Quando eravamo costruttori di imperi…

Abissinia, 1935?
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25 pensieri su “Quando eravamo costruttori di imperi…

    • Grazie del contributo, anche tuo padre è stato un costruttore di Imperi, era colonnello o sbaglio? Ma a quell’epoca era più giovane, sarà stato un tenente, un sottotenente… Quindi anche tu hai le carte in regola, nonostante le intemperanze giovanili. Bene, bene.

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      • in una delle foto che ho pubblicato qualche tempo fa, mio padre è quello seduto, vistosamente ferito ad un braccio.

        era sostanzialmente un giovane perito industriale disoccupato e disperato di 27 anni quel 1935 e il suo destino si giocò in un solo giorno, quello in cui gli arrivarono in successione una lettera di assunzione alla Olivetti di Ivrea e l’arruolamento nelle truppe coloniali come volontario.
        avesse potuto scegliere, sarebbe certamente rimasto in Italia, ovviamente.
        ebbe dei gradi modesti, ma sempre come militare precario, e raggiunse soltanto quello di capitano; poi tornò a casa a inizio 1946, dopo quasi cinque anni di prigionia in un campo di Nairobi, che non chiamiamo Lager solo perché era inglese e non starebbe bene. subì maltrattamenti quotidiani e quasi torture perché rifiutò di diventare un collaborazionista e rimase fedele al fascismo in cui aveva sempre creduto.
        come ho raccontato altre volte, sua madre, simpatizzante col fascismo come lui, ma madre prima che fascista, gli impedì di scappare di casa per partecipare alla marcia su Roma a 14 anni, chiudendolo a chiave nel gabinetto.
        si ritrovò disoccupato di nuovo nel 1946, quando tornò, e non gli rimase altro che diventare militare effettivo e di ruolo.

        mia madre rideva dello strano caso, dicendo: ho sposato mio marito che era capitano e ho avuto il primo figlio dieci anni dopo, quando era sottotenente.

        ma non fece carriera, avendola iniziata a quasi quarant’anni e a 52 si trovò licenziato e messo in pensione: era il 1960.

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        • Una bellissima storia quella di tuo padre, emblematica dei tempi; questo weekend mi rileggo i tuoi post con calma perché meritano sicuramente attenzione. Dunque era partito volontario, come mio nonno: chissà che non si siano conosciuti…

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          • eh, l’Etiopia è immensa.
            potrei ricostruire alcuni suoi movimenti sulla base delle date che stanno dietro alcune delle foto che mandava a casa e che mia madre conservava.
            però sai se tuo nonno era finito pure lui nel campo di concentramento di Nairobi? se sì, allora si sono conosciuti certamente.

            gli uomini della tua foto condividono tutti alcuni tratti che ritrovo nelle foto di allora di mio padre; e fra tutti ce n’è anche uno che proprio gli somiglia; però il contesto ambientale non lo ritrovo nelle foto sue e credo appunto che queste somiglianze siano casuali.

            la storia di mio padre ebbe davvero parecchio di emblematico e diversi altri aspetti anche avventurosi e drammatici che esigerebbero lunghi racconti; diversi anni fa, cominciai anche a ricavare una specie di romanzo dalle sue 353 lettere spedire a casa e conservate ancora anche qui da me da qualche parte. ma non sono mai riuscito a finirlo, come a me capita regolarmente.
            ho provato di recente a riguardare il quadernaccio su cui lo scrivevo, ma non riesco più a raccapezzarmi fra tutte le correzioni sovrapposte, povero me.

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            • No, non credo che mio nonno fosse stato a Nairobi, perché lui tornò a casa (anche se macilento: si era preso la malaria ed era pelle e ossa…), tant’è che nel ’40 quando entrammo in guerra lui era a lavorare in Francia e venne internato. Considera che non so molto di più, di quei tempi se ne è cominciato a parlare quando ero grande, tutto quello che era fascismo e guerra era tabù. Mia madre poi è nata nel ’35, pensa che testa di cavolo che aveva quell’uomo (gli ho molto voluto bene, ma a ripensarci adesso mi fa incazzare), è partito volontario con la moglie che aveva appena partorito. Era davvero convinto…

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              • ah, ecco, tuo nonno ha fatto soltanto la prima guerra di Etiopia, mentre mio padre è rimasto lì a combattere anche nella successiva guerra mondiale, fino a quando fu catturato nel 41. tuo nonno era convinto? mio padre anche, e chi non lo era? solo un suo fratello era comunista e lo zio socialista e partigiano (come mia madre che faceva la staffetta). mio padre veniva in Italia durante le licenze, sposò mia madre nel 38, convinti entrambi che nel 39 lei lo avrebbe raggiunto lì. aspettava un bambino, che poi ha perso, e poi rischiò di morire per la rottura di una cisti ovarica con conseguente peritonite.
                in casa mio padre non ha mai parlato di questo suo passato durissimo; tutto quel che so viene dalla voce di mia madre, grandissima narratrice, peraltro.

                in Francia, a Montecarlo, al casinò, lavorava come croupier un fratello di mio padre, bellissimo uomo, che venne pure internato, mentre la moglie francese riuscì a scappare in Italia a casa di mia nonna paterna, dove vissero qualche anno assieme a mia madre…

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                • Già, chi non lo era? La repressione era dura, e vent’anni di dittatura sono tanti… Mio padre me l’ha detto qualche volta quando gli chiedevo perché non si ribellassero: ma noi che ne sapevamo, conoscevamo solo quello… Mio nonno invece, che era dell’11, era convinto perché ammirava i progressi che comunque erano stati fatti in tanti settori. Ora sembra una bestemmia dirlo, però c’è stato anche quel fattore.

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      • Thanks for the explanation, dear Giorgio. I thought this might be him but I was not sure since there are several Italian men in the group. They all look bronzed, and the photo is quite dark.
        Wouldn’t it be interesting, if you had an Ethiopian aunt? I find this idea fascination.
        I will have to look up (in Wikipedia) the history of this country and the role Italy played in its development.
        You are opening up new horizons for me. Did you know that?

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        • Italy and Etiopia have a long story of wars and friendship… since the end of 18h century; the young italian State wanted colonies, vital space, but Africa was quite all occupied by great powers… but we lost the war! It was a shame, african people that fightThen in 1935 fascism retry, and this time win. We occupied Etiopia, Eritrea and Somalia; after the II war, even if we lost, this territory was leaved in amministration by Italy. Then , like all others african states, they achieved the independence. But right now they have a lot of problems, perhaps is should be better if they was remained with Italy… 🙂

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