia, preceduto da un’onda di profumo. Gilda arriccia il nasino e scuote il turbante su e giù in segno di apprezzamento.
«Volevo dirtelo da tempo, James, il tuo after shave è delizioso»
James sorride con modestia, come prescrive il manuale del buon maggiordomo nei casi in cui il maggiordomo medesimo sottragga i profumi alla sua padrona e se ne cosparga senza parsimonia, e con un piccolo inchino risponde:
«E’ un estratto di saliscardo mescolato con essenze di lavanda e bergamotto, signora»
«E’ buonissimo, James. Potresti procurarmene una boccetta, magari con qualche aringa al posto del saliscardo? Non è tipo da saliscardi il mio Sven»
«Naturalmente, signora. Contatterò il mio fornitore di Aix-en-Provence»
«Splendido, James, splendido.» Poi, tornata assorta, si alza e va alla finestra. Guarda fuori e con tono preoccupato chiede:
«James, che ne pensi della faccenda?»

James si avvicina rispettosamente. Nel giardino Miguel, il nuovo badante di nonna Pina, sta potando un cespuglio di rose indossando i pantaloncini con cui Heather Parisi ballava “Cica-Cicà, io son qua”. Un sospiro sfugge all’integerrimo maggiordomo, mentre inizia il suo racconto:
«E’ un caso umano, signora. Deve sapere che l’uomo in Messico aveva una avviata carriera di attore di telenovelas e doppiatore di film porno. La sua specialità erano i gridolini in falsetto, le majors se lo contendevano. Purtroppo ad un certo punto fu vittima di molestie, e dovette abbandonare le scene»
Gilda, incuriosita e commossa, chiede lumi:
«Ma che peccato, James. Un ragazzo con un così bel gusto nel vestire non merita questo, non trovi?»
«Purtroppo il mondo dello spettacolo è una giungla, signora. Nel periodo del fattaccio egli stava recitando in “Lacrime e laterizio” nel ruolo del carpentiere Manolo innamorato di Conchita, la donna barbuta, e contemporaneamente doppiava “La bella Violante ha la passione del pulsante” del genere hot-catastrof-politico. Fu lì che venne preso di mira da una baby-gang di chierichetti che controllavano il racket dei doppiaggi porno. Al rifiuto di presentarsi in canonica travestito da prevosto, questi scambiarono gli interruttori del doppiaggio e Miguel andò in onda nel telegiornale delle 20:30 con i suoi gridolini sovrapponendosi, anziché alla pornostar Pamela Lanzarote, alla conduttrice Juanita Garzon, amante del presidente della TV messicana. Lo scandalo fece cadere molte teste; Miguel perse il lavoro e fu costretto ad emigrare; sbarcò il lunario facendo diversi lavoretti e prestandosi persino a suonare le maracas nelle orchestrine mariachi di Porto San Giorgio»
«Che tristezza, James. In ogni caso ha un bel paio di pantaloncini. Ma comunque, caro, non era questa la faccenda per cui volevo sentire il tuo parere»

Sorpreso, James, solleva il sopracciglio prediletto, il destro.
«Chiedo venia, signora. Si riferiva alla fabbrica, suppongo» ipotizza il maggiordomo.
«Pochi maggiordomi sono perspicaci come te, James caro» dichiara Gilda con involontaria ironia
«Faccio quel che posso, signora»
«James, non ci capisco più niente. Un momento sembra che nessuno voglia più comprare i nostri prodotti, e un attimo dopo… guarda qua» e così dicendo Gilda porge a James una busta.
James prende la busta con sussiego e ne estrae compunto un foglio scritto a mano. Inforca gli occhialini modello Elton John che tiene ripiegati nel taschino della giacca e ne scorre il contenuto. Infine ripiega il foglio, ripone gli occhialini nel taschino e restituendo il foglio dice:
«Un’offerta interessante, se posso esprimere il mio parere. La signora è intenzionata a prenderla in considerazione?»
«Non lo so James, non lo so. Non ci vedo chiaro e quando non ci vedo chiaro le cose non mi sembrano limpide, non so se mi sono spiegata»
«Perfettamente, signora»
«Sai che ci vorrebbe James? Un buon caffè. Qualche suggerimento?»
«Vuol assaggiare del caffè verde, signora? Dicono faccia dimagrire, non che lei ne abbia bisogno, naturalmente»
«Ma si James, proviamo a cambiare colore. Dai e dai anche il nero stufa»

Di che offerta parla James? E Gilda la prenderà in considerazione? Il caffè verde fa veramente dimagrire? Ma intanto Olena che fa? Lo scopriremo finalmente nella prossima puntata? 

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Una donna per amico

Nel secolo scorso era ritenuto disdicevole che una donna si proponesse ad un uomo come amica. Autorevoli correnti di pensiero escludevano che tra i due sessi potesse esistere contatto disinteressato; lo stesso Lucio Battisti, se vogliamo, già nel ’78 era costretto a maledirsi constatando che le sue buone intenzioni stavano vacillando.

Pur essendo un convinto sostenitore della suddetta teoria, con l’avanzare dell’età anche questa convinzione si è andata ammorbidendo; tuttavia non sono ancora nella condizione di non poter dare il cattivo esempio, perciò cerco di astenermi dal dare buoni consigli.

L’altro giorno, su Facebook, mi è arrivata la richiesta di amicizia di una sconosciuta. Una bella ragazza, all’apparenza. Dico all’apparenza, perché come sappiamo dietro qualsiasi profilo social potrebbe celarsi un’identità del tutto diversa da quella che si mostra; e così una procace modista venticinquenne olandese potrebbe in realtà rivelarsi un baffuto muratore sessantenne calabrese; niente di male se piace il genere, altrimenti alla prova dei fatti la sorpresa non sarebbe delle più divertenti.

Un mio carissimo ex-collega, denominato affettuosamente pendulino, ha una visione arcaica del rapporto uomo-donna. La concezione di molestia non lo tange; ci prova con tutte e indistintamente, belle o brutte, giovani o attempate, sposate o nubili; pratica la pesca a strascico piuttosto che la pesca all’amo, per chi è pratico di vermi.

Non essendo bello, almeno per i miei gusti, e non compensando questa sua carenza con un adeguato conto in banca, ad essere sinceri non è al top dell’indice di gradimento femminile; i gruppi di lavoro misti non gli si addicono, per la sua predisposizione a piazzarsi alle spalle delle colleghe dove tende ad ansimare affannosamente; anche i colleghi comunque non amano averlo alle spalle. Le segretarie, alle quali rivolge apprezzamenti non richiesti e scarsamente graditi, al suo apparire arricciano il naso in un sorrisetto di compatimento.

La signorina (almeno spero) che mi ha chiesto l’amicizia, mai vista prima in vita mia, apparentemente e al netto dei baffoni avrà avuto meno di trenta anni. Non ignoro che ci siano anche professioniste che utilizzano lo strumento per promuovere le proprie attività, d’altronde la pubblicità è l’anima del commercio. Ma, come direi ad un piazzista di Folletti Vorwerk che bussasse alla porta: la ringrazio, ma non ho bisogno di niente. Piuttosto la indirizzerei, se me lo richiedesse, verso l’amico pendulino, dove troverebbe senz’altro pane per i propri denti.

Ora, io non credo sia necessario avere una donna per amico; ma nemmeno come nemico però: e invece tutti i giorni ormai si sente di squilibrati che uccidono la moglie/compagna/fidanzata (più spesso ex, non essendo capaci di accettare non già la fine dell’amore o dell’affetto o della relazione, ma il semplice fatto di esser stato lasciato); non capisco perché se proprio vogliono ammazzare qualcuno non comincino da se stessi.

“Ho perso la testa”, ho sentito dire al disgraziato che ha ucciso la ex fidanzata e poi le ha dato fuoco (e c’è da sperare per la sventurata che l’ordine delle azioni sia stato veramente questo): per perderla avrebbe dovuto averla, ragionamento che non fa una grinza e sul quale si basano ordinamenti giuridici adottati in paesi non meno civili del nostro, come Cina e Stati Uniti, per affermare che di teste come quelle se ne può fare tranquillamente a meno.

La donna non si tocca nemmeno con un fiore: niente da fare, anche qua bisogna ripartire dai fondamentali.

(99. ad un passo dalla meta)

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Bromuro

Ai miei tempi per molestare le tedesche non c’era bisogno di andare fino a Colonia. Venivano qua di loro spontanea volontà ben sapendo quello che sarebbe loro accaduto, e se non fossero state molestate almeno un po’ ci sarebbero rimaste  male.

Colonia è una bella città della Germania Ovest. Ci sono stato di passaggio verso l’Olanda qualche anno fa (chi ne avesse la curiosità potrà leggerne la cronaca qua) in vacanza in agosto, e la città mi era piaciuta molto: il maestoso Duomo, il curatissimo e invitante lungo-Reno con tanti locali per mangiare e bere, la città vecchia con il bel municipio, il più antico della Germania. La città è stata pesantemente bombardata nella seconda guerra mondiale: gli operosi teutonici hanno ricostruito tutto com’era e dov’era. Ricordo che appena iniziato il nostro giro di visite ci fermammo presso un carrettino  per ristorarci con un Berliner, il bombolone tipico ripieno di tanta marmellata: l’eccesso della quale rotolò sulla maglietta immacolata costringendomi a girare impataccato tutto il giorno. La cosa non dispose bene il mio animo; per fortuna poco dopo ci fermammo ad un chioschetto e conobbi la birra tipica, la Kölsch, che servono in bicchierini da 0,2 l, che costava ridicolmente poco. L’animo, dopo un paio o forse tre bicchierini, si rasserenò.

La calata estiva delle tedesche, diciamo delle nordiche in generale, molto più avanti in fatto di emancipazione sessuale, destava sempre una certa attesa speranzosa. Non so se sia mai stato misurato il livello di testosterone presente in una caserma, con centinaia di ragazzi di venti anni che in larga parte non erano mai usciti di casa ne tantomeno avuto rapporti sessuali se non con se stessi: per questo si diceva che al latte della colazione venissero aggiunte abbondanti dosi di bromuro per raffreddare i bollenti spiriti, ma non posso confermarlo.

I prodi soldatini, l’ho già detto da altre parti, per essere molesti erano molto molesti, sia fuori che dentro la caserma; ma sapevano bene che c’era un limite tra l’importunio e l’allungamento non autorizzato delle mani, se non di altro. Anche se, diciamocelo, non è che per allungare le mani si possa sempre chiedere il permesso. Specialmente se si era in uno contro uno a volte ci si sentiva anzi in dovere di provarci, magari lei se l’aspettava e si sarebbe fatta la figura del fesso se non peggio: se la và, la gà i gamb, altrimenti si prendeva il meritato schiaffone e si batteva in ritirata. Ma quando la proporzione tra assalitori e difensori non veniva rispettata, la cosa allora come oggi era grave e dalla molestia si passava alla vigliaccheria.

Posso testimoniare che in nove mesi di servizio militare a Rimini, come sottotenentino, non arrivò mai in caserma una denunzia del genere: anzi da ufficiale di giornata, che è quel valoroso che a turno con altri valorosi indossa una fascia azzurra a bandoliera e in virtù di ciò controlla che le sentinelle non si addormentino permettendo così intrusioni o evasioni (nel nostro caso non si trattava di carcerati ma di artiglieri che avrebbero gradito prolungare la libera uscita); vigila inoltre sull’ordinato rispetto della coda in mensa (-“E state in fila, coglioni! Che cazzo fate voi due? Muccillo, lascia stare a Francia!” – “O tenè, ‘stu fitusu voli passari innanzi. A mia nuddu me passa innanzi!” -”Francia, ‘mo sò cazzi tua. Muccillo tienilo, che lo piglio a calci in culo” _ noterete l’elegante intercalare virile, indispensabile per farsi comprendere da tali cercopitechi_ ) e schiera al più presto la guardia per rendere i saluti a qualche pezzo grosso in visita (facendo finta di cadere dalle nuvole, quando in realtà sarà stato avvisato almeno una settimana prima);  in questo periodo, dicevo,  gli unici reclami furono di due vichinghe alla ricerca di due intraprendenti camerati, o in linguaggio più politicamente corretto commilitoni, che le avevano sedotte,   consenzienti e soddisfatte precisiamo,  rilasciando precauzionalmente false generalità. Mazzini Giuseppe e Foscolo Ugo avrebbero dovuto insospettire le due biondone, secondo me: ma evidentemente non era la cultura classica il loro forte. Anche l’identikit fornito non fu esauriente (non molto alti, occhi scuri, capelli neri, pelle scura: mezza caserma rispondeva alla descrizione e io stesso a parte il colore degli occhi da abbronzato sarei stato un sospetto) e la ricerca non diede quindi risultati. Lo dico solo per la cronaca, l’occupazione principale della guardia quando non era in giro a fare ispezione era quella di sfogliare giornaletti sconci.

Fra qualche giorno a Colonia ci sarà il Carnevale, uno dei più belli di Germania, e visto quel che è successo a Capodanno mi permetto di dare un suggerimento alle autorità preposte: usate il bromuro. Mettetelo dove volete, nei Berliner, nella Kölsch, nei Kebab, ma usatelo: meglio prevenire che curare.

(80. continua)

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