Olena à Paris – 33

“Yo soy el toro
y también cansado, agobiado por los años,
si la visión es borrosa y los reflejos se ralentizan,
No me quedaré mirando mi manada
que se va en la pampa.
Si quieres mi lugar ven y tómalo
gran cornudo,
llegará la hora pero no tengo miedo.
Pelearé y tal vez moriré
pero nunca abandonaré mi rebaño en la pampa.
Porque, si aún no lo has entendido,
Yo soy el toro.”¹

«Cosa stai leggendo, Juanito?»
«Ti ho svegliato, querida? Mi dispiace, scusami… è una poesia, ma riposa ora»
«Ho riposato abbastanza… l’hai scritta tu? Non sapevo fossi anche poeta. E’ un po’ triste, il toro morirà, lo sai vero Juanito?»
«Lo so, querida, ma non è questo il giorno. No, non è mia la poesia, anche se mi piacerebbe. E’ di un grande poeta che è vissuto da queste parti tanti anni fa…»
«Vieni qua, Juanito, stenditi vicino a me, vuoi?»
«Sei sicura, querida? Io non…»
«Tappati la bocca, Juanito, non abbiamo tutto il tempo del mondo, mi pare»

La quiete è finalmente tornata su Villa Rana. Ognuno è ritornato alle proprie occupazioni, gli operosi operai al lavoro, i combattivi sindacalisti a sindacare, i competenti pensionati a controllare i cantieri; i pigmei si sono dati alla macchia ed i koala, raccolti davanti al televisore sgranocchiando foglie di eucalipto, seguono la quattrocentoduesima puntata di “Lacrime e Laterizio” commentando di tanto in tanto con degli eloquenti “eh!” ed “ah!”. Miguel il giardiniere, con in groppa il piccolo Chico, rastrella il viale d’ingresso dalle foglie; il saggio Po discute di economia con il pappagallo Spread mentre Svengard distrae Adalgiso, il personal trainer e toy boy di nonna Pina ormai disoccupato, introducendolo nell’arte del far rotolare una botte di aringhe marinate salendoci sopra in equilibrio, specialità olimpica nei paesi dell’aurora boreale. Solo non si vedono i due liocorni², verrebbe da dire, ma solo perché non si è saliti al piano superiore.
Nell’ampio soggiorno infatti Gilda sta sorbendo con il ditino alzato una tisana alle erbe di mellifrace, un toccasana per digestione, vie urinarie e disordini intestinali, servita con la consuetà professionalità dal maggiordomo James, peraltro turbato dai braccialetti in pietra lavica che la Calva Tettuta indossa ad ambedue i polsi per bilanciare i propri Chakra³ ed in particolare i primi due, quelli più attinenti alla sfera sessuale.
«Che giornata, James» sbuffa Gilda «un’altra così e dovranno portare anche me al camposanto. Non bastassero i pigmei, ci mancavano anche i koala che indossavano i paramenti del Vescovo, chissà che gli sarà passato per la testa!»
«Credo che più che dal colore siano stati attratti dall’odore, signora, quel particolare tono di incenso deve aver risvegliato in loro ricordi gioiosi»
«Simpatici animaletti, ma a volte un po’ invadenti. Ma veniamo a noi James, è ora di raccogliere le idee, fare il punto della situazione e focalizzarci sul da fare, non trovi?»
«Senz’altro, signora»
«Bene. Puoi ripetermi per favore la storia del deposito di quadri? Evaristo conosceva tutto di ripieni e impasti, ma che io sappia non distingueva un Picasso da un rotolo di carta da parati dell’Ikea. Anch’io a dire la verità avrei dei problemi, ma questo è un altro discorso. Dunque, perché diavolo avrebbe dovuto avere un deposito di quadri in Argentina?»
«Da quanto ho potuto capire, signora, e Natascia potrà eventualmente aggiungere più dettagli» dice James, rivolgendo uno sguardo supplicante a Olena che, appoggiata alla balaustra del balcone, sta facendo girare tra le dita lo scovolino per la pulizia della canna della sua Glock 44, «il signore era del tutto ignaro dell’utilizzo di quel magazzino. Il deposito faceva parte delle proprietà presenti nell’appezzamento di Tres Lomas, acquistato nel ’95, ed era accatastato come ricovero per animali. Torturand… ehm, interrogando alcuni degli uomini incaricati di sorvegliare l’edificio, Natascia ha potuto appurare che il signore non è mai stato visto da quelle parti»
«Mi stai dicendo che abbiamo acquistato un terreno per due lire, su questo terreno c’era un deposito di opere d’arte inestimabili ed Evaristo non ne sapeva niente?» chiede retoricamente la Calva Tettuta, che inizia ad agitarsi.
«Tutte le evidenze porterebbero a crederlo, signora» conferma James.
Gilda rimane un attimo perplessa scuotendo la testa, poi scoppia in una risata irrefrenabile ed infine, quando i singulti si sono fermati, si alza in piedi, mette le due mani intorno alla bocca a mò di megafono e scandisce:
«Evaristo, sei un grandissimo coglione! Volevi conquistare il mondo con i tuoi manometri⁴, e avevi a portata di mano una fortuna per realizzare i tuoi piani! Ah, ah, rotolati nella tomba e mangiati le ossa dei gomiti, deficiente!» poi, riacquistando un minimo di controllo, chiede:
«Ma insomma, ci sarà ben stato qualcuno che li pagava questi “sorveglianti”, si sa chi è?»
«Gli uomini prendevano ordini da un certo Carlos Houseman, un tipo tenebroso, un mercenario» dice James, con un brivido di eccitazione «Lui avrebbe potuto dire chi c’era dietro, ma purtroppo Natascia se l’è fatto scappare» rivela con un pizzico di perfidia .
«Io non fatto scappare» precisa Olena puntando pericolosamente lo scovolino verso il maggiordomo. «Io sa esattamente dove trova lui adesso»
«Davvero, Natascia? Mi sembrava strano che qualcuno fosse rimasto vivo dopo un incontro ravvicinato con te, in effetti. Ed ora che intenzione hai? No, anzi, non dirmelo, meno so di questa storia e meglio è. Dimmi solo una cosa, ti serve qualcosa, qualcuno?»
Olena mette in tasca lo scovolino e resta con la pistola in mano. Si avvicina a James e, con un sorrisetto beffardo, gli sibila in un orecchio:
«Mi servi tu, finoucchietto»

Adalgiso affranto per la dipartita di nonna Pina

¹ “Yo soy el toro” di Camilíto Estudiantes, tratta dalla raccolta Canciones de la Pampa (1932). Trad.: Io sono il toro / e anche se stanco, gravato dagli anni / se la vista è appannata e i riflessi rallentati / non resterò a guardare la mia mandria / che si allontana nella pampa. / Se vuoi il mio posto vieni a prenderlo / gran cornuto / verrà l’ora ma io non ho paura. / Combatterò, forse morirò / ma non abbandonerò la mia mandria nella pampa. / Perché, se non l’hai ancora capito /io sono il toro.
² Ci son due coccodrilli ed un orangotango… ma che ve lo dico a fare.
³ Come sanno i cultori delle medicine alternative, dai quali l’autore prende le distanze, i Chakra sono sette.
⁴ cfr. “Natale con Olena”, 2017