Italiani, fate figli!

Ogni tanto mi chiedono di scrivere un articoletto per il bollettino parrocchiale domenicale; ognuno deve prendere spunti da una lettera per sviluppare un argomento, nel mio caso era la D ed io ho scelto “D come denatalità” ma forse il contenuto non è stato apprezzato perché non l’hanno pubblicato. Censura? 🙂

La mia generazione è quella del baby boom, quando il gran numero di nascite spinse la crescita demografica  dell’Italia.  Se si considera il decennio tra il mio anno di nascita, il 1959, e quello del mio fratello minore i nati hanno sempre superato i  900.000, con punte di oltre il milione; da allora i numeri sono sempre diminuiti, fino ad arrivare agli attuali 399.000: meno della metà!

I nostri genitori avevano vissuto la guerra con i lutti, le distruzioni, le privazioni, le miserie che comporta; qualcuno aveva anche combattuto e ne portava le cicatrici, nel corpo e nell’anima, ma li accomunava la fiducia, la speranza nel futuro migliore, e la voglia di rimboccarsi le maniche e ripartire. Di ricostruire, a partire dalle loro famiglie.

La popolazione italiana oggi è in calo e in progressivo invecchiamento (l’età media è di 46,2 anni, per fare un confronto quella dell’Etiopia è di 19,3!), l’Istat nelle sue previsioni periodiche arriva a prospettare uno scenario per cui nel 2070 i residenti potrebbero essere 47,7 milioni, ben 11,5 milioni in meno rispetto ad oggi.

Qualcuno potrebbe ritenere che, dato che la popolazione del mondo cresce in maniera quasi esponenziale (si ipotizza di toccare i 10 miliardi nel 2050), con ovvi problemi di sostenibilità, l’Italia che ha il problema contrario stia bene, ma non è così. Se si perde l’equilibrio tra lavoratori attivi e pensionati, infatti, va in crisi tutto il sistema di welfare (oltre al fatto che se diminuiscono i lavoratori anche il benessere che il loro lavoro crea verrà meno).

E’ un modello sociale che non può reggere: se non si incide veramente sulla precarietà del lavoro, se non si danno salari dignitosi, se non si mettono in campo serie politiche abitative e di servizi alla famiglia che non si limitino ai soliti bonus, se non si smette di delegare al terzo settore quello che dovrebbe fare lo Stato (la Caritas deve essere l’eccezione, non la regola!) il trend non si invertirà.

E anche rispetto alla migrazione bisognerà cambiare l’atteggiamento: perché già oggi siamo in difficoltà con tanti mestieri (altro che “vengono a rubarci il lavoro”! Il problema è oggi il contrario, è che senza immigrati certi lavori sarebbero già spariti) e dunque bisognerà ripensare il sistema di ingressi e di cittadinanza.

Altrimenti anche le nostre chiese, con parrocchie in sofferenza sia di vocazioni che di fedeli, si ritroveranno  vuote, come le culle.

Solidarietà alle rifugiate!

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30 pensieri su “Italiani, fate figli!

  1. Che bisogna fare figli è vero. Ne nascono sempre di meno. Ma fare un figlio è un costo, spesso un sacrificio. Io non ne ho fatti e, forse, non ne voglio neanche perché non sarei in grado di mantenerlo. Mia sorella ci ha provato a farne un altro ed è andata male. Ci sono tante cause e motivazioni che portano alla decrescita della natalità. Se i costi fossero inferiori, magari, le cose cambierebbero. E’ solo una mia idea, magari sbagliata. Buona giornata Gio

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    • Sicuramente i motivi sono tanti. Economici, senz’altro; l’età della donna (e dell’uomo) al primo figlio, che si alza sempre di più; forse anche le relazioni di coppia che si fa fatica ad instaurare, o che si affrontano con leggerezza (proviamo ma senza impegno) o che si rimandano a quando “ci si è sistemati”; i costi degli affitti alle stelle, il lavoro precario e pagato male, con la necessità per entrambi i partner di lavorare… il fatto è che su queste molteplici cause non si sta intervenendo, o si sta facendo molto poco. Poi secondo me pesa molto la società consumista in cui siamo immersi: una volta ci si accontentava di poco, adesso ad accontentarsi sono in pochi. Poi io sono uno di quelli che ha abbassato la media: di figli ne ho fatto solo uno…

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        • Di famiglia si riempiono la bocca un po’ tutti, ma quando è il momento di tirar fuori i soldi… le case popolari, ad esempio, si costruiscono più? Quelle che ci sono per la maggior parte cascano a pezzi. però si fa il superbonus per le villette… l’housing sociale per i giovani, quante volte se ne parla? E quanti ne sono stati fatti? Per non parlare del costo delle rette degli asili nido, delle materne… quanti miliardi stiamo bruciando per contenere gli aumenti causati dalla guerra che abbiamo alimentato anche noi? Insomma, di lavoro da fare ce ne sarebbe parecchio, ma almeno bisognerebbe cominciare…

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  2. “…. una volta ci si accontentava di poco, adesso ad accontentarsi sono in pochi.”
    Parole sacrosante: una volta si facevano tanti figli e si facevano girare pure gli abiti e le scarpe in famiglia. Non era una cosa bella e buona. Meglio la denatalità, visto che non si è in grado di garantire un’esistenza decente agli strati di popolazione meno abbienti. Meglio l’estinzione, visto che non siamo in grado di gestire politiche demografiche e migratorie.

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  3. Mah… forse invece di fare più figli qua, bisognerebbe farne meno là, in Africa. Possibile che continuino arrivare minori “non accompagnati”? Non hanno una famiglia? Mentre Cina e India si autocontrollano, ho l’impressione che in Africa si concepisca e partorisca così come viene e viene, è chiaro che è lì che bisogna intervenire. Cosa facciamo? L’intera Africa si trasferisce qui in Europa? Vero che ci servono per raccogliere i pomodori, ma ce n’è di pomodori abbastanza per accogliere milioni di persone? E poi chi ha detto che proprio tutti questi nuovi arrivati vadano a raccogliere pomodori o piuttosto non facciano altro che è inutile citare?
    Da tempo mi viene la battuta, e lo dico un pò come battuta ma anche un po’ sul serio, che bisognerebbe inondare l’Africa di preservativi, belli, seducenti e colorati, a rischio di farli piovere dal cielo con gli aerei, tutti e sempre gratis, senza badare a sprechi 🙂

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    • E’ ovvio che gli africani si trasferiranno in Europa. Loro sono tanti, noi sempre meno. E non è che raccolgano solo pomodori: basta andare nelle fabbriche, nelle campagne; per dire, gli unici negozi di prossimità rimasti qua vicino sono i loro. Ma ultimamente anche il flusso che viene qua è diminuito, e sono più le partenze degli arrivi. Gli africani fanno quello che facevamo noi fino a 50-60 anni fa: si sposano presto e fanno 4-5 figli a famiglia. E, secondo me, verranno con le buone o le cattive, perché tra qualche anni l’Africa avrà quattro volte la popolazione europea… specialmente se avranno anche la spinta dei cambiamenti climatici.

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    • Aspetto ancora qualche settimana, può anche darsi che ce ne siano più interessanti. Poi ormai siamo per entrare in Avvento, lì il tema sarà obbligato. Può anche darsi che a redazione l’abbia ritenuto troppo “politico”; alla fine poi non è che lo leggano in molti, la maggior parte lo prende per vedere l’elenco delle ricorrenze dei vari morti… 🙂

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    • L’Istat dice anche che, se pure si invertisse subito la tendenza (e non c’è motivo al momento per cui questo accada) ci vorrebbero anni per vedere una risalita. L’immigrazione diventerà indispensabile, come lo è da qualche anno a questa parte. Bisogna pensare a come gestirla, e anche lì non bisogna far vivere la gente nelle baracche o nei tuguri… mio nipote è andato a lavorare in Australia, raccoglieva cipolle: però le farm che li impiegavano dovevano mettergli a disposizione alloggi decenti e pagarli il giusto. Se confrontiamo il loro sistema con gli stagionali che vengono a raccogliere i pomodori a Rosarno facciamo una figura davvero meschina…

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    • E questo pure è vero, però sono adesso piu di 120 milioni, se pure muoiono relativamente giovani ci mettono poco a raddoppiare. Certo noi possiamo dire: cavoli loro se fanno figli come conigli, mica poi vorranno venire qua? Ma il problema è che se noi non ne facciamo ci serviranno per forza loro (sempre ammesso che vogliano venire, eh).

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