Tre stelle per Olena – 19

« Carramba che sorpresa! Abbiamo qua la nipote del nonno morto. Che cose strane succedono in Cina, che razza di magia taoista avete fatto, Po?» chiede Nonna Pina fingendo stupore e rivolgendo alla ragazza un sorrisetto ironico.
«Più che di magia si trattò di illusionismo… » risponde Po, divertito. «Li Yuqin partorì un bambino sano, e lo sostituimmo prima che i giapponesi se ne accorgessero. Lo feci portare in campagna, affidato ad una famiglia di assoluta fiducia. Perfino a sua madre facemmo credere che il bambino fosse morto, fu crudele ma era per la sua sicurezza… la nostra intenzione era quella di andarlo a riprendere una volta che le acque si fossero calmate, ma non ne avemmo il tempo»
«Perché, che successe?» chiede Montesi, ormai rapito dal racconto.
«La guerra era ormai finita, i giapponesi avevano perso anche se la resa non era stata ancora dichiarata, e si preparavano a lasciare il Manciukuò. Disarmarono a sorpresa tutta la Guardia dell’Imperatore per impedirci qualsiasi ribellione. Questione di ore, i russi invasero la Manciuria e l’imperatore e la corte tentarono di fuggire verso il Giappone per consegnarsi agli americani, immaginando che li avrebbero trattati meno duramente, ma i sovietici li intercettarono e li portarono in Russia. Quando seppi che l’imperatore era stato catturato mi consegnai anch’io per cercare di stargli vicino. Ci tennero prigionieri cinque anni e poi ci restituirono alla Cina, dove nel frattempo Mao Tse Tung aveva sconfitto Chiang Kai-shek e proclamato la Repubblica Popolare. Venimmo internati in un campo di rieducazione, a Fushun, dove rimanemmo nove anni, finché il cittadino Pu Yi fu dichiarato riabilitato»
«Perché rimase con l’imperatore, signor… generale Po? Non aveva più nessun obbligo, mi pare, poteva vivere la sua vita, non era colpevole di nulla più che aver fatto il proprio dovere» chiede Montesi, colpito.
Po respira profondamente, e fissa Montesi negli occhi:
«Avrei dovuto vivere una vita senza onore, maresciallo? Avevo fatto un giuramento. E’ facile stare vicino alle persone quando sono forti e potenti, ma è nella disgrazia che si misura la lealtà. Non sono riuscito a proteggere Pu Yi dall’influenza dei giapponesi, ma posso dire di averlo aiutato a diventare un uomo nuovo e lo sono diventato a mia volta. Ne valeva la pena»
«E il bambino?» chiede Montesi, con la voce incrinata dall’emozione.
Un sorriso illumina il volto di Po:
«A quel punto solo io e la levatrice sapevamo della sua esistenza… la famiglia che l’aveva adottato si trasferii a Hong Kong, dove tuo nonno» dice rivolto a Li Wok «studiò e divenne avvocato. La società per cui lavorava lo mandò per qualche tempo nella sede in Australia, dove conobbe tua nonna e decise di stabilirsi definitivamente. Io uscito di prigione rimasi ancora vicino al mio signore ma dopo la sua morte, nel 1967, non c’era più niente che mi trattenesse. Non era facile uscire dalla Cina a quei tempi, specialmente per chi aveva un passato come il mio, ma finalmente qualche anno dopo riuscii anch’io a raggiungere l’Australia. Ho custodito il segreto di tuo nonno, e controllato che nessuno ne venisse a conoscenza…»
«Perché? Perché non gliel’hai detto, aveva diritto di saperlo, e anche noi!» contesta Li Wok.
«Non era più tempo di imperatori» risponde calmo Po. «Quel mondo è morto, e quello che ne rimane morirà con me. Il popolo non deve mai più dipendere da imperatori, e tanto meno dai capricci di un bambino. Ho avuto tante volte l’impulso di parlare a tuo nonno, ma mi sono sempre trattenuto. A che pro? Aveva una buon lavoro, una bella famiglia, figli e nipoti che adorava e lo adoravano. Tra cui un ragnetto che gli si arrampicava addosso e si faceva sempre fare il solletico..»
Li Wok spalanca gli occhi, colpita.
«Ragnetto? Ma, come fai a…?»
«A sapere che tuo nonno ti chiamava ragnetto? Chiamala magia anche questa, se vuoi. Non è difficile rendersi invisibile… la morte di tuo nonno mi rese molto triste. Avrei potuto tornare in Cina, ma come ho detto non c’era più niente che mi attirasse là, così venni in Europa. L’imperatore aveva avuto un precettore inglese, lo sapevi? Amava i costumi occidentali. Ho visitato luoghi che avevo solo immaginato e infine mi sono fermato qua. Ti aspettavo… »
«Alt, alt, per l’amor di Dio!» implora Montesi, alzando le braccia. «Quindi lei, generale o quel che è, mi sta dicendo che la signorina, qua, è davvero la discendente dell’ultimo imperatore della Cina? E lei signorina, chef o quel che è, come ha fatto a saperlo? E avete qualcosa che lo dimostri, o vi siete inventati tutto e magari vi siete messi d’accordo per far fuori Turchese sa solo il cielo perché? Sapete che vi dico? Che adesso mi sono rotto le palle di questo polpettone storico. Colasanti! Staccati da quella porta, che sta in piedi da sola! » urla Montesi al sottoposto, rimasto appoggiato allo stipite in attesa del finale.
«Comandi, maresciallo» risponde l’appuntato, ricomponendosi.
«Riporta l’imputata in guardina, e voi, signori» intima a Po e Nonna Pina con un gesto eloquente «potete andare. Grazie della collaborazione, vi faremo sapere»
«Ma come, vi faremo sapere? Ma se le abbiamo detto che…» protesta Nonna Pina.
«Ho detto di andare. E non costringetemi a mettere dentro anche voi» taglia corto il maresciallo.
Nonna Pina lancia uno sguardo a Olena, che con un cenno la invita a seguire l’ordine di Montesi. I due, riluttanti, lasciano la stanza scortati da Piccioni, mentre Colasanti riporta Li Wok nella cella dove è custodita.
Montesi e Olena rimangono soli nella stanza, la russa con un sorrisetto ironico dipinto sul volto.
«Ti diverti?» chiede Montesi.
«Abbastanza» risponde Olena. «Loro non c’entrano niente, tu sai vero?»
«Imperatrice della Cina… ma pensa te. Prima che arrivassero quei due ha chiamato il giudice. Mi ha detto che mi dà ancora 48 ore, e poi mi toglie il caso» informa Montesi, scrollando le spalle. «Non che me ne freghi molto, anche se mi dispiacerebbe lasciare le cose a metà»
«Io so cosa ci vuole per te» afferma Olena, con una punta di malizia.
«Lascia stare, l’ultima volta ci stavamo per lasciare la pelle, non mi pare proprio il caso» obietta imbarazzato Montesi.
«Non intendevo sesso, possibile tu pensa sempre a quello?» lo corregge Olena, passandosi la lingua sulle labbra .
«Stasera in villa si balla. Vestiti bene, prego. Rilascia Li Wok, devono esserci tutti» ordina, più che invitare, Olena. Poi si alza ed incede ancheggiando verso l’uscita; sulla soglia, quasi dimenticando qualcosa, si volta e completa le istruzioni:
«E porta Ines, per favore. Lei balla molto meglio di te»

Non sembra anche a voi che Mr. B assomigli sempre più a Mao Tse Tung?

11 pensieri su “Tre stelle per Olena – 19

  1. Interessante questo capitolo ! … Sono un po’ curiosa di conoscere gli sviluppi che annoterai. Il cavaliere credo che indossi una maschera ,o è così al naturale ?! Sorrido un attimo e rido pure, dura poco a dire il vero … Bravo ! Ciao Giò, stai bene, sei giovane ✌️😉

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  2. Ah, ah, diciamo diversamente giovane… gli sviluppi cambiano continuamente, a seconda di come mi alzo e dell’umore… più o meno so chi è l’assassino, ed è già parecchio! Ogni tanto parto per la tangente, troppi personaggi, troppo tempo tra una puntata e l’altra, ma perdonatemi, è il mio passatempo, alla fine spero di far combaciare tutto (nell’ultima storia alle ultime puntate ho cambiato anche il nome di uno dei protagonisti senza accorgermene). Il cavaliere ci seppellirà tutti, anche perché pezzo dopo pezzo si sta facendo sostituire gli organi (è partito dal più importante :_ almeno per lui_ 🙂 ). Ciao!!

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      • Se ti riferisci a quello da effetto dovuto al processo di mummificazione in atto, son d’accordo.
        Ma, quello che mi sfugge è, ma come fanno i tanti seguaci del felpa e della zucchina di mare a dare loro credibilità, se propongono un simile vecchio arnese a presidente della repubblica? Possibile che ci siano in giro tanti remba pronti a crederci ancora? È questa l’antipolitica che l’ha portato lì? Che paese, questa Italia più che mai gattopardiana!

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