Tre stelle per Olena – 18

Nonna Pina, con gli occhi fiammeggianti e la voce rauca che vibra di indignazione, punta un dito ossuto verso la giovane chef. Po le rivolge un sorriso riconoscente e prova a calmarla:
«Lasci stare signora, è passato troppo tempo…»
«Proprio perché è passato tanto tempo, Po, bisogna che qualcuno racconti la verità a questa signorina!» risponde la battagliera centenaria.
«Chi è questa donna? Non la conosco, non voglio ascoltarla!» protesta Li Wok.
«E invece mi starai a sentire, imperatrice dei miei stivali! Il tuo trisnonno era un deficiente, e mi pare proprio che tu abbia ereditato la sua malattia!»
All’affermazione di nonna Pina Montesi si abbandona stremato sulla poltrona.
«Trisnonno, imperatrice, ma di che sta parlando? Olena, tu ne sai qualcosa?» chiede confuso alla russa, meravigliata quanto lui.
Po, imbarazzato, cerca di frenare la veemenza di Nonna Pina:
«La prego signora, è meglio non…»
«Lasciami fare Po, quando ci vuole ci vuole. Quest’uomo» scandisce indicando il cinese «non è stato semplicemente una delle guardie dell’imperatore. A venticinque anni era già generale, e comandante delle guardie! Ma chi era quel cosiddetto imperatore a cui aveva giurato fedeltà assoluta? Un pupazzo, un vanesio, un inetto! Come avrebbe potuto essere diverso, del resto? Pu Yi era stato messo sul trono a due anni¹, due anni capite? E’ vissuto sempre in un mondo tutto suo, non conosceva niente del suo paese e dei bisogni del popolo. L’hanno fatto abdicare a sei anni, e meno male, e da allora ha vissuto una vita dorata all’interno della Città Proibita con l’unica occupazione di spendere i soldi che i cinesi continuavano a concedergli, solo loro sanno perché. Completamente manipolabile e manipolato, si è prestato per pura ambizione a fare il fantoccio dei giapponesi, opprimendo la sua stessa gente! Ti dico una cosa, ragazzina arrogante: se il tuo trisnonno nella vita ha capito qualcosa è stato solo quando, finita la guerra, i comunisti di Mao Tse Tung l’hanno tenuto in carcere per rieducarlo invece di trattarlo come criminale di guerra e impiccarlo come meritava!»
«Lui aveva giurato di proteggerlo fino alla morte» insiste Li Wok, ma con meno convinzione.
«E ti pare non l’abbia fatto? Pensi che sarebbe sopravvissuto, se Po non l’avesse difeso tutto il tempo? Se Po ha una colpa, cara mia, è solo quella di non averlo fatto fuori con le sue mani il tuo imperatore! Dovresti rispettarlo e onorarlo invece di insultarlo, e baciargli le mani, se non fosse stato per lui…»
«Che vuol dire con questo?» chiede Li Wok, colpita.
Per un attimo nella stanza cala il silenzio, poi Nonna Pina e Po si scambiano un lungo sguardo, alla fine del quale l’uomo si raddrizza, si schiarisce la voce ed inizia il suo racconto.
«I giapponesi cercavano da anni di far sposare Pu Yi con qualche loro connazionale, per rafforzare i legami di amicizia dicevano, ma in realtà l’unica cosa che volevano rafforzare era il dominio sulla Manciuria. L’imperatore aveva sempre rifiutato, anzi nel 1943 aveva preso come quarta moglie Li Yuqin, una ragazza quindicenne: Pu Yi non aveva ancora avuto figli, e si sperava che Li Yuqin potesse dargli un erede. Per la verità la prima consorte, Wanrong, dieci anni prima aveva perso un bambino, e circolava voce che fosse un figlio illegittimo e fosse stato soppresso per ordine dei giapponesi. Quando Li Yuqin rimase incinta eravamo preoccupati che qualcuno potesse far del male a lei o al bambino, e la misi sotto stretta sorveglianza. Nessuno poteva entrare o uscire dalle sue stanze senza venire controllato… i giapponesi in pubblico si felicitavano, ma in realtà erano contrariati dalla presenza di un successore che un giorno avrebbe potuto reclamare quello che ritenevano ormai un loro territorio. Si mostrarono perciò offesi, dissero di ritenere le misure adottate una mancanza di fiducia, e protestarono con l’imperatore che mi ingiunse di permettere l’accesso ad un loro dottore, che avrebbe vigilato sulla salute di Li Yuqin. Mancavano pochi giorni al parto ed un eunuco venne a riferirmi di aver assistito, non visto, ad un colloquio tra due ufficiali giapponesi ed il dottore: appena dopo il parto questi avrebbe dovuto praticare al bambino una puntura letale. C’era poco tempo… quando iniziarono le doglie mandai una pattuglia a prelevare il dottore. L’ordine era di trattenerlo il più a lungo possibile, ed i miei uomini eseguirono alla perfezione, fingendo persino una scaramuccia con degli uomini armati. Quando il dottore arrivò l’imperatrice si era ormai sgravata e dormiva profondamente, spossata. Vicino a lei, piangente, la levatrice teneva in braccio un bambino, morto»
Po si ferma, ripensando a quei momenti, e un velo offusca il suo sguardo. Tutti sono in attesa, affascinati; persino Piccioni e Corinaldi, in piedi sulla soglia della stanza, aspettano la continuazione.
«Il dottore certificò la morte» continua Po «e il giorno dopo il corpicino venne tumulato, con una cerimonia privata»
«Ma non è possibile» esclama Li Wok. «Quel bambino non può essere morto!»
«E perché mai?» chiede nonna Pina, provocatoriamente. «Ne morivano a migliaia di bambini a quei tempi, grazie agli amici del tuo imperatore, e perché proprio quel bambino no?»
«Perché altrimenti io non sarei qui!» rivela Li Wok. «Quel bambino era mio nonno!»

¹ La storia di Pu Yi, maschera tragica e grottesca, è affascinante e decadente come quella della società e del periodo storico in cui ebbe la ventura di vivere. Quello che sembrava dovesse rimanere immutato fino alla fine dei secoli cambiò in poco tempo e tumultuosamente travolgendo il mondo che conosceva: l’avvento della Repubblica, due guerre mondiali inframezzate da guerre civili e sino-giapponesi, la rivoluzione comunista, e Pu Yi si ritrovò da imperatore a giardiniere, riuscendo solo allora ad essere libero e, forse, felice. L’Autore ha romanzato solo la parte del figlio avuto con Li Yuqin, che non è mai esistito.

7 pensieri su “Tre stelle per Olena – 18

    • Ah, ah, ma Dumas padre o figlio? Magari avessi assorbito un’unghia dei libri letti da ragazzo… che capolavori, Il Conte di Montecristo, i Tre Moschettieri, Vent’anni dopo (venti o trenta? La memoria fugge). Che fortuna che abbiamo avuto a non avere telefonini e PC, televisione col contagocce.. quanti pomeriggi passati a leggere, come galoppava la fantasia!

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      • Dumas padre, quello dei Tre moschettieri, Vent’anni dopo e il Visconte di Bragelonne. Un grande. Hai ragione: abbiamo avuto una grande fortuna. A 12 anni anch’io mi ingozzavo di libri che compravo con la paghetta settimanale o che rubavo a mio fratello più grande. E posso dire che è stata la più bella stagione della mia vita.

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