Halleluja!

Non contenti, ormai due anni orsono, di aver fatto rivoltare nella tomba il povero Johann Sebastian Bach storpiando il suo “Jesus bleibet meine freude”, quest’anno siamo andati a disturbare il coetaneo Georg Friedrich Händel andando a strapazzare nientemeno che il suo celeberrimo “Halleluja!”.
Tutto ciò in occasione del III Raduno Internazionale delle Corali in Vaticano, a cui ho iscritto il coretto parrocchiale venendo così incontro alle preghiere dei fedeli del quartiere che per una domenica non ci hanno avuto tra i piedi.
L’occasione era meno solenne di quella scorsa, in quanto non c’era di mezzo il Giubileo, però pur sempre impegnativa se non altro per non sfigurare al cospetto delle formazioni in arrivo dai quattro angoli del mondo. Tra tutte spiccava una folta delegazione cinese, il cui capo ha assicurato che non era lì per comprare l’Aula Paolo VI ma solo per cantare. Per adesso, aggiungo io.

La nostra delegazione era composta da 12 persone, con un rapporto uomini-donne di 1:3. Squadra che vince non si cambia, quindi quasi tutti i partecipanti dell’altra volta hanno voluto bissare, convinti più che altro dalla serietà del tour operator (io) e specialmente dalle proposte gastronomiche, e quindi all’appello si sono ripresentati: la direttrice Antonella, che passa ore a stirare solo per poter imparare meglio i canti, e che si è fatta installare in casa una vasca da bagno al posto della doccia solo per poter stare più tempo immersa con le cuffie; Gemma e Gianna, la coppia comica che anche quest’anno non ha mancato di fare strage di cuori tra camerieri ed albergatori del circondario: hanno infastidito persino un avventore scambiandolo per l’oste, e questo gentilissimo ha sciorinato loro tutto il menu, compresi panna cotta, tiramisù e crema catalana; Maura l’addetta all’infermeria, funzione indispensabile in un gruppetto dove l’età media è over 50; purtroppo quando davanti ad una pizza la nostra Gemma ha magnificato le proprietà benefiche della cucchiarella¹ su indolenzimenti e torcicollo, nonché dell’utilizzo alternativo dell’aglio, la nostra infermiera era assente e questo ha impedito il dibattito tra scienza e rimedi magici; Cristina la soave pendolare imbruttita favorevole alla riapertura delle segrete di Castel Sant’Angelo per chi trascina i trolley nelle stazioni delle metropolitane; e last but not least Lorella, la nostra Pincher che, pur non avendo ancora imparato a decifrare il linguaggio del corpo (riporto solo a titolo di esempio il fatto che dopo essersi persa sul sagrato di S.Pietro ha accusato me di averla persa) si è resa molto utile in quanto durante la lunghissima coda per entrare nell’Aula del Convegno si è incaricata di proteggermi le terga dalla calca, sa infatti quanto mi infastidisca sentirmi premere da sconosciuti alle spalle e si è sacrificata al mio posto. Ad un certo punto, nella confusione, si è aperto il solito varco a sinistra e come due anni fa mi ci sono tuffato: stavolta però la mossa non ha funzionato, ad ulteriore testimonianza della crisi della sinistra.
Mancavano le decane Dina e Marianna (quest’ultima attesa dal fotografo Barillari che c’è rimasto malissimo nel sapere che non sarebbe venuta) ed il maestro Arcangelo, che ha avuto la pessima idea di rimettere in piedi il coro della sua parrocchia ed ha declinato per non incorrere nel conflitto di interessi.
I nuovi entrati, pienamente amalgamati nello spirito del pellegrinaggio, sono: Concilia, contralto, che mi presta una figlia per il gruppetto teatrale ed è quindi benemerita; Mita detta Mitina che ha voluto recuperare con gli interessi quanto si era persa due anni fa ed era indubbiamente la più felice, con il marito Mito che, pur non essendo cantante, ha preferito seguire la moglie in trasferta piuttosto che godersi tre giorni di relax sul divano come hanno fatto tutti gli altri mariti affranti; e Adriano, marito di Cristina con il quale costituiamo una bella coppia perché lui studia il tedesco ed io il russo non capendoci entrambi un accidente, e la potenza vocale non è il nostro forte, a differenza degli antipasti al buffet.
Il drappello è stato rafforzato dalla presenza di Rosalinda, amica di Gianna, che abita a due passi dal Vaticano.

Le giornate sono state molto piene e intense; venerdì interessante il convegno, con relatori d’eccezione ma, sarà stata l’ora di sveglia (le 3:30) sarà stata la cadenza un po’ troppo pretesca di qualcuno, i messaggi ci sono arrivati un po’ ovattati. Il passaggio dalla cecagna all’abbiocco per me è stato interrotto solo dall’incontro con un vecchio commilitone ufficiale di complemento, con il quale non ci vedevamo da quarant’anni e perciò abbiamo pensato valesse la pena farci un carciofo alla giudia ed un piatto di cacio e pepe, nonché una bottiglia di rosso, in ricordo dei bei tempi. Del pomeriggio ricordo poco.

Sabato il convegno è continuato con interventi di tutto il mondo: suore vietnamite e irachene (le suore secondo me hanno una marcia in più), argentini, congolesi, cinesi appunto. C’erano anche dei ticinesi, proprio dietro a noi, ma con i quali non abbiamo fraternizzato.
E’ venuto a trovarci Papa Francesco, tra un tripudio di folla con qualche punta di isteria; giusto per riportarci con i piedi per terra ci ha esortati a non fare le primedonne, ma io credo che si rivolgesse ai soprani. Poi nel pomeriggio il concertone, con il grande coro della Diocesi di Roma diretto da Mons. Frisina, e gli ottomila coristi presenti: personalmente non ho fatto danni in quanto ho preferito l’ascolto all’emissione di suoni. Dietro di noi un coro credo lituano continuava ad infastidire chiacchierando e sia io che la nostra direttrice li abbiamo dovuti ammonire pacatamente: e mo’ basta! Ma hanno continuato a fare gli indiani.

Domenica la Basilica di S.Pietro era riservati ai soli coristi; le scene di isteria stavolta ci sono state verso mons.Frisina, tirato per la giacchetta di qua e di la per firmare autografi e fare selfie: sembra che il tocco del sacro manto guarisca le emorroisse, tant’è che una delle nostre coriste ha chiesto la grazia di entrare al più presto in menopausa.
Anche questa volta si è ripetuto il miracolo di migliaia di coristi che cantano in gregoriano, per la maggior parte non capendo un acca di quanto dicono, ma all’unisono. Mistero! Forse per andare insieme bisogna parlare una lingua che nessuno conosce più? Pensiamoci.

Stavolta purtroppo a causa del tempo non ottimale non abbiamo potuto fare passeggiate e quindi apprezzare lo stato delle buche, e per consolarci ci siamo dovuti buttare sul cibo. Il limite del mio peso forma è stato valicato, come gli elefanti di Annibale valicarono le Alpi: mi aspetta un lungo inverno di minestroni. Menzione speciale al Ristorante La Francescana (vicino al palazzaccio), a Checco ar 65 ed al Ristorante-Pizzeria l’Angoletto.

Roma immortale, di Martiri e di Santi…

232_0

 

¹ La cucchiarella è il cucchiaio di legno che si usa per girare il sugo e sembra che, picchiettato nella parte dolente, per il principio del chiodo scaccia chiodo faccia svanire il dolore. L’aglio invece ha altri utilizzi, legati alle proprietà antisettiche.

Cultura come se grandinasse!

La scorsa settimana è stata molto intensa perché ho deciso di fare una overdose di cultura. A che pro, vi chiederete, non sei già quell’uomo grave la cui cultura eclettica spazia dall’ ”Avere o Essere” di Erich Fromm al “Vie’ qua, famme ‘na pompa” di Cristian De Sica in S.P.Q.R. – 2000 e ½ anni fa?
Lo sono certamente, ma un sovrappiù di gravità non guasta mai.

E dunque ho iniziato lunedì sera con:
“Intro a Caravaggio”, una presentazione della mostra “Dentro Caravaggio” che si tiene in questi giorni a Milano, al Palazzo Reale. Capisco io qualcosa di pittura? Pochino, e sinceramente sapere come Caravaggio avesse disegnato le forme che ha poi deciso di dipingere e poi perché non le abbia dipinte precisamente come le ha disegnate non mi appassiona granché; vedere i quadri e sentirli spiegare da qualcuno competente è invece sempre una bella esperienza, non essendo esperto di niente in particolare ammiro sempre chi lo è veramente di qualcosa, specialmente di quelli più modesti che dicono che, nonostante una vita di studi, c’è sempre da imparare.
Caravaggio era un pluriomicida, ma fortunatamente non è venuto in mente a nessuno di distruggere i suoi quadri per questo.

1024px-Caravaggio_Judith_Beheading_Holofernes

Trovo ridicolo che, nell’ultimo film girato da Kevin Spacey, bravo attore accusato di un fatto di molestie ad un minore avvenuto anni fa,  a film finito la sua parte sia stata cancellata e rigirata da un altro attore. Una forma di moderna damnatio memoriae, adesso che si farà, si rigireranno tutti i film interpretati da lui? Vogliamo costruire una neo-realtà?  E tutto per permettere al sistema Hollywood di rifarsi una verginità? Mi chiedo: ma qualcuno si è veramente scandalizzato di quello che sta emergendo da quell’ambiente?

Al martedì si continua con la pittura, e precisamente con un film su “Bosch – Il giardino delle delizie” un documentario su Hieronymus Bosch ed in particolare sul suo dipinto più famoso. Bosch mi piace molto, i suoi dipinti visionari mi ricordano alcuni racconti di  Lanciostory che leggevo negli anni ’70; la sua vita normale contrasta con le sue opere, alcune delle quali sembrano dipinte sotto effetto di sostanze stupefacenti. Lo scorso maggio al Museo del Prado, a Madrid, ho passato un’oretta nella sala di Bosch, passando dall’uno all’altro dei suoi quadri cercando di capirci qualcosa; mi ha confortato che gente molto più avvezza di me a cimentarsi con l’arte abbia gli stessi dubbi, e la sensazione che alcuni misteri rimangono ancora e sempre rimarranno, perché purtroppo abbiamo perso alcune chiavi di decifrazione di quel linguaggio. Se vi capita andate a vederlo, sul grande schermo i colori e le figure di quei dipinti sono fantastici.

Tra cinquecento anni qualcuno guarderà ancora con stupore qualche opera fatta oggi? O piuttosto guarderà ancora ammirato e stupito le opere di Caravaggio o Bosch?

Al mercoledì riposo. Il mal di gola mi ha impedito di partecipare alle prove del coretto di cui faccio parte, e così mi sono rivisto l’ennesima replica del Commissario Montalbano, sempre gradita, con presentazione di Camilleri sul tema della violenza contro le donne.
Sarà stato l’argomento, saranno state quelle due lineette di febbre unite ai quadri di Bosch e all’alfabeto cirillico col quale mi sto cimentando, per ora con risultati modesti, ma ho passato una notte agitata da incubi mostruosi.

Al giovedì do il mio contributo alla creazione di cultura, dirigendo il gruppetto teatrale per il quale sono autore, regista e produttore. Preciso di non richiedere alcun compenso alle attrici di nessuna natura. In questa veste posso dare libero sfogo a tutto il mio pressapochismo, ed infatti: So recitare? No. So scrivere? Mah, insomma. Ho i soldi per produrre spettacoli? Assolutamente no. E quindi facciamo quello che possiamo, finché i ragazzi si divertiranno continuerò a seguirli, quando si stuferanno smetterò anch’io. L’ultima commediola l’ho scritta in due giorni, pensando più che altro ai costumi che avrei potuto utilizzare senza dover attingere alla risicata cassa.

monjes-cantando

Venerdì si passa alla musica sacra: “Concerto Elevazione Spirituale”, canti gregoriani in basilica romanica. Ricordate che poco tempo fa vi parlai di sorprese riguardo al canto gregoriano? Dopo questa serata temo che di sorprese non dobbiate attendervene più. Un’ora di canti gregoriani, per di più al freddo, fiacca anche gli spiriti più forti e sospetto che siano usati come metodo coercitivo a Guantanamo. Una delle ore più lunghe della mia vita! Ho cercato di immedesimarmi nei pii monaci, ma non sono riuscito a raggiungere quello stato di concentrazione che avrebbe potuto elevarmi spiritualmente; prima di tutto perché battevo i denti, e secondo perché vicino a me c’erano dei bambinetti che genitori sadici avevano portato all’evento mistico, e giustamente facevano i bambini rompendo le scatole ai vicini, almeno per i primi 20 minuti finché non si sono addormentati. Verso il quarantacinquesimo minuti dalle retrovie si è sentito un grugnito, come di uno che stesse dormendo e si fosse risvegliato all’improvviso. Non mi sono elevato ma in compenso ho fatto in tempo a correre a casa prima della fine della partita di calcio Svezia-Italia, strazio tale da far rimpiangere il gregoriano.

uomini-e-no-628x353

Sabato teatro, al Piccolo Teatro Mariangela Melato, ad assistere al dramma “Uomini e no”, tratto dal romanzo di Elio Vittorini. Interpreti dei bravissimi attori, allievi del Piccolo Teatro; mi è piaciuto tutto compreso il teatro dove non ero mai stato, con la platea a semicerchio e al posto della galleria le balconate, come si fosse in una casa di ringhiera.
Ambientato nel ’44, ma attuale sempre: si è uomini anche quando si compiono delle atrocità? Convive in ciascuno di noi una parte umana con una non umana?

Una considerazione artistica: si scrivono ancora opere così, o gli intellettuali sono finiti, o se non sono almeno morti non se li fila più nessuno?

sagra-marradi-treno-vapore_37165_1446

E infine domenica sveglia ad orario lavorativo per la: “Visita di Cremona con il treno a vapore”! Organizzata dal FAI, Fondo Ambiente Italiano, viaggio Milano-Cremona su treno d’epoca trainato da una locomotiva a vapore; e visita guidata ai monumenti principali, al Museo del Violino e ad una bottega di liutaio. Quest’ultima parte è quella che più mi è piaciuta, prima di tutto perché vedere qualcuno lavorare è sempre piacevole, e poi per il garbo con il quale la brava liutaia francese ci ha illustrato i procedimenti di creazione del meraviglioso strumento. Strumento che cercai di padroneggiare in età avanzata ma non ce la feci, anzi rimasi al livello di suonatore straziante finché una provvidenziale tendinite alla spalla non mi diede la scusa per smettere. Per fare un buon violino occorrono due-tre mesi, e per acquistarlo 10.000 euro sono un prezzo ragionevole. Il mio l’avevo acquistato per 53 euro completo di archetto e astuccio, fate voi: aveva ben ragione la mia maestra ad ammonirmi che non potevo pretendere chissà che cercando di suonare una cassetta di arance.
Devo dire per il resto di essere rimasto un po’ deluso, perché delle famose tre T di Cremona ne ho viste solo due (Torroni e Torrazzo) e la terza invece, che mi avrebbe un attimo ravvivato dopo le ore passate seduto sulla panca di legno, non si è vista.

16366_35_medium

Viaggiare sulle carrozze con panche di legno e scaldino sottostante mi ha ricordato i primi tempi di pendolarismo; soprattutto forse pensando alla terza T mi ha riportato alla mente un signore distinto, credo fosse un impiegato di banca, che si piazzava sempre vicino all’entrata e quando questa si affollava si appoggiava con nonchalance a qualche ragazzotta. Pezzo di molestatore, chissà che fine avrà fatto!

Alla fine di questo tour de force, tirando le somme, posso dire di essere una persona migliore? Non credo. Più colta? Ma manco per sogno. Di saperne almeno un po’ più di prima? Questo può essere, ma tanto tra poco lo dimenticherò. Di sicuro mi tocca dar ragione all’ex ministro che affermava che con la cultura non si mangia: che qui, gira e rigira, alla fine non ho mangiato un cavolo!

(172 – continua)

01033208

Milan col coeur in man

Avviso i lettori che questo pezzo è scritto su commissione, in cambio di dolciumi ed altre prebende. E’ lunghino e con riferimenti che solo alcuni potranno cogliere, perciò se non ve la sentite di leggerlo non ve ne farò una colpa.

Galvanizzate dall’esperienza romana del Giubileo, le gaie coriste del Piccolo Coro mi hanno chiesto di fare il possibile per poter essere presenti alla messa del Papa al parco di Monza, il 25 marzo.
La mission non era impossible, dato che circa un milioncino di persone ha avuto la stessa idea; appena un po’ complicata dal cercare di andarci come corale, ed anche dal fatto che quando ci siamo accorti che avremmo potuto andare come corale i termini di iscrizione erano scaduti.
Ma vuoi la buona grazia con cui ho inoltrato la richiesta vuoi il fatto che, su ottomila coristi previsti, quindici in più o in meno non è che facessero tutta questa gran differenza, la nostra domanda è stata accettata e siamo quindi stati ammessi.
La preparazione è stata una passeggiata di salute: biglietti comitiva con Trenord, cartelline antipioggia per gli spartiti e sgabellino pieghevole per riposare le membra nell’attesa. Quest’ultimo in particolare è stato apprezzatissimo perché con soli 4,99 euro alla Decathlon ci ha consentito di elevarci al di sopra di cori sicuramente più bravi di noi ma non altrettanto scaltri.

WP_20170309_19_44_08_Pro

Anche Drupi era abbastanza soddisfatto

I canti non erano tali da sollevare l’entusiasmo di queste cantanti rotte ad ogni repertorio e sprezzanti di pericoli e vergogna; del Credo in un unum Deum ho già detto, per il resto era roba abbastanza pallosetta in puro stile ambrosiano. Digiuno di liturgia, mi è sembrato di capire che la differenza più significativa sia il momento in cui ci si scambia un segno di pace, ovvero ci si stringe la mano; momento sempre imbarazzante dove ciascuno cerca di non incrociare lo sguardo di sconosciuti per evitare il contatto fisico.

Il sottoscritto fin dal mattino, sarà stata la meraviglia della bella giornata sbucata a sorpresa dopo una settimana bruttarella, aveva una gran fame e nonostante la colazione abbondante si è visto costretto ad acquistare un panino con la mortadella in uno dei numerosi punti di ristoro situati durante i 4 chilometri e mezzo di distanza tra la stazione ed il parco; le coriste si sono poi, tranne deplorevoli eccezioni che ho annotato, prodigate nel rifocillarmi con paninetti barrette energetiche e persino dei grissinetti al kamut che però mi stavano rimanendo nella strozza.

IMG-20170326-WA0001

Gli zaini contengono esclusivamente generi di prima necessità

Nonostante la buona volontà non eravamo preparati al meglio: ugole debilitate e conoscenza dei canti approssimativa. La nostra direttrice Antonella da circa un mese aveva una caviglia dolorante; mi ero premunito di chiedere il permesso agli organizzatori per portarla in carrozzina ma lei stoica non ha voluto. Ha indossato delle scarpe da cantiere con dei bei rinforzi laterali e si è apprestata alla sua personalissima Via Crucis. Ricorderete forse che a Roma era stata la nostra Gemma a soffrire nei piedi, a causa delle scarpe nuove: non contenta ha rimesso le stesse scarpe, o forse da allora non è più riuscita a toglierle. Gemma è di grande utilità perché, quando ci si perde nella folla, basta tendere un attimo l’orecchio e se si sente una risata squillante è lei, insieme alle altre componenti del trio delle meraviglie Gianna (che non per lanciare accuse ma nonostante sia una valente cuoca si è dimenticata di preparare i dolcetti) e Melissa. Ad ogni modo noi schieravamo una infermiera professionale, Maura, ed un volontario della Croce Rossa, Giobatta diversamente cantante, quindi avremmo potuto infortunarci sicuri di essere degnamente assistiti.

Behind The Scenes At Taronga Western Plains Zoo

La nostra direttrice al ritorno a casa si appresta alla pedicure

La nostra Dina si aspettava di rincontrare il maestro Columbro ma il messinese stavolta a causa di impegni improrogabili non ha potuto partecipare, o quantomeno noi non l’abbiamo visto ma se ci fosse stato l’avremmo senz’altro sentito.

Il clima era quello di una bella scampagnata: plaid, sgabellini, panini e magliette a maniche corte; mancavano purtroppo le salamelle e la birra reputati non consoni all’occasione.

IMG-20170325-WA0022

Fedeli in raccoglimento in attesa del Santo Padre

L’organizzazione ha pensato bene, da mezzogiorno all’una e mezza, di intrattenere i fedeli con cantanti veri ovvero presi da Amici di Maria De Filippi o giù di lì; sinceramente non ne conoscevo nemmeno uno ma questo per mia ignoranza, non voglio togliere nulla ai bravi artisti. Giusto, il nostro fornitore di ‘nduja, cercava nel frastuono la giusta concentrazione, senza successo.

IMG-20170325-WA0025

Un oblato scozzese impartisce con competenza lezioni di gregoriano ad un ospite del Sol Levante

Lo stile ambrosiano si manifesta anche nella solerzia con cui si intraprendono le attività. Questo è il motivo per cui non appena il Papa ha lasciato il carcere di Opera, dove era stato in visita ai detenuti, il grande coro sul palco ha intonato il “Tu es Petrus” a cui ci siamo accodati; dopo un quarto d’ora si iniziavano a vedere degli sguardi smarriti, in particolare Marianna che orfana di Barillari non sapeva chi andare a importunare, e qualcuno iniziava a pensare che fosse il caso di risparmiare un po’ il fiato per arrivare fino in fondo. I nostri 3 oriundi, Cristina Sconsy e Andri erano venuti a rinforzare il plotone, ingaggiati anche stavolta a parametro zero; Cristina si è distinta per aver cercato di porsi sul tragitto del Papa ma Francesco ha girato il parco in lungo e largo tranne che sotto l’albero sul quale la nostra contralto si era stabilita. Anche uno straniero avevamo: Jolanda che più di tutte si è goduta la giornata ed ha mostrato perizia nel fabbricare cappelli di carta in stile Napoleone.

IMG-20170325-WA0031

Foto artistica di fotoreporter diversamente sobrio

Appena arrivato Francesco ci è parso un po’ provato, tanto da farci pensare che qualcuno gli avesse tirato uno scherzo da prete a farlo girare come una trottola fin dall’alba con l’obiettivo  di fiaccarlo; se era questo lo scopo non ci sono riusciti.
La messa è stata molto partecipata, e l’omelia del Papa ha richiamato come al solito tutti alle proprie responsabilità, peccato che la tendenza sia di farsi uscire da un orecchio quello che entra dall’altro, e i buoni propositi rimangono in prevalenza lettera morta.

IMG-20170325-WA0023

Utilizzo alternativo della sciarpetta

Finita la messa ci siamo incamminati verso la stazione per riprendere il nostro trenino; dopo due ore di attesa che hanno generato diverse intemperanze tra i fedeli che evidentemente avevano già perso lo spirito fraterno, alcuni dei quali sono stati ripresi dalla nostra Gemma ed invitati a riacquistare quel minimo di serenità necessaria (“e che caspita!”) è stata finalmente la nostra volta di salire, e la nostra Lorella è riuscita a farsi redarguire da una ragazzina che avrebbe potuto essere la nipote per il volume della voce. Il nostro pincher argomentava giustamente che il concetto di “alta voce” è relativo in mancanza di rilievi scientifici. Per fortuna siamo arrivati e la dimostrazione è stata rimandata.

IMG-20170325-WA0027

Cartello strappato a dei profughi polacchi ai tempi della caduta del muro

Una bella giornata, che ci ha sollevato per un po’ dalle miserie umane che ci circondano; non c’è solo del marcio, in Danimarca¹, a saperlo cercare.

(131 – continua)

IMG-20170326-WA0010

¹ credo sappiate tutti che Monza non è in Danimarca, nel caso vi stiate chiedendo che c’entri adesso l’Amleto.

 

Epitramma

Faccio parte di quella larga fetta di popolazione maschile che, quando la temperatura corporea raggiunge i 37,2° Celsius, si appresta a fare testamento. In quei momenti, per fortuna rari dato che come consulente non mi posso permettere molti giorni di malattia, o meglio potrei prenderne quanti voglio ma non verrei pagato e questo mi è sempre servito da buon incentivo a non ammalarmi, divento intrattabile. Noioso, scorbutico, lamentoso, floscio, svogliato, malmostoso:  un criceto in gabbia, più che un leone, ma con nessuna voglia di far girare la ruota.

Gli scorsi giorni sono stato vittima di uno di questi momenti: le mie difese immunitarie, di norma garanti di salute e fatturato, stavolta hanno fatto cilecca e lasciato passare qualche batterio o virus o vattelapesca che mi ha lasciato tramortito.
Stoico di natura mi sarei recato ugualmente al lavoro, se non altro per evitare che non notando l’assenza qualcuno potesse chiedersi se effettivamente la presenza fosse indispensabile; ma ne sono stato sconsigliato da fonti sia mediche che paramediche, per cui mi sono disposto con la calma che mi contraddistingue ad aspettare la discesa della febbre.

Il mio abbigliamento da malato consiste in una tuta blu con righe bianche modello Fidel Castro, con barba non tagliata e capelli scarmigliati che donano quell’aspetto tra il sofferente e il trasandato che induce, passando davanti allo specchio, a confidarsi da soli: “Madonna che brutta faccia che hai”; abbigliamento completato da una copertina rossa gettata sulle spalle a mò di capo indiano, e impreziosito infine da un paio di croc’s gialle che pur offrendo un indubbio tocco di frivolezza  non scolpirebbero nell’eventuale visitatore un’impressione di pronta ripresa.

Le mie attività consistevano in: a) ciondolare sul divano b) passeggiare avanti e indietro tra stanza da letto e divano; c) passeggiare avanti e indietro tra stanza da letto e divano cantando “Credo in unum Deum” in gregoriano: alla seconda strofa sono stato diffidato dal continuare ed a malincuore ho dovuto smettere; d) sedermi o sdraiarmi sul divano tentando di leggere “Il grande gioco” di Peter Hopkirk, la bella storia della lotta che nell’ottocento si svolse tra impero russo e impero britannico per il controllo del Caucaso e dell’Asia Centrale; lettura quantomai interessante ma forse non proprio adatta a menti surriscaldate, tant’è che immaginando questi avventurieri in azione mi lasciavo spesso andare ad esclamazioni di ammirazione come “Aha!!” “E certo, cavolo!” “ca**o!” al che venivo invitato a lamentarmi in silenzio che non ero ancora terminale.

Rinfrancato dalla constatazione mi dedicavo allora ad un’altra occupazione soddisfacente, e cioè la e) accendere la televisione e passeggiare avanti e indietro tra stanza da letto e divano commentando le notizie del telegiornale; alla vista di Erdogan però devo aver esagerato perché sono stato invitato a spegnere la  televisione (“quella ca**o di tele”, per la precisione) e riprendere a cantare “Credo in unum Deum”.

Ma finalmente, a lenire il dolore e la sofferenza, arrivava il momento del gioco: L’Eredità di Fabrizio Frizzi! Alcuni miei conoscenti si sono meravigliati che sia un estimatore di tale programma. Rivendico il diritto alle mie piccole perversioni: insomma, c’è chi si fa frustare, chi si fa picchiare e mi fermo qua, e a me non può piacere Frizzi? Come quiz non lo trovo malvagio. E’ un misto di bravura, intuito, fondello e cultura, a differenza di altri giochi (i pacchi!) dove solo una delle componenti sopra citate è preponderante. Alcune risposte sono esilaranti; ad esempio l’altra sera, secondo un ragazzo, Ernesto “Che” Guevara sarebbe nato nel 1955¹; bambino prodigio quindi, morto a soli 12 anni cercando di accendere la rivoluzione anche in Bolivia; ho sentito attribuire a Italo Svevo la scrittura de La Coscienza di Zeno nel 1980, romanzo ben postumo dunque; e infine ieri, in uno dei giochi sfida, dove si affrontano due concorrenti e a turno devono individuare una parola, avendo a disposizione all’inizio una sola lettera e poi man mano che il tempo scorre ne vengono messe a disposizione altre. La domanda, non facile, era: “scrittore di brevi poesie satiriche” e la parola, lunga, iniziava con E. Alla terza lettera avevo buttato lì epigrammista¹, ma la signora annaspava e man mano il tempo passava e le lettere si accendevano. Alla fine era rimasta solo la lettera tra EPI e RAMMISTA ed io da venti secondi stavo suggerendo “epigrammista! epigrammista!” mentre dalla cucina arrivava l’eco: “non ti sente! te la finisci che non ti sente?” e la signora ha risposto epiTrammista. Epitrammista? Ma cos’è un epitrammista, un epigrammista in tram? Mi sono lanciato nelle più fantasiose ipotesi, al che sono stato ancora rintuzzato con il classico “e vacci tu allora se sei tanto bravo!”.

Non andrò alla trasmissione del buon Frizzi, ma ispirato dalla recenti nomine del governo ai vertici degli enti pubblici ho composto il mio epitramma:

“O tu che per cognome hai olezzo
non fosti dunque di prebende sazio
non ti bastaron di Unicredit i milioni?
Fattelo pur dire o insaziabile duce:
‘sto giro c’hai proprio rotto li cojoni!”

(130 – continua)

eyetvsnapshot-6

¹ Invece è del ’28, la stessa età di mio padre. Andrebbe ancora in giro per il mondo a cercare di raddrizzare storture? Ce ne sarebbero ancora parecchie.

² Se uno mi chiedesse a bruciapelo: cos’è un epigramma? barcollerei. Ma con qualche parolina di aiutino, avendone sentito parlare qualche volta, uno ci arriva. Sia chiaro, non è che perché uno sa che cos’è un epigramma è meglio di uno che non lo sa, così come se non sa chi è Italo Svevo pazienza. Io mi diverto anche a vedere tutte le cose che non so, anzi mi diverto anche di più, ma non lo dico per far finta di saperne tante di più di quelle che so.