Tre stelle per Olena – 38

Mancano pochi minuti alle quindici e nel salone di Villa Rana abitualmente adibito a concerti ed eventi culturali per un pubblico selezionato e competente nonché parecchio abbiente, eventi che la Fondazione Rana sponsorizza al solo e unico scopo di detrarli dalle tasse, una variegata e variopinta schiera di ospiti occupa tutti i divani e le poltrone disponibili; qualcuno si guarda intorno, sperando che il cabaret di pasticcini posato davanti a Gilda venga portato nella propria direzione da mani amorevoli, ma la padrona di casa ha dato disposizioni ferree e gli unici beni di conforto che vengono distribuiti sono dei biscottini secchi prossimi alla scadenza ed un nocino prodotto dalla buonanima di Evaristo che aveva procurato a Ringo, il gatto di casa che l’aveva lappato inavvertitamente, una fastidiosa psoriasi della coda che continuava a leccare senza sosta.
Nella grande stanza oltre a quattro dei concorrenti allo show, al presidente della giuria ed alle tortelline Lori e Dori sono presenti gli abitanti di Villa Rana quasi al gran completo; ed è con un misto di insofferenza e curiosità che gli astanti, grande orologio a pendolo in stile barocco veneziano scandisce lo scoccare dell’ora, accolgono l’entrata del maresciallo Montesi accompagnato dai fidi Corinaldi e Piccioni che spingono l’ammanettato Ahmed-Farouk, seguito da suo cugino. Mancano all’appello, oltre ad Olena, solo i gemelli cantanti Uppallo I e Uppallo IV, avendo questi ritenuto più prudente mettere qualche migliaio di miglia marine di distanza tra loro e la concorrente svedese. Gilda, in qualità di padrona di casa, si incarica di dare il benvenuto a Montesi:
«A che dobbiamo questa adunata, maresciallo? Sarebbe ora di arrivare a qualche risultato, non crede? Ha un’idea di quanto mi sta costando tutto questo scherzetto?» e continua, infervorandosi sempre più:
«Comunque la avviso: io oggi sgombero tutti. Portateli dove volete, in caserma, in carcere, metteteli sotto qualche ponte, non mi interessa ma io qua non voglio più nessuno. Ci siamo capiti?» proclama la Calva Tettuta, provocando un brivido negli ospiti forzati.
Montesi annuisce, comprensivo.
«Comprendo il suo stato d’animo, signora. Abbiamo cercato di arrecare meno fastidio possibile, ma un omicidio richiede indagini accurate, ed era necessario che quanti a vario titolo potessero essere coinvolti non si allontanassero. Le chiedo ancora qualche minuto di pazienza, dopodiché potremo togliere il disturbo»
«Vuol dire che avete scoperto l’assassino?» chiede Gilda con una punta di eccitazione nella voce, domanda alla quale però Montesi evita di rispondere direttamente, e inizia la sua ricostruzione dei fatti.
«L’autore è stato bravo ad ingarbugliare le cose. Ognuno aveva un movente… prendiamo lei» dice rivolgendosi a Li Wok, la cinese, seminascosta dietro il ventaglio tradizionale con il quale si sventola nervosamente.

«I fatti dicono che Turchese è morto dopo aver mangiato un suo raviolo avvelenato con un’erba originaria della Cina; lei ha negato di essere l’avvelenatrice ma ha anche negato di aver conosciuto il presentatore in precedenza, mentre siete stati addirittura amanti, e quando le abbiamo contestato questa incongruenza ci ha risposto più o meno che si è trattato di una avventura senza alcuna importanza, e di essersi lasciati in buoni rapporti. Conferma, signorina?» chiede Montesi, che al cenno veloce di assenso di questa riprende il racconto.
«Peccato che noi abbiamo fatto ulteriori indagini presso l’albergo dove avete alloggiato alle Maldive, e ci hanno raccontato di furiosi litigi; inoltre nella corrispondenza di Turchese abbiamo trovato delle mail in cui lei lo minacciava, ed abbiamo le prove che ha fatto di tutto per essere invitata al concorso. V come Vendetta, era questa la sua ricetta, non è vero?» chiede Montesi, ma prima che Li Wok possa replicare continua:
«Ma in realtà Turchese era solo uno strumento… lei lo ha usato per essere qui. Perché lei si riteneva l’erede dell’ultimo imperatore della Cina e voleva punire l’uomo che considerava un traditore perché secondo lei non aveva protetto a dovere il suo bisnonno, e così facendo aveva contribuito alla sua caduta in disgrazia. Poco importa che il suo bisnonno fosse, con rispetto parlando, un deficiente: quell’uomo andava punito, magari facendolo accusare di un omicidio che non aveva commesso… perché era questo che lei voleva fare al qui presente signor Po Hui» conclude la requisitoria Montesi.
«Non è così!» protesta Li Wok, chiudendo di scatto il ventaglio e alzandosi in piedi. «Sì, è vero, avevo scoperto dell’esistenza di Po: l’ultimo rimasto della guardia personale dell’imperatore… sono venuta qua per conoscerlo, per guardarlo negli occhi, per buttargli addosso tutto il mio disprezzo… ma non avevo capito niente, ora lo so» conclude Li, e si rivolge verso l’anziano cinese con deferenza:
«Perdonatemi, generale, sono stata una stupida»
Il vecchio Po, seduto accanto a Nonna Pina, si sente stringere il polso da quest’ultima; si alza e si dirige lentamente verso la ragazza.
«Non devi chiamarmi generale. Chiamami nonno, nonno Po.»

Gilda sussulta alla rivelazione, appoggiandosi a James.
«Erede dell’ultimo imperatore, ma che bizzarria è questa James? Ai miei tempi quelli che si mettevano in testa gli scolapasta proclamando di essere Napoleone li avrebbero rinchiusi in manicomio. A proposito, oggigiorno è consentito dire manicomio James? Non vorrei incorrere nelle ire di qualche woke. Ma senti, e in tutto questo cosa c’entra il nostro caro Po?»
«Il generale è molto riservato, ma sembra che l’erede dell’imperatore in realtà non fosse precisamente figlio dell’imperatore. Mater certa, pater incertus» conclude allusivo il maggiordomo.
«James, il tuo francese mi commuove. Vuoi dire che il generale Po in gioventù ha fatto il birichino?»

Come a risponderle il maresciallo continua la sua spiegazione:
«E così la signorina ha scoperto di non essere discendente dell’imperatore, ma bensì del comandante della sua guardia del corpo. Era con lui che parlava quando ha lasciato i ravioli ad Isolina, giusto?»
«Sì, ero con lui. Quella signora» risponde Li Wok indicando Nonna Pina «era venuta a trovarmi, dicendomi che dovevo assolutamente parlare con lui. Ed ho capito che in tutta la mia vita ero stata una stupida» continua Li, abbracciando il vecchio Po, che con calma si scioglie dall’abbraccio, raddrizza le spalle e si rivolge al maresciallo:
«Mia nipote non ha ucciso nessuno. Se c’è un colpevole, qua, sono io»

Montesi lo guarda con ammirazione, ma lo contraddice:
«Molto nobile da parte sua, signor Hui; nella sua lunga vita sarà stato certamente colpevole di qualcosa, chi non lo è? Ma di sicuro non di questo omicidio. Perché a questo punto entra in ballo la cuoca, la signora Palmira Rosticini. »

«James caro» dice Gilda al maggiordomo, sull’orlo di perdere il consueto aplomb «pensi sia possibile avere qualche nocciolina e magari un Cuba Libre? Sento che la faccenda andrà per le lunghe, nonostante le premesse, e non vorrei arrivare a corto di energie. Ah, James?»
«Signora?» chiede il maggiordomo, deferente.
«Agli “ospiti” fai servire spuma, anche se calda, e le patatine avanzate dall’ultima festa, anche se sono posse. Incentiviamoli all’esodo.»

7 pensieri su “Tre stelle per Olena – 38

  1. “Perché lei si riteneva l’erede dell’ultimo imperatore della Cina ” …
    So now even China is getting involved. This is a truly international novel that you are writing, dear Giorgio.
    The plot is a bit too complicated for my poor understanding of Italian, but maybe I will understand more as the novel continues.
    Best wishes, take care. With friendly greetings, Olivia

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    • I know it’s complicated, as my mind… General Po Hui, chinese, lives in Villa Rana, he is the instructor of Tai Chi; he is centenary, and was the cheaf of the guard of the last emperor of China, Pu Yi (do you saw the enchanting movie of Bernardo Bertolucci?). Li Wok, chinese too, is a chef, her main dish is ravioli…; she believed being the heir of the emperor, and hated Po because he cannot protect him from ruin… (Pu Yi is a real figure, he was a marionet of Japanese in II war, at the end was captured by sovietics and imprisoned many years in China by maoists _ and rieducated_ and became a gardener). So she meditate on revenge, but discover that her ancestor really Is not the emperor, but Po… I hope haven’t provocated an headache to you… 😁

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  2. No, you have not provoked a headache, dear Giorgio, although this plot is intricate. I love the China-Soviet bit. It serves Pu Yi right that he was captured by the Soviets and imprisoned in China by the Maoists for many years! Yes! Serves him damn right! In fact, they should have decapitated him for his treason. Although being imprisoned is probably better, so he had time to think about his deeds. I love this bit of your plot.

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  3. Pu Yi was a tragic protagonist; emperor in his childhood, always handled and controlled… Lost his rule, he tried to reconquer It serving the enemies of his People, the fascists Japanese. Perhaps he wounded to refound a new Empire, the Manciukuo… Had many wives and concubines, but was sospect of omosexuality. Captivity of the emperor was a way for communicate to the world the superiority and humanity of maoist system. In my invention general Po remained always loyal to him, even he knowed he was wrong, for a special concept of honor and devotion, and followed him in prisony, and when freed until his dead. But chinese history Is enough fascinating, don’t Need my inventions…

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  4. “Pu Yi was a tragic protagonist; emperor in his childhood, always handled and controlled… Lost his rule, he tried to reconquer It serving the enemies of his People, the fascists Japanese.”

    This sounds a lot like the fate of the last Tsar, Nicolas II. He also was always handled and contolled, then lost his rule. However, the Bolsheviks were less lenient than the Maoists. They shot him and his whole family. Good riddance!

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