Niente sushi per Olena – 10

«Ya viene el negro zumbon
Bailando alegre el baion
Repica la zambomba
Y llama a la mujer
Tengo gana de bailar el nuevo compass
Dicen todos cuando me ven pasar
“¿ Chica, donde vas?”
“Me voy a bailar, el baion!”»

Gilda, avvolta da una morbida vestaglia di seta amaranto e con in testa un turbante in tinta, sta sorbendo il caffè che il premuroso maggiordomo James le ha appena servito. Dalla portafinestra del balcone che si affaccia sul giardino entra una melodia allegra, e la nostra Calva Tettuta si ferma un attimo ad ascoltarla col mignolino alzato. Si avvicinano entrambi al balcone ed osservano inteneriti un gioioso Miguel  ballare un bajon imitando le movenze di Silvana Mangano nel film “Anna”, intonando però la canzone nella più recente versione dei Pink Martini.

«Si muove bene il nostro Miguel, non è vero James?»
«Decentemente, signora. Il bacino è mobile, ma la tecnica non è perfetta» minimizza James, battendo il piede a tempo.
«Per essere un dilettante non mi sembra malaccio. Piuttosto, pensi che “zumbon” sia politicamente corretto, James? Non vorrei avere noie dai vicini»
«Nulla osta per lo zumbon, signora. Anche la Crusca lo ammette.»
«Pochi sanno rasserenare come te, James caro»
«Dovere, signora» risponde James con un piccolo inchino.

«James, caro?» continua Gilda, cambiando discorso.
«Signora?» chiede James inarcando lievemente un sopracciglio.
«Senti anche tu questo rumore? Sembra un ticchettio, qualcosa che batte a intervalli regolari.»
«L’ho notato, signora. Credo sia Natascia che si esercita al tiro con la carabina. L’ho vista salire sulla ciminiera del vecchio laboratorio portando in spalla la signora Pina»
«Con nonna Pina? Che bizzarria. Ma che ci fanno lassù in cima, James?»
«Natascia sta insegnando alla signora a sparare ai pensionati, signora»
«Ai pensionati, James? Un bel passatempo. Ma non sarà illegale?»
«Affatto, signora. Mi sono espresso male, le due hanno preso di mira una bocciofila situata ad un paio di chilometri da qua e si divertono a spostare i boccini ai pensionati che si apprestano ad andare a punti. Un divertimento innocuo, signora»
«Bè, beata giovinezza! Quand’è così lasciamo pure che si divertano» concede Gilda, di larghe vedute.

Poi la Calva Tettuta posa la tazzina e osserva il suo maggiordomo. Colpita da un particolare che in precedenza non aveva notato, inclina leggermente la testa, con l’indice appoggiato pensosamente all’angolo della bocca. Infine, con un cenno di approvazione, dice:
«Quel violetto che hai messo intorno all’occhio destro è delizioso, James, risalta parecchio»
James risponde con modestia: «Troppo buona, signora. L’abbinamento è del tutto involontario, sono stato infatti vittima di un piccolo incidente»
«O povero caro, sei caduto, ti sei fatto male?»
«Niente di preoccupante, signora, una piccola disattenzione, cose che capitano»
«Non prenderlo come un rimprovero caro, ma ultimamente sei un po’ distratto. Spero non si tratti di affari di cuore, sa il cielo quanto si possa soffrire per quelli! » declama teatralmente Gilda, pensando allo scomparso Cavaliere ed al lontano Svengard.
«Niente di grave, le assicuro, signora» dice James mentre solleva il vassoio d’argento con la tazzina vuota e si appresta a lasciare il soggiorno «Con permesso» ed esce.

«Incidente un par de palle» dice tra sé James ripensando a quanto accaduto la sera prima.

Una graziosa cameriera, leggermente claudicante, si avvicina al tavolo di Luisito e compagni.
«Avele scelto, signoli? Potele plendele oldinazione?» chiede gentilmente, mettendo in mostra i denti superiori sporgenti.
Luisito dà uno sguardo alla tavolata, e visti gli sguardi sfuggenti dei commensali prende in mano la situazione:
«Allora… io vado sul classico, ravioli al vapore e pollo alle mandorle» decide compiaciuto, tra i cenni di approvazione dei compagni.
«A me riso alla cantonese e gamberetti in salsa matrigna» chiede Memo, e poi sottovoce al vicino: «Io qua la carne non la mangio. Lo sai che in Cina mangiano i cani, no?»
«Come sei provinciale! A Vicenza allora mangiano i gatti, che vogliamo fare, siamo internazionalisti o no? E comunque in Cina non mangiano solo i cani, si mangiano tutto, pure gli insetti e le larve» afferma con competenza Ambrogio.
«Tanto fra poco li mangeremo anche noi gli insetti» interviene Olindo detto il Pinna. «Non avete sentito che l’Unione Europea ha dato il via libera all’utilizzo per alimentazione umana?»
«Opponiamoci, compagni! Contro il sovvertimento delle abitudini alimentari e lo sfruttamento intensivo degli insetti, indiciamo una grande assemblea di lavoratori e studenti e promuoviamo una petizione popolare!» rilancia Ambrogio, buttandola subito in politica. «Per me tempura di pesce e verdure, compagna» conclude comunque il sindacalista.

Gli sguardi di tutti sono puntati ora su Olindo, che scorre freneticamente il menu con il sudore che gli cola dalla fronte.
«Entro domani, Pinna» lo incita amichevolmente Ambrogio.
«Uffa, ma che ne so, mi pare tutto uguale… ma che cavolo vi guardate?» poi prendendo finalmente  una decisione si raddrizza sulla sedia e spara: «Signorina, per me involtini primavera. Senza salsa di soia però!»
La ragazza recupera i menu e si dirige zoppicando verso la cucina. Luisito, Memo e Ambrogio fissano Olindo, che si torce nervosamente le mani. Alla fine sbotta:
«E va bene, vaffanculo! Gli involtini primavera mi piacciono, andate a cagare!»

Come si è procurato il livido James? Mangereste involtini di cavallette? Osservando Silvana Mangano capite perché oggi si fanno meno figli di allora? 

 

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Titì nun ce lassà

Nella commedia “Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l’amico misteriosamente scomparso in Africa?” del grande Ettore Scola, il cialtrone Titino interpretato da un maiuscolo Nino Manfredi, dopo essere diventato persino stregone del villaggio, in dubbio tra il ritorno alla civiltà e l’appello rivoltogli dai membri della sua tribù (“Titì nun ce lassà”) sceglie la libertà: sale sulla sponda della nave e si tuffa verso il suo villaggio.

Rivendico il diritto di cambiare idea! Lo dice persino il nostro attuale ministro del tesoro a proposito dei limiti all’utilizzo del denaro contante, fino a ieri considerato sterco del demonio ed ora elevato  a motore di sviluppo; che dopo aver costretto tutti i pensionati ad aprire un conto corrente, anche quelli che non ne avrebbero avuto la minima intenzione, togliendogli il passatempo preferito di far la fila alle poste, ora si affermi che chiunque abbia un gruzzoletto sotto al materasso  lo possa spendere senza temere controllo alcuno sia giusto e sacrosanto mi conforta un po’; nel senso che, se come livello di cialtronaggine massima alla quale potevo aspirare c’era quello del buon Titino, la nuova vetta ministeriale per quanti sforzi potrò fare mi sarà irraggiungibile.

Credo di non essere stato l’unico ragazzo, a fronte di qualche rampogna o di qualche rimprovero ritenuto eccessivo o immeritato, ad immaginare di togliersi di mezzo per il gusto di vedere poi la reazione dei congiunti rimasti. “Vengo anch’io, no tu no”, insomma; come il buon Jannacci, immaginare di essere al proprio funerale per vedere l’effetto che fa. Fortunatamente soppesati i pro e contro, dove in cima alla lista dei contro c’è il fatto di non essere proprio sicuri di poter assistere in prima fila alla cerimonia, si finisce quasi sempre per desistere dal proposito.

L’ora delle decisioni irrevocabili, comunque, nel mio caso è passata da un pezzo ; se ormai persino i Papi possono dimettersi come un qualsiasi impiegato dell’Anas, non c’è scandalo se un povero cantastorie scrive di non voler scrivere più, per poi smentirsi il giorno dopo scrivendo di essersi pentito di aver scritto di non voler scrivere più.

Del resto come si fa a restare rintanati nel proprio orticello quando vengono messi a repentaglio i pilastri stessi sui quali si basa la propria cultura? Come non levare una parola indignata e pietosa in difesa del prelibato ciauscolo (o ciavuscolo, o ciabuscolo, fate voi) minacciato di estinzione (Immagino un dialogo nei corridoi dell’Organizzazione mondiale della sanità. Due ricercatori si incontrano. -“Ciao Mike, tutto bene? Di che ti stai occupando ora?” -“Di Ebola” -“Grande! Che sfida! Bellissimo, siamo orgogliosi di voi!” -“Grazie John. E tu, di che ti occupi?” -“Io? Io… ehm..  di salami” -“Ah. Ciao, John”)? Come non preoccuparsi per la prossima apertura alle proteine degli insetti? A tal proposito non so bene quale sia la posizione dei vegani, che come saprete non sono esponenti di una razza aliena qua convenuti da una lontana galassia ma seguaci di una alimentazione esclusivamente vegetale; contenti loro, parafrasando il notoriamente tollerante presidente della Figc (non la federazione giovanile comunista, non c’è più: la federazione gioco calcio), anche se non credo che con tale dieta l’uomo avrebbe potuto raggiungere l’attuale livello evolutivo: molto probabilmente sarebbe rimasto a penzolare su delle liane sbucciando banane.

La mia posizione, pragmatica come al solito, è dunque simile a quella dello scrivano Bartleby : preferirei di no; a differenza di quello, tuttavia, in mancanza di meglio mi acconcerei probabilmente anche ad assaggiare larve, ma solo come estrema ratio.

Prevedo che, tra qualche anno, quando la nuova dieta proteica avrà preso piede, associazioni di ambientalisti si schiereranno contro gli allevamenti di larve; gruppi di animalisti apriranno le gabbie a nuvole di cavallette; allevatori bio protesteranno che i loro bacarozzi sono selezionati secondo le più severe regole Iso-9000.

Non credo che le rigide regole sanitarie odierne lo consentano ancora, ma ricordo con tenerezza quando, da piccolo, in casa nostra si faceva la “pista”. Non abitando in campagna, e non rientrando il maiale nel novero degli animali da compagnia, non era allevato da noi; una volta ammazzato, in modo meno misericordioso di quanto si faccia oggi, veniva tagliato in due e babbo ne portava a casa la metà, una “pacca”. Sul tavolo e credenza della cucina si allestivano gli strumenti, coltelli affilati, tritacarne; veniva in casa un esperto, il pistaiolo (lu pistarolu) che disossava la carcassa e sapeva quali pezzi usare per ciascun insaccato. Non mi dilungo sulle tecniche di macinatura, salatura e pepatura che ogni pistaiolo custodiva gelosamente: per queste dovrei rimandarvi al mio amico macellaio-sassofonista Walter ben più ferrato di me. Fatto sta che alla fine della magia il maiale era scomposto in pezzi che sarebbero bastati mesi e mesi. L’osso del prosciutto, ad esempio, lo si sarebbe ritrovato insieme ai fagioli (e alle cotiche nuove)  al capodanno successivo. Non ho idea del perché lo stesso insaccato abbia nomi diversi a seconda della locazione geografica: perché in un posto si chiami coppa quello che in un altro è lonza, ed in un posto soppressata quello che in un altro è coppa; so che sia io che i miei fratelli a ciauscolo, salame lardellato, coppa e lonza ci siamo diventati grandi; che se penso a casa penso a ciauscolo e mi mette tristezza pensare che, fosse pure tra cent’anni, a qualcuno pensando a casa possano venire in mente scarafoni e cavallette.

(70. boh vedremo)

Manfredi_Sordi