Il  mio 25 aprile

Amiche e amici, da reduce e resistente quale sono mi sembra naturale lasciare delle tracce su come ho festeggiato questa giornata di festa (“Il 25 aprile non è una ricorrenza, ora e sempre resistenza”, gridava un bel gruppo di ragazzi e ragazze che sfilava gioiosamente). Ma per non tediarvi butterò là solo qualche titolo, qualche impressione, qualche foto.

  • Milàn l’è un gran Milàn

In più di due anni è solo la terza volta che torno a Milano, dove prima del pandemonio mi recavo giornalmente: le prime due per bisbocciare con antichi compagni di merende, e questa per manifestare per la pace. Ah, dimenticavo le tre volte che sono andato a teatro, ma quelle non le considero nemmeno: il bus scarica il gruppone di pensionati con cui mi sono imbucato a pochi metri dal teatro, mangiamo velocemente, guardiamo lo spettacolo (spesso dormiamo) e ripartiamo. I banani di piazza del Duomo, di cui vi ho parlato qua, sono ormai rigogliosi.

  • Misteri di Trenord

Ho fatto i biglietti online; non so perché ma bisogna indicare l’orario in cui si intende viaggiare, ed hanno la validità di 3 ore a partire da quella che si è indicata. Le donne a 60 anni godono di uno sconto (anziani, o senior che è meno offensivo). Per scontare mia moglie, che tra l’altro non ne voleva sapere, mi sono sbagliato ed ho comprato il doppio dei biglietti. Così per risparmiare due euro ne ho spesi quindici in più: un affarone!  Su suggerimento del customer care ho fatto richiesta di rimborso: non ci spero molto, ma tentare era doveroso. Mia moglie veramente ha detto: ti sta bene. Ingrata.

  • Tiziano e l’immagine della donna nel Cinquecento veneziano

Ogni volta che partecipiamo alla festa per l’anniversario della Liberazione (a occhio e croce da più di trenta anni) cerchiamo di abbinare l’utile col dilettevole: il piano prevedeva la visita ad una mostra al Palazzo Reale a cui far seguire il pranzo, in modo da essere in forze per affrontare il corteo. L’ideale di donna del Cinquecento veneziano con quelle curve accoglienti mi soddisfa, penso che mi sarei trovato bene. La mostra è stata interessante ma secondo me sconta il periodo incerto e non poteva essere grandiosa come altre del passato (ricordo Caravaggio, Antonello da Messina…); nel cortile un allestimento, libri che vanno a seppellire i carri-armati. Ma tra i governanti del mondo non sembra sia rimasta molta gente che legge libri.

  • Ma non c’era la crisi?

Per pranzo puntavamo alla Antica Focacceria San Francesco, piatti siciliani: purtroppo era piena, ed abbiamo dovuto ripiegare in un bar delle vicinanze. Che delusione! Uno spritz annacquato ed una pizza con ingredienti messi sopra a caso. Unica soddisfazione, nel tavolo di fronte due turiste (Russe? Ucraine? Comunque dell’est)  che evidentemente avevano molto più caldo di noi.

  • Il corteo

La partenza era prevista per le 14:30 dai giardini di Porta Venezia; raggiungendo il nostro gruppo abbiamo notato, in testa al corteo, le bandiere dell’Ucraina con qualche bandiera americana, che mi hanno creato perplessità; poi la sera ho saputo, dalla blogger Cambio d’Aria, che c’erano anche bandiere della Nato: evidentemente i radicali e Calenda non hanno trovato di meglio per far parlare di loro. Ci sono state contestazioni, come quasi tutti gli anni: ricordo la volta che la sindaca Moratti sfilò spingendo suo padre in carrozzella, trovai davvero stupidi quelli che la fischiarono, anche se il motivo era che era esponente di un partito che i post-fascisti li aveva sdoganati. Sono molto più solidale con chi quest’anno ha fischiato chi è d’accordo con l’aumento delle spese militari e l’invio di armi! Comunque c’era tantissima gente, siamo riusciti ad entrare in piazza solo alle 16:30, proprio in tempo per sentire il discorso del segretario della Cgil Maurizio Landini e di seguito la chiusura del presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo (entrambi attaccati furiosamente nei giorni precedenti per la loro contrarietà all’invio di armi: ormai chi non è allineato è considerato un nemico… addirittura per l’Anpi hanno coniato la disgustosa: Associazione Nazionale Putiniani d’Italia).

  • Rito?

Mentre in altre occasioni avevo il dubbio di stare partecipando ad un rito consolatorio, questa volta mi è sembrato invece di far parte di un popolo vivo; sarà stato che il giorno prima c’era stata la Marcia della Pace Perugia-Assisi, ma questa mi è sembrata la naturale continuazione: la mia impressione è che la stragrande maggioranza dei partecipanti, al di là della solidarietà con la povera gente ucraina, non credesse affatto che mandando più armi la guerra finirà prima e che fosse anzi preoccupata per l’allargamento con prospettive terribili; smarrita ed indignata per l’inazione dei governi che, appiattiti sulle direttive Usa e Nato, non si adoperano per cercare davvero la pace. Popolo vivo, insomma, ma rappresentato davvero male.

E finalmente siamo tornati a casa… a sera non mi sentivo più i piedi, e mi sono addormentato tutto storto sul divano, e così mi sono fatto venire pure il torcicollo. Cosa non si fa per la libertà!

Amiche e amici, ci avviciniamo al primo maggio, bei tempi quando si andava per prati a mangiare fave e pecorino.  Io lo farei anche, ma poi chi mi rialza? A presto!

17 pensieri su “Il  mio 25 aprile

  1. Sempre divertente.
    Preferivo le signorine dei post passati, questa nonostante l’ammiccare birichino è un po’ troppo anziana… da museo 🙂
    Quanto alla guerra sfido il più esperto a decifrare cosa riserva la sfera di cristallo (leggi: la testa del nazi-Zar).
    A mandare armi si prolunga la guerra? O al contrario più si ostacola l’avanzata e più facile è procurare danni e tali da indurre a patti?
    Chi lo sa…
    Già nel 2014 si era lasciato perdere, e così siamo arrivati a oggi, calcolando che nel frattempo lo Zar si è allargato in Siria, Libia ed è nel Sahel. Dopo l’Ucraina quale sarebbe il prossimo boccone?
    La verità: in ogni guerra – qualsiasi guerra – non ci sono nè vinti nè vincitori, perchè anche i vincitori hanno la loro migliore gioventù che parte pimpante e viva e torna in una cassa, senza pensare allo spreco di denaro ed energia che potrebbero essere impiegati molto meglio.
    L’Europa era ed è libera e pacifica ma purtroppo, vediamo, che non abbiamo vicini che lo siano altrettanto. Forse è arrivato il momento di liberarci dalla divisione tra chi è fan per l’America e chi per lo Zar, ma essere noi, europei, ad avere una nostra propria forza – non per attaccare – ma senz’altro per difenderci.
    Purtroppo, questo è l’essere umano, Gesù è finito sulla croce e Gandhi assassinato.
    Vecchio Gio, alla prossima.

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    • La mia convinzione è che in tanti abbiano operato perché si arrivasse a questo punto, e non hanno nessuna intenzione di farla finire. Le armi aiutano chi le vende, agli ucraini garantiranno altre distruzioni e morti, come ai russi. L’Europa ha fallito, prima e durante e se continua così anche dopo: i più vicini siamo noi, mica Biden o Johnson. Sul finale hai ragione, ma ero controllato… 😉

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      • Condivido che in tanti hanno operato… e anche il profitto di chi fabbrica le armi… e anche che siamo i più vicini… ma si usa dire che la speranza è l’ultima a morire e io spero soltanto in un’Europa indipendente e finalmente, per quanto faticosamente, certo, unita. L’alternativa è tante Repubbliche di San Marino preda di USA, Russia e Cina, che quest’ultima già ha in mano Africa e America Sud (infrastrutture, miniere e investimenti discreti ma strategici) ed è in atto anche Europa (Grecia, porto di Salonicco!), sebbene la Cina non si veda, discreta… non a caso i cinesi hanno un DNA e un’eredità culturale non di secoli ma di millenni.

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        • Non sono molto fiducioso. L’Europa doveva operare prima ed è rimasta inerte per almeno otto anni, per non parlare degli ultimi mesi. Poi, invece di operarsi per la pace, va ancora dietro ai Biden e Johnson che non vedono l’Europa come alleata, checché se ne dica, ma come concorrente e la vuole cliente. Poi, sinceramente, la levatura dei rappresentati europei è infima, e come parlano fanno danni: Border Linen, Michel, Borrell, Gentiloni… Gente stratrombata nel loro paese, che si propone di guidare il continente! Paesi dell’Est che non sarebbero nemmeno dovuto entrare, e spingono ora più di tutti per intervenire. Che lo facciano, senza coinvolgere noi però, se si sentono così forti… sentivo stasera in TV da “fonti vicine al pentagono” che la guerra durerà ancora mesi se non anni: a chi giova? Agli ucraini non penso proprio. Se non avessimo mandato armi sarebbe già finita, il Donbass e la Crimea sarebbero con la Russia come alla fine rimarranno dopo inutili morti e distruzioni. Ora Mattarella si sveglia dopo il torpore a dire che bisogna tornare allo spirito di Helsinki. Che avvisi Draghi, candidato ad essere il prossimo segretario della Nato, a quanto si dice… l’Europa non esiste, è chiaro come il sole. Tra l’altro dovrebbe preoccuparci, e molto, il riarmo della Germania, perché quelli ad un certo punto le useranno, ed i disastri sono partiti sempre da loro…

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          • È inevitabile che basandosi su previsioni solo poi i fatti confermeranno o meno, o tutto o in parte. Il quadro è più o meno quello che dipingi, vero che l’Europa ha perso anni preziosi, vero che si è avuto troppa fretta ad allargare il nucleo di partenza dell’Europa, vero che l’euro abbia dato fin dalla sua partenza molto-ma molto fastidio agli USA (Non a caso è diventata moneta di riserva e ambita in concorrenza al dominio del dollaro, di dominio planetario).
            Per il resto, su quanto possa seguire… faccio mio il proverbio ricorrente della mia terribile ma vispa mamma che troncava ogni mio accenno di discussione col piglio di uno Zar: chi vivrà vedrà.
            Nota: resisti ancora ai balli serali balcanici e magari prossimi ucraini? Vedi di non farti male 🙂

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  2. Pingback: ReBlogging ‘Il  mio 25 aprile’ – Link Below | Relationship Insights by Yernasia Quorelios

  3. Sono decisamente nauseato dalla spocchia e dalla protervia di tanti politici e giornalisti che, messo l’elmetto, attaccano chiunque osi opporsi alla narrazione guerrafonaia dell’Occidente. E sono così accecati da furia belligerante, da sacrificare persino il 25 aprile sull’altare di un malinteso senso di giustizia che fa a pugni pure con la storia.

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    • Hai ragione, ma purtroppo come dicevo sopra a Guido ero controllato e non ho potuto documentare. Dovrò ricorrere a foto di repertorio, come fanno al TG (anzi lì avrebbero messo il quadro di inizio facendolo passare per signorina odierna, tanto con tutte le balle che raccontano una più, una meno…)

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