L’uomo che reggeva l’ombrellone (III)

Ed eccoci arrivati amiche e amici all’ultima puntata di questo mini diario. Gli ultimi giorni li abbiamo passati a Bosa, che è una cartolina più che un paese; credo sia l’unico paese della Sardegna che è lambito da un fiume, il Temo (a proposito: la Sardegna è piena di acqua, con tante falde sotterranee e, anche se la siccità si fa sentire, finora sembra reggere); le sue case colorate arrampicate su per la collina sono pittoresche anche se ormai poco abitate. E’ sovrastata da un castello dai cui camminamenti si gode il panorama sottostante: chiude alle 19, noi siamo andati alle 18 con un caldo micidiale rischiando il collasso. La sera i negozi sono tutti chiusi, tranne bar e ristoranti; segnalo un bistrot lungo la strada principale dove ho preso un tagliere di affettati che non sono riusciti a finire, compatito dalla cameriera. La spiaggia vicina, Bosa Marina, è di sabbia ferrosa che nelle ore più calde si arroventa ed è impossibile camminarci sopra senza ciabatte. Le cale più pittoresche sono a pochi minuti e ci si arriva solo a piedi; noi ci siamo limitati a guardarle dall’alto perché solo il pensiero di affrontare la discesa e la conseguente risalita ce l’ha sconsigliato. Belle, ma non fanno per noi. Mentre invece è accessibile, a qualche chilometro verso Alghero, la spiaggia di S’Abba Drucche; la spiaggia (in realtà due) è libera, ma in loco si possono noleggiare lettini. L’ombrellone ce l’avevo; l’avevo comprato prima della partenza dopo attenta ricerca, robusto e leggero; mi ero anche munito di trivella per scavare nella sabbia per piazzarlo; mi sono dimenticato però la cosa più importante: la corda. Infatti, per quanto l’ombrellone sia fissato bene, quando tira il maestrale c’è sempre il rischio che ve lo faccia volare via ed infatti i più esperti (quasi tutti a dire la verità) lo ancorano con una o più corde legate a dei picchetti piantati nella sabbia. In mancanza di corda quindi il vostro cronista stringeva con la mano sinistra, con molta eleganza direi, il palo dell’ombrellone, ma ad un certo punto mi sono dovuto arrendere e l’ho chiuso; da quel momento ho preso il sole (si fa per dire) disteso sul lettino ma ricoperto da maglietta e asciugamano.

Come sapete, amiche e amici, il sole può essere un grande amico ma anche un grande nemico: fa bene alle ossa ma può fare molto male alla pelle, specie se di carnagione chiara e se preso nelle ore più calde. Dopo questa piccola informazione medica dirò che la mia pelle, sebbene tenda a diventare presto scura, è meglio che sia riparata. Da giovane entravo e uscivo dall’acqua, l’ombrellone era roba per effeminati e diventavo nero come un tizzone: probabilmente ora il corpo mi sta porgendo il conto, non voglio sfidarlo troppo.

A pochi minuti da Bosa c’è un paesino, Tinnura, famoso per i murales disegnati sulle case; ce ne sono un centinaio, e riportano scene di vita contadina del passato. Qui abbiamo incontrato (quanto è piccolo il mondo!) nell’unico negozietto aperto, un ceramista che ha lavorato per anni a Cantù e conosceva benissimo la zona dove abitiamo, forse meglio di noi. Siccome ha lavorato anche per dei mobilieri (Cantù è la patria del mobile d’arte) abbiamo parlato delle ripercussioni dell’embargo alla Russia sugli ordinativi; lui sosteneva che non incide molto perché gran parte di quei mobili li acquistano gli arabi, e per prezzi stratosferici rispetto al reale valore. Insomma, è una questione di prestigio: se li paghi poco vuol dire che valgono poco… così sedie da 700 euro vengono vendute a 5000, e quelli pagano senza battere ciglio. Tanto poi basta che aumentino un po’ il prezzo del petrolio…

La proprietaria del b&b dove abbiamo alloggiato, una persona davvero squisita, più o meno della nostra età, ci ha raccontato di non essere proprio sarda. O meglio, è figlia di genitori sardi, ma emigrati in Belgio perché il papà lavorava in miniera; lei è nata là, ed ha imparato a parlare solo il sardo (che è una vera e propria lingua, anche se diversa da zona a zona) ed il fiammingo. Tornava a Bosa solo d’estate, per le ferie, e alloggiavano appunto in una delle case colorate; ma poi il padre si è ammalato di silicosi e sono dovuti tornare: lei aveva già finito le medie, e non conosceva l’italiano! Così ha dovuto ripetere la terza media (due volte, perché aveva una professoressa che voleva darle le basi giuste: e ce l’ha fatta, perché poi la signora si è anche diplomata). Giusto per farsi un’idea dell’epoca, sua madre era l’ultima di dieci figli, e lei l’ultima di cinque.

L’ultimo giorno, prima di riprendere il traghetto, siamo passati ad Alghero, che avevamo già visitato l’altra volta ed è sempre carina e piena di movimento. Alghero è stata fondata dai catalani e la lingua assomiglia al catalano. Abbiamo comprato qualche regalino ed ovviamente una bottiglia di mirto che berrò alla vostra salute.

Al ritorno, in attesa della partenza, dal traghetto si vedevano i preparativi per un concerto di Ivana Spagna. Ne avevo perso le tracce, nonostante abiti proprio a Como. Avrei voluto fare il cambio di cuccetta ma il prezzo era troppo alto e quindi mi sono rassegnato al letto a castello: vi dico solo che la prima volta che sono salito mi è preso un crampo al piede e poi non sapevo come scendere. Ho accarezzato l’idea di mettere il materasso per terra ma poi l’orgoglio ha vinto. Nella notte sono sceso quattro volte (colpa del Vermentino) e l’ultima volta posso dire che l’uomo scimmia sarebbe stato orgoglioso di me, se non fosse che in quel momento indossavo una delle magliette di mia moglie, dato che le mie erano tutte sudate. Infatti di solito nelle cabine c’è un freddo polare, stavolta invece o non funzionava l’aria condizionata oppure il caldo saliva in alto, mi sono dovuto cambiare più volte. Avevo promesso ad una cara lettrice di postare la foto, ma è troppo compromettente.

E’ finita, amiche e amici! Spero di non avervi annoiato troppo. Adesso ho ancora qualche giorno di relax, andrò al paesello a festeggiare insieme ai miei fratelli la nostra mamma che tra qualche giorno compie 87 anni ed a salutare parenti e amici superstiti. Al ritorno mi aspetta Olena impaziente, che ha voglia di andare in vacanza anche lei!

A presto!

30 pensieri su “L’uomo che reggeva l’ombrellone (III)

    • Saggio! Infatti bisognerebbe andare la mattina presto o la sera almeno dopo le 17, dicono. Per la mattina però avevamo un piccolo problema: nessuno dei posti che ci ha ospitato serviva la colazione prima delle 8, e l’ultimo anzi alle 8:30 (e noi eravamo regolarmente i primi…). Ecco perché a me piace Rimini: ti alzi, passeggiatina, fai colazione poi vai in spiaggia (poco), pranzo abbondante, pennichella (lunga), ancora spiaggia (poca), rientro e preparazione per la cena, cena e passeggiatina con gelato. Bellezze naturali nisba, ma chi se ne importa!

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  1. Mon dieu che incanto Bosa! È proprio quel genere di luogo in cui ci si sente fuori dal mondo. Metto in lista insieme a Tinnura. 😉

    Detesto gli ombrelloni 😊, tra l’altro io son tipo più da scogli o sassetti, ma se sono al mare rientro sempre prima di mezzogiorno… così non brucio.

    Io dico che la lettrice a cui hai promesso la foto si è fatta una risata già solo leggendo quel “troppo compromettente”… 😆😆

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  2. Sì, belle davvero. È vero, i colori delle case di Bosa ricordano Burano, così come località del nord Europa (la foto però non è mia, l’ho presa dal sito di Sardegna Turismo). Mi sono dimenticato di dire che c’è un bel museo, ovvero una dimora signorile con l’arredamento originale, che ospita anche la mostra di un artista sardo attivo dagli anni 30, Melis, davvero eclettico; e di fronte c’è la mostra di un altro artista, Atza, questo più recente. Insomma, c’è un po’ per tutti i gusti… mi sarebbe piaciuto, di sera, girare per negozietti o mercatini, ma come ho detto non ce n’erano di aperti, e li capisco anche, se uno vuole comprare ha tutto il giorno perché deve rompere le scatole la sera? 😁 E tu sei già andata in vacanza, in attesa della ripresa della scuola?

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    • In the hottest hours there was 39-40 degress, but the sand of Bosa is rich of iron and is more hot… but It Is a welcome torture. Now I am in a central region of Italy, Marche, where I was Born and where my mother and two of my brothers live. Today is the the birthday of my mother, 87 years old… We are in a hill, the temperature is 25, a delicious wind blows on us… I would like write some page of my novel but It is not possible. My brain Is in holiday! Bye

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  3. Ecco, per me “spiaggia-ombrellone” è un ossimoro, una cosa che non riesco neppure a concepire: se voglio stare all’ombra sto a casa! Per fortuna pur essendo di pelle chiara (col mio culo di notte ci puoi tranquillamente leggere il giornale) non mi scotto, neanche quando stavo all’equatore e al mare si andava dalle dieci di mattina alle quattro del pomeriggio non mi sono mai scottata, e non ho mai messo un filo di crema. Adesso che sono vecchia un po’ sì perché la pelle è molto più secca, ma a protezione bassissima, o anche solo una normale crema idratante.
    Belle le foto e bello il racconto.

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    • Beata te, io sto pagando probabilmente gli eccessi e le scottature da ragazzo. Mi abbronzo ma sto molto attento, ho molta paura del melanoma, la figlia di una mia amica ci è morta da pochi mesi. L’ideale sarebbe fare tre mesi di vacanza, abituare la pelle a poco a poco… il mare è anche bagnetto, con moderazione pure questa. Il mare mi rompe, si era capito?

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      • Il bagno con moderazione?! Ma che razza di eresie mi tocca sentire!!!
        Io invece lo adoro, in tutte le stagioni, e amo goderlo con tutti i miei dieci sensi, e finalmente quando sono andata in pensione ho realizzato il sogno della mia vita di vivere al mare, e da qui, davanti al pc, non devo fare altro che girare la testa e lo vedo, e mi basta questo semplice gesto per riempirmi di beatitudine, di pace, di serenità.

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        • Sono contento che tu abbia realizzato il tuo sogno! Io sono un uomo di collina, di mare mi bastano dieci-quindici giorni l’anno, ma per anni ho fatto a meno anche di quelli, senza risentirne troppo.

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      • Ah, dimenticavo: il melanoma. Esattamente come il tumore ai polmoni o la cirrosi epatica, viene a chi è predisposto. Ovviamente se sei predisposto al tumore ai polmoni e fumi ti viene prima, se sei predisposto alla cirrosi epatica e bevi ti viene prima, ma anche se non hai questi comportamenti, se sei predisposto ti vengono comunque (ho conosciuto personalmente due persone che non bevevano altro che un bicchiere di vino a tavola morte di cirrosi epatica e neanche tanto vecchie). Lo stesso vale per il melanoma. Per quanto mi riguarda, se sono arrivata a passare i settanta indenne con tutto il sole che ho preso, penso di potermi ragionevolmente considerare al sicuro.

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        • Ovviamente non è che viene il melanoma a tutti quelli che prendono il sole, staremmo freschi se no. Ma purtroppo ho parecchi nei e non mi va di sfruculiarli. Poi se dovrà prendermi qualcosa mi prenderà lo stesso… prima però vorrei arrivare alla pensione 😁

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            • Per fortuna non faccio un lavoro pesante, però in pensione avrei più tempo per i miei interessi. Per fortuna all’orizzonte non si vedono nipoti, non vorrei trasformarmi in un nonno baby-sitter come tanti che conosco. Sì i nei li controllo, mio padre ha avuto un tumore della pelle anche se la dermatologa dice che non c’entrava niente con i nei, era un’altro tipo di tumore. Comunque, per non saper né leggere né scrivere, tutti gli anni mi faccio vedere, e sto all’occhio…

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