Olena à Paris – 39

La cameriera, una bella ragazza bionda con qualche lentiggine sul viso, osserva i due clienti alzarsi e lasciare il tavolo in compagnia dei due pittori che li hanno avvicinati. Li segue con lo sguardo finché non li vede avvicinarsi ad un Suv nero; allora si slaccia il grembiule, scioglie i capelli e si avvia verso il retro del locale.
«Dove stai andando, Danielle? Non è il momento di fare pausa, c’è un sacco di gente, su, rimettiti il grembiule!» la richiama dalla cassa il titolare, Mario Piccolì, ex buttadentro del Sexodrome a Pigalle.
«I signori hanno dimenticato la ricevuta fiscale, vado a portargliela. Torno subito, intanto lei metta il grembiule, le dona» lo saluta la cameriera, lasciandolo interdetto.
«Danielle!» insiste Mario, uscendo dal locale, ma la ragazza ha già indossato tuta e casco ed è salita in sella alla Kawasaki Z900 parcheggiata nel cortile. Sfruttando le apparecchiature in dotazione alla moto Danielle effettua una chiamata vocale, a cui risponde subito una voce decisa:
«I corvi e gli avvoltoi?»
«Un mattino scompariranno¹» risponde Danielle alla parola d’ordine, e continua:
«Capitano, li hanno presi, come avevate previsto. Devo intercettarli? Sono solo in due, con la mia PSS² è uno scherzo»
«Hai ancora quella pistoletta? Quando ti deciderai a cambiarla?» la canzona il capitano. «No, limitati a seguirli, scopri dove li portano e tieni d’occhio chi entra e chi esce. Se siamo fortunati ci guideranno dove vogliamo»
«Agli ordini, capitano» chiude la ragazza.
«Vassilissa, quando la smetterai di chiamarmi capitano?» chiede il superiore.
«Mai, capitano. O preferite che vi chiami amore?» ribatte Vassilissa Kutnezova.
«No, continua pure a chiamarmi capitano» risponde Olena, con le labbra che si stirano in una specie di sorriso.

“Le Mantellate so’ delle suore
A Roma so’ soltanto celle scure
Una campana sona a tutte l’ore
Ma Cristo nun ce sta dentro a ‘ste mura³”

«Capo, posso sparargli? Sono tre ore che canta questa lagna, non ne posso più» chiede l’uomo in tuta mimetica, esasperato.
«Non dire stupidaggini, Esteban» risponde Carlos, in completo di lino chiaro, occhiali neri e panama in testa. «E soprattutto vedi di non fare fesserie. Quella donna è preziosa, hai capito? Preziosa. E se le succede qualcosa ne rispondi con la vita. Lasciala cantare quanto vuole, si stancherà, prima o poi»
In quel mentre il cellulare di Carlos vibra; questi ascolta la comunicazione e quindi, soddisfatto, si dirige verso la porta della cella dove è reclusa la Calva Tettuta.
«Signora, mi dispiace incomodarla, ma stanno arrivando altri ospiti, dovrete stringervi» comunica Carlos, ridacchiando.
«L’unica cosa che stringerò saranno le mie mani sul tuo collo, appena uscirò di qui, brutto pendaglio da forca!» urla Gilda, arrabbiata. «Fammi uscire di qui, ti ho detto! Tu non sai in che impicci ti sei ficcato, caro mio. Aspetta che il mio fidanzato lo venga a sapere, quello è un tronco d’uomo, ti spiezza in due! Si può sapere che diavolo volete, vi ho già detto che i soldi sono vincolati, non c’è trippa per gatti, nada, nisba! Tutt’al più posso farvi una fornitura di tortellini, se proprio ci tenete» concede la vedova Rana, trattativista.
«Tranquilla, signora, noi non vogliamo proprio niente. Ma vede, un nostro amico è convinto che lei abbia qualcosa che gli appartiene, personalmente sono convinto che si tratti di un malinteso, niente che non si possa aggiustare con un po’ di buona volontà, mi capisce signora?» insinua Carlos allusivo.
«Ma di che diavolo sta parlando? Si spieghi meglio, un malinteso, buona volontà, ma che intende, che cos’è questa roba che avrei preso al vostro amico? E soprattutto chi è questo gran cornuto che vi paga?» sbotta Gilda, indiavolata.
«Ogni cosa a suo tempo, signora, presto lo saprà. Ah, ecco, sono arrivati i suoi amici» annuncia Carlos, aprendo la porta, spingendo dentro i nuovi arrivati e richiudendola alle loro spalle.
«James!» grida Gilda, visibilmente sollevata. «Ce ne hai messo di tempo ad arrivare.»
«Desolato, signora, abbiamo saputo tardi del rapimento, altrimenti mi sarei affrettato. E’ stata trattata bene, signora? Se non sono inopportuno, trovo che il turbante in seta le stia d’incanto. Bouquet di Primavera, non è vero? Un classico sempre attuale, non lo pensi anche tu Serge? Ah, signora, permetta che le presenti Serge Mannoucharyan, un mio, ehm, caro amico»
«Enchanté, Madame» saluta Serge, esibendosi in un perfetto baciamano.
«Molto piacere Serge, James mi ha molto parlato della sua abilità con aste ed affini. Senta, lei che è del posto, pensa che ci lasceranno andare presto?»
«Aste e affini…» sibila Serge all’indirizzo di James che fa lo gnorri, prima di rispondere:
«Lo spero vivamente, signora, se c’è una cosa che ho imparato nel mio mestiere è che ogni cosa ha il suo giusto prezzo, bisognerà solo capire quale sarà il prezzo da pagare per la libertà…»

«Ci siamo, capitano, sono entrati in un palazzo in Rue de Rennes, vicino alla Place de Sant Sulpice» comunica Vassilissa, che ha fermato la moto sul marciapiedi opposto e finge di controllare il motore.
«Avvicinati e cerca di capire chi abita in quel palazzo» la invita Olena.
«Non c’è bisogno, capitano» risponde la giovane, sorridendo. «Lo vedo da qua, c’è una insegna in ottone bella lucida: Talnone Health and Care – Sede distaccata»
«Bingo» annuncia la russa «Aspettami lì, arrivo. Il giubbotto antiproiettile l’hai indossato? Non fa niente, ci penso io»

¹ dall’ultima strofa dell’Internazionale.
² pistola automatica in uso alle forze speciali russe.
³ “Le Mantellate”, scritta nel ’59 da Strehler/Carpi per Ornella Vanoni, di cui Gabriella Ferri incise nel ‘66 una grande versione.

Cronachette dell’anno nuovo (18)

Amici e amiche, la sensazione è che la situazione stia precipitando. Oggi la nostra direttrice del coro è risultata positiva, lavora in Posta e nel suo ufficio sono risultati positivi in sei, lei sostiene perché c’è gente irresponsabile che se ne frega degli altri, e non stento a crederlo. C’è gente che se ne frega di tutto, basta vedere lo stato dei marciapiedi…

Per fortuna martedì non abbiamo fatto le prove,altrimenti ci saremmo dovuti mettere tutti in isolamento; però domenica abbiamo cantato, pur distanziati, se fosse già stata indetta avrebbe potuto contagiarci? Lo scopriremo a breve. Io dovrei essere immune, comunque. Dovrò decidermi a fare il controllo degli anticorpi…

Ieri è morto di Covid un signore che era un’istituzione nel quartiere, un ultraottantenne con una gran verve e la battuta pronta, da giovane era stato attore ed ancora oggi animava le tombole in parrocchia, quando ancora si potevano fare, o le aste di incanto dei “canestri”, ovvero delle vere e proprie aste a scopo benefico, un tempo molto partecipate, dove le persone risparmiavano tutto l’anno  i soldi per poi andarli a donare in quella giornata, facendo finta di litigare per aggiudicarsi un salame, o una bottiglia di vino. Una beffa, adesso che era quasi arrivata la sua ora di vaccinarsi, anche se la nostra Asl sembra l’ultima della Lombardia in quanto a vaccinazioni.

A proposito di vaccinazioni un mio collega romano mi ha detto che la sorella, maestra, ha fatto la prima dose di Astrazeneca ed è indecisa se fare la seconda; un ex collega di Parma, settantenne, avrebbe dovuto vaccinarsi questa settimana ma, dato che nel foglietto che gli hanno consegnato c’è scritto che il vaccino (sempre Astrazeneca) copre al 59% e dovrà comunque mantenere mascherine etc. e in caso di contatto con positivi deve rimanere in isolamento fiduciario, ci ha rinunciato dicendo “chi me lo fa fare di rischiare un trombo per continuare a fare quello che facevo prima?”. Era prevedibile che finisse così, poi c’è chi dice che c’è stato un eccesso di drammatizzazione, chi parla di complotto ai danni di Astrazeneca perché è il vaccino che costa meno: ognuno si regoli come crede, signori, io come ho detto aspetto lo Sputnik.

Il nuovo presidente Usa ha dato prova di estrema sobrietà dando dell’assassino a Putin, e accusandolo di avere tentato di orientare le elezioni Usa.  A parte che non mi pare che in questo momento ci sia bisogno di ulteriori tensioni nel mondo, ma da che pulpito viene la predica? Gli Usa non hanno mai interferito nelle elezioni degli altri, non hanno mai rovesciato governi democraticamente eletti? Ma ci faccia il piacere, direbbe Totò. In Ucraina non c’entravano niente, Navalny non lo stanno sponsorizzando loro? Non vorremmo trovarci a dover rimpiangere Trump…

Ma torniamo ad argomenti più terra terra, quelli in cui eccello: sono andato a fare la spesa, una delle poche attività ammesse in zona rossa, volevo comprare una padella e non si può, non è alimentare: ho capito, ma se devo cucinare e la padella mi manca? Devo ordinarla on-line? Ho fatto comunque scorta di generi in offerta, sto diventando compulsivo, tra cui dei pici freschi. La cassiera, passati i pici, mi ha chiesto come li facevo, ed abbiamo fatto una dissertazione sul modo migliore di condirli: io mi accontento di ragù tradizionale, ma certo se ci fosse stato un ragù di cinghiale sarebe stata la morte sua: ed ecco la solerte cassiera, non per caso di origine toscana, suggerirmi di prendere il ragù pronto di cinghiale, che è anche in sconto, e perché no quello di chianina. Detto fatto, cara amica! Ci siamo anche dilungati perché le ho raccontato di averli mangiati l’estate scorsa in Piazza del Campo a Siena, e lei mi ha informato su un paio di ristorantini da visitare la prossima volte. Questo sì che è servizio! In fila poca gente, e tutto sommato pazienti.

Ieri sera ho partecipato ad un interessante incontro on-line sul tema della Pasqua; il relatore, un sacerdote molto aperto, ci ha parlato della morte del cristianesimo. L’argomento è troppo profondo per parlarne in questo angolo di cazzeggio, però devo dire che mi ha colpito molto, e cercherò di approfondirlo.

A presto, amiche e amici, le giornate scorrono facendo le solite cose; sono abbastanza contento perché ho finito di riordinare le commedie, e presto le manderò in stampa; anche Olena è andata un po’ avanti, e chissà che per Pasqua non riesca a finire anche quella. Anche perché la Rai sta sfornando fiction e sceneggiati a manetta, uno più uno meno…

Olena à Paris – 38

ROSA Madre, ho commesso un terribile errore.
DONNA TERESA Tutti commettono errori, figlia mia, io ho sposato tuo padre! Che cosa hai combinato di così terribile?
ROSA Ho detto sì a Don Carlos!
DONNA TERESA E me lo chiami errore questo? L’avessi fatto io questo errore!
ROSA Ma madre!
DONNA TERESA Dovresti baciarti i gomiti, altroché! Un marito ricco che ti farà fare la signora, e poi nessuno ti impedisce di farti un amante giovane, basta far passare qualche settimana…
ROSA Ma madre!!
DONNA TERESA E se sei fortunata, non come la sottoscritta, il vecchio tirerà le cuoia presto, allora sì che avrai fatto bingo!
ROSA Ma madre!!!
DONNA TERESA Ma madre, ma madre, sai dire solo questo? Stai bene a sentire, e mettitelo bene in testa. Vieni qua, davanti allo specchio, guardati! Pensi che quelle poppe staranno su ancora per molto? Quello è tutto il capitale che hai, devi metterlo a frutto, non buttarlo via come ho fatto io.
ROSA Madre, ho deciso. Vado da don Carlos e ritiro la promessa.
DONNA TERESA Ci vai in carrozzella?
ROSA Perché in carrozzella, madre?
DONNA TERESA Perché se provi ad avvicinarti a quella porta ti spezzo le gambe! (Ha un mancamento) O Dio, il cuore, mi farai crepare, disgraziata. (Si siede, Rosa ne approfitta e scappa) Dove vai, torna qui, figlia degenere! Ma è colpa mia, venti anni fa invece di farmi mettere incinta dovevo tagliarglielo, a tuo padre! Rosa! Rosa! Torna qui!!

I koala, stretti attorno al piccolo Chico, commentano la puntata di Lacrime e Laterizio con diversi “Ma madre! Ma madre!” chiedendosi come abbia fatto la signora che voleva rubare il loro fratellino senza pelo ad uscire dal camion surgelati nel quale l’avevano rinchiusa. E’ con viva curiosità che la guardano uscire di casa e dirigersi decisa verso il palazzo di don Carlos, finché qualcosa di inatteso la ferma e la costringe a nascondersi dietro una colonna del porticato.

ROSA (tra sé) Ramon! Cielo, mi batte il cuore, che voglia di volare da lui. No, no, devo resistere, prima devo chiarire le cose con don Carlos. Ma chi è quella donna che è con lui, e quei bambini, e perché il mio amore spinge un passeggino? Sarà una parente? La sorella, magari. Ha un aspetto simpatico, sento che diventeremo amiche…
PRIMO BAMBINO Papà, dopo andiamo al fiume a pescare? Io mi rompo ad andare a spasso.
RAMON Francisco, abbi pazienza, ci andremo domani a pesca. Adesso dobbiamo andare alla messa, e poi abbiamo promesso a nonna Hortensia di passare da lei per pranzo.
SECONDO BAMBINO Io non ci voglio andare da nonna Hortensia. Mi dà i pizzicotti sulle guance.
RAMON Lo fa perché ti vuole bene, è un gesto affettuoso.
TERZO BAMBINO La nonna puzza di cipolla, nemmeno io ci voglio andare!
DONNA Agapito, ti ho già detto di non dire quelle cose, la nonna non puzza di cipolla!
TERZO BAMBINO Sì che puzza di cipolla! Papà dice che sotto la sottana puzza di cipolla!
DONNA Ramon! Vergognati, belle cose che insegni ai tuoi figli!
RAMON Ma dai Fernanda, si scherza. Lo sai che a tua madre voglio bene, in fondo, povera bestia.
DONNA Si, scherza, scherza, dopo facciamo i conti, voglio vedere quando stasera verrai a chiedermi la “cipolla”…
RAMON Ah, ah, vieni qua, cipollina mia…
ROSA (impietrita) Ramon? Cipollina? Come ho potuto essere così stupida? Mia madre aveva ragione… e anche Suor Matilda… e perfino Carmelita, quella ladra! Sono disonorata, che ne sarà di me?

“Cipolla, cipolla!” gridano i koala, annusandosi l’un altro e tentando di passare alle vie di fatto. Chico, con le lacrime agli occhi, guarda sua madre tornare mestamente verso casa, sulla soglia della quale la aspetta sua madre, con in mano un nodoso randello.

DONNA TERESA Hai anche la faccia tosta di tornare a casa? Questo non è un albergo, fatti ospitare dal tuo manovale!
ROSA Capomastro, madre, capomastro. E comunque non posso, è sposato.
DONNA TERESA (scoppia in una gran risata) Sposato! Che fortuna! Così finalmente te lo toglierai dalla testa, quello spiantato! (improvvisamente preoccupata, abbassa la voce) Guardami bene in faccia e dimmi una cosa.
ROSA Si, madre, che cosa?
DONNA TERESA Gliel’hai data?
ROSA Ma madre!
DONNA TERESA E basta con questo ma madre! Gliel’hai data o no?
ROSA Si.
DONNA TERESA Lo sapevo, stupida che non sei altro! Ora ascoltami bene, don Carlos non deve sapere niente, hai capito, che non ti venga in mente di confessare. In queste faccende la sincerità non è ammessa!
ROSA Ma madre, se ne accorgerà!
DONNA TERESA Non dire stupidaggini, perché mai deve accorgersene. Pensi che tuo padre se ne sia accorto?
ROSA Perché, tu…?
DONNA TERESA Lascia stare quello che ho fatto io. Qui si sta parlando di te e del tuo futuro. Su, entra, dai, fatti abbracciare.

E i koala, muniti di rami strappati agli alberi circostanti, si rincorrono bastonandosi e urlando “ma madre!” e “in testa no!” con il piccolo Chico che applaude e ride beato, appeso a testa in giù.

Cronachette dell’anno nuovo (17)

E così siamo tornati in zona rossa. Stavolta è per salvare la Pasqua, l’ultimo sforzo ci assicura il governo dei migliori. A me sembra la stessa identica cosa che avrebbero fatto anche i peggiori, però adesso non si sentono commercianti o gestori di campi di sci lamentarsi, o perlomeno non li fanno sentire: e dunque tutto bene.

Le vaccinazioni, perlomeno qui dove abito, vanno a rilento; in settimana il vaccino Astrazeneca è finito sotto osservazione perché ci sono stati diversi casi sospetti in Europa ed in Italia di morti per trombosi dopo essersi vaccinati. Un coro quasi unanime cerca di esorcizzare gli allarmismi: be’ signori cari, per non allarmarsi ci vogliono risposte chiare e certe, nell’attesa se uno preferisce non farsi vaccinare con quel vaccino non vedo perché dovrebbe essere arruolato tra i no-vax o i nemici della patria. Personalmente già diffidavo, la gatta frettolosa fa i gattini ciechi; quando arriverà lo Sputnik, deciderò. Non capisco bene cosa debbano decidere Ema o Aifa o quant’altro: se sui russi funziona perché su di noi dovrebbe essere nocivo, forse perché loro lo accompagnano con la vodka?

A proposito di bevande, dato che la cantina iniziava ad avere dei vuoti ho ordinato un po’ di vino, mai in zona rossa senza rosso dice il saggio. L’autista mi ha salutato come un vecchio amico, si è rallegrato di trovarmi in buona salute e mi ha confortato della scelta fatta informandomi che lui stesso ha fatto buona scorta. Chissà se un giorno, oltre al fumo, sarà messo fuori legge anche il vino, e ci ritroveremo come vecchi cospiratori a bere in cantine clandestine?

Sabato abbiamo fatto una passeggiatina fino in città, non c’erano assembramenti anche se vigili urbani e protezione civile era pronti a transennare le vie per far defluire la gente con sensi unici pedonali; ieri invece, che la giornata era ancora più bella, abbiamo evitato il lago e siamo andati a fare una bella passeggiata con qualche coppia di amici. Una volta si sarebbe camminato in gregge, ora ci stiamo abituando al distanziamento anche tra amici, e così si procedeva per coppie, lontani l’uno dall’altro e per parlarsi bisognava urlare. Abbiamo fatto qualche chilometro di vie secondarie, molto verde, sta scoppiando la primavera e le piante in fiore sono spettacolari, con dei gialli e dei rosa fantastici. Sono decisamente fuori allenamento, e oggi mi fanno male le gambe. Abbiamo parlato, tra le altre cose, delle proprietà benefiche della mela annurca, che sembra stimoli la crescita dei capelli: dovrò ordinarne qualche cassa, ma che diavolo è questa mela annurca?

Mi sono meravigliato che Enrico Letta abbia raccolto l’appello disperato rivoltogli dalle varie bande tribali di cui è composto il PD. Di solito quando uno lo prende in quel posto una volta non corre a mostrare il deretano, a meno che non gli piaccia: se è così, caro Enrico, buon pro ti faccia. Per quella gente lì ci vorrebbe un Charles Bronson, non un Don Matteo: ce l’hai la pistola, o almeno le pall(ottole)? Spero che lo spirito che ti animi sia quello di V come Vendetta, altrimenti tra qualche mese o settimana ti ritroverai ancora a stare sereno. Nel discorso di accettazione non sono mancate le solite supercazzole dello Ius Soli o del voto ai sedicenni, mi sembrano proprio argomenti all’ordine del giorno, per un partito che sta sul pezzo.

La notizia che più mi ha addolorato, questa settimana, è stata quella della morte di Raoul Casadei. Chi mi segue da un po’ sa che in gioventù ho contribuito a fondare un’orchestrina da ballo, suonavamo liscio, musica leggera, swing, musica sudamericana, samba, cha-cha-cha, bolero, beguine… abbiamo cominciato a fare serate a sedici anni, e ci accompagnavano i nostri genitori; l’orchestra spettacolo di Casadei era uno dei nostri miti, altro che Genesis, altro che Led Zeppelin. Ciao Mare fu forse il primo pezzo che imparammo, ero ancora al clarinetto, prima di passare al basso; siccome firmavo i borderò della Siae, ovvero il modulo che bisognava riempire ogni serata con l’elenco dei pezzi che erano stati suonati per riconoscere i diritti agli autori, periodicamente le case discografiche mi mandavano a casa gli spartiti, quelli di Casadei erano forse quelli più completi, e mi sono arrivati fino a qualche anno fa, quando ormai non suovano più da qualche decennio. Nella nostra zona non c’erano grandi balere come in Romagna, c’erano sale piccole ricavate da cinematografi, sale di ristoranti, addirittura stalle riadattate… gente semplice, appassionata, festosa, forse ingenua, come sicuramente lo eravamo noi, ragazzini di un’altra epoca. Romagna e Sangiovese, la Mazurka di periferia, Ja Ja Allegria… grazie, Raoul, per tutta la gioia che ci hai dato, e che speriamo nel nostro piccolo di essere riusciti a trasmettere.

Amiche e amici, è con un pizzico di nostalgia che vi saluto, ero molto più giovane e la mela annurca sicuramente non mi serviva;  vado a stappare una bottiglia, alla mia ed alla vostra salute. A presto!

Olena à Paris – 37

Seduti ad un tavolo di una piccola brasserie in Place de Tertre, la piazzetta degli artisti di Montmartre, James e Serge stanno consumando uno spuntino con un tagliere di formaggi assortiti e qualche fetta di quiche Lorraine, il tutto accompagnato da una bottiglia di Crémant d’Alsace Brut, e discutono amabilmente del più e del meno.
«James, per la miseria, spero che abbiate un’idea di quello che state combinando. Dieci milioni per comprare quello che è già vostro! Guarda che io posso coprirvi fino ad un certo punto, poi qualcuno verrà a chiedermi spiegazioni…»
«Non preoccuparti, la contessa sa quello che fa, di solito» afferma James, cercando di essere convincente.
«Che vuol dire “di solito”? Vedete di non fare scherzi, io sto rischiando le chiappe!» protesta il banditore.
«Te l’avevo mai detto che sei affascinante quando ti arrabbi?» domanda il maggiordomo inclinando leggermente la testa e sollevando il calice. «Comunque stai tranquillo, le tue chiappe con me stanno al sicuro» lo rassicura, con un sorrisetto lievemente allusivo.
Prima che Serge possa rispondere una coppia di bohémiens con in testa dei cappelli di paglia, all’apparenza due pittori, si avvicinano al tavolo.
«Facciamo un ritrattino, signori?» chiede il più alto dei due, mettendo in mostra dei bicipiti insolitamente sviluppati per un artista. Serge, accarezzando per un attimo l’idea di fungere da modello, declina gentilmente l’invito:
«Magari un’altra volta, amico. Se non l’avessi notato stiamo mangiando e non ci piace essere disturbati, quindi fai il favore di portare i tuoi pennelli da qualche altra parte e vai a fare il ritrattino a qualche turista»
«Ehm, Serge, non è il caso di essere così… scortese» lo trattiene James. «Anche loro hanno diritto di guadagnarsi da mangiare, non credi?»
«Ma possibile che con tutte le persone che girano qui intorno proprio a noi dovete venire a rompere le scatole?» sbotta ancora l’armeno. «Comunque James tu sei liberissimo, per me puoi farti ritrarre pure da putto della Cappella Sistina, io finisco la quiche e poi mi fumo un bel sigaro, alla faccia vostra»
«Non le hanno mai detto che il fumo fa male, signore?» chiede il nerboruto, beffardo. Serge punta la forchetta verso l’impertinente, pronto a rispondere per le rime, quando nota un piccolo particolare che prima gli era sfuggito, ovvero il silenziatore collegato alla canna della Sig-Sauer SP 2022 che il secondo pittore sta tenendo premuto contro il costato del suo amico.
«Quand’è così, signori, considerata la vostra squisita cortesia, accetteremo l’invito. Signorina?» chiama Serge, alzando il braccio verso la cameriera: «L’addition, s’il vous plaît».

«¡Te digo que ha sucedido un drama!» urla in falsetto Miguel al telefono.
«Cosa successo a signuora? Tu prende fiato, e racconta tutto in ordine. E parla italiano, por favor» lo esorta Olena, all’altro capo della linea.
«E’ arrivata all’improvviso, io stavo potando le siepi del boschetto… aveva una macchina nera guidata da un ragazzone, nero pure lui, che sarà stato alto due metri, due spalle… »
«Non interessano questi dettagli. Cosa successo dopo?»
«Lei è scesa dalla macchina e si è avvicinata a Chico, il mio Miguelito… quando il bambino l’ha vista è rimasto a bocca aperta, e anche i koala, tutti a bocca aperta. Poi le si sono avvicinati, tutti volevano toccarla»
«Loro conoscevano lei?» chiede Olena, sorpresa.
«Eccome! E come potevano non riconoscerla? Loro volevano soltanto farle le feste. Ma lei è stata scostante, li ha scansati, si è diretta verso Chico e l’ha preso in braccio…»
«Lei voleva rapire Chico? Ma perché? E’ strano…»
«Be’, insomma, proprio strano non è, in fondo è sempre la sua mamma. Ma quando i koala si sono accorti che voleva portar via il loro fratellino non gliel’hanno permesso. Hai mai visto dei koala arrabbiati? Sembrano così teneri, ma tengono un bel caratterino! Li hanno circondati e prima hanno addormentato l’autista a forza de golpes, de mazzate insomma, e poi hanno preso lei e l’hanno imbavagliata e legata»
«Si può sapere di che stai parlando? Chi è stato imbavagliato e legato?»
«Ma come, chi? La signora, no? Conchita, mia moglie, o meglio la madre di Chico! I koala la guardano sempre in tv, si sono offesi quando lei li ha trattati male. L’hanno impacchettata e caricata su un camion di tortellini ripieni di eucalipto e menta in partenza per la Svezia» rivela finalmente il giardiniere. Al telefono si sente un respiro profondo, come di chi cerchi di non perdere la calma, e poi Olena sbotta:
«Miguel, quando tuorna io strappa te tue pallette muoscie. Io intendeva signuora Gilda. Cosa successo alla signuora, quando l’hanno presa?»
«Hanno preso la señora? O madre de Dios! Sven!! Svengard!!! Ven aquí, rápido!» chiama Miguel, con voce stridula. Il norreno, che poco lontano si sta allenando a sollevare sezioni di tronco d’abete a torso nudo, accorre prontamente, con tronco e tutto.
«Sven, la russa qua dice che qualcuno ha rapito la señora Gilda. Ma no es posible, la señora era con te, non è vero?» chiede Miguel incredulo. Poi notando le gote dello svedese imporporarsi, nonché le orecchie, scuote la testa e dice ad Olena «E’ meglio che parli con lui» e passa il cellulare al vichingo. Il silenzio pieno di imbarazzo viene rotto dalla russa, che chiede:
«Svengard?»
«Si?» risponde l’uomo.
«Cosa successo a tua donna?» chiede con un fremito all’udire la voce dell’unico uomo che finora le ha resistito.
«Ecco, io… non lo so» confessa Svengard.
«Che vuol dire non lo sai? Eri o non eri con lei?» alza la voce Olena.
«Si, si, ma… ecco, siamo andati a quella stupida conferenza… c’era quell’ometto assurdo, un certo Propoli, Augusto Propoli, Gilda se lo mangiava con gli occhi, e si è fatta anche fare l’autografo su uno dei suoi libri… ha cominciato a parlare di erbe, e tisane, e infusi, e clisteri e non so che altro e continuava a parlare, parlare… ad un certo punto penso di avere chiuso un attimo gli occhi»
«Te quedaste dormido, ti sei addormentato, insomma» chiosa Miguel, con un filo di perfidia.
«Ma solo per un attimo, lo giuro! O almeno credo… Quando mi sono svegliato la conferenza era finita e Gilda non c’era più, ho pensato che fosse andata da qualche parte con questo Propoli, e sono tornato a casa»
«Ma non hai provato a chiamare lei, a cercare di sapere dove lei era?» incalza Olena.
«No, veramente, ecco… io ho pensato che non volesse essere disturbata» risponde il norreno, timido.
«Glande uomo del Nold, il saggio dice: “conosci te stesso” » interviene il cinese Po, convenuto in tempo per seguire l’ultima parte della conversazione. «Tu hai tante qualità ma devi convincelti, non sei attlezzato pel pensale»

Cronachette dell’anno nuovo (16)

Che tristezza, amiche e amici. E’ finito Sanremo. E adesso cosa faremo in queste tristi serate di arancione rafforzato? Tra parentesi i numeri della provincia, qua, sarebbero da zona rossa, ma il presidente del consiglio regionale ci ha tenuto a rassicurarci, per ora il rosso non ci sarà. Magari domani. Ieri, domenica, è saltato il consueto pranzo domenicale dalla suocera, che abita in un altro paese. Mi sembra una inutile crudeltà, con il motivo di preservare gli anziani dal contagio, impedirgli di passare qualche ora con i parenti, anche stretti. Allora se si vuole salvare i nonni si dovrebbe anche impedirgli di fare da baby sitter ai nipoti mentre le scuole sono chiuse, facendo in modo che possano accudirli i genitori senza rimetterci stipendio o lavoro… e mi chiedo: ieri sono andato alla messa, c’erano più di cento persone (la capienza massima ora è di centotrenta). Il distanziamento e alcune regole, come quella della questua, mi sembra si siano un po’ allentate: lì non c’è pericolo?

A Sanremo hanno vinto i Maneskin, non ho avuto il piacere di ascoltarli perché evidentemente mi addormentavo molto prima della loro esibizione; per combinazione però ho sentito due volte Orietta Berti, che poverina ha cantato una canzone che sarebbe stata antica anche negli anni ’50; invece ho apprezzato la Vanoni che ha fatto un figurone con un medley dei suoi successi, biascicava qualche parola ma quello l’ha sempre fatto e quindi non si può del tutto imputare alla ragguardevole età, ottantasette anni. Comunque il testo della canzone dei vincitori mi pare azzeccato al momento: siamo fuori di testa, ripete, e chi non lo è?

Prendiamo il PD: come altro definirli se non fuori di testa? Hanno costretto  il segretario, quella brava persona di Zingaretti, a dimettersi sbattendo la porta, ed ora gli chiedono di ripensarci, come se niente fosse.  Sono anni che si assiste alle diatribe di questa banda di cacicchi, che questo è, che da anni non decide cosa vuol fare e cosa vuol essere, uniti solo, e non sempre, nell’essere contro (per finta) a qualcuno, prima Berlusconi, poi Salvini, a cui dovrebbero fare un monumento per avergli dato una ragione di esistere, e francamente non se ne può più. E la prossima volta, per chi si voterà contro? Io lo so già, voterò contro Renzi da qualunque parte si metta, anche se dall’altra parte ci fossero le reincarnazioni di Gengis Khan o Attila l’Unno.

Nel weekend ho fatto qualche passeggiata, ho scribacchiato, letto; molte meno auto in giro, l’ambiente ringrazia; a proposito di ambiente ho letto un interessante un articolo sul National Geographic riguardo le coltivazioni di frutta tropicale che stanno prendendo piede nel Sud Italia, specialmente in Sicilia: mango, avocado, banane; e dello spostamento verso il nord di coltivazioni che fino a poco tempo fa erano sconosciute o del tutto marginali, come gli ulivi in Valtellina. Fa riflettere come quello che per qualcuno è un disastro, come il riscaldamento globale, per qualcun’altro possa essere un’opportunità. Ho anche fatto un po’ di parole crociate, ripenso alla moglie di un mio vecchio amico che cascasse il mondo tutte le settimane doveva completare la sua Settimana Enigmistica, con l’aiuto di una Garzantina, l’enciclopedia tascabile; adesso bisogna resistere alla tentazione di trovare le soluzioni più difficili con google…

L’avvenimento più significativo di questi giorni mi sembra il viaggio di Papa Francesco in Iraq; una terra dove i cristiani, prima dell’aggressione anglo-statunitense (e degli altri “volenterosi”) del 2003, fatta sulla base di pretesti e menzogne, attacco scatenato senza il consenso dell’Onu e senza dichiarazione di guerra, erano un milione e trecentomila, e persino il vice presidente Tarek Aziz era cristiano. Hanno pagato duramente sia l’esportazione della “democrazia” che la successiva guerra civile: Daesh non è stata certo clemente (ma nemmeno con i musulmani a loro ostili, se vogliamo essere onesti) e quelli che non sono morti in gran parte sono dovuti scappare. Francesco ha portato un messaggio di solidarietà, di vicinanza, di attenzione in un momento in cui sembra che esista solo la pandemia, e tutto il resto è dimenticato colpevolmente, e di speranza: perdono e riconciliazione, lavorare per l’unità… spero lo ascoltino, sia da quelle parti che altrove.

Stasera replica di Montalbano, torniamo alla normalità: il Metodo Catalanotti secondo me è uno dei racconti meno riusciti del maestro, e anche mia moglie che è una fan sfegatata questo romanzo lo detesta perché il commissario perde la testa per una giovane collega e lascia la fidanzata storica, Livia. Il bello è che se la prende con me, come se l’avessi scritto io (magari) o addirittura fossi Montalbano…

Mentre scrivo mi arriva la notizia di due colleghi, a Milano, risultati positivi: me la vedo brutta, amiche e amici, qui non se ne esce. Se non ci sbrighiamo a prendere ‘sto Sputnik, siamo fritti.

Ah, dimenticavo: tanti auguri alle donne. Per fortuna ci siete voi, a questo mondo…

Olena à Paris – 36

Un uomo che indossa un impermeabile nero con il bavero rialzato, occhiali da sole ed in testa un cappellino Bucket¹ esce dall’hotel Cauet e si guarda intorno circospetto. Si incammina nella direzione presa dalla donna che l’ha preceduto, estrae un cellulare e compone un numero. Pochi squilli, e risponde una voce autoritaria:
«Dimmi» ordina l’uomo, evidentemente in attesa della chiamata.
«Hanno iniziato a venderli. Da Cauet, un Caravaggio»
«Lo sapevo che non avrebbero resistito. Bene, tu sai cosa fare, non è vero?»
«Sì, lo so. Ma se dovessero sorgere, ehm, complicazioni?»
«Fatti tuoi. Cerca di essere… convincente.»

Olena, svoltato l’angolo con Rue de Provence, si avvia verso Rue Lafayette, godendosi il sole primaverile. Continua ancora qualche decina di metri, intenzionata a proseguire fino alla Grande Sinagoga, ma un pensiero la fa desistere e, visto un taxi in attesa, si avvicina e sale. Il tassista, un quarantenne marocchino, sfodera il suo sorriso migliore:
«Bonjour, Madame. Dove posso portarla?»
«Inizi a dirigersi verso l’Arco di Trionfo, poi le dirò» ordina Olena in perfetto francese, lanciando un’occhiata rapida al lunotto posteriore. Il tassista, notato il movimento, chiede:
«Qualche problema, signora? Se devo seminare qualcuno me lo dica, sarà un piacere fare un po’ di gimkana. »
«Non si preoccupi. Anzi, vada piano, che voglio godermi il panorama. Mi porti in Boulevard Lannes, al 40.»
«Boulevard Lannes? All’Ambasciata Russa? Qualche affare, madame?» chiede il tassista, interessato.
«Lei è molto curioso, monsieur. Troppo, si limiti a guidare. A proposito, mi dica…»
«Si, madame?»
«E’ assicurato per i danni causati da colpi di arma da fuoco?»

Gli occupanti del Suv Peuget 5008 nero con i finestrini oscurati si consultano.
«Ma dove sta andando? L’albergo è dall’altra parte della città» si chiede quello seduto accanto al guidatore.
«Lo scopriremo presto André, di certo a questa velocità non ci scappa» dice il pilota.
«Stai attento a non stargli troppo sotto, non farti scoprire» avverte il terzo, dal sedile posteriore.
«Tu pensa ai fatti tuoi, che io conosco il mio mestiere» risponde piccato il guidatore.
«Buoni, non mettetevi a litigare come al solito» invita il quarto, quello che sembra il capo. «Michel, te l’ho detto mille volte, le vostre faccende personali dovete risolverle fuori di qui, ok? E poi possibile che non ti sia ancora rassegnato? Tua moglie era una zoccola, Michel, ficcatelo in testa»
Michel incassa la testa nelle spalle e bofonchia un “fanculo” che non promette niente di buono.
«Quando avremo finito la missione faremo i conti» minaccia Michel.
«Ok, ok, farete i conti, ma adesso buono, va bene? Attento, Pierre, si stanno fermando»
«Ho visto» risponde l’autista «L’ambasciata russa? Capo, che storia è questa, non avremo problemi con i russi, vero? Quelli non scherzano…»
«Perché, io ti sembro uno che scherza? Non so che sia venuta a fare qua, magari è venuta a trovare l’amante. Ma dove sta andando?» si chiede l’uomo, vedendo Olena che, scesa dall’auto, congeda il tassista e si avvia a piedi verso il parco.
«Sta entrando nel Bois de Boulogne» constata Pierre. «Che facciamo? Lì non posso entrare in macchina.»
«Parcheggia e scendiamo, svelto» ordina il capo.

Olena, che regge con una mano il mazzo di fiori offerto da Serge e nell’altra la stola di ermellino, si addentra nel parco, dirigendosi verso il laghetto, al piccolo molo dove si affittano le barche per i turisti. Visto un piccolo boschetto alla sua destra, vi si infila.
«E adesso?» chiede Pierre.
«Magari le scappa la pipì» ipotizza Andrè.
«Andiamo a controllare» ordina il capo, ed i quattro si addentrano nel boschetto.
Fatto qualche passo, una voce beffarda li apostrofa:
«Possibile che non si possa avere un po’ di privacy? Non si può stare in pace nemmeno in un parco così grande. Capisco che voi finocchietti abbiate urgenza di fare sesso di gruppo tra di voi, ma siete pregati di cercarvi un altro posto, questo è già occupato»
«Sesso di che?» chiede Michel, poi intuendo la larvata allusione, reagisce: «Te lo do io il finocchio!» sbotta avanzando verso la donna che lo fronteggia con fiori e ermellino.
«Io non lo farei, se fossi in te» lo ammonisce Olena, mentre gli altri tre assistono divertiti.
«Perché, se no?» insiste con poco immaginazione Michel.
Olena fa un sospiro e si avvicina a Pierre. «Tieni questi, vuoi?» e senza dargli il tempo di rispondere gli mette in mano il mazzo di fiori, e subito dopo estrae dalla stola di ermellino un nunchaku².
«Oh cazzo» fa appena in tempo a dire Michel, prima che due colpi alle orecchie lo mettano fuori combattimento.
André si getta di istinto verso la russa, che lo schiva e lo atterra con uno sgambetto, e quando questi prova a rialzarsi gli rompe il naso con un colpo secco di bastone.
Pierre, rimasto paralizzato, non interviene, e quando Olena fa un passo verso di lui roteando il nunchaku, non trova di meglio che porgerle i fiori che lei gli aveva dato da reggere.
«Grazie» dice la russa, affibbiandogli una bastonata nelle parti basse.
Il capo, rimasto qualche passo indietro, scuote la testa, ed a sorpresa applaude.
«Bella performance» constata con ammirazione. «Ma dev’esserci un equivoco, signora»continua «noi non siamo qui per litigare» spiega allargando le braccia e mostrando le palme delle mani.
«Cosa volete, allora?» chiede Olena, ripiegando l’arma.
«Invitarla ad un rendez-vous, madame, c’è qualcuno che avrebbe piacere di incontrarla» .
«Un appuntamento? Ma che romantici. E chi sarebbe questo gentiluomo?»
«Uno a cui avete preso qualcosa che gli apparteneva. E che vuol proporvi uno scambio»
«Dite a questo signore che non so di cosa parla, e non sono interessata ad incontrarlo»
«Permettetemi di insistere» dice l’uomo, mentre il cellulare di Olena squilla. «Risponda pure signora, a volte una telefonata salva la vita» consiglia l’uomo, con un sorrisetto.

Olena stringe leggermente le palpebre, ed estrae lo smartphone, senza perder d’occhio gli uomini che ha davanti. Il numero che compare è sconosciuto, ma non la voce che parla:
«Come sta, capitano? Lo sapevo che non la avrebbero convinta»
«Carlos, ancora tu? Dovrò proprio decidermi ad ammazzarti»
«L’ultima volta che ci siamo visti c’è andata molto vicino, lo ammetto, ma per la prossima non ci conti»
«Taglia corto, Carlos, che vuoi?»
«Solo passarle una persona, capitano, magari questa sarà più persuasiva» ed in breve l’apparecchio, messo in vivavoce, trasmette una serie di improperie ed insulti:
«Vi ordino di liberarmi immediatamente! Chi siete, che volete? Non la passerete liscia, non sapete con chi avete a che fare, rimpiangerete amaramente di avermi sequestrato! Che volete, soldi? Idioti, è tutto vincolato, non avrete niente! Vi sguinzaglierò dietro tutti i cacciatori di teste del Borneo, vi farò tagliare le palle e le metterò nei miei ripieni! Siete ancora in tempo, lasciatemi andare e scorderemo tutto, non costringetemi ad usare le maniere forti! James, dove cavolo sei, quando servi non ci sei mai!»
«Signora…» sfugge ad Olena, stringendo la mascella.
«Natascia, sei tu? Grazie al cielo, adesso sono più tranquilla.» dice Gilda, giacché è lei la prigioniera, con un sospiro di sollievo «E mo’ so’ cazzi vostri, avete capito? Ve la siete voluta! Natascia mi raccomando, fagli tanto mal…» ma Carlos interrompe il fiume di invettive, e ripreso in mano il cellulare, chiede:
«Allora?»
Olena prende un respiro, e poi risponde con una voce tagliente come il ghiaccio:
«Ascoltami bene, Carlos. Se le torci un capello verrò a prenderti, fosse pure in capo al mondo, e allora dovrai implorarmi di ammazzarti. Pensaci.»

¹ Sarebbe un cappellino da pescatore ma Bucket fa molto più trendy.
² Arma contundente tradizionale formata da due bastoni uniti da una catena, usata in diverse arti marziali, tra cui il kung fu ed il jūjutsu.

Cronachette dell’anno nuovo (15)

In questi giorni ho ripensato alle lezioni di disegno delle medie, materia nella quale ero e sono rimasto un somaro (non certo l’unica), durante le quali la professoressa si sforzava di insegnarci a mescolare i colori primari per ottenere quelli secondari: con il blu ed il giallo si ottiene il verde, con rosso e giallo l’arancione, che colore bisognerà aggiungere per ottenere l’arancione rafforzato?

No, perché da ieri è proprio questo il colore che caratterizza queste parti, diciamo un arancio tendente al marrone: così ha stabilito un editto del presidente della Regione, appena il giorno dopo che dal giallo eravamo passati all’arancione, e pensare che quello era lo stesso che richiedeva a gran voce certezze sulle tempistiche dal governo nazionale (precedente). Gli effetti pratici sono che rimarranno chiuse tutte le scuole, tranne le materne; martedì mattina ho incontrato sulle scale una condomina, madre di due figli piccoli, che si chiedeva come fosse possibile, e a chi diavolo avrebbe potuto lasciare i figli dato che è sola e deve andare a lavorare. Anche perché i migliori si sono dimenticati di rifinanziare il congedo parentale, ma la compunta Gelmini ha assicurato che lo faranno con il prossimo decreto ristori: intanto, che ci si arrangi.

Anche Bertolaso, il jolly che ogni tanto salta fuori da qualche manica (destra), ci ha tenuto a dire la sua e cioè che l’Italia sta marciando a grandi balzi verso la zona rossa. Potrebbe anche essere vero, ma questi non erano gli stessi che strillavano contro allarmismi e addirittura clima di terrore?

Una buona notizia però c’è, e devo ringraziare una volta tanto Salvini e Berlusconi che stanno premendo per seguire le orme di San Marino e acquistare il vaccino russo Sputnik V, dato che gli altri ce li danno con il contagocce. Non se ne hanno abbastanza notizie? Non è testato adeguatamente? Ma perché, gli altri lo sono? E comunque, chi se ne frega! Datemi lo Sputnik, mi offro volontario! Che potrà succedermi, al limite finalmente imparerò il russo…

Sono cambiati i vertici della Protezione Civile ed il Commissario straordinario: buon lavoro ai nuovi, e ringraziamenti a chi ha dovuto affrontare un anno difficilissimo, commettendo magari qualche errore, ma chi è senza peccato scagli la prima pietra: ci siamo dimenticati di quando non si trovava una mascherina nemmeno a pagarla a peso d’oro, e quando negli ospedali mancavano i respiratori polmonari e la gente (tra cui un mio amico) si ingegnava a stampare in 3D bocchettoni doppi per collegare due pazienti ad una macchina? E le diatribe per imporre il prezzo calmierato di 50 centesimi sulle mascherine, con i farmacisti sulle barricate? Se almeno questo è stato superato qualche merito agli uscenti bisognerà riconoscerglielo, io credo.

E’ iniziato il festival di Sanremo, la 71° edizione, presentata da Amadeus con Fiorello battitore libero (divertentissima la pubblicità), edizione senza pubblico e senza aficionados per le strade ad aspettare le “star”… lo so, per qualcuno è un rito stantìo da abolire, ma è pur sempre un pezzo di costume di questo paese; finora della gara ho sentito poco, distratto da altre occupazioni, ma ho visto gli ospiti, Laura Pausini che ha cantato “Io sì”, brano scritto per il recente film di Sofia Loren, La vita davanti a sé  (che ho visto su Netflix, e l’attrice è stata bravissima), i Volo che hanno cantato un brano di Ennio Morricone, con l’orchestra diretta dal figlio del grande compositore con uno stile tutto suo, ed infine Elodie che ha proposto un medley di pezzi sanremesi famosi e, oltre ad avere una bella voce, è anche un bel vedere. Ho visto anche Ibrahimovic, che ha recitato sé stesso. Che ci volete fare, sono decisamente nazionalpopolare, così tanto che mi piacerebbe vincesse Orietta Berti, che si ripresenta in gara dopo quasi trent’anni, Oriettona della quale è uscita da qualche mese la biografia, che mi stuzzica e incuriosisce: Tra bandiere rosse e acquasantiere, deve essere proprio una bella storia.

I colleghi di Roma mi hanno detto che sta girando la voce di un rientro in ufficio, scaglionato a partire dal primo maggio. Fosse vero! Ci sono molti a cui il telelavoro piace ma come sapete non sono tra questi. Sono abbastanza convinto che, nonostante adesso faccia comodo spingerlo, alla lunga verrà ridimensionato per motivi sia di produttività che soprattutto di consumi. Pensiamo a tutta l’economia che gira intorno ai pendolari di una città come Milano…

Comunque staremo a vedere, amiche e amici; la primavera è alle porte, e con essa può darsi che riusciremo a tornare a visitare qualche museo, che anche il cervello bisogna rimetterlo in moto. A presto!

Cronachette dell’anno nuovo (14)

Amiche e amici, da queste parti da oggi siamo tornati in zona arancione, per ora arancione-arancione e non arancione scuro o arancione rafforzato, quante altre sfumature di arancione saranno ancora possibili prima di arrivare al rosso? Sembra quando da piccoli si faceva la conta per il nascondino, uno, due, due e un quarto, due e mezzo, due e tre quarti, due tre quarti e un quarto, due tre quarti e mezzo…

Durante il weekend ci sono stati assembramenti un po’ in tutta Italia, con casi clamorosi come quello di Milano, con la festa sui Navigli con tanto di disc-jockey. Qua per cercare di limitare i danni si è stabilito un senso unico pedonale; se non ricordo male mi era capitato di imbattermene in uno durante un Carnevale a Venezia parecchi anni fa, ma lì lo scopo era quello di non far finire i turisti dentro i canali.

Io me ne sono ben guardato dal tuffarmi nella massa; dopo le faccende del sabato mattina e dopo una ronfatina sul divano ho fatto una passeggiata che mi ha portato fino ad un concessionario Piaggio dove ho chiesto informazioni per un’Ape. E’ così carina che me la sarei comprata seduta stante per me medesimo, ricordo che con la versione calessino un simpatico tassista abusivo ci aveva portati qualche anno fa, a Palermo,  dal palazzo dei Normanni fin su al Monte Pellegrino, da Santa Rosalia. Avrei voglia di tornare, tra l’altro ci sono belle offerte con la GNV (Grandi Navi Veloci), che permettono di disdire senza rimettere niente fino a quattro giorni prima dalla partenza. Si, ma se poi rimaniamo bloccati in Sicilia? Oddio, non sarebbe poi una grande tragedia, a pensarci bene… o forse sarebbe meglio andare in Sardegna? Lì sono tornati zona bianca, ma anche l’anno scorso prima delle vacanze erano quasi immuni, poi ci hanno pensato i turisti fresconi del Billionaire (e le scelte sciagurate della giunta regionale) ad impestare tutti.

Domenica invece consueto pranzo dalla suocera; mia suocera, l’ho già detto, non è mai stata una gran cuoca però la cassoeula la faceva bene, adesso però non mangia più carne (non perché si sia convertita al veganesimo, ma perché sembra che la carne le crei dei disturbi ai nervi dei piedi, chi può contraddirla) e si astiene anche dal cucinarla. Quindi per non farle torto il giorno prima ce la siamo ordinata da un buon ristorante della zona, tra l’altro premiato da Alessandro Borghese per quello che vale, e ce ne siamo fatti portare a casa tre porzioni, così abbondanti che una è ancora in frigo. Con polenta, ovviamente. Nemmeno tanto cara, 13€ a porzione, più 3€ per il trasporto. Era particolarmente buona, un po’ perché era molto che non la mangiavamo, e soprattutto perché quest’anno le verze hanno “preso il gelo”, che lo dico per i profani aiuta a tenere imprigionate tutte le notevoli qualità antiossidanti di questa verdura.  Certo, un tempo le cotenne non sarebbero state così sgrassate e io avrei gradito un paio di salsiccette ma mi dicono che così non sarebbe stata filologica. Fatta questa scorpacciata sabato sera, domenica siamo rimasti leggeri: lasagne vegetariane (di zucchine) e due tipi di arrosto, uno ripieno di carciofi e uno di funghi. Più patate al forno ed ovviamente alla fine torta, lo so, è uno strano concetto di stare leggeri e di quaresima, ma quest’anno siamo più sul “chi vuol esser lieto sia” piuttosto che sul penitenziagite.

A proposito di cotenne e scotennamenti, mentre era in corso la partita a carte dalla quale rifuggo, facendo zapping mi sono imbattuto su Rete4 in un western del 1966: Hondo e gli Apaches, che ho goduto come un bambino, ripensando a quell’unica volta che mio padre mi aveva portato al cinema, e dopo cinque minuti si era addormentato russando…

Vogliamo dire due paroline sul governo dei migliori? Ma anche no, giusto? Anche perché finora, a parte l’abbuffata di sottosegretari capaci e meritevoli (), ha fatto le stesse identiche cose che avrebbe fatto l’altro, con la differenza che ora non si lamenta più nessuno. Immagino se questo DPCM l’avesse promulgato Conte: incapaci, uccidono il paese, categorie in subbuglio, libertà libertà! La Lega ha ripreso il centro della scena (grazie, Renzi!) e occupa tutti gli spazi, di lotta e di governo. Geniale un comico che ho visto ieri su Quelli che aspettano il calcio, che ha proposto un Salvini con la sciarpa nerazzurra: dato che ha cambiato idea su tutto, perché no anche sulla squadra di calcio?

Fuori c’è un bel sole, anche se la temperatura si è abbassata (direi giustamente); ho dei problemi di concentrazione, forse sarà perché il primo contratto dell’anno è già scaduto, ed il prossimo sarà solo per un mese, e lo firmeremo probabilmente quando il mese sarà finito… è il lavoro 2.0, nervi saldi e keep calm. Basta la salute!

Olena à Paris – 35

«Mesdames et Messieurs, quello che vi proponiamo oggi non è solo un capolavoro, un’opera d’arte inarrivabile, un pezzo di storia. No, signori, qui ci troviamo di fronte ad un evento magico, un vero e proprio miracolo: un’opera data per dispersa, svanita nelle temperie della guerra, riappare per merito di un benefattore che preferisce restare anonimo, la cui famiglia l’ha salvata rocambolescamente dalla distruzione ed ora, dopo più di settant’anni, la rivela a intenditori come voi che ne sanno apprezzare il valore e sono ansiosi di goderne la bellezza.»
Serge Mannoucharyan, dopo questa premessa enfatica, beve un piccolo sorso di Evian e osserva attentamente la sala riservata dove sono convenuti una ventina di collezionisti, selezionati rigorosamente. Controlla con la coda dell’occhio che gli addetti alla sicurezza siano posizionati nei punti strategici e, con un cenno del capo, fa segno al commesso di togliere il drappo che copre il quadro. Un silenzio carico di attesa accompagna lo svelamento, silenzio subito rotto da un brusìo misto di stupore e perplessità.
«Signori, signori!» richiama la platea alla calma il banditore. «Comprendo la vostra meraviglia, noi stessi quando l’opera ci è stata proposta siamo stati restii a considerarla. La fama della nostra casa è quella di rigore e competenza, ne converrete signori, dato che siete tutti nostri affezionati clienti» e qui Serge fa una pausa, ed un sorriso ai cenni di assenso che si levano dagli astanti.
«Abbiamo fatto esaminare l’opera dai migliori esperti, potete visionare voi stessi le perizie» dice Mannoucharyan brandendo un fascio di documenti «e tutti hanno assicurato che si tratta di un’opera originale ed in ottimo stato di conservazione. François , per favore, faccia girare» invita il commesso, che prontamente esegue. Serge, ignorando l’occhiata languida scoccatagli dal collaboratore, continua:
«Domande, signori?»
Un uomo corpulento, che il banditore riconosce immediatamente per un mercante di antichità, si alza in piedi e chiede, con una sottile vena sarcastica:
«Immagino non sia possibile conoscere il nome di questo, ehm, benefattore?»
«Come dicevo, monsieur Bergeron, il venditore ha richiesto la massima riservatezza» risponde Serge, con un’espressione di rammarico sul volto.
«Si può sapere almeno se questo signore ha intenzione di mettere in vendita altri pezzi? Potremmo essere interessati ad uno stock…» dichiara un allampanato sessantenne, direttore di un museo privato.
«Questo non possiamo escluderlo» risponde il banditore «ma al momento nemmeno confermarlo. Naturalmente, dovesse accadere, sarete i primi ad esserne informati» conclude l’armeno.
Quindi, constatato che il pubblico è ormai in trepida attesa, inizia:
«Signore e signori, Michelangelo Merisi detto il Caravaggio dipinse questo ritratto di donna, o meglio Ritratto di Cortigiana, a Roma nel 1597 e dunque sono passati più di 420 anni ma notate l’attualità di quella luce oserei dire cinematografica, lo sguardo con cui il soggetto, Fillide Melandroni, ci fissa, distante eppure provocante; sembra chiedersi chi sarà degno di conquistarla… per quest’opera, uno degli ultimi ritratti dipinti dall’artista e forse l’unico di donna, la base d’asta è di un milione di euro. Faites vos offres¹» invita Serge, impugnando il martelletto. La platea, all’udire la cifra, è percorsa da un brivido di eccitazione.
«Un milione e mezzo» annuncia Serge, notando la paletta alzata da Bergeron.
«Un milione e seicento» rilancia Laurent Clèvenot, architetto.
«Due milioni» offre il direttore di museo.
«Tre milioni» è l’offerta di Jean Paul Brizard, banchiere.
«Dieci miliuoni»
Tutte le teste si voltano verso la voce femminile che ha scandito le parole. La donna, seduta nell’ultima fila vicino al suo segretario con la paletta alzata, rivolge un sorrisetto beffardo agli altri partecipanti.
«Vogliamo fare sul serio o qvi voi giuocare? Noi non abbiamo tempo da perdere» li provoca.
I concorrenti si guardano intorno, chiaramente impreparati a raggiungere la soglia e tantomeno superarla: chi tossicchia, chi si guarda le scarpe, chi consulta l’orologio. Serge controlla che non ci siano rilanci, attende qualche secondo ed infine conclude:
«Non ci sono altre offerte, signori? Et un, et deux, et trois, aggiudicato alla contessa Żubrówka Kasprowicza. Complimenti, Madame » e, con uno schiocco di dita, fa apparire un valletto che consegna alla contessa un mazzo di fiori.

«Accetti questo piccolo omaggio della casa, Madame. Vengono da Sanremo, in Italia» spiega Serge.
«Grazie, Monsieur, li adoro. Sanremo è bella città, molta allegria, tutti cantano dalle finestre, anche se per me ricordo muolto triste» confessa la contessa.
«Davvero, signora? Ne sono desolato, se vuole glieli faccio cambiare. François?»
Ma prima che il commesso si muova, la contessa lo ferma con un cenno imperioso della mano.
«No, lasciate, lasciate. Sono fiori stupendi. E’ ricordo di mio povero terzo marito, morto così, in viaggio di nozze, che mi commuove»
«Le mie condoglianze, madame. E’ stata una disgrazia, un incidente?» si informa Serge, partecipe.
«Da, voi detto bene, uno incidente. Lui tradito me con cameriera, e dopo inciampato e volato da finestra.» poi, cambiando tono e discorso:
«Christofer, sistema tu qvestioni burocratiche, vuoi? Arrivederci, signori» e, alzatasi, sistema sulle spalle la stola d’ermellino e incede maestosamente verso l’uscita.

¹ Fate le vostre offerte