Tre stelle per Olena – 25

«Signor Farouk mi faccia capire, come pensava di cavarsela? Il programma sarebbe andato in onda anche nel suo paese, sicuramente qualcuno l’avrebbe riconosciuta, oltre suo cugino»
Il maresciallo Montesi, fatto portare lo chef marocchino in una saletta adiacente la sala da ballo, slaccia i bottoni della giacca dello smoking con un sospiro di sollievo.
«Senta, non mi faccia perdere tempo. Mia moglie è di là che mi aspetta per una mazurca, e non vorrei farla innervosire. Lei non sa di cosa è capace mia moglie quando si arrabbia, dico bene capitano?» chiede alludendo a passate vicende ad Olena, che assiste all’interrogatorio in piedi, appoggiata alla porta a braccia conserte.
«Confessi, si sentirà meglio. Turchese l’avrebbe smascherata in diretta, lei avrebbe perso tutto e probabilmente i colleghi marocchini avrebbero iniziato a indagare sulla sparizione del vero Ahmed. L’ha ucciso veramente lei? Ma questo cambia poco, in effetti» riflette tra sé e sé Montesi, prima di continuare:
«Senta, facciamo così: lei confessa, la mettiamo in prigione qua da noi, vedrà che tra rito ridotto, buona condotta e sconti di pena, si troverà presto fuori. Poi sicuramente potrà continuare a esercitarsi con la cucina, i suoi compagni saranno di sicuro contenti. O magari preferisce marcire nelle galere marocchine? Mi sembra una buona proposta, lo ammetta» conclude Montesi, mettendo davanti al cuoco un foglio da firmare.
«Io non ho ammazzato nessuno, come glielo devo dire?» protesta con veemenza Marrakech, cercando di alzarsi in piedi, bloccato prontamente da Colasanti e Piccioni. «E poi come avrei fatto ad avvelenare Turchese, me lo dice? Quello stupido non ha voluto assaggiare i miei casonsèi al cous-cous, si è messo in bocca quel maledetto raviolo della cinese, chiedetelo a lei quello che ci ha messo dentro! Io non avrei mai potuto fare del male ad Alessandro!» urla Farouk, prima di appoggiare i gomiti sulla scrivania, prendersi la testa tra le mani e scoppiare a piangere.
Montesi si raddrizza sulla sedia e lancia ad Olena uno sguardo interrogativo, ricambiato. Anche Colasanti e Piccioni si guardano perplessi, stringendo le spalle.
«Alessandro?» chiede infine il maresciallo al marocchino, inclinando il busto verso di lui.
Farouk rialza la testa di scatto, si soffia il naso con il fazzoletto che Montesi gli porge, si raddrizza sulla sedia e fa una confessione, ma diversa da quella che si aspettavano i presenti.
«Alessandro, sì, Alessandro! Noi ci amavamo!» proclama, prima di rimettersi a piangere.

La gallina Kocca ed il pappagallo economista Spread passeggiano vicino al piccolo stagno della villa, dove tra ninfee e lenticchie d’acqua spiccano i fiori bianchi della rara Hydrocharis morsus-ranae. Protetti dalla siepe di bambù i due parlottano fittamente.
«Santo cielo Kocca, non sarà mica la fine del mondo! Tu vai là e gli dici “mi hai stufato”, o “non ti amo più” se vuoi essere più diplomatica, non devi dare nessuna spiegazione! Sei una gallina libera ed emancipata, o no? Sei grande e vaccinata, hai tutto il diritto di fare le tue scelte!»
«Tu non capisci…» risponde la gallina scandinava, con un tremito nella voce.
« Ma cosa c’è da capire? Quello è un buzzurro, un troglodita, e ti tratta come un oggetto, una sua proprietà. Devi liberarti da questa schiavitù! Allora non dici la verità quando dici che ami me!»
«No! Cioè sì, io dico la verità! E’ che quando sto con te amo te, e quando sto con lui amo lui, è difficile scegliere»
«Fedifraga! Anzi, zoccola! E me lo dici pure, quindi mi metti le corna col tuo ex!»
«Non è così! Io non metto le corna a nessuno, o metto le corna a tutti e due, insomma è difficile da spiegare! Non è colpa mia se non siamo animali monogami, è la natura che ci ha fatto così!»
«Ma che natura e natura! Tu vuoi tenere il piede in due scarpe, altroché!»
«Non è vero! Ma senti, Spreddino…» insinua suadente la pennuta, avvicinandosi al pappagallo «Perché non ve la risolvete tra di voi? Fate voi, per me quello che deciderete va bene… come dite voi istruiti, trovate un gentlemen’s agreement…»
«Che cosa? Un gentlemen’s agreement con quel selvaggio? Ma ti rendi conto di quello che stai dicendo? E che gli dico: “Senta signor Flettàx, facciamo così: nei giorni pari avrò io il piacere di accompagnarmi alla signorina, invece nei giorni dispari il piacere sarà suo”? No cara mia, qui uno dei due è decisamente di troppo. E se tu non sai decidere mi toccherà toglierlo di torno, farlo sparire!» gracchia l’Ara Macao arrabbiato.
«E come? Quello mena!» chiede Kocca, con un fremito di eccitazione.
«Se quello mena io non accosto!¹» proclama Spread, con il petto in fuori e le penne arruffate. Poi, tutto imbaldanzito, salta in groppa alla gallina.

¹ Massima tratta dal linguaggio delle bocce in uso in alcune regioni italiane, dove menare sta per centrare con violenza la boccia dell’avversario ed accostare avvicinare la propria al pallino.

9 pensieri su “Tre stelle per Olena – 25

  1. Ma ci vuol tempo per le sorprese, forse per Pasqua salterà fuori la sorpresa dall’uovo . La gallina è carina !
    Intanto mi piace questa narrazione dove mescoli diversi linguaggi. Eh bravo Giò ,mi fai divertire …
    Sono tranquilla senza tv, la radio un po’ gracchia un po’ informa ecc… Eppoi musica ! Buona notte 😉

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