Mitico Walter!

Ieri sera apparecchiando la tavola butto un occhio alla televisione, al programma l’Eredità di cui come sapete sono estimatore, e tra i concorrenti ne vedo uno con dei lunghi capelli bianchi sciolti sulle spalle ed una barba curata, e istintivamente mi sono chiesto: ma dove sono andati a prenderlo questo? Quando il bravo Insinna l’ha presentato non ero attento perché stavo tagliando il pane; al giro preliminare gli è toccato di rispondere a: “miti che vivono nell’Olimpo si o no?” tema quanto mai attuale, mi sono detto, e devo dire che tra minotauro, Ercole e Zeus se l’era cavata abbastanza bene ma su Estìa è caduto. Ad essere onesti mi sono chiesto anch’io “ma chi cazzo è ‘sta Estìa?” ed ho iniziato a simpatizzare per il malcapitato. Poi ho finalmente fatto caso al cartellino appeso alla camicia, “Walter”, mi si è accesa la lampadina ed ho esclamato: porca miseria ma è Walter Carrettoni! Mia moglie mi ha guardato sorpresa, chiedendomi chi mai fosse ‘sto Carrettoni e come mai lo conoscessi: era troppo lungo spiegarle che ci conosciamo solo per via dei rispettivi blog, ma forse più di tanti che si conoscono di persona (non è così a volte, amiche e amici?) e così le ho detto che è un collega di lavoro. Ho tifato per lui ed ho apprezzato la calma quasi serafica, si è difeso bene ma alla fine gli è toccato battersi contro un concorrente bravo e già esperto del gioco, nonché apprezzato dalle vallette del programma, pare, anche se a mio parere Walter aveva le physique du rôle e se avesse avuto tempo sarebbe diventato un beniamino del pubblico; purtroppo si è incagliato sulle parole batacchio, calidario e soprattutto tributi, ed è stato eliminato. Che peccato! Per me rimarrai comunque meritevole di risiedere nell’Olimpo con Estìa, al livello di mia zia Emanuelita che chiamava Raffaella Carrà cercando di indovinare il numero di fagioli contenuti nel vaso di vetro, o dei miei amici musicisti che sono andati a litigare per finta a Forum. Mitico!

p.s. il blog di Walter lo trovate qui.

Vita quotidiana al tempo del coronavirus (LXXI)

Lunedì 4 maggio

Partenza della fase due! Oggi sono uscito per prendere il giornale alle 7:20, in strada parecchie macchine in più della settimana scorsa (ahinoi) ed anche qualche pedone in più; dal treno per Como scendono una decina di persone, su quello per Milano mi ha detto Giuseppe che pressappoco ne è salito lo stesso numero. Ho controllato l’orario, per Milano dalle 6:26 alle 7:26 ci sono tre treni, poi uno ogni ora, quindi probabilmente il ragionamento che è stato fatto (se è stato fatto) è quello di anticipare l’ora di partenza dei pendolari per non farli affollare nell’ora di punta.

Arriva il camioncino a consegnare l’acqua, il consumo è aumentato, al posto delle solite tre casse ogni quindici giorni siamo arrivati a quattro; a sorpresa arriva la decana delle coriste, la moglie dell’alpino Gaetano, a portare un regalo a mia moglie: si tratta di un pizzo fatto al tombolo, un lavoro certosino, rappresenta una madonnina ma lo vedrò stasera, per ora è una sorpresa… mando a Gaetano una bottiglia di Marzemino frizzante, so che l’apprezzerà. La mia amica è preoccupata per le accuse degli Usa alla Cina (ci sono prove sostanziali, ha detto il segretario di Stato Pompeo: balle, rispondono i cinesi…), non vorrebbe che dopo il virus scoppiasse anche una guerra mondiale… chi la racconterà giusta?

Aspetto con curiosità ed ansia la bolletta della corrente elettrica per vedere di quanto è aumentata, con due computer accesi in continuazione nella fascia più cara; questo è uno dei problemi che andrà al più presto regolamentato per il lavoro da casa: passi per me che sono consulente e quindi devo trovare il modo di infilare questi costi nella tariffa (anche se già immagino la risposta…)  ma i dipendenti che usano la propria corrente e la propria linea telefonica ed a cui non vengono riconosciuti i buoni pasto li vogliamo rimborsare o no?

A proposito di costi mio cognato elettricista mi parlava dei maggiori costi che avranno nei cantieri: ogni cantiere dovrà tenere un registro con la temperatura di ciascuna persona all’inizio ed alla fine del lavoro; ogni giorno dovrà essere fatta una sanificazione degli attrezzi ; ogni tot  giorni va fatta una sanificazione totale del cantiere, con blocco quindi dell’attività per un giorno… costi che ovviamente si ripercuoteranno sui clienti finali, e per il futuro va bene ma per i lavori per i quali si è già fatto un preventivo ed è stato accettato bisognerà cercare di recuperare queste spese e non sarà facile.

A giugno avremmo avuto il convegno diocesano delle corali, è appena arrivata la notizia che è stato spostato a maggio 2021. Bè, almeno avremo tempo per imparare bene i canti…

Non è chiaro se la passeggiata normale può essere considerata come attività motoria: qualcuno consiglia di uscire in tuta e scarpe da tennis così eventuali controllori non possono fare rilievi. Ieri sera è stato divertente sentire De Luca, il presidente della regione Campania, dare del fratacchione a Fabio Fazio; devo dire che mi ha impressionato l’elenco degli interventi messi sul piatto nella sua regione, se è vero tanto di cappello: ma i soldi dove li ha presi? Se li ha fatti stampare ha fatto più che bene, io lo predico da un pezzo!

Ho fatto un piccolo sondaggio con i miei compagni di merenda del bar Magenta, prima della fine di maggio nessuno pensa di rientrare al lavoro  al proprio ufficio, ma i più pensano che prima di settembre non se ne parlerà. L’aperitivo dovrà aspettare…

Cari amiche e amici, non era mia intenzione continuare a scrivere ma tutto sommato non ho molto di meglio da fare tranne lavorare: allora tanto vale… stasera dopo due mesi di repliche ritorna Flavio Insinna con l’Eredità dal vivo: meno male, ormai indovinavo tutte le ghigliottine e non mi divertivo più… a domani!

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Il Dubbione

Sicuramente qualcuno rimarrà perplesso se non addirittura scandalizzato dal fatto che un intellettualone del mio calibro segua il programma “I soliti ignoti”, condotto dal bravo Amadeus su Rai Uno, subito dopo il Tg. A dire il vero, ma lo sapete già, preferisco “L’eredità” dove almeno i concorrenti devono possedere un minimo di cultura generale ma che a volte, complice l’emozione o la fretta o la genuina ignoranza dicono degli strafalcioni divertenti e preoccupanti, come ad esempio gli sventurati che hanno fatto diventare cancelliere Adolf Hitler nel 1979, ‘64 o ’48 o la marziana che ha collocato l’eccidio delle Fosse Ardeatine nel ’71.

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Da tempo propugno la revisione del suffragio universale: chi non sa niente è propenso a credere a tutto.

In attesa del ritorno dell’amato format, mentre sorbisco il caffè e traffico con la posta elettronica il garbo e la simpatia di Amadeus mi tengono compagnia. Una volta mi faceva compagnia anche il cane, ma da quando è morto vengo abbandonato alle mie lamentele e intemperanze.
Il funzionamento del gioco è semplice: si tratta di abbinare ad otto ignoti la propria identità (ad esempio: “fabbrica cravatte”; “seduce con la danza del ventre”; “fa ballare le dita”…) solo guardandoli; si possono chiedere al massimo tre indizi, che il più delle volte confondono maggiormente invece di chiarire e tre incontri ravvicinati per osservare da vicino qualche particolare dell’ignoto (spesso le mani, per controllare se c’è qualche callo; qualcuno più intraprendente gira intorno alle ignote, per apprezzare non si sa bene cosa). Il montepremi è considerevole ma nel corso del gioco ci sono due “imprevisti”, come nel gioco dell’oca, che possono azzerare quanto guadagnato fino a quel momento.
Infine, per portare a casa il bottino accumulato, viene fatto entrare un tizio ed il concorrente deve indovinare di quale degli ignoti è parente. Solitamente è un congiunto stretto, e bisogna essere bravi in base all’età ed alle rassomiglianze ad abbinarlo con uno degli otto.
Essendo pochissimo fisionomista confesso di sbagliare regolarmente gli abbinamenti, per cui se dovessi partecipare vincerei un bel niente, ma c’è gente davvero brava nel cogliere i particolari, occhi, naso, bocca, orecchie ed ogni tanto qualcuno porta a casa qualche soldino.

A questo punto un sentito “e chi se ne frega delle tue perversioni” capisco che possa anche starci, ma lasciatemi parlare della novità di quest’anno: il Dubbione.

Quando il concorrente ha penato per un’ora per accumulare qualche euro e cercare di capire di chi accidenti è parente quel signore che apparentemente niente ha a che fare con quelli che ha alle spalle ed ha formulato le congetture più fantasiose deve scegliere: e la scelta è irreversibile. Il prescelto si posiziona vicino al parente, musichetta di suspence, scongiuri e tensione : è lui o non è lui?
Ma quest’anno ecco che i misericordiosi autori sono venuti incontro ai concorrenti, alla modica cifra di metà del montepremi conquistato: hai un ripensamento? Non sei proprio sicuro di quello che hai scelto? Esprimi il Dubbione entro dieci secondi, e potrai cambiare cavallo.

E’ davvero utile il Dubbione! A quante e quanti sarebbe piaciuto averlo a disposizione quando una scelta che a prima vista sembrava oculata si è rivelata essere una boiata pazzesca? A quante e quanti è capitato sull’altare di voltarsi verso il testimone, e considerare di star facendo una cazzata? Ah, se ci fosse stato il Dubbione!

Chissà, forse anche un certo politico molto noto per la scelta dei maglioncini sta rimpiangendo di non aver avuto a disposizione il Dubbione dopo aver imboccato una strada incomprensibile e autolesionista… ma meno male che non c’era!

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Epitramma

Faccio parte di quella larga fetta di popolazione maschile che, quando la temperatura corporea raggiunge i 37,2° Celsius, si appresta a fare testamento. In quei momenti, per fortuna rari dato che come consulente non mi posso permettere molti giorni di malattia, o meglio potrei prenderne quanti voglio ma non verrei pagato e questo mi è sempre servito da buon incentivo a non ammalarmi, divento intrattabile. Noioso, scorbutico, lamentoso, floscio, svogliato, malmostoso:  un criceto in gabbia, più che un leone, ma con nessuna voglia di far girare la ruota.

Gli scorsi giorni sono stato vittima di uno di questi momenti: le mie difese immunitarie, di norma garanti di salute e fatturato, stavolta hanno fatto cilecca e lasciato passare qualche batterio o virus o vattelapesca che mi ha lasciato tramortito.
Stoico di natura mi sarei recato ugualmente al lavoro, se non altro per evitare che non notando l’assenza qualcuno potesse chiedersi se effettivamente la presenza fosse indispensabile; ma ne sono stato sconsigliato da fonti sia mediche che paramediche, per cui mi sono disposto con la calma che mi contraddistingue ad aspettare la discesa della febbre.

Il mio abbigliamento da malato consiste in una tuta blu con righe bianche modello Fidel Castro, con barba non tagliata e capelli scarmigliati che donano quell’aspetto tra il sofferente e il trasandato che induce, passando davanti allo specchio, a confidarsi da soli: “Madonna che brutta faccia che hai”; abbigliamento completato da una copertina rossa gettata sulle spalle a mò di capo indiano, e impreziosito infine da un paio di croc’s gialle che pur offrendo un indubbio tocco di frivolezza  non scolpirebbero nell’eventuale visitatore un’impressione di pronta ripresa.

Le mie attività consistevano in: a) ciondolare sul divano b) passeggiare avanti e indietro tra stanza da letto e divano; c) passeggiare avanti e indietro tra stanza da letto e divano cantando “Credo in unum Deum” in gregoriano: alla seconda strofa sono stato diffidato dal continuare ed a malincuore ho dovuto smettere; d) sedermi o sdraiarmi sul divano tentando di leggere “Il grande gioco” di Peter Hopkirk, la bella storia della lotta che nell’ottocento si svolse tra impero russo e impero britannico per il controllo del Caucaso e dell’Asia Centrale; lettura quantomai interessante ma forse non proprio adatta a menti surriscaldate, tant’è che immaginando questi avventurieri in azione mi lasciavo spesso andare ad esclamazioni di ammirazione come “Aha!!” “E certo, cavolo!” “ca**o!” al che venivo invitato a lamentarmi in silenzio che non ero ancora terminale.

Rinfrancato dalla constatazione mi dedicavo allora ad un’altra occupazione soddisfacente, e cioè la e) accendere la televisione e passeggiare avanti e indietro tra stanza da letto e divano commentando le notizie del telegiornale; alla vista di Erdogan però devo aver esagerato perché sono stato invitato a spegnere la  televisione (“quella ca**o di tele”, per la precisione) e riprendere a cantare “Credo in unum Deum”.

Ma finalmente, a lenire il dolore e la sofferenza, arrivava il momento del gioco: L’Eredità di Fabrizio Frizzi! Alcuni miei conoscenti si sono meravigliati che sia un estimatore di tale programma. Rivendico il diritto alle mie piccole perversioni: insomma, c’è chi si fa frustare, chi si fa picchiare e mi fermo qua, e a me non può piacere Frizzi? Come quiz non lo trovo malvagio. E’ un misto di bravura, intuito, fondello e cultura, a differenza di altri giochi (i pacchi!) dove solo una delle componenti sopra citate è preponderante. Alcune risposte sono esilaranti; ad esempio l’altra sera, secondo un ragazzo, Ernesto “Che” Guevara sarebbe nato nel 1955¹; bambino prodigio quindi, morto a soli 12 anni cercando di accendere la rivoluzione anche in Bolivia; ho sentito attribuire a Italo Svevo la scrittura de La Coscienza di Zeno nel 1980, romanzo ben postumo dunque; e infine ieri, in uno dei giochi sfida, dove si affrontano due concorrenti e a turno devono individuare una parola, avendo a disposizione all’inizio una sola lettera e poi man mano che il tempo scorre ne vengono messe a disposizione altre. La domanda, non facile, era: “scrittore di brevi poesie satiriche” e la parola, lunga, iniziava con E. Alla terza lettera avevo buttato lì epigrammista¹, ma la signora annaspava e man mano il tempo passava e le lettere si accendevano. Alla fine era rimasta solo la lettera tra EPI e RAMMISTA ed io da venti secondi stavo suggerendo “epigrammista! epigrammista!” mentre dalla cucina arrivava l’eco: “non ti sente! te la finisci che non ti sente?” e la signora ha risposto epiTrammista. Epitrammista? Ma cos’è un epitrammista, un epigrammista in tram? Mi sono lanciato nelle più fantasiose ipotesi, al che sono stato ancora rintuzzato con il classico “e vacci tu allora se sei tanto bravo!”.

Non andrò alla trasmissione del buon Frizzi, ma ispirato dalla recenti nomine del governo ai vertici degli enti pubblici ho composto il mio epitramma:

“O tu che per cognome hai olezzo
non fosti dunque di prebende sazio
non ti bastaron di Unicredit i milioni?
Fattelo pur dire o insaziabile duce:
‘sto giro c’hai proprio rotto li cojoni!”

(130 – continua)

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¹ Invece è del ’28, la stessa età di mio padre. Andrebbe ancora in giro per il mondo a cercare di raddrizzare storture? Ce ne sarebbero ancora parecchie.

² Se uno mi chiedesse a bruciapelo: cos’è un epigramma? barcollerei. Ma con qualche parolina di aiutino, avendone sentito parlare qualche volta, uno ci arriva. Sia chiaro, non è che perché uno sa che cos’è un epigramma è meglio di uno che non lo sa, così come se non sa chi è Italo Svevo pazienza. Io mi diverto anche a vedere tutte le cose che non so, anzi mi diverto anche di più, ma non lo dico per far finta di saperne tante di più di quelle che so.