Cronachette dell’anno nuovo (19)

Ed è arrivata la primavera, la seconda primavera di pandemia: la natura se ne frega allegramente del virus, perché ci sono in giro delle fioriture meravigliose; ieri, passeggiando nelle vie non distanti da casa, abbiamo ammirato delle magnolie spettacolari. Rispetto all’anno scorso questi giorni sono molto più freddi, e forse in questo si può cogliere una sorta di riguardo nei nostri confronti, dato che non si può uscire. Il telegiornale giusto per tirarci su di morale oltre a servizi chilometrici con la contabilità quotidiana di caduti e dispersi e storie pietose varie, ci fa sentire il grido degli agricoltori allarmati che il gelo rovini le colture, e di seguito servizio sui cambiamenti climatici. E che palle! Sì, i cambiamenti climatici ci sono, ma da che mondo e mondo l’agricoltura è sempre stata soggetta agli umori del tempo: non è il primo anno che fa freddo in marzo ed oltre, e non sarà certo l’ultimo, e lasciateci in pace!  

Secondo me quelli che fanno sport individuale dovrebbero evitare di scorrazzare per i marciapiedi senza mascherina, costringendo i pedoni normali a buttarsi in mezzo alla strada per mantenere le distanze, così come non mi pare che i gruppi di una ventina di ciclisti visti in giro siano a norma, ma può darsi che mi sbagli. Del resto nonostante quello che sostiene la Diocesi ho dei dubbi anche sul coro, per quanto risicato, quindi sui ciclisti forse è meglio che mi taccia.

Sempre ieri, un’amica ci ha detto che il fratello sta per essere dimesso dall’ospedale, dopo un paio di mesi di ricovero. Ho pensato subito al Covid, e invece no: legionella. Le ho chiesto dove se la fosse presa il fratello, e mi ha detto che in realtà l’ha avuta venti anni fa ed era guarito, solo che quel virus è bastardo, un po’ come l’herpes, e rimane dentro, pronto a risaltare fuori se le difese immunitarie si abbassano troppo. Speriamo che non sia così anche per il Covid…

Mi chiedo come sia possibile che la Sardegna sia passata in una settimana da bianca ad arancione, e soprattutto come sia possibile che Briatore abbia ancora la faccia tosta di parlare; se la gente avesse un po’ di testa il suo localino elegante quest’estate dovrebbe rimanere vuoto, ma dubito che sia frequentato da molta gente con la testa.

Il nuovo presidente Usa continua a volersi far benvolere dal mondo, e quindi la settimana scorsa ha mandato il nuovo segretario di Stato a litigare con i cinesi, in Alaska, tirando anche stavolta in ballo interferenze e diritti umani, accuse alle quali i cinesi hanno risposto per le rime. Ma che bella scenetta! Poi il nostro beniamino, dell’età del nostro ben più sobrio presidente Mattarella, si è messo a zompettare sulle scalette dell’aereo come nemmeno Obama, è inciampicato ben tre volte e cara grazia che sia riuscito a tirarsi su. Kamala, ti conviene scaldare i motori, che questo non so se arriva alla fine…

Il loro quasi coetaneo, l’immarcescibile Gianni Morandi, ha avuto un brutto incidente,  scivolando su degli sterpi a cui aveva dato fuoco e scottandosi seriamente le mani ed altre parti del corpo. O Gianni, ma che scherzi combini, sei un cantante mica un fachiro! Auguri di pronta guarigione, da un vecchio fan.

A proposito di fan, sempre nella passeggiata di ieri siamo passati in una zona dove prima c’era un grande prato, che adesso è stato distrutto per far posto alla nuova stazione ferroviaria; una stazione c’era già, poco più in là, delle Ferrovie dello Stato, ma è stata spostata per avvicinarla a quella delle ferrovie Nord e farne così un nodo di interscambio. Molto comodo per me quando si potrà ritornare a lavorare a Milano; sarebbe bello però che la vecchia stazione venga abbattuta e l’area lasciata a prato, ma dubito che sarà così. Ma perché parlavo di fan? Ah, perché pensavo a Celentano: Là dove c’era l’erba ora c’è una città…

Lo Spallanzani sta testando lo Sputnik, ma l’Europa dice che non ne avremo bisogno. Non capisco perché se funziona non dovremmo usarlo, per far dispetto a Putin? Cioè, ci dobbiamo dare delle martellate sugli zebedei per far contento chi?

Per concludere con una nota culinaria, ieri abbiamo fatto il bis di pici, non ho usato il ragù di cinghiale pronto ma un ragù fatto da mia moglie alla napoletana, lasciato sul fuoco otto ore lemme lemme: una goduria! Accompagnato con un Lambrusco Casalguerro semisecco, non dico la morte sua ma quasi; poi il divano mi ha avvinto ed è caduto l’oblio.

Amiche e amici, ho appena dato una controllata al balcone, le primule sono sbocciate, le rose stanno fiorendo, l’acero svetta ritto verso il cielo buttando le sue verdi foglioline, e persino i miei nanetti, Pappolo e Luppolo, mi pare siano in forma: e così spero di voi. A presto!

Agricoltore disperato